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Psicologia dello Sviluppo

Introduzione.

Capitolo 2 ( I nodi teorici attuali)

Fino a non molti anni fa si parlava di “ Età evolutiva” e non di Psicologia dello Sviluppo come
oggi viene chiamata.
Parlare di Età evolutiva implica che il processo di sviluppo psichico presenti una fase di
evoluzione (giovinezza) alla quale segue una fase di stabilita (età adulta) per poi arrivare ad
una involuzione (età senile).
Questo processo è rappresentato molto bene dalla metafora dell’arco della vita, in cui si ha una
fase ascendente ed una discendente.

Questo processo, cosi inteso si riferiva anche allo sviluppo delle capacità mentali e cognitive
dell’uomo.
Secondo questa visione, nella giovinezza era possibile l’apprendimento di nuove conoscenze e
capacità e nell’età senile avveniva il contrario, ovvero la perdita graduale di tutte le funzioni
psichiche superiori, il declino.

Gli studi in Neurofisiologia hanno evidenziato la plasticità neuronale del cervello umano, capace
di ristrutturazioni importanti e di nuove connessioni, non solo nell’età adulta ma anche nella
vecchiaia.

Il declino nell’età senile è legato alle condizioni personali, familiari e lavorative.

Modelli Deterministici Unicausali

Sono quei modelli che fanno risalire ad una o poche cause, in modo obbligato e
deterministico, la spiegazione del comportamento umano.
Non tengono conto delle numerose variabili che possono influenzare il comportamento.

Modelli Probabilistici – Multicausali

Tali modelli hanno una visione dinamica del sistema che si evolve nel tempo.
La rigida distinzione tra variabile dipendente e indipendente non è più possibile, in quanto ogni
variabile è allo stesso tempo, causa ed effetto di altre, cioè sono in reciproca interazione.
Quindi è difficile fare una previsione certa delle conseguenze di un mutamento nel sistema, per
il fatto che non esiste una sola causa.

Modello Probabilistico – Olistico – Interazionistico

Prende in esame la complessità del comportamento e dello sviluppo umano, ovvero nella sua
interezza lungo tutto il suo ciclo di vita, in relazione al contesto.
L’individuo e il suo ambiente formano un sistema integrato e dinamico.
Questi 2 elementi sono inseparabili e s’influenzano reciprocamente in un’interazione dinamica
non lineare.

Interazione dinamica non lineare: gli elementi non possono essere definiti in modo
assoluto come causa o come effetti, dipendenti o indipendenti, in quanto la loro posizione varia
nel tempo,
es.(ciò che inizialmente è ritenuto la causa può in seguito diventare l’effetto).
Nella Psicologia dello sviluppo assume una fondamentale importanza.
“L’ambiente”.

Bronfenbrenner distingue :
Ambiente ecologico: distinto in vari centri concentrici (microsistema – mesosistema –
esosistema – macrosistema)
Ambiente Prossimale: inteso come il contesto più vicino ad un bambino
(familiari, insegnanti, compagni di scuola)
Ambiente Distale: inteso come più ampio ambiente sociale, economico e culturale nel quale
lo stesso ambiente prossimale è immerso.

Biologia e ambiente: Il rapporto tra Maturazione biologia ed Esperienza

Grazie agli studi in Biologia e Neuroscienze si è appreso che lo sviluppo cognitivo avviene per
fasi che sono in stretta relazione con importanti processi come la produzione e selezione delle
sinapsi e con la mielinizzazione.

Ne deriva che le condizioni biologiche pongono un limite massimo al livello di prestazioni che il
bimbo può dare.
La realizzazione di queste potenzialità è legata all’esperienza e all’ambiente.
Ciò significa che prima di una maturazione biologica non si possono acquisire abilità con
l’addestramento o l’insegnamento e al contrario, la sola maturazione biologica non determina
l’acquisizione di abilità senza un contesto adatto.

Pur essendo l’uomo dotato di grande plasticità esistono dei periodi che gli psicologi chiamano “
Periodi sensibili o critici” nel quale l’apprendimento di nuove abilità o conoscenze e più
probabile.
Es.( l’apprendimento del linguaggio orale avviene per primo segue la lettura e la scrittura).

Continuità e Discontinuità

E indubbio che ognuno di noi vive un senso di continuità nella propria esistenza, nonostante i
cambiamenti fisici e le trasformazioni psichiche.
Tale continuità può venire a mancare per vari motivi, (fisiologici, sociali, traumatici) e può
comportare una sofferenza quindi ci si rende conto di quanto sia importante ritrovare o seguire
un filo conduttore nella propria vita.

Il tema della continuità e della discontinuità lungo lo sviluppo si riferisce a due aspetti:
- Il primo riguarda il comportamento manifesto.
- Il secondo riguarda i processi coinvolti.

Quindi definiamo:
Sviluppo Continuo, quando la natura di un nuovo comportamento può essere prevista in
base al comportamento precedente.

Sviluppo Discontinuo, quando non è possibile prevedere lo stadio seguente a partire dal
precedente (Piaget)

Per quanto il comportamento sia importante, l’aspetto che più interessa allo psicologo dello
sviluppo è la continuità e la discontinuità dei processi.
Lo sviluppo può essere considerato Continuo se si ritiene che per tutto il suo corso agiscano gli
stessi processi causali, mentre è discontinuo quando si ritiene che agiscano processi diversi.

Talvolta la continuità può essere (in prospettiva statistica):


- Omotipica: Continuità di una stessa modalità di comportamento ( ad esempio il
comportamento aggressivo alle diverse età)
- Eterotipica: Si riferisce alla continuità che riguarda comportamenti diversi per forma
ma di un medesimo processo (ad esempio la continuità tra attenzione, nella prima
infanzia, e la capacità di soluzione dei problemi nell’età scolare)

La sequenza Stadiale

Per spiegare meglio la Continuità e Discontinuità possiamo far riferimento alla sequenza
studiale e alle teorie studiali (Piaget – Freud)
Infatti secondo Piaget lo sviluppo congnitivo e discontinuo e si organizza in stadi
qualitativamente differenziati sulla base della maturazione, quindi la sequenza di questi stadi è
invariante.
Allo stesso modo lo sviluppo psicosessuale secondo il modello Freudiano avviene per forza di
una maturazione in fasi discontinue che introducono dei mutamenti qualitativi.
Per questo motivo che il passaggio da uno stadio all’altro o di una fase, avviene ad una certa
età e sia gli stadi che le fasi si estendono in tutti i bambini per un certo periodo di tempo, cioè
fino al raggiungimento della relativa maturazione.

Variabilità Interindividuale e Intraindividuale

Secondo la concezione stadiale ogni bambino in uno cero stadio presenta prestazioni simili che
riguardano tutti gli ambiti del funzionamento psichico.
Mentre tanti studi effettuati dimostrano la grande differenza che esiste tra bambini della stessa
età.
Tali Differenze sono state identificate come Variabilità e sono:

- Variabilità Interindividuale: definita come insieme delle variazioni che una certa funzione
psichica presenta in individui diversi ( ad esempio in un gruppo di bambini della stessa età
possiamo trovare delle differenze nella capacità verbale)
- Variabilità Intraindividuale: definita come insieme delle variazioni che, all’interno
dell’individuo, riguardano le varie funzioni psichiche (un bimbo che presenta una ottima
capacita linguistica ma è goffo nelle operazioni manuali).

Capitolo 3 ( Metodi e Strumenti)

Approcci della Psicologia ingenua

I mutamenti principali e più radicali degli uomini avvengono nei primi anni di vita e più
precisamente dalla nascita alla adolescenza.
Può sembrare quasi intuitivo e automatico comprendere tali cambiamenti, ma senza una
adeguata preparazione e l’utilizzo di metodi specifici è molto difficile ottenere delle
interpretazioni attendibili e corrette che portano ad una reale spiegazione dei comportamenti
nell’età infantile.
E perciò importante, prima di analizzare i metodi scientifici utilizzati per lo studio dello
sviluppo, sgombrare il campo dagli approcci ingenui che portano a distorsioni ed errate
interpretazioni del comportamento.

- Il primo approccio errato che può assumere un adulto nella comprensione del
comportamento infantile è quello di credere che il bambino interpreti e rappresenti la
realtà in modo simile al nostro.
Nei primi mesi di vita il bimbo non è in grado di capire per esempio la presenza o meno di un
oggetto o di un qualcosa (es comprendere se il bicchiere e pieno o vuoto).

- Utilizzo dei nostri ricordi: E praticamente impossibile cercare di capire il comportamento


del bimbo ricorrendo i nostri ricordi dell’infanzia, per il semplice motivo che i nostri ricordi
I limiti di questo metodo sono dovuti alla possibilità che i soggetti diano risposte volutamente
errate per dare una immagine diverse di se stessi.

Le Tecniche proiettive sono una serie di strumenti standardizzati come figure, macchie
d’inchiostro, storie, frasi, scene ambigue, disegni a tema, attraverso le quali il soggetto
proietta la sue visioni della personalità.
Il limite è dato dalla difficoltà di ottenere delle misure oggettive senza una chiara
standardizzazione e dalle capacità dell’esaminatore.

La misurazione della Competenza sociale o delle abilità sociali

Il concetto di competenza sociale è un costrutto polivalente perché può avere diverse


definizioni.
Competenza sociale: Una serie di abilità
Varie abilità costituiscono la competenza sociale, quali la capacità di percepire e valutare i
comportamenti degli altri, il comportamento collaborativo, la capacità di gestire e risolvere i
conflitti e la capacità di integrarsi nel gruppo.

Gli strumenti che vengono utilizzati di frequente sono:


- Le inteviste.
- Le scale di nomina.

Le interviste consistono in uno scambio verbale tra intervistatore ed intervistato allo scopo di
rilevare le opinioni le aspettative e le percezioni dell’intervistato.
Si tratta di domande aperte o di domande preordinate, e tali risposte servono poi per elaborare
delle interviste standard in forma chiusa.
Si può utilizzare anche questionari di autovalutazione, in cui al soggetto viene chiesto di
monitorare il proprio comportamento.
Anche questi metodi presentano il limite della fiducia sul soggetto.

Le Scale di nomina offrono dei dati più attendibili, perché sono dati forniti dai soggetti di un
gruppo sul gruppo stesso.
Vengono fatte delle domande che richiedono delle scelte riferite a diversi argomenti, abilità di
se stessi e degli altri.
Di conseguenza la veridicità delle risposte e quindi l’attendibilità viene confermata dalle
risposte dei soggetti stessi.
Da questo metodo si va formando un sociodramma, ovvero un grafico che mette in risalto le
scelte dei soggetti e quindi le relazioni che intercorrono tra di loro, le opinioni e le
considerazioni che ognuno a degli altri soggetti.

Capitolo 4
Lo Sviluppo Cognitivo e Sociale

Lo sviluppo cognitivo del bambino può essere descritto se prendiamo in esame alcuni processi
cognitivi e cioè:
- La capacità di percepire.
- La capacità di apprendere.
- La capacità di memorizzare.
- La capacità di organizzare la conoscenza tramite simboli (linguistici)
- La capacità di agire intelligentemente.
L’ordine in cui vengono citati queste capacità non è casuale, ma rispecchia la loro comparsa nel
corso dello sviluppo del bimbo.

Uno degli aspetti primari che caratterizza il neonato fin dalla nascita sono i riflessi.
Il neonato infatti è capace di reagire con movimenti riflessi ad una serie di stimoli che le
permettono di percepire, seppur in forma ridotta, il mondo attorno a sé.
I Riflessi sono risposte organizzate e automatiche a stimoli specifici.
Sono innati nella specie umana e hanno una funzione adattiva.
Sono destinati a scomparire nell’arco dei primi mesi di vita e sostituiti dalla capacità di azioni
volontarie.
Si pensa che i riflessi svolgano una funzione “preadattiva” .
La presenza dei riflessi è il chiaro segno che il bimbo reagisce alle informazioni e agli stimoli
del mondo esterno.

La percezione

La percezione ci fornisce informazioni di prima mano, o come scrisse Gibson, ci fornisce


informazioni limitate a ciò con cui abbiamo a che fare, ovvero “ hit et nunc – qui ed ora”.

Secondo i teorici della Gestalt la percezione è un processo primario innato nell’uomo che le
consente di essere in sintonia immediata con il mondo esterno.

Anche secondo i coniugi Gibson la percezione è innata.


Loro propongono una teoria ecologica, la quale afferma che le informazioni percettive e gli
stimoli sono contenuti nell’ambiente e il bambino deve sviluppare e affinare solo le capacità e
strategie che le consentano di cogliere e selezionare le informazioni rilevanti.

Il bambino già da prima della nascita incomincia a sperimentare il mondo attorno a se.
Ancora chiuso nel feto della mamma, durante gli ultimi mesi di gravidanza, il feto ha modo di
sperimentare sensazioni tattili e gustative e uditive, per esempio succhiandosi il pollice e
udendo dei suoni come la voce della mamma.
Dati poi confermati, dal riconoscimento del latte materno da altri tipi di latte, riconoscimento
della voce della mamma e il preferire i gusti dolci da quelli amari o acidi.

La percezione uditiva del neonato è limitata, cioè il neonato possiede nei primi mesi di vita
una soglia uditiva abbastanza alta, quindi i suoni vengono attutiti, quindi non hanno una
percezione uguale a quella degli adulti.
Per quanto riguarda il riconoscimento della voce materna, bisogna specificare che nei primi
giorni di vita, il bimbo fa una distinzione per lo più sul ritmo e la cadenza vocale della madre
che le permette di distinguerla dalle altre.

Vedere le forme

Il bimbo è in grado di vedere già dal primo giorno di vita, ma la sua vista non le consente di
focalizzare con entrambi gli occhi su uno stesso punto.
La sua acuità, cioè la capacita di distinguere con precisione i dettagli, è limitata e riesce a
mettere a fuoco nitidamente solo le forme a breve distanza, circa 20-50 cm.

La Discriminazione Visiva

La mente umana sembra attratta dalle novità, per cui si ha una maggiore attenzione per i
nuovi stimoli che si presentano a noi.
Quando uno stimolo rimane presente ai nostri sensi per un tempo abbastanza lungo, ci
abituiamo ad esso e non vi prestiamo più attenzione,
questo fenomeno si chiama “abituazione”.
Se lo stimolo viene sostituito con un altro diverso, allora si ha la “disabituazione” cioè
l’attenzione si riaccende.
Anche nei bambini si verifica questo fenomeno, con correlati fisiologici, come minore frequenza
degli sguardi e decremento del ritmo cardiaco in caso di abituazione.
Per poter studiare come vede e il modo di vedere di un bambino si è utilizzato un ingegnoso
metodo.
L’utilizzo, cioè di forme geometriche differenti per constatare se il bimbo sia in grado di
distinguere le forme.
Vengono utilizzate delle forme geometriche contenenti al loro interno altre forme geometriche
differenti, le quali venivano presentate di volta in volta diverse e a volte uguali.
Questa prova serviva per studiare se il bimbo (da 1 a 4 mesi) potesse distinguere le diverse
forme esterne ed interne alla principale.
Si noto che le figure che non presentavano nessuna variazione, non suscitavano nel bimbo
alcun interesse, quindi non c’era disabituazione.
Le altre figure producevano un qualche interesse che aumentava all’aumentare dell’età del
bimbo.
Altre prove stabilirono che il bimbo al primo mese tende ad esplorare maggiormente le parti
periferiche di un oggetto o di un viso e solo rapidamente le parti più interne.
Al secondo mese invece, la visione si sposta rapidamente dall’esterno verso l’interno.

L’orientamento spaziale

Il fattore più importante a riguardo è la possibilità che il bimbo riesca a cogliere la costanze
percettive (grandezza – forma – colore), cioè se riesce a percepire che gli oggetti non mutano
forma o dimensioni se guardati da una diversa angolazione o distanza.
- A 2 mesi incominciano a riconoscere gli oggetti come entità unitarie e distinte dallo
sfondo.
- A 3 mesi iniziano a cogliere la costanza di forma.
- A 4-5 mesi incominciano a cogliere la costanza di grandezza.

Altro processo importante è la percezione della profondità.


(prova del pavimento di vetro rialzato con scacchiera in basso, ”fosso o baratro”, tale prova da
la sensazione che si stia in unico piano).
A tale prova i bimbi rispondono in questo modo:
- 1 mese, nessuna percezione
- 2 mesi, si ha maggiore attenzione ma non si prova paura all’avvicinarsi al fosso.
- 6 mesi si prova paura di cadere.

Capacità di apprendimento

Il concetto di apprendimento si rifà alle teorie:

- Condizionamento classico di Pavlov, con l’associazione di uno stimolo condizionato ad uno


incondizionato che produceva un riflesso condizionato e quindi un apprendimento.

- Condizionamento operante di Skinner, con l’inserimento dei rinforzi , positivi e negativi.


L’apprendimento dei bambini poteva avvenire anche senza un immediato rinforzo, cioè
presentando ad alcuni bambini delle scene (stanza con pupazzo, lotta con il pupazzo e senza la
lotta).
Quando ai bambini veniva fatta vivere quella stessa scena, tendeva ad imitare ciò che avevano
visto, quindi a lottare con il pupazzo o meno.

La Memoria

L’essere umano è dotato di memoria fin dalla nascita.


- Elaborazione delle informazioni nell’uomo – HIP.
- Paragone con un computer (imput – conservazione – output).

La memoria consiste nell’attività di immagazzinamento, grazie alle quali le informazioni


vengono codificate e conservate nel sistema cognitivo cioè nella memoria a breve o lungo
termine e questo processo avviene in questo ordine:

- Codifica (modo in cui viene immagazzinata, forma visiva, semantica o


multidimensionale.
- Ritenzione (come viene conservata, di norma attraverso la ripetizione o meglio la
Reiterazione.
- Recupero ( può avvenire per riconoscimento o rievocazione).
- L’infomazione proveniente dall’ambiente esterno viene trattenuta dal registro sensoriale
e a seconda dell’uso che se deve fare viene conservata nella Memoria a Breve o Lungo
termine.

Sviluppo della Memoria nei Bambini

Nel corso dei primi 2 anni le capacita mestiche di un bambino crescono moltissimo, gia a 2
anni può superare un compito di riconoscimento e dopo i 5 aumentano le capacità rievocative.
Inizialmente i bambini ricordano informazioni ed elementi concreti, quali persone e oggetti e
con lo sviluppo sono in grado di ritenere informazioni astratte, concetti, memoria e
linguaggio.
Nell’età che va dai 5 ai 7 anni si ha un maggiore sviluppo della memoria infantile e sviluppi
nella rievocazione a breve termine.
Tale valutazione viene fatta attraverso lo “Span”, termine inglese che indica ampiezza o
lunghezza.
Esempio lo Span di cifre, cioè quante cifre riesce a ricordare o quante immagini o parole.
La capacita rievocativa aumenta con l’età.

Le strategie Mnestiche

Le strategie usate per ricordare meglio le informazioni sono varie:

- Reiterazione
- Organizzazione (per blocchi)
- Elaborazione (associare più elementi ad un legame)

Anche i bambini (18-24 mesi) sviluppano delle strategie seppur rudimentali, come fissare
continuamente qualcosa, non allontanarsi troppo, oppure parlarne a voce alta.
Tuttavia l’uso di strategie vere e proprie avviene dai 5 anni in su.
Troviamo dei bambini che presentano:
- Strategia disponibile (sono in grado da soli)
- Mancanza di produzione ( non sono in grado da soli ma possono acquisirla a loro
vantaggio)
- Strategia non disponibile ( non c’e e non viene appresa)

Il Linguaggio

Il linguaggio del bambino quando nasce è il pianto, con diverse tonalità e intensità a seconda
di cosa voglia comunicare che ancora oggi è di difficile codificazione.
Già dai 3-4 anni il bimbo è capace di comunicare e quindi in possesso di alcuni codici verbali
che distinguono il linguaggio da altre forme di comunicazione.

Il linguaggio deve avere determinati requisiti:


- Semanticità :deve rappresentare simbolicamente oggetti, eventi, stati emotivi concetti
astratti.
- Dislocazione: deve potersi riferire al presente, passato e al futuro.
- Produttività: Il parlante deve essere in grado di comprendere frasi nuove, e di produrre
con il suo repertorio ristretto di suoni e vocaboli, frasi nuove o cmq diverse da quelle
sentite.
- Composizionalità
- Ricorsività

La creatività nel creare deve rispettare delle rigide regole arbitrarie, cioè definite e
convenzionate.

Teorie sul Linguaggio

Nel dibattito teorico sul linguaggio si sono contrapposte diverse teorie.


In particolare Skinner e Chomsky e successivamente Bruner.

„Skinner (innatista) riteneva che l’apprendimento del linguaggio non fosse diverso da
qualunque altro tipo di apprendimento e che, di conseguenza, si sviluppasse per associazioni di
stimoli e risposte opportunamente rinforzate.

Prove portate a favore dell’ipotesi innatista

- Povertà e scorrettezza dello stimolo


- Spontaneità dell’acquisizione.
- Segue un ordine fisso universale di maturazione
- Uso creativo del linguaggio da parte del bambino
- C’e’ un periodo sensibile per l’acquisizione del linguaggio.

Chomsky (Empirista) affermava che l’apprendimento linguistico non poteva avvenire secondo
le modalità descritte da Skinner, perché in questo caso avrebbe richiesto degli anni per potersi
sviluppare.

Inoltre, il linguaggio è essenzialmente creativo, infatti, ciascuno di noi può creare frasi nuove,
mai sentite prima, così come errori originali.
Secondo Chomsky, il linguaggio è innato, nel senso che i nostri cervelli contengono una sorta
di dispositivo per l’acquisizione del linguaggio (LAD)
Il LAD permette l’acquisizione rapida del linguaggio stesso e giustifica la presenza di quella che
Chomsky ha chiamato la grammatica universale. Alcune regole grammaticali di base, infatti,
sono presenti in tutte le lingue naturali.

La Grammatica Universale, vale a dire una struttura già


esistente alla nascita che deve solo essere “riempita” con gli
elementi della lingua a cui si è esposti.
_ La GU ha principi generali (per esempio la ricorsività), validi per tutte le lingue, e parametri
che devono essere specificati a seconda della lingua a cui si è esposti.

Il linguaggio secondo Piaget

Il linguaggio secondo Piaget segue e presuppone lo sviluppo cognitivo, cioè è impossibile


isolarlo dallo sviluppo dell’intelligenza.
Il linguaggio sarebbe reso possibile da un più generale sviluppo cognitivo e dalla comparsa di
altri processi mentali superiori.
La comparsa del linguaggio non è un risultato del condizionamento, ma neanche frutto della
maturazione di dispositivi innati dedicati al linguaggio, bensì dipende dal completamento di
processi di sviluppo che si verificano durante lo stadio sensomotorio.

Inizialmente il linguaggio del bambino sarebbe egocentrico, cioè con lo scopo di riflettere i
propri pensieri e intenzioni del piccolo e non quello di comunicare.
Il linguaggio diventerebbe solo in seguito comunicativo e sociale.

Il linguaggio secondo Vygotskij

Sostiene che il linguaggio e il pensiero abbiano radici differenti e il passaggio dall’uno all’altro
non è automatico.
Afferma inoltre che lo sviluppo di entrambi dipende dal contesto sociale di crescita
dell’individuo.
Delinea diverse fasi di sviluppo del linguaggio:

- Il linguaggio viene appreso attraverso l’interazione sociale.


- All’inizio (2 anni) viene usato dal bambino per comunicare i propri bisogni e propri
pensieri.
- Successivamente il linguaggio viene interiorizzato e diventa strumento per guidare i
processi cognitivi e il comportamento.
Tale funzione regolatrice avviene a voce alta fino a 7 anni e completamente interiorizzata dopo
i 7 anni.

Il linguaggio secondo Bruner

Sottolinea che il linguaggio non può essere studiato solo nei suoi aspetti strutturali o formali,
ma se ne devono considerare anche gli usi concreti in diversi contesti e con i vari interlocutori.
Anche secondo Bruner il Linguaggio ha la funzione di regolare il comportamento proprio e
quello altrui e di trasmettere informazioni.

Secondo Bruner, per lo sviluppo delle competenze e abilità comunicative è essenziale l’apporto
dei genitori e nel modo in cui interagiscono con il bambino.
La capacità dell’adulto di dare significato ai suoni e alle prime espressioni infantili, completando
e correggendo le espressioni incomplete del bimbo, oppure interagendo col bimbo nell’indicare
oggetti ed eventi presenti nell’ambiente.
Quando tale interazione diventano una consuetudine, producono modelli d’interazione è
garantiscono una capacità di creare significati condivisi e di comprensione di ciò che circonda il
bambino.

Tali consuetudini vengono a costituire un sistema di sostegno per l’acquisizione linguistica


(Language Acquisition Support Sistem) chiamato LASS.
Bruner afferma che se è vero che esiste un LAD, allora deve esistere anche un LASS (sistema
di supporto per l’acquisizione della lingua) negli adulti; a testimonianza del ruolo chiave
dell’ambiente in cui è inserito il bambino, ai fini dello sviluppo linguistico.

Sviluppo fonologico

Produzione prime parole e frasi

Il linguaggio del bambino con lo sviluppo compie tante mutazioni ecco un piccolo schema che
ne riassume le tappe:

- Prime settimane – Pianto con suoni vocalici


- 5-6 mesi – suoni consonantici
- 6-10 mesi – compare il balbettio o combinazione di vocali e consonanti e comprensione
di parole.
- 9-13 mesi – Si ha la comparsa dei primi vocalizzi intenzionali, il bimbo utilizza piccoli
gesti per comunicare, dare, mostrare, i quali vengono usati di frequente dal bimbo per
riferirsi a oggetti o eventi esterni chiamati “GESTI REFERENZIALI ( ciao con la manina o
il NO scuotendo la testa).
- 13 - 16 mesi – interscambio tra adulto e bambino con il gioco del dare e offrire oggetti.
In questa fase si ha un solo sistema comunicativo fatto di gesti e prime parole.
- 18-24 mesi - Nel secondo anno di vita si ha un aumento della produzione verbale e
dell’ampiezza del vocabolario sino quasi alla scomparsa dei gesti referenziali.
Il bambino è ormai in grado di capire delle frasi che si riferisco a realtà non presenti.
Spesso le parole pronunciate isolatamente hanno il significato di una intera frase
“Olofrasi”.
In questo periodo si ha un cambiamento qualitativo, si registra l’aumento di verbi,
aggettivi, parole come avverbi, proposizioni, le quali facilitano il superamento delle
Olofrasi e dei gesti.

La comprensione degli oggetti avviene in base alle caratteristiche “funzionali” cioè in base a
che cosa servono, e alle caratteristiche percettive, forma, colore grandezza.

Inizialmente le parole che utilizzano hanno un ristretto significato “sottoestensione” (es. cane è
solo il cane di casa, Luca e solo il nome del fratello) via via il significato va generalizzandosi e
si parla di “sovraestensione”.

Regole presenti nelle prime frasi dei bambini


Brown e Frasen (1964) hanno raggruppato in due classi le
parole che compaiono nei medesimi contesti:

Classe perno: Formata da un piccolo numero di parole che ricorrono frequentemente


e sempre in posizione iniziale della frase

Classe aperta: Tutte le altre parole del vocabolario, che sono più
numerose ma ricorrono meno frequentemente e non
hanno una posizione fissa

Prime combinazioni di 2 o 3 parole


• Funzione diversa della stessa combinazione a seconda
del contesto
- Funzioni protoimperative: attraverso cui il bambino utilizza l’adulto per raggiungere un
proprio scopo concreto.
- Funzioni protodichiarative: Cerca di attirare l’attenzione dell’adulto per condividere
insieme il suo interesse verso un qualcosa.

Regole presenti nelle prime frasi dei bambini

Dai 2 ai 3 anni – Si ha uno sviluppo sintattico considerevole, le frasi diventano più complesse
con l’aggiunta di avverbi, aggettivi e si ha un migliore conoscenza dei verbi.
Dai 3 anni – imparano alcune regole morfologiche, come la formazione del maschile e
femminile, singolare plurale, e qualche coniugazione dei verbi.
Dai 4 anni – la lunghezza delle frasi aumenta, aumenta quindi il vocabolario.
Dai 5 anni – Il bimbo è in grado di descrivere realtà astratte come le sue emozioni, grazie allo
sviluppo cognitivo e all’interscambio tra bambino e adulto.
Dopo i 6 anni si può dire che il bambino abbia acquisito molte competenze linguistiche ma
ancora non è in grado di padroneggiare un discorso.
Tale sviluppo si avrà all’età di 8 anni grazie anche al contributo degli insegnamenti scolastici.

Lo sviluppo di alcune capacità

Il bambino si sviluppa nel tempo, migliorando alcune capacità e abilità che le permettono una
migliore comunicazione e comprensione.
Il passaggio dal linguaggio orale a quello scritto è uno dei processi più importanti, legato
all’aspetto semantico del linguaggio.
La capacità pragmatica è un altro aspetto fondamentale.
Parlare di pragmatica significa sapere che ogni espressione può essere considerata un atto
linguistico.
Quando viene formulata una frase, essa può avere un significato semantico diverso da quello
pragmatico, ossia a seconda dell’interpretazione che viene data.

Intelligenza Senso-Motoria

La capacità del bambino, fin dalla nascita di recepire il mondo e di agire su di esso, anche
prima dell’acquisizione del linguaggio, e una intelligenza che si sviluppa nella prima infanzia e
che Piaget ha definito Intelligenza Senso-Motoria.
Secondo Piaget, l’Intelligenza è un mezzo particolarmente efficace che l’uomo dispone per
agire con la realtà circostante, che facilità il suo ambientamento biologico.
Ha differenza di altri animali, l’uomo è per certe caratteristiche del sistema nervoso, limitato,
elemento che Piaget chiama Eredita Specifica (es. udire solo certe frequenze), mentre è dotato
di una Eredità Generale, grazie alla quale l’uomo riesce a superare, a volte, alcuni dei limiti
dell’Eredità Specifica.
Tutti gli esseri viventi si adattano con l’ambiente circostante, piegandosi ad esso oppure
agendo su di esso.
Piaget ha definito 2 processi complementari di adattamento.
- Assimilazione
- Accomodamento
Assimilare, significa trasformare ciò che troviamo nell’ambiente in modo da renderlo
compatibile con la nostra struttura.
Accomodarsi, significa modificarsi quel tanto che rende possibile l’assimilazione.
Parlando di intelligenza, si tratta di una assimilazione funzionale e non fisica, cioè assimiliamo
conoscenza.
Il bambino raggiunge la capacità di risolvere problemi pratici quando raggiunge un equilibrio
sempre maggiore tra assimilazione e accomodamento.
L’assimilazione prevale nel gioco, mentre l’accomodamento prevale nell’imitazione.
Il gioco offre la possibilità al bambino di esercitare le sue abilità e lo gratifica, facendo una cosa
che sa fare bene, mentre l’imitazione arricchisce il suo patrimonio di schemi, acquisendone di
diversi pre-confezionati.

Piaget afferma, che il bambino, quando vuole conoscere le proprietà di un oggetto o assegnarle
un nome, non esegue delle attività mentali ma delle semplici azioni o attività intelligenti, che
costituiscono i cosiddetti Schemi Senso-Motori (Piaget) ed in continuità con essi diventeranno
schemi mentali in età avanzata.

Stadi di Sviluppo nel periodo Senso-Motorio

Una delle opere considerate più importanti dello studio di Piaget, è la concezione dello sviluppo
come una progressione di stadi.
Ogni stadio rappresenta un salto di qualità rispetto al precedente integrando in sé le conquiste
precedenti.
Gli stadi sono 6 e vanno dalla nascita ai 24 mesi.

Primo Stadio (0-1 mese) – Il bimbo dispone di una attività motrice attivata dai riflessi.
Oggi sappiamo che il bimbo dispone di abilità percettive superiori a quelle conosciute negli anni
30-40, ma Piaget aveva intuito la presenza di schemi innati.

Secondo Stadio (2-4 mesi) – Il bambino acquisisce schemi nuovi che via via perfeziona,
quali la prensione e la visione.

Terzo Stadio (4-8 mesi) – Il bambino appare più consapevole del mondo circostante, ma
l’esplorazione non è ancora sistematica.

Quarto Stadio (8-12 mesi) – Si ha la distinzione Mezzi-Fini ovvero comincia a coordinare


due schemi in sequenza, come per esempio lo spostare un oggetto per prenderne un altro
indicare il biberon per farsela dare.
Si ha un forte incremento dell’attività esplorativa, il bambino cerca di scoprire le
caratteristiche degli oggetti.

Quinto Stadio (12-18 mesi) – Caratterizzato dalla variazione sistematica degli schemi in
vista di un effetto desiderato che consente al bambino, attraverso una sperimentazione attiva,
di scoprire nuovi schemi.

Sesto Stadio (18-24 mesi) – Qui appare quella che Piaget chiama Funzione Simbolica, cioè
la capacità di rappresentare mediante immagini, nomi, pensieri, qualcosa che non è presente.
Il bambino è in grado di risolvere piccoli problemi con il pensiero.

Egocentrismo

Secondo Piaget il bambino nel primo periodo di vita fosse dotato di una esperienza molto
limitata, anche se fu innovativo per il semplice fatto di averla concepita come organizzata e
adattiva.

Piaget sosteneva, inoltre, che nel primo e nel secondo stadio di sviluppo (fino a 4 mesi) il
bambino si trova in una fase di Egocentrismo assoluto, cioè una fase in cui non differenzia la
realtà esterna da se stesso e non considera le proprie percezioni come indici dell’esistenza di
oggetti reali.

Ma cosa vede il bambino in questa fase?.


Secondo Piaget non ha la visione degli oggetti, cosi come gli adulti, ma attraverso dei quadri
percettivi.
Ogni oggetto, profumo, sapore, sarebbe rappresentato da un quadro percettivo, quindi
l’unione di tutti i quadri formerebbero un’unica esperienza. (es. il profumo del latte, la
morbidezza e il calore, la visione rosea e tondeggiante formerebbero il seno della mamma).

L’egocentrismo assoluto può dirsi superato quando il bambino si formerà una rappresentazione
mentale dell’ambiente che lo circonda.

All’età di 2 anni l’Egocentrismo assoluto è ormai superato e sostituito da un Egocentrismo


Intellettuale, chiamato da Piaget, per differenziarlo da quello Assoluto.
L’E. intellettuale si differenzia per il semplice fatto che il bambino sa di esistere e di avere
sensazioni derivanti dal mondo esterno.

La nozione di Egocentrismo fu criticata da altri studiosi, in quanto le idee errate dei bambini
non dipendono da una effettiva propensione al ragionamento, ma nascono dal modo, di Piaget,
di formulare la domanda.

Formazione dei concetti

Il legame fra pensiero e linguaggio è molto stretto è da luogo alla produzione di concetti.
I concetti sono strumenti cognitivi indispensabili per poter gestire le tantissime informazioni
che provengono dal mondo esterno, infatti ci permettono di dare un ordine alle nostre
esperienze e catalogare le informazioni a seconda delle loro caratteristiche.

Secondo E. Rosch i concetti sono di due tipi:

- Concetti Classici: Nei quali ogni caratteristica è condivisa da tutti gli elementi di quel
concetto (triangolo).
- Concetti Probabilistici: Le proprietà o caratteristiche non sono presenti in tutti gli
elementi del concetto (una famiglia, in cui tutti si somigliano pur essendo diversi).

I concetti sono organizzati gerarchicamente, cioè raggruppati in livelli:


- livello subordinato ( livello con maggiore dettaglio).
- livello base (livello medio).
- livello sovraordinato (livello più generale).

Lo sviluppo dell’intelligenza nell’adolescenza

Intorno ai 6-7 anni si verificano delle trasformazioni intellettuali importanti.


Di fronte a problemi di tipo spazio-temporale i bambini riescono ad avere un approccio non
egocentrico che le consente di comprendere meglio le trasformazioni che gli oggetti possono
compiere.
Secondo Piaget questi progressi sono dovuti alla comparsa di una nuova forma di pensiero,
cioè il Pensiero Operatorio.

Capitolo 5
Le Emozioni e lo sviluppo affettivo