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INDICE

L’Alluminio

CENNI STORICI - CiAl


cial.it
LE CARATTERISTICHE DELL'ALLUMINIO - CiAl
cial.it
IL CICLO DI PRODUZIONE DELL’ALLUMINIO
infissaper.it
LA SECONDA VITA DELL’ALLUMINIO
focus.it
BICI IN ALLUMINIO RICICLATO
ideegreen.it
IMBALLAGGI IN ALLUMINIO
adnkronos.com
ALLUMINIO RICICLATO, L’ECOLOGIA DELLA LATTINA - Altreconomia
altreconomia.it

CENNI STORICI - CiAl

L’alluminio è di gran lunga il più giovane tra i metalli di uso industriale, essendo stato prodotto
per la prima volta su larga scala industriale poco più di 100 anni fa. Come altri metalli (piombo, stagno
e ferro) l’alluminio esiste in natura solo sotto forma di composto.
Il nome alluminio deriva da Alum, più tardi allume, un solfato di alluminio conosciuto ed
utilizzato sin dall’antichità per la preparazione di tinture e medicinali.
La ‘scoperta’ dell’Alluminio risale al 1807 quando il chimico inglese Sir Humphrey Davy (1778 –
1829) ipotizzò che l’”alum” fosse il sale di un metallo ancora sconosciuto a cui diede il nome di
“alumium”, successivamente modificato in “aluminium”. Il tentativo di Davy di ottenere l’alluminio
attraverso un processo di elettrolisi di una soluzione di ossido di alluminio e potassa non diede, però,
esiti positivi.
Solo nel 1825 il fisico danese Hans Cristian Oersted riuscì a produrre alcune gocce di alluminio,
tramite l’applicazione di una fonte di calore ad un amalgama di potassio e alluminio.
Le ricerche furono proseguite in Germania da un suo discepolo, Freidirich Wohler, che
dimostrò molte delle proprietà del metallo, non ultima la sua leggerezza.
Fu proprio questa scoperta ad animare il mondo scientifico e ad attrarre maggiori fondi per la ricerca.
Nel 1854, il francese Henri Sainte-Claire Deville sviluppò un complesso processo termo-chimico
che permetteva una limitata produzione industriale. Tuttavia il processo, diffuso in tutta Europa, era
estremamente costoso e rendeva il metallo addirittura più caro dell’oro.
Nonostante i miglioramenti conseguiti nel tempo, il metodo usato fino ad allora non consentiva
la produzione a carattere industriale.
Occorre arrivare al 1886 perché l’americano Charles Martin Hall e il giovane scienziato francese
Paul Heroult, scoprissero contemporaneamente, seppur in modo indipendente, il primo processo di
fusione elettrolitica per la produzione di alluminio metallico dall’allumina. Le casualità non finiscono
qui: i due scienziati erano nati lo stesso anno, brevettarono insieme le loro scoperte e morirono lo
stesso anno!!
Il loro metodo consentì la produzione di elevati quantitativi di alluminio a basso costo dati anche gli
enormi progressi avvenuti nella produzione di energia elettrica dovuti alle moderne dinamo.
Il metodo di Hall – Heroult, è ancora oggi il sistema utilizzato per la produzione di alluminio ed
è stato migliorato dalle successive scoperte, quale quella dell’austriaco Karl Bayer, che nel 1888
brevettò la tecnica per l’estrazione dell’ossido di alluminio dalla bauxite.

La storia dell’alluminio, tuttavia, non finisce qui poiché ancora oggi continuano la ricerca e la
scoperta di nuove applicazioni di questo metallo.
 2011: Parte in Italia il progetto di Nespresso “Ecolaboration”, in collaborazione con il Consorzio
CIAL, finalizzato alla raccolta e all’avvio al riciclo della capsule da caffè in alluminio, la cui
produzione era iniziata un paio d’anni prima.
 2010: Nel primo trimestre dell’anno la società Rexam, leader nella produzione delle lattine per
bevande, avvia e consolida la produzione delle bottiglie in alluminio “fusion” utilizzate soprattutto
per birre e bevande gasate.
 2007: Si diffonde il nuovo formato di lattina cd “sleek” (letteralmente: affusolata) grazie a CocaCola
Hbc che comincia ad adottarlo per sostituire il formato, sempre da 33 cl., più tozzo e con diametro
maggiore.
 2002: Nasce l’Easy Peel, un coperchio dallo spessore di soli 70 micron, che permette un’apertura
facilitata per le scatolette food.
 1990: Inizia la produzione di imballaggi per dosi singole per macchine distributrici di caffè e
cappuccino; biscotti; nuove forme di contenitori asettici.
 1982: Si mette a punto un sistema di distorsione della grafica in modo da migliorare l’immagine
della litografia dopo imbutitura delle lattine d’alluminio.
 1978: Con una maggiore attenzione alla salvaguardia dell’ambiente, in USA appaiono le prime
lattine “Stay on tab” in cui la linguetta non si stacca più.
 1970: Comincia la produzione di tubetti in alluminio cd. Multistrato perché composti da plastica +
alluminio.
 1970: Cominciano le prime produzioni industriali di scatolette rettangolari in alluminio per il cibo.
 1965: Dopo l’invenzione del sistema “easy open” (apertura facilitata con linguetta a strappo),
inizialmente dedicata a coperchi per bevande (apertura parziale), si estende l’impiego anche su
coperchi ad apertura totale per scatolame vario in alluminio.
 1963: Primo utilizzo di foglio in alluminio con proprietà di barriera nell’imballaggio flessibile.
 1962: L’americano Ernie Fraze inventa il sistema “easy open”, letteralmente “apertura facilitata”
con linguetta a strappo per le lattine per bevande.
 1962: Per alcuni segmenti di mercato (pesce, acciughe, ecc.) si cerca una soluzione alternativa alla
scatola in acciaio. La soluzione è data da tre pezzi di alluminio che formano una scatoletta con
saldatura del coperchio a “decollage” dopo il riempimento.
 1960: Vengono prodotte in America le prime lattine in due pezzi di alluminio.
 1955: Si producono i primi blister in alluminio per prodotti farmaceutici.
 1955: Inizia la produzione di coperchi in alluminio per prodotti lattiero-caseari come lo yogurt.
 1955: Si iniziano i primi studi di imbutibilità di alluminio per la realizzazione di barattoli senza
variazione di spessore.
 1943: La produzione delle bombolette aerosol ha il suo periodo di massima espansione durante la
seconda guerra mondiale. L’esercito USA le utilizza per alleviare i disagi, soprattutto per gli
insetticidi.
 1935: A Richmond in Virginia (USA) appare la prima lattina per birra nella forma attuale ma
costituita da tre pezzi. La birra in lattina, prodotta dall’inglese Felinfoel Brewery nel Galles (GB)
viene invece ancora contenuta in lattina del tipo a bottiglia la cui forma cambierà solo negli anni
’50.
 1932: La società inglese Metal Closure assieme alla consociata americana Alcoa brevettano la
capsula di alluminio a vite con anello di garanzia.
 1933: Inizia la produzione del foglio in alluminio per formaggio.
 1930: La tecnologia di costruzione raggiunge uno stadio tale da consentire alla lattina di contenere
i liquidi. La società Continental Europe Producers inizia così la produzione di lattine con forma
simile alle bottiglie. Esse erano costruite in tre pezzi di metallo e avevano la parte superiore tronco
conica.
 1929: Nasce la bamboletta aerosol brevettata dall’ingegnere norvegese Erik Rothein.
 1924: Negli Stati Uniti si effettuarono i primi esperimenti per la chiusura delle bottiglie di vetro
mediante l’impiego di “tappi a vite” realizzando le prime bottiglie con bocca filettata. Nello stesso
anno inizia la produzione di capsule e chiusure in alluminio.
 1922: Viene importata in Europa l’invenzione americana per agganciare automaticamente il
coperchio alla lattina, permettendo un aumento nella produzione delle linee operatrici.
 1919: Inizia la produzione di tubetti per pomate e dentifricio e dei fogli per cioccolato in alluminio
(i primi tubetti erano in stagno ed erano stati brevettati nel 1841 dal pittore John Rand per
contenere i colori a tempera).
 1915: Partono le prime lavorazioni del foglio d’alluminio per uso imballaggio (stampa, verniciatura,
goffratura).
 1900: In Europa è messo a punto l’igienico sistema di apertura del coperchio della lattina per
alimenti. Il processo aumenta enormemente la velocità di produzione del manufatto. I coperchi,
comunque, sono ancora saldati a mano dopo che il barattolo è stato riempito del suo contenuto
alimentare.
 1886: Paul Louis Toussaint Hérault, in Francia, e Charles Martin Hall, in America, scoprirono
contemporaneamente il processo di elettrolisi che consentì la produzione industriale
dell’alluminio.
 1885: Negli Stati Uniti, si mette in lattina, per la prima volta al mondo, il latte condensato.
 1846: Henry Evans inventa un’attrezzatura per costruire la lattina con un’unica operazione. La sua
invenzione permette di aumentare la produzione da 6 a 60 pezzi ora.
 1825: Il fisico danese Hans Christian Oersted produsse il primo alluminio metallico.
 1807: Sir Humphry Davy fu il primo a separare l’alluminio (così come si trova in natura) dal suo
ossido, l’allumina, creando una lega alluminio-ferro. Fu lui che diede al metallo il suo nome.

LE CARATTERISTICHE DELL'ALLUMINIO - CiAl

Un sintetico elenco delle peculiarità dell’alluminio può ben spiegare perché questo metallo è
un “ingrediente” fondamentale nella produzione degli imballaggi.
Diffusione
L’alluminio è uno degli elementi più diffusi in natura. Terzo elemento più abbondante dopo
l’ossigeno e il silicio, la bauxite – il principale minerale da cui si ricava – costituisce circa l’8% delle
superficie terrestre.
Costo di produzione
Produrre da zero l’alluminio, ha un costo energetico di 13 kWh/kg. La produzione di alluminio
riciclato abbatte questo costo del 95%. Nel mondo si producono circa 31 milioni di tonnellate di
alluminio all’anno, di queste 7 milioni di tonnellate vengono dal riciclo.
Riciclabilità
L’alluminio può essere riciclato al 100% e infinite volte senza perdere le sue caratteristiche
originali che rimangono invariate all’infinito, anche a seguito di numerose fasi di riciclo, ovvero quando
dall’essere alluminio primario il metallo acquista la definizione di “alluminio da riciclo” o “alluminio
secondario”.
Leggerezza
A parità di volume, l’alluminio pesa circa 1/3 del rame e dell’acciaio. Anche per questa ragione,
buona parte dei mezzi di trasporto di moderna progettazione sono costruiti utilizzando alte
percentuali di alluminio: lo shuttle è fatto in alluminio fino al 90% e, mediamente, l’80% del peso di un
aereo da trasporto è dato dall’alluminio. Lo stesso dicasi, in percentuali diverse, per le navi, gli yacht, i
treni ad alta velocità, i tram e i vagoni delle metropolitane, le automobili: diverse case
automobilistiche realizzano telai e carrozzerie al 100% con alluminio e, se negli anni ‘50-’60 in
un’automobile c’erano mediamente 40 kg di alluminio, oggi ce ne sono circa 70.
Resistenza alla corrosione
L’alluminio si ossida immediatamente a contatto con l’aria creando una protezione superficiale
che lo rende resistente all’acqua e ad alcune sostanze chimiche. Questa caratteristica lo rende il
metallo più utilizzato dall’industria dei trasporti, dell’edilizia e delle costruzioni.
Duttilità e malleabilità
L’alluminio è facilmente lavorabile e adatto a subire processi di lavorazione sia ad alte che a
basse temperature. Anche per questa ragione si presta a essere utilizzato per la fabbricazione di
contenitori e di imballaggi.
Alta conducibilità elettrica, termica e sonora
L’alluminio permette la trasmissione di energia anche su lunghe distanze, non a caso sono in
alluminio la maggior parte dei conduttori ad alto voltaggio, ma è in alluminio anche la base filettata
delle lampadine. Questo metallo vanta inoltre un’elevata conducibilità termica, per questo è utilizzato
nella costruzione di radiatori e contenitori termici, apparecchiature termocondizionanti e contenitori
di cottura per alimenti. Infine, esso si distingue per la rilevante risonanza sonora, motivo per cui viene
utilizzato nella costruzione di strumenti come il violino, il piano…
Capacità riflettente
Diffonde e riflette la luce riducendo la dispersione della luminosità dalla sorgente di luce e
favorendo quindi il risparmio energetico.
Amagnetismo
Questa caratteristica ne permette l’utilizzo per la costruzione di apparecchi come radio, radar e
stereo.

IL CICLO SI PRODUZIONE DELL’ALLUMINIO

A partire dall’inizio del XIX secolo, l’alluminio viene ricavato dalla bauxite, una roccia
sedimentaria composta da diverse specie mineralogiche, tra cui ossidi e idrossidi di alluminio. Benché
la bauxite resti, a livello mondiale, la principale fonte per ottenere alluminio, negli ultimi anni è andata
crescendo l’importanza del riciclo, che permette di ottenere alluminio riciclato del tutto identico
all’alluminio nuovo.

La bauxite: cos’è e dove si trova

La bauxite prende il nome dal paese di Les Baux-de-Provence, un piccolo comune nei pressi di
Avignone, dove nel 1822 sono state aperte le prime miniere per la sua estrazione. Questa roccia si
presenta sotto forma di depositi rocciosi di colore rosso scuro punteggiato da macchie biancastre,
all’interno dei quali si trovano noduli di forma tondeggiante, definiti pisoliti.
Malgrado abbia preso nome da una località francese, i maggiori paesi produttori di bauxite nel
mondo sono attualmente l’Australia, la Cina e l’India. La produzione in Italia è molto ridotta
quantitativamente ed è ormai limitata alla miniera di Olmedo, in Sardegna, a pochi chilometri da
Alghero.

Produzione di alluminio: ottenere l’alluminio dalla bauxite


L’estrazione del minerale è relativamente semplice, ma il processo di trasformazione in
alluminio è assai complesso e viene completato in due fasi successive: la prima chimica (processo
chimico) che permette la produzione di allumina (Al2O3); l’altra elettrolitica (processo elettrolitico) in
cui l’allumina viene ridotta a metallo.
La lavorazione industriale dell’alluminio fu introdotta alla fine del XIX secolo grazie ai brevetti
del francese Paul-Toussant Héroult e dell’americano Charles Martin Hall del 1886 e, pochi anni dopo,
dall’austriaco Carl Josef Bayer.
I due principali processi di lavorazione dell’alluminio, Processo di Hall-Héroult e il Processo
Bayer, consentirono un enorme risparmio sui costi di produzione, avviando di fatto l’utilizzo industriale
dell’alluminio.

Riciclare l’alluminio: un business ecologico

Esiste un secondo modo di produrre alluminio, che negli ultimi anni sta assumendo proporzioni
crescenti in tutto il mondo: il riciclaggio. Il riciclaggio dell’alluminio appare oggi una necessità, perché
consente di risparmiare ingenti quantità di acqua, di energia e appunto di bauxite.
Tramite il procedimento della fusione, l’alluminio risulta riciclabile al 100%, all’infinito e
utilizzando una quantità minima dell’energia necessaria per produrne di nuovo. L’alluminio riciclato –
definito “alluminio secondario” – mantiene inalterate le caratteristiche dell’alluminio nuovo.
Ma come si ricicla l’alluminio? Dopo un processo di selezione e di pulizia, i materiali in
alluminio vengono pressati in balle e sono avviati alla fonderia, dove l’alluminio viene portato alla
temperatura di circa 500 gradi per essere depurato da vernici, impurità o sostanze aderenti. Terminato
questo processo, l’alluminio viene fuso a 800 gradi per ottenere alluminio liquido, che viene poi
lavorato in lingotti o placche utili a realizzare semilavorati o nuovi prodotti.
Riciclare l’alluminio fa bene all’ambiente e porta significativi vantaggi economici. Nella
produzione di alluminio riciclato l’Italia è un paese all’avanguardia. Secondo i dati del Cial, Consorzio
Imballaggi Alluminio, nel nostro Paese operano 12 fonderie che trattano rottami di alluminio per il
riciclaggio. La produzione annua di alluminio secondario è pari a circa 808.000 tonnellate (dati del
2015) e il fatturato relativo all’anno 2014 è stimato in oltre 1,87 miliardi di euro e l’occupazione
complessiva si attesta sui 1.600 dipendenti.

Le tecniche di lavorazione industriale

La lavorazione dell’alluminio cambia a seconda del tipo di prodotti che se ne ricavano.


Semplificando, si può dire che nel caso delle lastre piane l’alluminio viene sottoposto a un processo
definito laminazione, mediante il quale il blocco di alluminio è fatto passare più volte, con un processo
a caldo, attraverso dei rulli. L’operazione viene ripetuta fino a quando non si ottengono lastre di
grandezza e spessore desiderati. Questa tecnica permette di ottenere spessori davvero sottilissimi,
dell’ordine dei centesimi di millimetro.
Nel caso invece dei profilati (utilizzati anche per la realizzazione dei serramenti), l’alluminio
subisce un processo di estrusione, un processo industriale che consente di ottenere pezzi a sezione
costante. Mediante l’estrusione, le billette cilindriche di alluminio vengono preriscaldate e fatte
passare attraverso degli stampi sagomati fino ad assumerne la forma desiderata.

LA SECONDA VITA DELL’ALLUMINIO

Riciclare alluminio fa bene all'ambiente e all'economia, e in questo l'Italia è bravissima: è prima in


Europa e terza nel mondo per capacità di recupero di questo metallo che diventa poi automobili,
caffettiere, occhiali, biciclette...

L'alluminio, come tutti i materiali metallici è facilmente riciclabile per fusione e, mentre nel caso degli
altri metalli il recupero è importante, per l'alluminio questa pratica è fondamentale perché riciclabile
all'infinito, al 100% e con l'utilizzo del solo 5% di energia elettrica necessaria per la produzione di
quello primario.

Alcuni oggetti realizzati in alluminio secondario. I numeri del risparmio sono notevoli: se per produrre
1 kg di alluminio primario servono 15 kWh, per l'alluminio secondario ne bastano 0,75, con la
conseguenza che sempre più oggetti di uso comune sono realizzati con materiale riciclato. È il caso
dell'industria automobilistica, dove il 90% dell'alluminio utilizzato per produrre i cerchioni è riciclato,
così come il 30% di quello utilizzato nella realizzazione di pistoni e cilindri e il 40% di quello impiegato
per la struttura complessiva dell'auto.

Per altri oggetti le percentuali sono ancora maggiori: le caffettiere prodotte in Italia sono ormai fatte al
100% di alluminio riciclato, mentre per le pentole siamo al 90% (vedi anche il documento in pdf del
CiAl, il Consorzio imballaggi in alluminio).

Il caso della linguetta. Introdotte sul finire degli anni Cinquanta, le lattine per bibite sono gli oggetti in
alluminio più riconoscibili nonostante i numerosi interventi di restyling subiti negli anni, come il
passaggio dall'apertura a strappo a quella a pressione, avvenuta nel 1978.

L'apertura delle lattine: easy open (a sinistra) e stay-on tab.


Sino a quella data l'apertura delle lattine utilizzava il sistema easy open (foto sopra), ossia con lo
strappo della linguetta verso l'alto, che nella pratica significava la dispersione nell'ambiente delle
lamine. Per ovviare al problema e recuperare anche quella frazione di alluminio, dal 1978 è in uso il
sistema di apertura stay-on tab, quello in cui la linguetta rimane attaccata alla lattina. Questa
modalità, che in Italia è stata introdotta solo alla fine degli anni Novanta, ha reso necessario utilizzare
tre diverse leghe di alluminio, per corpo, coperchio e apertura, così da avere un materiale abbastanza
cedevole da rompersi, piegarsi e rimanere agganciato alla lattina.

Oggi le lattine sono fondamentali nel riciclo dell'alluminio: ne servono 3 per realizzare una montatura
per occhiali, 37 per una caffettiera, 130 per un monopattino, 800 per una bicicletta.

Il ruolo dell'energia. Fino alla seconda metà dell'Ottocento, quando si sono trovati nuovi giacimenti e,
soprattutto, metodi nuovi e relativamente convenienti per la produzione di alluminio primario, questo
metallo era considerato semi prezioso, ricercato e pagato quanto l'argento. Ancora oggi per ottenere
una tonnellata di primario sono necessarie 4 tonnellate di bauxite, ma nel corso del Novecento i
progressi della tecnologia hanno comunque abbattuto del 90% il prezzo del minerale.
Miniera di bauxite, Guyana 1968.

Per contro sono cresciuti i prezzi dell'energia: un problema serio per l'Italia (grande importatore di
energia), che in parte spiega la crisi della siderurgia e casi come quello dell'Alcoa, in Sardegna.

La complessità della lavorazione e il prezzo dell'energia sono dunque i due fattori che rendono
fondamentale il riciclo dell'alluminio, sia per l'economia sia per l'ambiente.

In questo l'Italia è davvero brava: col 70% tra quota di riciclo e quota avviata al recupero energetico (ai
termovalorizzatori) rispetto al fabbisogno industriale, il nostro Paese ha evitato emissioni per 370.000
tonnellate di CO2 equivalente e risparmiato energia pari a 160.000 tonnellate di di petrolio
equivalente (dati CiAl 2013). E con 870.000 tonnellate di rottami riciclati si attesta al primo posto in
Europa e al terzo nel mondo, dopo Stati Uniti e Cina, per capacità di recupero di alluminio secondario.
Un risultato da mantenere con il contributo di tutti noi.

BICI IN ALLUMINIO RICICLATO

L’azienda ReCycle sta promuovendo una campagna per il lancio della sua prima bicicletta da corsa in
alluminio al 100% riciclato. L’alluminio riciclato non è l’unica chicca della bicicletta ReCycle, la bici
dispone di interessanti innovazioni che ne migliorano le prestazioni e l’esperienza di guida.

La caratteristica di maggior spicco ambientale è senza dubbio il materiale di realizzazione, 100%


alluminio riciclato e un sellino che non ha bisogno di gel per essere comodo perché è composto da
sughero, un materiale tenero per natura. Alcuni dei modelli ReCycle saranno muniti di cinghie al posto
della catena, insieme alla sella, anche le manopole saranno in sughero.

La società ha avviato la sua campagna su Kickstarter, qui, i simpatizzanti possono finanziare l’attività di
ReCycle acquistando magliette, gadget per ciclisti, facendo donazioni libere oppure possono comprare
un prototipo di bicicletta, così da essere tra i primi a pedalare un veicolo del genere. Con 1.500 euro è
possibile acquistare la bici ReCycle mentre con un investimento di 3.800 euro sarà possibile portarsi a
casa tutte e tre i modelli che compongono la collezione di biciclette ReCycle. In effetti è vero, l’unico
inconveniente è proprio il prezzo!

I tre modelli si chiamano “Moshi Moshi”, “Mudmaste” e “Mbula”. I prezzi così salati non invoglieranno
certo i ciclisti ad acquistare biciclette in alluminio riciclato ma consentiranno a un’azienda di avviare
una produzione di massa. Con Kickstarter, la startup ReCycle potrà dare vita al primo ciclo di
produzione e così iniziare la diffusione di biciclette in alluminio riciclato, quindi… meglio iniziare a
mettere da parte le nostre lattine di Burn e perfezionare la nostra raccolta differenziata di alluminio.

In più, non va dimenticato che l’Italia detiene il primato mondiale per il riciclo di alluminio e
l’esportazione di questo materiale riciclato all’estero. Per migliorare lo stoccaggio di alluminio è
possibile utilizzare delle apposite presse e partecipare a raccolte remunerate.

IMBALLAGGI IN ALLUMINIO

Nel 2016 sono state riciclate 48.700 tonnellate di imballaggi in alluminio, pari al 73,2% dell’immesso
sul mercato (66.500 t). Sono i risultati presentati da Cial - Consorzio Nazionale per il Recupero e il
Riciclo degli Imballaggi in Alluminio.
Un risultato positivo in linea con i trend di raccolta e riciclo sempre in crescita dal 1997, anno di
nascita del Consorzio, e reso possibile grazie alla collaborazione dei cittadini e agli accordi stipulati fra
Cial e gli enti locali di riferimento. Ad oggi, sono, infatti, 6.741 i Comuni italiani nei quali è attiva la
raccolta differenziata degli imballaggi in alluminio (l’84% del totale) con il coinvolgimento di circa 53,4
milioni di abitanti (l’88% della popolazione italiana).

"La nuova sfida, oggi, più che quantitativa è qualitativa e riguarda la necessità di disporre di un
atteggiamento e di un approccio nuovo e innovativo dal punto di vista culturale per agevolare la
transizione dall’economia lineare a quella circolare e consolidare, quindi, le importanti performance e
trend di crescita degli ultimi anni, introducendo gli strumenti e le azioni necessarie per determinare
l’ordinarietà e la consuetudine di un nuovo modello di produzione, consumo e gestione di risorse e di
energia", osserva il presidente di Cial Cesare Maffei.

I numeri 2016 di Cial: 204 imprese consorziate; 265 soggetti convenzionati, 166 piattaforme e 12
fonderie su tutto il territorio nazionale che garantiscono la raccolta, il trattamento, il riciclo e il
recupero dell’alluminio. I risultati 2016: recupero totale degli imballaggi in alluminio in Italia (quota di
riciclo + quota di imballaggi avviati a recupero energetico) per 51.900 tonnellate, pari al 78%
dell’immesso nel mercato; riciclo per 48.700 tonnellate di imballaggi in alluminio, pari al 73,2% del
mercato; recupero energetico per 3.200 tonnellate (quota di imballaggio sottile che va al
termovalorizzatore).
Così, grazie al riciclo di 48.700 tonnellate di imballaggi in alluminio, sono state evitate emissioni serra
pari a 369mila tonnellate di CO2 ed è stata risparmiata energia per oltre 159mila tonnellate
equivalenti petrolio.
La totalità dell’alluminio prodotto in Italia proviene dal riciclo. I trend confermano l’Italia al primo
posto in Europa con oltre 927mila tonnellate di rottami riciclati (considerando non soltanto gli
imballaggi).

ALLUMINIO RICICLATO, L’ECOLOGIA NELLA LATTINA - Altreconomia

Da una scatola di sardine può nascere un radiatore, o una bicicletta. Una “magia” per cui l'Italia è al
primo posto in Europa. Pratica buona anche per l'ambiente, con un risparmio energetico del 95 per
cento

Anche i metalli si reincarnano. Per esempio la lattina dalla quale state bevendo: prima era un
cerchione di automobile, o forse una scatoletta di sardine. Credeteci.
Ecco un record tutto italiano: quasi la metà del milione e 750 mila tonnellate di alluminio in
circolazione nel Paese vengono dal riciclo.

Cioè prima avevano un'altra vita. Nel 2002 delle quasi 60 mila tonnellate di imballaggi in alluminio
immessi al consumo, ne sono state recuperate -per essere riutilizzate- oltre la metà. Ce ne scoliamo
ogni anno un miliardo e 800 mila di lattine come la vostra: il 40% sono state fatte con metallo riciclato.
Il record, comunque, è vero: l'Italia ha il primato europeo nel riciclo dell'alluminio, ed è terza al mondo
per valore assoluto, dietro solo a Stati Uniti e Giappone.
Il merito, però, è un po' suo. Dell'alluminio, cioè: ce ne è in abbondanza ovunque, ma non esiste allo
stato puro, bensì in lega con altri minerali (lo si ricava soprattutto dalla bauxite).

E dell'alluminio non si butta via niente: una volta ottenuto, è riciclabile al 100% senza che alteri le sue
caratteristiche, e può essere riutilizzato infinite volte. Infatti si parla di alluminio “secondario”, più che
riciclato, perché non modifica il suo aspetto come accade per la carta, il vetro o la plastica.
L'alluminio è facile da riconoscere, da raccogliere e lavorare. Ha svariate applicazioni (oltre le lattine,
bombolette spray, vaschette, tubetti, tappi, cerchioni di automobili, caffettiere, parti meccaniche,
edilizia…) e in epoca di progresso tecnologico è sempre più utilizzato: lo Shuttle ad esempio è
costituito al 90% di alluminio, ma anche sugli aerei civili l'80% del peso ha la stessa provenienza.

Nel mondo se ne producono ogni anno 31 milioni di tonnellate, 7 dei quali sono riciclate. Per questo la
lattina che gettate oggi potrebbe ritornare a essere lattina, o finire nel radiatore della vostra nuova
auto. Se fosse un'unità di misura, si potrebbero fare due conti. Ad esempio: con 37 lattine si fa una
caffettiera (e non si scappa: tutte le caffettiere in alluminio in Italia provengono dal riciclo). Con 640
lattine si fa un cerchione d'auto, con 360 una bicicletta completa di accessori. Oppure 130 se volete un
monopattino. Ma ne bastano tre, di lattine, per farsi un paio di occhiali. Tra l'altro: avete notato che il
peso delle lattine è diminuito di circa un quinto rispetto a una decina di anni fa? Anche questa è
attenzione ambientale: meno metallo impiegato, meno energia sprecata, meno inquinamento.
Forse perché in Italia non ci sono miniere di bauxite, l'impegno nel recupero dell'alluminio l'abbiamo
preso sul serio, anche se non da molto. Forse perché è davvero conveniente: riciclarlo ha un costo
energetico inferiore del 95% rispetto alla produzione da zero. Per un chilo di alluminio da bauxite
vengono impiegati 14 chilowattora, per il riciclo solo 0,7.

Ma la convenienza è soprattutto ambientale: grazie al riciclo sono state evitate emissioni per 254 mila
tonnellate di CO2, che è un gas serra, con un risparmio energetico di 92 mila tonnellate equivalenti
petrolio.
L'alluminio riciclato in Italia viene totalmente dal recupero degli imballaggi per uso domestico, cioè
dalla raccolta differenziata che ciascuno di noi fa a casa propria, separando le lattine, la stagnola e le
altre confezioni contenenti alluminio dall'umido, dalla carta e dal vetro.

Della filiera che trasforma i nostri rifiuti d'alluminio in prodotti nuovi e lucenti si occupa il Cial, il
Consorzio Imballaggi Alluminio (ne parliamo qui a lato). Il Cial fa parte del Conai (vedi pagina 31) ed è
nato per rispondere al nuovo modello di gestione dei rifiuti voluto dal Decreto Ronchi del 1997.
L'idea del provvedimento è che devono essere i soggetti privati che operano nella filiera degli
imballaggi a farsi carico, sotto l'aspetto organizzativo ed economico, del raggiungimento di specifici
obiettivi in fatto di recupero e riciclo. Infatti sotto l'insegna del Cial si raccolgono produttori e
utilizzatori nazionali di alluminio.
Dopo la raccolta differenziata, concordata tra Cial e i Comuni, gli imballaggi arrivano negli impianti di
separazione, dove l'alluminio viene diviso da altri metalli o materiali, come la plastica. Poi viene
pressato e portato in fonderia (sono 25 quelle accreditate), dove viene trasformato in lingotti per
essere rivenduto.
Una parte del recuperato passa anche nei termovalorizzatori, che bruciano i rifiuti per produrre
energia (e l'alluminio fuso è lo scarto del processo).

La raccolta dell'alluminio è attivata in 3.600 comuni, per una popolazione potenziale di 36 milioni di
persone. Il Cial versa un corrispettivo in euro per ogni chilogrammo di alluminio recuperato,
concordato attraverso una convenzione nazionale con 450 operatori. Il compenso varia in funzione
della “qualità” del materiale recuperato, ovvero della più o meno elevata presenza di scarti mescolati
alla materia prima (il minimo è di 17 centesimo di euro al chilo). Nel 2002 tutte le quasi 30 mila
tonnellate di alluminio recuperato sono state riciclate.
Numeri importanti, specie se confrontati col passato. Nel 1998, ad esempio, l'immesso al consumo di
alluminio era di 57 mila tonnellate (nel 2002 quasi 60 mila) ma solo 7 mila venivano recuperate e
riciclate (oggi 30 mila). Rispetto al 2001 l'incremento è stato del 32%.

Per il 2003, allo scopo di stimolare la raccolta e promuovere ulteriormente la differenziazione dei
rifiuti, ci sono stati anche incentivi economici, in relazione alle “rese” di raccolta rispetto alla
popolazione di riferimento. Tradotto, per i Comuni che hanno raccolto più alluminio “pro capite” sono
stati pagati fino a 46 centesimi di euro al chilo, compreso un “extra bonus” riservato a quelle aree di
“emergenza ambientale” come la Sicilia, la Campania, la Puglia e il Lazio dove la raccolta è più
difficoltosa e che costituiscono il maggior “bacino” per i prossimi anni, quando per volere dell'Unione
europea verranno innalzati gli obiettivi di recupero e riciclo per gli Stati membri.

Tutte le qualità del metallo leggero


Circondati dalla stagnola? L'alluminio, non tutti lo sanno, è il terzo elemento più presente in natura,
dopo ossigeno e silicio. Solo che non si trova allo stato puro, ma sempre unito ad altri elementi, come
la bauxite, il principale minerale da cui si ricava, che costituisce circa l'8% della superficie terrestre.
L'alluminio ha molte caratteristiche che lo fanno preferire ad altri metalli. La prima è la leggerezza: a
parità di volume, pesa un terzo del rame e dell'acciaio. Una seconda caratteristica è la duttilità, per cui
l'alluminio è facile da lavorare e adatto a processi di produzione sia ad alta che a bassa temperatura.
Per questo viene utilizzato spesso per gli imballaggi. Ma non solo: l'alluminio permette la trasmissione
di energia anche a lunga distanza (è utilizzato per le condutture ad alto voltaggio) e vanta anche
un'elevata conducibilità termica (per cui è utilizzato nei radiatori) e sonora. E infine, l'alluminio è
amagnetico: per questo lo si usa per fabbricare radio e stereo.
Il patrimonio del recupero sta in 3.600 Comuni
La nascita del Consorzio Imballaggi Alluminio (Cial) è legata al Decreto Legislativo 22 del 1997. Con
questo provvedimento, l'Italia si dota di un nuovo sistema per la gestione dei rifiuti, basato sulla
raccolta differenziata, il riciclo e il recupero, e non più sulla discarica. È all'interno di questo sistema
che il Cial ha il compito di avviare a riciclo e recupero gli imballaggi di alluminio, alla fine del loro “ciclo
di vita”, provenienti dalla raccolta differenziata fatta dai Comuni.