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Trama di Tartuffe tratta da Tartuffe/Tartufo, a cura di F. Mariotti, in Molière, Teatro, a cura di F.

Fiorentino,
Milano, Bompiani, 2013, pp. 1066-1068

Trama : (Atto I) A Parigi, in casa del borghese Orgone, sua madre, la signora Pernella, tuona contro i
comportamenti a suo dire troppo liberi e disinvolti embri della famiglia presenti: la nuora Elmira (seconda
moglie di Orgone), i nipoti Mariana e Damide, il fratello di Elmira, Cleante, nonché la cameriera Dorina. La
discussione si concentra su Tartufo, il devoto personaggio che Orgone ha accolto in casa: per la signora
Pernella un sant’uomo, ai cui austeri principi tutti dovrebbero uniformarsi, un ipocrita profittatore agli occhi
degli altri (scena prima). Rimasta sola con Cleante, Dorina gli descrive la cieca dipendenza di Orgone nei
confronti del suo protetto. Damide teme addirittura che questi possa ostacolare le nozze della sorella con
l’amato Valerio. Di ritorno da un soggiorno in campagna, Orgone mostra di interessarsi solo a Tartufo,
ignorando il malore che ha colpito la moglie (scena 4). Sordo ai tentativi di Cleante di aprirgli gli occhi e
ricondurlo alla ragione, lascia intendere che potrebbe aver cambiato idea sul matrimonio di Mariana. (Atto II
) Orgone annuncia alla figlia attonita di aver deciso di darla in sposa a Tartufo. Dorina tenta di far recedere il
suo padrone, riuscendo soltanto a irritarlo coi suoi modi impertinenti (scena 2). Quindi, uscito Orgone, si
rivolge a Mariana per esortarla a ribellarsi alla volontà del padre. Disperata, ma incapace di reagire, la
fanciulla chiede infine consiglio e aiuto all’intraprendente cameriera. Con l’arrivo di Valerio, informato
della notizia, si accende tra i due innamorati una vivace schermaglia, il cui lieto fine è assicurato
dall’intervento pacificatore di Dorina (scena 4). (Atto III ) Damide è infuriato e pronto a tutto pur di opporsi
al matrimonio della sorella con Tartufo, ma Dorina lo invita alla calma e gli consiglia di affidarsi
all’intervento di Elmira, per la quale l’impostore sembra avere un debole. Entra in scena Tartufo, ostentando
devozione e morigeratezza (si scandalizza per la scollatura di Dorina), salvo poi svelare tutt’altra natura nel
tête-à-tête con Elmira. Con un linguaggio che mescola sacro e profano, il falso devoto si dichiara alla donna,
che, pur sorpresa da tanta impudenza, gli promette discrezione a patto che lui rinunci a Mariana e s‘impegni
a favorirne le nozze con Valerio (scena 3). Damide, che ha ascoltato il colloquio da un nascondiglio, non è
disposto a tacere e, all’arrivo del padre, denuncia il tentativo di seduzione messo in atto dal suo protetto.
Orgone si rifiuta di credergli, conquistato dalle false parole edificanti di Tartufo che si umilia
autoaccusandosi, e scatena la sua ira contro il figlio: lo maledice, lo caccia di casa e lo disereda (scena 6).
Trattiene invece l’impostore, a cui fa dono di tutti i suoi beni. (Atto IV) – Cleante cerca inutilmente di
convincere Tartufo ad adoperarsi per riconciliare padre e figlio, rinunciando all’ingiusta donazione. Da parte
sua, Mariana supplica Orgone di risparmiarle le nozze con un uomo aborrito, a cui dichiara di preferire il
convento. Ma Orgone è irremovibile. Di fronte a tanta ostinazione, Elmira è pronta a dimostrargli, prove alla
mano, la colpevolezza del suo protetto. Il marito accetta (scena 3). La donna allora lo nasconde sotto un
tavolo, chiedendogli di assistere non visto al suo incontro con Tartufo. Quando giunge il suo corteggiatore,
si finge disposta a cedergli e, vincendo l’iniziale diffidenza di lui, lo costringe a scoprirsi (scena 5).
Finalmente disingannato, Orgone affronta il colpevole e lo caccia di casa, senza tener conto del fatto che
ormai il padrone è Tartufo, il quale, minaccioso, rivendica i diritti acquisiti. Orgone è distrutto: a
preoccuparlo, oltre alla donazione, è la sorte di una misteriosa cassetta.
(Atto V) Orgone confessa a Cleante che la cassetta in questione, affidatagli da un amico, contiene documenti
politicamente compromettenti. La cassetta è ora nelle mani di Tartufo, che si era offerto di custodirla. A
Orgone, ormai diffidente nei confronti di tutti i devoti, Cleante raccomanda misura, e lo invita a distinguere
tra vera e falsa devozione (scena prima). Damide accorre in difesa del padre e anche a lui Cleante consiglia
prudenza. La signora Pernella, sopraggiunta nel frattempo, si ostina a non riconoscere la malafede di
Tartufo, ma deve ricredersi all’arrivo dell’ufficiale giudiziario, il signor Leale, incaricato di far sgomberare
la casa. Da Valerio si apprende che Tartufo ha consegnato la cassetta al re e che un ordine di cattura pesa
sulla testa del capofamiglia: Orgone deve fuggire. Troppo tardi. Arriva Tartufo, accompagnato da un
ufficiale, per procedere all’arresto. Ma - colpo di scena - si scopre che alla prigione è destinato proprio lui. Il
sovrano, capace di riconoscere il vero dal falso, ha smascherato l’impostore e perdonato Orgone in virtù
della lealtà da lui dimostrata durante la Fronda. La famiglia rende grazie al re e si prepara a celebrare le
nozze di Mariana con Valerio (ultima scena).