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Francesco Repishti La residenza milanese di Pio IV: il palazzo Medici in via Brera

edilizie e il nome del suo autore. È il caso del


palazzo fatto costruire da Leonardo Spinola,
della residenza dei Castaldi2, di quella di Pietro
Paolo Arrigoni, presidente del Senato milanese,
edificata dal 1555 nella contrada di Monforte3,
per la casa di Leone Leoni4 che il testo vasariano
pone precedente al 1566, per i palazzi Orsini,
Taverna, Cusani..., non meraviglierà quindi che
la storia del non più esistente palazzo Medici si
presenti ancora non del tutto chiarita. Ma non
per questo le sue vicende sono meno importanti:
l’esemplarità degli intenti di rinnovamento e i
protagonisti coinvolti lo trasformano in un caso
fondamentale per riflettere sulla cultura e sulle
prassi dell’architettura milanese del secondo
Cinquecento. L’obiettivo di questo studio è
apparentemente semplice: si tratta, a partire da
un riconosciuto episodio architettonico, di rico-
struire alcuni aspetti legati alla sua committenza
e ai suoi protagonisti per ampliare gli interroga-
tivi ancora recentemente semplificati che riduco-
no la situazione milanese di metà Cinquecento
come sopita in un “lungo letargo”5.
Per ritrovare una prima ricostruzione delle
vicende di palazzo Medici, occorre ritornare agli
studi di Luca Beltrami, pubblicati nel 18896.
Beltrami, infatti, si proponeva di stabilire grazie
alle scoperte archivistiche il nome “di chi fu real-
1. Vincenzo Seregni, “Disegno della fazata “Eccovi il palagio che fu dell’invitto Gio Giaco- mente l’iniziatore dell’edificio e di chi ne fu l’ar-
del palatio di sua Santità in Milano qual mo de’ Medici milanese, di Pio Quarto Germa- chitetto”, rintracciando nell’ancora cardinale
si dice di farla di preda di zeppo et detta
fazatta sarà longa braza 98 alta sopra tera no, uno de’ primi generali di Carlo quinto e zio Giovanni Angelo Medici (poi Pio IV) e nell’inge-
braza 25”, sul verso “Al reverendissimo di san Carlo Borromeo. Da’ signori conti Simo- gnere Vincenzo Seregni i due protagonisti7. La
monsignor vescovo di Castello di Santo
Angello a Roma”, 1564-65 (BAMi, F 251
netta ora viene posseduto, e benché ritrovisi nostra ricerca sembra per ora smentire le conclu-
inf., n. 215). imperfetto il suo frontispizio in ordine dorico sioni dello storico milanese, aggiungendo nuovi
tutto a lavorati marmi, non evvi però alcuno che dati al suo paziente e tuttora insuperato lavoro, e
2. Vincenzo Seregni, Progetto per la
facciata di palazzo Medici, 1564-65 in riguardarlo non gli attribuisca perfette lodi, documentando l’inedita partecipazione di
(BAMi, F 251 inf., n. 216). ascrivendolo tra i più plausibili edificii che nel- Galeazzo Alessi ai progetti del fronte principale.
l’Italia si veggano. Uso quell’eroe mediceo, a I primi interventi al palazzo sono documen-
conversare tra principi, nodriva solo, che subli- tati nel 1547, contemporanei a quelli alla villa
mi pensieri, così pretese di fabbricarsi una reg- Medici a Frascarolo, e interessano la costruzio-
gia, non che un palagio; cessarono gli scarpelli ne di diversi locali nel palazzo di Giovanni Gia-
di sviscerare questi marmi quando i ferri della como Medici8, marchese di Melegnano, posto in
morte posersi a cavargli dalle viscere lo spirito, Porta Nuova, nella parrocchia di Sant’Eusebio.
quindi di questa sfortuna fabbrica spuntata Una seconda fase, compresa tra il 1555 e il 1559,
appena dal suo orizonte, ai geli dell’estinto è avviata dal cardinale Giovanni Angelo, erede
padrone non ritrovò forze per portarsi al merig- universale dei beni del fratello, quando il magi-
gio d’un essere compiuto”1. stro a muro Stefano Brambilla9 acquista diversi
A eccezione di palazzo Marino nessuno dei materiali da costruzione dalla fabbrica del
palazzi privati milanesi del Cinquecento sembra Duomo. Nel 1565, oltre ai pacta et conventiones
finora rivelarci con chiarezza le proprie vicende pubblicati da Beltrami, inediti accordi autografi

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3. Vincenzo Seregni, “Il desegno della porta
di sua Santità”, 1564-65
(BAMi, F 251 inf., n. 217).

4. Vincenzo Seregni, “Di sua santità


in Brera”, 1564-65
(BAMi, F 251 inf., n. 214).

di Pio IV Medici e una parte dell’epistolario Ser- La biografia di Giovanni Giacomo è eccezio-
belloni-Medici-Borromeo riguardano la costru- nale: abile a cogliere i limiti del potere dei Fran-
zione della “partem anteriorem” del palazzo: al cesi in Lombardia per legarsi a Carlo V, nello
progetto di Galeazzo Alessi è preferito quello di scambiare i territori sul lago di Como con il
Seregni con modifiche suggerite dallo stesso marchesato di Melegnano, a diventare tra i pro-
Alessi, da Gabrio Serbelloni e da Pio IV. Seregni motori di Ferrante Gonzaga e a porsi al servizio
(ill. 1-4) compare come responsabile del cantie- di Cosimo nella conquista di Siena. Nel 1532
re ed extimator delle opere realizzate da Michele Giovanni Giacomo e i fratelli avevano così barat-
Scala e da altri soci nell’impresa. Infine, una tato alcune fortezze conquistate sul lago di
lunga stima autografa di Lelio Buzzi sottoscritta Como12 e nel Comasco con il castello di Mele-
da Martino Bassi e Giovanni Ambrogio Alciati, gnano, rimasto alla famiglia Medici sino al seco-
ingegneri, descrive nel 1588 i “lavori fabricati di lo XIX e oggetto, proprio a metà del Cinquecen-
novo nel palazo del signor Marchese di Mele- to, insieme alla villa a Frascarolo13, di adattamen-
gnano in contrada di Brera” promossi da Pirro ti e cicli decorativi attingendo, secondo Giulio
Visconti Borromeo. Bora, o a stampe tedesche (Hans Sebald Beham)
o a citazioni da Perin del Vaga, Marc’Antonio
Giovanni Giacomo Medici Raimondi, Bonasone e al ricco repertorio di teste
La nostra ricerca prende quindi avvio proprio da grottesche leonardesche14.
Giovanni Giacomo Medici e non dal fratello Tuttavia, nelle straordinarie descrizioni di
Giovanni Angelo che verrà eletto papa nel Albicante15 delle “entrade” di Carlo V nel 1541 e
dicembre del 1559. Il primo marchese di Mele- di Filippo II nel 1548, e nelle pagine del raccon-
gnano aveva scelto come sua residenza milanese to del viaggio del principe Filippo in Italia, non
un palazzo in Porta Nuova, confinante con la si accenna mai alla residenza dei Medici in con-
chiesa di Sant’Eusebio, con i beni di Giacomo trada di Brera. Sono ricordati i tornei al Castel-
Filippo Archinto e l’attuale via di Brera, all’al- lo, nel palazzo Trivulzio – provvisoria residenza
tezza dell’omonimo complesso Umiliato che del governatore –, gli apparati nel rammoderna-
sarà successivamente affidato ai Gesuiti (ill. 5). to16 palazzo di Corte, preceduto da un “arco di
È, infatti, in questa domus habitationis che il maraviglioso lavoro su la porta di entrata di
Medeghino sottoscrive nel 1548 i capitolati rela- quello, con molti versi in sua lode. Quivi fra le
tivi agli importanti lavori alla torre, ai portici e altre cose si vedeva da quella parte, che rispon-
alle stalle della villa di Frascarolo in Valganna10, deva in corte del palazzo, Cesare che con impe-
e i notai Alessandro Rigone, Cesare Fossati e rial maestà sedeva sopra tutti et il principe
Galdo Lodi rogano nell’agosto del 1550 uno dei dinanzi a lui che con ogni riverenza se gli humi-
suoi testamenti11. liava. Passata la corte arrivando alla scala del

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Medeghino. La documentazione emersa sull’at-
tività del da Legnano è confrontabile con quella
di molti altri modesti personaggi chiamati per le
loro competenze di extimatores e come esperti
degli Statuti edilizi milanesi, compilati nel 1505
da Bartolomeo Della Valle, Lazzaro Palazzi e
Maffiolo da Giussano, che, anche in questo caso,
regolavano gli obblighi tra il Medici e l’Archin-
to. Dal documento appare in ogni modo indub-
bia l’intenzione di una renovatio costituita dalla
costruzione di nuovi edifici, forse il cortile di
quel palazzo che sarà poi residenza papale.
I documenti per ora tacciono sulle successive
trasformazioni, e una nuova fase sembra prende-
re avvio solo con il cardinale Giovanni Angelo.

Giovanni Angelo Medici


Nel maggio del 1559 i maestri Stefano Brambil-
la e Germano Dal Pozzo ricevono da Giovanni
Battista Serbelloni, procuratore del cardinale
Giovanni Angelo Medici, duemila lire “hoc pro
completa solutione etc. quarumque operarum
per ipsos magistros Stephanum et Giermanum
5. Ricostruzione della pianta di palazzo palazzo si vedevano rizzate due colonne, fatte a factarum et fieri factarum in pallatio predicti illu-
Medici al 1865. guisa di selvaggi, o termini, i quali havevano in strissimi et reverendissimi domini cardinalis sito
mezzo una finestra alta sopra la corte et sopra in porta Nova parochia Sancti Eusebii Mediola-
l’architravo che poggiava su le colonne si vedeva ni ad hodie iuxta conventionem factam”21.
per termini la statua dell’imperatore […] sotto li È il primo riferimento all’esistenza di un
quali stavano quattro fanciulli che sostenevano “palazzo”, dato confermato dagli atti della lunga
tre corone con questi versi: tales roma fuit quon- Discretione delle boteghe et solari di boteghe fatte per il
dam admirata triumphos quales nunc urbis gra- magnifico Gerolamo Sovico su incarico dei Dodici
tia pulchra refert”. E infine vengono ricordate le della Provvisione del Comune di Milano, datati
feste in casa di Carlo Visconti e l’abitazione dei settembre 1560: tra gli edifici della parrocchia di
Castaldi dove ha luogo un altro torneo. Gian- Sant’Eusebio si trovano infatti “una cassa del
giacomo Medici non partecipa ai festosi cortei, pappa et palazzo. Il palazzo del pappa sarrato.
ma ha il privilegio di ospitare personalmente il Messer Giorgio Coppa detto il Parollo servitor
principe nel castello di Melegnano alla sua par- d’esso pappa non paga nulla de fitto”. Nel 1558
tenza da Milano il 7 gennaio 154917. Giovanni Battista Serbelloni aveva acquistato dalla
Pochi anni prima, nel 1540, Giovanni Batti- fabbrica del Duomo una “ploda marmoris” per
sta Serbelloni, in veste di procuratore del Mede- realizzare alcune insegne del cardinale Medici22.
ghino, affittava da Ippolita Visconti e Catellano Inoltre, la lunga controversia con gli Archinto, che
Gallarate18 “nominative de sedime uno et sive nel 1547 avevano concesso a Giovanni Giacomo
duobus sediminibus [...] iacentibus in Porta una parte della loro proprietà, sembra concludersi
Nova parochia S. Eusebii Mediolani quae sunt nel novembre 1560 quando Filippo II conferma le
cum suis hediffitiis, cameris, sallis, sollariis, “conventiones in effectu quod dictus Archintus
curiis, zardino et aliis suis pertinentibus quibus teneatur vendere suae Santitatis domunculam
coherent ab una parte strata ab alia ecclesia prope palatium suae beatitudinis in praesenti civi-
Sancti Eusebii” e ancora nel 1547 lo stesso Gio- tate Mediolani”, quest’ultime conservate con la
vanni Battista stipulava con Roberto Archinto firma autografa del pontefice nel fondo Notarile. Si
diversi accordi per regolare i diritti di confine tratta secondo la stima compilata dall’ingegnere
“pro beneffitio et comodo ipsius hedeffitii novi- Giovanni Ambrogio Landone23 della definitiva
ter faciendi et costruendi ad instantiam predicti cessione “de una casa situata nela contrada de
ill. marchionis in confinibus”19. Fra i testimoni di Brera [...] ala quale coherentia da una parte el
questo secondo documento troviamo indicato il soprascritto Archinto da l’altre due parte el sopra-
maestro Rocco da Legnano20, uno degli ingegne- scritto reverendissimo monsignor cardinale et da
ri attivi nel Comune. l’altra strada et dita casa la extimo valere libre tre-
La presenza di Rocco da Legnano alla reda- milla centodue”24 necessaria “pro comoditate
zione del documento è un po’ poco per avanza- fabricae domus relictae pro dicto quondam domi-
re un’ipotesi circa una sua concreta partecipa- no marchione”25.
zione al programma di ricostruzione avviato dal Tra il 1555 e il 1559 si lavora probabilmente

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al cortile e ai corpi di fabbrica principali, inter- neamente impegnato per il Marino nel palazzo e
venti resi possibili proprio per la cessione di nella cappella in San Marco, cerca di forzare la
nuove aree “acanto ala casa vechia dove alogiava mano a Filippo Serbelloni convincendolo di un
il signor marchese”, in particolare dalla famiglia parere favorevole del papa al suo progetto. Le
Archinto26, “ad formam Statutorum Mediolani incertezze di Filippo, non ancora al corrente di
de eo qui laute hedificare voluerint”. I lavori non decisioni ufficiali, sono ribadite alla fine dello
appaiono documentati in nessun modo, ma, stesso anno, quando in una nuova missiva al fra-
come vedremo più avanti, sembrano già conclu- tello scrive31: “Del fabbricare nel palazio di sua
si nel 1563 quando a Roma Galeazzo Alessi pre- santità non so che dire; il signor Gabrio nelle sue
senta a Pio IV un disegno della facciata e sugge- lettere mi scrive mò iusta e qua il signor Giovan-
risce di “far le colone ala porta con qualche ni Iacomo Rainaldo volea si butasse zoso tutta la
forma someliassero hanco a l’ornato di dentro”27 fazada e principiar da fondamenti come nello
in marmi mischi28. È logico supporre che scritto al signor Gabrio e io non ho voluto et così
Galeazzo sia l’artefice di questi lavori, ma nessun havea datto principio di fare sabion et [...] una
documento e, soprattutto, nessuna immagine del navata de calzina; non li farò altro se quello non
palazzo ci vengono in aiuto. mello ordinarà”.
La presenza di Alessi si sovrapporrà, come La missiva di Filippo non scioglie nessuna
vedremo, a quella di Seregni in modo documen- delle questioni precedentemente poste e introdu-
tato in altri cantieri: nel ricordato palazzo del ce nuovi personaggi e nuovi dettagli finora solo
Collegio dei Giureconsulti, avviato nel 1561 accennati: il riferimento a Gabrio Serbelloni32 per
“iuxta modellum factum per dominum Vincen- problemi di tipo progettuale in apparente contra-
tium de Seregnio ingenierum dictae fabricae”29 e sto con quanto suggerisce Giovanni Giacomo
dove, per i notai, nel 1564 in un atto si accenna Rainaldi33, la probabile esistenza di un fronte
al “modello seu disegno fatto per il domino principale già realizzato, l’incapacità di Filippo di
Galeaz de Alessii da Perosa” ricco di “ornamen- prendere una decisione così importante come la
ti et adobamenti” a San Vittore, nel Duomo e sua demolizione e la sua richiesta di una indica-
nella fabbrica di Santa Maria presso San Celso zione definitiva sul proseguimento della fabbrica
dove nell’aprile del 1563 sono “contati a messer apparentemente terminata nelle altri parti.
Cesaro agiente del s. Galeazo Perosino ducati sei Tra la fine del 1563 e il novembre 1564, l’as-
d’oro per sua merzede del dipinger il desegnio senza di accenni al palazzo nell’epistolario Ser-
dela faciata della giesia”. belloni attesta un cantiere sostanzialmente fermo
sull’adozione o meno del progetto alessiano34;
“Il palazzo di Sua Santità” inutili appaiono anche le trattative per l’acquisi-
Giovanni Angelo è eletto papa nel dicembre del zione di nuovi lotti confinanti di proprietà delle
1559 e la sua familia comprende i nipoti Carlo e famiglie Archinto, Belgioioso e dei padri di San
Federico Borromeo, Filippo, Giovanni Battista, Carpoforo. L’unico cantiere attivo per il pontefi-
Gabrio e Fabrizio Serbelloni, e Marco e Anniba- ce è quello relativo a una residenza in affitto in
le Altemps. corso Monforte (palazzo Arrigoni?)35 dove il
Inedite sorprese provengono proprio dal “maestro Stefano” è chiamato più volte per lavo-
ricco ma frammentato epistolario tra Filippo, ri di muratura.
Giovanni Battista e Gabrio Serbelloni, rispetti- Di fronte alle insistenze del fratello Filippo,
vamente residenti a Milano e a Roma. Filippo Gabrio Serbelloni così risponde da Roma il 18
procuratore per tutti gli affari milanesi della novembre 156436: “Non essendo per hanco com-
famiglia, Giovanni Battista castellano di Castel parso l’ordinario me restarà tanto meno da
Sant’Angelo, Gabrio Serbelloni sovrintendente rispondere a sue lettere e non mi occorerà dirle
alle fabbriche di Castel Sant’Angelo, Ostia e Civi- altro et dela fabrica dela casa de Brera qual Sua
tavecchia. Santità vole che ogni modo vada avanti con dili-
Il 2 giugno 1563 Filippo scrive da Milano al gentia et v.s. atenda a veder di [?] in vendita la
fratello Giovanni Battista30: “Messer G. Galeazzo casa de Belzoiosi, dell’Archinto et quela deli
ingegnere del Marino è venuto e secondo che esso preti di Santo Crestoforo, prinzipalmente de
dice che si dibia principar la fabrica del palazzo quali v.s. ne pigliarà particulare cura et perché è
Sua Santità nel modo che ha monstrato a Sua cosa di giesa et intereso del s. vicario lo ill. cardi-
Santità, quello scrive al contrario, non so che far. nale Borromeo. Scriva al signor Tulio [Albonese]
Ma non farò cosa alchuna seno tanto quanto quel- et vicario che se intromitano et aiutino et sporgi-
la mi dirà, ma la avertisco che il signor Gabrio no ogni bracio per conseguire questa casa [?].
non mi scriva d’altra natura”. Sua Santità così darà ordine di prinzipiare la
Il contenuto della minuta conservata all’Ar- faciata nella forma et ordine di messer Vincenzo
chivio di Stato di Milano è davvero sorprenden- già scrise [?] 8 ottobre 1562, come vedrà per
te e, fino a questo punto della nostra ricostruzio- detta sua de qual se ne tene copia et piacendo a
ne, rivoluzionario. Galeazzo Alessi, contempora- Sua Santità tuto il suo parere dile alteze, longhe-

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pianta o disegno insiema con il valore dil costo.
E questo sia quanto prima e come o detto con
buona resolutione. Se aspeta che v.s. veda se si
po havere quela casa in vendita acanto ala casa
vechia dove alogiava il signor marchese”.
La inedita missiva di Gabrio, a cui era allega-
ta la lettera di Vincenzo Seregni che descriveva
il progetto approvato, chiarisce molte delle
incertezze finora incontrate: nell’ottobre del
1562, Vincenzo manda quindi un primo proget-
to a Pio IV, a cui se ne aggiunge un altro di Ales-
si, documentato a Roma nell’aprile del 1563. Le
due proposte progettuali sembrano confluire in
una versione finale impostata secondo le propor-
zioni del milanese e arricchite da nuovi orna-
menti suggeriti dal perugino e fatti propri da
Gabrio.
Ancora Gabrio ribadisce l’aggiunta di “certo
altro ornamento di più ala faciata” in una suc-
cessiva lettera datata 30 dicembre 1564: “Scrissi
a v.s. la posta passata che qua non se li saria man-
dato altro disegno dila faciata de la casa di Brera
per non intrare in una disputa che mai harebbe
havuto resolutione, parendomi assai più apposi-
to che da lì venga la deliberatione et [?] qual si
farà con la conformità dell’usanza de la qualità
della fazada e strada e grandezza e alteza et
secondo la natura dila commodità delle prede e
hanco si misurerà di fare cosa che si posa vedere
perfecta. Siché con questa replica il medesimo
che se li manda il disegno vecio che messer Vin-
cenzo mandò aziò sopra esso se li agiunga quale
parerà o se determina nel modo iudicarano stia
bene et circa la porta poi che meeser Vinzenzo
[?] se li meta le colone intere dil miscio dele altre
et con il resto dela compagnatura dil marmo se
doperato al collegio [dei Giureconsulti], se così
parà ali signor deputato tanto piace a Sua Santità
6. Milano, fronte su via Brera di palazzo za e largheza [?] muralie, faciate et altro salvo qual sta aspetando con desiderio che sia deter-
Medici, 1865 ca. (Milano, Archivio Storico che dice che vole che la faciata sia opera ampia, minato et seli dia prinzipio cosìcché sia acordato
Fotografico).
magnanima et bela, quanto ve ne sia d’alteza et le case de preti di Santo Cristoforo”37.
che abia qualche ornato ala porta de queli mischi Un altro epistolario – la raccolta delle lettere
dele colone del portico, ricordandosi che quan- inviate da Tullio Albonese a Carlo Borromeo,
do fu qua messer Galeazzo de Perrugia li propo- già arcivescovo di Milano, ma costretto a rima-
si che saria stato bene far le colone ala porta con nere a Roma per la promulgazione dei decreti
qualche forma someliassero hanco a l’ornato di conciliari – aggiunge altre inedite importanti
dentro con fare quele colone dila porta uno pezo indicazioni38: la lettera inviata a Roma il 7
del miscio solo lisato et uno pezo dil ceppo rusti- dicembre 1564 documenta infatti la risoluzione
co agiongendo hanco certo altro ornamento di delle controversie di confine con i parrocchiani
più ala facciata di quello che era nel disegno di di San Carpoforo, grazie anche alla successiva
messer Vinzenzo, qual non mando pensando ne stima redatta dagli ingegneri Bernardino Lona-
debba havere il medesimo. Che quando non l’a- to39 e Vincenzo Seregni il 22 gennaio 156540:
vese v.s. avisa che gli le mandaria subito. La “Ho condotto sopra il sitto che si vorrebbe per
sustanzia a di esser secondo quela proportione di ampliare il palazzo di sua santità il signor Philip-
longheza et alteza che se indicarà esser apposito. po Serbelloni, messer Vincentio ingegnere et
Si a di comporre uno modo honesto di farla di maestro Bernardino Lonato parimente ingegne-
vivo che sia bella et ampia ma non pasare tanto re, perché si deliberasse qual parte li fosse biso-
avanti che non se fuse né per veder la concluxio- gno che fosse della chiesa di Santo Carpoforo,
ne, né l’opera facta, ma atacarsi a l’onesto con acciò si potesse estimare per esseguire nel resto
buona resolutione e mandarne quanto prima una la mente di v. s. ill.ma et siamo restati in conclu-

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7. Giovanni Paolo Bisnati (?), Facciata
del palazzo di Tommaso Marino in
Porta Nova, Milano, XVII secolo (ASCMi,
Raccolta Bianconi, Tomo I, p. 25).

sione mettere detto sitto in dissegno gionto al notaio Alticonte Caimo nel giugno del 1565,
pallazzo sudetto, per giudicare poi quello acco- andato perduto43. L’indicazione di questo atto è
moderà meglio et sarà bisogno havere. Il che contenuta in un inedito accordo, rogato il gior-
fatto subito si estimerà et sa na darà aviso a v. s. no successivo, per la costituzione della società
ill.ma alla quale mandarò ancora detto sitto des- fra i lapicidi impegnati nell’impresa44: Michele e
signato perché lo possi visuare alla santità sua”. Andrea Scala45, Cristoforo Monte46, Michele
Le stime autografe allegate, rintracciate a Rotula, Girolamo Biffi47 e Martino da Vimercate48
Milano e Roma in tre diversi archivi, rappresen- si impegnano infatti “fieri fatiendi seu costruendi
tano così una conferma dell’effettiva presenza di partem anteriorem pallatii sitam in porta Nova,
Seregni quando il progetto è ormai approvato. parrocchia S. Eusebi Mediolani, sanctissimi
Presenza confermata da altri inediti contratti per domini d. nostri Pape Pii Quarti” per sei giorni
la facciata rogati nel giugno dello stesso anno e alla settimana per quanto “li sarà comisso per
nel febbraio 1566. magistro Vincentio”. Nell’atto questo ultimo
Nell’agosto del 1565 all’arcivescovo di Mila- nome è cancellato e il Seregni non compare fra i
no, prossimo a giungere nella sua sede per cele- testes sebbene sia rogato nei locali della fabbrica
brare il sinodo provinciale, Pio IV offre il suo del Duomo.
palazzo, ma Albonese così consiglia il Borro- In precedenza, nel febbraio dello stesso anno
meo41: “Perché il palazzo di sua santità si ritrova i maestri Alberto da Marchirolo e Gasparino da
per la fabrica che se gli fa imbarazzo di materie Carona s’impegnano, alla presenza dello stesso
et altre cose, per questa causa si potrà excusare v. Seregni, a fornire il materiale – pietra di ceppo –
s. ill.ma di non alloggiarvi et vi si potrano acco- necessario al rivestimento della facciata. Altri
modare qualche vescovi con il mobile che vi sta lavori riguardano il possibile ampliamento del
dentro del signor Cesare Gonzaga”. palazzo verso San Carpoforo, secondo un “desi-
Il Borromeo preferendo alloggiare nell’ap- derio” espresso sia da Pio IV sia dal cardinale
partamento in arcivescovado si scusa con il car- Carlo, finora impediti, come abbiamo già visto,
dinale di Como (a Roma presso Pio IV)42: “Io dall’opposizione dei rettori di quella chiesa.
non mi sono voluto della casa di sua santità per Le opere al primo ordine della facciata, con-
mia habitatione parte perché si trova molto dotte abbastanza celermente, sono inevitabil-
impedita per le fabriche che non si fanno e parte mente interrotte alla morte di Pio IV avvenuta il
perché dovendosi far spesse congregazioni et 6 dicembre 1565, come documenta un successivo
attioni che spettano alla celebratione di questo atto tra gli stessi lapicidi datato 6 febbraio 156649:
concilio è necessaria la vicinanza del Duomo, e la confessio per il pagamento ai cinque artisti di
così ho eletto per migliore il ridurmi nell’Arci- 1723 lire a completo saldo delle opere realizzate
vescovado”. nella facciata dell’edificio: “adaptaverint lapides
I lavori citati in queste ultime due lettere et opus perficerint [...] que posita fuerunt in fron-
riguardano quindi la facciata su via Brera secon- tespitio ipsius pallatii et per modum et formam
do il contratto di pacta et conventiones, rogato dal pro ut ordinatum fuit predictum Serenium”.

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8. Giovanni Paolo Bisnati (?), Collegio de’
Ss. Dottori, Milano, XVII secolo, (ASCMi,
Raccolta Bianconi, Tomo I, p. 12 r).

Il 1565 sembra essere dunque l’anno fonda- Castello di Milano. Ma nessuna di queste opere
mentale per la ricostruzione del fronte sulla con- verrà realizzata secondo il modello iniziale e le
trada di Brera nelle forme documentate dall’im- indicazioni fornite dall’ingegnere del Duomo.
magine dell’Archivio Fotografico: nel gennaio La formazione del maestro Vincenzo è inte-
Bernardino da Lonate e Vincenzo Seregni stima- ramente legata alla Cassina del Duomo milanese,
no alcune case e terreni necessari alla nuova fab- e non è certamente casuale che, ingegnere ormai
brica; in febbraio è acquistata la pietra di ceppo, affermato con committenze anche papali, riman-
nel giugno i lapicidi Michele e Andrea Scala, ga sindaco della Scuola dei Quattro Martiri
Martino da Vimercate, Michele Rottola, Gerola- Coronati, la confraternita che raccoglieva i lapi-
mo Biffi e Cristoforo Monte accettano di realiz- cidi e gli scultori di questo cantiere, come a testi-
zare la fronte del palazzo, lavori saldati nel feb- moniare la vera natura della sua formazione arti-
braio dell’anno successivo e stimati dal Seregni. stica. Diventa ingegnere secondo una prassi
quattrocentesca, ma ancora consueta per la
Vincenzo Seregni e Galeazzo Alessi prima metà del Cinquecento, ed è l’ultimo di
Seregni è quindi il responsabile del cantiere di questa tradizione, proponendosi come il primo
palazzo Medici ed è anche l’autore dei quattro fra gli architetti milanesi ad accogliere le novità
disegni mandati a Roma nell’ottobre del 1562 a unendo a regole consolidate una discreta abilità
Giovanni Battista Serbelloni, vescovo di Cassa- progettuale e grafica.
no e castellano di Castel Sant’Angelo, e conser- I quattro disegni di progetto per palazzo
vati tra i fogli del codice 251 inf. della Bibliote- Medici conservati all’Ambrosiana sono senza
ca Ambrosiana di Milano. dubbio un’“invenzione” di Seregni52 – facilmente
Ma, sebbene troppi documenti sembrino riconoscibili sono l’autografia, la semplicità gra-
attribuirgli il disegno del fronte, il riscontro tra il fica e compositiva, la ripetizione seriale degli ele-
lacerto di architettura visibile dall’unica immagi- menti –, ma i fogli non corrispondono a quanto
ne fotografica del palazzo e i disegni inviati ci venne poi realizzato, documentato da un’unica
porta inevitabilmente a pensare che i suggeri- immagine fotografica (ill. 6) e dai rilievi prece-
menti di Alessi e Gabrio, o di altri personaggi, denti la demolizione dell’edificio. Le due varian-
siano stati positivamente accolti. Vincenzo è in ti proposte rappresentano quindi una prima idea
questi anni il vero responsabile delle fabbriche successivamente mutata sia in pianta, riducendo
milanesi dei Medici-Borromeo: nella ricostruzio- l’estensione della facciata53 e avanzando il corpo
ne del Seminario Maggiore, nel palazzo dei Giu- centrale (più alto), che in alzato, nella partitura
reconsulti50, per “dessignare la fabrica del palazzo architettonica e negli elementi decorativi.
di San Graciano” ad Arona, nell’adattamento del Lo schema architettonico poi realizzato è
tabernacolo di Pirro Ligorio; inoltre è in contat- senza dubbio un preciso riferimento a palazzo
to con Filippo Serbelloni per il quale è ingegne- Marino (ill. 7) – anche la proposta di Seregni,
re in alcune proprietà fondiarie51, e con Fabrizio oltre a semplificare, nel primo ordine, i fronti
Serbelloni per i lavori di fortificazione del esterni di palazzo Te, guardava al palazzo di

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Alessi –: l’articolazione delle aperture deriva dal Seregni nell’utilizzo rigido e senza risultati plasti-
secondo e terzo ordine dell’Alessi, identica è la ci dell’ordine dorico, con base di tipo attico e fre-
doppia fascia basamentale con specchiature, gio liscio, e nella sovrapposizione dorico-ionico
simile il rapporto tra ordine architettonico e anche se ottenuta con lesene rastremate con basi
aperture, identici i rapporti nella trabeazione senza toro inferiore. Nel f. 21555 che, nel verso,
dorica (qui la base della semicolonna è attica e rivela anche il destinatario – “Al reverendissimo
l’architrave non è bipartito). L’effetto di questo signor vescovo di Castello di Santo Angello a
primo ordine appare tuttavia più rigido, meno Roma [Giovanni Antonio Serbelloni]” –, le aper-
plastico, più “corretto” nell’uso degli elementi. ture del secondo ordine presentano alternativa-
La fascia del basamento corrisponde solo in mente timpani spezzati con volute e triangolari
parte a quanto disegnato da Seregni, differente è, al cui interno sono disegnati motivi decorativi
infatti, il numero di aperture inquadrate da semi- che rappresentano angeli, stemmi, fauni,
colonne; il trattamento a leggero bugnato della mascheroni… Il secondo prospetto (f. 21656) è
superficie – 17 corsi nel f. 216 e 16 corsi quelli meno curato del precedente: manca l’ombreg-
realizzati – è simile a quanto realizzato nel palaz- giatura del primo ordine, la prima campata
zo dei Giureconsulti (ill. 8) e nel perduto palazzo destra è “corretta” da una pezza inserita, il cor-
Cicogna. La varietà, gli interessanti apporti inno- nicione non presenta mensole e il disegno del
vativi nelle aperture, la ricercata fusione fra scul- bugnato è semplificato.
tura e partitura architettonica trovano invece Le proporzioni e le dimensioni che il Seregni
molti più riscontri nelle opere dell’Alessi che in indica nel f. 215 (ill. 10) – 98 braccia57 di lun-
9. Vincenzo Seregni, Mausoleo del Conte, quelle del milanese Seregni, a cui viene rimpro- ghezza e 25 di altezza (confrontabili con quelle
San Lorenzo, 1556, Milano (ASMi). verata proprio questa incapacità54. alessiane per il Marino) – non corrispondono ai
10. Luca Beltrami, ridisegno della parte L’adozione di un lessico alessiano e la com- rilievi ottocenteschi del sito: la facciata realizza-
centrale del f. 215 e di un frammento del presenza in alcuni cantieri di questi due artisti ha ta è di circa 47 metri contro i circa 58 del dise-
f. 216 (L. Beltrami, Il palazzo di Pio IV
in Milano, in “Archivio Storico dell’Arte”,
suggerito un loro connubio artistico. Al reperto- gno. Inoltre l’altezza di 25 braccia non corri-
1889, p. 4). rio del milanese manca infatti la ricchezza lin- sponde a quella del cortile di palazzo Marino
guistica e sintattica. La compresenza di ortodos- sebbene il numero di aperture presenti e il por-
sia e gusto per le novità, la capacità di fondere tale a colonne binate trabeate siano analoghi alla
architettura e decorazione, solo in parte accen- fronte verso piazza San Fedele.
nati nelle aperture della rinnovata fronte di San La rigidità e l’applicazione della norma sem-
Giovanni in Conca progettata un decennio più brano essere contraddette dai progetti per il por-
tardi. A Saronno, a Corbetta, a Garegnano, a tale di ingresso, disegni che comunque rivelano
Milano, nei diversi mausolei a Gallarate, Milano, una difficoltà e un’incertezza nell’aggiornare il
(ill. 9), Monza, Seregni non rivela nessuna ansia proprio linguaggio all’importanza del commit-
di rinnovamento, anzi. tente. Lo stemma del f. 21758, identico a quanto
Nei fogli dell’Ambrosiana appare tuttavia evi- già rappresentato nei ff. 215-217, è veramente
dente l’estrema coerenza formale espressa dal un’invenzione frutto di un’abile mano nel dise-

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11. Milano, casa degli Omenoni (palazzo gno delle figure femminili che, su quattro diver- che supera la quota della zoccolatura ed è con-
diLeone Leoni), fronte principale (Milano, si livelli, inquadrano lo stemma della famiglia trapposta al vestibolo interno a forma ovale,
Archivio Storico Fotografico).
Medici; risultato forse giustificabile da una stret- tracciato a matita nello stesso foglio.
12. Milano, casa degli Omenoni (palazzo ta collaborazione con pittori o scultori che ope- Una planimetria precedente la distruzione di
di Leone Leoni), cortile interno (Milano,
Archivio Storico Fotografico).
ravano all’interno del cantiere del Duomo59. Non palazzo Medici, poi Castelbarco, Simonetta
è facile trovare riferimenti a quanto proposto (1864) ci rivela anche l’impianto, organizzato
soprattutto per la scala degli elementi: si tratta, intorno a un cortile quadrato, con un profondo
credo, di un “fuori-scala”, un ingrandimento di portico eptastilo sul lato opposto all’androne,
elementi decorativi sovrapposti a un impianto probabilmente delle colonne in marmo mischio
architettonico già ben sperimentato negli archi (pietra d’Arzo) trabeate come nel cortile del
trionfali eretti in occasione delle entrate di Carlo palazzo di Leone Leoni. Il fronte verso il giardi-
V e del principe Filippo. no, articolato da due modeste ali laterali, non
Il portale disegnato nel f. 21460 richiama nel denuncia nessuna partizione architettonica. In
gioco concavo-convesso della fronte e della pianta, la facciata sulla via Brera presenta nella
scalinata, cui corrisponde un atrio a pianta parte centrale il ritmo già osservato nell’imma-
ellittica, e nell’utilizzo di colonne a bugne alcu- gine fotografica, con quattro aperture finestrate
ni motivi genovesi come la Porta del Molo o e il portale d’ingresso. Le due ali simmetriche e
l’atrio del palazzo di Nicolosio Lomellino, ma arretrate sono raccordate con forme curvilinee
rimane nel suo genere un unicum nella produ- alla parte centrale e terminano con un raddop-
zione e negli schemi dei portali di ingresso. A pio dell’elemento (pilastro-colonna); a sinistra,
differenza della proposta disegnata per i due verso la chiesa di Sant’Eusebio, è disegnato un
prospetti e ripresa nel f. 217, qui l’inchiostro locale quadrato coperto da una cupoletta emisfe-
cambia di tonalità, il motivo della decorazione rica, mentre sul lato opposto, verso via dei Fiori,
è confinato nel timpano centrale e nei termini troviamo le ampie scuderie e la cavallerizza.
del secondo ordine, con elementi già utilizzati Tra le proposte del Seregni (e le opere della
per il palazzo dei Giureconsulti. L’elemento del sua lunga attività) e il primo ordine della faccia-
portale avanza leggermente rispetto al profilo ta esiste quindi uno scarto di linguaggio e di cul-
del fronte: alla coppia delle semicolonne tra- tura architettonica che fa dubitare anche in pre-
beate succede una nicchia semiellittica e l’in- senza di nuovi e importanti documenti, che atte-
gresso è inquadrato da colonne libere. Questa stano la sua presenza nel cantiere della facciata,
progressione nel profilo degli elementi archi- di una completa attribuzione dell’opera al mila-
tettonici è accompagnata dalla particolare nese, né credo sia sufficiente affermare che Vin-
forma convessa della scalinata a pianta ellittica, cenzo Seregni si stesse “esercitando sui modi

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13. Galeazzo Alessi, Santa Maria presso nel sepolcro del padre in San Giovanni in Conca.
San Celso (BAMi, S 149 B sup. f. 2). Qui viene ricordato come scultore e architetto,
responsabile del cantiere del Duomo, invitato da
Pio IV a Roma per la fabbrica di San Pietro; è cita-
to il palazzo del collegio dei Giureconsulti, ma
non vi è alcun accenno a palazzo Medici62.
Il costante richiamo all’Alessi trova supporto
anche nella presenza nei cantieri di palazzo
Marino, di Santa Maria presso San Celso (ill.
13) e di San Barnaba degli stessi lapicidi respon-
sabili dell’esecuzione della facciata, allontanati
dal Duomo proprio perché impegnati in altre
fabbriche.

“Un lungo letargo”


Le letture parziali tentate sugli anni che prece-
dono il definitivo avvio dell’“Età dei Borromei”
non sono ancora riuscite a descrivere un profilo
dei personaggi legati a Pio IV e che, anche se
con sfumature diverse, determinano scelte deci-
sive per il contesto milanese sino al primo Sei-
cento. Gli intrecci milanesi a Roma, arricchiti
dell’Alessi”61. La differenza tra la sintassi e gli dalla presenza di Carlo e Federico Borromeo63,
elementi dei disegni dell’Ambrosiana e quanto e Marco, Annibale e Gabriele Altemps64, dai ric-
viene realizzato è troppo evidente ed è estraneo chi scambi culturali e politici con le altri corti,
ai modi espressivi fino ad allora utilizzati dal dai matrimoni delle sorelle di Carlo, Camilla e
Seregni: in primo luogo la ricchezza della deco- Ortensia, con Cesare Gonzaga e con Annibale
razione, estranea al tradizionale sintetismo mila- Altemps (personaggi ai quali non è possibile
nese, le semicolonne scanalate, la fronte non non associare Tommaso Marino, depositario
rettilinea ma con la parte centrale più avanzata e generale della Camera apostolica, che acquista
raccordata morbidamente, la scelta di semipila- nel 1557 dal cardinale Ricci il palazzo Sacchet-
stri in luogo delle semicolonne negli angoli, il ti-Sangallo in via Giulia con tutto il suo straor-
fregio con mutuli, i triglifi che si trasformano in dinario contenuto archeologico), rimangono
mensole, patere circolari a rosette e bucrani, solo sullo sfondo della storia del palazzo di
festoni con burloni (?), teste femminili ioniche Brera, apparentemente lontani dalla sua rico-
(molto vicine a quelle di San Barnaba) sugli assi struzione. Determinanti appaiono invece le per-
delle aperture ovali e teste di ariete come men- sonalità dei cugini Serbelloni65, Giovanni Batti-
sole per l’architrave delle aperture. Una capacità sta, Giovanni Antonio, Gabriele, Fabrizio e
inventiva solo accennata nelle contemporanee Filippo, al servizio dapprima degli interessi del
opere alessiane e in quelle pellegriniane, e in Medeghino, poi di Pio IV66: Gabrio Serbelloni,
alcuni elementi del cortile del contemporaneo capitano delle guardie papali, Fabrizio67, assolto
palazzo degli Omenoni (ill. 11 e 12). nel 1565 per le distruzioni compiute ad Avigno-
Rimane comunque evidente la ricerca di ne durante la violenta repressione degli Ugo-
Seregni, nelle architetture per i Medici-Borro- notti, Giovanni Battista, castellano di Sant’An-
meo, di un linguaggio fondamentalmente rinno- gelo, impegnato nelle opere di fortificazione del
vato e aggiornato, piegandosi così a questa par- Borgo, e infine Filippo, suo procuratore a Mila-
ticolare committenza; un linguaggio che abban- no per i cantieri del mausoleo del fratello o del
donerà quasi subito nel cantiere della certosa di nostro stesso palazzo.
Garegnano in cui riproporrà la rigida ripetizio- A Roma, Pio IV sembra affidarsi ad artisti dif-
ne di elementi seriali e geometrici nella scansio- ferenti per le sue opere68: Pirro Ligorio da Saler-
ne delle superfici del cortile di ingresso. I due no e Sallustio Peruzzi sono contemporaneamente
episodi promossi da Pio IV segneranno tuttavia impegnati per il Borromeo e per la sistemazione
l’intero giudizio storiografico sulla sua lunga del palazzo Apostolico, del Belvedere, del Casino
attività, sebbene i suoi progetti vadano interpre- e per le fortificazioni di Avignone; Michelangelo
tati più come tentativi di mostrarsi aggiornato è ancora impegnato in diversi cantieri69; Antonio
che il risultato di una ricerca di una “modernità” da Treviso è indicato come architectus delle
in grado di rinnovare la tradizione milanese. acque; Giovanni “aliter Nanni de Lippi” è paga-
C’è un’altra prova, anche se poco significativa, to per le fatiche e il disegno della porta del Popo-
della non completa attribuzione dell’opera a Vin- lo e al Belvedere, mentre Antonio Labacco e i
cenzo: il lungo epitaffio che il figlio Vitruvio pone Vignola compaiono ancora nei Mandati delle

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fabbriche camerali. Il comasco Bartolomeo Bul-
gari e Sigismondo Gallerati realizzano straordi-
nari gioielli donati a personaggi della corte spa-
gnola; l’opera di recupero della statuaria per il
Belvedere è affidata a Niccolò Longhi, Nicola da
Brescia, Guglielmo e Tommaso della Porta, Raf-
faele da Sangallo; Giovanni Lanterio coordina
gli investimenti immobiliari; Giovanni Antonio
de Rossi70 e Giovanni Federico Bongiovanni
incidono le medaglie delle nuove imprese avvia-
te dal papa; Daniele da Volterra, Federico e Tad-
deo Zuccari, Francesco Salviati, solo per indicar-
ne alcuni, affrescano le stanze di diverse residen-
ze, tra cui anche l’appartamento del cardinale
Carlo Borromeo. Di fronte a un entourage roma-
no così complesso e ricco di realizzazioni, è ine-
vitabile domandarsi perché Pio IV scelga di affi-
darsi a un magister come Vincenzo Seregni così
profondamente segnato dalla tradizione lombar-
da e incapace di rinnovare il contesto architetto-
nico milanese.
Profondamente diversa appare invece la cul-
tura artistica che richiama a Milano artisti “stra-
nieri” grazie alle numerose commissioni, forse
più attente alla fastosità decorativa e ai temi “alla
moda” che all’originalità dei soggetti, e che ritro-
viamo applicata ai cristalli di rocca, alle armatu-
re, ai bronzi e agli argenti71.
Se le fondamentali riforme di carattere reli-
gioso e i suggerimenti del nipote Carlo sono
puntualmente ratificati con bolle papali72, la pre-
senza a Milano di Pio IV73 si concretizza, invece,
solo nel mausoleo dei fratelli Giovanni Giacomo
e Gabriele nel Duomo, affidato per la statuaria a
Leone Leoni (ill. 14 e 15)74, in una donazione
per il nuovo palazzo del collegio dei Giurecon-
sulti75, nel dono della Pace di Pio IV e del ricicla-
to tabernacolo (ill. 16) (precedentemente ideato
14. Leone Leoni, Mausoleo Medici, da Pirro Ligorio per Paolo IV Carafa) per la cat-
1563-64, Milano, Duomo (Fototeca AFDMi). tedrale milanese. Non è necessario sottolineare
15. Mausoleo Medici, XVI secolo (London, l’importanza, per la chiesa lombarda, delle rifor-
Victoria and Albert Museum). me avviate dal Medici, ma l’interrogativo riguar-
da l’atteggiamento della committenza papale
nella città natale che si rivela, al contrario, estre-
mamente modesta, uniformandosi ai caratteri
locali così felicemente espressi da Vincenzo
Seregni. Al contrario, è proprio negli anni di Pio
IV che si verifica il cambiamento di mentalità e
di gusti, di prassi e linguaggi espressivi tale da
determinare una rottura, successivamente regi-
strata in maniera definitiva con il “romano” Pel-
legrino, assoluto protagonista della scena mila-
nese dal 1567.
Il panorama degli architetti-ingegneri milane-
si76 non offriva altre alternative al Seregni a ecce-
zione dei modesti Giovanni Francesco Sitone,
chiamato in Spagna nel febbraio 1566, e France-
sco Pirovano, nominato ingegnere della Regia e
Ducale Camera nel giugno dello stesso anno,
mentre appare ancora poco chiarita la presenza a

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14. Pellegrino Tibaldi, Progetto per la modo che non sono per haver bisogno dell’ope-
sistemazione del tabernacolo di Pio IV, ra sua per sei mesi a venire. Per beneficio adun-
1567 (ASCMi, Raccolta Bianconi, Tomo
II, p. 39 v). que di queste fabriche sarà servita vostra signo-
ria illustrissima excusarlo, com’ho detto, et
ordinarli che non si parti di qua senz’altro aviso
suo et che attenda a queste imprese con la dili-
genza et sollicitudine che suole nelle cose sue”79.
A Milano la modesta committenza papale
sceglie quindi di affidarsi a un artista conosciuto
e alleato delle maestranze milanesi, suggerito dai
fidati agenti-nipoti, e non impone nessuna svol-
ta innovativa pur in presenza di un così ricco
contesto romano. Pio IV sembra apprezzare
soprattutto le indicazioni di natura pratica con-
tenute nella lettera di Seregni allegata al proget-
to e datata 8 ottobre 1562, “alteze, longheze e
largheze [?] muralie, faciate et altro, salvo che
dice che vole la faciata sia opera ampia, magna-
nima et bela”, preferendo, secondo quanto scri-
ve Gabrio Serbelloni, “la conformità dell’usanza
dela qualità della fazada e strada, e grandezza e
alteza et secondo la natura dila comodità delle
prede e hanco si misurerà di fare cosa che si posa
presto vedere perfecta”.
Al contrario Carlo Borromeo punta su Pelle-
grino Tibaldi che, dall’agosto del 1563, saltua-
riamente risiede a Milano suo ospite, e al quale
affida, oltre a opere non riconosciute80, la costru-
zione del collegio di Pavia, il rinnovamento del-
l’appartamento arcivescovile – secondo un dise-
gno inviato da Roma –, e il progetto della cap-
Milano di Francesco Paciotto77, a Madrid nel pella per il fratello Federico in Santa Maria
1562, e dal 1567 impegnato come capitano dell’e- Podone81.
sercito e regolarmente stipendiato dall’Offitio delle L’ancora irrisolta vicenda del palazzo papale
Munitioni e dei Lavoreri della Camera milanese. costituisce comunque per la cultura architetto-
Neppure il monumento ai fratelli Medici, nica milanese un episodio di disorientamento, di
estraneo ai modelli milanesi, ma realizzato uti- riflessione sulle proprie continuità e le nuove
lizzando un lessico architettonico affine e in “invenzioni”; il risultato appare forse meno
ogni caso, non in grado di rappresentare nessu- estraneo di altri episodi lasciando intravedere un
na “svolta”, sembra suggerire il nome del suo atteggiamento di ragionevole compromesso tra
autore (Vasari lo ricorda come un’idea di Miche- la rigidità dell’impianto e la ricchezza formale
langelo, mentre Leone Leoni, già a Milano dal del linguaggio adottato, giustificato da fasi e
1542, rappresenta una scelta quasi obbligata per autori diversi.
la statuaria in bronzo); Seregni e Galeazzo Ales-
si si avvicendano nella eclettica rivisitazione del Epilogo
palazzo con portico e torre nel palazzo dei Giu- Pio IV muore nel dicembre del 1565; nel 1567
reconsulti; i progetti per il Seminario Maggiore Giovanni Battista Archinto denuncia Filippo
del Seregni rivelano incertezza e l’assoluta man- Serbelloni per il mancato pagamento “pretii
canza di modelli di riferimento, mentre l’unica domus ipsius domini Johanni Baptiste danda ad
novità è l’arrivo “per ordine del papa” a Pavia, laute hedificandum palatium nunc ceptum”82;
già dall’estate del 1563, di Pellegrino Tibaldi. nell’aprile del 1568 viene denunciato un furto di
Perché dunque non affidarsi a Pellegrino piante di limone nel giardino del palazzo, segno
Tibaldi che è contemporaneamente protagoni- del suo completo abbandono.
sta in altre “fabbriche” papali non meglio speci- Nel 1587, la decisione di apparire con una
ficate78 come documenta una lettera di Tullio immagine pubblica in grado di riflettere la rico-
Albonese che, nel maggio 1564, chiede al Bor- stituita forza economica inducono Pirro I Viscon-
romeo di giustificare le assenze del Tibaldi: “Lo ti Borromeo di Brebbia ad affittare il palazzo
excusi con Sua Santità per l’obligo qual dice Medici e ad affrontare nuovi lavori. La commit-
tener delle sue fabriche, alle quali, come mi ha tenza Visconti sarà protagonista anche della tra-
detto, debba haver lasciato buon ordine et in tal sformazione della proprietà di Lainate e dell’ac-

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quisto di due altri edifici carichi di valore simbo- a man sinistra et quattro a mano dritta con suoi
lico: la villa Pliniana sul lago di Como nel 1590 solari sino al tetto. Al qual tutto sedime cohe-
e il palazzo Arrigoni in Monforte nel 159683. Un renzia da una strada di Brera da l’altra la cura di
more nobilium che trasformerà Pirro in mecenate Santo Eusebio in parte et in parte la signora
e collezionista, alieno ai caratteri dell’aristocra- Giustina Belgioiosa, dall’altra la chiesa di San
zia milanese. Carpoforo, dall’altra il signor Giovanni Battista
La lunga stima autografa datata 13 feb- Archinto85”.
braio1588 di Lelio Buzzi, sottoscritta da Martino Riottenuta la proprietà, gli eredi Medici,
Bassi e Giovanni Ambrogio Alciati, descrive i residenti a Frascarolo, l’11 novembre 1610,
lavori realizzati nel palazzo84; Martino Bassi com- dopo la dispensatio dall’Ospedale Maggiore di
pare come il progettista dei lavori realizzati nel Milano, al quale la proprietà era legata dal
1587, confermando lo stretto legame con la com- “fideicomisso felicissimae recordationis Pii
mittenza Visconti documentato dai progetti con- Quarti ponteficis maximi”, cedono definitiva-
servati alla Biblioteca Ambrosiana. Giovanni mente il palazzo alla famiglia Simonetta86.
Ambrogio Alciati rappresenta invece la contro- Nei fondi dell’Archivio Storico del Comune
parte – l’impresario Luigi Crena – cui vengono di Milano87 è conservata la ricca documentazione
contestati i lavori, mentre Lelio Buzzi è una sorta relativa agli ultimi passaggi di proprietà nel seco-
di arbitro, curando gli interessi della proprietà lo XIX: nel 1864 i fratelli Castelbarco Visconti
Medici, estranea ai lavori, intrapresi in modo Simonetta cedono l’edificio a Pietro Gonzales,
autonomo da Pirro Visconti. che si dimostra interessato alle richieste di demo-
Nel 1600 al marchese Ferdinando Medici, lizione da parte del Comune per il riallineamen-
figlio di Livia Castaldi e Gian Giacomo II Medi- to dell’asse stradale. All’iniziale demolizione
ci, per la complicità con il fratello Giovanni Bat- della chiesa di Sant’Eusebio farà infatti seguito
tista in un omicidio, sono confiscati tutti i beni, quella dell’intero palazzo.
tra i quali si trova ancora: “Sedimen unum seu La lunga trattativa tra il proprietario e il
pallatium magnum situm in soprascripta porta et Comune, arricchita da numerose varianti di pro-
parrochia quod est cum magna curia in antispi- getto, non prevedeva infatti la ricostruzione del-
cio et porticum magno ac celebri cum columnis l’edificio, ma solo un suo arretramento lungo via
sex coloris mixti marmoreiis ac salis magnis duo- Brera per eliminare la strettoia esistente con
bus in terra ac cameris illis salis inservientibus a l’angolo delle scuole verso la chiesa di Santa
manu sinistra quinque, a manu vero sinistra [sic] Maria. La possibilità di ricavare un maggiore
quattuor, giardino grande con un giardinetto profitto dalla vasta area occupata dal palazzo e
piccolo contiguo, corte della cucina con la cuci- dal giardino e la necessità – manifestata in segui-
na et doi lochi, tutti in terra, canepa, stalla et to alla demolizione della porta Beatrice e allo
corte di stalla, tre stalle. Verso strada in terra sviluppo del nuovo quartiere di via Solferino – di
altre tre camere con suoi superiori piccoi, canti- ampliare maggiormente il percorso di via Brera
ne sotterranee n° quattro in volta. Di sopra un determinavano così la sua completa demolizio-
sallone con sei camere inservienti a detto salone ne, avviata dal 1865.

Abbreviazioni. ASV: Città del Vaticano, 2. Cfr. I. Giustina, Un inedito progetto di dia e Spagna, Atti del convegno (Menaggio filo dell’architettura milanese (1535-1565),
Archivio Segreto Vaticano; AFDMi: Mila- Francesco Maria Richino e alcune precisazioni 1993), Milano 1995. in Omaggio a Tiziano. La cultura artistica
no, Archivio Fabbrica del Duomo; sulle vicende del palazzo Monti Sormani a milanese nell’età di Carlo V, Catalogo della
ASDMi: Milano, Archivio Storico Dio- Milano, in “Palladio”, 16, 1995, pp. 47-48. 5. J.S. Ackerman, Le regioni dell’architettu- mostra (Milano 1977), Milano, 1977, pp.
cesano; ASCMi: Milano, Archivio Stori- ra italiana rinascimentale, in H. Millon, V. 116-117.
co Civico; ASMi: Milano, Archivio di 3. L’inedito documento, datato 4 settem- Magnago Lampugnani (a cura di), Rina-
Stato; ASRm: Roma, Archivio di Stato; bre 1555 e relativo all’assunzione di due scimento da Brunelleschi a Michelangelo. La 7. Cfr. anche BdAMi, Fondo Beltrami, RB
BAMi: Milano, Biblioteca Ambrosiana; maestri da parte degli appaltatori, sarà rappresentazione dell’architettura, Catalogo B III 20. Tra le opere di Vincenzo Seregni
BdAMi: Milano, Biblioteca d’Arte; oggetto di un prossimo studio: “quod della mostra (Venezia 1994), Milano ricordiamo quelle a Milano (Duomo,
BTMi: Milano, Biblioteca Trivulziana infrascripti magister Abondius de Verte- 1994, p. 341. 1534-67; San Lorenzo, mausoleo Del
mate et magister Franciscus de Chioc- Conte, 1550-59; San Maurizio, sepolcro
chis conduxerint ab ill. et m.ce iurecon- 6. L. Beltrami, Il palazzo di Pio IV in Mila- Carretto, 1551; Santa Maria presso San
1. C. Torre, Il ritratto di Milano diviso in sulto et ex.mi senatus Mediolani preside no, in “Archivio Storico dell’Arte”, 1889, Celso, 1555-63; monastero di Sant’Am-
tre libri, Milano 1714, p. 270. Cfr. inoltre d. Petro Paulo Arrigono fabricantur ac pp. 57-65. Fondamentali anche i saggi brogio, 1556; San Vittore al Corpo, 1559-
S. Lattuada, Descrizione di Milano, V fabricandi vel operum sedimem seu pal- dello stesso Beltrami, Disegno dell’architet- 67; palazzo dei Giureconsulti, 1561-67;
tomo, Milano 1738, p. 260: “L’altro latii unum extra portam Orientalem to Vincenzo Seregni per il palazzo di Pio IV Santa Marta, cappella Visconti, 1561;
[palazzo] poi è al presente del signor Mediolani videlicet in contrata appellata in Milano, in “Edilizia Moderna”, 1, Castello Sforzesco, 1565; palazzo Medici,
conte Antonio Simonetta [...] che oltre ai ut vulgo dicitur in Monforte”. 1899, pp. 7-9; P. Mezzanotte, La casa dei 1564-66; Seminario di Porta Orientale,
pregiatissimi quadri, ch’egli tiene nella Medici di Nosiggia e il palazzo di Pio IV in 1565-67; San Giovanni in Conca, 1571-
sua casa, ha formata una libreria adorna 4. Leone Leoni è a Milano dal 1542 quan- Milano, in “Rassegna d’Arte”, 1914, pp. 83; Certosa di Garegnano, 1574-92;
de più ricercati volumi [...] e tal palazzo do riceve il primo incarico come incisore 138-144; A. Vianello, La casa avita di Pio monastero di Santa Maria della Vittoria,
fu ampliato con incorporarvi un altro, il della Zecca e i ponzoni, i torselli e le pile da IV in Milano, in “Echi di S. Carlo Borro- 1589), a Saronno (Santuario, 1555-68;
quale prima era di Giangiacomo de’ Bernardo Scaccabarozzi, responsabile meo”, X, Milano 1937, pp. 364-366; C. Palazzo Visconti), a Casale Monferrato
Medici fratello del sommo pontefice Pio della Zecca milanese. Per una aggiornata Baroni, Ancora sullo scomparso palazzo (Fortificazioni, 1562), ad Arona (palazzo
IV zio del glorioso San Carlo ed uno de’ bibliografia sul palazzo cfr. M.L. Gatti Medici in via Brera, in “Archivio Storico di San Graziano, 1561) e a Corbetta (San-
primi generali di Carlo V imperatore”. Perer (a cura di), Leone Leoni tra Lombar- Lombardo”, 1940, e A. Scotti, Per un pro- tuario, 1574-80). Inoltre presenta alcuni

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progetti per le Scuole Canobiane, per il 16. Per le ingenti spese si confrontino i milanese documentato dal 1544 al 1561 sita in porta Nova parochia Sancti Eusebii
monastero di Santa Radegonda, per la mandati di pagamento conservati in tra i “praefecti fabrorum seu magistri Mediolani cui coheret ad una parte strata
chiesa di Santa Maria del Castello e per il ASMi, Registri di Cancelleria, XXII, 8, per ingenierii Communis Mediolani”. Non si ab alia predicti domini Roberti et ab aliis
carcere della Malastalla a Milano e per l’acquisto di arredi (circa 800 scudi), per conoscono opere architettoniche e la sua domus marchionis de Melegnano” si tro-
l’Escorial di Filippo II (1572). lavori alla corte e alle stalle, per gli affre- attività è testimoniata da alcune stime per vano in ASMi, Confische, 222.
schi nella camera del principe (334 gli Olivetani di San Vittore o per la fami-
8. Giovanni Giacomo è uno dei tredici scudi); il Giunti appare responsabile glia Trivulzio. È invece autografo il codi- 27. Lettera di Gabrio Serbelloni al fra-
figli di Bernardino Medici e Cecilia Ser- anche degli apparati trionfali (mandato ce della Biblioteca Trivulziana (Cod. Triv., tello Filippo (ASMi, Paddr, 79, 104,
belloni; la sorella Margherita sposerà Gil- di 200 scudi). Cfr. anche ASMi, Potenze 1191) datato 26 giugno 1523 Libro de Roma, 18 novembre 1564).
berto Borromeo, padre di Carlo Borro- Sovrane, 4. Cfr. P.L. De Vecchi, Nota su Benedeto da Massalia traduto per mi a nomo
meo, e il fratello Agosto Barbara Maino. alcuni dipinti veneti per committenti mila- deli amizi che raccoglie diversi aspetti 28. Il termine può essere interpretato in
Cfr. P. Morigia, La Nobiltà di Milano, nesi, in Omaggio a Tiziano…, cit. [cfr. della disciplina di agrimensore: equivalen- due differenti modi: nel senso di marmi
Milano 1595. nota 6], p. 79, e il più recente Bora, Mila- ze relative alle misure, suddivisione di tra loro “diversi”, come avviene nel mau-
no nell’età di Lomazzo..., cit. [cfr. nota 14], beni e proprietà, calcolo della radice qua- soleo Medici nel Duomo, dove le colon-
9. Pagamento di una pietra stimata da pp. 37-56. drata o cubica… Cfr. F. Repishti, “Marti- ne sono di materiali differenti, o nel
Cristoforo Lombardo e consegnata a nus de Laqua ingeniarius et architectus senso di pietra mischia d’Arzo, il cui uso
Stefano Brambilla per i lapicidi che lavo- 17. “Partì di Milano a sette di genaro subscripsi”. Due codici milanesi del Cinque- si stava diffondendo a Milano (mausoleo
rano nel palazzo del marchese Medici 1549 accompagnato da baroni, signori et cento sull’ars mensoria, in “Quaderni del- Archinto nel Duomo, Santa Maria pres-
(AFDMi, Registri, 334, 19 agosto 1555). cavalieri di sua corte specialmente da l’Ateneo di Scienze, Lettere e Arti di Ber- so San Celso, santuario di Saronno).
ASMi, Notarile, 7221, 8 maggio 1559: Francesco Gonzaga Duca di Mantua […] gamo”, 1999, pp. 11-31.
“Magister Stephanus de Brambilla filius andò quella sera a dormire a Marignano 29. I disegni, forse approvati dallo stesso
quondam Iohanni Antonii p. N. p. S. dove fu ricevuto dal marchese Gio Gia- 24. Stima di Giovanni Ambrogio Lando- Pio IV a Milano, vengono inviati a Roma
Bartholomei intus Mediolani et magister como Medici con molte feste et con un ne (ASMi, Notarile, 11914, Milano, 4 set- da Giovanni Battista Rainaldo nel luglio
Giermanus de Putheo filius quondam arco trionfale che per tal effetto con tembre 1559). del 1561.
Gasparis habitator terrae Modoetiae in molte lettere gli era stato rizzato. Il dì
porta Nova ipsius terrae: et uterque seguente partì da Marignano venne a 25. Al documento sono allegati i “Capi- 30. ASMi, Paddr, 79, 98, Milano, 2 giu-
eorum contenti ac se se recepisse et Lodi” (BAMi, Y 173 sup). toli conclusi con Sua Santità per il mes- gno 1563.
habuisse a magnifico domino Iohanni ser Nicolo Vignarcha in nome del
Baptista Serbelono filius quondam 18. Affitto di un sedime e due più picco- magnifico messer Giovanni Battista 31. ASMi, Paddr, 62, 24, s.d.
magnifici domini Iohanni Petri p. N. p. li con i loro edifici, camere, stalle, solai, Archinto suo genero sopra il dare della
S. Andreae ad Pusterlam Novam Medio- corti, giardino e altre pertinenze siti in casetta per commodità del palazzo di sua 32. Gabrio Serbelloni, condottiero mili-
lani ibi presente et qui dedid et solvit parrocchia di Sant’Eusebio tra Battista beatitudine qua in Milano adi 20 di set- tare, autore anche di importanti inter-
nomine et vice illustrissimi et reverendis- Serbelloni a nome di Gian Giacomo tembre 1560. Primo: che appresso la venti come ingegnere militare nelle dife-
simi domini Iohanni Angeli cardinalis Medici da Giovanni da Gallarate a nome porta grande del detto Archinto non si se dell’Ungheria, nella costruzione del
noncupati de Medicis [...] et hoc pro di Catellano da Gallarate (ASMi, Notari- fabrichino stalle né simili habitationi che nuovo forte della Goletta di Tunisi e nei
completa solutione quarum operarum le, 10019, 14 agosto 1540). possano portare incommidità o putredi- lavori per Pio IV a Ostia, Ancona e Civi-
per ipsos magistros Stephanum et Gier- ne a sua casa soggiongendo sua beatitu- tavecchia. Cfr. C. Promis, Biografie di
manum factarum et fieri factarum in pal- 19. ASMi, Notarile, 11914, Milano, 3 dine che di ciò havea dissegno farli verso ingegneri militari italiani dal secolo XV alla
latio praedicti illustrissimi et reverendis- giugno 1547. Copia negli atti di Alticon- S. Carpoforo et di questa servirsene alla metà del XVIII, in “Miscellanea di Storia
simi domini cardinalis sito in porta Nova te Caimo; gli originali in ASMi, Notarile, pollitia del palazzo suo a tal che questa Italiana”, 1875, pp. 208-247; L. Besozzi,
parocchia S. Eusebii Mediolani ad hodie 7910 (notaio Nicola Vignarca). Gli contrada resti monda et netta. 2° che Gabrio Serbelloni nei documenti alla Trivul-
retro: iuxta conventionem factam pro et accordi del 1547 prefigurano una lunga dovendosi ruinare muri communi tra ziana (1527-1566), in “Libri & Docu-
inter agentes nomine praedicti”. battaglia giudiziaria per l’acquisizione questa casetta et la casa grande di detto menti”, 1, 1984, pp. 14-43; Id., Uomini
delle proprietà Archinto, poste verso la Archinto, tutto si faccia et rifaccia a spese d’arme verbanesi alla difesa di Tunisi nel
10. Contratto tra Gian Giacomo Medici chiesa di San Carpoforo. di sua santità et non si costituisca alchu- 1574, in “Verbanus”, 7, 1986, pp. 135-
e il maestro Fabiano Bossi di Gazzalino na servitù a la detta casa grande né per 154; M. Viganò (a cura di), Architetti e
per i lavori alla torre maggiore e ad altre 20. Agrimensore, architetto e ingegnere dispetto né per stillicidi. 3° che le aque ingegneri militari italiani all’estero dal XV
parti della villa rogato da Galdo Lodi in milanese (? - 1550, Milano), figlio di sutterranee quali decorreno dalla detta al XVIII secolo, in “Castella”, 44, 1994,
data 10 novembre 1548. Tra i testes sono Giovanni, documentato dal 1545 al 1550 casa grande in questa casetta se gli dia passim. Secondo Vasari nella disputa tra
registrati Giovanni Battista e Filippo tra i “praefecti fabrorum seu magistri decorso tale che per la destruttione et Michelangelo e Nanni Baccio Bigio è
Serbelloni, e Giovanni Antonio Calvasi- ingenierii Communis Mediolani”. Non reffacione d’essa casetta la detta casa Gabrio Serbelloni che verifica la fonda-
na. Copia del 6 dicembre 1696 di Gio- si conoscono opere architettoniche ma grande non sia priva del solito decorso di tezza delle accuse e “parteggia” per
vanni Battista Della Porta. compare al fianco dei più importanti tal aque né li habbino a restagnare o Michelangelo.
committenti milanesi della metà del Cin- regurgitare nella detta casa grande tutto
11. “Eredem meum universalem […] quecento: è con Cristoforo Lombardo a spese di sua santità. 4° Che si serva nel 33. Giovanni Giacomo Rainaldi è forse da
nomino reverendum d.d. Iohannem Ange- nel 1545 al servizio della Certosa di resto lo instromento et conventioni altre mettere in relazione con Giovanni Battista
lum de Medicis cardinalem tituli Sanctae Pavia, nel 1547 è testimone all’acquisto volte fatte tra la felice memoria del illu- Rainaldi, presidente del Senato milanese,
Potentiane fratrum meum” (ASMi, Nota- di beni per il nuovo palazzo milanese di strissimo signor marchese et del quon- giureconsulto e deputato alla fabbrica del
rile, 10024, Milano, 29 agosto 1558). Gian Giacomo Medici, nel 1550 relazio- dam signor Roberto Archinto rogato dal collegio dei Giureconsulti, che compare
na su alcuni lavori realizzati nella chiesa detto signore Nicolo Vignarcha al quale più volte negli epistolari di Carlo Borro-
12. ASMi, Registri Ducali, 202, ff. 193- del Santo Sepolcro. s’habbi debita rellatione” [firma autogra- meo. Madre dei diversi Serbelloni è Elisa-
194v e 198. Cfr. anche ASMi, Notarile, fa “Pius pp IIII”] (ASMi, Notarile, betta Rainaldi; la figlia di Filippo Serbello-
1018, Milano, 6 maggio 1532: “Franci- 21. Alla redazione dell’atto sono presen- 11914). Le controversie tra gli Archinto ni e Laura Sormani, Ippolita, sposerà il
scus Secundus dux Mediolani [...] magni- ti Andrea de Gana di Induno, Giovanni e i Serbelloni-Medici si ripropongono figlio di Giovanni Battista Rainaldi, Fran-
fico domino Joanni Jacobo de Medicis ac Pietro Mandello, Gaspare de Lucera “ale- ancora nel 1567 e nel 1579, quando si cesco. Cfr. C. Manaresi, La famiglia Serbel-
fratribus ob restitutionem Leuci ac mannus” residenti nella stessa abitazione aggiunge anche una fede del rettore della loni, in Studi in onore di Carlo Castiglioni
Mussi [...] liberamus non solum crimina- di Giovanni Battista Serbelloni (ASMi, confinante chiesa di San Carpoforo prefetto dell’Ambrosiana, Milano 1957, pp.
liter sed etiam civiliter”. Notarile, 7221, Milano, 8 giugno 1559). (ASMi, Notarile, 17255, Milano, 15 set- 361-387.
Altre indicazioni sul palazzo si trovano tembre 1579).
13. Cfr. L. Beltrami, Leonardo da Vinci e gli nella lettera del cardinale Medici al 34. Sebbene in una lettera a Roma data-
affreschi della villa Medici a Frascarolo, in governatore di Milano Giovanni Figue- 26. Accordo e convenzioni fra Roberto ta 26 agosto 1563 Filippo scriva: “Ho
“La Prealpina Illustrata”, 1905, pp. 3-7. roa. “[1558 aprile 2, Roma] credo che Archinto e gli agenti di Gian Giacomo inteso quanto la sua dice del fabricar nel
vostra eccellenza sappi che vivendo il Medici, marchese di Melegnano, rogato pallazo di Sua Santità et così farò”
14. Cfr. G. Bora, Milano nell’età di marchese mio fratello […] me fu tolto di da Nicolò Vignarca il 3 giugno 1547 (ASMi, Paddr, 79, 104).
Lomazzo e San Carlo: riaffermazione e dif- casa nostra in Milano un pezzo di arti- (ASMi, Notarile, 7910) poi ratificato da
ficoltà di sopravvivenza di una cultura, in glieria per mandarla a Novara con pro- Alticonte Caimo in data 8 novembre 1560 35. Le numerose opere si riferiscono a
Rabisch. Il grottesco nell’arte del Cinquecen- missione che sarebbe o restituito o paga- (ASMi, Notarile, 11914). Si parla di una un palazzo posto nella contrada di
to, Catalogo della mostra (Lugano 1998), to” (ASMi, Autografi, 29, f. 191). domuncula e di una domus magnam con Monforte. Il palazzo Arrigoni è l’unico
Milano 1998, p. 39. corte, portico e pozzo. Nell’accordo del che trovo segnalato con questa indicazio-
22. AFDMi, Registri, 336 a, Milano, 19 1547 è presente un maestro Rocco da ne topografica. Ricordo che il palazzo
15. G.B. Albicante, Intrada di Milano di ottobre 1558. Legnano, figlio di maestro Giovanni inge- Arrigoni sarà, con il nostro palazzo
don Philippo d’Austria Re di Spagna. gnere. Indicazioni sull’eredità Archinto Medici, acquistato dai Visconti Borro-
Capriccio d’historia, Venezia 1549. 23. Agrimensore, architetto e ingegnere “domus de Mediolano appellata la casetta meo alla fine del Cinquecento. È meno

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probabile che il riferimento possa riguar- prima visitare il luoco come era conve- 49. ASMi, Notarile, 11916, 20 febbraio 56. BAMi, F 251 inf., n. 216: mm 814 ´
dare il palazzo di Giovanni Battista niente […] et si risolto non voler che si 1566: i lapicidi presenti sono Michele e 342, punta secca, matita, penna e inchio-
Castaldi, marito di Costanza Borromeo, faccia contratto alcuno sopra questo Andrea Scala, Cristoforo Monte, Girola- stro bruno. Il fronte è più basso di circa
che sorgeva in porta Tosa dove oggi si negotio sin tanto che non habbi scritto a mo Biffi e Martino Vimercate: “Cumque un braccio.
trova il palazzo Monti-Sormani. v. s. ill.ma”. L’opposizione dei rettori di ipsi scharpellini adaptaverint lapides et
San Carpoforo sembra bloccare il cantie- opus perficerint circa que posita fuerunt 57. Il braccio milanese corrisponde a
36. ASMi, Paddr, 79, 110, Roma, 18 re per diversi mesi. Nel maggio del 1565 in opere in frontespitio ipsius pallatii et 0,596 centimetri ed è suddiviso in 12 once.
novembre 1564: sul verso si legge “Dal il conte Carlo Belgioioso offre una parte per modum et formam pro ut ordinatum
signor Gabrio Serbelloni per l’ordine della sua casa per l’ampliamento del fuit per predictum Serenium ascendentes 58. BAMi, F 251 inf., n. 217: “Il desegno
della casa di Sua Santità per fabricar con palazzo (BAMi, F 105 inf, f. 361), ma ad summam librarum mille septem cen- della porta di sua santità”, mm 415 ´ 274,
la lettera scrisse magistro Vincentio nell’agosto Albonese annuncia il sospira- tum viginti trium”. Contemporaneo è il punta secca, matita, penna e inchiostro
quando mandò il desegnio”. to accordo con i rettori il cui danno è pagamento per l’incarico di “perficien- bruno. A matita il bugnato è disegnato
valutato in 21.672 lire, 1 soldo e 6 dena- dum pavimentum seu solum sanctissimae anche su una colonna laterale.
37. ASMi, Paddr, 79, 111, Roma, 30 ri versati da Filippo Serbelloni. papae Pii quarti in capela sua Sanctae
dicembre 1564. Mariae Maioris”, – opera poi stimata dallo 59. Altri artisti compaiono nei mandati
41. Tullio Albonese a Carlo Borromeo stesso Seregni e da Filippo Serbelloni. di pagamento della fabbrica del Duomo
38. Lettera di Tullio Albonese a Carlo (BAMI, cod. F 36a, 25 agosto 1565). in questi anni: Giovanni Pietro Sormani
Borromeo in data 14 giugno 1564 50. Sul palazzo si veda la raccolta docu- che realizza nel 1563 alcune immagini
(BAMi, F 104 inf., f. 234): “Per altre mie 42. Carlo Borromeo al vescovo di Como mentaria di Costantino Baroni (Docu- sulla facciata e nel 1566 è pagato per gli
scritte a monsignor Visconti per l’ordi- (BAMi, cod. F 36b, 23 settembre 1565). menti per la storia dell’Architettura a Mila- stemmi di Pio V e un’opera per l’altare
nario passato lo pregai facesse sapere a v. no nel Rinascimento…, cit. [cfr. nota 45]). della Madonna dell’Albero, Giovanni da
s. ill.ma che ritrovandosi la casa in Brera 43. Neppure l’archivio Medici conserva La bolla relativa alla donazione di 5000 Monte che disegna i soggetti per le
di sua santità occupata da spagnuoli, documenti chiarificatori sulle opere scudi da parte di Pio IV è datata 7 luglio vetrate realizzate da Battista e Corrado
quali la tengono a nome del signor architettoniche promosse da Pio IV. 1560 e in essa si accenna alla futura da Colonia, Angelo e Giovanni Marini,
Andrea Gonzaga, per questo rispetto Unica eccezione è il contratto per il disposizione del collegio (cappella con Francesco Brambilla. Luca Beltrami sug-
non me ne poteva servire per mia habita- monumento di famiglia nel transetto sud campanile e orologio, biblioteca, sala di gerisce un confronto con lo stemma
tione conforme allo ordine che v. s. ill.ma del Duomo. riunione) secondo un disegno “iuxta Medici che sovrasta la finestra al primo
haveva datto. Et lo pregai ancora raccor- archetypum sive exemplar desuper ex piano del palazzo Montalvo a Firenze,
dare a v. s. ill.ma che a me sarebbe stata 44. ASMi, Notarile, 12248, 8 giugno commissione nostra trasmittendum realizzato su disegno di Ammannati.
maggior comodità haver havuto quella 1565: costituzione della società tra faciendis, nec non ornatu praemissis”.
casa vecchia pur di sua santità nella con- Andrea e Michele fratelli Della Scala, f. Alcune lettere di Giovanni Battista Rai- 60. BAMi, F. 251 inf., f. 214: “Di sua san-
trada dei Moroni, si per non incomodare di Francesco, Cristoforo Monte f. Anto- naldo a Carlo Borromeo, a Roma, rac- tità in Brera”, mm 548 ´ 424, punta
detto sor Andrea, quanto ancora per nio, Michele Rotula f. Francesco, Giro- contano gli sviluppi di questa fabbrica secca, matita, penna e inchiostro bruno.
essere più nel centro della città presso lamo Biffi f. Giovanni e Martino da (cfr. ad esempio BAMi, F 36a, inf., 9
l’arcivescovado”. Vimercate f. Cristoforo. luglio 1561) “a cui sua santità diede qual- 61. Scotti, Per un profilo dell’architettura
che cura quando venne a Milano”. milanese..., cit. [cfr. nota 6], p. 117.
39. Architetto, ingegnere e agrimensore 45. Gli Scala sono originari di Carona sul
(1525?-1577, Milano). Spesso confuso lago di Lugano. Andrea Scala nel 1588 è 51. Lettera di Filippo Serbelloni al fra- 62. “VINCENTIO SERENIO MEDIO-
con altri personaggi delle famiglie dei attivo nel cantiere di palazzo Marino, nel tello Giovanni Battista relativa alla casci- LANENSI / NOBILI STATUARIO
Cucchi o dei Mottella da Lonate (in un 1569 a San Fedele e in seguito “capoma- na che si sta costruendo a Camporico in ATQUE EGREGIO / ARCHITECTO
documento del 1554 si trova indicato un stro” a Santa Maria presso San Celso. data 10 febbraio 1563 (ASMi, Paddr, 62). TEMPLI MAXIMI AEDIFICATIONI /
Bernardo de Mottellis de Lonate). Eletto Michele Scala è capomastro dei lavori PRAEFECTO / QUI CUM SUAM IN
ingegnere della Regia e Ducale Camera per il San Fedele, ma tra alterne fortune 52. Probabilmente riferibili a un’ultima PUBLICIS PRIVATISQUE / AEDIFI-
nel 1551 (28 agosto) è descritto come lo troviamo nel 1566 come fornitore di fase di lavori relativi alla facciata brusca- CIIS ARCHITECTANDIS DOMI /
“maestro Bernardino essere ottimo archi- “pietre lavorate” per il palazzo di Leone mente interrotti dalla morte di Pio IV FORISQUE PROBASSET INDU-
tetto e sufficiente in ditta arte del inge- Leoni (S. Della Torre, R. Schofield, Pel- nel dicembre 1565, sono inviati a Roma STRIAM / IN TOTA GALLIA CISAL-
gnero”; nei numerosi documenti appare legrino Tibaldi architetto e il S. Fedele di al cardinale Giovanni Antonio Serbelloni PINA COMUNI / ARCHITECTO-
soprattutto come ingegnere impegnato Milano. Invenzione e costruzione di una per l’approvazione di Pio IV come si rile- RUM CONSENSU / PRIMAS CON-
nei lavori di fortificazione dello Stato chiesa esemplare, Milano-Como 1994, p. va nell’indicazione che compare nel SECUTUS EST / ROMAM A PIO IV
(demolizione castello di Monguzzo, 218), nel 1573 incaricato della realizzazio- verso del f. 215 “Al reverendo monsignor PONT MAX AD / FABRICATIONEM
1555) e nella regimentazione delle acque ne degli “ornamenti” del campanile di San vescovo di Cassano al castello di Santo BASILICAE S. PETRI / PROSE-
o come compilatore di relazione dei lavo- Barnaba e a Santa Maria della Passione Angello” (BAMi, F 251 inf., nn. 214- QUENDAM EXPETITUS EST /
ri eseguiti nelle proprietà delle famiglie (C. Baroni, Documenti per la storia dell’Ar- 217). Cfr. Scotti, Per un profilo dell’archi- CARITATE PATRIAE RETENTUS /
Borromeo e Medici (Coronate, Longhi- chitettura a Milano nel Rinascimento e nel tettura milanese..., cit. [cfr. nota 6], pp. IN EXTRUENDO IURECONSUL.
gnana, collegio Borromeo a Pavia), e per Barocco, II, Roma 1968, p. 466). 117-118. Sono delle copie redatte in COLLEGIO / A SE PULCHERRIME
i più importanti ordini monastici come la “bella”, non presentano quote, indicazio- DESCRIPTO / CIVIBUS SUIS QUAM
Certosa di Pavia o Santa Valeria. Poco 46. Un Cristoforo da Monte è fra i mem- ni topografiche e le dimensioni sono COMMODIS / SERVIRE MALUIT /
prima della morte indica Giovanni Batti- bri della confraternita dei Quattro Marti- accennate in una breve legenda. Interes- DENIQUE CUM IN BENEMEREN-
sta Strada “suo parente” come possibile ri Coronati in Camposanto che racco- sante la loro collocazione come per altri DO DE / ARCHITECTURA DEQ.
erede nella carica di ingegnere della glieva i lapicidi attivi nel cantiere del disegni inviati al pontefice e conservati PATRIA / CONSENVISSET…”, in V.
Camera dello Stato di Milano. Nel 1576 Duomo. Nel 1534 è indicato come mae- all’Ambrosiana. Forcella, Iscrizioni delle chiese e degli altri
partecipa a un concorso su chiamata con stro d’intarsio del Duomo sino al 1564 edifici di Milano dal secolo VIII ai giorni
il Seregni e il Pellegrini per il monastero quando viene licenziato. Nel 1572 è nuo- 53. Nel f. 215 Seregni indica una lun- nostri raccolte da Vincenzo Forcella per cura
di San Giovanni in Conca; muore nel set- vamente attivo nella fabbrica del Duomo. ghezza della facciata di 98 braccia (circa della Società Storica Lombarda, vol. I, Mila-
tembre del 1577. Nel 1563 Tullio Albo- 58 metri), che nel rilievo eseguito nel no 1889.
nese lo indica come “nostro ingegnere”. 47. Anche Girolamo Biffi è attivo nel 1865 è lunga circa 47 metri.
cantiere del Duomo almeno dal 1549 63. Capitano generale della cavalleria di
40. La stima è conservata presso l’ASMi come capomastro della squadra agli aque- 54. Non si hanno notizie di un viaggio Pio IV e fratello di Carlo.
(Cancelleria Arcivescovile, 35), la Biblioteca dotti; come Martino da Vimercate e Cri- del Seregni fuori dai confini del Ducato.
Ambrosiana (F. 105 inf. f. 11) e l’ASRm stoforo da Monte viene “sospeso” nel Tra i fondi della Cancelleria dello Stato 64. Sarà Annibale che nel 1561 accompa-
(Notai della Regia Camera Apostolica). Let- 1562 e licenziato nel 1564 ma successiva- conservati nell’ASMi non appare tra i gnerà una spedizione di doni di Pio IV –
tera di Tullio Albonese a Carlo Borro- mente riassunto perché nel 1567 accom- beneficiari di passaporti o lasciapassare. una “testa di marmo antico di Antonio
meo (BAMi, F. 104 inf., f. 543, 7 dicem- pagna Vincenzo Seregni in un viaggio Pio, molte corone di lapislazzuli, agathe
bre 1564). Cfr. BAMi, F 105 inf., ff. 81- alle cave di Candoglia. 55. BAMi, F 251 inf., n. 215: “Disegno et simili lavori da mandare al serenissimo
82, 1 febbraio 1565: “Il signor Philippo della fazata del palatio di sua santità in re Filippo” – per Filippo II. Per il conte
Serbelone et io havemo fatto estimare il 48. Martino da Vimercate è fra i lapicidi Milano”, mm 827 ´ 390; “Disegno della Annibale, Martino Longhi è documenta-
sito delli preti di Santo Carpoforo che licenziati nel 1559 perché sorpresi senza fazata del palatio di sua santità in Milano to dal 1562 nei lavori del palazzo Altem-
sarebbe bisogno per ampliare il palazo di permesso a lavorare per palazzo Marino; qual si dice di farla di preda di zeppo et ps a Hohenems.
sua santità nel modo che vedrà per l’alli- riassunto nel 1560, chiede di essere detta fazatta sarà longa braza 98 alta
gata copia. Et instando detto signor Phi- licenziato come Cristoforo da Monte – sopra tera braza 25”, sul verso “Al reve- 65. Una prova degli stretti legami tra i
lippo et io venni al contratto nel modo forse per questo cantiere – nel 1564. Nel rendissimo monsignor vescovo di Castel- Medici, i Borromeo e i Serbelloni è data
che v. s. ill.ma ha ordinato, è parso a 1572 lavora alla porta “verso gli scalini” lo di Santo Angello a Roma”; punta dalla lettera di Pio IV a Filippo Serbello-
monsignor Vicario [Ormaneto] volerne del Duomo. secca, matita, penna e inchiostro bruno. ni in data 8 maggio 1563: “Gli ordini che

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vi ha dati per il passato et che vi darà per stia della cattedrale milanese (AFDMi, 82. La risoluzione della causa tra Gio- parte dei fratelli Castelbarco Visconti
l’avenire il cardinale Borromeo sono stati Registro, 335 a). vanni Battista Archinto e Filippo Serbel- Simonetta (13 aprile 1864). Permuta tra
et saranno tutti nostri” (BTMi, Sola loni relativa al pagamento del prezzo sta- il Comune e Pietro Gonzales di un’area
Busca, 37). 74. L’11 novembre 1565 Carlo Borro- bilito della casa “danda ad laute hedifi- di pertinenza del palazzo (19 luglio
meo consacra l’altare del mausoleo candum palatium tunc ceptum nomine 1867). Vendita in comproprietà a Pietro
66. Nel 1564 acquistano a Roma il palaz- Medici nel Duomo di Milano; nello stes- summi pontificis Pii quarti” con la rispo- Gonzales e Gerolamo Silvestri (novem-
zo presso il Mausoleo di Augusto da so anno Filippo Serbelloni fa realizzare sta del Senato è conservata fra gli atti di bre 1889). Oltre alla documentazione
Paolo Angelo Sodarini. Cfr. Manaresi, due vetrate della cappella (AFDMi, Regi- Alticonte Caimo (ASMi, Notarile, 11916, della lunga trattativa tra il Comune e i
La famiglia Serbelloni..., cit. [cfr. nota 33], stri, 340, f. 292). L. Beltrami, Il monu- Milano, 27 febbraio 1567). proprietari per l’ampliamento della sede
pp. 361-387. mento funerario di Gian Giacomo Medici stradale sono conservati anche le varian-
nel Duomo di Milano, in “Rassegna d’Ar- 83. È significativo, come suggerisce ti dei progetti. Non si ha invece nessuna
67. Capitano cesareo nel 1552, eletto te”, IV, 1904, 1-4; M.T. Fiorio, A.P. Vale- Angelo Morandotti (Nuove tracce per il notizia sui materiali recuperati, secondo
membro del Senato milanese nel 1562, rio, La scultura a Milano tra il 1535 e il Tardo Rinascimento italiano: il ninfo-museo una prassi comune, dalla demolizione
governatore di Avignone nel 1560 e 1565: alcuni problemi, in Omaggio a Tizia- della villa Borromeo, Visconti-Borromeo, dell’edificio.
barone di Mornasso, un castello sulle no..., cit. [cfr. nota 6]. Litta, Toselli di lainate, in “Annali della
rive del Rodano presso Avignone. Scuola Normale Superiore di Pisa”, XV,
75. Oltre ai privilegi concessi al collegio 1985, pp. 129-185) che Pirro Visconti
68. Il “novus viridarii Belvedere appella- dei Giureconsulti ricordiamo quelli a per esigenze di decoro abbia scelto pro-
tur”, il palazzo Apostolico (gli affreschi favore del collegio Borromeo e al colle- prio la residenza dell’ex presidente del
della Loggia superiore e della Sala Regia), gio dei Santi Simone e Giuda (ASV, Regi- Senato e di Pio IV.
quello di San Marco e dell’Inquisizione, il stri Vaticani, 1925).
Casino, Civitavecchia, la Magliana, le 84. “Misura et stimatione deli lavori
porte Pia e del Popolo e i lavori nella 76. F. Repishti, Architetti, ingegneri e agri- fabricati di novo nel palazo del signor
Vigna papale. mensori a Milano: i “Dies utiles annorum” Marchese di Melegnano in contrada di
(1505-1561), in “Libri & Documenti”, 1, Brera in Mediolano fabricati per don
69. Si veda la Vita nel testo di Vasari che 1999, pp. 27-33. Luigi Crena per ordine dell’illustrissimo
ricorda che Pio IV si servì di Michelan- signor conte Pirro Visconte Boromeo
gelo “nel fare un disegno per la sepoltu- 77. Francesco Paciotto – indicato come misurato alla presenza delli agente delli
ra del marchese Marignano suo fratello, “magnificus et peritissimus vir dominus sudetti illustrissimi”. Alla redazione del
la quale fu allogata da Sua Santità per eques Paciotus, ingenierius serenissimi documento sono presenti Lelio Buzzi
porsi nel Duomo di Milano al cavalier Regis catholici, ac excellentissimi Ducis che rappresenta il Marchese di Melegna-
Lione Lioni aretino”, per porta Pia e per Sabaudiae, qui tunc in praesenti civitate no, Martino Bassi per Pirro Visconti
Santa Maria degli Angeli. A causa della aderat ob eius eximiam virtutem a praefa- Borromeo e Giovanni Ambrogio Alciati
tassa sui monasteri, dalla Spagna arriva- to illustrissimo d.d. cardinale” (AFDMi, per Luigi Crena. Tra i lavori descritti si
no accuse sulle ingenti spese per la fab- Ordinazioni Capitolari, XII, 1° dicembre accenna a “banchete” fra sei colonne del
brica di Santa Maria degli Angeli vista 1569) – conosce personalmente Pellegri- portico, ai “piani alla scala principale”, il
come nuovo imponente mausoleo papale no Tibaldi in occasione della seduta del “muro alzato sopra il frontespitio […] e
e cappella funeraria. Capitolo della fabbrica del Duomo del per aver alzato il restante di detta faccia-
primo dicembre 1569 che “assolve” Pel- ta” e riguardano diversi locali sia nella
70. Anche in occasione dell’instauratio legrino dalle accuse di Martino Bassi for- “corte principale” sia in quella “rustica”.
collegi per il collegio dei Giureconsulti mulate nel novembre precedente. Il documento datato 13 febbraio 1588 è
milanese. collocato fuori posto tra un atto del 7
78. Nei diversi registri dei mandati di settembre 1588 rogato da Benedetto
71. Si vedano su questo aspetto gli studi pagamento della Camera apostolica, Coerezza (ASMi, Notarile, 20573). Altre
di Maria Teresa Fiorio e Giulio Bora. personalmente verificati, non compare notizie si ritrovano nel fondo Località
Bora riconosce la fabbrica del santuario mai Pellegrino Tibaldi a eccezione di Milanesi, 45, dell’Archivio Storico Civico
di Santa Maria presso San Celso come quello del 1° agosto 1563 (“E adì datto di Milano.
uno dei “centri più vivaci della cultura scudi cento di mandato pagati sotto il dì
figurativa a Milano promuovendo com- passato a messer Pellegrino Tebaldi”) e 85. ASMi, Finanze Confische, 1924, 17
missioni agli artisti più innovativi, nella quello già conosciuto e riferito a agosto 1600. A questa relazione è allega-
quasi totalità ‘stranieri’”. È sempre a Sant’Andrea sulla via Flaminia, datato ta anche una breve indagine sulla consi-
Santa Maria presso San Celso che 12 novembre 1553 (“mro Pellegrino Pit- stenza dell’arredo che rivela una condi-
Galeazzo Alessi subentra all’inizio del tore scudi 20 per sua mercede di haver zione dell’edificio assai modesta.
1564 a Vincenzo Seregni ridefinendo depinto li due nicchi dell’altare di
completamente il progetto della facciata. Sant’Andrea”). 86. ASMi, Notarile, 11366, Milano, 11
novembre 1610: “Pallatii Braidae cum
72. Nel febbraio 1564 sopprime l’abbazia 79. C. Baroni, Documenti..., cit. [cfr. nota domuncula contigua in quibus de prae-
di Morimondo e unisce le rendite all’O- 44], p. 257-258. sente habitat ill. d. Rentius Pallavicinus
spedale Maggiore e al Capitolo dei Cano- thesaurarius generalis et situm est in
nici del Duomo (ASV, Registri Vaticani, 80. Potrebbe trattarsi della fortificazione contrada Braidae porta Nova, parochia
1931, Roma, 28 febbraio 1564, e ASMi, del porto di Ancona con Gabrio Serbel- S. Eusebii […] cum suis edifitiis, salis,
Fondo di Religione, 150); nel novembre loni o di altre opere a Bologna dove risie- cameris, in terra et in solario, coquina,
dello stesso anno su queste rendite istitui- de con il padre Tibaldo e i fratelli Pietro, canepis, putheis, necessariis solaris et
sce la Massa Pia (ASMi, Fondo di Religione, magister a muro, e Damiano, pittore. Si viridariis et aliis suis iuribus et pertinen-
150, Roma, 1° novembre 1564), primo vedano i recenti contributi di Marzia tis, cui coheret ab una parte ecclesia
passo per la costruzione della canonica Giuliani e John Alexander in “Studia Sancti Eusebii Mediolani, ab alia Appo-
degli Ordinari successivamente favorita Borromaica”, 11, 1997. lonii Archinti, ab alia Iustinae Cusanae
dalle rendite del priorato di Calvenzano. et eius filiorum, ab alia strada et ab alia
Privilegi sono concessi al santuario di 81. L’Albonese annuncia l’impegno di ecclesia Sancti Carpofori Mediolani”.
Corbetta (ASV, Registri Laterani, 1866, Pellegrino per Santa Maria Podone lo Tra le carte della famiglia Simonetta
Roma, 5 giugno 1564), alla cappella “in stesso giorno in cui racconta dell’arrivo all’ASCMi è conservata la richiesta del
Arce Mediolani”, al monastero delle Ver- dei padri Gesuiti a Milano che avevano conte Giacomo Giuseppe Simonetta nel
gini (ASV, Registri Vaticani, 1925) e al san- accompagnato il corpo del conte Federico 1695 di occupare una porzione di area
tuario di Saronno (ASV, Registri Vaticani, Borromeo (BAMi, cod. F 104 inf., f. 406, stradale per poter realizzare un amplia-
1928). Inoltre concede una pensione di 16 agosto 1564). Il 25 novembre dello mento del suo palazzo in contrada di
mille scudi annui al collegio Borromeo di stesso anno invia il disegno a Roma (ibi- Brera “per poter attaccare per retta linea
Pavia (ASV, Bullae Secretae e Registri Vati- dem) e alla lettera datata 27 febbraio dicta fabrica alla fabrica vecchia”. Cfr.
cani 1931) e al collegio dei Giureconsulti 1565 allega la stima autografa di Pelle- Beltrami, Il palazzo di Pio IV..., cit. [cfr.
(ASV, Registri Vaticani, 1924, e ASRm, grino dei lavori da realizzare al campani- nota 6], pp. 5-6.
Registri Tesoreria Segreta, 1563-1564, f. 15) le e alla volta (BAMi, cod. F 105 inf., ff.
142-143). Il 28 aprile 1565 Albonese 87. ASCMi, Località Milanesi, 45, e Piano
73. In precedenza come cardinale aveva conferma al Borromeo l’avvio dei lavori Regolatore, 1431. Vendita del palazzo con
donato un armadio e un banco alla sacre- (BAMi, cod. F 105 inf., f. 311). giardino ai numeri civici 20-22 (1556) da

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Rivista del Centro internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio di Vicenza www.cisapalladio.org