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R IVISTA T RIMESTRALE
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I contributi pubblicati in questa Rivista potranno essere


riprodotti dalla Fondazione G. Capriglione Onlus su altre,
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Autorizzazione n. 136/2009, rilasciata dal Tribunale di


Roma in data 10 aprile 2009.
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SOMMARIO

1. INTRODUZIONE. .................................................................................................. 1

2. LE TAVOLETTE D’ARGILLA: UNA FONTE ANTICA PER LO STUDIO DELLA

MONETA E DELL’ECONOMIA. ...................................................................... 5

3. L’ECONOMIA E LE SUE TRANSAZIONI. ................................................................. 16

4. LA MONETA: ORIGINI, UTILIZZO, EVOLUZIONE. ................................................... 24

5. KANISH: UN IMPORTATE ARCHIVIO ECONOMICO. ................................................ 27

6. CONVIVENZA TRA MONETA E BARATTO. ............................................................. 37

7. LA DISPUTA DOTTRINARIA. ................................................................................. 40

8. CODICI E LEGGI: L’ARGENTO COME MEZZO DI PAGAMENTO O

MISURATORE DI VALORE. ............................................................................ 45

9. CONCLUSIONI. .................................................................................................... 49

10. NOTA CRONOLOGICA. ....................................................................................... 52



1. Introduzione.

Sono molti coloro che ritengono che la prima civiltà sia


nata nell'Antica Mesopotamia del IV-III millennio a.C. Fu in-
fatti in questa regione, situata tra il Tigri e l'Eufrate, che sul fi-
nire del IV millennio a.C. non solo si sviluppò la prima città
(Uruk, quella che la Bibbia chiama Erech)1 ma fu inventata la
scrittura2 e con essa si passò dal periodo preistorico a quello
storico nel quale l'uomo incominciò a tramandare le sue vicen-
de, la sua storia. La città fu figlia di quella che Vere Gordon
Childe chiamò “rivoluzione urbana” che fece della Bassa Me-
sopotamia la “culla della civiltà”. Questa civiltà vide anche le

1
La città comportò tra l'altro l'uscita da un'economia basata sull'autosufficienza (nella quale si
consumava ciò che si produceva) a un'economia in cui incominciavano a nascere forme di lavo-
ro specializzato: addetti amministrativi, vasai, fabbri, carpentieri, falegnami, cuoiai, ecc. Sui
motivi che portarono alla nascita della città le opinioni degli studiosi non sono concordi. Molti
ritengono che questi motivi siano in realtà sfuggenti; altri li collegano alla necessità di costruire
canali di irrigazione; altri ancora a diversi motivi. Qui ci limitiamo al seguente raffronto
dell’estensione della città di Uruk (2900 a.C.) rispetto a quelle molto più recenti di Gerusalem-
me, Atene e Roma.
2
Nell’Elogio dell’arte della Scrittura è detto:
L’arte della scrittura è la madre degli oratori, il padre dei maestri;
l’arte della scrittura è appassionante, non ti sazia mai;
l’arte della scrittura è difficile da imparare, ma chi l’ha appresa.
avrà il mondo in mano.
Cura l’arte della scrittura, ed essa ti arricchirà:
sii diligente nell’arte della scrittura, ed essa ti riempirà di ricchezza e abbondanza.
Da PETTINATO, Sumeri, Milano, 1994, p. 34.
2 Odoardo Bulgarelli

origini del diritto tramandandoci i primi codici, leggi, decreti e


le prime sentenze emesse da giudici.3
Da subito la scrittura prenderà la forma di tavolette d'ar-
gilla scritte in caratteri cuneiformi che verranno usate dall'uo-
mo nei successivi 3.000 anni, e cioè fino agli inizi dell'era cri-
stiana. Dalla Mesopotamia, e in generale dal Vicino Oriente an-
tico, sono a noi pervenute centinaia di migliaia di tavolette cu-
neiformi attualmente custodite nei principali Musei e Collezio-
ni private di tutto il mondo. Da questa immensa fonte informa-
tiva, soltanto in parte tradotta e studiata4, si è incominciata a
delineare sempre meglio la storia, anche economica, di quelle
antiche civiltà (Sumeri, Accadi, Eblaiti, Babilonesi, Assiri, Itti-
ti, Cassiti, ecc.). Queste tavolette hanno per lo più (l'80 per cen-
to circa) un contenuto contabile-amministrativo per cui rivesto-
no un particolare significato sia sotto il profilo economico che
giuridico; attraverso esse è possibile iniziare a meglio com-
prendere quale fosse l' organizzazione economica di quelle gen-
ti, quale fosse il ruolo dell'economia privata rispetto a quella
centralizzata sul Tempio e sul Palazzo, quali fossero le transa-
zioni economiche poste in essere e i mezzi di pagamento di cui
si avvalevano quelle antiche genti.

3
In tal senso KRAMER, I Sumeri. Alle radici della storia. Roma, 1997, pp. 61-67. Il più anti-
co dei Codici giunto a noi è quello di Ur-Nammu, il più celebre quello di Hammurabi. Comun-
que sono state sinora ritrovate nei tre millenni a.C. le seguenti Leggi e Codici: Codice di Ur-
Nammu (XXIII sec. a.C.), serie ana-ittishu (probabilmente fine III millennio a.C.), Leggi di un
ignoto sovrano (inizi II millennio a.C.), Codice di Lipit-Ishtar (XX sec. a.C.), Leggi di
Eshnunna (intorno 1800 a.C.), Codice Hammurabi (1754 a.C.), Leggi Ittite (XVII-XVI sec.
a.C.), Leggi medio-assire (XIV-XIII se. a.C,) e Leggi neo-babilonesi (VII sec. a.C.). KRAMER,
I Sumeri. Alle radici della storia, 1997, cit., p. 65, dice che le migliaia di tavolette d'argilla
ritrovate contengono "… ogni specie di documenti di ordine giuridico."
4
Per i testi pubblicati si deve anche tener presente che in molti casi vi è la sola traslitterazione
e/o copia in cuneiforme della tavoletta, mentre non di rado manca la traduzione che, quando
presente, viene solitamente fatta in inglese, francese o tedesco. L’insieme di queste circostanze,
ovviamente, non agevola le indagini che i "non addetti ai lavori" vogliono condurre sul contenu-
to di tali tavolette.
Moneta ed economia nell'antica Mesopotamia 3

Queste economie erano di tipo "accentrato", cioè basate


su un sistema economico e politico gestito dal Tempio (prima)
e dal Palazzo e dal Tempio (poi) con i loro apparati ammini-
strativi5. I mezzi di produzione (essenzialmente terra e bestia-
me) erano in mano principalmente a queste due istituzioni le
quali si avvalevano di forze lavoro costituite anche da centi-
naia, migliaia di persone; ciò che veniva prodotto con tale lavo-
ro (beni e merci) affluiva al Tempio o al Palazzo. A loro volta
queste due istituzioni remuneravano i lavoratori assegnando lo-
ro (spesso mensilmente) delle razioni in natura (per lo più orzo,
5
Si discute se nel periodo più arcaico, IV-III millennio a.C., le economie fossero gestite dalle
autorità religiose (Tempio) o dal Sovrano (Palazzo) e se per giungere a una supremazia del So-
vrano occorrerà attendere il tardo III millennio a.C. quando finirà con l’arrogarsi sia il potere
politico che quello economico, pur seguitando il Tempio a svolgere una rilevante funzione eco-
nomica anche se non più politica. PETTINATO, I Sumeri, Milano, 2005, pp. 423-451, ci dice
che fra i sostenitori di un modello di “economia templare”, di “città-tempio”, in quel tempo più
arcaico vi sono studiosi come FALKESTEIN, La cité-temple sumérienne, Paris, 1954,
JACOBSEN, Early Political Development in Mesopotamia, in ZA-Zeitschrift für Assyrio-
logie und verwandte Gebiete und Vorderasiatische Archäologie, 1957, 18, pp. 91-140,
STEINKELLER, Grundeigentum in Babylonien von Uruk IV bis zur frühdynastichen Periode
II, in Jahrbuch für Wirtschaftsgeschichte, 1987/S, pp. 11-27. In questi ultimi anni sono stati però
di avviso diverso, oltre allo stesso Pettinato, studiosi come NISSEN, Protostoria del Vicino
Oriente Antico, Roma-Bari, 1990. Le divergenze riguardano tra l’altro l’interpretazione da dare
alle “ Riforme di Urukagina” (XXIV sec. a.C.) nella parte che riguarda il possesso delle terre.
Secondo i fautori dell’economia templare tali riforme avrebbero detto che prima di questo
Sovrano, Urukagina, le terre erano dei Templi e che Urukagina avrebbe restaurato quell’ordine
antico ridando ai Templi le loro terre, perpetuando così il sistema della “economia-tempalare“.
A sostegno di tale tesi starebbe il fatto che per quei tempi più antichi si sarebbero ritrovati solo
resti di edifici di Templi mentre mancherebbero tracce di Palazzi di Sovrani o comunque di
Capi. Coloro che si oppongono a questa tesi sollevano dubbi sul fatto che i resti di tali edifici (si
fa il caso di Gemdet Nasr e di Uruk) siano tutti appartenuti a Templi per cui ipotizzano, anche
sulla base di fonti epigrafiche (a esempio di discute sul significato da attribuire ai termini en e
lugal), che in quei tempi più antichi vi potessero essere già dei Capi o Sovrani che esercitavano
un loro potere in “contrapposizione” al tempio. Ipotizzano poi che in verità le “Riforme di Uru-
kagina” non avrebbero restaurato il vecchio potere dei Templi ma avrebbero invece consolidato
quello del Sovrano. Per ragioni di tempo non entreremo nel vivo di questo importante problema
il quale è indubbiamente meritevole di una più dettagliata esposizione in quanto si tratta di
stabilire se a cavallo del IV-III millennio il potere politico e economico fosse in mano al Tempio
o al Palazzo e quindi in mano a una classe religiosa o meno. In definitiva si tratta di vedere se si
deve parlare di “città-tempio” o di “città-stato”.

4 Odoardo Bulgarelli

ma anche lana, olio, grasso, ecc.). Insomma un sistema econo-


mico basato sulla redistribuzione dei beni prodotti.6

6
Di rilievo il fatto che, in contrasto con quanto ritenuto da molti studiosi, STEINKELLER,
Toward a Definition of Private Economic Activity in Third Millennium Babylonia, 2004, p. 96,
in http://www.aakkl.helsinki.fi abbia recentemente espresso l'avviso che sia errato parlare di ra-
zioni giacché in realtà non si tratta di razioni ma di salari, come ebbi a dire in BULGARELLI, Il
denaro alle origini delle origini, Milano, 2001, pp. 172-175, 189-194. Tale tesi ha un rilevante
risvolto sotto il profilo dei rapporti economici che intercorrevano tra il datore di lavoro e il lavo-
ratore, con ovvie conseguenze sul modo di intendere la stessa gestione di quelle economie. Nel
predetto scritto STEINKELLER dice: "Here it is important to realize that the allotments of bar-
ley with which state dependents were regularly alimented by the state did not — as commonly
thought by Assyriologists — constitute a rationing system properly speaking. The use of the
term “rations” to describe these payments is incorrect, since the volumes of grain distributed in
this way vastly exceeded the dietary requirements of their recipients. Because of this, they
should more accurately be classified as salaries. Although the principal part of such a barley sal-
ary — called še-ba in Sumerian — would be consumed as food by its intended recipient and his
dependents, enough of it was left to be used as a means of exchange to acquire other foodstuffs
and whatever else might have been needed by the household". Un aspetto quindi senz’altro me-
ritevole di ulteriori approfondimenti onde evitare che il tema "… finisca nel dimenticatoio".
Tali salari sono normalmente corrisposti dalle istituzioni in orzo (o altro bene) e possono va-
riare, anche di molto, a seconda delle categorie dei lavoratori e a seconda che siano dati a uomi-
ni anziani, adulti, giovani, bambini, donne. Frequentemente il salario è di 60 litri di orzo al me-
se. Quel che più rileva per noi è il fatto che siano attestati casi di salari e compensi corrisposti in
argento. Non di rado le Leggi e i Codici esprimono le remunerazioni corrisposte a varie catego-
rie di lavoratori, oltre che in orzo, anche in argento. Per la prima volta i compensi in argento
vengono regolati dalle Leggi di Eshnunna. In esse sono previsti compensi in argento per mieti-
tori (art. 9) e lavoratori generici (art. 11), mentre compensi in parte in argento e in parte in orzo
sono previsti per mietitori (art. 7) e lavoratori generici (art. 11); in orzo è invece il compenso di
un vagliatore (art. 8). Anche nel Codice di Hammurabi abbiamo di nuovo remunerazioni in ar-
gento e orzo. Tra quelle in argento possiamo in primo luogo ricordare l’art. 274 nel quale è indi-
cata la paga giornaliera in argento di ben dieci categorie di artigiani (tessitori di lino, incisori di
sigilli, fabbri, falegnami, muratori, ecc.), quindi una parte ampia e importante della società di
quel tempo. In altri articoli del Codice sono espressi in argento i compensi per le prestazioni di
chirurghi (artt. 215-217, 221-223), veterinari (art. 224), costruttori di case (art. 228), calafato
(art. 234), uomo generico (art. 273). Sono espressi invece in orzo i compensi per un bracciante
agricolo (art. 257), conduttore di buoi (art. 258), pastore di armenti (art. 261). Nelle Leggi ittite
si parla del salario in argento di uno schiavo (art. 24), militare (art. 42), donna o uomo (art.
150); una remunerazione in orzo è invece prevista per alcuni lavori agricoli (art. 158). Ma di
compensi in argento, oltre le Leggi e i Codici, ci parlano anche singole tavolette. A esempio per
Ebla (XXIV sec. a.C.) BIGA, Aspetti monetari e finanziari dell’area siro-paestinese nel III e II
millennio a.C, in Istituto Italiano di Numismatica, Per una storia del denaro nel Vicino Oriente
Antico, Roma, 2003, pp. 72-73, cita tre testi (ARET, X, 49; 50 e 51) nei quali troviamo paghe
mensili in argento (e oro) a favore di un cospicuo numero di funzionari. Per alcuni testi del peri-
Moneta ed economia nell'antica Mesopotamia 5

2. Le tavolette d’argilla: una fonte antica per lo studio


della moneta e dell’economia.

Ne consegue che le indagini di tipo economico che si vogliono


condurre su quel lontano passato (moneta, transazioni, attività
pubblica e privata, ecc.) non possono che partire da questa pre-
ziosa, e nel suo genere unica, fonte informativa: le tavolette di
argilla scritte in caratteri cuneiformi.
Ci sembra quindi necessario soffermarci per un momento
sulla loro “storia”. Le tavolette, e quindi la scrittura, nascono
nella città di Uruk7 intorno al 3.200 a.C. 8. Questi primi docu-

odo di Ur III (fine III millennio a.C.) riguardanti i salari in argento si veda a esempio
POMPONIO, Aspetti monetari e finanziari del periodo neo-sumerico e paleo-babilonese, in
MILANO-PARISE (edd.), Il regolamento degli scambi nell’antichità (III-I millennio a.C.),
Roma-Bari, 2003, p. 63, WAETZOLDT, Compensation of Craft Workers and Officials in the
Ur III Period, in POWELL (ed.), Labor in the Ancient Near East, New Haven, 1987, pp. 117-
141. Per il successivo periodo antico-babilonese (prima metà II millennio a.C.) si veda, tra gli
altri, FABER, A Price and Wage Study for Northern Babylonia during the Old Babylonian
Period, in JESHO-Journal of the Economic and Social History of the Orient, 1978, 21, pp. 49-
51. Tavolette con salari in argento le troviamo anche nelle epoche successive. Per un esame
generale sul lavoro si può a esempio vedere POWELL (ed.), Labor in the Ancient Near East,
New Haven, 1987 e la bibliografia in esso citata. La possibilità che in quei tempi vi fossero pa-
ghe in argento, anche a numerosi lavoratori, è un fatto di grande rilievo e meritevole di ulteriori
approfondimenti. E’ di rilievo perché quello delle remunerazioni in argento può rappresentare,
se non fatto in casi del tutto occasionali e rari, un veicolo di forte accelerazione nel processo di
circolazione della moneta poiché le piccole partite d’argento, talvolta numerose, ricevute dai
singoli lavoratori dovevano essere ovviamente spese per le necessità del vivere quotidiano (ac-
quisto cibo, utensili per la casa, ecc.); d'altronde colui che, vendendo queste merci, acquisiva
questo argento doveva a sua volta cederlo per acquistare a esempio altre merci; e così via, ali-
mentando in questo modo, come vedremo anche per Kanish, viepiù il circuito monetario
dell’argento.
7
Sull’estensione della città di Uruk PETTINATO, Sumeri, 1994, cit., pp. 108-110, ci dice: “
Nel periodo che stiamo esaminando (quello delle prime tavolette), Uruk dovette avere
un’espansione di circa 70 ettari ed una popolazione che doveva raggiungere il numero ragguar-
devole di circa 30.000 abitanti.”

6 Odoardo Bulgarelli

menti furono ritrovati in quelle che molti ritengono strutture


templari di questa città. Si tratta di centinaia di testi che appar-
tenevano ad archivi di Santuari di Uruk che in quel tempo,
sembra, gestissero il potere economico e politico. Come abbia-
mo detto le tavolette, e quindi la scrittura, nacquero per esigen-
ze di natura economica-contabile: seguire i movimenti dei beni
in economie che stavano uscendo dalla fase dell’autosufficienza
(produrre ciò che si consumava) per entrare in fasi sempre più
complesse e articolate in cui si potevano produrre anche cose
diverse da quelle che si consumavano (si pensi a esempio agli
artigiani: vasai, fabbri, falegnami, ecc.).9

8
Nel poema epico sumerico, Enmerkar e il signore di Aratta, troviamo il racconto (se si vuole
fantasioso) della nascita della scrittura. Sul finire del IV millennio a.C., Enmerkar, re di Uruk,
decide di sottomettere il signore di Aratta. E’ quindi nel corso della disputa che Enmerkar, per la
prima volta, decide di far ricorso a un messaggio scritto per essere certi che il messaggio
giungesse in modo esatto ad Aratta. Poiché Enmerkar pensò che il messaggero non sarebbe stato
in grado di trasmetterlo verbalmente in modo esatto, decise nel modo seguente:
Il messaggero aveva la lingua pesante, non era capace di ripeterlo,
poiché il messaggero aveva la lingua pesante, e non era capace di ripeterlo,
il signore di Kullab (Enmerkar di Uruk) impastò l’argilla e vi incise le parole come in una
tavoletta;
prima nessuno aveva mai inciso parole nell’argilla
ora, quando il dio del sole risplendette, ciò fu manifesto:
il signore di Kullab (Enmerkar Uruk) incise le parole come in una tavoletta, ed esse furono
visibili.”
E più avanti il poema ci descrive la reazione del Sovrano di Aratta nel vedere per la prima
volta una tavoletta scritta:
Il signore di Aratta, dall’araldo
prese la tavoletta lavorata artisticamente;
il signore di Aratta scrutò la tavoletta:
la parola detta (scritta) ha forma di chiodo, la sua struttura trafigge,
il signore di Aratta scruta la tavoletta lavorata artisticamente.
PETTINATO, Sumeri, 1994, cit., p. 39.
9
Si tenga presente che le necessità contabili dovute al movimento di beni e merci nacquero
molto prima delle tavolette d’argilla. Infatti sin dal XV millennio a.C. l’uomo incominciò a fare
tali registrazioni incidendo delle tacche su dei pezzi d’osso. In questo arcaico sistema contabile
il numero delle tacche stava ad indicare le quantità di beni o merci giacché ogni tacca rappresen-
tava un’unità di misura di quel bene o merce. Le più antiche testimonianze di questo tipo di re-
gistrazioni sono state ritrovate in Libano. Nell’VIII millennio a.C. appaiono i gettoni (contras-
Moneta ed economia nell'antica Mesopotamia 7

Gli scribi dell’epoca


scrissero i loro testi con-
tabili essenzialmente su
pezzi di argilla che pote-
vano avere forme tondeg-
gianti, rettangolari, qua-
drate, ecc., e in alcuni rari
casi triangolari; le dimen-
sioni varieranno da pochi
centimetri fino e 30 - 40
centimetri (si pensi a e-
sempio alle tavolette di
grosse dimensioni di E-
bla). Questa scrittura av-
veniva incidendo sulle ta-
volette di argilla fresca (e
quindi morbida) dei segni
con uno stilo a forma di
cuneo, dal che “scrittura Tavoletta del periodo di Ur III (XXI sec.
a.C.) (rinascita neo-sumerica e fondazione
cuneiforme”. Le tavolette
del Primo Impero Sumero, uno dei più anti-
venivano poi messe a es- chi della storia).
siccare al sole o, meno
frequentemente, cotte in un forno e conservate in casse,

segni, calculi). Si tratta di piccoli oggetti di terracotta, pietra o osso le cui diverse forme rappre-
sentano un tipo di merce e/o una sua quantità. Talvolta questi gettoni sono riposti in un involu-
cro d’argilla (busta) che al suo esterno poteva essere autenticato con un sigillo. In merito alla
sua funzione si pensi a esempio al caso di un funzionario di una città che doveva dare a un altro
funzionario di un’altra città l’ordine di consegnare della merce (a esempio 10 pecore). In questo
caso il primo funzionario metteva all’interno di una busta i 10 gettoni rappresentanti le pecore
dopo di che consegnava la busta con i 10 gettoni alla persona incaricata di doverla recapitare al
secondo funzionario il quale, ricevuta e aperta la busta, consegnava le 10 pecore a colui che gli
aveva consegnato la busta. Ben presto questo sistema contabile si evolverà ulteriormente dando
luogo alle prime tavolette di argilla sulle quali erano riportati segni che rappresentavano quegli
oggetti e numeri prima rappresentati dalle tacche o dai gettoni.

8 Odoardo Bulgarelli

casseforti, giare, vasi, cesti di vimini, scaffalature in legno,


nicchie nelle pareti, ecc. Sovente le tavolette “più importanti”
(come taluni contratti e lettere) venivano rinchiuse in buste di
argilla che a loro volta recavano inciso o l’intero testo della
tavoletta o una sintesi di esso.
Questa “procedura” era dovuta a ragioni di riservatezza
e/o precauzione contro eventuali manomissioni del testo delle
tavolette (modifica fraudolenta del testo). Infatti in caso di
contestazioni (che potevano vedere anche l’intervento di un
giudice) si provvedeva ad aprire (rompere) la busta e a
verificare quanto diceva la tavoletta. Molto spesso questi
documenti recano un elenco, anche numeroso, di testimoni.
La loro autenticazione (mancando la “firma” sul
documento) poteva avvenire apponendo sulla tavoletta fresca
l’impronta di un sigillo (dello scriba e/o dei testimoni e/o delle
parti); talvolta tale impronta era invece sostituita da quella
dell’unghia della mano o di un pezzo di stoffa del proprio
vestito10. Sono attestati casi in cui operazioni trascritte di volta
in volta venivano poi riassunte in veri e propri rendiconti
mensili, semestrali, annuali, ecc. redatti i quali le singole
tavolette venivano probabilmente gettate via. Sembra che la
prassi di gettare via le tavolette non riguardasse solo questi
rendiconti ma fosse attuata ogni volta che le tavolette non erano
più utili allo scopo per le quali erano state redatte.
Confermerebbero tale procedura diversi testi nei quali si
dice appunto che una volta adempiuto all’obbligo (esempio
rimborso del prestito) la tavoletta doveva essere rotta in segno
di annullamento dell’obbligazione. Invero vi sono però non rari
casi in cui le tavolette erano state consevate senza alcun

10
Sui sigilli si veda a esempio MANDER, I testi amministrativi e la sigillatura: gli archivi del
III millennio, in M. Perna (ed.), Administrative Documents in the Aegean and their Near Ea-
stern Counterparts, Torino, 2000.
Moneta ed economia nell'antica Mesopotamia 9

apparente motivo mentre,


secondo il suddetto principio,
dovevano essere state rotte o
gettate via. Comunque
abbiamo sovente
ritrovamenti di tavolette in
discariche o utilizzate come
materiale da costruzione per
pareti, pavimenti, ecc. di
edifici vari. In alcuni casi, a
esempio negli esercizi
scribali, venivano riutilizzate
per scrivere nuovi testi. Tali
documenti furono posti in
essere per ogni tipo di
operazione da scribi che
sovente appaiono assumere la
funzione di “notai-contabili”.
Per nostra grande fortuna le
Tavoletta del periodo antico-babilonese tavolette sono sopravvissute
contraddistinto dal regno di Hammura-
bi, sovrano celebre per il suo Codice di nel tempo; esse si sono infat-
Leggi (prima metà II millennio a.C.) ti conservate per migliaia di
anni anche perché sovente si
sono cotte durante gli incendi delle città saccheggiate e cuo-
cendosi si sono indurite e indurendosi sono sopravvissute al
“logorio del tempo” e sono giunte sino a noi.
Da tutto quanto detto emerge che l’attività di coloro che
erono addetti a scrivere queste tavolette, gli scribi, era
un’attività complessa e certamente apprezzata; essi svolsero un


10 Odoardo Bulgarelli

ruolo fondamentale in quelle società così come sarà a esempio


anche nella contemporanea civiltà egiziana.11
Molto spesso queste tavolette provengono da archivi ritrovati
negli oltre 500 siti archeologici scavati; comunque essi rappresenta-
no solo una piccola parte dei 10.000 siti (Tell) che taluni ritengono
vi siano in quelle terre e che attendono ancora di essere riportati alla
luce. La politica di scavo, che ha teso a privilegiare le aree in cui si
trovavano Templi e Palazzi, ha peraltro contribuito a far si che la
maggior parte dei testi provenga da archivi di queste due istituzioni.
Come si è detto in precedenza non mancano però di certo archivi
appartenuti a privati: élite di famiglie agiate, mercanti, prestatori di
fondi (come banchieri) e individui. Gli archivi, siano essi di istitu-
zioni o privati, sono presenti in tutte le epoche e talvolta sono costi-
tuiti da centinaia, in alcuni casi da migliaia, di testi12; sono essenzia-
li per comprendere quale tipo di economia vi fosse in quel tempo13.

11
Sugli scribi PETTINATO, Sumeri, 1994, cit., p. 350 ricorda il seguente inno sumero di cui
riportiamo la prima parte:
L’arte della scrittura è la madre degli oratori, il padre dei maestri;
l’arte della scrittura è appassionante, non ti sazia mai;
l’arte della scrittura è difficile da imparare, ma colui che l’ha appresa avrà il mondo in mano.
Cura l’arte della scrittura, ed essa ti arricchirà;
sii diligente nell’arte della scrittura, ed essa ti riempirà di ricchezza e abbondanza.
Non essere negligente nei confronti dell’arte della scrittura, non trascurarla, l’arte della
scrittura è “sede di ricchezza”, il segreto del dio Ammanki,
lavora senza soste ed essa ti rivelerà i suoi segreti,
se la trascuri si faranno commenti malevoli nei tuoi confronti,
l’arte scrittoria costituisce un buon destino, ricchezza e abbondanza.
12
Abbiamo siti in cui sono state trovate decine di migliaia di testi.
13
Tralasciando gli archivi delle istituzioni (peraltro molto importanti), passiamo a ri-
cordare, molto sinteticamente, tra le molte decine di archivi privati di quei tempi, quel-
li di cui appresso. Tra i più arcaici (epoca presargonica) abbiamo quello del “grande
mercante” (colui che taluni ritengono che fosse un nostro “ministro del commercio”),
Ur-Emush di Lagash. Per l’epoca sargonica possiamo citare quello di una dinamica
donna d’affari, Ama-è, di Umma. Tra i primi archivi di banchieri vi sono quelli di Enli-
lemaba di Nippur (ca 2300 a.C.), SI.A.a (XXI sec. a.C.) e Idin-Lagamal di Dilbat
(1894-1750 a.C.). Per Ur III (XXI sec. a.C.) abbiamo l’importante e molto studiato
archivio di Tram-il, un sovrintendente dei mercanti; abbiamo anche quelli di
Addamu e Urabba di Lagash e delle case private scavate a Nippur. Per i successivi pe-
Moneta ed economia nell'antica Mesopotamia 11

A questo punto può essere utile ricordare che, in ordine de-


crescente di datazione, tra i siti nei quali sono stati trovati il maggior
numero di documenti (pubblici e privati) figurano: Ebla (XXIV sec.
a.C.) (20 mila testi), Girsu (XXI sec. a.C.) (decine di migliaia di te-
sti), Nippur (XXI sec. a.C.) (30 mila testi), Umma (XXI sec. a.C.)
(15 mila testi), Drehem (XXI sec. a.C.) (10-15 mila testi), Kanish
(XIX-XVIII sec. a.C.) (22 mila testi), Mari (XVIII sec. a.C.), (20
mila testi), Hattusa (XVII-XIII se. a.C.) (20 mila testi), Nippur (pe-
riodo cassita) (20 mila testi), Ninive (VIII-VII sec. a.C.) (30 mila te-
sti), Babilonia (VII-VI sec. a.C.) (10 mila testi), Sippar (VII-V sec.
a.C.) (60-70 mila testi), Persepoli (VI-V sec. a.C.) (migliaia di testi).
Ma quante tavolette furono prodotte in quei tempi?
MARGUERON, La Mesopotamia, Roma-Bari, 1993, pp. 417-418,
dice: "Si tratta di migliaia, forse di decine di migliaia di testi prodot-
ti ogni giorno nel III, nel II e nel I millennio a.C. dalle mani degli

riodi paleo-assiro e antico-babilonese possiamo ricordare i numerosi archivi privati di


Kanish (XIX-XVIII se. a.C.) di cui parleremo in seguito; abbiamo poi quelli di
Balmunam‫ه‬e, Sanum e Ubar-Shamas, di Larsa (XIX-XVIII sec. a.C.), di Silli-Eshtar di
Kutalla (metà XIX-fine del XVIII sec. a.C.). Sempre per il periodo antico-babilonese
abbiamo da Sippar gli archivi privati delle sacerdotesse-naditu. Dal quartiere finanzia-
rio di Ur vi sono quelli dei mercanti e/o banchieri come Dunuzi-gamil, Shumi-abiya,
Iddin-Ea, Ibni-Ea, Sîn-nashi, Annû, Puzur-Damu, Passâ, Adad-bani, Imlikum, Ea-nir
e altri. Da Terqa quello della famiglia Puzurum (fine del XVIII sec. a.C.). Per gli ar-
chivi privati del successivo periodo che va dal 1500 al 300 a.C. si veda PEDERSEN,
Archives and Libraries in the Ancient Near East 1500-300 B.C., Bethesda, 1998, il
quale offre una sintetica descrizione di più di 200 archivi privati con l’indicazione del
numero di tavolette ritrovate, dei proprietari e, laddove possibile, della loro
professione; indica inoltre le fonti bibliografiche per ciascun archivio. Per il periodo
1500-300 a.C. possiamo ricordare, per grandezza del numero dei testi ritrovati, quelli
degli Egibi di Babilonia (forse 3000-4000 documenti], del karum di Kanish (con singo-
li archivi sino a un migliaio di testi), Ur-Utu di Sippar (circa 2000 testi), Igmil-Sin di
Ur (2000 testi), Tehip-tilla di Nuzi (più di 1.000 testi); Murashu di Nippur (più di 850
testi); Silwa-Teshshup di Nuzi (più di 700 testi); Urtenu di Ugarit (più di 500 testi);
Rap'nu di Ugarit (più di 300 testi); Ea-iluta-bani di Borsippa (più di 250 testi); Akku-
yadi di Nuzi (circa 210 testi); Zike di Nuzi (circa 155 testi); Kidin-Adad di Assur
(meno di 150 testi); Silli-eshtar di Kutalla (più di 100 testi) e Balmunam di Larsa
(poco meno di 90 testi). Ampi quartieri di case private sono stati scavati a esempio a
UR, Assur, Larsa (dove sono state trovate grandi case), Ninive, Nippur, Nuzi.

12 Odoardo Bulgarelli

scribi …". Lo studioso prosegue poi dicendo che se attribuiamo


all'intero territorio della Mesopotamia "… una produzione di 1.000
tavolette al giorno (cifra certamente e volontariamente inferiore alla
reale) porterebbe a un miliardo di testi redatti nei tre millenni in cui
fu in vigore la scrittura cuneiforme! Con ogni verosimiglianza quin-
di si può parlare di miliardi di documenti prodotti in Mesopotamia"
per cui "… dobbiamo essere pienamente coscienti del fatto che quel
che resta di questa civiltà non è che una parte infinitesimale delle
sua antica produzione". Quindi una massa imponente di documenti -
parte dei quali giacciono ancora sottoterra - che richiese l’opera di
migliaia di scribi che talvolta giunsero a “specializzarsi” in alcuni
tipi di atti e non altri14.

14
Sugli scribi di alcune epoche, anche molto arcaiche, si veda VISICATO, The Power and the
Writting, Bethesda, 2000. Dal canto suo BIGA, Museo Barracco, Arte del Vicino Oriente
antico, in Museo Barracco, Roma,1996, 4, p. 52 dice che per il periodo di Ur III (XXI sec. a.C.)
sono stati individuati i nomi di almeno 1600 scribi. Sempre per Ur III PETTINATO, Sumeri,
1994, cit., pp. 380-381 dice che Waetzoldt ha individuato 60 categorie di scribi tra cui quella
degli scribi addetti ai prestiti; vi sono poi quelle degli amministratori di Templi e Palazzi, del
Governatore, dei campi e canali, dei lavoratori agricoli, del metallo, del legno, degli asini, dei
vasi di argilla, della lana, ecc., quindi un insieme di specializzazioni che da di per se l’idea di
quanto fossero articolate quelle economie già sul finire del III millennio a.C. Tra le professioni
troviamo a esempio nei contratti di acquisto di case del periodo di Fara (provenienti da Fara,
Nippur e Girsu) (2550-2355 a.C.) quella dell’araldo (cioè di colui che ha il compito di rendere
di pubblico dominio l’imminente vendita della casa) e dell’uomo che ha posto la “cordicella alla
casa” (colui che prende le misure della casa, il geometra del nostro tempo). Per le procedure se-
guite possiamo ricordare, per un’epoca più recente (seconda metà II millennio a.C.) l’art. 6, ta-
voletta B delle Leggi medio-assire; in esso è detto: “Chi ha intenzione di acquistare un terreno e
una casa deve fare in modo che per tre volte sia fatta da un araldo una dichiarazione nella capi-
tale Assur e per tre volte nella città nel cui territorio si trovano terreno e casa. La dichiarazione
sarà di questo tipo: “Nel territorio della città Tale il terreno e la casa del Tale figlio del Tale so-
no stati acquistati”. Chi vanta dei diritti su questi beni esibisca entro un mese i propri documenti
davanti agli incaricati e ne entri in possesso. Quando l’araldo ha fatto la dichiarazione nella città
di Assur, si riuniscano uno dei ministri del re, lo scriba della città, l’araldo e gli incaricati del re,
mentre nella città nel cui territorio si trovano gli immobili si riuniscano il capo della città e tre
anziani. L’araldo faccia una (ultima) dichiarazione, e poi le autorità redigano i documenti di-
cendo: “In questo mese l’araldo ha fatto la dichiarazione tre volte. Poiché nessuno ha esibito un
documento di rivendicazione sui beni messi in vendita, essi sono a disposizione di chi ha chiesto
all’araldo di fare la dichiarazione. I documenti redatti dall’autorità devono essere tre: uno (deve
essere conservato dagli) incaricati…” e qui il testo si interrompe: peccato! Per tale testo si veda
Moneta ed economia nell'antica Mesopotamia 13

Comunque tra l'inizio


del V e il IV secolo a.C. as-
sistiamo a una repentina di-
minuzione di questi docu-
menti scritti forse dovuta al
fatto che si passò ad altre
forme di scrittura che non ri-
chiedevano l’impiego dei
segni cuneiformi da incidere
con uno stilo su di una tavo-
letta d’argilla, segni che po-
tevano invece essere sempli-
cemente trascritti, e non in-
Tavoletta del periodo di Ur III (XXI sec. a.C.), cisi, su materiali come le-
caratterizzato dalla rinascita neo-sumerica e dal- gno, papiro, pergamena,
la fondazione del Primo Impero Sumero, uno dei
più antichi della storia. ecc., che, in quanto deperibi-
le, non sono però giunti a noi in misura così copiosa come le tavo-
lette di argilla. Da questo momento la scrittura cuneiforme tenderà a
divenire sempre più una scrittura per dotti, sino a scomparire nel I
secolo d.C. Per un approfondimento dei motivi che portarono
all’estinzione degli archivi (pubblici e privati) si possono a esempio
vedere i contributi di diversi studiosi apparsi in RA-Revue d'As-
syriologie et d'Archéologie Orientale, 1995, 89.
Nel lungo e difficile cammino della decifrazione delle diverse scrit-
ture cuneiformi iniziato due secoli fa si sono vissuti momenti di
grande entusiasmo ma anche di discussioni e incertezze tra gli stu-
diosi. Oggi possiamo dire di aver raggiunto un buon livello di co-
noscenza di queste diverse scritture anche se permangono dubbi e
incertezze su particolari aspetti di esse. Sulla decifrazione vogliamo

SAPORETTI, Le leggi della Mesopotamia, Firenze, 1984, p. 106. Anche questo è un esempio di
come fossero articolate le regole cautelative che disciplinavano le transazioni, nella fattispecie
su terre e case, di quelle genti.

14 Odoardo Bulgarelli

ricordare due episodi. Il primo, quello storico, fu l’inizio della deci-


frazione. Non possiamo non rammentare il celebre annuncio con il
quale il 4 settembre 1802 George F. Grotefend, un giovane profes-
sore di ginnasio, annunciava presso la prestigiosa Società delle
Scienze di Gottinga di aver decifrato per primo una delle scritture
cuneiformi, quella persiana del periodo achemenide (VI secolo
a.C.). Tale risultato era avvenuto dopo 15 anni di intensi studi. Con
questo evento iniziava quel cammino che aprirà gradualmente sem-
pre maggiori squarci nella storia più antica dell’uomo15. Il secondo

15
Ricordiamo che fu solo con l’arrivo in Europa delle prime tavolette d’argilla scritte in
caratteri cuneiformi che nel Settecento incominciò l’interesse degli studiosi alla decifrazione di
questa scrittura, allora “misteriosa”, che Thomas Hyde (1616-1703) ritenne essere dei semplici
motivi ornamentali. Il primo saggio sulla scrittura (allora indicata “scrittura di chiodo”) fu una
lettera del 21 ottobre nel 1621 che Pietro della Valle inviò da Sciraz (Persia) al suo amico
italiano, Mario Schipano, dove venivano riprodotti i seguenti cinque segni cuneiformi copiati
durante un suo soggiorno a Persepoli.

Occorrerà però attendere il 1674 prima di giungere alla pubblicazione di un intero testo
cuneiforme a opera del francese Chardin. Da allora incominciarono gradualmente ad aumetare
le pubblicazioni di tali testi. Nel 1802, come detto, Grotefend annunciò la decifrazione di queste
due iscrizioni provenienti dai Palazzi di Persepoli. La prima dice: Dario, il grande re, il re dei re,
il re delle nazioni, figlio Istaspe, l’Achemenide, (è colui) che ha costruito questo Palazzo

La seconda dice: Serse, il grande re, il re dei re, figlio del re Dario, l’Achemenide

L’opera di Grotefend sarà proseguita da altri studiosi come H.C.Rawlinson considerato il


padre dell’assiriologia.
Moneta ed economia nell'antica Mesopotamia 15

riguardò la decifrazione della scrittura babilonese. Nel 1857, per


avere la conferma se in effetti la scrittura babilonese era stata
decifrata (in proposito vi erano state aspre dispute), un’altra
prestigiosa associazione, la Royal Asiatic Society di Londra, adottò
un singolare stratagemma. Convocò a Londra i quattro maggiori
studiosi della materia e a ognuno di essi fu dato lo stesso testo
babilonese chiedendo loro di decifrarlo; il testo cuneiforme era
tratto dal prisma di Tiglatpileser rinvenuto ad Assur. Ogni studioso,
svolto l’incarico ricevuto, mise in una busta chiusa il testo da lui
decifrato. Le quattro buste furono aperte contemporaneamente e le
quattro traduzioni risultarono sostanzialmente uguali fra loro. Era la
prova che finalmente anche l’importante scrittura babilonese si
poteva considerare decifrata. Gli studiosi erano: Henry Rawlinson,
William Henri Fox Talbot, Edward Hincks (tre inglesi) e Jules
Oppert (francese)16.

16
Intanto nel 1842 era iniziata una nuova era: quella dell’archeologia nel Vicino Oriente
antico; nasceva l’Assiriologia il cui sviluppo fu all’inizio sospinto da improvvisazione (semplice
ricerca di tesori e reperti archeologi da destinare a Musei) e, per non breve tempo, dal desiderio
di recuperare da quegli scavi dati e informazioni che confermasseso quanto asserito nell’Antico
Testamento. Ciò avvenne, a esempio a opera di un libro che fece all’epoca molto scalpore:
quello di KELLER, Und die Bibel hat doch recht, Vien, 1955, la cui traduzione in italiano ebbe
come titolo “La Bibbia aveva ragione”. Tale assunto verrà col tempo ridimensionato lasciando
comunque a esso il merito di aver sospinto in modo “poderoso” l’interesse verso l’Assiriologia.
Nel 1847 e 1848 incominciarono a pervenire al Museo de Louvre e al British Museum le prime
collezioni di antichità assire ….. e fu un successo strepitoso! Agli inizi del Novecento verrà
decifrata un’altra prestigiosa scrittura: il sumero, la più arcaica di tutte. Nel tempo avvenne la
decifrazioni delle altre scritture cuneiformi tra cui l’alfabetica di Ugarit (XIV sec. a.C.) dalla
quale trarranno origine le nostre scritture.

16 Odoardo Bulgarelli

3. L’economia e le sue transazioni.

Sul grado di sviluppo di queste economie le opinioni,


come meglio vedremo più avanti, sono tutt'altro che concordi.
Accanto a coloro che sono propensi a ritenere che il loro svi-
luppo fosse assai limitato vi sono altri che ritengono che esso
fosse significativo e altri ancora rilevante. Noi siamo propensi a
ritenere che l'abbondante documentazione testuale sinora pub-
blicata (che peraltro rappresenta solo una parte delle tavolette
ritrovate e una minima parte di quelle prodotte dagli scribi di
quel tempo) stia ad attestare che lo sviluppo di tali economie
era tutt'altro che limitato; si trattava di economie articolate e di
notevole rilievo tanto da potervi collocare le origini di impor-
tanti strumenti economico-finanziari del nostro tempo. Infatti
sin dal III millenni a.C. quelle genti si avvalevano di una mone-
ta (in particolare l'argento a peso, oltre a orzo e talvolta rame,
stagno o altre merci; poco usato l'oro come moneta) che veniva
non di rado utilizzata per una pluralità di motivi e per regolare
ogni genere di transazioni come acquisti di terre, case, schiavi e
beni17, prezzi 18, prestiti con o senza interessi19, crediti e debiti20,

17
Basti pensare ai contratti di acquisto di terreni, case e schiavi rinvenuti per il periodo di Fa-
ra; essi risalgono alla seconda metà del III millennio a.C. Per i contratti di acquisto del periodo
arcaico si veda GELB-STEINKELLER-WHITING, Earliest Land Tenure Systems in the Near
East. Ancient Kudurrus, Chicago, 1991, EDZARD, Sumerische Rechtsurkunden des III.
Jahrtausends aus der Zeit vor der III. Dynastie von Ur, München, 1968; tra essi si ricordi il
celebre obelisco di Manishtusu (2269-2255 a.C.) dove è registrato che tale sovrano acquistò da
una novantina di venditori, e alla presenza di centinaia di testimoni, alcune migliaia di ettari di
terreno pagandoli anche con ingenti quantità di argento.
18
A partire dal III millennio a.C. le tavolette sono ricche di riferimenti ai prezzi, in particolare
in argento, delle più svariate merci (terreno, case, schiavi, merci e beni di ogni genere, ecc,). La
prima Legge nella quale troviamo un vero e proprio elenco di merci è quella di Eshnunna nel
cui art. 1 sono indicate le quantità di 10 merci (orzo, olio, lana, rame, ecc.) il cui prezzo è sem-
pre indicato in un 1 siclo di argento. Nell’art. 2 sono invece indicati i prezzi in orzo di sesamo,
Moneta ed economia nell'antica Mesopotamia 17

strutto e olio. Sui prezzi si può a esempio vedere SNELL, Ledgers and Prices. Early
Mesopotamian Merchant Accounts, New Haven-London, 1982.
19
I primi prestiti in argento documentati risalgono alla seconda metà del III millennio a.C., an-
che se tutto lascia ritenere che essi fossero già in uso in epoche ancor più arcaiche. Nei tre mil-
lenni a.C. essi saranno solitamente erogati in argento o orzo e giocheranno un ruolo importante
per tutto il periodo. Tra i prestiti più arcaici possiamo ricordare sia la Stele degli Avvoltoi - in
cui il Sovrano Eannatun di Lagash (intorno 2440 a.C.) fece giurare per ben 6 volte (di fronte a 6
divinità diverse) il condottiero di Umma che avrebbe sfruttato i campi di Ningirsu solo a titolo
di prestito (a interesse) e non come terre di proprietà di Umma - sia una iscrizione del Sovrano
Entemena di Lagash (intorno 2430 a.C.) apposta su un cono e una giara di argilla forse prove-
niente da Girsu; in tale iscrizione, molto studiata, si parla tra l’altro di un prestito connesso allo
sfruttamento di terre i cui interessi erano divenuti pari a ben 44 miliardi di ettolitri di orzo, come
dice PETTINATO, I re di Sumer I, Brescia, 2003, pp. 183-184. Da quest'ultimo sito provengono
anche circa 25 prestiti fruttiferi di orzo erogati da istituzioni templari; in proposito vedi
POMPONIO, L'impiego dell'argento nei testi mesopotamici dal periodo accadico a quello
paleo-accadico, in Rivista di Storia Economica, 2009, I, p. 36. Altri testi della specie della se-
conda metà del III millennio a.C. (a interesse e no) sono stati trovati in siti come Ebla, Kish,
Adab, Umm-el-Jr, Tell el-Suleimash, Gasur e Umm El Hafriyat. Del periodo immediatamente
successivo, quello di Ur III (XXI sec. a.C.), possiamo ricordare i più di 600 prestiti presi in e-
same nella tesi di laurea di Floriana Motta discussa presso l’Università di Messina nell’anno ac-
cademico 2002/3; per questo periodo si veda anche GARFINKLE, Shepherds, Merchants, and
Credit: Some Observations on Lending Practices in Ur III Mesopotamia, in JESHO-Journal of
the Economic and Social History of the Orient, 2004, 47, pp. 1-30, e la bibliografia ivi indicata.
STEINKELLER, Money Lending Practices in Ur III Babylonia: The Issue of Economic
Motivation, in HUDSON-VAN DE MIEROOP (edd.), Debt and Economic Renewal in the
Ancient Near East, Bethesda, 2002, pp. 109-138, ma non solo, ritiene che il prestatore di fondi
fosse un professionista. Per la prima metà II millennio a.C. possiamo rammentare gli oltre 800
prestiti del periodo antico-babilonese presi in esame da SKAIST, The Old Babylonian Loan
Contracts. Its History and Geography, Ramat-Gan (Israel), 1989, senza contare poi i numerosi
prestiti di questo periodo pubblicati dopo il 1989. Della prima metà del II millennio a.C. è anche
un "centro finanziario" scavato a Ur nel quale operavano diversi prestatori di fondi; di esso si è
a esempio occupato VAN DE MIEROOP, Society and Enterprise in Old Babylonian Ur,
in Berliner Beiträge zum Vorderen Orient 12, Berlin, 1992. Abbiamo poi anche moltissimi pre-
stiti delle epoche successive. In definitiva dalla documentazione giunta a noi appare che in quei
millenni a.C. i prestiti furono erogati tanto dai privati che dai Templi; meno documentati ap-
paiono invece i prestiti erogati dai Palazzi. Occorre poi ricordare che le leggi della Mesopotamia
della fine III-inizi II millennio a.C. (serie ana-ittishu, Legge di Eshnunna e Codice di Hammu-
rabi) stabilivano che il tasso d'interesse (forse massimo) fosse del 20 per cento per i prestiti in
argento e del 33,3 per cento per quelli in orzo; in ogni caso numerose sono le tavolette che indi-
cano tassi d'interesse sia in misura superiore che inferiore a quelli indicati in tali leggi. Sulle
modalità di concessione, redazione, conservazione e gestione dei prestiti a Ur III si può vedere
GARFINKLE, Shepherds, Merchants, and Credit: Some Observations on Lending Practices in
Ur III Mesopotamia, 2004, cit. Sui prestiti e sui tassi d'interesse, sia del periodo di Ur III che di
quello antico-babilonese, si può vedere a esempio POMPONIO, Aspetti monetari e finanziari

18 Odoardo Bulgarelli

titoli al portatore21, promissory note22, anticresi23, depositi24,


imposte, tasse, dazi e decime 25, ecc.); molto spesso era usata

del periodo neo-sumerico e paleo-babilonese, Roma-Bari, 2003, cit., pp. 77-92.


Sull’interessante tema della nascita degli interessi e del tasso di interesse si può vedere
HUDSON, How Interest Rates Were Set, 2000 BC-1000 AD: M‫ބ‬š, tokos and foenus as
Metaphors for Interest Accruals, in JESHO-Journal of the Economic and Social History of the
Orient, 2000, 43, pp. 132-161, STEINKELLER, The renting of fields in Early Mesopotamia and
the development of the concept of the “interest” in Sumerian, in JESHO-Journal of the
Economic and Social History of the Orient, 1981, 24, pp. 113-145 e LEEMANS, The rate of
interest in Old-Babylonian times, Bruxelles, 1950. Tra gli studiosi si discute anche sul fatto se i
tassi di interesse indicati nelle tavolette fossero annuali ovvero applicati sull'importo del prestito
indipendentemente dalla durata del prestito stesso, durata che sovente era inferiore all'anno.
Comunque sia per quelle genti le operazioni di prestito dovevano essere importanti come
peraltro starebbe ad attestare il fatto stesso che i prestiti erano spesso oggetto di esercizi
scolastici nei quali gli scribi dovevano esercitarsi a calcolare gli interessi e/o il tasso di interesse.
Da parte della dott.ssa Gabriella Spada è in corso di avanzato studio un importante
parallepipedo della prima metà del II millennio a.C. nel quale figurano numerosissimi esercizi
su prestiti le cui condizioni sono diverse una dall’altra.
20
Sul ruolo del credito GARFINKLE, Shepherds, Merchants, and Credit: Some Observations
on Lending Practices in Ur III Mesopotamia, 2004, cit., p. 26, dice: "Credit played a vital role
in the economy throughout ancient Mesopotamia" e aggiunge (p. 27) "The variety of credit
transactions available to the inhabitants of the Ur III state is indicative of the sophistications of
its economic enterprises".
21
Si tratta di tavolette che contengono la registrazione di un credito in argento o orzo che
poteva essere incassato alla scadenza da chiunque avesse presentato al debitore la tavoletta
stessa. Sui titoli al portatore si veda a esempio SZLECHTER, Tablettes juridiques 1re dynastie
de Babylone, Paris, 1958, BOGAERT, Les origines antiques de la banque de dép‫ސ‬t, Leiden,
1966, pp. 55-57, 75-76, 94-97, 102 (nota 322), 126-129. CHARPIN, Marchands du palais et
marchands du temple à la fin del la Ire Dinastye de Babylone, in JA-Journal Asiatique, 1982,
270, p. 33. Sulla loro diffusione si veda a esempio VAN DE MIEROOP, Society and Enterprise
in Old Babylonian Ur, 1992, cit, p. 208 il quale ci dice che nel periodo antico-babilonese la
prassi di procedere alla compravendita di tavolette di credito era nella città di Ur un fatto usuale
anche se non molto esteso.
22
Si tratta per lo più di debiti da pagare alla scadenza con argento o orzo. Per i riferimenti bi-
bliografici sulle promissory note si può a esempio vedere SHIFF, Neo-Babylonian "Interst-free"
Promissory Note, in JCS-Journal of Cuneiform Studies, 1988, 40, pp. 187-194; in generale
si sono occupati della questione studiosi come Bilgiç, Koschaker, San Nicolò, Ungnad e Pe-
tschow.
23
Nell'anticresi il creditore che concede un prestito riceve in garanzia dal debitore (o da un ter-
zo per lui) un bene (cosa o persona) affinché il creditore stesso ne percepisca i frutti (o il lavo-
ro); tali frutti possono essere o sostitutivi degli interesse (se dovuti) e/o vanno in conto capitale
fino a estinzione del debito. Sull'anticresi nel periodo di UR III si può vedere GARFINKLE,
Shepherds, Merchants, and Credit: Some Observations on Lending Practices in Ur III
Moneta ed economia nell'antica Mesopotamia 19

anche per pagare multe e sanzioni26. Quelle genti ricorrevano a


garanzie e pegni27 per tutelarsi nei confronti dei debitori ina-

Mesopotamia, 2004, cit., pp. 3-5, 17-18, e gli 11 testi riportati in STEINKELLER, The Ur III
Period, in WESTBROOK-JASNOW (edd.), Security for Debt in ancient Near Eastern Law,
Leiden, 2001, pp. 56-58. Per il successivo periodo antico-babilonese si veda SKAIST, The Old
Babylonian Loan Contracts. Its History and Geography, 1989, cit., pp. 220-221, e POMPONIO,
Aspetti monetari e finanziari del periodo neo-sumerico e paleo-babilonese, 2003, cit., pp. 86-
87. Per Nuzi si veda OWEN, The Loan Documents from Nuzu, Ann Abor, 1970. Per i prestiti di
anticresi con pegno di persone si veda, per i siti di Alalash, Mari, Elam e Tutub, BOGAERT,
Les origines antiques de la banque de dép‫ސ‬t, 1966, cit. pp. 68-71, 103. Sulla presenza
dell’anticresi nel periodo assiro vedi FALES, L’impero assiro. Storia e amministrazione (IX-VII
sec. a.C.), Roma-Bari, 2001, p. 207.
24
Sui depositi in argento si veda FOSTER, Commercial Activity in Sargonic Mesopotamia, in
Iraq, 1977, 39, pp. 35-36; per il periodo antico-babilonese CHARPIN, Archives familiales et
propriété privée en Babylonie ancienne. Etude des documents de «Tell Sifr», Genève, 1980, pp.
121-122. Si veda anche BOGAERT, Les origines antiques de la banque de dép‫ސ‬t, 1966, cit. pp.
32-40, 65-66, 97-100, 103-104, 111-118. Sulle modalità di costituzione di un deposito in argen-
to o oro parla anche un articolo del Codice di Lipit-Ishtar, in SAPORETTI, Le leggi della
Mesopotamia, 1984, cit., p. 33. Anche il Codice di Hammurabi affronta in 4 articoli il tema del-
la costituzione di depositi; nell'art. 122 si dice che prima di costituire un deposito in oro, argento
o altri beni mobili occorre redigere un contratto dinanzi a testimoni, aggiungendo nel successivo
art. 123 che colui che riceve il deposito non potrà essere processato se il suddetto contratto non
sia stato redatto alla presenza di testimoni; il successivo art.124 sanziona con il doppio di quanto
ricevuto, colui che avendo ricevuto un deposito alla presenza di testimoni lo neghi, mentre l'art.
125 dice che se ciò che è stato depositato è stato rubato per negligenza di colui che aveva rice-
vuto il deposito, questi deve risarcire il depositante di tutto quanto aveva depositato; in
SAPORETTI, Le leggi della Mesopotamia, 1984, cit., p. 66. Tale Codice detta quindi una disci-
plina molta articolata del deposito che, come si è visto, poteva anche essere costituito nella mo-
neta del tempo, l'argento. Una tale articolata disciplina non dà ancora una volta l'idea di econo-
mie regredite.
25
Per la seconda metà del III millennio a.C. si pensi alle tasse/fitti che ad Adab venivano pa-
gate in argento per l'irrigazione dei campi; alle tasse-bala pagate in argento al tempo di Ur III
(XXI sec. a.C.); ai diversi tipi di tasse e dazi talvolta pagate in argento (oltre che in stagno) nel
commercio Assur/Kanish (XIX-XVII sec. a.C.) la cui elevatezza induceva anche al contrabban-
do; alle tasse pagate in argento al controllo doganale di Terqa sul commercio fluviale di olio,
grano, vino, ecc. (prima metà II millennio a.C.).
26
Per il pagamento in argento di sanzioni e multe si vedano gli innumerevole articoli delle va-
rie leggi antiche e in particolare del Codice di Hammurabi e delle Leggi Ittite. Tra le sanzioni
del Codice di Hammurabi possiamo ricordare quelle sul taglio di un albero altrui, divorzio, ince-
sto, lesioni corporali (come rottura di un dente o delle ossa, accecamento), schiaffeggiamento,
morte, percosse e furto. Nelle Leggi Ittite abbiamo 74 specie di sanzioni in argento che riguar-
dano furto, incendio, omicidio, vari danni economici, rapimento di persone, vari danni fisici a
persone e animali, deviazione corsi d’acqua, sortilegi, ecc.

20 Odoardo Bulgarelli

dempienti; la tutela poteva anche avvenire attraverso il ricorso


a giudici che emettevano, come si è detto, proprie sentenze.
Quelle genti perseguivano il profitto non solo attraverso l'ero-
gazione di prestiti a interesse ma anche attraverso il commercio
per lo svolgimento del quale si avvalevano pure di società di
capitali28 e di associazioni di vario tipo29 dalle quali potevano
talvolta ricavare anche utili molto elevati30; i commerci si svol-
gevano anche lungo le varie vie carovaniere e fluviali che at-
traversavano il Vicino Oriente antico. L'obiettivo di conseguire

27
Per i pegni e le garanzie nei vari periodi dei tre millenni a.C. si veda a esempio WE-
STBROOK-JASNOW (edd.), Security for Debt in Ancient Near East, Leiden, 2001, nonché, più
in generale sui principi giuridici vigenti nelle diverse epoche, si può vedere JOANNES (ed.),
Rendre la justice an Mésopotamie, Saint-Denis, 2000. In proposito il Codice di Hammurabi e le
Leggi medio-assire possono essere in particolare considerati la base degli studi del diritto del
Vicino Oriente antico, anche per quel che concerne pegni e ipoteche. LAFONT, Considérations
sur la pratique judiciaire en Mésopotamie, in JOANNES (ed.), Rendre la justice an Mésopota-
mie, 2000, cit., p. 16, giunge a dire che nel periodo antico-babilonese «… existait s‫ޘ‬rement un
centre de perfectionnement des futurs juristes à Nippur, la ville du droit». Tra l’altro gli studiosi
si sono cimentati in un’analisi degli aspetti più diversi dei rapporti debitori/creditori/terzi, come
a esempio quelli relativi al diritto del creditore terzo di avanzare pretese su beni del debitore che
siano però già oggetto di uno specifico rapporto di debito con altro creditore. Dalla documenta-
zione riguardante pegni e garanzie sembra emergere che uno dei principali intenti cui tendevano
tali principi era di mantenere un ordine sociale volto da un lato ad assicurare che l’attività di
produzione dei beni fosse assecondata da norme che tendevano a garantire il buon esito degli
investimenti (esempio prestiti) e dall’altro a garantire, per quanto possibile, ai debitori di poter
proseguire la propria attività e quindi non indursi ad abbandonare le terre da essi coltivate o ten-
tare la fuga per timore dei creditori, fenomeno sociale, questo, ampiamente attestato nel Vicino
Oriente antico.
28
A esempio l'art. 99 del Codice di Hammurabi (XVIII sec. a.C.) dice: Se un uomo a un uomo
argento per una società ha dato, il guadagno e la perdita che ci sono, davanti al dio in parti ugua-
li divideranno"; in SAPORETTI, Le leggi della Mesopotamia, 1984, cit., p. 62.
29
Per tali associazioni e più in generale per il rilevante commercio tra Assur e Kanish (XIX-
XVIII sec. a.C.) si può a esempio vedere MICHEL, Correspondance des marchands de Kanish
au début du II e millénaire avant J.-C, Paris, 2001, LARSEN, The Old Assyrian City-State and
Ist Colonies, Copenhagen, 1976, VEENHOF, Aspects of Old Assyrian Trade and its
Terminology, Leiden, 1972.
30
Nel cennato commercio tra Assur e Kanish, a esempio, gli utili lordi potevano essere del
100 per cento sullo stagno e del 200 per cento (e forse anche molto di più) sui tessili; MICHEL,
Correspondance des marchands de Kanish au début du II e millénaire avant J.-C, 2001, cit., p.
227.
Moneta ed economia nell'antica Mesopotamia 21

un profitto spingeva sovente quelle genti a concedere prestiti a


tassi di usura che potevano dar luogo alla riduzione in schiavitù
dei debitori inadempienti e/o dei loro familiari. L'usura fu, co-
me oggi, uno dei mali di quei tempi e sin dal III millennio a.C.
fu sovente combattuta con ricorrenti provvedimenti di annulla-
mento dei debiti che sono particolarmente numerosi per il peri-
odo antico-babilonese (prima metà II millennio a.C.) 31. Sin dal
III millennio a.C. sono inoltre presenti in Mesopotamia presta-
tori di fondi e banche32. Non mancano luoghi di mercato (a e-

31
Tra i provvedimenti di annullamento dei debiti più arcaici (III millennio a.C.) possiamo ri-
cordare quelli di Entemena (intorno al 2430 a.C.), Urukagina (2350 a.C.) e Gudea (2140 a.C.),
tutti sovrani di Lagash. A questi possono aggiungersi quasi una trentina di altri provvedimenti
della specie emanati nella prima metà del II millennio a.C. dai sovrani di Isin, Eshnunna, Assi-
ria, Babilonia, Larsa e Khana; per un elenco di tali provvedimenti vedi tavole cronologiche dei
sovrani in LIVERANI, Antico Oriente, Roma-Bari, 1995, pp. 326-327, 421. Un caso particolare
è quello dell'art. 117 del Codice di Hammurabi dove è detto che la moglie e figli venduti o dati a
servizio (o in pegno?) a causa di un debito devono essere liberati dopo tre anni di servitù;
SAPORETTI, Le leggi della Mesopotamia, 1984, cit., p. 65. Sull'usura BULGARELLI, L'usu-
ra: un fatto che si perde nella notte dei tempi, in Mondo Bancario, 2003, 3, pp. 45-51.
323232
Gran parte degli studiosi ritiene che le banche siano nate in Mesopotamia; altri però
collocano le loro origini in Fenicia, Grecia o addirittura nell’Italia del Medioevo. Occorre però
sottolineare che almeno in parte tali disparità di vedute appaiono dovute alla diversa definizione
che gli studiosi danno di banca. Comunque, nel propendere per la prima tesi in BULGARELLI,
Il denaro alle origini delle origini, 2001, cit., pp. 231-272, ricordiamo che sono a noi pervenute
moltissime centinaia di tavolette che ci parlano di prestiti erogati dai privati, dai Templi e,
molto meno, dai Palazzi. Si tratta di prestiti che possono essere stati concessi anche in via più
continuativa da prestatori di fondi o banche. Tra le banche private della fine del III millennio
a.C. (mettere punto) possiamo ricordare quelle dei già citati Enlilemaba e SI.A-a che svolsero la
loro attività bancaria (prestiti), rispettivamente, a Nippur e in una località sconosciuta. Come
dicono a esempio STEINKELLER, Toward a Definition of Private Economic Activity in Third
Millennium Babylonia, 2004, cit., p. 105, e WESTENHOLZ, Old Sumerian and Old Akkadian
Texts in Philadelphia. Part Two: The "Akkadian" Texts, the Elilimaba Texts, and the Onion
Archive, Copenhagen, 1987, pp. 59-60, questi non furono però gli unici banchieri privati del lo-
ro tempo. In particolare il primo afferma: “As we have seen earlier, in their dealings with the
Umma administration the merchants functioned very much like bankers, since the arrangement
in question provided them with a constant supply of liquid capital.” Dice poi che il mercante usa
una parte di tali capitali per fare investimenti e concedere prestiti a interesse. Per la successiva
epoca antico-babilonese, come abbiamo anche qui già detto, troviamo a Ur una sorta di centro
finanziario; in esso operavano mercanti/finanziatori dediti anche alla erogazione di prestiti; tra
questi ricordiamo Dumuzi-gamil, Shumi-abiya, Iddin-Ea, Sîn-nashi e altri; sembra che tali per-

22 Odoardo Bulgarelli

sone avessero costituito un vero gruppo professionale, una associazione, come dice VAN DE
MIEROOP, Society and Enterprise in Old Babylonian Ur, 1992, cit., pp. 202ss. Ai prestiti con-
cessi tra privati devono poi aggiungersi i prestiti concessi sempre a privati dai Templi. Di que-
sto periodo sono anche le celebri sacerdotesse di Sippar (naditum) che, oltre a dedicarsi al culto,
svolgevano un'attività economica che comprendeva l'erogazione di prestiti. Sul generale ruolo
delle donne in Mesopotamia (comprese le naditum) si veda STOL, Women in Mesopotamia, in
JESHO-Journal of the Economic and Social History of the Orient, 1995, 38 pp. 123-144, e FI-
GULLA, Old-Babylonian Nadtu Records, Cuneiform Texts from Babylonian Tablets in the
British Museum, London, 1962. Ricordiamo inoltre le seguenti figure di banchieri privati: Idin-
Lagamal di Dilbat (1894-1750 a.C.), Šadû-rabû-iriš di una piccola città vicino Babilonia (metà
XIII sec. a.C.), Ea-iluta-bani di Borsippa (687-486 a.C.), Egibi di Babilonia (606-482 a.C.) e
Murashu di Nippur (455-403 a.C.). In generale sulle banche nell'antichità si veda BOGAERT,
Les origines antiques de la banque de dép‫ސ‬t, 1966, cit. Per quel che riguarda l'importante
attività bancaria svolta dai Templi nella prima metà del II millennio a.C. ricordiamo a esempio
che SAPORETTI, La rivale di Babilonia. Storia di Eshnunna, un potente regno che sfidò
Hammurapi, Roma, 2002, p. 113, afferma che essi fungevano a Eshnunna da “istituti di
credito”. Dal canto suo HARRIS, Old Babylonian Temple Loans, in JCS-Journal of Cuneiform
Studies, 1960, 14, pp. 126-137, fa riferimento a 157 prestiti templari del periodo antico-
babilonese che provengono da siti come Tutub, Mari, Shaduppum, Sippar, Susa, Ur. Anche
CHARPIN, Les dieux prêteurs dans le Proche-Orient Amorrite (c. 2000-1600 av. J.-C.), in
Topoi, 2005, 12-13, pp. 13-34, analizza l'attività bancaria svolta in questo periodo dai Templi.
VAN DE MIEROOP, Society and Enterprise in Old Babylonian Ur, 1992, cit., p. 208, eviden-
zia come in quel tempo a Ur i Templi di Nanna e Ningal (ma verosimilmente anche altri santua-
ri di quella città per i quali non è stata trovata documentazione scritta) svolgessero un'attività
economico-finanziaria che molto probabilmente risaliva a epoche antecedenti. Sempre per il pe-
riodo antico-babilonese LAFONT, Prêt, in JOANNES (ed.), Dictionnaire de la civilisation
mésopotamienne, Paris, 2001, pp. 679-681, dice: « Les prêts étaient consentis par le temple ou
le palais, mais aussi par de riches particuliers agissant comme de sortes de banquirs privés…".
Sull'attività bancaria dei Templi nel periodo neo-assiro (I millennio a.C.) si veda a esempio
LIPINSKI, Les temples néo-assyriens et les origines du monnayage, in LIPINSKI (ed.), State
and Temple Economy, in The Ancient Near East, II, Leuven, 1979, pp. 565-588. Lo studioso
analizza in particolare il ruolo monetario svolto dal Tempio della dea Ishtar situato nella città di
Arbela e, secondariamente, dai Templi neo-assiri dedicati al dio Adad (ma cosa analoga
potrebbe valere per i periodi precedenti). Tra l’altro egli ritiene che il Tempio di Arbela avesse
il compito di garantire la qualità, il titolo e il peso dell’argento tanto che era il Tempio stesso
che, avvalendosi di propri raffinatori, avrebbe provveduto alla fusione dell’argento in lingotti di
peso standard di forma diversa (“pani”, “pagnotte”, ecc.) a seconda del loro peso. Tali “pezzi”
di argento (di cui non ci sono giunti purtroppo esemplari) sarebbero stati facilmente
riconoscibili dalla gente in quanto recavano un punzone/marchio, se non addiritttura una breve
iscrizione del Tempio, che ne garantiva la provenienza. Questo Tempio si sarebbe procurato
l’argento necessario per svolgere questa attività non solo attraverso la vendita di merci e le
offerte/doni, ma anche, come sottolinea in particolare Lipiski, attraverso l’incameramento (di
cui però si trova scarsa traccia nei documenti) delle pesantissime sanzioni in argento e oro che
sono ampiamente documentate a esempio, nei numerosi contratti di compravendita di beni e
Moneta ed economia nell'antica Mesopotamia 23

sempio alle porte delle città o nei porti fluviali) in cui i prezzi
potevano anche dipendere dalle leggi della domanda e dell'of-
ferta; presso tali mercati venivano talvolta erette delle steli re-
gie che riportavano i prezzi (probabilmente massimi) a cui le
merci potevano essere vendute 33. L'argento a peso era inoltre
usato come mezzo di pagamento, oltre che in tutti questi casi,
anche in molti altri come matrimoni, divorzi, donazioni, ado-
zioni, eredità, ecc.34

schiavi dell’epoca (come anche di epoche precedenti). Tale argento defluiva dal Tempio
attraverso i prestiti e gli acquisti vari e, giunto sul mercato, veniva usato dalla gente come un
sicuro mezzo di pagamento in quanto il Tempio ne garantiva la qualità, peso e titolo. In
definitiva Lipiski (p. 587) afferma che “così facendo, il Tempio di Arbela si comporta
praticamente da Banca di Stato”. Analoga la situazione nei Templi del dio Adad nei cui testi si
parla a esempio “di argento purificato di Adad” e di “panettieri di Adad” per cui lo studioso
giunge ad affermare che a questi "pani" nulla mancava per essere considerati moneta se non la
cattiva abitudine di considerare che la moneta sia nata in Lidia. Ricordiamo anche che in tutti
quei secoli è sempre presente la discussa figura del mercante-prestatore di fondi, il tamkarum (a
esempio citato ben 25 volte nel Codice di Hammurabi). Per la misura dei tassi di interesse
possiamo in generale dire che in realtà, come già detto, abbiamo numerose tavolette che indica-
no non solo tassi inferiori ma anche superiori, e spesso anche notevolmente superiori (a tre ci-
fre), a quelli indicati nelle Leggi e nei Codici mesopotamici (20 e 33,3 per cento per argento e
orzo); inoltre appaiono coesistere prestiti fruttiferi e infruttiferi, anche se non è sempre facile
stabilire se il prestito producesse o meno interessi. Si pensi a esempio che i tassi applicati dalle
famiglie di banchieri ora citate potevano essere anche del 6,6-10-13,3-16,6-20-24,5-30-36-40-
50-240-600 e 4500 per cento a seconda del banchiere (e quindi del periodo), con una variabilità
che poteva forse essere dovuta al fatto che i prestiti e i crediti (fossero in argento o orzo) erano
erogati o concessi alle "condizioni di mercato" di quel momento, mentre quelli più elevati
avevano carattere sanzionatorio. In ogni caso, prima di poter tracciare una curva dei tassi di
interesse nei tre millenni a.C., è necessario che siano fatti ulteriori approfondimenti al fine di
non cadere nell'errore di ritenere che tale curva fosse di fatto rappresentata dai tassi, pur di
rilievo, indicati nelle Leggi e Codici mesopotamici.
33
Vi sono testi di Kanish nei quali si parla del riflesso della scarsità di stagno sul prezzo dello
stesso. Si veda anche LIVERANI, Antico Oriente, 1995, cit., pp. 341-343.
34
Per inciso occorre qui ancora ricordare che gli Assiriologi usano spesso nelle loro traduzioni
i termini banche, prestiti, tassi di interesse, titoli al portatore, promissory note, anticresi, società
di capitali, associazioni commerciali, mercanti, ecc. (che possono suonare come "troppo attua-
li"). Per quanto superfluo vogliamo però sottolineare che con ciò non si ritiene che si possa si-
gnificare che, a esempio, le banche dell’epoca avessero le stesse caratteristiche delle banche at-
tuali o che le società di capitali fossero disciplinate come le attuali. Pur tuttavia non si può nean-
che negare che questi strumenti già contenessero in se almeno una parte di quegli elementi fon-

24 Odoardo Bulgarelli

4. La moneta: origini, utilizzo, evoluzione.

Tra i numerosi strumenti dell'epoca ci occuperemo in par-


ticolare dell'argento a peso. Migliaia di testi ci dicono che esso
svolse la funzione di mezzo di pagamento; altri testi (senz'altro
molto inferiori per numero rispetto a quelli precedenti) ci dico-
no che fu anche misuratore del valore dei beni e mezzo di te-
saurizzazione, divenendo così la moneta per eccellenza di quei
millenni a.C. 35. D'altronde queste tre funzioni saranno le stesse

damentali che poi ritroveremo negli stessi – anche se senz’altro più articolati e sofisticati - stru-
menti dell’epoca moderna.
35
Molti sono gli studiosi che si sono interessati (anche con opinioni discordanti) sulla diffu-
sione o meno dell'uso dell'argento come mezzo di pagamento/moneta. Tra i favorevoli sono a
esempio, per il periodo più arcaico (seconda metà III millennio a.C.), FOSTER, Commercial
Activity in Sargonic Mesopotamia, 1977, cit., pp. 31-43, e PETTINATO, Ebla, 1994, cit., pp.
165, 174, 187-188. Tra l'altro Foster (p. 35) dice "The two (orzo e argento) could be used
interchangeably and silver may be considered money in the usual sense of that word". Pettinato,
parlando di Ebla, dice "… anzi quest'ultimo metallo serviva come normale mezzo di pagamento
per le transazioni commerciali" (p. 165) e poi "Ciò vuol dire che a Ebla ci troviamo in una fase
del commercio molto sviluppata e che il tempo del baratto di beni è ormai superato … La forma
più comune … è ormai la compravendita a mezzo argento" (p. 174) e poi ancora "Quest'ultimo
(l'argento) fungeva già a quel tempo da merce base di scambio, venendo ad assumere quasi il
ruolo di moneta internazionale: tutti i prezzi di beni importati ed esportati sono, infatti, rapporta-
ti all'argento, di cui le casse dello stato di Ebla sono piene zeppe" (pp. 187-188). Altri studiosi
sono invece propensi, come detto, a sminuire il suo uso monetario giungendo finanche a negarlo
di fatto, come a esempio Polanyi e la sua scuola. In generale sull'uso in quei millenni
dell'argento a peso come moneta si ricordi che, con il contributo di diversi Assiriologi italiani, è
stato recentemente pubblicato un intero numero della Rivista di Storia Economica del 2009, I,
L'argento nella storia monetaria del Vicino Oriente Antico. In generale sul tema si veda anche il
Convegno tenuto in Banca d’Italia in MILANO-PARISE (edd.), Il regolamento degli scambi
nell’antichità (III-I millennio a.C.), Roma-Bari, 2003, e in particolare POMPONIO, Aspetti
monetari e finanziari del periodo neo-sumerico e paleo-babilonese, 2003, cit, pp. 59-108;
L'impiego dell'argento nei testi mesopotamici dal periodo accadico a quello paleo-accadico,
2009, cit., pp. 19-50, BULGARELLI, intervento al convegno "Produzione monetale
nell'antichità", in Annali Istituto Italiano di Numismatica, 1997, 44, pp. 82-86; Il denaro alle
origini delle origini, cit, 2001; Il regolamento degli scambi nel Vicino Oriente Antico, in Acca-
Moneta ed economia nell'antica Mesopotamia 25

che ritroveremo nella moneta coniata nata in Lidia molto tempo


dopo (VII secolo a.C.).
In questo scritto ci stiamo interessando essenzialmente
dell'argento; tale visione parziale, che forse non è scevra da
inconvenienti, è volta, come già detto, a metterne meglio in
evidenza la funzione monetaria di questo metallo prezioso senza
peraltro voler “sminuire” la funzione di mezzo di pagamento
svolta, anche se in misura talvolta molto inferiore, da altre
merci e metalli la cui funzione può essere meglio analizzata in
un contesto che prenda a esempio in esame l’uso in quelle
economie di tutti i mezzi di pagamento. In particolare per
quanto riguarda l’orzo (il principale mezzo di pagamento dopo
l’argento) esso presentava alcuni inconvenienti rispetto
all'argento; infatti questo cereale era facilmente deperibile e ne
occorrevano grosse quantità per fare pagamenti relativamente
modesti in quanto normalmente 1 gur di orzo (circa 300 litri)
equivaleva a 1 siclo di argento (circa 8,3 grammi). Per questi
motivi fu l'argento che divenne la moneta per eccellenza.
L’uomo lo scelse tra i diversi beni presenti in natura perché, ol-
tre a non essere deperibile, concentrava in piccole quantità un
valore adeguato per effettuare i pagamenti relativi alle transa-
zioni del tempo.
Sotto il profilo monetario lo stesso avvento della moneta conia-
ta (VII secolo a.C.) fu un evento importante ma non fu la “na-

demia Nazionale dei Lincei, L’economia palaziale e la nascita della moneta: dalla Mesopota-
mia all’Egeo, Roma, 2002, pp. 73-85; Moneta e periodo pre-monetale, in 9° Annual Meeting of
the International Committee of Money and Banking Museum, Money and Banking: the Varieties
of the Monetary Experience, Pechino, 2002, pp. 284-288; Alle origini della moneta, in Rivista di
Storia Economica, L'argento nella storia monetaria del Vicino Oriente Antico, 2009, I, pp. 11-
18, e JURSA, I babilonesi, Bologna, 2007, p. 48, la quale in un “raccolto” libro sui babilonesi,
parlando dell'argento come moneta, ben sintetizza la sua funzione dicendo che "la parola
moneta è perfettamente adeguata" al caso dell'argento (a peso) monetato.

26 Odoardo Bulgarelli

scita della moneta”. Essa fu infatti il connubio tra due millena-


rie consuetudini:
1) quella di usare l’argento a peso come moneta
2) quella di usare i sigilli per finalità di garanzia e
autenticazione.
Infatti queste due consuetudini, a un certo punto della loro
storia, si “incontrarono” e “compenetrandosi” dettero origine in
Lidia alla moneta coniata; essa fu appunto ottenuta imprimendo
con un conio (sigillo) una immagine su un tondello di metallo
prezioso36.
In definitiva, quindi, la moneta nasce nella Mesopotamia del III
millennio a.C. e si sviluppa ed evolve nel tempo passando attra-
verso fasi alterne: dell'argento a peso, della moneta coniata, del-
la moneta fiduciaria, della carta-moneta, del bancomat e delle
carte di credito. Verosimilmente, però, questa lunga evoluzione
non si può ritenere conclusa in quanto proseguirà nel futuro con
l'introduzione di nuovi strumenti di pagamento37.

36
Sulla nascita della moneta coniata si veda tra gli altri LE RIDER, La naissance de la mon-
naie, Paris, 2001, CACCAMO CALTABIANO-RADICI COLOCE, Dalla premoneta alla mo-
neta, Pisa, 1992, CRAWFORD, La moneta in Grecia e a Roma, Bari, 1986, p. 43, CRIBB, Le
origini del denaro, testimonianza dal Vicino Oriente antico e dall’Egitto, in Art Valley
Association (ed.), La banca premonetale, Milano, 2004, pp. 35-122.
37
Ci si chiede in quale forma circolasse l'argento a peso. La domanda non sembra avere al
momento risposte certe anche perché, a differenza della moneta coniata, non abbiamo così ampi
rinvenimenti archeologici. Peraltro tale circostanza è uno dei motivi che sembra far propendere
alcuni studiosi per una scarsa circolazione di questo mezzo monetario nel Vicino Oriente antico.
Questa tesi, atteso quanto documentato dalle tavolette, appare però debole e non convincente.
Quel che sappiamo di certo è che vi erano in circolazione diversi tipi di argento monetato, cioè
argento avente un contenuto di fino diverso. Quelle genti erano quindi in grado di accertare il
titolo dell'argento (come dell'oro) per cui dovevano aver raggiunto un elevato grado di sviluppo
nella fusione e raffinazione di questo metallo, come attesta la stessa presenza dei "saggiatori
dell'argento". Esistevano anche i "pesatori dell'argento"; STEINKELLER, Sale Documents of
the Ur III-Period, Stuttgart, 1989, p. 93 dice: "… it is plausible that the presence of the qualified
weigher of silver was required in all transactions in which the purchase price consisted of sil-
ver.", ipotizzando così che tali pesatori dell'argento non intervenissero solo nei pur numerosi
casi documentati, ma fossero presenti in tutte le transazioni in cui il prezzo era espresso in ar-
gento; nella stessa circostanza lo studioso dice anche che tali soggetti esistevano sin dal III mil-
Moneta ed economia nell'antica Mesopotamia 27

5. Kanish: un importate archivio economico.

Il Fortunato rinvenimento a Kanish (Anatolia Orientale)


(XIX-XVIII sec. a.C.) di un imponente archivio di oltre 20.000 tavo-
lette cuneiformi38, di cui solo un quarto sinora pubblicate, ci permet-

lennio a.C. A Kanish sono stati trovati stampi per fondere l'argento e fare lingotti (da usare evi-
dentemente come mezzo di pagamento) il cui peso variava da alcuni sicli, a ½ mina, 1 mina, 1
½ mina (siclo=circa 8 gr.; mina=circa 500 gr.). Nella giara di un orefice (databile al 1738 a.C.)
trovata nell’Ebabbar di Larsa è stato rinvenuto un esemplare di pietra di paragone che doveva
servire per controllare il grado di purezza dell'argento; MICHEL, Métallurgie et orfèvrerie, in
JOANNES (ed.), Dictionnaire de la Civilisation Mésopotamienne, Paris, 2001, p. 532. Tra gli
studiosi si discute se tale argento circolasse nella forma di lingotti (come a Kanish), anelli (come
per le sacerdotesse naditum), coppe (come taluni ritengono sia per le coppe rinvenute a Mari,
Alala‫ه‬, Nuzi, Qatna, el-Amarna, Ugarit e Hattusha), medaglie (come le medaglie consegnate ai
soldati al tempo di Hammurabi), ecc. e, per i tempi molto più recenti (fine VII sec. a.C.), si pen-
si anche ai pani d’argento provenienti da Zingirli (Siria) sui quali figurava la seguente iscrizio-
ne. “a Bar-Rakib (Re), figlio di Panamuwa”. Per il periodo più arcaico (Ebla) si rimanda a
BULGARELLI, A proposito di TM.75.G.2286, in NABU-Nouvelles Assyriologiques Brèves et
Utilitaires, 1999, 2, pp. 35-36, ove viene ipotizzato che in quel tempo (III millennio a.C.) l'ar-
gento, anche monetato, potesse essere conservato in vasi, orci, boccali il cui peso standard era
rispettivamente di 10, 5 e 4 mine ognuno. Sugli anelli (e coppe) si veda a esempio MICHALO-
WSKI, The Neo-Sumerian Silver Ring Texts, in Syro-Mesopotamian Studies, 1978, 2, pp. 43-58,
MILANO, Sistemi finanziari in Mesopotamia e Siria nel III millennio a.C., in MILANO-
PARISE (edd.), Il regolamento degli scambi nell’antichità (III-I millennio a.C.), Roma-Bari,
2003, pp. 40-43, POMPONIO, Aspetti monetari e finanziari del periodo neo-sumerico e paleo-
babilonese, 2003, cit., pp. 96-97 e POWELL, A Contribution to the History of Money in
Mesopotamia prior to the Invention of Coinage, in HRUSKA-KOMOROCZY (edd.),
Festschrift Lubor Matouš II, Budapest, 1978, pp. 211-243; per un elenco dei testi dove figurano
tali anelli si veda REITER, Die Metalle im Alten Orient, Münster, 1997, p. 88, nota 53. Sui pez-
zi di argento del periodo antico-babilonese recanti l'effige della dea Ishtar si veda
SZLECHTER, Tablettes juridiques de la 1° Dynastie de Babylone, Paris, 1958, p. 22.
38
Le vicende legate all’archivio di Kanish iniziano nel 1881 quando l’attenzione degli studiosi
si soffermò su un gruppo di testi commerciali apparsi sul mercato di Istanbul e Kayesirg. Dal
1894 gli studiosi incominciarono a ritenere che tali testi potessero provenire da Kanish; la cosa
troverà poi conferma nel 1924 e quindi alla vigilia del rinvenimento, poco fuori della città, del
quartiere del mercanti assiri (karum) avvenuto nel 1925. Lo scopritore fu il cecoslovacco Be-
drich Hrozny, che tra l’altro diverrà celebre per aver decifrato la scrittura cuneiforme ittita. Egli
raccolse un migliaio di tavolette per metà acquistate sul mercato e per metà provenienti dagli

28 Odoardo Bulgarelli

te di dare uno sguardo su un segmento importante dell’economia di


quel tempo: quello del commercio privato a lunga distanza. Si tratta
del più numeroso insieme di archivi privati39 mai ritrovato in
quell’antichità in un unico sito. Özgüç dice che da Kanish proven-
gono diverse decine di archivi che contengono da qualche dozzina
sino a un migliaio di testi ciascuno. Nel complesso si tratta, come si
diceva, di più di 20.000 documenti che ci danno la possibilità di ave-
re una visione abbastanza esaustiva del genere di commercio tra As-
sur (Assiria) e Kanish (Anatolia Orientale). Esso si snodava lungo
un percorso di circa 1000 chilometri che veniva attraversato con
lunghe carovane di asini che potevano essere composte anche da 300
di questi animali da trasporto. MICHEL, Correspondance des
marchands de Kanish au début du II e millénaire avant J.C, 2001,
cit. p. 187, ci dice che un asino poteva trasportare sino a 90 chili di
merce e che il valore di tale carico poteva aggirarsi sulle 9 mine

scavi da lui condotti nel karum. Successivamente i lavori di scavo furono sospesi per una venti-
na di anni duranti i quali tornò a proliferare l’opera dei clandestini dai quali provengono poco
più di 3.700 testi. Gli scavi ufficiali riprenderanno nel 1948 quando, sotto la vigilanza della So-
cietà Storica Turca e della Direzione delle Antichità di Ankara, verranno intraprese una serie di
campagne di scavo sotto la direzione di Tahsin Özgüç (professore di assiriologia dell’Università
di Ankara). Questi scavi proseguiranno sino ai giorni nostri riportando alla luce ogni anno nuo-
ve tavolette. Molti dei testi ritrovati prima del 1948 si trovano attualmente in Musei e collezioni
private. Tra i principali Musei possiamo ricordare il Museo de Louvre (720 tavolette), il British
Museum (640) e il Museo di Berlino (220) nonché lo Sterling Memorial Library di New Haven
(520). Dal canto loro, dal momento in cui sono ripresi gli scavi ufficiali (1948), le autorità tur-
che hanno riportato alla luce più di 17.500 tavolette (che si trovano nel Museo di Ankara), molte
delle quali, come abbiamo detto, attendono di essere ancora edite in quanto solo recentemente la
Società Storica Turca ha iniziato la loro pubblicazione. L'archivio copre per lo più un periodo di
una cinquantina di anni (prima metà del XIX sec. a.C.). Si tenga presente che per l’intero perio-
do paleo-assiro (1950-1780 a.C.) disponiamo quasi solo dei testi di Kanish; a essi possono infat-
ti aggiungersi solo alcune decine di tavolette provenienti da Assur (qualche dozzina di testi), A-
lishar (una cinquantina di testi), Khattusha (una sessantina di testi), Sippar (una dozzina di testi)
e Gasur (poi Nuzi) (qualche testo); da Šubat-Enlil abbiamo un trattato commerciale di questa
epoca. A questi testi si possono poi aggiungere le etichette di argilla recanti iscrizioni ritrovate
nel Palazzo e in un magazzino di Acemhöyük.
39
In realtà a Kanish, come per altri siti, si usa sovente parlare, per correntézza, di un archivio
anche se in realtà si tratta, come appunto a Kanish, di una pluralità di archivi che sono stati tro-
vati nelle diverse case private scavate nel quartiere commerciale.
Moneta ed economia nell'antica Mesopotamia 29

d’argento (più di 4 chili di questo metallo prezioso). Tale commer-


cio era essenzialmente basato sull’invio a Kanish, da parte di Assur,
di grossi quantitativi di stoffe e stagno che Kanish pagava inviando
ad Assur rilevanti carichi di argento40 e, in misura minore, di oro.
Mentre Assur tratteneva per se l’oro per fare oggetti e quant’altro,
usava l’argento essenzialmente come mezzo di pagamento, come
moneta. Questo commercio era svolto da privati mentre il ruolo del
Palazzo e talvolta dei Templi era secondario. La principale funzione
del Palazzo sembra essere stata quella di garantire, attraverso accor-
di/trattati con le autorità dei paesi attraversati da tali carovane, che
queste potessero regolarmente percorrere quei territori e che le colo-
nie assire insediate nei regni dell’Anatolia (una trentina di colonie
tra cui Kanish, la principale) godessero di una autonomia speciale. Il
vantaggio per i singoli stati era quello di percepire dazi e imposte su
tale commercio e di poter esercitare un diritto di prelazione
nell’acquisto (non si sa se a prezzo di favore) delle merci in transito.
Giunti nel karum di Kanish (la colonia assira era insediata vicino la
città) i tessuti e lo stagno venivano inviati, almeno in parte, ad altre
colonie assire sparse in tutta l’Anatolia le quali provvedevano alla
vendita locale delle merci. Quel che spingeva questo commercio era
da un lato la gran “sete” di Assur ad avere argento (e oro) e
dall’altro la grande disponibilità di argento da parte dell’Anatolia
ricca di miniere di questo metallo e la sua necessità di avere stagno
(per ricavarne bronzo) e tessuti. Tale sistema era in grado di funzio-
nare anche grazie, come si è detto, al fatto che i singoli Sovrani trae-
vano da tale commercio un proprio profitto. Era quindi il profitto
una delle leve di tale commercio, ripetiamo, di natura privata.

40
Molto spesso ogni tavoletta può arrivare a indicare quantitativi di argento pari a 10-20-30-
40 mine d’argento (5-10-15-20 chili d’argento), quindi un ammontare rilevante tenuto conto che
si tratta del contenuto di una sola tavoletta.

30 Odoardo Bulgarelli

Ma questo tipo di commercio fu un caso isolato? Vi sono indizi


che reti di questo tipo fossero presenti anche prima e dopo Ka-
nish. LIVERANI, Antico Oriente, 1955, cit., pp. 358, 366, dice:
“Il commercio paleo-assiro si sviluppò in Anatolia in forme com-
plesse e per una mole impressionante, ed è dettagliatamente docu-
mentato da migliaia di tavolette rinvenute a Kanish (Kultepe).
E’ possibile che altre direttrici del commercio assiro, nonché altre
reti commerciali coeve in mano ad altri mesopotamici o peri-
mesopotamici avessero analogo sviluppo, ma non ne abbiamo do-
cumentazione paragonabile. Il commercio tra Assur e Kanish è dun-
que un’occasione unica di chiarire i modi e gli scopi del commercio
a lunga distanza, senza che necessariamente si tratti di un caso uni-
co”

e più avanti prosegue dicendo:

“La ricchezza della documentazione commerciale paleo-assira è i-


neguagliata per tutta l’antichità pre-classica; eppure si trattò di una
delle tante reti commerciali in esistenza in luoghi e tempi diversi”.

con ciò lasciando intendere che tale fenomeno commerciale po-


tesse avere contorni ancora più ampi in quanto appare ragione-
vole pensare che altre reti di questo tipo potessero esistere ac-
canto a quella assira.
Tale archivio evidenzia la ricchezza di strumenti economico-
finanziari di cui si avvalse quel commercio carovaniero. Erano
presenti un po’ tutti gli strumenti di cui prima si è detto: asso-
ciazioni, accordi commerciali, ditte, società, intermediari, ban-
che, prestiti, interessi, crediti, garanzie, vendite a pronti e a
termine, ecc. 41 non mancano le vertenze giudiziarie tra mercanti

41
LARSEN, Old Assyrian Caravan Procedures, Istambul, 1967, si interessa della composi-
zione delle carovane che trasportavano tali merci da Assur verso Kanish ponendo tra l’altro
l’accento sia sul ruolo dei diversi soggetti che intervenivano in questo commercio (proprietari
delle merci, trasportatori, capi carovana, ecc.) sia sui documenti che venivano redatti in tali cir-
costanza (contratti di trasporto, note contabili, conteggi, ecc.). VEENHOF, Aspects of Old
Assyrian Trade and its Terminology, Leiden, 1972, pp. 70-76, riporta un prospetto nel quale so-
Moneta ed economia nell'antica Mesopotamia 31

per il mancato rispetto dei termini contrattuali; era persino pre-


sente il contrabbando42, pesantemente sanzionato, volto a evita-
re il pagamento delle diverse imposte e dazi 43. Quel commercio,
che agiva in vista di un profitto, poteva anche comportare pe-
santi rischi: attacco dei briganti alle carovane, fluttuazione dei
prezzi, difficoltà di approvvigionamento per temporanea man-
canza di merce (a esempio di stagno o argento), ecc. In ogni ca-
so si basava, come si è visto, essenzialmente sull’uso
dell’argento come mezzo per regolare e finanziare quegli scam-
bi e, dalle sole tavolette pubblicate, emerge che decine di ton-
nellate di argento furono usate da Kanish per pagare le merci
importate in Anatolia. Per sostenere questo commercio verso
l'Anatolia, Assur acquistava lo stagno, di cui era sprovvista,
dall’Elam e i tessuti pregiati, di cui non disponeva a sufficienza,
dalla Babilonia pagandoli, molto probabilmente in tutto o in
parte, con argento44. Partendo quindi dall’Anatolia45, l’argento
finiva con l’alimentare un circuito monetario che si espandeva a
macchia d’olio dall’Anatolia all’Assiria e da questa alla Babilo-
nia e all’Elam dove a sua volta questi ingenti quantitativi di ar-

no indicati i carichi (stagno e tessili) trasportati da 188 carovane; nella circostanza viene anche
indicata per ogni carovana la quantità di “stagno sciolto” trasportato usato durante il viaggio da
Assur a Kanish per fare pagamenti vari (a esempio dazi e tasse) e quindi come mezzo di paga-
mento in luogo dell’argento che Assur preferiva trattenere; lo stagno destinato alla vendita veni-
va invece sigillato e quindi non era “sciolto”.
42
Sulle varie frodi e contrabbando di stagno e tessili, volte a evitare il pagamento delle diverse
tasse, si veda MICHEL, Correspondance des marchands de Kanish au début du II e millénaire
avant J.-C., 2001, cit., pp. 236-301.
43
Tale commercio era infatti soggetto a diversi tipi di tasse, in argento e stagno, pagate ad As-
sur, durante il percorso verso Kanish e a Kanish. Erano anche previste tasse sull'argento che ve-
niva inviato ad Assur per acquistare le merci. MICHEL, Correspondance des marchands de
Kanish au début du II e millénaire avant J.-C., 2002, cit., pp. 211-220.
44
Questa parte del commercio appare quindi di pura intermediazione “internazionale” il cui
fine era quello di trarne un profitto; infatti Assur non faceva altro che acquistare queste merci
all'estero (Elam e Babilonia) e rivenderle all'estero (Anatolia) senza sottoporle ad alcuna lavora-
zione.
45
Come abbiamo visto l'Anatolia era un paese ricco di miniere di argento.

32 Odoardo Bulgarelli

gento dovevano essere con ogni verosimiglianza usati per fare


altri acquisti e investimenti anche in altri Paesi del Vicino O-
riente antico.46
Abbiamo ripetutamente detto che questo commercio era in ma-
no essenzialmente a privati. Ma chi erano questi privati? La
complessità di questo commercio richiese la presenza di più
soggetti ognuno dei quali aveva compiti ben precisi. Negli ar-
chivi di Kanish troviamo infatti: ditte commerciali, mercanti e
tamkarum, spedizionieri, trasportatori, capi carovana, finanzia-
tori (prestatori di fondi e banchieri), garanti, agenti commercia-
li, rappresentanti delle ditte, impiegati, ecc.
Tra queste figure quella di maggiore rilievo sembra essere
quella della ditta commerciale. Essa è il centro motore di tutto que-
sto commercio. Aveva la propria sede nella città di Assur e filiali a
Kanish e in altre colonie dell’Anatolia. In essa:
- la ditta era chiamata “casa”-betum
- il capo della ditta era chiamato “padre”-abum
- il socio della ditta era chiamato “fratello”-ahum
per cui questo insieme di soggetti viene indicato come “fami-
glia”, benché i suoi membri non fossero necessariamente legati
da vincoli di parentela. Il “padre” risiedeva normalmente ad
Assur. In caso di sua assenza la funzione di capo dalla ditta ve-
niva temporaneamente assunta dalla moglie. In particolare il
padre sovraintendeva all’acquisto delle merci ad Assur e orga-
nizzava i convogli in partenza per Kanish. I figli maggiori po-

46
In via generale non è facile stabilire quanto argento circolasse nell’intero Vicino Oriente an-
tico nei tre millenni a.C. Per far ciò occorrerebbe raccogliere tutti i dati sino a ora pubblicati in
libri, riviste, ecc. e valutarli tenendo conto dei testi non ancora pubblicati e ancor più dei testi
che gli scribi scrissero ma che non sono giunti a noi. In ogni caso possiamo di nuovo affermare
che esso non fu di certo irrisorio, … anzi! Per l'uso dell'argento nei diversi tipi di transazioni nel
III e prima metà del II millennio a.C. si veda a esempio POMPONIO, L'impiego dell'argento nei
testi mesopotamici dal periodo accadico a quello paleo-accadico, 2009, cit., pp. 19-50; Aspetti
monetari e finanziari del periodo neo-sumerico e paleo-babilonese, 2003, cit., pp. 59-108,
BULGARELLI, Il denaro alle origini delle origini, 2001, cit.
Moneta ed economia nell'antica Mesopotamia 33

tevano invece gestire la filiale della ditta insediata a Kanish la


quale riceveva le merci spedite da Assur. I figli maggiori cura-
no la vendita dei tessili e dello stagno a Kanish o l’invio nelle
altre colonie dell’Anatolia; in quest’ultimo caso potevano affi-
dare l’incarico di vendere le merci a degli agenti commerciali
che per l’espletamento dell’incarico percepivano una commis-
sione. Collaboravano a tale commercio anche i figli minori che
a loro volta potevano a esempio interessarsi alla vendita delle
merci presso le diverse colonie. Ad Assur il ruolo delle donne
negli affari poteva comprendere il commercio e la produzione
locale delle stoffe da inviare a Kanish nonché l’esecuzione di
attività in campo finanziario come l’erogazione di prestiti. Tra
le più celebri famiglie possiamo a esempio ricordare quella di
Pusu-ken e della di lui moglie Lamassi47 della quale abbiamo
un archivio con diverse centinaia di testi. Accanto a questa ab-
biamo anche ditte commerciali e famiglie come Assur-idi; Su-

47
Lamassi fu una donna celebre per aver diretto da sola e con perizia la ditta commerciale di
Assur mantenendosi in continuo contatto con il proprio marito trasferitosi presso la filiale di
Kanish. Tra l’altro essa provvedeva al confezionamento ad Assur delle stoffe che venivano poi
inviate al marito per la vendita in Anatolia. Pusu-ken fu anche coinvolto nella divisione dei beni
che appartenevano a un certo Hurasnun. In proposito abbiamo una tavoletta, di cui si è interes-
sata MICHEL Règlement des comptes du défunt Hurasnum, in RA-Revue d'Assyriologie et
d'Archéologie Orientale, 1994, 88, pp. 121-128, nella quale si dice che a seguito del decesso di
un certo Hurasnun i suoi creditori entrarono nella casa del defunto e posero i sigilli alla sua
cassaforte (coffre-fort, p. 124) nella quale sarebbero stati custoditi non solo l'oro e l'argento di
sua proprietà ma anche le tavolette relative ai suoi crediti, prestiti e investimenti. L'apposizione
dei sigilli era tesa a evitare che i beni potessero essere saccheggiati non solo da vagabondi ma
anche dai creditori stessi per evitare i fastidi delle procedure da seguire per recuperare i crediti.
Sempre la Michel ci dice (pp. 125-126) che in altro caso, alla morte di un certo Puzur-Aššur, i
suoi beni vengono messi in cassaforte e viene incaricata una persona terza di valutare ufficial-
mente i suoi capitali. Vi erano poi persone (creditori e/o collaboratori del defunto) incaricate
della liquidazione delle attività del defunto. Abbiamo brevemente richiamato l'attenzione su
questi casi per ricordare quali potessero essere le prime misure prese nel caso di decesso di uno
dei mercanti dediti a tale commercio e per dire quanto fossero avanzate sin da quei tempi le pro-
cedure che quelle genti seguivano nella gestione dei patrimoni attinenti alle loro attività. Si ag-
giunge che nel patrimonio di Hurasnun figurano 40 talenti di rame e 40 mine di argento in con-
tratti-naruqqum.

34 Odoardo Bulgarelli

kubum e Innaya; Salin-ahum e Dan-Assur e Ennum-Assur; Im-


dilum; Assur-nada; Sat-Assur; Kunnaniya; Walawala; Datala;
Lamassatum; Ahatum; Hasusarna; Ishtar-ummi; Nuhsatum, i
cui archivi possono comprendere anche centinaia di testi48.
Talvolta le “famiglie” si univano in diversi tipi di associazio-
ne49 la cui durata poteva essere a breve, medio o lungo termine; lo
scopo era quello di perseguire determinati obiettivi economici; tra
queste possiamo ricordare:
1) società-tapputum. Si tratta associazioni commerciali ben co-
nosciute dalle fonti antico-babilonesi. Non sono molto bene do-
cumentate a Kanish; in ogni caso si tratterebbe di accordi nei
quali uno degli associati mette del capitale da usare per una cer-
ta operazione i cui profitti sono poi ripartititi in parti uguali tra
gli associati;
2) imprese-ellatum. Le parti forniscono i capitali o merci per allesti-
re una carovana (andata e ritorno). In particolare i crediti servono
per acquistare una parte delle merci da destinare a tale viaggio, per
organizzare il convoglio, per ingaggiare le persone e per coprire le
spese di viaggio e le tasse. Al termine del viaggio gli utili sono ripar-
tititi tra i partecipanti in proporzione all’ammontare del capitale (de-
naro o merci) investito nella circostanza;
3) contratti-naruqqum. A differenza dei primi due casi, che sono ac-
cordi a breve termine, qui abbiamo contratti che possono durare di-
versi anni. In queste associazioni in accomandita, ciascun creditore
(banchiere) consegna a un mandatario, perché fossero investite, al-
cune mine d’oro.
Purtroppo il mancato ritrovamento degli archivi di Assur ci priva di
questi tipi di contratti atteso che si deve ritenere che essi venissero

48
Per un esame dell’attività svolta dai membri di alcune di queste ditte e famiglie si può vede-
re MICHEL, Correspondance des marchands de Kanish au début du II e millénaire avant J.-C,
2001, cit., pp. 359-511, Innya dans le tablettes paléo-assyriennes, Paris, 1991, I-II.
49
I connotati di tali associazioni non sono però sempre chiari.
Moneta ed economia nell'antica Mesopotamia 35

redatti in quella città. Comunque Kanish ci fornisce lettere, rapporti


e documenti giuridici dai quali sembra emergere che è principalmen-
te attraverso questi accordi che veniva finanziato il commercio assi-
ro in Anatolia. In ogni caso sui finanziamenti ricordiamo i numerosi
testi di prestiti che sono in buona parte erogati in argento50.

In definitiva tutta questa articolata attività commerciale dava luogo


alla redazione di una pluralità di atti scritti (contratti di compraven-
dita, rendiconti, note di debito e credito, prestiti, costituzioni di so-
cietà, ecc.) dalla quale emerge tra l’altro che la presenza di testimoni
era talvolta determinante per la validità di tali atti i quali potevano
poi fungere da documenti di prova degli accordi intervenuti tra le
parti. Le non rare controversie commerciali potevano infatti compor-
tare la necessità di esibire come prova tali atti, se del caso anche di-
nanzi a giudici. Per evitare fraudolenti manomissioni del testo, le ta-
volette potevano essere rinchiuse in buste di argilla che venivano
aperte solo all'occorrenza, come appunto quella di una vertenza giu-
diziaria. Questi testi potevano essere redatti anche in più copie. Sulla
validità e durata degli atti si veda ad esempio MICHEL, Validité et
durée de vie des contrats et reconnaissances de dettes paléo-
assyriens, in RA-Revue d'Assyriologie et d'Archéologie Orientale,
1995, 89, pp. 15-27.

50
ROSEN, Studies in Old Assyrian Loan Contracts, Ann Arbor, 1977, prende in esame 190
contratti di prestito del periodo di Kanish; essi sono quasi tutti in argento a eccezione di 1 testo
di 11 mine di rame, 3 testi d’argento e rame, 3 testi d’oro, 1 testo di stagno e di 6 di grano. Le
decine di prestiti in argento potevano anche andare da pochi sicli (prestiti concessi per esigenze
familiari) a importi rilevanti come 30 mine d'argento (prestiti concessi per ragioni commerciali
o finanziarie). In quest’ultimo caso essi potevano essere erogati da banchieri o da ditte commer-
ciali di Assur che percepivano interessi che potevano essere anche del 30 per cento. Si tenga
presente che i mercanti assiri ottenevano prestiti (usati per acquistare stagno e tessili da inviare
in Anatolia) anche da istituzioni come l’Hotel della Città di Assur e il karum di Kanish nonché
dalle stesse istituzioni templari le cui ricchezze provenivano in buona parte dalle varie offerte
dei fedeli. La loro durata poteva andare da poche settimane ad alcuni mesi; più raramente supe-
ravano l’anno; normalmente avevano la durata del viaggio di andata e ritorno della carovana.

36 Odoardo Bulgarelli

Ci siamo dilungati su Kanish in quanto riteniamo che esso sia,


per quell’antichità, il più importante e completo esempio di archivio
economico sul commercio “internazionale” di cui ci offre un ampio
e dettagliato, anche se talvolta incompleto, spaccato. L’uso di una
moneta (principalmente l’argento) è attestato in modo direi indiscu-
tibile. Tale commercio carovaniero, di natura privata, coinvolgeva
una pluralità di paesi (Assiria, Anatolia, Iran, Babilonia). Era soste-
nuto da una articolata organizzazione incentrata sulle varie “fami-
glie” di Assur che si avvalevano di una pluralità di operatori (spedi-
zionieri, trasportatori, capi carovana, garanti, agenti commerciali,
rappresentanti delle ditte, impiegati, ecc.). Sovente questo commer-
cio a lunga distanza era assistito da forme di finanziamento a breve,
medio e lungo termine attuate attraverso i prestiti e le varie forme
associative di cui quelle “famiglie” si avvalevano. Come è naturale
che fosse, i rapporti commerciali potevano dar luogo a controversie
che, se non risolte tra le parti, potevano essere portate davanti a giu-
dici. Il fine ultimo era il perseguimento di un profitto per raggiunge-
re il quale si correvano rischi di varia natura (fluttuazione dei prezzi,
scarsità di merci, brigantaggio). Profitto, credito e rischio erano
quindi componenti fondamentali di tale attività economica. Nel suo
insieme tutto ciò finiva con il delineare un sistema economico arti-
colato che comprendeva, anche se in modo ovviamente meno evolu-
to, non pochi di quei principi che ritroveremo poi negli attuali siste-
mi commerciali.
Moneta ed economia nell'antica Mesopotamia 37

6. Convivenza tra moneta e baratto.

La presenza di mezzi di pagamento non vuol dire che


quelle genti non ricorressero al baratto. Tutto lascia pensare che
all'epoca il baratto avesse una sua diffusione, se non altro per il
fatto che i lavoratori venivano solitamente pagati, come si è vi-
sto, con un limitato numero di beni in natura tra i quali non fi-
guravano molte delle merci e beni (si pensi a giare, vasi, sco-
delle, letti, sedie, tavoli, utensili di legno, utensili da lavoro, ol-
tre che a taluni generi di beni alimentari.) di cui le famiglie dei
lavoratori dovevano aver bisogno nel vivere quotidiano. Ne
consegue che una parte della remunerazione doveva essere ba-
rattata - verosimilmente in un contesto di rapporti tra privati -
per procurarsi queste “altre merci e beni”51. Nei documenti per-
venuti a noi osserviamo però che “stranamente” il baratto è ci-
tato in un numero limitato di casi e comunque di molto inferio-
re a quello dell'argento a peso52. Ci si chiede quindi del perché
51
Tali baratti tra privati (non appare infatti verosimile che i piccoli baratti quotidiani avvenis-
sero con le istituzioni) dovevano riguardare essenzialmente merci non distribuite come razioni
per cui i privati dovevano procurarsi tali beni attraverso lo svolgimento di un’attività privata che
poteva consistere o in un lavoro artigianale (vasaio, falegname, cuoiaio, tessitore, ecc.) o di pe-
sca o di allevamento di qualche capo di bestiame oppure attraverso la coltivazione di piccoli ap-
pezzamenti di terreno e orti che essi detenevano in proprietà o che avevano ottenuto in conces-
sione o in affitto.
Non vogliamo con ciò dire che tali persone svolgessero solo un'attività privata; nulla toglie in-
fatti che nel contempo potessero svolgere un'attività lavorativa (obbligatoria o meno) a favore
del Tempio o del Palazzo la quale sarebbe stata però remunerata con gli stessi beni in natura de-
gli altri lavoratori e che quindi non comprendevano i tipi di merci per le quali si rendeva neces-
sario il baratto.
52
Per un periodo di diffuso ricorso al baratto si veda DEL MONTE, La formazione dei prezzi
delle derrate alimentari in età cassita, in Rivista di Storia Economica, L'argento nella storia
monetaria del Vicino Oriente Antico, 2009, I, pp. 103-142, il quale tratta dei prezzi vigenti in
epoca Cassita (ca 1500-1155 a.C.). Il numero dei testi di questo periodo (per lo più ritrovati a
Nippur: 12.000 documenti ca) sono però relativamente scarsi e in buona parte inediti per cui oc-
corre attendere ulteriori riflessioni sui diversi aspetti dell' economia di quel tempo.

38 Odoardo Bulgarelli

quelle genti, se ricorrevano con una certa continuità al baratto,


non sentissero di fatto la necessità di porre in essere delle tavo-
lette per queste transazioni con gli altri privati. Taluni pensano,
a esempio, che ciò possa dipendere dal fatto che, attesa la natu-
ra di tali operazioni, non fosse sentita la necessità di farle com-
pilare; la cosa potrebbe anche essere, specialmente nel caso di
piccoli baratti. Altri pensano che ciò possa dipendere anche dal
fatto che nei villaggi (dove il baratto era forse più presente) non
sono stati condotti scavi e quindi non sono stati trovati archivi
con tavolette che li attestino.
In diversi siti abbiamo esempi di baratti (scambi) di terre contro
altre terre. Abbiamo anche baratti di datteri e olio contro vesti,
di lana contro vesti, ecc., ma sempre in un limitato numero di
casi, per cui viene la domanda: se in quei tempi il baratto era
diffuso e almeno per quei casi in cui esso non riguardava picco-
li scambi ma baratti di una certa consistenza non era più “pru-
dente” compilare una tavoletta? Nel caso di transazioni in ar-
gento quelle persone lo facevano anche per importi modesti,
talvolta anche molto modesti, in quanto sentivano comunque la
necessità di tutelarsi contro eventuali inadempienze e contro-
versie. Perché ciò non sarebbe accaduto nel caso del baratto ?
Anche li potevano esservi controversie. Non ci dilungheremo
oltre sul tema e per una breve ma interessante sintesi sul baratto
rimandiamo a SNELL, Methods of Exchange and Coniage in
Ancient Western Asia, in Sasson (ed.), Civilizations of the
Ancient Near East, New York, 1995, 3, pp. 1487-1488. Nella
circostanza lo studioso conferma la scarsità di questi testi
dicendo: “But there is little evidence of the habitual or
widescale exchange of miscellaneous commodities for others.”
(p. 1488); prosegue poi affermando che vi sono invece molte
informazioni su merci usate come moneta (noi aggiungeremmo
“in particolare l’argento”): “There in much information on the
Moneta ed economia nell'antica Mesopotamia 39

exchange of moneylike sbsances that is, substances abitually


used for exchanges and having some of the attributes of modern
money”. Aggiunge ancora che con il baratto si tendevano a
raggiungere dei vantaggi come accadeva in ogni le transazioni
in moneta: “… it may be pursued for the same cross economic
advantage as any dealing in money.”
Concludiamo dicendo che la scarsità di testi a disposizione sul
tema non deve “scoraggiare” ulteriori indagini da condurre rac-
cogliendo il maggior numero di testi a disposizione, siano essi
attinenti a baratti privati o di istituzioni. Tale indagine dovreb-
be tendere a far meglio comprendere il tipo di baratti posti in
essere e il suo ruolo anche al fine di rapportarlo a quello svolto
dai mezzi di pagamento onde avere una maggiore cognizione
del “peso” che baratto da un lato e moneta dall’altro ebbero in
quelle economie.


40 Odoardo Bulgarelli

7. La disputa dottrinaria.

Abbiamo detto che sul grado di sviluppo di quelle economie


vi sono opinioni talvolta molto diverse tra loro53. Ciò accade anche
per quanto riguarda la presenza di una moneta, di un'economia pri-
vata e di mercati disciplinati dalla domanda e dall'offerta; accade an-
che sul perseguimento di un profitto. Iniziamo con il dire che in que-
sti ultimi decenni sono state di fondamentale importanza le tesi por-
tate avanti da POLANYI, The Great Transformation, 1944 (tradu-
zione italiana, La grande trasformazione, Torino, 2000), The Eco-
nomy as Instituted Process, in Trade and Market in the Early Empi-
res. Economies in History and Theory, Glencoe, 1957, Ports of
Trade in Early Societies, in JEH- The Journal of Economic History,
1963, 23, e dalla sua scuola. Tali tesi hanno influenzato notevolmen-
te le opinioni degli Assiriologi anche se negli ultimi tempi appare
un'accentuata tendenza ad allontanarsi da esse54. Di fatto per Polanyi
non vi è moneta, non vi è mercato regolato da domanda e offerta e le
persone non sono spinte dal perseguimento di un profitto. Di conse-
guenza le migliaia di tavolette che parlavano dell'argento lo avrebbe-
ro fatto quasi sempre nella sua funzione di misuratore del valore dei
beni e non di mezzo di pagamento55. Insomma l'argento non circola-
va o circolava in misura del tutto irrisoria. Pur riconoscendo che esi-

53
Comunque tali disparità di vedute sembrano talvolta dipendere dal fatto che gli studiosi non
attribuiscono lo stesso significato ai fenomeni che si vanno analizzando.
54
Su quelli che erano i rapporti privati/stato sarà interessante seguire i contributi che verranno
presentati al 58° Congresso Internazionale degli Assiriologi che si terrà a Leiden nel 2012 il cui
tema sarà: “Private and State in the Ancient Near East.”
55
Sul significato di "misuratore di valore" o di "mezzo di pagamento" da attribuire alle tavo-
lette che trattano dell'argento si veda BULGARELLI, Il denaro alle origini delle origini, 2001,
cit., pp. 61-65, 101-102, 108-109, 111-112, Il regolamento degli scambi nel Vicino Oriente An-
tico, 2002, cit., pp. 76-78, dove si esprime l'avviso che si tratti di "mezzi di pagamento".
Moneta ed economia nell'antica Mesopotamia 41

stevano posti in cui si svolgevano i mercati (nei quali sarebbero av-


venuti i baratti) egli ritiene che in questi mercati non fosse mai pre-
sente il principio della domanda e dell'offerta e che quelle genti non
agivano in vista di un profitto ma per altri fini. Insomma un'econo-
mia dai caratteri primitivi basata su baratto e redistribuzione di beni
in natura e, di fatto, priva di moneta. Vicini a questo pensiero sono
studiosi come OPPENHEIM, L'antica Mesopotamia. Ritratto di una
civiltà scomparsa, Roma, 1997, A Bird’s-Eye View of
Mesopotamian Economic History, in POLANYI-ARENSBERG-
PEARSON (edd.), Trade and Market in the Early Empires.
Economies in History and Theory, New York, 1957, pp. 27-37,
DALTON (ed.), Primitive, Archaic, and Modern Economies :
Essays of Karl Polanyi, New York. 1968, Karl Polanyi’s Analysis of
Long-Distance Trade and His Wider Paradigm, in SABLOFF-
LAMBERG-KARLOVSKY (edd.), Ancient Civilization and Trade,
Albuquerque, 1975, pp. 63-132, RENGER, Patterns of Non-
Istitutional Trade and Non-Commercial Exchange in the Ancient
Mesopotamia at the Beginning of the Second Millennium B.C., in
ARCHI (ed.), Circulation of Goods in Non-Palatial Context in the
Ancient Near East, Roma, 1984, pp. 31-123, On Economic Struc-
tures in Ancient Mesopotamia, in OrNS-Orientalia, 1994, 63, pp.
157-208, Subsistenzproduktion und redistributive Palastwirtschaft:
Wo bleibt die Nische für das Geld? Grenzen und M˚glichkeiten für
die Verwendung von Geld im alten Mesopotamiem, 1995, cit., pp.
271-324, ENGLUND, Organisation und Verwaltung der Ur-III-
Fischerei, Berlin, 1990; Ur III Sundries, in ASJ-Acta Sumerologica,
1992, 14, pp. 77-102.
Per un diverso avviso possiamo a esempio ricordare il
simposium di Leiden del 1997 le cui relazioni sono state in buona
parte pubblicate in DERCKSEN (ed.), Trade and Finance in Ancient


42 Odoardo Bulgarelli

Mesopotamia, Istambul, 199956; tra queste relazioni vogliamo in


particolare ricordare quella di Powell che, nel rifarsi anche ai suoi
precedenti scritti (POWELL, Sumerian Merchants and the Problem
of Profit, in Iraq, 39, 1977, pp. 23-29, A Contribution to the History
of Money, in Mesopotamia prior to the Invention of Coniage, 1978,
cit, pp. 211-243, G˚tter K˚nige ynd ‘Kapitalisten’ im Mesopotamien
des 3 Jahrtausends v.u. Z., in Oikumene, 1978, 2, pp. 127-144,
Mae und Gewichte, in RIA-Reallexikon der Assyriologie, 1989-
1990, 7, pp. 457-517, Identification and Interpretation of Long Term
Price Fluctuations in Babylonian: More of the History of Money in
Mesopotamia, in AoF-Altorientalische Forschungen, 1990, 17, pp.
76-99, Money in Mesopotamia, 1996, cit. 224-242, Monies, Motives,
and Methods in Babylonian Economics, in DERCKSEN (ed.), Trade
and Finance in Ancient Mesopotamia, Istambul, 1999, pp. 5-23) so-
stiene in modo deciso che in quei tempi già esistevano non solo posti
in cui si svolgevano i mercati ma che i prezzi di questi mercati pote-
vano essere influenzati dalla legge della domanda e dell'offerta; egli
aggiunge che quelle genti non solo si avvalevano di una moneta ma
agivano in vista del perseguimento di un profitto57. Quindi un'eco-

56
Su tali incontri si può anche far riferimento ai colloqui del 12-14 luglio 2004 su Polanyi a
cura Maison René Ginouvès-Nanterre in www.mae.u-paris10.fr/fx/polanyi.php? Si vedano an-
che le relazioni al 5° simposium tenuto nel 2002 dal Melammu Project, Commerce and Mone-
tary System in the Ancient World in www.aakkl.helsinki.fi/melammu/symposia/sypr5cont.php,
nonché la conferenza presso l'Università "La Sapienza" di Roma, Mercati e politica nel mondo
antico, in ZACCAGNINI (ed.), Mercati e politica nel mondo antico. Saggi di storia antica,
Roma, 2003.
57
Per una più completa bibliografia sull'argomento si può vedere RENGER, Subsistenzpro-
duktion und redistributive Palastwirtschaft: Wo bleibt die Nische für das Geld? Grenzen und
M˚glichkeiten für die Verwendung von Geld im alten Mesopotamien, in SCHELKLE-NITSCH
(edd.), Rätsel Geld. Annäherungen aus ˚konomischer, soziologischer und historischer Sicht,
Marburg, 1995, pp. 271-324, POWELL, Money in Mesopotamia, in JESHO-Journal of the
Economic and Social History of the Orient, 1996, 39, pp. 224-242, e YOFEE, 2006, in
http://sitemaker.umich.edu/nyoffee/files/economics_sem_06_readings.pdf.
Sul perseguimento o meno di un profitto si vedano a esempio gli artt. 100-102 del Codice di
Hammurabi dove è detto, rispettivamente, "Se un commerciante consegna del denaro per com-
pravendita ad un suo incaricato, costui deve prendere nota dei frutti realizzati. Si calcoleranno le
Moneta ed economia nell'antica Mesopotamia 43

nomia con moneta (essenzialmente argento a peso), con mercato che


poteva essere influenzato da domanda e offerta, e con profitto, nella
quale troviamo anche, come si è visto, prezzi, credito58, prestiti, tassi
di interesse, titoli al portatore, promissory note, anticresi, usura, so-
cietà di capitali, associazioni, commerci, ecc., tutti strumenti nei
quali molto spesso l'argento svolgeva un ruolo di mezzo di paga-
mento59. Vicino alla tesi di Powell sono a esempio DERCKSEN,
The Old Assyrian Copper Trade in Anatolia, Istambul, 1999,
LARSEN, Old Assyrian Caravan Procedures, 1967, cit., The Old
Assyrian City-State and Ist Colonies, 1976, cit., Partnerships in the
Old Assyrian Trade, in Iraq 1977, 39, pp. 119-147, VEENHOF,
Aspects of Old Assyrian Trade and its Terminology, 1972, cit.,
LIVERANI, Antico Oriente, 1995, cit., pp. 341-343. Per uno dei pe-
riodi più arcaici, quello sargonico (seconda metà III millennio a.C.),
vogliamo ricordare le osservazioni di FOSTER, Commercial Activity
in Sargonic Mesopotamia, 1977, cit. pp. 1-43, che inizia il suo sag-
gio dicendo: "Records of commercial activity from Sargonic Meso-
potamia offer a wealth evidence to the student of ancient trade and
business". Tra l'altro lo studioso, sulla base di evidenze testuali, e-

sue giornate lavorative e verserà il capitale e i guadagni al commerciante (art. 100), "Se
l’incaricato non ricava degli utili deve restituire al commerciante il doppio del denaro che costui
gli ha consegnato" (art. 101) e "Se la somma consegnata all’incaricato è a titolo infruttifero e
l’incaricato realizza una perdita, deve consegnare al commerciante il capitale" (art. 102). Si ve-
da anche il già citato art. 99 del Codice sulla ripartizione degli utili in società di capitali.
SAPORETTI, Le leggi della Mesopotamia, 1984, cit., pp. 62-63. Anche tali articoli attestano
che in quelle economie potevano realizzarsi perdite o guadagni per cui devono considerarsi eco-
nomie nelle quali era presente e operava il profitto.
58
A esempio per il periodo di UR III (XXI sec. a.C.) GARFINKLE, Shepherds, Merchants,
and Credit: Some Observations on Lending Practices in Ur III Mesopotamia, 2004, cit., p. 26,
dice: "Credit played a vital role in the economy throughout ancient Mesopotamian history….
The availability of credit was critical in economic management at every level of society, from
peasants and craftsman to the largest landowning institutions of the state."
59
Si ricordi che nel nostro tempo vi sono in Africa, America Latina, ecc. economie molto più
regredite di quelle mesopotamiche. Per tutte si pensi a quella del Toubou, un gruppo etnico che
vive in una zona tra la Libia, Niger e Sudan. Sull'economia di tale etnia si veda BAROIN, Une
société sans marché: les Toubou du Sahara Central, 2004, in www.mae.u-paris10.fr

44 Odoardo Bulgarelli

sprime l'avviso che già in quell'epoca antica non mancassero com-


mercio e mercanti privati (anche organizzati tra loro), profitto, mo-
neta, prestiti, ecc.; dice inoltre che probabilmente uomini d'affare
potevano avere, in diversi luoghi, depositi di argento (p. 35). In par-
ticolare sul profitto afferma "the profit was probably the more im-
portant in the Sargonic period." (p. 31)60. Anche POMPONIO,
L'impiego dell'argento nei testi mesopotamici dal periodo accadico
a quello paleo-accadico, 2009, cit., pp. 45-46, nel concordare pie-
namente con quanto sostenuto da Foster, evidenzia come l'argento
fosse già usato nel periodo sargonico e precedente in una molteplici-
tà di casi come compravendite, arretrati, indennizzi, prestiti, tasse,
ricompense e pagamenti anche a favore di funzionari. In ogni caso
dal canto suo POWELL, Monies, Motives, and Methods in
Babylonian Economics, 1999, cit., p. 5, ben sintetizza la portata di
tali problemi economici quando dice che “even a book would not be
able to satisfactorily answer a lot of the questions pertaining to these
problems”. Quindi un problema aperto che va però sempre più o-
rientandosi verso una visione di economie articolate nelle quali era-
no presenti una pluralità di strumenti economico-finanziari e in cui
pubblico e privato coesistevano sin dal III millennio a.C. anche se la
presenza del privato - in una economia fortemente accentrata su
Tempio e del Palazzo - può essere stata diversa a seconda delle di-
verse epoche.61

60
Lo studioso dice anche (pg. 37) che il dam-gàr (agente commerciale/mercante) "… played
any significant role in the acquisition of products foreign to Mesopotamia, or was anyone other
than a businessman who sought profits for clients, including the state, in Mesopotamian markets
with mostly goods."
61
Si tenga presente che la scelta qui fatta non è stata tanto quella di delineare quale fosse il si-
stema economico di quel tempo - e quindi il ruolo economico del Tempio, Palazzo e privati nei
rapporti tra loro - quanto quella di individuare principalmente quali fossero gli strumenti usati
da quelle economie e quindi, attraverso essi, tentare di meglio delineare il grado di sviluppo di
quelle economie. Aggiungiamo poi che in definitiva Tempio, Palazzo e privati ebbero compor-
tamenti analoghi in quanto finirono con l'usare gli stessi strumenti nello svolgimento della loro
attività economica. In merito poi alle discussioni sulle similitudini o meno tra le economie del
Moneta ed economia nell'antica Mesopotamia 45

8. Codici e Leggi: l’argento come mezzo di pagamento o


misuratore di valore

Per finire accenniamo di nuovo, seppur brevemente, al


problema della legislazione del Vicino Oriente antico. Nel loro
complesso le Leggi e Codici di quei tre millenni a.C. sono for-
mate da oltre 800 articoli di cui un gran numero tratta dell'ar-
gento e dell'orzo. Si noti a esempio che nei 270 articoli del Co-
dice di Hammurabi l'argento e l'orzo sono citati, rispettivamen-
te, nel 33 e 17 per cento dei casi per cui nel 50 per cento dei ca-
si questi due beni intervengono solitamente nella loro funzione
di moneta. Essi sono anche molto presenti negli altri testi come
a esempio nelle Leggi Ittite dove il riferimento è quasi sempre
all'argento62. Che tali Leggi e Codici parlino di mezzi di paga-
mento e non di misuratori di valore di beni63 è dimostrato dal
fatto stesso che nei loro articoli è sistematicamente detto che
l'argento dovrà essere "pesato" e che l'orzo dovrà essere "misu-
rato" e, ovviamente, non si può che pesare o misurare un bene
fisico e non un'astratta misura di valore64. Si ricorda inoltre che

Vicino Oriente antico, Egitto, Grecia e Roma si può vedere MANNING-MORRIS, The Ancient
Economy. Evidence and Models, Stanford, 2007.
62
Si rammenti che l'Anatolia, sede delle Leggi Ittite, era ricca di miniere di argento per cui
questo metallo veniva anche esportato in Mesopotamia e altrove. Per una sintetica elencazione
degli articoli che nel Codice di Lipit-Ishtar, nelle Leggi di Eshnunna e nel Codice di Hammurabi
trattano dell'argento e dell'orzo, si veda SAPORETTI, L'argento come mezzo di scambio, in Ri-
vista di Storia Economica, L'argento nella storia monetaria del Vicino Oriente Antico, 2009, I,
pp. 91-101. Per le Leggi ittite si veda IMPARATI, Le leggi ittite, Roma, 1964.
63
Fanno a esempio eccezione le liste dei prezzi.
64
Che l'argento circolasse a peso è dimostrato dalla stessa presenza dei già citati saggiatori e
pesatori dell'argento la cui attività presupponeva ovviamente, ripetiamo, la presenza fisica
dell'argento e non quella di un’astratta ed immateriale misura di valore che non poteva essere né
saggiata né pesata. Il numero delle transazioni regolate in argento e orzo è inoltre superiore a

46 Odoardo Bulgarelli

nelle Leggi e Codici i mezzi di pagamento intervengono in una


miriade di circostanze e transazioni delineando una tendenza
per cui l'orzo viene usato per lo più in fatti legati alla vita agri-
cola e l'argento negli altri casi (compravendite, sanzioni, ecc.).
Occorre poi osservare che, come in parte già detto, tali
articoli trattano di numerosissimi aspetti della vita di quelle
genti: matrimoni, divorzi, donazioni, adozioni, tradimenti o re-
lazioni extraconiugali, spartizione eredità, sequestri di persona,
fuga di uno schiavo, riscatti, proprietà di terreni, case e beni, li-
ti, documentazione da redigere, prezzi di merci, regole con cui
svolgere i commerci, prestiti, tassi di interesse, compensi a la-
voratori, artigiani, chirurghi e veterinari, noli, fitti, falsificazio-
ne dei pesi e misure, false dichiarazioni, controversie, sanzioni
e multe di ogni tipo, ecc.
Si pone quindi il problema di stabilire la natura giuridica
di tali testi e la loro effettiva conseguenza sui comportamenti di
quelle genti. Il tema è stato ampiamente trattato dagli studiosi
con interpretazioni non univoche; vi sono coloro che vorrebbe-
ro che fossero delle sentenze, altri delle massime o delle leggi
vere e proprie, ecc.; sullo stesso grado di cogenza le opinioni
sono difformi. Senza entrare nel merito del controverso pro-
blema 65, vogliamo però richiamare l'attenzione su quanto emer-

quello degli articoli che le prevedono; infatti abbiamo casi in cui un solo articolo elenca una plu-
ralità di tali transazioni. Si pensi a esempio al già citato art. 274 del Codice di Hammurabi (in
cui sono indicati i salari in argento di 10 artigiani) o agli artt. 177-183 e 184 delle Leggi Ittite (in
cui in ogni articolo sono sovente indicati i prezzi in argento di numerosi beni). Sui motivi per
cui furono scelti argento e orzo come moneta vedi BULGARELLI, Il regolamento degli scambi
nel Vicino Oriente Antico, 2002, cit., pp. 81-84.
65
Vogliamo solo sottolineare che nella misura in cui tali norme fossero in qualche modo "co-
genti" nei confronti di quelle genti allora si dovrebbe ritenere che le autorità "imponessero" a
quelle genti di regolare i loro rapporti in orzo o argento a seconda delle previsioni indicate nei
singoli articoli di tali Leggi e Codici. Se così fosse, e ciò non appare da escludere, si potrebbe
allora ritenere che in qualche modo l'uso e la circolazione monetaria dell'argento (e dell'orzo)
fosse "regolata" dal sovrano cosa che, ovviamente, sarebbe di grande rilievo sotto il profilo mo-
netario e quindi più in generale economico.
Moneta ed economia nell'antica Mesopotamia 47

ge in materia di fungibilità tra orzo e argento, così come "disci-


plinata" dalla serie ana-ittishu che secondo alcuni risalirebbe
verso la fine del III millennio a.C. In cinque dei suoi articoli è
detto66:
- Se un uomo non può restituire l’argento avuto in prestito, può resti-
tuire la somma in orzo, secondo il tasso di cambio corrente67 (cioè il
tasso corrente in quel momento sul mercato o quello stabilito dalle
leggi?)
- Se un uomo restituisce orzo, deve aggiungere alla somma dovuta
un interesse di 1 pi e 4 ban per ogni gur di orzo (33,3 per cento
l’anno)68
- Se un uomo non può restituire l’argento avuto a prestito, e il valore
dell’orzo cambia rispetto all’argento, può pagare l’orzo e il suo inte-
resse alla scadenza dell’anno69
- Se un uomo può restituire in argento, aggiunga l’interesse di 12 si-
cli d’argento per ogni mina (20 per cento l’anno)70
- Se un uomo non può restituire l’argento avuto in prestito, può resti-
tuire la somma in orzo, secondo il cambio di 1 gur di orzo per ogni
siclo d’argento71.

Da tali norme sembra quindi emergere, seppur in uno stadio


iniziale, un sistema finanziario estremamente articolato, tanto da po-
ter avere quasi, nella sua struttura essenziale, dell'attualità. Infatti in
esso troviamo:
a) due diverse monete (argento e orzo)72

66
Vedi i testi di tali articoli in SAPORETTI, Le leggi della Mesopotamia, 1984, cit., pp. 35-
39.
67
Tavoletta VII Gruppo B - Art. 1.
68
Tavoletta VII Gruppo B - Art. 2.
69
Tavoletta VII Gruppo B - Art. 3.
70
Tavoletta VII Gruppo B - Art. 4.
71
Tavoletta VII Gruppo B - Art. 5.
72
Tale sistema (argento/orzo) può quindi apparire come l'inizio di un sistema bimonetario il
quale precederebbe di molti secoli i sistemi monetari bimetallici e trimetallici che saranno pre-
senti prima nel modo greco e romano e successivamente in quello Medioevale sino al XX° seco-
lo.

48 Odoardo Bulgarelli

b) un tasso di cambio tra le due monete (1 gur di orzo = 1 siclo di


argento ovvero al “tasso corrente”)
c) prestiti gestiti in tali due monete
d) l’applicazione di un tasso d’interesse del 20 per cento sui prestiti
in argento e del 33,3 per cento su quelli in orzo
e) i prestiti in orzo possono essere rimborsati dando argento ai sud-
detti tassi di cambio (quindi, interfungibilità tra le due monete).
Insomma, un sistema complesso nel quale sarebbero presenti due
monete, prestiti, interessi, interfungibilità tra le monete e rapporto di
cambio tra le due monete.
Moneta ed economia nell'antica Mesopotamia 49

9. Conclusioni

Per concludere possiamo quindi dire che nel Vicino O-


riente antico vi furono nei tre millenni a.C. economie variamen-
te articolate a seconda delle epoche, economie in cui erano co-
munque presenti sin dall’inizio monete (talvolta intercambiabili
tra loro e legate da un rapporto di cambio), prestiti, tassi di in-
teresse, credito, profitto, rischi, prezzi, mercati talvolta disci-
plinati dalle leggi della domanda e dell'offerta, società, mercan-
ti e commerci anche a lunga distanza, ecc., che si avvalevano di
una molteplicità di tipi di contratti e strumenti giuridici che,
seppur allo stadio iniziale, già inglobavano in sé elementi es-
senziali e caratterizzanti di tali strumenti. Quelle economie fu-
rono di tipo accentrato con una forte presenza del Palazzo e del
Tempio che però varierà a seconda delle diverse epoche. In
questo contesto di supremazia di tali istituzioni, troviamo però
anche una economia privata che ebbe sin dal III millennio a.C.
un suo ruolo importante che si evolverà, potenziandosi, con il
passare del tempo. Palazzo, Tempio e privati dettero quindi
luogo nel loro insieme a economie che non furono di certo di
tipo primitivo (basate essenzialmente su redistribuzione e barat-
to); queste economie furono di tipo avanzato tanto da trovarvi
le origini di molti strumenti economico-finanziari-giuridici dei
nostri tempi tra i quali, non di certo ultimo per importanza, la
moneta. 73

73
L’Autore e’ grato al dr. Valerio Lemma per i suggerimenti redazionali e per il supporto gra-
fico nella selezione delle illustrazioni.

50 Odoardo Bulgarelli

Europa, Bacino del Mare Mediterraneo e Mesopotamia


in una cartografia del XIX secolo
Moneta ed economia nell'antica Mesopotamia 51

10. Nota cronologica.

1) Il periodo più arcaico è quello che precede il IV millennio a.C. In


esso si verificano accadimenti di grande interesse in quanto l’uomo:
— raggiunge un’ampia dimestichezza nella coltivazione
dei campi e nell’allevamento del bestiame (forse 6600-
5600 a.C.)
— estende la sua presenza su tutta la Mesopotamia
(intorno 5000 a.C.).

2) Nell’epoca della civiltà sumera (IV millennio-2335 a.C.) si ha:


— l’affermarsi dei Sumeri;
— il passaggio dal villaggio (autosufficiente) alla città
(basata sulla specializzazione del lavoro; nascono infatti le
categorie dei fabbri, falegnami, lavoratori addetti alla
costruzione di canali, ecc. che non producono beni
destinati al loro sostentamento). Insomma si realizza,
verosimilmente dopo il 3500, quella che Vere Gordon
Childe definì la “Rivoluzione urbana”
— nascono quindi le città-stato sumere. La prima sarà
Uruk (seconda metà del IV millennio a.C.). Seguiranno
Lagash, Umma, Ur ecc.
— sembra che quelle economie fossero di tipo templare
per cui la casta sacerdotale avrebbe avuto il possesso di
buona parte delle terre e controllava i mezzi di produzione
e la distribuzione dei beni. Poi, gradualmente, si passerà a
economie di tipo palaziale
— già dal IV millennio sembra che città come Uruk
fondassero colonie in paesi lontani, indice questo di
(intensi) scambi commerciali tra zone diverse
— nella seconda metà del III millennio a.C. inizia il
conflitto tra le diverse città-stato sumere.

3) Con la caduta dei Sumeri si forma il primo impero della storia


dell’uomo: quello di Accad o Sargonico (2335-2154 a.C.) il cui
primo sovrano fu Sargon I il Grande. Con tale impero:
— viene superato il sistema delle città-stato sumere

52 Odoardo Bulgarelli

— il dominio del sovrano si estende su un vasto territorio


— la sua fine coinciderà sostanzialmente con la fine
dell’Antico Regno Egizio (2650-2155 a.C.) e con il
sorgere di importanti civiltà come quelle di Cipro, Creta, e,
forse, dell’Indo.

4) Agli Accadi succedono per poco più di un secolo i Gutei (2210-


2120 a.C.). Molti ritengono che, con loro, la Mesopotamia
attraverserà un periodo di disordine.

5) Segue il periodo della “rinascita sumera”, in cui la III Dinastia di


Ur ripristinerà l’egemonia dei sumeri che durerà però anch’essa solo
cento anni (2112-2003 a.C.). Il fondatore di questa Dinastia sarà Ur-
Nammu, celebre per aver compilato il primo Codice di leggi della
storia dell’uomo e per aver costruito la prima Ziqqurat giunta a noi.
Le Ziqqurat erano piramidi a gradoni sulla cui sommità quelle genti
edificavano dei Templi. Se è vero che con questa Dinastia si avrà
una restaurazione dell’egemonia dei Sumeri è pur vero che tale
processo non si spingerà fino al punto di ricostituire il vecchio
sistema delle città-stato, in quanto questa volta si formerà un vero e
proprio impero che tra l’altro si doterà di un esteso e articolato
apparato amministrativo che sarà la base della sua forte espansione
economica. Con la fine di Ur III, terminerà per sempre l’epoca dei
Sumeri la cui egemonia, salvo l’intermezzo di Accad e dei Gutei, era
durata più di mille anni.

6) Giungeva così il periodo delle Dinastie amorree (2003-1761 a.C.).


Caduta la III Dinastia di Ur, il territorio si suddividerà in una serie di
regni retti da sovrani amorrei che tenteranno di esercitare una
supremazia sulle altre città dell’area. Vi proverà per primo il Regno
di Isin e poi quello di Larsa, ma inutilmente, fino a quando anche
quest’era terminerà la propria spinta propulsiva.

7) Intorno nel 1800 a.C. la scena politica della Mesopotamia vedrà


l'ascesa degli Assiri (nel nord del paese) (Kanish) e dei Babilonesi
(nel sud del paese). Gli Assiri, con alterne vicende, saranno presenti
sulla scena politica di quell'area per 1300 anni e, come vedremo,
finiranno con il fondare nel I millennio a.C. un vasto e potente, ma
spietato, impero.
Moneta ed economia nell'antica Mesopotamia 53

I Babilonesi si potenzieranno con Hammurabi. Egli regnò sulla


Babilonia per ben 42 anni (1792-1750 a.C.). Tra l’altro questo
sovrano fu reso celebre per avere promulgato il Codice di
Hammurabi che, con i suoi 282 articoli, è ritenuto il più completo
Codice di tutta l’antichità. Sotto questo sovrano viene formato il
terzo impero della storia, dopo quello di Sargon I e della III Dinastia
di Ur. La stessa lingua babilonese verrà ad assumere rilevanza
internazionale. L’impero avrà vicissitudini varie e, dopo
Hammurabi, attraverserà periodi di decadimento, anche se
sopravviverà sino al 1595 a.C. quando cadrà a opera degli Ittiti.

8) All’Impero babilonese succederanno i cosiddetti “secoli bui” dei


Cassiti. È questo un periodo di declino demografico, economico e
culturale che si estenderà un po’ in tutto l’Vicino Oriente antico e
sul quale non si hanno molte informazioni. Si concluderà con
l’avvento dei regni medio-assiri.

9) Quello dei medio-assiri fu il periodo del “risveglio” (1363-1076


a.C.). Segnerà il ritorno della Mesopotamia sullo scenario
internazionale e l’Assiria eserciterà un ruolo di grande prestigio che
otterrà anche grazie alle conquiste territoriali. Il suo ruolo si
appannerà nel corso dell’ultimo periodo dopo di che si giungerà di
nuovo alla costituzione di un nuovo impero, quello neo-assiro.

10) Con l’Impero neo-assiro si avrà una nuova supremazia Assiria


(X secolo-612 a.C.) specialmente a partire dal 911 a.C. Tra le figure
di sovrani fu celebre quella di Sargon II (722-705 a.C.) che giunse a
conquistare per breve tempo l’Egitto. Uno dei periodi di maggiore
rilievo fu quello in cui l’Assiria fu retta da Asarhaddon (681-699
a.C.) in quanto il suo dominio si estese all’Egitto, Siria, Palestina,
Turchia oltre che alla Mesopotamia. Gli Assiri furono comunque
celebri anche per il loro possente esercito che passerà alla storia col
nome di ”armata invincibile”. Saranno però sconfitti dai medi, anche
se il loro posto verrà preso dai babilonesi.

11) A distanza di un millennio dal Primo impero babilonese, si


costituirà così il nuovo impero neo-babilonese (612-539 a.C.) che
attraverserà uno dei momenti più alti con Nabopalassar (626-605
a.C.) e con Nabucodonosor (605-562 a.C.); esso cadrà a opera del


54 Odoardo Bulgarelli

persiano Ciro il Grande (539 a.C.) che costituirà a sua volta il grande
impero persiamo.

12) Il dominio persiano darà infatti luogo a una vasta aggregazione


di stati che nell’insieme formerà il più grande impero che la storia
avesse sino ad allora conosciuto. Esso andava dall’India all’Egitto
compresi. Intanto si avvicinava il tempo in cui Alessandro Magno il
Macedone (334-323 a.C.) sconfiggerà, con un modesto esercito, il
colosso persiano ponendo fine alla sua egemonia e avviando il
periodo dell’ellenismo, cui seguirà il periodo romano.