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CAPITALE Tokio

ORDINAMENTO Monarchia costituzionale

MONETA Yen

LINGUA Giapponese

RELIGIONI Shintoista e Buddista

L’ARCIPELAGO
Il Giappone si stende in lunghezza per oltre 3.500 km, con una superficie
complessiva di 378.000 km² (più dell'Italia ma meno della Francia).
Il Giappone comprende 4 isole principali, che insieme costituiscono il 98% del
paese,e numerosi gruppi insulari adiacenti (più di 6.800 isole). L'isola di Honshu, che
è la più grande, l'isola di Kyushu, quella di Shikoku, e l'isola settentrionale di
Hokkaido. Fra le isole minori vi è l'isola di Okinawa. L'arco insulare giapponese si
trova nella zona di contatto di due delle principali zolle in cui è suddivisa la crosta
terrestre. Secondo la teoria della tettonica a zolle infatti, la "zolla pacifica" e la "zolla
eurasiatica", simili a lastroni galleggianti sopra il materiale fluido al centro della
terra, si muoverebbero urtandosi e accavallandosi l'una sotto i bordi dell'altra. Così si
spiega l'instabilità tettonica di questa zona, caratterizzata da frequenti scosse
telluriche e da eruzioni vulcaniche. Le isole giapponesi si trovano infatti in
corrispondenza del bordo della zolla eurasiatica, al di sotto del quale si incunea la
zolla pacifica, formando la Fossa del Giappone, profonda più di 10.000 m.
La conseguenza dei movimenti delle zolle crostali sono la formazione delle catene
montuose e dei vulcani. In Giappone infatti, l'80% del territorio è montuoso e tutti i
vulcani sono allineati sul bordo esterno dell'arco insulare.
Le maggiori altezze si riscontrano nella parte centrale di Honshu, dove il paesaggio è
tipicamente montano. Oltre al cono vulcanico del Fuji (3776 m), vi si trovano Hodaka
(3190 m), Shirane (2778 m) e Haku (2700 m). Verso Nord e verso Ovest le cime si
abbassano.Per quanto riguarda le pianure, la più ampia è quella del Kanto (32.250
km²). Le altre pianure si estendono fra i 2000 e i 1300 km².

IL CLIMA
La catena montuosa che attraversa il Giappone lo divide in due zone climatiche
principali: una dalla parte del Pacifico e l'altra dalla parte del Mar del Giappone.
Le regioni settentrionali e occidentali risentono dell'influsso delle correnti d'aria
polari marittime e continentali e della corrente marina fredda Ogashivo; le regioni
meridionali sono esposte alle correnti d'aria tropicale marittime (dal Pacifico) o
continentali (dal Sud della Cina) e alla corrente marina calda Kuroshivo.
Si dice che il Giappone abbia in realtà 5 stagioni: subito dopo la primavera e prima
dell'inizio dell'estate c'è infatti il "periodo delle pioggie". Da metà giugno a metà
luglio quasi tutti i giorni piove abbondantemente, soprattutto nell'Honshu centrale.

LA VEGETAZIONE
Il Giappone, estendendosi per oltre 20 gradi in latitudine, presenta una vasta varietà
di vegetazione. La foresta ricopre il 70% del territorio.
Nelle isole Ryu Kyu si trovano piante della foresta tropicale umida sempreverde;
nell'isola di Kyushu ci sono invece piante tipiche della foresta subtropicale di
latifoglie sempreverdi (come querce, camelie e magnolie). Nelle zone di media
montagna di Honshu e nelle zone costiere occidentali di Hokkaido, vi si trovano
foreste temperate di latifoglie a foglia caduca (querce, faggi, aceri), alle quali
subentrano, rispettivamente nelle zone montuose di Honshu e nelle zone costiere
orientali di Hokkaido, foreste boreali di conifere con abeti bianchi e rossi. Nelle zone
montane più elevate di Honshu e di Hokkaido, si estendono foreste di conifere, in
certi luoghi mischiate a frassini e betulle con un fitto sottobosco.
Le zone in cima alle catene montuose non presentano, come in Europa, prati e
pascoli ma sono caratterizzate da una vera e propria boscaglia, dove la specie più
diffusa è il Pinus Pimilla.
Ad altezza fra i 400 e 1500 metri si trova spesso la brughiera tipica giapponese, la
cosidetta hara, un insieme di cespugli di bambù nano, cuscini erbosi, piante erbacee,
arbusti e felci, che non forma una copertura vegetale continua ma lascia la superficie
del terreno esposta all'erosione.

I TIFONI E GLI TSUNAMI


I tifoni sono cicloni con pressione molto bassa al centro che si possono formare solo
se la temperatura delle acque marine raggiunge in superficie almeno 27°C,
condizione che si può verificare solo nella fascia tropicale. I tifoni che si formano per
effetto del riscaldamento dell'aria sull'Oceano Pacifico vengono spinti verso Nord
durante la stagione del monsone estivo di sud-est e raggiungono il Giappone da
agosto a ottobre, con un periodo di punta che va dal 16 al 26 settembre. I terremoti
con epicentro sottomarino provocano i cosidetti tsunami, maremoti costituiti da
gigantesche onde marine che si abbattano sulla costa raggiungendo velocità
elevatissime e altezze di oltre 30 metri.

L’AGRICOLTURA
Si distinguono in Giappone tre grandi zone agrarie: la zona centrale, i distretti
periferici circostanti e la zona pioniera settentrionale.
Nella zona centrale si pratica una coltivazione intensiva che può durare tutto l'anno,
grazie al clima mite dell'inverno e all'assenza di neve. Alla coltivazione estiva del riso
(la più importante in Giappone), segue un ampio assortimento di colture invernali:
scendendo da Nord a Sud, vi sono leguminose, patate, frumento, orzo, e ancora più
a Sud, patate dolci. La regione montuosa a Ovest della pianura del Kanto è il centro
dell'allevamento dei bachi da seta e della frutticoltura (sopratutto meli). Il territorio
costiero a Sud della pianura del Kanto, essendo collinoso, presenta colture arboree
terrazzate (mandarini e loti) e colture precoci (fragole e ortaggi). In questa regione,
nell'entroterra di Shizuoka, si trova la principale area della coltivazione del tè.
Nel Sud del Kyushu, sull'altopiano vulcanico, sono state impiantate grandi aziende
per l'allevamento di bovini da carne.
Man mano che si procede verso Nord diminuisce la coltura del riso e prendono il
sopravvento il frumento, l'avena, il miglio e l'orzo. Sulla costa settentrionale pacifica
di Honshu si coltivano patate e leguminose, così come nelle regioni occidentali di
Hokkaido, dove si estendono anche grandi piantagioni di meli. In quest'ultima zona,
a causa del clima non favorevole all'agricoltura, le colture foraggiere sono le più
importanti anche perchè è l'unica zona agricola del Giappone in cui predomina
l'allevamento del bestiame.

LA PESCA
Il pesce fornisce alla popolazione giapponese la maggior parte delle calorie
alimentari, e copre l'85% del fabbisogno di proteine animali. Per quantità di pesce
pescato il Giappone è il primo paese al mondo. La pescosità delle acque costiere
giapponesi si spiega con il fatto che all'altezza della baia di Tokyo si incontrano due
correnti marine dalla temperatura diversa :la combinazione di acqua calda con acqua
fredda ricca di ossigeno favorisce lo sviluppo del plancton, che a sua volta determina
l'eccezionale sviluppo del patrimonio ittico (si contano oltre 8.000 varietà di pesce).
Le acque del Oceano Pacifico davanti al Giappone costituiscono così una delle tre
regioni più pescose al mondo.
Molto spesso questa attività è ostacolata dai monsoni e dai tifoni che sconvolgono il
mare e dall'ampliamento delle zone con divieti o vincoli di pesca da parte di quasi
tutti gli stati costieri del Pacifico. Un altro fattore che limita lo sviluppo della pesca è
l'inquinamento progressivo delle acque costiere.
Un forte impulso è stato dato allo sviluppo delle colture di frutti di mare, soprattutto
durante la seconda guerra mondiale; anche la coltura delle alghe, fonte di proteine,
è in fase di espansione.

IL COMMERCIO CON L’ESTERO


Si calcola che circa il 5% del commercio mondiale interessi il Giappone, sotto forma
di materie prime e fonti di energia all'importazione e di prodotti finiti
all'esportazione. Prima della seconda guerra mondiale il Giappone importava
soprattutto materie prime agricole, come cotone, lana e tessili, seguite da notevoli
quantità di prodotti delle industrie meccaniche e chimiche, e di petrolio greggio. Tra
le esportazioni prevalevano i prodotti tessili (soprattutto seta grezza), materie
prime, come carbone e minerali metallici.
Nel 1935 la forte incidenza percentuale dei prodotti dell'industria cotoniera sul totale
dei beni esportati fu sintomo della tendenza del Giappone a trasformarsi in uno stato
industrializzato, rivolto a trasformare le materie prime importate in prodotti finiti per
l'esportazione.
Ormai diminuito notevolmente il commercio dei tessuti, si registra un aumento delle
importazioni di generi alimentari (frutta, verdura, formaggi, vini, carni, ecc.). Ciò è
dovuto soprattutto alla moda, recentemente affermatasi in Giappone, della cucina
mediterranea.
Per quanto riguarda i prodotti delle industrie metallurgiche e metalmeccaniche il
Giappone è completamente autosufficiente.
Dopo la seconda guerra mondiale la percentuale di prodotti esportati sul totale della
produzione è cresciuta dal 5% al 20% circa. Si tratta soprattutto di prodotti finiti.
Impressionante è stata l'invasione dei mercati mondiali da parte dei prodotti
dell'industria ottica.

LA POPOLAZIONE
Il Giappone ha una popolazione di oltre 125 milioni di abitanti (più del doppio di
quella italiana) con una densità media di 334 per km². Il 77% dei giapponesi vive in
città, infatti le densità più elevate si raggiungono nella parte meridionale e in quella
occidentale dell'isola di Honshu, mentre il carico demografico diminuisce procedendo
verso Nord. Le città con più di 300.000 abitanti sono circa 30, mentre quelle con oltre
un milione di abitanti sono 10: Tokyo, Osaka, Yokohama, Nagoya, Kyoto, Kobe,
Sapporo, Kitakyushu, Kawasaki e Fukuoka.
Nell'area compresa fra Tokyo e Nagoya e nella regione di Osaka, si registra il più alto
grado di sviluppo urbano ed economico. Le 4 grandi aree metropolitane - Tokyo,
Yokohama, Kawasaki (oltre 30 milioni di abitanti) - Nagoya (6 milioni e mezzo) -
Osaka, Kobe, Kyoto (17 milioni e mezzo) - Kitakyushu (5 milioni) - costituiscono una
vera e propria "megalopoli".
Le città giapponesi più antiche, come le ex-capitali Nara e Kyoto, avevano una pianta
quadrata e a scacchiera, secondo un modello importato dalla Cina. In queste città, il
castello fortificato dell'Imperatore si trovava nella parte centrale e settentrionale
della città, dividendola simmetricamente in due parti uguali. Successivamente,
quando i nuclei urbani originali si sono ingranditi, si sono sviluppati in modo
disordinato e completamente asimmetrico.
Oggi, una città moderna come Tokyo, appare dall'alto come un insieme di vaste e
monotone distese di casette grigie, di grandi fabbriche, di edifici con appartamenti
moderni, di grattacieli, di torri d'acciaio più alte della Tour Eiffel, di pagode, di antichi
templi, e presenta anche uno sfarzoso castello imperiale immerso in un gigantesco
parco.
Le costruzioni moderne hanno guadagnato terreno rispetto alle case tradizionali nel
dopoguerra. Nell'isola di Hokkaido ci sono abitazioni più adatte ad affrontare i rigori
del clima. Rimane comunque largamente diffusa in tutto il Giappone, la casa
tradizionale, costruita con materiali vegetali (legno, paglia e carta).

TRADIZIONI

Le consuetudini alimentari
L’ elemento più importante della tavola giapponese è il riso, che si mangia bollito e
quasi sempre senza condimento. Esso accompagna ogni vivanda, apre e chiude i
pranzi e costituisce per molti il cibo principale (la parola gohan indica infatti il riso
bollito e significa anche “pasto”). I pasti del giapponese sono tre: al mattino,
piuttosto presto con gohan, pesce o uova e verdura, alla sera i venditori di soba calda
(specie di spaghetti), di patate e uova lessate, di castagne, passano per le strade e le
massaie giapponesi possono così evitare di preparare la cena, a mezzogiorno invece,
ogni persona che lavora o studia non potrà far altro che consumare un frugalissimo
bento. Il bento è una scatoletta di legno chiaro che contiene sempre riso, pesce e
verdura spezzettati, e un paio di bacchettine o hashi.I giapponesi servono prima gli
uomini. Raramente si hanno dei dialoghi, anche durante i banchetti, ma piuttosto dei
monologhi, dal momento che ogni commensale a turno fa un discorsetto abbastanza
lungo e, mentre gli altri continuano a mangiare in silenzio, spiega loro fatti personali
ed episodi che raramente sembrano risvegliare l’ interesse altrui. Si tratta in fondo di
un modo di rompere quel muro di riservatezza al quale i giapponesi sono
abituati fin dall’ infanzia e che impedisce loro la comunicazione; essi inoltre non
possiedono affatto il gusto della conversazione futile e fine a se stessa.

La cerimonia del tè e l’ origami


Il cha-no-yu (o cerimoniale per la preparazione del tè) rientra ancor oggi nel
bagaglio di educazione di una ragazza della buona società.
La cerimonia comincia con la preparazione della stanza da parte dell’ ospite che la
decora nel modo più raffinato e modesto: la teiera è un tetsubin (bricco di ferro
battuto) con rilievi appena affioranti, le tazze, di ceramica grezza, sono fatte a mano,
di colore pacato, di aspetto umile. Per prima cosa gli utensili per la cerimonia del tè,
le tazze, i colini di bambù intrecciato, i cucchiai di liscio legno chiaro, vengono fatti
passare tra gli ospiti che ammirano il loro aspetto disadorno e raffinato e lo
commentano. Un cucchiaio di polvere odorosa e verdissima di tè macinato viene
messo nella tazza, l’ ospite vi versa dell’ acqua calda e mescola con uno speciale
arnese finché la bevanda diventa schiumosa e omogenea; quindi passa la
tazza all’ ospite di maggiore importanza che la porta alla fronte, la riabbasssa alle
labbra, l’ assaggia (il tè è amarissimo) e passa al vicino la scodellina rotandola
leggermente. Così la tazza continua il suo giro. E’ chiaro che non si tratta di una
cerimonia gastronomica, ma di un modo delizioso di stare insieme in silenzio, cioè di
stare da soli in compagnia.
Significati così profondi e delicati non ha l’ origami, che non è un’ arte vera e propria,
ma una tecnica, un passatempo di buon gusto. L’ origami, che è la tecnica del piegare
fogli di carta di diverso colore in figurazioni complicatissime di animali, fiori e
oggetti, ha origini probabilmente religiose: deriverebbe infatti dalle cerimonie
shintoiste, dove si usava come simbolo di purificazione una piccola figura di un uomo
costruita in carta. Vi sono circa un centinaio di figure ottenibili con la tecnica dell’
origami che è complicatissima anche perché non fa uso di forbici.