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BIBL. NAZ.
VTTT. EMANUELE III

XLVII
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I GESUITI

DE’ SECOLI XYIII. E XIX.

DISCORSO E DIALOGHI

DI MONSIGNORE

AGOSTINO PERUZZI

BOLOGNA 1846.
rta/ia nr//r Sfl/at/etve
FERRARA. PRESSO ABRAM SERVADIO EDITORE.

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DISCORSO

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; .

« Pubblicate, diceva BAYLE(l), pubbli-


« cate coraggiosamente tutto cio che volete
« contro i gesuiti e abbiate per fermo ,
che
« ne farete persuasa una inflnita di persone «

Cost 6 serapre e in ogni luogo avvenuto,


da che la compagnia di Gesu apparve in cam-
po, guerriera intrepida e gloriosa, a tutti

combattere i nemici di Cristo e della cattolica


sua chiesa ,
eretici e filosoti ;
e cosi sempre
avverra, sin che al mondo saranno fllosofi ed

(1) Diction, phylosoph. V. LOYOLA ,


Remanj. Q.

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! ,

eretici nemici di Cristo e della cattolica sua


chiesa.
E cosl ancora di questi giorni 6 avvenu-
to , merc6 quell" Avverlenza , o Prolegomeni
(eom’ei la intitola), che al chiarissimo si-

gnor abate Vincenzo Gioberli piacque anne-


stare alia sua opera il PRIMATO MORALE E
CIVILE DEGL’ ITALIAN!. Perch£ lo facesse,

Io accenna egli stesso (1), n6 accade, che a


coglierlo ci perdiamo in congetture.

Certo 6 ,
che dalle attuose e tenebrose
officine dell’ ipocrito giansenismo , e della an-
ticattolica e fallace filosofia nulla mai usci piii

ingiurioso, e calunnioso, e contumelioso ,


di

quanto contro 1* inclita compagnia egli scrisse

in que’ prolegomeni od avverlenza, che si vo-


gliano dire. E tu veduto hai ,
cristiano e sag-
gio lettore ,
quanto immenso volgo di applau-
ditori fanatici, e di ammiratori servili, ne ab-
biano battuto all’ autore palma a palma le

niani, e gridatogli a’ lati e dietro IO TRIUM-


PHS !

E nondimeno questa & la macchia la pii

vergognosa, che tutto deturpa e oscura quan-


to di filosoflco , e giusto , e caro ad ogni ani-

(I) Prolego m. pag. XCYI. tin. 19. seg. — Si noli che in questi dia-
logic io ciio sempre la sccouda edizionc , come cito la prima nel mio
discorso ,
questa co’ uumeri arabici ,
queila co' romani.

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, ,

ma veramente cattolica ed italiana aveva egli

seritto nella sua opera del Primato — E ab-


bandonando ogni altra riflessione , che troppo
ne addolorerebbe , che ci ha in cotesti prole-
goraeni , che ci ha egli detto di nuovo contro
Finclito ordine? Nulla, si Dio m’aiuti, affat-

to nulla! Viete menzogne e calunnie, cento


volte prodotte prima di Ini , e cento volte an-
cora diroentite e confutate ! dimentite e con-
futate recentemente da" dotti ed eloquent! pp.
PELL1CO (1) e CURC1 (2). - 11 perche non
prendo io gia a fame una nuova confutazio-
ne in questo raio Discorso che riproduco,
dopo essere stato tre e quattro yolte prodot-
to, e in questi Dialoghi, che per la prima
volta produco ora alia luce. Prendo unicamen-
te a difendere i gesuiti de’ secoli diciottesimo,
e diciannovesimo , da lui calunniati quali co-

tanto degeneri da piu non rendere immagine


di que? primi discepoli d’ Ignazio e percift ve-

nuti in odio a ’ popoli ed a ’ regnanti , e da lui


sentenziati meritamente morli, e dopo il loro
risorgimento al tutto incorreggibili /

Nel che fare mi sono appigliato al meto-


do socratico del dialogo, siccome il piu po-
polare , e il meglio proporzionato ad ogni ge-
nere di lettori, di quelli principalmente ,
i

(!) GENOVA, 1815. (2) NAPOU ,


1815.

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; ,

10

quali ne si vigoroso, no si paziente hanno lo


spirito a durar Iroppo serie e profonde discus-
sioni ,
ed hanno bisogno d’ essere tratti d’ in-

ganno. E intcndo principalmente alia istruzio-


ne de’ giovani nostri , i cui vergini intelletti

inesperti a conoscere ,
quanto certi scrittori

sogliano involpire con maliziose parole, han-


no bisogno, che siavi alcuno, il quale ne ad-
diti loro l’ingannevole artihzio, si che non
si lascino strascinar dietro ad essi, come le

pecore fanno dietro il duce del gregge


Semplici e chete , e lo perclie non sanno.
Dichiaro perd , che se il signor Gioberti nella
sua diatriba detto ha parole assai e non cose,
10 neila mia difesa dir6 ,
parole non gia , ma
cose, ma fatti ed argomenti.
•E dichiaro, che nessuna bassa e vile pas-
sione mi accieca si,ch’ io non discerna Fau-
tore de’ Prolegomeni dai prolegomeni stessi.

Non l’autore io dispetto e assalgo personal-


rnente ne stimo anzi altamente l’ingegno ed
11 sapere. Combatto e condanno F opera, nella
quale con sommo dolore dell’ animo mio con-
sidero e riguardo chi la scrisse, quale un uo-
mo fuorviato da irragionevoli preopinioni, o
per altro qua! siasi irritamento d’ animo in-
collorito sino ad isconoscere, e conculcare le

leggi stesse della Cristiana e civile Carita.

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E non credere, lettor cortese, che a con-
traddirgli altro mi muova,che il santo amore
del vero o il mio intimo convincimento. E non
ti paia ,
ten’prego, che lo stile da me usato
in questo discorso e in questi dialoghi sia lo
stile di chi per gP impeti dell’ ira si lascia tra-

sportare sino alia sconvenevolezza della ingiu-


ria e del disprezzo. No ! E lo stile dell’ uomo
zelante del vero, che non pu6 tollerarne P ol-
traggio ; £ lo stile dell’ uomo generoso ,
che
fortemente sentendo non puo non esprimere
fortemente quello che sente ;
6 lo stile del-
l’uomo schietto e leale, il quale a chi mente
non pu6 non dire tu menti, n6 a chi calunnia
non puo non dire tu calunni; ne altro bramo,
se non che il calunniatore e il mentitore di-
sconfessi e ritratti le sue menzogne e le sue
calunnie. — Yale.
( Qiwsfo discorto fu detlo n ella tornata mentile del
Clero ferrarese il 27 dicembre 1845.)

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v : ! : ,

SOVRA
8
AL PRIMATO MORALE E CIVILE
DEGL' ITALIAN!
Dl

^ 2 st® 32 aj4 ( ©a®a»aat?2

Si sostiene andacemanta la mtnzogna; op-


pressa 4 la veriti t Qua’ che si accusano,
son condannati, senza assart pure ascol-
tati ) ed agli accusatori si prasta Cede san-
za esame !

S. BASIL. Serm. X. lie lAVID, el ODIO.

^Tra’molti mali fisici, a’ quali soggiace questa mi-

sera nostra Umanita, uno ne ha gravissirao, facilmente


comunicativo , che ha nome lDROFOBIA orrore all’a-
cqua ,
interprela il Diziouario ,
cagionato pel morso di
animale rabhioso. E tra’ moltissimi mali inorali, i quali

travagliano la generazione presente, havvene uno ancora


gravissimo ,
e non meno diffusivo, al quale ben si con-
vene il nome di Ge$uitofobia orrore a’ gesuiti, cagio-
nato dapprima da’morsi velenosi dell’arrabbiato prote-
stanti$mo,da questo annestato all’ipocrito giansenismo,
dall’ipocrito giansenismo trasmesso al sensualistico filo-

sofismo del secolo decimoltavo, e dal filosolismo sensua-


listico del secolo decimottaro mandato in retaggio all’ an-
ticattolico razionalisrao di questo nostro decimonono.
Che di cotesto pestiienziale morbo fossero ,
in altri

tempi , contaminati i ribelli alia vergine Chiesa di Gesu-


cristo, i fanatici farisei di Borgofonlana e di Portoreale
,

14 DISC0R90

e certi regii ministri ,


ad essi devoti , dorato ed ingem-
inato servidorame di Aspasie o Frini onnipotenti ,
per la

cui congiurazione Fu suscitata la Fortunosa procella , che


conquasso e ruppe la gloriosa nave d’Ignazio: grave si

certamente e deplorevole scandalo Fu; ma non ne ho


meraviglia.
Che in piii tardi tempi e meno da noi lontani se
ne mostrassero, e se ue mostrino inFelti certi uomini di
pervertito ingegno (i cui uomi io laccio, ma la storia

Fedele non tacerA alle venture ctadi) ,


or sia dalle rin-

ghiere politiche, o dalle cattedre scicntifiche e lettera-


rie , o col mezzo di libri, e libelli . e romanzi ,
e gior-

nali, senza numero moltiplicati e diffusi: piu grave an-

cora e deplorevole scandalo & ; e nondimeuo non so


Farmene meraviglia.
Meraviglia ho soinma bens) , c piu che meraviglia

dolore inesprimibile, che abbia voluto non solamente


mostrarseue guasto, ma Farsene al mondo propagatore,
un uomo d’alto intellelto ,
di nazioue italiano , di proFes-

sione ecclesiastico... il signor abate VINCENZO GIOBERTI!


Alla Famosa sua opera ,
intitolata il PRIMATO MO-

RALE e CIVILE DEGL' ITALIANI, ha voluto egli ag-

giungere quest’ anno stesso, per Ie stampe di Brusselle,

certi cosl da lui chiamati PROLEGOMENl: un grosso


volume ,
di pagine ben quattrocentoventotto.
Che vi diro, V. F. di cotesti prolegomeni? — Io
non sono gesuita. E percio mi confido, che a me sia con-
ceduto il potere piu liberamente e Francamente parlare
che Forse ad un gesuita, in causa propria, non conver-
rebbe , or sia per modestia e temperanza di animo , o per
prudente rispetto a certe preoccupate opinioni. E perlanto
solennemente dichiarando , che io pieno di rispetto alia

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S0PRA I PROLEGOMENI 15

persona dell’aulore non parlo che dell’ opera, aperta-


inente ancora dichiaro , che la mia coscienza mi comanda
di denunziare cotesta sciaurata opera ,
qual e iutrisa tutta
col veleno della piu rabbiosa gesuitofobia, e pin perico-
losa a leggersi , e piu perniciosa ,
che lo stesso romanzo
del luif errant (1), il quale tultora a guisa d’appendice
si va pubblicando , capo per capo ,
in certi venderecci
giornali francesi, assoldati al servigio dell’ anticaltolica

Propaganda. In quell’ infame romanzo voi scorgete a pri-


ma giunta o la profonda ignoranza , o la disonesta disfor-
mazione della storia , la impudenza del cinismo il piu
inverecoudo, e la manifesta empieta dello scrittore. In
qnesti Prolegomeni lo scrittore si professa cattolico ,
ze-
lante della religione , reverente della Santa Sede , e lo-
datore sin anco e ammiratore dell’ordine, i cui membri
diffama e disonoralln quello l’aulore gia non s’infinge
nfe maschera , e tal si mostra ed appalesa a fronte sco-
perta qual fe . In questi lo scrittore si trasfigura e tra-
sforma ,
ed ogni ingegno usa ,
opera ogni arte a parere ,

quale non & ! Il lettore naturalmente onesto ,


non che il

cristianamente religioso , indiguato e stomacato della


misleanza e della svergognatezza del primo, chiude di-
spettosameute e getta via il libro gridando :

Quodcurnque ostendis mihi sic , incredulus odi.


(ngannato alle proteste del secondo , si sente vie meglio
attralto a prosegnirne la lettura , e lusingato a conce-
dergli 1’omaggio del suo assentimento!!

(I) Del signor EUGENIO SUE. — Di questo infame romanzo vrdi


che nr dicano il signor VICTOR JOLY nel suo libro Dei Jetuilei. — RO-
MANZO SV8RGOGNATO! csclania un gravr giornalr protestantr (RIVIST.
d' Oxfort e Cambridge 3 Settembre 1815) ,, Romanzo svergognato, nel
quale I’ autore volendo infamare i gesuiti, ha dovuto formarseli nel suo
cervello, qnali nl le costituzioni d’lgnazio Lojola formaronli mai nh
,

mai la compagnia ebbeli tra' suoi. „


, ,,

16 DISC0RS0

E nonditneuo ,
V. F. ,
quanto egli scrive { tranne cert*
sue astrattezze politiche e filosofiche (!) ,
delle quali non
e mio scopo parlare )
non 6 , che un artificiato , e sino
alia noia verboso , tessuto di menzogne e di calunnie le
piu inconvenevoli ed assurde. . . Non vi paia ,
vi prego
che io oltre misura e ragione inasperi ed inacerbi il mio
dire.Ma da un Cuore profondamente addolorato, voi
ben redete come non possano che dolorose ed amare,
, ,

uscir le parole. Ddite lui stesso (2) : io recito fedelmente.


» Chiunque (egli scrive) venera il romano seggio,
> e gli professa col cuore quella reverenza ,
che i geeuili

» gli profeetano almeno colie parole (?!) DEFE CREDE-


» RE (3) ,
che giuito ed opportuno fu il decreto di Gan-
> ganelli; che vere e fondale furono le accuse, che Io
» cagionarono; e che se cid non ostante il suo successo-
» re ripristinb I’ordine illustre ,
egli intese di richiamar-
» lo a’sooi principii ,
sapendo che i difetti degli uomini
> non si hanno ad imputare alle istituzioni... >

A1 che io rispondo : chiunque venera il seggio ro-


mano e gli porta, non colle sole parole, come il signor
Gioberti fa ,
ina e col cuore e col falto la debita reve-
renza , chiunque ,
non ignorante o adulteratore della sto-

ria rammenla , quali incredibili violenze costrinsero Cle-

mente a segnare il fatal breve , chiunque considera


quale irresistibile necessita ,
dopo lungo indugiare, ve

(I) Dico atlraUau, per non dire eiorbitame moluzionarie ,


prin-
cipal t dottrine sovvertitrici degli stati , attinte alle avvelenate sor-
genti dell' anticattolico liberalismo ,
utopia aromatiche e sofiitichc le

quali potrcbbero parere sogni e delirii d’ infcrmo , se non fossero quasi

come fati incendiarie gettate al pubblico italiano per inliammarlo al-

I'odio contro i suoi governi legittimi, e trasrolgerlo a nuove ancora


rivoluzioui. (2) PROLEGOM. p. 103, 10< , 105, ec. ee. ec. (3) Come
articolo di fade 1 IT

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, ,,

SOIMU I PROLKGONBNI 17

lo inducesse (conciossiache non si minacciasse nulla me-


no che sciudere la inconsulile veste di Cristo, e rolla

la unione colla caltolica Chiesa romana formare tante


nazionali Chiese, quanti in Europa sono regni cd imperi):
chiunque , dico , tutto ci6 sa e rammeuta e considera
PI EGA REVERENTE LA FRONTE e A DOR A gl’inescru-

tabili giudizi di Dio, e TACE\ E non che vedere per


quel breve dichiarale e sentenziale ,
siccome vere e fonda-
te le accuse imputate al gesuitico ordine ,
nell’ordine ge-
suilico ravvisa e compate la vittima lacrifcata per la
conservazione della cattolica unita. Ne io al cattolico e
prele signor Gioberti rispondo ora colie testimonianze di
scrittori cattolici;mi basti rispondergli colie parole d’un
non cattolico storico celebratissimo (1): > 11 breve di
soppressione Dominus ac Redemptor noster non condanna
ne le dottrine, ne i costumi, n6 la disciplina do’ gesui-

ti. Soli i RICHIAMI delle corti sono i motivi , che vi

sono allegati... Or non sa egli il signor Gioberti, o finge


di non sapere, da £7/1, e PERCIlE e con quai MEZZ I
e con quali ARTI fossero que’richiami provocati e promos-
si? Lunga n’e troppo, e troppo dolorosa , e scandalosa la
storia ; no queslo k il tempo , che io la rammenti , e la
ritessa a lui ,
il quale o la dissimula , o si infinge di non
conoscerla- Non 6 per certo ignoranza la sua. E se igno-

ranza non &; che dunque fe?. ..

Ma egli nulla curando il vero, cosi prosegue: > Per-


• ci6 si deve conchiudere ,
che il Chiaramonti si propo-
• se di risuscitare non gia i gcsuiti del secolo diciottesi-

• mo , che colle loro esorbitanti ricchezze , col traffico


> secolare ,
col rilassamento delle dottrine , colle dispute

(1) SCIIOELI.. Coins d’ lust, des Etats Europ.

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I , , ,

18 D1SC0RS0

> inutili , colle brtghe di corle , code vcssazioni religiose,


» co’ clandestini maneggi avevano eccitate contro di sfe

» le opinioni de’principi e de’popoli, ed erano SfERI-


> TAMENTE MO It T (1) ; ma si bene que’primi discepoli
» d’Ignazio, che con virtii straordinarie avevano acqui-
stato1’ amore e 1’ ammirazione universale.
> „
Non senza, qual piu non so, indignazione o dolo-
ro, bo potuto riportare queste avventate del pari e ca-
lunniose parole contro i gesuiti del seeolo diciottesimo;
ad ismentire le quali altro vorrebbemi tempo , che que-
sto datomi al dire. Ma chi non sa , che quelle accuse ,

le quad ei dice v ere e fondate furono le cento volte


mostrate insussislenti e false , e come tali ribattute e

smentite ,
non che per le rimostranze del cattolico epi-
scopato , e degli scrittori cattolici , ma e per le testimo-
nialize degli storici monumenti, e degli stessi scrittori

eterodossi e miscredenti? Le riferiro io? Sarebbe un non


finirla mai piu. Ma legga egli almeno la recente opera
1* Eglise , ton autorite , set institutions , et l’ ordre des
jesuit es , defendus ec. par un homme d’etat; legga alme-
no 1’altra del signor Cretineau Joly , Histoire de la Com-
pagnie ec.; almeno legga l’altra, Chute de la Compagnie
del signore di Saint-Priest uomo non certo partigiano
de’ gesuiti, il quale nondimeno, per la irresistibile for-

za del vero, e per l’autorita dei document! , che egli


stesso produce ,
al tribunale di chiunque ha coscienza
e giudica ,
per preoccupazione non gia ,
ma s) al lume
della ragionevole critica , si trasmuta in loro difensore
e apologista. — Ma quanto k vero , V. F. , che un orgo-
glioso risentimento ,
per qual che siasi ragione iufiam-

(1) Su q ues to MER1TAMENTE MORTI, c su' getuili del tccolo di-

cioUetimo differisco il parlarne in altro discorso.

r.

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! , ,

S0VRA I PROLBGOMEill 19

malo ,
pone le traveggole agli ocelli anco de’ pin chiari
intelletti! e che a denigrare Ie piu illustri riputazioui ba-

sta sovente un solo tratto Hi penna , menlrc il piu soven-


te a purgarle non baslano ne lunghi anni, ne interi vo-
lumi !

Ma questo b nulla; udite, udite,e conteuete, se vi


fc possibile, il giusto sdeguo : » Ora son trent’ anni , che
» l’ordine famoso rinacque; e ciascuno puo richiedere,
» se i nobili voti di Pio sieno stati adempiuli? se la ci-
> vile ed ecclesiastica comunanza abbia in effello ricava-

» lo dai reduci que’frutti, che si prometteva? se i ge-


• suiti presenti rendano immagine di que’ primi aposloli
b che seminarono la fede nell’ Asia , nell’ Africa ,
nelle
b due Arneriche? Ovvero se molti di loro non somigli-
b no a coloro, che co’raggiri, colle ambizioni , colie lili

b leologiche ,
colle impure dotlrine contribuirono a in-
b debolirla, a screditarla, a spegnerla in molte parti d’Eu-
b ropa ? se il bene , che fanno oggi alcuni buoni gesuiti
b (sarebbe ingiustizia il negarlo)non sia contrappcsato,
b anzi di gran lunga sorpassato dal male, che si opera
b da allri, in quanto che Puno nasce da’ particolari l’al-

b tro procede dagl’in/Zum e dalia azione simultanea del


b corpo intero? E discorrendo a cose piu speciali ,
si pu6
b domandare ,
se la Compagnia conlribuisca veramente
b a rendere la fede cristiana piu persuasiva? a fare che
b la morale evangelica sia piu reverenda ed amabile? ad
b accrescere la reverenza de’ fedeli verso lasautaSede?
b a conciliarle la devozione e l’affetlo degli erranli? a
b vincere le preoccupazioni invecchiale, che oslano a que-
b sti salutevoli effetti ? ad assolidare i legittimi diritti de’
b principi ? a soddisfare a’ desiderii ragionevoli e discre-
b li,ed alle bramc moderate delle nazioniPa fomentare
. ,,

20 DISCO RSO

» la quiete e la felicity di lutti? — Imperciocchfe ( con-


» tinua )
so per avventura ,
non che partorire in tutto
» o in parte tali vanlaggi, 1’ opera de’gesuiti sortisse
> l’effetto contrario, se rinnovasse lo gpirito della irre-

> ligione, se altizzasse i furori della empieta ,


se alienas-

» se i popoli ortodossi dalla Sede apostolica, se rendesse

> piii difficile il ritorno degli erranti al scno materno di


> essa ,
se inimicasse i popoli ai governi legittimi, ina-

» sperasse i governi verso de’ popoli , se predicando il

» dispotismo favoreggiasse la diffusione di quelle dottri-


» ne liceuziose ,
che ostano alia soda e durevole liberty
• degli Stati non meno che al potere di chi li govcrna,
• ed invece di unire gli spiriti e i cuori co’ dolci vincoli
> della pace, seminasse il disordine, tanto che l’enlra-
> re de’ gesuili in uu paese fosse quasi sempre foriero
» di contenzioni, di rancori ,
di tumulti e di guerre; se
> la morale rilassata , le altercazioni inutili e uocive , la

> cupidita de’ reditaggi , le trame contro gli avversari


> l’odio delle ragionevoli riforme, l’adulazione de’ po-
> tenti, e tutto quel corredo di grettezze, di frodi, di

> tristezze , che e inseparabile dall’uso di tali spedienti

« tornassero in campo ; e se in fine non solo questi di-

> sordini ed abusi si rinnovassero , ma colord, che ne


> sono autori ,
vi si moslrassero dentro ostinati, e di-
• sprezzassero gli awisi che loro si porgono, non dir6
> gill da questo o quelio individuo , ma dal grido e dailo
» sdegno universale ;
converrebbe confessare , che le spe-
» ranze di Pio furono deluse , che la compagnia c al

» tutto incorreggibile rinnovando le antiche colpc in cam-


• bio di farle dimenticare , e mostrandosi indocile alia

» Provvidenza, che col batterla e sperperarla la invila-

» va ad arcnmenda » . .

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,

SOPRA 1 prolkgomeni 21

Raccogliamo per un istaute il fiato ,


V. F. , ed am-
tniriamo intanlo il piano, il facile, ed elegante perioda-
re del chiarissimo autore!! — E udiamo il conseguenle
di cotesto sesquipedale paralogismo ! ! »^Ora tale fe pur
> troppo la dolorosa conciusioue ,
alia quale la storia
> del gesuitismo risorto, e quella in ispecie degli ullimi
» anni, ha condotto molli assennati uomiui ,
e tcneri non
• » meno della fede ortodossa che della comune Civilla.

> Le ragioni de’quali sono di tanto peso, che io mi cre-


> do obbligato ad acceunarle di volo (cio6 con un vo-
> lumetto di quattrocenloventotto pagine ! ) nel mio di-

> scorso. »

A tutta cotesta impetuosa e strabocchevole dirolta


di mat tessule ed odiose parole , come rispondere in tan-

ta anguslia di tempo? Allri risposero gi&, e trionfalmen-

te risposero, e nomiuatamente il P. Pellico (1), e il P.

Curci (2). A me non permette il poco tempo concedu-


tomi al dire ,
cho rispondere poche parole. Ma prima
non vi dispiaccia, che io all’ iracouda e verbose diatri-
ba ,
di cui appena vi diedi un saggio, contrapponga
una o due pagine d’un capitolo, consecrato a’ gesuiti

dal dottissimo Balmis nella insigne sua Opera, il Prote-


stantimo paragonato col Cattolicimo ne’ tuoi rapporti colla

civilizzazione d’ Europa (3) ec.


> Poiche ( egli dice) io trallo delie islituzioni reli-

• giose ,
non mi b permesso di trapassare sotto silenzio

> quel celebre ordine (de’ gesuiti) , il quale sino da’ pri-
> mi anni della sua esistenza ,
prese la statura di un co>
> losso,ed ispiego le forze di un gigante ;
quell’ ordine,

» il quale perl seuz’avere provato iufermita, nfe segul


> il corso ordinario degli altri nfe nella sua fondazione

(1) Genova I8i5. (2) Napoli 1845. (3) Paris, Chez Debeconrt.
.. ,

22 DISCORSO

> ue nel suo crescere, ne uella stessa sua cadnta nep-


> pure; quell’ ordine, che secondo una espressione piena
• di verita e di esaltezza, non ebbc life infanzia, life vec-
» cbiezza. Ognuuo comprende , che io parlo della Com-
> pagnia di Gesii. — I gesuiti !
Questo sol uome basterfe

> per turbare una cerla classe di lettori Ma in-

> somma fe impossibile rainmenlare le istiluzioni religiose


> e la sloria religiosa politica letleraria dell’Europa da •
» tre secoli siuo al presenle, seuza iucontrare i gesuiti

» ad ogni passo. Egli non fe possibile viaggiare per le


» terre le piu lontane, traversare i| ina ri i piu incogui-
» ti, approdare alle piagge le piu lonlane, penelrare
• ne’ deserti i piu orridi,senza trovar dappcrlutlo solto
> i suoi passi rnemoria de’gesuili; e d’altra parte non
> fe possibile neppure accoslarsi ad un solo scaffale del-

» le nostre bibliotecbe senza osservarvi tosto gli scritti

• di qualche gesuila. >

» Chiunque prenda ad istudiare la storia de’ gesuiti,

> un falto salta agli occhi sommameiiLe slraordinario. La


> esistenza loro non fe che di pochi anni, se vogliasi
> compararla alia durata delle aitre istiluzioni. E nondi-
» rneno un solo religioso ordine non v’ha, il quale sia

> stato oggetto di lanto vive auimosita, di quante essi


» furono! Sino dal primo nascere ebbero essi numcrosi
> nemici; nfe mai se ne videro liberi, or sia nella pro-
> sperita loro e nella grandezza, o nella stessa loro ca-
> duta, o dopo ancora la loro caduta; mai non hanno
> veduto cessare la persecuzione; meglio diro, non mai
» hanno veduto cessare la rabbia (1), colla quale sono
> stati perseguitati ! E da che ricomparrero , tutti sono

(1) Quella ch’ io dico gauitofobia. . , Non ne sono una pruova di


piii i Prolegomeni del signor Gioherti ? . .

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.

SOVRA I PROLEGOMEM 23

» gli occhi costantemeute fissi su loro; si trema,chenon


» risalgano all’antico loro potere; lo splendore il quale
» dalla ricordanza della brillante loro sloria riverbera

» sovr’essi, li rende vie nieglio visibili in ogni luogo ,

• ed aggrava le paure de’ loro nemici. Quanti Ira noi si

» spaventano, se un collegio si fondi di gesuili, piii che


» non si spaventerebbero d’una incursione di Cosacchi!
> Adunque b in cotesto istituto alcun che d’assai singo-
» lare e di straordinario, poicbfe eccita a si alto grado
> 1’ altenzione pubblica , e basta il solo suo nome a per-
> turbare e scompigliare i suoi neinici. No ! non si di-

> sprezzano i gesuili : Si TEMONO ! Vuolsi talora tentar


> sovr’essi il ridicolo (1); ma neU’atto di por la mano
» a quest’ arma ,
tosto si vede , che chi prende a maneg-
> giarla non b abbastauza tranquillo per usarla con buon
a successo! . .

> Od io m’inganno a cielo, o questa stessa b la mi-

a gliore dimostrazione , che possa darsi del merito de’ ge-


a suiti ... A1 conlrario : si vuole egli conoscere la vera
a cagiouc di cotesto implacabile odio contro di loro?Ei
» basta considerare , Chi sieno i loro principali nemici.
a Si sa , che vi figurano in prima fila i protestanti e
a gl’ increduli ,
in secouda tutti coloro, i quali piu o
a meno schietlamente ,
piu o meno risolutamente si nio-
a strano poco divoti , poco a/fezionati all’ autorith della
a Chiesa romana. E gli uni, e gli altri nel loro odio
a contro i gesuili sono guidati per uu instinto sicuris-
a simo: perciie veramentc non hanno mai inconlrato
a avversarii piu formidabili. Non isfugga questo riflcsso
a alia meditazione de’cattolici sinceri, i quali, sia per
a una cagione o per allra, nudrono ingiusli piegiudizii

(I) I-a possente arraa del Safiro di Fer ney.


24 diacorso

» (1). Quando si tratla di formare uu giudizio sul merito


> e sulla condotta d’ un uonio, sicuro mezzo a deciders
> Ira Ie coutrarie opiuioui e doraandare, chi tono i suoi
». nemici » ?

E dopo cio domando ancora, come in tanta angu-


stia di tempo rispoudere a tutla quella , che io vi dice-

va, impetuosa e strabocchevole dirotla di mal tessute cd


odiose parole rivereata sul gesuilico ordine dal siguor
Gioberti? Una sarebbe la risposta : MENTIRIS IMPU-
DENTISSIME-, e lo sfiderci a rimandarmela sul capo,
provandomi, ma colla storia alia mano, che il mentitore
son io , com’io, se l'uopo ne venga , colla storia alia

mauo, gli confeimero che egli, uon io, e il mentito- ,

re. Ma rispondono priucipi callolici, quali dopo ie


i i

funesle commozioni , che susseguirono la caduta della


Conlpagnia, e scrollarono le foudamenla de’loro troni,
e tutta raisero 1’Europa a sangue ed a soqquadro, uni-
vansi a supplicarne dalla Santa Sede il risorgimento , e
non cbe dolersi d’averla di nuoro accolta ed onorata
ne’ loro slati , a lei vollero conhdare la lutela e l’alle-

varaenlo non della sola popolare gioveulu, ma e de’


figli augusti del proprio loro sangue. Rispoude la stessa
Iughilterra, la libera io dico,la non cattolica Ingbilter-

ra,la quale e gli accoglie e li favoreggia ,c dove si nella

Gran Brettagna e si nella Irlanda tauti hauno i gesuiti

e collegii e scuole,dove s’allieva il fiore della cattolica

gioveutu , e dove inviano i loro Hgii non pochi meuibri


dell’arislocrazia protestante , 1’ Iughilterra , io dico, che
agli stessi gesuiti voile non ha guari concedere stanza
e insegnameuto auco in quell’ isola, la quale un tempo

(I) Qucste parole , e le poche altre che seguono ,


ponderl suite bi-
lance della stta coscienza il sig. Abate Gioberti.

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.

S0PRA I PROLEGOMBNI 25

sl chiara e illustre per le gloriose gesta de’ cavalieri ge-


rosolimitani soggiace ora al suo dominio. Rispondc il Ca-
nada ,
dove l’inglese governo voile non rispettare sola-
meiite , ma e favorirvi e incoraggiarvi ie case stabililevi
tin tempo dalla cattolica Francia.

E poichii opportuno me ne viene il destro, della


Fngltilerra e deli’inglese governo parlando non voglio
non riferire al signor Gioberti certe parole da due Idrdi
inglesi dette alia Camera de’ Comuni quest’ anno stesso
I’ll di Marzo, mentre deliberavasi , se si dovesse pas-
sare alia seconda lettura del 6i71, come dicono, sulla

liberty reiigiosa (1). » Mentre (perorava il lord Morpett)


» i governi cattolici romani (2) cacciano i gesuiti dal loro

> territorio, lasciamo noi ,


che cotesti religiosi trovino
> suite nostrc coste quella ospitalita ,
la quale ad essi of-
» frono gli stati uniti ;
accogliamoli noi cost, come ac-
> cogliamo i prolughi polacchi ed italiani. lo desidero,
• che il nostro suolo sia a chi b perseguitalo per cagio-
i ne di religione un asilo tanto sicuro, quanto b per chi
» b proscrilto per cagione di opinioni politiche. Chiu-
» dansi sl a malfattori le nostre porte ;
ma non si fac-

> ciano vani sforzi per impedirvi l’ingresso alle opinioni »

E con piu calde ed eloquenti parole espriwevasi il lord


John Manners. » Havvi due sorte di gesuiti : i gesuiti ve-

» ri, e i gesuiti fittizii (3) L’ opera non ba guari con-


> tro essi pubblicata in Francia (4) non parla che di questi

(1) V. UMVERS. 15 Marzo 1816, N. 1191 Anno XJV.


(2) Cioc la Francia.

(3) Questi appimto sono quclli , che dipinge ne’ suoi prolegmeni il

signor Gioberli.

(4) 11 Juif errant del signor E quanto dice di questo vile ro-
manzaccio , tutto s' awera ancora del libellaccio Let jeiuites de' Signori
Quinet e Michelet, professori nel Collegio di Francia.
,

26 DISCORSO

» seoondi. E come v’ha al mondo assai pih lettori di


* romanzi che studios! di storia, il gesuita fittizio me-
» glio, che il gesuita vero, fe conosciulo dal inondo. Cer-
• to e, e tutti ne convengono , cotesti gesuiti fitlizii so-

> no esseri orribili e spaventevoli! Ma i gesuiti cert non


> dissomigliano grau fatto dagli altri membri del clero
> cattolico, tranne cbe il loro ordine ha dato di questo
> corpo gli uomini i piil eminenti. Egli e impossibile di-
> scorrere sola una parte sia delie scienze, sia delle let-

» tere senza trovarvi alcun gesuita ad ogni passo. E che


> non deve la pubblica educazione della giovenlh alia

> loro pcrizia? Nfe altre missioni tra’popoli idolatri pro-


> dussero frutto maggiore che le gesuitiche ! . . .

E questi due nobili oratori sono prolestanti! . . . Lo


consideri il signor Gioberti cattolico e prete. E frattanto
mi piace di rapportargli ancora le parole a quella stessa
assemblea dette dal cattolico e maguanimo liberatore
della Irlanda O Connell. • Per quanto riguarda i gesuiti,

se si consulta la storia, si trovera, cbe mai non v’eb-


bero piii caldi amici, che essi, del ietterario e dello
scientifico progresso- Per me ,
io credo, che i lor o delitti

altri non sieno stati, che le loro virtu! e disfido tutti

coloro, che li attaccarono, a cilarmi contr’essi un solo


fatto ,
il quale io non mi offera a rifiulare anco in que-
stesso instante. La vita di cotesti padri non e ,
che una
pratica conlinua delle piu alte e sublimi virtu!... E ben
grande b assai il numero degli uomini illuslri in lettere
ed in iscienze , che sorsero tra loro. Pascal si certo fu
un grande scrittore, e uomo d’ingegno attraente e lu-
singhevole , e nondimeno con tutta cerlezza affermo, non
csscrvi nel suo libro (I) life un solo argomenlo ch’io
(I) LE PROVINCIAL!.

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! t

S0PRA 1 PROLBGOMBM 27

noil polessi rilattere e dimentire. Michelet (1) non b auto-


re , die possa essere citato iu proposito di gesuiti : nulia

b piii nioslruoso del suo libro. Quanto ad Eugenio Sue,


autore del piii alroce roinanzo, die sia mai stato scritto
coulro i gesuiti, tiessun fatto egli cita coutro di loro,
e per quanli sforzi d’ iiuniaginazione abbia egli fatto,
non b giuuto a fare altro che la piii grossolana e la piii

iunaturale (2) delie sue opere : . . . I gesuiti non furono


in molti paesi perseguitati, che per la superiority de’
loro meriti. Ma grazie a Dio rivissuto b il loro ordine.
L’ ultimo anno quaranta missionari ha inviato ad una
gran parte delie regioni le piu selvagge del rnoudo; e
il loro numero si accrescery del doppio nell’anno ven-
turo. La Camera mi perdonera questa digressione in fa-

vore di questi insigni benefattori delie lettere , delie scien-

ze , e della umaniiy. >

E la Camera ascoltava con attenzione e con favore


gli O’ Connell, i Manners, i Morpett! E la Camera ap-
provava la seconda leltura del bill, destinato a togliere

affatto la incapacity de’ cattolici tuttora lasciata dal bill


della emaucipazione ! e lo approvava colla inaggiorauza
di due terzi de’ suffragiil!

Cosl alle menzogne ed alle caluunie del signor Gio-

berti rispondono la Inghilterra, ed il governo della In-

ghilterra !

E le altre nazioni , e gli altri stali che rispondono ?


Risponde l'America repubblicaua ,
dove i gesuitici domi-
cilii si numerosi sono e si fiorenti, ne mai vi si conob-
be di loro quella paura, che uella cattolica Francia ne
mostr 6 e ne mostra la francese university. Risponde

(!) E QUINET, an tori del libello Let j e suite . Pure sono questi ed il Pa-
scal, alle cui fonti ha attinto il signor Gioberti I
! (?) 11 JU1F ERRANT*
,

28 DISCOBSO

1’ America meridioaaie ,
che tanto ora si gode di averli

ricuperati ,
quanto insorgendo un tempo si dolse alia

corte ispauica di averla arbilrariamente privata di que’


benefattori , a’ quali protestava essere (1) debitrice del suo
stalo sociale , del civilimcnto , di tutta la stta istrusione

e de’ servigi , de’ quali non poteva far eenza. Rispondono


i cattolici della Svizzera repubblicana , i quali, non chs
pentirsi di avere alle loro cure affidati i loro figliuoli,
e li onorano , e si stringono loro d’intorno, ed altri an-
cora ne chiamano, e per essi combatlono contro il rivo-
luzionario radicalismo, e vincono e ne trioufano. — Ri-
sponde ilBelgio,e lo stesso ne appello a testimonio si-

gnor Gioberti, che vi trovo il suo rifugio, e vede Co’


proprii suoi occhi, come della sua confidenza li onori
1’ Episcopato , e la immetisa maggioranza delie famiglie.
Ma forse, annebbiato il lume deU’intelletto , egli non sa
altro vedervi, che gli attacchi d’una minoranza dicen-
tesi liberate, che a guisa di scimmia non sa che contraf-
fare gli andamenti del decrepito liberalismo francese. —
Rispondono fiualniente i Pontefici sovrani ,
daU’immorlal
PIO Vll al regnante GREGORIO XVI, i quali i suscitati

dalle ceneri, tuttora fumanli, figli d’Ignazio accolsero


in ogni parte de’ loro Slati ,
ridonaronli de’lorodiritti,
rimiserli nella gregoriaua uuiversita ,
richiamaronli al col-
legio di Propaganda, li vollero a consiglio negli affari

dell’ opera delle missioni, e degnandoli dello speciale


loro palrociuio, mai non cessarono, ue cessano dal com-
partire loro nuovc ad ogni ora dimoslrazioni della pa-
terua loro benevolenza.
Or nou 6 questo il pih solenne dimentire , ch’esser
mai possa alle calunnie dal signor Gioberti impntate ai

(1) Victor Joly , I. c. p. 189.

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,

SOPRA I PROLEGOBERI 29

gesuiti? —E delle odiose sue imputazioni quale in tulto


il suo libro prova ne produce ,
qual esempio di fatto ne
da?... NON UNA'. NON UNO'.
E noi al contrario parliamo cose a tulti notorie,
delle quali siam testimoui noi stessi , le quali noi stessi

veggiamo co’ nostri occhi, udiamo co’ nostri orecchi.


Onde appare la enorme esorbitauza (
per altro non dire)
di quel suo esclainare, PRIMO ENTRARE DE’ GE-
che il

SUITI IN ALCUN PAESE DIVIENE COME QUASI IL


FORIERE DI CONTENZIONI, DI RANCORI , DISCISMI,
DI TUMULTI, DI GUERRE !!. Rilegga le parole poc’an-
zi da me recitale, del dottissimo Balmds, e vcnga poi

a meco fare il giro di questa terra ,


quanta si porge
da Orto ad Occaso, e d’Austro a Borea, e mi addili,
in qual sua parte al primo entrarvi della Compagnia,e
porvi stanza sieno accaduti que’ si tremendi e orrendi
commovimenti , e tumulti,che gli appresenta alia fanta-
sia il turbamento della sua ragione?
Egli non pud additarmi, che le recenti agitazioui
d'una parte della Svizzera, e le violetize della Francia.
E parlando della Svizzera, se non lo ha letto, legga il

novissimo libro dell’ Ilurter (1) , l’autore della vita d’IN-


NOCENZO III, da esso descritta ,
quando era tuttora pro-
testante, o legga almeno l’analisi di quel libro dataci
nella Universite Catholique (2) dal Conte di Horrer stato
in Isvizzera per parecchi anni Incaricato degli affari di
Francia. E vi apprendera ,
come essendo gii stanziati i

gesuiti da lungo tempo in altre cattoliche cilta della Sviz-

zera, parlicolarmente in Friburgo, dove un fiorentissimo


collegio hanno, numeroso di bene ollre a trecento alunni,

(I) t gesuiti, ed it Raditaiismo. (2) Vol. XX. Livrais. 119. p. 109.


AoOt 1915.
,

30 DlSCORSO

il libero e sovrano governo di Lucerna bramb, e decise di


avere a direzione del Seminario e del Chericato non piu
che selte sacerdoli del loro ordine ,
e tre o quatlro , come
li chiamano,fratellicoadiutori. Vi apprendera ,
come que-
sti non giuntivi pur anco , i radicali ne presero il pre-
testo per affrettare quella, che gii da pezza medilavano
e apparecchiavano, insurrezione popolare per tulta ro-
vesciare la elvelica costituzione politico. E vi apprende-
ra, come per la eroica resistenza de’Iucernesi e de' cat-
tolici loro alleati rinluzzala fosse , e doma, e prostrata

la oltracolanza di que’ fanatici e furibondi ribellanli. Fu


sparso umano sangue,ed 5 a dolerne ! Ma chi ne fu iu

colpa? I gesuiti?. .. Lo mediti il signor Gioberti; e se


coscienza gli rimane di cattolico e di prele, inorridisca

delle calunniose parole, e delle atroci apostrofi, colie


quali non abborrl di esagerare e snaturar questo fatto
ne’ suoi Prolegomeni (1).
E parlando delle recenli ancora violenze, che in
Francia cagionarono il decreto dell’ ostracismo de’ gesui-
ti; mi dica adunque egli, che ben lo sa, da chi quelle
violenze furono provocate? da essi? o dal filosofico an-
t icattolicismo , come in Isvizzera dall’anarcliico radicali-

smo? — Che vale, che io mi traltenga con lunghe pa-


role? Si legga nel Corrcspondant (2) quanto 6 scrilto sulle
interpellasioni e 1’ ordine del giorno motivato, come di-
cono, nel 2, e 3 di maggio 1845 alia Camera dei de-
putati; e si legga ancora lo scritto del Conte Fr. de
Champagny (3) sulla dispersione de’ gesuiti. E si vedri
tutta l’enormita delle caluunie dal Gioberti scagliate con-
tro di essi; si vedrit, com’essi , auzi che farsi eccitatori

(1) PROLEfi. pag. 141 . 147. (2) Tom. X. Litrait. 19. Mai. 10.
p. 37. (3) CORRESPONDANT , Vol. XI. Lioraii. 19.

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, , , ,

SOPRA I PROLBOOHKNI 31

di rancori, e di tumulti sacrificandosi vittima volonta-


ria a’ colpi de’ loro persecutor! , risparmiarono forse gran-
di sventure alia loro patria. Perchfe, ben dice il religio-

so scrillore: » Les actes de violence contre V £glise ont


* tou jours mal reussi aux nations » e conclude : « Savons
» nous, *»' ndtre pays , i chappant & un tel chatiment
» parce que on lui aura 6pargn6 la faute ; n’ a pas des

» actions de grace it rendre au Pere General des jesuites » ?


N6 certamente puote il signor Gioberli ignorare, a
che riuscisscro quelle violenze del Volteriano partito an-
ticattolico : e per cio stesso antigesuilico. Non puote igno-
rare ,
come il francese episcopato ne dolorasse , e agli

innocenti oppressi le proprie sue stanze offerisse a rifu-


gio ed asilo. Non puote ignorare , come a nuovo fervore
s’ incalorasse e a nuovo zelo per la difesa della religione
la immensa maggioranza de’ francesi caltolici. Non puote
finalmente ignorare ,
come le solenni parole , dal france-
se ministero pronunzialc quest’anuo stesso all’ assemblea

de’ deputati della nazione ,


abbiano fatto manifesto, quan-
to il polere di chi governa la Francia non parlecipi per
nulla alle passioni del partito, che ispirato area quelle
interpellazioni e quel motivato ordine del giorno.
Or come puote egli calunniare in quel Iuogo de’
suoi Prolegomeni , che pih sopra abbiamo recitato ,
i ge-
suiti, che tanto abbiano degenerato » da pih non rende-
re immagine di que’ primi , che seminarono la fede mi-
x’ Asia , nell’ Africa , nelle due Americhe? e piuttosto a
coloro , che co’ raggiri , colic ambizioni , colle impure dot-
trine contribuirono a indebolirla a screditarla ,
a spegner-
la in molte parti d’ Europa *? Dio gli perdoui la cnor-
missima atrocita di cotesta contumelia! Coloro, che in
molte parti d’ Europa indebolirono screditarono spensero la
A ? ,

32 Disconso

Fede ,
furono Lutero ,
Calvino , e gli altri maestri di ere-

sie ,
ed i dottori del moderuo o razioualismo o , eclelli-

smo, o pantcismo, o sincrelismo Ed ! a costoro somiglia

egli i gesuili?. .. e niega, che piii rendano immagine di


que’ primi apostoli, x qtiali la seminarono nell’Atia, nel-
V Africa, ncllc due Americhe Egli solo adunque non li

yede tutto giorno salpare a scbiere a schiere da tutt’i

lidi di Europa, ed avventurarai a lunghe e travagliose


navigazioni, incontrare incredibili disagi,e steuti ,
e pe-
netrare sin entro alle piu orride solitudini tra’ popoli i

piu selvaggi e feroci, per annunziare loro il vangelo, e


disusarli dalla vita brutale , mansuefarli alia cristiana e
civile societi ,
infiammarli all’adorazione dell’ unico-vero
Dio, e della croce di CristoP — Che se egli lo ignora;
presenliamogli dunque una compendiosa statislica delie
gesuitiche missioni nell’Asia ,
nell’Africa, nelle due Ame-
riche: I.* NELL’ASIA: un collegio nel Bengala a Cal-
cutta ;
nel MADURiS cinque residenze; nella CINA un col-
legio; uella SIRIA un collegio e tre resideuze. II.* Iu
AFRICA ;
'un seminario nella Algeria, e tre residenze;
AMERICHE } due collegii al Maryland, ed otto
1II.° Nelle

residenze; nel MASSACHUSSET un collegio; nella PEN-


SI LVANI tre collegii, e nove residenze; nel CANADA
quattro residenze; nel GUATEMALA un collegio; nella

GIAMMAICA un collegio; nel KENTUKT due collegii;

nella NUOVA GRANATA un collegio, ed una residenza;


nel PARAGUAY un collegio, e sei residenze!! — Pub
adunque il Chiarissimo signor Gioberti , con facile com-
puto ,
farsi persuaso, che il numero degli attuali gesui-

ti, i quali, come que’ primi apostoli del loro ordine,se-


minano la Fede nell’dsta, ne\V Africa, nelle due Ameri-
che , ascende forse presso al migliaio ! numero che , fatta

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! !

SOPHA I PBOLBGOHENI 33

proporzione , supera il numero di » quelli che , erano


> prima del 1773! E chi pub in pocbe parole descrivere
» l’immenso bene che vi fanno? >

L’ immeuso bene , che vi fanno P replica il signor


Gioberti, l’immenso bene, che vi fanno? » Da che essi

» nacquero, la FEDE VENNE MENO IN QUASI TUTT’ I


» LUOGHI , dov’ essa si estese per l’ opera loro « (1) ! !

Dio immorlale ! Si puo egli mentire piu impudenteinente


di coslP? Dica che la Fede ,
dovunque co’ loro patimen-
li e col loro sangue l’avevano essi seminata, venne me-
no, da che insorse e infurib il turbine , che di la sper-

perolli,e li distermino ;
e diri vero. Ma che per essi vi

venisse Fede;deh come, se


meno la la passione non gli
ha speuto ogni lume dell’ inlelletlo , e macerala del tutlo

la coscienza, come ha potuto egli dirlo al cospetto di

tutto il mondo? Pure ben altro dicevane egli nel suo


Primato! Tanto c vero, che il Gioberti, autore di que-
sto, c il primo e il piu possente smentitore del Gioberti
autore de’ Prolegomeni !

Ma e con qual fronte ancora puote egli accusarli di


» comprimere ed attutare gl’ingegni de’ loro allievi, e tar -

» par loro le penne, affine di arrestarne il volo ne’ gigan-


> teschi passi del secolo verso la civiltb »? Se parliamo
de’ tempi anteriori alia dissoluzione della Compagnia ;
io

lo prego di rileggere quanto nel primo volume della sua


Storia ne scrisse il protestanle Ranke. Io mi terro con-
tento a solo rammentargliene queste poche parole : > Essi
s (i gesuiti) affaticavano sovratutto al perfezionamento
» delle university ; ne altra avevano ambizione maggio-
s re, che di gareggiare colla celebrity delle University

» protestanti. . . I loro successi furono prodigiosi. E si

(1) PROLEGOM- p. 161.

>

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,, ,

34 D1SC0RS0

> osserv6,che la gioventu piu assai imparava presso lo-


> ro in died me si, che non presso gli altri in due anni,
» si che i prolestanti stessi richiamavano i loro figli da’
> ginnasii i piu lontani per affidarli all’ insegnamento
a de’ gesuiti » ! ! ! — Mi terro contento a rammentargli
queste altre poche di Bacone (1): » Io non posso, os-
» servando 1’ applicazione ed il talento di cotesti mae-
» stri (i gesuiti appunto) a coltivare lo spirito e gl’in-

» gegni della gioventii, non rammentarmi quel detto dl


» Agesilao a Farnabazo : deh !
perchi , essendo vox quel
» che siete forza l, che non state de’ nostri i? E queste
ancora dello stesso Bacone : a Quanto appartiene alia pe-
» dagogia basterebbero queste tre sole parole : consuls
a scholas jesuitarum perchfc in pratica nulla meglio, che
a queste a ! — Mi terrb contento a rammentargli queste
» altre di d’ Alembert (2) : a Non appena la Compagnia
a di Gesu incomincio a mostrarsi in Francia,che dovet-
a te incontrare senza numero difficoltl per istabilirvisi.

a Le tlniversita soprattutto fecero i piu grandi sforzi per


a cacciare cotesti novelli venuti. Ed h difficile a decide-
a re , se cotale opposizione piu lorni alia condanna , che
a alia lode de’ gesuiti. Essi contavano gia tra loro uomi-
a ni dotti e celebri, superiori fors’anco a quelli di cui

> potessero gloriarsi le Universita. . . Ed aggiungiamo


a (poichfe uopo e essere giusti)che nessuna societtx reli-

a giosa, senza eccezione, pud gloriarsi d’ un equal numero


a d’ uomini celebri sia nelle scienze , sia nelle letters. I

a gesuiti sonosi con pieno successo esercitati in tutti i


a generi: eloquenza ,
storia, archeologia, geometric, let-

a teratura profonda ed amena ; e non t’ ba quasi alcuna

(I) De augment, irtimtiar. (2) Opuicul. tin la deilruel. dtt jenUlet.

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, , , ,

S0PRA I PROLBGOBERI 35

> classe di scritlori ,


in cui la Compagnia non noveri
> uoinini del piu alto merito » — Mi contenlero di ag-

giuugere quesle altre parole ancora, le quali sebbene


sieno d’uu cattolico, noudimeno i corapilatori (Prote-
stanli!) della Rivista d’ Oxford e Cambridge (3. Settem-
bre 1815.) lion ebbero difficoha ad anunettere nel loro
giornale: » 1 gesuiti furono uu’ ORD1NE GRASDE ne’
» tempi andati la storia lo allesta; grande al presente
a lo vediarao noi slessi. Sono essi sempre uoinini intel-

a lettivi , considerevoli nelle scienze, eminenti nella lette-


» ratura ,
cospicui nella moraltta ,
sublimi nella Speran-
• za ,
nella Fede , nella Cariia. Sono la falange derelitta

> che vinse una gran giornata. Sono una porzione della
> cbiesa callolica : e coinecchfe non ne sieno che una so-
» la porzione, hauuo eglino noveralo nel loro corpo ec-
> clesiastici piu ragguarderoli di quello che sieno apparsi
> mai in tulte le opposte selle o comunioni ,
sieno sci-
> smatiche , sieno prolestanli ,
per tutlo il inondo. Essi

> ban no educato uu assai maggior numero d’ uoinini gran-


» di, che uou una meta delle uuiversita d’Europa in

> eguale spazio di tempo ; hauuo dalo assaissimi marlin

» cristiaui dal tempo della loro origine. Furono essi i

» primij i generosi ,
gl’ inflessibili opposiiori del traffico

> degli ichiavi : opposizioue, per la quale furono rimu-


» nerati con CARICIIE iVO, nfc col FAVORE POPOLARE
» ilia colla PERS ECUZIOSE colle DEPREDAZIOSI col-
• la JUORTEH E al gioruo d’oggi soil venerali ancora
» ed amali, quanto lo furono quelli,che li precorsero,
> da tulli che li conoscono, ed liauno in, pregio fede,
> oi’dine, moralila, virtu ,
alfabilila , siccome mai sempre
a furono il terrore ,
e la detestazione de’ liberi peusa-
a tori, de’ giacobini, degli auarchisli : in una parola,
, , , , ! -,,

36 DISCORSO

» onorabili se guardisi al uumero de’ loro amici, vene-


» randi, sc a qucllo de’loro nemici!! »

Io m’atteudo, che per poco il signor Gioberti, ed


i signori professori Michelet e Quinet e Libri, e con-
sorti non chiamino gesuiti e Bacone e Ranke, e d’Alem-
bert , ed i compilatori della Rivista di Oxford '

E se parlianio de’ tempi e de’ gesuiti presenti , io


non ripetero cio, che con tanta eridenza di ragioni e
di fatti hanno risposto al signor Gioberti i pp. Pellico
e Curci; gli domaudero solamenle, per quale via egli

creda, che vadasi a civilta, affine di conoscere, quanto


veracemente accusi i gesuiti di » attutare gl’ ingegni de’

loro allievi , e tarpar loro le penne , a /fine di arrestarne

il volo ne‘ giganteschi pasti del secolo verso la civilth »

Oh ! viva Dio ! Se vassi a civilth volando per le strade


ferrate , e su batlelli a vapore ;
i gesuiti non che rilrar-

ne i loro allievi, ve gl’incoraggiano eglino stessi,quan-


do l’uopo ne venga, col loro esempio, e ne comtnen-
dano la felice invenzione , e 1’ uso , siccome opporluni al
pin pronto ravvicinamento delle nazioni le piii lontane
ed al piu facile propagamento del vangelo, principio e
fonte d’ogni civilta. E sc a civilth ratsi eziandio col mez-
zo di lanti e metodi uovelli , e macchine ,
ed istrumenti
al progresso ed al perfezionamento delle scienze e delle
artij ed es^i nel loro insegnamenlo ne usano, e ne in-
ventano anco de’nuovi, come appunto nel testb scorso
Settembre bel saggio ne diedero alia presenza dell’ augu-
sto e plaudente Pontefice sovrano. Ma viva ancora 1’al-

tissimo Dio! sd il secolo pretendesse , che la via per an


dare a civilta altra non fosse ,
che la segnata da’ gigan-
teschi suoi passi, disconfessando la catlolica fede, sog-
giogando al servaggio la caltolica Chiesa ,
e facendo

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, , .

SOPRi I PR0LBG0MEN1 37

bersaglio al deriso ,
ed alio sprezzo, e all’odio del mon-
do filosofante il cattolico clero ;
il cattolico filosofo e prete

signor Gioberti dovrebbe anzi lodare i gcsuili, e dar loro

coraggio , e prestar loro I’ opera sua, a comprimere no,


ma si a dirigere salutarmeute gl’ingegni de’ loro allievi,

e governarne gli slanci, per non precipitare novelli Fe-


tonti in mortali cadute , seguendo a cbiusi occbi i gigan-

teschi passi e i voli de( secolo.

Ma come i gesuiti il potrebbero, risponde il signor


Gioberti, se souo essi appunto, » che si fecero in ogni
> tempo e si fanno maestri di scandalose e temerarie dot-
» trine , perturbatrici della societal? viela e falsa accu-

sa ribattuta le mille volte! Or non sa egli, con quanto


rigore un cosl fatlo iusegnamento sia vietato per le loro
costituzioni? Non sa egli, come severamente fosse in altri

tempi represso, se taluno di loro oso produrle eludendo


la vigilanza della censura P. . . Ma egli parlando del mo*
rale insegnamento de’ gesuiti non ha altro fatto , che co*
piare il Pascal. Sola differenza Ira questo, e lui:che il

Pascal ,
testimonio Voltaire (I), scriveva le sue Provincial!
pour divertir le public ed il signor Gioberti scriveva li

suoi Prolegomeni per inganuarlo ! ! Poi :


quali sono le ge-
suitiche doltrine scandalose e perturbatrici della societa?

Forse vorra egli intendere del lassismo, e del regicidio?


Ma non Son queste, ripeto, severissimamenle interdetle
per le loro costituzioni ?P? Ma e l’ Escobar?. . e il Ma-
riana?... Per quauto e all’ Escobar, pur coucedeudo,
che il suo nome sia in Francia quasi siuonimo col lass i-
smo ripetero col Curci (2) : » Adefinire, se questa taccia

(1) Siecle de Louis XIV. tom. III. c. 37. (2) FaUi ed argomtnU
in risposta alle mollc parole di Vincenzo Gioberti c. XII. p. 239. Ni-
non I8J5.

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, . ,

38 DISC0RS0

• sia ragionevole, *i vorrebbe sapere, se quel giuditio,


> che la causb ,
sia stato portato dal leggerc in fonte
» le opere di quell’ autore ,
ovveramente dal consullare
» il Nicole, 1 'Arnauld, il Pascal, ed altri cotali gianse-
» nisti. Ed io inclino a questo secondo; dace he la mo-
> rale dell’ Escobar, non tassata da veruna censura del-
» la Chiesa, rara a trovarsi, si vede appena in alcu-

> ne polverose biblioteclie , nelle quali i galanti , che


» oggi straparlano di queste cose, non sogliono praticare
> molto spesso e molto meno vi si mostrano non inde-
* coro pulvere sordidi... Ma cbecche sia dell’ Escobar, la
> morale di lui, non & la morale della Compagnia » La
morale dalla Compagnia sempre insegnata e professata,
6 la morale professata ed insegnata dal santo de’ Liguo-
ri, morale dichiarata sicurissima per l’oracolo delle ro-
mane Congregazioni!
E questo fia suggel , ch’ ogni uomo sganni.
Ed il Mariana?.,, e la dottrina del regicidio ?. . 11

libro del Mariana De rege et regis institution fu scrillo

(1) ad istanza di don Garcia di Loaisa precettore di

Filippo III,poscia arcivescoro di Toledo, approvato per


l’ecclesiaslica autorita, dedicato alio stesso principe, e
con suo privilcgio pubblicato dalla reale stamperia il 1599.
— Pure la Compagnia ripudio quel libro per bocca del

suo Generale!.. e 1’insegnamenlo di quetla dottrina 6


a’gesuiti disdetto sotto pene gravissime !! ! Come dunque
puote asserire il signor Gioberti (2) ,
che la Compagnia
giustificb e comandb il regicidio?? — Io gli dir6, s’egli
s’ infinge di non saperlo,per calunniarne i gesuiti , io gli

diro, chi lo giustificassero , lo professassero ,


lo coman-
dassero. Lo giustificarono , tra le lotle religiose in FraDcia

(I) Curci , t. c. 259-60 (2) Prolegom. p. 171.

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, ,
,

SOPBA I PROLBGOMENI 39

coloro , i quali scrissero inlorno alle question! di na-


zionalitd, che si agitavano tra ’1 boilore delle passioni e

degli odii religiosi nel secolo sedicesimo. Lo professarono


esclusivamente (1) i Knox, i Goodman, i Languet in In-

ghilterra , ed in Francia (1589), il nuovo parlamento di

Parigi, e la University, ed i predicaiori (2). Lo coman-


darono poi e lo eseguirouo coloro, i quali proFessando
la popolare tovranitd non solo uccisero i regi nia spen-

sero la stessa reale maestd, non altro lasciandole a fare


che la ignobile parte, la qual piacque loro abbandonar-
le, e facendone un cadavere ,
avente appena un’appa-
renza di vita, vita non gi5,perchb seuz’anima, senza la

quale vita non Is.

Ma da coleste calunnie, che i gesuiti insegnassero

o come il signor Gioberli afferina (3) giustificassero e co-


mandassero il regicidio, difendevali egli stesso Arrigo IV

di Francia. Egli al signore d’Harlay, primo presidente


del Parlamento di Parigi, il quale con un seguito oltre
il costume numeroso di consiglieri recato erasi al Lou-
vre ,
risedio del re, la vigilia del Natale di N. S. 1603
per fare un ultimo sforzo ,
affine di distoglierlo dal di-

segno che avea gii fermo ,


di ristabilire in Francia i ge-
suiti, egli stesso quel forte e magnanimo principe ri-

spondeva (4):
> Per quanto alia doltrina loro imputata di eman-
> cipare gli ecclesiaslici dalla mia ubbidienza ,
e d’in-
» segnarc ad uccidere i re; ci si vuole per una parte

(I) Lingard. 1st. d'Inghilt. t. TV. j>. 366. (2) Victor Ioly, I. c.

III. not. (3) PROLEGOM. p. 171. (t) Tulto intero puo loggersi il di-

scorso da quel gran re detto in qnell' occasioue , presso t’aulore, da


me citato, dell* opera 1. Eijlise , et let Jecuilet ,
Part. TV. p. 178 ,
seg.
E si decida , a chi meglio si drUha prestar fcde, tra I' lino e I' altro i

o al re .-lrrigo od al Gioierti ! I
, , ,

40 DISCORSO

> yedere quel ch’essi dicono, e per l’altra informant,


> s’ egli e vero , che lo iusegnino alia gioventu. Ma una
i cosa m’ induce a credere, che non e nulla di cio. E
> quesla 4 : che da trenl’anni in qua , ch’essi instruiscono

» in Francia la giovenlu , oltre a cinquantamila allievi

> d’ogni classe usciti souo da’ loro Collegii; e di si gran-


> de numero un solo non ve ne ha, il quale affermi di
> averli mai udito a tenere tale linguaggio.. . Per quanto
> 4 a Barren, tanlo 4 lunge dal vero, che un gesuita
• abbialo confessato , come voi dite ,
che anzi un gesui-
» ta fu, che mi avvertl della sua impicsa ,
ed un altro
> gli disse ,
che sarebbe dannato, se osasse di tentarla.
» E quanto a Chat el i torment non hanno potuto strap-
i

> pargli di bocca alcuna accusa n4 contro Varade n4


» conlro altro gesuita!... Ma quand’anco fosse vero,
» che un gesuita avesse commesso questa colpa, 4 egli

» giusto , che tutti per un Giuda soffrano gli apostoliP. ..


» o ch’io sia responsabile di tutt’i ladronecei ,
e di tut-
• t’i delitti, che commesso hanno, o che saranno mai
> per commettere que’ che furono miei soldati? »

Ripeta ora il signor Gioberti, che i gesuili hanno


giustificato e comandato il regicidio !. . . Tanto 4 egli nelle

sue affermazioui veridico ! ! ! Ed 4 piu forse veridico, o

per dir meglio meuo meutitore cotesto signor Gioberti,


impulando i gesuiti di > ambizione e di raggiri, e di

» maueggi, e di tulto quel corredo di grettezze , di fro-

» di, di tristczze, che ne sono inseparabili »? — Dav-


vero , che in que’ suoi prolegomeni altro non so vedere,
che una fastidiosa prolissiti di sonore e vftte ed odiose
parole, alle quali con fatti ed argomenti trionfalmente
risposero que’ valorosi, che piu sopra nominato ho per
cagione d’ onore. — Ambizione ?? Ma dunque provatelo

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/ , , , , , -

SOPHS. 1 PROLBGOMENI 41

uoa volta , mio Chiarisaimo Signore ! Ditemi dunque una


voIta, quali sieno le grandezze ,
che ambiscano elliP. ..

grandezze di Chiesa?... o di StatoP... Ditemi quali sieno


i consigii de’ grandi ,
quali i governi, quali le consulte
politicbe , cui sienosi introdotti con que’ raggiri, con
que’ mancggi con quelle tristezze con quelle frodi con
quelle grettezze cbe voi dite?. .. Sebbene voi dite ve-

ro , ed io , si vel confesso ,
male gli escuso di ambizio-
ne. Ambiziosissimi anzi sono verauiente ! e non rispar-
miano industrie , non fatiche , non patimenti , non trava-
gli ,
non sudori , non veglie ,
no il sangue stesso per sod-
disfare alia iudomita, ed indomabile loro ambizione:
L’AMBIZ IONE DI POTERE TUTTE BIS TRING ERE E
RANXODARE LE FILA DI QUELLA RETE, LA QUALE
TUTTE IN UNA FEDE, SOTTO UN SOLO CAPO, AC-
COLGA E CONGIUNGA LE NAZIONI DI QUESTO UNI
VERSO /
Ma e Toi non contento di calunniarli d’ impure e
scandalose dottriue, li caluuniate ancora,cbe promova-
no un Culto superstizioso ed idolatrico » spogliando ,
voi
> dite, il nostro esterno Culto Caltolico di quella mae-
> slosa semplicitb ,
che lo Fa reverendo ed amabile (1)...

> e non paghi di risuscitare il vecchio e disusato, vi ag-


* giungouo il nttovo e l’ inopporluno. .. facendo ridere le

persone colte (2), e Iributaudo agli eroi (noi diremmo


i Santi) tali onori,che se ne pregiudica (3) quella pie-
» nezza e singolarita di ossequio> ch’fe doruto al solo

> creatore. » E cio non e dire , con due sole parole ch’ : ei

promuovono un Culto superstizioso ed idolatrico? Ed io


con due parole vi rispondo: Il Culto, che la Compagnia

(1) Ptolcg. f. (56. (3) lb. p. 155. (3) lb. p. 155.

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42 discorso

prorauove ,
altro non h , che quello stesso ,
il quale pre-
sence ed approva la Caltolica Chiesa; e solo i vecchi

Iconoclasti ,
ed i moderni settatori di Lutero e di Calvi-

no lo ehiamarono e lo chiamano inopportuno , superstizio-

so ed idolatrico ! resale, mio chiarissimo signore ,


quests
poche parole ; e considerate , in cbi andiale voi a ferire

con quello avvelenato strale , col quale vi confidate di

soli ferire i gesuiti!!!

E che altro piu vi riuiane a diffamarli? — » Grazie,


> esclama, alia Compagnia, la Italia presentemente 4 ME-
» NO RELIGIOSA (1 ) , che non fotse lotto il dominio fran-
» cue, quando la fede li professava ALLA LIBERA »!

Alla libera? quando cioe libero era ad ognuno professa-


re qual fede piu gli aggradasse ,
tranne la Caltolica?...
quando manomesse erano con pubblico sacrilegio le saute

cose, i sacri templi profanati, chiusi i seminarii, impe-


dita la divina parola ,
vielate le piu sante solenuitA , i Ve-
scovi vedovati de' loro Capitoli Caltedrali, saccbeggiate e
sperperate le religiose Corporazioni , le ecclesiasliche pro*

priela confiscate ,
vendute ,
dale in preda alia ministeriale

(t) Pare in qnclla da Ini, quanto propriamente non so intitolata


SCVSA , rlr cgli annestava alia sua Amcrtenxa, o Prolegomeni , strive*

ra tosl : ,, In questa Italia realc ,


che alila e vive, non solo clla ( la

„ religiose) occupa un grandissimo Inogo come accade a tntte, ma on

„ luogo unico; ond'ella merita d'esscre cliiamata la PIAZIOKB RE-


„ 1. II.IOS A PER ECCELLEPIZA. Imperciocche la sua prima CitU

„ i talmentc immcdcsimata col culto, ch' egli t ISIPOSSIRILE se-

„ pararncla, non pure nel culto , ma eziandio nella I31MAGINAZIO-


„ PIE ! — Ed il chiarissimo , il quale cosl scriveva in quella SCVSA,
b quello stesso chiarissimo , il quale ne' prolegomeni csclamava ,
che
oggi> grazie alia Compagnia, 1' Italia e metw religioia, che non fosse

sotto il dominio francese ,


quando erederasi alia libera ' Quel dcsso, ap-
puuto quel dcsso •
| Oh I

Q«n lencam online mutantem Prolea node f

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, ,:,

SOPRA I PROLEGOMEItl 43

ed alia soldatesca rapacita ??. .


.
Quando cacciati erano
in esiglio, e coslretti in dnro carcere ,
i principi della
Chiesa , e lo stesso suo Capo auguslo , senza rispelto alia

sua veneranda canizie ed alie sue infermitadi, strappato


dal suo scggio ,
strascinato a dura prigionia , e dannato
a misera morte in terra estrania??? Allora propriamen-

te allora pit! rcligiosa I’ Italia??? — Ma datogli per un i-

staute quanto egli afferroa di questa nostra Italia , egli

da questa Italia tanto lontano, quanto lonlano b il suo


asilo del Belgio, questa Italia sarebbe addivenuta meno
religiosa per lo ristabilimento de’ gesuiti?. .. e nol sa-

rebbe piii veramente per lo scellerato magistero, e per


gli esempi scandalosi di rotlo costume, da quel Francete
Governo a lei lasciati in iscambio delle ricchezze rapite
del sangue spremutole, della oppressa liberta?. ... Oh
quanto adunque male avvisalo era il Santo Vescovo de’
Liguori, quando al Magnnnimo CLEMENTE XIII il quale
senza lasciarsi i n timid re i da quello, che il Signor Gio-
berti appella grido e tdegno univertale area con Bolla
solenne raffermato il gesuitico ordine , cosl scriveva
> Santissimo Padre! la Bolla, ehe la SantitA Vostra ha
> dato fuori in lode e conferma della Compagnia di Ge-
> su ,
ha rallegrato tutti i buoni e specialmente me mi-
> serabile ,
che tanto la stimo, vedendo il gran bene che
> fanno questi santi e religiosi uomini in tutti i luoghi
> dove sono, co’ loro esempi, e colic fatiche incessanti,
» che impiegano nelle scuole , nelle Chiese ,
e in tanli
» oralorii di tanle Congregazioni, che dirigono cosl colie
> missioni e prediche, che cogli esercizii spiritual! , che
i danno in tante Chiese e monaslerii di Vergini, come
> ancbe affaticansi nelle carceri e nelle galere : ed io ne
> sono testimonio.... 11 Signore (prosegue il Santo) ha

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,

44 D1SC0RS0

> voluto provarli in questi ultimi tempi con diverse con-


» traddizioni e traversie ! Ma Vostra Santita, che c il Capo
» della Chieta , e il Padre comune de’ Fedeli ,
gli ha con-
» soiati, consolaudo ancora noi tutti suoi Figli, con avere
• manifestato dappertutto colla sua santa Bolla i pregi e
» i meriti della Compagnia. > —E quanto male era pur
avvisato quel Santo Uomo quando morto CLEMENTE
,
XIIT,
e comparso il Breve del XIV, suo successore, preveden-
done tutte le funeste consegueuze ,
in preda al pit) ama-
ro dolore , e non potendo frenare il pianto , » TUTTO k
» TRAMA ,
esclamava ,
de’ GIANSENISTI e DI TANTI
» MISCREDENTI! !. . . Povero Papa che poteva ! egli fare

> nelle circostanze ,


in cui si trovava ? Per noi ,
non pos-
> siamo fare altro, che adorare gl’impenetrabiti giudizii
o di Dio. Perchi io son certo ,
che quando non restasse
> in avvenire, che un solo gesuita, questo solo sarebbe

• abbastanza potente per rislabilire la Compagnia » (1).

Cost quel Santo. Ma il mat avvisato ch’egli era, se il

risorgimenlo della Compagnia doveva fare ,


come il signor
Gioberti dice, meno religiosa la Italia di quel che non fog-
ee sotlo il govcrno francete, quando credevasi ALLA LI-
BERA/.'
Calunnia ancora all’ Italia! E vi torni, vi lorni egli;
e dal suo nativo Piemonte la discorra sino alia estrema
Calabria , e osservi e vegga ,
come malgrado gli esempii
scandalosi, e le ree ed empie massime diffuse da’ suoi

oppressori e traditori,e malgrado gli sforzi a pervertir-


la della rivoluzionaria anticattolica Propaganda , osservi
e vegga ,
come morta non sia negli italic! petti la fiam-

ma della Cattolica Fede come ,


riverita ed onorata sia la

Cattolica Religione, come affollate le udienze alia divina

(1) Rispnli, nella Vita del Santo. — Napoli <845.

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, , , , .,

SOPR K I PROLRGOMER1 45

parola , come frequentate e praticate le opere della pie-


14. E beii potra egli stesso essere testimonio dello zelo
infaticabile, coi quale ,
iu una cogli altri operai d’entram-
ki i Cleri ,
concorrooo a gara i geiuiti ad iiifiammare 1’a-

more della Religione , a promuovere la frequenza dei


Sacramenti , a migliorare i coslumi ,
rnerce le loro apo-
stolicbe missioui ,
le loro prediche,le loro istruzioni , le

loro esortazioni , da’ pulpiti ,


tie’ tribunal! di penitenza

nelle pubbliche scuole ,


uegli oratorii , nelle pie congre-
gazioni di nobib, di mercatanti, di arlieri ,
di domic ,
di
giovaui !
que’ gesuiti stessi, ch’egli calunnia ,
quali • pro-
» pagatori dello ipirito d’ irreligione maestri d’impurc
» dottrine , simili a eoloro i quali contribuirono a inde-
» bolire a discreditare a gpegnere la fede in tante parti
> d’ Europa > !!

Nou abuso piu a lungo della rostra sofferenza , V.

F., e non avrebbe fine il mio dire se tutte volessi pren-

dere a confutare le falsita ,


le contumelie, le calunnie
dal signor Gioberti pronunziate, le quali tante sono, quan-
ta le pagine di que’ suoi prolegomeni. Altri lo hanno fatto

con somma lode di dotlrina, di moderazione, di effica-

cia. Aggiungo tre sole parole, quasi come suggello al

mio dire.

PAROLA PRIMA al signor Gioberti. — Mio rispct-

tabile fratello! Voi con coteslo vostro ingiurioso ed infa-

mc libello avete condotto lo scandalo tino alia perfezione!

Lo cbieggo a voi prete : Che ne diranno i Caltolici P. .

Che ne diranno i non Caltolici?...

Ed io v’appello al Tribunale della vostra coscienza.

E la vostra coscienza , coscienza si come to’ sperare, co-


scienza tuttora di Cattolico e di prete, vi dira come il

dalo scandalo dovete togliere di mezzo con pronta , e


, ,,

46 discobso

pubblica ,
ed eseniplare ritrattazione. Deb cbe il suo La-
me mini* ed , il suo Range hod abbia iu voi ad avere atico

la Italia, vostra patria c miall


PAROLA SECOND A a’ gesuitofobi giansenisti ,
e mi-
scredenti ; e fia la parola , che il prote&tante iilosofo Ragle
diceva a’maledici falsatori del vero, e spargitori del fal-

so (I) > Or cbe pensate voi, che andale pubblicando s)

> grossolanc e invereconde menzogne? Non vi accorgete


» che per tal modo, atiziche raggiungere il vostro scopo,
» uou fate che rendere at tutto vaui i vostri sforzi ? Est

> etiam ; dice lo Scaligero, est etiam ars male dicendi.


> Chi non conosce questo vero gia non di/fama il suo ne-
» MANIFESTA SOLO LA TRISTA YOG LIA D’ IN-
mico;
» FAMARLO. »
PAROLA TERZA a noi sacerdoti del vero. Havvi
non pochi ,
tra’ Cattolici ancora ,
avversi alia Compagnia
or sia per non so quale preoccupazione, o per debolez-
za a non resistere alia corrente , o per tenia di essere
dal signor Gioberti annoverati tra que’ fanatici ed igno-
ranli ed ipocriti i quali forma no ,
al dir suo, la setta

gesuitica. — Ora V. F. , e nostro dovere trarli d’errore,


ed ammonirli ,
chc vogliano tenersi in guardia ,
perchfe

la guerra, che a’gesuiti si fa, non a loro si fa, ma si

alia Cattolica Chiesa ,


per lei abbatterc e distruggere,
quelli abbattuti e distrutti. Voi lo udiste , nell’ ultima no-
stra tornata, dalle labbra (2) del nostro eminenlissimo Pa-
dre e Pastore. Ma non 6a vano,che l’udiate ancora per
l’oracolo d’un grave Giornale (la Revue independante )

interprete uffizioso della fazione filosofistica ,


e per quello

del patriarca stesso di tutti gl’increduli ( Voltaire) » 11 ge-

(1) Dizion. filosof. V. Annali. (2) Disc, al Clero Ferrar. 27 Novcm-


bre 1845. Ferrara pci Bresciani 1846.

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,

SOl'RA I PROLBUOMEfll 47

» suitismo (dice quel primo} non h che una YIETA FOR -


» MOLA . . . Nel duello a morte , che »i comballe ,
non «'

» tratta de’ gesuiti. Si tratta di decidere tra chi la viu-

» cera ,
se il CATTOLICISMO o la LIBERIA. » E piu au-
> cora chiarameule il secondo. — Insino a taulo che si

lasceranno sopravvivere i gesuiti in Europa, non si po-


tranno scalzare da’ fondainenti ufe RELIGIONE ,
n6 SO-
CIETY, ni TRONI!!!
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APPENDICE

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,

L’ AUTORE
A’ SUOI LETTORI

La pro fon da stiina , che io professo al ch. signor

SILVIO PELLICO, uome a cbiunque venera la Cattolica


religione ed ama le itatiane lettere carissimo, e la cer-
ta speranza di fare a voi cosa non ingrata, m’inducono
a riprodurre la solenne ed esemplare protesta ,
ch'ei si

credette in debito di fare al cospetto del mondo intero,

subito che gli vennero alle mani i famosi Prolegomeni


del signor abate Gioberti. Tale io la riproduco ,
quale la
lessi nel dcgnissiino d'ogni lode F0GL10 DI MODENA.
» Atnico di Vincenzo Gioberti ed amicissimo di FRAN-
» CESCO PELLICO mio fratello, ho letto uell’ avvertenza
» alPrimato ec. una VIOLENTA MANIFESTAZIONE D’ I-
» RA contra i gesuiti. Se io tacessi,non solo mancherei
» all’amicizia ,
che mi unisce a mio fratello, ma lascerei

> supporre, che io concordassi alle prevenzioni di Gio-


» berti sopra la Compagnia, alia quale mio fratello ap-
• partiene. — Non sono eloqueute ,
ed ho poca fiducia
» neU’efFetto delle mie apologie ;
mi limito a dichiarare

> quanto segue : >

'
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-

APPEND1CK 51

> Io non condivido le opinioui di Gioberti su’ gesui-


ti. Egli ha creduto di dipiugerli con verita; e non ne
> ha fatto chc uu odioso quadro. Per teniperarne la o-

» diosita ,
ei dice e ripete, esservi delie onorevoli ecce-
> zioni. Ma tanto fe il biasimo ,
ch'ei versa sulla intera
> Compagnia , che gli stessi individui da lui eecettuati
> avrebbero, al parer mio,il torlo ad essersi cousecra-
> ti ad una tale sociela. — Su questo puuto dicbiaro,
> che aveudo iutiina conoscenza di mio fratello, e di
» inolti suoi Coll eg hi ,
io so , ch’essi non sono spiriti de-

> bolt strascinali ad illusione ,


ma uomini forli di discer-

» niinento e di virtu. — Siccome io onoro i gesuiti , e

> gli allri religiosi , e in geuerale il sacerdozio ;


alcuni
> hanuo porlalo contro di me un’ accusa , assai volgare
• oggidl, dicendo, ch’io sono ci6 ch'essi chiamano un
» a/figliato del gesuitismo, uno strumeuto di quella pre

> tesa urti/iziosa setta. — lo sono solamente uomo di

> studio e di riQessioue, che ho letto ed ho esaminato,


» e non ho la debolezza di rendfermi servo alle opinioni
> veemeuti, e sorrido delle lettere anonime, e di altre

> simili bateezze, colie quali certuui hanno avuto la sem-


> plicita di volere iuseguarmi a pensare. Io penso ed
> opero secoudo la mia coscienza , ne mi soltopougo ad
» allro vincolo, che a quello di non volere odiare nes-
» suno, e di essere Cattolico-apostolico-romano. »

SILVIO PELLICO.

Cosl questo saggio e religioso letterato. E tutta s’ab-

bia egli la lode della sua cristiana ed eseniplare mode-


stia, e moderanza. Ter effetto di questa ei si tien pago
a dire , die abbia il siguor Gioberti creduto di dipingere
, , ,

52 APPENDICK

i gesuiti con veritit. Ma egli , il Pellico , amico sincero


della verity , non ha potato non aggiungere , che ne ha
dipinto un odioso quadro! — Mi perdoni, che io gli di-

ca , siccome soglio, liberamenle, che chiunque tempera


e mesce avvisatamente i piu neri colori della menzogna
e della calunnia per dipingere odiosi quadri non crede,
non puo mai credere di dipingere con veritdt, se non si a

giunto ad ispegnere del lotto e rendere mutola la voce


della coscienza. — Unica scusa al signor Gioberti sareb-
be la ignoranza della storia verace. Ma chi potrebbe sup-
porre una tale ignoranza nell’autore del Primato, e de’
Prolegomeni ? ? ?
Bene col chiarissimo SILVIO mi congratulo del ma-
gnanimo disprezzo, col quale si protesta di sorridere alle

lettere anonime, ed alle altre bassezze, colle quali certu-

ni banno avulo la semplicitii (!?) di volere insegnargli


a pensare. Ed io, onorato al pari di lui per non dissi-

inili lettere e bassezze, ho cuore anch’io a sorriderne al


pari di lui ;
e al pari di lui fermo nel cristiano propo-
sito di mai non volere odiare nessuno, prego Dio colle
parole del Deuteronomio (XXXII 25 29) che a coloro
tutti, i quali per falso sapere vanno tine contilio , et sine

prudentia conceda la grazia che sapiant , et intelligant

et novistima provideant.

agostino peruzzi.

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DIALOGHI

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INTERLOCUTORI

D. TEOPISTO, Arciprete

1LARIO, Dottore di Legge

EUFROSINO, Studente della Universita

TOMMASO, Cameriere dell’ Arciprete.

LA CONVERSAZIONE

i nella Camera da Studio dell’ Arciprete.

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,

IMALOGO I

On n’a ,
qu’a publier hardiment ce
qn* on voudra contre les jlsuites j

on peut s’ assurer, qu’on en per-


suadra une infinite de gens.
Baylb, Diet. hist. V. Loyola . Reraar. Q.

L’ ARCIPRETE, lLARIO, (1) ElJFROSINO, ToMMASO.

Arciprbtb

Nulla io veggo nfe corretto , nis aggiunto , nfe mi-


giiorato in questa seconda edizione.

Ilario
Nulla ! — E voi nel vostro Discorso (2) bene qual
si doveva , avete falto ragioue al Signor Gioberti, chia-
mando cotesta opera una sciaurata opera, intrisa tutta

col veleno della piu rabbiosa gesuitofobia ed un mostruo*


so tessuto delle piu incouvenevoli ed assurde calunnie
contro l’ordine gesuitico, il quale h pure uno de’ piu

(1) Sono intenti alia lettura d' nn g rosso libro.

(2) Stampato la priina volta in FERRARA, riprodotto nel Giornate


de’ parrachi in PADOVA ( N. 15), ed in GENOVA tra 'Pareri d'uomini
ilhistri snlla Compagnia di Gesil , e di nuovo in FERRARA enn molte
eorrezioni ed agginnle, ec. ec.
. !

56 dialogo i.

illustri, cbe onorino la Chiesa Cattolica. Macchia, che


lutto disonora quanto nel suo Primato , o ne’ guoi stessi

Prolegomeni filosoficameute , e polilicamente va dissertan-


do ! ! . Nessun meglio di lui ragiona ,
quando ragiona con
animo tranquillo. Ma nessun peggio sragiona ,
quando si

lascia trasportare dalla passione

Tommaso ( entrando )
II giovane Signor Eufrosino domanda di parlarvi.
Arciprete (al doltore)
Forse questo bravo e buon giovane ,
il quale fu mio
allievo ,
brarna d’intendere il nostro parere su cotest ’o-
pera. — ( a Tommaso) Introducilo.
Eufrosino
Monsignore , Signor Dottore , vi riverisco.

Arciprete
Addio, mio caro Eufrosino.
Ilario
Che librone fe cotesto, cbe vi recate sotto braccioP
Eufrosino
I Prolegomeni al Primato, ed il Primato del Signor
Vincenzo Gioberti , edizione seconds , BKUSSELLE.
Arciprete
1 Lo avete voi lelto ?

Eufrosino
Con somma avidita : si me ne avea fatto impazieu-
te , lodandolo a Cielo ,
quel Signor N. .
. ,
che voi ben
conoscete. . .

Ilario
de’piii operosi cmissarii deH’anlicat-
tolica Propaganda a preparare l’escato, per prendere i

Colombi, come fanno gli uccellatori.

Arciprete (o Tommaso)
Puoi ritirarti.

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, . , ,

DUL060 I. 57

Tohmaso
Permettetemi , Monsignore , ch'io mi rimanga. Ho
potuto iuteudere, che Voi e colesti Signori prendete a
riandar ie bucce a non so che Prolegomeni di certo Si-
gnor Gioberti; e vorrei potere anch’io. . . .

AaCIPRBTB
Che ne intendi tu? e che imporla a te di coteste
cose, che non son pane da’ tuoi denti?
Tohmaso
Perdonatemi , Monsignore: piu che non vi paia. La
sera noi serritori, io neile lunghe ore, che Voi date
alio studio ,
gli altri neile piit lunghe ,
che i loro padroni
danno al giuoco ,
alia conversaztoue , od al teatro ,
noi
pure abbiamo (dove non b bisogno, ch’i’lo dica ) le no-
stre criocche , e de’ nostri discorsi facciamo argomento
i discorsi e i falti de’ nostri signori. Ora I’altra sera ap-
punto tra T mio compare Rocco servitore del Signor Tut-
tesalle e Buonagiunta cuoco del Signor Pensabene na-
cque ana forte diceria su questi prolegomeni , ciascuno
citando per sfe 1’ autorita e le parole de’ loro padroni.

11 primo innalzava alle stelle 1’ opera giobertiana ,


prinoi-
palmente perehe tutta direlta a smascherare la ipocrisia

e le male arti,ed i raggiri, e l’ambizione (cosl dicer a)

de’gesuiti. 11 secondo rispondeva, essere quell’ opera uu


mostruoso tessuto di menzogne le piu invereconde e vi-

rulente. Di noi la maggior parte, anzi tutti (meno due


o tre) prendevano parole conlro il Gioberti, in favore
di questi buoni e sanli padri, che tanto bene fanno a
tutlo il mondo. lo me ne stava ad occhi spalancati, e
a becco aperto , come un merlo. . .

Arcipretb ( ridendo )
E pertanto?.
, .

58 DIALOGO I.

Tommaso
E pertanto vorrei , $e il permettete ,
imparare anch’io
alcuna cosa ,
onde potere , all’occasione , mettere anch’io
il becco in molle ,
e valermi della rostra autoritA e del
Sig. Dottore , la quale rale ben piu ,
che tutto il tatla-

mellare del Signor Tuttesalle, e compagni.


Ilario
Rimauti, rimauti, Tommaso; Monsignore te lo per-
mette.
Arciprete
Ebbene Eufrosino, che cosa 6 sembrato a Voi di co-
testi prolegomeniP che ne dite?
Eufrosino
Mi rimango sospeso
t E si e no in capo mi tentcnna •

Ter 1’una parte con tanta asseveranza di parole il

chiaro autore batte e rincalza le sue accuse contro i ge-


suiti, che mi manca il coraggio a crederlo mentitore,
o, che peggio h, calunniatore; e si me ne duole per
cotesti religiosi, a’ quali voi sapete , quanta i’ abbia ve-
nerazione e affezione. Per altra parte non posso indurre
l’animo mio a neppure sospettarli colpevoli di nessuna
di quelle enormitA, delle quali il Signor Gioberti li ac-

cagiona ;
e me ne duole per lui stesso , che io riconosco

per uomo d’alto intelletto ,


GlosoFo profondo , ed uno de’
piu splendidi luminari di questa nostra Italia.

Arcipretb
Ebbene prendiamo ad esaminare : se convenga ,
o
no , a cotesto Signore la severe ,
ma giusta incolpazione

del MENTIRIS IMPUDENT1SSIME , che io nel mio discorso


gli ho dato al cospelto di tutto il mondo.

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) ,

DlALOGO I. 59

Ilario
Ma vogliam noi passo passo leuergli dietro per lutti

gli andirivieni, e le involture, ed i castelli in aria, pe’


quali anfanando si perde ,
non per altro che per diver-
tire con importune ed istranie digression! l’attenzione
di chi legge,ed occullargli l’artifizioso andamento della

sua dialettica?
Arciprbtb
No certo : chA la sarebbe cosa , da non toccarne si

presto la fine. Meglio A andare per la piu breve ,


trapas-
sando su tutte le astrattezze filosofiche e politiche (1),

e solo interteneudoci sulla general dipinlura che ei fa

de’ gesuiti ,
non quali ei sono in realty ,
ma quali glieli
idoleggia la perturbata sua immaginazione. E tanto me-
glio il possiamo e dobbiam fare ,
perchfe a’ particolari

vittoriosamente hanno risposto giA i dotti padri Pellico

e Curci.
Ilario
Bene sta. Adunque, Eufrosiuo leggete ,
alia pag. cii.,

edizione seconda.

Egfrosino ( legge

> Se il piu antico de’ chiostri occidentali non A se-


» condo a nessuno nello apprezzare la importanza e la

» eccellenza degli avanzamenti civili


;
puo parer singola-
» re , che uno de’ piil recenti si mostri alieno dal pre-
» mere le stesse pedate , e non che porgere la mano
> agli sforzi generosi del secolo, metta ogni studio nel
» conlrariarli e combatterli: cecitA deplorabile, e quasi

> iucredibile , se non l’avcssimo innanzi agli occhi »!

(I) to non parlo politica. Ben dichiaro peril, che anco a me pal-
pita ill pelto mi cuorc italiauo, qua! i il cuore del signor Giolierti.
, ,: , ),

60 DULOtiO I.

Ilario
Non posso non ripetere con Orazio
.... Dum vital ftumum , nubes et inania c apt at. ,

Per I’ ambizione di elevarsi co’ progressist! del tem-


po nostro a! di sopra del comune buon senso dc’ veri
saggi, altro ei non fa, che abbrancare le nuvole e il

vento ! — E pur beato ,


se il facesse per godersi egli

solo dentro si, vegliando o sognando, tutta la beatitu-


dine de’ suoi pensamenti! ! Ma cb’egli ii faccia per de-

nigrare le pin onorate riputazioni d’uomiui, per ogni


titolo d’ingegno, di sapere, di purita di costume, di
evangelica Carita spettabilissimi: cotesta si veramente 6

deplorabile , b quasi incrtdibile cecity , se le sue &tesse

parole non ce ne facessero pienamente convinti. Concios-


siacbe domando primamente: cotesto, ck’egli dice del
piu antico de’ chiostri occidental! , ci ob de’ benedettini
torna alia lode o al biasimo loro?.... torna al biasimo,
od alia lode dell’uftimo , ciob de’gesuiti?
Aecipbbtb
Egregiamente , signor dottore! Perchd quali souo gli

avanzamenti del secolo ,


de’ quali egli esalta la impor-
tanza e la eccellenza? Se degli artist ici se degli jcicn-

tifici, se degli induttriali se dei commerciali avanza-


menti egli intende parlare ; ed il piu antico de’ chiostri
occidentali , e 1’ ultimo egualmente gli apprezzauo , egual-
mentc li commendano, e quanto convieusi alia loro vo-
cazione gl’ incoraggiano ancora egualmente. Se intende
parlare degli avanzamenti politici; I’un chiostro e 1’ al-

tro, divinamente istruiti ,


cbe ogni podestd b da Dio (o
ch’ella sia d’un solo, o collellizia, o rappresentativa
e cbe a Cesare dee darsi quel ck’fc di Cesare a Vio quel
ch’ b di Dio, in qual cbe vivano paese, e qoal che sia

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, , ,

DIALOG*) I. Cl

podesla ,
che lo govcnii , le rendono quel che le devo-
no; e colla voce, e cogli scritti, e coll’esempio insegna-
no a’ soggctti di ubbidirie , nfe porgouo la mano a con-

trariarne e combatterne il reggimenlo. Ma s’egli mai in-

tendesse degli avanzamenti e degli sforzi generosi a di-


negare filosoficamente o disformare i dommi ed i misteri
della nostra Santa Religione , a promuovere l’indifferen-

tismo o lo scetticismo in affare di credenze , a sostituire


alia rivelazione non so quale razionalismo, a fare schia-

va l’ecclesiastica liberta, ad isconoscere la supremazia


del romano pontefice , a dispettare, e discreditare , e vi-
lipendere il Cattolico Clero : se, dice, inlendesse di parlare

di cotesti avanzamenti , e di cotesti generosi sforzi del


secolo , a fie ch’ io non so , a quanta lode del pib antico
de’ chiostri occidental! tornasse quel suo dire, che ne
apprezsa la importanza e 1 ’eccellenza, nfe a quanto bia-
simo del piu moderno, od ultimo com’ei dice, ritor-

nasse quel suo dire ,


cbe invece di porgervi la mano
mette anzi ogni studio a contrariarli o combatterli.
Ilario
Ad ogni modo s’ei parla degli avanzamenti pura-
merite civili, gli rimaue sempre a dimostrare con fatti ,

non con parole, tutto quel ch’ei dice or sia a lode or


eia a biasimo dell’uno e dell’altro chiottro.

Arcipbbtb
Di cbi e dunque la deplorabile e quasi incredibile ce-
citH ? degli accusati, o dell’accusatore? — Ma proseguite.
Ecfrosino
> La Compagnia di Gesii ( ibid. ), abolita da un GRAN
» PAPA verso la fine dello scorso secolo , e rinnovata da
» un pontefice santissimo e venerando fu debitrice della

» sua risurrezione alle grandi calamila , che poco innanzi


. ,

62 DIALOGO I.

> aveano afflitta la Chiesa,e perturbati gli ordiai mora-


» li e civili della Europa. Era uaturale,che Pio VI 1. utci-
> to append da una cattivita eroica e reduce nella Capi-

> tale dell’orbe crisliano, priva da pih anni del padre


» e capo supremo, vedendo i vestigii funesti di tanti

» mali, la rovina di tante istituzioni, la fede indebolita


> o spenta negli intelletti , la caritA raffreddata ne’cuori,
» i govemi deboli , le passioni scatenate , le voglie di-
» scordi ,
i semi della licenza e della anarchia vivaci nei
> popoli, le propensioni irreligiose penetrate persiuo nei

> priucipi (??), tante cose insomnia distrutte, tante da edi-


» Scare ,
pensasse a provedersi di operai fervorosi e ze-
> lanti ,
per metlere mano alia ristaurazione morale e
> religiosa del mondo » . .

ILARIO
Prendelevi alcun respiro dopo si lunga tiritera , una
di quelle ,
delle quali sembra cotanto dilettarsi il chiaro
aulore, ma le quali fanno perdere il Sato ed a chi legge
ed a chi ascolta. Ma facciamo di non lasciar passare
inosservata tutta cotesta folata di parole.
Arcipretb
Vi rammenla ,
Eufrosino, cid che I’angelo disse al

giovane Tobia , spaventato del mostruoso pesce ,


che a

fauci aperle pareva scagliarglisi contro (t) per divorar-


lo, mentre sceso era a bagnarsi all’acque del TigriP
Eufrosino
Maisi. Afferralo, gli disse ,
securamente per le bran-

chie ,
aprine il veutre , tranne il fegato e il cuore : ti

verranno opporluni ad utile medicamento.


Arcipretb
E noi faremo cosl di tutto cotesto brano di eloquenza.

(I) Tob. VI. s.

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,-
,

DUIOGO I. 63

— E prima cosa : quanto propriamente yi sembra detlo,


che la Compagnia fosse abolita da Clemente XIV.?
ItARlO
II Breve di Clemente XIV. Dominus ac Redemptor no
ster piu propriamente di tospentione vuol essere detto ,

che di abolizione. N6 infatti per quel Breve fu annulla-


ta (lo che fe abolire) la Compagnia, la quale lascid sus-
sistere in Russia , e altrove.
Arcipretb
Di qnesto Breve ci avverra dover dire alcuna oosa
quando il chiaro autore ce ne presenters egli stesso l’oc-
casione.
Eufrosiho
E perdonatemi: quel titolo di grande dato al Gan-
ganelli?. .. Non so che pensarne. Parmi per6, che con
assai maggiore propriety il Santo Liguorio compassionan-
dolo lo chiamasse Povero papa (1).

ILARIO
NS piu giusta io ritrovo 1’altra espressione, che fosse
la Compagnia debitrice della sua risurrezione alle grandi

calamity, che poco innanzi aveano afflitla la Chiesa, e

(1) Porero si veramente I E a persuadersene basta rammentare le

durissime circostanze ,
in cni si trovava. Le corti borboniche aveano
gib ne'Ioro regni abolita la Compagnia, e gli erano eontro inatlitudine
ostilel 11 teroce Pombal gli rimandava villanamente il suo Nunzio I II

dnca di Choiuul aveva occupato Avignonel II re di Napoli aveva invaao


Benevenio ! 11 re di Spagna non cessava dalle ire e dalle minacee. Si me-
dltava uno scisma generale dalla chiesa romana I Che potrva egli fare!

Stcuro ,
dice il Montucta ( hist. Mat. P. It. L. IV.) ticuro che t gciuili
troppo erano religion per non lenlare etii medetimi uno tcismo , lascih
su loro cadere il coipo micidiale. Quanto resistesse prima di vibrarlo

chi non lo sa ? Cbi non sa , quanto ne fosse addolorato. Chi non ram-
menta quelle sue dolorose esclamaziooi ,, Compuhut feci, eompuleus
fecif. . . Povero papa si verameote i

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, ,

61 DIALOOO I.

perturbati gli ordini morali e civili della Europa. Ne fu

debitrice iunanzi tutto alia Provvidenza ,


pel cui atnmi-

rabile consiglio fu disposto ,


che riconosciuta fosse la sua
innocenza , rammentati fossero e corouati i suoi misteri

apprezzate la utility e la efficacia della sua azione in que’


deplorevoli frangenti, i quali si profondamente aveano
dolorato la Chiesa , e scossa da’ fondamenti la society.
Ne fu debitrice a’ voti unanimi de’ popoli , de’ principi
dell’ uuiverso episcopato cattolico , congiuntisi in una vo-
ce ad implorarnc dalia Santa Sede il risorgimento. Ne
fu debitrice alia somma sapienza dell’ immorlale Pio VII.

lantissimo veramente cora’egli dice, e venerando ponte-


fice, e percib veramente grande; il quale aderendo a’

voti di tutta la Chiesa, ripristinolla nella sua integrity,

ed apport6 ripristinandola il salutare rimedio alle pro-

fonde e sanguinenti piaghc della Chiesa e della society.


ArCIPRBTK
E cio meglio vedremo, quaudo il ch. scrittore ci

condurra a dovere nuovamente porgli sott’occhio quella


famosa bolla, la quale ei mostra di non abbastanza co-
noscere ed apprezzare.
Ilario
Ma allra ancora non meno maravigliosa 6 per me
la disinvoltura , colla quale accenna, e passa , la cos! delta

per lui Abolizione decretala per un gran Papa.


ECFROSISO
Ma che doveva egli dire di piu ?

Ilario
Quello che non ha detto, e che avvisalamente ha
taciuto, per farsi piana la via a dire quel che dira tra

non guari , e darla ad inlender a coloro, che leggono


senza esainc , o preoccupali da false opiuioni ,
o troppo

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,

D1ALOGO I. 65

dociti ad inchinarsi davanti al guo norue ,


e giurare su

quello.
Arciprete
Cosl 6. Noil vi gravi, mio caro Eufrosino ,
di rileg-

gere nella vita del Santo Liguorio , scrilla dal padre Ri-
tpoli e stampala in Napoli il 1845. la dolorosa escla-
mazione ,
uella quale proruppe quel santo al pubblicarsi

il Clemeutino Breve Dominus ac Redeviptor noster.


Eufrosino
Eccola appunto: » Povero papa che potea fare nel-
!

* le circostanie ,
iu cui si trovava ? Per noi, non possia-
* mo far allro, che adorare gl’impenelrabili giudizii di

* Dio » !

Arciprete
Le rammentate voi, signor dottore, quelle circostanie?
Iumo
Chi puo non rammentarle, e non piangerne ,
se un
cuor cristiano gli palpita nel petto? Ben per6 sembra
non rammentarle il Signor Gioberli ; e sara opera di ca-
rita tornargliele alia memoria.
Arciprete
Gnardate cola, Eufrosino, e cercate la Sloria del
Papato, scritta da Leopoldo Ranke, e recatemela.
Tohmaso
Chi b egli cotesto Ranke ? Uno scrittore cattolico ?

o un gesuita?
Arciprete
Egli e un prolestante , un di que’ dotli e couscien-

ziosi allemanni, che si son dali ad istudiare e scrivere


la sloria cou sincero amore del vero,e il vero disceve-
rare dal falso ,
non per oscurare col falso il vero , come

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, ! ) !

66 D! A LOGO I.

hauno fa (to i Signori Botta , itaiiano ,


e certi alt rj , i quali
ora non nomiuo ,
scritloii e romanzieri francesi.
Ilario
Egli dunqne ba tutto lutto il inerito , che il Signor
Gioberti lo coroni e mitrii ( perdouatemi ia frase daute-
sca) col norae e col sombrero di gesuita.
Arciprbtb
Yi piace gcherzare. — Ecco qua. Narrata la cospi-

razione delie corti europce , sedendo Clemente XIII ,


con-
tro 1’ online gesuitico , cosl prosegue : Questa reazione....
piacciavi Ieggere ,
Eufrosino.
Eofrosino
» Questa reazione si propagd senza arrestarsi, per
» tutt’ i paesi soggetti al dominio de’ Borboni. La nimistA
> delle corti borboniche procedette ancora piu oltre. Dalla

> persecuzione de’ gesuiti si passb immediatamente alle


> violenze contro la Santa Sede. A chi poteva rivolgersi
> il papa? Tutti gli stati italiani, Genova, Modena, Ve-
> nezia parteggiavano contro di lui. Una volla ancora
» volse lo sguardo verso 1’ Austria ,
e scrisse a Maria-Te-

> resa : Lei rimanerle sua sola consolazione supplicarla,


> non volesse tollerare , che oppressa fosse con sacrile-
» ghe violenze la sua vecchiezza »

Arciprete
E inascoltato ,
ne moil di dolore ! ! — Proseguite :

Eofrosino ( leggendo
> La risoluzione presa dalle corti troppo era minac-
> crosa , troppo era possente la loro influenza. E per Ia

» influenza appunto de’ Borboni, sulla proposizione de’


> Cardinali francesi e spagnuoli fa eletto pontefice Gan-
> ganelli: assunse il nome di Clemente XIV. >.

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! ,

DIALOG!) I. 67

Ilario
E fu consumata , Io dird colie parole del Santo Li-
guorio, fu consumata la TRAMA DE’ GIANSENIST1, E
DE’ MISCREDENTI !

Eufrosino
Ed il Signor Gioberli e pago al dire ,
con due , ma
sommaraente significative ,
parole : La Compagnia fu abo-
lita da un gran Papa !!!...
Arcipretb
Nulla d’irreverente vi sfugga verso la memoria di

quello sveulurato poutefice. — E frattanto recatemi il

Volume IV. della Storia Universale del non men celebre


Giovanni de Muller.
Touuaso
Questi almeno sara un Gesuita.
Arcipretb
Questi ancora protestante. — Leggete ,
Eufrosino
pagina 277.
Eofrosino ( legge )

> La imperatrice Maria-Teresa essendosi congiunta


* agli altri principi per esigere l’aboliiione de’gesuiti,
» Clemente XIV. cedette finalmente alia necettith. E senza
» eonsultare i Cardinali pubblico la BOLLA domandata (A).
* La sua condiscendenza a’ voti delle potenze fu compen-
> sata colla restituzione del principato di Beuevento e
» dello stato di Avigtione ».

Arcipretb
E se cio non basta ,
eccovi ancora ,
che dica di
quella abolizione uu aitro eziandio storico protestante,
lo Schoell, nel suo Corto di etoria degli itati europci (1).

— Eufrosino, a Voi.

(I) SCHOELL. Cours d' bistnir. tc. T. XCIV.


, . .

68 DIALOGO I.

Eufrosino (
leggendo )

» La Chiesa trovavasi in uua estrema fermenlazioue


i allora quando Clemente XIV. ascese al trono pontificale.
• Era I’epoca ,
nella quale il partilo antireligioso
Arciphetb
Ponderate bene, miei cari, queste parole....
Eufrosino ( ripete leggendo )

• Era 1’ epoca , nella quale il partita antireligioso do-


» mxnava in molti gabinetti, ed in altri per lo manco
> non era mal visto. E incontrastabile > . .

Arcipretb
E ponderate bene ancor queste . .

Eufrosino ( come sopra )

» E incontrastabile ,
che si trattava il progetto di
. uno SCISMA, MERCE LA 1ST1TOZIONE DI PATRIARCHI
» NAZIONALI 1NDIPENDENTI DALLA CORTE DI ROMA.
» La prudenza di Clemente XIV. ,
e le concessioni, che
i si fecero alio spirilo del secolo, distolsero quest! pe-
> ricoli. ... II Breve di soppressioue Dominus ac Itedem-
» ptor noster segnato da Clemente XIV il 2 1 luglio 1773.
. NON CONDANNA NE LE DOTTRINE, NE I COSTUMI
» DE’ GESDITI. I SOLI MOT1VI , che vi tono alleyati , so-

• no i RICH1AMI DELLE CORTI » .

Arcipretb
Rammentare le funesle conseguenze, che ne provven-
nero in danuo della Chiesa e dello Stalo, sarebbe su-
perfluo ,
dipingendone egli stesso il Gioberti eon paletica
eloqucnza il lagrimevole quadro:»la ruina di tante isti-

• tuzioni ! la fede indebolita o spenta negl’inlellelti! la

» carita raffreddala ne' cuori! i governi deboli! le passioni


» scatenate! le voglie discordi! i germi della licenza e
» della anarchia vivaci ne’ popoli! le propensioni irrcli-

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, ,

DIAI.OGO I. 69

» giose penetrate persino ne’ principi ! tanle cose distrut-

» te! tante da edificare >! — Egregiamente per vero!


Ma necessario era altresi di lutti cotesti si deplorevoli
mali indicare le piu remote cagioni,sino all’ ultima che
ne riversd 1’ impetuoso e devastatore torrente.

Ilario
Risponda adunque egli stesso: questa ultima fatal
cagione qual fu?
EoFROSino
Dovrit rispondere : la francese rivoiuzione , che fece
orrido I’ ultimo periodo del secolo dicioltesimo.
Arciprbtb
Ma quella rivoluzionj srome e da chi fu preparata?
come e da chi agevolataP come e da chi posta in attoP
Ilario
Dovra ancora rispondere col Santo Liguorio ,
per le

perfide ,
palesi ,
ed occulte frame de’ giansenirti e de’ mi-

ser edenti.

Arciprbtb
Ma coteste perfide ,
o palesi sieno o clandestine, tra-
me come e per qual mezzo poterono ottenerc il loro
efPetto?
Ilario
Non dubito di rispondere :
per la distruzione dell’or-
dine gesuitico.
Eoprosino
Guardatevi , Signor dottore ,
che non tocchi anco a
Voi l’onorato nomc di fanatico,o d’ ignorante , o d’ ipo-
crita del quale il Signor Gioberli onora tutti coloro , i

quali devoti a’ gesuiti formano, al suo parere, J’a&o*n«*


nevole sella del GESUITISMO.

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, -!

70 DULOGO I.

IUIIO
Non me no cale punto. E senza punto sdegnarmene
gli rammenterei 1’oracolo del Venerabile patriarea di tulti

gl’increduli passati ,
presenti ,
futuri : » Finche vi saran-

> no gesuiti (
gridava egli ) non fia possibile mai scalzare
> le fondameuta della religione, de’ troni, della societal!

Gli rammenterei, come quell’ oracolo accolto fosse, ed


osservato da’ congiurali in quelle trame. Gli rammenterei
quindi tutta la perseveranza , e le arti, colie quaii si ado-
perarono a rendere presso i popoli e presso i principi

odiosa la Compagnia, onde ottenerne la dislruzione. E


gli mostrerei , come ,
distrutta quella , scalzate e distrut-

te fossero le fondamenta del) a. religione, de’ troni, della

societa.

Arciprbtb
Se ne vuole a prova una testimonianza , alia quale
anco il Signor Gioberti si piacera far di berretla? —
Avvenuta la soppressione de’ gesuiti ,
Federico II. , re /i

lotofo ,
cosl scriveva , allegrandosene , al venerabile pa-
triarca : » Ora che i gesuiti sono soppressi, TUTTA LA
» CH1ESA NON TARDERA A RUINARE. Sarebbe un vero
» miracolo, che potesse andarne salva. E voi, mio caro
> patriarea avrete verisimilmente il piacere di fame la

» iscrizione sul suo sepolcro »!! — E concludiamo al

nostro proposito , che dunque il Signor Gioberti non do-


vea tenersi contento, parlando di si gran fatto, a quel
piu che laconico suo dire ,
che la Compagnia fu abolita
da un GRAN PAPA.
Ilsrio
Ma per quel che diremo si vedrS ,
quanta ei s’a-

vesse ragione di tenersi a si serrato laconismo.

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,,

DU LOGO I. 71

Arciprbtb
Nondimeno abbiasi questo a solo difetto di storrca

esattezza. Ma che direste, s’ io vi mostrassi ,


essere ca-
duto in un anacronismo da fame pietaP
„ Ecfrosino
Oh ! cotant’ uomo ? cotanta caduta ?
ILARIO
Monsignore ha tutta la ragione di accusarnelo.
Arciprbtb
Eccovi a pag. C1I. de’ suoi prolegomeni le propria
sue parole: » Era naturale, che Pio VII, OSCITO AP-
» PENA da una caltivila eroica , e REDUCE nella Capitate
» dell’ orbe cristiano ,
priva da piii anni del capo e pa-
» dre supremo r vedendo i vestigii funesti di tanli mali
> pensasse a provvedersi di operai ferYorosi e zelanti,
• per mettere mano alia ristaurazione morale e religiosa
> del mondo ». Adonque egli yuo! darne ad intendere,
che Pio VII. non pensd a ristabilire, non ristabiil la

Compagnia ,
che dopo la sua liberazione dalla napo-
leonica prigionia, e ’1 suo ritorno dal glorioso esilio in

Roma.
Eufrosino
Non fu egli cos!? La bolla di ripristinazione non fu
ella data nel 1814?
Arciprbtb
No, mio dilettissimo Eufrosino, non fu cos). Quella

bolla non fu di prima ristaurazione ; fu di e/tenrione del-

la gia prima fatta e compiula ristaurazione , a tutto l’orbe

cattolico. — Rislabiliamo le epoche. II signor dottore


compalendo alia mia grave eta, la quale non mi con-
sente a sostenerc la fatica del lungo dire ,
mi porger&
la mano.
, , ,

72 DIALOGO I.

Ilario
Beu volenlieri. — Fu nel 1773 , che per le violenze
delle corli, aggirate e contaminale per 1’alito pestifero

della giansenislico-filosolislica cospirazioiic , e per la per-


fidia di rei minigtri, Clemente XIV te^no a maliticuore
e dopo lunga esitazione, il fatal Breve, per cui fu at-
terrato il piu solido e forte antemurale, che da presso
a tre secoli difendera la caltolica chiesa condo lutti gli

assalli della eresia e del filo9o6snio. Non corsero , che


quindici o sedici anni , e fu coinpiuta quella orribile ri-

voluzione , la quale rovesciando altari e troni tutli mi-


nomise gli ordini civil! e religiosi. Allora ,
e solo allora ,

sbalzati i principi da’ loro seggi , lo diro colic parole d'un


illustre uonio di stato (1) » compresero ,
quanto cieclii e

> colpevoli fossero slati usando della loro .


possanza per
• isforzare la Santa Sede a colpire di morte quell’ordine
» religioso , la cui proscrizione stata era il seguale della
» rnina della Chiesa e dello Stato. Ed a misura, che i prin~

> cipii dell’ordine sociale audarono ricuperaudo il loro


» impero , e che un’autorita regolare soslituivasi all’a-

> uarchia ,
ricuperata la Santa Sede la liberla delle sue

» prerogative, il primo uso che ne fece, fu di riparare

> la grande calamity del 1773. E sino dall’anno 1801, il

> 7 di marzo einanava il pontefice il priiuo Breve, pel

» quale canonicameute ordiuavasi e stabilivasi ,


secondo
• il suo istituto ,
la Compaguia in Russia ,
dove piu mem-
» bri erano rimasi ad istanza di Catlerina II per la istru-

> zione della gioventu. > — 11 Breve k diretlo al padre


Francesco Karen nomiuandolo Superiore e Preposito
generate cum omnibus facultatibus necessariis et opporlu-
nis e dichiara*. Primigeniam sancti Jgnatii regulam , a
(t) V. I' Eglise, srs inslit. ee. Par un homme d’ etat. p. 178, 179-

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,, , ,

DIALOGO I. 73

Paulo PP. Ill ,


praedecessore nostro suit aposlolicit con-
stitut ionibus confirmatam el approbatam sequi et teneri

posse concetliimis ec. ec. — » II 30 luglio 1801 lo stesgo


» poutefice segnava I’allro decrelo, pel quale I’ordine
» gesuilico risuscilavasi nel regno di Napoli » . — E que-
to Breve fe direlto &l padre Gabriele tirober Superiore e

Preposilo generate della societa.


Arciprete
Vedete adunque, mio caro Eufrosino, come il Sig.

Gioberli dialelticamenLe e sloricamente parlando, avrebbe


dovulo dire, che quel Santissimo e Venerando e vera-

mente GRANDE pontefice non allege no la sua liberazione


dalla eroica caltivita , o il suo ritornO in Roma a ristabi-
lire la Compagnia , ma al vi volse 1’ animo, e risuacitolla

da’ primi istanli della aua elevazione al seggio apostolico.


Eofrosino
Ma per qual dunque ragione si lascio egli cadere in

cotesto anacronismo ?
Ilario
lo ve ’1 dirbrperchA voile altignere alle avvelenate

fonli di quei due professori della francese Universila


Quinct e Michelet resisi cotanto famosi; i quali con av-
visata malizia lardarono il risorgimento della Compagnia
gino al 1814, o 1815.

Eofrosino
E quale ragione poterono averne cotesti Signori P

Arciprete
Rammentate, che quella era l’epoca, nella quale

l’Europa intera ,
collegalasi a vendicarc la oppressa dalla

tirannide rivoluzionaria , o neapoleonica liberty de’ po-


poli, la conculcala maestA e indipendenza de’principi,
e la vilipesa sanliU della religioue ,
invaso aveva la Frau-.
! , ,,

74 DU LOGO I.

cia : epoca fatale per essa ,


e che -rife oggi pure vi si puo
rainmentarc senza fremito e indignazione. Ora , que’ due
signori a cotesta epoca appunto vollcro riportare il ri-

sorgimento de’ gesuiti per renderli vie piu odiosi alia

loro nazione ,
come se il papa avesse volulo furtivamen-
te introdurveli sotto la protezionc delle BAIONETTE STRA-
NIERE!
Eofrosino
E cio potrebbe forse essere perdonalo a que’ due
libellisli franccsi. Ma quale scusa al Signor Gioberti?
Arciprete
Lasciaino cih. E poichfe cotesta Bolla sollicitudo trop-
po importante c per le nostre conclusioni , voglia il no-
stro Eufrosiuo leggerla , voltata perd nel nostro volgare
per la iutelligenza di cotesto ancora povero Tommaso
che si lo brama.
lURlO
Perdonatemi ,
Monsignore :
piu opporluno io credo ,

anziche la Bolla sollicitudo la quale deve, io credo,


essere ben. nota al Signor Gioberti, porgli sott’occhio,
e dargli a considerare la leltera dello stesso grande pon-
lefice scritta il 15 dicembre 1814 alia maesla di FERDI-
NANDO VII. re di Spagna. Egli per certo non deve aver-
la mai letta. Chfe se 1’ avesse pur letta,non avria avuto,
egli , che si reverente si professa al romano seggio, si

invereconda la fronte ad iscagliare colante calunnie e


contumelie contro un’ ordine religioso , cotanto , come
vcdr5 egli stesso, lodalo ed encomiato dal supremo ca-
po dell’ universa Chiesa cattolica. La legga dunque, ed
arrossisca di sh stesso , e disdica , in faccia al moodo
tutto che d’ ingiusto , di calunniogo , di falso ha detlo in
faccia al mondo per furore di passione , o per accieca-
mento d’intelletto.

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(

DULOGO I. 75

Arcipretb
Ben dite, signor dotlore. Voi, Eufrosiilo, leggete.
Cost per oggi chiuderemo ia nostra conversazione.
Tommaso
Leggetela , Signor Eufrosino , ma voltandoJa nel no-
stro volgare per la inteliigenza mia, e di que’ tulti ,
che
non sanno di latino.

Eufrosino ( legge )

LETTERS DI SUA SANTITA


PIO VII.

AL RE DI SPACNA
FERDINANDO VII.
» Non possiamo abbastanza spiegare ,
quanto ci sia-

» mo noi rallegrati nel signore, all’intendere dalla let-


i tera di V. Maesta cattolica , che Ia risoluzione da noi

> presa di richiamare dalle sue ceneri la Compagnia di

> Gesii colla nostra costituzione gia eseguita il dl 7. ago-

> sto, sia stata di molto gradimento a V. Maesta, e cbe

» gia Ella meditava di restituirla a’ suoi regni.

> Comeche que’ giustissimi motivi , i quali ci avea-


> no data la spinta a rimettere net primiero stato quel-
» risliluto si giovevole, si lodato, si approvalo e con-
» fermato da tanli romani pontefici nostri predecessor!
• ci dessero chiaramente a vedere,che da tutli i fedeli

> con estremo giubilo sarebbe stata accolta quesla no-


» stra delerminazione ;
pure giunse al colmo questa no-
> stra allegrezza all’ intendere ,
cbe cid sia riuscito som-
> mamente caro ed aggradevole a V. M. , nostro dileltis-
• simo figlio, la cui religione, sapienza e prudenza ben
> giuslamenle ammiriamo.
> E tanto poi piu ci siamo rallegrati, perch^ una
» fondata speranza ci rincuora , che col rilorno de’ preti

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) ,
l
,

76 DHIOGO I.

> regolari della Compagnia di Gesu a’ vastissimi dominii


a della M. V. una abbondantissima copia di vantaggi sia

» per risultarne. Perciocchfc i mcdtnmi tacerdoti religion


> della Compagnia di Genii ( come la csperienza di lunghi

• anni ci ha falto conoscere non solo per la PROBITA


» I)E’ LORO COSTUMI tutto conformi alls evangeliche leg-

» gi , dovunque essi si Irovino, ampiamente diffondono i

• buono odore di Cristo , ma a procurare la salute dellt

• anime con tutto lo sforzo si affaticano. A conscguire

• quest o fine accoppiando colla integrity della vita la DO-


• VIZI AD’OGm MANI ERA DI SCIENZE, sono tutti in-
• AD AMPLIARE LA RELIGIOSE, A GUARENTIR-
tesi

. LA DAGLl EMPl SFORZI DI UOMIS1 PERDVTI , A


» RIFORMARE I COSTUMI DEPRAVATI DE’ FEDELI
» E AD AMMAESTRARE LA GIOVENTU IN OGNI GE-
» NERE DI SCIENZE, ENELLA CRIST IANA PIETA. »
> Per la qual cosa punto non possiam dubilare ,
che
» richiamata ne’ dominii di V. M. queeta society d’uoffii-
• ni religiosi, e lornala all’ esercizio de’ ministerii pro-

• prii del suo isliluto, non sia per fare riSorire ogni dl
» piii e sia bilire 1’amore alia caltolica religione , la nor-
> ma delle belle arii , e la santiUk de’ crisliaui costumi.
> A questi vanlaggi altri ben molti si aggiungeranno :

> l’amore ed il rispetlo al proprio Sovrano, la costante


» e vicendevole concordia tra’ cilladini , la trauquillila

> e la sicurezza ,
e finalrncnte per dir tutto in breve, la

» privala e la pubblica felicila de’ popoli soggetli al do-


> minio della Voslra Maesla.
a Nfc poi solo con Voi ,
diletlissimo in Crislo figlio

a per tanti e si grandi vantaggi ci congratuliamo , ina

a con tutta intera la nazione spagnuola ,


dacche cotesta
a nazione (cui toramamente amiamo nel Signore pel suo

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. , -

DIALOGO I. 77

> costante attaccamento alia cattolica religioue , e pe’ tan-

v li e »1 illustri suoi meriti verso di noi , e verso que-


» sta nostra apostolica Sede) sara la prima tra le altre

» nazioni tulte della terra a raccogliere que’ salutcvolis-


» simi frutti che noi ci proponemmo di apportare a
» tutto il cristianetimo col rimettere nel primiero tuo sta
» to QUESTO Si COMMESDA UlL E ISTITUTO » .

> Possiamo poi con tutta certezza assicurare la Mae-


> sta Vostra, che la ripristinazioue di questa societa(il
» di cui fondatore e per originee per natali fu spagauo-
* lo, e cui tanti e cost incliti soggetti, colla loro pieta e

> dottrina illustrarono , e la quale flnalmente della Spa-

» gna tutta e si benemerilu ) sari dai popoli della M.


» V. ricevuta come un nuovo beneficio, punto non in-

> feriore ad alcuuo de’ inoltissimi e grandissimi altri be-


> nefizii, che dalla sovrana clemenza e providenza vostra
» banno ricevuto. Questo benehzio cerlamente stringer^
> vie pih i felicissimi regni delie Spagne alia sacra per-
» sona della M. V. ;
questo accrescera mirabilmenle pres-
» so tutti i buoni la gloria del vostro nome ,
questo ne
» lasciera a’posteri una elerna memoria; e questo final-

> mente (ciocche piu riliera) mettera il colmo a’vostri


» meriti presso Dio >.
» Delle quali cose tutte come vi auguriamo un fell'-

» cissimo riuscimeuto ,
cosl ancora vi esortiarao ad ese-

> guire si salutevole e religioso provedimento, cui per


> dare quanto prima col divino favore felice comincia-
» menlo, alia Maesta Vostra cattolica ,
ed a tutta la reale

» famiglia con tutto l’affetlo diamo 1’ apostolica benedi-


» zione >

DATO IN ROMA il 15 diccmbre 1814


del nostro pontifcato I’anno XV.
!

78 DIALOGO I.

Ilario
Cosl dall’auno 1814 quel sanlusimo e vmerando port*
tefice dimentiva e condaonava tutto che il Signor Gioberti
sarebbe per iscrivere contro l’ordiue Gesuilico tie’ suoi

prolegomeni il 1 845. ! !

FINE DEL DIALOGO I.

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,
,

DIALOGO II.

L’arciprbtb , Ilario ,
Eofrosino , Tommaso.

Eofrosiho

Della bolla lollicitudo, che ieri rammentavamo


cbe cosa dice il Signor Gioberti?
Ilario
Dopo avere osservato (1) ,
> essere ben naturale
> cbe Pio VII, uscito appena da una catti vita eroica....

> redendo i vestigii funesti di tauti mali,... pensasse di

> provvedersi di operai generosi e zelanti...., e non es-


» sere maraviglia , che nella grande penuria di tali coope-
> ratori volgesse l’animo ai gesuiti, a’quali anco i piu
» malevoli non possono disdire una attivita grande, co-
» me tutti confessano vuolsi perd (soggiunge toslo)

* vuolsi avvertire, che farebbe un gran torto alia Santa


» Sede, cbi stimasse, che Pio instaurando i gesuiti ab-

> bia condannato,e comechesia biasimalo la risoluzione

(1) Prolegom. pag. CII.

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, , ,,

80 D1ALOOO II.

> di Clemente ,
e ehe quindi il ristabilirla sia slalo un
» riprovare le ragioni, che li avevauo fatti esterminare
» sentenziando tale abolizione per inconsiderata , dauuo-
» sa, ingiusta >.
Edfrosiho
A quale proposito inai cotesta osservazioue?
Arciprete
Vana per lo manco e frivola!... ed altro piu grave

dovrei io dime. Perchh a chi mai venue in capo ,


a chi

se abbia senno ,
polrebbe mai venire in capo di senlen-
,

ziare cosl, e condannare il Breve di Clemeute , come se


incousiderato fosse, e dannoso,ed ingiusto? I soli ere-
tici, e nominatamenle l’iuglese cavaliere Dallas (1), la-

sciaronsi trasportare ad invettive amarissime conlro quel-

lo sveuturato pontefice. I cattolici , veramenle devoti del


romano seggio siccome dice il Gioberli, non mai certa-
niente, non mai. Che se potessero riputarsi vere ed auten-
tichele leltere attribuite alio stesso Ganganelli, le quali
diconsi da lui scritte prima e dopo la sua esaltazione al
trono pontificate; manifest)' sarebbero al Signor Gioberli
ed a que’ tulti ,
i quali credono senz’altro esame alle pa-
role di lui,gl’intimi sentimenli ed il convincimento del-
l’animo suo. Mi terra coulenlo a riprodurre cio che il

Rozaven ne scrisse nell’ opera da lui intilolala la Vcrita

difesa e provata col fatto contro le calunnie viete t nuove.


Ecco: il tratto e alquanto iungo ; il nostro Eufrosino vorr^
soslenere la fatica del leggerlo. — Dopo avere accen-
nato, che Clemente XIV. nel suo Breve di soppressione
rende testimouianza alia Compagnia dichiarandone I’ori-

gine , e lo scopo , la saggezza e la santitii delle leggi

colie quali era governata, gli ubertosi frutli da essa


(I) Ojiusc. sovra ford, df gesuiti, traduz. ital. VERONA 1635.

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) ,

DIALOGO II. SI

prodolti nella Chiesa ,


e le approvazioni , di cui avevan-

la onorata una lunga serie di sommi pontefici ,


compre-
sovi l’immediato suo antecessors Clemente XIII ,
cost pro-

segue
Eufhosino ( legge

• Non si pu6 certameute dubitare, che un papa,


> il quale loda lo zelo de’ suoi predecessori nella cou-
> dotla da loro tetruta verso un ordine religioso, nel mo-
» mento stesso , in che ne prende una tutto contraria
» e va a distruggere 1’ opera loro, non si pub dubitare,
> io dico, cb’egli non abbia creduto , che un cainbia-
> meuto di circostanze rendesse necessario un cambiamen-
> to di condotta , e che cid che in altri tempi stato era

» stabilito per lo bene della Chiesa , dovesse ora essere


» distrulto per lo bebe della Chiesa , e per impedire e

» prevenire mali maggiori •.


Ilario
Chi pud dubitarne? certo si Clemente dovette giu-
dicare ,
che le circostanze ,
nelle quali si trovava ,
esi-

gessero assolutamente la soppressione di quest’ ordine


religioso. Troppo iudegna ingiuria farebbe alia memoria
di lui ,
chi' sospettasse in esso alcuna preconcetta avver-
sione alia Compaguia ,
o ch’ ei si lasciasse sedurre e tra-

sporlare da alcun particolare motivo contro un Istituto,


ch’ei ricouosce e dichiara santo e pio, e contro il qua-
le ,
contro i cui membri non ha , nb trova delilto a rim-
proverare.
Eufrosino
> Ma (soggiunge il Rozaven) trattavasi di calmare

» una fiera ed istraordinaria burrasca ; e risolvevasi egli a


> fare un sacridzio, qual giudicava necessario alia pace ed
> alia utilita della Chiesa. E questo e,che noi leggiamo

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— ! . ,

82 DiALOGO II.

> espresso pressochfc in ogni lines dello stesso Breve.

> Non vi si parla che della pace da conservare e risla-

» bilire ; e il mezzo ad oUenerla si e , che la Compagnia


, com’ altra volta il profeta Giona, sia sacrificata al fu-

> rore della tempesta. I governi di Francia, di Spagna,

» di Napoli ,
di Porlogallo esigevauo assolutamente que-

» sto sacrifizio ;
alle preghiere aggiuugevano le minacce,
• e sembrava che la Chiesa avesse lulto a lemere da nn

> rifiuto ostinalo. — E Clemente ,


dopo quattro anni di re-

» sistenza, credetle di dovercedere ad una burrasca , che


• il suo Anlecessore lavea s) potuto sostenere ,
non gii

> dissipare. No! noti farono le vane accuse menzionate


» nel Breve »

Arciprxtb
Quelle ,
che il Signor Gioberti, con si esempiare leal-

til , chiama giuste e fondate accuse !

Eufrosino
...» menzionate nel Breve ,
non furono il motivo
» della soppressione. Leggasi quanto si vuole cotesto

» Breve famoso ;
non vi si troveri espresso , che un solo
» motivo : la 1’ACE DELLA CHIESA »

I lari o
Ma non potrebbe dirsi (e lo dice il Signor Giober-

ti , siccome tra non guari vedremo) ,


che turbolenta, rag-
giratrice , istigatrice di discordie fosse la Compagnia , con-
ciossiache il ponlefice giudicasse essere la esistenza di

lei incompatibilc colla tranquillita della Chiesa?


Arciprete
» Una tale conclusione (risponde lo stesso aulore)

» una tale conclusione sarebbe assurda. Come mai Cle-


» mente avrebbe potuto figuardare siccome turbolenta
» una society istituita per un fine si sauto e lodevole , e
» goveruata con santissime leggi »?

Tligitized by Gtibgle
,
.

DIALOGO II. 83

Ilario
Rispondefy il Signor Gioberti , che la Compagnia
degenerata era si faltamente da non piu renders imma~
gine di quella, che gia stata era dapprima.
Arciprete
Ben io mel so, che cos! egli risponderA. E noi ve-
dremo quanto ed assurda ,
e calunniosa ,
ed incredibile
sia la sua risposta. Per al presente consideriamo ,
quan-
to ed opportuno, e conscieuzioso sia quel suo avverti-
mento : » che gran torto farebbe alia Santa Sede chi
» stimasse ,
che PIO instaurando i gesuiti aresse condan-
> nato , e come che sia biasimato la risoluzione di CLE-
» MENTE , e che il ristabilirli sia slato un riprorare le

> ragioni ,
che li avevano fatti estermiuare , sentenziando
a tale abolizione per ineonsideruta , dannota , ingiusta a

Ilario
Afft, ch’io non so capire,come potesse sallarglie-

ne in capo il pensiere. — Ora ,


per dire meglio ,
il com-
prendo ;
ma bello e passarlo sotto silenzio. — Attese le
circostanze nelle quali ebbe a trovarsi lo sventurato Cle-
mente, il grande, il SOLO motiro,che lo indusse a se-

gnare il fatal Breve, quello fu di assicurare la pace, la

tranquillity, la unione della Chiesa : motivo di assolula

necessity ,
e di alia prudenza. Caugiate le circostauze
cessato il turbine impetuoso e distruggitore ,
porgendo
PIO il paterno orecchio a’ voti ed aire preghiere del cat-
tolico episcopato, al desiderio de’ principi ravveduli, al

bisogno de’popoli, euanb la solenne holla di rislaura-


zione. E questo fu zelo apostolico! fu salutevolissima prov-
videnza! e chi puo immaginare , che la sua santita avesse
in animo di condannare il Breve del suo antecessare ?P
, , ,

84 DULOfiO II.

Tommaso
Nfe io (
perdonalemi ,
signori) nd io pure pover uo-

mo,che se non bo la dialettica del Signor Gioberli, ho


nondimeno quanto basta di logica naturale, nfc io pure
10 avrei giammai immaginato.
Eufrosino
Ancora : e chi potrebbe sentenziare questo Breve
d’ inconsiderato di dannoso , d’ingiusto?
Arcipbetb
Adagio ,
Eufrosino. Certo no , nessuno lo sentenzie-
ra nfe d’ inconsiderato , nh d’ingiusto. Se poi riuscisse
quale il ponteflce se lo sperava ,
preficuo e vantaggioso
alia Chiesa, agli stati, alia society; lo decida chiunque
conosce veramente la storia delle tristissime consegueu-
ze ,
che ne sorvennero.
Ilario
Lo decide anzi senza volerlo egli slesso il Signor
Gioberli, descrivendoci ,
come abbiam letlo, il terribHe
e lagrimevole quadro de’mali, che alia Chiesa, ed agli
stati, ed alia sociela provennero dopo il 1773. Di que’
mali no certo il poutelice non si deve accagionare , ne
11 suo Breve ;
ma la perfidia, e le maligue arti della con-
giura anlicattolica ,
e la imprevideuza e le violenze de’

principi aggirati da quella, e male avvisati.

Eufrosino
E nondimeno (ibid.) cosl prosegue: > Chiunque ve-
» nera il romano seggio,e g!i porta col cuore quella re-
> verenza ,
che i gesuiti gli professano almeno colie pa-
• role deve credere , che giusto ed opportuuo fu il de-
creto di Ganganelli >.
Arcipretf.
Deve credere? era forse quel decreto una sole line


'"tJigilizefl By GuSgK
,

DIAL060 II. 85

decisione dommatica ?. . . Ma che accade, che insistiamo


piii oltre su cio dopo totto quello che abbiamo dettoP.
Proseguite a leggere.
Eofrosino
• Percid (ibid.) ai DEVE conchiudere, che il Chiara-
» monti si propose di risuscilare , non gib i gesuili del
• diciottesirao secolo, che 1 colle esorbitanti ricchez-
> ze ,
2 col traffico secolaresco , 3 col rilassamento
> delle dottrine, 4 code dispute ioutili, 5 colle ves-

• sazioni religiose , 6 co’ clandestini colloquii 7 ,


colle
> brighe di corte avevano eccitato contro di si lc opi-
» nioni dei principi, e de’ popoli, ed erano MERITA-
> MENTE morti, ma si que’ primi discepoli e cotnpagni
• d’Ignazio, che
Arciprkte
Eccetera , eccetera. Sette delitti capital! .... !

Ilario
Che potrebbero al famoso autore del Juif
errant somministrare abbondevole e preziosa materia pel
nnovo romanzo , che si dice vada agitando per entro al

caos del suo cervello 5


i SETTE PECCATI MORTAL1!!!
Eufrosino /
E bene avrebbe diritto di parteciparne alia lode
che lo aspetta.

Ilario
E chi sa ,
che non ne buscasse anch’egli qualche
medaglia d’ouore, come ne busco 1’autore del Juif er-

rant ?

Eofrosino
Piii piccolo pero e di minor prezzo ,
in ragione di-

retla del merito tanto minore.


!

86 dialogo ii.

Arciprete
Lasciamo le baie; e discorrendo la storia gcsuitica

del diciottesimo secolo, esaminiamo, quanto veramente


fossero rei i gesuiti di quelle colpe, di cui li accusa il

Signor Gioberti , e per le quali affenna ,


che furono ME-
RIT AM ENTE MORTI (B).

Eofrosino
Prima : le ESORB1TANTI RICCHEZZE.
iLARIO
Di quali ricchezze intende egli parlare? Di quelle
forge, che gotto Filippo IV fu rapporlato al Consiglio

delle Indie cavassero segrctamente dalle miniere d' oro

scoperte nel Paraguay , e mandassero gegretamente a Ro-


ma?. ... 0 di quelle, che in Roma trovarono gli ese-

cutori del Breve di soppressione 1773, frugando dal colmo


al fondo tutte le case gesuitiche? Ma nd in Roma
si trovarono i nascosi tesori, e quel rapporto non altro

appoggio ebbe , che la segreta accusa di un miserabile


indiano, per noine Bonaventura ; la quale il fatto mostro,
quanto bugiarda fosse e insugsigtente. Pure la Francia lo

ripetfe ! lo ripetfe F Europa ! lo ripete ora il Signor Gio-


berti !

Arciprete
Ma forge d’ altre ricchezze vorra egli parlare. Infatti

avevano in quel tempo ventiquattro case professe, cen-


tottanla collegii, novaula seminarii, censessanta residen-

ze, quarantotto noviziati, censessanta missioni.


Ilario
Quale e quanto appetitosa e lauta preda per alcuno
slalo (per esempio quel di Francia allora ) , la cui teso-
reria o per mala amministrazione ,
o per qual vogliasi
allra cagione si trovasse in guile secche ! Non fu egli

questo U caso de’ Templari?

A. .

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DIALOGO II. 87

Tommaso
Ma che? e dunquc delitto essere ricco, anco esor-

bilanlemente ricco?
Ilahio
Chiedilo al Signor Gioberli.
Tommaso
A me sembra, che delitto sia o il malo acquisto,
o il malo uso delle ricchezze.

Arcipretb
Certo 6 in lommo grado assurdo e calunnioso il

dire, che o per iniqui mezzi acquistato avessero, o per


iniqui modi, o ad iniqui fini usassero le loro ricchezze,

sino ad eccitare contro sfe le opinioni de’ principi e de’


popoli. Per quanlunque ricchissimo si voglia che fosse l’or-

dine,di queH’ordine ogni individuo era poverissimo al pari

dei pih poveri individui degli ordini mendicanli. Frugale la


mensa, povero il letto, modesta la suppellettile : nfe altra

diversity tra gl’inferiori e i superiori, che una camera


di piii , e le camere solo un po’ piit spaziose , che le augu-
ste celle de’ Cappuccini. Le esorbitanti ricchezze dell’or-

dine in che dunque si usavano? No certo ad ammassare


tesori, no a colmare gli scrigni d’oro e d’argento, ma
ad adempiere i molti e gravi ohblighi imposti da’ pie-
tosi donatori, a provvedcre alle necessarie e gravi spe-
se delle missioui ,
al lustro ed alio splendore delle loro
Chiese ,
e degli edifizii di edurazione ,
a sollevare le in-

digenze de’ poveri: opere tulte, le quali tornavano pure


alio incoraggiamenlo delle arti, al vantaggio di tanii operai
ed artisti, aH’ornainento delle Citladi,allo incremento della
civilt.i.-Era dunque per essi nn tal delitto 1’ essere ricchi,

da concitare contro di se le opinioni de’ principi e dei

popoli? — E come e quanto delle esorbitanti ricchezze


, i

88 DIALOQO II.

si arricchirono coloro tulli, i quali con ingiustisaima usur-


pazione ne li spogliarono?
Ilario
Lasciamo da banda i popoli. Ma che quelle ricchezze
eccilassero conlro la Compagnia la cupidita di certi prin-
cipi j
non pub negarsi. Cosi di Filippo il falso monetiere

per quanto 6 a’templari; cost di Luigi XV, per quanto


ai gesuiti. I giansenistici Parlamenti di qucsto trovaro-
no, ch’essi fosscro degui di esse re meritamente morti,
come i legist prezzolati di quello trovarono, che degni

fossero di essere meritamente morti quegli altri, p ere he


esorbitantemente ricchi. E come per giungere alio spoglia-

meuto de’ teinplari, si accumularono su loro le piu odio-


se incolpazioni d’idolatria, di sacrilegio, di niagia, di

enipieta ,
eccetera , cccetera ;
cosl per giungere alio spo-
gliamento de’ gesuiti, si accumularono le accuse di atere
inseguato coll’approvazioue de’ loro superiori la irreli-

gione , Io spergiuro , il parricidio ,


il suicidio ,
1’ omici-
dio, il regicidio ! ! ! e ue avremo a dire alcuna cosa te-
nendo dielro alia serie ripetuta dal Sig. Gioberti.

Arcipretb
Passiamo al secorido capo.
Eufrosino
TRAFFICO SECOLARESCO.
Ilario
E qui il nostro chiarissimo non ha neppure il di*

sgraziato merito della inveuzione.

Arcipretb
No veramenle: queslo merito tullo si deve all’auto-

re della morale pratica de’ gesuiti (l’Arnaldo) ed uua


buona parte se ne vendica per se quella religiosa anima
del Pombal si glorioso uemico d’ogui specie di virtu.

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:

D1ALOGO II. 89

Secondo il primo i gesuiti erano peacatori di perle a


Coccino, usurai a Cartagena, mercatanti all’ludie, falsi

monelieri a Malaga ,
giudei a Genova ,
negotiant! dap-
pertulto ,
falliti in molti luogbi. Ed il secondo se ne scan-
dalezza gridando , sino a perderue la voce,contro i ge-
suiti : essere ogni commercio quanto lecito agli uomini di
secolo , altrettanto incompatibile co’ doveri de’ ministri del-

I’aUare! !!.
Eufhosino
Ma quale era il commercio de’ gesuiti?
Arciprbte
Commercio?... Aveano magazzeni in Lisbona, ove
depositavano i prodotti delle terre, delle quali dotali

erano in Porlogallo. E come ogoi possessore di terre fa,

cosl permutavano que’ prodotti in denaro, e quel de-


naro maudavano in America a sostentamento delle loro
missioui. Era cio contrario alia legge ecclesiastica, che
a’ ministri dell’altare vieta ogui commercio?
Eufrosino
No certamente, a me sembra. Ma forse il Signor
Gioberti vuole accennare al traffico di cambio, al quale
si vuole, che iutendessero iu America.
Arcipbbte
E v’inlendessero pur anco; come, e perche e per

chi v’intendevano?
Ilario
Questo fe. Udite, che cosa ne abbiano scritto (1) i

due viaggiatori Giovanni, ed Antonio d’ Ulloa » I gesui-


a ti presso i Garini sono obbligati di curare il commer-
» cio de’ prodotti della nalura e dell’ arte. Popolo quelli

(I) V. Dallas 1. c.
. , ,

90 D1ALOGO I).

» rozzo ed infingardo ,
presto cadrebbero Delia miseria
> senza la non iaterrotta vigilanza ,
e le paterne cure
» de’ Gesuiti. Altro 6 de’ Chiquiti popolo sobrio , frugale
» e ben disposto al commercio. Tra essi e per essi non
» aveano bisogno i gesuiti di umiliarsi sino a fare il mestier
» de’ fattori ,
come tra quelli. Ma affinchfe gl’indigeni non
> mancassero di lavoro, era ad essi pur forza avere slanze

» fornite d’istrumenti, e drappi ,


ed altre materie a diversi

» usi. Quei tra gl’indigeni, che ne abbisognavano, scam-


> biavanli co’ prodotti della terra ,
e specialmente colla
» cera ,
che in quelle parti raccoglievasi abbondantemen-
» te. E questo traffico facevasi colla piu scrupolosa leal-

» la. La piu diligenle e attenta cura usavano, perchfe


> gl'iudigeui non ne avessero danno nis discapito . ue
> eglino perdessero nulla di quella confidenza e di quel
• credito ,
che loro coaciliavano la loro giustizia e la lo-
> ro pieta »

Eofrosino
Ma quale uso faceano poi de’ vantaggi, che ad essi
arrecavano coteste permute?
Ilario
Tulto mandavano al superiore delie missioni del Pa-
raguay; e questi distribuivalo in soccorso a’ bisogni de-
gl’indiani compresi nelle missioni.

Arciprete
Oh! chi non vede, quanto ragionevole e rello fosse
il loro scopo? Conciossiachd per tal modo impedivano,
che gl’indigeni si allontanassero dal loro paese per pro-
cacciarsi altrove gl’istrumenti occorrevoli pe’ loro lavori ,

e provvedeano, che non corressero il risico d’essere


contaminati dallo spirito d’usura ,
e darsi agli altri vizii,
che in altre parti dell’America aveano introdotto,facendovi

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,

DlALOGO II. 91

loro stanza, gli europei. A1 quale scopo sommamente


gioravano e la perfelta legislazione , che slabilita aveva-
no nel Paraguay, e gli esempi, che vi davano di virtu
e di pieta.
Tommaso
N6 altro commercio vi esercitavano che questo?
1LAR10
Non altro.

Tommaso
E cotesto si chiaraa traffco secolaresco ? — Santo io

lo chiamerei; lo chiamerei tale, che gli stessi apostoli


avrebberlo ascrillo ad uno de’ principal! loro doveri.
Ilario
Tu pensi rettamente, mio buon Tommaso ;e la tua
logica naturale val milte volte meglio, che certa sublime

o superba dialettica. ... — Se non che ad altro forse


nou santo no , ma tutto secolaresco traffico accenua il Sig.

Gioberli.

Eufrosino
A quello forse, pel quale cotanto strepito si lev6
pel mondo, dall’uu polo all’altro, del padre Lavalette?
Ilario
Certo, se non del tutto colpevole fu, imprudente
fu il p. Lavalette. E per lui avvenne ,
che i gesuiti fos-

scro soppressi nella Martinica , e tanto la loro causa fos-


se pregiudicata in Francia.

Arciprete
Ma sia che vuolsi. Oomando ,
qual dialettica sia, pel
difetto o per la colpa d’nn solo individuo tutto intero

coudanuare e difFamare un ordine religioso? N6 io pren-

do ad iscusare o difendere il lavalette. Bene affermo


pcrh, che l’errore di quel religioso ne d& una prova
, , ,

92 •IA1060 II.

novella della innocenza, e della leallii de’ gesuiti , e che


l’accusa di lui si volge alia giu&tilicazione di tntti gli altri.

Eufrobino
Oh monsignore mi sembra , che troppo grave cosa
!

affermiale; ne so, quanto facile possavi essere il dimo-


strarla.

Arcipritb
Troppo lungo sarebbe tutta ritessere la storia di quel
deplorabile affare. Ma potete ,
se vi aggrada , leggerla
nel Dallas e consultare 1’ annotazione ,
che vi fece il

iraduttore tedesco. — E indubitato, che anco prima di


quel fatto calunniati erano i gesuiti di traffico illecito ;

lo abbiam veduto. L’odio, la invidia, la malignity de’


loro nemici , erano in continua attenzione , ed in conli-

nuo aggualo, per trovar pure alcuno appicco a prova-


re le accuse, delle quali si aggravavano i gesuiti; ed
emissarii , e spie correvano a centinaia , e braccheggia-

vano per l’uno e l’altro emisfero ad esplorarne ogni


passo, fiutarne ogui azione. Ne pero riuscivano a nulla.
In questo mezzo accadeva il fatto del Lavalelte. E que-
sto fatto tnanifeslavasi appena , che d’altro pits non si

parlava per la Francia ; e il nome del Lavalette diveni-


va piu famoso,cbe il nome di quel primo ilaliano,che
vide e conquisto un nuovo mondo! Or questa maligna
gioia, che allora si manifesto, questo insano e tracota-
to trionfo , che allora se ne festeggib per lulli gli Stali

grandi e piccoli , non b il piu evidenle argomento del


desiderio , che avevasi di poter finalmente avere in ma-
no una prova di quell’ illecito commercio del quale vo-
levasi, che fossero rei? Se dunque nel corso di oltre

due secoli, malgrado tulti que’ braccheggi, ed agguati,


e fiulafalti ,
ch’ erano dapperlutto, non si colse in difetto,

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DIALOGO II. 93

che un solo gesuita ;


non 6 cotesta la piii irreFragabile

giustificazione dell’ordine intero?

Ilario
Non pu5 negarsi.

Arciprbtb
Del resto poi qual ordine religioso b ,
il qual se ab-
bia missioni, non abbia ancora procuratori, i quali gi-
riuo cambialiP Adunque anco la Compagnia di Gesii po-

teva , auzi dovea averne , senza che percid Fosse incol-


pata di esercitare un traffico tecolaresco.

Eofrosiro
Ma non fu tale quello del p. Cotta Cabral ?

Arciprbtb
II p. Cotta Cabral era non solo procurator della
missione ; lo era eziandio del re di Portogailo. I libri

della R. procura esistono neli’ archivio del Gesu di Ro-


ma ;e Furono posti sollo gli occhi di Clemente XIII. Do-
vendo egli Fare un grosso pagamento , commessogli dalla
corle ,
e mancando della somma occorrevole ,
se la pro-

caccio, girandola su’ diversi cambistije audd a flnire in


certo Pietro liorel, al quale Fu pagata dal regio tesoro.
— Domando ancora: b questo trafjico tecolaresco?
Ilario
Non so certo a chi possa parere tale , e da chi es-

sere condannato, se non al Signor Gioberti, e dal Signor


Gioberti.

Eufrosino
Ma io, se la memoria non mi Falla, ben allro lessi

intorno a certo traffico, operato da un tal padre Mau-


geri, missionario nel Quito. E si mi sembra, ch’ei non
possa andar del lutlo assoluto.
, ,

94 DIALOGO II.

Arciprete
Male vi sembra. It falto A questo. Erasi a questo
missionario presentata la occasione di acquistare con uti-
le proSllo un dugencinquanta libbre di vaniglioue. Gli
parve un’opportuna occasione, offertagli dalla Provvi-
denza ,
per giovare ad una comunitd di povere figliuole
in Vezzini sua patria , le qoali troravansi in estreme an-
gustie. Ne approfitto; co’ mezzi fornitigli dalla Procura ,

spedinne il carico al p. Celli ;


e venduto da questo, tulto

il prodotto cesse al vantaggio" di quella comunita


Tommaso
Ma questa mi pare opera pietosa.
Arciprete
Non merita scusa il fatto di quel gesuita laico di

Siviglia ,
pel quale ne accadde il fallimento cotanto esa-
gerato dall’ Arnaldo dal Diguer dal giornale di Saint-
amour , ec. ec. Ma quel disgraziato .'u tosto cacciato (tal-

i’ ordine. Or ci6 non pruova che calunniosa affatto b I’ac-

cusa , che i gesuiti esercilassero un trafjico stcolaresco?

Ilario
Non pud negarsi.

Eufrosino
Ma il Signor Gioberti aggiunge alle due, che abbia-
mo discorso, anco la terza non meuo odiosa accusa: il

rilassamento delle dottrine.


Arciprete
Rilassatc , scandalose ,
perturbatrici d’ ogni ordine ci-

vile , religioso , morale, sociale sono dal Signor Gioberti,


quasi ad ogni pagina del suo libello , dichiarate le dot-
trine gesuiliche. Alcuna cosa pero ne ho io gia detto a

risposta nel mio discorso. Per non ripetermi ,


ne piu
tornare in questo fastidioso argomento ,
ne diremo an-
cora alcun’altra.


“Digitized byGex
,

DIALOGO II. 95

Ilario
A pritna confutazione basterebbe indicare le fonli,
alle quali egli ha bevuto a largbi sorsi il veleno ,
che
poi riversa a piena bocca in cotesti suoi prolegotneni
contro I’ordine gesuitico.
Edfrosino
E quali sono cotesle fonli?

Arciprete
Le Lett ere provinciali , la Morale pratica de’ gesuiti,
il Teatro gesuitico , l’ Estratto dclle asserzioni in ogni ge-
nere , che i scdicenti gesuiti hanno in ogni luogo , e per-
eeverantemente insegnato e pubblicato col/a approvazione
de’ loro superiori e gcnerali ec. ec. Aulori di questo E-
stratto furono i giansenisti ed i filosofi congiuralisi alio
esterminio della Compagnia. Pienamente lo confuto il

grande ed iutrcpido Arcivescovo di Parigi Mousiguore


Beaumont, e vi irovo non meno che cinquantasette er-
rori, sieno d’interprelazione, sieno di citazioni, (ieno

d’infedeltft. Autore delle Provinciali fu il Pascal gian-


senisla ;
della Morale pratica il Nicole giansenista , e del
Teatro gesuitico un miserable anonimo, giansenista an-
ch’egli, e ripetitore maligno del Nicole ,
dell’ Arnaldo ,

del Pascal. Opera (1), sc rive il Cretineau Soly » rara e


> virulenla ,
nella quale 1’epigramina s’avvicenda alia

> calunnia. Esso fu abbruciato per decrelo di Filippo IV.


> Il 18 gennaio 1655 il tribunale della Inquisizione lo
> colpl di condanna. 11 26 febhraio 1656 fu condannato
» dalla Santa Sede. Il domeriicano don Jnpia, Arcivescovo
» di Siviglia, lo abbrucio pubblicameute colle proprie
> sue mani. Da quest’ opera Antonio Arnaldo atlinse la

> maggior parte della sua Morale pratica de’gesuilk E


(I) 1st. de- gesuiti V. III. p. 367.
96 DULOCO II.

» per dare maggior peso ai fatti , che ne trasci isse ,


oso
» allribuire il Teatro Gesuitico ad un uomo rispettabile,

> Idelfonso di S. Tommaso, Vescovo di Malaga. II quale


» appena riseppe la imputazione fattagli, scrisse ad In-
» nocenzo XI. in quesli termini: Ci e caduto or ora tra
» le mani un libello infame, che porta il titolo di Morale
> pratica de’gesuiti >. Ei lungamente prova in seguito,

non essere egli 1’ autore del Teatro gesuitico ,


ed aggiun-
ge : » E dunque matematicamente dimostrato ,
essere im-

» possibile ,
che noi avcssimo scritto il Teatro gesuiti-
> co ,
ec. • Ecco , signor doltore ,
quali sono 1c pure e
limpide fonti ,
alle quali ama attignere e dissetarsi il si-

gnor Gioberti ! !

Ilario
Eppure ,
perdonatemi Monsignore, io non credo,
che il Signor Gioberti abbia voluto andar si lungi per
appagare l’ardeute sua sete. Io credo, che siasi lenuto
pienamenle pago a bere alle non meno limpide e pure
sorgeuti de’ signori Michelet, Quinet , Sue, e compagni.
Arciprete
E forse, signor dottore ,
vero fe quel che voi dile.

Ma di quell’ Estratto delle Asserzioni sarebbe a leggersi


quel che ne scrisse il gia lodato Monsignore di Beaumont
nella sua Istruzione pastorale, data di Conflans il 28
ottobre 1763 (1). E si redrebbe, come que’ signori , i

quali ne furono i compilalori , e lo stesso signor Gio-


berti ,
abbiano procedulo con pari precipitanza inconsi-
derata ,
infedelta misleale ,
e parzialita iniqua, per fare

persuaso il mondo, avere i gesuiti costantemente e in


ogni luogo professato ed insegnato le piu rilassate , e
scandalose , e perniciose dottrine.

(1) V. I’ Eglis. Ses instil. , et les Jesuit, par un homme <1



Itat.
pag. 3 ifg.

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,

DIALOGO II. in

ILARIO

Ne fareste cosa gratissima , se ue deste alcun saggio.

,
EUFROSINO
Io ve ue prego in singolar modo per la mia istru-

sione.
Arciprete
SI ! cotesti signori hanoo in primo luogo mancato di

precisioue , ed hanno procedulo con inconsiderata prcci-


pitazione. — Hanno, fe vero, i gesuiti una regola , la

quale raccomanda loro la uniformita delle dottrine. Re-


gola , dice quel grande Arcivescovo, sommamentc saggia
e lodevole per tenere lontano dalla society ogni prete-
sto ,
ed ogni occasione di discordia , e premunire gli spi-

riti contro ogni desiderio di novita. Ma vi si aggiunge


la essenziale modificazione : PER QUANTO SARA POSSI-
BILE.
Ilario
Modificazione certamente essenziale , e opportunism
sima ;
per la quale si perniette una dicevole liherta in

fatto di pure opinioni, e nulla si attenta ne contro il

genio ,
ne contro il gusto delle ricerche ,
e delle scoper-

le , ak si condannauo gli ulili tcntalivi , e le inassiine

accolle presso ciascuna nazione.


Arciprete
Non basta: altro v’ha ancora di piil. In una colla

uniformita delle dottrine , le gesuitiche costituzioni ordi-

nauo (I), cbe si tengano le opinioni piu sicure le piii

solide, le piu approbate dalla Cliiesa : Sequantur in qua-


vis facilitate securiorem et magis approbatam doclrinam.
Illi praelegentur libri , qui in quads facultate solidioris et

securioris doctrinae habebuntur. Ora non e ella quesla la

(t) Constit. P. IV. C. V. 5. ult. T. I., et ibid. C. XIV.


.

98 DIAL0C0 II.

prova la piu manifesta , che la societa non altro diritto

si arroga sovra i suoi membri, che it diritto di stretta-

mente legarli alia doltrina co'mune de’ fedeli? ed impedi-


re, che non v’abbia tra loro life divisioni . ne scandali?
Ilario
Cosl & certamente.
Eufrosino
Chi puo negarlo?
Arcipretb
Ora vedete, che ha fatto la inconsiderata precipi-
tanza di cotesti signori , e dopo loro del Signor Giober-

ti, e la brama di censurare e condannare. Hanno pre-


sentato la prescritta uniformita di dottrina, quale I'effetto

d’ una colleganza, formatasi nella societi, ad insegnare


ogni maniera di abominazioni , e d’ infamie ! e quale* una
prova dell’ universale dispotismo del loro Generate 1. ..

e quale un titolo,cl>e autorizzi quanti son essi i gesui-


lofobi ,
e nominatamcnte il Signor Gioberti , a rendere

in faccia al inondo universo responsabile il corpo intero


d’ogni errore, che alcuno 4e’ membri a vesse osato mai,
od osasse d’insegnare co’libri, uellc scuole dalle caltedreM!

Eufrosino
Ma 6 elia questa sola precipitanza di giudizio? o
non anzi?. ..

Arcipretk
Frenatevi ,
Eufrosino. —E passiam oltre. Aggiungo:
svergognata infedelta uelle citazioni de’ testi. Darovvene
alcuni esempi ,
quali da Mousignore Beaumont sono rap-
portali nella sua istruzioue pastorale (1). — Leggete qul,
Eufrosino.

(I) v. I. c. p. lit. N. xvi.

<

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. , :

D1AL0G0 II. 99

Eofrosino ( legge )

> Riccardo Arsdekin decide, cbe per esimersi dalla


» ingiusta vessazione pu6 donarsi alcana cosa a colui,il

» quale 1NGIUSTAMENTE impedisce una elezione, o tur-


> ba il posscsso ,
quando si ha il diritto acquisito alia

» cosa » . Or credereste ? Nella traduzione francese , che


dal latino fanno i compHatori dell’ Estratto si taglia

fuori del tutto quell’ ingiustamente. .

Ilario
Parola, la qual pure tanlo fe uecessaria nel caso!
Eofrosino
Prosegue l’Arcivescovo : * L’Arsdekiu per motivare
» la decisione, dice, che quel che si dona allora (nel

* caso della vessazione ingiusta) ha per oggetto impe-


» gnar la persona a fare il tuo dovere. Ed i collettori gli

» fanno dire, che questo fe per impegnarla a fare servi-


> gio ! Traduzione tanto piu infedele ,
perchfe mette l’Ars-

» dekiu nella piu grossolana contraddizione con seco stes-

i so ! Gli si fa dire ,
essere permesso di dare alcuua cosa
» ad una persona (nel caso d’una elezione ecclesiastica)
> per impegnarla a farle servigio ,
dopo che esso ha for-

> malmente deciso, non potersi nulla dare a^colui, il

» quale pud del pari o servire o nuocere » . — Dn altro

esempio , e basti : Altri ne reca quel magnanimo e dotto


Arcivescovo : — * II Layman asserisce , che molti vi

• furono ,
i quali lodarono 1’ azione di Catone. Or bene
m i fedelissimi traduttori gli fanno dire , che molti loda-
» rono quell’ azione, siccome degna di essere imitala »...

Ilario
Giunla maliziosissima ,
la quale rende assai piu odio-
sa la proposizione di quell’ autore! "
. .

100 DIALOQO It.

Arcipretb
Che del resto ( soggiunge quel dottissimo Arcivesco-
to) > assai facilmeate potremmo, in un grandissimo uutne-
> ro di testi latini ,
faryi vedere eguali difetti di esaltez-

> za. Ma 6 ben raro , che due o tre pagine vi si trovino


> di seguito ,
senza incontrare in coiesto estratto alcuna
» viziosa traduzione. Ora vi b altera to o mutato ii sen*
> so ,
ora esagerato ,
ora confuso ed intricato , e sempre
> a disvantaggio degli scriuori gesuiti, de’ quali si cilano

• le parole : » — Ma che direste , se collo stesso Arci-

vescovo, io tr’aggiungessi ancora ,


che que’ signori, or
sia per ignoranza , 0 per malizia giunsero iusiuo ad iscam-
biare nomi e persone? per esempio il dottore Angles
scambiato con Santo Agoslino !.. . il non gesuita Giovan-
ni Sanchez col gesuita tommaso Sanchez!.. il francesca-
no Ovendo col gesuita Oviedo !. ... il dottore Henri di
Gand col gesuita Henriquez !. .

Edfrosino
Ed a coteste fonli si limpide e si pure attigne il

Signor Gioberli?. ..

Ilario
Tutto^e buono per lui ,
purche gli valga a senteu-
ziare i gesuiti quali maestri di scandalosc e rilassate dot-

trine.

Arciprete
Andatc e gridategli all’ orecchio questo ammonimen-
to del grande Agostiuo: > Nulla A pi u lenterario, che
> intorno alia dotlrina de’ libri consultare coloro, i qua-
> li per qual che sia ragione abbiano dichiaralo la guer-
» ra agli aulori >. >

Ilario
E per quale ragione giausenisti ed i i fiiosoH abbiano

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,

DIALOGO II. 101

fatto e facciano si mortal guerra a’ gesuiti , chi 6 , che


nol sappia ?

Eufrosino 1

Ma almeno nel giudicare le gesuitiche dottrine son

eglino stati imparziali ?


Arcipretb
Imparziali?... La imparzialita ,
trallandosi di esami-

nare c giudicare le dottrine degli autori, in questo sta :

che nel decidcrsi e pronunziare la sentenza ,


non si abbia
riguardo ad alcuna particolare affezionc . non ad interes-

se di partito,non ad idee o pregiudizii nazionali ,


nfe si

condanni negli uni quel che si crede dorere escusarsi


negli altri.e sovraltutlo , che bene si riconoscano le ori-

gini delie opinioni ,


e non se ne abbiano ad inrentori
quelli , i quali non abbiano fatto ,
che o seguire ,
o co-
piare, od imitarc, e molto meno quegli altri , i quali
abbiano o modificato,o attemperato., ed animollito . ap-
proprjandoli a sc, i sentimenti altrui. Per le quali tutte
ragioni conclude , che imparziali per rappprto a’ gesuiti

non furono ,
nfe polerono essere i collellori di quelle as-

serzioni.

ILARIO
E meno di tulli ii Signor Gioberli, dichiaratosi aper-
tamente avverso a’ gesuiti ,
qualunque se ne avesse ra-
gione , o che ^ come sapientemente disse l’eminentissirao
Cadolini arcivescoro di Ferrara (!)• si tenesse gravato
* da loro, che lo avevano per amico, o che scoprisse
> antico e sin qui ascoso livore , o che alia pertine vo-
» lesse anch’egli arderc incenso, ed offerire sacrificio
» d’intera ecatombe a quel tiranno e sempre volubile
» nume di certa cotale popolarita ,
che signoreggia ii

(I) Discorso al Clero ferrar. Annot. 7. p. 33. Ferrara 18(3


, ;

102 D1AMKSO It.

> mondo , la quale oggi acclama ,


e domani uccide >

il Signor Gioberli, dico, il quale voile far suoi i giudi-

zii di que’ colleUori ,


e de’ Signori Michelet ,
Quinet , Sue
ec. ec. , e non ha avuto ribrezzo di accumulare sul ca-
po a’ gesuiti tulle le querele ,
tutte le piii coiitumeliose

imputazioni , tutte le accuse d’ogni genere le piu odio-

se , delle quali dopo il principio del cristianesimo sieno-

si mai renduti meritevoli i piu abominandi e perniciosi


tra gli eretici.

Arciprete
Ma della iniquissrima parzialita de’ compilatori di
quell’ Est ratto volete alcuna prova ? Ve ne daro, attencn-
dorni sempre a quella ammirabile istruzioue di Monsigno-

re Beaumont (1). Abbiate perd presente, ch’egli & fran-


cese, come francesi sono que’ compilatori, di cui par-
liamo. — Il Bellarmino, il Valenza, il Tirino, il Suarez,
il Gretsero, il Bec^no, e piu altri gesuiti difesero, so-
stennero, insegnarono quelle dottrine, che in Francia
si chiamano oltramontane toccanti la podesta del papa
su’regiP Non v’ha genere di vituperi e d’ingiurie,che

si risparmi loro ! Professano gli stessi principii ,


e forse
con maggiore forza e vigore altri scrittori , non gesuiti,
quali per esempio il Berti agosliniano, od il Mamochi
doinenicano? Si usa verso di loro la piu guardinga in-
dulgenza ,
e si lasciano ncl pien possesso della beu me-
ritala riputazione !! — Ed in affar di morale non hanno
tenuto lo stesso melodo? Echealtro presenta ella quella
immensa raccolta , se non proposizioni estratte ( con
quale giudizio e fedclta lo abbiain veduto), estratte GNI-
CAMENTE dalle operc de’ gesuiti ? — Sarebbe possibile,
» dice ancora quel grande arpivescovo , sarebbe possibile
(t) V. l Eglis. ec. 1. c. P. in. C. XIX, XX , XXI.

Digitizccby-tstn-^le
, , ?.

DtALOUO II. 103

> fare una collezioue , aoco piu vasta , che quella non e,

> di proposizioni simili a quelle ,


e fors’ anco piu riprove-
• voli ,
in tutli gli altri ordini insegnate , iusegnate in tulte
* le Universita. E nondimeno quali riguardi si hanno
» verso i loro autori, solo perche non sono gesuiti, e
.» si lasciano tranquillamente dormire nel silenziq delle
» biblioteche ! o tutto al piu si preudono a confutare per
» la islruzionc de’ giovani allievi * ! Solo pe’ gesuiti
non v’ha indulgenza! Essi formauo una classe a parte!

La opiuione d’ uri solo di loro ,


anco non approvala . .

che dico? disapprovata , condannata da’ loro superiori,


imputata b a carico dell’ordiue intero!!
I LARI O
E cbe altro fa ,
se non questo , il Sig. Gioberti P Non e
egli , che 1’ ordine intero incolpa di rilanamento di morale
Arcipretb
Del lastimo insegnato dalF Escobar, del regicidio

prediealo dal Mariana ho dello abbastanza , io mi pen-


so ,
nel mio Discono. — Ma della dottrina del probabi-

lismo, quanto si & esagerato a discapito della riputa-


zione de’ gesuiti! e nondimeno il Sig. Dupin. ..

Eufrosimo
Il gesuitofobo giureconsulto , autore del Manuale di
diritto ecclesiaslico ?

Arcipretb
No, no-, il Signor Dupin, scrittore ecclesiaslico del
secolo XVII. Egli lascio scritto (1), » che il primo a met-
> tere in voga il probabilismo fu l’agostiniano Salonio
> nel 1592! che tra’ tomisti lo fecero dominare Bartolo-
» meo Medina, Diego Alvarez, Domenico Banner, Paolo
» Kazarto il Ledesma il Martinez !!. Che nella Sorbona
(I) Bibliot. des sot. cedes. T. I. p. 161. Edit. 1711.
, , , .

104 dialogo ii.

» con molta riputazionc lo difesero i dottori damage t

» Duval, Jsambert!! Che altri dottori insegnaronla senza


» contraddizione in Salamanca ,
e grand! protettori ebbe
» tra’ discepoli di Scoto si che 1’ universe* ebbe a ma-
» ravigliarsi d’essere divenuto tutto ad un tratto proba-
> bilista ! ! nft altro i gesuiti fecero, che lasciarsi andare
» come gli altri » ! ! !

Ilario
Permettetemi , Monsignore, che un’altra gravissima
lestimonianza agginnga io di tal uomo, al quale cerla-
mente non vorra negare sua Fede il Signor Gioberti.
Euerosino
Chi b egli?
Ilario.
II Caneina. Eccovi poche ,
ma proprie, parole di
lui (1): » Fa d’uopo sinceramenle confessare, essere
» EVIDENTE la IMPOSTURA di coloro, che rappresen-
> tano i gesuiti inventori del probabilismo •

Arciprete
Che altro si cerca di pih? a difesa delle doltrine
gesuiliche, contro le quali siccome rilassate e scandalo-
se fulmina il Signor Gioberti i suoi anatemi , Monsignore
Beaumont, in quella sua stessa istruzione pastorale cita le
testimonianze di monsignore Bossuet vescovo di Mcauz,
di monsignore Viallard, vescovo di'Chalons-sur-Marne,
di monsignore Godeau, vescovo di Vence , di monsignore
Le-camus vescovo di Grenoble e cardinale, di monsigno-
re Ioly, vescovo di Agcn. A noi basti 1’ autorita del san-
to vescovo Liguorio, il quale altra morale non professd,
che la professata da’ gesuiti ;
basti 1’ autoritA delle ro-
mane congregazioni, le qnali quella morale dichiararono
(I) Stor. del Prnhabil. T. I. pag. If. Ediz. di Lncea 1718.

tiigitizecbby
, , , ,

DULOGO II. 10S

sicurissima; basti, che il Busembaum b I’autore di mo-


rale adottato in Roma nel Collegio di Propaganda, e lo
h pure in questo arcivescovale seminario ferrarese, per
comando deli’eminentissimo areivescovo nostro Signor
Cardinale Jgnazio Giovanni Cadolini.
Ilauio
Certo si tulto cio basta , ed avanza , a conchiudere
che il Signor Gioberti, condannando i gesuiti del secolo

diciottesimo quali maestri di rilassate , standalone e per-


turbatriei dottrine, altro non fa, che mentire impuden-
tissimamente , e calunniarli

Eofrosino
E calunniarli pi& ancora inescusabilmente che colie
loro lezioni, co’ loro libelli infamatorii, e co’ loro pe-
stilenziosi romanzi i Quinet i Michelet, i Sue; perchfe
se ad iscusa di cotesti pub nulla valere la ignoranza,
scusa riessuna d’ ignoranza non b nfe puo immaginarsi
per lui.
Ii.ario ,

Ma e non sono altrettante non meno assurde e in-


vereconde calunnie le altre quattro ancora, delle dispu-
te t nut tit, delle vessazioni religiose, de’ clandestine col-
loquii , delle brighe di corte?
Abcipretb
SI certamenle. — Ma l’ora e tarda; se vi piace,
ne parleremo domani.

FINE DEL DIALOGO II.


* •
'DigitfeeOTiy Google
, , ,

DIALOGO HI

L’arcipretb, Ilario, Eofrosino , Tohhaso-

Juiio

Le etorbitanli riechezze adunque , il traffico secola-

retcoj il rilassamento delle dottrine le dispute inutili

le vessazioni religiose i clandestini colloquii, le bright


di corte furouo secondo il Gioberli le cagioni, che con-
citarouo contro i gesuili del secolo diciottesimo le opi-

nioni de’ principi e de’popoli, onde ne furono MERI-


TAMENTE MORTI. — E abbiarao veduto, come false,

calunniose, ed assurde sieno le tre prime imputazioui.


Rimane che vediamo, se meno assurde, calunniose, e
false sieno ancora queste altre quaUro.
Arciprbtb
Rammcntiamo, ch’egli parla de’ gesuiti del secolo
diciottesimo, da lui septenziati meritamente morti. —
Troppo lungo sarebbe I'csame, se discuterle volessimo

ad una ad una ,
da non toccarne si presto la fine. Ta-
gliamogli le parole, c tutte rechiamole in una. — DI-
SPUTE INUTILI.
, . . .

108 DIALOGO III.

Eofrosino
Quali sono? su che, e contro chi da essi introdot-
le e provocate nel secolo diciottesimo? e contro quale
individuo, o corporazione introdotte e provocate?
Ilario
Egli nol dice, egli stesso nol sa ; e mena colpi al
vento.
ARC1PRETB
VESSAZIONI RELIGIOSE.
Eofrosino
E che eosa sono coteste vessazioni religiose? quan-
do, come, contro chi esercitate? *
'
Ilario
Egli nol dice, egli stesso nol sa ;
e mena colpi al
vento.

Arciprete
COLLOQUII CLANDESTINI. . .

Eofrosino
Massoniei forse? aocialistici? comunistici ? falanste-
riani? sansimonistici e che so io? dove tenuti da’ge-
suitiP. .. con chi tenuti?. .. quando tenuti?. .. a quale
scopo tenuti?... Di rovesciare qualche governo?. .. edi-
ficarne alcnn altro?. ... ordire aleuna trama contro la
rcligione ed i ministri della chiesa ?. .

Ilario
Egli nol dice , egli stesso nol sa ; e mena colpi al
vento.

Arcipretb
Finalmente BRIGHE di CORTE.
Eofrosino
Ma quali ,
quali son mai? per intromettersi ne’con-
sigli de’principi? per oltenere alcun minislero?. ..

Digitized By-Oi-ongle
DIALOGO III- IO'J

per carpire alcuua decorazione ?. .


.
per primeggiare ne’
parlamenti ?. . . o per che altro mai ?
Ilario .

Egli nol dice , egli stesso nol sa ; e mena colpi al

vento, e nel suo turbato cervello


» velut aegri somnia, vanae

Finguntur species, ut nec pcs , nec caput uni


Reddatur format.
Uaa dunque e la risposta : o provi , con fatli ed argo-
menti, non con parole, quanto con generiche, e pero
vane, frasi asserisce, o s’ abbia , Monsignore, a tutta ri-

sposta il vostro, che gl’intnonaste , MENTIRIS IMPU-


DENTISS1ME.
Arciprete
Ma per lo disinganno di chiunque potrebbe essere
indotlo dallo splendore del suo nome ad arreudersi alle
sue affermazioni , io io consiglio a leggere cio che ne
scrisse l’autore dell’ opera sulie PRETESE 1NGERENZE
DELLA C. DI GESU NELLE COSE POL1TICHE (1).

Ilario
E voglio anco dargli, non concedergli, per un’i-
stante, che alcuno de’ membri dell’ordine si fosse ren-

duto colpevole di quelle esorbitanze ,ch’ei va sognando


nel febbrile delirio, che il fa farneticare; gli domando
anco una volta: qual dirittura A di giudizio ,
quale dia-
lettica e ,
iucolparne 1’ ordiue iutero,e tutto intero pro-
clamarlo MER1TEVOLE di essere MORTO?
Eofrosino
Ad ogni modo l’accusatore A egli. A lui adunque
sta produrre le prove della sua accusa. E finche egli

(1) Opera indieata negli Ann. ilclle Scienze religinsr.


. ,

110 DULOGO 111.

non le produca ,
gli negheremo eziandio,cbe per quelle
colpe da lui imputate a’ gesuiti, i gesuiti del secolo di-

ciottcsimo concitassero contro di se le opinioni de’ prin-


cipi e de’ popoli ,
e quindi fossero mritamente morti.
Ne altro piu si domanda alle nostre conclusioni, che
ricorrere alia storia.
Arcipretb
Prima perd di scender a’ particolari, opponiamo
a coteslo signore le testimonianze , e le protestazioni del*

l’episcopato e del clero francese di quello stesso secolo


diciottesimo , nel quale ei si affigura ,
e dipinge i gesuiti

cotanto degeneri, da pih non renders immagine di que’


primi figli d’Ignazio, i quali colie loro virtudi e col loro
zelo si avevano conciliato l’amore e 1’ ammirazione uni-

versale. Ed egli ecclesiastico ,


egli si reverente della epi-
scopate ed ecclesiastics autorila ,
vorra ben concederci
cbe quelle testimonialize e quelle protestazioni assai piu
grave peso e valore hanno , che le opinioni da esso fan-

tasticate de’ principi e de’ popoli. — Adunque il 30 No-


vembre 1761 (1)....

Ilario j

(Avvertite Chiarissimo Signor Autore de’prolego-


meni , ch’ era quello il bel mezzo del secolo diciot-

lesimo )
Arciprete
Il 30 novembre 1761 coavenula essendo in Parigi
un’assemblea di cinquantuno vescovi , appresso doman-
da de’ commissarii del consiglio reale, per esaminare le

costituzioni dell’ordine, e riferire, domandavasi il loro

avviso su questi quattro quesili: l.° Di quale utilita pos-

it) V. la piii volte eitata opera V Ejlite , ses instit. ee. P. It.

pas'. 151 fipg.

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U1AL0C0 III. Ill

sono essere i gesuiti in FranciaP e quali sono i vantag-


gi, o gP inconvenient! dell’affidarsi loro le funzioni che
sono ad essi affldate? II. ° Quale h il modo, col quale
si coraportano nell’ inscgnamcnto ,
e nella pratica ,
per
rapporto alle opinion! contrarie alia personate sicurez-
za de’sovrani, e a’ quattro articoli del 1682., ed alle
0
opinioni oltramontane in generate? 111. Qual 6 la loro

condotta nella subordinazione dovuta a’ vescovi? e se


usurpino nulla su’ diritti e sulle funzioni de’parrochi?
IV.° Quale temperamento potrebbesi in Francia appor-
tare alia autorita che vi esercila sovr’ essi il loro ge-
nerate?
IlAHIO
Certo cotesti quesiti abbracciano quanto 6 lungo e
largo Paggiramento delle parole del Sig. Gioberti.
Eofbosmo
E quale fu l’avviso di que’ vescovi?

Arcipretb
Interamente favorevole a’ gesuiti ;
e lutte ad una
furono dinientite le accuse, le quali slate erauo inteu-
tate insino allora contr’ essi , e che s’intenterebbero an-

co di poi, insino a* prolegomeni del Signor Gioberti. I loro

nemici se ne morsero per la rabbia le labbra; e que’ pre-


lati, in mezzo alle tante prevenzioni e agli odii della eresia,
e della empieta filosofica , con magnanimo coraggio , fe-

cero vedere ,
come nulla gP intimidissero le impotenti e
arrantolate loro grida. — Non basta. Il primo di Mag-
gio 1762 convenuta in Parigi un’altra ancora straordina-
ria adunanza dell’episcopato e del clero francese, dires-
se al re questa in coniun nome (1) spontanea e rispel-
tosa ,
ma del pari coraggiosa rimostranza ,
che prego il

(f) Ibid. I. r. p- 153. Sfg.


. ) ) .

112 DIALOGO III.

nostro Eufrosino di leggere; la qoale b iuteraiueule ana-


logs all’avviso, summenlovato de’ cinquautuno prelati.
Eufrosino ( legge

• Sire! chiedendovi uoi la conservation de’gesuili,


> noi vi preseiiliamo il voto unanime di tutte le provin-
» cie ecclesiastiche del vostro reame «...
Ilario
Che dite , chiarissimo e veracissiino Signor Gioberti,
che dite di questo esordioP? il VOTO UNANIME DI TUT-
TE LE ECCLESIASTICHE PROVINCIE FRANCESI!!!
Eufrosino ( leggendo )
• Elleno (tutte le provincie ecclesiastiche del regno
> di Francia!) Elleno non possono senza spavento inirare
> la distruzione d’una socicta di rcligiosi cotanto cummen-
» devoli, per la integrity de’ loro coslumi, per l’ austerity
• della loro disciplina, per la estensione d e’ loro lumi e
» delle loro opere , e pe’ servigi tenza numero prestati alia

> Chiesa ed alio Stato » . .

Arciprete
Ecco quali erano, per testimonianza della Chiesa
francese, que’gesuiti del secolo diciottesimo , che il Si-
guor Gioberti diffama siccome rei di tanti inisfatti, e
danna a morte!
Eufrosino ( leggendo
> Cotesta societa, o Sire, sino dalla prima epoca
> della sua istituzione ,
non ba mai cessato di provare
> continue persecution!. Hannola perseguitata » . .

Ilario
Chi, chi mai?
Eufrosino ( leggendo )

. i NEMICI DELLA FEDE ....

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, !

DIAL0G0 III. 113

Ilario
Ed oggi i Signori Dupin , Thiers , hambert , Michelet,
Quinet, Sue, ec. ec., ed il Siguor VINCENZO GIOBERTI!!
Ecfrosino ( leggendo )

.... > e nel seno stesso delta Chiesa ebbe ad in-

> contrare avvcrsarii e rivali pericolosi de’ suoi talenti


» c delle sue glorie intenti sempre a profillare de’ suoi

• difelli anco i piii leggier!. Malgrado per6 cotanti e si

» violent! e reiterati urti , crollata talora,uon rovesciata

» mai ,
la societa de’gesuiti, godeva nel vostro regno
» uno stato,senon tranquillo, onorevole peril e fioren-

» te. Incaricati del deposito , il piu prezioso per la na-


• zione, della educazione della gioventii ,
post! sotto
> l’autoriti de’vescovi, in parte delle funzioni del mi-

» nistero le piu dilicate, onorati della confideuza dei re


• nel piii formidabile de’tribunali, amati, onorati , cer-
• call da un gran numero de’ vostri suddili, stimati da
» que’ medesimi , che li temevano , avevano essi ottenulo
» una riputazione ,
ed una stima troppo generate ,
per-
• chc potesse essere dubbia. Chi avrebbe potuto preve-
> dere la spaventevole burrasca, che li minacciava >?
Arcipretk
Ah! se que’gesuiti del dicioltesimo erano quali il

Signor Gioberti se li finge ;


chi ,
domando io ,
avrebbe
potuto non prevedere e non predire la spaventevole bur-
rasca che li minacciava ?
Eufrosino (segue)
> Le loro costiluzioni denunziale al Parlatnenlo di
» Parigi , . . . .

Ilario
Si sa da chi furono denunziale. E cio dovrebbe ba-
starc al callolico prete Signor Gioberti

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, !

114 DIALOaO 111.

Eufrosino ( come topra)


Sono il segnale , cbe ben presto h seguito

> dagli altri parlamenti. E in si breve intervallo, che

> basterebbe appena per la istruzioned’un processo par-


> ticolare! senza ascoltarli ! senza ammettere le loro do-

> glianze e i loro reclaim', quelle loro costituzioni sono


> dichiarate empie, sacrileghe, attentatorie alia maestH
• divina ,
ed alia autorith delle terrene podestati. E pre-
» tessendo qualificazioni non meno odiote che immagi-
• narie, chiudonsi i loro collegii, disFannosi i loro no-

» viziati, s’annullano i loro voti! >...


Ilario
Ecco come meritamente fossero morti allora in Fran-

cia ! ecco come lo scorso anno tenth morirveli di nuovo


colle sue interpellazioni il Signor Thiert! ecco come vor-
rebbe meritamente morirli il Signor Gioberti ! !

Arciprktb
Omettete , Eufrosino , tutlo il resto ,
che riguarda la

sanlitA di quelle costituzioni , e ne presenta la difesa.

Leggele la conclusione di tutta cotesta rimostranza.


Eufrosino ( prosegue )
» Tutto , o Sire ,
vi parla in favore de’ gesuili ! La

> RELIGIONE vi raccomanda i suoi DIFENSORI! la CHIE-


» SA i suoi M1N1STR1! le AN1ME CR1ST1ANE i deposita-
> rii del segreto delle loro coscienze! il Pill GRAN NU-
> MERO de’ vostri sudditi i rispettabili maestri che li han-

» no allevati! TUTTA la GIOVENTU del vostro regno co-


• loro ,
che devono formare il loro spirito e il loro cuo-
> re! Non vi rifiutate , o Sire, a tanti voti riuniti! non
» soffrile, REGOLE
che nel vostro regno, CONTRO le

» DELLA G1USTIZIA, CONTRO QUELLE DELLA CHIESA,


» CONTRO IL DIRITTO CIVILE venga dislrulta, eenza

Digitized by Google
, . !

01AL0G0 in- 115

• averlo meritato una intera society. Lo esige I’interes-

» se della vostra autorita, de’ cui diritti cot) dobbiamo


> noi essere gelosi , come de’ nostri >

GLI ARCIVESCOVI, i VESCOVI, gli altri ECCLE-


DEPOT ATI component! l’ASSEM-
S1ASTICI , e i

BLEA GEN ERALE del Clero di Francia (1).


Arcipretb
Cotanto awerse ed ostili erano ai gesuiti del secolo

diciottesimo le opinioni dell’ intero Clero di Francia 1 !

a cui si dovra fede? a queste? od al Signor Gioberti?


Eufrosiko
Ma egli parla delle opinioni de’ principi e de' popoli.

Ilario
E di quali popoli, se Dio lo salvi?
Arcipretb
De’ popoli selvaggi ed idolatri ,
da esSi istruiti ,

mansuefatti ,
fatti liberi, condolti a chilli P ovvero
de’popoli di questa nostra Europa,da essi allevali,ad-

dottrinati ,
beneficati con ogni genere di spirituali e tem-
porali servigii? I quali popoli tutti, in quello stesso di-

ciottesimo, tutti seuza eccezioue, non che essere loro

avyersi, e li amavano, e li riverivano, e non che go-


dersi della guerra,che volevali a distruzione, dolevansi
e lamenlavano, come i figli non ingrati lamentano e si

dolgono alle sventure ed alia morte de’ loro padri.


Ilario
lo vi dir£> ,
che intenda egli il Signor Gioberti sotto

cotesto tanto esaltato e tanto temuto nome di POPOLI.


Intende la sediziosa, la turbolenta ,
1’ antisociale P0-

(1) MEMOIR, pour servir A I'histoir. pendant le dix-huit. siccl.

T. 11. pag. 410. — DOCUMENT, concern, la Compagn. de J4»us- T. I.

pag. si.

Digitized by Google
, ! ,

116 DlALOGO III.

POLAGLIA delle giansenislico-filosofisticbe selte di qaello

appunto diciottcsimo secolo,le quali infiammarono, dis-

sennarono, precipitarono le mollitudini , insidiate , se-

dolte ,
appassionato, alia ribellione, e al sovvertimento
d’ogni ordine, alia sconosceuza d’ogni divina e umana
autorita ! Ecco svclato tutto il concetto di colesto signo-
re, quando s’empie la bocca del parolone di POPOL1!
Edfrosiro
Ma io bramerei ancora sapere quali fossero que’
PRINCIPI, le cui opiuioni, secondo il Signor Gioberli,
aveano i gesuiti concitato contro di se per quelle lante
colpe, ch’ei va noverando. — Forse Cattcrina 11, la

imperatrice di Russia, l’amica de’ filosofi?


I LAS 10
Catterina II, la imperatrice di Russia, 1’ arnica de’

filosofi del"secolo diciottesimo , non che prestar loro la

potente sua mano alio esterminio de’ gesuiti ,


voile anzt
mantenere i gesuiti ,
e li mantenne in quelle province
le quali erano a lei toccate nella deplorevole e fatal di-
visioue della Polonia.

Eoraosirto
Forse Federico II di Prussia, filosofo egli slesso? e

confidenle de’ filosofi ?

Arciprbtb
Federico II, re di Prussia, filosofo egli stesso, e

confidenle de’ filosofi, dispregiatore de’ filosofi, e che


si care burle giucava sulle spalle del suo patriarca Vol-
taire nel 1770 facea presentare al Papa una memoria
in favor loro, ed impediva poi, cbe il Breve di sop-
pressione emanato da Clemente XIV. fosse pubblicato nella
Slesia, e nel ducato di Clevesj a lui soggetti ,
dichiaran-
do non conoscere lui ni migliori preti, ni migliori pro-

fessor i e maestri , che i GESUITI !

Dtgiti^M By €c5c>gle
,

IUALOGO III. 117

Eufrosino
Forse adunque i sovrani di Portogallo, di Spagua,
di Francia , di Napoli ,
di Parma?
Ilario
Appunto quclli. Ma fu in forza delle proprie loro
opinioni ? ovvero fu iu forza della loro pcrsuasione; che
fecero essi a’ gcsuili quella guerra a inorte?
Arcipretb
Questo 6 , cbe dobbiatno esaminare per risponderc
siccouic couviensi ai Signor Gioberti. Clie se vedremo,
cssere stali que’ principl ingannati, o tratli in errore
dall’altrui slcalta e perfidia ,
tutto l’asserto da cotesto
signore si mulera in inenzognero , calunnioso a’ gesuiti,
ingiurioso a’ principi stcssi. —E incomiuciamo dal Por-
togallo ,
donde scoppio dapprima il tenebroso e procel-
loso turbine ,
che ball& e sommerse la nave d’ lgnazio.
— Ditemi: chi regnava allora in Portogallo? chi era il

primo miuistro della corona ?

Eufrosino
Regnava Giuseppe I
;
primo miuistro era il marcbese
di Ponxbal gia conte di Ocyras (C).
Ilario
Qual uomo fosse coteslo Pombal, le storic lo dico-

no : d’una attivita irrequieta , e infaticabile ,


d’ una osti-

nazionc d’anitna iuflessibile ,


d’una superbia vanaglorio-
sa, d’una ambizione piu cbe sovercbia, inviso pereio a
tulta la portoghese arislocrazia.
Arcipretb
Aggiungete, cbe quella per lo appunto era l’epo-
ca ,
nella quale 1’ anUcattolica setta filosofistica tiranneg-
giava largamente le opinioni ,
dava e leglieva dispotica-
uiente la fama ; e scriUori, e ministri, e principi teneano
,

118 DU LOGO HI-

ammirati il guardo volto a Parigi ,


dove splendevano quai
Iuminari i d’ Alembert , i Diderot, i Voltaire, gli Enciclo-

pedisti, e ne mendicavano alcun riverbero della loro


magica luce. II Poinbal ambizioso era di ottenere il loro

suffragio, senza odiare per5 egli stesso i gesuiti, che


quelli odiavano, perchfe li temevano.
Eufrosino
E come incomincid le sue ostilit& contro di loro ?

Arciprete
Togliendo ad essi la religiosa loro Colonia del Pa-

raguay.
Tommaso
Quel popolo del Paraguay era forse uno di que’
popoli, la cui opinione avevano ,
secondo il Signor Gio-
berti ,
i gesuili concitato coutro di sfc, per quelle, cta’ei
narra , si criminose loro esorbitanze ?

Ilario
Oh ! ben tutt’ altro ,
mio caro Tommaso. Quel po-
polo del Paraguay adorava i gesuiti. Or come no? da’
quali area ricevuto, quasi direi , la esistenza , e tulti

que’ beni ,
de’ quali la fama empie le cento sue trombe,
e la memoria ne dura luttora
< e durerd. quanto il mondo lontana >.

Levatosi tutto quanto come un sol uomo prese a difen-


derli , e ne furono sterminati ben quattro mila soldati

delle bande portoghesi mandategli contro.


Arciprbtk
Se , e quanto ne infuriasse il feroce Pombal ,
non 6

uopo , che io vel dica. Giurd di fame vendetta ; ma dif-

fcrilla ,
certo che opportuna occasione gliene offerrebbe
1’ irritamento, che la sua superbia gli aveva acceso con-
tro, di tutta la nobiltA portoghese. Per motivi, che a

BigifeedhpCoaglc
, ,

D1AL0G0 111. 1 19

noi non importa di dovere qui rammentare ,


congiurd
questa contro la vita del re. Capo della congiura il duca
di Aveyra complici la vedova marchesa di Tar ora , il

marchese suo figlio, Girolamo Otayda il conte A' Aton-


gia. \’b nolo, quale pericolo ne corresse il re, e come
ne campasse la vita.

Tommaso
Ma come vi si vollero implicare i gesuiti?

Ilario
Ecco: il gesuita padre Malagrida, (D) vecchio ot-
tuagenario, e dabbene e semplice, era il confessore della
marchesa di Tavora. Dunque ?. . . I gesuiti erano cari a
tulta la portoghesc nobilta. Dunque?. .. Dunque i gesuiti

furono giudicati complici della congiura ,


e sentenziati
partecipi del tentalo regicidio. Nessuna prova se n’eb-
be, non potfe aversene (1), della supposta complicity.
E nondimeno furono sentenziati ribelli , traditori, ag-
gressori del re ! confiscati i loro beni 1 dannati al bando
da tutto il regno! e stipati tutti sovra alcuni vascelli
della marina reale , commessi alia mercfe de’ venli, e di-

retti per alia Italia!

Tohhaso
Che orribile ingiustizia! E la mia povera logica mi
dice: che dunque tutto cib avvenne per l’odio e per
la rabbia della vendetta di quel ministro, non per ani-

mo av verso, che avesse il re a’ gesuiti per quelle enor-


mitb, che loro imputa cotesto Signor Gioberti.
Ilario
La tua povera logica, mio buon Tommaso, meglio
a pezza ti fa vedere e giudicare le cose, che non la

(1) V. Les jesuites di Victor Joly p. 119, ed ivi la tcslim. della


Stor. dello Schoell.
. !

120 DIALOGO 111.

sua sublime dialeltica al Signor Gioberti. Ma tu non hai


agli occhi del tuo iatelletto quelle traveggole, ch’ei si

pone agli occhi del suo.

Eufrosino
Ma ed in Francia?
Arcipretb
In Francia un filosofo ministro (E), cd una onnipo-
lente Fring reale operava quello , che in Porlogallo are-
va operato un prepotenle, e vendicativo ,
e spietato mi-

nistro. — In Francia si leggevano avidamente ,


e ,
coin’d

proprio di quella burlerole e spirilosa nazione,si face-


vano le grosse risate e i piu arguti cpigrammi sulle am-
pollose e gonfie relazioni , colie quali il porloghese Pom-
bal accusava di rcgicidio i gesuiti. E nondimeno in Fran-

cia il ministro Choiseul, il qual pure non dissimulava


punto il suo disprezzo pel portoghese Pombal ,
accinge-
vasi a compiere 1’ opera, cbe in Porlogallo aveva iuco-

minciato il Pombal.
Ilario
Cosl b.
Arcipretb
In quel tempo il trono di san Luigi e del grande
Arrigo era occupato
Ilario
Perdonatemi, Monsignore: dile deturpato...
Arciprbtb
Deturpato da una cortigiana famosa . .

Ilario
— la POMPADOOR. . .

Arciprbtb
la quale tenevasi in mano o , a suo capriccio
reggeva i destini della Franpia , o la pace del mondo !

“Digitized by Google
,

DIALOGO 111. 121

Eufrosino
All!

> quis talia fnndo

Temperet a lacrymis ? »

Abcipristb
Ella era ammiralrice fanatica ,
ed idolatra degli cn-
ciclopedisli ,
e proteltrice larghissinia de’ sediceuli filo-

sofi, e per cio stcsso nulla incliinevole a favorire, ed


eslimare i gesuiti. Ma quella indifferenza di animo non
guari tardo a mutarsi conlro di loro in odio donnesco
e vale a dire iniplacabile.
Tommaso
Come, e perchft awenne questo mulamento?
Abcipretr
Awenne dopo 1’aUentaLo di Damiens. II re non c/a
senza rimorsi pel rolto suo vivere. Campato da quel pe-
riod*, era stata la corLigiana allontanata dalla corte.
Ella altribul quella momeulanea sua disgrazia all’ opera
de’ gesuiti, i quali dirigevauo la coscienza del re. Fer-
mo di vendicarsene : vendetta di feminina! Ma ambiziosa
di ricuperare il suo polere ,
diessi a blandire que’ gesuiti

stessi ,
i quali avea fermo nell’ animo di perdere. Non
vi fu arlilizio , che non usasse. Ma tutti i suoi arlifizii

caddero a vuoto contro alia sacerdotale fermezza de’ pa-


dri Perusseau e Desmarets , i quali con indignazione,
tutte rigettarono le sue offerte. be furono negati i sa-

crameuti , se non troncasse le criminose sue rclazioni

col re ;
relazioni ch’ella scrivendo all’ambasciatore fran-

cese in Roma, perchfe la liberasse finnlmente da’ gesui-


ti, appellava la sua, INNOCENTE AMICIZIA! ! ! Furibonda
pel loro rifiulo, ad altro piu non penso, che a sperpe-
rarli e sterminarli.

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122 D1AL0G0 III.

Eufrosino
Sarebbero mai coteste quelle, che l’ingenuo Signor
Gioberli chiama BRIGHE DI CORTE???
Arciprete
Allora si collego col minislro Choiscul. Ed il filoso-

fo ministro Choiseul ,
gia mal disposto contro i gesuiti,

fece suoi proprii gl’interessi della reale favorita. Diede


principio pertanto alia sacrilega guerra contro gli odiati

religiosi sguinzagliando ed aizzando addosso a loro una


canaglia di vili e vendcrccci scrivacchiatori di libelli,

cbe per tutta la Francia ,


innondandola ,
sparsero contro
di loro le piii inFami calunnie.
Eufrosiro
Vogliamo dire ,
che anco alle fonti di quelli non
isdegnasse di attignere le sue il Signor Gioberti?
Ilario
Io not dirojma non fe improbabile : in tnano al ne-
mico arrabbiato ogni arma fe buona per ferire.

Arciprete
Fatlo questo primo passo, ed appianata la via,or-
din6 il Choiseul ,
cbe fossero esaminati e vagliati i loro
libri, e dalla polvere delle bibliotecbe, sotto la quale
riposavano dimenlicate , fossero dissotterrate le viete dot-
trine del regicidio.

Ilario
Ma quelle veccbie dottrinc d’alcnn di loro non era-
no stale a nome dell’ ordine intero riprovale e condan-
nate dal Preposito generale Acquaviva?
Arciprete
SI certo. Ma cbe vale? se ne fecero estralti,se ne
Pecero commentarii ,
quanti pib se ne seppe. E madama
ebbe l’incarico di porli sotto gli occhi del re. Nb a cio solo

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D1ALOOO 111. 123

si tenne conlento l'astuto ministro, gia immutabilmenle


fermo a roler perdere del tutto i gesuiti. Indetto i Par-
lamenti, giansenisti per la piu parte, ed i filosofi per
la pii parte increduli , di quello , che dovessero fare
nella parte , che loro darebbesi a sostenere in questo
dramtna di cotanta importanza. Tutto era giii provvedu-
to, assecurate le opinioni ,
preparata la catastrofe ,
quan-
do avvenne lo sciaurato affare del Latalette, del quale

abbiamo detto abbastanza. E la cognizione di quello non


fu mica affldata, com’ era ragioneTole e giusto, a’ tri-

bunal! competent! , ma si al Parlamento.


I LARI O

11 che vuol dire al piu dichiarato ed iinplacabile


nemico della Societi. E con cio solo era fatlo evidente,

quale sentenza si pronunzierebbe sulla sua esistenza.


Arciprbtb
Or come no, se a tutti era notorio, di qual genie
ne fosse composta la maggior parte? — E il primo de-
creto , che ne emanb , fu : che si conseguasse un esem-
plare aulentico degli statuti dell’ordine! Lo che era un
trasmutare la causa sul terreno drlle queslioni di princi*
pio ! E chi non sa, quanto i principii de’ gesuiti fossero

diversi dai principii di quelle ereticali sette ,


filosofistica e
giansenistica ? che poteano essi sperarne? che non dovea-
no temerne ? e quegli statuti, con tanto sapere, e con tan-
to vigore di ragioni, difesi dall'intrepido e dottissimo
arcivescoro di Parigi Beaumont in quella Istruzione pa-
storale , che abbiamo rammcnlato, quegli statuti diven-
nero una inesauribile miniera di accuse e di calunnie
contro l’ordine intero!
Euprosino
Ma frattanto il re (poichA a noi imporla di ben
:

124 DIALOGO 111.

rilcvare ,
quanto 1’ opinions del principe fosse contto i

gesuiti irritata per le tante enormita ,


di cui secondo il

Signor Gioberti eransi fatti colpevoli) fraltauto il re a


quale partito si appigliava ?

Akcipbete
11 re vedea con dispiacere cotesta lega congiuratasi
coutro la Coinpagnia , e il turbamento e la cornmozione,
che ne seguiva nel regno. Ma ed egli debole e fiacco
animo avea, e la prepotente cortigiana e lo scaltrko rai-
niatro non gli davano respilto, ed ogni giorno erangli
al Banco ad assediarlo , appresentandogli le funeste con-
seguenze , alle quali esponeva la sacra sua persona quel
volere conservare un online, i! quale professava e auto-
rizzava il regicidiole i Parlamenti vie pib iuferocivano,
a non volere lasciarsi uscire di mano la preda , alia quale
da si lungo tempo agoguavano. 11 re nella dura neces-
sita di dovere o all’uno o aH’altro appigliarsi de’ due
estremi ,
o licenziare i parlamenti , o sopprimere la so-

cieta , si appiglid ad un mezzo provvedimento , che la

fazione congiurata avrebbe renduto al lutto iuefficace.


:
Convoco a Parigi 1 assemble,! di cinquantuno vescovi il

SO novembre 1761., e l’altra generate de’ vescovi e del

clero ,
il 30 dicembre. Ne riporlammo 1’avviso. E co-
nieccbe i gesuiti fossero pieuameute giustilicati ,
il Par-

lamento pronunzio la perentoria sentenza coutro di essi


le opere loro dannale ad essere arse per mano del boia,
i loro beni confiscali ,
essi espulsi da tutto il regno! Cos!
1’ opera della iniquity fu consumata nel 1764.
Edfrosino
Se ,
come afferma il Signor Gioberti, i gesuiti avea-

no colle enormita da lui annovnrate concilato contro di

se le opmioni de’ prtneipt e d^ papoU ;


il re di Francia,

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, ;

DIALOCO III. 125

il popolo frnucese avranno senza dubbio applaudilo a

quella sentenza , avranno festeggiato per quella moric si

meritanientc inflitla loro ?


Ilario
II popolo francese (tranne i prolestonli, ed i filosofi,

i quali ne cantarono it trionfo) ne fu scandolezzato; e

il re ben dichiarb at Parlamento la sua opiuione ,


quando
gli fu recato il decreto di espulsione.
Eufrosino
In qual modo?
Arciprete
» to avrei volulo (disse loro) che I’edilto non fosse
» motivato sotr’ altro , che sul grande fermento, il quale
» nel regno ribolle per la SocictA.... No! io non atno
» cordialmeute i gesuili. Ben dico peio, che 1’ essere

» eglino sempre stati detestati da lutte le eresie ft per


> essi un GRANDE e LUMKOSO TRIONFO. - Se per la

» pace del regno io li licenzio a MIO MALGIIADO non


» voglio perb che si creda, che io abbia aderito a tutto

» cib , che i Partamcnti han fatto contra di essi *.

Ilario
Non fe egli chiaro per queste parole, che dunque
la opinione di queslo priupipe non era per nulla affallo

contraria a’ gesuili?. .. Che riguardava quale loro trionfo

1’ essere sempre stati avuli in odio a lutte le eresie?...


Che non aderiva per nulla a quanto i i’arlanienti aveano
fatto contro di loro? e che a suo malgrado li licenziava,

e pel solo motivo della pace c della quiete del regno?


Arcipretb
Che volele di pih ? Nello stesso trionfo , che ne ine-
narono i giansenisti ed i filosofi, i filosofi Voltaire e La-

lande ben altro ne pensavano. E quegli ridendo e deri-


; ,

12C DIALOG!) III.

dendo, secondo suo vczzo, diceva, che iu tutto quel H


grande fracasso non altro sapea vedere , CUE BASSE e
MESCHINE PASSIONJ. E quesli nel Bulletin de V Europe
lamentava cosl: » II genere umano ha perdulo per sem-
* pre questa preziosa ed ammirabile sociela di 20,000
> uomini, occupati senza posa, e senza intcresse nella
a islruzione della giovenlu, nella predicazione, nolle mis-
> sioni, nolle couciiiazioni ,
nell’assistenza a' moribondi
> in tutte insomma le funzioni le piu care e le piu utili
a alia umanitd 1 ... a

Tommaso
Ditcmi: questo Lalande, che cosl parla de’ gesuili,
era forge gesuita?
Arciphete
Mi fai ridere. Era filosofo, ed....! e proseguiva :

a Tra le calunnie le piU assurde, che la rabbia de’ pro-


a testanti andava esalando contro di loro, osservai, che
a il Chalotais •... ( uno dei piu ardenti nel Parlameuto
alia dislruzione de’ gesuiti) a spingeva la 1GNORANZA
a e i'acciecamento sino a dire, che la societa non area
a mai dato malematici! lo componeva allora le mie ta-
• vole astronomiche ; ed opponendovi un articolo su’ ge-
a suiti astronomi, si me ne crebbe il numero, che ne
a rimasi attonito. Veuulami poi 1’occasione di vedere a
a Saintes il Chalotait, non potei non rimproverargli la
a sua ingiustizia ed egli dovette pur convenirne a.

Tommaso
Permettetemi, Signori, una domanda ancora. Quella
madama di di.... iusomma la innocente arnica del
re, ebbe almeno alcuu premio della santa sua opera?
Ilario
Oh! peusa! Si certo : Ira lei, e ’I suo fralelio niar-

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! , , ,

DIAL0G0 HI. 127

chese di Marigny, un regaluccio di un milione e quat-


trocencinquantasei mila lire francesi ! ! ! siccome apparve
da’ regigtri segreti pubblicati nella occasione del proces-
80 di Luigi XVI (1).

Arciprbte
Che se bramate ancora sapere ,
che cosa ne pen-
sasse e ne dicesse il famoso d’ Alembert, ben io vel dird:

» E la F1L0S0FIA, dicea e ,
la filosofia che per la bocca
» de’ magistrati ha pronunzialo il decreto contro de’ ge-
» suiti; il GIANSENISMO noil n’h slato, che il relatore.

» Aggiungiamo perb (poiche b forza essere giusli) nestu-

i na Societb religiosa senza eccezione ,


nessuna puo van-
> tarsi di averdatoun si gran nuinero d’uomini celebri
» nelle scienze e nelle lettere. I gesuiti si sono esercitati

» con pieno riuscinienlo in tulti i generi ;


eloquenza
> storia ,
archeologia ,
geomelria ,
profonda e amena let-

» teratura: non v’ ha classe di scrittori , nella quale ella


> non noveri UOMINI DEL P10 ALTO R1ERIT0 A
» tutli cotesti merili di accrescere la loro considerazione
» e il loro credito, uno ne aggiunsero essi, uno altresl

* non meno e (fie ace : la regolarila della loro condotta, e

» de’ loro cotlumi. Qualunque cosa ne abbia a loro di-

> scredito pubblicato la CALUNN1A , ei vuolsi aggiunge-


> re, che nessun ordine religioso diede mai men di pre-
» sa a questo riguardo ».

T0MMAS0
Quanto diverso dal rilratto, che fa de’ gesuiti il

Signor Gioberti , b il ritratto che ne fa questo Signor


d’ Alembert
Arcipretk
Lo vedi ancor tu , mio buon Tommaso ,
colla povera
(I) V. Victor Joly I. c. pag. 130.
!

128 DIAL0G0 III.

lua logica naturale. Ma it d’Alembert ritraeva i gesuiti,

quali veramente erano; ed il Signor Gioberti li ritrae,

quali glieli finge la perturbata sua immaginazione. Que-


gli sebben filosofo e iocredulo, avea coscienza del vero,
e loro rendeva il debito omaggio; quesli con tutta la

coscienza del vero lasciasi dalla passione disgradare sino


a sacriiegamente oltraggiare colla bassezza e colla villa

della calnnnia la sublimity della sua stessa dialetlica!


Eofrosino
Proseguiamo, monsignore ,
se vi piace,i!giro della

Europa; e dalla Russia, dalla Prussia ,


dal Portogallo,

dalla Francia ,
passiamo alia Spagna; e come abbiamo
esamiuato le opinioni de’ popoli e de’ principi di que'

regni ,
consideriarao la opinione ancora del popolo isparw
c del suo principe.
Ilario
La Spagna dovea rappresentare il terzo alio della
Tragicommedia gesuilica. 11 Portogallo ne avea sostenuto
il primo , lutto orrido e sanguinoso ; la Francia il secondo
lulto infame e scandaloso-, toccava il terzo alia Spagna,

parte buffonesco, e parte atroce.


Arcipretb
Rcgnava in Ispagna Carlo HI, saggio e dabbene mo-
narca, e degno di lode per molli migliorainenli intro-
dotli nell’ amministrazione della cosa pnbblica. Ma per
isventura sua cd allrui era governato egli stesso da un
eapriccioso ministro ,
il cui spirito irrequieto e fantastico

non meditava, non progeltava che novitJ e riforme; ri-

forme nelle leggi , riforme ne’ costumi nazionali ,


rifor-

me negli eserciti di terra, riforme nelle armate di mare,

riforme sino ne’ CAPPELLI ,


e ne’ MANTELLI

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,

mi logo ill. 129

TOMMASO
Oh! lie' cappelli e ne’ manlelli P . . . era egli inven-
tore e legislator di mode?...
Arcipbbte
Si bene, ne’ cappelli e ne’ mantelli. — Tale era
Squillace quel ministro, che io diceva. Ora ascolta, e
ridi. 11 popolo spagnuolo usava in quel tempo portare
certi cappelli a larghe falde. Ragionevole era quella u-
sanza, per difendere il volto da’raggi ardenti del sole
di Castiglia: cliiarnavanli sombreros. Or vedi capriccio di
di quello Squillace. S’ incapo a volere , che que’ nazio-
nali sombreros fossero proscritti, e ad essi sostituiti i

grotleschi cappelli ,
che di quel tempo si usavano in

Francia. Ne contento di far la guerra a’ cappelli , voile

farla anco agli ampli mantelli, che davano agli spagnuo-


li non so quale appariscenza di nobile gravity, ordinan-
do , che si disusassero. Piu non vi voile ,
perchh il po-
polo rompesse ad aperta ribellione , la quale sordamen-
te formatasi , e consideratamente maturata , final mente

scoppio. II popolo faribondo corse alia casa del minislro,

assaltolla, e tutla la disfece dal colmo al fondo ;


massa-
cro le guardie valloxe ; e indirizzossi al palazzo del re.

Invano il re da un balcone tenth di atlutire quella furia

della sfrenala moltitudiae. Spaventato dovette rifuggirsi,


in Aranjuez; e di cola mandb il decreto, pel quale era
deposto dal miuistero il malaccorlo ed imbecille Squillace.
Tomhaso
Ala in tutto questo com'entrano i gesuiti?
ARC1PRETB
1 gesuiti v’entrarono per bene; e loro ne venne
male. Molta era la venerazione ,
che il popolo spagnuo-
lo avea per essi , c grande 1’ autorita ,
di cui essi godevano
9 .

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, ) ,

130 D1ALOGO 111.

sul popolo. In quel si fiero trambusto , mossi da carila


credetlcro dovere porsi di mezzo , e senza grand i sforzi

riuscl loro di acchetarlo , ridurlo alia ubbidienza , e ren-


dere la calma alia capitate.

Tommaso
Opera santa mi sembra che facessero ,
la quale do-
vea loro riuscire a merito.
Ilario
E invece riuscl loro a ruina , e ne affretto la cadu-
ta. — Alio Squillace succedette nel ministero il conte di
Aranda. Coteslo conte d’Aranda era uno degli addetli, i

piu addentro ne’ tenebrosi misteri della enciclopedistica


e volteriana filosofia. Ebbro, (mi varro dclle parole
del protestante Schoell * ebbro del fumo delle lodi ,
e
> delle adulazioni, con cui lo turificavano i filosofi fran-
» cesi,non allro piu egli bramava , che la gloria di es-

> sere annoverato tra’ piu fainosi nemici della religione a .

Dovea dunque odiare ,


e odiava a morte i gesuiti, si for-

ti e zelanti professori , confessori , difensori , e martiri

di quella. Adunque per giungere ad atterrarli del tutlo,

trovb ,
e rappresento sospetta ,
e pericolosa alio slato la

popolare ,
della quale godevano, venerazione e dcvozio-
ne universale , della quale cotanto luminosa diuiostrazio-
ne erasi data in quella sciaurata insurrezione per causa
de’ sombreros e de’ mantelii. E tanto 6eppe aggirare il

dabbene monarca , che riuscl a persuaderlo ,


eglino es-
serne stali i fomentatori e gli eccitatori , e si spaveutar-
lo dandogli a pensare ,
quanto pericolosi potessero ad-
divenire alia sicurezza ed alia tranquillita dello Stato,

cotesti uomini , i quali si grande aveano forza e potere


ad eccitare ed a calmare a loro piacimento gli empiti
ed i furori della mollitudine. II re nondimeuo sembrava

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, ! ,

DIALOGO III. 131

rimanersi incerlo e sospeso, nil mostravasi al lutto ri-

soiulo ad assecondare e favorire i perversi disegni del


ministro. Che fece aliora qucsti per giungere al suo li-

ne ?'Fabbrico , o fece fabbricare nna leltera in norae (Fl

del padre Ificci aliora preposito generale dell’ordine,


(intercelta diceva), e posela tra le mani del re, nella
quale faceasi dire a questo religioso , aver potato racco-
gliere tali, e tanli documenti , da provare , t he Carlo III
era figlio... lo diro io?. .. di adulterio! !

Tommaso
Oh perfidia veramente infernate e diabolica 1

Iiario
Ne fu il re oltre ogni dire indegnato. Ed aliora alia

rabbia del ministro Aranda abbandono i calunniati cd

innocenti religiosi, come Luigi XV areali abbandonati in

Francia alia tnercfe del Clioiteul e de’ giansenistici par-


laraenti.

Tommaso
Sono impazienle di sapere, come andasse a finire
questa tragedia.
ARCIFRKTB
Io far& paga la tna curiosila. Per ottenere il propo-
stosi fine di sperperarli dalla Spagna ,
vide 1’ Aranda
videro i euoi satelliti , essere uecessario lo addormentar-
li; e con arti peggio che macchiavelliche li addormen-
tarono di fatto profondamente. Presero a carezzarli pih
che giammai; maliziosamente con atti e parole- fecero
ogni opera a persuaderli ,
ehe si avevano in pregio ed
in istima;e non rifinarano di protestar loro lapiuviva,
la piii cordiale riconoscenza per avere con tanta gene-
rosita di animo ,
e con tanta efficacia di zelo e di paro-
le impedito gl’ incalcolabili mali e disastri che di quel
,
, , , !

132 DIAL0G0 111.

subito e fortunoso movimento sarcbbcro risultati , non


che alia sola capitale ,
del regno , al regno iutero. E frat-
tanto Ira le lenebre della notle , e sotto il piu alto e

misterioso segrelo formavasi e si compieva il loro pro-


cesso! Il fiscale di Castiglia don Ruiz di Campomanes ar-

ringfe ferocemente contro di loro accusandoli (lo diro


colie parole del protestante filosofo e storico insigne Gio-

vanni de Muller) > accusandoli della loro umiltii delle


» limosine che profondevano, delle cure, che si davauo
> al soccorso degli ammalali e de’ prigionieri ,
come se
> di questi mezzi si valcssero per sedurre il popolo e
> guadagnarlo agl’interessi della loro ainbizione » (1).

Compiuto 1’ infame processo, fu decretata, sensa pure


ascoltarli nfe concedere loro le difese,la loro espulsio-
ne. E a Roma si mando un semplice corriere ,
senz’al-
tra formalita ,
per annunziarla cotesta espulsione sicco-
me un fatto di gii compiuto!

Tommaso
E la loro espulsione in qual modo avveuue P
Arciprbte
Nel modo, (lo diro ancora. colle parole dello stesso
gravissimo storico) net modo il pib disumano e brutale.

Tutti ,
in una sola uolte , senza riguardo nessuno life ad
eta ,
ufe ad infermka ,
tulti furono imbarcati alia rinfusa

e slipati sulle navi gia pronte alia vela! la ilotla lento


invauo di approdare a Genova, a Livorno, ad altri mi-
nori porti del littorale italiano ; respiuta dappertulto
— Solo dopo sei mesi di penosa navigazione ,
potfe Car-

lo III. ottenere dal Choiseul,che gl’infelici esuli potes-

sero essere gettati suite spiagge della Corsica, dopo ave-


re soiferto ogni genere di palimenli e di supptizii!!

(I) V. Gio. dc Muller, Uisloir. univcrs.

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,

UlALOCiO III. 133

EllPROSINO
Rimaneva' solo, che al compimcnto delle antiche c

recenli loro soffercnze accumulasse oggi sul loro capo


il Signor Gioberti auco il tnarlirio delle sue calunuie e
delle sue contumelie.
Ilario
Non dunque ,
signor Abate chiarissimo , non le OPI-
NlONl DE’ POPOLI E DE’ PRINC1PI , come voi inverecon-

damenie mentite, concitalesi conlro da’ gesuili per tutti


que’capilali delitti, che voi impulale loro, cagionarono
a’ gesuiti la loro condannagione e la loro dispersione
dal Portogallo, dalla Francia , dalla Spagna, c finalmen-
te la morte, che voi dite mcritata da loro, ma la rab-
bia de’ giansenisli ,
1’ odio de’ filosofi , la perfidia de’ nuo-
vi Seiani ,
la impotenle vendetta di invereconde e pre-
potenti cortigiane ,
e la imprevidenza , e F acciecamenlo
di que’sovrani, i quali non seppcro conoscere , come
aggirati dalla perfida cougiura di quegli ipocriti e senza
fede, ordita sino d’allora a rovesciarli da’ loro troni,
dcssero essi medesimi la mano ad iscrollarne e scalzarue

le fondamenla.
Arcipretb
E dite lo slesso de’ minori slati di Napoli ,
di Par-

ma, di Malta. Se non che di Malta non posso non ram-


nientare quel che il Vertot mandb aliamemoria de’ po-
steri nella sua Storia (1) di quell’ordine Cavalleresco.
» Nel carnevale alcuni giovani cavalieri, usciti appena
> di paggeria, ebbero il ragazzesco capriccio di masche-
> rarsi da gesuili. Questi ne portarono le loro giuste do-
» glianze al gran maestro ,
Lascaris il quale ne fece
> arrestare alcuni. I loro compagni corsero alia prigione,

(1) Vertot. Hist, de I’Ordr. de Malt. T. V. pag. 161.


134 nULoco ><i.

» e sfondatene le porte , li
posero in liberta. Unitisi quin-

» di tutti insieme e fuorsennati assaltarolio il Collegio,

> lo invasero ,
e quanto v’era di masserizie, di libri ,
di

» suppelletlile , di letti gettarono dalle finest re, e costrin-

» sero il gran maestro ad ordinare che via dall’isola fos-

> sero trasportati cotesti, come chiainavauli, importuni


> censori ». I minori Borboni, che reggevano Napoli e

Parma dovettero seguire l’impulso, che loro veniva dai


Borboni maggiori. E voi rammentate la lettera di Cle-
mente XIII. a Maria Teresa imperatrice d’ Austria , la

quale fu 1’ ultima ad assecondare con dolore (i) il mo-


vimento generale delie altre corti. — E torna sempre
la stessa conclusione : che no non perirono i gesuiti del

secolo XVIII per avere concitato contro di si le opinio-


ni de’ principi e de’ popoli con quelle colpevoli esorbi-
tanze , di cui li aggrava calunniandoli il Signor Giober-
li ; ne furono , com’ egli pur dice ,
meritamente morti.
Furouo sacrihcati per la pace della Chiesa ,
per la con-
servazione della cattolica uuita (G). Que’ principi stessi,

i quali con si lacrimevole riolenza ne vollero jl sacrifi-

zio, queglino stessi, disingannati poi dell’errore , nel

quale per l’altrui perfidia erano stati strascinali


,
quegli-

no stessi con unanime concordia di sentimenti ne sup-


plicarono alia Santa Sede il risorgimento ;
e la Santa

(I) Maris Terrsa (narra I' 11 tnrion , St. Univ. delta Chiesa, L. 94)

„ Maria Terrsa non cedette , se non alia piii efflcace insistenza della

,, regina di Napoli sua flglia; la quale incalzavala nelle sue lettere con

,, totti i possibili argomenti o da lei immaginkti , 6 da altri a lei sug-

„ geriti, siccome essa medesima afTermi) a molti ,


qtiando il re Ferdi-

,, oando nel 1804 richiamO i gesuiti, aggiungendo di volere per tale

>t confessione riinra're il male da ena folio ccmtribuendo alia loro sop-

„ pressione. — Era quindi Maria Teresa spinta e dalle persone a lei

„ care, e dall'autoriU de 1
teologi ,
i quali la circopdavano „.

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DULOGO HI- 135

Sede, dallo Spirilo Santo illuminata , dalla momentanea


morte risuscitolli a nuova vita ,
e tali risuscitolli ,
quali
erano nel secolo dicioltesimo, quali sempre erano sta-

ll, non degeneri punto da’que’ primi discepoli d’lgna-


zio , cbe colie loro virtudi aveansi conciliato la stima,
e I’ aramirazione universale. Alle calunnie ,
colle quali il

Signor Gioberti diffama que’ gesuili appunto del secolo


dicioltesimo conlrapporremo tali testimonianze, che lo
stesso calunniatore dovri, se ha coscienxa del vero, ver-
gognar di so stesso, e confessare il suo errore.

FINE DEL DIALOGO III.

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DIALOGO IV f

L’arciprstr ,
Ilario, Eufrosino ,
Tomhaso.

Tommaso

Son qui it Signor doltore, ed Eufrosino.


Arcipretb
Entrino. — Miei Signori ,
siate i ben venuti. lo vi

attendeva bramosamentc , bramoso io stesso di venire

alia conclusione di quanto abbiam detto, e diremo an-


cora su cotesti prolegomeni del Signor Gioberti ; i quali
formano tulta la processnra da lui inlentala a carico de’
gesuiti del diciotteaimo secolo, e di queslo nostro di-
ciannovesirao.
Ilario
E qual processura! Dio buono ,
qual processnra!
life tanto ingiuste , nfe tanto calunniose , nfe tanto desti-
tute di prove non furono quelle neppure,che a carico
della compagnia fabbricarono in Portogallo ,
in Spagna,
: ,

138 DIALOGO IT.

in Francia i Pombal, gli Aranda i Choiseul, le Pompa-


dour , i parlamenti giansenistici, e le tenebrose conven-
ticole de’ filosofi nemici a Cristo ed alia sua Chiesa!

Eufrosino
Io ho volulo di ricapo rileggere questa notte cote-
sto sciaurato, libro no, raa libello infamatorio. E non
so esprimervi, qual piii mi abbia ridestato, o sdegno,
o sprezzo , o compassione verso il suo autore. E non ho
potuto non esclamare : ecco a che porta un irragionevole
perlurbamento d’animo, per qual che sia motivo con-
citato, anco gli uomini per altezza d’intelletto, e per
profondita di sapere (quale innegabilmente h il Signor
Gioberti) i pi it ragguardevoli e riputaii ! !•.

Ilario
Bene pertanto il poeta filosofo (I) ammoniva il no-
bile giovane Massimo Lollio
» Qui non moderabitur irae
Infectum volet esse , dolor quod suaserit et mens,
Durn poenas odio per vim festinat inulto.

IRA FUROR BREVIS EST... Animum rege ,


qui nisi pare!,
Imperat ; hmc fraenis , hunc tu oompesce catena.
Tommaso
Oh povero me! non bo capito un acca di colesto

linguaggio, il quale non so, dove si parli!

Ilario
Parlavasi in Italia, quando Italia era Italia. Gl’ita-

liani d’oggi amano meglio di parlare il francese, Pin-


glese , o che so io , e si tengono gran bacalari ,
se giun-

gano a infranciosare , o ingleseggiare anco il moderno


bellissimo loro idioma! Ma Eufrosino te ne dara la tra-
duzione, da esso falls in versi italiani.

(I) Hor. Epiitolar. L. I. epist. II. v. 59- stg.


)

D1AL060 IT. 139

Eufbosino
Come a voi piace t

• Chi non sa frenar I’ira,


Vorrla non fatlo avere il falto ,
a cui

La passion lo trasse e il reo pensiere


Impazicnte di vendetta. — L’ IRA
E’ UNA MANIA, che passa, e pur mania!
Reggi il cieco appetito, o a te tiranno
Si fa ; to il fren gli stringi e la catena.

Tommaso
E chi sa , se il Signor Gioberti , rientrato in s£ non ,

voglia anch’esso al presente non avere scritto quello


che scritto ha ,
nel perlurbamento della sua ragione?
Arcipretb
Piaccia a Dio ! ed io gliel prego , perchfe ripari alio

scandalo, che ha dato, con tanto dolore de’buoni, e


di tutti quelli, che lo stimano, e onorano i suoi talen-

ti ! — Intanto ,
Eufrosino leggele a facce CIII e seguenti
il verboso sunto della verbosissima processura ,
che tut-

to empie il suo libro de’ prolegomeni. Tutto io l’ho ri-

portalo nel raio discorso. Ma necessario e riporlarlo an-


cora per le nostre Conclusioni.
Eufrosino (
legge

> 11 Chiaramonti si propose di risuscitare non gia i

» gesuiti del secolo dicioltesimo, che colle loro esorbi-


> tanti ricchezze, col traffico secolare, col rilassamento

• delle dottrine, colle dispute inulili, colle brighe di


> corte , colle vessazioni religiose ,
co’ clandestini maneg-
s gi avevano eccitato contro di sb le opinioni de’ prin-

> cipi, e de’popoli, ed erano MERITAMENTE MORTI,


> ma si bene que’ primi discepoli d’ Ignazio ,
che con
> virtu straordinarie , avevano acqnistato l’amore e l’am-
» mirazione universale >.

\
, ,

110 DIALOGO IV.

Arciprete
A questa ,
per lo ineno insensata ,
accusa abbiamo
gia risposto. Ma non posso non aggiungere un’ altra ri-

sposta ancora. So il Chiaramonti nel ripristinare la Com-


pagnia avesse conosciuto , che i gesuiti del secolo diciot-

tesimo tanto fossero degenerali da que’ primi discepoli


d’lgnazio; non avrebbe nell’alta sua sapienza lascialo
di richiamarli , merce una talutevole riforma a’ loro prin-

cipii, ed alia primiera osservanza del santo loro istituto


ed allc virtu di que’ primi discepoli d’lgnazio. Ma nella
bolla non una parola,non un cenno vi ha ( e la ripro-
durremo) di riforma. Dunque risuscitolli ,
quali erano,
e non li riconobbe per nulla affalto degeneri e disformi
da que’ primi.
Ilario
A queslo innegabile argomento che puote egli ri-

spondere il Signor Gioberti?


Eofrosiho
Che ne cale a luiP — Prosegue intrepido : » Ora
» sono trent’anni ,
che l’ordine famoso rinacque, e cia-

» scuno pud richiedere , se i nobili voti di Pio sieno stati


» adempiuti? Se la civile ed ecclesiastica comunanza abbia
» in effetto ricevufo da’ reduci que’ frutti, che si promet-
» teva? se i gesuiti presenti rendano immagine di que’

> primi apostoli ,


cbe seminarono la fede nell’Asia ,
nel-

» 1’ Africa, nelle due Americhe? ovvero se molli di loro


» non somiglino a coloro, che co’ raggiri, colie ambizioni,
» colic liti leologiche ,
colle impure dottrine contribuirono
* a indebolirla , a screditarla , a spegnerla in molle parti
> d’Europa 7 se il bene, che fanno alcuni buoni gesuiti

> ( sarebbe ingiustizia il negarlo ) non sia contrappesalo


> anzi di gran lunga sorpassalo dal male ,
che si opera

Dicj i. e#tjyGoOgle
. ) .

lllALOOO IV. 141

» da allri, in quanto che l’uno nasee da particolari,

» l’altro procede dagl’ in/lusti e dalla azionc simuUanea


» del corpo intero? (H).

AnCIPRETE
A questo bo gid bastevolmente risposto nel mio di-

scorso , e con tali testimonialize , che a cbiunque non


ha spenlo il lume del discorso tutta appalesano la ne-
rezza e l’assurdita della giobertiana calunnia.
Eufrosino ( leggendo
» E discorrendo a cose piu speciali,si pud domau-
> dare : se la Cotnpagnia contribuisce a reudere la fede
* cristiana piu persuasiva ?. .

Arciprbte
Se piii persuasiva si rende la fede cristiana colla

dichiarazioue de’ suoi augusti doinmi e misleri , e colie

praliche della cristiana piela ; uol fanno i gesuili?. .. Or


via , lo nieghi , se il pud.
Eufrosino ( come sopra )
a fare, cbe la morale evangelica sia piu
l-everenda, ed ainabile »?. .. >

Ilario
E cid non fanno coll'aasidua predicazione , colie
apostoliche loro missioni ,
colle esortazioui nelle tanle

congregazioni devote di nobili ,


di artieri ,
di giovani ,
di

donue , cbe dirigono, cogli spiritual esercizii, co’ soc-


corsi e colle consolazioni, cbe recano a’ prigiouieri, a’

condannali, agl'infermi, a’ moribondi?


Eufrosino (come sopra)
ad accrescere la reverenza de’ fedeli ver-
» so la Santa Sede? a conciliarle la devozione e 1’affet-

• to degli erranti? a vincere le preoccupazioni iuvec-


» cbiale , che oslano a questi salulevoli cfFetli » ?. .
, , ' ,

142 DU LOGO IV.

Aacipretb
Che li voglia inlendere egli sotto il velame di queste
sonore e strane parole, lo sa egli stesso ?. . . Non predi-

cano i gesuiti , essere la Santa Sede la Sede apostolica?


la prima nella episcopate gerarchiaP infallibili infatto di

domma le sue decisioniP il Sommo Ponteftce essere il

snccessore di Piero, il vicario di Cristo in terra ? E cio

non 6 conciliarle la reverenza e l’ affetto de’ fedeli? E

come altramente da quel che fanno potrebbero conci-


liarle la devozione e 1’ affetto degli erranti, se non po-
nendo ogni studio ,
e facendo ogni opera a moslrar loro
i loro errori, e ritrarneli ? la sola chiesa catlolica essere
la vera ? suo capo e pastor sommo il poutefice ? fuori

di lei non essere salute ? le altre tutte o scismaliche es-

sere od eretiche, cbiese non gill, ma sette? e cio inse-


gnaudo, siccome fanno ,
non & un’affaticarsi a vincere le

preoccupazioni invccchiate ?
Eofrosino (come sopra)
»ad assolidare i legitlimi diritti de’principi?

> a soddisfare a’desiderii ragionevoli e discreti ed alle

> brame moderate delle nazioniP a fomentare la quiele


• e la feliciU di tutti >P. ..

IURIOl
Reverendissimo Padre Giovanni Roothaan, Preposito
Generate della Compagnia! Eat rate bene nel pensiere
del chiarissimo Signor Gioberti. instituite oggimai ne’ vo-
stri collegii, instituite cattedre di political ordinatevi
commessarie e commessarii ,
che ricevano , o vadano
per la terra raccogliendo, i desiderii ragionevoli e di-
screti, e le brame moderate delle nazioni, e ne formino
carte, e codici, e cosliluzioni, che fomentino la quiele

e la (elicit it di tutti! e queste cosliluzioni e quesli codici,

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, ,

DIALOGO IT. 143

e queste carte insegnino e dichiarino dalle cattedre, e


prediehino da’ pulpit! , non quelle viete cantafavole , che
ogni podesta e da Dio (1).... che chi le resiste, resi-
ste a Dio (2) . . . . che le si deve soggezione ,
qual ch’ella
sia o monarchica , o colleltizia (3) ! ! ! Allora forse il Si-

gnor Gioberli vi garrira, che volete co’ vostri maneggi


e co’ vostri raggiri ingerirvi in cose politiche , in bri-

ghe di carte, e che so io? Ma che importa? avrete ax-


solidato i diritti dc’ principi ! avrete soddisfatto a’ deside-

rii ragionevoli e discreti, ed alle brame moderate delle

nazioni!! avrete fomentato la quiete e la felicit d di tut-


ti!!! Che volete, che potete sperarvi od ottenere di me-
glio o di pill???.... Cosl la vostra Couipaguia per voi
tornata a’ suoi principii, richiamata alia osservanza del
suo instituto, beneraerita della societii ,
renderd di nuovo
immagine di quel ch’ella era, quando que’ primi figti

del vostro gran padre aveansi colle loro virtudi atlirato

l’ ammirazione universale ! ! !

Eufrosino ( come sopra)


t Imperciocche , se per avventura , non che
> partorire in tutlo o in parte tali vantaggi , 1’ opera de’
» gesuiti sortisse l’effetto contrario,se rinnovasse lo spi-

a rito della irreligione, se attizzasse i furori della em-


a piela , se alienasse i popoli ortodossi dalla sede apo-
a stolica , se rendesse piu difficile il ritorno degli crranti
a al seno materno di essa , se inimicasse i popoli ai go-
a verni legiltimi, inasperasse i governi verso de’ popoli,
a se predicando il dispotismo favoreggiasse la diffusione

a di quelle dottrine licenziose ,


che oslano alia soda e
a durevole liberty degli stati non meno, che al potere
a di chi li governa, se invece di unire gli spiriti e i

(1) ROM XIII. I (2) Ibid 2. &) I. Petr. II. 13..


. , ,

144 PIALOGO IV.

» cuori co’ dolci vincoli della pace, semityisse il disor-

> dine,tanto che l’entrare dc’ gesuili in un paese Fosse

> quasi sempre foriero di coutenzioni , di raucori ,


di

> tumulti , e di guerre ; se la morale rilassata , le alter-

> cazioni iuutili e nocive, la cupidity de’ redilaggi, le

* trauie coulro gli avversari, l’odio delle ragionevoli ri-

• forme, 1’adulazione de’potenti, e tutto quel corredo


* di grettezze, di frodi, di tristezze, cbe 6 inseparable
> dall’ uso di tali spedienli ,
toruassero in campo ; e se
• inline non solo questi disordini ed abusi si rinnovas-
» sero ; ma coloro, che ne sono aulori, vi si mostrasse-
> ro dentro ostinati ,
e disprezzassero gli avvisi che loro

» si porgono, non dird gia da questo a quello individuo,

> ma dal grido e dall a sdegno universale ; converrebbe


» confess.') re , che le speranze di Pio furouo deluse , cbe
> la Compagnia e al lutto incorreggibile rinnovando le

» anliche colpe in cambio di fade dimenticare ,


e mo-
lt strandosi indocile alia Provvidenza , cbe col batlerla e

» sperperarla la invitava ad ammenda >!!!

I LA RIO
V’/io un’arte al mentire diceva lo Scaligero. E chi
non conosce quest’ arte , furiaudo trascorre sino alia esa-

gerazione la pih eccessiva ed odiosa ,


e tutti dimenti-

cando e calpestando i doveri ed i riguardi di lealta, di

giustizia , di urbanitb , di religione , di natural carita


toglie a se stesso ogni ragione, ogni diritto di fede, e
non che discreditare ed infamare , come vorrebbe , l iui-

mico ; discredita ed infama se stesso !


— E quale coscien-
za ?. .
.
quale ?. .

Arcipretb
Fienate la giusta iudignazione, signor dottore, e
coslringiamolo a porre iu giusta forma la sua ipotelica

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MALOGO IV. 14 j

argomenlazione : » Se per avventura, cgli dice, 1’ opera


i de’ gesuili sortisse I’effeUo contrario »... (con quel

lungo e vile codazzo di altri selle, od olio, o nove ,


o
dieci SE); » converrebbe confessare, che le speranze
» di Pio furono deluge >. . . eccetera, eccelera. CONCEDO,
io diro scolasticamente , CONCEDO MAJOREM. E perchc
l’argomenlazioue non zoppichi ,
Voi ,
Eufrosino ,
forma-
tene la minore , che il Sig. Gioberti si sludia di avvilup-

pare nel conseguenle ,


perchfe chi Iegge meno ne senta
la mostruosa orridezza.
Eofrosmo
La miuore, se non m’inganno, sarebbe questa;
» ma cosl b, che l’opera de’ gesuili sorlisce l’cffclto con-
a trario, rinnova lo spirilo della irreligionc (!) , attizza

a i furori della empiel& (!!), aliena i popoli orlodossi


» dalla Sede Apostolica (!!!) , rende piu difficile il rilorno
a degli erranti al sen materno di essa (!!!!), inimica i

a popoli ai govern! legittimi (!!!!!) , inaspera i governi vcr-


a so de’ popoli (!!!!!!), predicando il dispotisnio favoreg-
a gia la diifusione di quelle dottrine licenziose , che osla-
a no alia soda e durevole liberta degli Stali non meno
a che al polere di chi li governa (!!!!!!!) , ed invece di
a unire gli spiriti ed i cuori co’ dolci vincoli della pace ,

a semina il disordine, tanto che l’enlrare de’ gesuili in


a un paese b quasi sempre foriero di contenzioni, di
> rancori, di tumult! c di guerre (!!!!!!!!) , e la morale ri-
a lassata,Ie allercazioni iuutili e nocive,!a cupiditA de’
a reditaggi, le trame contro gli avvCrsari, l’odio delle

> ragionevoli riforme ,


l’adulazione de’potenti, e lutto
a quel corredo di grettezze ,
di frodi ,
di tristezze , che
» d inseparable dall’uso di tali spedienti, tornano in
a campo (!!!!!!!!!), c quesli inline disordini ed abusi non
io

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,

146 DU LOGO IV.

i solo si rinuovano, ma coloro ,


che ne sono autori ,
vi si

> mostrano dentro ostinati , e disprezzano gli avvisi,che

> loro si porgono, non dico gia da questo o qucllo in-

> dividuo , ma dal grido e dallo sdegno universale (!!!!!!!!!!)..

Ilario
NEGO, Chiariss. Sig. Gioberti, NEGO M1N0REM in

tulla la sua interezza, ed in ciascuno de’ suoi membri, de’

suoi incisi, delle sue parole. Voi siete,e forza ripetervelo,


l’accusalore della Compagnia ! A voi sta dare le pruove

di fatlo! A voi produrre i testimoni! A voi i documenti


st o lie i ,
giacchfc avete I’ incredibile coraggio di accenua-

re alia Storia del gesuitismo risorto. Pruove , Chiarissimo

Signore! ripeto, PROOVE ! FATTI! DOCUMENT!! non


CHIACCH1ERE! non SIBILI! non URLA non LATRAMEN- !

TI! Osiamo sfldarvi. Se non io fate, vi ripetiamo il ben


da Voi meritato: MENTIRIS 1MPUDENT1SSIME.
Arciphbte
E poiche egli tulto assale 1’ ordine gesuitico ; le sue

prove sieno tali, che tutto colpiscano l’ordine, siccome reo


delle eolpe, delle quali lo aggrava. E sentenza di Iui (e

ne abbiamo recitato le parole), che « il bene, che /anno


» alcuni buoni gesuiti , i contrappesato , anzi di gran lunga
» sorpassato dal male, che si opera da altri , in quanto

» che I’uno nasce da’ particolari , l’ altro precede dagV IX-


» FLUSSI c DALE’ AZIONE SIMULTANEA DEL CORPO
» INTERO ».

Eofbosino
Frattanto egli Conchiude la sua ipotetica argomenta-
zione con queste patetiche parole : « Ora tale e pur-

» troppo ( e notate 1’ iugenuo candore di quel pateti-

> co e affettuoso PUR TROPPO I


) la dolorosa conclusio-
> ne, alia quale la Storia del gesuitismo risorto e quclla

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? ,

DU LOGO IV. 147

» in ispecie degli ultimi anni, ha condotlo molti as-


» sennati uomini , e teneri non nieno della Fede ortodos-
> sa , che della comune civilta. Le ragioni dei quali so-
> no di tanto peso, che io mi credo obbligato ad ac-
> cennarle di volo nel mio discorso ».
Ilario
Che ci da egli, nel suo discorso, della Storia del
gesuitismo risorto? e di quella in ispecie degli ultimi
anni
Arciprete
Nulla ,
affatto nulla , se non parole , non appoggiate
a nessun documento.
Ilario
E chi sono quegli assennati uomini, ch’ei dice, te-

neri non meno della fede ortodossa , che della comune


ci?iltA ?

Arciprbte
Non li nomina, non ne produce la lestimonianza. Li
nominerA a suo tempo.
Ilario
E verisimilmeute saranno i Signori Dupin , Thiers,
Quinet , Michelet, Libri , Barrot , Isambert e sovra tutti
il moralissimo Signor Sue, l’autore del Juif errant , te-

nerissimi , come ognun sa , tenerissimi della fede or-


todossa non meno, che della comune civiltA.

Eufrosiro
Ma consentitemi , Monsignorc , una domanda.
Arciprbte
Dite liberamente.

Eufrosino
Se tutti quelli, i quali con essolui incolpano i ge-
suiti di tutte quelle enormitA, ch’egli descrife, e con-
; ,

148 D1ALOGO IT.

cludono, che le nobili speranze di Pio sieno state delute,

e che pereio la Compagnia e incorreggibile , rinnovando


le antiche colpe , e mostrandosi indocile alia Provvidenza
chc col balterla e sperperarla la invitava ad ammenda,
se ,
dico ,
lutti costoro sono per sua seulenza onorali
del nome e del lilolo di atsennati uomini , e teneri della

Fede ortodossa con qual marchio d’infamia dovranno


dunque essere ,
per sua sentenza, stimatizzati quegli al-

Iri lutti , i quali dicono tulto il contrario, e tributano


alia Compagnia i piii profondi omaggi di venerazione e

di rispetlo, ne levano i meriti al cielo, ne esallano i

bcnefalti alia Callolica Cbiesa ,


ed alia umanita , e sem-
brano non poter trovare espressioni abbastanza degne
ed efficaci a lodarla quanto convicnsi?
Abciprete
Tale ricerca ini fate, Eufrosino, che la risposla mi

raccapriccia . . . Egli sel vegga ,


ma pensi, che di questo
secondo numero sono non scmplici privali ,
vogliansi cat-

tolici o protestanti, fUosofi o storici, ma popoli interi,

ma principi c vescovi ,
ma Pontefici massimi ,
viventi di

Dio oracoli in terra!! e non ci dica ,


che noi non ue
diamo le prove- Delle loro testimonianze alcune ne ho
io gia prodotte nel mio primo discorso , altre ne abbia-
rao riferite in questi nostri intertenimenti, ed altre, se
a voi piace, ne rapporteremo ancora.
Ilario
Ma prima di trapassare a’testimoni, non faremmo
migliore opera prendendo a ribatlere e confutare tutte

ad una le accuse da cotesto signore accumulate ne’ suoi


prolcgomeni, ad infamare, non che alcuni gesuiti del di-

ciottesimo secolo c dcIdiciannovesimo,ma l’ordine intero?

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, ,

MAI.OGO IV. 149

Arcipretb
Perdonatemi, signor dottore:cio sarebbe lo stcsso,
che porlare , come dicono ,
legna al bosco ,
ed acqua
al mare. 11 padre Francesco Pellieo e il padre Carlo
M. Curd Io han gia falto,I’uno con tal sodezza di ra-
gioni, e dirittura di dialettica , e moderauza di animo,
che sono ammirabili ,
l’altro con tale evidenza di argo-
menti e di falti ,
e con tale vivaciti ed efficacia di elo-

quenza e di stile, che sono ammirabili non meno, e


1’nno e l’altro cosl trionfalmente , che non altro rimansi
al Signor Gioberti, che confessarsi vinlo , o senolvuole,
chiudersi pel suo men male tra le tenebre del silenzio.

Piu generoso sarebbe il primo partito. Ma scelga egli


qual vuole : o il loderemo ,
se a quello si appiglia ;
o
se di nuovo comparira nell’ arena , lenga per fermo ,
che
non canseremo il combattimento.
Ilario
Veniamo dunque alle testimonianze.

Arcipretb
E sia prima la Bolla Apostolicum dell’ intrepido Pon-
tefice Clemente XIII.
Eufrosjko
In qual anno fe data?
Arcipretb
Nel 1764 , settimo del suo Pontificalo.
Ilario
E il secolo dicioUesimo :
quel secolo appunto , nel
quale il Signor Gioberti, tanto degenere e degradata da’
suoi principii ci rappresenta la Compagnia,da merilarsi
Io sdeyno e Vodio universale.
Arcipretb
Eufrosino , leggete.
. ,

150 DIALOGO IT.

Tommaso
E cotesta bolla scritta in italiano , o in latino?
Eufrosino
In latino ; ma la leggerd ,
per compassione di te

e de’ tuoi pari, voltata in italiano. — Dopo avere preatn-


kolato, • non esservi condizione alcuna di luogbi ne di

» tempi, nh umauo riguardo, nfe ragione , che circoscri-

» vere possa o sospendere 1’apostolico uffizio di pascere


> il gregge di Cristo Signore commesso al bealissimo
» apostolo Pietro ,
ed al Sommo Ponte Hce successore di

> lui , si che lo stesso romano pontefice tulle non debba


• adoperare le sue cure a lutte compiere le parti di

» tale uffizio ,
nessuna pretermettendone , nessuna tra-

» sandandone, e a tutte provvedere le necessity della

» Chiesa » , cosl prosegue :

> Tra queste precipue parti ultima non b quella di

> tutelare le ordini regolari ,


approvate dalla Sede Apo-
> stolica ,
ed ispirare alacrita ed aggiungere coraggio a

> que’ generosi e pietosi , i quali con solenne giuramen-


» to consecratisi a Dio nelle medesime ordini prestano
> la loro opera alia difesa ,
ed al propagamento della

> cattolica religione ,


ed alia cultura del campo del Si-

> gnore , e dare eccilamento e vigore a’ ianguidi ,


ed

3 agli infermi, e porgere consolazione agli sconforlati ed

afflitti, e principaluiente tulti rimuovere dalla chiesa


> alia sua fede confidata gli scandali che vanno di gior-
> no in giorno insorgendo in ruina delle anime >

• Ebbevi in questi ultimi tempi «...


Ilario
Atlenda il Signor Gioberti queste parole ; e rammen-
ti , che que’ tempi erano appunto il bel mezzo del di-

ciottesimo, e che coloro , de’ quali parla il Pontefice,

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, ,, ,) ,

DIALOGO IV. 151

erano i Pascal gli Arnaldi i Nicole i giansenisti loro

consorti ,
i filosofi ,
i parlameuli, i regii ministri del di-

cioltesimo, e che di quel diciottesimo stesso erano i ge-


suili, ch’ei loda ,
que’ gesuiti medesimi ,
ch’egli il Signor
Gioberti maledice e diffama quai figli degeneri,non piii

resident i immagine di que’ primi Apostoli dell’ Asia , del-

1’ Africa, delle due Americhe, que’ gesuili appunto del


diciottesimo ,
i quali per quelle lante colpe ,
ch’ egli af-
fastella e carica loro sul dosso , aveansi al dire di lui
altirato contro a se lo sdegno e 1’odio universale!!..
Eufhosimo ( leggendo
> Ebbevi in quesli ultimi tempi di quelii, i

» quali per via di MALIGNE INTERPRETAZIONl non han-


a no temuto di vilipendere conlumeliosamentc, e ne’
> privati parlari , e con iscrilti , maudali alle stampe
> chiamare irreligioso ed empio , e viluperare ed infa-

> mare l’lnstitulo della Compagnia di Gesii! istitulo fon-

a dalo da un Uomo , al quale la Cbiesa universale pre-


a sta quel culto stesso, col quale onora que’ tutti ,
che
a ha a sauli! istitulo con accurato esame ponderato , ed
a approvato, e spesse voile conEermato da’nostri prede-
> cessori di felice ricordaoza ,
Paolo III, Giulio III, Pao-
a lo IV , Gregorio XIII, e Gregorio XV, e da piu altri

a eguaimenle nostri predecessori, sino al numero di di-

> cianuove ,
adorno di singolari grazic e favori! istitulo

» comraeudalo colie lodi de’ vescovi di queslo tempo non


> solo a . . . .

Ilaeio
di qvesto tempo notate Signor Gioberti ! cioe
del diciottesimo secolo ! E un gran papa , che lo affer-

ma; avverlitelo bene.


,

>52 DIALOGO IV.

Eofrosino ( come sopra )


> non solo di questo tempo, ma di tempi

> ancora passali, siccome sommamente fecondo c frut-

a tiferoso , e in singular modo atlissimo a promuovere


a il culto > . . .

Ilario
Attento, Signor Gioberti ! Voi,che accusate i gesui-

ti di promuovere lo spirito della irreiigione ,


ed un culto

superstizioso e quasimente idolalrico, che fa ridere le

person e sagge eccetera , eccetera!...


Eufrosiro ( come sopra )
a promuovere il culto, l’onore, la gloria di

a Dio ,
e procurare la salute eterna delle anime ! istituto,

a munito del presidio e della tutela di regi e di princi-

a pi nella cristiana repubblica chiarissimi! istituto, della


> cui disciplina nove uoiniui uscirono (1) , elevati al nu-
a mero e al nome di sauti e di beati, de’ quali tre con-

> seguirono la corona e la gloria del martirio! istituto

a Iodato da molti uomini per saulila illustri (2) ,


i quali

a siam certi godersi in cielo beati la gloria sempiternal

a istituto ,
che la Chiesa universa nndrl e crebbe ncl suo
a seno per lo spazio di oltre a due seco!i,ed a quelli,

» che lo professano, commise sempre la maggior parte del

» sacro ministero con grande vantaggio delle anime ! isti-

a tuto finalmenle, che dichiaro PIO la Chiesa cattolica


a ncl Concilio Tridenlino 1 e sino a tale son giunti ,
che
» non contents delle private loro opinioni , osato hanno,

(1) sino ad allora; ed altri in appresso.

(2) Quali, per esempio , S. Gaetano, S. Giovanni di Dio , S- Tom -


maso da Vtllanova , S. Ludovico Bcrtrando , S. Carlo Borromeo, S. Fi-
lippo Neri , S. Andrea Avellino ,
S. Francesco di Sales, S. Vincenzo
di Paolo , S. Teresa, S. Al aria Maddalena dc Pazzi , S. Alfonsc Li-

quor io ,
ecc. ccc.

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. !

DIALOGO IV. 153

» non ommettendo alcun artifizto, di bandirne i membri


» di paese in paese ,
e sperperarli dapperlutto! nc si ri-

» mangono tultora dal trarre maliziosaraente in inganno

» gl’iucauti, ove se ne trovino,-ed infettarli del loro

• veleno » . .

Ilario
Questo precisamenle fe delto a Voi, Signor Giober-
ti , a Voi , il quale avele il coraggio di scrivere , chc il

poco bene , chc fanno alcuni buoni gesuiti, i di gran lun-


ga contrappesato anzi sorpassato dal male, die fanno i

pirl, e eke precede dagl’ in/lussi e dalla azione simulta-


,

nea del corpo intero ///...


Eufrosino ( come sopra)
del che nulla 6 piu ingiurioto , nulla pill

> contumelioto alia Chiesa di Dio, quasi che avesse ella


» si turpemente errato sino ad estimare e riputar pio e
» caro a Dio cio che fosse irreligioso ed empio! e tanto
> piu colpevolmente si fosse ingannata ,
quanto piu lun-
» gamente, per ollre a due secoli, avesse, con gravis-
> simo danno delle anime ,
lasciato durare nel suo seno
> un male ed una macchia si grande !

Arciprutb
E cotesta ingiuria , che il tnagnanimo Pontcfiee de-
plora , cotesta conlumelia non infligge il Signor Giober-
ti alia chiesa ,
la quale non solo tollera , ma favoreggia
i gesuiti del diciannovesimo ,
da Ini dipinti, non solo
quale una macchia, ma quale una pette corrompitrice
della religione, della morale, della civiltA?. ..
Ilario
Ed egli poi tanto bo di fronte a voler parere devoto
e tenero della Santa Sede, a vantarsi di cos! venerarla
col fatto, come i gesuiti, al dir suo, la venerano nlmc-
no colie parole ??
,

154 DIALOGO IT.

Arcipretb
Certo, se i gesuiti d’oggi fosse ro quali egli se li

finge , di tanti vizii brutti , rei di tanti delitti , e tutta la

loro societa incorreggibtle qual egli la dichiara; che si

dovrebbe pensare della Santa Sede, al vederla anco al

presenle riputare e softeners (uso le parole del pontefi-

ce ) come pio , e caro a Dio ci6 , che secondo il Signor


Gioberti e irreligioso ed empio ? ? — Ma proseguite ,
pro-

seguite, Eufrosino.
Eofbosmo
> Tardare piu oltre il rimedio a lanto male, che
» quanto piu a lungo sia dissimulato ,
tanto piu profou-
» de mette le radici , e tanto pih s’ afforza di giorno in

> giorno, non la giustizia lo ci permette, la qual co-

» manda, che ad ognuno si renda e si difenda il suo


> diritlo, not ci permette la pastorale nostra sollecitudi*
. » ne verso la chiesa >.
» Adunque affine di ripuisare una si euorme ingiu*

> ria dalla Chiesa nostra sposa, a noi confidala da Dio,

* ed anco pure da questa Sede Apostolica , e per cessare


> coll’apostolica nostra aulorila cos) fatte ingiuste e irreli-

> giose voci per ogni luogo diffuse, a danuo e seduzione


» delle anime , e contro lutle le leggi del giusto e del
» relto, affiuche a’ Cberici regolari della Compagnia di

> Gesu (giustamente esigeudolo essi da noi) si rimanga


> il loro stato per la nostra stessa aulorila piu solida-

> meute stabilito, e per recare conforto alia presenle


» estrema loro afflizione, e linalmeute per assecondare
> i desiderii de’ venerabili nostri fratelli i vescovi, i qua-
» li da TDTTE LE REGION1 CATTOLICHE con caldissiine

> lettere a noi dirette ci hanno raccomandato la stessa

» Compagnia «...

tJl^Ttizedby'Google
, , . ,

D! A LOGO IV. tss

lLARlO
Ripetete , caro Eufrosino , ripetete : ed il Signor Gio-
berti apra gli orecchi , e dall’oracolo di un grande Pon-
tefice apprenda , come i gesuiti del diciottesimo avessero
contro di se concitato I’odio e lo sdeguo universale!
apprenda, quali fossero, pel voto de’ vescovi di tulle le

regioni cattoliche !
quali ,
per la viva voce dello stesso
augusto capo di tutle le chiese ! e decida egli stesso , se
maggior fede si debba a questi, o a quella popolaglia
di eretici giausenistici ,
di filosofi increduli, di miuistri

ingannatori , e -perversi , di cortigiane corrotte e corrut-

trici, e a lui a lui stesso, il quale non ebbe vergogna


d’indossare la loro livrea , ed ingrossarne il codazzo?...
Eufrosino
> e finalmente per assecondare i desiderii de’
> venerabili nostri fratelli i vescovi, i quali da tutte le regio-
• ni cattoliche, con caldissime lettere a noi direlte ,
hanno
» raccoinandato la stessa compagnia ,
proteslando ciascu-
> no di averne nclle loro diocesi grandissimi vantaggi:
» Noi di proprio nostro moto ,
per certa scienza e colla
> pienezza dell’aposlolica podesta , iuerendo a’ vestigii

> de’ nostri predecessori , con questa nostra costituzione


» per sempre valitura, nel inodo stesso , colie slesse fori

> me, con cui quelli lo pubblicarouo , e dichiararono,


» Noi pure pubblichiamo e dichiariamo, che l’istituto del-
» la Compagnia di Gesu rende sommo odore di pieta e di
• santita si pel precipuo tine , al quale b diretto , la di-

» fesa cioe e la propagazione della cattolica fede, e si

» pe’ messi che usa * . .

Ilario
Son forse cotesti mezzi , Signor Gioberti, quelli,

che Voi chiamate maneggi , raggiri , colloquii clandestini,


, , . .

156 Dili LOGO HI.

tristezze ,
grettezze e s’allro trovate nel religiosissimo,

ed urbauissimo vostro dizionario P. .

Edfrosino ( come sopra)


> e s! pe’mezzi, cbe usa a conscguire que-
« sio fine , lo che sino ad ora » . .

I LARI 0
Notate: sino ad ora; lino a quel bel mezzo del di-

ciottesimo. .
. /
Edfrosino ( come sopra)
> sino ad ora ci ha persuaso la nostra stessa

» esperienza «...
Ilamo
Rispoudele, Signor Gioberti, al Papa, ch’egli s’in-

ganna ! che non h vero quello ch’ ei dice ch’ egli e ! un...

Arciprbtb
M oderatevi ,
signor dottore.
Edfrosino ( come sopra )
» la nostra stessa esperienza, essendoci no-
> lo ,
quanti della medesima disciplina sino alia presente
> eta sieno usciti difensori e banditori della callolica

> fede, i quali con invilto animo affrontarono ogni pe-

> ricolo di mare e di terra, per apportare a barbare e


> feroci nazioni il lume della evangelica dottrina , e che
» quanti lodevolmcnte professano lo stesso istituto, parte

» sono intenti ad educare nella religions e nelle buone ar-


* ti la gioveniu, parte datino opera a dirigere gli spin-

» tuali esercizii , parte sono occupati nell’ amministrare i

* sacrament i , della penitenza principalmente e della Buca-

» ristia , ad eccitarne alia frequenza i fedeli , e col pa-

» scolo della divina parola ricreare quelli , che tivono alia

* campagna «...

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) ,

DIALOGO IV. 157

Ilabio
11 pontelice cos! dava testimonialize di quc’ gesuili
del dicioltesimo , e delle opere, alle quali si affaticava-

110 ! e cotesto Signor Giobcrti se li appreseiita quali vo-


lultuosi, facinorosi, arabiziosi, dimentichi affatto de’ sa-
cerdotali doveri ,
gavazzare iicll’ozio delle esorbitanli ric-

eA«;ce,darsi a tutle le meschinita e le tristizie del traffi-

co secolaresco ,
pervertire i fedeli col rilassamento delle

dottrine , perfidiare con vessazioni religiose, brigare per


le corti ,
tessere congiure con clandestini colloquii, ecce-
lera , eccetera ! Ah !

quis iniquae
Tam patient critices , tam ferreus, ut teneat se?

Eufrosino ( leggendo
» E percio noi pure approviamo lo stesso istituto

» della compagnia di Gesii ,


per divina provvidenza ec-
» citato a fare coteste esimie opere, e colla nostra apo-
» stolica autorita tutte confcnniamo le approvazioni dai
> nostri antecessori concedute al mcdesimo istituto >.

» Sichiariamo , che i voti, co’ quali i Cherici rego-


> lari della Compaguia di Gesu secondo lo stesso istilu-

» to si consacrano a Dio, a Dio son grati cd accelti ».

» Altamonte lodiamo ed approviamo gli SPIRITUALI


> ESERCIZ11, che da’ medesimi Cherici rcgolari per al-

> cuni giorni si danno a’ fedeli, ritrattisi dallo sire pi lo

> del mondo per seriatnenle ed unicamente pensare alia


> cterna loro salvezza , siccome massimamente conducenti
• a nudrire la cristiana pieta. E percio grandemeute com-
» mcndianio le congregazioni o sodalizii non solo de’
> giovani, che frequentauo le scuole della Compagnia
» di Gesu, ma e le alt re ,
sieuo de’ secolari sollaulo,
* sieno soltanto di altri crisliani ,
sieno degli uni insieme
,

158 1)1 A LOGO IV.

• e degli altrl , erelti solto la invocazione della B. V.

• Maria , o sollo qual altro titolo si voglia. Ed appro-


• viamo le pie opere, che in esse con tanto fervore si

» esercitano; e grandemente lodiamo la devozione pre-

> cipua , che in tali sodalizii si promuove e si alimeuta


» verso la beatissima madre di Dio , sempre Vergine
> Maria > . . .

Arcipretb
E questi esercizii di S. Ignazio ,
queste congregazio-
ni, questi sodalizii, queste devozioni ,
questo cullo.co-
tanto commendati dalla Sede Apostolica , cotanto sono,
sotto iudegue, e derisorie, ed oziose appellazioni, biasimati

e coudannati dal Signor Gioberti! !! Ma bene il


p . Pellico,

con quella ammirabile sua moderanza , e bene il p. Car-


et con quella vigorosa e calda efficacia di ragioni, e di

stile , hanno risposto. Ne noi abbiatno uopo di altro ag-

giungere al detto da loro, e solo unico nostro scopo e

rivendicare la fama de’ gesuiti di quel secolo e del no-

stro si indegnamente oltraggiala e vilipesa da coleslo Si-

gnore. — Leggete ,
Eufrosino , il resto della Bolla.
Eofrosino ( come sopra)
• E colla nostra apostolica autorita confermiamo le

» costituzioni , colle quali i nostri predecessor! Grego-


» rio XIII , Sisto V e Benedetto XIV approvarono le

> suddelte cougregazioni ,


e le altre costituzioni tutte,

> dai romani pontefici predecessori nostri fatte in appro-


> vazioue e lode delle regole dello stesso istituto della
> Compaguia di Gesii, ciascuna delle quali ' vogliamo,
> cbe s’ abbia come qui inserta. Ed egualmeute coll’au-

» torita a noi da Dio conferita ,


vogliamo , che per que-
> sta nostra costituzione sieno munite dell’ appoggio della

» nostra conferma,e se fia uopo sieno considerate come


> di nuovo fatte e pubblicate da noi.

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DIALOGO IV. 159
\
> A nessuno adunque sia lecito di violare questa
» carta della nostra approvazione e conferma ,
ne di op-
> porsele con temerario ardire. Che se alcuno presumesse
» di atlentarvisi , sappia, che ne incorrerA lo sdegno di
> Dio onnipolente e de’ beali Apostoli di lui Pietro e
» Paolo ». — Data di Roma ec. il 7 gennaio 1764, set-
timo anno del nostro pontificato.
Ilario
Domin che, se que’gesuiti fossero stati quegli im-
broglioni, quegli avviluppatori, que’ corruttori della fede
caltolica e della morale ,
que’ si degeneri in una parola
dal loro istituto, quali li tratteggia il Signor Gioberti,
domin che il sovrano pontefice non avrebbeli severa-
mente richiamati a’ loro principii? non avrebbe loro iin-

posta una salutevole riforma ? avrebbeli invece encomiati

e lodati con tanlo amore ?

Ahciprete
A questa si alta testimonianza aggiungete quella,
che il sommo pontefice rammenta ,
di TUTT’ i VESCOVI
dell’ORBE CATTOL1CO; aggiungete quelle, che abbiamo
rammenlate ,
dell’episcopalo e del clero francese ;
aggiun-
gete quella, che abbiamo ricordato ancora, del Santo
Vescovo Liguori;e decidete,che s’abbia egli a credere
di cotest’ uorno, il quale non teme di contraddirvi con
tal furore di animo, e con tale velenositA di parole,
che parer potrebbe quasimeute uscito di senno?... qual
fede prestargli? Non dunque i gesuiti del decimottavo
secolo erano que’ grandi colpevoli, ch’ei calunniandoli
dice, nfe furono, com’ei pur dice ,
MER1TAMENTE MOR-
TI. — Perche lo fossero, gia lo dicemmo, ne uopo A,
che lo ripetiamo.
: ,

160 DIAL0G0 IV.

Ecfrosino
Sieno pure con tali testimonialize giustificali i gesuili

del dicioltesimo. Come lo saranno quelli del diciannovc-


simo, impulati pure di non rainori dclilti, e dichiarati

incorreggibili ?
Arciprete
Lo sono con eguali testimonialize e della Santa Se-

de, e del cattolico episcopato , e de’ governi ,


non $o-

lamenle caltolici ,
ma ed acattolici ancora. — lo mi con-

tentava di riferire la lettera di Pio al monarca ispanico


Ferdinando VII., e trapassava, solo accennaudola, la

bolla Solliciludo. Voi mi fate avverlito, essere necessa-


rio riprodurue almeno alcuna parte. — Eccola , Eufrosi-

no. Esposto prima, come nel 1801 , aderendo alle calde

instanze di Paolo I. imperatore di tutte le Kussie , aves-

se ristabililo la compagnia in quel grande impero , mer-


cfe il breve diretto al p. Kareu, e come in seguito ade-

rendo pure ai voti di Ferdinando re delle due Sicilie,

lo avesse pure riprislinato in quel reguo , segue dicen-

do . . . . leggele
Eufrosino ( legge )

> Per lo ristabilimenlo della medesima compagnia,


• con quasi UNANIME CONSENSO DI PRESSO CHE TUT-
j TO IL MONDO CR1ST1ANO ci vengono presentate le

» piu pressanli e sollecile istanze da’ noslri venerabili


» fratelli, gli arcivescovi e i vescovi, e DA TUTTE LE
» PIU 1NSIGNI PERSONE di ogni ordine e d’ogni celo,
» specialmente dopo che diffusa 6 dappertullo la fama
» de’ frutti abbondantUsimi che quesla compagnia avca
• prodotto ne’ mentovati paesi, e lenevasi per fermo,
• che feconda di prole ognora crescenle larghissimamcntc
» adornerebbe e dilalcrebbe il campo del Signore ».

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.

WALOGO IT. 161

ILAR1%.
Cio tcstimoniava quel venerpndo e santiasimo pon-
tclice nella sua Kolia data il 1814. 7 d’agoslo Quattor- !

dici aani di pruova avea gia dunque dalo di se la Com-


pagnia at mondo intero ,
il quale in lei teneva il guardo
inlenlo! E tale ne aveva dalo , che TUTTO IL MONDO
CATTOL1CO ,
siccotne il Pontefice afferma , supplicava-
lo, che colla aua aulorila a tutto volcsse ealenderne il

beneflzio del auo pieno ristabilimento! Erano pur quelli


i geauiti del diciannoTesimo ! Tutti adunque e Papa, e
rescovi, e person a ggi itisigni d’ogni ordine e d’ogni
ceto ingannavansi aul loro conto??? Solo il SignorGio-
berti ????....
Arcipretb -

Ma che vale inaislere piu oltre ,


mentre la calunnia
ai spinge sino all’ assurdita ?. .
.
proaeguite , proaeguite.
Eufbosino (come sopra)
• La dispersione ateasa delle pietre del aanluario
» per le recenti calamila ,
c le disastrose vicende ,
le qua-
» li meglio b deplorare , che tornare alia memoria, la

• acadula disciplina degli ordini regolari ,


gloria e soste-

» gno della cattolica religione ,


pi ristabilimento de’ quali
> tutti aono rivolti i noatri pensieri e le noalre cure,
» csigono ,
che noi ci arrendiatno ad un rolo si giusto e

» generate » . .

Iubio
.... del ripriatinamento della Compagnin. GIUSTO
diebiara quel voto il ponteflee ! lo dice GENERALE! In-
gannerebbeai egli?.
Eufrosino (come sopra )
» Noi ci crcderemmo colpevoli di graviasimo delit-
• lo davanti a Dio, se a si gravi bisogni della criatiana

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, .

162 D1AL0G0 IV.

» repubblica trascurassimo di occorrere con que’sussi-


» dii,checi somministra Iddio con singolare provviden-
> za ,
e se posti al governo della navicella di Piero agi-

> tata e battuta con assidue tempcste ,


ricusassimo di
» valerci dell’ opera di vigorosi ed esperimentati remi-
» ganti, i quali da s& medesimi ci si offrono, a rompe-
> re i flutti d’un mare , che ad ogni istanle ci minac-
» cia di naufragio e di morte. Per tante e si gravi cause
> e ragioni determinati, abbiamo finalmenle risoluto di
> eseguire quel che ardeutemente desideravamo di fare
> sino dal principio del nostro pontificalo- E dopo avere
* con ferventi preghiere imploralo 1’ assistenza divina ,

» e uditi i consigli e gli avvisi della maggior parte de’


• venerabili nostri fralelli cardinali della santa romana
> chiesa ,
di certa tcienza e Coll a pienezza della aposto-
» lica podesta abbiamo decretato, siccome decretiamo
> ed ordiniamo con questa perpetuamente valitura no
> stra constituzione, che tutte le concession! e ie facolta
> da noi unicamente date all’impero russo ed al regno
> delle due Sicilie, si abbiano per estese, siccome lu
> cstendiamo, al nostro stalo ecclesiastico ,
e a lutti gli

» altri Slati e Dominii >.


> 11 perchC coucediamo e permettiamo al diletto

» nostro figlio prele •Taddeo Sorzozou’s/it'Proposito gene-


» rale della Compagnia di Gesii > . . .

Arcipbktb
Eccetera; basta cos). . . che dice a tutto queslo il

Signor Gioberti p Ingannavasi il pontelice ? ingannavansi


i vescovi tutti? ingannavansi i principi ? ingannavansi i

popoli?. ..

Ilario
1 voti di Pio, risponde, le sptyauze di Pio eran
deluse dalla incorreggibile Compagnia!

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OlALOtlO IV. 163

Arciprktb
Risposi abbastanza a questa calunniosa e assurda
risposla uel uiio discorso , o per meglio dire risposero
e rispondono la Sede Apostolica slessa ,
i regni e gii im-
peri d’Europa, dovunque sono collegii di Gesuiti, ri-

spondouo le due Auieriche , e 1’Asia , e 1


’Africa , rispou-

dono le popolazioni lutte ,


dovunque son gesuiti, le quali

con tanta frequcnza accorrono alia loro predicazioue,


alle loro missioui , alle loro congregazioni ; risponde la

giovenlu ,
che con tanta gara concorre alle loro scuole

e chiede di essere ascrilta al loro istiluto ne’ loro col-

legii, i quali lullodi, in ogni parte vanno moltiplican-


dosi e crescendo di numero e di splendore.

Ilario
Ma queste teslimonianze poco ban valore suite bi-
lance della sofislica dialettica del Signor Gioberti. Meglio
forse varranno su quelle certe altre testimonianze , le

quali ,
se a Dio piece , riferiremo domain.
c

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) . !

DIALOGO V,

ARCirRETK , 1 LARIO > EuFROSJRO ,


TOMMASO.

Arcipute

V enghiamo alle testimonialize , Ie quali dicevamo


ierisera ,
che piu pcsercbbero sulle bilancc del Signor
Gioberli.
1 LARIO
E vada innanzi a lulle quclla del palriarca di Fer-
ney. Leggele, Eufrosino, quello ch’egli scriveva il 7 feb-
braio 1746.
Eufrosino ( legge

» Sette anni ho io vissuto nella casa de’ gesuiti. E


» che vi ho vcdulo? La vita la piu laboriosa e frugale
« 'tulle le ore divise Ira le cure, ch’ci darauo a noi,
» e gli esercizii della austera loro professione. Me chia-

• mo a leslimoui le migliaia di quelli,cbe vi furono al-


» levali al pari di me. Ed 6 percio,che io non so fini-

» re di slupinni, che si jiossa accusarli , che insegnino


» una morale rilassata e corrompitn'ce > . .

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. , , ,

ififi dialogo v.

' Ilario
Signor Giohgrti!!! erano pure i gesuili del diciot-

lesimo!
Eufrosino (segue)
» Essi , come gli altri ordini religiosi ,
in tempi di

» tenebre hanuo avuto casisti , i quali banno trattato il

» pro e il coutro di queslioni oggi chiarlte o posle in

> dimenticanza. Ma,in buona fede si ba egli a giudica-

» re della loro morale per la satira ingegnosa delle

» lettere provinciali ?. .

' Ilario
Pure quella satira ,
pih assai maligna , che ingegnosa
fu la regola,che diresse il Signor Gioberli ne’suoi giudizii!!
Eufrosino (come sopra)
» Oh no davvero! ina si ha a giudicarne d’appres-

» so a’ padrt Bourdaloue e Cheminais, d’appresso agli

• altri loro predieatori e missionarii. Si confrontino le

• lettere provinciali, ed i sermon! del p. Bourdaloue.


• Si apprendera da quelle l’arte del beffare ,
l’arte di

» presentare sotto aspetti colpevoli le cosc le' piu indif-


» ferenti, e I’arte d’insultare con eloquenza. Si appren-
» dera col p. Bourdaloue ad essere severo verso di se,
• ed indulgente verso gli altri. Ora io domando • da

» qual parte 6 la yera morale? qual di quesli due libri

> e piu utile agli uomini? » .

Ilario x
A questo rispondera il Signor Gioberti.
Arcipretb
E cio per quanto b alia loro morale. Per quanto
1

riguarda poi alia loro ambizione a’ loro maneggi poli-

tici, alle loro brighe di corte leggete ancora quest’ allro

brano: b setnpre il Patriarca Voltaire, che parla (1).

(I) Essai sur Us morurs , p. 2i6.


. . ) , ,

DIALOGO V. 167

Eofrokino (
legge

» Sonosi essi veduli a governare pareochie corti

» di Europa, farsi un gran name per la educazioue ,


chc
> banno dato alia gioventu ,
and are a rifonnare le scien-

• xe alia Cina, rendere per un tempo eristiano il Giap-


» pone (1), e dar leggi a’ popoli del Paraguay. Quando
» furono espulsi dal Portogallo * . .

Arctprbte
Per che , e da chi, e come ne fosscro espulsi, lo
abbiam detto. .

Eufrosino (come sopra)


. quando furono espulsi dal Portogallo , e fu

> quello il. primo seguale della loro distruzioue , egh'no


* erano circa dicioltomila nel moudo, lutti sommessi
> ad un generate perpetuo ed assolulo, tutti congiunti
» insieme per la obbedienza, chc promettevano ad un
» solo. Il loro governo era divenuto il modello d' un
» governo mouarebieo ».

I I.ARIO

Ed & questo an de’ maggiori delrlti, che il Signor


Gioberli non sa loro perdonare! I governi monarchici
non gli vanno a sougue.
Arciprete
E leggete pur qua piu oltre nella stessa Opera del
Saggio su’ costumi Ecco!
Eofrosino (come sopra)
* Nulla sembra'piu CONTBADDITORIO che cotest’o-
» dio pubblico, di cui furono caricati , e cotesta cpnfi-
» danza ch’ essi , si hanno sempre altratta ! cotesto spirito
« che li baudiscc da molti paesi , e li rialza in credito!

> cotesto prodigioso nuinero di nemici , e cotesto favor

(!) Sc cessi) di csserlo , cbi ne fu ia colpaP


168 M A LOGO V.

» popolarc ! Ma csempi di si mill contrast! si erano ve-


> dull ancora negli ordini mendicant!. In ana society
> numerosa ,
occupata nelie scienze e nella religione ,

> havvi sempre alcuni spiriti ardenti ed irrequieti, i quali


» si fanno de’ nemici; havvi dotti, i quali si fanno ri-
> putazionc ; bavvi caratteri insinuantisi ,
i quali si fan-
» no de’ partigiani; ed havvi politiei, che traggono par-
» tito dal carattere e dal travaglio di tutti gli altri. Ei
> non si debbono adunque attribuire al loro istituto • .

I LA RIO
AUenlo Signor Gioberti; la lezione 6 tutta per Voi,
il quale se alcun bene pur fanno alcuni pochi buoni ge-
smti, lo attribuite , a’ particolari, c ’1 moltissimo male,
che di gran lunga torpassa (al vostro dire) quel poco
bene, lo imputate agVimpulsi ed alia azione simultanen
del corpo intero!!!
'
Eufrosino (come topra)
> Ei non si debbono dunque attribuire al loro isti-

» tulo, ad un disegno formato, ad un disegno generate


• e sempre segufto le colpe , nelle quali abbiano tempi
> funesti avvolti alcuni gesuiti... Nestun ordine religioso

» mai fu islituito ab per viste criminose , nfc per peli-


» tiche ».

Arciprbte
Alla teslimonianza del patriarrea Voltaire aggiungiamo
l’altra del celebre aulore dello Spirito delle leggi (1) , Mon-
tesquieu, testimonraoza , che debbe avere non meno di
peso nelle bilhnce della sua dialettica. — Qui, Eufrosino.
Eufrosino
» Si e voluto imputare a colpa a’ gesuiti quello che
> han fatto nel Paraguay , come se la compagnia riguar-
(1) Esprit, ties lois, Livr. IV. chap. VI

BigitizecHay-Geogle
' .

D1ALOGO T. 169

> Jasso il pjacer di cotnandarc quale il sommo bene del-


* la vita. Ma tar it tempre bello governor gli uomini ren-
» denduli felici »

Tommaso
Ecceliortte massima! belle e care parole!

Eofrosiho (come topra)


» e glorioso per lei I’essere slata la prima ad ap-
» presentare l’ idea della religione congiunta alia idea
» della umanttd. Riparando ella ie devastation! degli Spa-
» guuoli ,
principle a guarire una delle piu grandi pia-

» ghe , cbe sienosi Falte al genere umano. Un senso squi-


» sito, cbe questa sociela ha per tutto quello, ch’ella
» chiama onore, il suo zelo per una religione, la quale
» umilia ben piu quei che V aecohano , che quelli che la

» praticano (l),Ie hanno fatlo impreudere grandi cose;


» e vi 6 riuscita. Ella ha ritratto da’ boschi popolazioni

» intere, che vi erano disperse; ella ne ha loro assicu-


> rata la sussistenza ;
ella le ha veslite. E quando con
» cio non altro avesse ella fatto , che avvantaggiare 1’ in-

a dustria tra gli uomini , avrebbe fatto pur molto >

Ilario
E pcrcid ben le si roostra riconoscente il Signor
Gioberti 1

Arciprete
Ed ascolti, ascolti quel che ne dice il Du/fon nella
sua ttorta naturale.
EoFRostflo ( legge )

a Le missioni hanno fbrmalo piu uomini tra le na-

(I) Malizietta (annota I'autore drip opera L'Eglise rle. die ab-
bianto piti volte citato, e da coi prrndiaino tutte celeste teslinionian-
ze) malizietta del grave magistral/) Voltaire el, be rsgione a dire, che
Montesquieu faitail de i esprit sur lei toil.
, , , ) ,

170 DIALORO v.

» zioni barbarc , che non ne abbiano distruUo le annate


> viltoriose de’principi, che le hanno soggiogale. La
» dolcezza la caritti, il buon csempio delle virtu eottan-
» temente praticate da’ gesuiti hanno tocchi i selvaggi
» e vintu la loro diffldanta e la loro ferocia. Egiiuo da
> se stessi son venuli a domandar di conoscere quell a
» legge, la quale rendeva gli uomini tanto perfetti; egli-
» no si sono sottomessi a cotesta legge , e riunitisi in
» societi. Nulla ha falto piii grande onore a’ gesuiti, che
» 1’ avere incivilito quelle nazioni,e poste le fondamcn-
> ta d’ un impero seuz’altre armi, che della virtfr >.

Ilario
Ma di quai gesuiti parlava il BufFon?
Arcjprete
De’ gesuiti vert, quali son sempre stati.

Ilario
Ed il Signor Gioberti?
Arciprbtb
De’ gesuiti immaginarii i quali non esistettero mai,
e non esistono , che nella sua gesuitofobica fantasia. Udite
ancora il filosofo Raynal!
Eufrosino ( legge

» Nulla &, che agguagli la purilA de’costumi, lo


> zelo dolce e tenero , le cure paterne de’ gesuiti del Pa>
» raguay. Ogni parroco b verameute il padre comune e
» la guida de’ suoi parocchiauij ne vi si sente pure la
» sua autorit&, perch’ egli non ordina ,
non vieta, non
• punisce , se non quetio che comanda ,
e vieta , e pu-
» nisce la religione, la quale essi adorano e yenerano
> come lui. Governo , nel quale nessuno k oziojo , nessuno
> sovcrchiato dal travaglio ,
sana ,
abbondante , eguale
» la nutritura per tutti i cittadini, i quali decentemenle
, , , ,, . ,

DIAtOGO V. 171

» sono vesliti , cemmodamente alloggiati , e i vccchi ,


le

* vedove ,
gli orfani , i malati ricevono lu(ti quo’ soccorsi
» che non si conoseono in lullo il resto delia terra »

Ii.ario

Quanta han dunquc ragione il Signor Gioberti e i

suoi autori e dotlori ad odiare e calunniare colesti uomi-


ni si benetneriti della umanita, e sentenziarli all’odio
ed alia esecrazione dell’ universale !! E i noslri che noi
citiamo, scrivevano ncl dicioltesimo ! ne trovavano i ge-
suiti di quel secolo cotanto esecrabili, quanto li fa co-
lesto scrittore!

Arcirrbte
Quale testimonianza ne dessero il capo degli Enci-
d ’Alembert, e Fastronomo Lalande lo abbia-
clopedisti
mo veduto, e recitatone le parole. E abbiam puranco
rammentato, quanto ne scrivessero , il Muller lo Schlot-
ser lo Schoell, il Ranke. E si vorrei potere farvi parte
di quello cbe la crilica inglese ne espresse nelle due
principali raccolte periodiche, il Quarterly Review, e
V Edinburgh Review organi de’ cosl detti ton's e de’
wigs, rendendo couto del libro di Leopoldo Ranke. Ma
polete vederlo presso l’autore , che tante volte abbiamo
rammentato, dell’eccellenle opera VEglise, set institu-

tions, et V ordre des jesuites (I). 11 nostro Eufrosino ne


leggeri quello che nella Rivista d’ Edimburgo ne scrisse
il Macaulay stato ministro della guerra nell’ ultimo ga-

binetto wigh (2).


Eufrosino ( legge )

> Sotto la direzionedel grande Ignazio Fordinede’

> gesuiti incominciato appena ad esistere ,


arrivb rapida-
» mente al colmo della sua gigantesca potenza. Lo spirito

<l> III. P. V. p. 231. (2) lb. p. 232. seg.


, )

172 DiALOGO V.

» cattolico erasi coucentrato nel suo scno ;


e la sua slo-
» ria b la stori'a della grande reazione cattolica. Questa
» societi presc la direzione di tulle le isliluzioni ,
che
• agiscono il piu possentcmente su glispiriti: ilpulpilo,
• la etanipa, il confessionalej le accademie. Dove il ge-
• soita predicava , la chiesa era troppo angusla per L’u-

» ditorio. 11 nome di gesuita in fronte ad un’ opera nc


» assicurava il successo. AU’orecchio d’un gesuita eonfl-
® davano la storia segreta della loro vita i potenli, i

npbili, i signori. Dalla bocca del gesuita i giovani ,


sia

» delle alte classi, o delle mezzane, apprenderano i pri-

> mi rudimenli degli studii siuo alia Rettorica ed alia

> filosofia. La lelteralura , e la scienza, sino allora asso-


» ciale alia incredulity ed alia eresia ,
dirennero le al-

ii leate della fede ortodossa. Divcnuia regina del sud


s della Europa si prepard ad allre conquiste. Poco te-

> inendo gli ocean!) i deserti ,


le fa mi ,
le peslilenze, le

» spie, le leggi penaii, le prigioni, i tormenti, le for-

> che, le tnannaie, i gesuiti apparvero in tuili i paesi,


• sotto tutte le forme, scolari, medici, mercanli; si vide-
» ro nelta corte ostile di Svosia nel vecchio castello del
» conte di Chester , in mezzo alle campagne del Conaught.
» Disputavano, islruivano, consolavano, attraeyano i cuori
» de’ giovani, rianiinavauo il coraggio de’timidi, e por-
» tavano il Crocifitso alle labbra degli agonizzanti! I »...

Ilario
Oh! che di piu volevasi, o di meno per attizzare

contro di sb la rabbia, 1’odio, le calunnie de* falsi filo-

sofi , de’ giausenisti , degli' increduli, e del Signor


'
Gioberli?
Eofbosino (come sopra
• II vecchio mondo troppo era limitato per una si
, ,,
..

m a logo v. 173
» stupenda atti vita. 1 gesuiti approdarono alle rive.chc
> le grandi seoperte de’ naviganti aveano apertc allc im-
» prese degli Europe?: E ben tosto li troviamo in fondo
> alle miniere del Peru ,
a’ mercali degli schiavi delle
» caravane Africane ,
suite rive delle isole lontane ,
ne-
> gli osservatorii della Cina. Eglino faceauo proseliti in
» quelle conlrade, alle quali non peraoco ne l’avarizia

» nA la curiosila aveano condotto i loro compatrioti •

cccelera. ’
-

Ahciprbtk
L’autoredal quale abbiatno tratto , volgarizzandolo
lullo cotesto brano (l), cosi prosegue: » II Signor Ma-
» caulay termina quests considerazione ,
mostrando, che
> I’abolizione come il
deH’ordine de’ gesuiti fu quasi
» TRIONFO DE’ NEMICl DEI.LA CH1ESA CATTOUCA e ,

. come il SEGNALE di TUTT1 i R1VOLUZIONARH D1S0R-


» DINAMENTI che hanno meeta a soqquadro l’ Europa. Que-
> sla conclusione b il giudrzio unanime di tutta la gran-

» de scuola istorica dell’AUemagna e della Inghilterra *

Ilario
Ed il Signor Gioberti non contento di quella prima
abolizione ,
per la quale al suo parere furono i gesuiti

meritamente morli ne vorrebbe co’ suoi prolegomeni


provocare una seconda, per la qual fossero morti di
nuovo ancora , sens’ altra piu speranza di risorgimento !!!

— E il Macaulay b anglicano ! il Gioberti cattolico /. .

e prete'J ! !

Arcipretb
Non basta : altre ancora riandiamo testimonialize di
scrittori cattolici ,
la cui autorila speriamo , che voglia il

Signor Gioberti non isconoscere e dispettare. E la prima

(I) III- 1. c. pag. 234.


, ) . ,

174 DULOGO V.

sia di monsignore Bomtet il quale nel terzo sermoue


per la festa deHa circoiicisione ,
peroraudo, con quesla
magnifies apostrofe si volgera alia Compaguia di Gesii.

Ecfrosino ( legge -%

Etn,celebre Compagnia, la quale non invano por-


> ti il nome di Gesii ! alia quale la grazia ba ispirato

» cotesto grande disegno di condurre a Gesii Crislo i

» figliuoli di Dio da’ loro piu teueri auui alia maiurila


» dell’uomo perfetto ! alia qual Dio conceduto ba, verso
> la flue de’ tempi , dottori apostoli evangelisti , affine

» di fare per tutto il mondo, e sin nelle lerre le piu


» incognile, risplendere la gloria del vangelo, non ces-

» sare di farvi servire, secondo il luo tanlo istiluto,


* tutt’i talenti dello spiri to, della eloquenza, della 'civil-

» til della letteratura ! E affine di nieglio compiere co-

> testa si grande opera , ricevi con tutla questa udienza


» a teslimonio dr eterna carita , la santa beuedizione del

» Padre ,
del Figliuolo , dello Spiritossauto »

Arciprbte
Ma non posso a meno di recarvi queslo anco piu
bello e piu magnifico elogio fatto da mousignorc Ftnilon

iiell’ amtnirabile suo sermoue per la festa ddla Epifania.


— Qui ,
F.ufrosiuo ; udite ,
signor dottore.
Ecfrosino (legge)
v Popolo dell’ ultimo coniine dell’orieiUe! giunta,

» giunta fe la tua ora! Alessandro, quel si rapido eon-


» quislalore, che Daniele dipiuge come non toccanle

» pare co’ piedi la terra ,


Alessandro, che fu si ambizio-
> so di tutto soggiogare il mondo, quanto si Tiihase al

> di qua da te! Ma la carita va piu loutano che l’or-

» goglio! Nfe le sabbie ardeuti, life i descrti,nfe le mon-


» tagne,nfela distanza de’ luoghi , nfe )c tcmpeslc, nfe gli

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, ? !

DMLOGO V. 175

» scogli di tanti man , nd 1* intemperie dell’ aere , nd il

» fatal mezzo della linea, dove si scopre un cielo no-


» vdlo, ne le armale nemiche, ne le coste barbariclie
« non possono arrestare que’ ehe da Dio sono iirviati

» E cbi, chi sono costoro, i quali volano, come le nu-


» vole? Portateli, o venti, sulle vostre ale. 11 mezzodl,
x l’oriente, le isole incognite li attendono, ed in silen-
« zio li guardano venire di loatano. Quanto sou belli i

x piedi di questi uomini, che dall’alto delle montaguc


x si veggono venire ad apportare la pace, ad annunzia-
x re i beni eterni , a predicar la salute , e dire : o Sion-
x ue! il tuo Dio regnera su te ! eecoti cotesti conquista-
x tori novelli , i quali vengono senz’ armi ,
tranne la

x Croce del Salvatore! Essi vengono non per rapire le

x ricchezze, non per versare il sangue de’ viuti ;


vengono
x per offerire il proprio loro sangue, per comunicarvi
x i tesori celesti. — Popoli, che li vedeste venire , qual fu
x dapprima la vostra sorpresa? e chi pud rappresentarla?
x Domini, che veugono a Yoi, non atlralli da motivo
» alcuno nd di coinmercio , ne di ambizione ,
ne di cu-
x riosita! uomini che senza mai avervi veduto, senza
x neppur sapere ,
dove siete, vi amano teneramente,
x tutto abbandouano per voi, voi cercano attraverso a
x tutt’i mari, con tante fatiche e pericoli,per meltervi
x in parte della vita elerua , che essi vi hauno scoperto !

x Nazioni sepolte nell’ ombre della morte, quale qual


x luce sulle vostre teste x !

i A chi si deve , o miei fratelfi , cotesta gloria e

x cotesta benedizione de’ nostri giorni alia Compaguia


x di Gesii ,
la quale sin dal primo suo nascere,aprl col
x soccorso de’ Portoghesi una nelle Indie strada novella
x al vangelo. Non e ella , che ha deste le prime sciulille
. !

176 DIALOGO V.

» del fuoco dello aposlolato nel seno di quesli uomin


» dalisi in mono alia grazia ? Mai non sari caocellati

» dalla memoria de’ giusti il uoine di quel figlio d’lgua


> zio, che colla mauo siesta, colla quale avea rigettaii

» il carico della confidenza la piu luminosa, coil quell;


> slessa , formd una piccola societa di preli ,
germi bene
» detli di questa coinunita •

Ilakio
Or quale coinunita intende egli?
AaCIPRBTE
Delie miuioni straniere tanto anco al presente fio-

rente in Francia.
Ilaiuo
lo Ti ringrazio, Monsignbre, del piacere die m
avete procuralo facetidonii gustare questo splendido trat-

to di eloquenza. Quanto diversa dalla eloquenza del Fe-


n61on e la eloquenza del Gioberti! — Ma quella era I’e-

loquenia della verita ,


questa della .... non aggiunge
aitro.

Arcipretb
Potrei aggiungervi ancora la testimonianza del re-

ligiosissimo conte De Maislre (1) tutta intiera ; vi baste-

ranno pero queste poche parole. — Eufrosino


• '
Eofbo81no ( legge ) .

• Or* quando si pqnsa , che questo ordine legislalo-

» re, it quale regnava nel Paraguay pel' solo potere delle

» me virtudi e de’ suoi talenti, sensa giammai dipartirsi


> dalla sommessione la pul umile alia legittima autorita
» ANCO LA PIU FUOHVIATA, che quest’ ordine, io

» dico , veniva nel tempo stesso a farsi incoutro ,


neile

> nostre prigioni,ive’ nostri ospitali,ne’nostri lazzeretti,

(1) Essai stir le principc gdndrateur dcs conslit. Iinmaio-

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? ,

DIAL0G0 V. 177

» a quanto di piii orrido e ributtante ha la iniseria , la

> malattia ,
la disperazione ;
che qucstessi, i quali al pri-

» mo appello correvano a coricarsi sulla paglia allato alia


> indigenza , non aveano punto l’aria atraniera ne’croc-

» chi i piii civili ;


che salivano su patiboli per dire le

» ullime parole alle vittime della umana giuslizia; e che


a da que’ teatri d’orrore slanciavansi su’ pulpili per tuo-
* narri davanli ai re; che tenevano il pennello alia Ci-
» na , il telescopio ne’ nostri osservatorii , la lira d’Orfeo
» in mezzo a’ selvaggi ;
e che averano educato tutto il

• secolo di Luigi XIV ; allorchfe in fine si pensa , che una


» DETESTABILE COLLEGANZA di M1NISTR1 PERVERS1
> di MAG1STRAT1 DEL1RANTI , e di SETTARII IGNOBILI
a ha potuto a’ giorni nostri distruggere questa ammira-
a bile inslituzione , e trionfarne : ei ci par di vedere quel
a matlo, il quale trionfando calpestava un orologio di-
a cendo : l’ integnerd be n to a non fare itrepito. — Ma
a che dico ioP un matto non is colpevolc a.
Ilario
Non parla il De Maistre de’ gesuiti del diciottesimo
che il Gioberti dichiara meritamente morti
Ahciprkte
. Di quelli, di quelli appunto.
Ilario
Ebbene : rilegga e pesi le sue parole.

Arciprbtb
Ma oda ancora il Visconle di Bonald (1) ,
il quale
nel 1796 (secolo diciottesimo) scrivea cos):
Eoprosino
> A coloro, che non lo sanno, bisogna ben inse-

a gnarlo; bisogna ben dirlo oggidi, poichc ui: per pcnsare,


(1) Thloric du pouvoir polit. et relig.
, . , !.

178 DIAIOGO V.

» nfe per parlarc b necessario un diploma segnato da'

» d’Alembert, o da’ Condorcet. La dislruzione d’un cor-


» po celebre, incaricato del pnbblico insegnamento , b

. stato il FRDTTO d’una TENEBROSA TRAMA ,


le cni

« fila sotlili sfuggivano alia vista di quelli che la metle-


» vano in movimento (1) ; b stato un COLPO MORTALE,
> portalo alia costituzione religioia e politico degli stati;

» b stato il primo alto della rivoluzione ,


la quale ha
» annientato la Francia, e la quale minaccia l’Europa,
» e forse 1* universo ;
il primo atto della grande rivolu-
» zione dal cristianesimo all’ ateismo ! !
! (2).

Arcipretk
E che altro e il dominante eclettismo, il qual poi
si risolve nel sincretismoP e il sincretismo che altro i,
rautato il Dome, se non 1’ ateismo?
Eufrosino
> E non si accnsi (aggiunge) non si accusi I’autore
» di prevenzione; perchfe oltre il non avere egli potulo
» portare giudizio di questo corpo celebre, forse ha avulo
» a difendersi da’ pregiudizii di Famiglia e di educazione
Arcipretb
Ed altrove (3) ,
parlando di quest’ ordine medesimo,
ne fa questo magnifico elogio : > Instituzione la piU per-
» fetta che abbia prodotto lo tpirito del criitianesimo

» nata pel combattimento , e noudimeno propria alia

> pace! costituita per tutti i tempi, per tutti i luoghi,


* e per tutti gli uffizii! corpo possente, e rieco ogni
» cui membro era povero e sommetso! considerato da’

(1) I male avvisati govcrni di Portogallo, di Francia, di Spa-


gna ,
ec. ec. (2) Grande rivolmiont , la qual tuttora e pita che mai in

progrcuo !. . ed il Signor Gioherti vi dta la mano co’suoi PROLEGO-


MENI 111 (3) Legislat. primtitv. T. II.

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, : . . ,

D1ALOGO . 179

» grandi, e rispellalo da’ popoli! il quale riuuiva iu grade


» eguale lo spirito e la pieta, la pulitezza e l’austerez-
> za ,
la dignita e la modestia , la seienza di Dio , e la
» seienza degli uomini >.
Tommaso
A queslo ritratto bene ravviso anck’io,povero igno-
raute qual sono ,
i gesuiti vert. Quanto diversi dagli im-
maginarii e fitlizii del Signor Gioberti!
Abciprkte
11 Genio del Cristianesimo, opera insigne del Signor
Chateaubriand merited almeno il tuffragio di colesto

signore ?
Ilario
Forse a patto pero, che l’illuslre autore non
dica bene de’ gesuiti.
Arciprete
E come il Chateaubriand Jt$ parii ,
bastigli leggere
il quarto libro tulto intero,e il bel capitolo quinto del

ltbro seslo. Eccone alcun saggio


* '
Eufrosino , .

> La Europa tutta ha fatto nella soppressione de’


> gesuiti una perdita irreparabile !. . Eglino erano singo-
> larmente aggradevoli .alia giovenlu; le loro maniere
» civili e dolci toglievano alle loro lezioni quel tuono
> pedantesco ,
che disgusta la fanciullezza » . .

Ilario
Ed il Signor Gioberti alfenna , che ei non facevano
e non fanno , che ATTUTARE gli ingegni de’ loro allicvi
e reprimerne i voli, e tarpare le penne, ad asseconda-
re gli sforzi generosi del secolo!!! — Certo od egli af-

ferma quel che non sa; o afferma lutto il contrario di


quel che sa, o che almeno dovrebbe sapere.
) ,

1 80 DIAL0G0 V.

Kufrosino ( legge

• Naturalist! , chimici ,
bolanici ,
matematici , mecca-
> nici, astronomi, poeli, storici, traduUori, antiquarii,

• giornalisti ,
non v’ha un ramo di scienza ,
che i gesui-

> ti non abbiano collivato con isplendore . . . Ponderate


> la quantkh del bene , che essi banno fatto ,
ricordate

> gli scrittori celebri, ch’essi banno dato , o che si sono

> formati alle loro scnole ,


i loro sudori , it
loro sangue
» i miracoli delle loro missioni; e voi vedrete, che il

» poco male, di cui sono accusati, non contrappesa un


> momento i servigii, ch’essi hanno renduto alia societa >.

Ilario
Ed il Signor Gioberti afferma tulto il contrario cbe !

il poco bene che fanno alcuni buoni gesuiti , b contrap-


pesato, anzi di gran lunga sorpassato dal male ,
che fan-

no i piii!!

Abciprete
E non creda egli mica , che il Signor Chateaubriand
abbia, dopo avere scritto il Qenio del Cristianesimo , mn-
lalo opinione intorno a’ gesuiti (dice I’autore piii eolte
da noi citato ), perchd ne’ suoi studii istorici 'serine cosl:

» Pascal non 6 che un calunniatore di genioj egli ci ha


> lasciato una menzogna immortale > .

Ilario
Ma volete un’altra leslimonianza ancora d’un gran-
de genio, la cui caduta non potrh mai da chi ben cre-

de essere deplorata abbastanza? Udite il Lamennais.


Ecfrosino ( come sopra)
Reflexions sur I’dtat de 1’ Egli sc, i 808. » lo ho par-
* lato di sacrifisio della propria Vila. A questa parola il

» pensicre ricorre con dolore a quell’ ordine , non ha


» guari si fioreute, la cui esistensa tutta intiera non fit

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! ,

til A LOCO V. 181

» eke un grande sacrifizio alia umanild cd alia religione.

• Ben lo sapevano coloro, i quali 1’ hanno dislrutto ;


ed
» era questa per essi una ragione a distruggerlo , come
» per noi 6 una ragione a pagargli il tributo del cordo-

» glio e della riconoscenza ch’e’merita per tanti bene-


» falli. Eh! chi potrebbe noverarli? Lungo tempo anco-
» ra si farA sentire il v6to immenso che hanno lasciato
» nella cristiauila cotesti uomini cosi avidi di sacrifizii,

• come allri sono avidi di piaceri , e lungo tempo avras-


» si ad affaticare per colmarlo. Chi li ha rimpiazzali ne’
» noslri pulpili? chi li rimpiazzera ne’ nostri collegii?
» chi in loro vece si offrirA per recare la fede e la ci-
» vilizzazione , in una coll’amore del nome francese,
» nelle foresle deli’ America , e nelle vaste contrade del-
• l’Asia, tante volte inaffiate del loro sangue?>...
Ilario
I gesuili stessi , dalle tuttora fumanli ceneri a nuova
vita richiamati. — Ma i risorli gesuili ,
per tutte quelle
enormitA , di cui li accusa il Signor Gioberti , meritano
d’essere novcllamente morti!!
Eornosiao
E quali sono coteste eolpe? » Ei sono accusati (con-
» tinua il Lamennais ) ei sono accusati di ambizione. Cer-
» to si essi ne avevano. E qual corpo h , che non ne
» abbia ? La loro ambizione era di fare il bene , tutto il

•''bene, che in essi era. E chi non sa,cio esscre sovente


» quello, che gii uomini perdonano il meno? Essi vole-
» vano dominare dappertutto Ma dove dunque domina-
» vano essi , se non in quelle regioni del nuovo mondo,
» dove si videro per la prima e perl’ ultima volta porre
» ad effetto, solto la loro direzione, quelle chimere di
> secol d’oro , che a mala pena si perdonano alia imma-
, ,

182 D1ALOGO V.

• ginazione tie’ poetip — Exsi erano pericoloti o’ norm-

, —
m7 ECONVIENSIEGLI ALLA JFILOSOFIA FAR LORO
» QUESTO R1MPROVERO? Cheochfe ne sia, i’apro la —
» storia ;
vi veggo accuse ; ne cerco le prove. E non vi

> trovo, che una per loro luminosa giustiflcazione >.

Arciprete
E noi apriamo il libello famoso de’ PROLEGOMENI
lo leggiamo , e di ricapo lo rileggiamo ;
vi troviamo ac-

cuse senza numero ; ne cerchiamo le prove ; e non ne


troviamo DNA NEPPUREI! E non cio stcsso una no-

vella , una piu luminosa giustiflcazione de’ gesuiti P

Ilario
Ma se tante e si illustri testimonialize alia difesa e

al favor loro abbiamo recato d’uomini cotanto chiari

ed illustri dalla Inghilterra-, dall’ Allemagua , dalla Spa-


gna ,
dalla Francia; non vorremo noi recarne almeno
alcuna dalla nostra Italia?
Arciprete
Si certo : e quella priucipalmente dell’ Emiuentissi-

mo e dottissimo arcivescovo nostro cardinale Ignazio


Giovanni Cadolini il quale si splendida confutazione fece
di tutte le calunnie dal Signor Gioberti con tanto furore
balestrate contro 1’ ordine gesuilico , nella annotazione 7
all’eloquente discorso da lui detlo al clero, il 27 no-

vembre 1845 , impresso in Ferrara ,


e reimpresso in Pa-
dova i
in Genova ,
in Lucca ec. ec. Ma poichA non pos-
siamo riportarla lutto intiera, nA vogliamo dimezzarla,
siate contento di leggere, Eufrosino ,
qui (I).

Eufrosino ( legge )

» Ossia , che il Gioberti tengasi gravato da’ gesuiti,


> che lo avevano per ainico , o che scopra anlico e sin

<*> Discor. . . cdiz. fcrrar. p, 35.

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, , , , . ,

DIALOGO V. 183

» qui ascoso livore , o che alia perflno abbia volulo an-


> ch’egli ardere incenso , ed olferire sacrifizio d’intera
» ecatombe a quel liranno e sempre volubile nume di
» certa cotaie popolaritk , cbe signoreggia il mondo, la

« quale oggi acclama , e 1’ indomani uccide ; checchfe ne


» sia ,
io seguendo qui in alcuu modo le sue tracce , av-
» vertiro, che s’ei credesi sciolto da ogni debito di ea-
» ritii e di giustizia in verso i gesuiti, non lo sarebbero
» di cerlo i Razionalisti gl’ Illuminati, i Neo-protestanti
» > quali assai male avviserebbero in esecrare , siccome
» ei fanno, V abominevole setta de’ gesuiti (1). Concios-
» siache quantunque reo di ogni male per cui va lagri-

» mando la chiesa , alia quale assai pin nocque , che non


» Lutero e Calvinoj pur nondimeno (giusta i nuovi pro-
> legomeni) muta affatto rimanendosi contro i Kaziona-
» listi quesli, se non altro, per gratitudine dovrebbe-
> ro risparmiarla. Forse che i razionalisti avviserebbero
* altrimenli ,
in vedere i gesuiti , incominciando dal Per-
» rone, troppo impuguare la penna a danno del Razio-
» ualismo ; e in Francia ne sono si persuasi que’ llazio-
« nalisti universitarii che a’ soli gesuiti appongono le

x concordi, ed energiche rimostranze dell’episcopato, e


x del clero contro gli errori e i vizii del pubblico inse-
x guamento , ond’ ebbero quelli cotanto a patirne » . .

Arciprbtk
Eccetera. Leggete ancora queste eloquenti e calde
parole da monsignore Luigi de’ conti Sanvitale dette
nella sua lettera pastorale al clero e popolo di Parma
in occasione della sua traslazione al vescovado di que-
sta citta dall’ altro di Borgosandonino.

(1) Cosl appellata lie* prolcgomcni ,


cui ,
coine toslo ognuno di

lcggleri argomenterh, apparLcugono le altrc somigliauti csprcssiooi, die


veugouo appresbo con altro caralteie.
184 OIALOGO V.

„ ILARIO
Debbo Icggerle nel loro originate latino ?
•*
Tomhaso
Vi supplico, Signor Eufrosino. . ..

* Eufrosino

Ho inteso. — » Sonovi ancora i figli d’Ignazio; del-

* 1’angusla Maria Luigia or ora con somma perspicacia


» e avvedutezza donali al pubblico bene. Quercia anno-
> sa , bencbfe d’ogni parte sbaUuta da’ venli ,
pur sempre
» immobile e ferma! E quando la fllosofica contagione,
* sboccata dalle tenebrose lat^bre dell’ inferno , tutte in-

> vadendo ie condizioni e I’eta degli uomini lei pore


» abbattfe, con esso seco nel suo cadere ella trasse ezian-

» dio gli altri alberi della vigna del Signore! aliegratevi

> adunque, o quanti sieti , o voi , che teneri siete della

» religioue e della morale cristiana. A veto ora oUenuto


> quello , che bramavale ,
questa cioe societa ,
provida-
» raente nata ad allevare i giovinetli ed crudirii nelle

» letlere e nella pietA. Voi beati , o giovani di buona


» indole ,
sottratti per tal mezzo alle fauci del sempre
» crescente errore ! > . . ec. ec.

I LA RIO

Oh si veramente, che an gran bene avrebbe ella

falto a’ suoi sudditi 1’ august a Maria Luigia donando i

gesuiti a’ suoi sudditi, e grande ragione avrebbero que-


sti avuto ad allegrarsene , e bramarli, e crederne beati
i loro figli , se que’ gesuiti fosscro ,
quali a farli credere
si stempera il cilabro il Signor Gioberti!
Arciprbtb
Nel mio discorso, e ne’ nostri intertenimenti abbia-
mo riferito le testimonianze del santo Alfonso Liguorio.
Udite ora, che ne senliva il chiarissimo nostro Silvio

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D1AL0G0 T. 186 ,

Pellico in quclla lettera, che scrisse di Roma il 16 set-


tembre 1846. intorno alia storia della Compagnia, det-
tala dal Signor Cretineau Joly , e che fu riferita nell’j4«i»
de la Religion (I).

Eufrosibo ( legge )

» Nella Compagnia di Gesu sono state tante mcnti


» subiimi, tanti martiri e tanti santi: ella h stata, ella
» e tuttora bersaglio a tante ire foriose, e a tanti odii,
* che i suoi amici sono sforiati di riconoscere in lei

» qualche cosa di grande Aggiungo , che avendo io


» lelto nella mia gioventh le lettere tanto vantate di Pa-
» seal contro la Compagnia di Gesil, quantnnque esse
» lampeggino di tulto quello spirito, e di tulta quella
» grazia ,
di cui pub vestirsi pur troppo anco la scelle-
» raggine,con tutto queslo ne fui sdegnato. Io era gio-
» vane , dissipato , e per nulla attaccato a’gesuiti, ch’io
> non area conotciulo per nulla. E nulladimeno io senti-
» va in me una pienissima diffidenza circa la veracila
» di tante accuse ammonticchiate con tanto d’arte e di
» accanimenlo contro la Compagnia di Gesu da Pascal,
» c da’ suoi confratelli. Un senso intimo mi diceva , che
» il genio della malevolenza area dettato quel libro; e
» lo stesso senso intimo mi dicera, che la molevolenza,
» 1’ invidia , la collera , e tulle le passioni esaltate son
* eieeht ». ,

. , . 1 LAB 10
Qual poi giudizio questo chiarissimo lelterato pro-
nunzialo abbia di questi prolegomeni tanto rabbio&i e
mordaci pih , quanto mono spiritosi ed eleganti , che non
le lettere del Pascal, egli stesso lo dichiara in quella

(1) N. till. 4. ottolir. 1841.

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, , ,

186 D1AL0G0 V.

ingenua e coscienziosa protesta , che Voi , monsignore


arete aggiunto in calce al vostro discorso.

Eufrosino
Ma di lanto ho udito dire non essersi contentato
quel chiarissimo e religiosissiino letterato , ed altra aver
fatto ancora soleune dichiarazione.
Arciphetb .*

SI : e particolarmente con quella sua leltera al Gio-


berti, del quale stato era amicissimo, diretlagli da To-
rino il 3 di luglio 1846.
Eufrosiso
L’avete voi, monsignore, cotesta leltera P amerei
di leggerla.

. Arciphetb
Eccola appunto qui sul mio scriltoio ; ed ecco ancora
la risposta dello stesso Gioberti al Pellico. Leggete, Eu-
frosino, 1’una e 1’ altra.

Eufrosino ( legge )

CARO GIOBERTI
> Ho sentito
, essere mio debito dichiarare , che io

* non condivido le tue opinioni sui gesuiti ; ed ho fatto


» quella dichiarazione spontaneamente e non eonsigliato
* da’ gesuiti, o da altri. Non avrei potuto senza debo-
* lezza lasciar supporre , che io disistimassi una com-
* pagnia , alia quale lanti uomini savii e buoni e mio
,

» fratello stesso, che amo e onoro assai, sono aggrega-


» ti. — Or vengo a te per soggiungerti con tutto il do-
» lore della amicizia che tu hat scandalissato non il
,
» volgo servile, ma le menti che pensano. Tu ricevesti
» plausi dalle persone facilmente plaudenti e sono
;

» plausi ingannevoli! Il merito della eloquenza non puo


» fare degna di lode una filippiea simile contro un ordine

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, , ,

uulouo v. 187

* religioso. Tu sai , che quando per effetto di passionc


» taluno diventa oelle sue parole , o ne’ suoi scritti

» conteguensiario il suo preteso errore di dialetlica c


> una vana illusione. Che cosa fanno i ragionatori incre-
» duli? Gi id a no contro il cristianesimo ,
come tu gridi
» contro i gesuiti ; cioe sostengono con ardita dialettica,

* che la religione cristiana b malefica , tendente ad im-


> picciolire le intelligenze, e snervare i grandi affetti,

» e rendere gli uomini paurosi, falsi ,


delator!, mogi, ec.
» Che fanno i ragionatori deile sette eretiche? Si volgo-
» no a gridare contro il cattolicismo; e sostengono con
» mille caldi argomenti , che questa chiesa e malefica
* tendente ad impicciolire le intelligenze, a snervare i

» grandi affetti, a rendere gli uomini paurosi, falsi, de-


» latori, mogi, ecc! — Ma tu mi chiederai : ci sono, o
» non ci sono, i fautori della ignoranza? Ed'io ti dico,
* che ci sono; ma che non formano un ordine, e non ri-

* cevono l’impulso piii da un ordine, che da un altro.

» Ci sono : ed b cosa inevitable , e non bisogna mirarli

> colla lento della esagerazione ;


si trovano qua e 111 in
i ogni secolo, e tra’ Iaici, e nel clero, e nelle varie

» suddivisioni del clero. Ve ne ha di buona,fede;e ad


» ogni modo nou va bene caricarli d’ingiurie. On inge-

» gno potente che si scaglia con in finite parole a combat-

» terli , commette un’ ultra debolezsa. Volere poi compren-


> derli in una idea, e cbiamarli gesuitumo mi b ognora
» sembrato ,
sin quando era giovane ,
ed anco mi scm-
» bra oggidi , una deduzione di animi spaventati da voci
> corren-tt , che bisogna udire con superiore tranquillity,
> e non farvi eco. Vi sono cbimere, ed irritazioni ma-
> gnificate, dalle quali b disgrazia, che talvolta anco
» gl’intelletti perspicaci si lascino preoccupare. Cio non
. ? ,

188 BIALOGO V.

> fa ,
che rallegrare i maligni , e conlristarc i galanlno-
• mini. Eccoli il sentimento d’uno che ti loda e biasima
» con sincerila. Ammiro la tua eloqucnza (?); e fo voli,

» perchfe meglio si congiunga a carila e giuslizia ».

SILVIO PELL1CO.
IlARIO
Certo piu ragionevole e modesta lettera non si po-
tea nk si pu6 serivero che quests. Alla quale con pari
modeslia e ragioneTolezza avra indubitalamenle risposto
il Gioberti.
Arciphete
Lo credete yoi, caro dollore? Eccovi, come il Gioberti
risponda , al Peilico no , ma alia lettera del Peilico ,
col

mezzo del redattore del giornale. — Eufrosino, a voi.

Eufrosino llegge)
SIGNOR REDATTORE,
Da’ Bagni di Guinigel 7 agosto 1845.
» Mi k inviata una dichiarazione di Silvio Peilico

» sopra i geauili ,
la quale k stata inserts in alcuni gior-
» nali francesi. Io ini tacerei volentieri di questo proce-
> dere d’un antico into amico, se una frase uscita dalla
» sua penna non ferisse il mio caratlere » . .

Ilamo
Antico amico?? E che? scrivendogli , come il Pei-

lico gli scriyeva , cessava forse d’ essergli amico ? o non


era invece un mostrarglisi amico pih che mai fraterna-
mente ammonendolo , e con lanlo amore , come fece
da buon filosofo e eristiano ?.. . . E quale k la frase uscita

daHa penna di quello, feritrice del suo caratlere

Eufrosino (com* sopra )


» Egli parlando di uno de’ miei libri ,
dove io espon-
* go la mia opinions intorno a’gesuiti, mi accusa di

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. ,

DIALOCO V. 180
» averc pubblicato una manifestazionc violenta di collera
» contro quest’ online. Jo credo di dover protesta re con-
» Iro quest’ accusa ch’d assolutamente falsa ».

Ilario
lo ammiro, la eloquenza no, ma l’incredibile (lo
diro il piu lemperataiuente che posso) ardimento di co-
test’ uomo. E che? ne’braoi, che noi abbiamo riporta-
to , de’ suoi prolegomeui , dobbiam forse amiuirare la

pacatezza del tuono pacifico e grave , che uelle loro


ceusure o dispute tengono, i santi non dico, ma i be-
ne educati e i ben coslumati filosofi e lelterati? E chiun-
que legga quella sua fastidiosa irrefrenabile filippica con-

tro l’ordine gesuitico, quale pagina vi trova ,


cbe non
sia'pregna dell’ira, e quasimente direi furore, che lo
trae fuori di senno e di ragione? Gli stessi suoi ammi-
ratori meglio non seppero aramirarvi che la ecemenza c
la eoneitazione dello stile: concitazione e vceinenza ,
cui

onorarono del nome di eloquenza.


Eufrosipio (come topra)
» lo ho scrilto dopo avere maturamente rifleltuto

• sopra it mio soggetto, pesandone ogni motto senza il

> minimo seulimeulo di collera , ed ho creduto scriven-


» do di adempiere ad un dovere come uomo e come
> cattolico » . .

Ilario
Che ne dite, monsignore?
Arcipretb
Che volete che io vi dica ?... Come cattolico? Adun-
que ne io, n& voi, ne quanti siamo, che non alziarao,
com’egli fa, le grida contro i gesuiti , noi che scrivendo
o parlando di loro non-- facciam prova di eloquenza cioc

di veemenza e concitazione di stile e di parole ,


noi ,
dico,

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. , . ,

190 imaloco v.

» non siam cattolici ?. . . Dunque caltolici non sono i prin-

‘ cipi, che li chiamano ne’ loro slati, e loro affidano la

istruzione della gioventii, la porzione la piii cara de’


popoli ch’ ei governano ? non cattolici i vescoti ,
che si

yalgono dell’ opera loro ne’ sacri uffizii della predicazio-

ne , della istruzione religiosa ,


della amministrazione de’

sacramenli P. . . cattolica non h la stessa chiesa cattolica,

la quale, non che declamare , com’egli fa, contro il loro

ordiue , questesso ordine ,


per 1* oracolo de’ supremi pon-
lefici , appella e dichiara santo , e lo colma di onori e

di privilegii ?. .

Eufrosino (come sopra)


> Imperciocchfe io sono persuaso che la societa di
» Gesu ,
come i di presente i nocevole ai veri interessi

> della religione, della chiesa, dello stato, e dell’inci-


> vilimento, non solo nel mio paese, ma in Francia,

> ed in tutta l’Europa. La mia convinzione % talmente


> ferma sopra queslo punlo, che se non avessi ancora
» dato alia luce il mio libro, lo pubblicherei immanti-
> nente senza mutarvi sillaba > . .

Ilario
Ma queste sono accuse , o pih veramente calunnieP...
Qual prova ne d& P nessuna affalto ! e noi dobbiamo ere-
dergli sulla sua parola, per questa gran ragione ,
ch’e-
gli n’fc intimamente perguaso ??? Cosl intimamente persua-
so del suo yedere era quel non ignobile uom d’Argo,
del quale Orazio parla nella 6econda epistola del secou-
do libro,
Qui se credebat miros audire tragoedos
In vacuo laetus sessor plausorque theatro.
Arcipretb
Se non che osservate, ch’egli dice essere i gesuili

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DUL0G0 V. 191

secondo iintimo suo convincimento nocevoli alia religio-

ne (??), ed alio Stato (??), perehe nemici de\V incivili-


inento. E to! ben sapete che intend;) egli sotlo il vela me

di questa parola.
• - UiRIO
Tutto il mondo lo sa, e lo dicono tutte le pagine
del suo Primato, e de’ suoi Prolegomeni : sovranila po-
polare ! liberalirmo ! rivoluzioni ! eccetera ,
eccetera.

Eofrosino
» Egli 4 vero, che mi sono espresso con QUALCHE
> CALORE riguardo alia maniera, con cui i RR. PP. si

» sono condotti negli ultimi affari della Svizzera. Ma non


» e quella punto collera , acerbezza , trasporto. E un sen-
» timento naturale ed onore vole, che io ho-comune con
> tutte le anime cristiaue. Quando de’ preti d’un Dio di

» pace accendono la guerra civile in un paese onorato e


> tranquillo, armano i fralclli contro i fratelli, ed ecci-
» tano delle turbolenze, di cui ognuno pud prevedere
» gli effetli, h impossibile di non sentirsi commovere
» contro gli autori dello scandalo; e la indignazione e
» tanlo piu viva, quanto & piu grande 1’amore, che si

> nudre pei suoi simili , e maggiore il rispetto per una


» religione santa indegnamente profanata >.

Ilario
Ma ci dica dunque il Sig. Gioberti, qual fu la ma-
niera , con cui i RR. PP. si sono condotti negli ultimi
affari della Svizzera ? Furono essi , che in quel paese o-
norato e tranquillo accesero la guerra civile? — Che
armarono i fratelli contro i fratelli? che vi eccitarono
quelle turbolenze, di cui han gift cominciato a vedersi
gli effetli? che armarono i corpifranchi? che senza inti-

mazione di guerra portarono la guerra alia cattolica


,, , , . , ,i ,

192 DIALOGO V.

Luceroa? chc proditoriamente ,


nel proprio lelto, nella

quiete del sonno ,


Ira le braccia della loro famiglia assas-

sinarono gl’innocenli sostenilori della palria liberta?. ..

Ma che vale? Legga quel che ne scrisse il dotto HUR-


TF.R nella *ua opera I GESDITI (1), e cessi di veslirsi

della pelle d’aguello per ascondere agli occhi del mon-


do il volpino suo scaltrimcnto.
ABCIPRtTB
E ci dica, quali sieno quelle anime veramente cri-

stiane coile quali egli ha comuni que’ natural ed ono-


revoli sentimenti i quali non souo nb collera nb acer-
btzza nb trasporto?. . Ie anime forse di Thiers, degl’/-

gambert, de’ Quinet de’ Michelet de’ Saisset , e de’loro

anteceesori Pombal, Aranda, Choiteul , Voltaire, Pascal,

eccctera, eccetera?
Eofrosiro
» Se il Signor Silvio Pellico si credo di arere con-
» futato il mio libro colla sola autoriU del suo nome
• s’ ioganna a partito. 11 nome pih riepeltabile niente pud
> coutro la evidenia delle ragioni e de’ fatli. II Signor
» Pellico non si b nemmeno prorato d’indebolire nfe le

» une, nb gli altri a.

Arciprbtb
Ma quali ragioni, quai fatti, recall ne’ prolegomeni

dal Signor Gioberti ,


potea confutare o indeboliro il Signor
Pellico, se que’prolegoineni altro non sono, che una conli-

nua e stucchevoledeclamazione contro non so quale ideale


e till mo gesuitismo, che mai non A state, e non h che nella
inferma sua fantasia? 11 Primato del Gioberti era stato de-
dicate al Pellico. Qual era dnnque lo scopo del Pellico
nello scrivcre la sua letters ?Uno eratdi alioulanare da

(I) Lugano (845.


, ,

1)1 A LOCO W. 193

sb il sospetto, che convenisse col Giolberti nolle esorbi-


lanze de’ suoi Prolegomeni. E a che altro dovea egli
rispondere , che altro confutare in quelli o indebolire,
che le ripetutevi insolenze e catunnie de’ giansenisti e
e degli increduli, gill mille volte, non che indebolile,
annientate e disperse da’ Gerdil, da ’ Zaccaria, da’ Uoz-
zi, da’ Bo! gent da’ Lambrutchini da’ Zaguri, e da quan-
ti sono scrittori cattoliciP

Ecfrosino
> Io oso perfino affermare , che il suo scriUo lungi
» dall’ attenuare la forza del mio , gli aggiunge anzi qual-
» che peso; poichfe tntti quelli, che conoscono Ie rela-

» zioni , che esistettero tra lui e me ,


e la maniera , con
* eui io mi sono sempre condotto a suo riguardo, han-
» no letto con dolore la sua dichiarazione , ed hanno
* tirato da’ termini ,
in cui b concepita, la influenza de’
-
» geeuiti ».
-• Ilario
Che il Gioberti abbia letto ton dolore la dichiarazio-
ne del Pellico ,
io bene gliel credo. Ma che con dolore
abbianla letta gli oltri tntti, che conoscono le antiche

relazioni, le quali erano tra l’uno e 1’ altro ,


b una di
quelle perpetue straboccate esagerazioni ,
delle quali co-

tanto ei si diletta, e le quali destano le risa e la com-


passione di chi lo legge. Ben con dolore, e con assai

maggior dolore chiunque professa religione e civilta les-

se i suoi prolegomeni , o lettili a mezzo non potfe non


lanciarli lontan da sb scandolezzato e stomacalo!
Arcipretk
E la influenza Ae* geeuiti, propriamente la loro in-
fluenza fu, che cambio verso di lui l’animo di Pellico?
no 1’amore del vero? no lo zelo della religione P no
, .

194 DIALOGO V.

it sa» to dovere di difendere 1’ innocenza calunniata ?. .

E piacesse a Dio, che Ja ONNIPOTENTE influenza loro

si esercilasse su tutti quelli,che it Gioberti chiama belli

ipiriti , su lutte quelle, ch’ei dice anime elevate!


.
)'
„ Tommaso .
.
' . ,

E si per certo che sarebbe a bra mare si esercilasse

salutarmente ancora in lui , che s b estima it pits beilo

de’ belli spiriti la pib elevata deile anime le piu elevate.


Ilario
La riSessione non b inopportuna-
Eofrosino
> Io colgo questa occasions per rivolgere una pa-
> rola a queili, che mi accusano di avere mancato di
> rispetto e,di ubbidienza alia chiesa biasimando una
> istituzione da lei approvals. Queili , che mi addossano
», queslo torto , non debhono aver lelto la mia opera.
» PoichA altrimenti essi avrebbero vednto, che quando
v io parlo de’ gesuiti cbiaramente e precisamenle distin-
> guo la istituzione primitiva e la sua ATTUALE DEGE-
» NEHAZ10NE, e che auche biasimando questa io rendo
» a quelia la giustizia , che le A dovuta. Ora sarebbe
> iagiusto, per non dire empio, il supporre, che la
» chiesa approvando una istituzione voglia proteggere i

> suoi abusi ed imporre sileuzio sopra questo punto alia

> pubblica voce *- i

Arciprete
Voi non mi piglieTete, signor Gioberti , alia rete colie
smaccate vostre parole. Io mi sono uno di queili , che
con ogni attenzione ho lelto e riletto la vostra opera,
ed ho concluso, che pur troppo maneate di rispetto e
di ubbidienza alia chiesa biasimando si indecoramente
la compagnia, qual b al presente secpndo voi cotanto

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, ,

D1AL0G0 V. 195

degonere dalla tua istituzione jrrimitiva degencre cotan-


to, cho , come voi stesso dite, b nocevole alia chiesa

alio Uato, alia civiltlt. Questa degenerasione Unto noce-


vole e perniciosa la vede, o non la vede la chiesa?
credete voi ch’ella non la veda? adunque voi le man-
cate di reverenza e di rispetto , supponendola o cieca
al tutto , o addormentaticcia a non rimnoverne gli scan-
dali ed isterpare la mala pianta che
La terra cristiana tutto aduggia.
O credete che la veda? e voi le mancate ancor piii di

rispetto e di ubbidienza accnsandola di connivenza, o


di prevaricazione, poichfe non solo non la sterpa ed
ischianta, ma e con materno afTetto la guarda, e la

coltiva, e la conforU a vie meglio crescere e prospc-

rare. — Del quale materno afTetto son prova tutte le

testimonianze che io nel mio discorso, e in questi dia-


loghi vi ho recato , della santa sede lei stessa , e dell’ u-
uiverso cattolico episcopato.
. . . . * Eofrosino
Oh non la sente cosi il signor Gioberti. Udite, udi-
le, com’egli prosegua, » Parlando del modemo gesuiti-
» sino oorrotto , io ho detto , ch’ cgli i TOLLERATO dalla
> chiesa ; ove la parola tollerato non si riferisce alia isti-

» tuzione in sfe stessa ,


ma a’ suoi disordini ed alia sua
» decadenza ». Ed aggiunge: > Egli e adunque permes-
» so, egli 6 perfino neeessario constatare questi disordi-

» ni ; allorclid lo scandalo , che ne risulta ,


minaccia se-
> riamente gl’interessi piit sacri »...

Ilario
Rilegga il signor Gioberti la bolla Sollicitudo dell’im-

mortale Pio VII, rilegga le dichiarazioni , che abbiamo


riferite , de’ veccovi tutti , rilegga le incbiesle de’ principi,
? ,
,

196 DULOGO V.

consider! ia moltiplicazione tnttara crescente de’ gesuitici


collegii, rammenti (per tacere tult’altro) 1’onore e la

confidanza , colla quale il venerando Gregorio XVI , te-

ste defonlo ,
consegno loro il collegio di Propaganda
e poi ei dica , se tutto queslo altro non b che un tolle-

rarli, come per esempio in Roma, e negli stati pontifi-

cii son tollerati gli ebrei, e gli acattolici, che vi si re-

carono per loro diletto o per curiositd ! — E si che la

chiesa ha bisogno, che il signor Gioberti renga a con-


itatarle i ditordini, che s’introdncono , e gli tcandali
che minaceiano gl’interetsi i piu sacri!!
Egfrosino (come topra)
• Ad un’ epoca , in cui tante persone si allontanano
» dal cattolicismo ,
perch 6 esse lo confondono col gesui-
» tismo moderno »...
Arctpretb
Adagio a ma’passi, signor Gioberti chiarissimo. In
questa epoca, che voi ditc ,
quali sono coteste tante e

tante persone le quali si allontanino dalla cattolica chie-


sa ,
perchA la confondono col gemitimo moderno crede-
temi ,
signor abate , coteste tante pertone non sono co-
tanto semplici ed inesperle , che non sappiano distin-

guere i Fagiani dalle lucertole. Ei sono i maestri e gli

adetli dell’iUuminismo , del materialismo, del carbonari-


smo ,
del sansimonismo , del comunismo , del massoni-
srao ,
eccetera eccetera. E siccome vedono ,
non essere
loro possibile giungere alio scelerato fine de’ perversi
loro insegnamenti senza abbattere ed uccidere la catlo-
lica religione, della quale si operosi e potenti sosteni-
tori sono i gesuiti moderni , come lo fnrono sempre que-
gli antichi, a’qnali succedono; cos! a’ gesuiti fanno la

guerra ,
e gridano MORTE ,
perchfe sperano , questi

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) .,

D1AL060 T. 197

abbattuti , abballere quella ,


e darci cos! un cattolicismo
alia moda , un cattolicismo di sovranita popolare , un
cattolicismo di comunione di beui e di sette, un catto-
licismo in somma di sovversione totale della sociela. .

Ma che dico io? voi queste cose le sapete assai meglio


di me. Che rale che v’infingiate ? — Riprendete , Eufro-
sino, il filo del guazzabuglio giobertiano , e finiamola.
Edfbosino {come sopra .

» Ad un’epoca , in cui tante persone si allontanano


» dal cattolicismo, perchfe esse lo confondono col gesni-
> tismo moderno , ho creduto dover mostrare l’enorme
» differeuza che passa tra la cbiesa eterna ed una insti-
> tuzione temporanea; la quale lodevole ne’suoi princi-
» pii b presentemente decaduta >.
Ilahio
Quanto a proposito , e come lo abbia egli dimostra-

to ne’ suoi prolegomeni , dicanlo tutti que’ saggi e reli-

giosi uomini ,
che li hanno letti , e con tanta sodezza di
ragioni ribattuti e confutati.

EuFBoarao
» Io seguii in questo (
per quanto la debolezza delle
• mie forze mi ha permesso di farlo )
1’ esempio di molti

> uomini rispettabili , il cui nome onora la comunione


» cattolica. Io ne citero un solo , il venerabile PALAFOX
» le cui lettere sopra 4 gesuiti sono una forte ed elo-
> quente censura della sociela degenerata. - Gradile > ee.
VINCENZO GIOBERTI.
Abcipretb
Credete soi, signori miei, che se il ven. Palafox
vivesse tuttora , credete voi ,
che terrebbesi molto con-
tento degli elogii, di cui glifa onore il Signor Gioberti?...
11 ven. Palafox riscaldalosi verso la casa de’ gesuiti ,
la

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, , . , ,

198 DJA10G0 T.

quale era iiciila aua diocesi, per una questione ,


il cut

tcioglimenio tommesso era alia taera Congregasione roma


na lasciossi trasportare all’ira, e scrisse alcune focose
e amare lellere . . . ma a chi? A’ LORO SUPERIORl!! Non
Ie gitto mica, a centinaia e migliaia moltiplicate per le
stampe, al pubblico, per le piazze, pe’ crocicchi ,
pe’
ridotti e per le congreghe de’ rivoluziooarii e de’ liber-
tini,e degli increduli, siccome ha falto,per santo zelo,
de’ suoi religiosissimi , o pietosissimi Prolegomeni il signor
Gioberti!!
Ilario
Ma ditemi, monsignore: non si pent! quel renera-
bile, del suo trasportamento d’ira? non si disdisse?
Arciprbte
SI certamente ne fece pubblica ritrattazione
:
;
e nelle
aunotazioni alia lettera 65 di santa Teresa lascid scritto,
cbe il suo amor proprio e la patsione e la superbia,
e la vaniti e la presunzione state erano la prima causa
di quelle leltere, come delle liti, cbe aveva avuto au-
cora co’ FRANCESCANI e co’ DOMENICANI.
Ilario
E tulto cio non sapeva egli cotesto signore?
Arciprbte
Come supporre, che not sapesse un uomo di si eie-
vato iugegno, di si profonda dialettica, di erudizidne si

va6ta?
Ilario
Percbb dunque ?. .

Abcipretb
Voi mel chiedete ? Per diifamare i gesuiti tulto &
buono per lui,n& ha riguardo ad infamare anco i santi,
qual fu il Palafox! — Ma usciamd , s’e’ si pud, di cotesto

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,

DIALOGO V. 199

intl'icato e salvatico ginepraio. Ed alle testimonianze, le


quali abbiamo contrapposto alle calunniose filippiche de’
prolegomeui gioberliani contro i gesuiti de’secoli XVIII

e XIX ,
aggiungiamo ancora a fronte alle iettere del ven.

vcscovo Pa la fox le parole d’un altro,che noi conoscem-


mo, venerabile vescovo e cardinale PIETRO ODESCAL-
CHI j stato per troppo breve tempo al reggimento di
questa nostra arcivescovale chiesa ferrarese.
Eofbosino
Ne farete cosa gratissima.
Arciprbtb
Egli egli l’Odescalchi prima di dare al mondo l’e-
roico ed ammirabile esempio della sna rinunzia a tulle
le dignita e a tutti gli onori,dicui splendeva tra’ prin-

cipi della chiesa, per partecipare alle faticbe, a’me-


riti, alle persecuzioni , alle pene, ai martirj della DE-
GENERATA, quale il sig. Gioberti la vuole, COMPAGNIA
DI GESU, voile pubblicamenle attestare, che l’ ultimo
impulto alia sua risolusione di entrarvi ,
questo era sta-

MAI NE’ DIECI ANNI CHE FU PREFETTO DELLA


to: ,

SACRA CONGREGAZIONE DE’ VESCOVI E REGOLARI


ESSERGLI STATO RAPPORTATO NE RICORgO NE LA-
MENTO ALCUNO A CAR1C0 DE’ GESUITI!!
Ilario ••

Eh ! il signor Gioberti non era insorto ancora a ba-


lestrar contro loro i suoi prolegomeui.

Eofrosino
Ma il signor Gioberti non ne umiliA a quel sacro
consesso le ELOQUENTI querele ; ei credette non sola-
mente permesso a lui ed opportuno, ma NECESSARIO il

oomtatarle a’ buoni italiani , i quali hanno il debito di

redimer e le italiche provincie, ROMPUNDO IL GIOGO E


,


'
.
• v
/

* '
200 DIALOGO V.

LE CATEXE, CHE LE OPPRMOXO ; al che sono OSTA-


COLI PRIHCIPAJU IL DOMINIO STRAXIERO E IL GE-
SUITISMOU!
Arciprbte
Et nunc, reges , inteliigite (I), erudimini ,
qui judi-
catis 1’ ITALIA! — Ma dalla Italia volgiamoci un istante

aucora all’ America, e voi, Eufrosino, lcggete cid che


si scrive da Cincinnati (2): (America seltentrionale ).
Eufrosino ( legge )

> Qui la religione cattolica fa ogni giorno maggiori

» progressi, e diventa fiorente ogni giorno piii, e mol-


» tiplica ancora in proporzione il numero de’ fedeii sem-
• pre crescente. . . In America si certo il prete 6 sotto-
» posto a grandi prove. Ma, ci5 malgrado, il suo zelo
* e la sna buona volonta giungono a tenere lontano il

> contagio dal suo gregge ; e a far tornare tutto giorno


> le pecorelle all’ovile. E qui pure, come IN TUTTO
» L’UNIVERSO CATTOLICO , SONO I GESUITI, CHE SI
» STANNO ALLA TESTA DEGLl OPERA I CATTOLICI , E
» DANNO A TUTTO IL RESTO DEL CLERO L’ESEMPIO
» della obblazione di tutti ee, e del sacrifisio della propria
» vita al talvamento (Idle anime. Egliuo anzi sono in caso
> di fare un bene certo per la direzione cristiana , la

> quale loro b permesso di dare, alia educazione della

* gioventii nei loro collegii. Per la taggia e patema, e

• illuminata loro condolta fanno facilmente cedere pres-


> so questa gioventu di culti diversi i pregiudizii ,
ch’el-
> la succhia per cosi dire col latte, contra i cattolici,

» e i loro preti, e i loro religiosi. Buon numero di que-


> sti fanciulli, ricevendo i lnmi della religione, li comu-
> nicano a’ loro padri , e bene spesso diventano cattolici

(I) Psalm. It. (2) V. P UNI VERS, 27 scttembre 1845. N. 1356.

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, ! .

DIALOGO V. 201

» e Dio permelte lalora , che la convertione del figlio at-

» tiri quella del padre e di tulta la famiglia «

Ilario
Veda , il Signor Gioberti, 1’ immenso danno , che alia

chiesa , alio itato , alia society reca eziandio cotesta abo~

minevole , come egli afferma , setta del gesuitismo!! cotesta

incorreggibile nemica della chiesa , dello stato , della society ,

del progresso della ciriltJi ! !

Arciprbte
Altre ed altre senza numero potreipmo ancora ag-
giungere testimonialize, che tutte dimeutiscono le calun-
nie e le contumelie da cotesta signor abate fulminate ne’
suoi prolegomeni contro la gesuitica societa. Ma dalla
settentrionale America passando alia meridionale, ag-
giungiamone, come quasi a suggello, una ancora, la

pid solenne e. la piu luminosa di tutte.


Eofrosino
Ed b?
Arciprbte
La insigne e lodatissima opera intera del mio au-
conilano concittadino monsignore GAETANO BALUFFI,
arcivescovo veseovo d’lmola, stato piu anni per la san-
ta Sede Internunzio alia Nuova Granata.
Ilario
Qual titolo si porta ella in fronte colesta opera ,
che
io sino ad ora non ho conosciuto? .

Arciprbte
Ella si sta tultora pubblicando (1), e due volumi
ne sono gia venuti alia luce, di cui al ch. autore 6 pia-

ciuto far mi cortese dono. Vedeteli in quello scaffale cola.

(1) In ANCONA, p«' tipi Cberuliini - Sartorj ,


1816.
202 DIALOCO V.

II titolo a L’ AMERICA. DAL SDO SCOPRIMENTO al 1843.

Opera insigne, e per ogni rapporto lodevolissima , sto-

rico, critico, politico religioso.


Eofrosino
Piacciavi , monsignore , che ne leggiamo almeno al-

cun brano.
ArciprEtb
Andremmo troppo in lungo, e l’ora A giA tarda.

Ei conviene Ieggerla tutla , e voi potrete satisfarvene a


vostro bell’ agio. Nulla ,il' dottissimo prelato vi narra,
nulla vi afferma ,
ch’egli stesso non abbia verificato col-

la piu scrupolosa diligenza e colla crilica la piu squisi-

ta. E tutta se la legga a suo disinganno , e ad ammeuda


dello scandalo dalo co’ suoi prolegomeoi , il signor Gio-
berli. La legga, e giudichi egli stesso ,
quanto aborrevo-
li e inique sieno le sue caiunnie , e quali e quanto gran-
di i benefatti ed i servigii ,
prestati alia religione , a’ go-

vern! , alia civilta , alia umanitA ,


in quelle contrade , tra

que’popoli, da’ministri della cattolica chiesa, dell’uno


e dell’altro clero, religiosi di ogni ordine , da’ DOMENI-
CANI principalineute , e da’ GESUITI ! da que’ gesuiti,

ch’egli anatematizza, de’ secoli XVIII e XIX, quai de-


generi dal loro istituto, gli uni percio , a sua sentenza,
MERITAMENTE MORTI da un .papa, gli altri richiamati
sia vita da un altro , ma AL TUTTO INCORREGG1BILI. E
vogliamo sperare, che richiamato a ragione, se ha dia-

letlica e coscienza , non potra non vergognare di si ,


e

tulto vorra disconfessare con esemplare ritrattazione

quanto non ha temuto di menlire per acciecamento di

passione ne’ suoi prolegomeni (I). —E fra t tan to noi chiu-

dcremo questi nostri iutertenimenti colie parole, che


abbiamo gia recilato, del dottissimo Balmes: » Vuolsi

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, e , ,

DULOGO r. 203

» conoscere la vora cagiono di cotesto implacabile odio


» contro i gesuiti? Ei basta considerare ,
qualr sicno i loro
> nemici >.
Tommaso
Di grazia, quali sono? amerei di conoscerli per la

mia istruzione.
Arciphbtb
Varie ne sono lc classi. E nella priroa figurano gl’ in-

creduli e i proteetanti pubblici e manifesti nemici della


cattolica chiesa. E questi hanno tutta la ragione di odiar-

li
,
perchii i gesuiti ne sono i piil intrepidi vindici e di-

fensori. Nella seconda poi sono i giansenisti e i liberi

pensatori i quali pur dichiarandosi cattolici, e teneri


della santa Sede , con farisaica arte si studiano d’inde-
bolirne e deprimerue 1’autoritA. E questi han pure ra-
gione d’odiarli j perchfi temono di essere scoperli quai
sono dall’ acuto e sicuro guardo de’ gesuiti , e dal loro
zelo smascherati, e confusi. Nella terza s’ hanno a col-

locare cerli sofistici criticatori , i quali pretendendo, che


ogni gesuita debba essere impeccabile , i difetti e le col-
pe d’alcuno di loro ascrivono {con quale coscienza sal-

lo Dio) atl’ordine intero , alia intera societa. La quarta


comprende tutto Vimmenso pecorame degli scioli ,
degli

storcileggi , degli oziosi ,


degli squasimodei , de’ rolti ad
ogni vizio ,
i quali altro meglio non sanno fare ,
che ri-

petere come pappagalii quello che odono dirsi ,


o stam-
parsi da que’ primi, e non vedono nel santo costume
de ’gesuiti , che l’eterno rimprovero del bestiale loro vi-

vere. Nella quinta finalmente coloro , i quali o per alcuna


supposta offesa > o per antica preopinione o per conci-
liarsi il favor del predominate fUosofisroo liberalesco e

rivoluzionario , stringonsi in alleanza cogli eroi della prima


!

204 DIALOGO T.

o della seconda classe , a riversare tutte le piu odiose


e invereconde calunnie e contumelie su quella che chia-
mano abominevole setta del gesuitismo.
Ilario
Dimmi ora ,
mio buon Tommaso : in quale di cote-
ste classi ti sembra , che debba essere compreso il chia-
rissimo signor Gioberti?

Tommaso
Oh signor dottore !
quale domanda mi fate!... E poi
non vorreij che monsignore....
Arciprete
No, no: parla liberamente.
TOMMASO
A buon conto nella prima classe, no certamente;
nella quarta neppure; nella seconda... nella seconda...
via. . . neppure. Per me gli rim an libero di primeggiare ,

qual piu gli attalenla o nella terxa o nella quinta.


Ilario
Bravo, Tommaso! quanto 6 vero, che un po’ di
logica naturale val meglio,che qual si voglia sofistica e
fantastica dialettica

Tommaso
Grazie , signor dottore.
Arciprete
Signori, vi rirerisco. Ci rivedremo, quando il si-
gnor Gioberti, in vece di parole, come ha fatto sino ad
ora ,
ci dar& le prove di tutte le accuse da lui imputate
a’gesuiti.

IL FINE.

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! ,

Impropriamente fu queslo Breve da alcuni chia-


mato BOLLA. Tra quelli, cbe si dicono Brevi , e quelle
che si dicono Bolle , non lieve e la differenza. Brevi si

nomlnano le lettere, che i pontefici indirizzano a’ regi,

a’ principi , a’ maestraii ,
ed anco talora a persone pri-
vate ,
per affari di minore rilevanza. Piu imporlanle e

la materia delle Bolle, piu n’d solenne la forma; e si

scrivono in pergamena. Si vcgga il Moroni nel suo di*


zionario ztorico-eccletiaitico. — E questo Breve di Cle-
mente XIV non fu affisso in campo di Flora non fu e- ,

sposlo alle porta di s. Pietro, non fu nemmeno canoni-


eamentc denunziato a’ gesuiti. E tutli ne furono disgusta-
ti, tranne il famoso Pombal, i Tartufi di Portoreale ,
ed
i fllosofanti discepoli di Voltaire La chiesa gallicana ri-

cuso di accettarlo! il re di Spagna lo sprezzo come in-

sufflciente! la corte di Napoli ne vietd la promulgazio-


ne! La Polonia gli resistette! E sebbene i gesuiti som-
mettendovisi per ubbidienza , in Friburgo , in Lucema
in Soleure si secolarizzassero ;
i cantoni di Soleure, di
206 ANNOTAZIOHI

Lucerna , di Friburgo non perm hero , ch’ eglino abban-


donassero i loro collegii. — Vuolsi sapere, da chi per
cotcsto Breve oltenesse CJemeute il titolo di grande, che
il signor Gioberti gli tributaP. .. io lo dird: da’ Calvini-
sli di Oianda, e da’ Giansenisli d’ Utrecht, aggiunto l’o-

nore , il tristo onore , d’ una medaglia! !


! Quanto profon-
damente ne fosse egli addolorato ed indignato, lo atte-

stano abbastanza la profonda tristezza , che lo oppresse,


I’affrettata sua niorte ,
e quel suo sospirando e piangea-
do ripetere, compulsus feci! compulsus feci!! — Valga
questa annotazione al signor Gioberti , il quale melte
del pari il Breve del gran papa CLEMENTE, e la Bolla
del eantissimo papa PIO.

Non dispiacera al signor Gioberti


, cbe io gli ripon-

ga sott’occhio, a proposito di quest© suo meritamentc


morti, e di tutti gli antecedent da lui con lanto cando-
re di verity molivati, cid che il giornale dee debate (10
vendemmiaio, aim. XIII) annunziava sotto la data di Na-
poli: » 11 ristabilimenlo dell’ordine de’gesuiti cagiona
in questa capitale e in tutte le provincie del regno una
gioia universale. 11 giorno stesio ,
che qui fu ricevuto il

Breve, le LL. MM. il re e la regina, i principi e le prin-


cipesse reali si accostarono solennemente alia sacra men-
sa per renderne a Dio i loro ringraziamenti. Il collegio,
che i gesuiti anticamente aveano in Napoli, fu aperto il

dl dell’Assunta , ed eglino gift ne sono in possesso. Il re


ha voluto egli slesso assistere personalmente all’aprimen-
to della chiesa, il quale avvenue lo stesso giorno ; nella
gual chiesa ( disse il re ) won uvea avuto il coraggio

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, ,

ANNOTAZIONl 207

d’ entrare sola una volta dopo la toppressione o(per va-


lermi della nobile frase del signor Gioberti ) dopo la me-
ritata morte della compagnia »! — Certo si, questa e
una delle mille prove deli’ odio universale de’ popoli e

de’ re , in cui per le lanle loro colpe caduli erano i

degencri figli d’lgnazio, i gesuili del secolo XVIII cXIX!


E poicbfe ho citato il Dibats , la cui autoritii io ben
so ,
quanto sia venerevole al signor Gioberti, ne citero
ancora le seguenti parole, le quali colmeranno di mara-
viglia ogni cuore cattolico: » I nuovi gesuili (i gesuiti

» del secolo XIX) sono que’ dessi ,


che erano gli antichi

» (del secolo XVIII, e degli antecedenti). Ollre lo stesso


» nome , lo stesso abito, la stessa regola, saranno i

> liovelli formali sotto lo stesso magislero degli anlichi,


» che ci rimangono luttavia ,
avanzi preziosi d’ Israele
» cui sembra avere la I’rovidenza conservato perchfc sie-

> no i depositarii del fuoco sacro, e delle Iradizioni e

» de’principii veraci dell’islituto ,


si che la catena da
» santo Ignazio in poi non trovandosi per nulla inter-
» rotta, ben si puh dire, che i gesuili novelli sono ve-
il ramente i successori degli anlichi, e cbe 1’ordine co-
j> lucclie non abbia la stessa oslensione, ha nondimeno
» la stessa perfezione : identity non meno preziosa che
» onorevole , la quale ed 6 la guarentigia della sua du-
» rata, e l’argine il piu saldo contro le perfide rifor-

» me, che potrebbero medilare ccrli spirili sistcmalici ,


e
» la risposta la piu decisiva alle asscrzioni (notate signor
» Giobeiti) de’ suoi netniei ed il trionfo il piu nobile,
* che abbia esso potuto riporlare coutro gl’ ingiusti

• (signor Gioberti nolale) provocatori della sna distra-


it zione ».
> No (soggiunge ancora lo stesso giornale) no! la
208 ANNOTAZIONl
*
> saota Sed« ricoilocando suite antiche basi la compa-
» gnia di Gesii , e per 4ale effetto derogando al Breve
* di Clemente XIV , la santa Sede non si melte per nnlU
* in contraddizione colla santa Sede. La necessity le fece

* dare il Breve di distruzionc ; e la necessita le fece pur


a dare la Bolla di ristaurazione : con questa pero diffe-

* renza (notatelo signor Gioberti , commentatore o ripe-

titore (qual piu v’aggrada) del signor Botta) con que-


» sta differeuza , cbe la prima fu la figlia del limore , e

» dell’ assedio , col quale uomini possenti stringevano

» quel povero papa, al quale fecero con un tratto

a di penna csterminare ventimila infaticabili operai, i

> quali nelle quattro parti del mondo andavano predi-

» cando ed insegnando; e la seconda fu la figlia del

> tempo e della esperienia, i quali fecero conoscere i

a mali, che tennero dietro a quella epoca fatale, ed


a il bisogno di ripararli a . Cotesli mali li avete pure
descritti voi stesso! su'

E necessario , cbe bene si conosca chi fosse egli co-

testo signor POMBAL; ed ia lo ritrarro quasi colle

stesse parole del signore Crttirfeau Joly. Non mancava


egli ne di energia ,
nfe di talent! amministrativi. Ma so-

vente la sna energia degenerava in violenza. Orgoglioso,


despota, vendicativo, in Allemagna, e nella Inghilterra
avea concepito un odio profondo contro i religiosi, e

contro la ecclesiastica gerarcbia. Ma allreltanto, e piu

era egli odiato dalla portoghese nobilta. Allora quando


Giovanni V. re di Portogallo morl il 31 di luglio 1750,
trasmettendo la sua corona a don Giuseppe suo figlio,

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,

4
ANHOTAZIONI 209

comprese il I’ombal ,
cbe destinata gli era uua grande
parte a rappresentare. Don Giuseppe, come i piu de’
monarch i del suo secolo ,
era sospettoso ,
timido ,
debo-
le ,
volultuoso ,
e pronto sempre a concederc la sua
confidenta al men degno e al piu cortigiano. Per giunge-
re al minislero , vide il Pombal , essergli foria avere 1’ap-

provazione del p. Giuseppe Uoreira confessore dell’ in-


fante , divenuto re. Aveva egli gia luuga pezza prima
preparati i suoi piani ; e con inflniti artifizii ,
ed affeltan-

do la piu religiose picla , sino al far veslire l’abito ge-

suitico al secondo suo figlio, tuttora fanciullo, erasi in-

sinuate nell’ amiciiia de’ buoni padri. Bene alcuni di que-


sti n» aveano subodorato la ipocrisia; ma il buon p. Mo-
reira non volte pur sospcttarla nel Pombal, ed ingannato
dailo zelo che inostrava , non seppe allro in lui vedere,

che le brillauli sue qualita, e cadde nel iaccio, che gli

era^teso. Per lui, I’uofno che Giovanni V avea costan-


temente ributtato dal potere , trovossi all’ improviso segre-
tario di stato per gli affari esterni. Quale uso fee’ egli

del suo potere? Conoscendo il volpone, quanto ornbra-


tico e suscettivo d’ogni impressioni fosse il suo princi-
pe , immagind che- meglio se ne guadagnerebbe
, la buo-
na grazra ,
se gli si. desse come vittima egli stesso. E si

che giustamente avea tulto a lemer'e per sfe. Fecc per-


tanto seguare al re nell’agosto del 1754 un decreto, pel
quale dicevasi ,
che un ministro di stato potrebbe ,
per
maneggio d’ alcuno essere assassinate, e dichiarato era
,

un tale attentato delitto di lesa maesta. 11 debole e so-


speltoso inonarca di leggieri si persnase, che se espo-
sta era a taulo pericolo la vita del ministro, a non- mi-
nore pericolo doveva essere esposta la sua. Tremor e
senza prove ne riscontri die libero il corso alle nequizie
,

210 annotazion;

di quello. Tutto era spionaggio, le rive del Tago piene


di prigioni; e que’ tulti che sospetti erano ed odiosi,
preli e genliluomioi ,
rcgolari e cittadiui vi erano rinchiu-

si. Impedito ogui adito al re; ufe v’era chi osassc sve-
largli il mistero che lo avviluppava. — Bene sentiva pe*
ro, il fellone, ehe mai non avrebbe potuto gab ha re i

gesuiti; e la saggia attitudine di questi, e il credito,di


cui godevano in corle , e presso la liobilti , e presso il

popolo, lo perderebbero. Voile prevenirli. — Cinque pa-

dri dell’Isliluto si dividevano la contidenza della famiglia


reale: Moreira eonfessore del re e della regina, Cotta ,

confessore di don Pedro fratello del, re, Oliveira istitu-

tore degli inFanti, Campo ed Aranjues confessori di don


Antonio e don Emmanuele zii del re. E risointosi di allon-
lanarneli , ricorse all’ intrigo. Insinuo il sospelto nel cuo-
re del re;gli pcrsuase, che il suo fratello don Pedro vo-

lea nel Portogallo rappresentere il personaggio di tutti i

principi’ di queslo uome; che a questo line rendevasi


popolare ;
e che i gesuiti lo assecondavano nelle ambi-
ziosc sue mire. Don Pedro per la sua cavalleresca leg-

giadria era inviso al re ; e i gesuiti a poco a poco gli

divenuero oggetlo di diSidcnza. S’accorse lo scaltro e per-

tido ministro del progresso, che questa prima calunnia


facea nello spirilo del re; e per finire di contaminarlo
gli diede a leggere tutte le opere , ch’ erano state pub-
blicale conlro la society raccotnandandogliene la letlura

solto il piu inviola bile segreto. Tento sul popolo la stes-

sa esperienza , la qual si bene eragli riuscita sull’animo

del re , e tutto iunondd il Portogallo delJe opere ,


code
quali a diversi- iutervalli l’ipocrita giansenismo e l’incre-
dulo hlosoftsmo eransi eongiurali a diffamare la Compa-
guia di Gesii. F. quando giudich , che nulla pih restavagli

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,

ANNGTAZIONI 211

a leinere dell’esito de’suoi nriifizii, $u’ padri di quella

fece ricadere lutta la persecuzione , della quale stati era-

no vittime i loro amici. Non vengo a’ particolari; che


non iscrivo una s tori a ,
e quauto ho scritto forsc e so-

vercbio per una annotazione. — Nel 1765 il l.° di no-

vembre avvennero il tremendissimo treniuoto e l’incen- ,

dio,che di ruine o di strage e, di miseria empierono la

desolata Lisbona. Che non fecero allora a sollievo, ad

aiuto, a consolazione dell’afflitto popolo cotcsti eroi della


evangeliea carita? Nulla peusaudo. a se , nulla alle sette

loro case ,
rovesciate pel tremuoto, o distrutte per 1’ in-

cendio , le sventure degli aliri furono la sola calamita,


che commovesse il loro cuore. — Come ne furono rime-
ritatiP La storia lo dice. L’ iuesorabile Pombal giuro la

diltruzione dell’ordine inlcro ;


voile procedere 'colla ca-

lunnia ;
e perchfe la macchiua delle sue imposture non
potesse essere roresciata alia pruoya ;
trasporto la priina

scena del suo dramrna in America. A questo luogo s’aa-


nesta tutto l’affare del Paraguay; ne aggiungo altro. —
Tale era cotesto Pombal , il primo attore della tragedia
per cui i gesuili , al dire del signor Gioberti , furono tne-

ritamentemorti!!! (CRET1NEAU Joly , Histoir. de la comp,


de Jesus. Tom. V. p. 118 teg. LYON, chez Guyot , 1846.)


;
V .... ... ,. .) ;• .
.\x _

Questo p. Gabriele Malagrida era italiano , nalo il

18 di settembre 1689; e fattosi gesuita passato avea nol-

le missioni forse quaranla de’ quasi otlanta anni, che


aveva ,
quaudo perl vittima dell’ odio dello spietato Pom-

bal. Dalle missioni richiamato in Portogallo, era addive-

mtlo, sovratulto dopo il tremuoto di Lisbona , un oggetto


!

212 AnSfOTAZIONI

di venerazione universale. Vivea nella intimita della fa-

miglia di Tavora; nh certamenle qucsla era una prova


della sua complicity nell’attcntato del 3 seltembre 1738.

Ma il Pombal bramava , che e'd eglr ed altri del suo

istilulo fosscro i fautori del regicidio. Dovea per conse-


gnente il Malagrida perire cogli altri coaccusuti. Ma per

un perlido capriccio ministeriale fu quest! riservato a

piu crudi snpplizii. Lo si fece languire tra’ ferri in

una segreta per ben Ire anni. In forza della sentenza di

morte , pronunziata contro i congiurati ,


doveva egli da

un giorno all’altro essere dato al carnefice, siccome


istigatore del regicidio. Cid parve poco al Pombal. Con-
dannato da' lui,’ voile, che questo venerabile vecchio
fosse condannato ancora dalla Inquisizione. Gli fu adun-

que imputato di avere nella sua solitudine composto doe


li REGNO DELL’ ANT1CR1STO e la VITA DELLA
belli : il ,

GL0RIOSA SANT’ ANNA DETTATA DA GESU E DALLA , ,

SANTA SUA MADRE e per qu'esti due libelli accusato


,

di falsa profezia e di devota immorality ! come poteva


esserne condannato qual autore ,
egli che infermo era,

prigioniere, privo di fprze, d’aria ,


di luce, d’iuchiostro,
di carta ,
di perifieP .il marioscritto non si produceva,
se ne citavano solo alcurii frammenti , raffazzonali per

1’ opera e per lamano altrui. Era grande Inquisilore un


de’ fralelli del re; ma questi ricuso di sentenziare; gli

assessori ne imitarono 1’esempio. Il Pombal colse que-

sta occasioue per conferire la dignity di grande Inquisi-

tore al suo fratello Paolo Carvalho Mendoza, nemico im-

placabile della Compagnia. E l’infelice Malagrida ,


sen-

(enziato autore di eresie, d’impudicizie ,


di bestemmie,
decaduto dal sacerdozio ,
fu abbandonalo al braccio se-

colare, e il 21 seltembre 1701 sacrihcato per un solen-

lie AUTO-DA-FE I!

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,

ANN0TAZ10NI 213

II duca di ChoiseuU Ecoo il rilratto , cbe ne fa lo slo-

rico della Compagnia Cretineau Joly (1. c. p. 194-195):


Choiseul era il prototTpo ideale de’gentiluomini del se-
colo diciottesimo; ne area la incredulita, le grazie, la

vanilb, le nobili maniere ,


il lusso, 1’ orgoglio , il co-
raggio, e quella leggerezza, per cui avrebbe sacriScato
il riposo d’Europa ad un epigvamma o ad una lode. Uo-
mo tutlo esteriore, toccava appena le questioni o taglia-
vale a mezzo , e si godeva a respirare. 1’ incenso ,
di cui

gli enciclopedisti lo profumavano ;


ina il mid orgoglio s’ e-
sasperava al pensiere, che mai potessero eglmo volere
elevargi siuo a farsi suoi pedagoghi. Mostravasi indiffe-

rente verso i gesuiti ... E piu tardi , dopo il loro caccia-


niento dalla Fraucia ,
provossi di spiegare in una meino-
ria a Luigi XVI la posizione neutrale ,
cb’egli mentiva
a se e agli allri d’avere lenuto in quell’ affare. » lo sono
» persuaso ( scriveva egli), che siasi detto al re ,
essere
> io stalo I’autore della espulsione de’gesuili. 11 solo
» caso djcde priucipio a quella faccenda, 1’avvenuto in
» Ispagna la tinl. La verita e » (quasi che non si sapes-
se, com’ egli avesse sedollo i filosofi a far loro la guer-
ra , e carezzali i giansenisti ,
e piaggialo la corligiana ,

e guadagnato i parlamenti, ed aggirato il re , e tutti or-


dinal! in somma ediretti i diversi partiti alia persecuzio-

ne ed alia ruiua della Compagnia ! )


» la verita b , che
> io era ben lontano suite prime dail’ essere loro contra-
» rio ;
non mi ti mescolai , che verso la fine ». Ma que-
sta dichiarazione manca di prova ; e conviene ben dire
che i suoi atli poco si trovano d’accordo colie sue pa-
role.
, , ,

214 ANNOTAZIONl

Chi fa P aitfore di questa letteraP... 11 sig. Crctineau


Joly in una nota a pifc di pagina (1. c. p. 229) cosl narra.

» In punto di morle il duca d Alba depose ’- in inano al

» grande Inquisitere Filippo Uertram vescovo di Sala-

> tnauca, una dichiarazione, la qual portava, ch’ egli era


» stato uno degli eccitatori della sollevasione de’ sombreros*..

ei confessava altresl, » av ere composto una gran parte


» della supposta lettera del Generate dell’ Istituto contro il

a re di Spagna. Ridonosceva eziandio, essere lui stato

> P inventore della favola dell’ impera tore Nicola I., ed

» uno de’fabbricatqri della moneta colla effigie di questo

» falso tnonarca! Nel giornale del protestante Cristoforo

» de Murr (T. IX. p. 222.) si legge, che il duca d’ Alba


» nel 1776 fece per iscritto la stessa dichiarazione a

» Carlo III. »

Cio intendeva lo svenlurato pontefice j ma ben altro

intendevano i nemici della religione e delle monarchie.


Bene sapevauo eglino, a quale scopo tendessero i loro

sforzi. Ostacolo ai progetti da loro formati, fermissimo


insuperabile ostacolo era la unitit dello insegnamento,
e questo difendevano , intrepidi combattenti , i gesuiti
e quelli si avvisarono di rovesciarlo dalla base. Mi piace
rapportare in conferma di cid le parole dell’ eminentis-
simo Cardinale PACCA ( Mem. xttor. ee. ) colle quaii de-
scrtve i risultamenti della distruzione de’ gesuiti in Alle-
magna : » Poco a poco ( egli sCrive ) i btloni allemanni
» perdetlero il rispelto che avevano pel clero, per la

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I

ANN0TAZ101N 215

• santa sede , e per la disciplina della chiesa. Fiuche sus-


» sistette la compagnia di Gesu, la quale avea piu col-
> legii nelle universita , e ill molti luoglii suuole puhbli-
» che, queste erronee massime Irovarono urta forte op-
» posizione , ne il male fcce graridi progressi. Ma la sop-

b pretrio ne di questa compagnia , la quale arena si bene


b meritato della religione , unit ament e al progresso delle

b societh segrete , cagionb alia religione Catlolica perdite


» immense. Allora tutti furono rotti gli argini , ed un
b torrente di libri perversi e irreligiosi innondo T Alle-
b magna ». — Che se sulle bilancie della sublime dialet-
tica del sig. Gioberli inaggiore peso ha l’autorit& d’un
protest ante che I’autoriti d’un cardinale; oda quel che
de’gesuiti, cui diebiara egli degeneri , incorrtggibili , meri-
tamente morti , ne scrire nella suastoria del Papato ,il pro-
testante Leopoldo Ranke (Tom. IV. p. 500 ): b L’annientamen-
b todi questa society, la qual facea (anco nel secolo XVIII)
b sua principale artna la istruzione della gioventu, do'cea
b necessariamente scrollarc il mondo cattolieo sino dal suo

b fondamento, sino alia sfera, nella quale si formano le nuo-


b ve generazioui. Traboccato era il torrente. Noi abbiamo
b veduto quanto i gesuiti in corpo avessero tentalo per
b arrestarlo. Ci resta a dire quel che l’impreveduto loro
b isolamento permise loro d’ imprendere. Nel mezzo stesso
b al divallamento della dispersione, gl’ inditidui seppero
b renders* utili alia fede cattoliea cotta loro piela , alia chie-

b so colie loro virtudi e colla loro eloquenza , alia scien-


b za ed alle letters co’ loro travagli. » — Sono i gesuiti

de’secoli XVIII, e XIX!


6

216 ANNOT AZIOM

A quesle interrogazioni , alle quali noi abbiamo rispo-

sto, e risppiideremo ancora, opponiamoue alcune allre,

alle quali preghiamo il signor Gioberti ,


die voglia sod'

disfare. — II p. Saverio Ravignnn, la cui doltn'na.il cui

saperc, la cui eloquenza devono essergli ben noli, in

certo suo opuscolo , intitolalo De 1’ existence de V Insti-

tut des jesvites (p. 13) cosl interpella gli autori delle

imputazioni accumulate a diffamazioue dell’ordine: > Di-

» teci, che cosa abbiamo noi falto, che cosa abbiamo


a noi deUo, noi preti della compagnia di Gesu ,
perch
> tanto strepito si faccia conlro di noi, contro di noi

> si susciti si fiera tempesla ? E come siam noi divenuti

> l’oggello di Cotanti odii, il bersaglio di cotanti aUac-


> chi, la cagione di cotanti limori?
» Voi , che sul nostro capo provocate il rigore delle

» proscrizioni ,
ci conoscete voi » ?...

> Quale parola uscita dalle nostro bocche ha posto a

> rischio la pubblica tranquillity , ed il rispetto dovuto


» alle leggi? Pure in un gran numero di pnlpiti le no-

» stre voci hau risuonato e risuouano dalle ciltati le piu

> popolose sino a’ piu umili borghetti >1


» Dove sono le autorit& civili, che ci accusano ? dove
a le ecclesiastiche , che ci condannino •?
a Ad uno, ad un solo di noi h imputato alcun fallo

a riprensibile e positivo »?
a Non bastano prevenzioni e presunzioni ; non pos-

a sono elle toner luogo di falti , n$ di prove... Or quali

a adunque sono tra noi i colpevoli *? ec.


A queste interrogazioni risponda il signor Gioberti,
come noi rispondiamo alle sue ; o gli ripeteremo al co-
spettodi tutto il mondo: MENT1RIS 1MPUDENTISSIME.
I

ANNOTAZIONt 217

, . I

.V,
sol„
. . .
A lulte cotestc testimonialize aggiungiamone una,
come quasi a suggello , che debba sgannarc, il signor Gio-
beiii non dico ,
ma qut’lutti, che potesscro da lui es-

sere indoili in errore. I’accenno al voto soleune . e-

messo il 12 giugno 1845 dalla congregazione de’eardi-


nali per gli affari eslerni ecclesiastici, convocata dall'im-
niortale Gregorio XV di chiara meinoria, per decidere

sulle domande ,
presentate dal plenipotenziario francese
signor Rossi ,
in norae del suo governo ,
per la soppres-
sione c dispersione de’ gesuiti dal suolo francese. Era
quella congregazione preseduta dal sonimo Pontefice stes-
so e composta dc’cardinali Lambruschini , Ostini, Castra-
cane, Franzoni, Patrizi, Polidori , Biancln ed Acton. Narra
la sloria ,
quante per ottenere la condanna della inw>-

cenle, e dal filosofismo cotanto odiata sociela, macchiuate


avessc 1’ abilissimo ambasciatore lusinghe, promesse, mi-
nacce. 11 voto unanime della congregazione questo fu;
I. Le leggi , che contro i Gesuiti , o piii veramente
contro tutte le associazioni religiose si allegano in Fran-
cia , sono nella slessa Francia contrastate...
II. La santa Sede non pub, per le islanze d’ un gover-
no , condannare ,
ne immolare degl’ innocenti. Da piit che
trent’anni esistono i gesuiti in Francia ;
n b alcuno d'essi

stato i mai citato a’ tribunals come colpevole d’ alcun de-


litto. Me al presente pure si propone contr’essi alcuna
precisa accusa ,
per la quale possano essere tradotli in

giudizio. Come adunque la santa Sede potrebbe con una


sentenza privarli del santo stato, ch’essi abbracciato
hanno coll’approvazione della Cbiesa Cattolica »?

III. > I venticinque vescovi (a cio ,


e quanto segue

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,

218 ANN0TAZ/0W

noti il signor Gioberti) i vcnticinque vescovi francesi ,


i

quali hanno gesuiti nella loro diocesi , rendono loro le

testimonialize le pih oaorevoli. Eglino s’allegrano de’sa-

iutevoli frutti che questi evangelici operai vi fanno ger-


mogliare. Un grande numero di allri prelati hanno scrit-

to alia sauta Sede per sollecitarne la conservazione di

cotesti ausiliari loro indispensabili. La sauta Sede riget-

tera etla una domanda cotanto giusta e ragionevolc »?

E la congregazione a voti unanimi decise , che il

sommo Pontefice NON POTEVA, NE DOVEVA NULLA


CONCEDERE. E Gregorio XVI. ne approvo la decisionc. —
Ma il voto del signor Gioberti val forse nieglio, che il

voto de’cardinali, e la sovrana approvazione del Papa!!! —


Ma del suo Primato, e de’suoi Prolegomena buona giu-

slizia, qnal n’era degno,ha fatto nella sua storia (Vol.

VI. p. 445. seq. )


il signor Cretineau Ioly al cui tribu-

nale lo rimandiamo col signor JBolta , e con tutto il se-

guito de’loro ripetitori e ammiratori.



£8e><uxee.

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'
Otgitiz ed*y •drobgfc
, , , '

N„, decorso di quesli dialoghi mi 6 avvenuto di


dovere piu volte cilarc la spiritosa e vivace opera del
Signore Vittore Joly, iutitolata DES JESUITES, ct de
quelqucs enjouements litteraires a’ propos du juif errant
stampaia in Brusselle 1845. Ed ho pcnsato ,
che farei

forge cosa non iugrata a’ religiosi e cortesi miei lettori ,

dandone loro in aggiunla a questessi dialoghi la tradu-

zione ,
nel volgar nostro ,
dell’ opera intera non gia,ma
d’una parte di essa. Ho la speranza di poter satisfare
cosl alia ragionevole loro curiositii , e l’altra ancora (poi-

che vi si parla quanto basta del famoso ,


o piu vcramen-
te infame romanzo del signor Eugenio Sue il JUIF ER-
RANT) di trarre d’inganno ccrli troppo malavveduti am-
miratori , e certe troppo semplici ammiratrici di quell’em
pio e.tristo lihello, venutoci di Francia a disgradare il

nativo nostro buon gusto ,


e corrompere il costume della
nostra gioventu! — Italia ni ! avete il vostro MAN/ONI.
. ,

222 POSCRITTA

E che volete di pi&? — cbe di raeglio? E quando fare-


te senno , a non anteporre al national vostro oro il fan-
go, non che l’orpello, straniero?. .

I malaccorti ammiratori adunque ,


e le troppo sem-
phci aminiratrici di colesto xnostruoso aborto di Francia
odanoquel che ne dice lo scrittore ,
che noi ciliamo (I );

odalo, e ne faccia suo prode il sig. Gioberti.


E da alcnni mesi avvenuto nella repubblica lelteraria

uno di que’ fenomeni ,


che son come quasi serbali a e-
sercitare la perspicacia de' Villemain futuri ,
e noi fare
oggelto di compassione a’ noslri pronepoti... 11 JU1F
errant del signor Eugenio Sue 6 sorto ad ecclissare gli
astri,che brillavano sul nostro orizzonte ; e profoudare
nelle tenebre della nolle tutto cid,a che la nostra epo-
ca abiluata era a lenere volto il guardo >.

> L’entusiasmo eccitato per questo libro e uno di


que’ falti , che recheranno slupore a chiuuque un gior-
no meditera sulla storia letteraria del secolo diciannove-

simo. Ed e pur forza risalire col pensiere a’ tempi i piii

tristi della letteratura , a que’ tempi , ne’ quali il mal gu-


sto, e le passioni religiose e politiche areanO guasti e
corrotti tulti gli' spiriti, per pure trovarvi 1’esempio d’un
fanatismo rivestito di quelle inordinate forme poetiche, le
quali ispira cotesto Ju if errant. La spensierata e scioperata

epoca nostra, la quale veduto ha comparire e passar«,sen-


za salutarle neppure ,
opere verauienle grandi, ha riscosso
la sua apalla in favore d’un’ opera seuza noiue! e i bron-
zi if i marmi souosi convitati a gara a festeggiare il trion-
fo dello scrittore! Ed alcuni son giunti sino a soguaro
la ovazione del Campidoglio, e il capperuccio di por-
pora , c t’alloro raccollo su la tomba di Yirgiliol! —
'
(I) VICTOR JOLY ! c. P. 1. p. 7. .

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, , , , ,

poscaim 223

Allri meno fureuti nel delirio della loro ammirazione


letleraria , non veggouo nell’Aulore del Juif errant che
un’intrepido e generoso cainpione Ae\ progress presen-
tatosi a difendere c salvare il civilimento europeo lninac-
cialo da’ GESUITI nemici eterni della liberlik e della .in*

telligenza umaua.che venti volte comballuti e vinli,pur


senza cadere d’auimo tornauo sempre alia perpetua loro
crociata contro il libero csame e l’ ajfrancamento del pm-
siere!... Altri fiualmeuie, meno guardando al coraggio
dello scriltore che al talento del romanziere non Mono
finir di stupire maravigliaudo gl’ ingegnosi ritrovati della
inesauribile sua immagiuazione. E per quanto b a’ caral-

teri de’ personaggi ,


i quali figurauo nel romanzo ,
li pre-
dicate superior! a quanto sino ad ora hanuo crealo di
piu grande il genio e I’ arte de’ piu famosi romanzatori* ...

» In mezzo a cotesta cieea adulazione ,


ed a cotesto
ridicolo idolatramento , i quali nel signor Sue ammirano
e venerano il vigore de’ La-Chalotais la dialeltica de’
Pascal, lo spirito de’ Voltaire, il genio de’ Fourier, la

immaginativa de’ Walter Sc hot , la carila de’ Vincensi di


Paolo (l), noi siamo ritnasi uiaravigliati di noi stessi,tro-
vaudoci alia lettura freddi ed impassibili >... ! !

» Abbiamo pertanto voluto interrogare l’opera del


signor Sue , e cercarvi le ragioni di cotesta immensa po-
polarita, che l’ba accolta :
popolaritA fondala su pas-
sioni ,
facili ad essere infiammate ,
popolarilA , che forse
non avrebbe eccitato con lanta ardenza, e tanto com-
piacimeuto nessnno scrittore, bramoso di seria, e non
peritura rinomanza. Indagheremo adunque ,
quanto oo-
teste passioni s’abbiano di solido e di grave ; ed esami-
nercmo coscienziosamente , se i pericoli, a’ quali avvisa

l’autore, sieno pericoli reali , o non piuttosto spaVentac-


. , . ,,

224 POSCRITTA

chi, i uven tali dal parteggiare coutrario, per giuslificarc


la mala fede, e la tirannia, che esercita contro la liber-

til ed il progresso. E sopratutto tratteremo la incendia-


ria quistioue de’gcsuiti, per certuni cotanto rischievole
e (remenda^ cotanto ridicolosa e v6ta di senso per
chiunque comprenda , che ne’ tempi moderni sarobbe
impossible al piu graoduomo farsi un Carlomagno , od
nu Napoleone , e risuscitare in sfe un Ignazio Lojola , od
un Francesco Sa verio, e riprodurre que’ giorui, ne’ quali
1’ordine gesuitico, pin posseute che i principi crisliani,
preservava 1’ Eutopa cattolica da’ saturnali del protestau-

tesimo >

» E poi ( ripeliamoio ) ogni secolo arreca la sua pie*


tra all’ edifizio della umanita. Ricercare ,
cosa eglino fos-
sero i gesuiti in epoche,nelle quali i bisogui e gl’inte-
ressi dilferivano essenzialmente dagl’iuteressi e dalle pas-

sioni, che governano la society altuale, frugare tra Ie


scrilture d’un processo dimenlicato per dissolterrarne odii

gia estinti, farsi arma di viete accuse cento volte dimen-


tite , dirugginare ed affilare a sangue freddp calunnie
spuntale gia ed oltuse tra le mani del Cottituzionale (I)
del 1826, rifatte all’uso del Cottituzionale del 1844, e
sciorre il gninzaglio alia turba de’ bainbi, degli sciocchi
degli spiriti forti da anticamera ed attizzarla addosso
ad uomini, cni conveniva sludiare prima di condaunar-
li, col mezzo d’un grosso melodramma , net quale il de*
litto vestito 6 da gesuita, e la virtii abbigliata da asso-
ciato al costituzionale : tulte cotesle cose non sono degtie
per ceilo ne d’un’epoca assenuata, ne di scrittori che
aspirino ad una fama durevole >

(I) lino de' piii fimusi giornali likeraleschi della I'rancia, fatto hel-
lo, solto forma di appemlice periodica, del Juif errant , di cui si parla.

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, .,

POSCRITTA 225
» E innanzi a tutto, prima di stabilire la formola
delle vostre accuse ,
prima di fulminare co’ vostri ana-
temi ,
prima di aizzare i vostri bracchi SU! AT GESUI-
Tf! ei v’era forza provare (l),che le pubbliche liberty
e la civilizzazione erano messe a grave repentaglio, e
che tutte ie conquiste liberali ,
delle quali menale cotan-
lo vampo, e le quali dovevano esservi scudo contro le

usurpazioni del potere regio, e contro le disposizioni

del decreto divino ,


erano impotenti contro nna mano di
preti, non iscritti nella lista civile degli stipend iati dallo
Stato , senza tesoro ,
senz’armi ,
senz’altra possanza che
della parola. Ei v’era forza dichiarare, che la liberty

della slampa e dell’insegnameuto era in loro mauo un’ar-

ma pericolosa, il cui monopolio sarebbesi dovuto dalla


legge affidare a’ soli laici. In una parola ei v’era forza
confiessare francamente, che il vostro stato socialc fon-
dalo c ,
e si sla tutto inliero sulla base d’ una decezione,
e che colesla liberta , che voi proclamate si alto, e della
quale magnificale cotanto i benefizii, voi l’avcte in ese-

crazione, sol che possa servire a’disegni de’ vostri av-


versarii > (2).

V
(1) Lezione al signor Gioberti*
(2) Nel rileggere queste parole, Seri lie ha gill died giorni , Iro-
viamo in tin ammirahile discorso del signor conle di M onto ember
l t uno
de’ pih eloquent) difensori della liberty della ehiesa, il passo seguente-.. •

„ L’antica ehiesa cattolica , I’antica harca di Piero , sbattuta dn


>. tante burraschc , c tutto disposta e pronto a navigare sull’agitato ed

»• incognito mare della moderna liberty. Ella vi sflderi le tempeste

, , come lo fece nel seno della monarchia assolnta, o piuttosto nel seno
>• ancora della Europa fctidale. Ella ben sa , come si rechi in sfe il solo
,, legittimo e positivo contrappeso a tulti i pericoli di cotesta liberty.
E si veddi per tal modo ,
com’rlla, graziealla sua immutabile auto-
». fitli , ed alia immorUlilh delle sue promesse ,
ella sola possa resisle-

15

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:

220 POSCHITTA

» Allora quando il lilosofismo francese, e i parla-


menti giansenisti getlavano grida di spavento alia vista

de* progressi di cotesti gesuiti (al cui aspetto fingete di


tremare )7 allora quando essi coinmoveano contro di se
il Portogallo , la Spagna, le reali prostitute di Luigi XV,
e gli scrivani de’ Pombal , de* Choiseul, e de’ parlamenti,
allora si lo stato politico della societa, e eerie abitudi-

ni monarchiche poteano far temere cotesti progressi di


dominazione e di dispolismo intellettuale ,
di cui fate le

viste di temere il ritorno. Allora una tradizione, conse*


crata da* secoli ,
poneva un gesuita al capezzale di cia-

,, re a tutte le crisi ,
acconciarsi a tutti i governi ,
imporre se stessa a

,, lull* i secoli ,, .

, ,
Immcnso fatto e questo. Ma un altro fatto non meno nolevole,
,, ed infinitamente doloroso b 1
*
accoglienza fatta a questo grande svol-

,, gimento dello spirt to cattolico da coloro , cite da Ttingo tempo hanno


ii tra noi usurpato il monopolio del liberalismo. lo per me nonsochc,
„ a dare una raeschina idea delle prevenzioni e dclle passioni del nostro

„ tempo ,
altro siavi pi u proprio, che questo accoglimento fatto da un

„ certo mondo politico alia novella attiludine della cliicsa. Uopo b pur
,, dirlo con dolore 3 da che cotesti creduti liberali hanno vedulo, che la

„ LIBERTA' poieva 0 doveva profillare alia chiesa, hannola essi rinne-

,, gala , ed evocate conlro di lei tulle le tradizioni e tutti gli tpedienli

,, della tirannide ,, ! !

,, No! noi non vogliamo , noi non domandiamo, che la liberty.

,, Cliecr.htr si faccia, non si proverk mai, che per noi si voglia usare

„ qualsiasi violenza contro nessuno. Quel che noi domandiamo h : po-

„ ter fare per noi quel che crediamo di dover fare, lasciando altrui
,, piena la liberta di non farlo. E mentre i nostri avversarii ci danno
,, la caccia gridandoci ad ogoi istante Voi non collocherete Id i nostri

„ figli ,
voi non veslirele il talc abilo, voi non teguirele la tale regala,

,, voi net* stele Itberi di spendere cost o cost il vostro tempo , i vosiri

„ denari , il vostro coraggio noi, noi rivendiebiamo la libertk del pen-

w siere , della associazione, della educazione ! la rivendichiamo con


,, tutte le forze ,
e con tutti i principxi della vita socials ! e per tutti
„ la rivendichiamo, anco per quelli, che a not la negano „ . (Discor-
so pronunziolo nella seduta del 17* genn. 1815).

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,

POSCRITTA 227

scun re, e nell’oralorio di ciascuna regina. Allora gran-


de, illimitato, immenso era il potere regio , senz’altro
riscontro, cbe delle insignificanti rimostranze di que’
parlamenti , nel bel mezzo de’ quaii Luigi XIV compari-
va colla berrelta in capo, per far loro intendere i pri-

vilegi della reale sua dignita. Allora un favorito un mi- ,

nistro, sgarralo da un confessore faliatico o ambizioso,


bene poteva travagliare l’Europa con trenta anni di guer-

ra , e strappare a’popoli esausli quanto baslasse a sali-


sfare alle orgie babiloniche delle reali cortigiane. Allora

i progressi della liberlil e del civilimento dipendevano


dal ciecocaso, il qual soveute poneva lo scettro in mani
o deboli o maivage. Allora tinalmente non erasi lo slato

appalesato indifferente in affare di religioneje si poteva


temerc alcun ecccsso dalla parte di un corpo ,
il qual
fu semprc per la cattolica chiesa come quasi un batta-
glione sacro, reclutato tra le piii alte intelligenze del-
1’epoca. — Ma al presente, che il vomere rivoluziona-
rio ha rovesciato la superticie della Europa ,
ora che il

potere regale stretto colle pastoie d’una costituzione


altro non ^,che un simbolo e un’ombrad’un falto ec-

clissato, ora che un avvocato lo tiene in iscacco colla

sua facondia,ora che la slampa a chiuuque abbia cuo-


re e iutelletto offre il mezzo di soggiogare la nioltitudine

alia autorila della sua parola , e le sue doltrine c i suoi


convincimenti imporre a tutte quelle anime, le quaii

aspirano alia verita ed alia luce ,


qual nera dipintura ve-
nite a farci della schiavilu ,
che i gesuiti preparano al

mondo? voi gettate un grido di spaTento?voi delibera-


te ,
e paventate il Loiola alle vostre porte ? >

» Or come? voi avete la stampa, le camere, le

calledre delle universila ,


1’ amminislrazione del comune,
, , , ,

228 PdSCRITTA

i fasci del polere politico ; e tutte coteste guarentigie vi

paiono difettive contro i vostri avversarii? II secolo com-


mosso ,
per passare dall’uno all’altro catnpo, attends

che voi co’ vostri travagli gli abbiale provato , che sotto

la vostra bandiera b la liberty, e quel progresso inlel-

lettivo, che tutti concilia i bisogni, tutti gli appetiti re-

ligiosi ed intellettuali degli uomini. E voi vi sfidate delle

vostre forte ? e voi vacillate all’appressarsi della lotta!

e invece di quella cortesia cavalleresca , che ,


prima di

dar inano alia spada, cede all’avversario la sua parte


del campo e dell’ arena ,
voi ricorrele all’ ammutinamen-
to lelterario! voi scatenate contro i vostri nemici tutte

le tristi passioni, che dormono in seno alle popolazioni

imbesliate per la miseria, e depravale pel vizio! o te

vi avanzate alia lotta vi recate quegli stupidi odii , e quel-

le accuse calunniose cut V istoria ha giustiziato e che voi

side andati a razzolare ne’ libelli degli enciclopedisti (1)!

> Piu non k il tempo, che i partiti potevano impune-


tnenlc rendere la storia complice delle loro passioni, e

farscne una ausiliaria de’loro disegni. Una generazione


illumiuala b succeduta ad una generazione acciecata per
la mala fede. A1 gioruo d’oggi sappiamo, come si sna-

turino i fatli a vantaggio di un partito, come si metta-


no i lesti alia lortura, come la voce dell’avversario si

soffochi sotto i clamori d’una molliludine furibonda e

sedotta ».
» E fraltanlo sotto pretesti di proteggere la libcrti

e la civilizzazione miuacciate ,
voi vi sforzate a risusci-

lare que' giorni nefasli. La catena della indifferenza e

(I) E clic altro ha fatto ne' snoi Prolcgomtni il signor Abate


Gioberli ? % .
,

POSCRITTA 220

rotta; e voi vi affalicate a ricongiungerne le anella! £


quanto gli uomini i piu dislinti de’ nostri giorni aveano

falto per ricondurre la mollitudine alia fede sia col mez-


zo della poesia , o della eloquenza , o delle arti , tulto

vi siete voi ingegnati ad annientarlo! In nome della li-

berth voi volete chiudere la bocca a’ vostri avversarii!

In nome del progresso voi volete rivoltare e rimeslare

le doUrine infami degli Alembert dei Diderot, dei La-


met trie ! e in nome del eivilimento