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Lavoro e arte

di Michele Parodi

Poiché il lavoro trasforma il presente in qualcosa di nuovo e inedito, la previsione e la


valutazione dei suoi effetti risulta un momento essenziale della sua stessa operatività. Ma, come
valutare ciò che non si è ancora esperito? Da questo interrogativo nasce l’importanza del lavoro di
rappresentazione, raffigurazione, immaginazione e anticipazione utopica delle condizioni del lavoro
e degli effetti del lavoro. Il lavoro artistico, nelle sue diverse forme, può fornire un complesso di
esperienze emotive, affettive ed estetiche, in grado di individuare valori e disvalori e sviluppare le
motivazioni del lavoro e della prassi. La capacità di valutare gli effetti e le condizioni del lavoro
può essere approfondita da un opera di rappresentazione figurativa narrativa o poetica, visuale o
letteraria, dalla sperimentazione e dalla simulazione ludica e teatrale, dalla riflessione,
dall’immedesimazione e dall’identificazione che la fruizione e l’esercizio del lavoro artistico
comporta. Si tratta di elaborare delle forme di arte e una pratica artistica in grado di stabilire un
confronto tra la realtà dell’esperienza umana e l’anticipazione di un reale possibile: arte utopica, al
medesimo tempo realista, non fuga in un mondo estetizzante separato dalle condizioni reali e dai
suoi possibili sviluppi (arte alienata). Per questo la pratica artistica deve interagire con il lavoro
intellettuale di analisi della società e delle diverse soggettività in trasformazione. Occorre, anche in
questo caso, sviluppare una dialettica tra rappresentazione, sperimentazione esperienziale, analisi e
valutazione in grado di fondare la progettazione e l’azione.
Il lavoro artistico ha un ruolo essenziale nel rappresentare, sentire e sperimentare in termini
visuali, sonori e cinetici, sia le espressioni del corpo, dell’inconscio, dei sensi e degli affetti, sia gli
aspetti della società e della natura, che non risultano dicibili con mezzi discorsivi puramente logici o
razionali.
Per arte non alienata, per arte rivoluzionaria, o per arte realista, non va intesa in primo luogo
l’arte naturalistica, interessata a rappresentare in modo meramente fotografico la realtà, ma va
intesa, più in generale, l’arte impegnata ad esplorare ed esprimere tutti gli aspetti, anche più
nascosti, del reale (storico, attuale o possibile). Da questo punto di vista, l’impressionismo, come
esplorazione della percezione e dei suoi effetti sensibili, l’espressionismo (incluso l’espressionismo
astratto), come esplorazione del rapporto complesso ed emozionale che l’uomo stabilisce con i
diversi aspetti del mondo e della vita, il surrealismo come esplorazione dell’inconscio psichico e
corporeo dell’uomo, ma anche l’arte concettuale contemporanea nel momento in cui utilizza
liberamente strumenti speculativi per esprimere una critica alla società, o alla stessa pratica artistica,
rappresentano forme di arte non alienata, contribuendo al processo generale di emancipazione e
liberazione dell’uomo.
L’opera d’arte, come espressione dell’artista, dell’unicità del suo rapporto con il mondo, assume
un ruolo cruciale anche nell’affiancare alle espressioni culturali più condivise e stabili, le
espressioni singolari dell’individuo, fornendo un contributo essenziale alla critica del conformismo
culturale. Quando però, l’impegno dell’artista non è rivolto all’esplorazione e all’espressione del
proprio sé e della realtà che condivide o a cui aspira, ma alla mera produzione di opere in grado di
distinguerlo dagli altri artisti e affermarlo nel campo dell’arte, anche la sua unicità si svilisce nella
ripetizione di un “nuovo” insignificante, paradossalmente del tutto riconoscibile e integrato nel
sistema culturale, trasformando l’arte in una delle forme della moda1, ovvero in una forma alienata
e alienante di distinzione sociale o di classe, separata dalle più generali motivazioni vitali
dell’azione umana.
Il lavoro artistico, come momento di una prassi esistenziale di emancipazione, non va inteso
primariamente nei termini di una professione elitaria, alla quale possano accedere solo coloro che
abbiano acquisito una particolare e raffinata sensibilità artistica, ma, al contrario, va inteso come

1
Sulla moda vedi ad esempio il volumetto di Simmel del 1904; v. in particolare p. 544.
persistente impegno per la liberazione e l’esplorazione delle più gioiose e felici potenzialità umane,
individuali e collettive nella critica serrata delle forme di alienazione che persistono nella società.
Allo stesso tempo, affinché l’espressione artistica eserciti la sua funzione emancipatrice occorre che
l’opera mantenga un sufficiente livello di profondità, enigmaticità, indeterminatezza e apertura in
grado di innescare il processo interpretativo. Un’opera eccessivamente criptica o eccessivamente
banale rischia di ostacolare lo sviluppo dell’interpretazione e impedire la trasformazione del codice
semiotico che l’interpretazione comporta, limitando quindi la sua funzione riflessiva, rivoluzionaria
e liberatoria (cfr. Eco 19752; Eco 1962).

(Estratto da “Lavoro come prassi esistenziale e come alienazione” v. 24 del 10/08/2015)

2
Vedi in particolare la sezione 3.7: Il testo estetico come esempio di invenzione.