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Hegel vede la storia come una grande ragnatela che si è andata costituendo; partiamo da un’idea iniziale

che si auto pone, che continua a tessere la sua tela, i cui fili rappresentano i singoli eventi della storia.
Ogni filo che la costituisce è necessariamente connesso con tutti gli altri, non c’è evento separato dal
corso della storia. Ogni momento della storia e della nostra vita è stato un momento necessario,
necessario che accadesse in quel modo.
Un qualsiasi fatto accaduto nella storia, doveva necessariamente accadere.
Tutto l’idealismo tedesco ha cercato di eliminare l’elemento ontologico e divino che agisce in modo
provvidenziale, per sostituirgli la storia: le categorie di bene e male iniziano a vacillare.
Ci sono delle leggi all’interno dello stato la cui violazione consiste in un crimine, ma da un punto di vista
dello sviluppo del mondo e del progresso del mondo ogni evento è necessario, senza poterlo giudicare
giusto o sbagliato.
Secondo la logica della dialettica, soltanto alla fine la ragnatela si mostrerà nella sua interezza, sarà il
punto di massima consapevolezza dell’Io e di sviluppo dell’umanità: in quel momento però cesserà
tutto.

Nel sistema hegeliano è impossibile dire che la verità è data nel corso del processo, ma sarà data
soltanto alla fine del processo, all’apice della consapevolezza “il vero è l’intero”.
Dunque, i valori e gli ideali professati sono relativi alle epoche storiche; ciò che è proprio di quell’epoca,
però, non sarà lo stesso in un’epoca successiva. Si comprende anche l’altro assunto di fondo del sistema:
“la verità è figlia del tempo”; ciò implica un’accettazione di fondo dell’ipotesi hegeliana, per cui il mondo
è vita incessante che progredisce continuamente. Ciò che si considera vero per un’epoca non è detto
che sia lo stesso per un’altra.
La Storia viene letta solo per comprendere come il processo dialettico ha portato ogni evento.

Per Hegel chi opera veramente nella storia?


Per Hegel ciò che è più reale e concreto dei singoli individui che operano nella storia, sono i popoli, le
nazioni e gli stati; ciò che Hegel chiama lo spirito del mondo si manifesta prima di tutto nello spirito dei
popoli esistenti.
Quando Hegel parla di popolo, non parla soltanto un insieme di individui con caratteri comuni: per Hegel
prima ancora degli individui vengono i popoli, le nazioni e gli stati. Tanti popoli che si sono spesso
scontrati nella storia hanno fatto la storia.
Lo spirito prima di tutto si oggettiva nei popoli e nelle nazioni: sono i popoli e le nazioni che devono
fare gli individui, nel senso che ogni individuo deve essere il prodotto di ciò che è il popolo.
Non è il popolo che si deve conformare agli individui, ma sono gli individui che devono riconoscere la
loro originaria appartenenza ad un popolo.
Ognuno appartiene ad un popolo, ha un pensiero, un idea propria, ma qual è il bene che deve cercare
per essere veramente libero?
Il bene che deve ricercare sta nel riconoscere ciò che uno stato vuole, riconoscerlo nella propria essenza,
nell’esplicitazione di ciò che lo stato vuole che sia.
Si afferma dunque la superiorità di ciò che è collettivo rispetto all’individuale: lo spirito si manifesta
prima di tutto in ciò che è collettivo dell’individuale.
Lo stato con le sue leggi manifesta i valori e la consapevolezza raggiunte da un popolo: il più alto
contenuto di maturazione spirituale di un popolo si manifesta nelle leggi e nella loro approvazione.
Che fine fanno coloro che sostengono una posizione opposta?
Coloro che si oppongono vengono considerati come un residuo storico, incapaci di comprendere la
storia, incapaci di comprendere l’evoluzione dello spirito, un individuo che non si sa adattare alla verità
storica, ponendosi al di fuori della storia stessa.
Una volta approvata la legge cosa dovremmo fare per divenire liberi?
Bisogna adattarsi alla legge, accettarla e salire sul carro dei vincitori.

Hegel afferma che lo stato è l’incarnazione dello spirito nella storia