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Qui, nel giardino che prevede anche un canale e tre ponticelli, davanti al

portico sorretto da insolite colonne di marmo a sezione rettangolare, si


aprono pergolati e fontane bordate di ranuncoli e narcisi, mentre alberi da
frutta spargono la loro ombra insieme ai cipressi piantati da Maiuri. Nella
domus di Marco Lucrezio, melograni e fiori circondano la nicchia e le
statue (gli originali pero' sono al Museo) nell'ampia aiuola centrale.
A – Domus di Marco Lucrezio Frontone
B – Domus di Trittolemo
C – Domus di Romolo e Remo

Divano in muratura decorato con affreschi in tema nilotico e sul fondo la fontana
La casa dell'Efebo è una casa di epoca romana, sepolta durante l'eruzione del Vesuvio del 79 e
ritrovata a seguito degli scavi archeologici dell'antica Pompei: chiamata anche casa di Publio
Cornelio Tegeste, dal nome del proprietario[1], deve la sua denominazione al ritrovamento di una
statua raffigurante un efebo[2].

Storia

La casa appartenne a un Publio Cornelio Tegeste[1], probabilmente un mercante del ceto medio
pompeiano[2], che si era arricchito tramite i traffici commerciali[1]: visto anche i numerosi
ritrovamenti di oggetti, l'uomo doveva essere un cultore o collezionista di opere d'arte[3]. Frutto
dell'unione di due[4] o tre abitazioni[5], la casa nel periodo precedente all'eruzione era in uso, come
dimostrato anche dal rinvenimento di tre scheletri, tuttavia era in fase di restauro come
testimoniano i calcinacci nel giardino, che non era utilizzato quindi come luogo di svago, la
mancanza di utensili da cucina, un letto posto in un ambiente non adibito a tale funzione e alle
decorazioni in quarto stile del tutto complete[4]. Probabilmente i proprietari, durante il restauro o
prima del terremoto del 62, erano partiti da Pompei e lasciato la casa alla gestione del personale di
servizio[4]. Venne seppellita quindi sotto una coltre di ceneri e lapilli durante l'eruzione
del Vesuvio del 79 e fu esplorata e riportata alla luce in più fase: la prima nel 1912 e poi tra marzo
e settembre del 1925[4], anche se i lavori si protrassero fino al 1927[2]. La casa si trovava ad una
profondità di tre metri dal suolo di calpestio e le indagini iniziarono praticando un tunnel dalla
casa del Sacerdote Amando: tuttavia varchi nelle mura evidenziarono che questa già era stata
esplorata precedentemente[4]. Negli anni 10 del XXI secolo l'abitazione venne sottoposta a
restauro, riaprendo al pubblico nel dicembre 2015[6].

Descrizione
Calco del portone d'ingresso

L'accesso alla casa, che ha una superficie di circa seicentocinquanta metri quadrati, è posto in una
traversa di via dell'Abbondanza, nel cosiddetto vicolo dell'Efebo: al momento dello scavo, lungo la
strada sono stati ritrovati diversi oggetti, probabilmente prelevati dalla casa stessa durante
l'eruzione[4]. L'abitazione ha tre ingressi, frutto dell'unione di più case[7]: probabilmente l'ingresso
nella parte alta era utilizzato dalla famiglia, quello mediano dagli ospiti, mentre quello in basso
consentiva l'accesso alla zona del giardino[4]. L'ingresso posto nella parte superiore si presenta
esternamente decorato con semicolonne sormontato da capitelli cubici; è stato ricavato
il calco del portone a due battenti, internamente sbarrato[7]: Amedeo Maiuri ha ipotizzato che
questo poteva o non essere più in uso o chiuso durante l'eruzione per evitare l'ingresso all'interno
sia di materiali vulcanici che di intrusi[8]. Il corridoio d'ingresso ha pareti affrescate in bianco con
l'aggiunta di candelabri e bordi ornamentali, tipico del quarto stile che si ritrova in tutta la casa[5],
mentre il pavimento è in lavapesta. Si accede quindi all'atrio, completamente coperto e
senza impluvium[7]: le pareti nord e sud hanno pareti bianche con disegni di piante nella
zoccolatura e nature morte e bordi ornamenti nella parte mediana, mentre la parete est ha
zoccolo e parte mediana in nero; il pavimento è in cocciopesto, come in quasi tutto il resto della
casa[8]. Una scala conduceva al piano superiore[5]: nel sottoscala era posto una sorta di armadio
contenente vasi in vetro e bronzo e un braccio appartenente alla statua dell'Efebo ritrovata in
giardino. A completare l'ambiente una nicchia che fungeva da larario decorata con l'affresco di
un Genio che offriva libagioni[9], una flautista, un inserviente, lari che danzano[7], e nella parte
sottostante dovevano esserci due serpenti, di cui uno con barba e cresta rossa, contornati da
piante[9]. Nell'atrio, posti ai lati dell'ingresso, due cubicoli affrescati in giallo, con zoccolo decorato
con Menadi, amorini, ghirlande, sfingi e colombe e zona mediana con nature morte e elementi
architettonici[8]. Dal lato opposto dell'atrio invece si accede a un'esedra, originariamente adibito a
tablino: al momento dello scavo, al suo interno, sono stati ritrovati resti di un letto, indicando che
poteva fungere o come camera da letto o camera da pranzo; la pavimentazione è in cocciopesto
con l'inserto di tessere bianche, mentre le pareti sono tinteggiate in bianco con l'aggiunta di
elementi vegetali nella parte inferiore e medaglioni ed elementi architettonici in quella
superiore[8]. Sullo stesso lato dell'esedra è un bagno, fornito di un lavabo in bronzo, un foro nella
parete a circa un metro e mezzo di altezza che ospitava uno specchio e, nel pavimento, un foro
collegato direttamente al forno del cortile, testimonianza che in casa era presente l'acqua calda; la
stanza ha una zoccolatura in nero con scomparti bordati in rosso e parte mediana bianca con
disegni di candelabri, ghirlande e uccelli[8]. Dall'esedra di accede a un piccolo cortile affrescato in
rosso scuro nella zoccolatura: si tratta di un locale per la raccolta e il riscaldamento dell'acqua,
anche se in un primo momento lo si riteneva essere un ripostiglio per la quantità di materiale
ritrovato, fino a quando non si è intuito che proveniva dal piano superiore. Si passa quindi
al triclinio rustico con resti di un focolare e pareti in rosso nella parte inferiore e in bianco in quella
superiore[8].

Afrodite pescatrice, affresco di un cubicolo

Il secondo ingresso era quello probabilmente in uso al momento dell'eruzione: esternamente era
dotato di sedili, mentre il corridoio appare dipinto con zoccolo nero e parte mediana in giallo e
rosso con riquadri bianchi; lungo il corridoio sono stati ritrovati oggetti da gioco, un martello, vasi
in ceramica e bronzo e una moneta: tali oggetti erano o contenuti in un armadio, di cui sono state
recuperate le cerniere, o provenienti dal piano superiore crollato[8]. Si accede al secondo atrio, di
tipo tuscanico[7], con impluvium[5], scala per il piano superiore e collegato al primo atrio tramite
un'apertura nella parete nord: le pareti sono intonacate grossolanamente[5] e in una di questa è
incastonato un pezzo di vetro, tipico elemento decorativo; accanto all'impluvium sono stati
rinvenuti due gambe di un tavolo in marmo e due recipienti metallici di cui uno contenente una
sostanza gialla, l'altro pezzi di vetro. Lungo il lato verso l'ingresso si aprono tre ambienti, due dei
quali ai lati del corridoio d'ingresso: uno, intonacato in bianco, poteva essere in origine l'accesso al
piano superiore, tramutato poi in cucina, visto il ritrovamento di vasi e casseruole e munito
di latrina, mentre l'altro un cubicolo con pitture parietali che tendono a riprodurre l'effetto del
marmo, con zona inferiore in rosso e giallo e parte superiore in bianco, entrambi con quadretto
centrale in bianco e bordi ornamentali[8]. Accanto al cubicolo è posto un oecus che fungeva anche
o da biclinio oppure da stanza da pranzo invernale: contrariamente al resto della casa, le pareti
sono decorate in secondo stile[5], con zoccolo nero in cornice gialla e zona centrale nera con bordi
rossi[8]. Come l'ambiente accanto anche in questo sono stati ritrovati resti di anfore e una breccia
nel muro segno di un'esplorazione precedente a quelle ufficiali. Con ingresso sia dall'atrio che dal
biclinio è un ulteriore ambiente a servizio di quest'ultimo e presenta le parati con zoccolo bianco,
arricchito con disegni di piante e elementi architettonici, e zona superiore bianca con quadretto
centrale raffiguranti uccelli, pesci, animali selvatici e ghirlande[5]: al suo interno è stata ritrovata
una cassa contenente oggetti in vetro e ceramica decorati, forse utensili da toelettatura, una
pentola in bronzo, un coltello e un pettine per la cardatura[8]. Sul lato dell'atrio di fronte
all'ingresso si aprono tre ambienti: quello centrale è o il tablino oppure un magazzino in quanto si
presenta con pareti intonacate in grigio, anche se probabilmente al momento dell'eruzione la
decorazione pittorica non era ancora stata terminata; all'interno della sala, oltre a vasi di ceramica
e vetro, tazze, attrezzatura per il cucito e strumenti in ferro per il giardinaggio, forse provenienti
dal piano superiore crollato, è stata ritrovata una cassa carbonizzata con all'interno quattro
statuette in bronzo dorato, ognuna delle quali reca in mano un vassoio, sul quale venivano
poggiati dolci, conservate al Museo archeologico nazionale di Napoli[5]. I due ambienti laterali
invece sono un piccolo cubicolo con soffitto a volta e pareti affrescate con quadretti centrali di
scene mitologiche come Eco e Narciso nella parete nord, Apollo e Dafne in quella sud e l'Afrodite
pescatrice in quella est, anche in cattivo stato di conservazione[7], e un ripostiglio, con pareti
intonacate in bianco sulle quale sono presenti scaffali contenenti vasi, lampade, resti di gioielli in
vetro e una maschera in terracotta[8].

Triclinio

La parete sud del secondo atrio si apre verso la zona del giardino. Si supera una sorta d'ingresso
con pareti bianche con bande rosse, gialli e verdi e pavimento in cocciopesto con file di tessere
bianche e al suo interno sono stati ritrovati uno sgabello in bronzo, quattro gambe di un mobile e,
avvolto in un panno di lino per evitare per si danneggiasse durante i lavori di restauro della casa[7],
la statua raffigurante un Efebo in bronzo, copia di un'opera greca del V secolo a.C.[1] e custodito al
Museo archeologico nazionale di Napoli[7]: la funzione della statua era probabilmente quella di
essere una lampada, in quanto doveva portare nelle mani dei candelabri; al momento del
ritrovamento la statua mancava del braccio destro, rinvenuto in un altro ambiente della casa[5]. Si
passa quindi a un'esedra o sala da pranzo con pareti con zoccolo bianco decorate con uccelli e
piante e zona mediana bianca con disegni architettonici; il pavimento è in cocciopesto con l'inserto
di tessere bianche, le quali formano delle croci, e al centro un mosaico policromo a raffigurare
uccelli e fiori[5]. Queste ultime due camere danno accesso al triclinio: le pareti si presentano sia
nella zoccolatura che nella parte mediana affrescate in bianco con l'aggiunta di figure volanti e
piante; nella parete est, in parte danneggiata da una breccia frutto delle esplorazioni, è un
quadretto raffigurante Elena e Menelano[8]. Il soffitto era decorato a cassettoni con l'aggiunta di
figure e medaglioni, mentre il pavimento è in cocciopesto eccetto al centro e lungo il lato sud che
in opus sectile[5], realizzato con quadrati e triangoli in marmo colorato e vetro millefiori[7]. Nel
triclinio sono stati ritrovati resti di divani lungo le pareti, poi ricostruiti, e resti di statuette,
probabilmente provenienti dal giardino, in particolare una statua di Pan, di un Capra con un
capretto e un bassorilievo con un amorino[8]. Esternamente al triclinio, che era probabilmente
protetto dalla pioggia, dal vento e dal sole o da vetrate poste in cornici di legno o da persiane in
legno[10], sulla parete ovest, è posto una nicchia per un larario, decorato con l'affresco di due
serpenti, quello a sinistra più grande con cresta rossa e barba, mentre l'altro piccolo, e al centro,
sotto la nicchia, la raffigurazione di un braciere con sopra delle uova[10]. Tra il triclinio e il larario è
l'accesso a una dispensa o ripostiglio, nel quale sono stati ritrovati un braciere e un'anfora[8].

Divano in muratura decorato con affreschi in tema nilotico e sul fondo la fontana

Il terzo ingresso è posto nei pressi del giardino: l'ingresso ha la parete nord intonacata in bianco e
quella sud con zoccolo rosa e parte mediana in bianco. Intorno all'ingresso si aprono tre ambienti
di servizio: uno, nel quale sono stati ritrovati tre anelli, aveva una scala in legno per accedere al
piano superiore, una cucina con latrina, probabilmente inutilizzata al momento dell'eruzione
poiché senza reperti al suo interno, e un altro, con pareti bianche e l'aggiunta di ghirlande,
candelabri, pianti e animali, dalla funzione sconosciuta e nel quale sono stati scoperti una brocca
in ceramica e un manico di ferro attaccato a del legno[8]. Dall'ingresso si passa all'ambulacro che
divide la zona residenziale della casa dal giardino: le pareti sono dipinte in bianco con l'aggiunta
nella parte inferiore di piante e in quella superiore di candelabri, ghirlande, uccelli e delfini; sul
fondo del deambulatorio, nelle vicinanze di un larario a tempio[11], si trova un castellum aquae che
riusciva a contenere circa tre metri cubi di acqua[11], collegato direttamente alla fontana del
giardino, decorato con l'affresco di Marte e Venere[12].

Il giardino, che al momento dell'eruzione era in disuso come testimoniato sia dalle decorazioni
incomplete sia per il materiale di risulta ritrovato, è posto nella parte meridionale della casa ed è
diviso in due parti da lastre di marmo: la decorazione delle pareti è in una parte in zoccolo rosso
con piante e zona mediana con scene di caccia, mentre nelle altre parti è intonacato in bianco[8]. La
parte ovest del giardino ha nel centro una sorta di divano in muratura a tre lati, coperto da un
pergolato che si sorreggeva su quattro colonne stuccate[3]; il divano è decorato con affreschi di
scene nilotiche con pigmei: il fiume viene raffigurato nel momento della piena, con l'acqua che
circonda i recinti sacri e particolare è una scena erotica sulla parte frontale che si svolge alla
presenza di terzi intenti a suonare il flauto o urlare[12]. Completano la zona un tavolo in marmo
posto nel centro del divano e diverse basi in muratura su cui erano posate delle statue. Lungo la
parete sud è una fontana a forma di tempio con ninfeo[5]: come decorazione era posta una statua
in bronzo di una figura femminile, Pomona[12], ritrovata al momento dello scavo su un mucchio di
piastrelle, da cui fuoriscriva l'acqua[2] che poi defluiva attraverso una fistula per scomparire nel
muro perimetrale e ricomparire a ridosso del peristilio della casa confinante, segno che anche
questa apparteneva allo stesso proprietario della casa dell'Efebo[12]. Nella parte est del giardino è
posta una grande vasca all'interno della quale sono state ritrovate anfore e vasi in ceramica; al
centro un tavolo, una sedia a semicerchio e un altare in terracotta, mentre nel muro perimetrale si
trova un ingresso con scala per la casa vicina[1]. La casa aveva anche stanze al piano superiore,
crollate[8].

Casa del Efebo


79ItaliaErupción del Vesubio de 79
De Wikipedia, la enciclopedia libre.
Casa dell'Epibo
Casa di Publio Cornelio Tegeste
el vestíbulo
civilización Romanos
uso casa
Epoca de ? en 79
localización
estado Italia
común Pompei
dimensiones
superficie 650 m²
Las excavaciones
Fechas de excavaciones 1912, 1925-1927
administración
herencia Excavaciones arqueológicas de Pompeya
Ente Soprintendenza Pompei
visitas sí
Sitio web www.pompeiisites.org
Editar datos en Wikidata · Manual
El dell'Efebo casa es el hogar de la época romana , enterrado durante la ' erupción del
Vesubio en el año 79 , y se encontró como resultado de las excavaciones
arqueológicas de la' antigua Pompeya : También llamada la casa de Publio Cornelio
Tegeste, el nombre del propietario , debe su nombre al descubrimiento de una estatua
[1]

que representa un efebo . [2]

historia
La casa pertenecía a un Publio Cornelio Tegeste , probablemente un pompeyano
[1]

comerciante de clase media , que se había enriquecido de tráfico comercial :


[2] [1]

También se ven numerosos descubrimientos de objetos, el hombre tenía que ser un


amante o coleccionista de obras de arte . El resultado de la unión de dos o tres
[3] [4]

casas , la casa en el período anterior a la erupción fue en uso, como se demuestra por
[5]

el descubrimiento de tres esqueletos, sin embargo, estaba siendo restaurado como se


evidencia por los escombros en el jardín, que no se utilizó, por lo tanto, como un lugar
de ocio, la falta de utensilios de cocina, una cama colocada en un ambiente no utilizado
para esta función y decoraciones encuarto estilo completamente
completo . Probablemente los propietarios, durante la restauración o antes
[4]

del terremoto de 62 , salieron de Pompeya y abandonaron la casa para administrar el


personal de servicio . A continuación, se enterrado bajo una capa de ceniza y lapilli
[4]

durante la erupción del Vesubio en 79, y se exploró y excavado paso más: el primero en
1912 y luego desde 03 hasta 09, 1925 , a pesar de que el trabajo es continuaron hasta
[4]

1927 . La casa estaba ubicada a una profundidad de tres metros del suelo y las
[2]

investigaciones comenzaron haciendo un túnel desde la casa del sacerdote Amando: sin
embargo, los cruces en las paredes mostraban que esto ya había sido explorado
anteriormente . En el siglo 10 del siglo 21, la casa fue restaurada, volviendo a abrir al
[4]

público en diciembre de 2015 . [6]

descripción

Molde de puerta de entrada

El acceso a la casa, que tiene una superficie de alrededor de seiscientos cincuenta


metros cuadrados, se coloca en un medio de dell'Abbondanza travesaño, en el llamado
dell'Efebo callejón: en el momento de la excavación, a lo largo del camino se
encontraron diferentes objetos, tomada probablemente desde la casa misma durante la
erupción . La casa tiene tres entradas, resultado de la unión de varias casas :
[4] [7]

probablemente la entrada en la parte superior fue utilizada por la familia, la mediana por
los invitados, mientras que la de abajo permitió el acceso a la zona del jardín . La
[4]

entrada en la parte superior está decorada externamente con semicolumnas coronadas


por capiteles cúbicos; el yeso ha sido obtenidode puertas dobles, internamente
cruzó : Amedeo Maiuri ha especulado que esto podría ser más o no está en uso o
[7]

cerrado durante la erupción para evitar la entrada en el interior tanto de materiales


volcánicos que los intrusos . El corredor de entrada tiene paredes pintadas de blanco
[8]

con la adición de candelabros y bordes ornamentales, típicos del cuarto estilo que se
encuentra en toda la casa , mientras que el piso está en lavapesta. Luego ingresas al
[5]

atrio, completamente cubierto y sin impluvium : las paredes norte y sur tienen paredes
[7]

blancas con dibujos de plantas en el zócalo y naturalezas muertas y adornos en las


fronteras en la parte media, mientras que la pared este tiene un zócalo y una parte
mediana en negro; el piso está en cocciopesto, como en casi el resto de la casa . Una [8]

escalera conducía al piso superior : en el sótano había una especie de armario que
[5]

contenía jarrones de vidrio y bronce y un brazo perteneciente a la estatua


del Efebo hallada en el jardín. Para completar el entorno, un nicho que sirvió como
un lararium decorado con el fresco de un Genius que ofrece libaciones , un flautista,
[9]

un asistente, bailando lari , y en la parte subyacente debe haber habido dos serpientes,
[7]

una con una barba y una cresta roja, rodeadas de plantas . A los lados de la entrada, en
[9]

el atrio, dos cubículos con frescos de color amarillo, con zuecos decorados
con ménades , cupidos , guirnaldas, esfinges y palomas y una zona mediana
con naturalezas muertas y elementos arquitectónicos . En el lado opuesto del atrio hay,
[8]

en cambio, una exedra, originalmente utilizada como tablinum: en el momento de la


excavación, dentro de ella, se encontraron restos de una cama, lo que indica que podría
actuar como un dormitorio o un comedor; el pavimento está en cocciopesto con la
inserción de azulejos blancos, mientras que las paredes están pintadas de blanco con la
adición de elementos vegetales en la parte inferior y medallones y elementos
arquitectónicos en la parte superior . En el mismo lado de la exedra hay un baño,
[8]

equipado con un fregadero de bronce, un agujero en la pared de aproximadamente un


metro y medio de alto que albergaba un espejo y, en el piso, un agujero conectado
directamente al horno del patio, testimonio de que en el hogar era agua caliente
presente; la habitación tiene un zócalo negro con compartimentos ribeteados en rojo y
una parte mediana blanca con diseños de candelabros, guirnaldas y
pájaros . Dall'esedra para acceder a un pequeño patio pintado en color rojo oscuro en
[8]

el revestimiento de madera: se trata de un lugar de reunión y calentamiento de agua,


aunque en un principio se pensó que era una sala de almacenamiento para la cantidad de
material recuperado, hasta que quede claro que proviene del piso superior. Luego
pasamos al triclinioRústico con restos de una chimenea y paredes en rojo en la parte
inferior y blanco en la parte superior . [8]

Afrodita pescador , fresco de un cubículo

La segunda entrada probablemente se usó en el momento de la erupción: externamente


estaba equipada con asientos, mientras que el corredor aparece pintado con plinto negro
y una parte mediana en amarillo y rojo con cuadrados blancos; a lo largo del corredor se
encontraron objetos de juego, un martillo, jarrones de cerámica y bronce y una moneda:
estos objetos estaban contenidos en un armario, cuyas bisagras se recuperaban, o
provenían del piso superior colapsado . Acceso al segundo atrio, del tipo toscano ,
[8] [7]

con impluvio , escalera al piso superior y conectado al primer atrio a través de una
[5]

abertura en la pared norte: las paredes están toscamente enlucidas y en uno de estos
[5]

hay un trozo de vidrio, un elemento decorativo típico; al lado del impluvio se


encontraron dos patas de una mesa de mármol y dos recipientes de metal, de los cuales
uno contenía una sustancia amarilla y los otros pedazos de vidrio. A lo largo del costado
hacia la entrada hay tres habitaciones, dos de ellas a los lados del pasillo de entrada:
una, enlucida en blanco, originalmente podía acceder al piso superior, luego se convirtió
en la cocina, se vio el descubrimiento de vasijas y cacerolas y letrinas , mientras que el
otro es un cubículo con pinturas murales que tienden a reproducir el efecto del mármol,
con el área inferior en rojo y amarillo y la parte superior en blanco, ambos con un
cuadrado central en blanco y bordes ornamentales . Al lado del cubículo se coloca
[8] ]

un Oecus que hacía las veces o biclinio o de comedor de invierno: en contraste con el
resto de la casa, las paredes están decoradas con un segundo estilo , con el zócalo
[5]

negro en el marco de amarillo y la zona central negro con bordes rojos . Al igual que
[8]

el entorno al lado de este, se encontraron restos de ánforas y una brecha en la pared fue
el signo de una exploración anterior a los oficiales. Con el aporte de tanto en la aurícula
que biclinio es un entorno aún más en servicio de este último y presenta la imagen de
fondo con base blanca, enriquecido con dibujos de plantas y elementos arquitectónicos,
y el área superior blanco con un cuadro central que representa aves, peces, animales
salvajes y coronas : en su interior se ha encontrado una caja que contiene vidrio
[5]

decorado y cerámica, tal vez utensilios de aseo, una olla de bronce, un cuchillo y un
peine para cardar . En el lado del atrio frente a la entrada hay tres salas: la central es el
[8]

tablinum o un almacén, ya que tiene paredes grises enlucidas, aunque la decoración


pictórica probablemente no se terminó en el momento de la erupción ; dentro de la sala,
además de jarrones de cerámica y vidrio, tazas, equipos de costura y herramientas de
hierro para jardinería, tal vez provenientes del piso superior colapsado, se encontró una
caja carbonizada con cuatro estatuas de bronce dorado en el interior , cada uno de los
cuales lleva una bandeja en la mano, en la que se colocaron dulces, conservados en
el Museo Arqueológico Nacional de Nápoles . Las dos salas laterales en su lugar tienen
[5]

un pequeño cubículo con paredes abovedadas y con frescos del techo con escenas
mitológicas centrales controladas como Eco y Narciso en el muro norte, Apolo y
Dafne en el sur y el " rape Afrodita en el este, incluso en malas condiciones , y un [7]

armario, con paredes blancas enlucidas en las que hay estantes que contienen jarrones,
lámparas, restos de joyas de vidrio y una máscara de terracota . [8]

Triclinio

La pared sur del segundo atrio se abre hacia el área del jardín. Supera una especie de
entrada con paredes blancas con rayas rojas, amarillas y verdes y pavimentos
cocciopesto con los archivos de teselas blancas y en su interior se encontraron un
taburete de bronce, cuatro patas, un móvil y, envuelta en un paño de lino para evitar
daños durante la restauración de la casa , la estatua que representa un Efebo de bronce,
[7]

una copia de una obra griega del siglo V aC y conservada en el Museo Arqueológico
[1]

Nacional de Nápoles : la función de la estatua era probablemente la de ser una


[7]
lámpara, ya que tenía que llevarla en las manos de los candeleros; en el momento del
descubrimiento, la estatua carecía del brazo derecho, encontrado en otra habitación de
la casa . Luego nos dirigimos a una exedra o comedor con paredes con zócalo blanco
[5]

decorado con pájaros y plantas y una zona mediana blanca con dibujos
arquitectónicos; el suelo está en cocciopesto con la inserción de teselas blancas, que
forman cruces, y en el centro un mosaico policromado que representa pájaros y
flores . Estas dos últimas salas dan acceso al triclinio: las paredes están en el zócalo y
[5]

en la parte central pintadas en blanco con la adición de figuras y plantas voladoras; en la


pared este, parcialmente dañado por una brecha fruto de las exploraciones, hay una foto
que representa a Elena y Menelano . El techo estaba decorado con artesonado con la
[8]

adición de figuras y medallones, mientras que la planta está en cocciopesto excepto en


el centro ya lo largo del lado sur que en opus sectile , se dio cuenta con los cuadrados
[5]

y triángulos de colores de mármol y cristal millefiori . En Triclinio restos de sofás a lo


[7 ]

largo de las paredes que fueron encontrados, luego reconstruida, y restos de estatuas,
probablemente procedente del jardín, especialmente una estatua de Pan , una cabra con
un niño y un bajorrelieve con un Cupido . Fuera del triclinium, que probablemente fue
[8]

protegido de la lluvia, el viento y el sol o ventanas colocadas en marcos de madera o


persianas de madera , en la pared oeste, es un lugar para un nicho lararium, decorada
[10]

con la obra de dos serpientes, una en la izquierda más grande con una cresta roja y
barba, mientras que la otra es pequeña, y en el centro, debajo del nicho, la
representación de un brasero con huevos en la parte superior . Entre el triclinium y el
[10]

lararium se encuentra el acceso a una despensa o armario, en el que se encontraron un


brasero y un ánfora . [8]

Sofá de mampostería decorado con frescos en el tema Nilotic y en el fondo de la fuente

La tercera entrada se encuentra cerca del jardín: la entrada tiene una pared blanca
enlucida en el norte y una pared sur con un plinto rosa y una parte mediana
blanca. Alrededor de la entrada hay tres áreas de servicio: una, en la que se encontraron
tres anillos, tenía una escalera de madera para acceder al piso superior, una cocina con
letrina, probablemente no utilizada en el momento de la erupción porque no hay
hallazgos en ella , y otra, con paredes blancas y la adición de guirnaldas, candelabros,
plantas y animales, con una función desconocida y en la que se descubrieron una jarra
de cerámica y un mango de hierro adherido a la madera . Desde la entrada se accede al
[8]

ambulatorio que divide la zona residencial de la casa del jardín: las paredes están
pintadas de blanco con la adición en la parte inferior de las plantas y en la parte superior
de candelabros, guirnaldas, pájaros y delfines; en la parte inferior del deambulatorio,
cerca de un lararium del templo , hay un castellum aquae que podría albergar unos
[11]
tres metros cúbicos de agua , conectado directamente a la fuente del jardín, decorado
[11]

con el fresco de Marte y Venus . [12]

El jardín, que en el momento de la erupción fue en desuso, como se evidencia por las
decoraciones incompletas tanto para el material se encuentra, se encuentra en la parte
sur de la casa y se divide en dos partes por losas de mármol: la decoración de las
paredes es una parte en una pezuña roja con plantas y una zona mediana con escenas de
caza, mientras que en las otras partes está enlucida en blanco . La parte occidental del
[8]

jardín tiene una especie de sofá de mampostería de tres lados en el centro, cubierto por
una pérgola que sostiene cuatro columnas de estuco ; el sofá está decorada con frescos
[3]

de escenas del Nilo con los pigmeos: el río se representa en el momento de la plena, con
el agua que rodea a los recintos sagrados y en particular es una escena erótica en el
frente de los cuales se lleva a cabo en presencia del tercer intento de reproducir la flauta
o grito . El área se completa con una mesa de mármol colocada en el centro del sofá y
[12]

varias bases de mampostería sobre las cuales se colocaron estatuas. A lo largo de la


pared sur es una fuente en forma de templo-con ninfa : como decoración se colocó una
[5]

estatua de bronce de una figura femenina, Pomona , que se encuentra durante las
[12]

excavaciones en una pila de tejas, de las cuales fuoriscriva l agua que luego fluyó a
[2]

través de una fístula para desaparecer en el muro perimetral y reaparecer cerca del
peristilo de la casa vecina, una señal de que también pertenecía al mismo propietario de
la casa de Efebo . En la parte este del jardín hay una gran cuenca en cuyo interior se
[12]

han encontrado ánforas y jarrones de cerámica; en el centro una mesa, una silla de
semicírculo y un altar de terracota, mientras que en el muro perimetral hay una entrada
con una escalera a la casa vecina . La casa también tenía habitaciones en el piso de
[1]

arriba, se colapsaron . [8]