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UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI ROMA

"TOR VERGATA"

FACOLTÀ DI INGEGNERIA

Corso di Tecnica delle Costruzioni Meccaniche

Richiami di Teoria dei Laminati


Modelli di calcolo applicati allo studio di
Imballaggi in Cartone Ondulato

Ing. Marco E. Biancolini


Ing. Stefano Porziani

ANNO ACCADEMICO 2007 - 2008


1. Richiami di Teoria Classica delle Piastre
Laminate e applicazione su carta e
cartoni

1.1. Materiali ortotropi


La carta, a differenza dei metalli, presenta una composizione fibrosa che ricorda la
struttura amorfa dei materiali polimerici. Questa struttura particolare è l’origine di un
comportamento complesso la cui modellazione è oggetto di numerose discussioni.

Figura 1-1: Fibre di cellulosa in un foglio di carta a 100 ingrandimenti.

In questo lavoro si considererà la carta come un materiale ortotropo bidimensionale:


risulta palese infatti come sia possibile per un foglio di carta trascurare la dimensione dello
spessore rispetto alle altre due; inoltre a causa delle fasi di lavorazione cui la carta stessa va
incontro durante la produzione, le fibre che compongono il materiale vengono ad allinearsi
secondo il senso di avvolgimento delle bobine. In questo modo è possibile definire per un
foglio di carta, ma anche per un pannello di cartone ondulato, un sistema di riferimento
intrinseco andando a considerare le tre direzioni principali:

1
Richiami di Teoria Classica delle Piastre Laminate e applicazione su carta e cartoni

TD

CD MD

Figura 1-2: Sistema di riferimento intrinseco per carta e cartone.

• Machine Direction (MD): è la direzione secondo cui la carta avanza


nell’ondulatore, giacente sul piano medio della carta e lungo la quale si
misurano i valori più alti dei moduli di Young;
• Cross Direction (CD): perpendicolare alla Machine Direction e giacente
sempre sul piano medio della carta;
• Thickness Direction (TD): perpendicolare al piano determinato dalla Machine
Direction e Cross Direction.
Per un materiale ortotropo possono essere definiti in forma vettoriale sia il tensore
delle tensioni che quello delle deformazioni:
⎧σ 1 ⎫ ⎧σ xx ⎫ ⎧ ε1 ⎫ ⎧ ε xx ⎫
⎪σ ⎪ ⎪σ ⎪ ⎪ε ⎪ ⎪ ε ⎪
⎪ 2 ⎪ ⎪ yy ⎪ ⎪ 2 ⎪ ⎪ yy ⎪
⎪σ ⎪ ⎪σ ⎪ ⎪ε ⎪ ⎪ ε ⎪
{σ } = ⎪⎨ 3 ⎪⎬ = ⎪⎨σ zz ⎪⎬ {ε } = ⎪⎨ 3 ⎪⎬ = ⎪⎨2εzz ⎪⎬ (3.1)
⎪τ 4 ⎪ ⎪ yz ⎪ ⎪γ 4 ⎪ ⎪ yz ⎪
⎪τ 5 ⎪ ⎪σ xz ⎪ ⎪γ 5 ⎪ ⎪ 2ε xz ⎪
⎪ ⎪ ⎪ ⎪ ⎪ ⎪ ⎪ ⎪
⎪⎩τ 6 ⎪⎭ ⎪⎩σ xy ⎭⎪ ⎪⎩γ 6 ⎪⎭ ⎩⎪2ε xy ⎭⎪
in questo modo è possibile esprimere il legame tra tensioni e deformazioni con la
matrice di rigidezza nella forma seguente:
{σ } = [C]{ε } (3.2)
La matrice di rigidezza [C] per i materiali ortotropi ha dimensioni 6x6 ed è

caratterizzata da nove componenti indipendenti:

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Richiami di Teoria Classica delle Piastre Laminate e applicazione su carta e cartoni

⎡C11 C12 C13 0 0 0 ⎤


⎢ C22 C23 0 0 0 ⎥⎥

⎢ C33 0 0 0 ⎥
[ C] = ⎢ C44 0 0 ⎥
⎥ (3.3)

⎢ sym C55 0 ⎥
⎢ ⎥
⎣⎢ C66 ⎦⎥

I termini della matrice possono essere ricavati dai valori delle proprietà meccaniche
del materiale, infatti andando ad invertire la matrice di rigidezza si ottiene:
ν
⎡ E1 − νE212 − E313 0 0 0⎤
⎢ 1 ⎥
ν 32
⎢ 1
E2 − E3 0 0 0⎥
⎢ ⎥
⎢ 1
0 0 0⎥
[C] = ⎢
−1 E3
⎥ (3.4)

1
G23 0 0⎥
⎢ sym 1
0⎥
⎢ G13

⎢ 1 ⎥
⎣ G12 ⎦

dove Ei sono i moduli di Young, ν ij i coefficienti di Poisson e Gij i moduli di

elasticità tangenziale. Tutte queste grandezze possono essere misurate e le loro relazioni
con i termini della matrice di rigidezza ricavati di conseguenza. A causa della simmetria
della matrice [C] i valori dei moduli di Young e dei coefficienti di Poisson sono legati

dalle seguenti relazioni:


ν 12 ν 21 ν 13 ν 31 ν 23 ν 32
= ; = ; = (3.5)
E1 E2 E1 E3 E2 E3

Per quanto riguarda la carta, è stato detto come questa possa venire modellata come
un materiale ortotropo bidimensionale omogeneo. Assumendo che siano valide le ipotesi di
Kirchhoff-Love, e che quindi ci si trovi in presenza di uno stato di tensione piano, è
possibile semplificare le relazioni per i materiali ortotropi nelle seguenti:

⎧ ε1 ⎫ ⎡ E1
1
− νE212 0 ⎤ ⎧σ 1 ⎫
⎪ ⎪ ⎢ ν12
⎥⎪ ⎪
⎨ε 2 ⎬ = ⎢ − E1 0 ⎥ ⎨σ 2 ⎬ (3.6)
1
E2
⎪γ ⎪ ⎢ 1 ⎥ ⎪τ ⎪
⎩ 6 ⎭ ⎣⎢ 0 0 ⎥⎩ 6 ⎭
G12 ⎦

ν 21 E1
⎧σ 1 ⎫ ⎡ 1−ν12ν 21 0 ⎤ ⎧ ε1 ⎫
E1
1−ν12ν 21
⎪ ⎪ ⎢ ν12 E2 ⎥⎪ ⎪
⎨σ 2 ⎬ = ⎢ 1−ν12ν 21 0 ⎥ ⎨ε 2 ⎬
E2
1−ν12ν 21 (3.7)
⎪τ ⎪ ⎢ ⎥⎪ ⎪
⎩ 6 ⎭ ⎢⎣ 0 0 G12 ⎥⎦ ⎩γ 6 ⎭

Nel caso dei materiali ortotropi bidimensionali generalmente ci si riferisce alla


matrice di rigidezza indicandola come [Q ] mentre la sua inversa viene indicata con [S ] .

3
Richiami di Teoria Classica delle Piastre Laminate e applicazione su carta e cartoni

Le relazioni precedenti sono state espresse assumendo che il sistema di riferimento


(1, 2, 6) in cui vengono calcolate sia allineato con gli assi principali del materiale (MD,
CD, TD). Ciò si verifica sempre nel caso del cartone ondulato a causa del processo
produttivo, ma in generale è possibile esprimere le relazioni costitutive in un riferimento
arbitrario dopo aver ruotato di un angolo θ quello principale; in questo modo è possibile
valutare gli effetti dell’orientazione sulle caratteristiche meccaniche del materiale.

e3 = e’3

e'2
θ e2
Π
e'1
Ο
θ e1

Figura 1-3: Rotazione piana del sistema di riferimento.

a) b)

Figura 1-4: Componenti della tensione nel piano: a) riferimento del materiale allineato con quello
assoluto, b) riferimento del materiale ruotato.

Indicando con l’apice i valori di tensione e deformazione nel riferimento principale


del materiale e senza apice nel riferimento assoluto, è possibile rappresentare la rotazione
del riferimento con la matrice:
⎡cos (θ ) − sin (θ ) ⎤
{e } = ⎢ sin (θ )

i ⎥ {e } = [ R ]{ei }
cos (θ ) ⎦ i
(3.8)

Le componenti della tensione possono essere espresse nel riferimento ruotato come:

σ ι′ j = {e′i } [ σ ]{e′j }
T
(3.9)

che usando la relazione di trasformazione di coordinate diventa

4
Richiami di Teoria Classica delle Piastre Laminate e applicazione su carta e cartoni

σ ι′ j = {ei } [ R ] [ σ ][ R ]{ei }
T T
(3.10)
le stesse considerazioni possono essere fatte per il vettore delle deformazioni.
Manipolando le relazioni precedenti si può arrivare ad ottenere una formula più semplice
in forma vettoriale che lega le tensioni e le deformazioni nei due sistemi di riferimento:
⎧σ x′ ⎫ ⎡ c 2 s 2 2sc ⎤ ⎧σ x ⎫
⎪ ′⎪ ⎢ 2 ⎥⎪ ⎪
⎨σ y ⎬ = ⎢ s −2sc ⎥ ⎨σ y ⎬
2
c (3.11)
⎪τ ′ ⎪ ⎢ − sc sc c 2 − s 2 ⎥ ⎪τ ⎪
⎩ xy ⎭ ⎣ ⎦ ⎩ xy ⎭
⎧ ε x′ ⎫ ⎡ c 2 s2 sc ⎤ ⎧ ε x ⎫
⎪ ′ ⎪ ⎢ 2 ⎥⎪ ⎪
⎨ε y ⎬ = ⎢ s − sc ⎥ ⎨ ε y ⎬
2
c (3.12)
⎪γ ′ ⎪ ⎢ −2sc 2sc c 2 − s 2 ⎥ ⎪γ ⎪
⎩ xy ⎭ ⎣ ⎦ ⎩ xy ⎭

Nelle precedenti relazioni si è scelto di utilizzare la notazione c = cos (θ ) e

s = sin (θ ) per rendere più agevole la lettura delle matrici. Operando delle ulteriori

trasformazioni è possibile esprimere i termini della matrice [Q ] nel riferimento assoluto in

funzione dei termini della stessa nel riferimento ruotato e dell’angolo di rotazione θ :
⎧ Q11 ([Q ] , θ ) ⎫ ⎡ c ⎤
4
s4 2c 2 s 2 4c 2 s 2
⎪ ⎪ ⎢ s4 ⎥
⎪Q22 ([Q ] ,θ ) ⎪ ⎢
4 2 2 2 2
c 2c s 4c s ⎥ ⎧Q ' ⎫
⎪ ⎢c 2 s 2 − 4c 2 s 2 ⎥ ⎪
11
⎪ c2 s 2 c4 + s4
Q
⎪ 12 ( [ Q ] , θ ) ⎪ ⎢ ⎥ ⎪ 22 ⎪
Q ' ⎪
⎨ ⎬ = ⎢c 2 s 2 ( c − s ) ⎥⎥ ⎨⎪Q '12 ⎬⎪
2 2 (3.13)
⎪Q66 ([Q ] , θ ) ⎪ ⎢
2 2
c s −2c s 2 2 2

⎪Q Q ,θ ⎪ ⎢ c3 s −cs 3 cs 3 − c3 s 2 ( cs 3 − c3 s ) ⎥ ⎩⎪Q '66 ⎭⎪


⎪ 16 ([ ] ) ⎪ ⎢ ⎥
⎪Q26 ([Q ] ,θ ) ⎪ ⎢ cs 3 −c3 s c 3 s − cs 3 2 ( c3 s − cs 3 ) ⎥⎦
⎩ ⎭ ⎣

È interessante notare come la matrice di rigidezza nel sistema assoluto abbia in


generale tutti i termini diversi da zero, i termini Qi ,6 rappresentano l’accoppiamento tra

scorrimento e trazione che non è presente nei materiali ortotropi.


Andando a considerare agenti sulla porzione di materiale ortotropo delle tensioni nel
riferimento assoluto σ x , σ y e τ xy separatamente, è possibile, mediante successive

manipolazioni delle espressioni, ottenere il valore delle caratteristiche meccaniche in


funzione della rotazione del sistema di riferimento intrinseco:
−1
⎛ cos 4 (θ ) sin 4 (θ ) ⎛ 1 ν ⎞⎞
E1 (θ ) = ⎜⎜ + + sin 2 (θ ) cos 2 (θ ) ⎜ − 2 12 ⎟ ⎟⎟ (3.14)
⎝ E1 E2 ⎝ G12 E1 ⎠ ⎠

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Richiami di Teoria Classica delle Piastre Laminate e applicazione su carta e cartoni

−1
⎛ cos 4 (θ ) sin 4 (θ ) ⎛ 1 ν ⎞⎞
E2 (θ ) = ⎜⎜ + + sin 2 (θ ) cos 2 (θ ) ⎜ − 2 12 ⎟ ⎟⎟ (3.15)
⎝ E2 E1 ⎝ G12 E1 ⎠ ⎠

ν 12 (θ ) = −
sin 2 (θ ) cos 2 (θ ) ( 1
E1 )
+ E12 − G112 − ( cos 4 (θ ) + sin 4 (θ ) ) νE121

( ))
(3.16)
cos (θ ) sin (θ )
+ sin 2 (θ ) cos 2 (θ ) (
4 4

E1 + E2
1
G12 − 2 νE121

−1
⎛ sin 2 ( 2θ )(1 + 2ν 12 ) sin 2 ( 2θ ) cos 2 ( 2θ ) ⎞
G12 (θ ) = ⎜ + + ⎟ (3.17)
⎝ E1 E 2 G12 ⎠

3.5

3
Modulo elastico (GPa)

2.5

1.5

E1
0.5
E2
G12
0
0 10 20 30 40 50 60 70 80 90
Angolo di rotazioneθ (deg)

Figura 1-5: Andamento delle caratteristiche meccaniche al variare dell'orientazione. Valori base:
E1=3.3 GPa, E2=1.8 GPa, G12=0.8 GPa.

Le relazioni per la rigidezza in una direzione arbitraria sono utili per valutare
l’aderenza delle caratteristiche del materiale al modello ortotropo; inoltre possono essere
utilizzate per misurare indirettamente il valore per il modulo di resistenza a taglio:
risolvendo la prima delle equazioni precedenti (3.14) in funzione di G12 , si ottiene una
relazione che lega il modulo di elasticità tangenziale, i moduli di Young nelle due direzioni
principali e il modulo di Young apparente misurato in una direzione arbitraria. Nel caso la
misura di tale modulo sia effettuata con il materiale orientato a 45° si ottiene la relazione
seguente:
−1
⎛ 2ν 1 1 4 ⎞
G12 = ⎜ 12 − − + ⎟ (3.18)
⎝ E1 E1 E2 E45° ⎠

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Richiami di Teoria Classica delle Piastre Laminate e applicazione su carta e cartoni

Dato che prove per determinare G12 nella carta sono di gran lunga più complesse
rispetto a semplici prove di trazione, il modulo di resistenza a taglio viene determinato
utilizzando la relazione riportata sopra.

1.2. Teoria delle Piastre Laminate


I pannelli in cartone ondulato sono generalmente caratterizzati da uno spessore
trascurabile rispetto alla loro estensione nel piano, e sono quindi trattabili con la teoria
delle piastre sottili di Kirchhoff-Love.

Figura 1-6: sistema di riferimento per una piastra sottile.

Le ipotesi fondamentali sono:


1. il rapporto tra lo spessore e una lunghezza caratteristica è inferiore a 1/20, in
questo modo è possibile assumere εxx = 0;
2. le deformazioni membranali e flessionali sono piccole confrontate con le
dimensioni della piastra;
3. le sezioni che erano perpendicolari alla superficie media della piastra nella
configurazione indeformata, lo rimangono anche in quella deformata; si può
quindi assumere che εxz e εyz sono trascurabili;
4. l’andamento della tensione lungo lo spessore (σzz) è trascurabile rispetto alle
altre componenti dello stato pensionale; si può assumere uno stato di tensione
piano.
Con riferimento alla figura 3-6, gli spostamenti di un generico punto A possono
essere espressi come:

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Richiami di Teoria Classica delle Piastre Laminate e applicazione su carta e cartoni

∂w0 ( x , y )
u ( x , y , z ) = u0 ( x, y ) − z ∂x
∂w0 ( x , y )
v ( x, y, z ) = v0 ( x, y ) − z ∂y
(3.19)
w ( x, y, z ) = w0 ( x, y )

Dove il pedice 0 si riferisce agli spostamenti della superficie media; le corrispondenti


deformazioni sono:
∂u0 ( x, y ) ∂ 2 w0 ( x, y )
ε xx ( x, y, z ) = −z
∂x ∂x 2
∂v ( x, y ) ∂ 2 w0 ( x, y )
ε yy ( x, y, z ) = 0 −z (3.20)
∂y ∂y 2
∂u0 ( x, y ) ∂v0 ( x, y ) ∂ 2 w0 ( x, y )
γ xy ( x, y, z ) = 2ε xy ( x, y, z ) = + − 2z
∂y ∂x ∂x∂y
Utilizzando una notazione compatta si ottiene:
ε xx ( x, y, z ) = ε x + z k x
ε yy ( x, y, z ) = ε y + z k y (3.21)
γ xy ( x, y, z ) = γ xy + z k xy
Avendo indicato con il termine k le curvature della superficie media, definite come:
∂ 2 w0 ( x, y )
kx = −
∂x 2
∂ 2 w0 ( x, y )
ky = − (3.22)
∂y 2
∂ 2 w0 ( x, y )
k xy = −2
∂x∂x
Utilizzando le relazioni costitutive lineari per materiali ortotropi si possono ricavare
le espressioni delle tensioni correlate al campo di spostamenti della piastra:
E1
σ xx = ⎡ε x + z k x + ν 21 ( ε y + z k y ) ⎤
1 −ν 21ν 12 ⎣ ⎦
E2 (3.23)
σ yy = ⎡ε y + z k y + ν 12 ( ε x + z k x ) ⎤⎦
1 −ν 21ν 12 ⎣
τ xy = G12 ( γ xy + z k xy )

Da queste espressioni è possibile ricavare una forma esplicita delle risultanti delle
forze e dei momenti; con riferimento alla figura 3-7 è possibile scrivere:

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x Nx

Ny
Myx

Mx Ny
My
Mxy
Nx
z
y
Figura 1-7: Risultanti delle tensioni per una piastra.

t t
E1
N x = ∫ 2 tσ xx dz = ∫ 2 ⎡ε x + ν 21ε y + z ( k x + ν 21 k y ) ⎤ dz
− 1 −ν 21ν 12 −
t ⎣ ⎦
2 2
t t
E2
N y = ∫ 2 tσ yy dz = ∫ 2 ⎡ε y +ν 12ε x + z ( k y + ν 12 k x ) ⎤ dz (3.24)
− 1 −ν 21ν 12 −
t ⎣ ⎦
2 2
t t
N xy = ∫ tτ xy dz = G12 ∫
2

2

t (γ xy + z k xy ) dz
2 2

t t
E1
M x = ∫ 2 tσ xx z dz = ∫ 2 ⎡ z ( ε x + ν 21ε y ) + z 2 ( k x +ν 21 k y ) ⎤ dz
− 1 −ν 21ν 12 −
t ⎣ ⎦
2 2
t t
E2
M y = ∫ tσ yy z dz =
2
∫ 2 ⎡ z ( ε y +ν 12ε x ) + z 2 ( k y +ν 12 k x ) ⎤ dz (3.25)
− 1 −ν 21ν 12 −
t ⎣ ⎦
2 2
t t
M xy = ∫ 2 tτ xy z dz = G12 ∫ 2 t ( z γ xy + z 2 k xy ) dz
− −
2 2

Operando le integrazioni le relazioni precedenti si semplificano nelle seguenti:


E1t
Nx =
1 −ν 21ν 12
(ε x + ν 21ε y ) = A11ε x + A12ε y

E2t
Ny =
1 −ν 21ν 12
(ε y +ν 11ε x ) = A21ε x + A22ε y (3.26)

N xy = G12t γ xy = A66γ xy

E1t 3
Mx =
12 (1 −ν 21ν 12 )
( kx +ν 21k y ) = D11kx + D12 k y
E2t 3
My =
12 (1 −ν 21ν 12 )
( k y +ν 12 kx ) = D21kx + D22 k y (3.27)

t3
M xy = G12 k xy = D66 k xy
12
Le caratteristiche N e M sono definite ad unità di lunghezza, hanno quindi come
dimensioni [N/m] per quanto riguarda gli sforzi normali e [N] anziché [Nm] per quanto

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Richiami di Teoria Classica delle Piastre Laminate e applicazione su carta e cartoni

riguarda i momenti. Queste espressioni possono essere messe in una forma più compatta,
ottenendo le equazioni matriciali costituenti delle piastre sottili soggette a carichi
membranali e flessionali:
⎧ N x ⎫ ⎡ A11 A12 0 ⎤ ⎧εx ⎫
⎪ ⎪ ⎢ ⎥ ⎪ε ⎪
⎨ N y ⎬ = ⎢ A21 A22 0 ⎥⎨ y ⎬ (3.28)
⎪N ⎪ ⎢ 0 0 A66 ⎥⎦ ⎪⎩γ xy ⎪⎭
⎩ xy ⎭ ⎣
⎧ M x ⎫ ⎡ D11 D12 0 ⎤ ⎧ kx ⎫
⎪ ⎪ ⎢ ⎪ ⎪
⎨ M y ⎬ = ⎢ D21 D22 0 ⎥⎥ ⎨ k y ⎬ (3.29)
⎪M ⎪ ⎢ 0 0 D66 ⎥⎦ ⎪⎩k xy ⎪⎭
⎩ xy ⎭ ⎣
Si può notare come i termini della matrice [D] hanno la stessa forma dei coefficienti
di rigidezza noti per la trave di Eulero: per una trave con sezione retta di dimensioni t × b
si ha:
d 2w t 3b d 2 w
M = − EI = − E (3.30)
dx 2 12 dx 2
Considerando una unità di lunghezza e indicando con Mx il momento ad unità di
lunghezza l’espressione precedente diventa:
t3
Mx = E kx (3.31)
12
Che è analogo alla relazione momento-flessione per le piastre
E1t 3
Mx = kx (3.32)
12 (1 −ν 21ν 12 )

L’ovvia differenza risiede nella dipendenza dai coefficienti di Poisson; inoltre,


rispetto alla trave euleriana, la teoria delle piastre sottili mostra che una flessione cilindrica
( k y = k xy = 0 ) genera tensioni trasversali dovuti alla presenza del termine M y .

Quanto descritto finora è valido nel caso di una singola piastra in parete sottile,
omogenea e ortotropa caricata lungo le direzioni principali. Nel caso si abbia una rotazione
del riferimento del materiale rispetto alle direzioni di carico è possibile utilizzare le
espressioni ricavate nel caso di riferimento ruotato per i valori delle caratteristiche
meccaniche da inserire nelle equazioni costitutive. Inoltre, nel caso in cui si voglia
rappresentare una struttura caratterizzata da due o più strati di materiali ortotropi
bidimensionali, è possibile estendere il dominio di integrazione andando a considerare per
ogni strato la propria matrice di rigidezza [Q]:

10
Richiami di Teoria Classica delle Piastre Laminate e applicazione su carta e cartoni

1
2 z0
3 z1
: z2
t k-1 zk-1 x
k zk
:
n zn

Figura 1-8: Piastra a struttura multistrato e sistema di riferimento.


In questo caso il dominio di integrazione non è, in generale, simmetrico e si hanno dei
termini addizionali nella espressione finale; con riferimento alla figura 3-8, i carichi
flessionali e membranali risultanti si ottengono sommando i carichi ottenuti per ogni strato:

⎧ Nx ⎫ ⎧ε xx ( x, y, z ) ⎫ ⎡ ⎧εx ⎫ ⎧ k x ⎫⎤
⎪ ⎪ n zk ⎪ ⎪ n zk ⎢ ⎪ ⎪ ⎪ ⎪⎥
⎨ N y ⎬ = ∑ ∫ z [Q ]k ⎨ε yy ( x, y, z ) ⎬ dz = ∑ ∫ z ⎢[Q ]k ⎨ ε y ⎬ + z [Q ]k ⎨ k y ⎬⎥ dz (3.33)
⎪ N ⎪ k =1 k −1 ⎪γ ( x, y, z ) ⎪ k =1 k −1 ⎢ ⎪γ ⎪ ⎪k ⎪⎥
⎩ xy ⎭ ⎩ xy ⎭ ⎣ ⎩ xy ⎭ ⎩ xy ⎭⎦

⎧ Mx ⎫ ⎧ε xx ( x, y, z ) ⎫ ⎡ ⎧εx ⎫ ⎧ k x ⎫⎤
⎪ ⎪ n zk ⎪ ⎪ n zk ⎢ ⎪ ⎪ 2 ⎪ ⎪⎥
⎨ M y ⎬ = ∑ ∫ z z [Q ]k ⎨ε yy ( x, y, z ) ⎬ dz = ∑ ∫ z ⎢ z [Q ]k ⎨ ε y ⎬ + z [Q ]k ⎨ k y ⎬⎥ dz (3.34)
⎪ M ⎪ k =1 k −1 ⎪γ ( x, y, z ) ⎪ k =1 k −1 ⎢ ⎪γ ⎪ ⎪k ⎪⎥
⎩ xy ⎭ ⎩ xy ⎭ ⎣ ⎩ xy ⎭ ⎩ xy ⎭⎦
In questo modo, operando le integrazioni come nel caso del singolo strato si ottiene
⎧ N x ⎫ ⎡ A 11 A 12 A 16 B11 B12 B16 ⎤ ⎧ ε x ⎫
⎪N ⎪ ⎢ ⎪ ⎪
⎪ y ⎪ ⎢ A 21 A 22 A 26 B 21 B 22 B 26 ⎥⎥ ⎪ ε y ⎪
⎪⎪ N xy ⎪⎪ ⎢ A 61 A 62 A 66 B 61 B 62 B 66 ⎥ ⎪⎪γ xy ⎪⎪
⎨ ⎬=⎢ ⎥⎨ ⎬ (3.35)
⎪ M x ⎪ ⎢ B11 B12 B16 D 11 D 12 D 16 ⎥ ⎪ k x ⎪
⎪ M y ⎪ ⎢ B 21 B 22 B 26 D 21 D 22 D 26 ⎥ ⎪ k y ⎪
⎪ ⎪ ⎢ ⎥⎪ ⎪
⎪⎩ M xy ⎪⎭ ⎢⎣ B 61 B 62 B 66 D 61 D 62 D 66 ⎥⎦ ⎪⎩ k xy ⎭⎪

La matrice 6x6 è nota come matrice [ABD] di un laminato e descrive in forma


compatta le relazioni che legano i carichi risultanti sulla superficie media alle deformazioni
e rotazioni che questa subisce. I termini delle sottomatrici [A] [B] e [D] possono essere
facilmente calcolati note la matrici di rigidezza dei singoli strati:

n
1 n k 2 2 1 n k 3 3
Aij = ∑Qijk ( zk − zk −1 )
k =1
Bij = ∑Qij ( zk − zk −1 )
2 k =1
Dij = ∑Qij ( zk − zk −1 )
3 k =1
(3.36)

11
Richiami di Teoria Classica delle Piastre Laminate e applicazione su carta e cartoni

Oppure, utilizzando la posizione della superficie media e dello spessore per ogni
singolo strato si può ulteriormente semplificare in:
tk

n  n
Aij = ∑Q ( zk − zk −1 ) = ∑Aijk
k
ij
(3.37)
k =1 k =1

1 n k 2 2
Bij = ∑Qij ( zk − zk −1 ) =
2 k =1
zk
 
n
1 (3.38)
= ∑Qijk ( zk + zk −1 )( zk − zk −1 ) =
k =1 2
n n
= ∑Qijk zk tk = ∑Aijk zk
k =1 k =1

1 n k 3 3
Dij = ∑Qij ( zk − zk −1 ) =
3 k =1
n
⎛ t2 ⎞
= ∑Qijk tk ⎜ zk2 + k ⎟ = (3.39)
k =1 ⎝ 12 ⎠
n
= ∑Dijk + Aijk zk2
k =1

Nel caso di sistema di riferimento ruotato, la trasformazione da applicare è la stessa


illustrata per il caso del singolo strato. Dalla CLPT si ha che nel caso generico di un
laminato non simmetrico si ha accoppiamento tra i termini di trazione e flessione:
l’applicazione di una semplice forza di trazione può quindi portare ad una deformazione
non planare. Nel caso di laminati che hanno invece una disposizione simmetrica degli strati
rispetto al piano medio, i termini Bij sono tutti nulli e non si verifica accoppiamento.

Quando si utilizza la CLPT per descrivere il comportamento di un laminato, le


deformazioni membranali e le curvature sono riferite alla superficie media della piastra;
per ricavare le tensioni agenti localmente in funzione dello spessore si devono utilizzare le
relazioni
E1
σ xx = ⎡ε x + z k x + ν 21 ( ε y + z k y ) ⎤
1 −ν 21ν 12 ⎣ ⎦
E2 (3.40)
σ yy = ⎡ε y + z k y + ν 12 ( ε x + z k x ) ⎤⎦
1 −ν 21ν 12 ⎣
τ xy = G12 ( γ xy + z k xy )

12
Richiami di Teoria Classica delle Piastre Laminate e applicazione su carta e cartoni

1.2.1. Condensazione delle caratteristiche del core ondulato


Il cartone ondulato viene spesso modellato come un laminato costituito dalle
copertine e dagli strati ondulati, è quindi possibile applicare la CLPT nella
caratterizzazione del comportamento di un pannello. Per quanto riguarda il contributo delle
copertine alla rigidezza membranale e flessionale, risulta facilmente determinabile una
volta note le caratteristiche meccaniche delle carte costituenti. Per quanto riguarda il
fluting, invece, si rende necessaria la sua sostituzione, nel modello laminato, con un
materiale ‘continuo’ che presenti caratteristiche di rigidezza equivalenti a quelle della carta
da fluting nella sua configurazione ondulata.
Per effettuare la condensazione in un materiale equivalente, si è scelto di utilizzare la
teoria di Briassoulis per ondulazioni armoniche nel campo delle lamine metalliche. Una
completa trattazione della teoria può essere reperita in [Briassoulis1986]. Come in tutte le
teorie di omogeneizzazione si assumerà in questo caso che lo strato ondulato mantiene la
configurazione anche a ‘riposo’; ciò equivale a trascurare le sollecitazioni applicate alla
carta per ‘ondularla’. Sicuramente questa approssimazione ha influenza sulla resistenza del
materiale, ma considerato che nel pannello di cartone ondulato è predominante il
contributo delle copertine alla resistenza della struttura, la perdita dovuta al trascurare
queste sollecitazioni ha sicuramente un effetto globale limitato. Nel lavoro di Briassoulis
sono riportate tutte le considerazioni energetiche che portano alla definizione dei termini
delle matrici A e D per il materiale equivalente.

a)
Mx z
y, CD Nx
Mx

My θ
N*x
z(x)
N*x
H x
dx
ds θ

My Mx P
b)

x, MD
Figura 1-9: a) piastra equivalente allo strato ondulato; b) caratteristiche dell’ondulazione.

Di seguito vengono riportate le espressioni per i termini Ai , j e Di , j :

13
Richiami di Teoria Classica delle Piastre Laminate e applicazione su carta e cartoni

[A] Theoretical value [D] Theoretical value


E1 t
E1 t 3
⎛ f ⎞⎛
2
ψ ⎞ ψ
1 + 6 (1 − ν 12ν 21 ) ⎜ 2 ⎟⎜ψ 2 − sin ( 2πψ ) ⎟
A11 D11
12(1 − ν xyν yx )
⎝ t ⎠⎝ 2π ⎠
E2 t 3 1
A22 E2 tψ D22 + E2 t f 2
12(1 − ν 12ν 21 ) 2
A12 =A21 ν 12 A11 D12=D21 ν 12 D11
t G12 t 3
A33 G12 D33
ψ 12 ψ
Tabella 1-1: Termini di rigidezza per il materiale equaivalente secondo la teoria di Briassoulis.
Dove con Ei , Gij e ν ij sono indicate i moduli di Young, di elasticità tangenziale e i

coefficienti di Poisson per la carta utilizzata come fluting, con t lo spessore della carta,
conψ il coefficiente di ondulazione, ossia la lunghezza della carta ondulata per unità di
lunghezza, e con f l’ampiezza dell’ondulazione.

1.3. Criteri di resistenza per i materiali ortotropi


La resistenza di un materiale è ottenuta sperimentalmente utilizzando provini
sottoposti a carichi che producono semplici stati di tensione monoassiali, registrando il
carico a cui avviene la rottura.
La stima della capacità di sopportare un certo carico per una struttura o un
componente avviene attraverso procedure che coinvolgono le analisi tensionali e la
comparazione dello stato tensionale presente con la resistenza del materiale. Quando il
campo tensionale che sollecita la struttura è semplice, come quello prodotto nei provini
durante i test di resistenza, può essere fatto un confronto diretto tra carico agente e carico
limite. In realtà, le strutture possono essere soggette a stati di tensione ben più complessi di
quelli che si verificano in sede di test, ed è improponibile stabilire le resistenze
caratteristiche dei materiali per ogni possibile stato di tensione. Un “criterio di rottura” o
una “teoria della rottura”, se valida, può prevedere le resistenze dei materiali sotto stati di
tensione complessi partendo dai dati ricavati dalle prove monoassiali.
Nel caso di materiali ortotropi, la situazione più complessa. La più importante
complessità deriva dal fatto che le resistenze, come le costanti elastiche, dipendono dalla
direzione. Quindi, per un materiale ortotropo, possono essere ottenuti infiniti valori di
resistenza perfino dai test monoassiali, in dipendenza della direzione del carico applicato.
Allo scopo di prevedere la capacità portante di una struttura composta da materiale

14
Richiami di Teoria Classica delle Piastre Laminate e applicazione su carta e cartoni

ortotropo, possono essere ottenute cinque resistenze nelle direzioni principali del materiale,
che sono la resistenza longitudinale a trazione, la resistenza trasversale a trazione, la
resistenza a taglio, la resistenza longitudinale a compressione e la resistenza trasversale a
compressione. Poiché i valori di resistenza monoassiali per un materiale ortotropo sono
noti solo lungo gli assi principali del materiale, il primo passo in tutti i calcoli relativi alla
resistenza deve essere la trasformazione dell’attuale campo di tensioni ad uno relativo al
sistema principale del materiale così da poter confrontare le resistenze appropriatamente.
Ogni volta però che lo stato tensionale del materiale è multiassiale, un confronto
diretto con le resistenze monoassiali non può essere valido e allora deve essere usato un
adeguato criterio di rottura. Può essere fatto notare qui che uno sforzo monoassiale,
applicato in qualsiasi direzione oltre che quelle principali del materiale, produce sforzi
multiassiali lungo gli assi principali del materiale. Dunque, la resistenze monoassiali in
qualunque direzione di un materiale ortotropo può essere predetta, così come la resistenza
sotto un complesso stato tensionale, attraverso un appropriato criterio di rottura. Tutti i
criteri di rottura per materiali ortotropi sono, ovviamente, scritti in termini di tensioni
lungo le direzioni principale del materiale.
Un primo criterio di resistenza applicabile per i materiali ortotropi è quello della
Tensione Massima. Secondo questo criterio si raggiunge la crisi del materiale quando non
risulta verificata una delle seguenti disuguaglianze:
σ 1 < σ 1r
σ 2 < σ 2r (3.41)
τ 12 < τ 12 r
nel caso in cui le tensioni normali siano di trazione si devono invece considerare le
relazioni:
σ 1 < σ '1r
(3.42)
σ 2 < σ '2 r
Questo criterio non tiene conto dell’interazione tra i modi di rottura, risultando quindi
più che un criterio, cinque diversi subcriteri. Per applicare questo criterio data ad esempio
una tensione σ x , è necessario riportare le tensioni nel riferimento del materiale e poi
procedere alla verifica:

15
Richiami di Teoria Classica delle Piastre Laminate e applicazione su carta e cartoni

σ 1 = σ x cos 2 θ
σ 2 = σ x sin 2 θ (3.43)
τ 12 = σ x sin θ cos θ
Un altro criterio applicabile con i materiali ortotropi è quello della Deformazione
Massima. Analogamente al precedente, questo criterio prescrive che, affinché non si
raggiunga la crisi del materiale, debbano essere verificate le seguenti disuguaglianze:
ε1 < ε1r
ε 2 < ε 2r (3.44)
γ 12 < γ 12 r
mentre nel caso si abbiano deformazioni di compressione si devono considerare le
seguenti:
ε1 < ε '1r
(3.45)
ε 2 < ε '2 r
Nel caso il materiale abbia un comportamento lineare fino alla rottura è possibile
correlare le deformazioni alle tensioni
σ 1r
ε1r =
E1
σ 2r
ε 2r = (3.46)
E2
τ 12 r
γ 12 r =
G12

Nel caso si abbia una tensione σ x è quindi possibile ricavare utilizzando il legame
costitutivo il valore delle deformazioni nel riferimento del materiale e confrontarle con i
valori limite:
1
ε1 =
E1
( cos 2 θ − υ12 sin 2 θ ) σ x

1
ε2 =
E2
( sin 2 θ − υ21 cos 2 θ ) σ x (3.47)

1
γ 12 = ( sin θ cos θ ) σ x
G12
Come anticipato questi due criteri non tengono conto dell’interazione tra le
sollecitazioni agenti nel materiale. Una teoria che tiene conto di questa interazione è quella

16
Richiami di Teoria Classica delle Piastre Laminate e applicazione su carta e cartoni

sviluppata da Tsai – Hill (e la versione modificata da Tsai – Wu) che presenta inoltre il
vantaggio di essere implementata nei moderni codici di calcolo agli elementi finiti.
Questo criterio deriva dalle teorie sviluppate per i materiali metallici, considerando
l’energia di distorsione: si estende il criterio di Von Mises ai materiali duttili anisotropi e si
ipotizza un uguale comportamento a trazione e compressione del materiale. Nel caso di
tensione piano si può scrivere:
Aσ 12 + Bσ 22 + Cσ 1σ 2 + Dτ 122 = 1 (3.48)
dove le tensioni riportate sono misurate nel riferimento del materiale; nel caso si
abbiano tensioni agenti lungo una direzione arbitraria rispetto a tale riferimento è possibile
ricavare i termini corretti con le regole di rotazione precedenti. Le costanti A, B e D
possono essere ricavate da test di trazione monoassiali e da test di taglio. Segue quindi che:
2 2 2
⎛ σ1 ⎞ ⎛ σ 2 ⎞ ⎛ τ 12 ⎞
⎜ ⎟ +⎜ ⎟ + Cσ 1σ 2 + ⎜ ⎟ =1 (3.49)
⎝ σ 1 r ⎠ ⎝ σ 2 r ⎠ ⎝ τ 12 r ⎠
Per quanto riguarda la costante C è possibile ricavarla considerando un test biassiale,
dato che si ha σ 2 r < σ 1r , la crisi si raggiunge quando σ 2 = σ 2 r . In questo caso la costante C

assume il valore −1/ σ 12r , e l’espressione finale che rappresenta il criterio di Tsai – Hill è:
2 2 2
⎛ σ 1 ⎞ ⎛ σ 2 ⎞ σ 1σ 2 ⎛ τ 12 ⎞
⎜ ⎟ +⎜ ⎟ − 2 +⎜ ⎟ =1 (3.50)
⎝ σ 1r ⎠ ⎝ σ 2 r ⎠ σ 1r ⎝ τ 12 r ⎠
Il vantaggio di tale criterio risiede nella facilità nel reperire i parametri che vi
compaiono; al contrario il principale svantaggio risiede nel non tenere in considerazione il
caso in cui si abbia per il materiale in esame un diverso comportamento in trazione e
compressione.
La teoria di Tsai – Wu, invece tiene conto di un diverso comportamento del materiale
nel caso di sollecitazioni di trazione o di compressione; nel caso di stato di tensione piano e
ipotizzando la crisi del materiale indipendente dalla direzione di applicazione del carico, si
ha la seguente formulazione del criterio:

F1σ 1 + F2σ 2 + F11σ 12 + F22σ 22 + F66τ 62 + 2 F12σ 1σ 2 = 1 (3.51)

17
Richiami di Teoria Classica delle Piastre Laminate e applicazione su carta e cartoni

Le costanti Fi e Fij sono ottenute mediante:

1. Test di trazione e compressione monoassiali in direzione longitudinale,


misurando σ 1t e σ 1c :

F 1  1 − 1 F 11   1 (3.52)
1t 1c 1t 1c

2. Test di trazione e compressione monoassiali in direzione trasversale,


misurando σ 2t e σ 2c :

1 1 1
F2 = − F22 = (3.53)
σ 2t σ 2c σ 2 tσ 2 c
3. Test di taglio semplice, misurando τ 6r :

1
F66 = (3.54)
τ 62r
4. Regressioni su dati sperimentali per la determinazione della costante F12 , o
utilizzando l’espressione empirica:

1 1 1
F12  − F11 F22 = − (3.55)
2 2 σ 1tσ 1cσ 2tσ 2 c

L’espressione completa per il criterio di Tsai-Wu diventa quindi:


⎛ 1 1 ⎞ ⎛ 1 1 ⎞ σ 12 σ 22 τ 62
⎜ − σ +
⎟ 1 ⎜ − σ
⎟ 2 + + + 2 F σ σ + =1 (3.56)
⎝ σ 1t σ 1c ⎠ ⎝ σ 2t σ 2 c ⎠ σ 1tσ 1c σ 2tσ 2 c τ 62r
12 1 2

Dove il coefficiente F12 viene indicato in letteratura come “coefficiente di interazione


di Tsai – Wu” o sostituito dalla correlazione fornita sopra.

18
2. Descrizione dei modelli

In questo capitolo verranno descritti e discussi i modelli di calcolo realizzati per la


previsione del comportamento di un imballaggio in cartone ondulato.

2.1. Teoria di McKee [McKee1963]


Il lavoro di McKee risale al 1963, in base alle sue osservazioni fu in grado di fornire
una correlazione tra il carico ultimo a compressione di una scatola in cartone ondulato e il
carico in cui si manifesta l’instabilità della stessa. Esperimenti di compressione su scatole
avevano dimostrato infatti come dopo il raggiungimento dell’instabilità della struttura la
maggior parte della resistenza alla compressione si concentrasse vicino agli spigoli, zone
geometricamente più stabili, senza che si fosse raggiunto il collasso. McKee trovò che la
relazione che intercorre tra instabilità e collasso è la seguente:
b
Pz ⎛ ECT ⎞
= c⎜ ⎟ (4.1)
Pbuck ⎝ Pbuck ⎠
Dove con Pz è il carico ultimo a compressione, Pbuck il carico di instabilità e ECT il
valore della prova di Edgewise Compression Test per la tipologia di cartone in esame
misurato, come Pz e Pbuck , in kN/m; c e b sono due costanti empiricamente determinate.
Considerando un pannello isolato semplicemente appoggiato, in modo da riprodurre le
condizioni di vincolo cui è soggetto ogni lato della scatola, è possibile esprimere il valore
del carico di instabilità come:

π 2 D11 D22
Pbuck = kcr (4.2)
a2
dove
⎛ ⎛ β ⎞2 ⎛n⎞ ⎞
2

kcr = min ⎜ ⎜ ⎟ + 2α + ⎜ ⎟ ⎟ (4.3)


n ⎜ n
⎝⎝ ⎠ ⎝ β ⎠ ⎟⎠

19
Descrizione dei modelli

Avendo indicato con α e β due parametri di rigidezza del pannello in esame:


h
β= D22 / D11 e α = ( D12 + D66 ) / D11 + D22 , con h e a dimensioni caratteristiche del
a
pannello. n è il numero di semi-onde che il pannello assume nella configurazione instabile
lungo la direzione parallela a quella di carico (direzione y in figura 4-1):

y≡CD

a x≡MD

Figura 2-1: Configurazione di un pannello isolato e carico agente.

Il numero n di onde, quindi, dipende dalla configurazione deformata in condizione di


instabilità, l’equazione 4.3 risulta minimizzata quando n assume valore pari a 1, nel caso in
cui le dimensioni del pannello siano tali da non portare ad una deformata con tali
caratteristiche si dovrà rivedere tale valore. In seguito si considereranno, dove non
esplicitamente indicato, pannelli e scatole le cui dimensioni siano tali da portare a
deformate simmetriche e avere quindi un numero di semionde in direzione parallela a
quella di carico pari a 1. Un parametro che tiene conto del tipo di deformata che assumerà
il pannello è proprio β :

20
Descrizione dei modelli

α = 1.0
4
0.8
0.6
3 0.4
kcr 0.2
2 α = 0.0

1 2 3 4 5
β

Figura 2-2: Coefficiente critico di buckling per piastre semplicemente appoggiate in funzione del
parametro di forma β e del parametro α.

dal grafico in figura 4-2 si ha che per un fissato valore di α il valore del carico di
instabilità ha un primo massimo relativo per β pari a 1.4; oltre tale valore si ha il passaggio
da una configurazione deformata con una sola semionda ad una configurazione con due
semionde.
L’equazione 4.1 può essere riscritta nella forma
Pz = c ⋅ ECT b ⋅ Pbuck1−b (4.4)

Il carico di ultimo di compressione ad unità di lunghezza Pz , può quindi essere


ricavato secondo la seguente procedura:
1. calcolo delle caratteristiche di rigidezza Di , j del pannello

2. calcolo del valore del coefficiente di buckling kcr mediante l’equazione 4.3

3. calcolo del valore del carico di instabilità ad unità di lunghezza Pbuck mediante
l’equazione 4.2
4. calcolo del valore del carico ultimo di compressione mediante la 4.4
Le procedure per il calcolo del carico ultimo utilizzando questa formulazione di
McKee risultano particolarmente dispendiose in termini di tempo e complicate da
implementare in ambito industriale. Per questo motivo per il calcolo del carico ultimo di
compressione viene impiegata una formulazione “semplificata”, McKee infatti osservò
che:

21
Descrizione dei modelli

1. il parametro α , da rilevazioni sperimentali, assume valori che variano tra 0 e


1, inoltre nella formula 4.3 è un termine additivo e ha quindi un effetto meno
che proporzionale, assumendo perciò α = 0.5 si ottiene
1−b 1− b
⎛ π 2 D11 D22 ⎞ ⎛ ⎛ β ⎞2 ⎛ n ⎞2 ⎞
Pz = c ⋅ ECT ⎜ b
⎟ ⎜ + + 1⎟
⎜⎜ ⎟ ⎜ ⎟
(4.5)
⎜ ⎟ ⎟
⎝ a2 ⎠ ⎝⎝ n ⎠ ⎝ β ⎠ ⎠
2. il rapporto tra le rigidezze flessionali D11 D22 varia, sempre da riscontri

sperimentali, tra 1.13 e 2.35; ma il valore di 4 D11 D22 varia invece tra 1.03 e

1.24, con un valore medio di 1.17  7 6 , si ottiene quindi, ricordando che

β = h a 4 D11 D22
1− b 1−b
⎛ D11 D22 ⎞ ⎛ 49 ⎛ h ⎞ 2 36 ⎛ na ⎞2 ⎞
Pz = cπ 2− 2b
⋅ ECT ⎜
b
⎟ ⎜⎜ ⎜ ⎟ + ⎜ ⎟ + 1⎟⎟ (4.6)
⎜ a2 ⎟
⎝ ⎠ ⎝ 36 ⎝ na ⎠ 49 ⎝ h ⎠ ⎠
3. la formula 4.1 può essere applicata alle scatole intere moltiplicando il valore
di Pz per quattro se si considerano scatole con lati lunghi uguali. McKee
dimostra che trattare scatole rettangolari come quadrate introduce un errore
del 5%, se la scatole rettangolari hanno lati in rapporto tra loro inferiore a 4.0.
Con queste assunzioni si ottiene
1−b
⎛ 16 ⎞
1− b
⎛ 196 ⎛ h ⎞ 2 2 ⎞
( ) 9 ⎛ npb ⎞
1− b
Pz = cπ 2− 2b ⋅ ECT b D11 D22 ⎜ ⎟ ⎜ + + ⎟
⎜ 9 ⎜⎝ npb ⎟⎠ 196 ⎜⎝ h ⎟⎠
1 (4.7)
⎝ pb ⎠ ⎟
⎝ ⎠
osservando poi che Pbox = Pz ⋅ pb e eliminando tutte le costanti numeriche si
arriva alla formula

( )
1−b
Pbox = a ⋅ ECT b D11 D22 pb 2b −1kcr1−b (4.8)

dove il termine a è la costante numerica


4. la grandezza kcr varia al variare del rapporto tra le dimensioni del pannello,
ma, assumendo da basi sperimentali il valore 0.746 per l’esponente b e quindi
1-b = 0.25, l’influenza di questo fattore viene ridotta. McKee assume che per
scatole che hanno un rapporto altezza – perimetro di base superiore a 1 7 il

valore di kcr può essere assunto come costante e pari a 1.33, ottenendo un

errore non superiore al 2.5% indipendentemente dal valore di α . Sotto questa

22
Descrizione dei modelli

ipotesi l’effetto di kcr viene incluso nei termini costanti della formula 4.8
ottenendo così la forma

( )
1− b
Pbox = a ⋅ ECT b D11 D22 pb 2b −1 (4.8)

5. McKee inoltre ha osservato che è possibile correlare la rigidezza flessionale


composta D11 D22 , il valore dell’ECT misurato per il cartone in questione e

lo spessore del cartone stesso secondo la formula empirica


D11 D22 = k ⋅ ECT ⋅ t 2 (4.9)

andando a valutare il valore delle costanti numeriche che compaiono nella 4.8 e
nella 4.9 si ha che 2 − 2b = 0.508  1 2 e 2b − 1 = 0.492  1 2 , e si ottiene così la
versione più diffusa ed utilizzata della formula di McKee in ambito industriale
Pbox = 1.82 ⋅ ECT t pb (4.10)

Vale la pena sottolineare che le costanti impiegate dipendono dalle unità di misura in
cui vengono espresse tutte le grandezze, in particolare nell’equazione 4.10 il valore
dell’ECT deve essere espresso in kN/m, lo spessore del cartone in mm e il perimetro in cm;
il valore del carico risulta così espresso in kg.
Risulta inoltre evidente la maggiore semplicità di calcolo della formula semplificata
rispetto a quella completa, sebbene McKee stesso abbia riscontrato che, a causa delle
approssimazioni effettuate, la formulazione semplificata fornisce valori per il carico ultimo
di compressione che sottostimano il valore reale. Infine la formulazione semplificata non
tiene conto di tutti i parametri geometrici dell’imballaggio: infatti nella formula 4.10 non si
tiene conto dell’altezza della scatola, parametro che influenza l’instabilità della struttura e
che invece viene considerato nella formulazione completa mediante il parametro β .

23
Descrizione dei modelli

2.2. Modello FEM laminato


Utilizzando la teoria degli elementi finiti (FEM), sono stati realizzati due modelli
numerici per la rappresentazione del cartone ondulato. In questa fase dello studio sono stati
impiegati come software di pre e post processing “Femap” e come solutore “Nastran”. Il
cartone modellato rappresenta una ondulazione di tipo “C”, della quale sono state riportate
in precedenza le caratteristiche geometriche, in una configurazione “single wall” ossia con
un solo core ondulato e due copertine esterne.
Il primo modello realizzato fa uso della teoria della laminazione: sono stati modellati
tre strati sovrapposti utilizzando elementi di tipo ‘laminate’ (PCOMP), gli strati esterni
rappresentanti le due copertine e quello interno rappresentante il core ondulato. Per quanto
riguarda le caratteristiche delle copertine sono stati utilizzati i dati sulle caratteristiche
meccaniche delle carte costituenti. Per lo strato ondulato, invece, si è fatto ricorso alla
condensazione di Briassoulis [Briassoulis1986] per ottenere le caratteristiche del materiale
equivalente. Il modello riproduce un pannello completo rappresentante un lato
dell’imballaggio:

Figura 2-3: Modello del pannello.

inoltre, per simulare gli effetti dovuti ad una eventuale non omogenea distribuzione
del collante o ad inevitabili imperfezioni dell’ondulazione, al pannello viene imposta una

24
Descrizione dei modelli

imperfezione geometrica iniziale. I vincoli applicati alla struttura sono tali da riprodurre le
condizioni sperimentali riportate in [Nordstrand2004]: vengono impedite tutte le
traslazioni dei bordi al di fuori del piano su cui giace inizialmente, in modo da riprodurre le
condizioni di semplice appoggio che sono quelle che più rispecchiano le reali condizioni
del pannello considerato come lato della scatola completa. Il carico viene trasferito alla
struttura mediante degli elementi di tipo ‘rigid’ (RBE2) che collegano un nodo esterno ai
nodi appartenenti al bordo caricato.

Figura 2-4: Dettaglio dei vincoli.

Sfruttando questa rappresentazione del pannello sono stati realizzati modelli


dell’intero imballaggio: grazie al limitato numero di nodi ed elementi richiesto è stato
possibile ‘costrure’ l’intera scatola, senza che siano necessarie per le analisi numeriche
eccessive risorse di calcolo.

Figura 2-5: Interfaccia grafica per la generazione del modello della scatola.

25
Descrizione dei modelli

Figura 2-6: Modello dell'imballaggio e applicazione del carico.

Per la realizzazione del modello della scatola sono state sviluppate delle procedure
automatizzate in ambiente Visual Basic. L’interfaccia grafica del software richiede in
ingresso i dati dell’imballaggio:
• Dimensioni geometriche della scatola
• Caratteristiche meccaniche dei materiali
• Tipo di analisi richiesta
e genera in uscita un file per il solutore (Nastran) realizzato utilizzando elementi
PCOMP. Il carico viene applicato ad un nodo esterno collegato rigidamente con il nodi del
bordo caricato, mentre i vincoli vengono applicati al bordo opposto rispecchiando le reali
condizioni di prova.

26
Descrizione dei modelli

2.3. Modello FEM in pieno dettaglio


Il secondo modello FEM realizzato per il cartone ondulato riproduce in pieno
dettaglio la geometria dell’ondulazione:

4.18 mm

6.17 mm

Figura 2-7: Geometria dell'ondulazione "C".

Figura 2-8: Modello in pieno dettaglio.

La geometria riportata in figura 4-7 è stata importata nel software Femap, per
mantenere una certa accuratezza della forma dell’ondulazione, una singola lunghezza
d’onda è stata suddivisa in otto segmenti e poi replicata fino a coprire le effettive
dimensioni del pannello.
Per rappresentare il collante, si è scelto di impiegare connessioni rigide tra i nodi
delle creste dell’ondulazione e i nodi delle copertine. In questo modi si è assunto che il
collante non abbia alcuna influenza sul collasso della struttura. Tale assunzione non risulta

27
Descrizione dei modelli

eccessivamente pesante, in quanto da prove sperimentali si è osservato come il collasso


della struttura, ossia dell’imballaggio, avviene prima che si verifichi il cedimento
dell’incollaggio tra fluting e copertine.
Anche questo modello rappresenta un pannello semplicemente appoggiato, ma a
causa dell’elevato numero di nodi necessario a rappresentare l’intera geometria
dell’ondulazione, si è scelto di rappresentare solamente un quarto del pannello reale,
sfruttando condizioni di simmetria e riducendo in questo modo le risorse di calcolo
richieste. A causa della simmetria, il modello viene vincolato sui due bordi ‘esterni’ in
maniera da rispecchiare le condizioni di semplice appoggio, mentre i due bordi ‘interni’
sono vincolati in modo da mantenere una deformata simmetrica. In questo caso, come per
la determinazione del fattore kcr per il calcolo del carico di instabilità (equazione 4.3)
occorre tenere conto della geometria e delle caratteristiche di rigidezza del pannello in
esame: qualora questi due ultimi fattori siano tali da determinare una deformata non
simmetrica, le condizioni di vincolo vanno riviste e modificate.

a) b)

Figura 2-9: a) simmetria del pannello; b) deformata simmetrica.

Il carico viene applicato alla struttura anche in questo caso utilizzando degli elementi
di tipo ‘rigid’ (RBE2): il carico viene applicato ad un nodo esterno il quale è rigidamente
connesso con i nodi del bordo caricato.
Anche in questo caso, per tenere conto di eventuali difetti dovuti alle lavorazioni, al
pannello è stata imposta una imperfezione geometrica iniziale.

28
Descrizione dei modelli

Figura 2-10: Particolare del bordo caricato.

Figura 2-11: Particolare dei vincoli applicati.

Anche per la realizzazione dell’imballaggio completo usando questa modellazione si


è fatto ricorso ad ipotesi di simmetria: l’elevato numero di nodi ed elementi necessari,
infatti, richiede, nel caso della modellazione dell’intera scatola, risorse di calcolo molto
elevate. La realizzazione di un ottavo della scatola si basa sulle operazioni che realmente
vengono effettuate su un pannello di cartone ondulato:

L2
H
L1 L2
H
L2/2
(b)
L1
(a)

Figura 2-12: a) scatola completa e zona modellata; b) pannello base con linee di piegatura e zona
modellata.

29
Descrizione dei modelli

Le procedure di realizzazione dei modelli, automatizzate utilizzando un software


dedicato sviluppato in linguaggio Visual Basic, partono da un pannello di dimensioni
inferiori rispetto al pannello necessario per realizzare l’intera scatola (figura4-12). Il
pannello viene meshato utilizzando la geometria precedentemente descritta,
successivamente vengono effettuati gli intagli per le alette (slitzatura) rimuovendo gli
elementi in corrispondenza degli stessi; il pannello viene cordonato andando a modificare
la posizione dei nodi in corrispondenza della cordonatura stessa; infine il pannello viene
piegato per ottenere la forma finale della scatola.

Detail 1

Detail 2

Figura 2-13:Modello della scatola in pieno dettaglio e particolari della cordonatura.

Il carico viene applicato alla struttura utilizzando elementi rigidi che collegano un
nodo esterno a quelli sul bordo dei lati caricati. I vincoli applicati alla struttura, come nel
caso del pannello, sono tali da rispecchiare una deformata simmetrica di tutti i lati della
scatola.
Come evidenziato per il pannello isolato, qualora le dimensioni della scatola e le
caratteristiche di rigidezza del cartone ondulato siano tali da determinare una deformata
non simmetrica (figura 4-14), le condizioni di vincoli sono da rivedere e modificare. Come
riportato in precedenza, ciò non si verifica qualora per tutti i pannelli che costituiscono i
lati dell’imballaggio, risulta verificata la relazione
β = φ ⋅ 4 D22 D11 ≤ 1.4 (4.11)

con φ rapporto di forma dei lati del pannello in considerazione.

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Descrizione dei modelli

Anche in questo caso al modello viene imposta una deformata iniziale, andando a
modificare mediante delle leggi di spostamento, la posizione dei nodi che appartengono ai
lati della scatola, in modo da riprodurre la configurazione notevolmente amplificata
riportata in figura 4-15.

Figura 2-14: Deformata non simmetrica di un imballaggio.

X
Z

Figura 2-15: Deformata iniziale del modello della scatola.

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Descrizione dei modelli

2.4. Modello analitico


Da ultimo è stato realizzato un modello analitico basato sulla teoria di McKee
[McKee1963]. I modelli numerici basati sulla teoria degli elementi finiti possono risultare
ostici da integrare in applicazioni industriali, si è pensato quindi di sviluppare un software
dedicato che effettui analisi e calcoli in maniera automatica utilizzando la formulazione
completa di McKee.
Si è scelto per questo scopo di utilizzare il software ‘Mathcad’ il quale permette una
implementazione rapida e intuitiva del codice di calcolo.

Figura 2-16: Esempio di programma in ambiente Mathcad.

Il codice realizzato richiede in ingresso i dati geometrici dell’imballaggio, ossia le tre


dimensioni caratteristiche. Sulla base delle caratteristiche meccaniche delle carte
costituenti, il codice calcola la matrice di rigidezza membranale e la matrice di rigidezza
flessionale utilizzando la teoria di Briassoulis per lamine ondulate. Utilizzando i risultati di
questa condensazione viene calcolato il carico di instabilità per un pannello isolato avente

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Descrizione dei modelli

dimensioni pari a quelle dei lati che costituiscono la scatola. Partendo poi dal valore del
carico di instabilità il codice stima il valore del carico ultimo utilizzando l’equazione 4.4.
Il codice risulta strutturato in:
• un foglio principale nel quale inserire i dati in ingresso, dimensioni,
composizione delle carte, caratteristiche dell’ondulazione, e dal quale è
possibile leggere i risultati finali
• un foglio ‘subroutine’ che effettua la condensazione di Briassoulis del core
ondulato, andando a calcolare sulla base delle caratteristiche dell’ondulazione
(passo, altezza, coefficiente di ondulazione e coefficiente di correzione per
tenere conto del discostamento della forma ondulata da quella ideale
ipotizzata sinusoidale); il foglio restituisce i valori dei termini delle matrici A,
B e D per le copertine, per il materiale equivalente e per il pannello
complessivo
• un foglio ‘subroutine’ che sulla base delle caratteristiche di rigidezza del
pannello in cartone ondulato (termini della matrice D) calcola il valore del
coefficiente di buckling kcr
• un foglio ‘subroutine’ che sulla base dei dati calcolati precedentemente e sui
valori di ECT misurati per la tipologia di cartone in esame restituisce il valore
del carico ultimo di compressione ad unità di lunghezza per la scatola.

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