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LICEO GINNASIO STATALE “G.B.

VICO”
Nocera Inferiore (SA)

THEUTH
Atti a cura dì
C.G. L a M ura e V. P epe

IL TORCOLIERE
LICEO GINNASIO STATALE “G.B. V IC O ”
Nocera Inferiore (SA)

PROGETTO
THEUTH
Atti a cura di
C.G. La Mura e V. Pepe

IL TORCOLIERE
Officine Grafico-Editoriali d'Ateneo
Questo volume è stato stampato in Italia
nel mese di aprile 2005 presso

ILTORCOLIERE
Officine Grafico-Editoriali d'Ateneo
U n iv e r s it à d e g ù S t u d i di N a p o l i “ L 'O r i e n t a l e "
A ngelo M e r ia n i

(D ipartim ento di Scienze dell’A ntichità - Università di Salerno)

PRATICA DIDATTICA DELLA TRADUZIONE DAL GRECO ANTICO:


OSSERVAZIONI, RIFLESSIONI, PROPOSTE

... ridestare... l ’eco dell’originale


W a lte r B e n ja m in

1. Traduzioni a scuola (e all'università): studenti e docenti


Voglio p a rtire d a u n a constatazione forse tro p p o ovvia. C om e
ogni docente, così ogni stu d e n te di greco tra d u c e dal greco in
continuazione. Le finalità sono n a tu ra lm e n te diverse, com e diversi
sono i contesti com unicativi nei quali si traduce: lo fa il d o c e n te a
lezione p e r facilitare ai suoi stu d e n ti la le ttu ra e la co m p ren sio n e
di un testo; lo fa lo stu d en te, o ralm en te e p e r iscritto, p e r d a r prova
delle p ro p rie abilità. M a in e n tra m b i i casi - ci ten g o m o lto a
precisarlo - n o n si tra tta di tra d u z io n i le tte ra ria m e n te autosuf­
ficienti, che m iran o a re n d e re p artecip i del testo originale lettori
ch e non conoscono il greco (e che, m agari, n o n h a n n o n e p p u re
l ’intenzione di im pararlo): si tratta invece di operazioni funzionali,
ch e avvengono in u n am b ien te dove si m ira a trasm ettere, ap p u n to ,
la conoscenza del greco1. La distinzione n o n è oziosa, p e rc h é serve
a d e lim ita re l ’o g g e tto d e l n o s tr o d is c o rs o : a n c h e q u a n d o
p renderem o in co n siderazione le trad u zio n i p ro d o tte in am bito
editoriale e lette ra rio (§§ 2 e 7), lo farem o p e r cercare di re n d e rle
funzionali ai nostri fini.
In sostanza, noi tutti, d o c e n ti o stu d e n ti di greco, ci sforziam o
q u o tid ian a m e n te di fa r p a rla re ai G reci u n a lin g u a a n o i p iù
accessibile e com prensibile; o, p e r richiam arci a U m b erto Eco,

1 Su questo, rim ando alle splendide pagine di Rouse 1908.


90 Angelo Meriani

cerchiam o di d ire in italiano “la stessa cosa” che d ico n o i testi greci:
a n c h e senza v ed ere se m p re i “m olti p ro b le m i” c h e ci so n o “a
stabilire che cosa significhi “d ire la stessa cosa””, a individuare,
“davanti a u n testo d a tra d u rre , [...] quale sia la cosa. Infine, in
certi casi, è persin o d u b b io che cosa voglia d ire dire"2. Ed ecco che
forse dovrei precisare, d ice n d o che la n o stra è u n ’o p e ra z io n e che
chiam iam o “tr a d u z io n e d a l g r e c o ”. M a so b e n e c h e q u e s ta
precisazione, co strin g en d o m i ad affro n tare i com plessi p ro b lem i
teorici di che cosa ¿ u n a traduzione, mi p o rte re b b e fuori dai lim iti
p ra tic i c h e m i s o n o im p o sto : e so b e n e di n o n s a p e r d ire ,
suH’a rg o m en to , n u lla di nuovo, n é, tan to m en o , di fo n d am e n ta le,
risp etto a q u a n to -m olto p iù au to re v o lm e n te di m e- è stato già
d e tto 3. Il com plesso delle riflessioni sulla tra d u z io n e h a assunto

2Così Eco 2003, p. 9, all’inizio di un bellissimo libro, che trabocca letteralm ente
di idee e di esempi, tratti totalm ente da testi m o d ern i e, prevalentem ente, dalla
privilegiata esperienza stessa del suo autore: “avere controllato traduzioni altrui,
avere tradotto ed essere stato tradotto -o , meglio ancora, essere stato tradotto
collaborando col p roprio trad u tto re”: p. 13.
3La discussione teorica sul problem a del tradu rre esula dalle m ie com petenze,
sicché mi affido prud en tem en te agli ottim i lavori di O simo 2001, 2002, 2004 e
Faini 2004 (tutti corredati di m olti esem pi e di n u trite bibliografie); sul versante
della term inologia, è utile il lavoro di Delisle - Lee-Jahnke - C orm ier 2002; sarà
bene tenere a m ente i lucidi avvertimenti di Steiner 2004, p. 324: “Elencate Seneca,
san G erolam o, Lutero, Dryden, H ölderlin, Novalis, Schleierm acher, Nietzsche,
Ezra Pound, Valéry, MacKenna, Franz Rosenzweig, W alter Benjam in, Q uine - e
avrete quasi esattam ente il totale complessivo di quanti h an n o d etto qualcosa di
fondam entale o di nuovo sulla traduzione. Il cam po delle idee teoriche, q u an d o
sia distinto dalla ricchezza delle annotazioni pragm atiche, resta esiguo” e di Garzya
1991, pp. 8-9: “Ridotto il problem a del tradurre alla dim ensione che gli è più
consona, quella storico-erm eneutica, al di fuori di ogni fum isteria teorizzante e
ideologica, viene in prim o piano n on p iù la sua definizione, u n a volta p e r tutte, m a
la sua soluzione, che im plicherà anche u n a definizione, caso p e r caso”; dello stesso
avviso, Eco 2003, p. 1 3 “Ritengo [...] che p e r fare osservazioni teoriche sul tradurre,
non sia inutile aver avuto esperienza attiva o passiva di traduzione. D ’altra parte,
quando u n a teoria della traduzione n on esisteva ancora, d a san G erolam o al nostro
secolo, le uniche osservazioni interessanti in argom ento erano state fatte proprio
da chi traduceva, e sono noti gli imbarazzi erm eneutici di san t’Agostino, che di
traduzioni corrette intendeva parlare, m a avendo pochissime conoscenze di lingue
straniere (non conosceva l’ebraico e sapeva poco di g reco )”.
Pratica didattica della traduzione dal greco antico. 91

infatti, a p a rtire dalla m età degli a n n i S ettanta del secolo scorso, i


connotati di u n a vera e p ro p ria disciplina au to n o m a, professata
n e lle U n iv e rs ità d i t u t t o il m o n d o , e i n te r n a z i o n a l m e n t e
denom inata Translation Studies4.
Il mio sc o p o , p iù m o d e s ta m e n te p ra g m a tic o , è q u e llo di
presentare qui alcune m ie riflessioni su quello che o g n u n o di noi
f a quando traduce, sulle circostanze nelle quali lo fa, e su che cosa
serve per farlo. E allora, p e r uscire d a ll’im barazzo term inologico,
accolgo, an co ra u n a volta, u n ’acu ta suggestione di Eco: tra d u rre
significa “d ire quasi la stessa cosa”5. In q u e st’espressione, che,
program m aticam ente, dà il titolo al suo libro, il quasi allude a quella
ch e l’autore definisce efficacem ente negoziazione, giacché n o n tutti
i contenuti letterari e i valori estetico-form ali di u n testo scritto in
u n a lingua si possono cogliere e re n d e re in u n ’altra, la trad u zio n e
p u ò essere considerata, a p p u n to , com e il risultato di un processo (che
p u ò essere più o m en o elab o rato e raffinato) di negoziazione tra
quanto, del testo, va irrin u n c iab ilm e n te reso nella lingua di arrivo,
e quanto, irrim ed iab ilm en te, rim an e nella lingua di partenza.
Una prim a riflessione p re n d e sp u n to dal fatto che, nella scuola e
n e ll’università, la traduzione scrìtta dal greco in italiano, com e del

4 Faini 2004, p. 11 : “La nascita di Translation Studies coincide con il Colloquio


di Lovanio su “L etteratura e T raduzione” (1976). Gli atti del Convegno, raccolti
dajames S. Holmes, José Lam bert e Raymond Van den Broeck nel volume Literature
and Translation (Louvain, 1978), dettero p e r la prim a volta u n ’organizzazione
sistematica agli studi che, da allora, assunsero la configurazione di u n a vera e
propria disciplina. La proposta di adozione della definizione Translation Studies
fu avanzata, sem pre nel 1978, da A ndré Lefevere che accolse l’indicazione data
da Holmes nel suo saggio TheName and Nature of Translation Studies (Amsterdam,
1975)”; i traduttologi si occupano oggi prevalentem ente di traduzione di testi
scritti nelle lingue m oderne, m a sono b en consapevoli che le radici della loro
disciplina affondano nelle riflessioni di antichi e m o d ern i sui problem i incontrati
nella pratica del tradurre testi scritti nelle lingue antiche, sicché dai risultati delle
loro ricerche possono trarre profitto anche gli antichisti; u n a raccolta di testi
“teorici” antichi e m oderni (Cicerone, San Gerolam o, Bruni, Lutero, Goethe,
von Humbolt, Schleierm acher, O rtega y Gasset, Croce, Benjam in) è in N ergaard
1993; i saggi raccolti in Nicosia 1991 rappresentano u n utilissimo p unto di partenza
p e r riflessioni sui problem i specifici della traduzione dal greco (e dal latino) ; vd.
anche Celentano 2001 (con ulteriore bibliografia).
5 Eco 2003, p. 10.
92 Angelo Meriani

re sto o g n i a ltra tra d u z io n e , v ie n e p re s s o c h é u n a n im e m e n te


considerata com e u n a delle più im portanti ed efficaci prove di verifica
delle conoscenze linguistiche e delle com petenze interpretative degli
studenti. P er b en trad u rre, infatti, bisogna conoscere m olto b e n e
en tram b e le lingue, quella di p arten za e quella di arrivo, ed essere
in grado di b en in terp retare il testo di partenza. Ma bisogna anche
essere in grado di com piere scelte espressive efficaci p e r ren d e rlo
nella lingua di arrivo -ai diversi livelli della sintassi, del lessico, dello
stile: ne era b en consapevole L eo n ard o B runi in to rn o al 1420, e
credo che sia ancora u n a g ran d e verità6.
In sostanza, tra d u r re n o n significa s o lta n to in te r p r e ta r e e
co m p ren d ere u n testo, m a anche riform ularlo in u n ’altra lingua: ed
è q uesta u n a fatica a volte durissim a, ch e obbliga sem p re a u n
ripensam ento totale dell’intero testo di partenza. Per farlo, occorrono
innanzi tutto conoscenze am pie e ap profondite del m o n d o culturale
nel quale il testo di p arten za fu pensato e p ro d o tto , e occorre essere
consapevoli della distanza che separa quel m o n d o d a quello della
lingua di arrivo. A bbiam o bisogno cioè di quel “creative eye” di cui
parla Thom as Stearns Eliot alla fine di u n bellissim o saggio dedicato
a p p u n to a problem i di traduzione dal greco7:
an eye which can see thè past in its place with its definite
differences from thè present, and yet so lively that it shall be as
present to us as thè present.
P e r il m o n d o d e i G reci e d e i L a tin i (ch e , n e l c o m p lesso ,
chiam iam o a n c o ra “m o n d o classico”), il c o m p ito è a n c o ra p iù
delicato, p erch é è p e r noi u n m o n d o ricco di tensioni e suggestioni,
u n m o n d o “p lu ra le ”, del qu ale sen tiam o , allo stesso tem p o , la
vicinanza e la lo n ta n a n z a , l ’id e n tità e l ’a lterità: n o i stessi, n el
c o n fro n to con i nostri classici, risultiam o uguali e diversi8. P ro p rio
su questo pro b lem atico versante, “u n ban co di prova esem plare
d e ll’id e n tità e d e lla d iv ersità d e i classici, d e l lo ro essere sia
a n te c e d e n ti sia a n ta g o n isti d ei m o d e rn i, è ra p p re s e n ta to dal

6Vd. L. Bruni in N ergaard 1993, pp. 73-97.


7 Eliot 1951 (1920), p. 64.
8 Su questa problem atica, vd. Ladm iral 1991.
Pratia didattica della traduzione dal greco antico. 93

fenom eno letterario d ella traduzione. Lì il testo conserva l ’id en tità


dell; lingua di p a rte n za e acquisisce di volta in volta il volto nuovo
dell; lingua di arrivo lì, si attu a l’“ospitalità linguistica” della coppia
p r o p r io /s tr a n ie r o (R ic o e u r). C o g lie n d o “i silenzi d el te s to ”
(O n e g a ), la tra d u z io n e s o tto p o n e il classico a u n c o n tin u o
com pim ento. Il classico co n tin u am en te idem et alius. Il classico com e
ciò che an c o ra h a d a essere (M a n d e l^ stà m )”9.
Cra, n o n deve sfuggirci che in definitiva la trad u zio n e è u n a
p ro\a di scrittura. N o rm alm en te, si scrive q u a n d o si h a qualcosa da
dire. Se d e v o ri-d ire q u a lc o s a c h e h a d e tto u n a ltro , dev o
ap p io p riarm en e, devo sentirlo com e m io (o devo sentirlo com e se
fosse m io), avvertendo nel c o n te m p o l ’urgenza, p e r c om unicarlo,
di sc~iverlo. B isogna am m ettere che, in genere, l ’urgenza espressiva
d el traduttore n o n h a quasi n u lla di “ro m a n tic o ”: nel caso del
tra d u tto re s tu d e n te , p ro v ie n e d a lla su a stessa c o n d iz io n e di
esam inando; nel caso di u n tra d u tto re professionista, proviene da
precisi obblighi contrattuali. E ntram bi si m uovono sul fro n te della
comunicazione, m a in ogni caso questo sforzo di n a tu ra comunicativa
n e prevede u n a ltro di n a tu r a interpretativa, c h e c o n d u c e ad
appropriarsi del testo che si in te n d e tra d u rre 10: cosa ch e a m e n o n
sembra affatto banale.
Anzi, tra d u rre u n testo è u n a prova “esaltan te”, che co m p o rta
“u n a m obilitazione in te lle ttu a le strao rd in aria, p ari a lm en o allo
studio delle più elevate m atem atich e”11. Direi a d d irittu ra che, tra i
m olti lavori che si fan n o a scuola, quello di lettura e in terpretazione
che conduce alla trad u zio n e p u ò essere considerato au te n tic a m e n te
e propriam ente “scientifico”: in base alle p ro p rie conoscenze, e
p arten d o dall 'osservazione d ei m o ltep lici fe n o m e n i linguistici -
lessicali m o rfo lo g ic i s in ta ttic i stilistici- d a lla cui c o m p le ssa
interrelazione il testo che si h a davanti è costituito, si fan n o ipotesi
interpretative sul suo senso generale; di queste ipotesi si verificano

9 I. Dionigi in Dionigi 2002, pp. 13-14.


10Le due operazioni, l’u n a prelim inare all’altra, vanno ten u te accuratam ente
distinte, come fa Eco 2003, pp. 225-253, nel capitolo “Interpretare n o n è trad u rre”:
lo sapeva, naturalm ente, anche San G erolam o, p er cui vd. C arena 1991.
11 L. Canfora, in Dionigi 2002, pp. 51-52.
94 Angelo Meriani

le conseguenze sul p ian o d e ll’e c o n o m ia sem antica complessiva; se


n e saggia così, in base al risultato, la validità', e v en tu alm en te le si
correggono e, perfezionandole e so tto p o n en d o le a nuove verifiche,
si p ro ce d e p e r acquisire nuove conoscenze, in base alle quali fare
nu o v e ip o te si, e così via, a ttiv a n d o s e m p re n u o v i p ro ce ssi di
c o m p re n sio n e 12.
La trad u zio n e si configura d u n q u e com e il risultato di un processo
induttivo-deduttivo di stra o rd in a ria com plessità, che prevede u n
insiem e di attività sp erim entali in senso stretto, tra lo ro c o rrelate e
in terag en ti. N el corso di questo processo è essenziale l ’attivazione
di n u m e ro s i m ec c a n ism i di a u to c o n tro llo , di c o n fro n to e di
autovalutazione critica delle acquisizioni. E d ecco che, tra le tan te
possibili applicazioni del m eto d o scientifico, q u esta a m e p a re u n a
d i q u e lle p iù a p o r ta ta di m a n o e p iù p r o d u ttiv e sul p ia n o
d e ll’acquisizione di nuove conoscenze. E ovvio che q ui la novità
delle acquisizioni n o n va m isu rata in senso assoluto, e n o n va
pa ra g o n a ta alla sco p erta di u n nuovo farm aco, ch e sia in g rad o di
cu ra re efficacem ente u n a m alattia prim a incurabile, o di u n nuovo
m ateriale plastico n o n in q u in a n te etc. D irei che q ui si tra tta di u n a
novità legata a ll’esperienza di chi com pie la trad u zio n e, m a n o n
p e r q u esto si tra tta di u n a novità m e n o significativa sul p ian o
m etodologico e form ativo: p e r lo stu d en te, la tra d u z io n e di u n
testo a lui nuovo p u ò d iv en tare la verifica finale di u n lavoro
sp erim en tale grazie al quale p u ò g iu n g ere ad ap p ro p riarsi di quel
testo com e forse n o n gli sarebbe possibile fare in nessun altro m odo.
Ma n o n c ’è dubbio che tra le premesse che re n d o n o possibile
l’attivazione di q u esto processo, la c o n o scen za lin guistica e la
com petenza interpretativa sono, com e dicevo, essenziali: “nulla [...]
può esservi nella traduzione, che prim a no n fosse nell’intelletto”13. In
particolare, sul versante della lingua, u n ’im portanza tutta particolare
riveste il possesso, da parte di chi traduca, di u n congruo —e n o n
necessariam ente cospicuo - lessico di base; su quello dell’interpreta­
zione, bisogna com unque partire da u n a b u o n a capacità di lettura. Su
questi argom enti tornerò più avanti (§§ 3, 4 e 5).

12Vd. Cracas 1970, pp. 82-83.


13 C arena 1991, p. 209.
Pratica didattica della traduzione dal greco antico. 95

Ora, è sicuram ente vero che u n a b u o n a trad u zio n e è u n a prova


e v id e n te c h e il su o a rte fic e d is p o n e di b u o n e c o n o s c e n z e
linguistiche e di bu o n e com petenze interpretative: e d è certam ente
possibile, su lla b ase di u n a tra d u z io n e , v a lu ta re il g ra d o di
acquisizione di quelle conoscenze e di quelle com petenze. Ma è
altrettanto vero, com e abbiam o visto, che la traduzione richiede,
rispetto a ll’in te r p re ta z io n e e a lla c o m p re n s io n e d i u n testo ,
l’attivazione di processi successivi, ch e a lo ro volta ric h ied o n o u n
complesso di altre abilità, e u n c o rre d o di altre, conoscenze - n o n
soltanto linguistiche - veram en te notevole, sicché, d a questo p u n to
di vista, essa a p p a re se n z ’a ltro sovradimensionata ris p e tto alle
im portantissim e, m a c e rtam e n te p iù m odeste finalità di verifica
ch e le vengono attribuite. Vale la p e n a di coinvolgere lo stu d en te
ginnasiale o liceale in u n lavoro così com plesso p e r u n a finalità
così circoscritta?
Nel rispondere di no, n o n vorrei essere frainteso: n o n rin u n cerei
m ai alla preziosa p ratica della trad u zio n e dal greco nel liceo e nel
ginnasio; m a, anche e so p rattu tto perch é si tratta di un lavoro m olto
complesso e di am pia p o rta ta form ativa, vorrei p o te r p en sare a
essa non soltanto com e a u n o stru m e n to di verifica m a com e a u n o
dei fini verso il quale o rie n tare , con la necessaria cognizione di
causa, molte delle strategie didattiche p e r l’insegnam ento del greco.
M a poiché la capacità di tra d u rre n o n è au to m aticam ente connessa
con le conoscenze linguistiche, biso g n ereb b e ch e alla traduzione
g li s tu d e n ti v e n is s e ro a p p o s ita m e n te p r e p a r a ti e g u id a ti,
program m ando con cu ra il lo ro percorso, e accertandosi che essi
dispongano di tu tto il necessario. B isognerebbe forse p en sare che
a tradurre si p u ò imparare, e forse, su q u esto versante, quello cioè
d e ll’apprendim ento e d e ll’applicazione di u n a tecnica, ossia della
conoscenza e della gestione di processi, p ro b ab ilm e n te le en erg ie che
nella scuola (e n e ll’università) si d edicano alla traduzione dal greco
p o tre b b e ro essere in c r e m e n ta te e fo rse a n c h e d iv e rsa m e n te
indirizzate.
Ovviamente, la tra d u z io n e si p o trà anche a d o p e ra re com e prova
di verifica: m a biso g n erà essere consapevoli di che cosa esattam ente
vogliamo verificare. P e rd o n ate m i la tautologia, m a secondo m e
u n a prova di tra d u z io n e d o vrebbe, sem p licem en te, servire p e r
96 Angelo Meriani

verificare se u n a p e rso n a sa tra d u rre : se cioè d isp o n e di tu tto lo


stru m en tario espressivo e com unicativo necessario p e r riform ulare
il testo di p a rte n za nella lingua di arrivo. C erto, all’università, dove
nel poco tem p o d e ll’esam e orale bisogna a ccertare e valutare n o n
tan to o n o n soltanto le co m p eten ze linguistiche e in terp retativ e
dello stu d en te, q u a n to p iu tto sto il suo g rad o di a p p ro p riaz io n e
d e i te s ti p r o p o s ti a lla l e t t u r a , la tr a d u z io n e orale - a n c h e ,
ev entualm ente, nelle sue diverse fo rm e parafrastiche- rim a n e u n a
fo rm a ra p id a ed efficace di verifica, a p a tto che, c o m u n q u e , lo
stu d e n te sia in g rad o di illustrare e rip ro d u rre co n sapevolm ente il
processo m en tale che ve lo h a c o n d o tto . E a n c h e al ginnasio e al
liceo -raggiunto il necessario dom inio della lingua, nei diversi aspetti
del lessico, della m orfosintassi, dello stile- la traduzione rap p resen ta
senz’altro u n a prova di altissim o valore culturale: m a, com e rip eto ,
si tra tta di u n a prova di scrittura, e, p e r usare curri grano salis u n a
vecchia term inologia, è com e se il testo di p a rte n z a fosse la traccia
di u n tem a, e la trad u zio n e n e fosse lo svolgim ento. La conoscenza
della lingua dalla quale trad u ce, ch e della tra d u z io n e è necessario
e n o n unico prerequisito, pu ò essere verificata a n ch e in altri m o d i14.
Alla trad u zio n e scritta si p en sa di solito a n c h e com e a u n m ezzo
p e r aumentare le conoscenze linguistiche. Ma va d a sé che, senza
u n ad eg u ato co rre d o linguistico preliminare, lo sforzo p e r tra d u rre
diventa e n o rm e m e n te sp ro p o rzio n ato risp etto a ll’in c re m e n to di
conoscenze linguistiche che si sp era di in d u rre nello stu d e n te , e
che quasi sem pre n o n si riesce invece n e p p u re ad apprezzare. In
realtà, m e n o c o n o scen ze lin g u istich e si h a n n o , p iù è faticoso
tra d u rre , m en o si im p ara dal testo di partenza: u n se rp e n te ch e si
m o rd e la coda. Q uale stu d en te, posto di fro n te a testi fuori dalla
sua p o rtata, n o n h a d u rato u n a fatica im p ro b a e ingrata, dizionario
alla m ano, p e r cercare di decifrarli, e istitu en d o co n vocaboli e
costrutti in gran parte a lui sconosciuti, rap p o rti fugaci o ad d irittu ra
illusori? Q u an ti di noi h a n n o ricavato, d a un c o n ta tto tan to forzato
e faticoso q u a n to superficiale e aleatorio, in c re m e n ti significativi

14 In tal senso, Miraglia 2002 (con bibliografia) p ro p o n e svariate interessanti


m odalità di verifica alternative alla traduzione, anche se cen trate esclusivamente
sul latino (in part. 1, pp. 28-33; 2, pp. 13-27).
Pratica didattica della traduzione dal greco antico. 97

d e lle p ro p rie c o n o sc e n z e lessicali e m o rfo s in ta ttic h e , e n o n


piuttosto u n senso di frustrazione e di im potenza? L’ap p ren d im en to
e la m em orizzazione di paro le nuove ric h ied o n o invece u n ’assidua
fre q u e n ta z io n e di esse, n e lla lettura quotidiana di testi c h e le
contengono. L’esperienza ci insegna che le probabilità che l’alu n n o
assimili una paro la nuova o u n nuovo co stru tto ch e h a in co n trato
per la prima volta in u n testo che deve tra d u rre in poco tem p o sono
limitatissime: q u a n d o ritroverà la stessa p a ro la o lo stesso costrutto
in u n altro testo, sarà p e r lui di nuovo u n a p rim a volta, e il circolo
della frustrazione c o n tin u erà. In definitiva, se devo p en sare alla
tra d u z io n e c o m e mezzo, rie s c o a fa rlo s o lta n to in vista d e l
m iglioram ento delle abilità stilistico-espressive nella lingua di arrivo,
ferm o restando che il n o stro stu d e n te sia d o tato di u n o p p o rtu n o
corredo lessicale m orfologico sintattico stilistico nella lingua di
partenza.
Questo del m eto d o di in seg n am en to e di a p p re n d im e n to del
greco è un problem a delicato, e n o n spero, ovviam ente, di risolverlo
qui. Ma non m i sem bra diverso d a quello d e ll’a p p re n d im e n to di
u n a qualsiasi altra lingua: e c re d o che su questo versante vadano
sperim entate, e d e v e n tu a lm e n te p e rc o rse, a ltre e p iù pro fìcu e
s tra d e 15. N ell’orm ai lo n ta n o 1978, il g ran d e Sir K enneth J. Dover
eb b e a scrivere che
there is one criterion, and one only, by which a course for the
learners of a language no longer spoken should be judged: the
efficiency and speed with which it brings them to the stage of
reading texts in the o riginal language with precision,
understanding and enjoyment16.
Ecco il punto: con quanta efficacia e in quanto tempo i nostri m etodi
di insegnam ento del greco c o n d u co n o i nostri studenti all’attività di
leggere e capire testi greci, senza, n e c essa ria m e n te, arrivare alla
traduzione} E, aspetto tu tt’altro che secondario, con quale grado di

15 Personalmente, guardo con favore ai m etodi cosiddetti “n aturali”, quali


p e r esempio Balme-Lawall 1990-1995 (ed. it., am pliata e adattata: Balme-Lawall-
Miraglia-Bórri 1999-2002, p er la quale è disponibile anche Consoli 2003) oJACT
1978, per il quale ultim o rim ando a Piovan 2002.
16 InJACT 1978, p. VII.
98 Angelo Meriani

c o n s a p e v o le z z a e d i g r a tif ic a z io n e i n te ll e tt u a le ? L e ttu r a ,
com prensione e traduzione sono in sostanza processi distinti, che
r ic h ie d o n o c o m p e te n z e e c a p a c ità d is tin te , a n c h e se si p u ò
certam ente leggere e c o m p re n d ere senza tra d u rre , m a n o n si p u ò
assolutam ente tra d u rre senza leggere: la traduzione viene dopo.
A scuola (e all’università), o ltre agli stu d en ti, tra d u c o n o a n ch e
i docenti. Lo fan n o , in b u o n a sostanza, quasi sem p re a vantaggio
d ei lo ro stu d en ti, p e r gu id are e facilitare la lo ro successiva lettu ra
d iste sa e la lo ro c o m p r e n s io n e a u to n o m a d e l te sto . Q u e s ta
difficilissim a finalità di m ed iazio n e c u ltu rale ric h ied e lo ro u n a
form idabile p ad ro n an za di tu tte le tecniche di traduzione: p e r dirla
c o n C ic e ro n e 17, essi d e v o n o essere in g ra d o di tra d u rre sia ut
interpretes sia ut oratores.
Mi spiego con d u e esem pi. C o nsideriam o la frase inglese: This
luxury car will costyou an arm and a ìeg. L’in seg n an te, tra d u c e n d o
verbum de verbo, sarà costretto a d ire questa a lq u a n to im barazzante
frase italiana: Quest’auto lussuosa ti costerà u n braccio e una gamba. Il
senso c o rre tto della frase d ip e n d e , n a tu ra lm e n te , d a qu ello della
lo c u z io n e id io m a tic a “a n a rm a n d a le g ”, c h e è il m e d e sim o
d e ll’italiano “u n occhio della testa”: m a se il n o stro professore n o n
avesse tra d o tto verbum de verbo, p ro b ab ilm e n te n o n avrem m o inteso
che quella è, a p p u n to , u n ’espressione idiom atica analoga in fo n d o
a quella italiana, p e rc h é a n c h ’essa di àm bito “a n a to m ic o ”. Q uesta
sua trad u zio n e ci h a guid ato al senso d e ll’originale, fac e n d o c en e
c o m p re n d e re ap p ie n o a n c h e u n a p ecu liarità espressiva. E u n o di
q u ei casi n ei quali “u n a trad u zio n e p a ro la p e r p a ro la p u ò avere
u n a funzione m etalinguistica indispensabile. P u ò essere utile, tra
l ’altro, p e r individuare la stru ttu ra della gram m atica e del lessico
di u n a lin g u a a n tic a o p o c o co n o sciu ta o p p u re di u n a lin g u a
m o d ern a”18. Si tratta di u n a traduzione “funzionale”, n o n definitiva,
m a p u r sem pre preziosa. N el caso della frase greca: Ó.GTtáaotG0£
àÀÀrj^ouq èv (¡»(Aridati áyítp, che si legge ne\Y Epistola ai Romani19,
d u e tra d u z io n i le tte ra rie di uso c o rre n te , q u e lla d e lla O x fo rd

:7 Vd. Cic. opt. gen. 14.


18Così Delisle - Lee-Jahnke - C orm ier 2002, p. 152, d a cui ho tratto l’esempio.
19Vd. Rom. 16, 16.
Pratica didattica della traduzione dal greco antico. 99

University Press e q u ella d e lla C o n feren za E piscopale Italiana,


danno, rispettivam ente, Salute one anotherwith an holy kisse Salutatevi
gli uni gli altri con il bacio santo. In e n tra m b e , la fo rm u la di saluto
“appare fo rm alm en te legata a u n contesto ‘a n tic o ’”. O ra, E ugene
A. Nida, il n o to linguista e tra d u tto re della Bibbia, in lin ea con le
su e teorie su q u e lla c h e egli c h ia m a “eq u iv alen za d in a m ic a ”,
propone di tra d u rre : Give one another a hearty handshake all around.
In tro d u c en d o q u esta “fo rte e calorosa stre tta di m a n o ” p u n ta ,
p ro g ram m aticam en te, a d e te rm in a re , sul le tto re o d ie rn o , “u n
effetto simile a quello p ro d o tto dal testo di p a rte n za sul fru ito re
originario”20. A nche q ui la tra d u z io n e , “m o d e rn iz z a n te ”, svolge
egregiam ente la sua im p o rta n te fu n zio n e di m ediazione culturale:
anche se, a p p u n to il ricorso a categ o rie cu ltu rali esogene p u ò
rischiare di sn atu rare la configurazione del testo originale. Ma in
u n a sede di ad d e stram e n to alla c o m p re n sio n e quale è la scuola, il
rischio va senz’altro corso: a n c h e p e rc h é il d o c e n te è in g rad o di
tenerlo sotto controllo.
Schleierm acher diceva che, p e r “accostare [...] personaggi così
separati tra lo ro quali sono l ’a u to re e il suo le tto re ” che p e rò n o n
n e conosce la lingua, le vie che il “v ero ” tra d u tto re p u ò seguire
sono “soltanto d u e ”, rig id a m e n te e rec ip ro c a m e n te esclusive: “o il
traduttore lascia il più possibile ferm o l’au to re e gli m uove in co n tro
il lettore, o lascia il più possibile ferm o il lettore e gli muove incontro
l ’autore”21. V olendoci servire di questo paradigm a, dovrem o dire
che nel prim o caso il professore, p iu tto sto che c o n d u rre il testo ai

20Per questo secondo esem pio, vd. Faini 2004, p. 13-15, che cito testualm ente
(p. 14), e che contiene il riferim ento (p. 14, n. 4) a N ida 1964, p. 159; sulle teorie
di Nida, vd. anche Osimo 2002, pp. 201-204.
21 Mi riferisco, naturalm ente, a Schleierm acher 1813 (tr. it. 1992, p. 153, qui
citata con lievi m odifiche): sulle sue teorie in m ateria, vd. Osimo 2002, pp. 44-48;
si legga anche Eco 2003, pp. 171-172, secondo il quale, in rap p o rto al “processo
che intercorre tra testo fonte e testo dì arrivo [...] il problem a è quello già posto
da autori del XIX secolo com e H um boldt e Schleierm acher [...]: u n a traduzione
deve condurre il lettore a com prendere l’universo linguistico e culturale del testo
di origine, o deve trasform are il testo originale p e r ren d erlo accettabile al lettore
della lingua e della cultura di destinazione? In altre parole, data u n a traduzione
d a Omero, il traduttore dovrebbe trasform are i p ro p ri lettori in lettori greci dei
100 Angelo Meriani

suoi studenti, è p a rtito col c o n d u rre i suoi stu d e n ti al testo; nel


s e c o n d o , d ire m o c h e , se rv e n d o si d e l s u g g e rim e n to di N ida,
co m in cereb b e col c o n d u rre il testo a loro. Ma in e n tra m b i i casi, ai
fini di u n a co m p ren sio n e globale dei m essaggi, le strade a n d ra n n o
p ercorse anche nel senso opposto.
Ed eccoci a u n p u n to che m i p a re abbastanza im p o rta n te. Per
farci c o m p re n d e re i testi che ci p ro p o n e , il n o stro professore di
greco contravverrà spesso al rigido p rec e tto di Schleierm acher, che
considerava antitetici, e perciò in conciliabilm ente alternativi, i du e
- soltanto d u e - m odi di tra d u rre . Saprà p o rta re noi al testo e il
testo a n o i, illu s tra n d o c i in c o n tin u a z io n e il su o p ro ce sso di
n e g o z ia z io n e . Talvolta sa rà c o s tre tto a fa re e n tra m b e le cose
contem p o ran eam en te, p ro p o n en d o c i più traduzioni possibili di un
m ed e sim o b ra n o , c o m m e n ta n d o c o n tin u a m e n te la sua stessa
traduzione e servendosi, n atu ralm en te, delle diverse form e della
parafrasi, del riassunto, del rifacim ento. La sua trad u zio n e to rn e rà
di c o n tin u o su se stessa, senza p o rsi co m e p ro d o tto le tte ra rio
definitivo e “so stitutivo” del testo o rig in a le , m a co m e stim olo
propulsivo alla fruizione distesa di esso.
P ro b ab ilm en te, il n o stro professore avrà rag g iu n to il suo scopo
se avrà saputo suscitare in noi la “nostalgia p e r l ’o rig in ale”22, se
avrà sa p u to ric o n d u rc i alla le ttu ra del testo, consapevoli della
distanza - g ran d e o piccola, a seco n d a dei casi, s’in te n d e - ch e da
esso li separa. Il testo, che aveva com inciato a p arlargli nella sua
m e n te m e n tre lo leggeva nel suo studio, grazie alla sua trad u zio n e

tem pi om erici, o costringere O m ero a scrivere com e se fosse u n au to re dei tem pi


nostri? Posta in questi term ini, la questione potreb b e p arere paradossale. Ma si
consideri il fatto, acciarato, che le traduzioni invecchiano. L’inglese di Shakespeare
rim ane sem pre lo stesso, ma l’italiano delle traduzioni shakespeariane di un secolo
fa denuncia la propria età. Q uesto significa che i traduttori, an ch e q u an d o n o n
ne avevano l’intenzione, anche quando cercavano di restituirci il sapore della
lingua e del periodo storico di origine, in realtà m odernizzavano in qualche m odo
l’originale”: d ’altra parte, Gentili 1991, p. 31, avverte che “trad u rre è in primo
luogo interp retare e il lavoro dell’interpretazione [...] n o n è mai com piuto, non
può essere fatto u n a volta p e r sem pre [...] ogni epoca riscopre e ritraduce i testi
del suo passato” (corsivo dell’autore: tutto il saggio è ricchissimo di stimoli; si
veda anche Gentili 1995, pp. 311-317)
22 De Luca 1994, p. 6 .
Pratica didattica della traduzione dal greco antico. 101

fatta in classe, to rn e rà a p a rlare nelle n o stre n ien ti, se, e q u an d o ,


lo rileggerem o p e r c o n to nostro. La sua trad u zio n e sta tra due
letture: la sua e q u e lla d ei suoi s tu d e n ti. A q u e sto p ro p o sito ,
u n ’imm agine assai suggestiva è stata p ro p o sta da Privitera:
la traduzione assomiglia, per le sue funzioni, a un ponte: su
una riva è il testo antico, e il m ondo a cui si riferisce, sull’altra
siamo noi. Il compito del traduttore non è di trasportare il
testo fino a noi, di farci apparire vicino il m ondo che descrive:
ma di condurre noi fino al testo antico, senza mascherare la
lontananza e la diversità di quel m ondo23.
Ma il p o n te si p u ò p e rc o r re r e in e n tra m b i i sensi: e se la
tra d u z io n e d e ll’ Odissea r a p p r e s e n ta l ’e sito , le tte r a r ia m e n te
felicissimo, della scelta di Privitera di c o n d u rre il letto re sul p o n te
in un senso so ltan to 24, sappiam o b e n e che il n o stro professore di
greco, per aiutarci a g o d ere della n o stra lettu ra, ci g u id erà su quel
ponte in e n tra m b e le direzio n i25.

2. Traduzioni in libreria
U n’altra constatazione - a p p a re n te m e n te banale, m a tuttavia
piuttosto c o n fo rtan te, dal m io p u n to di vista - è che oggi, nelle
lib rerie, d i tra d u z io n i d i testi g re c i ce n e so n o m o ltissim e:
sicuram ente m olte di più di q u a n te n o n ce n e fossero in passato26.

23 Privitera 1991, p. 43.


24 Privitera 1981-1986.
25 Paradossalmente, n on sono riuscito a trovare la form ulazione originale
(latina) di questo splendido passo, tratto dalle Adnotationes in Novum Testamentum
di Erasmo da R otterdam (1516), che ho letto invece in u n a traduzione di un a
traduzione (H ankins 2001, p. 1259): “Com e la m ela è più gustosa q u an d o la si
raccoglie con le p roprie m ani dall’albero che l’ha generata; com e l’acqua è più
fresca quando la si beve alla fonte dalla quale sgorga; com e il vino è più delizioso
quando lo si attinge dalla botte nella quale è invecchiato, così le Sacre Scritture
emanano una fragranza tutta particolare, che ne rivela la qualità innata, quando
le si legge nella lingua nella quale sono state scritte ecco, la traduzione che
il nostro professore fa p e r noi a lezione ci aiuta a cogliere noi stessi quella mela,
a bere quell’acqua, ad attingere quel vino.
26 Non parlo, ovviam ente, dei fam igerati “tra d u tto ri” interlin eari, la cui
diffusione nella scuola m i pare piuttosto dim inuita: e se la m ia im pressione
corrisponde alla realtà, ne sono naturalm ente felice.
102 Angelo Meriani

P r o b a b ilm e n te , n o n c ’è o p e ra d i a u to r e g re c o p re v is to d a i
program m i scolastici che n o n sia possibile leggere in più traduzioni,
m olto spesso u tilm e n te c o rre d a te d a in tro d u z io n e , c o m m e n to ,
bibliografia critica e - cosa forse p iù utile di tu tte - dal testo greco a
fro n te, talora a d d irittu ra fo rn ito di u n a p p a ra to critico: anzi, in
questi ultim i a n n i m i p a re ch e la p resen za del testo greco stia
diventando la regola. C erto, si tra d u c o n o an ch e o p e re m ai prim a
tradotte: e a n ch e questo è u n fatto positivo; m a si co n tin u a n o a
trad u rre senza sosta moltissimi dei testi più fam osi27. Ce n ’è p e r tutte
le tasche, p e r coprire - com e si dice - diverse fasce di m ercato: dalla
ristam pa di vecchie traduzioni, rinnovate soltanto nella veste grafica
e talvolta anche n e ll’essenziale co rred o critico-esegetico, a vere e
p ro p rie novità editoriali, che spesso diventano edizioni canoniche,
di riferim ento, perché rappresentano il risultato di progetti di ricerca
s e ri e s c ie n tif ic a m e n te c o n s o lid a ti. L ’o rm a i a n tic a d is p u ta
sull’impossibilità della traduzione si direbbe superata dai fatti28.
N o n posso p ro n u n c ia rm i q ui su ll’affidabilità com plessiva di
questi lavori p e rc h é u n giudizio p o n d e ra to a n d re b b e espresso p e r
singoli casi, e, viste le d im ensioni del fe n o m e n o e dello spazio a
m ia disposizione, il m io c o n trib u to risu lte reb b e certo del tu tto
insoddisfacente. P eraltro, n essu n a trad u zio n e è “inattaccabile, m a
h a in n eg ab ilm en te d iritto di esistere u n a tra d u z io n e ch e valga da
su p p o rto c u ltu ra le re la tiv a m e n te affid ab ile a n c h e se in p a rte

27 S. Nicosia (in Nicosia 1991, p. 5) ricorda le b en “qu attro nuove traduzioni


integrali di Tucidide apparse in Italia tra il 1982 e il 1986, senza contare le ristampe
di quelle antiche”, m a anche quelle del Tetrabiblos di Claudio Tolemeo, dei Discorsi
sacri di Elio Aristide e di altre opere m eno note al gran d e pubblico: io vorrei
citare, p e r esem pio, le recenti traduzioni d ell’o p era di A teneo di N aucrati (Roma
2001) e dell’alchim ista Zosimo di Panopoli (M ilano 2004).
28Così, efficacemente, Eco 2003, pp. 17-18: “dalla prim a m età del secolo scorso
in avanti sono state elaborate teorie della struttura di u na lingua, o della dinam ica
dei linguaggi, che ponevano l’accento sul fenom eno della radicale impossibilità
della traduzione; sfida n on da poco p e r gli stessi teorici che, p u r elaborando
queste teorie, si rendevano conto che di fatto, e da m illenni, la gente traduce. [...]
Q uindi, an ch e q u an d o - in linea di d iritto - si sostenga l’im possibilità della
traduzione, in pratica ci si trova sem pre di fronte al paradosso di Achille e della
tartaruga: in teoria Achille n on dovrebbe mai raggiungere la tartaruga, m a di
fatto (com e insegna l’eperienza) la supera”.
Pratica didattica della traduzione dal greco antico. 103

arbitrario”29, e sarebbe assurdo “liquidare la validità della traduzione


perché n o n sem pre essa è possibile e n o n è m ai p e rfe tta ”30. E fatale
che, in tu tto questo fiorire di iniziative editoriali, ci sia sicuram ente
qualcosa di b u o n o e qualcosa di m e n o b u o n o , e n o n discuto sul
fatto che è diventato difficile orientarsi: m a il letto re interessato
p u ò tenersi ag g io rn ato sulle novità n o n p iù soltanto con su ltan d o
le riviste specializzate (c a rta c e e e / o te le m a tic h e ), m a a n c h e
seguendo la stam pa a g ra n d e diffusione nazionale, che d edica
sempre p iù spazio a lfa cc re sc iu ta p ro d u zio n e editoriale nel settore
dei testi greci.
Non h o le c o m p e te n z e p e r s p ie g a re le ra g io n i di q u e s to
fenom eno31, sulla base del q u a le n o n è possibile, ovviam ente,
misurare q u a n to sia diffusa e a p p ro fo n d ita la conoscenza del greco:
n o n sempre p iù libri significano, ipso facto, più cultura. Anzi, a
quanto p a re , la c o n o scen za del g reco, negli u ltim i d e c e n n i, è
com plessivam ente dim inuita: m a vorrei c re d e re che l’in g en te e
differenziata offerta di tra d u z io n i sia la risp o sta d el m e rc a to
editoriale a u n a crescen te domanda di conoscenza da p a rte del
pubblico dei lettori. C erto n o n si p u ò dire che l ’abbassam ento del
livello d e lle c o n o s c e n z e d i g r e c o dipenda d a l l ’a u m e n t a t a
circolazione di traduzioni. Se così fosse, si dovrebbe a m m ettere
che la m aggiore conoscenza dei testi greci di q u alche d e c en n io fa
dipendeva a p p u n to d a u n a m in o re circolazione di traduzioni: e n o n
penso ch e ci sia u n a p e rs o n a se n sa ta d isp o sta a sottoscrivere
quest’afferm azione. Le ragioni a n d ra n n o cercate altrove: e n o n è
questa la sede p e r farlo.
A me interessa qui p o rre l ’accento p ro p rio sul dato quantitativo,
sulla base del quale possiam o d ire che, se p u re n o n è a u m e n tata la
conoscenza (più o m e n o a p p ro fo n d ita ) del greco, alm en o si è
potenziata - e m olto - u n a delle possibilità di accesso alle o p e re della
letteratura greca, e quindi a u n aspetto n o n secondario della cultura

29 Garzya 1991, p. 7.
30Steiner 2004, p. 304.
31 Giudicato “alm eno in parte inspiegabile” anche da C. C arena (in Dionigi
2002, pp. 65-73: 71).
104 Angelo Meriani

d ei G reci32. È u n d ato che p o tre b b e (e se co n d o m e dovrebbe)


confortarci, p rim a di in to n a re epicedi p e r la m o rte della cu ltu ra
(classica) : abbiam o u n a risorsa in p iù che n o n avevam o in passato,
e sta a n oi sapercene servire. In altri term in i, p iù ch e ch iederci
q u a n ti (pochi) siano, tra i n o n a d d e tti ai lavori, quelli in g rad o di
leggere il testo o riginale a fro n te delle (m olte) tra d u z io n i che
circolano sul m ercato e d ito riale33, seco n d o m e sarebbe il caso di
chiedersi se e in che m o d o sia possibile condurre noi stessi, e il
m aggior n u m e ro possibile dei nostri stu d e n ti di greco, alla felice
condizione di lettori di testi greci, utilizzando, tra le altre nostre risorse,

32 Su questo aspetto, vale la p en a leggere l'analisi di Privitera 1991, pp. 41-42:


“A differenza di quanto soleva avvenire in passato, la conoscenza del greco è orm ai
così ridotta ed elem entare, in coloro che h an n o freq u en tato il liceo classico, da
n on consentire u n a lettura autonom a n ep p u re di O m ero e di Erodoto. Gli antichi
scrittori greci sono oggi letti perlopiù in traduzione e sono letti quasi sempre fuori
della scuola. Per la m aggior parte dei lettori, la traduzione n o n è più u n tram ite,
m a un p unto di arrivo. I lettori che riescono ad integrare la lettura della traduzione
con quella del testo originale dim inuiscono ogni giorno di più, se rap p o rtati alla
massa crescente dei lettori, sicché stam pare a fronte il testo greco -come si è soliti
fare anche nelle edizioni econom iche- potrebb e persino ap p arire superfluo, se
non intervenisse un diverso e im portante fattore, su cui conviene spendere qualche
parola. Abbiam o notato che gli scrittori greci sono letti p e r lo p iù in traduzione e
sono letti più spesso fuori della scuola. E avvenuto cioè u n rovesciam ento. Il
contatto con il testo n on è più im m ediato, m a è m ediato dalla traduzione. Il
contatto con i contenuti, che prim a era m ediato dalla scuola, è diventato ora
im m ediato, semplicistico e astorico. La prospettiva critica, che d ue secoli di studi
avevano ap p ro fo n d ito fin o a sospingere il testo an tico in u n a sua rem o ta
lontananza, accessibile solo agli adepti, si è im provvisam ente raccorciata e va
progressivam ente sp aren d o : c o n se g u e n te m e n te la le ttu ra d e ll’o p e ra g reca
aum enta le inform azioni nel lettore, senza portarlo ad u n a corretta com prensione
dell’opera e senza increm entare la qualità della sua cultura. P er contrastare questa
tendenza è necessario aggiungere alla traduzione u n com m ento e - conseguente­
m ente - occorre aggiungere alla traduzione anche il testo greco a cui riferire il
com m ento. In altre parole: la traduzione di uno scrittore greco an d reb b e sem pre
corredata di un com m ento linguistico e storico-culturale, nel senso p iù am pio e
globale del term ine”; sull’idea della traduzione com e “tram ite” to rn erò nel § 5.
33 Molto esplicito C. C arena (in Dionigi 2002, p. 71): “Ma che davvero molti,
se n on i costretti e gli addetti ai lavori, leggeranno m ai quei testi, ad d irittu ra nelle
lingue originali, è impensabile" (corsivo m io).
Pratica didattica della traduzione dal greco antico.. 105

anche le traduzioni (a fro n te dei testi originali) di cui tutti possiam o


finalm ente disporre. Insom m a, p e r realizzare la n o stra aspirazione
di lettori, sarà possibile approfittare della nostra condizione di fruitori
di traduzioni? P rim a di rito rn a re sull’a rg o m e n to (§ 7), h o bisogno
di fare alcune altre osservazioni.

3. La versione in classe: traduzione, lettura, lessico


La raccom andazione che si sente d a re p iù spesso agli studenti
d i greco n e g li in te r m i n a b i l i m in u ti c h e im m e d ia ta m e n te
p rec e d o n o u n a p ro v a d i tra d u z io n e è di n o n a p rire su b ito il
dizionario, m a di leggere prim a, e m agari più di u n a volta, il testo
ch e hanno di fro n te. C erto: il d izionario è u n o stru m en to che p u ò
aiutare a tradurrà ; m a p e r tra d u rre bisogna p rim a leggere, e qu an d o
leggiamo, n o n im p o rta se u n testo scritto nella n o stra o in u n ’altra
lingua, n e abbiam o poco bisogno. Se q u alche p aro la sconosciuta
ci preclude il senso di u n a frase, cerch iam o di farci aiu tare dal
contesto, proviam o a d e d u rn e il significato sc o m p o n e n d o la nei

34 Eco 2003, p. 37: “se la traduzione concernesse i rap p o rti tra due lingue, nel
senso di due sistemi semiotici, allora l’esem pio principe, insuperabile e unico di
traduzione soddisfacente sarebbe u n dizionario bilingue. Ma questo sem bra
contraddire com e m inim o il senso com une, che considera il dizionario u n o
strumento p er tradurre, n on u n a traduzione. A ltrim enti gli studenti all’esame
prenderebbero il massimo dei voti nella versione di latino esibendo il dizionario
latino-italiano. Ma gli studenti n on sono invitati a provare che posseggono il
dizionario, e n ep p u re a dim ostrrare che lo conoscono a m em oria, bensì a provare
la loro abilità traducendo u n testo singolo. La traduzione, ed è principio orm ai ovvio
in traduttologia, non avviene tra sistemi, bensì tra testf (corsivi d e ll’au to re );
analogamente, Gentili 1991, p. 31: “[...] l’atto del trad u rre è l’istituzione di un
rapporto fra testo e testo e n o n tra lingua e lingua [...] ogni sistema di segni, cioè
ogni lingua, può in linea di principio essere tradotto in altri sistemi segnici ovvero
in altre lingue in virtù di u n a logica generale dei sistemi segnici; il testo invece
n o n può essere tradotto fino in fondo, poiché n on esiste un potenziale unitario testo
dei testi, e ogni trad u z io n e è sottoposta alle co n d izio n i della “inesauribile
ricezione”, cioè al progressivo concretizzarsi dei nuovi significati: l’ideale della
resa fedele, o della resa integrale del significato di un testo, rappresenta in sostanza
u n a mera illusione. T radurre u n testo [...] implica sem pre u n co n fro n to /sco n tro
fra due testi, quello p ro n to e quello in fieri che si realizza in rapporto al prim o,
com e evento dialogico tra d u e soggetti, l ’a u to re e il tr a d u tto re ” (corsivo
dell’autore).
106 Angelo Meriani

suoi elem enti costitutivi, la accostiam o ad altre p a ro le sim ili già


note. Insom m a, ci attiviamo, ci diam o da fare: e nella m aggior parte
dei casi il fru tto dei nostri sforzi ci ripaga, p e rc h é riusciam o a
recuperare il senso del brano, e a p ro ced ere nella lettura. Se p ro p rio
la paro la resiste a tu tti gli assalti del b u o n senso, ci accostiam o, con
u n m isto di fiducia e di circospezione, al n o stro dizionario. Ma
quei tentativi ci h a n n o istruito, ci h a n n o fatto cap ire c o n m aggiore
precisione di che cosa esattamente abbiamo bisogno: ed ecco che, se il
lem m a prevede diverse accezioni, l ’occhio lo scorre alla ricerca di
quella p iù adatta al contesto, senza eccessivi p en sieri p e r le altre.
Poi, conquistato il senso della parola, c h iu d ia m o il più o m en o
p o n d ero so volum e e, se n o n siam o tro p p o pigri, lo rip o n ia m o nello
scaffale: possiam o rip re n d e re a leggere. P ro b a b ilm e n te, di quella
p a ro la che ci ha condotto al dizionario, n o n ci d im e n tic h e re m o
fac ilm e n te , p e rc h é l ’a b b ia m o ta n to d e s id e ra ta , avevam o u n o
strin g en te bisogno della luce ch e h a p o i p o rta to n e l testo che
avevamo davanti: e forse ci ric o rd ere m o d e ll’in te ro passo p ro p rio
p e r virtù di q u e ll’u n ica p aro la che n o n conoscevam o, m a ch e o ra
siam o in grado di ri-conoscere anche in contesti diversi. Q u ell’unica
parola, in u n contesto di altre p a ro le n o te, si è o ra ag g iu n ta al
nostro vocabolario attivo preesistente.
La via al dizionario è com inciata con la le ttu ra e alla le ttu ra
siam o poi tornati: lettura, dizionario, lettu ra. M a se, p e r leggere,
dovessim o fare il p e rc o rso al rovescio, se cioè dovessim o aver
bisogno di questa consultazione a ogni parola, e dovessim o p a rtire
dal dizionario p e r ritornare al dizionario, sarem m o davvero perduti:
il s e n s o g e n e r a le d i o g n i s in g o la f ra s e ci s f u g g ir e b b e in
continuazione, e sarem m o costretti a rico stru irlo tra u n ’a p e rtu ra
e l’altra del volum e. Anzi, poiché, com e b e n sappiam o, tra le parole
di due lingue diverse “la sinonim ia secca n o n esiste”35, l’o p erazione
di decifrazione del co n testo sarebbe b e n p iù laboriosa, p e rc h é
d ip en d e reb b e in m assim a p a rte d a u n a n o stra m aggiore o m in o re
abilità combinatoria tra le diverse possibili accezioni di ogni singolo
vocabolo del testo che abbiam o davanti con q u elle d i ogni altro: e

35 Eco 2003, p. 35.


Pratica didattica della traduzione dal greco antico. 107

dovrem m o perciò im p arare a n c h e u n a tecnica di consultazione


estrem am ente analitica di ogni singolo lem m a p e r n o n p e rd e rn e
n e a n ch e una. E sperienza piu tto sto fru stran te, in verità, lo n tan a
m ille miglia dalla gratificazione intellettu ale che p u ò venire dalla
lettu ra distesa e dalla com prensione di u n testo. E ppure, p u rtro p p o ,
l ’a u re o p re c e tto c h e si d à agli s tu d e n ti v ien e a m p ia m e n te e
platealm ente disatteso: la schiera sgom en ta e forsennata, com e un
sol uom o, si getta a capofitto nel d izionario36. Perché?
E evidente che, in quel m om ento, è quella l ’untca fonte di n a tu ra
lessicale di cui avvalersi p e r cercare di leggere i\ testo. La situazione è
paradossale, p e rc h é sovverte l’o rd in e n a tu ra le delle cose (prima si
legge e si com prende, poi si tra d u c e ), e perch é quello è lo strum ento
sbagliato n e l m o m e n to sb a g lia to , c e rto : m a ch i di n o i se la
sentirebbe di d ire a u n n aufrago di non aggrapparsi a u n ’asse di
leg n o perché p e r salvarsi la vita ci sarebbe bisogno alm en o di u n a
scialuppa di salvataggio? Ecco il p u n to : p e r m oltissim i dei nostri
studenti la trad u zio n e n o n è q u e ll’esperienza su p erb a ed esaltante
di cui abbiamo d e tto (§ 1). Si tratta invece di u n vero e p ro p rio
naufragio: e, tragicam ente, il dizionario rappresenta l’asse alla quale
ci si aggrappa. O vviam ente, p iù il m are del testo è tem pestoso,
m e n o l asse è efficace p e r stra p p a re la sufficienza.

36 In un articolo del 1930, significativam ente intitolato Paradossi didattici,


G iorgio Pasquali scriveva: “La gram m atica greca, m orfologia e sintassi, è in sé
q u an to mai difficile, ed è varia p e r giunta secondo i dialetti e le età. Ma che ai
ragazzi riesce con u n p o ’ di b u o n a voglia, loro e dei m aestri, d ’im p arar la
grammatica, che la difficoltà seria consiste unicam ente nelle parole, riconoscerà
facilmente chiunque abbia assistito a u n esame scritto di greco: n o n c’è quasi
nessuno che non com inci a lavorare, cercando nel dizionario ogni parola del
testo, non escluse le preposizioni e le congiunzioni, e ap p u n tan d o in to rn o a
ciascuna, a raggiera, tutti i principali significati che può avere, e n o n continui,
com binando in tentativi successivi un significato della prim a parola con uno della
seconda, uno della terza e così via, finché n on ne esca fuori un a proposizione e
poi u n periodo purchessia. Si calcoli p e r u n a serie di u n a certa lunghezza quante
siano le probaabilità di cogliere nel segno con tale m etodo, e si troverà che son
certo pochine! E così si radica negli scolari il pregiudizio che il greco, com e
secondo i program m i m inisteriali n o n è im parabile, così sia, unico fra tutti i
linguaggi, n on univoco m a p lurivoco, ch e in esso o gni frase possa avere
indifferentemente molti sensi” (in Pasquali 1968, p. 161). Poco è cambiato, ahimè,
da allora!
108 Angelo Meriani

In realtà, in queste condizioni così precarie, sprovvisti cioè di


u n p u r m inim o bagaglio lessicale, il d izionario di sicurezze n e dà
p ro p rio po ch e, p e rc h é diventa difficilissim o d a usare, e anzi p u ò
rivelarsi ricco di insidie. Sappiam o tutti che il dizionario va usato,
con ordine, soltanto dopo aver com preso il senso generale del testo
che abbiam o davanti, e possibilm ente sap en d o con precisione che
cosa cercarvi. E p p u re , la sc en a a p p e n a d e sc ritta si rip e te co n
sistem atica inesorabilità. A questo p u n to , p erò , noi n o n sappiam o
com e aiutare questi naufraghi, e siamo addirittura sgom enti, quando
vediam o che anche i nostri m igliori studenti, straordinariam ente
affannati, disordinatam ente intenti e prevalentem ente delusi, stanno
cercando n o n l’accezione più adatta al contesto, m a il significato
fondam entale, p e r esem pio, di Sta.
Io allora h o l ’im pressione c h e la racco m an d azio n e ch e a noi
p are così p ru d e n te , sensata e condivisibile, n o n solo n o n basti allo
scopo, m a che alle o recch ie degli stu d en ti, in qu ella situazione,
suoni scellerata e suicida: p erch é dovrebbero rin u n ciare all’oggetto
che a loro sem bra p ro m e tte re le m aggiori sicurezze? E infatti, la
prossim a volta, ci a cco rg erem o che, n e l m o m e n to stesso in cui
starem o p e r p ro n u n c ia re la n o stra brava rac c o m a n d a z io n e , gli
studenti, in c u ra n ti delle n o stre p aro le, sta ra n n o già co m p u lsan d o
i loro tom i. Q uesto accade p e rc h é , di fatto, essi sono convinti che il
dizionario, co m u n q u e, li aiuterà. A lcuni, ad d irittu ra , sta ra n n o già
cercandovi la frase esatta che hanno davanti, n e lla speranza, an ch e
questa n u trita evidentem ente da u n a n o n m en o radicata -e perversa-
c o n v in z io n e, c h e il lessico g rafo l ’a b b ia in s e rita e tra d o tta in
q u a lc u n o d ei lem m i relativi a q u a lc u n o d e i vocaboli di cui è
c o m p o sta: n o n sa rà facile tro v a rla , d ’a c c o rd o , m a, u n a volta
trovatala, basterà copiare la trad u zio n e stam pata, e il gioco sarà
fatto . C e rc a re di c a p ire d a dove n a s c o n o le c o n v in z io n i c h e
g o v e rn a n o u n c o m p o rta m e n to così c o n tr o p r o d u c e n te n o n è
com pito m io qui. Ma siam o tutti d ’accordo: il d izionario n o n si usa
così! E allo ra, n o n è c h e forse a n c h e la n o s tra (giustissim a e
sensatissim a) ra c c o m a n d a z io n e c a d e a n c h ’essa n e l m o m e n to
sbagliato? N on ci sarà il m o d o p e r c o m u n icare lo ro sicurezze p iù
solide? P er c o n tin u a re n e lla m eta fo ra d el n aufragio: possiam o
fo rn ire lo ro alm en o la scialuppa di salvataggio?
Pratica didattica della traduzione dal greco antico. 109

E d ecco c h e si se n te a n c h e d ire c h e , p e r in se g n a re a b e n
tradurre, bisognerebbe insegnare almeno ausare il dizionario, com e
se fosse questa u n a delle abilità fo n d am en tali e irrinunciabili del
b u o n traduttore. O ra, diventare a u ten ticam en te p a d ro n e di questo
strum ento così prezioso, è c e rtam e n te u n a b u o n a cosa: si ricavano
utili tracce di lavoro, si risparm ia tem p o , e si conserva la lucidità
necessaria. Ma a n c h e in questo caso è di capitale im p o rtan za la
scelta del m o m e n to adatto. N on c ’è alcun d u b b io , infatti, che se
l’uso del dizionario interferisce con la n o stra azione di lettori fino a
condizionarla p e san te m e n te, vuol d ire che il testo che abbiam o
davanti è fuori dalla no stra p o rta ta di traduttori. C ercare di “gestire”
q u esta nostra dipendenza dal dizionario p e r m ezzo di u n a “tecnica”
di consultazione è assolutam ente aleatorio, p e r n o n dire insensato
e, in definitiva, dannoso. Si rid u ce così l’esperienza del tra d u rre al
livello del decifrare, o, peggio, d e ll’indovinare: e il rischio p iù grave
ch e si corre, a m io m o d o di vedere, è quello di p e rp e tu a re l’e rra ta
convinzione che u n a “b u o n a ” trad u zio n e dipende dal “b u o n ” uso
del dizionario.
E invece u n a b u o n a trad u zio n e d ip e n d e da u n a b u o n a capacità
di lettura e di com prensione del testo. La condizione ideale sarebbe
qu ella di chi fosse in g rad o di “leggere il greco com e g reco ”37 : di
chi, davanti a u n testo greco, riuscisse a far sco rrere gli occhi sulle
righe di scrittura a lm en o alla velocità di u n p arla re posato, e cioè
di almeno tre sillabe al secondo, se g u en d o l’esatto o rd in e delle
p a ro le e d ei p e n s ie ri, se n za avv ertire la n e c essità di to rn a r e
frequentem ente in d ie tro , n é di cercare in c o n tin u azio n e parole
equivalenti nella p ro p ria lingua. In sostanza, leggere n o n significa
com pitare, m a comprendere il senso del testo che abbiam o davanti.

37 Mutuo qui la form ula “Reading Latín as Latin”, dalla quale p ren d e spunto
il già citato (nota 12) lavoro di Cracas 1970, ricco ottim i di spunti di riflessione e
nel quale, molto o pportunam ente, i fattori com portam entali e i processi cognitivi
connessi con la lettura del latino vengono considerati analoghi a quelli connessi
con qualsiasi altra lingua straniera; vd. anche Cracas 1969, e il magnifico Hale
1887 (con intelligentissimi suggerim enti, anche operativi): tutti e tre riguardano
strettamente il latino, m a affrontano problem atica com une alla didattica del greco
( a lc u n i su g g e rim e n ti di A n n e M a h o n ey so n o a lla p a g in a w eb h t t p : / /
zeno.stoa.org/~ m ah o ney/teaching/how read_gk.htm l).
110 Angelo Meriani

O ra, p e r tra d u rre , dobbiam o essere prima in g rad o di p o te r leggere


u n testo in m an ie ra scorrevole e di in te n d e rn e c o n sicurezza il
m essaggio: q u a n to p iù s c o rre v o le s a rà la l e ttu r a e s ic u ra la
c o m p re n sio n e , ta n to m igliore sarà la tra d u z io n e c h e n e p o trà
scaturire.
L’acquisizione e lo sviluppo di q uesta capacità n o n d ip e n d o n o
s o lta n to o in m a n ie ra d e te r m in a n te d a lla c o n o s c e n z a d e lla
g ra m m a tic a f o n d a m e n ta le , q u a n to p iu tto s to d a u n a b u o n a
p a d ro n a n z a del lessico. E vero ch e questa p ad ro n a n z a , da sola, n o n
p e rm e tte u n a co m p re n sio n e immediata e completa dei m essaggi, m a
è p r o p r io q u e s ta p a d r o n a n z a c h e “lim ita f o r te m e n te l ’u so
d isordinato del dizionario e rassicura il d iscen te”38: p e rc h é è questa
p a d ro n a n z a c h e gli c o n s e n te di c o g lie re le lin e e c o n c e ttu a li
fo n d am en tali dei m essaggi testuali. E d è allora in q u esta direzione
che dovrem m o orien tare le nostre energie didattiche, sicché i nostri
s tu d e n ti, lib e r i d a tim o ri e d a fo rv ia n ti d ip e n d e n z e , m essi
fin alm en te nella co ndizione di p o te r leggere il greco, e nel p ien o
possesso delle p ro p rie capacità in terp retativ e, possano g iu n g ere a
p e r c e p ir e , d a v a n ti a te s ti n u o v i, u n s e n so d i a u te n tic a — e
possibilm ente crescente - sicurezza: ed è q u esta la prem essa p iù
im p o rta n te p e r p otersi accostare se re n a m e n te alla difficile prova
della traduzione.

4. Comunicare sicurezza: il lessico


A p r e n d o u n d iz io n a r io d i g r e c o 39, ci a c c o rg ia m o c h e la
d iffe re n z a p iù e v id e n te, p e r e sem p io , tra K'UKÀOì; e K Ù pt^t«; è
l ’am piezza del lem m a: la q u a n tità di esem pi e di accezioni ci fa
avvertiti che si tratta, n e ll’u n caso, di p a ro la p iu tto sto variam ente
attestata, n e ll’altro di p a ro la attestata m o lto m e n o v ariam ente.
C on su ltan d o il Thesaurus Linguae Graecae, veniam o poi a sapere
che - allo stato attuale delle nostre conoscenze - K 'ù p iq iq è ad d irittu ra
u n hapax legomenon, ch e rico rre soltanto in u n fra m m e n to dello
storico M egastene (IV-III sec. a. C .), citato d a E liano40. In questo

38CosìJ.-C. Carrière, in Cauquil-GuiUaumin 1985 (2000), p. 7, nota 2 (corsivo m io).


39 H o davanti a m e M ontanari 2004.
40Vd. FgrHist 715 F 13b ap. Ael. NA XVI 20.
Pratica didattica della traduzione dal greco antico. Ili

caso, possiam o d ire se n z ’a ltro ch e l ’am piezza d el lem m a n o n


significa soltanto m aggiore com plessità sem antica e quindi lessicale,
m a anche m aggior n u m e ro di attestazioni.
Altre d u e veloci incursioni, e constatiam o poi che il lem m a di
KÙptoq è circa u n a volta e m ezza più am pio di quello di KÙKÀOt;,
m en tre quello di (j)póvr|at<; è am pio m en o della m età di quello di
<t>póvr)na. Possiam o essere sicuri ch e a n c h e il n u m e ro esatto di
attestazioni di Kijpio^ è soltanto u n a volta e mezza m aggiore rispetto
al num ero esatto di attestazioni di K'UKÀxx; e che quello di (j)póvr||ia
sia il doppio di quello di (|)póvr)at<;? Direi di n o , p e rc h é la m aggiore
complessità lessicale di u n term in e n o n d ip e n d e dal n u m e ro delle
sue occorrenze, m a d a quello delle sue accezioni, ossia dei suoi diversi
significati contestuali. Può infatti accadere ch e u n term in e m olto
frequente sia m olto sem plice dal p u n to di vista lessicale, e che u n
term ine poco fre q u e n te sia invece lessicalm ente m olto com plesso.
O ra, in genere, il dizionario fornisce a p p u n to la rap p resen tazio n e
semantica dei vocaboli, e p e r questo basta che u n lem m a illustri
co n chiarezza tu tte le diverse accezioni di o g n u n o di essi: e se u n
solo esempio basta p e r spiegarne u na, il lessicografo, p e r evitare di
rendere faticosa la consultazione, deve ferm arsi lì. Ed ecco p e rc h é
u n ’informazione sulla frequenzialità di u n term ine n o n si p u ò trarre
di necessità sulla base d e ll’am p iezza d e l lem m a: q u e sto d a to
dovrebbe e m e rg ere invece d a u n a precisa in d ag in e statistica, e
attualm ente - a m ia scienza - nessun dizionario di greco lo riporta.
Ma è p ro p rio così im p o rta n te, p e r chi insegna e p e r chi im para
il greco, com e del resto qualsiasi altra lingua, sapere con precisione
statistica q u a n to f r e q u e n te m e n te è a tte s ta ta u n a p aro la? P e r
rispondere a questa d o m an d a , vorrei co n sid erare i dati che, p e r
l ’italiano, sono stati di rec e n te resi disponibili dal Grande Dizionario
Italiano dell'Uso c o o rd in a to e d ire tto d a Tullio De M auro. Tra le
261624 “e n tra te p rin c ip ali” che vi sono registrate41, i vocaboli più
frequentem en te attestati e “le cui o ccorrenze costituiscono circa il

41 De M auro 1999,1, p. XV: p e r la costituzione del lem m ario, le fonti e i criteri


di selezione della base di dati, vd. pp. XI-XV; vd. poi anche De M auro 2003, col
relativo CD-ROM, che incorpora, con aggiunte e ulteriori aggiornam enti, tutto il
materiale di De M auro 1999.
112 Angelo Meriani

90% delle occo rren ze lessicali n e ll’insiem e di tu tti i testi scritti o


discorsi pa rla ti” sono solo 2049. Q uesto significa che la conoscenza
di m e n o del 10% dei vocaboli italiani attestati ci c o n sen tire b b e di
c o m p re n d e re circa il 90% dei testi o discorsi italiani. S upp o n iam o
di conoscere an ch e i “2576 vocaboli di altissim a freq u en za, le cui
occorrenze costituiscono u n altro 6% circa delle occorrenze lessicali
n e ll’insiem e di tutti i testi scritti o discorsi p arlati” e i “1897 vocaboli,
relativam ente rari n el p arla re o scrivere, m a tu tti b e n n o ti p e rc h é
legati ad atti e oggetti di g ran d e rilevanza nella vita q u o tid ia n a ”: la
p e rc e n tu a le dei testi e dei discorsi italiani alla cui co m p re n sio n e
avrem m o facile accesso si alzerebbe fino a c o p rire la lo ro quasi
totalità. E infatti, questi tre g ru p p i di vocaboli - in tu tto 6522 -
costituiscono quello che De M auro chiam a il “vocabolario di base”
d e ll’ita lia n o . E ovvio invece c h e , se ag g iu n g e ssim o al n o s tro
p a trim o n io lessicale i b e n 107194 vocaboli “usati e n o ti in gran
p a rte s o p ra ttu tto in ra p p o rto a p a rtic o la ri attività, te c n o lo g ie ,
scienze”42, il p a n o ra m a n o n si a m p lie re b b e di m olto: e p e r avere
accesso alla totalità dei testi o discorsi italiani, dovrem m o co m u n q u e
a g g iu n g e re a q u esti u ltim i tu tti q u e i vocaboli di esclusivo uso
letterario (5208), quelli obsoleti (13554) o di basso uso (22550), i
regionalism i (5407), i dialettalism i (338) e gli esotism i (6938), che
m an can o al totale di 261624: e sono in tu tto b e n 14790843.
Q u e s ti d a ti, v a lid i in so s ta n z a a n c h e p e r le a ltr e lin g u e ,
co n fe rm a n o inequivocabilm ente che il d o m in io di p o c h e paro le
m o lto f r e q u e n t i c o n s e n te l ’a c c e s s o a u n n u m e r o d i te s ti
in c o m p a ra b ilm e n te s u p e rio re risp e tto a q u e llo c o n se n tito dal
dom inio an ch e di m olte parole poco frequenti. O vviam ente, questo
vale an ch e p e r il greco: se, p e r assurda ipotesi, conoscessim o soltanto
tutti gli hapax legomena del greco, ch e sono p iu tto sto num erosi,

42 Traggo i dati da De M auro 1999,1, p. XX.


43 In coerenza con i dati alla base di questa classificazione, il g ru p p o di lavoro
coordinato da De M auro h a elaborato un sistema di sigle p e r indicare, accanto a
o g n i ac ce zio n e di o g n i sin g o lo lem m a, la risp ettiv a “m a rc a d ’u so ”: FO:
fondam entale; AU: di alto uso; AD: di alta disponibilità; CO: com une; TS: di uso
tecnico-specialistico; LE: di uso solo letterario; RE: regionale; DI: dialettale; ES:
esotismo; BU: di basso uso; OB: obsoleto: vd. De M auro 1 999,1, pp. XX-XXI.
Pratica didattica della traduzione dal greco antico. 113

n o n ci sarebbe possibile leggere n e a n c h e i testi nei quali ciascuno


di essi appare. O vviam ente, qui n o n e n tra n o in gioco le cosiddette
“function w ords” (articoli, p ro n o m i, congiunzioni, preposizioni),
che, pur avendo u n indice di freq u en za elevatissim o, h a n n o u n
contenuto sem antico piu tto sto scarso44: d ’altra p arte, sarei incline
a dare per scontato, nello stu d e n te liceale, il possesso, se n o n di
tu tte, di b u o n a p arte a lm en o di queste parole. E n o n e n tra qui in
gioco nem m eno l’im portanza concettuale delle parole da im parare:
vi sono p a ro le im p o rta n tis s im e , c o m e p e r e s e m p io pvT)|j.r|,
|ivr||JocmvTi, <|>póvr||aa, rcotr|ai<;, ciaxt)poouvr|, jtp a y |ia t£ ta , p erai Koq,
móGectq, po\JÀ£DTr|piov, che p erò sono piuttosto rare. Intendiam oci,
se uno le im p ara n o n fa m ica m ale: p e r di p iù quasi tu tte h a n n o
agganci p iu tto sto evidenti con il lessico italiano, sicché è assai
probabile che, a n c h e se n o n le si conoscono, sia p iu tto sto facile
m em orizzarle. Se p e rò m a n c a n o dal n o s tro bag ag lio lessicale
termini come (3ÓÀÀC0, ÀapPóvoo, ptpvr|aKco (ptpvr|C K opat), rcpaypxx,
SriKvupt, q y éo p ai, x p fjp a, KTfjpa, péÀÀa>, le possibilità di lettu ra e
c o m p re n sio n e d e i testi g re c i ra s e n ta n o la so g lia di c ritic ità .
Insom m a, è m eg lio c o n o s c e re p o c h e p a ro le m o lto a tte s ta te
piuttosto che m o lte p a ro le p o co attestate. E u n d ato p iu tto sto
incoraggiante: p e r im p a rare a leggere il greco n o n c ’è bisogno di
im parare m oltissim e paro le. Q u elle ch e so n o necessarie, p e rò ,
de b b o n o essere scelte c o n sap ien za: e d ecco c h e i d a ti sulla
frequenza delle attestazioni sono assolutam ente indispensabili p e r
elaborare m eto d i efficaci p e r farle a p p re n d e re e assim ilare n el più
breve tem po possibile.
A questo settore della d id attica delle lingue an tich e gli studiosi
si sono dedicati con atten zio n e soltanto da p o co tem p o , m a h a n n o
già reso d isp o n ib ili b u o n i s tru m e n ti di lavoro: so n o i diversi
dizionari frequenziali parziali, basati su differenti selezioni di autori
e testi. Penso p e r esem pio all’o ttim o lavoro di G eorges C auquil e
Jean-Yves G uillaum in (LEG), basato su u n o spoglio c o n d o tto , a

44 II fenom eno è noto com e “legge di Z ip f’, p er la quale vd. Rydberg-Cox -


M ahoney 2002, p. 1, ch e citan o , a p p u n to , Z ip f 1935 e Baayen 2001; m a
s u ll’im p o rta n za se m a n tic a d e lle p re p o s iz io n i g re c h e , s o p r a ttu tto n e lla
prefissazione, tornerem o nel § 5.
114 Angelo Meriani

p a rtire dal 1981 p e r iniziativa della A ssociation R égionale des


E nseignants de L angues A nciennes de B esançon (ARELAB), sui
testi di sette au to ri del V e IV sec. a. C. (A ndocide, A ntifonte, Lisia,
D em ostene, Isocrate, E uripide, S en o fo n te)45 : il possesso delle 1612
p arole che vi sono elen cate, e ch e sono le p iù fre q u e n te m e n te
a tt e s ta te aH ’i n t e r n o d e l corpus d i r i f e r i m e n t o , c o n s e n t e
“effettivam ente di riconoscere circa l ’85% dei term in i di qualsiasi
testo g rec o d el s u d d e tto p e rio d o ”46. N ella sua in tro d u z io n e al
volum e, Jean-C laude C arrière fornisce, m u tu a n d o li d a P. G uiraud,
“alcuni dati approssimativi: le 100 parole p iù fre q u e n ti equivalgono
al 60% del volum e totale di ogni m essaggio; le 1000 p a ro le = 85%;
le 4000 p aro le= 97,5% . M a p a re ch e, p e r u n sin g o lo testo, le
pro p o rzio n i siano an c o ra p iù notevoli: le 100 p aro le p iù fre q u e n ti
di Lisia (su 2796) ra p p re se n ta n o il 65% del volum e totale della sua
opera; le sue 700 p rim e p aro le = 85% ; le sue 1500 p rim e p a ro le =
97,3 % ”47. Sul m edesim o criterio è basato, e le m edesim e finalità
persegue, anche il lavoro, altrettan to valido, di M alcom C am pbell48,
che elenca le 1500 “co m m o n est w ords” del greco. U n e len co delle
1000 paro le più fre q u e n ti del greco, a cu ra di A n n e M ahoney, è
disponbile in re te 49. E a n c h e il g ru p p o di studiosi c o o rd in a to da
Franco M ontanari ha basato il suo recentissim o co n trib u to in questo
senso su u n criterio freq u en ziale50.
M a da quello che so, in q u esto cam p o i veri p io n ie ri so n o stati
gli s tu d io s i d e l N u o v o T e s ta m e n to : la p r im a e d iz io n e d e l
pregevolissim o libretto di B ruce M. M etzger data al 1946, e il lavoro
statistico di R o b ert M o rg h e n th a le r al 1958. C erto, questi specialisti
avevano, rispetto a noi, u n indiscutibile vantaggio, ra p p re se n ta to
dalla lim itatezza lessicale del lo ro cam p o di lavoro: risp etto al p u r
lim itato corpus analizzato d a ll’ARELAB, che assom m a co m u n q u e a

45 Cauquil-Guillaumin 1985 (ed. it. 2000).


46 Così F. Piazzi in Cauquil-Guillaum in 1985 (2000), p. 3; vedrem o se e com e
questo è vero nel § 6 .
47 In Cauquil-Guillaum in 1985 (2000), p. 7, n o ta 1.
48 Cam pbell 1998.
49 Vd. w w w .perseus.tufts.edu/~am ahoney/greek_vocab.pdf.
50 M ontanari 2004a, p. 13.
Pratica didattica della traduzione dal greco antico. 115

p iù di 700000 paro le raggruppabili in p iù di 12000 lem m i51, le


parole del Nuovo T estam ento sono in tu tto 137490, raggruppabili
in 5436 lem m i so ltan to 52, sicché u n lavoro statistico serio poteva
abbracciare la totalità d el m a te ria le lessicale di rife rim e n to , e
raggiungere livelli di raffinatezza e di efficacia didattica certam en te
m olto elevati in u n tem p o relativam ente co n te n u to .
Il c o n trib u to d i M e tz g e r c o n s is te , s e m p lic e m e n te , n e lla
presentazione, in svariati elenchi, o rd in ati seco n d o d u e differenti
criteri, dei vocaboli attestati alm en o 10 volte aH’in te rn o del Nuovo
Testam ento. N ella p rim a p a rte d el v o lu m etto , i vocaboli sono
raggruppati in 35 elenchi di am piezza all’incirca identica, seguendo
l ’ordine d e c re sc e n te di fre q u e n z ia lità: a ll’e le n c o d ei vocaboli
attestati più di 500 volte segue quello dei vocaboli attestati n o n più
di 500, m a alm en o 201 volte, e così via. N ella seco n d a p arte, la
classificazione segue u n criterio sem antico, e p rese n ta g ru p p i di
parole in rap p o rto alla loro radice. In e n tram b e le parti, di ciascuna
parola, viene fo rn ito il solo significato fon d am en tale.
Più elaborato il criterio seguito d a C auquil e G uillaum in. 1 1612
vocaboli considerati sono divisi in q u a ttro g ru p p i di pari am piezza,
ciascuno c o n te n e n te 404 vocaboli: nel p rim o sono riu n iti quelli
attestati d a 68000 a 206 volte, nel secondo quelli d a 205 a 84, nel
terzo quelli da 83 a 51, nel q u a rto quelli d a 50 a 33. Ciascun g ru p p o
è contrassegnato da u n indice n u m erico progressivo, che segue il
decrescere della frequenzialità (1 p e r i più freq u en tem en te attestati,
4 per i m en o fre q u e n te m e n te a tte s ta ti). La p re se n ta z io n e dei
vocaboli è alfabetica, e accanto a o g n u n o di essi, assiem e ad altre
informazioni sem antiche e sulla “fam iglia di p aro le”, viene indicato
il relativo indice di frequenza. In fo n d o al volum e, tre app en d ici
offrono u n o stru m en ta rio p iù articolato: u n a p rim a è costituita
d alk lista alfabetica dei vocaboli considerati, accanto a o g n u n o
dei cuali è ind icato soltanto il n u m e ro esatto delle sue attestazioni;
n e lk seconda i vocaboli considerati sono presen tati in u n a lista
“gerarchica”, che segue l ’o rd in e d ecrescente di frequenzialità, e

51Cauquil-Guillaumin 1985 (2000), p. 8 .


52Traggo i dati da Metzger 1969, p. 1.
116 Angelo Meriani

che co m p re n d e anche i 99 che sono attestati d a 32 a 30 volte; infine,


n e lla te rz a , i v o c a b o li s o n o su d d iv isi s e c o n d o le c a te g o rie
gram m aticali e gli schem i descrittivi in uso nei m an u ali scolastici:
e ciascuno di essi è sem pre c o rre d a to d a ll’indice di frequenzialità
(da 1 a 4) e dal n u m ero esatto delle sue attestazioni53. Tra parentesi,
rip re n d en d o le osservazioni fatte in precedenza, dalla consultazione
del LEG apprendiam o che se (|)póvr|at<; è parola n o n m olto frequente
nel corpus testuale co n sid erato (h a indice 4, e co m p a re 42 volte)
(f>póvrj|iX(X, voce p iu tto sto com plessa dal p u n to di vista sem antico,
ad d irittu ra n o n è elencata tra le 1612 parole più frequenti: com pare
infatti 32 volte soltanto. In q uesto caso, l ’am piezza d el lem m a è
in v e rsa m e n te p ro p o rz io n a le alla fre q u e n z a d e lle a tte sta z io n i.
Q uan to a icópioq e kÙkAxx;, sappiam o dal LEG ch e il prim o ha indice
1, con freq u en za 418, m e n tre il secondo h a indice 3, co n freq u en za
55: e a n c h e qui l’am piezza del lem m a n o n rip ro d u c e l ’effettiva
consistenza del fen o m e n o frequenziale.
In realtà, n e ll’am bito d el “lessico” di u n a lingua d ’uso rie n tra n o
a n c h e tu tti quei
possibili vocaboli che, ancorché non attestati [...] possono
tuttavia essere generati (cioè compresi e prodotti) a partire da
vocaboli già esistenti e dalle esistenti e operanti regole di
formazione delle parole. [...] E ben vero: il lessico di una lingua
include innazitutto un num ero vastissimo di vocaboli attestati.
Si tratta di un num ero che, per alcune grandi lingue [...], si è
potuto far ascendere a diversi milioni di parole. Ma questa cifra
[...] è poca cosa dinanzi al num ero dei vocaboli possibili. Per
restare all’italiano, si pensi [...] alle schiere interminabili di
aggettivi e sostantivi non attestati [...] e tuttavia comprensibili
e producibili solo che a vocaboli già dati si prem etta un ariti- o
un iper-. Oppure si pensi alla schiera non m eno sterminata di
verbi estraibili da sostantivi e aggettivi con la semplice aggiunta
di -izzare e, ancora, di sostantivi derivabili a loro volta da tali
verbi con l’aggiunta di un -zione. Questi e tanti altri esempi
analoghi ci dicono che, se il lessico di una lingua è di una
numerosità dell’ordine di IO6 quando si guardi ai soli vocaboli

53 Vd., rispettivam ente, Cauquil-Guillaum in 1985 (2000), pp. 359-369; 370-


381; 382-396.
Pratica didattica della traduzione dal greco antico. 117

attestati [...], esso, dati i meccanismi della formazione delle


parole, è addirittura illimitato se si bada anche ai vocaboli
possibili che, in qualsiasi momento, possono essere prodotti,
intesi e immessi nell’uso. Ma con ciò non si è ancora guadagnata
una adeguata percezione del carattere illimitato della massa
lessicale di una qualunque lingua e, tra le altre, della lingua
italiana [...] ogni lingua in ogni momento è fisiologicamente
disposta ad accogliere, per usare le antiche parole d ’Orazio,
nova rerum nomina: parole affatto nuove tratte dalle fonti più
varie [...] Alla massa dell’esistente e attestato e alle potenziali
creazioni regolari, nel lessico di una lingua si possono affiancare
e si affiancano a ogni istante novità assolutamente inedite,
beninteso, si volet usus, ricordava ancora Orazio [...] Questi,
più o meno, i contorni dell’insieme potenzialmente infinito e
“mareggiarne” delle parole di una lingua d ’uso34.
Ora, rispetto a u n a lingua m o d ern a , m olto p iù controllabili e
gestibili, a n c h e dal p u n to di vista d e ll’a p p re n d im e n to , so n o i
fenom eni lessicali di u n a lingua che n o n è in p ien o sviluppo p erch é
n o n è più di uso c o rre n te , m a che ci p arla soltanto attraverso i testi
scritti che ci sono pervenuti. Ed ecco ch e u n intellig en te e p o te n te
investimento di en erg ie didattiche in questo cam po così fertile n o n
potrebbe m ancare di d a re i suoi frutti. T anto p e r com inciare, la
verifica della frequenzialità lessicale è tan to p iù agevole q u a n to
p iù la base di dati sulla quale si lavora è circoscritta. E nel caso del
greco antico possiam o senz’altro d ire ch e ci troviam o di fro n te a
u n corpus lessicale sostanzialm ente chiuso: i possibili in crem en ti
sono dovuti essenzialm ente a sem pre possibili nuove acquisizioni
basate su nuovi ritrovam enti (papiracei e / o ep igrafici), m a n o n al
potenziale produttivo della prefissazione e della suffissazione, sicché
la loro num erosità -dell’o rd in e delle d ecine o delle centinaia, n o n
certo dei m ilioni- è lontanissim a dalla “potenziale in finità” di u n a
lingua d ’uso, e perciò n o n è c e rtam e n te p reo ccu p an te.
Forse, da u n dizionario di greco che, sull’esem pio del Gande
Dizionario Italiano dell’Uso, riportasse l’indicazione d e ll’in d ice di
frequenza di ogni singolo lem m a, m agari an ch e in m o d o analitico
p e r ciascuna delle sue accezioni, p o tre b b e venire u n aiuto n o n più

54De M auro 1999,1, pp. VII-VII.


118 Angelo Meriani

soltanto in v ista d e lla t r a d u z i o n e , m a anche in v ista


d e ll’a p p re n d im e n to del lessico: fo n d an d o si infatti su u n a base di
d ati p iù a m p ia e p o ssib ilm e n te c o m p le ta , e p a rte n d o d a d ati
q u a n tita tiv i c e rti, i n o s tri sforzi s a re b b e ro p iù e ffic a c e m e n te
indirizzabili allo scopo, con notevole e c o n o m ia di tem po. Forse,
p e r n o n a p p e s a n tir e la c o n s u lta z io n e , o, m e g lio , p e r n o n
co n fo n d e re i livelli di utilizzo del libro, le indicazioni frequenziali
si p o tre b b e ro fo rn ire in a p p e n d ic e (o m agari in u n fascicolo o
a d d irittu ra in u n volum e a p a rte ), org an izzan d o even tu alm en te
diversi elenchi dei vocaboli p rese n ti n el d izionario (ovviam ente
senza i relativi lem m i), in base a ll’o rd in e alfabetico, a ll’o rd in e
d e c r e s c e n t e d i f e q u e n z a , a lle c a te g o r i e g r a m m a tic a li d i
a p p a rte n e n z a , ai rad ic ali o ai c am p i se m a n tic i di p e rtin e n z a .
Rispetto alle indicazioni dei dizionari frequenziali parziali, i vantaggi
di u n o s tr u m e n to d e l g e n e re s a re b b e ro n a tu r a lm e n te assai
notevoli55 : avrem m o n o n soltanto u n libro di consultazione, m a anche
u n libro di studio.
In base poi all’operatività delle regole di form azione delle parole,
possiam o dire che, assim ilando i significati di base di u n a novantina
di radici56, e dei n o n m oltissim i suffissi e prefissi, si p u ò sviluppare
la capacità di riconoscere u n n u m e ro assai cospicuo di p arole. I
suffissi p o tre b b e ro essere p re s e n ta ti s e c o n d o le lo ro m a rc h e
m orfologiche (sostantivali, aggettivali, verbali, avverbiali) funzionali
(nomina agentis, actionis, rei actae, instrumenti, loci, qualitatis etc.)
s e m a n tic h e ( p e r t in e n z a , m a t e r i a o c o lo r e , t e m p o , s ta to ,
partecipazione, m odo, luogo e tc .)57. Le radici p o tre b b e ro essere
p r e s e n t a t e p e r a r e a d i in te r e s s e ( o g g e tti d e lla c a sa , d e lla
com pravendita, del tea tro etc...).

55 Al m om ento, a quanto ne so, indicazioni in tal senso, basate sul lem m ario
del LSJ, sono disponibili online al sito in te rn et del Perseus Project, coordinato da
Gregory C rane presso la Tufts University di M edford, Massachussets USA (h ttp :/
/ www.perseus.tufts.edu) : m a ovviamente tanto più agevole sarebbe la consultazione
di un repertorio cartaceo.
56 Tante ne elenca Garzya 1991, pp. 134-137; vd. an ch e Lugarà 1995, pp. 124-
170.
57 U n prim o vademecumper lo studente è in Cauquil-G uillaum in 1985 (2000),
pp. 25-30: m a il docente conosce senz’altro gli strum enti scientìfici canonici.
Pratica didattica della traduzione dal greco antico. 119

In sostanza, anche nell’ottica dei m etodi cosiddetti “tradizionali”,


p rop rio questo capitolo della Wortbildungsarebbe u n a delle risorse
scientificam ente p iù im p o rta n ti ed efficaci p e r l ’a p p re n d im e n to
del lessico. U n capitolo di fo n d am e n ta le im p o rtan za teorica, che
sarebbe im m ed iatam en te p ro duttivo a n c h e sul p ian o pratico, e sul
q u ale puntare qu in d i m olti degli sforzi didattici, m a che, p ro p rio
n e l l ’o ttica d e i m e to d i “t r a d i z i o n a l i ”, r im a n e c o m u n q u e
inspiegabilm ente trascurato. Esso dovrebbe e n tra re - o n e n tra re -
a far parte invece stabilm ente d e ll’in seg n am en to della m orfologia:
n o n solo perché a p ien o titolo vi appartiene, m a anche e soprattutto
perché, dal p u n to di vista didattico, re n d e possibile u n efficace e
fecondo collegam ento di questa p a rte così a p p a re n te m e n te ostica
della gram m atica con la realtà vivace e m ultiform e del lessico58.
Ora, per l’im postazione del lavoro did attico sul lessico greco,
tu tto il complesso delle riflessioni m orfosem antiche è fondam entale
al pari delle in fo rm azio n i c o n te n u te nei lessici freq u en ziali. I
m etodi da seguire p e r l’a p p re n d im e n to dei vocaboli, naturalm ente,
possono essere i p iù vari: è u n p ro b le m a che n o n posso affrontare
q ui59, ma registro che, sui diversi possibili m eto d i di acquisizione e
di m em orizzazione, gli studiosi e i d o c e n ti che si o ccu p an o oggi
del problem a (che, alm eno in Italia, sono in realtà piuttosto pochi)
sostengono tesi differenziate. “Bisogna im p a rare liste di parole?
Bisogna assim ilare il v o c a b o la rio p a ro la p e r p a ro la ? B isogna
registrare fam iglie di parole? I tre m eto d i sono c o m p lem en tari e
nessuno è da escludere”60, e n o n m an can o altre nuove e stim olanti
proposte61: l’im p o rtan te è che su questo fro n te si com inci a operare
efficacemente.

58 Anche qui, om etto le indicazioni bibliografiche per il docente (superflue):


p er lo studente, il contributo “didattico” più recente è M ontanari 2004a, pp. 23-26.
59 Rimando a Rydberg-Cox - M ahoney 2002, con bibliografia.
60 Cauquil-Guillaumin 1985 (2000), p. 9; vd. anche Garzya 1991, pp. 79-83
61 Uno sguardo sufficientem ente dettagliato sui diversi indirizzi didattici
documentati è in Miraglia 2002b, con bibliografìa e utili indicazioni di strategie
didattiche -anche se l’esemplificazione è tutta incentrata sul latino; utili strum enti
didattici, oltre al recente Bottin 1990, sono ancora Cammelli 1929, Fontoynont
1946 (1957): Luigi Miraglia, che ringrazio, mi segnala anche Todt 1948.
120 Angelo Meriani

C erto, tu tto ciò è m olto ovvio, e n o n ci sarebbe n e p p u re bisogno


di dirlo, se n o n fosse che a m e, p e r m olti versi, q u esto passo della
Lettera a una professoressa p a re an c o ra m alin co n icam en te a ttu a le 62:
Il compito di francese era un concentrato di eccezioni. Gli esami
vanno aboliti. Se li fate, siate almeno leali. Le difficoltà vanno
messe in percentuale di quelle della vita. Se le mettete più
frequenti avete la mania del trabocchetto. Come se foste in
guerra coi ragazzi. Chi ve lo fa fare? Il loro bene? Il loro bene
no. Passò con nove un ragazzo che in Francia non saprebbe
chiedere nemm eno del gabinetto. Sapeva chiedere solo gufi,
ciottoli e ventagli sia al plurale che al singolare1. Avrà saputo
in tutto duecento vocaboli e scelti col metro di essere eccezioni,
non d ’essere frequenti. Il risultato è che odiava il francese come
si potrebbe odiare la matemadca. Io le lingue le ho imparate
coi dischi. Senza neanche accorgermene ho imparato prima
le cose più utili e frequenti. Esattam ente come s’im para
l’italiano. Quell’estate ero stato a Grenoble a lavar piatti in
una trattoria. M’ero trovato subito a mio agio. Negli ostelli avevo
comunicato con ragazzi d ’Europa e d ’Africa. Ero tornato deciso
a imparare lingue a tutto spiano. Molte lingue male piuttosto
che una bene. Pur di poter comunicare con tutti, conoscere
uomini e problemi nuovi, ridere dei sacri confini delle patrie.
Nei tre anni delle medie noi avevamo fatto due lingue invece
di una: francese e inglese. Avevamo un vocabolario sufficiente
a reggere qualsiasi discussione. Pur di non farla lunga su
qualche sbaglio di grammatica. Ma la grammatica appare quasi
solo scrivendo. Per leggere e parlare si può fare senza. Pian
piano poi s’orecchia. Più tardi chi ci tiene può studiarla. Del
resto con la nostra lingua si fa così. Si riceve la prim a lezione di
grammatica dopo otto anni che si parla. Dopo tre che si legge
e che si scrive.
]gufi, ciottoli e ventagli = queste tre parole in francese sono più
difficili delle altre. I professori all’antica le fanno imparare a
mente fin dai primi giorni di scuola.
M utatis mutandis, e cioè g u a rd a n d o al greco an tico e n o n al
francese, la m ia im pressione - e sp ero di sbagliare - è che, d a allora,
n o n o sta n te l’im p eg n o di m olti colleghi e la p ro d u z io n e di b u o n i,

62 Scuola di B arbiana 1967, pp. 21-23.


Pratica didattica della traduzione dal greco antico. 121

anzi ottimi sussidi bibliografici, telem atici e, recentissim am ente,


an che elettronici63, tro p p o poco sia cam biato n ella pratica didattica
di tutti i giorni. A ncora tro p p a gram m atica (che, in ten d iam o ci, è
im portantissim a), con an c o ra tro p p a a tten zio n e p e r le eccezioni
(che sono m olto m en o im p o rtan ti) e an co ra tro p p o poco lessico o
(che, invece, è fo n d am e n ta le).
Certo, il possesso di u n a lingua straniera m o d ern a può apparire
s e n z ’altro p iù g r a tif ic a n te e r e m u n e r a tiv o su l p ia n o d e lla
comunicazione interpersonale e interculturale, e l’autore della Lettera
n o n manca di sottolinearlo: “M ’ero trovato subito a m io agio [...]
avevo com unicato c o n ragazzi d ’E u ro p a e d ’A frica [...] p o te r
com unicare con tutti, conoscere uom ini e problem i nuovi, rìdere
dei sacri confini delle patrie [...] Avevamo u n vocabolario sufficiente
a reggere qualsiasi discussione”. Se so parlare u n a lingua straniera,
n o n solo posso ospitare il m o n d o culturale di quella lingua in quello
della mia, m a anche il m io p u ò avere ospitalità n e ll’altro: il flusso
comunicativo è bilaterale e continuo. E certo, da questo p u n to di
vista, la padronanza, p e r esem pio, dello spagnolo, apre u n a quantità
di mondi culturali e di m odi di vita veram ente im pressionante.
Con i Greci è diverso. Loro n o n parlano più: o, m eglio, ci parlano
ancora, ma con le parole di allora. Im p arare le lo ro parole significa

63 Sul versante della lessicografia cartacea, direi che il panoram a, in Italia, è


o ra decisamente incoraggiante: a M ontanari 2004 (anche in versione CD-ROM:
Montanari 2004b), si può utilm ente accostare Cauquil-Guillaumin 1985 (2000);
importantissimo anche il lavoro di A drados 1980-2002, ancora incom pleto; in
rete, oltre al m olto m ateriale che pu ò rivelarsi deludente, è disponibile un certo
num ero di utili risorse p er la didattica del greco: qui mi basterà richiam are soltanto
il sito (continuamente aggiornato) del Perseus Project coordinato da Gregory
C ran e presso la Tufts U niversity di M edford, M assachussets USA ( h t t p : / /
www.perseus.tufts.edu) , che fornisce tra l’altro le interessanti possibilità di generare
liste di vocaboli in ordine di frequenzialità p e r singoli testi o porzioni di testi (è il
“Perseus Vocabulary Tool”, sul quale vd. Rydberg-Cox - M ahoney 2002), e di
consultare i dizionari tradizionali in m odo ipertestuale, rip o rtan d o , p e r ogni
singolo lemma, diversi indici di frequenzialità, anche in rap p o rto a singoli autori:
aH ’in te rn o d e l d o m in io , la p a g in a di A n n e M a h o n e y ( h t t p : / /
w w w .perseus.tufts.edu/'m ahoney) è ricca anche di m ateriali in form ato pdf; p er
ricerche lessicali più avanzate, devo segnalare il sito del Thesaurus Linguae Graecae
presso la University o f California Irvine, USA (h ttp :// www.tlg.uci.edu), che è ormai
u n o strumento insostituibile p er la ricerca scientifica.
122 Angelo Meriani

d a r lo ro la voce c h e n o n h a n n o p iù , p e r c o m u n ic a r a i lo ro
m essaggi. E la forza di qu ella voce d ip e n d e rà dai fru tti dei nostri
sforzi p e r im p a ra re a leg g e re q u e lle p a ro le . C e rta m e n te n o n
p o tre m o avere o sp ita lità n e l lo ro m o n d o : m a fo rse p o tre m o
a c c o r g e rc i c h e lo ro s o n o a c a sa n e l n o s tr o ; n o n p o tr e m o
com unicare loro i nostri messaggi: m a forse p o tre m o accorgerci
che a m olte loro d o m an d e n o n sappiam o an c o ra d a re le nostre
risposte. Insom m a, p e r e n tra re in c o n ta tto con quella p a rte del
lo ro m o n d o che è a n c h e nostra, p e r farli p a rla re fac e n d o lo ro le
d o m an d e giuste, e cercan d o d a noi le n o stre risposte, d o b b iam o
far risu o n are la lo ro voce d e n tro di noi: d o b b iam o im p a ra re a
leggerli. Se n o n li leg g ia m o p iù , se n o n li a iu tia m o a p a rla re
im p aran d o le loro parole, i Greci -gli antichi- n o n avranno p iù nulla
da dirci.

5. Una proposta per le preposizioni


H o parlato d e ll’utilità d e ll’assim ilazione dei radicali, dei suffissi
e dei prefissi. Tra questi ultim i, cred o di n o n essere il solo a rite n ere
ch e u n p o sto di tu tto rilievo s p e tta alle p re p o siz io n i. Q ui ne
p r o p o n g o u n a p r e s e n ta z io n e d id a ttic a , p e r la q u a le v o g lio
dich iarare subito il m io d eb ito principale: qu alch e a n n o fa, fu il
m io am ico prof. Luca de Santis O P a m ostrarm i p e r prim o la pagina
del libro di M etzger che è qui rip ro d o tta nella tav. 1. Sapevo a n c h ’io,
co m e tu tti, ch e p e r u n a p p re n d im e n to efficace è im p o rta n te
visualizzare e ra p p re se n ta re co n cetti64. P eraltro , rap p re sen ta zio n i
g ra fic h e d e l v a lo re s e m a n tic o f o n d a m e n ta le d e lle s in g o le
preposizioni g rech e esistono: quella di A n to n in o Alessio N eri (taw.
2.1, 2.2, 2.3) è b a sa ta su sin g o le ra ffig u ra z io n i g e o m e tric h e
a s tr a tte 65, m e n tr e q u e lla o r ig in a r ia m e n te p r o p o s ta d a O tto
Leggewie e a d o tta ta a n c h e d a Rosa Calzecchi O nesti (dal cui libro
traggo le taw. 3.1 e 3.2) a d o tta singole raffigurazioni situazionali
schem atizzate66.

64Vd., p e r esem pio, Ligorio 2003, pp. 92-93.


65 Neri 1987, pp. 360-363.
66 Leggewie 1981, p. XXX; Calzecchi O nesd 1993, Scheda m obile, p. 7.
Pratica didattica della traduzione dal greco antico.. 123

Ma la brillante sinotticità di quella rap p resen tazio n e di M etzger


m i parve subito assolutam ente am m irevole; ne fui anzi entusiasta,
e decisi di p resen tarla e distribuirla com e sussidio ai m iei studenti.
La loro assim ilazione del valore sem antico fo n d am e n ta le delle
singole preposizioni fu e n o rm e m e n te facilitata, e anzi mise in m oto
u n a serie di loro capacità associative latenti: il riconoscim ento delle
peculiarità sem antiche dei com posti e gli agganci con i prefissi
italiani co m inciarono a diventare più p ro n ti e im m ediati, e con
ciò il loro p a trim o n io lessicale greco com inciò a co n o scere u n
increm ento d e c isa m e n te significativo. La le ttu ra com inciava a
scorrere più fluidam ente.
Rispetto ai consueti elenchi che si trovano più o m en o in tu tta
la manualistica disponibile, questo m odello visivo-spaziale segnava
p e r me un progresso indiscutibile. In quegli elenchi, tu tti più o
m eno precisi e analitici, tutti più o m en o ricchi di esem plificazioni
testuali, le preposizioni sono ordinate o alfabeticam ente (à|J<|)t, à v à ,
à v x i, arcò etc.) o secondo l’o rd in e, crescente o d ecrescente dei casi
ch e reggono (preposizioni che reg g o n o u n caso, d u e casi, tre casi,
0 viceversa). In definitiva, m anca a tutti u n appiglio m n em o tecn ico
forte, che invece mi pareva e mi pare fortissim o nella presentazione
sinottica di M etzger.
Non posso negare, tuttavia, che, com e p e r tu tte le presentazioni
sinottiche, il prim o im patto visivo p u ò n o n essere del tu tto agevole,
m a la difficoltà, bisogna anche am m ettere, è m inim a. E ppure, dopo
1 primi, in c o ra g g ia n ti, e s p e rim e n ti, sc o p rii c h e e ra possibile
superare a n c h e q u e lla m in im a difficoltà iniziale. L’id ea fu di
arrivare alla rap p resen tazio n e spaziale c o stru e n d o la insiem e con
il gruppo degli studenti: invece di distribuire u n a rip ro d u zio n e
d el diagram m a di M etzger p e r poi esam in arlo e c o m m e n ta rlo
analiticamente, si poteva fare il percorso m entale inverso. Com inciai
invitando gli stu d en ti a p re n d e re consapevolezza dello spazio-aula,
della loro stessa posizione e dei lo ro possibili m ovim enti al suo
interno, della posizione relativa degli oggetti al suo interno, di quelli
all’esterno e dei loro possibili m ovim enti. A q uesto p u n to , poiché
la figura geom etrica che forse più co m p iu tam en te rap p resen ta un a
visione tridim ensionale dello spazio è il cubo, bastava to rn a re alla
lavagna -stru m e n to solo a p p a re n te m e n te obsoleto- e diseg n arn e
124 Angelo Meriani

u n o 67. Al suo in te rn o , e al suo e stern o , si p o tev an o ag g iu n g ere,


u n a p e r volta le preposizioni: l’a tte n zio n e degli stu d e n ti veniva
a ttr a tta , o g n i v o lta , d a u n u n ic o e le m e n to n u o v o , e q u a si
im p ercettibilm ente veniva costruendosi u n a rap p resen tazio n e che,
m an m ano, diventava sinottica. La p resen tazio n e poteva essere così
p iù acco rtam en te “d osata”, e n o n essere necessariam en te esaurita
in u n a sola seduta: con l ’u lte rio re, e n o n seco n d ario , vantaggio di
c o n sen tire agli stu d e n ti u n ’assim ilazione g rad u a le. A p p lican d o
queste m ie idee nella p ratica d id attica h o risco n trato u n u lterio re
in cre m e n to della già notevole efficacia del diag ram m a di M etzger,
so p ra ttu tto sul p ian o della m em orizzazione. Su questa base, sto
o ra lavorando all’elaborazione info rm atica del m o d ello m ed ia n te
u n a d e g u a to softw are di p re s e n ta z io n e , e s p e ro di r e n d e r lo
disponibile q u a n to p rim a 68.

6. Comunicare sicurezza: leggere


A questo p u n to , p e r fare u n test p ratico di le ttu ra h o scelto u n
b ran o piuttosto com plesso di Platone, innanzi tu tto p e rc h é P latone
non è incluso nel corpus degli a u to ri d el V e del IV sec. a. C. sui quali
è stata c o n d o tta l ’ind ag in e statistica d e ll’ARELAB: volevo verificare
se è p ro p rio vero che, d o m in a n d o le 1612 parole incluse nel volum e
di C auquil e G uillaum inb9, si riesce a lm e n o a g u a d a g n are il senso
g en e ra le di u n b ra n o di p ro sa del m edesim o p e rio d o 70. E poi, p e r
vedere sotto quale aspetto la cosiddetta “com plessità sintattica” di
u n testo greco costituisse u n ostacolo reale alla sua co m p re n sio n e

67 Ecco forse perché, tra i miei studenti, quello che p e r m e era il diagram m a
di Metzger è diventato, p e r sineddoche, “il cubo di M eriani”.
68 H o presentato questo m io lavoro an ch e nel corso delle m ie lezioni di
D idattica della Lingua greca presso la Scuola Interuniversitaria C am pana p e r la
Specializzazione all’insegnam ento (SICSI) duran te l’anno accadem ico 2002-2003:
le allieve dottoresse Alessandra Apicella e Teresa M onaco lo h an n o a loro volta
sperim entato con successo nel corso del loro tirocinio didattico presso il Liceo
Ginnasio “F. De Sanctis” di Salerno, sotto la guida del prof. D ario Ianneci.
69 Cauquil-Guillaumin 1985 (2000).
70 Com e abbiam o visto, F. Piazzi, in Cauquil-G uillaum in 1985 (2000), p. 3,
sostiene che il dom inio delle 1612 parole più freq u en tem en te attestate nel corpus
di autori del V e IV secolo considerato consentirebbe di riconoscere circa l’85%
dei term ini di qualsiasi testo greco coevo.
Pratica didattica della traduzione dal greco antico. 125

avevo bisogno di u n testo piuttosto “difficile”. Ed ecco qui il passo


della Repubblica che m i è capitato sotto gli occhi q ualche tem p o fa,
e n el quale P latone fa d ire a Socrate paro le di g ran d e im p o rtan za
sull’arte e sulla sua fu n zio n e a ll’in te rn o dello Stato (Plat. resp. Ili
401bl-d3):
^Ap’ ouv xoi<; 7toir|xai<; n p iv p óvov èjnaxaxr|xéov Kai
KpooavayKaoxéov xqv xot) dyaGotj eiKÓva rjGot)^ è|i7ioieiv
xoic 7toiTÌ|iaaiv fi |ìtì m p ' r||i.iv jtoièiv, fi Kai xoì,<; aXkmq
Srpo'upydìq èjnaxaxr)xéov Kat òtaKcoÀuxéov xò KaKÓqéei; xoùxo
Kai àKÓÀ-aaxov Kai àveÀEÓGepov Kai àa/ru iov (it^xe èv eÌKÓat
^(óctìv firjxe év oÌK o8o (iiip a a i prjxe èv aÀAco jariSevì
8riniot)pyo’0 |j.évcp ènnoieiv, fi ó nf) oió<; xe a>v oùk èaxèo<;
7tap’ t\jlxìv 8ri(it0'v)pyetv, 'iva fif| èv raid ac eÌKÓai xpe<|)ónevoi
fijxìv ot (InjÀaKec óxJ7tep èv KaKf\ poxavi], nokkà £Kaoir|c; fpépaq
Kaxà aptKpòv arò noXXxòv 8però(revoi xe Kat ve|ió(i£vov, èv xt
auviaxdvxeq ÀavGdvaxnv KaKÒv |iéya èv xfj amcòv yu%fì, àXX'
èKavouc £r|xr|xéov xoìx; SrpioDpyoix; xoìx; E\x|)UMq Swaiiévotx;
txvróetv xqv xoù KaÀoi) xe Kat eìxj%TÌaovoq ([mai v,'iva GÌarcep èv
ùyietvco xÓ7t(p o’iKoijvxeq ot vèot arò Ttavxoc ax))eÀa)vxai, óròGev
àv ocòxòìi; àrò xcòv Ka^còv èpycov fi 7tpoq ò\|nv fi rtpoq àKofiv
xi 7ipoapóÀi^, cocmep af)pa òépouG« àrtò %pr|aicòv xórccov ùyieiav,
Kai eùGiiq èK naiScov taxvGavq ei<; ó|ioióxr|xd xe Kai «Jn^iav Kai
ai)|i(|)(tìvi av xcò k o X ó) Xóycp ay o u aa;

U n u n ico p e r io d o di a m p ie z z a e c o m p le s sità v e ra m e n te
straordinarie, forse u n o dei più lunghi che Platone abbia m ai scritto
(centosessantadue parole, p e r p iù di diciotto righe n e ll’edizione
oxoniense di B u rn e t), sp len d id o esem pio della sua sintassi fluida
e disinvolta: u n ’unica, lunghissim a d o m a n d a retorica, all’in te rn o
della quale si c o n ta n o b e n qu in d ici su b o rd in a te (quasi u n a p e r
rig a ). Una sfida p e r q u alu n q u e trad u tto re. Ma, p e r u n lettore, com e
stanno realm ente le cose?
Prima di com inciare a leggere, p e rò , vorrei registrare alcuni
dati, banali q u a n to si vuole, m a ch e a m e sono parsi piu tto sto
confortanti. C om e a n ch e h o fatto in precedenza, dovrò fare ricorso
a molti num eri p erch é, tra i loro tanti pregi, i n u m eri h a n n o anche
quello dell’evidenza: sicché sono sicuro che m i p e rd o n e re te p e r
questo abuso. In n an zi tu tto , se n o n consideriam o le particelle, le
congiunzioni, le preposizioni, le fo rm e d e ll’articolo, dei p ro n o m i
126 Angelo Meriani

e del verbo £t|Ù, le paro le di questo b ra n o si rid u c o n o a 62. Di


queste, b e n 36 sono registrate tra le 1612 del LEG: 25 co n in d ice di
freq u en za 1, 4 con indice 2, 5 co n fre q u e n z a 3, 2 c o n freq u en za
471. M a delle rim a n en ti 26 che n o n c o m p aio n o n el LEG, di b e n 22
è possibile risalire al significato con u n a ce rta facilità m ed ian te
o p p o rtu n i collegam enti con altri term in i registrati n el LEG. Q uesti
dati sono disposti analiticam en te nelle tabelle 1 e 2.
Sono d u n q u e soltanto 4 le paro le che p o tre b b e ro essere an c o ra
del tu tto sconosciute a u n o stu d e n te im p ad ro n ito si di tutte le 1612
paro le fo n d am en tali che sono elen cate nel LEG. G u a rd a n d o la
tab ella 1, è facile fare i calcoli relativi allo s tu d e n te c h e ab b ia
im p arato soltanto le paro le con indice l , o a quello ch e possa aver
acquisito non tutte le p a ro le con in d ice 1 e contemporaneamente u n
c e r to n u m e r o d i p a r o le c o n in d ic e 2: e c e r to la c a sis tic a
com b in ato ria si p o tre b b e m oltiplicare pressoché a ll’infinito. Ma
d a l m io p u n t o d i v ista , il t e s t è p e r f e t t a m e n t e r iu s c ito :
p a d ro n e g g ian d o le 1612 p a ro le elen cate n el libro di C auquil e
G uillaum in l’accesso a n c h e a testi di a u to ri d a lo ro n o n considerati
è co m u n q u e garantito. A ncora u n in co rag g iam en to a in seg n are e
im p arare p rim a le paro le più fre q u e n te m e n te attestate, p e rc h é
co n sen to n o l ’accesso a u n a p e rc e n tu a le p iù elevata di testi.
A questo pu n to , confortati dai n u m eri - e dalla n o stra auspicabile
p a d ro n a n z a del lessico - sentiam o che cosa Socrate h a d a d irci72.
In n an zi tu tto , la particella in terrogativa ci avverte che d o b b iam o
p a z ie n ta re fino a q u a n d o , alla fine, n o n c o m p a rirà il p u n to di
d o m a n d a ; e, a n c h e se sia m o a u to riz z a ti a n o n c o n o s c e re il
significato di £7ttaxaxéco, il m edesim o im ito a d a tte n d e re ci viene
riv o lto d a lla c o p p ia d i a g g ettiv i v e rb a li in -xéo<;, c o n v a lo re
prescrittivo (èntaxaxqxéov kcq n p o o a v a y K a o x é o v ). M a ecco, a
soddisfare la n o stra seco n d a attesa arriva p ro n ta m e n te la co p p ia

71 P er il significato di questo cifrario, vd. § 4.


72 N on posso nascondere la m ia difficoltà a rip erco rrere con oggettività il
processo m entale che io stesso ho com piuto d u ran te la lettura, e soprattutto a
ren d ere ragione dei m om enti precisi in cui, m en tre procedevo, avvenivano le
m ie acquisizioni: ricorrerò perciò talvolta a u n a sorta di parafrasi, form a che mi
pare si adatti meglio alle m ie presenti esigenze com unicative.
Pratica didattica della traduzione dal greco antico. 127

disgiunta di infinitive, e ch e rec a n o il c o n te n u to d e ll’en e rg ica


prescrizione fatta ai poeti. A questa fa seguito il riferim ento all’esito
d i una lo ro p o ssib ile c o n tra v v e n z io n e . S u b ito d o p o , l ’a ltra
disgiuntiva ci fa capire che analoga energica prescrizione an d reb b e
fatta a tutti gli altri artigiani (5r||itot)pyoi , term in e la cui com plessità
semantica è n o ta a tu tti). S em bra evidente che l’insiem e dei poeti
è u n sottoinsiem e dei 8q|iiot)pyoi: acquisizione co n cettu ale della
massima im portanza, nel q u a d ro del p en siero di P latone sull’arte.
M a un’altra cosa im p o rta n te viene p ro p rio dalla p resen za di tutti
questi aggettivi v e rb a li in -X£Ó<;: p e r S o c ra te , q u e lla c h e n o i
c h iam iam o a rte è u n f e n o m e n o d a te n e r e s o tto c o n tr o llo ,
esercitando u n p o te re di indirizzo ch e c o n te m p la precisi obblighi
e severe proibizioni indirizzate agli artisti. V eniam o a sapere che
gli artisti si occupano di vari tipi di im m agini (£IKÓV£^, altro term ine
complesso), e che possono im m ettern e (£|17t0l£iv) o m en o nei loro
diversi prodotti. Da un lato, l’etKOÓv d e ll’àytxGòv q0o<;, che i 7totqxat
sono categoricam ente tenuti a inserire nei loro 7toiiÌ|aaxa; dall’altro,
il Kaicór|0£<; [...] koù cxkóà,ocgxov kcù àvetenG epov koci àcxr||uov,
che, come ci avverte a n c h e la co n n o tazio n e fo rte m e n te negativa
di tutti e q u a ttro i n e u tri sostantivati, va categ o ricam en te escluso
d a ogni a ltro p ro d o tto degli altri 8qpto t)p y o i. In fin e, la terza
disgiuntiva si aggiunge alla prim a nella co n fe rm a che la norm ativa
è assai rig id a , p e rc h é p re v e d e , p e r c h i n o n vi si a ttie n e , la
sospensione dall’esercizio d ell’attività artistica, o, forse, l ’espulsione
dalla com unità: e questo vale p e r tu tti i 8q|J.t0'Upy0Ì. P erch é tu tta
questa severità?
La risposta è affidata a u n a finale negativa: su questo fro n te lo
Stato deve essere severo p e r evitare che i <|n3?UXK£<; possano n u trirsi
(xp£<j)ófX£VOl) di im m agini negative; d o p o questa m etafora, u n a
sim ilitudine ci fa trovare in u n luogo cattivo (vi ric o rd o che siam o
autorizzati a n o n sapere che cosa esattam en te significa (3oxavq, m a
dovrem m o capire, dal suffisso, ch e si tratta, a p p u n to , di u n nomen
loci) nel quale essi, pascolando (e facen d o a n c h e u n ’altra cosa che
pure siamo autorizzati a n o n sapere: 5p£7t£G0oct), m a u n p o ’ al giorno
d a molte parti, senza accorgersene, accum ulano nella lo ro anim a
u n unico g ran d e m ale. In questo contesto, ci viene il sospetto che
anche (3oxdvq e 8p£7t£G0oa ab b ian o a che fare col n u trim en to :
128 Angelo Meriani

verificherem o poi, consultando il dizionario. Per o ra sappiam o che,


a causa d ei suoi esiti p e rn ic io si, il m e ta fo ric o n u trim e n to di
im m agini cattive va accu ra ta m en te scongiurato. Ce lo ribadisce u n
nuovo aggettivo verbale prescrittivo: bisogna cercare invece quei
5r||iioupYOÌ che p e r positiva disposizione n a tu ra le sono capaci di
seguire le tracce lasciate dalla n a tu ra della bellezza e d e ll’eleganza.
A questo p u n to , dalla successiva finale - disposta p e ra ltro in
a n tite tic a sim m etria risp e tto alla fin a le neg ativ a c h e a b b ia m o
a p p e n a lasciato - possiam o già ipotizzare p e rc h é questi Srmto'upyoi
“b u o n i” so n o così im p o r ta n ti. I m m e d ia ta m e n te , u n a n u o v a
sim ilitudine ci fa trovare in u n altro luogo, stavolta p e rò salutare,
n el quale i giovani - ev id en tem en te d estinati a diventare -
possano tra rre giovam ento dalle o p e re belle (epyov e 8r||iiODpyó<;
sono p a re n ti stretti, dal p u n to di vista lessicale) ch e stim olano la
lo ro vista o il lo ro udito. Q uesto flusso sensoriale è p a ra g o n a to a
u n ’ 00) p a che p o rta salute, e che li co n d u ce, a n c o ra u n a volta senza
che essi se n e accorgano, a u n a co n d izio n e, e v id e n tem e n te del
tu tto positiva, di c o n co rd e a rm o n ia razionale. O ra, a n p a n o n è tra
le 1612 paro le elen cate nel LEG: m a siam o sicuri di n o n averne
ricavato il significato dal contesto, e di dover a p rire il dizionario?
In u n caso o n e ll’altro, il significato della p a ro la ci fa cogliere u n
dettaglio di g ra n d e finezza letteraria. L’aria si respira, e il respiro,
diversam ente d all’assunzione di cibo, è azione vitale inconsapevole
e continua: lo Stato, p e r arrivare a raccogliere i fru tti di u n a sana
e d u c az io n e artistica, deve d u n q u e c re a re u n clim a n el q u a le i
c o n te n u ti e d u c a tiv i a lim e n tin o d i sé i g io v a n i in m a n ie r a
im p e rce ttib ile m a in co n trastab ile, e siano d a lo ro assim ilati in
con tin u azio n e: co n la forza e la leggerezza, a p p u n to , d e ll’aria.
M entre p e r accum ulare nella p ro p ria an im a u n u n ico g ran d e m ale
basta m angiare, u n p o ’ alla volta o gni gio rn o , diversi p ro d o tti del
m ale, p e r ra g g iu n g e re u n a fo rm a z io n e raz io n ale e c o m p o rta ­
m en tale g lo balm ente positiva bisogna resp irare in c o n tin u azio n e
il p ro fu m o della bellezza.
F e rm ia m o c i u n a ttim o . N oi sapevam o c h e ((vótaxi; significa
se m p lic e m e n te “g u a rd ia ”, “s e n tin e lla ”, e d eravam o to ta lm e n te
a u to rizz a ti a n o n sa p e re q u a le fosse il lo ro ru o lo n e llo S tato
platonico. Ma se, com e abbiam o a p p e n a capito, p e rfin o la loro
Pratica lidattica della traduzione dal greco antico. 129

ed u caiio n e artistica è u n delicato affare di Stato, significa che nel


sistem i politico descritto d a Socrate, la loro posizione deve essere
piuttosto elevata e la loro funzione piuttosto im p o rtan te. Ed ecco
c h e , se m p lic e m e n te le g g e n d o q u e s te p a ro le le tta r a ria m e n te
raffin atissim e, siam o a rriv ati p e r via in d u ttiv a e q u asi se n za
accorgercene (p ro p rio com e i di cui abbiam o letto!) se
n o n a com prendere ap p ien o e nel dettaglio u n p u n to fondam entale
del pensiero politico di P latone, alm en o a co n o scern e l ’esistenza,
e a percepirne l’im portanza.
Questo passo tra b o c ca in fatti di a rg o m e n ti, di p ro b le m i, di
connessioni: è tratto da u n o dei più bei libri di filosofia che siano
m ai stati scritti, e no n poteva essere altrim enti. Ovviamente, di questi
problem i n o n possiam o occuparci qui. P e r o ra ci basta di sapere
che, disponendo del lessico greco fo n d am en tale e di n o n m olti tra
i vocaboli poco fre q u e n te m e n te attestati, siam o stati in g rad o di
leggerlo e di c o m p re n d e rn e il senso g enerale. O ra, p e r cercare di
appropriarcene, avrem o c e rtam e n te bisogno più di u n a rilettura, e
dovrem o riflettere sulla sua stru ttu ra in te rn a, sulla connessione
delle frasi, e su tanti altri p articolari e sfum ature che a p rim a vista,
fatalm ente, n o n possono n o n sfuggire.
Ma non c ’è du b b io che è q uesta la strada da seguire p e r arrivare
a poter, p ro p ria m e n te , tradurre questo piccolo capolavoro di prosa
greca, affrontando seren am en te i m olti problem i lessicali, sintattici
e stilistici che ci si p o n g o n o p e r re n d e rlo efficacem ente in italiano
cercando di p e rd e rn e il m e n o possibile. D ovrem o c e rta m e n te
consultare p iù volte il dizionario, e n o n p iù soltanto p e r cercarvi le
(poche) p a ro le c h e n o n c o n o scia m o : m a sa rà u n lavoro p iù
consapevole e disteso. Ci accorgerem o che pro b ab ilm en te dovrem o
rinunciare a costruire u n p e rio d o così am pio, p e r n o n rischiare di
perdere la chiarezza e l’incisività d e ll’originale; o che a d d irittu ra,
p e r non pe rd e re il suo carattere a p e rta m e n te prescrittivo, dovrem o
rinunciare in p a rte al suo to n o interrogativo-retorico. Q uello che
co n ta è che orm ai sarem o diventati consapevoli che il n o stro è u n
com pito comunicativo, n o n decifratorio: e p o tre m o e n tra re , a p ien o
diritto, e con tu tta com odità, n ei d o m in i au ten tici della traduzione.
Alla fine (m a p ro b ab ilm e n te a n c h e nel corso del lavoro) p o tre m o
eventualm ente c o n fro n ta re il n o stro risultato con quello di altri
130 Angelo Meriani

tra d u tto ri, alla ricerca di u lte rio ri c o n fe rm e o sm en tite: e p e r


com odità, in a p p e n d ic e h o rip o rta to cin q u e trad u zio n i italiane
c o rre n ti del n o stro passo.

7. Dalle traduzioni alla lettura: una proposta


Il l e t to r e c o m p e te n te c h e le e s a m in e r à c o n a tte n z io n e
c e rta m e n te c o n v e rrà c o n m e c h e o g n u n a di esse ci c o n se n te
l ’accesso alla m aggior p a rte del m essaggio c o n te n u to n el testo di
P latone, a n c h e se forse n essu n a di esse riesce a re n d e re a p p ie n o
l’am piezza e la chiarezza del suo p e rio d a re . E qui sta u n p u n to
im portante: è a p p u n to p e r apprezzare com e la chiarezza di pensiero
di q uesto testo si concretizza p ro p rio attraverso l ’am piezza e la
com plessità del p e rio d a re , ch e bisogna arrivare a leggere il greco
c o m e g r e c o . O r a , se n o i, d i s p o n e n d o d i u n a s u f f ic ie n te
p r e p a r a z io n e m o rf o lo g ic a e s in ta ttic a (q u e s to r e q u is ito è,
n atu ralm en te, essenziale), volessimo accostarci alla lettu ra di questo
sp len d id o passo di P latone nella lin g u a originale, m a n o n fossim o
in possesso di u n n u m e ro di vocaboli sufficiente p e r farlo senza
d ip e n d e re d a ll’uso del dizionario, io c re d o ch e u n aiuto preliminare
ci p o t r e b b e v e n ir e anche d a q u e lle t r a d u z io n i . Si t r a t t a ,
n a tu ra lm e n te , a n c h e qui, di im p a rare a u sare il n o stro stru m en to
con consapevolezza, evitando a c c u ra ta m e n te di coltivare attese
tau m a tu rg ic h e : e in q u e sto senso v o rrei fare qui so lta n to u n a
proposta.
A nche in questo caso, evitando di affro n tare q u estioni teoriche,
vorrei p a rtire dalla prassi. N on voglio cioè p re n d e re posizione sul
p ro b le m a di quale sia la m igliore tra d u z io n e p e r servire al n o stro
scopo di diventare letto ri del testo originale: se cioè, ric o rd an d o ci
d e l “d ile m m a d i S c h le ie r m a c h e r ”, d o b b ia m o s c e g lie re u n a
trad u zio n e che ci co n d u ca al testo, o u n a ch e c o n d u c a il testo a
n o i. N el n o s tro caso, in fa tti, la n o s tra a s p ira z io n e a le g g e re
l ’originale co n ta più di ogni altra cosa, e sap rem o usare la nostra
trad u zio n e in m o d o da arrivare c o m u n q u e al testo, a n c h e q u a n d o
n e avrem o tra le m ani u n a ch e sia stata p ro d o tta con l’in te n z io n e
di p o rta re il testo a noi. In sostanza, p e r i nostri scopi, u n a b u o n a
trad u zio n e vale l ’altra e, com e sappiam o, di b u o n e trad u zio n i ce
n e sono orm ai m olte.
Pratica didattica della traduzione dal greco antico. 131

La n o stra tra d u z io n e p u ò serv irci d u n q u e co m e c o m o d o


strum ento di accesso p relim in are al m essaggio del testo. Si tratta,
in una p rim a fase, d i im p a d ro n irs e n e fin o al p u n to in cui ci
sentiam o p ro n ti ad a ffro n ta re la le ttu ra d e ll’o riginale. Q u esta
percezione, ovviam ente, varia d a soggetto a soggetto: m a a questo
punto, leggendo il greco, è m olto pro b ab ile che ci accorgerem o di
essere alm eno u n p o ’ più bravi di p rim a a riconoscere term in i e
costrutti. Q uelli che ci re s te ra n n o sconosciuti n o n d o v reb b ero
com unque p rec lu d erc i il senso g en erale, o rm ai im presso nella
nostra m ente in virtù del rec e n te studio della traduzione. U n a serie
di letture successive dovrebbe poi m etterci in co ndizione di isolare
i vocaboli il cui significato continuasse a rim a n ere po co chiaro,
p e r poterli poi studiare, m agari a n ch e con l’ausilio del dizionario,
m a com unque sem pre col vantaggio di p o terli ricollocare in ogni
m om ento in u n contesto che orm ai ci sarà div en u to fam iliare.
Avremo d u n q u e c o m in c ia to a lib e ra rc i d a lla dipendenza dal
dizionario, strum ento che ci stiam o avviando a saper usare nel m odo
giusto e al m o m e n to giusto, tra e n d o n e il m assim o profitto.
Un sim ile lavoro, c o n d o tto con costanza p e r q u alche tem p o
anche su testi p iù am pi, m agari g ra d u a n d o lo in considerazione
della loro com plessità, p o tre b b e rivelarsi p roficuo p ro p rio in vista
dellam pliam ento del nostro patrim onio lessicale, che abbiam o visto
essere u n im p o rta n te p re re q u is ito p e r acco starsi alla le ttu ra .
Innescherem o così u n circolo virtuoso ch e ci a p rirà la strada alla
lettura di altri e altri testi ancora, a nostro piacim ento, avvicinandoci
sempre più a u n a condizione nuova, e c erto p iù gratificante, quella
del lettore di testi greci n e ll’originale. Q u an to positivam ente questa
g ra tific a z io n e i n te lle ttu a le p o s s a a su a v o lta in f lu ir e su lla
motivazione e sulla disponibilità all’im pegno, o g n u n o di noi lo
p u ò im m aginare.
Ed è a p p u n to in questa d irezio n e che dovrem m o com inciare a
muoverci, altrim enti, fra poco, il celebre adagio medievale: Graecum
est: non legitur risu o n e rà nelle n o stre aule tra d o tto nella lin g u a di
u n a delle tan to celebrate “tre I”: “It’s greek, we c a n ’t rea d it”!
132 Angelo Meriani

Appendice: traduzioni a confronto

Francesco G abrieli (1950)73:


Dovremo allora noi soprintendere solo ai poeti, e obbligarli a
infondere nelle loro poesie l’immagine del buon carattere, o a
non poetare presso di noi; oppure dovremo soprintendere anche
agli altri artefici, e impedir loro di infondere questo elemento
m oralm ente cattivo, sfrenato, ignobile e brutto, sia nelle
immagini di esseri inanimati sia negli edifìci sia in qualsiasi altro
manufatto, o non lasciar lavorare presso di noi chi non ne sia
capace, affinché i nostri guardiani, allevati tra immagini viziose
come in un cattivo pascolo, più volte al giorno a poco a poco da
gran quantità cogliendo e pascendo di tal cibo, non giungano
senza avvedersene ad accumulare nell’anima un unico grande
male? O non converrà piuttosto cercar quegli artefici nobilmente
capaci di seguire le tracce della natura del bello e dell’armonioso,
affinché i giovani, quasi abitando in un luogo salubre, ne
traggano ogni giovamento, allorché dalle opere belle colpisca
loro la vista o l’udito quasi u n ’aura apportatrice di sanità da
luoghi sani, e li conduca sin da fanciulli senza che se ne avvedano
a farsi conformi, amici e concordi con la retta ragione?

F ranco Sartori (1966)74:


Dobbiamo dunque solamente sorvegliare i poeti e forzarli a
dare nei loro poemi l’immagine del carattere buono, o, se no,
a non svolgere tra noi la loro opera poetica? O dobbiamo
sorvegliare anche gli altri artigiani e im p ed ire loro di
rappresentare questo cattivo carattere, questa intemperanza,
bassezza e ineleganza sia nelle immagini di esseri viventi sia
nelle costruzioni sia in ogni altra loro opera? Non si deve
proibire agli incapaci di lavorare tra noi, per evitare che i nostri
guardiani, educati tra immagini di vizio come tra l’erbaccia,
molte volte al giorno, a poco a poco, mietano e pascolino da
parecchie parti e contraggano nell’anima loro, senza accorgersi,
un unico grande male? Occorre invece ricercare quegli artigiani
che per felici doti naturali siano capaci di seguire le tracce della

73 Vd. Adorno-G abrieli 1981, pp. 99-100.


74 Vd. Sartori-Vegetti-Centrone 2001, pp. 185-187.
Pratica didattica della traduzione dal greco antico. 133

naturale bellezza ed eleganza; e così i giovani, come se


abitassero in un luogo sano, trarranno vantaggio da ogni parte
donde un effluvio di opere belle, come una brezza spirante da
luoghi salubri e recante salute, ne colpisca la vista o l’udito; e
fin da fanciulli insensibilm ente li guidi alla somiglianza,
all’amicizia e alla concordia con la bella ragione.

Mario Vegetti (1998)75:


Ma allora solo ai poeti dovremmo imporre la nostra supervisione
obbligandoli a rappresentare nelle loro opere l’immagine del
carattere buono (pena il non poetare da noi), o piuttosto
dovremmo sorvegliare anche gli altri artigiani, proibendo loro di
rappresentare questo carattere malvagio, con la sua incontinenza,
meschinità e malagrazia, sia nelle immagini dei viventi sia nella
costruzione di edifici sia in qualunque altro prodotto artigianale
(salvo il rifiuto di permetter loro di operare da noi se non sono
capaci di operare altrimenti), sì che i nostri difensori non siano
allevati fra le immagini del vizio, come in un cattivo pascolo e
ogni giorno, poco a poco, non ne raccolgano molte fra le tante e
se ne alimentino, ammassando senza accorgersene u n ’unica
grande mole di vizio nelle loro anime? Non sarà meglio invece
cercare quegli artigiani che siano naturalmente ben dotati per
seguire le tracce della natura del bello e della buona grazia, in
modo che i giovani, come se abitassero in un luogo salubre,
traggano giovamento da ogni suo aspetto - onde ciò che proviene
dalle opere belle colpisca la loro vista come un’aura che reca salute
provenendo da luoghi benefici, e fin da bambini, inconsape­
volmente, li conduca all’identificazione, all’amicizia, aH’armonico
accordo con la bella ragione?

Roberto Radice (1991)76:


Dovremo, dunque, limitarci a sorvegliare i poeti costringendoli
a trasfondere nelle loro o p ere il m odello delle buone
consuetudini, oppure dovremo curare anche altri artisti, per
impedire che riproducano questo malcostume, dissoluto,
volgare e vergognoso nei loro quadri, nei loro edifici e in ogni
altro manufatto? E a chi non sa fare che questo non si impedirà

75Vd. Vegetti 1998, pp. 116-117.


76Vd. Reale 1991, p. 1145.
134 Angelo Meriani

di operare qui da noi, per evitare che i nostri Custodi, allevati


fra immagini di vizio, come fra male erbe, a furia di raccoglierne
e di brucarne in abbondanza, un po’ per giorno da tutte le
parti, non finiscano per accumulare nella loro anima, senza
neppure accorgersene, un gran male? Oppure, non sarà il caso
di porsi alla ricerca di quegli artisti che, per istinto, sanno
m ettersi sulle tracce di ciò che è autenticam ente bello e
decoroso, per far sì che i nostri giovani, quasi vivessero in un
luogo salubre, possano trarre ogni beneficio? E come se da
quelle belle opere giungesse, ai loro occhi e ai loro orecchi,
una specie di brezza che porta refrigerio da zone salutari, la
quale, subito, fin da bambini, senza che neppur se ne rendano
co nto, riesce a c o n d u rli ad u n a form a di sin to n ia, di
collaborazione e di affinità sostanziale con la sana ragione.

Giovanni Caccia (1997)77 :


Dobbiamo dunque sorvegliare soltanto i poeti e costringerli a
rappresentare nelle loro opere la bontà di carattere, o altrimenti
a non poetare presso di noi; oppure dobbiamo sorvegliare
anche gli altri artefici e impedire loro di introdurre ciò che è
moralmente malvagio, sfrenato, ignobile e indecoroso sia nelle
rappresentazioni di esseri viventi sia negli edifìci sia in ogni
altro manufatto, o altrimenti non permettere di lavorare presso
di noi a chi non sia capace di osservare questo precetto, per
evitare che i nostri guardiani, allevati tra immagini disoneste
come tra le erbacce, cogliendone poco per volta ogni giorno
una grande quantità e pascendosene, accum ulino senza
avvedersene un unico grande male nella loro anima? Non
bisogna al contrario cercare quegli artefici che sappiano
nobilmente seguire le tracce della natura di ciò che è bello e
decoroso, affinché i giovani, come chi abita in un luogo salubre,
traggano vantaggio da qualunque parte u n ’impressione di
opere belle tocchi la loro vista o il loro udito, come un soffio di
vento che porta buona salute da luoghi benefici, e sin dalla
fanciullezza li conduca senza che se ne accorgano alla
conformità, all’amicizia e all’accordo con la retta ragione?

77 Vd. Maltese 1997, IV, p. 159.


Pratica didattica della traduzione dal greco antico. 135

Tabella 1

Parole di Plat. resp. Ili 4 0 1 b l-d 3 p rese n ti nel LEG

a) con indice di frequenza 1 b) con indice di freq u en za 2


1. òr/aGóq 1. cruvÌGTrpi
2. òr/o) 2. tótkx;
3. Suvafioa 3. xpé(|)(o
4. èao) 4. c(>tÀ.iot
5. eiq
6. èpyov c) con in d ice di freq u en za 3
7. eùO ix; 1. f)0o<;
8. ^rìxéo) 2. Katóa
9. rpépa 3. vèlico, v éfion at
10. m ic a ; 4. ò\\nc,
11. koàóc; 5. (jn&ai;
12. ÀccvOavco
13. ìxryoq d ) c o n in d ic e d i fre q u en za 4
14. iiéyaq 1. rcoir|Tf|<;
15. |ióvog 2. npoofkxÀÀtt)
16. véo<;
17. oìkho
18. 7taì<;
19. 7tO ^
20. o|iiKpcx;
21. <))épco
22. <()"óc7tq
23. XPfloxó;
24. vinili
25. dx])eˣC0
136 Angelo Meriani

Tabella 2

P a ro le d i P lat. resp. Ili 4 0 1 b l-d 3 n o n p re s e n ti n el LEG, al cui


significato è c o m u n q u e possibile risalire*

P arola C o lleg am en ti (IF)


1. ÒKofl ÒCKOlXO(l)
2. ÒKÓÀa0TO<; a - privativo e radice di Kotax^co (2)
3. òveÀ£i)0epo<; a - privativo e £À£'ó0epoc; (2)
4. aoxnnoq a - privativo e a ffin a (4)
5. Sqiato'upyéco Sqiatoupyó;
6. 8ri|atot)pyó<; 8q n to g connesso con Òfjjaoq (1) e epyov (1)
7. SiockoAuo 5td (1) e kcdXixo (2)
8. àKcóv radice ^etK F oi k (1)
9. è|i7toiéco ev (1) e n o téc o d )
10. eùaxtpwv eù - e o x f||ia (4)
11. eìxJnjGx; e ù - e radice di ([mctì (1), 4>'ó<7tq (1)
12. £,óòov £dco (1)
13. ixveixo txvo<; (4)
14. KoacópOriq Kaicó<;(l)ef|0o<; (3)
15. oiKofiqirpa otKoq (1) e radice *dem, vd. 8ófio<; (1)
16. ónotóxq«; ò|ioto<; (2)
17. òrcóGev ÒJiot (4 )e-0 ev
18. Ttotqfia 7totéto(l)
1 9 .7tpooocvocyKa^co jtpó<; (1) e dvctyicd^co (1)
20. Gt>|i(txovta onv (l)e(|)0)vq (3)
21. 'ùyieta •uytiiq (4)
22. "uyteivó^ uytiiq (4)

Parole n o n p rese n ti nel LEG (b)


1. capa
2. fkycàvr|
3. Spénto, 5pÉ7to|iai
4. èjttoxocxéco

* Accanto a ciascun collegam ento, in parentesi, è indicato il relativo indice di


frequenza del LEG.
Pratica didattica della traduzione dal greco antico..
$
T able II. G eom etric A rrangement of the G reek P repositions <
o

18 OVV D with
a
0)
19 fiera g with
a a/Ur 2
a>
r-f
N
CTO
T
►OI
i—i
■vO
ON

10 ¿no g

away from

Note*: . T h e symbols, o, D, and A should be re a d : ‘with the genitive case mean*,’ ‘with the dative case means,’ and ‘with the accusative case
means.’ Num ber 5 appears in the New Testament only in compound words.
•. O nly the basic meanings of prepositions with certain cases are given here. For other meanings with other cases, a lexicon should be
consulted.
U)
138 Angelo Meriani

Tavola 2.1 (Da N eri 1987)

c aso SM N m CA TO SKjfTIFlCATO
RETTO s p e c if ic o D I ntE V E R B IO

gcn. intorno, a causa di da entrambe anfi-bio


d a e n tra m b e le p a n i , in c o ro o
dat. (poct.) intorno, a (e parti
causa di
acc. intorno, circa (coi
numerali)
x ® \

k fé acc. (moto verso luogo, in su, su, in­ ana-basi


s o p r a , s u (d a l b a sso a ll'a k o ) tempo, distributi­ dietro, verso ana-cronismo
vo) su, durante, l’intemo, ri­ ana-lisi
secondo, in gruppi petizione
di (con i numera­
/ © li), contro

è v ti gcn. al posto di, invece contro, al po­ anti-patico


d i f ro m e (o p p o siz io n e ) di, in cambio di, sto di
in nome di

&K Ó gcn. (allontanamento via da, sepa­ apo-stolo


v ia d a dall'esterno di un razione, com­
luogo) da, lontano pimento,
da, via da, dopo, compenso
da parte di

U à gcn. per, attraverso, attraverso, dia-gramma


a i u a v n a o (p c o e tra z io n e . tra, durante, per separatamente
d iv is o n e )
mezzo di
N
acc. per, attraverso,
durante, per mezzo
r~\ di

«M . acc. (moto verso un in, a, verso


v e rso luogo o uno sco­
po; estensione nel­
lo spazio e nel
tempo) verso, a,
in, contro, circa
(con i numerali)

¿K , ti, gen­ (moto da luogo, da, via da, cs-odo


( b o ri da dall’interno di un fuori da (ex-odos)
luogo) da, in se­ cs-pressione
guito a, di (orìgi­
ne, materia, luogo,
tempo)

4v, évi tial. (locativo e di tem­ dentro en-ciclopedia


io , d a n n o po) in, fra. all’in* en-cefalo
terno di, dentro
Pratica didattica della traduzione dal greco antico. 139

Tavola 2.2 (Da Neri 1987)

CASO SIGNIFICATO SIGNIFICATO


RETTO SPECIFICO DI PREVERBIO

¿ni gen. (partitivo) sopra, su, a, contro, epi-grafe


sopra (eoo c o n ta tto ) per, a scopo di, al inoltre
tempo di
dat. (stato in luogo) so­
5 j 'ì pra, contro, in se­
guito a, a condi­
li zione di, presso
<
\ \ (moto verso luogo)
a, verso, contro,
dopo

icatá gen. (moto da luogo, giù, secondo cata-logo


sotto, giù, secondo (dall aito partitivo) lungo,
in buso) sotto, riguardo a,
contro
(moto a luogo)
/ per, lungo, duran­
te, secondo, contro

ptt6 gen. con (compagnia, fra, dopo, meta-Hsica


fra. nel m ezzo d ì. d ietro mezzo) con, oltre metamorfosi
m etafora
dat. fra
acc. dopo, dietro, verso

napa gen. da, da parte dì, in lungo, oltre, para-noico


accanto (senza co n ta tto ) confronto con presso para-normale
dat. presso
acc. presso, lungo.
durante

TTCpi gen. intorno (luogo, ar­ intorno, supe­ peri-metro


intorno (con sorpasso, gomento), per riorità, peri-feria
doppiando) (scopo, stima, eccesso peri-frasi
colpa) peri-pio
dat. intorno a
c : acc. intorno (luogo, ar­
gomento), circa
(tempo)
140 Angelo Meriani

Tavola 2.3 (Da N eri 1987)

CASO SIGNIFICATO SIGNIFICATO


RETTO SPECIFICO DI PREVERBIO

npó gen. (luogo, tempo, fa­ davanti, pro-console


d avanti (senza c o n ta d o ) vore) davanti a, prima pro-logo
prima di, invece
\ di, a favore di

—i
\
-
npoq gen. (moto da luogo) di vicino, in più pros-odia
vicino, in o ltre , in presenza di fronte a, da parte
di, a favore di
dat. (stato in luogo)
presso, oltre a
(moto a luogo o
verso uno scopo)
verso, contro, con­
forme a

ouv dat. con, insieme con con, insieme sin-fonia


insiem e (compagnia, mo­ sin-tesi
do, mezzo)

u rte p gen. (moto da luogo sopra, oltre iper-sensibile


so p ra , o lire (senza co n ta tto ) reale e figurato)
per (vantaggio, fi­
\ ne, causa), sopra,
oltre
\
(moto a luogo rea­
le e figurato) al di
sopra di, oltre, al
di là di

¡mó gen. (agente, causa effi­ sotto, poco ipo-tensione


s o tto (senza c o n ta tto ) ciente) sotto, a
causa di
dat. (stato in luogo)
sotto
(moto a luogo)
sotto, presso,
a * verso
Pratica didattica della traduzione dal greco antico. 141

Tavola 3.1 (Da C alzecchi O nesti 1993)

GLI INDICATORI DI FUNZIONE

Con questo termine indichiamo le preposizioni e le congiunzioni, che rispettiva­


mente servono a sottolineare i rapporti fra gli elementi interni delle proposizioni e
i rapporti fra le proposizioni stesse, nonché le particelle che segnalano o sottolinea­
no o accompagnano la strutturazione testuale.

A ■LE PREPOSIZIONI
con Accusativo con Genitivo con Dativo

movimento dal basso


ava
vereo l’alto, in su

movimento/scopo
ei? verso, fino a, in,
dentro, per

àvti in cambio di
imo da, lontano da
ÈK èi, da, fuori da
jtpó davanti a, prima

tV (stato) in, su,


nóv con, insieme

6là a causa di, grazie a attraverso, durante


sarà lungo, seamtlo in basso, contro
nera dopo (tempo) fra, con (compagnia)
Kepi intorno a, circa a proposito di
(spazio, tempo) (argomento)
bnrép al di sopra, al di là di sopra, in favore di
Onó sotto (movimento) sotto, da (agente e
caus. eff.)

éiti su, sopra (movimento) su, al momento di su, in più di


rapa presso, lungo, da, da parte di presso, vicino
in più di, contro
itpó? verso (movimento nello dalla parte di, vicino a, in faccia a,
spazio e nel tempo), in favore di contro
allo scopo di, in
vista di

Nota. Questi sono i significati propri (spaziali) e figurati (tempo, scopo, altri)
delle preposizioni, che si trovano nel N.T.
La tavola seguente offre una visualizzazione dei significati spaziali.
142 Angelo Meriani

Tavola 3.2 (Da C alzecchi O n esti 1993)

IL VALORE SPAZIALE V
DELLE PREPOSIZIONI

5SP<jùv tflùpip
p e t à xoC ta ó p o u

■fe-r— —

ava tòvnmpov

uftsp t o c l a o p o u

H k èrci r toó TuOpOU

►caia ro u ta o p o u da Ars G n e a , Schùobgh Vedag, Mùnchert


Pratica didattica della traduzione dal greco antico.. 143

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