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Capitolo 19

La moneta e la politica monetaria

Politica economica - Introduzione ai modelli fondamentali – R. Cellini Copyright © 2004 – The McGraw-Hill Companies srl
Aggregati monetari

• La moneta svolge 3 funzioni:


– È unità di conto
– È mezzo di pagamento
– È riserva di valore
• Nelle moderne economie il compito di fornire i mezzi di
pagamento spetta sia all’Autorità di politica economica sia agli
intermediari finanziari che costituiscono il tramite fra le unità in
surplus e le unità che domandano crediti.
• Oltre alla moneta legale esistono le attestazioni debitorie
(assegni su c/c) per svolgere la funzione di pagamento e quindi
anche queste costituiscono la moneta.
• A tal proposito si definisce Base Monetaria (BM) l’insieme delle
banconote e delle monete; per moneta (M) si intende la somma
della BM più i depositi dei risparmiatori.

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Definiamo gli aggregati monetari in base alle convenzioni BCE:

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La creazione della base monetaria

• Le banche centrali possono emettere base monetaria come


contropartita rispetto a quattro operazioni,
– Finanziamenti al tesoro
– Finanziamenti alle banche e aziende di credito
– Finanziamenti al settore aperto
– Operazioni di mercato aperto

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Finanziamenti al tesoro

• Si tratta della monetizzazione della spesa pubblica. Tale aspetto


è controllato dalle disposizioni che regolano i rapporti tra
Autorità monetarie ed Autorità di Governo.
• In Italia fino al 1981 tale potere era nelle mani del Governo.
Infatti la Banca d’Italia era tenuta a finanziare con emissione di
moneta fino al 14% delle spese correnti del Tesoro ma anche
ad acquistare tutti i titoli del debito pubblico che non trovavano
collocazione sul mercato.
• L’obbligo di anticipazione di emissione di BM al 14% delle spese
correnti fu abrogato nel 1993. Dopo l’avvio della Moneta Unica
Europea è stato posto il divieto di monetizzazione della spesa
pubblica. È stata dunque chiusa la fonte di emissione di moneta
costituita dal Tesoro.

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Finanziamenti alle banche

• Le Banche centrali emettono moneta per rispondere alle


richieste di credito da parte delle banche. Tale attività è
regolamentata e controllata dalle banche centrali stesse.
• Tale canale di creazione della BM è ben controllato dalle
banche centrali le quali hanno margini discrezionali ampi sulla
concessione o meno di tali finanziamenti.
• Ai tempi della Banca d’Italia lo strumento di politica monetaria
era il tasso di sconto fissato dal ministro del Tesoro di concerto
con il Governatore della Banca d’Italia.

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Finanziamenti al settore estero

• Le banche centrali emettono BM come contropartita


dell’acquisto di valute estere. Si tratta di emissione di BM per far
fronte alle richieste di cambiare la moneta domestica con valute
estere e viceversa.
• Tale fonte di creazione di BM dipende dalla bilancia dei
pagamenti e dalle scorte di valuta straniera da detenere.
• Un attivo della bilancia dei pagamenti si traduce in un aumento
della BM e viceversa.
– Se la bilancia dei pagamenti è in attivo vuol dire che vi è un
afflusso di valuta estera rispetto quella richiesta dai cittadini i
quali chiederanno di convertire tale valuta in moneta
domestica. A questo punto la Banca Centrale emetterà
nuova BM come contropartita dell’afflusso di valuta estera.

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Operazioni di mercato aperto

• Le banche centrali possono decidere di emettere BM in


contropartita all’acquisto di titoli finanziari preesistenti sui
mercati finanziari.
• Il sistema delle banche centrali del sistema euro regola la BM
soprattutto tramite tali operazioni.

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Il modello analitico
•La base monetaria (BM) può essere detenuta dal pubblico (BMP) o
dalle banche (BMB):

•la moneta (M) consiste nella somma tra base monetaria in mano al
pubblico, o circolante, (BMP) e depositi (D):

•I privati scelgono di tenere come base monetaria presso di sé la frazione h


dell’ammontare che detengono come deposit.,Si può anche considerare h
come una funzione inversa del tasso d’interesse h=h(r), ∂ h(r)/∂ r<0.

•la base monetaria presso le banche è una frazione dei depositi ricevuti
(j=cRO+cRL):

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• Attualmente il cRO è pari al 2% delle passività delle aziende di
credito. Il cRO è uno strumento di politica monetaria facilmente
controllabile. Diversamente cRL risponde alle valutazioni di
convenienza economica delle banche in base al tasso
d’interesse. L’equazione si potrebbe scrivere
BMB=[cRO+cRL(r)]D, con 0<cRL(r)<1 e ∂ cRL(r)/∂ r<0.

• Sostituendo le due equazioni comportamentali di privati e


banche si ottiene BM=hD+jD=(h+j)D.

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Il modello analitico

La frazione 1/(h + j) viene talvolta indicata come “moltiplicatore dei depositi”;


se (h + j)<1, come emerge dalle stime effettuate per tutte le economie
contemporanee, i depositi risultano un multiplo della base monetaria.

La moneta è, quindi, un multiplo della base monetaria.

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Determinanti del moltiplicatore della moneta

• A parità di base monetaria, la quantità di moneta è tanto


maggiore quanto minore è j e quanto minore è h.

• La quantità di moneta dipende non soltanto dalle Autorità


monetarie ma anche dal comportamento degli operatori privati.
Il comportamento dei risparmiatori è rilevante sulla quantità di
moneta, grazie al parametro h, e il comportamento delle
aziende di credito è rilevante sulla quantità di moneta, tramite il
coefficiente di riserva libera, che rientra nel parametro j.

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La teoria tradizionale del modus operandi della
politica monetaria

• Visione Keynesiana: reddito e piena occupazione


• Visione Neoclassica: preservare stabilità di prezzi.
• Le variabili che entrano nella teoria tradizionale sono distinte in
diverse categorie,
– Strumenti
– Indicatori
– Obiettivi operativi
– Obiettivi intermedi
– Obiettivi finali

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• Strumenti
– Le caratteristiche sono controllabilità, efficacia e separabilità.
– I possibili strumenti sono: base monetaria e coefficiente di
riserva obbligatoria.
– Altri strumenti creati dalla pratica della politica monetaria
sono il massimale sugli impieghi (limite alla concessione di
crediti), i vincoli di portafogli per le aziende di credito,
posizione netta sull’estero, fissazione di particolari tassi
d’interesse da parte delle Autorità di politica monetaria a
particolari operazioni.

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• Indicatori
– Variabili controllabili la cui dinamica informa le Autorità sull’effettiva
direzione che stanno prendendo le variabili rilevanti (tassi
d’interesse interbancari).
• Obiettivi operativi
– Variabili endogene direttamente influenzate dagli strumenti che
rappresentano il vero obiettivo finale della politica monetaria.
• Obiettivi intermedi
– In genere aggregati monetari che hanno un chiaro legame con gli
obiettivi finali e che sono influenzati dagli strumenti.
• Obiettivi finali
– La politica monetaria deve condividere tutti gli obiettivi
macroeconomici della politica economica. Vi è un conflitto fra chi
ritiene che tutti questi obiettivi debbano essere presenti nell’azione
delle banche centrali e chi al contrario ritiene che l’obiettivo
principale, o unico, debba essere la stabilità dei prezzi.

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Inflation targeting

• Per paura di confusione dovuta a troppe informazioni ed a


possibili conflitti tra obiettivi, dagli anni Ottanta si è stabilito di
comunicare soltanto l’obiettivo finale ed in particolare l’obiettivo
del tasso d’inflazione individuando come obiettivo intermedio il
valore stimato dell’inflazione attesa.

• Tale condotta nota come inflation targeting è stata iniziata dalla


FED e poi dalla BCE. Quest’ultima adotta l’inflation targeting
flessibile nel senso che affianca, oltre all’inflazione, altre
indicazioni relative agli obiettivi differenti.

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