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VARIAZIONI SULLA SCRITTURA

1.ILLUSIONI

NASCONDERE
Il linguaggio serve a comunicare, serve a trasmettere, eppure spesso è servito a nascondere. La
crittografia non è dunque lo stadio difettivo e mostruoso della lingua, bensì l’essenza del
linguaggio.
Le ragioni di tale occultamento possono essere molteplici, diverse a seconda dei luoghi e delle
epoche:

- ragioni religiose se si tratta di un rapporto iniziatico, di una comunicazione con gli dei soggetta a
tabù,

- ragioni sociali se si tratta di assicurare ad una determinata casta (scribi), la custodia di beni definiti
segreti, di informazioni riservate.

La lingua, per millenni, ha separato coloro che vi erano iniziati da coloro che non lo erano (la
massa).
La lingua è stata il segno:

- della proprietà (con l’impronta della firma)

- della distinzione (ci sono delle scritture elementari, volgari, e delle scritture colte).

ORDINAMENTO
Gli eruditi d’oggi pensano sempre la scrittura a partire dal linguaggio, e per questi il linguaggio è il
linguaggio orale, parlato: la scrittura non è dunque che l’ancella tardiva della parola. Essi hanno
ordinato le scritture secondo le tre articolazione del linguaggio:

- Vi sarebbe dapprima una scrittura di frase, nella quale il segno tracciato prenderebbe a carico un
enunciato completo. È la scrittura detta sintetica. Esemplificata nei pittogrammi.

- Poi seguirebbe una scrittura di parole in cui i segni assumerebbero le unità portatrici di significato
nel linguaggio, i monemi: è la scrittura detta analitica, che si trova negli ideogrammi.

- Infine, una scrittura dei suoni, in cui ogni segno prende a carico un’unità distintiva (suono-lettera)
o un gruppo di unità distintive (sillabe): è la scrittura alfabetica.

COMUNICAZIONE
La storia della scrittura cinese è esemplare: questa scrittura è stata all’inizio estetica e rituale
(adoperata per rivolgersi agli dei) e in seguito funzionale (servendo a comunicare, a registrare).
La funzione di comunicazione è, dunque, posteriore, derivata, secondaria. Non va da sé che la
scrittura serva a comunicare, è solo per un abuso del nostro etnocentrismo(1).

CONTROTEMPO
I nostri eruditi hanno studiato a fondo le scritture antiche: la scelta della scrittura ha ricevuto un solo
nome, la paleografia, descrizione minuziosa dei geroglifici, delle lettere greche e latine. Sulla
scrittura moderna nulla, poiché la paleografia si ferma al 16º secolo.
Lo storico, a quanto pare, pare colpito da amnesia per quel che concerne le scritture del 19º e 20º
secolo. Queste scritture sono interrogate solo da un punto di grafologico, vale a dire in funzione di
una psicologia. Non appena diventa moderna, la scrittura rimossa: forse ragione dell’apparizione del
libro.

FUNZIONI
La scrittura manoscritta, a partire dalla concorrenza della tipografia, è stata censurata dei nostri
eruditi in tutta l’epoca moderna (salvo poi essere ripresa, a partire dal 19º secolo, dalla grafologia).
Tuttavia, la scrittura antica è oggetto di un sapere bene costituito, accumulato da archeologi,
paleografia, storici, i quali hanno cercato di delineare nascita ed evoluzione delle forme scrittorie. A
partire da quali circostanze, da quelli bisogni, è stata inventata la scrittura? Questo interrogativo ci
porta, in qualche modo, in un altro sapere: perché se datare le tavolette votive di uno scavo genera
un discorso della constatazione, non è lo stesso quando ci si mette ad enumerare funzione, cause,
bisogni, motivazioni: si arriva qui a toccare la mentalità dei popoli scomparsi. Il sapere diventa
ideologico, proiettivo: lo studioso, quindi, proietta sul fenomeno estraneo un insieme di valori,
ragioni, parole che si trovano dentro di esso, dentro la storia del suo operatore. In conclusione, le
funzioni di cui viene dotata la scrittura al suo sorgere possono essere mitologiche, ovvero portatrici
inconsapevoli delle proiezioni, delle costruzioni del suo operatore.

INDIZIO
Per credere che la scrittura possa rivelare la personalità del soggetto o di un’epoca, occorre
innanzitutto che il manoscritto sia opposto alla stampa, insomma che lo spontaneo, l’umano possa
distinguersi dal meccanico. Ciò è potuto accadere solo con l’avvento della psicologia.
Il calcolo indiziario della scrittura (la scrittura come indizio di altra cosa) è dunque propriamente
ideologico, strettamente legato a un’ideologia moderna della persona e della scienza. La scienza che
si ho di questo calcolo è la grafologia. La grafologia è una tecnica che presume di dedurre alcune
caratteristiche psicologiche di un individuo attraverso l'analisi della sua grafia. La validità e
l'attendibilità di questa tecnica non sono mai state validate scientificamente, la sua attendibilità
risulta quindi pressoché nulla (per questo motivo tali perizie non sono ammesse in ambito forense,
al contrario delle perizie calligrafiche che invece servono per validare soltanto la paternità della
grafia).

(1) L'etnocentrismo, nella sua accezione più moderna e comune, è la tendenza a giudicare le altre
culture ed interpretarle in base ai criteri della propria proiettando su di esse il nostro concetto di
evoluzione, di progresso, di sviluppo e di benessere, basandosi su una visione critica unilaterale.

MUTAZIONI
Quando si produce una votazione generale di un sistema di valori, la scrittura è presa in questa
trasformazione. Al Rinascimento (15º secolo) corrisponde il passaggio dal manoscritto al libro; ed
oggi, di fronte all’incontestabile crisi dei valori umanistici, una nuova scrittura si cerca, è in
gestazione: quella delle immagini e dei suoni.

ORALE/SCRITTO
Gli storici e linguisti presentano la scrittura come trascrizione del linguaggio orale.
L’antropologia, invece, ci richiama alla differenza di questi due tipi di comunicazione.
Ci sono stati due linguaggi dipendenti da due zone differenti della corteccia cerebrale:

- udito, legato all’evoluzione della coordinazione dei suoni

- visione, legato alla coordinazione dei gesti, tradotti in simboli resi concreti graficamente

Quando il segno grafico ha fatto la sua apparizione, si è prodotto un nuovo equilibrio tra la mano e
la faccia:

- la faccia ha avuto il suo linguaggio (quello dell’udito e della loquela)


- la mano ha avuto il proprio (catturando la visione in un tracciato gestuale)

È necessario ricordare la disparità e l’indipendenza di questi due linguaggi: la scrittura non deriva
puramente dal linguaggio orale, il crederlo è un effetto di quella che si potrebbe chiamare l’illusione
alfabetica.

Il legame dell’immagine (o del suo seguito, scrittura) e della parola è un legame statuario, ovvero
armonioso e ben proporzionato. Attraverso questi due linguaggi il corpo si distribuisce con
equilibrio, ripartisce le sue funzioni secondo mani e faccia, visione e gesto, ma in definitiva
prevedendo l’uno senza l’altra.

Nei religiosi della Cina antica si dava una socializzazione disgiunta della parola e dello scritto:

- con la parola, si faceva appello alle divinità del mondo visibile e a dei benevoli

- con lo scritto, ci si rivolgeva alle potenze punitive e vendicatrici del mondo ctonio, sotterraneo.

In seguito, nella stessa Cina, la lingua scritta si è fatta depositaria di tutta l'eredità intellettuale ed ha
emarginato la lingua parlata, riducendola all'espressione delle banalità del quotidiano.

All'opposto, in India, e la lingua orale ad avere ricevuto tutto il lascito religioso e culturale. Il sapere
non era affidato alla scrittura, ma si assimilava tramite un grande sforzo di memoria e si trasmetteva
oralmente.

ORIGINE
L’origine della scrittura è stata materia di discorsi mitici. Secondo il padre gesuita Ginneken il
primo linguaggio dell’umanità è stato un linguaggio formulato a gesti, molto più tardi sarebbe sorto
il nostro linguaggio articolato, dapprima sotto forma di click2, poi per suddivisione di tali sotto
forma di consonanti. L’introduzione della vocale nel linguaggio e l’apparizione della scrittura si
collocherebbero tra l’era dei gesti è quella dei click; in altri termini la scrittura sarebbe anteriore al
linguaggio orale.
Una nuova prospettiva (questa molto più scientifica) sull’origine della scrittura, ad opera di
Leroi-Gourhan, distingue accuratamente il grafismo dalla scrittura. Mentre la nascita della struttura
è attestata a partire dal terzo millennio a. C., il grafismo risalirebbe alla fine del Musteriano3 (circa
35.000 anni a. C.). Con il termine grafismo s’intendono le linee, i tratti scolpiti su ossa o su pietre,
le piccole incisioni equidistanti, prive di senso preciso: sono, forse, manifestazioni di carattere
magico. Il grafismo viene alla luce non già per imitazione del reale, ma per astrazione dal reale.
In questi miti dell’origine (ogni origine è mitica) si fronteggiano due direzioni:

- una direzione fa della scrittura un derivato della figura (dal gesto all’ideogramma)

- l’altra direzione conferisce al segno astratto una sorta di origine assoluta, di cui la figurazione non
sarebbe che una propaggine tardiva

Risultano evidenti, dunque, i legami originari della scrittura con l’arte, figurativa o astratta.

PERSONA
Secondo Barthes, la scrittura non è l’espressione della personalità. Quando scriviamo la nostra
personalità non si inserisce nel codice, ovvero nella lingua. La scrittura può variare in base al lettore
che ci figuriamo, senza intaccare per questo la nostra personalità: ad esempio, personalizzato nel
caso delle missive, eidetico nel caso un testo, insistente nel caso delle note.
SAPERI
I saperi coinvolti nella scrittura sono:

1. storia, che si dice quando e come sono nate le scritture, come quando essi si sono
differenziate, estese, uniformate, quali rapporti esse hanno intrattenuto con certe forme
di civiltà

2. fisiologia, che denomina e misura scientificamente tutti i gesti muscolari che compongono
l’atto di scrivere

3. psicologia che, con il titolo di grafologia, considera la lettera scritta come indizio di un
tratto del carattere

2 Le consonanti clic o click (inglese: click consonant) sono consonanti non polmonari prodotte
facendo schioccare la
lingua contro il palato o contro i denti, con diversi movimenti. Dopo aver chiuso il cavo orale con
lingua o labbra,
i polmoni aspirano l'aria e alla riapertura subito la rilasciano. Questi suoni insoliti vengono in
genere trascritti usando
simboli non alfabetici come ad esempio un punto esclamativo.

3 Musteriano è un nome dato dagli archeologi ad un periodo in cui venivano usati attrezzi
prevalentemente di selce,
associato principalmente con l’Uomo di Neanderthal e risalente al Paleolitico medio, la parte
centrale del Paleolitico.

4. scienza penale, che cerca di periziare le scritture, di accertare le copie, le alterazioni, i


falsi

5. simbolica, che recensisce i significati religiosi, di metafisica, con cui gli uomini in ogni
tempo hanno sovraccaricato i codici di scrittura.

Il sapere storico è di gran lunga il più copioso: governato da archeologi e paleografi, si


concentra sull’apparizione degli alfabeti e delle lettere.

Il sapere fisiologico, puramente descrittivo, e quasi del tutto tautologico4 (la flessione
consiste nel flettere il mito).

Il sapere penale è un sapere tecnico che, tuttavia, getta luce sulle trasformazioni dei regimi
sociali.

Il sapere psicologico è il sapere simbolico sono presuppositivi, ovvero procedono per ipotesi,
supposizioni è congetture.

TRASCRIZIONI
Ha credito, presso i linguisti, quello che si può definire un mito della scrittura : vale a dire che
la scrittura è un procedimento adottato per catturare, fissare in linguaggio. Il codice
scritto è, dunque, secondario rispetto al codice orale, in altri termini, la scrittura cade fuori
dalla linguistica. Questa posizione della linguistica nei confronti della scrittura dipende da un
pregiudizio che si può definire alfabeto-centrista.

II.SISTEMA
È possibile ricomporre il sistema strutturale di tutti gli alfabeti. Qualsiasi alfabeto, dunque,
potrebbe ridursi a una tabella ristretta di grafemi, esattamente come si conviene di
classificare i suoni significanti di una lingua sotto il nome di fonemi. Così com’è possibile
ricostituire il sistema generale dei fonemi di tutte le lingue, così si dovrebbe dare per tutti
gli alfabeti conosciuti un principio unico di classificazione: tratti verticali, orizzontali, obliqui,
rotondi. Un fondo limitato di forme elementari e un ordine di differenze: ecco quanto basta
per comporre qualsiasi alfabeto. È tuttavia ogni alfabeto ha nel suo insieme una individualità
formale, un’unità estetica : lo si riconosce.

4 Una tautologia è un'affermazione vera per definizione, quindi fondamentalmente priva di valore
informativo. Le tautologie logiche ragionano circolarmente attorno agli argomenti o alle
affermazioni.

1. Le scritture scandinave abbiano al loro seguito un tema allungato, spigoloso


2. La scrittura nagari sottopone tutti i segni ha una forma possessiva, forcuta

Ogni alfabeto è un sistema in equilibrio:

- da un lato nessun segno si ripete (anzi è una serie chiusa di hapax5)

- e dall’altro l’insieme (nel suo risvolto estetico) funziona a sua volta come un unico segno,
opposto a tutti gli altri alfabeti.

Ciononostante non c’è un solo studioso occidentale che non attribuisca valore progressivo
all’invenzione degli alfabeti; e alla fine appare come se fosse incontestabile che l’ideogramma
costituisce un progresso sul pittogramma, l’alfabeto consonantico sull’ ideogramma e l’alfabeto
vocalico sul consonantico. È dunque l’alfabeto greco, il nostro alfabeto, il vertice glorioso di
tale ascensione della ragione: siamo noi i migliori, ecco che cosa possiamo dire al nostro
alfabeto. Un vero e proprio alfabeto-centrismo. Quasi si trascura che è ideogramma (presso i
cinesi) ora alfabeto consonantico (presso gli arabi) siano stati e siano ancora al servizio di
civiltà altrettanto imponenti della nostra, e che non sembrano affatto disposte ad
abbandonarli.

ILLEGGIBILE

Esistono scritture non decifrate (quella dell’isola di Pasqua, quella della valle dell’Indo), ma si
ritiene che esse indicassero qualcosa, che per i limiti della nostra scienza non riusciamo ancora
a decifrare.

Esistono egualmente scritture che non possiamo comprendere e delle quali non si può
affermare che siano indecifrabili semplicemente perché si situano al di là di ogni possibile
decrittazione: sono le strutture artificiali immaginate a certi pittori o da singoli individui (tali
sono, ad esempio, i quaderni di grafismi di Mirtha Dermisache).

Siamo noi, la nostra cultura, il nostro arbitrio, a decidere dello statuto di referenzialità di una
scrittura. Ciò significa che il significante e libero, sovrano. Una scrittura non ha bisogno di
essere leggibile per essere pienamente scrittura.

INVENZIONE

Si ricordano inventori di scritture:


- Adamo, che ebbe come precettore l’angelo Raziele

- Cadmo, fondatore leggendario di Tebe, che avrebbe introdotto presso i greci l’alfabeto
fenicio, o almeno 16 lettere di quell’alfabeto, Palamede ne avrebbe aggiunte quattro,
Simonide di Ceo altre quattro.

La scrittura attinge a una mitologia dell’invenzione: essendo puro sistema, essa sembra
dipendere da un progetto di fabbricazione, da un’abilità di combinazione. La scrittura è, in
definitiva, mitologicamente un gadget, un aggeggio.

5 Linguistica e in filologia è una forma linguistica che compare una sola volta nell'ambito di un
testo, di un autore o
dell'intero sistema letterario di una lingua. Gli hapax sono dunque parole rare, il cui utilizzo in
filologia può essere
quello di aiutare gli studiosi nell'attribuzione della paternità di un testo: un manoscritto che contiene
una parola
adoperata altrove soltanto da un autore, è probabilmente di quello stesso autore. </p>

LETTERE

Certi alfabeti sembra che abbiano un’origine magica. E, a sua volta, la magia si è votata spesso
all’interpretazione di certe lettere. Le lettere del resto sono state assai spesso assimilate
simbolicamente agli elementi del cosmo (sette vocali sono, ad esempio, sette pianeti).
Tuttavia, la lettera è precisamente ciò che non rassomiglia a nulla: la sua natura stessa è quella
di sfuggire inesorabilmente a ogni rassomiglianza. Certo, si tratta di un’affermazione al limite,
poiché tutto finisce per avere similitudine con qualche cosa.

MAIUSCOLA

La minuscola deriva dalla maiuscola, e non il contrario: è una maiuscola deformata dall’uso
corsivo. È stato il senso dell’enfasi, della maestà, dell’essenza (quasi una metafisica entra in
gioco nel concedere una maiuscola all’iniziale di un nome). Ci sono, dunque, dei casi nei quali la
lettera, pur essendo in linea di principio un segno linguistico, unità distintiva e non significativa,
è tuttavia dotata di senso

MAPPING

La domanda che sempre si deve porre linguaggio è la seguente: in che modo il linguaggio
ritaglia la realtà? Che cos’è che, di questa realtà, il linguaggio isola e rivela?
È ciò che s’intende con il termine mapping6 la carta geografica con cui il linguaggio mira a
imprimere la superficie terrestre del reale. La stessa domanda va posta, egualmente, alla
scrittura anche quando la scrittura trascrive il linguaggio orale, essa non lo ritaglia in una sola
e universale maniera; la coscienza della parola è variabile a seconda delle lingue:

- in India, dove non si è data scrittura anteriore alla costituzione della grammatica, le
scritture ritagliano solo gli elementi della parola che sono riconosciuti dalla scienza
grammaticale

- Oggi i metodi moderni di lettura partono dalle parole piuttosto che dalle singole lettere
- Le scritture pittografiche o ideografiche non trascrivono parole, bensì il reale: oggetti,
gesti, combinazioni di idee (nel caso della scrittura cinese).
MEMORIA

da quando, con Platone, è cominciata la riflessione sulla scrittura, le si è attribuito la funzione


di memoria: la scrittura sarebbe una sorta di strumento mnemo-tecnico, una protesi del
cervello grazie alla quale ci si può liberare dal compito di archiviazione si arriva a pensare che
le prime pittografie siano state semplici prontuari dei cantori, destinate a facilitare la
recitazione delle loro cantilene. I primi monumenti di cui disponiamo, per la nostra scrittura,
siano semplici liste di oggetti o di personaggi; per contro, tutto ciò che di quelle lontane
forme di vita ci appassionerebbe (usi e costumi) non è stato annotato. È normale che sia così,
perché i Sumeri avrebbero dovuto trascrivere ciò che costituiva la sostanza della loro vita
quotidiana e che essi conoscevano a occhi chiusi, a memoria appunto?

6 mappatura, rappresentazione su carta

Noi scriviamo certo per tenere a memoria, ma ancora di più per informare, per fornire
informazioni. I nostri costumi, i nostri usi, la nostra civiltà non viene registrata direttamente:
occorre passare attraverso la mediazione del giornale, del romanzo, del saggio. Tutti questi
documenti, tuttavia, non possono erigersi allo statuto di registri memoriali se non sono
interpretati. La scrittura è dunque impregnata da un simbolismo di secondo grado: da grafia,
ordine della semplice memoria, essa diviene scrittura, campo della significazione infinita.

NASTRO

L’umanità ha sperimentato tutte le direzioni possibili di scrittura: verticale, orizzontale, da


sinistra a destra, da destra a sinistra, ecc. E tuttavia, in ogni caso, la scrittura si dipana come
un filo più o meno largo, più o meno compatto: è un nastro grafico. Questo nastro esprime lo
statuto fondamentalmente narrativo della scrittura: la scrittura come un racconto, ovvero il
susseguirsi di un prima e di un poi, un misto inestricabile di temporalità e di causalità. La
scrittura assume a titolo proprio la natura di sequenza.

Non è dunque necessario far discendere la scrittura della parola per scoprirvi le due
coordinate primarie del linguaggio: il paradigma7 e il sintagma8.

SISTEMATICA

Ogni scrittura è sistema una lingua in virtù del potere combinatorio, è costituita da un
numero limitato di suoni, ugualmente un insieme di tratti è fatto di alcune forme-base (di
alcuni tratti). Il sistema si avvia con la più semplice delle opposizioni, quella della presenza o
dell’assenza.
Esempio

7 modello fondamentale di riferimento: modello per declinare un nome o coniugare un verbo


8 Nella frase, le singole parole si dispongono in sequenze linearmente ordinate, che formano unità
dette sintagmi.
Il sintagma è una struttura linguistica costituita o da una sola parola o da una combinazione di (due
o più) elementi che formano un’unità costruita intorno a un nucleo (denominato testa del sintagma)
e dotata di comportamento sintattico unitario.
Ad es., un sintagma nominale è un nome a cui sono aggiunti altri elementi, come in:
hai letto un libro molto difficile
dove al nome libro sono aggiunti elementi posti sia prima che dopo: prima l’articolo un; dopo
l’avverbio molto e l’aggettivo difficile. Insieme, queste quattro parole formano un sintagma
nominale, con il nome libro come testa.
A sua volta, l’aggettivo difficile è testa nel sintagma aggettivale molto difficile.

Un disegno rappresenta un omino mentre accenna con un dito a sé stesso, e con un


altro indica una direzione. Nel giugno seguente il personaggio provvedere una pagaia
(remo a palla larga, tipico di canoe primitive), poi mette la mano sugli occhi, ecc.

Tutto ciò è, ad un tempo, racconto e frase: qui si parla di me, ho preso quella
direzione e, dopo aver viaggiato in canoa, ho dormito una notte. Come in un qualsiasi
racconto, ogni episodio ha una significazione profonda che mette in moto un
processo interpretativo: la pagaia rinvia alla canoa e la canoa rinvia al viaggio, gli
occhi alludono al sonno e il sonno suggerisce la notte, ecc.

Nella scrittura sumerica esiste un tratto, il gunu, che, a seconda che compaia o si assente,
distingue il re dall’uomo comune: il re è l’uomo con il supplemento di un tratto.

La sottrazione, insomma, è un fattore efficace di sistematizzazione. Tuttavia le forme


disponibili sono di numero limitato, cosicché compito essenziale del creatore di scrittura è
quello di trovare dei tratti inutilizzati.
Esempio
Costantino Cirillo, volendo creare la scrittura che si chiamerà glagolitica (destinata a
trasporre gli evangeli per gli slavi) e dovendo ovviamente introdurvi la notazione dei suoni
propri allo slavo, si preoccupa di formare delle lettere per questi suoni, che non siano né
greche né latine; ma poiché le forme vuote sono rare, bisogna ispirarsi a dei caratteri già in
uso, in questo caso quelli dell’ebraico.

TESI

La scrittura

- può tendere a restringersi, a riempire senza fratture uno spazio regolare. Ad esempio nella
scrittura antica, scrittura di maiuscole, le parole non erano separate. Solo al momento
dell’introduzione della minuscola le parole vennero distinte e via via si svilupparono le
legature

- al contrario, può scindersi al massimo. Nel nostro sistema dattilografico ogni lettera è
separato dalla seguente.

Questa tesi grafica non è necessariamente razionale, poiché la mano e l’occhio guidano la
scrittura, non la ragione del linguaggio.

TIPOLOGIA

In uno stesso campo culturale lo storico, le scritture si disgiungono o si generano da altre


scritture. Si oppongono in ragione della funzione:

- così, all’epoca ellenistica, si annoverano tre scritture greche di uso distinto


scrittura dal libro, molto calligrafica
scrittura da cancelleria
scrittura privata, corsiva e leggera
scrittura tombale
- l’arabo ebbe una calligrafia monumentale, spigolosa e rigida (il cufico) scrittura da copista, sciolta
è tondeggiante (naskhi)

in generale si tende spesso e volentieri a designare o a commentare i tipi di scrittura secondo


l’ethos (carattere/temperamento) che si attribuisce al popolo utilizzatore di quella
determinata scrittura:

- dove trionfa la curva si legge lo scorrere euforico è giovanile

- la textura, scrittura gotica del 15º secolo, e dichiarava solenne, densa e spigolosa come i
popoli, si sottintende, che se ne sono prevalentemente serviti: inglesi e tedeschi

Per concludere, la scrittura, come qualsiasi fenomeno culturale, è sovradeterminata, ovvero


determinata da una pluralità di fattori: sembra sottoposta contemporaneamente

- a cause materiali, ovvero la scrittura si restringe se bisogna risparmiare spazio, allorché


supporto costi caro

- a motivazioni spirituali, ovvero la scrittura si avvicina allo stile dell’epoca in cui vive.

III.PUNTO DI MIRA ASTRONOMIA

Sembra che ci sia un legame privilegiato tra l’astronomia e la scrittura. Il quipu degli Incas
(sistema di cordicelle e di nodi, che si cita sempre come una delle forme primitive della pratica
scrittoria) serviva per calcoli matematici e veniva utilizzato, si dice, per calcoli astronomici.

Nella nostra cultura il sistema dei segni dello zodiaco è come un compendio delle possibilità
strutturali della scrittura, unendo forme figurative e forme geometriche.

ECONOMIA

I legami tra scrittura ed economia sono semplici. Tutti gli storici sono concordi nel collegare
l’invenzione della scrittura ai bisogni economici.
Tra le forme più arcaiche dell’inscrizione, si trova l’intaglio praticato su un bastone, per
ricordarsi di qualcosa, ma anche per garantire un contratto. Non è passato molto tempo da
quando i fornai francesi, quando vendevo il pane a credito, incideva una tacca per ogni forma
di pane, nel loro bastone e in quello del cliente: impossibile mentire. L’inscrizione ha dunque
valore d’obbligo contrattuale.
Altro esempio dei legami costanti tra scrittura ed economia riguarda le origini economiche del
libro. L’arte della stampa è nata all’insegna della capitale: i banchieri investono nelle prime
opere a stampa nella misura in cui queste opere saranno dei best seller: bibbie, breviari,
grammatiche elementari, calendari.

SCRITTURA

La prova scrittura è ambigua:

- rinvia per un verso al gesto fisico, corporale, della scrizione, di cui la scrittura, secondo
l’etimologia, non è che il prodotto fattizio (fatta dalla mano dell’uomo, prodotto dell’uomo)

- è per un altro, sulla sponda opposta, al di là della carta, essa rinvia a un complesso di valori
estetici, linguistici, sociali, metafisici.
Diciamo, per semplificare, che la scrittura implica tre determinazioni semantiche principali:

1. è un gesto manuale, opposto al gesto vocale

2. è un registro legale di contrassegni indelebili, destinati a trionfare sul tempo e sull’errore

3. è una pratica infinita, nella quale tutto il soggetto è coinvolto

MACCHINA PER SCRIVERE

Presso i Romani, scrivere era un’occupazione servile: l’uomo libero scriveva, dettava a uno
schiavo, o almeno gli affidava una prima copia da ricopiare. Oggi la macchina per scrivere
resta uno strumento di classe, legato a un esercizio di potere, che suppone una segretaria,
surrogato moderno dello schiavo antico. Tuttavia, la scrittura manoscritta resta misticamente
depositaria dei valori umani, affettivi: essa insinua il desiderio nella comunicazione, perché essa
è il corpo stesso.

POTERE

Sono noti i rapporti tra il potere e il libro, è noto altresì quanto lo Stato (a prescindere dal
regime instaurato) sia stato attento a controllare la scrittura stampata. Anche la scrittura
manoscritta è stata a lungo lo statuto di una proprietà di classe: saper scrivere è uno dei
primi strumenti della selezione sociale. A più forte ragione, quando il libro non esisteva e tutte
le attività di trasmissione, di informazione, di riflessione, passavano attraverso il manoscritto e
le sue copie, la scrittura era un puro strumento di potere.

Oggi ancora, malgrado l’istruzione obbligatoria, chi potrebbe negare che la scrittura
manoscritta non sia un indice di classe? Ci sono delle scritture elementari, ed elementare è ciò
che si apprende alla scuola elementare, popolare.

PREZZO

Vista del nostro tempo, la letteratura antica ci appare immacolata, senza peccato, estranea da
commercio e soldi. In verità il prezzo per la realizzazione e riproduzione di un solo esemplare
dell’opera era molto elevato. Il prezzo dell’Eneide era di 24 denari, un legionario (ben pagato)
mangiava per 10 giorni con due denari. L’Eneide insomma, in termini di scrittura, equivaleva a
quattro mesi di digiuno.
Nell’epoca bizantina, occorrono in media tre mesi per copiare un manoscritto, e i copisti erano
molto costosi (10/12 soldi d’oro la pagina). Nel terzo secolo, ci sono scritture di prezzo
differente: si parte da 25 denari per la scrittura in maiuscolo e finisce a 10 denari per la
scrittura in minuscolo su assi di legno (tabulae).

PROFESSIONE

La scrittura manoscritta ha costituito, per lungo tempo, un terreno professionale: scribi,


copisti, scrivani, stenografi. Oggi ancora, l’esecuzione degli ordini di gestione (amministrativa,
dirigenziale, commerciale) fa parte di una specifica tecnica e professione: la dattilografia, la
stenografia, la segretaria di direzione (nonostante sia stata promossa di rango e dignità, non
copia più nulla, essa telefona. Paradossalmente la voce appare più responsabile della scrittura).

FIRMA
Con la firma, la scrittura diviene contemporaneamente espressione di un’identità e marchio di
proprietà. È una nervatura portante non solo del sistema economico, ma anche psicologico:
nata legalmente agli albori del capitalismo, la firma si sviluppa con lo sviluppo dell’ideologia
borghese, ideologia congiunta della persona e della proprietà, permettendo di passare da una
bassa percentuale di francesi capaci di firmare ad un’altissima percentuale nell’arco di 200
anni (1690-1890).

SOCIALE

Nella società sumerica, gli scribi appartengono alle famiglie più ricche, e certi scribi divenivano
re. La scrittura, strumento diretto del potere, è in un certo modo la via di selezione.

Nella società etrusca, la scrittura sembra avere un valore più religioso che computistico, ma
comunque circoscritta ad una classe privilegiata, quella sacerdotale.

La scrittura, paradossalmente, è anche una mercanzia. Presso i Romani, l’apprendimento della


scrittura occupava un ruolo importante nella formazione degli schiavi: i privati romani
costituivano le loro biblioteche facendosi copiare da loro schiavi i libri presi in prestito.

La scrittura scorre così lungo la scala sociale: ora emblema della classe aristocratica, ora
concessa alle classi basse, ma solo soddisfare i bisogni della classe aristocratica. La scrittura
oscilla, insomma, tra l’emblema e la merce, tra il segno e lo strumento.

TACHIGRAFIA

Molte scritture sono nate dal bisogno di scrivere più rapidamente. Il demotico egizio è un
geroglifico semplificato e accelerato dall’uso di legature. In ragione del dover scrivere più
rapidamente i Sumeri hanno a fondo mutato il loro sistema grafico originario, passando dalle
pittogramma (così si suppone) al cuneiforme. Tutta la storia della scrittura è attraversata da
un’ossessione di economia: guadagnar tempo, ma anche spazio, dal momento che il supporto può
costare caro. Si inventano abbreviazioni, poiché esse fanno economia di pergamena. Un’altra
ragione, più profonda, può indurre a scrivere in fretta per permettere alla mano di essere
veloce quanto il pensiero.

IV.DILETTO COPIA

Un tempo si obbligavano gli scolari a copiare delle frasi, delle coniugazioni di verbi: la pagina di
scrittura era una sfacchinata. Nelle esperienze pura scrizione soltanto il corpo viene coinvolto,
privato dei sensi.

CORPO

Oggi noi conosciamo abbastanza bene la fisiologia del corpo nell’atto di scrivere, almeno quella
del nostro corpo occidentale, poiché bisogna sempre mantenere una distinzione forte tra la
scrizione della lettera e quella dell’ideogramma. Noi sappiamo che il gesto, anche il più rapido,
non può scendere al di sotto degli 8/100 di secondo e che è proprio a questa velocità che
eseguiamo i tratti elementari della nostra scrittura. Sappiamo altresì di tracciare i tratti
circolari delle nostre lettere in senso retrogrado (contrario cioè a quelle lancette di un
orologio); di vergare i tracciati lunghi più rapidamente di quelli corti. Sappiamo, ancora, che
ciò che costa, della scrittura, è il sollevare la penna.
La relazione alla scrittura è relazione al corpo questo rapporto, beninteso, passa attraverso il
codice di una cultura, la quale varia dall’Oriente all’Occidente. Noi non governiamo il nostro
corpo al modo di un asiatico, né viviamo la nostra scrittura come egli la usa.

In Occidente, nel processo educativo, la scrittura del giovane scolaro è stata minata da leggi:
riduzione delle scritture ammesse a qualche tipo codificato, impiego di quaderni a righe,
sottomissione a modelli già definiti. Non si trattava, dunque, di produrre una scrittura
estetica, ma una scrittura conforme. Tuttavia, in Occidente, forse a seguito della tradizione
giudeo cristiana, il valore supremo resta sempre la libertà: la scrittura felice è la scrittura
liberata.

In Oriente, si tratta di ben altro. La scrittura è stata, sin dall’origine, connessa al disegno: il
bambino è in grado di disegnare ben due anni prima di saper scrivere la scrittura orientale e
dunque logicamente calligrafica: era un’arte nobile, forse anche magica, che implicava un
controllo psicosomatico

COLORE

Scritture colorate? Il colore e la pulsione, e noi abbiamo paura di insinuare le nostre funzioni
nei nostri messaggi; per questo scriviamo nero e ci permettiamo sono delle eccezioni
sorvegliate ed emblematiche: blu per mettere in evidenza la, rosso per correggere.
Immaginate un libro scritto in verde o azzurro o ancora in rosso.
Può darsi che il colore potrebbe far mutare il senso delle parole, ovviamente non quello
lessicografico, ma il senso modale, poiché i nomi hanno dei modi, come i verbi. Il colore
dovrebbe far parte di questa grammatica sublime della scrittura, che pur non esiste: sarebbe
una grammatica utopica e nient’affatto normativa.

CORSIVITÀ

Noi tendiamo a credere che lo statuto normale della lettera sia la minuscola e che la maiuscola
sia la forma d’eccezione. Storicamente è tutto il contrario: si iscrisse dapprima (parlo dei
greci e dei latini) a lettere maiuscole e poi, a forza d’accelerare la scrittura si arrivò alla
minuscola. La minuscola è, un prodotto di questo fenomeno, molto importante per la scrittura:
la corsività (adottata per risparmiare tempo).

DUCTUS

Nel 1866, Wattenbach richiama l’attenzione su un elemento fondamentale della scrizione: il


ductus. Questa componente così importante è stata scoperta così tardi perché, fino a
quell’epoca, ci si occupò della scrittura più come prodotto che come produzione.

Il ductus è il modo e il grado di rapidità con cui viene tracciata una scrittura, e la cui
determinazione è fondamentale per la classificazione e lo studio dei varî tipi di scrittura:
può essere

- corsivo, quando la scrittura è vergata rapidamente, le lettere sono legate fra loro e
inclinate a destra;

- posato, quando la scrittura è accuratamente disegnata e le lettere sono fra loro separate
e diritte.

Nelle scritture moderne per ragioni di economia o di comodità, si dispongono i tratti di una
lettera in un certo senso enunciato ordine: ad esempio, le linee tonde si tracciano retrograde,
le aste discendono dall’alto in basso.

Nelle grandi scritture professionali, nei laboratori di scrittura medioevali o nell’idrografia


cinese, il codice è immutabile: è un vero e proprio programma, una catena di operazioni stabile.

INFINITO

Ho davanti a me una pagina di manoscritto, qualcosa, tramite la percezione e i poteri


associativi, che si chiama lettura, si mette in moto. Eccomi attraversare mondi e nuove: il
candore della carta, la forma dei segni, la figura delle parole, le regole della lingua, le esigenze
del messaggio… è un viaggio infinito. Da una parte e dall’altra, la scrittura-lettura si dilata
all’infinito, impegna l’uomo nella sua interezza.

INSCRIZIONE

Due scritture: quella del punzone9 (scalpello, penna) e quella del modello (sfera o feltro): la
mano che preme e la mano che accarezza. La scrittura del punzone sarebbe la scrittura
dell’incisione, dell’intaglio, della memoria: i modelli originari sono il cuneiforme e il geroglifico.
Il senso dell’inscrizione è che, da un lato, il tracciato non potrà essere ripreso, la lettera
resterà irreversibile (si chiamavano ordinationes le serie di linee preparatorie che

9 Elemento in acciaio recante, in rilievo, il numero, la lettera o altro segno che si vuole imprimere
su una superficie

permettevano poi un’incisione senza ritocchi), e dall’altro che la scrittura vale eternamente in
sé, solitaria (molte inscrizioni sono poste a un’altezza tale che è impossibile che qualcuno possa
mai leggerle)

La scrittura pennello, che è essenzialmente una scrittura ideografica, è una scrittura della
descrizione, nella mano distesa, del disegno allenato, posato.

Due gesti, due civiltà. L’Occidente ha prodotto principalmente degli strumenti da raschio:
scalpello, penna d’uccello, penna di metallo, qui è la, strumenti accarezza, come la penna a sfera
o a punta di feltro. Per il copista occidentale prepararsi a scrivere significa tagliare e
appunti dire la propria penna, mentre il calligrafo orientale sfrega dolcemente la sua pietra,
nessuna lama, solo la pace religiosa della scrittura.

LETTURA

Gli antichi, si suppone, che leggessero ad alta voce, o almeno a voce più o meno alta: il testo
passava allora necessariamente per la gola, il muscolo laringeo, i denti, la lingua.
Anche la scrittura era assai meno solipsistica di oggi: Plinio il Vecchio aveva un lettore e uno
scriba, ed egli scriveva e leggeva durante i pasti. Lo stesso dicasi per Cicerone, il quale
affidava ad uno scriba il compito di ricompiare i testi da lui scritti.

La nostra scrittura attuale, invece, è un prodotto di solitudine, ha qualcosa di interiore, di


segreto. Nulla di più indiscreto che vedere qualcuno mentre scrive o legge a fior di labbra.

LEGATURE

Legare le lettere di una parola può essere l’effetto di una vertenza economica: la legatura è
un’operazione di velocità e non d’estetica. Queste lettere di legatura hanno ricevuto un nome:
sono dei logotipi, e dal momento in cui un nome esiste per una cosa, questa cessa di essere
adoperata in un sistema puramente operativo, per raggiungere un sistema mentale e
ideologico. Per esempio, le parole più soggetti a legatura, nel medioevo, sono le basi stesse del
sistema della scolastica (aia per anima, sba per substantia).

MANO

Passando alla stazione eretta, diventando bipede, l’ominide ha liberato le sue mani impiegandole
da quel momento in compiti di fabbricazione. Il linguaggio, infatti, risale ai tempi dell’utensile: il
linguaggio, dunque, serviva a completare i primi gesti tecnici dell’umanità, era strumento come
l’altro.

La scrittura, senza dubbio, è un ritorno alla mano. Sia che si tratti di trascrivere i suoni della
parola come nell’alfabeto, sia che si tratti disegnare il gesto come negli ideogrammi, è sempre
un ritorno alla mano. La scrittura è sempre dalla parte del gesto, ma è dalla parte del viso:
essa è tattile, non orale. La scrittura, dunque, mantiene qualcosa di originario, proprio come
l’asta astratta, così prossima all’arte preistorica.

MATERIA

La superficie su cui si scrive è designata dagli storici come materia soggettiva. Il supporto
condiziona il tipo di scrittura perché oppone resistenze differenti allo strumento che traccia,
ma anche perché la materia su cui si scrive obbliga la mano a gesti di aggressione o di
carezza. Se gli strumenti sono in numero abbastanza limitato, al contrario le materie
soggettive, lungo la storia della scrittura, sono state di assai varia natura: pietra, ciottolo,
mattone, vetro, ferro, legno, papiro, cuoio, pergamena, stoffa, carta.

Inventato dagli abitanti di Pergamo, in Asia Minore, il pergamenum (pergamena) era tratto
dalla pelle di montone o di capra, poi, più tardi e in forma più preziosa, da tenero vitello
(velino). Diventando ben presto materia costosa, si è costretti a reimpiegare qualche
pergamena: si cancella il testo precedente e si verga un nuovo testo. Quanto alla carta, che la
nostra materia, ci è giunta dalla Cina per tramite degli arabi, risalente all’11º secolo.

MURO

Il muro, si sa, attira la scrittura, perché nulla è osservato, letto con maggiore intensità. Il muro è lo
spazio eletto dalla scrittura moderna.

PROTOCOLLI

L’atto di scrittura si prepara, e questa preparazione si impregna di una simbolicità che può
andare sino alla nevrosi, o sino alla mistica. Ci fu un monaco buddista che si isolò, per arrivare a
scrivere, trent’anni in cima a un rifugio di montagna.
Se si interrogasse buon numero di scrittori di oggi ci si accorgerebbe probabilmente che essi
non possono mettersi a scrivere senza un definito apparato di abitudini e di strumenti:
predilezione per certi orari, per luoghi precisi, il gusto per gli accessori dello scrivere, il tutto
curato talvolta sino all’ossessione.

RITMO

I segni erano dei ritmi, non delle forme. L’astratto è all’origine del grafismo, la scrittura è
all’origine dell’arte.

SEMIOGRAFIA

Anche nella più pura arte figurativa, un numero considerevole di tracciati sono saltuariamente
grafici, nella loro origine manuale, nella loro forza d’ inscrizione. Ci sono dei pittori che
incorporano la lettera nel quadro, sia sotto forma di parole scritte, sia nella forma di
combinazioni grafiche o idrografiche. Tuttavia, il connubio tra la pittura e la scrittura si fa
più stretta e più naturale nell’arte orientale: è lo stesso tratto, la stessa mano che va dalla
calligrafia alla figurazione, basti pensare a certi haiku.

SUPPORTO

Va sottolineato il fatto decisivo in tutta la storia dei supporti scrittura: il passaggio


(probabilmente compiutosi nel terzo secolo dopo Cristo) dal rotolo di papiro al quaderno di
pergamena. Con il rotolo lo scritto si svolge, la mano non può scegliere la propria lettura se
non partendo dall’inizio del rotolo. Con il quaderno (codex), a contrario, lo scritto si spoglia, la
mano sceglie la pagina.

VETTORIALITÀ

le scritture possono prendere tutte le direzioni:


- dall’alto in basso (cinese)
- dal basso in alto (libico)
- da destra a sinistra (etrusco)
- da sinistra a destra (la nostra scrittura)
- alternandosi (ittita)

La scelta di vettorialità è evidentemente collegata alla natura del supporto, nella misura in cui
tale natura determina la posizione di colui che scrive.

Si può procedere sino ad immaginare due vettorialità dissociate: quella della scrittura e quella
della lettura. Ad esempio, nell’antica scrittura siriaca lo scritto procede dall’alto in basso, ma
per leggere bisogna voltare il manoscritto di 90° verso la destra e leggere orizzontalmente.

VOCALE

Ad Atene, nel terzo secolo, la vocale considerata come l’elemento essenziale della sillaba.
Il miracolo greco è, di fronte al mondo idrografico o consonantico, il trionfo della vocale,
dunque della voce, dunque della parola. Il tratto distintivo della nostra civiltà è quello di essere
vocalica.

Quando lo scriba sumero tracciava disegni su piccole tavolette tenute in mano per
obliquo, redigeva pittogrammi in colonna, dall'alto in basso.

Ma quando pose davanti a sé una tavoletta più grande, accomodata ad angolo retto,
la scrittura divenne orizzontale, da sinistra a destra.