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METODOLOGIA DELL’EDUCAZIONE MUSICALE

L’oggetto della pedagogia è l’educazione. La pedagogia musicale non è nient’altro che l’educazione
musicale la quale, studia l’elemento sonoro.
Per ottenere una regola educativa teorica bisogna trasmettere un’azione e prendere coscienza dell’atto
educativo tramite la riflessione.
Nell’ambito della didattica c’è l’obbligatorietà dell’assimilazione da parte dell’allievo.

IL METODO DIDATTICO Riferendoci a l m e t o d o d i d a t t i c o riscontriamo storicamente tre diverse


scuole pedagogiche: il metodo greco romano, dove esso veniva uniformato ed era subordinato da una
struttura logico-finalistica a discapito dell'allievo che partecipava in totale passività; successivamente vi fu il
pensiero idealistico, nel quale si negava la metodologia, risaltava la creatività a discapito del fine e avveniva
un’immedesimazione personale dell’educatore con l’alunno; infine troviamo il metodo naturale, dove
l'insegnante cerca strategie di percorso individualizzate e organizzate che semplificheranno la realizzazione
degli obiettivi.

Esso è sempre finalizzato dall’apprendimento da parte dello studente. Per attuare tale apprendimento
l'insegnante dovrà organizzare delle attività tramite una logica.

I metodi odierni si strutturano per via induttiva e per via deduttiva e si organizzano in:
1. L’INDUZIONE: si ha un processo intuitivo e si passa da un concetto concreto ad uno astratto. Si
organizzano delle ipotesi le quali, dopo essere controllate, vengono prese come vere.
2. LA DEDUZIONE: si ha un processo logico e razionale e si procede dall’astratto al concreto;
3. L’ANALISI: si procede per scomposizione degli elementi (dal composto al semplice);
4. LA SINTESI: si ricompongono gli elementi semplici nell’unità.

Parlando di metodi induttivi attivi ci si trova al cospetto di una metodologia che mette le sue radici
sull’esperienza concreta e dove viene favorito il soggetto invece che l’oggetto e la scoperta piuttosto che la
trasmissione.
L’attivismo di Dewey pone attenzione alle attività di gruppo, all’esperienza attiva dell’allievo il quale,
realizzandola sarà in grado di comprenderla e sostiene sia un modello in continua evoluzione, sia un
rapporto di integrazione fra l’intelligenza del corpo e intelligenza della mente; d’altro canto, osservando il
principio di concretezza, non possiamo considerare solo l’ambito della manualità, in quanto, in tale principio
prende parte anche il pensiero.
Visto che quest’ultimo svolge un lavoro sia per via induttiva che per via deduttiva, non può quindi procedere
con il solo utilizzo di un metodo induttivo o di un metodo deduttivo, ma attraverso un metodo ibrido.
A tal proposito Cattell propone un metodo induttivo-ipotetico-deduttivo che si esprime tramite una spirale
basata da un primo momento esplorativo e non da ipotesi.

LA SPIRALE INDUTTIVO-IPOTETICO-DEDUTTIVA DI CATTELL:


1- Esperimento/Osservazione; 2- Induzione ragionata di qualche regolarità;
3- Ipotesi; 4- Deduzione di conseguenze per l’esper o l’osserv;
5- Ulteriore Esperimento/Osservazione; 6- Induzione;
7- Ipotesi; 8- Deduzione.

MASTERY LEARNING Nei metodi della scuola attiva il docente ricopre il ruolo di guida e conduce il
ragazzo ad apprendere autonomamente.
Da qui parte l’idea del mastery learning, l’apprendimento per la padronanza, il quale presuppone di creare
delle condizioni favorevoli all’apprendimento adeguate al bisogno di ogni singolo studente. E’ necessario
quindi creare una programmazione graduale d o v e inizialmente si definiscono gli obiettivi da
raggiungere, per poi suddividere la materia in oggetto in unità didattiche con, a ciascuna unità, la relativa
verifica fatta per accertare l’apprendimento; vengono poi fatte eventuali attività di recupero con successivo
controllo prima di procedere con il modulo seguente.
I PRECURSORI DELLA METODOLOGIA DELL’EDUCAZIONE MUSICALE Dalcroze si basò sul ritmo
rapportandolo al movimento del corpo e condizionando gli alunni ad ascoltare i suoni prima di eseguirli e
quindi sensibilizzando l’orecchio di quest’ultimi.
Il metodo di Orff, tramite strumenti a percussione, sosteneva che l’allievo dovesse creare e fare un evento
musicale completo.
Kodaly sosteneva la necessità del canto per iniziare a comprendere la musica e per formare l’orecchio
interno.
Altre figure importanti da ricordare, pur non essendo musicisti, sono la Montessori e Piaget dove, la prima
basò il suo concetto sull’adattare l’ambiente al bambino, mentre il secondo illustrò un piano di sviluppo del
pensiero infantile.

L’INTERVENTO DIDATTICO Per un efficace intervento il docente dovrà proporre, insieme metodo di
Cattell, dei percorsi chiamati linguaggi:
1. Linguaggio senso-motorio; 2. Linguaggio pratico dell’oggetto;
3. Linguaggio grafico; 4. linguaggio verbale.

Si dovrà quindi individuare delle attività graduali coincidenti alle strutture senso-motorie del bambino,
concentrandosi sull’azione come origine del lavoro del pensiero.

LA DISCUSSIONE COME STRUMENTO DIDATTICO Nella discussione si analizza un problema tra più
interlocutori apportando ognuno la propria opinione o soluzione. Essa è uno strumento didattico che consente
di conseguire un fine.
La discussione può avere un carattere interdisciplinare: la didattica del parlato, la ricerca psicopedagogica e
la ricerca psicolinguistica.
Esiste un percorso per strutturare una discussione ideato da Mazzotta:
1. Stimolazione 2. Discussione 3. Esposizione del docente
4. Confronto e Verifica 5. Riorganizzazione dei contenuti 6. Sintesi e conclusione

IL LABORATORIO E’ caratterizzato dall’attivismo, dal principio di concretezza e da interdisciplinarietà,


dove vengono esaminati problemi sperimentando attivamente.
La Genovese non indica il laboratorio come luogo, ma come modo di pensare e procedere nella ricerca ed ha
come fine la realizzazione di un progetto.
L’insegnante in laboratorio, oltre c h e condurre e animare, deve tener presente del senso compiuto delle
unità trattate. Occorre ora fare una differenziazione tra l’unità didattica e i moduli: mentre le prime
costituiscono l’unità minima della programmazione, il modulo didattico è formato generalmente da più
unità didattiche (es. le unità didattiche riguardanti la capacità di calcolo di aree dei triangoli, aree dei
quadrati, aree dei cerchi; messe insieme formano il modulo didattico delle aree).
Il lavoro attraverso i moduli viene maggiormente giustificato se essi vanno a costituire un progetto.
Per quanto riguarda la conduzione, essa è caratterizzata da tre fasi:
1. L’ascolto attivo (udire=fenomeno fisiologico; ascoltare=prestare attenzione);
2. Il silenzio come assimilazione d e i contenuti ascoltati;
3. La riverbalizzazione, ovvero l a riproposta verbale che porta l’allievo ad essere sempre più un
contenitore (holding) e che verifica quanto gli alunni hanno appreso.

STRUTTURAZIONE DI UN PERCORSO DIDATTICO PEDAGOGICO


1. Verifica iniziale;
2. Progettare: a) disagio del ricercatore b) interesse del ricercatore
c) problema d) raccolta dati
e) ipotesi metodologiche f) costruzione del modello
g) verifica;
3. Identificare gli obbiettivi specifici;
4. Identificare l’unità didattica;
5. Griglia di valutazione;
6. Verifica finale.