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Le ragioni del latino

e del greco
Pedagogia

don Angelo Citati

«Il greco e il latino non servono a niente.


Nella società di oggi è molto più utile stu-
diare le lingue moderne e le materie scien-
tifiche. Per questo il liceo classico andreb-
be drasticamente riformato per adattarsi
alle esigenze attuali». Questo genere di
argomentazioni rappresenta un cliché di
vecchia data, ma è divenuto specialmente
oggi moneta corrente e trova attualmen-
te rappresentanti di rilievo perfino nelle
autorità deputate alla gestione e all’or-
dinamento delle istituzioni scolastiche1.
Chi ha ragione? E quali argomenti si pos-
sono obiettare alla logica, all’apparenza «Ecco, noi ci rivolgiamo ai pagani» (At 13,46).
così stringente, del «non serve a niente»? “Discorso di san Paolo nell’Areopago di Atene”,
Per capirlo, dovremo prima sgombrare il Raffaello, 1515-1516 circa, Victoria and Albert
campo da alcuni equivoci, cioè da alcu- Museum, Londra.
ni argomenti fallaci e controproducenti ai
quali alle volte certe apologie del latino e sentirsi legato, e ad un titolo ancora più
del greco si lasciano andare (I parte); poi specifico, alla cultura classica (III parte).
vedremo perché, in via generale, l’uomo A conclusione di queste osservazioni,
colto europeo non può fare a meno del noteremo (IV ed ultima parte) come di
patrimonio linguistico, storico e letterario conseguenza la difesa del liceo classico,
greco e latino (II parte); e, infine, perché appunto in quanto veicolo privilegiato (e
più in particolare il cristiano non può non ormai pressoché unico nel quadro euro-

1 In particolare l’ultimo quindicennio ha cono- ra di), I classici e la scienza. Gli antichi, i mo-
sciuto un vero revival di questa annosa diatri- derni, noi, BUR, Milano 2007; U. Cardinale –
ba. Ne è la prova la proliferazione di pub- A. Sinigaglia (a cura di), Processo al liceo
blicazioni che fanno il punto sulla situazio- classico, Il Mulino, Bologna 2014; M. Betti-
ne del dibattito o prendono apertamente par- ni, A che servono i Greci e i Romani?, Einau-
tito per l’una o l’altra posizione. Si segnalano di, Torino 2017; M. Ruggeri, Giù le mani dal
tra gli altri: L. Canfora, Noi e gli antichi. Liceo Classico, BookTime, Milano 2017; M.
Perché lo studio dei Greci e dei Romani giova Napolitano, Il liceo classico: qualche idea per
all’intelligenza dei moderni, BUR, Milano il futuro, Salerno Editrice, Roma 2017; L. Rus-
2004; id., Gli antichi ci riguardano, Il Muli- so, Perché la cultura classica. La risposta di
no, Bologna 2014; S. Settis, Futuro del ‘clas- un non classicista, Mondadori, Milano 2018.
sico’, Einaudi, Torino 2004; I. Dionigi (a cu-

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peo) di questa cultura, si riveli necessa- sviluppare il cosiddetto problem solving,
ria per chiunque voglia salvaguardare la cioè l’attività intellettuale che si mette in
“buona scuola” (quella vera) 2. atto per la risoluzione di un problema4. Né
si può negare che lo studente di Medici-
I) Qualche mito da sfatare na che proviene dal liceo classico si trovi
maggiormente a suo agio quando incontra
È successo senz’altro a molti di sentire, a per la prima volta parole come gastralgia

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giustificazione dello studio obbligatorio e iatrogeno. O ancora che il lirismo e il
del latino e del greco nella scuola, argo- valore artistico di certi brani del mondo
menti di questo genere: «Il greco e il latino antico sono espressione di sentimenti così
sono lingue più logiche delle altre e inse- universali dell’animo umano che l’uomo
gnano a ragionare»; oppure: «Apprendere contemporaneo li può leggere quasi senza
il latino e il greco è indispensabile a chi avvertire lo scarto di tempo e di civiltà che
studia materie scientifiche per conoscere lo separa da essi. Questi argomenti, tutta-
i termini tecnici di quei settori, che sono via, presentano un duplice limite di fon-
tutti di origine latina»; o, ancora, si è spes- do. Il primo limite è che hanno un valore
so insistito su una presunta “attualità” dei dimostrativo molto limitato: non si vede
testi classici, che sarebbero in grado, in come si possa convincere ragionevolmen-
una sorta di appiattimento spazio-tempo- te qualcuno a studiare due lingue non più
rale, di “parlare” all’uomo moderno come parlate per cinque anni di scuola, e per
se fossero stati scritti ieri. Chiaramente – cinque ore alla settimana, solo per questi
come tutti i miti – anche questi non sono vantaggi tutto sommato accidentali e co-
privi di un fondo di verità. Studi recenti, munque conseguibili anche con lo studio
in effetti, confermano che la traduzione di altre discipline. Ma, soprattutto, questo
dal latino e dal greco, come del resto da modo di argomentare ha il difetto di ac-
qualunque lingua letteraria (infatti il lati- cettare il principio di fondo dei detrattori
no e il greco non sono, di per sé, lingue del latino e del greco, e cioè di piegare lo
più “logiche” delle altre)3, contribuisce a studio di queste (come delle altre) disci-

2 Va da sé che la vastità dell’argomento impe- contrastare la visione “primitiva”. Non esi-


disce che, in un breve articolo come questo, stono lingue logiche e lingue illogiche: tut-
sia trattato in modo esauriente e in tutte le te le lingue hanno una loro logica interna per
sue sfaccettature. Qui ci limiteremo, perciò, il semplice motivo che sono un prodotto del-
ad un profilo molto sintetico delle riflessio- la mente umana e debbono poter essere ap-
ni che traiamo dal pensiero di grandi studio- prese e tramandate» (G. Graffi – S. Scalise,
si in materia. Nelle note si troveranno comun- Le lingue e il linguaggio. Introduzione alla
que brevissime indicazioni bibliografiche linguistica, 3a edizione, Il Mulino, Bologna
relative al materiale utilizzato, a cui rinviamo 2013, p. 49).
i lettori per maggiori approfondimenti. 4 Sul valore formativo della traduzione cfr. M.
3 «Il pregiudizio opposto [a quello per cui le Bettini, Vertere. Un’antropologia della tradu-
lingue fossero un tempo più “primitive” e si zione nella cultura antica, Einaudi, Torino
siano evolute nel corso del tempo fino ad ar- 2012, pp. 189-251 (con notevoli riferimen-
rivare allo stato “progredito” attuale] è quel- ti alla teologia patristica); in particolare sul
lo secondo cui vi sono lingue per eccellenza suo ruolo nello sviluppo del problem solving, si
“logiche” (status spesso attribuito a lingue veda D. Antiseri, Dalla parte degli insegnan-
come il latino o il greco, per esempio): gli ti, Editrice La Scuola, Brescia 2013, pp. 35-
argomenti per contrastare questo punto di 54, 105-123 e 125-145.
vista sono esattamente gli stessi di quelli per

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pline a degli scopi meramente utilitari- II) Le ragioni del greco e del latino
stici, cercando insomma di mostrare che,
come l’inglese serve ad andare in giro per Posto, dunque, che lo scopo della vita
il mondo, la geometria a far stare in piedi dell’uomo su questa terra non può essere
le case e la chimica a produrre medicinali, ridotto solo al soddisfacimento dei suoi
così anche il latino e il greco “servono” a bisogni fisici e all’accrescimento dei beni
materiali, resta da chiedersi perché, tra tut-
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qualcosa. Ma è una gara persa in parten-


za: su questo terreno le lingue classiche te le discipline che potrebbero concorrere
non hanno alcuna speranza di competere alla formazione umana e spirituale della
non solo con quelle moderne, ma neppure persona (e non parliamo quindi solo dei
con un semplice corso accelerato di cuci- professionisti del settore, dei classicisti
na o di cucito, che hanno riscontri pratici di professione, ma di qualsiasi persona di
senz’altro maggiori. Il problema va quindi cultura che vive nel continente europeo), è
spostato su un piano più elevato: bisogna bene che proprio il greco e il latino occu-
dapprima chiedersi se la formazione della pino un posto di primo piano.
persona umana si debba fondare solo su
discipline che offrono un’immediata fru- 1) Cominciamo dalle “ragioni del greco”
(anche se, chiaramente, la maggior parte
ibilità pratica sul piano del guadagno e
degli argomenti potrebbero valere tanto
della produzione commerciale, o anche (e
per l’una quanto per l’altra lingua).
in primo luogo) su quelle discipline che,
in quanto mettono al centro l’uomo, la sua
a) Come accennavamo all’inizio, gli ar-
anima e gli interrogativi che l’indagine di
gomenti che intendiamo sviluppare per
questi campi inevitabilmente fa porre, la
adesso sono di ordine storico e raziona-
vulgata tràdita chiama humanæ litteræ.
le. Dovrebbero quindi poter essere sot-
Per chi ha una concezione materialistica toscritti anche da chi non condivide la
della vita, non ha senso proseguire oltre: il prospettiva particolare dalla quale noi ab-
greco e il latino, bisogna ammetterlo, non bordiamo il problema (cioè quella cattoli-
gli possono “servire” a niente (o forse gli ca, che svilupperemo più nello specifico
servirebbero proprio a mettergli sotto gli nel paragrafo seguente), e in particolare,
occhi una concezione diversa della vita). come si diceva, da qualunque uomo col-
Solo a chi è convinto che l’uomo non è to europeo. Perché da qualunque “uomo
unicamente una macchina da produzione, colto europeo”? Perché qualsiasi europeo,
ma in primo luogo un essere razionale il se ripercorre all’indietro il cammino del-
cui bene proprio «è l’attività dell’anima la sua civiltà (operazione alla quale non
secondo virtù» (Aristotele5), solo a chi può sottrarsi se aspira realmente ad essere
è quindi convinto che le discipline uma- un uomo “di cultura”), trova all’origine i
nistiche debbano occupare un posto di Greci. Tutti i campi del pensiero specula-
primo piano nella formazione scolastica, tivo che hanno costituito l’oggetto dell’in-
potranno dire qualcosa gli argomenti in dagine dei secoli successivi fino ai giorni
favore dello studio del greco e del latino nostri hanno la loro origine nel pensiero
che ci sforzeremo ora di riassumere. greco: «L’intera vita intellettuale dell’Eu-

5 Etica Nicomachea, A7.

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ropa, il suo pensiero filosofico, morale, per noi. Sono i nostri capostipiti»8. Ecco
politico ed estetico trova origine nell’ope- perché lo studio del greco (e a fortiori del
ra dei pensatori greci, e ancora oggi si può latino) non potrebbe essere in alcun modo
ritornare ripetute volte a ciò che è rimasto surrogato da quello di una qualsiasi altra
dell’attività greca nel campo intellettua- “lingua morta”: perché per noi questo stu-
le per trarne stimolo e incoraggiamento. dio ha un valore più importante, lo stesso
Coi Greci, come con nessun’altra civiltà valore che può avere per un indiano lo stu-

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antica o contemporanea, l’uomo moder- dio del sanscrito o per un cinese quello del
no sente una innegabile affinità di spirito. cinese antico. È un po’ come – volendo ri-
Quali circostanze ambientali, culturali, correre ad un’analogia – il motivo per cui
biologiche fecero sorgere quella brillante ad un certo punto della propria esistenza
fioritura dell’intelletto umano nella Grecia un uomo avverte il bisogno di sfogliare
del periodo classico noi non lo sapremo l’album di famiglia per scoprire chi c’era
mai con certezza. Possiamo soltanto es- all’origine della sua genealogia. Non lo fa
sere riconoscenti che tutto ciò sia accadu- per disprezzo verso gli alberi genealogici
to»6. Tutto questo non sminuisce la gran- delle altre famiglie, ma perché per lui, e
dezza di altre civiltà che hanno preceduto per la sua famiglia, è più importante. La
quella greca e dalle quali la civiltà greca civiltà greca è appunto, sul piano della
stessa ha imparato molto né di tutte le cultura, il corrispettivo di quello che rap-
altre che la storia dell’umanità ha cono- presenta, sul piano degli affetti familiari,
sciuto (anche, per esempio, la tradizione l’album con le informazioni e le foto dei
cinese o quella indiana sono rispettabilis- nostri avi: un patrimonio storico (della no-
sime e degne di studio). Tuttavia, da una stra storia) privati del quale non oserem-
parte bisogna riconoscere che, perlomeno mo più definirci persone colte. La civiltà
nell’ambito del pensiero filosofico, «la su- greca, insomma, rappresenta «un mondo
periorità dei Greci rispetto ad altri popoli, la cui conoscenza rimane fondamentale
su questo specifico punto, è di carattere per la comprensione di quello attuale e per
non puramente quantitativo ma qualitati- il quale non ci sembra enfatico parafrasare
vo, in quanto ciò che essi crearono, isti- Croce affermando che, in qualche modo,
tuendo la filosofia, costituisce una novità “non possiamo non dirci Greci”»9.
in un certo senso assoluta»7; e, dall’altra,
che «certo prima vi sono state anche altre b) Quest’ultimo punto fornisce un ulterio-
grandi civiltà: l’egizia, la mesopotami- re argomento in favore dello studio del-
ca, da cui anche i Greci hanno imparato. la civiltà greca. Anche se non si volesse
Ma noi abbiamo imparato dai Greci: se riconoscere alla conoscenza del proprio
in assoluto non dovessero valere più di passato un valore autonomo e si desse im-
altri popoli, essi valgono più d’ogni altro portanza solo al presente, si potrebbe dire

6 R. H. Robins, Storia della linguistica, trad. di della grecità e le sue motivazioni, in Storia
G. Prampolini, Il Mulino, Bologna 1995, e forme della letteratura greca, Einaudi, Mi-
p. 29. lano 1997, vol. I, pp. 9-10.
7 G. Reale – D. Antiseri, Il pensiero occidenta- 9 G. Monaco – M. Casertano – G. Nuzzo, Prefa-
le dalle origini ad oggi, Editrice La Scuola, zione degli autori a L’attività letteraria
Brescia 1983, p. 3. nell’antica Grecia, Palumbo, Palermo 1997,
8 G. A. Privitera – R. Pretagostini, Lo studio p. XXVI.

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“Scuola di Atene”, Raffaello, 1509-1511 circa, stanza della Segnatura, Musei Vaticani.
«Ciascuno di questi ha visto, del Verbo divino disseminato per il mondo, ciò che era in rapporto con la sua
natura e ha potuto in tal modo esprimere una parziale verità» (San Giustino).

che perfino in quest’ottica lo studio della logiche di espressioni del lessico tecnico
civiltà greca sarebbe indispensabile, per- delle scienze. Quello non è che l’aspetto
ché, appunto per l’influenza che i Greci che emerge maggiormente in superficie di
hanno esercitato sulle scienze speculative una realtà molto più profonda: si tratta del
(e anche, sebbene più indirettamente, su fatto che i canoni della civiltà greca costi-
quelle sperimentali) dei secoli successivi, tuiscono, per così dire, il nostro “codice
numerosissimi aspetti di tante branche del genetico”, e così «studiando i Greci è pos-
sapere risulterebbero incomprensibili sen- sibile ricostruire la formazione del codice,
za la conoscenza della civiltà greca: «Let- osservarlo nella sua originaria semplicità,
teratura, architettura, scultura, filosofia, capirne meglio gli effetti nel tempo. È
scienza, psicologia utilizzano miti, paro- cioè possibile capire meglio noi stessi»11.
le, elementi, simboli, forme e riferimenti
greci. Innumerevoli opere della civiltà eu- d) Si sarà notato che fin qui abbiamo par-
ropea diventano mute e opache se non si lato soprattutto dello studio della «civil-
conoscono i Greci»10. tà» greca, quindi del mondo greco in tutti
i suoi aspetti, non solo quello linguistico.
c) Tutto questo, come si vede, va ben al L’influenza della civiltà greca riguarda
di là del saper riconoscere le radici etimo- infatti, come abbiamo visto, quasi tutti i

10 G. A. Privitera – R. Pretagostini, op. cit., 11 Ib.


p. 10.

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campi del sapere e merita quindi di esse- che contribuisce alla formazione intellet-
re studiata in toto. Tuttavia, poiché la lin- tuale e spirituale. Ecco perché è molto li-
gua è il veicolo attraverso cui una civiltà mitativo (e anche controproducente) l’ap-
esprime nel modo più compiuto il proprio proccio di chi, come alcuni tra quelli che
pensiero (a tal punto da plasmarla e da oggi si presentano in teoria come difenso-
rendere certi idiotismi quasi intraducibili ri del latino, sembra ridurre l’interesse del
in altre lingue), l’apprendimento della lin- suo studio all’apprendimento di una serie

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gua resta sempre una tappa indispensabile di “curiosità antropologiche” del tipo:
per chiunque voglia accostarsi allo studio “come mangiavano e bevevano i Roma-
serio di una civiltà. Ecco perché tutti gli ni”, “la moda nell’antica Roma”, ecc. (per
argomenti che militano in favore dello poi andare a parare, a dire il vero, quasi
studio della civiltà greca costituiscono in sempre sui particolari più sconci, che per-
definitiva altrettanti argomenti in favore mettono di piazzare meglio i libri sul mer-
dello studio della lingua greca. cato). Le ragioni del latino sono ben più
profonde e riguardano la natura razionale
2) Alla luce di quanto detto fin qui, ancora e spirituale dell’uomo e la sua storicità.
più cogenti risulteranno, evidentemente,
le ragioni dello studio del latino12, vista la b) Il latino non è, come spesso si sente af-
“discendenza” ancora più diretta della no- fermare, una “lingua morta”. Più esatto è
stra civiltà da quella dell’antica Roma. Le dire che è una lingua storicamente conclu-
ragioni in favore del greco che abbiamo sa, cioè una lingua che non è più la lin-
riassunto valgono quindi, mutatis mutan- gua madre di alcun popolo. Il latino, però,
dis, anche per il latino e qui ci limitiamo, ha continuato a vivere anche dopo aver
dunque, ad aggiungere solo qualche im- smesso di essere una lingua nazionale, di-
portante corollario. ventando la lingua culturale dell’Europa:
ancora fino a pochi decenni fa le pubblica-
a) Lo studio del latino, come si accennava zioni scientifiche erano redatte in latino13.
all’inizio, acquisisce realmente un senso
solo se inteso come parte di una concezio- c) Ma, vivo o morto che lo si voglia con-
ne non materialista e non puramente utili- siderare, in ogni caso il latino è una lin-
taristica della vita, partendo cioè dal pre- gua vitale. La sua vitalità si manifesta non
supposto che non si deve studiare solo ciò solo nell’uso che se ne è continuato a fare
che ha un’utilità pratica, ciò che insegna a anche dopo la caduta dell’Impero roma-
“fare” qualcosa e che “produce” beni ma- no d’Occidente, ma anche nelle tracce
teriali, ma anche – e in primo luogo – ciò che, in tutti i campi del sapere, il latino ha

12 Cfr. L. Miraglia, Latine doceo, Edizioni Ac- camente alle motivazioni dello studio del la-
cademia Vivarium Novum, Montella 2000, tino, che dovrebbero trovare d’accordo i so-
pp. 11-17 (di cui riprendiamo l’impian- stenitori di entrambi i metodi.
to e le idee fondamentali); id., Il latino e noi, 13 Cfr. P. Burke, Lunga vita di una lingua mor-
in Nova via. Latine doceo, Edizioni Accade- ta. Come e perché il latino ecclesiastico, ac-
mia Vivarium Novum, Montella 2009, pp. cademico e pragmatico sopravvisse all’affer-
1-6. Qui prescindiamo ovviamente dalla que- marsi del volgare, in Prometeo. Rivista tri-
relle tra “metodo natura” e “metodo gram- mestrale di scienze e storia, vol. VII, n. 27,
maticale-traduttivo” (che occupa buona parte settembre 1989, pp. 30-39.
del testo del prof. Miraglia), attenendoci uni-

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lasciato di sé nelle lingue e nelle culture solo) quelle romanze: «Noi vediamo, per
moderne: dalle iscrizioni nelle chiese alle esempio, che gli studenti di Lettere del-
lapidi dei monumenti, dalle nomenclatu- le nostre università, i quali, di solito, se
re scientifiche all’ortografia delle lingue hanno scelto quella via, vengono dal liceo
contemporanee14, dalle espressioni latine con una buona preparazione nelle lingue
utilizzate ancora oggi fino, non ultimo per classiche, riescono con non molta appli-
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importanza, all’uso del latino nella litur- cazione e senza perder troppo tempo a in-
gia e nei documenti della Chiesa cattolica tendere alla meglio un testo, supponiamo,
(di cui è la lingua ufficiale). tedesco, anche se il tedesco non l’hanno
studiato a scuola… Quest’attitudine ad
d) L’italiano è una lingua neolatina e per- orientarsi rapidamente nell’apprendimen-
ciò deve moltissimo, nelle sue strutture to di una lingua vivente, da che cosa de-
lessicali e morfosintattiche, al latino, tanto riva se non dall’avere studiato in modo
nel registro linguistico popolare quanto in decente il latino?»16
quello dotto. Ciò non significa che non si
possa parlare, né tantomeno parlare bene 3) Sintetizzando: se è certo da evitare
l’italiano senza conoscere il latino. Cono- l’eccesso che ha caratterizzato per diver-
scere il latino, però, significa conoscere so tempo lo studio del latino e del greco
meglio – cioè in modo più consapevole – cioè la tendenza a presentare un mon-
e più completo – l’italiano (e un discorso do classico “idealizzato” (e al suo interno
analogo vale ovviamente anche per tutte idealizzare ulteriormente certe fasi “au-
le altre lingue romanze)15. ree” rispetto ad altre “di decadenza”), sto-
ricamente inattendibile e reinterpretato in
e) Studiare il latino non è sinonimo di funzione dei nostri codici culturali17 – e se
esterofobia e nostalgia del passato. Il lati- non va senz’altro trascurato l’apporto dato
no si rivela estremamente utile anche per alla conoscenza del mondo antico dalle
l’apprendimento delle lingue moderne, e scienze più recenti come l’antropologia,
non solo di quelle neolatine, ma anche, l’interesse dello studio del mondo classi-
ad esempio, dell’inglese (il cui lessico è co, tuttavia, non può essere ridotto a sem-
formato per più della metà da vocaboli di plici curiosità antropologiche né parago-
derivazione direttamente o, più spesso, in- nato a quello dello studio di qualsiasi altra
direttamente latina). È un dato di fatto in- civiltà del passato. È invece fondamentale
controvertibile che chi ha studiato il latino recuperare le ragioni storiche e umane che
apprende con maggiore facilità e rapidità stanno alla base dello studio del greco e
le lingue moderne, specialmente (ma non del latino: storiche, in quanto nostro pa-

14 Ad esempio, la conoscenza del greco e del la- punto quelle che derivano dal latino) che co-
tino rende chiaro – e sono solo un paio di minciano per h presentano la liaison (l’herbe,
esempi nella selva di quelli possibili – perché ma la hache).
in francese (più fedele dell’italiano, sotto 15 Cfr. E. Mandruzzato, Il piacere del latino,
questo profilo, all’ortografia latina) si scrive Mondadori, Milano 1989, pp. 13-18.
mythe (dal greco μῦθος, passando per il la- 16 U. E. Paoli, Latino sì o latino no?, in L’osser-
tino mythus) e herbe (dal latino herba), lad- vatore politico e letterario, dicembre 1959.
dove in italiano si hanno mito ed erba, o an- 17 Cfr. L.E. Rossi, Introduzione a Letteratura
cora perché solo una parte delle parole (ap- greca, Le Monnier, Firenze 1994, p. 16.

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trimonio culturale e “genetico”; umane, razione davanti alla difficoltà – abbiamo
perché la natura stessa dell’uomo – essere sudato tutta la notte eppure l’equazione
razionale dotato di un’anima spirituale e rimane irrisolta, la frase greca incompresa
destinato alla contemplazione del sommo – possono trovare l’illuminazione all’al-
bene – richiede per la sua formazione lo ba»18.
studio di discipline storiche ed umane, che

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gli ricordino e siano all’altezza di questa III) Cristianesimo e cultura classica
sua vocazione contemplativa. Trascorrere
in questo modo gli anni della propria for- Abbiamo detto che l’europeo colto non
mazione, lungi dal costituire una perdita saprebbe veramente considerarsi tale se
di tempo (sottratto a materie più pratiche non conoscesse la civiltà greca e quel-
e più “utili”), valorizza quindi quanto di la latina. Se poi è cristiano – ciò che è in
più nobile vi è nell’uomo: «La semplifi- ogni caso culturalmente, in quanto, come
cazione, il livellamento e l’annacquamen- diceva Croce, sotto questo profilo «non
to che prevalgono oggi nell’educazione, possiamo non dirci cristiani», ma qui in-
tranne in rarissimi casi privilegiati, sono tendiamo dire: se è cristiano nel senso che
criminali. Si tratta di disprezzo per le no- è di fede cristiana – rifiutare il patrimonio
stre capacità latenti. Le crociate contro il del mondo greco-romano19 significhereb-
cosiddetto elitismo nascondono una con- be per lui rifiutare, se non la fede cristiana
discendenza volgare: verso tutti coloro stessa, tutto l’apparato storico, culturale e
che vengono a priori giudicati incapaci intellettuale di cui essa si riveste. Lungi
di miglioramento. Sia il pensiero […] sia dall’aver contribuito o addirittura causato
l’amore pretendono troppo da noi. Ci umi- la scomparsa della civiltà classica20, infat-
liano. Ma l’umiliazione, persino la dispe- ti, la Chiesa cattolica romana rappresenta

18 G. Steiner, Errata. Una vita sotto esame, Wei- cristiana, di cui costituisce il sostrato culturale
denfeld & Nicholson, Londra 1997, trad. it. fondamentale. E, dunque, in questa prospettiva
Garzanti, Milano 2000, p. 57, citato in M. è legittimo parlare, in un senso più ampio di
Napolitano, op. cit., Roma 2017, p. 76. quello strettamente storico, di «mondo greco-
19 Al lettore più attento non sarà sfuggito che romano». Cfr. J.-B. Bossuet, Discours sur
già l’uso dell’espressione «mondo greco- l’histoire universelle, A. Hiard, Parigi 1831
romano» denota qui l’assunzione di una pro- (prima edizione 1681); R.-T. Calmel O.P.,
spettiva più specificamente teologica. Sul Théologie de l’histoire, Dominique Martin
piano strettamente storico, infatti, ha un sen- Morin, Grès-en-Bouère 1966 (2a ed. 1984),
so parlare di una civiltà «greco-romana» solo a trad. italiana Per una teologia della storia,
partire dall’età ellenistica (cioè dal III sec. Borla, Roma 1967.
a.C.) e specialmente nel periodo denominato 20 Per la confutazione di questo stereotipo ri-
appunto «greco-romano» (fine del I sec. a.C. mandiamo al brillante J. Dumont, L’Église,
– VI sec. d.C.); fino al III secolo la civiltà meurtrière de l’Empire romain et de la cul-
greca e quella latina si presentano con caratte- ture antique ?, in L’Église au risque de l’hi-
ri autonomi e indipendenti. Il cattolico, tut- stoire, Critérion, Limoges 1984, pp. 15-39
tavia, vede sempre nei movimenti della sto- (trad. italiana La Chiesa ha ucciso l’Impero
ria la mano della Provvidenza e, quindi, in romano e la cultura antica?, Effedieffe edi-
una lettura “teologica” della storia, ricono- zioni, Milano 2001, con prefazione di Rino
sce un filo rosso che collega la civiltà greca a Camilleri), oltre al classico M. Sordi, I cri-
quella romana (in quanto entrambe prope- stiani e l’Impero romano, Jaca Book, Milano
deutiche alla futura diffusione del cristia- 1984.
nesimo) e poi la civiltà greco-romana a quella

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al contrario, sul piano culturale, l’erede a) In un certo senso, che l’universo greco-
diretta e l’autentica continuatrice della romano fosse chiamato in modo speciale
cultura della Grecia e della Roma antica, ad esprimere la fede cristiana attraverso le
«di quella Roma onde Cristo è romano», categorie del pensiero e gli strumenti reto-
per dirla con Dante21. Anche questo tema, rici sviluppati dal V secolo a.C. in poi, è
chiaramente, è stato oggetto di grandi di- adombrato già dalle Scritture quando san
battiti, fin dall’antichità22. Qui ci limite- Paolo annuncia ai Giudei lo spostamento
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remo a sottolineare due aspetti: in primo della predicazione del Verbo incarnato da
luogo vedremo, citando solo alcuni degli Israele ai “gentili”: «Era necessario che
esempi più macroscopici, come gli stes- fosse annunciata a voi per primi la paro-
si autori cristiani (con poche eccezioni e la di Dio, ma poiché la respingete e non
quasi sempre di autori poco rappresentati- vi giudicate degni della vita eterna, ecco
vi) si rifacciano esplicitamente ai classici noi ci rivolgiamo ai pagani. Così infatti
greci e romani quali modelli di lingua e ci ha ordinato il Signore: “Io ti ho posto
di pensiero; e poi cercheremo di tratteg- come luce per le genti, perché tu porti la
giare a grandi linee i principali aspetti salvezza sino all’estremità della terra”»
della religione cristiana e della vita della (At 13,46-47). Anche nel celebre discorso
Chiesa cattolica che sarebbero impensa- all’Areopago di Atene (At 17,22-31), l’A-
bili e incomprensibili senza considerare postolo delle Genti dichiarò di annuncia-
tutto quello che devono all’eredità greco- re agli Ateniesi, «persone molto religiose
romana. da ogni punto di vista», il «Dio ignoto»
che essi adoravano «senza conoscerlo».
1) I campi in cui l’eredità classica riveste E, del resto, Gesù Cristo stesso aveva già
la funzione più preponderante nella cultu- constatato «di non aver trovato tanta fede
ra cristiana sono senz’altro quelli che più in Israele» quanta presso i pagani, i quali
direttamente e più compiutamente sono «verranno dall’oriente e dall’occidente e
espressione del pensiero umano: la filoso- siederanno a mensa con Abramo, Isacco e
fia e le lettere. Giacobbe nel regno dei cieli»23.

21 Purgatorio, XXXII, 102. ni. In realtà le cose andarono diversamente,


22 Un celebre esempio dei contrasti, anche inte- poiché in età più matura, verso la fine della
riori, che in prima battuta poté causare il pro- sua vita, fondò un monastero a Betlemme
blema della conciliazione della cultura clas- dove, per la formazione dei monaci, accanto
sica con la fede cristiana, è dato senz’altro alle Scritture e agli autori cristiani figuravano
dal racconto che fa san Gerolamo, nella XXII anche Plauto, Terenzio e Virgilio: segno che
lettera del suo epistolario, di un sogno (o una ormai l’iniziale dissidio tra cultura classica e
visione) da lui avuto durante uno dei suoi pe- cultura cristiana andava risolvendosi in ar-
riodi di eremitaggio nel deserto (dove riusci- monica osmosi.
va a privarsi di tutto, tranne che dei suoi ama- 23 Cfr. Mt 8,5-13: «Gesù annuncia qui che nu-
ti classici greci e latini), nel quale si vide por- merosi pagani saranno ammessi nel regno
tato dinanzi al tribunale divino di Cristo giu- dei cieli, mentre molti giudei, ai quali questo
dice e, da questi interrogato sulla sua con- regno inizialmente era stato destinato, ne
fessione religiosa, rispose: «Sono cristiano»; saranno inesorabilmente esclusi» (L.-Cl.
al che il giudice gli rispose: «Stai mentendo. Fillion, La Sainte Bible commentée d’après la
Tu sei ciceroniano, non cristiano!» e lo fece Vulgate et les textes originaux, Letouzey et
prendere a sferzate. E, promise Gerolamo, da Ané, Parigi 1901, t. VII, p. 60).
allora non avrebbe mai più letto autori paga-

La Tradizione Cattolica 20
b) Dopo le tensioni iniziali e qualche pri- Padri della Chiesa latina (sant’Ambrogio,
ma reticenza, esempi di compenetrazione san Gerolamo, sant’Agostino e san Gre-
di cultura classica e religione cristiana si gorio Magno), i quali, provenendo chi dal
trovano fin dai primi secoli, tanto tra gli campo della retorica e della grammatica
autori latini che tra i greci. Tra i primi pos- (Gerolamo e Agostino), chi da quello del-
siamo ricordare Minucio Felice (seconda la politica (Ambrogio e Gregorio), erano
metà del II secolo d.C.), il quale scrisse un da ogni punto di vista figli della società

Pedagogia
dialogo, l’Octavius, in cui sosteneva la su- romana e seppero trasfondere l’eredità
periorità del cristianesimo sulla religione classica nella cultura cristiana non sem-
pagana utilizzando un’impostazione e uno plicemente con un’imitazione fredda e pe-
stile estremamente classici e seguendo tut- dissequa dei modelli antichi (rispetto agli
ti i canoni della retorica latina tradizionale autori precedentemente menzionati, infat-
(era probabilmente oratore di professione ti, il loro stile è di impostazione classica24,
e si convertì in età matura). Circa un seco-
lo dopo fu attivo un altro apologeta, Lat-
tanzio, che Pico della Mirandola definirà
«il Cicerone cristiano» per l’eleganza del-
lo stile (che segue senza deroga il latino
letterario dell’età cesariana) e la matrice
classica del pensiero. Tra il IV e il V se-
colo diversi letterati si cimenteranno nella
trasposizione dei contenuti della fede cri-
stiana nello stile e nei metri classici: così
Aquilino Giovenco scriverà una sinossi
dei quattro Vangeli in esametri virgiliani,
Prudenzio e san Paolino da Nola saranno
autori di carmi religiosi in distici elegia-
ci e strofe saffiche. Ma la vetta di questo «Seneca, spesso uno dei nostri» (San Gerolamo).
connubio tra classicità e cristianesimo è Particolare de “La morte di Seneca”, Manuel
stato raggiunto senza dubbio dai quattro Domínguez Sánchez, 1871, Museo del Prado, Madrid.

24 Il più “classico” dei quattro è senz’altro Ge- lontanamento dallo stile classico). A partire,
rolamo (come anche la sua coscienza gli fe- poi, dall’età tridentina – che fece proprie, mi-
ce notare nel famoso sogno). Agostino lo è tigandole e integrandole nel suo piano di
nelle opere a carattere più letterario (come il riforma della Chiesa, diverse istanze del Ri-
De civitate Dei), meno in quelle a destinazio- nascimento, tra cui la valorizzazione della
ne popolare. La lingua di Ambrogio è di cultura classica – lo stile del latino ecclesia-
impianto classico, ma è molto influenzata stico si stabilizzerà, in via generale, in una
dallo stile ampolloso del suo tempo (proprio sintesi equilibrata di latino classico (di cui
anche agli autori pagani), il che non gli ha manterrà, un po’ semplificato, l’impianto
impedito di comporre dei veri gioielli di poe- morfosintattico generale) e di terminologia
sia latina come i suoi famosi inni. Con Gre- scolastica, con una breve parentesi più clas-
gorio, invece, sia pure mantenendo ancora sicizzante, specie nei testi del magistero pon-
l’intelaiatura della lingua classica, la prosa tificio, tra la fine dell’Ottocento e la prima
latina comincia ad avviarsi alla sintassi più metà del Novecento (le encicliche di Leone
semplice e più “moderna” che caratterizzerà XIII e di Pio XII, ad esempio, rappresentano
il latino medievale (noto, specialmente negli delle vere perle di prosa latina classica).
autori della Scolastica, per un progressivo al-

21 La Tradizione Cattolica
Pedagogia

«La linfa vitale della cultura romano-cristiana [...] rimaneva a fecondare il terreno dell’Occidente: Dante
avrebbe additato il suo maestro in Virgilio» (E. Paratore).
“La barca di Dante”, Eugène Delacroix, 1822, Musée du Louvre, Parigi.

ma non ricusa l’impiego di un nuovo les- dato, negli ultimi secoli del Medioevo e
sico e di nuove forme per esprimere i con- nei primi dell’età moderna, la sua nuova
tenuti della nuova fede), bensì facendoli splendida fioritura: Dante avrebbe addita-
vivere in essi come una radice, per quanto to il suo maestro in Virgilio»25.
sotto terra, vive ancora nell’albero a cui
ha dato origine, mentre recisa da esso po- c) Il mondo greco si presenta non meno
trebbe forse essere osservata meglio, ma ricco di testimonianze che vanno nella
resterebbe senza vita. L’Impero romano stessa direzione. Come per gli autori lati-
d’Occidente ebbe fine nel 476 d.C., «ma la ni, ci limiteremo a citare i più significati-
linfa vitale della cultura romano-cristiana, vi. Il primo nome che spicca è senz’altro
affidata alle scuole monastiche, rimane- quello di san Giustino («filosofo e mar-
va a fecondare il terreno dell’Occidente, tire», come lo definisce Tertulliano26, del
come la lava dopo le eruzioni, e avrebbe II secolo d.C.), che è noto soprattutto per

25 E. Paratore, Storia della letteratura lati- 28 Cfr. Seconda apologia in favore dei cristiani,
na, Sansoni, Firenze 1950, rist. Rizzoli, Mi- X, 6 (Roma 1941, p. 144). La stessa idea,
lano 2000, p. 949. d’altronde, sarà ripresa anche nei secoli suc-
26 Adversus Valentinianos, 5. cessivi da altri filosofi cristiani. Del più gran-
27 Prima apologia in favore dei cristiani, de discepolo di Socrate, ad esempio, Pascal
XLVI, 3 (ed. italiana Le due apologie, a cura di dirà: «Platone, per disporre al cristianesimo»
G. Ederle, Pia Società S. Paolo, Roma (B. Pascal, Pensées, n. 19, ed. Brun-
1941, p. 85). schvicg).

La Tradizione Cattolica 22
la sua dottrina dei semina Verbi: secondo errori e non sempre con rigore argomen-
Giustino la dottrina dei filosofi dell’anti- tativo, giunsero già i più grandi pensatori
chità, o perlomeno della loro pars sanior, dell’antichità, specialmente Socrate, Pla-
non è incompatibile con la dottrina cristia- tone, Aristotele («lo maestro dell’umana
na; anzi, la Provvidenza divina stessa li ha ragione»29, nel quale la natura ha riposto
suscitati, gettando in loro – come al popo- «’ngegno eccellente e quasi divino»30, se-
lo ebraico aveva affidato la Rivelazione – condo il noto giudizio di Dante), ma anche

Pedagogia
dei “semi del Verbo” (λόγοι σπερματικοί), Cicerone e Seneca (che Tertulliano non si
che hanno permesso loro di conoscere peritò di definire sæpe noster, «spesso uno
almeno parzialmente la verità. Questo dei nostri»31) e ancora molti altri. Giusti-
lo spinge a qualificare con termini molto no fu un apripista: dopo di lui l’uso delle
lusinghieri i grandi filosofi greci: «Quelli categorie della filosofia greca per difende-
che vissero secondo il Verbo sono cristia- re o sviluppare i contenuti della fede cri-
ni, anche se furono stimati atei, come tra i stiana divenne una prassi corrente. Ricor-
Greci Socrate ed Eraclito ed altri simili a diamo ad esempio, per il II secolo, i nomi
loro»27; di Socrate in particolare dice che di Atenagora di Atene e Clemente di Ales-
«conobbe il Cristo in parte»28. Tali giudizi sandria (che per primo tentò di leggere i
non sorprendono, se si pensa che i cardini miti dell’antichità pagana come allegorie
a partire dai quali si è sviluppato il pen- di verità cristiane32), nel III secolo Orige-
siero filosofico cristiano (il fatto che vi sia ne e, nel quarto, uno dei Padri della Chie-
una causa prima all’origine dell’universo, sa greca, san Basilio, autore tra l’altro di
l’immortalità dell’anima, la contempla- un opuscolo dal titolo molto significativo:
zione del sommo bene come vera beatitu- «Esortazione ai giovani sul modo di trarre
dine dell’uomo, l’esistenza di una morale profitto dalla letteratura pagana».
oggettiva, l’importanza delle virtù nella
vita morale, ecc.) sono tutte conclusioni d) Tutto il patrimonio letterario, filosofico
alle quali, anche se talora frammiste ad e teologico del cristianesimo dalle origi-

29 D. Alighieri, Convivio, IV, 2, 16, edizione mo”», dove il quidam è appunto il filosofo
a cura di C. Vasoli e D. De Robertis, cordovano, citato un po’ liberamente da Ad
Ricciardi, Milano-Napoli 1988, p. 540. Lucilium, I, 7).
30 Ib., 6, 15 (Milano-Napoli 1988, p. 593). 32 In realtà prima di lui lo avevano fatto, ma con
31 De anima, XX, 1. Gli farà eco Lattanzio: esiti eterodossi, gli gnostici, ai quali Cle-
«Che cosa potrebbe esprimere uno che cono- mente contrapponeva quella che considerava
sca Dio, in modo più veritiero di quello che la “vera gnosi” (cioè la vera conoscenza,
è stato detto da quest’uomo che non conosce- non riservata solo a pochi iniziati ma accessi-
va la vera religione? Egli avrebbe potuto esse- bile a tutti gli uomini). Peraltro è molto verosi-
re un vero adoratore di Dio, se qual- mile che furono proprio questi primi tenta-
cuno gli avesse mostrato la strada» tivi gnostici di conciliazione di elementi pa-
(Divinæ Institutiones, VI, 24, 13). Di Seneca gani col cristianesimo a far sì che i cristiani,
sono noti soprattutto alcuni punti di in un primo tempo, guardassero con sospetto a
contatto con la morale cristiana, a tal pun- questo tipo di procedimento. Una volta su-
to che certe sue massime sono citate, sia pure perata la crisi gnostica, però, la reinterpre-
anonimamente, perfino nell’Imitazione di tazione in chiave cristiana dei miti pagani di-
Cristo (come in I, 20: Dixit quidam: Quoties verrà abituale e giungerà fino al Medioevo,
inter homines fui, minor homo redii, «disse che vedrà ad esempio nel puer annunciato
un tale: “Ogni volta che mi sono intrattenuto da Virgilio nell’ecloga IV il Cristo venturo,
con gli uomini me sono tornato meno uo- nell’araba fenice il Cristo risorto, e così via.

23 La Tradizione Cattolica
ni fino ad oggi sarebbe impensabile sen- è di questo avviso, non fu questa la tesi
za questo sostrato greco-romano. Tutto dei primi cristiani, che, dopo il primo bru-
ciò non vuol dire, ovviamente, che tra il sco impatto, lavorarono alacremente per
pensiero pagano e quello cristiano non vi costruire una sintesi […]. In effetti, l’uo-
siano profonde e sostanziali differenze. La mo, che il greco aveva pur tuttavia tanto
differenza fondamentale sta nel fatto che esaltato, risulta per il cristiano qualcosa
la risposta ai grandi interrogativi che si di assai più grande di quanto il greco non
Pedagogia

sono posti – che sono gli stessi del pensie- pensasse, ma in una dimensione diversa
ro cristiano – i Greci e i Romani l’hanno e per ragioni diverse: se Dio ha ritenuto
cercata (quasi) unicamente dove non po- di dover affidare agli uomini la diffusione
tevano trovarla, cioè nell’uomo. Ecco per- del proprio messaggio, e se, addirittura, si
ché i punti di contatto tra pensiero pagano è fatto uomo per salvare l’uomo, allora la
e pensiero cristiano sono sporadici e non “misura greca” dell’uomo, pur così alta,
sistematici, accidentali e non sostanziali: diventa insufficiente e deve essere a fon-
la religione pagana è fondamentalmente do ripensata. Nascerà, nel grandioso ten-
antropocentrica, quella cristiana teocen- tativo di costruire questa nuova “misura”
trica. Si pongono le stesse domande, ma dell’uomo, l’umanesimo cristiano»33.
trovano risposte diverse: anzi, una le trova
(perché si trovano solo in Dio, nell’unico 2) Di quanto la Chiesa sia debitrice al
vero Dio fatto uomo), l’altra non le tro- mondo classico in tutti gli altri campi
va o al limite resta nel dubbio e nel de- della cultura e della fede (arte, diritto, li-
siderio di trovarle. Tuttavia, «sarebbe un turgia, ecc.) possiamo dare qui sono un
grave errore credere che questa enorme rapidissimo cenno34. Quanto all’arte, è
differenza comporti solo insanabili antite- evidente a chiunque metta piede in una
si. In ogni caso, anche se qualcuno oggi chiesa che non potrà capire quasi nulla

33 G. Reale – D. Antiseri, op. cit., p. 301. su un unico punto non attaccò i gallicani, ma
34 Si potrebbe obiettare, certo, che esistono an- anzi rettificò l’atteggiamento dei Vescovi
che dei controesempi. Forse si potrebbe per- francesi: e cioè sulla lettura dei classici anti-
fino redigere un articolo con tutte le citazio- chi da parte dei futuri chierici, i quali, a suo
ni di autori cristiani ostili alla cultura classi- dire, sia pure purgandoli delle parti meno
ca. Ci sia permesso però di osservare che la oneste, ne possono trarre molto profitto (del
maggior parte delle opposizioni “cristiane” resto anche il Concilio di Trento aveva vie-
alla tradizione greco-romana provengono, tato che i classici dell’antichità fossero inclu-
storicamente, piuttosto da parte protestante si nell’Indice dei libri proibiti). Si veda an-
che cattolica; e che gli autori cattolici che si che, in tempi più recenti, la Costituzione apo-
possono menzionare come esempi di ostilità stolica Veterum sapientia di Giovanni XXIII
verso la cultura classica sono sempre perso- (22 febbraio 1962), la quale, tutta un elogio
nalità di poco rilievo nel mondo cattolico e della “saggezza degli antichi”, sancisce tra
mai rappresentativi del pensiero ufficiale del- l’altro che i candidati al sacerdozio non
la Chiesa, la quale nel suo magistero ha in- possano essere ammessi agli ordini senza la
vece sempre riconosciuto questo suo legame conoscenza del latino e i professori stessi, se
con il mondo classico. Citiamo a titolo di non lo conoscono adeguatamente, debba-
esempio l’enciclica Inter multiplices (21 mar- no essere rimossi dall’insegnamento.
zo 1853) di Pio IX, il quale – il Papa “re- 35 Cfr. G. Braun S.I., I paramenti sacri. Loro
trogrado” di tanta storiografia contempora- uso, storia e simbolismo, Marietti, Torino
nea, il “moderno Pio IX”, come invece lo 1914, p. 60.
definisce Yves Chiron –, sollecitato dai Vesco- 36 Cfr. M. Righetti, Storia liturgica, vol. I,
vi francesi alla condanna delle tesi gallicane, Editrice Àncora, Milano 1950, pp. 320-321.

La Tradizione Cattolica 24
delle sue colonne, delle sue sculture, dei chi è tutte e tre le cose dovrebbe fare dello
suoi affreschi e della sua architettura sen- studio e della salvaguardia della cultura
za conoscere l’arte greca e romana. Anche classica una delle sue priorità. Rinunciar-
il diritto canonico sarebbe inimmagina- vi significherebbe rinnegare sé stesso37.
bile senza il diritto romano, specialmen- In Italia, in particolare, abbiamo una vera
te nella forma codificata dall’imperatore “eccellenza” – per usare un termine in
Giustiniano (527-565 d.C.) con il Corpus

Pedagogia
voga – che è ormai appannaggio esclusi-

Editoriale
iuris civilis. E anche ciò di cui la Chiesa vo della nostra nazione38 (nonostante sia
vive quotidianamente e più visibilmente,
cioè la liturgia, è piena di elementi ricol-
legabili, direttamente o indirettamente,
all’antichità (specialmente romana): si
pensi, per citare appena qualche esempio
tra moltissimi, alle ore del Breviario, nu-
merate ancora secondo il sistema romano,
o ai paramenti che indossa il sacerdote per
celebrare la Messa, che derivano tutti da
abiti indossati nella Roma tardoantica35, o
ancora all’uso dell’incenso, desunto pro-
babilmente dalle pratiche cerimoniali del-
la magistratura romana36.

IV) Una élite di europei cristiani e colti

Ora il quadro ci sembra un po’ più com-


pleto. Chi non ha le stesse radici perché
appartenente ad altri continenti e altri po- «S. Gregorio Magno (590-604), l’ultima grande fi-
poli (ma ne avrà altre, rispettabilissime, gura che sintetizza il presente e il passato, in quan-
da conoscere e da studiare), chi non ha to chiude un’epoca grandiosa di cultura e ne apre
aspirazioni culturali e chi non è cristiano un’altra più fulgida di ideali, concepiti nella vasti-
potrebbe sentirsi estraneo a questo di- tà della missione universale della Chiesa romana,
continuatrice della missione imperiale di Roma»
scorso. Chi invece è almeno una di que-
(B. Riposati).
ste cose, dovrebbe condividere almeno in “San Gregorio Magno”, Antonello da Messina,
parte quanto abbiamo scritto fin qui. Ma 1470-1475 circa, Palazzo Abatellis, Palermo.

37 E rinnegare sé stessa – sia detto en passant – e che potrebbero farlo anche in futuro.
ci sembra sia proprio ciò che sta facendo 38 Solo in Germania sussiste ancora un altspra-
l’attuale Unione Europea, preoccupata quasi chliches Gymnasium (“liceo delle lingue an-
unicamente di un’Europa unita su basi econo- tiche”), dove però il greco è quasi sempre
miche, tagliando fuori da questo progetto di facoltativo e comunque mai obbligatorio per
unificazione la sua identità greco-romana cinque anni come in Italia. Inoltre, nel Gym-
(che andrebbe valorizzata in primo luogo nasium tedesco la filosofia o non è presente
promuovendo le scuole classiche) e cristiana nel corso di studi o è presente come materia
(che non ha voluto riconoscere neppure in alternativa alla religione con il nome di “eti-
termini di radici cristiane): cioè gli unici fat- ca” (di fatto un misto di educazione alla citta-
tori che l’abbiano veramente mai resa unita dinanza e teoria dei diritti umani).

25 La Tradizione Cattolica
il bersaglio di continui tentativi di elimi- occupato incarichi di rilievo nella socie-
narlo o snaturarlo): il liceo classico, una tà senza conoscere il latino sarebbe stata
scuola nella quale il latino si studia per considerata come un sommelier che non
cinque ore alla settimana e il greco per sapesse prendere in mano una forchetta. E
quattro (ridotte rispettivamente di una nel quindi la grande accusa che si leva contro
triennio conclusivo)39. Scegliere di difen- i difensori del liceo classico è: volete tor-
derlo e lottare per la sua salvaguardia è nare indietro, volete tornare ad una scuola
Pedagogia

una scelta di campo: chi lo vuole abolire elitaria. A questo noi rispondiamo senza
è necessariamente contro la cultura razio- timore che se per elitaria si intende una
nale, spirituale e cristiana su cui ci siamo scuola riservata a dei gruppi di élite, non
diffusi in queste colonne; chi invece è per siamo d’accordo; ma se una scuola elitaria
questa cultura, non può che abbracciare è una scuola che forma delle élite, allora
la causa della difesa del liceo classico (a sì, vogliamo questa scuola: non vogliamo
partire dal suo nome: che non è quello di tornare indietro, vogliamo andare avanti,
un liceo dove si studia “antropologia del e per farlo vogliamo formare delle élite di
mondo antico”, ma la civiltà classica). Per europei cristiani e colti.
concludere, un dato storico. Fino al 1960
la maturità classica era l’unico titolo che
permettesse di iscriversi a qualsiasi facol-
tà universitaria (e fino a qualche decennio
fa anche l’unico corso di studi proposto
nei seminari minori). L’idea che stava
alla base di questa scelta è molto chiara:
si riteneva che non certo solo i classicisti,
ma tutti i professionisti di un certo livel-
lo (magistrati, medici, ingegneri, uomini
di scienza), il clero e la classe dirigente «Socrate, che conobbe il Cristo in parte» (San Giu-
stino).
non potessero fare a meno di questo ba-
Particolare de “La morte di Socrate”, Jacques-
gaglio culturale. Una persona che avesse Louis David, 1787, Metropolitan, New York.

39 Per un profilo storico del liceo classico cfr. A. “artistica”, assumendo peso, in entrambi i casi,
Scotto di Luzio, Il liceo classico, Il Mu- ai fini della valutazione all’esame di Stato (e,
lino, Bologna 1999. Chiaramente non inten- a dire il vero, perlomeno per la storia dell’arte
diamo escludere che il piano curriculare del qualche sperimentazione in questo senso è stata
liceo classico sia passibile di qualche mi- fatta). Qualche altro utile spunto di riforma po-
glioramento. In particolare, due suoi limiti – trebbe essere l’arricchimento della didattica delle
comunque di scarso rilievo rispetto ai suoi lingue antiche con prove d’esame che non si li-
pregi e facilmente ovviabili – sono l’ap- mitino solo alla traduzione – istanza che peraltro
proccio esclusivamente storico allo studio è stata già accolta da molti docenti e libri di testo
della filosofia (che a nostro avviso andreb- – e una maggiore armonizzazione tra il biennio
be non sostituito, ma integrato con lo studio ginnasiale e il triennio liceale (che però non si
di elementi di filosofia “pura”), dovuto senza ottiene certo cambiando il nome del ginnasio). Le
dubbio all’hegelismo di Gentile, e il poco innumerevoli riforme succedutesi dal dopoguerra
spazio riservato alla conoscenza delle ar- ad oggi, tuttavia, invece di concentrarsi su questi
ti figurative ed eventualmente anche alla mu- aspetti (o facendolo troppo poco), sono andate
sica (anche questo, probabilmente, conse- quasi sempre nel senso di un incremento delle ore
guenza dell’attualismo gentiliano), che a no- delle materie scientifiche e delle lingue moderne
stro parere sarebbe bene fossero offerte in o dell’aggiunta di discipline del settore tecnico-
ogni liceo classico come materie facoltative, commerciale.
oppure obbligatorie in un’apposita sezione

La Tradizione Cattolica 26