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EDIZIONI E TRADUZIONI DI TESTI FILOSOFICI.

ESPERIENZE DI LAVORO E RIFLESSIONI

di Marialuisa Baldi e Barbara Faes de Mottoni

L’Istituto per la storia del pensiero filosofico e scientifico moderno del CNR si ca­
ratterizza principalmente per la produzione di edizioni critiche delle opere di Giambat­
tista Vico, di Girolamo Cardano e di Antonio Vallisneri e per l’allestimento di stru­
menti di ricerca quali repertori, bibliografie, cataloghi. In quest’ottica la sezione di Mi­
lano dell’istituto - impegnata in due progetti editoriali intemazionali, l’edizione critica
del Cardano e l’Edizione Nazionale del Vallisneri - ha organizzato un seminario su
Edizioni e traduzioni d i testi filosofici. Esperienze d i lavoro e riflessioni. Rivolto a
specialisti di edizioni critiche, a traduttori di opere filosofiche e a storici della filosofia,
il seminario ha avuto luogo presso PUniversità Statale di Milano il 9-10 Novembre
2004 e si è giovato di qualificati specialisti che hanno edito e/o tradotto testi filosofici,
teologici, medici, scientifici, e delle competenze specifiche riunite nella sezione mila­
nese. Suo intento è stato conoscere, confrontare e discutere metodologie e pratiche di
lavoro di editori e traduttori di testi che investono un arco temporale molto esteso, dal­
l’antichità al mondo moderno, per individuarne strategie, esperienze e difficoltà, e of­
frirle come motivo di riflessione a chi si accinge a editare e/o tradurre un’opera o un
documento. L’esigenza dell’incontro è nata da una duplice considerazione. La prima
concerne la problematicità stessa della definizione di edizione critica, che con le sue
regole, i suoi fini e il suo pubblico sollecita una serie di questioni teoriche e pratiche di
ampia portata, come ad esempio: quella della definizione del compito dell’editore, dal
momento che ogni edizione critica è sempre un’ipotesi di testo, soggetta a discussioni
e sempre aperta a nuovi suggerimenti; quella della fenomenologia dei testi a stampa,
cioè della loro specificità e diversità rispetto ai manoscritti; quella della “fluidità” di un
epistolario o di un giornale di laboratorio. La seconda considerazione riguarda la con­
statazione della complessità dell’attività di traduzione, che implica un delicato lavoro
di interpretazione e di mediazione. Conciliare le severe esigenze di un’edizione filolo­
gicamente attendibile con la necessità di offrire un prodotto fruibile da un vasto pub­
blico è oggi un imperativo ineludibile, ma richiede tecniche, strumenti, competenze
specifiche, ottime conoscenze della lingua di partenza e di arrivo, sicure capacità di
contestualizzazione storica, perché ogni testo, come la sua traduzione, è sempre figlio
del suo tempo.
Pur nella diversità di ambiti cronologici, di generi letterari, di differenti strategie
editoriali e traduttorie, un elemento comune ha legato tutti gli interventi: il fatto di es­
sere il risultato di sondaggi e analisi condotte nel tessuto vivo delle opere, il frutto di
esperienze concrete di lavoro pluriennale e di dialogo continuo con i testi.

Rivista di storia della filosofia, n. 3, 2005


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Pierluigi Donini (Riflessioni sulle traduzioni in lingue orientali dei testi filosofici
greci) ha sottolineato l’importanza delle traduzioni in lingue orientali, quali l’arabo, il
siriaco e l’armeno, per la conoscenza della filosofia di età imperiale romana e di auto­
ri come i commentatori aristotelici e Galeno. Tuttavia ha rilevato che l’uso di queste
versioni richiede cautela e il ricorso a tutti gli strumenti critici e ai metodi consueti del­
la filologia e della storiografia e ha illustrato ciò con esempi tratti dallo studio della
tradizione aristotelica.
Secondo Giovanni Orlandi (Esperienze ecdotiche su testi filosofici) nell’edizione di
testi filosofici non è possibile adottare sempre un criterio unico di riproduzione mecca­
nica. Lo attestano due esempi: il De ecclesia di John W yclif è stato ricostruito con la
tecnica usata per i classici, ossia gli errori e le omissioni dei due manoscritti che sono
alla base dell’edizione hanno consentito di risalire all’archetipo. Invece un gruppo di
codici che tramandano il De divisione naturae di Scoto Eriugena ha permesso di deli­
neare una serie di redazioni distinte, ciascuna delle quali amplia la precedente, cosic­
ché anziché ricostruire un archetipo, si è fornito, nel modo più funzionale per il lettore,
il lavoro di revisione e di allargamento. Un problema ricorrente nei testi dell’età mo­
derna è costituito dagli interventi dell’autore per correggere refusi e introdurre miglio­
rie. Problematico si rivela in questo caso il Discours de la méthode: stampato dappri­
ma in francese e poi tradotto in latino, non da Descartes stesso ma con il suo aiuto, è
stato più volte ristampato in francese, finché ci si è accorti della presenza di correzioni
d’autore nella versione latina. Poiché però quest’ultima a Descartes non piaceva, per
rispettare la sua volontà bisognerebbe ricostruire in francese quei miglioramenti al te­
sto reperibili nel latino. Complessa, inoltre è, anche l’edizione di opere di Hegel, se­
gnatamente se tratte dalle lezioni, come quelle sulla Religionsphilosophie, delle quali
si conservano sia suoi appunti - ma parte di essi sono aggiunte tratte da corsi d’altro
argomento - , sia quelli di allievi presenti alle lezioni, e che vengono ampiamente uti­
lizzati nelle edizioni di Philipp Marheinecke (anche con la collaborazione di Bruno
Bauer), di Georg Lasson e, recentemente, di W alter Jaeschke.
Barbara Faes de Mottoni («Interpres debet scire scientiam quam vult transferre et
linguam a qua transfert et aliam in quam transfertur». Per tradurre Bonaventura e
Tommaso) si è interrogata del perché nel XX secolo alcune opere filosofico/teologiche
medievali siano state tradotte più di altre. Ha sottolineato l’importanza del contesto
editoriale in ogni lavoro di traduzione. Prendendo come esempi passi dal Commento
alle Sentenze di Tommaso d ’Aquino e dalle Collationes in Hexaemeron di Bonaventu­
ra, ha indicato il genere letterario di appartenenza, ricostruito il loro contesto dottrina­
le, esaminato le loro traduzioni. Il confronto di più versioni di un medesimo passo ha
permesso alcune osservazioni concernenti la resa del titolo di un’opera, l’inadeguatez­
za, l’ambiguità, l’errore e la difficoltà nella resa di alcuni termini. Infine ha proposto
alcune indicazioni di ordine pratico per una corretta traduzione che indicano come i re­
quisiti delineati nella citazione latina che titola il suo intervento siano condizione ne­
cessaria, ma non sufficiente per tradurre oggi.
Vittoria Perrone Compagni {Latino grosso e sottigliezze scolastiche. Problemi di
traduzione dei testi di Pietro Pomponazzi) ha proposto alcune riflessioni sulla sua
esperienza di traduttrice del D e im m ortaliate animae di Pomponazzi, del suo De in-
cantationibus e del De fato, libero arbitrio et praedestinatione, rimasti inediti. Essi
non contengono soltanto la presa di posizione di un commentatore di professione su
temi cruciali dell’esegesi aristotelica (l’anima, i demoni, la libertà), ma anche una ri­
flessione sullo stato della società del suo tempo, sollecitata da eventi storici di grande
rilievo. Questa caratteristica “politica” ha inciso sulle scelte adottate dalla traduttrice.
La peculiarità del latino “grosso” di Pomponazzi - strumento espressivo ancora vivo e
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mobile e funzionale all’insegnamento orale - ha imposto una resa italiana attenta al


contesto, piuttosto che alla rigida fedeltà lessicale, alla struttura accidentata della frase,
e all'uso libero della terminologia tecnica da parte dell'autore, conformemente alle sue
intenzioni non solo filosofiche, ma anche polemiche. Illuminante in questo senso è sta­
to il caso del lemma «latitudo», per l’accezione generica e non rigorosa in cui esso si
presenta nel testo pomponazziano.
Eugenio Canone {Ecdotica delle opere italiane di Bruno dal secondo dopoguerra
ad oggi. Il caso emblematico della Cena delle Ceneri) ha rilevato come per l’edizione
delle opere italiane di Bruno sia stata determinante la scoperta di una redazione signi­
ficativamente diversa di un intero foglio della Cena delle ceneri. Giovanni Aquilecchia
ha individuato questa redazione sulla base di una versione manoscritta settecentesca
contenuta in un esemplare della Biblioteca Nazionale di Roma e ha approntato un’edi­
zione del testo, pubblicato nel 1955, con criteri fortemente conservativi, precisando
che essa riproduceva «essenzialmente il codice romano, a stampa e manoscritto». Que­
sta scelta è stata successivamente riconsiderata dallo studioso, che ha sempre più insi­
stito sul l’importanza di una più ampia collazione di esemplari. L’edizione del 1955
della Cena delle ceneri ha dato l’avvio a una serrata discussione che ha coinvolto l’in­
tera produzione bruniana, soprattutto sullo statuto delle cinquecentine, come anche sul­
la «fedeltà e leggibilità» di un’edizione moderna.
Nel quadro del «Progetto Cardano» Marialuisa Baldi {Pubblicare Cardano. I Con-
tradicentium medicorum libri) ha illustrato le ragioni e le caratteristiche del DVD dei
Contradicentium medicorum libri, l’opera medica più impegnativa di Girolamo Carda­
no. Il DVD è stato realizzato in collaborazione con l’istitituto di Linguistica Computa­
zionale del CNR di Pisa e con progetto scientifico di Marialuisa Baldi, Andrea Bozzi e
Guido Canziani. Nel corso dell’intervento sono state fomite esemplificazioni del suo
funzionamento e sono state chiarite le finalità di ricerca che ne costituiscono la specifi­
cità rispetto ai più comuni supporti informatici disponibili sul mercato. Infatti, oltre
alla consultazione e all’interrogazione dei documenti, il DVD consente di navigare tra
la trascrizione e le immagini di tutte le stampe cinque e seicentesche, offrendo all’uti­
lizzatore la possibilità di annotare il testo, di indicizzarlo, di individuare e trascrivere le
varianti. Il lavoro è stato preliminarmente inquadrato alPintem o del progetto per la
pubblicazione delle opere cardaniane, a partire da alcune riflessioni generali sugli Ope­
ra omnia lionesi del 1663, a cura di Charles Spon.
Nel ricordare le ragioni che hanno ispirato, anni or sono, l’avvio del «Progetto Car­
dano», Guido Canziani, che del Progetto è direttore scientifico, ha sottolineato ( Tra­
durre Cardano. Il De libris propriis e il Theonoston) come l'edizione di un corpus di
testi rientri pienamente tra le attività intese alla cura e alla valorizzazione di beni cul­
turali. Un’impresa di questo tipo richiede competenze filologiche, storiche e discipli­
nari, ma comporta ormai, sempre più spesso, interventi pluridisciplinari per la realizza­
zione di prodotti differenziati. In questa prospettiva, la traduzione di un autore rinasci­
mentale, e di Cardano in particolare, può assolvere il compito non irrilevante di avvici­
nare lavori destinati altrimenti a restare inesplorati. Peraltro, la difficoltà dei testi car-
daniani, le loro vicende editoriali, il carattere ostico del latino in cui sono scritti, la
continua interferenza dei motivi biografici e teorici, rendono evidente come anche la
traduzione non possa evitare molti dei problemi con cui deve misurarrsi l’edizione cri­
tica. Attraverso esempi tratti dal D e immortalitate animorum, dal Theonoston e dal De
libris propris, è stato mostrato che tradurre e editare si devono intendere come modi
differenti e complementari di comprendere un libro.
La specificità delle edizioni di corrispondenze e di epistolari è stata affrontata da
Mario Sina {L'edizione della corrispondenza e degli scritti filosofici di Jean-Robert
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Chouet), con particolare riferimento alle lettere di Jean-Robert Chouet, negli anni in
cui fu professore a Saumur e a Ginevra. Si tratta di un corpus di lettere, di prossima
pubblicazione, relativamente compatto dal punto di vista tematico, perché incentrato
sui problemi dell’insegnamento della filosofia. Come in altri casi di epistolari di sa-
vants dell’età moderna, anche l’edizione di queste lettere richiede un consistente appa­
rato di note storiche, per illuminare l’ampio contesto intellettuale e istituzionale in cui
l’autore operò. Inoltre il rilievo teorico della corrispondenza di Chouet, in assenza di
una sua produzione a stampa, rende assai utili dei riferimenti circostanziati a tutti gli
altri suoi scritti filosofici. Di qui la scelta di integrare il materiale epistolare con ap­
pendici di parti dei corsi inediti più direttamente attinenti alle discussioni filosofiche
affrontate con i corrispondenti. Grazie a questo duplice lavoro di scavo storico e filo­
sofico, le lettere di Chouet si rivelano uno strumento di primaria importanza per la
comprensione del cartesianesimo secentesco.
In La traduzione perfetta: un progetto. Locke traduttore di Nicole: un esempio,
Luisa Simonutti ha ricordato che nell’età moderna numerosi filosofi, come Montaigne,
Descartes, Spinoza, Locke, Voltaire, si sono dedicati a questioni legate alla traduzione
e sono stati essi stessi traduttori. Il caso di John Locke, con le sue traduzioni dei saggi
di Pierre Nicole sull’esistenza di Dio, su temi di etica e sulla debolezza e fallibilità del­
l’uomo, è a tale proposito emblematico. Tanto consapevole da anticipare le sue scuse
al filosofo francese, Locke si riserva una libertà si tradurre e di interpretare gli inse­
gnamenti di Nicole proprio in quanto filosofo impegnato nella società civile.
Per Maria Teresa Monti (L ’edizione del «giornale di laboratorio». Genetica di teo­
rie o archeologia di pratiche?) l’adesione a modelli diversi di storiografia scientifica
incide radicalmente sulle scelte ecdotiche. Ciò è verificabile in una tipologia - il diario
di laboratorio - esclusiva dell’ambito scientifico, come mostrano alcuni esempi tratti
dai giornali di Albrecht von Haller, Lazzaro Spallanzani e Bonaventura Corti. Un mo­
dello ecdotico tendente a rendere nel modo migliore la stratificazione del testo è fon­
damentale per la «genetica delle teorie», oggetto per eccellenza di una storia della
scienza concepita come storia del pensiero scientifico. Se viceversa si considera che la
scienza è idea e insieme procedura, rendere gli itinerari della scrittura dovrà converge­
re con una “archeologia” di pratiche/azioni/eventi, anch’essi oggetto della storia della
scienza. Nel caso specifico del diario di laboratorio il problema della scrittura, sia
come costruzione che disposizione di testo, entra a pieno diritto. Infatti lo scrivere in­
teragisce e con il piano della comunicazione convincente (cioè della retorica) e con il
progetto e la sperimentazione. L ’ecdotica tradizionale risulta spesso inadatta alla valo­
rizzazione di tali dimensioni “materiali” del testo. La peculiarità “grafica” del mano­
scritto riflette invece quella del piano scientifico, che a sua volta informa l’organizza­
zione della scrittura e a ogni pagina costituisce una sfida per una gestione epistemolo-
gicamente forte dell’edizione.
Dario Generali (Il testo tra comunicazione scientifica e strategie editoriali. Il caso
di Antonio Vallisneri) dopo aver rilevato come ormai da più di un ventennio la storio­
grafia italiana stia partecipando con interesse al dibattito sui criteri ecdotici di testi sei­
settecenteschi, ha collocato in questo contesto anche l’iniziativa vallisneriana, prima
con la pubblicazione àe\V Epistolario ed ora con la sua Edizione Nazionale. Le scelte
editoriali adottate hanno mirato ad un compromesso fra il criterio conservativo della
lingua italiana e latina vallisneriana e l’esigenza di fruibilità del testo, modernizzando,
per esempio, accenti, apostrofi, uso delle maiuscole, ecc. Una peculiarità dei testi di
Vallisneri, che richiederà scelte ecdotiche particolari, è la complessità dei percorsi edi­
toriali e la massiccia presenza di scritti anonimi e pseudonimi, frutto di strategie fina­
lizzate alla creazione di un’egemonia scientifica e culturale. Si tratta di scritti compar­
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si in edizioni, ristampe e sedi differenti, prima usciti come contributi autonomi gene­
ralmente sui periodici eruditi e quindi variamente riediti con significative integrazioni
o più o meno identici alla prima versione, in raccolte a loro volta nuovamente ripropo­
ste, talvolta come ristampe, in altri casi organizzate in modi differenti: tutta una com­
plessità che ha posto il problema di conciliare l’esigenza di essenzialità editoriale con
quello dell’identità delle opere vallisneriane e dei loro percorsi.
Paolo Cristofolini (// sostrato materiale delle idee. Esperienze di edizioni e tradu­
zioni tra Vico e Spinoza) si è soffermato sulle sue recenti esperienze di traduttore del
Trattato politico di Spinoza (ETS, Pisa 1999 e 2004) e di editore della Scienza nuova
del 1730 di G.B. Vico (Guida, Napoli 2004). Attraverso una serie di esempi concreti,
ha dimostrato come la dimensione più ‘"artigianale” del lavoro dello storico della filo­
sofia, che è quella del restauro filologico, permetta non soltanto una restituzione del
pensiero delFautore, ma anche un intervento su questioni interpretative aperte. In par­
ticolare, nel caso di Spinoza ha insistito sulla traducibilità, nel linguaggio politico con­
temporaneo, di termini come civitas, imperium, multitudo, e sulla portata storica di
certe trasformazioni del lessico politico. La filologia vichiana, per contro, ha consenti­
to di riflettere sulla portata della storia delle parole nel costituirsi delle scienze umane
e della loro comparatistica.