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IL CANONE DELLE SCRITTURE

Dei Verbum n. 8:

La sacra tradizione

8. Pertanto la predicazione apostolica, che è espressa in modo speciale nei libri


ispirati, doveva esser conservata con una successione ininterrotta fino alla fine dei
tempi. Gli apostoli perciò, trasmettendo ciò che essi stessi avevano ricevuto,
ammoniscono i fedeli ad attenersi alle tradizioni che avevano appreso sia a voce che
per iscritto (cfr. 2 Ts 2,15), e di combattere per quella fede che era stata ad essi
trasmessa una volta per sempre (11). Ciò che fu trasmesso dagli apostoli, poi,
comprende tutto quanto contribuisce alla condotta santa del popolo di Dio e
all'incremento della fede; così la Chiesa nella sua dottrina, nella sua vita e nel suo
culto, perpetua e trasmette a tutte le generazioni tutto ciò che essa è, tutto ciò che
essa crede.

Questa Tradizione di origine apostolica progredisce nella Chiesa con l'assistenza


dello Spirito Santo (12): cresce infatti la comprensione, tanto delle cose quanto delle
parole trasmesse, sia con la contemplazione e lo studio dei credenti che le meditano
in cuor loro (cfr. Lc 2,19 e 51), sia con la intelligenza data da una più profonda
esperienza delle cose spirituali, sia per la predicazione di coloro i quali con la
successione episcopale hanno ricevuto un carisma sicuro di verità. Così la Chiesa
nel corso dei secoli tende incessantemente alla pienezza della verità divina, finché in
essa vengano a compimento le parole di Dio.

Le asserzioni dei santi Padri attestano la vivificante presenza di questa Tradizione, le


cui ricchezze sono trasfuse nella pratica e nella vita della Chiesa che crede e che
prega. È questa Tradizione che fa conoscere alla Chiesa l'intero canone dei libri
sacri e nella Chiesa fa più profondamente comprendere e rende ininterrottamente
operanti le stesse sacre Scritture. Così Dio, il quale ha parlato in passato non cessa
di parlare con la sposa del suo Figlio diletto, e lo Spirito Santo, per mezzo del quale
la viva voce dell'Evangelo risuona nella Chiesa e per mezzo di questa nel mondo,
introduce i credenti alla verità intera e in essi fa risiedere la parola di Cristo in tutta
la sua ricchezza (cfr. Col 3,16).

Ogni religione rivelata sente l'esigenza di un canone perchè, se Dio ha rotto il silenzio
per parlare agli uomini, deve essere possibile sapere con certezza dove si trova questa
Rivelazione.
Il canone (dal greco kanon =regola), definisce i limiti tra ciò che è rivelato e ciò che
non lo è. La facoltà di definire il canone delle Scritture per noi (cattolici) risiede nella
Chiesa.

S. Agostino afferma: “Non crederei al Vangelo se non vi fossi spinto dall'autorità


della Chiesa”. Pertanto l'Ispirazione richiede la canonizzazione, però questa non va
intesa come operante un libro ispirato (la Chiesa non aggiunge nulla); sul libro viene
solo gettata una luce per rendere manifesto ciò che già è contenuto.
Operando la "canonizzazione", la Chiesa scopre l'Ispirazione (non la crea). Per i
cattolici è stato al
Concilio di Trento (1546) che il canone della Scrittura ha ricevuto la sua ultima
definizione. A Trento la Chiesa ha assunto una posizione definitiva su quali libri
dovevano essere inclusi nella Bibbia. Sotto pena di scomunica, il decreto denominato
"De canonicis Scripturis" dell'08/04/1546 definisce come "canonici" 46 libri
dell'Antico Testamento e 27 per il N. T. L'importanza del decreto tridentino sta nel
fatto che è autoritativo e definitivo, vale a dire che non ci saranno più libri ispirati.

Dopo il Concilio di Trento, un certo Sisto da Siena (1500) per cercare di distinguere i
libri non accolti dal canone, ha introdotto la terminologia, infelice ma ancora oggi in
vigore, di: deuterocanonici e protocanonici, che farebbe pensare a libri che
sarebbero entrati nel canone prima (protocanonici) e gli altri in un secondo momento
(deuterocanonici).

Nel linguaggio dei cattolici il termine apocrifo sta ad indicare antichi libri giudaici o
cristiani del periodo biblico o presunti tali, che nel contenuto e nel titolo si avvicinano
alla Scrittura canonica ma non sono stati accettati dalla Chiesa come testi ispirati.

La fede cristiana è stata conservata, nutrita, e comunicata oralmente. Per il fatto che
le comunità cristiane vengono a trovarsi a grande distanza l'una dalle altre, si era resa
necessaria la comunicazione scritta (i primi scritti del N. T. sono lettere di San
Paolo, il più antico in assoluto è la prima lettera ai Tessalonicesi). In secondo luogo
l'esistenza di testimoni oculari di Cristo ha caratterizzato i primi decenni del nostro
cristianesimo, ma alla morte degli Apostoli la conservazione dei detti e dei fatti di
Cristo è diventata un problema.