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188 CAPITOLO 9. DINAMICA DEI FLUIDI VISCOSI A questo punto, ragionando per domini, nel substrato laminare (0 < y < 5) utilizzando la (9.4.9) ¢ la (9.4.11) si ha: 4 (vs) dvs) _ To =~ > op - 9.4.14 dy ” dy e (e414) Si definisce velocita di attrito u, la quantita: =m. [% wef p (9.4.15) tale velocita non ha un significato fisico legato ad una velocita-ben precisa, si chiama cosi solo perché ha le dimensioni di una velocita. Sostitiiéndo la (9.4.15) nella (9.4.14) si ottiene: (9.4.16) (vz) = (9.4.17) (oa) cio?, nel substrato laminare la velocita media{v,) varia con legge linerare. Passando al nucleo turbolento (y > 5),-utilizzando la (9.4.9) e la (9.4.12) si ha: Tr pl? () ‘ (9.4.18) Abbiamo visto che (9.3.75): r=) (9.4.19) Combinando le due relaziosi §i ha: T= (1 - (9.4.20) ¢ sostituendo nella (9.418): ¥) gp (4ie2d)* 7 ( ¥) =? ( és (9.4.21) ovvero: y 1-4 9.4.22) ®) (azn Limitando lo studio alla parte bassa del nucleo turbolento, ovvero a un intorno y ~ 6* possiamo sfruttare la (9.4.13) e scrivere: (7) =-abe (8) (ay 9.4. TEORIA DELLA LUNGHEZZA DI MESCOLAMENTO 189 da cui, ricordando la (9.4.15), dapprima si ha: CSO me © poi: a -* ( z ) (9.4.25) avendo scartato la radice negativa perché conducente ad un asstirdo fisico. Abbiamo detto che ci limitiamo a studiare il nucleo turbalento in prossimita. di y+ 6*. In tale intorno, dal momento che 6 < yp si verifica? 1 he > ( jeu (9.4.26) ¢ quindi, la (9.4.25) diviene: (vs) _ te & (9.4.27) Integrando, si perviene al risultato: (ve) = “ing cost (9.4.28) k relazione dovuta alle ipotesi di Prandtlenota con il nome di legge di distribuzione logaritmica della velocita, Tale legge mostra come nel nucleo turbolento, almeno in prossimita di y = 6, la velocita media, (vs) vari in modo logaritmico. Verifiche sperimentali, successive alla. teoria di Prandtl, hanno mostrato che la legge logaritmica si adatta. bene:ndn solo in prossimita di 6* ma anche in tutto il mecleo turbolento fino alla quota y = yo. Questo ha portato a riflettere, non tanto sulla struttura generale della teoria della lunghezza di mescolamento quanto sullespressione della hingkézza di mescolamento (9.4.13) assunta da Prandtl. Se da un lato, in prossimita del fondo (y -> 4), la proposta di Prandtl porta a risultati ragionevoli, cio’: 1(6) = lim (ky) = k5 +0 (9.4.29) Fa Gall’altro non seriibta-verosimile che: U(yo) = lim (ky) = 9.4.30) (vo) = Tim (ky) = kyo (9.4.30) Infatti, la condizione cinematica di appartenenze alla superficie libera valida per fluidi non miscibili porta a ritenere che: 150) per yw (9.4.31) in contrasto con V'assunzione di Prandtl. Questo ha portato a rivedere la (9.4.13) con una conseguente miriade di altre proposte. Qui mostriamo quella. che, con un 190 CAPITOLO 9. DINAMICA DEI FLUIDI VISCOSI semplicissimo ragionamento ingegneristico, ci sembra possa. giustificare gran parte cei risultati sperimentali. Partiamo dalla constatazione che la (9.4.28) é verificata sperimentalmente in tutto il dominio turbolento e quindi che l’equazione differenziale (9.4.27) @ corretta. Se analizziamo V’origine di tale equazione differenziale (9.4.22) ci accorgiamo che si perviene allo stesso risultato se assumiamo: (9.4.32) Infatti, sostituendo la (9.4.32) nella (9.4.22) si ha: (te2)" %% ( a) woe = (1-*)=- — (9.4.33) z By? dy (ty fh Fa) wo. phy key! da cui: ad Eve) _ te (9.4.34) dy ky cio? la (9.4.27) e la soluzione (9.4.28). Matéimiticamente, l'assunzione (9.4.32) giustifica i risultati sperimentali. Da un punto di vista squisitamente fisiedPassunzione (9.4.32) significa che la lunghezza di mescolamento é distribuita come illustrato in Fig.9.4.5. as ies qe WAR Z Figura 9. Un semplice studio di funzione evidenzia come la lunghezza di mescolamento massima si raggiunga in corrispondenza della quota y = 2yo ¢ valga: 2 ~ Ica = = 7ghe % 0.385 yp (9.4.35) Liassunzione (9.4.32) rispetta la condizione cinematica di appartenenza alla super- ficie libera: Uyo) = lim (1 jA-2 rm 0 (9.4.36) 9.5. DISRIBUZIONE LOGARITMICA DI VELOCITA PER MOTI TURBOLENTI DI PARATE ¢ rispetta l'assunzione di Prandtl: Hy > 5) = lim (i 1- 2) sky (9.4.37) Tali risultati sono fisicamente coerenti con il fatto che una superficie libera.@ “meno rigida” di una parete. Indicando con tp la velocita (v(yo)), dalla (9.4.28) si ha: Um = c Inyo + cost (9.4.38) e sottraendo membro a membro la (9.4.38) dalla (9.4.28) si-ottiche: (vz) 1 (0) 5 tm wa) ae (9.4.39) Ja costante k é nota con il nome di costante di Von Karman. 9.5 Disribuzione logaritmica diy velocita per moti turbolenti di parate liscia-e parete scabra Per precisare il valore di % della (9.4.39) nel ntieleo turbolento @ necessario ricorrere all’analisi dimensionale e alla sperimentaione tel modo che segue. Prima di tutto bisogna indiviuare le ‘grandezze da cui dipende vn. Attraverso un’indagine preliminare possiamo dire che ¥,, dipende da: 1. le caratteristiche del fiuido, cio®p.o 1; 2. la tensione tangenziale al fondo» 0, in maniera equivalente, dalla velocita di attrito m5 3. la distanza del pelo liberd/(asse di simmetria) dalla parete yo; 4. la scabrezza della parete © Il punto 4. dipende dal fatta,che in realta una parete non @ perfettamente liscia ma presenta delle asperita che;a seconda dell’entita, influiscono pit o meno sul moto (Fig.9.5.1). ¢ rappresenta un “valore medio” delle asperita. In relazione alle diendenze individuate si pud dire che: Um = £(P; Hs the: Yor") (9.5.1) Assumendo cone grandezze fondamentali p,u, € yo, applicando il teorema di Buc- kingham si trova: Mm yd un seam wn) La quantita R, = “3! hala struttura di un numero di Reynolds ed @ detto numero i Reynolds costruito con la velocita di attrito, La quantita, ¢/y @ detta scabrezza relativa. In base ai risultati evidenziati dalla (9.5.2) possono individuarsi i seguenti regimi turbolenti: (9.5.2) 192 CAPITOLO 9. DINAMICA DEI FLUIDI VISCOSI 1 Figura 9.5.1: « regime turbolento di “parete liscia”, quando £ —+ 0; © regime turbolento di ‘parete scabra”, quando Re, #2) + oo, ovvero g- + 0; # regime turbolento “intermedio”, quando Re, ¢ £-€8sumono valori fniti. 9.5.1 Regime turbolento di parete listia Questo regime di moto si verifica quando £ 0, situazione che si presenta per moti che si sviluppano su vetro, laminati plastici; etc. In generale si pud parlare di regime turbolento di parete liscia quando le agperita della parete non emergono dal substrato laminare, cioé quando: e : (9.5.20) 9.6. TEORIA DELLO STRATO LIMITE 195 In questo regime non é possibile, allo stato attuale delle conoscenze, ricavare una legge di distribuzione universale. Le leggi di parete liscia ¢ scabra valgono anche per condotte cilindriche purché si assuma come asse y, in ogni punto del contorno, Passe diretto lungo la normale al contorno stesso. La costante k, detta universale, di Von Karman ha il valore: k=04 (9.5.21) mentre i coefificienti be 0, sono stati trovati da Nikuradse che hareondotto esperienze sperimentali su tubi resi artificialmenti scabri con sabbie-omogence incollate sulla parete. I valori trovati da Nikuradse sono: = 5.50 € 6, =8.50 (9.5.22) Sostituendo nella (9.5.11) il valore di b; trovato da Nikuradse si ha: Re, F ny, =550 > MR = (9.5.23) da cui si pud ricavare lo spessore del substrate liininare che vale: 1.6y = (9.5.24) Sostituendo nella (9.5.18) il valore di.by trovato da Nikuradse si ha: —lin(m)=8.50 / > 130k wb (9.5.25) k : 30 a ioe, in un moto assolutamento Yorbolento la velocita si annulla alla quota: é = 9.5.26 T* 35 (9.5.26) Per altro, sempre per un(iaoto assolutamente trubolento, sostituendo la (9.5.26) nella (9.5.17) si trova: 2 jm (hs) (9.5.27) 9.6 Teoria dello strato limite Si consideri un moto uniforme unidirezionale di un fluido reale animato da una velocita costante v, = vo. In assenza di ostacoli il gradiente di velocita. ®% si mantiene nullo, mentre la viscosita dinamica 1 molto piccola. Ne consegue che: (9.6.1) e assunzione del modello di fluido ideale é lecita. 196 CAPITOLO 9. DINAMICA DEI FLUIDI VISCOSI Vo Figura 9.6.1: Immaginiamo adesso di inserire un ostacolo entro il campo di moto (Fig.9.6.1). Il primo effetto indotto dall’ostacolo é quello di una curvatura delle linee di corrente. L'inserimento dell'ostacolo non altera la. viscosit,dihamica del fluido, tuttavia se assumessimo ancora un comportamento di fluido, ideale risulterebbe, come visto parlando del paradosso di D’Alembert, una influeiiée nulla sul moto nel senso che Yostacolo non genererebbe resistenze 8 questo é.in,contrasto con l'evidenza fisica. In realta quello che succede @ che la. visosit®del fluido, seppure piccola, @ suffi- ciente a far aderire lo strato fluido prossimo alla parete dell’ostacolo, annullandone Ja velocita per la condizione di aderenza, Partendo quindi da una velocita v, = 0 sull’ostacolo, allontanandosi dallo stesso viene meno la sua influenza sul moto del fluido fino a che, ad un certa distanza, Ta velocita torna ad essere quella di moto uniforme uz = vo. E? chiaro che il passaggio da v, =0 a v, = vp implica che: oe 40 > ty oe 40 (9.6.2) cioé le tensioni tangenziali rion sono pitt mulle e quindi un’assunzione indiscriminata dell’ipotesi di fluido ideale nowé corretta. In generale, cid che succede é: nye p (28% 28 BL Gas ax: mage EL grande > my = quantita finita (9.6.3) e dove 7 # 0 non possiamo assumere l'ipotesi di fluido ideale, Questa osservazione introduce il concetto di strato limite, per la prima volta proposto da Prandtl. Si definisce strato limite quella regione prossima alla parete dove le tensioni viscose 7 non sono trascurabili. Al di fuori dello strato limite Vipotesi di fluido ideale risulta accettabile. A questo punto @ necessario definire lo spessore 6 dello strato limite. Conven- zionalmente si definisce spessore dello strato limite 6 quella distanza, normale alla parete, alla quale la velocita del fluido vs, parallela alla superficie dell’ostacolo, dif- ferisce per meno dell'1% dalla velocita di moto uniforme che si avrebbe in assenza dell’ostacolo. 9.6. TEORIA DELLO STRATO LIMITE 197 9.6.1 Strato limite su lastra piana Si consideri un moto piano uniforme di una corrente che investe una lastra piana sottile (Fig.9.6.2). Appena la corrente investe Ja lastra inizia a formarsi uno strato limite che cresce nella direzione del moto. Ae a Figura 9.6.2: Strato limite sulastra piana, Inizialmente le forze viscose dominano le forze‘inerziali per cui si ha una regione in cui il moto risulta laminare (strato limite laiminare). Procedendo nel senso del moto, le tensioniturbolente crescono ed iniziano a farsi sentire con il conseguente sviluppo di una zona intermedia, fortemente instabile, in cui il moto pud essere sia laminare che trubdlento (zona intermedia). Procedendo ancora nel senso del moto le tensioni turbolente prevalgono su quelle viscose e il moto diviene turbolento, prima di parete liscia (in cui @ presente un substrato laminare) e poi assolutamente turbolento (strato limite turbolento). Il passaggio al regime turbolento pud essere individuato con il numero di Rey- nolds: ut Pe, = (964) dove x é la distanza dal Wordo di ingresso (Fig.9.6.2). Si ha passaggio a regime trubolento quando Re, ¥ 5 - 10°. Le ipotesi fondamentalj per lo studio dello strato limite su lastra piana sono: 1 ba; 2. p= cost hinge la\direzione normale alla lastra y. Liipotesi 2. discefide dall ipotesi 1. ¢ dalla (9.2.18) proiettata lungo y: oh a= S (9.6.5) by Vivy (963) Alla parete [v,],. = 0 per la condizione di impenctrabilita. E” del tutto ragionevole pensare che in corrispondenza dello strato limite 6 la velocita rlyaa * Pulyas = 0 (9.6.6) perché la piccolezza dello spessore 6 non ne consente variazioni apprezzabili. Per studiare lo strato limite su lastra piana @ necessario riscrivere il principio della quantita di moto nel modo che segue. 198 CAPITOLO 9. DINAMICA DEI FLUIDI VISCOSI 9.6.2 Bilancio integrale della quantita di moto Sia il calcolo dello spessore 6 dello strato limite che l'individuazione della. distribu. zione delle tensioni tangenziali alla parete 7p, pud essere fatto applicando il principio Gi conservazione della massa ¢ il principio della quantita di moto. Si consideri un fluido incomprimibile in moto piano permanente e lo strato limite che questo crea quando investe una lastra sensibilmente piana (Fig.9.6.3). Figura 9.6.3: Schema per la determinazione‘Uel bilancio integrale della quantita. di inoto. Si consideri il volume di controllo trattéggiato in Fig.9.6.3. Osservazione. Nelle equazioni di bilancio @ necessario considerare anche i contributi di vy + perché coesistento le condiziéni: wee, ee 5Ke (9.6.7) si ha che: ye ~ v8 (9.6.8) Applicando il principio della quantita di moto, in forma integrale, lungo l'asse © si ha: Gz + Tle = Mz, — Mi, (9.6.9) Te = M2, ~ Mi, (9.6.10) Consideriamo separatamente i vari contributi. Per quanto riguarda le forze di superficie II, si haz Te = (po — pd fos (9.6.11) essendo p = cost lungo y. 9.6. TEORIA DELLO STRATO LIMITE 199 Per quanto riguarda il flusso di quantita di moto entrante My, si ha: Mion [et nldA= fm aBA 5 -nldA frvcto-niay= [ mbey (9.6.12) 3 a Per quanto rignarda il flusso di quantita di moto uscente Mz, é necessaria una maggior attenzione. Infatti, si ha: Mp, = [ow nldA= ff oveio- maa+ f oueto> aildA = Be obs -/ pryvydA + / pu,v dA = [ pryuyde / pudy (9.6.13) Bea op Il termine JF puyvydr pud essere riscritto utilizzando,’equazione di continuita per fluidi incomprimibili. Infatti, per la stessa si ha: Qap = Qae +Qed (9.6.14) ovvero: 5 2 4 J votn= fiat [ vaty (9.6.15) 3 a 3 Moltiplicando entrambi i membri per Ia quantita costante pup si ottiene: F ° 5 f may’ f pryuyd + f provedy (9.6.16) a a 2 da cui: f Peovydr = f py — f provedy (9.6.17) % 3 a Sostituendo la (9.6417) nella (9.6.13) infine si trova: ‘ Mp, = f pudy — / provedy + f pidy (0.6.18) 2 2 3 ovvero 5 Ma, = f (8 — poove + ont) dy (9.6.19) i A questo punto, sotituendo le (9.6.11), (9.6.12) ¢ (9.6.19) nella. (9.6.10) si perviene all’equazione: 200 CAPITOLO 9. DINAMICA DEI FLUIDI VISCOSI own 4~ free J oot —pn+ ot) a f ir (9.6.20) > 3 a 2 4 (m— 2) f mute f (18 — prove + pod — oo) dy (9.6.21) 3 3 = 5 (p—)5+ | rode = | (pvov. — pu?) dy (9.6.22) [oe] che pud essere riscritta facilmente nella forma: o- mse frate=mas [[% (SE)]a(2) (9.6.23) Derivando la, (9.6.23) rispetto ad x e tenendaleonto che 6 <2 > & <1: nvifennia {ef [8 (-2)e@} (9.6.24) che rappresenta il principio della quéntita’ di moto riferito allo strato limite. La (9.6.24) vale sia per strato limite laminare che per strato limite turbolento avendo Pavvertenza, in quest ultimo caso, di considerare i valori medi. Nel caso di strato limite su lastra piana, abbiamo gid visto che p = cost lungo y. E? utile vedere adesso come cambia, dentro lo strato limite, la. pressione p lungo la direzione z. Per fare quest0‘si consideri Fig.9.6.4, ammettendo per semplicita, senza perdere in generalit, ebiela gravita sia ortogonale al piano della, figura, Figura 9.6.4: Consideriamo due linee di corrente (a) ¢ (6) che intersecano lo strato limite rispettivamente nei punti ’l’ e °2’. Fino a tali punti il fluido (esterno allo strato limite) pud essere considerato ideale e quindi, applicando il teorema di Bernoulli, si ha: Po_ Um += += Jungo la linea (a) 9.6.25) mE tang @ (9.625) Ble 9.6. TEORIA DELLO STRATO LIMITE 201 2 8m Pe lungo la tinea (b) (9.6.26) 2g 4 Wy Sottraendo la (9.6.25) dalla (9.6.26) e dividendo entrambi i memri per Az si ottiene: im-p_ Lot yh = "ag Ae (9.6.27) Al tendere di Az — 0 si ha: ldp ldp__ 1d (u2 +e) vie 2 ena ae (9.6.28) ed ancora: Lap a a 1 Vedue _ vy dvy 5 Vin nae (9.6.29) Osserviamo, perd, che nel punto ’1’: ve dus Meat gas (9.6.30) Oe per cui, dalla (9.6.29) si ricava: dp = - => “pscost lungor (9.6.31) cio’, la pressione p = cost ovunque all’interno dello strato limite, Sostituendo la (9.6.31) nella (9.6.24) si ottiene: sonth/E(-3)e@} sm Dunque, per trovare la texisione alla parete 7, ¢ di conseguenza la resistenza. che Ja lastra oppone al moto del fluido, é necessario conoscere la distribuzione di velocita Ue = (9.6.33) che, come visto, canibie's seconda del regime di moto. Ripetiamo nuovamente che la (9.6.32) vale sia pertegime laminare che turbolento, in quest’ultimo caso dobbiamo utilizzare i valori medi. 9.6.3 Strato limite laminare su lastra piana Si consideri un moto piano laminare e permanente (Fig.9.6.5) avente le seguenti caratteristiche: 1. spessore 6; 2. vy K ve ovvero vy = 0; 202 CAPITOLO 9. DINAMICA DEI FLUIDI VISCOSI Figura 9.6.5: 3. per y =4 si abbia vz = v9 € Tay = 0; 4. p= cost. Dallequazione di continuita si trova: ee + a = (9.6.34) cioe vz = ve(y)- Dalle equazioni di Navier-Stokes si ha: i Vh= ae + ave (9.6.35) owvero: - aye, apt + EV. 9.6.36) aS Ev, -0 esse) Dalla seconda equazione si eava ee Q > h=cost lungoy (9.6.37) = in (9.6.38) (9.6.39) Riepilogando: (9.6.40) 9.6. TEORIA DELLO STRATO LIMITE 203 ovvero: e Uz xy =7 9.6.41 qe (9.6.41) Integrando la (9.6.41) rispetto a y si ottiene: dvs vi =- +e 9.6.42) ay pete (9.6.42) Ricordando che: a Ite Fay = BG = TV Bes (9.6.43) e che per y = 6 lo stress Tzy = 0, sostituendo nella (9.6.43) si-i¥ova: 0= 785 — per (9.6.44) Sostituendo la (9.6.44) nella (9.6.42): diy he — Py 4 Te 9.6.45) dy oe) & ) ¢ integrando nuovamente: tt aoe pdt 9.6.46 prt (9.6.46) Per la condizione di aderenza, per y 02> vz = 0 quindi: Q=0 (9.6.47) . 2 (gy? (9.6.48) = (5 6. Sapendo che per y = 6 If Yelocita v, = vp, la (9.6.48) pud essere adimensionaliz- zata, Infatti, utilizzando proprio la (9.6.48) si ha: 8) ik w= t (* = 5) = (9.6.49) e dividendo membro-a membro la (9.6.48) ¢ la (9.6.49) si ha: (9.6.50) che rappresenta la distribuzione di velocita cereata per un regime di strato limite laminare. A questo punto, sostituendo la distribuzione (9.6.50) nella (9.6.32) si ottiene: woot {6/Q)- OO) @)]e@)} wasn a 204 CAPITOLO 9. DINAMICA DEI FLUIDI VISCOSI ¢ integrando si trova: 2 dd n= Zope (9.6.52) ‘A tale equazione pud essere associata quella di fluido newtoniano: ‘dvs uy | (e) map|] =p 9.6.53) =F, lt ees) presa con il segno positivo perché nella (9.6.52) 7) @ gid considerata contraria al moto. Tenendo conto della (9.6.50) si trova: =p? fo oh = yt nau 2 24 oF (9.6.54) Uguagliando la (9.6.52) alla (9.6.54) si ha: 2 a 9,4 ait, Bee ee Fl Ede (9.6.55) ® yg (9.6.56) 2 z % 6 = ¥30,/ 2 5.48,/ = 5.48 My % VR. essendo R,, = 8. La (9.6.57) eyidenzia come lo spessore dello strato limite laminare cresca con la distanza in misura ptoprzionale a x. Per quanto riguarda il galedlo della 7, riprendendo la (9.6.54) ¢ tenendo conto della (9.6.57) si ha: da cui: (9.6.57) 0.365908 ao = 0.365pr2. TE (9.6.58) cio’ 7» diminuisce-com Ta distanza in musura inversamente proporzionale a La resistenza totale R che una lastra piana, di lunghezza L e larghez ‘oppone al moto é: 2¢ 3 bas unitaria, L L R= | ode = 0.365pu2 [ [jot = 0.73px3L. (9.6.59) 0 a ovvero, posto R,, = "4: , n= +6 ,%, (9.6.60) VR, 2 9.6. TEORIA DELLO STRATO LIMITE 205 Nel campo delle resistenze al moto é consuetudine, per uniformare le formule, fare riferimento ad un coefficiente di resistenza Cy definito come: (9.6.61) cove © rappresenta l'area. che partecipa alla resistenza, dopo di ché la resistenza viene calcolata con l'unica formula: R= Cap'n (9.6.62) dove Cy pud cambiare a seconda dei casi. Nel caso di lastra piana = L- 1 quindi: R _ 146 Cr=—- = (9.6.63) pBL Re cioé Cr = Cr(R.,). Cambiando distribuzione di velocita: (vz) _n (W) we =f (y (9.6.64) si possono studiare in maniera del tutto analoga anche i casi di: ~ strati limite turbolento di parete listia; - strato limite turbolento di parete seabra (0 assolutamente turbolento). La relazione per il calcolo della resistenza rimane la (9.6.62) mentre cambiano i coefficienti di resistenza che in generale? Ca=Cr (fas 5) (9.6.65) Normalmente, i valori di Cp soijoforniti in forma grafica (p.es., Fig.9.6.6) 9.6.4 Separazione dello strato limite Per lo strato limite che si-forma in presenza di una lastra piana, l'assunzione di: dp a0 (9.6.66) risulta sperimentalmente accettabile. Nel caso di superfici curve per tale assun- zione non risulta piti vera perché le traiettorie perdono la. caratteristica di essere sensibilmente rettilinee e parallele tra loro. Per analizzare cosa succede in presenza di gradienti di pressione (“2 40) si consider il caso di una lastra con piccola. curvatura. In tale ipotesi é dimostrato che Pequazione della, quantita di moto (9.6.24) continua a valere purché le coordinate x ey vengano intese come curvilinee. Dunque, possiamo ripartire dalla: wo SL LEC SO} osm 206 CAPITOLO 9. DINAMICA DEI FLUIDI VISCOSI \, 12 4 681" 2 4 681 2 4 68IF 2 4 681 2 4 6 H10" Figura 9.6.6: Coefficiente di resistenza per una lastra piana in regime di strato limite laminare e strato limite turbolento di parete liscia, dove il termine 6% 0. Con un’analisi grossolana, ma utile, possiamo dire che: (9.6.68) 2 2 <0; 3. 2 >0. 11 caso 1. @ quello di lata, piana gia visto. Nel caso 2., si ha un-decremento di pressione nella direzione del moto che comporta una riduzione del termine: dp n+or (9.6.69) cui fa seguito, per Ta,{9.6.68), una riduzione dello spessore 6 dello strato limite. Nel caso 3., si ha un incremento della. pressione nella direzione del moto che comporta un aumento del termine: mt+6 dp 4 (9.6.70) er cui fa seguito un aumento dello spessore 6 dello strato limite. Questo pud fenomeno, se protratto, pud portare ad un sensibile rallentamento del moto in prossimita della parete dove localmente si pud anche invertire. Quando questo accade si parla di separazione dello strato limite dalla superficie del corpo (Fig.9.6.7). 9.6. TEORIA DELLO STRATO LIMITE 207 Lined 21 SEPARA ROUS Putra 01 ela Figura 9.6.7: Fenomeno di separaziono dello strato limite, La regione di distacco che si forma si chiama scia ed @cpratterizzata da inversione Gel moto ed emissione di strutture vorticose che dissipiino energia, La separazione pud aversi sia per strato limite laminare che turbolento e sempre per: dp Z>o (9.6.71) Nelle Figg. 9.6.8, 9.6.9 e 9.6.10 @ riportata una suecessione di immagini che mostrano ’evoluzione dello strato limite,f¢nomeno di separazione compreso, all’au- mentare della velocita della corrente.che investe l'ostacolo. Figura 9.6.8: Esempio di separazione dello strato limite in presenza di un edificio. 208 CAPITOLO 9. DINAMICA DEI FLUIDI VISCOSI Figura 9.6.9: Esempio di separazione prodotta da una velocita della corrente crescente. 9.6. TEORIA DELLO STRATO LIMITE 209 4 Figura 9.6.10: Corpo cilindrico: esempio di separazione con distacco di vortici alternati (scia di Von Karman) al crescere della velocita della corrente 9.6.5 Resistenze al moto in presenza di ostacoli La resistenza R che oppone un corpo generico investito da una corrente dipende da: @ tensione tangenziali 79 che si sviluppano sulla superficie del corpo e che si oppongono al moto; 210 CAPITOLO 9. DINAMICA DEI FLUIDI VISCOSI © presenza di una eventuale scia che da luogo ad una resistenza aggiuntiva (detta di scia) che si oppone anch’essa al moto. La resistenza di scia R, dipende dal numero di Reynolds R,, ¢ dalla forma del corpo. Quest’ultima influenza il punto di separazione e l’estensione della scia stessa. Un corpo ben sagomato implica una modesta estensione della scia. La reistenza totale R pud essere ancora espressa attraverso un coefficiente di resistenza e questo lo si pud vedere applicando Vanalisi dimensionale. Infatti, con riferimento alla Fig.9.6.11, che rappresente simbolicamente un ostacolo, si pud dire che: R= f (p,H,%0,A,e,7;) (9.6.72) dove up é la velocita della corrente che investe 'ostacolo, 4Yarea della superficie che si ottiene proiettando Vostacolo su un piano ortogonalé)al moto, ¢ la scabrezza cella superficie dell’ostacolo e rj un coefficiente di forma. 1— A Fignrn 9.6.11: Utilizzando il teorema di Bughingam, scelte come grandezze indipendenti p, ve, si ha: _f_ x ( 4 __s ") (9.6.73) poh an pred An’ pagan’ ¢ con riferimento al 8.1. [J =ML* [vo] = LT [Al=L [p= Mer-2 (9.6.74) (a = Mer ll=L Dal momento che: [BR] = pe uf.ae (9.6.75) si trova: MLT™ = M8 [507% [370 (9.6.76) da cui si ricava: ao =1 2 (9.6.77) p=1 9.6. TEORIA DELLO STRATO LIMITE 241 Inoltre, da: WW] = pug” (9.6.78) si ricava: ay =1 (9.6.79) e da: (9.6.80) si trova: (9.6.81) Sostituendo i risultati trovati nella (9.6.73) si ha: R orb aay (aera 7) (9.6.82) VA VA Inoltre, posto: Cr =2, 7 9.6.83) n= 2 (he tars) (0.688) si ottiene: 2 R>CnpA (9.6.84) Normalmente, indicando con J, = V/A la lunghezza scala, si pone: é Re, © G@=— 9.6.85) pov VA (9.685) per cui: Cr=Cr(RevsEnty) (9.6.86) ¢ la sua entita si ricava da opportuni grafici come quelli riportati a titolo di esempio nelle Figg. 9.6.13 ¢ 9.6.14. To SS b) Figura 9.6.12: Superficie A nel caso di un cilindro (a) e nel caso di una sfera (b).. CAPITOLO 9. DINAMICA DEI FLUIDI VISCOSI 212 0 G rr 10 1 10} ol 10 2 Figura 9.6.13: Coefficiente di resistenza di aicilindro investito da una corrente uniforme. USL Qa SS we 10 1108 1810 1 te Rew Figura 9.6.14: Coefficiente di resistenza di una sfera investita da una corrente uniforme.