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ANCORA SULLE RECENTI EDIZIONI CARDANIANE

di José Manuel Garci'a Vaiverde, Massimo Tamborini e pnrico I. Romboidi

1. L ettera, di José Manuel Garcxa Vaiverde*

Se villa, 18 de marzo de 2011


Querido amigo
He lefdo muy atentamente su ùltima contribución a la «Rivista di storia della filosofia»
(Breve storia delle edizioni cardaniane del Consiglio Nazionale delle Ricerche, LXV-
2010, 4, pp. 745-773), que me ha ilustrado sobre un buen nùmero de aspectos de una
historia de la que yo mismo, modestamente, formo parte. Entre sus consideraciones
hay algunas con las que creo que dificilmente se puede estar en desacuerdo: asi, por
ejemplo, cs cierto que las difercntes ediciones de las Opera de Cardano, dos de las
cuales llevan mi firma, podrfan haber tenido una mayor homogeneidad de criterios fi-
lológicos. Es incuestionable que eso hubiera aumentado la calidad del enorme trabajo,
paciente y silencioso, que requiere la fijación de un texto de Cardano, autor tan diffcil
de leer corno gratificante para el que se atreve a hacerlo. Pero, al mismo tiempo, he de
decirle que en mi opinión esa carencia no supone una disminución sustancial en el va­
lor que esas ediciones han tenido. Al contrario, creo sinceramente que cada uno de los
libros que se han publicado tanto en el inicial «Progetto Cardano del CNR» corno en el
posterior «Hyperchen, Olschki Editore» tienen el mèrito de, màs allà de las divergen-
cias formales y estructurales, servir muy dignamente a la tarea de ofrecer al lector mo­
derno unos textos que permanecfan enclaustrados en la edición de Charles Spon, incò­
moda para la lectura y plagada de errores y descuidos.
Y, si es un mèrito haber sacado addante esos trabajos por parte de sus autores, lo
mismo ha de decirse de la persona que ha liderado desde el principio el proyecto de su
edición, Guido Canziani. Su figura ha representado para mi un modelo de trabajo
cientffico riguroso desde que, siendo yo muy joven, me asomé al monumentai trabajo
que junto a Gianni Paganini hizo sobre el Theophrastus redivivus. Màs tarde tuve la di-
cha de que el prof. Canziani formara parte del tribunal que juzgó mi tesis doctoral so­
bre el De immortalitate animorum de Cardano: a la conclusión del acto me ofreció el
encargo de editar el texto. Ese encargo supuso para mi una oportunidad ùnica y fue la
causa de que yo iniciara el camino de la edición de textos.
Asumo, por otro lado, algunas de las cosas que usted dice concretamente acerca de
mis propias contribuciones, corno el hecho de que le haya dado un sesgo demasiado

* jvalverdel3 @us. es.

Rivista di storia della filosofia, n. 2, 2011


296 José Manuel Garcla Vaiverde, Massimo Tamborini, Enrico I. Rambaldi

escoléstico al pensamiento de Cardano: yo mismo, al cabo de los afios (aunque el De


uno se publicó en el 2(X)9, en realidad su realización es anterior en no menos de dos
anos) me he dado cuenta de elio, y lo cierto es que si boy tuviera que hacer esos mis-
mos libros matizaria de algun modo esa visión quizà demasiado rigida del pensamien­
to de Cardano. No obstante, siempre he subrayado - y lo seguiré haciendo - que, por
muy heterodoxo que se considere ese pensamiento, tiene una matriz aristotèlica que
hace que, por ejemplo, en el De irnmortalitate animorum Cardano se proponga resol­
ver el tema de la inmortalidad del alma realizando una exégesis fiel y rigurosa del De
anima de Aristóteles. En todo caso, le agradezco sus observaciones, si bien es verdad
que hubiese deseado una menor ligereza a la hora de calificar en ciertos puntos mi tra-
bajo. Me ha resultado especialmente dolorosa, por incompleta y oscura, la forma en
que ha tratado mi introducción al De uno, de la que sin màs explicaciones dice sucin-
tamente que se sirve «più di citazioni che di un discorso organico» (p. 769).
Permftame terminar diciendo que la tarea de recuperar el legado de Cardano, a la
cual he dedicado y sigo dedicando una parte importante de mi tiempo, posee en si mis-
mos una dignidad que trasciende de largo todas las querellas y los desencuentros. Nos
concieme, pues, a todos dejar a un lado todo aquello que entorpece o impide esa tarea,
la cual yo al menos me niego a dar por enterrada.
Con afecto y consideración.

* * *

2. Alcune osservazioni su C ard an o e le fonti classiche, di Massimo Tamborini**

La lettura della Nota di Enrico I. Rambaldi1, che si riallaccia alle profonde osservazio­
ni di Giovanni Orlandi2, mi ha fatto avvertire il peso della responsabilità di alcune
scelte fatte nella curatela del De ludo3 e dell'Ars magna4-, scelte le cui motivazioni è
forse utile porre in luce, anche nella speranza di offrire un contributo per comprender­
ne da un lato la genesi, e le motivazioni intrinseche, e dall’altro le ragioni della man­
cata omogeneità tra i titoli apparsi nel «Progetto Cardano» del Consiglio Nazionale
delle Ricerche.
Pubblicare il De ludo comportò un lavoro di scavo nelle fonti matematiche, morali
ed anche giuridiche di Cardano, nel tentativo di collocare lo scritto nel tessuto di idee
airinterno del quale venne concepito. Si rese infatti indispensabile controllare l’utiliz­
zo che Cardano fece delle fonti latine o greche, con la correlata ineludibile necessità di
motivare volta per volta la scelta se citarle, quelle fonti, nelle edizioni disponibili all’e­
poca o se ricorrere ad edizioni critiche moderne. Il criterio adottato fu, quando ciò fos­
se significativo, di verificare se la cognizione che Cardano ebbe di questa o quell’ope­
ra di questo o quell’autore antico fosse di prima mano o mediata da autori quattro-cin­
quecenteschi, tentando di identificarli nello specifico. Per la definizione dell’universo
lessicale di riferimento, ad es., divenne spesso determinante fare riferimento a tradu­
zioni e rielaborazioni di umanisti come Erasmo e Celio Caleagnini5, nonché di render

** massimotamborini @fiscali, it.


1. Rambaldi 2010.
2. Orlandi 2006.1, 2006.2.
3. Cardano 2006.
4. Cardano 2011.
5. Si veda, ad esempio, il rinvio contenuto nel cap. xxxi (Cardano 2006, p. 94 1. 6) a
Ancora sulle recenti edizioni cardaniane 297

ragione della trasformazione di termini e relazioni, quali ad esempio quella che carat­
terizza il significato del termine alea o la ricezione del greco pyrgum6. In altri casi, in­
vece, giudicai che la ricerca e l’individuazione della fonte di riferimento passasse in
secondo ordine rispetto all'importanza che l’autore o la problematica in sé hanno nel­
l’economia del De ludo; in assenza di un rimando esplicito o certo, mi parve infatti op­
portuno ricorrere ad una moderna edizione critica e non ad una fonte quattro-cinque­
centesca, poiché in quei casi rinviare sempre e comunque a testi coevi era non neces­
sario, ed anzi ambiguo, non essendovi ragione di sceglierne una piuttosto che un'altra.
Questa ardua questione dell’uso delle fonti avrebbe indubbiamente meritato una ri­
flessione collettiva, nella quale fosse coinvolto anche il Comitato Scientifico del «Pro­
getto», che così avrebbe potuto svolgere la sua funzione principe di «garantiire} l ’u ­
niformità dell'edizione, stabilendo criteri omogenei per la realizzazione degli appara­
ti e il trattamento filologico dei testi»7. Sarebbe poi stato compito della Direzione stes­
sa di trarre una sintesi da proporre come indirizzo ai curatori, nel più pieno rispetto
delle loro scelte scientifiche (condizionate in primis dalla specificità dei singoli scritti
cardaniani, che sarebbe assurdo artificiosamente ricondurre a coerente e rigoroso im­
pianto complessivo unitario). E invero era stata questa la strada lungo la quale il «Pro­
getto Cardano» era dapprima sembrato avviarsi, parendo questo lo scopo principale dei
due Convegni intemazionali di Milano (19978, 20029), che richiamavano quello di
Wolfenbuttel del 198910. Ma poi, nella concreta esecuzione del «Progetto», ai curatori
non venne prospettato alcun concreto indirizzo sui criteri storico-filologici da usarsi, in
forma almeno flessibilmente unitaria, che fosse tratta dalle molte feconde idee discus­
se in quelle occasioni; non da quelle espresse in alcuni interventi specifici; non dalle
indicazioni che si potevano cogliere ed estrapolare dalla trascrizione di Germana Ernst
del cardaniano Pronostico generale1' e neppure dai criteri filologici assunti da Raffae­
le Passarella nell’edizione del De orthographiaì2. Inoltre, a mio modo di vedere, non si
perseguì con la necessaria determinazione la comunione della esperienze e la circola­
zione delle idee.
In assenza di un lavoro di indirizzo e coordinamento, l’allestimento delle singole
edizioni si sviluppò dunque al di fuori di una codificazione intersoggettivamente va­
gliata delle modalità d ’edizione. Accadde così (per stare qui solo al problema delle ci-

Plauto (Curculio, II, 77-80): «Invocai Planesium, [...] Talos arripio: invoco almam meam
nutricem Herem» (Spon 1663, p. 276b). Le modalità di riferimento al testo di Plauto esclu­
dono con certezza che Cardano attingesse, come in altri luoghi, allo scritto di Caleagnini,
mentre parrebbe più probabile la citazione dall’edizione veneziana del 1522; il che compor­
ta che Cardano si riferissse qui direttamente al testo dell’autore latino. Sempre nel cap. xxxi
(Cardano 2006, p. 92 1. 3), invece, Cardano — forse equivocando su un passo attinto dai
Colloquia di Erasmo — sbaglia un’attribuzione, scrivendo «Tali quoque ex ebore fiebant,
Martialis in Apophoretis “Senio nec nostrum, cum Cane quassat ebur». anziché: «Tali quo­
que ex ebore fiebant. Martialis in Xeniis: etc.».
6. Al quale Cardano rinvia nel cap. xxx, «Mittere in pyrgum talos», citando Orazio,
«Mitieret in phinum talos, mercede diurna»; Sermones, II, 7, 17.
7. L'espressione, che appariva nel sito del Consiglio nazionale delle ricerche
www.cspf.mi.cnr.it/cardano, è riportata in Rambaldi 2010, p. 756.
8. Aa.Vv. 1999.
9. Aa.Vv. 2003.
10. Aa.Vv. 1989.
11. Ernst 1999.
12. Cardano 2003 e ripresi in Cardano 2008.2.
298 José Manuel Garda Vaiverde, Massimo Tamborini, Enrico I. Rambaldi

tazioni delle fonti di Cardano, e tacendo invece di quelli lessicali, ortografici, d ’inter­
punzione ecc. nonché della normazione degli apparati; aspetti per i quali rimando ad
Orlandi 2006.1 e 2006.2 ed a Rambaldi 2010) che la pluralità dei criteri di riferimento
nell’esame delle fonti si estrinsecasse senza nessun confronto tra le singole posizioni.
Per stare al caso del De ludo, sarebbe stato più che opportuno che tali criteri fosse­
ro oggetto di discussione approfondita (e in questo senso mi ero espresso più volte con
la Direzione, ma senza riuscire ad interloquire, a discutere nel merito e a confrontarmi,
in maniera adeguatamente puntuale, come ritenevo fosse necessario, con una articolata
e delineata posizione strategica d’indirizzo). Rimasi, inoltre, all’oscuro delle soluzioni,
in qualche misura affini alle mie, che agli stessi problemi stava dando Elio Nenci nella
curatela del De subtilitate. Anche Nenci decise infatti di non fare riferimento a «testi
appartenuti a contesti linguistici estranei a quelli conosciuti da Cardano»13 e. per le
«testimonianze provenienti dall*antichità»14, di riportare «solo quelle [...] direttamente
presenti a Cardano», usando per il resto passi antichi giunti a Cardano presumibilmen­
te «attraverso la mediazione di autori a lui più o meno contemporanei»15. Fin qui, le
posizioni mia e di Nenci evidenziavano elementi di similitudine, ma si differenziavano
per la parte nella quale io, come dicevo, sceglievo che in assenza di chiari rimandi a
traduzioni e rielaborazioni circolanti ai tempi di Cardano avrei rinviato ad edizioni cri­
tiche odierne, laddove Nenci optava invece per la generalizzazione di sempre e co­
munque «citare, nella loro traduzione latina medievale, o rinascimentale, anche le te­
stimonianze originariamente in lingua greca»16.
Un altro caso di affinità e differenza nella soluzione del problema delle fonti di
Cardano è offerto dal De sapi enfia, al quale, quando uscirono il De subtilitate ed il De
ludo, già da anni lavorava Marco Bracali'7. Per gestire «nel modo più unitario possibi­
le»18 1’«enorme mole di citazioni, allusioni ed esempi»19 che Cardano attinge all’Anti-
chità. Bracali, richiamando gli studi di Danilo Zardin20 - dai quali appare che «“il re­
gistro storico-antiquario era, in effetti uno dei moduli più ampiamente sfruttati”»21 dal
Lombardo - faceva riferimento alla «biblioteca universale»22 dei centoni letterari rina­
scimentali; Cardano, che condivideva quella sorta di «biblioteca universale» con i suoi
lettori, ricorreva molto frequentemente alle «raccolte più ricche»23, e così nel De sa-
pientia ci si imbatte «molto spesso»24 in «citazioni che il nostro autore potrebbe avere
senza difficoltà tratto dalla fonte originale, che egli stesso condivideva con gli eruditi
moderni»25, ma che nella sostanza rinviavano appunto alla «biblioteca universale»26.
Bracali sceglieva dunque «di indicare accanto all’autore classico che Cardano aveva
certamente letto [...] anche i vari testi eruditi che riportano il medesimo passo o argo­

13. Cardano 2004, p. 10.


14. Ivi, p. 11.
15. Ibidem.
16. Ivi. p. 12.
17. Cardano 2008.1.
18. Ivi, p. XL.
19. Ivi, p. XXXIX.
20. Zardin 2002.
21. Cardano 2008.1, pp. XL-XLI.
22. Ivi, p. XLI.
23. Ivi, p. XLIII.
24. Ivi, p. XLVI.
25. Ibidem.
26. Ivi, p. XLI.
Ancora sulle recenti edizioni cardaniane 299

mento; e questo al fine di mostrare il terreno comune»27 a Cardano ed ai suoi lettori.


Una soluzione, come si vede, per alcuni aspetti affine a quelle adottate da Nenci e da
me, ma per altri anche diversa, e che consentiva di tener cohto in modo specifico del
testo cardaniano, non essendo possibile, ripeto, ricondurre ad artificiosa unità un testo
“matematico” come il De ludo, uno “naturalistico” come il De subtilitate ed uno “mo­
rale” con il De sapientia.
La riflessione sul mancato confronto tra i metodi storico-critici, e quindi sull’assen-
za di un delineato indirizzo, non certo, rigidamente unitario, ma meditatamente e fles­
sibilmente omogeneo, andrebbe esteso anche all’apparato di commento ed alVindex
verborum. Per qual che mi riguarda, e credo che sia accaduto anche ad altri curatori del
«Progetto», nel procedere del lavoro mi sono visto crescere tra le mani una messe di
materiali, riconducibili ad ambiti tra loro anche diversi e di un’intrecciata complessità
ben nota agli studiosi del Rinascimento. L’estensione e la molteplicità degli interessi di
Cardano è infatti tale, da collocare i suoi scritti in un’area di confine tra molte discipli­
ne, rendendo difficile studiarli, ma facendone nel contempo un luogo privilegiato per
l’osservazione del Rinascimento. Da qui, per il De ludo, l’idea del commento, invero
ridotto - in fase di stampa - ad una essenzialità limite, se commisurato alla vastità e
complessità della problematica, ma pur sempre, ed a prima vista, generoso per un’ope­
ra così esigua. Nel commento, l’appartenenza del De ludo ad un territorio criticamente
e storiograficamente poco definito impediva di procedere per semplici rinvìi, rendendo
per contro necessario perimetrare un ambito concettuale proteiforme, che attinge a di­
versi domini. Si è dunque scelto di non ricorrere a categorie, concetti e termini che fos­
sero il frutto di una successiva evoluzione disciplinare: formulazioni posteriori della ri­
flessione sulla probabilità si sarebbero sovrapposte al dato emergente, deformandolo e
privandolo, come spiega anche Paolo Rossi28, della sua originaria peculiarità.
Nuovamente, su questo diverso aspetto, Nenci e Bracali stavano adottando soluzioni
ad un tempo affini e differenti dalle mie. Ma anche in merito a questo problema venne
meno il momento collegiale della discussione e della sintesi; o, più semplicemente, ove
quella discussione collegiale in qualche modo ci sia stata - questo non mi è dato sapere -
ciò che comunque venne a mancare fu la condivisione dei risultati cui eventualmente ap­
prodò; risultati che pure dovevano ben risiedere in qualche luogo (altrimenti dovremmo
avanzare l’ipotesi perniciosa dell’azione del caso), tanto che il De sapientia venne poi
presentato come la prova della «continuità»29 tra il «Progetto Cardano» del Cnr e la suc­
cessiva iniziativa promossa da Canziani e dalla Baldi presso Olschki.
Non voglio qui per nulla affatto affermare che se la Direzione avesse organizzato
degli sporadici o sistematici seminari di lavoro tra noi tre, ma non solo — i collabora­
tori impegnati erano numerosi — , le nostre curatele sarebbero state unitarie. I differen­
ti scritti di un poligrafo come Cardano, ripeto, non solo ammettono, ma anzi esigono di
dar spazio ad ineliminabili differenze, e soluzioni rigidamente “parallele” da applicarsi
meccanicamente a tutte le sue opere sarebbero intrinsecamente errate. Lo mostra anche
il fatto che io stesso, per VArs magna, ho ritenuto di agire altrimenti che per il De ludo
e di dover ridiscutere l’impianto critico-metodologico, poiché il diverso quadro proble­
matico presentato dal lavoro di edizione dellM rs magna ha condotto a scelte molto di­
verse ed ancora e, nuovamente, altre, sia rispetto al De ludo sia in relazione al corpus
delle opere già edite.

27. Ivi, p. XLVI.


28. Rossi 1992.
29. Cardano 2008.1, p. V.
300 José Manuel G arda Vaiverde, Massimo Tamborini, Enrico I. Rambaldi

Ritengo, in conclusione, che, con ogni probabilità, se la D irezione avesse praticato


uno stile di lavoro più meditato, che favorisse i confronti per giungere a delle sintesi e
a degli indirizzi conosciuti da tutti, anche le singole curatele e, più in generale, tutto il
«Progetto» ne avrebbero tratto sicuro giovamento. E sono anzi convinto che se si fosse
seguito un metodo direttivo più consono alla com plessità dell’impresa, il «Progetto
Cardano», nonostante le gravi traversie finanziare che oggi affliggono tutte queste in­
traprese editoriali, sarebbe ancora in vita, com e ancora vive e vitali sono le altre due
edizioni che fanno capo all’«Istituto del C nr per la storia del pensiero filosofico e
scientifico moderno», quelle di Giam battista V ico ed Antonio Vallisneri.

Riferim enti bibliografici

- Aa.Vv. 1992: La matematizzazione dell’universo. Momenti della cultura matematica tra


’500 e '600, a cura di Lino Conti, Edizione Porziuncola, Assisi 1992.
- Aa.Vv. 1999: Girolamo Cardano. Le opere, le fonti, la vita, Atti del Convegno intema­
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tonii Huguetan et Marci Antonii Ravaud, M.D.LXIII, Cum Privilegio Regis, 10 tomi, t. I,
pp. 262a-276b.
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rella, in Aa.Vv. 2003, pp. 525-617.
- Cardano 2004: Girolamo Cardano, De subtilitate. Edizione critica a cura di Elio Nenci,
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■ Cardano 2006: Girolamo Cardano, Liber de ludo aleae, a cura di Massimo Tamborini,
FrancoAngeli, Milano 2006.
- Cardano 2008.1 : Girolamo Cardano, De sapientia libri quinque, a cura di Marco Bracali, con
una «Premessa» di Marialuisa Baldi e Guido Canziani (pp. III-V), Olschki, Firenze 2008.
- Cardano 2008.2: Girolamo Cardano, De utilitate ex adversis capienda. Praefatio. Edizio­
ne critica a cura di Raffaele Passarella; supplemento al n. 4/2008 della «Rivista di storia
della filosofia».
- Cardano 2011 : Girolamo Cardano, Artis magnae, sive de regulis algebraicis, liber unus, a
cura di Massimo Tamborini, FrancoAngeli, Milano 2011.
- Ernst 1999: Germana Ernst, Astri e previsioni. Il ‘Pronostico’ di Cardano del 1534, a cura
di Germana Ernst, in Aa.Vv. 1999, pp. 457-475.
- Orlandi 2006.1: Giovanni Orlandi, Problemi di metodo editoriale in testi filosofici, in
Aa.Vv 2006, pp. 23-39.
- Orlandi 2006.2: Giovanni Orlandi, Sincronia e diacronia. Su una recente edizione del De
Ancora sulle recenti edizioni cardaniane 301

libris propriis di Girolamo Cardano, in «Rivista di storia della filosofia», LXI (2006), 4, pp.
949-954.
- Rambaldi 2010: Enrico I. Rambaldi, Breve storia delle edizioni*cardaniane del Consiglio
Nazionale delle Ricerche, in «Rivista di storia della filosofia», LXV(2010), 4, pp. 745-773.
- Rossi 1992: Paolo Rossi, Tradizione matematica e tradizione sperimentale nella rivolu­
zione scientifica, in Aa.Vv. 1992, pp.3-19.
- Zardin 2002: Danilo Zardin, Nell'officina del poligrafo: la biblioteca 'ideale' di Cardano
e le fonti dell'enciclopedismo librario, in Libri, biblioteche e cultura nell'Italia del Cinque
e Seicento, a cura di Edoardo Barbieri e Danilo Zardin, Vita e Pensiero, Milano 2002, pp.
317-372.

* * *

3. Replica, di Enrico I. Rambaldi***

Ringrazio José Manuel Garcia Vaiverde e Massimo Tamborini per i loro cortesi inter­
venti, particolarmente autorevoli perché provenienti da curatori cardaniani.
Le osservazioni di Tamborini, con le quali interamente concordo, contribuiscono a
spiegare le vistose disomogeneità dell’edizione.
Anche Val verde consente che l’edizione soffra dell’assenza di chiari indirizzi criti­
co-filologici comuni, ma afferma che ciò non ne diminuisce il valore, ch’è di offrire le­
zioni emendate dai moltissimi errori dello Spon. Ed è invero indubitato che i testi del
«Progetto Cardano» e di «Hyperchen» siano incomparabilmente migliori di quelli del­
lo Spon; ed anzi spesso di assoluto valore. I miei rilievi, però, non riguardavano tanto
le singole curatele, ma il fatto che abbandonare a ciascun curatore scelte che avrebbe­
ro dovuto essere condivise implicasse rinunciare a che le nobili fatiche di Jean-Yves
Boriaud, Marco Bracali. Ian Maclean. Elio Nenci. Raffaele Passarella, Massimo Tam­
borini e José Manuel Garcfa Vaiverde dessero vita ad un “Cardano” capace di restare
molto a lungo l’edizione di riferimento degli studiosi.
Vaiverde osserva inoltre che la critica all’aspetto talvolta “scolastico” delle sue
«Introduzioni» sottovaluterebbe la «matriz aristotèlica» di Cardano. Ma io non mi rife­
rivo *- non ne avrei le competenze - alla sua interpretazione generale di Cardano debi­
tore delle tradizioni aristotelica e “scholastica'\ ma al fatto che talvolta venga argo­
mentata rinviando unicamente allo stesso Cardano e ad autori da lui esplicitamente ci­
tati (Aristotele, Plotino, Proclo, Avicenna ...), senza ampliare l’analisi ai dibattiti ed ai
contrasti che percorrono l’aristotelismo rinascimentale.
Mi scuso per il modo troppo sbrigativo col quale ho presentato questa considera­
zione.

*** enrico. rambaldi@ unimi. it.