Sei sulla pagina 1di 6

Arte nel novecento

La storia...
Nel primo decennio del XX secolo, dopo le teorie di Marx ed Engels e le profonde trasformazioni sociali,
economiche e politiche, prodotte dalla Rivoluzione industriale, si affermano in tutta Europa i movimenti popolari e
socialisti, attraverso la costituzione di Sindacati e Partiti operai, che in Russia, nel 1917, avranno una realizzazione
concreta con la Rivoluzione d'Ottobre. Dal 1914 al 1918 l'Europa è sconvolta da un conflitto che assumerà carattere
mondiale ed al quale parteciperà anche l'Italia, inizialmente neutrale. Alla fine del conflitto, in conseguenza di una
serie di scioperi e lotte operaie e contadine, causate dalla grave crisi economica postbellica, in Germania ed in Italia i
ceti conservatori determinano una reazione che si concretizza in forme di governo totalitario (Nazismo-Fascismo).
Queste dittature impediscono ogni manifestazione di dissenso, non solo politico, ma anche culturale, ponendo al
bando tutti gli intellettuali e gli uomini non graditi al regime.
I movimenti artistici italiani, che nella seconda metà dell'Ottocento avevano trovato difficoltà nello stabilire contatti
con i movimenti europei, proprio a causa della complessa situazione politica precedente l'unità d'Italia, nel Novecento
vedono ancora compromesso il loro sviluppo, che prenderà avvio solo dopo la fine del secondo conflitto mondiale. I
principali movimenti d'arte moderna, fatta eccezione per il Futurismo, si sviluppano quindi fuori l'Italia, in Europa e
in America, nei primi trent'anni del secolo, investendo tutti i settori della cultura e testimoniando le notevoli influenze
esercitate dalle nuove conquiste teoriche e scientifiche del Novecento.
Architettura
L'uso del ferro e del cemento nelle costruzioni determina strutture portanti rivoluzionarie rispetto a quelle dei secoli
precedenti e qualifica in modo nuovo l'architettura, che ora è realizzata come un'opera d'ingegneria. Mentre con i
materiali tradizionali l'architetto poteva limitarsi a progettare la forme dell'edificio, lasciando all'ingegnere il compito
di risolvere i problemi relativi al calcolo della struttura portante, ora, con i nuovi materiali, anche l'architetto deve
acquisire una diversa competenza sul piano tecnico, perché la forma e la struttura dell'edificio tendono a divenire tutt'
uno. Si afferma anche un nuovo concetto di cantiere, come luogo in cui si montano pezzi prefabbricati (travi, pannelli
di rivestimento, ecc.), prodotti in serie altrove. Anche nell'architettura, quindi, entrano i processi di
industrializzazione: la produzione in serie sfocia nella produzione di massa e si determina una crisi del valore di
«architettura», che viene distinta dall'«edilizia», così come l'avvento della fotografia aveva determinato la crisi del
valore di «pittura» ponendo il problema della differenza fra la pittura come arte e quella come mestiere, come
semplice illustrazione informativa realizzabile anche con un mezzo meccanico. Nascono in questo secolo, proprio in
seguito all'industrializzazione dell'edilizia, nuovi schemi di fabbricati che popolano i nuovi quartieri delle città. Si
qualifica la funzione dell'urbanistica, che vede la città come un ambiente vitale in cui si rispetti il tessuto urbano della
parte antica (il centro storico) e nella quale si integrino, piuttosto che emarginarli, i luoghi in cui vive la classe
operaia. Questa concezione democratica di città viene ovviamente rifiutata dai regimi totalitari: basti pensare agli
interventi drastici sul tessuto urbano di Roma, compiuti da Mussolini, in base ai quali vengono abbattute vaste aree di
quartieri medioevali e settecenteschi. Al loro posto vengono realizzati ampi assi viari che collegano i monumenti
ritenuti più rappresentativi della città: il Colosseo, monumento per eccellenza dell'antico impero romano; palazzo
Venezia, sede del potere politico del nuovo impero fascista; San Pietro, monumento dell'autorità religiosa. Anche in
Germania, con Hitler, si afferma l'idea della città come espressione dell'autorità e della potenza dello Stato e non
come riflesso della libera organizzazione dei cittadini. Nel 1933 Hitler sopprime il Bauhaus («casa della
costruzione») che, fondato nel 1919 dall'architetto Walter Gropius, si era proposto come la prima vera scuola di
disegno industriale. Nel Bauhaus insegnano molti artisti di grande valore fra cui anche Kandinskij e Klee che si
impegnano, insieme ai loro allievi, in campi assai diversi: dalla pianificazione urbanistica alla progettazione del
semplice oggetto d'uso. In questa scuola si definisce la figura moderna del designer (disegnatore per l'industria) e si
elabora una vera e propria metodologia di progettazione, comune a tutte le arti. Messo al bando dal potere politico,
Gropius è costretto, insieme ai suoi collaboratori, a lasciare la Germania e si trasferisce prima in Inghilterra, poi negli
Stati Uniti. L'architettura moderna troverà proprio qui uno dei suoi esponenti più rappresentativi: Frank Lloyd
Wright, che progetta costruzioni dalla pianta articolata liberamente, inserite nella natura e suddivise internamente da
pareti scorrevoli, in modo da poter creare di volta in volta gli spazi più funzionali all'uso. In Europa, la ricerca
architettonica si sviluppa liberamente:
- in Francia, dove Le Corbusier, architetto, pittore, scultore, elabora importanti studi di urbanistica e progetta nuovi
tipi di abitazione secondo criteri oggi largamente in uso. A lui si deve il concetto della casa isolata dal terreno ed
elevata da lunghe finestre «a nastro», chiusa in alto da tetti-giardino;
- in Olanda, dove Theo Van Doesburg dà vita al Neoplasticismo che scompone la costruzione in piani verticali e
orizzontali delimitando lo spazio senza chiuderlo rigidamente;
- nei Paesi Scandinavi, dove Alvar Aalto propone nell'abitazione il recupero di materiali naturali (legno, pietra,
laterizio) e studia con particolare cura i dettagli di ogni ambiente, rivelando un profondo rispetto per le esigenze
psicologiche dell'uomo. A lui si devono, ad esempio, importanti osservazioni sul colore degli ambienti negli ospedali,
studiato per garantire migliore serenità e riposo agli ammalati; studi sull'acustica nelle sale di riunione, affinché il
pubblico desideroso di intervenire in un dibattito possa prendere la parola rimanendo al proprio posto ed essere udito
da tutti senza l'imbarazzo di doversi recare al microfono, ecc.
Pittura e scultura nei primi cinquant'anni del secolo
Il Novecento si apre in un clima di benessere crescente, gli esponenti della nuova borghesia hanno conquistato la
ricchezza, ma non mostrano un reale interesse per la cultura e quindi per l'arte: un dipinto o una scultura sono
considerati essenzialmente come «oggetti» per decorare un ambiente, che danno prestigio a chi li possiede, o come
forme di investimento. Sempre più si afferma la figura del mercante d'arte, che fa da intermediario fra artista e
compratore. Alcuni di questi mercanti, oltre a fornire al vasto pubblico opere più facilmente commerciabili,
collezionano dipinti e sculture di artisti che vengono ancora ignorati e le cui opere risultano al momento
incomprensibili: i dipinti di Cézanne, Van Gogh e Gaugain ad esempio, sono ancora rifiutati dal grosso pubblico, ma
alcuni mercanti intuiscono che potranno avere in futuro una valutazione molto alta. Si sviluppa così un mercato
redditizio in America, dove ricchi collezionisti, più aperti al nuovo, anche perché meno condizionati dalla cultura
tradizionale che invece domina ancora l'Europa, acquistano opere dichiaratamente «di rottura» e incoraggiano la
ricerca di artisti, che vogliono esprimersi in modo autonomo e antitradizionale. Nei primi trent'anni del Novecento, in
un clima di tensione fra artisti innovatori e società borghese conservatrice, si affermano le cosiddette «Avanguardie
storiche», quei movimenti d'arte moderna che riprendono e sviluppano le ricerche dell'Impressionismo, del Neo-
impressionismo, del Simbolismo.
Futurismo
In Italia, il primo movimento significativo di avanguardia è il Futurismo, che si propone di ottenere un radicale
rinnovamento della cultura, rifiutando in modo violento tutto il passato. Il movimento nasce nel 1909 e propone i suoi
obiettivi attraverso un Manifesto letterario, cui seguono nel 1910 il Manifesto della pittura futurista e nel 1914 il
Manifesto dell'architettura futurista. Il Futurismo quindi investe differenti campi della cultura estendendosi anche
alla poesia, al teatro, al cinema. I Futuristi esaltano la civiltà della macchina e sognano una rivoluzione che distrugga
tutto il patrimonio storico. L'uomo moderno deve soltanto guardare al futuro, rinnovarsi continuamente, abbandonare
ogni regola data dalla tradizione. In pittura e in scultura la ricerca di effetti di movimento sarà il tema dominante: la
figura umana ad esempio, viene rappresentata con gli arti ripetuti o sovrapposti in successione ritmica; le linee
compositive, i colori, le luci sono strutturati secondo ritmi crescenti o radiali. L'intento del Futurismo, anche
attraverso l'immagine, è comunque quello di scardinare tutte le convenzioni, stupire, dare scandalo. Dopo la prima
guerra mondiale il gruppo futurista si disperde, ma il problema di dare «forma» al movimento si ripropone nelle
ricerche individuali dei suoi protagonisti.
I principali esponenti del movimento futurista sono: Balla, Boccioni, Carrà, Severini, Russolo, Depero, Sant'Elia,
Prampolini, Bragaglia, Dudreville. Morandi, Rosai, Martini, Conti, Melli e Dottori, dopo una prima adesione al
Futurismo, svilupperanno una ricerca del tutto personale.
Espressionismo
L'Espressionismo, prima che un movimento legato ad un particolare gruppo di artisti e collocabile in una precisa area
culturale e geografica, è una tendenza che più volte si è manifestata nel corso della storia. Nel Novecento si ripropone
in antitesi all'Impressionismo: dipingendo non si trasferiscono sulla tela solo i dati della propria percezione, ma anche
il proprio modo di interpretare la realtà, filtrando ciò che si vede attraverso le proprie emozioni. L'Espressionismo
quindi, è sulla linea di ricerca di Van Gogh, più che di Gaugain e dei Simbolisti, e si manifesta in Francia con i
Fauves («belve») e in Germania con il gruppo Die Brücke («il ponte»): i due movimenti nascono quasi
contemporaneamente attorno al 1905.
Quello dei Fauves non è un gruppo compatto e non ha un programma definito; il suo maggior esponente è Henri
Matisse e del gruppo fa parte anche Georges Braque, che successivamente sarà un esponente del Cubismo. Per i
Fauves, protagonista dell'immagine è il colore che, distribuito con pennellate ben evidenti, ritma la composizione e
«costruisce» in senso vero e proprio il dipinto. Si abbandona pertanto ogni modalità di rappresentazione illusoria
della profondità e si rifiuta la pittura tonale tradizionale, per ispirarsi invece all'arte primitiva, ritenuta più istintiva e
vitale. Nei dipinti dei Fauves sono assenti perciò gradazioni di colore e sfumature, effetti di chiaroscuro e di volume,
le tinte sono fortemente contrastanti. La prevalenza dei colori puri acquista anche un significato simbolico e serve a
sottolineare la condizione interiore di totale disponibilità a reinventare nuovi modi di comunicare con l'immagine.
Nel 1907 i Fauves attraversano un momento di crisi dopo l'entrata di Picasso; il gruppo finirà con lo sciogliersi, e
Braque, insieme a Picasso, aprirà la ricerca cubista.
I principali esponenti dei Fauves sono: Matisse, Vlaminck, Derain, Dufy, Van Dongen.
Il gruppo espressionista tedesco Die Brücke ha invece un preciso programma scritto, in cui si autodefinisce realista e
rivoluzionario. Come i Fauves, anche gli artisti di Die Brücke si ispirano all'arte dei primitivi recuperando inoltre
tecniche e materiali legati alla tradizione popolare tedesca, come la xilografia. Il gruppo Die Brücke ha un
orientamento ideologico preciso e l'apprezzamento per le espressioni d'arte popolare e primitiva diventano la
manifestazione di un aperto dissenso nei confronti della società borghese e conservatrice della Germania di quel
tempo. I soggetti prediletti dagli Espressionisti tedeschi sono polemicamente tratti dalla realtà quotidiana della classi
lavoratrici e più deprivate: gente della strada, avventori di caffè, emarginati. I colori corposi, densi, appaiono
incrostati sulla tela come se la materia volesse comunicare la sensazione sgradevole di certe realtà di bruttezza e
degrado umano. Dunque, con l'Espressionismo tedesco, l'immagine diviene anche una forma di denuncia. Nel 1913 il
gruppo si scioglie ed i singoli esponenti continuano ad operare in modo autonomo. Negli anni precedenti la seconda
guerra mondiale e l'avvento del nazismo, il movimento riacquisterà vigore con Otto Dix e George Grosz, che
esprimono attraverso le loro opere, in modo esasperato e fortemente drammatico, la violenta protesta contro la società
che prepara una nuova guerra. Il regime nazista li definisce «degenerati» e li costringe ad emigrare negli Stati Uniti.
I principali esponenti del gruppo Die Brücke sono: Kirchner, Heckel, Nolde, Schmidt-Rottluff, Pechstein, Müller,
Barlach.
Cubismo
Nel momento in cui il Fauvismo volge al termine, prende avvio ancora in Francia il Cubismo, uno dei più importanti
movimenti del nostro secolo: esso contribuirà all'evoluzione del gusto moderno, proponendo forme lineari,
semplificate, geometrizzate che possiamo notare sia nell'architettura che nell'oggetto d'uso quotidiano. L'appellativo
«cubismo» deriva da un'espressione del pittore Matisse che aveva definito «simili a cubi» le immagini di un quadro
di Braque, fondatore del movimento insieme a Picasso. Il periodo più tipico del Cubismo va dal 1908-9 all'inizio
della prima guerra mondiale. Alcuni temi di ricerca dei Fauves vengono recuperati, come ad esempio l'abolizione
della profondità illusoria. I Cubisti partono dallo studio della realtà, ma la scompongono, la frantumano per poi
ricomporla sulla tela in un nuovo ordine, che cancella la distinzione tra oggetti e spazio. Un oggetto, una figura
umana, sono rappresentati in più vedute, da diverse angolazioni; queste diverse immagini vengono sovrapposte come
se nella fusione di vedute successive si volesse comunicare la totalità delle percezioni, ottenute girando attorno al
soggetto. Questo processo di scomposizione in piani e ricomposizione successiva, «disintegra» la forma in modo tale
da rendere difficile, a volte, l'individuazione del soggetto, e molte immagini cubiste rasentano quasi l'astrazione. Per
contro si sviluppano nuove tecniche polimateriche che, attraverso il colore denso, anche mescolato a sabbia, e
attraverso il collage con carta, legno, stoffa, comunicano all'osservatore sensazioni tattili e visive, che lo riportano
alla realtà fisica. Da un lato quindi si ha la scomposizione della realtà, rappresentata in forme schematiche, quasi
geometriche; dall'altro si ha l'uso di tecniche che riportano materialmente alla percezione della realtà. Il materiale che
costituisce un oggetto non è solo «rappresentato», lo si incolla così com'è sulla tela e nelle composizioni
polimateriche i confini tra pittura e scultura si assottigliano.
Alla nascita del movimento cubista contribuiscono vari fattori che possiamo individuare, per esempio, nella tendenza
a compiere continue ricerche e nuove esperienze, che caratterizza il primo periodo del Novecento; inoltre,
nell'influenza esercitata da Cézanne, con la sua pittura severa, essenziale; infine, nella scoperta della cultura negra
che suggestiona con le sue forme schematiche, geometrizzate, assai espressive nella loro deformazione. Il movimento
cubista desta notevole interesse nell'ambiente culturale del tempo, soprattutto presso quegli artisti che sono intenti ad
altre esperienze, come i futuristi, gli astrattisti... È dal Cubismo che, per esempio, Mondrian, il fondatore
dell'Astrattismo, trae stimolo o spunto nel creare forme pure della geometria. Questo gusto per la geometria diviene la
caratteristica delle manifestazioni pittoriche e, specie, architettoniche del Neoplasticismo, fondato dallo stesso
Mondrian con altri artisti, e successivamente della produzione di altre correnti artistiche europee.
I principali esponenti del Cubismo sono: Picasso, Braque, Delaunay, Duchamp, Gris, Léger.
Der Blaue Reiter
Il distacco totale dalla realtà esterna diventa il tema centrale del movimento tedesco Der Blaue Reiter (Il Cavaliere
Azzurro) fondato nel 1911 da Vasilij Kandinskij. L'immagine è una forma di comunicazione che non ha bisogno di
rappresentare la natura, oggetti o figure umane; ciò che suscita idee, sensazioni ed emozioni è l'insieme dei colori,
delle linee, delle luci che sono composti nel dipinto, indipendentemente da quello che significano. Una linea
orizzontale ad esempio, in un'immagine «figurativa», può essere utilizzata per rappresentare l'orizzonte di un
paesaggio marino, ma può anche rappresentare solo se stessa: in tutti e due i casi suggerirà stabilità, equilibrio,
quiete. Nella sua ricerca Kandinskij esplora proprio questa espressività degli elementi fondamentali del linguaggio
visuale; le sue opere grafiche e cromatiche sono inizialmente degli studi, che sembrano ispirati allo «scarabocchio»
del bambino, come se l'artista volesse recuperare uno stato primitivo in cui non si è influenzati da nessuna tradizione
e cultura e ci si esprime sperimentando le possibilità dei propri gesti, ed i risultati di un gesto nella traccia che lo
strumento lascia dietro di sé. Analoga alla ricerca di Kandinskij è quella di Paul Klee; l'immagine comunica il proprio
mondo interiore ed educare l'immagine equivale a formare la personalità dell'individuo, a renderlo capace di
esprimere se stesso. Per questo Klee dedica tanto impegno all'insegnamento: per undici anni infatti è professore alla
Bauhaus. L'arte dunque è una elaborazione autonoma della mente umana e nella composizione dell'immagine punti,
linee, colori e luci sono considerati solo come segni, che non vogliono suggerire nulla di reale; l'artista ne studia le
infinite possibili combinazioni, così come un musicista crea la sua opera, strutturando le diverse intensità di timbri e
l'altezza dei suoni.
I principali esponenti del gruppo Der Blaue Reiter sono: Kandinskij, Klee, Marc, Macke, Jawlensky, Kubin.
Neoplasticismo
Il Neoplasticismo, detto anche «De Stijl» si afferma in Olanda nel 1917. I suoi esponenti più significativi, Théo Van
Doesburg (architetto) e Piet Mondrian (pittore) fondano la rivista «De Stijl» e, attraverso manifesti e dibattiti,
affrontano il tema della «costruzione dell'opera d'arte». Tanto in architettura, quanto in pittura, la loro ricerca parte da
forme geometriche semplici, che possono evidenziare con chiarezza i criteri di aggregazione scelti dall'autore. Nasce
così un'architettura basata su elementi prefabbricati, rispondenti ad esigenze di economia e praticità, con i suoi
ambienti distribuiti razionalmente e «belli» soprattutto perché funzionali all'uso; nasce una pittura come costruzione
rigorosa dello spazio del quadro, fatta di sole linee e piani di colore compatto. L'Astrattismo di Mondrian è quindi
molto diverso da quelli di Kandinskij e di Klee: l'artista olandese vuole eliminare ogni tipo di interpretazione
soggettiva dell'immagine. Risolvere un problema compositivo è come dimostrare un teorema; bisogna tendere alla
soluzione più elegante, perfetta nella sua semplicità e chiarezza. Per Mondrian quindi l'arte è la realizzazione di un
progetto, non il frutto di una sensazione: l'armonia dell'insieme e l'equilibrio compositivo sono legati a calcoli precisi,
che servono a determinare l'ampiezza di ogni superficie, la sua forma, il suo colore.
I principali esponenti del Neoplasticismo sono: Van Doesburg, Mondrian, Vantongerloo, Rietveld, Oud, Van
Eesteren.
Dada
Il movimento Dada nasce intorno agli anni Venti del Novecento, come forma di provocazione, piuttosto che come
corrente artistica vera e propria. Già nella scelta, fatta a caso, della denominazione del movimento (la parola «dada»
non significa nulla) si rileva l'atteggiamento assunto dai Dadaisti. Le conquiste tecnologiche che dovevano portare ad
un mondo nuovo, hanno invece condotto alla guerra; i Dadaisti attaccano con feroce ironia le convenzioni e le regole
della società, accettate in genere passivamente dalla massa. Il gruppo Dada pertanto vuole contestare e scandalizzare
negando tutto del passato: l'opera d'arte deve esprimere ribellione. Le immagini non devono essere progettate, ma
nascere anche per caso; i materiali che costituiscono un'opera d'arte possono anch'essi essere trovati per caso. Così le
opere Dada sono caratterizzate dall'assemblaggio di materiali disparati, come ad esempio biglietti ferroviari, tappi di
sughero, chiodi. Vengono proposti, come espressioni d'arte, oggetti qualsiasi: uno scola-bottiglie, una ruota di
bicicletta o anche oggetti «assurdi» come una tazzina di caffè realizzata in pelliccia, o un ferro da stiro chiodato.
Tutto può essere opera d'arte - dicono i Dadaisti - se è firmato ed esposto in una mostra. Le loro opere vengono perciò
definite una «non-arte», una «anti-arte». Tuttavia esse stanno a testimoniare un nuovo modo di esprimersi, non privo
di una ricerca estetica con i richiami a forme del linguaggio cubista e futurista.
I principali esponenti del movimento Dada sono: Duchamp, Picabia, Man Ray, Arp, Schwitters.
Metafisica
Nel 1917, dall'incontro a Ferrara di due grandi pittori, Giorgio de Chirico e Carlo Carrà, nasce in arte una nuova
tendenza, che viene definita Metafisica. Ad essa aderirà, nel 1918 anche Giorgio Morandi. In contrapposizione al
Futurismo, che ricercava un modo per rappresentare il movimento e la velocità, simboli del mondo moderno, la
Metafisica rappresenta una realtà dove ogni cosa appare assolutamente immobile, come pietrificata, senza tempo.
Giorgio de Chirico, il maggiore esponente della Metafisica, costruisce con grande abilità tecnica immagini di città,
che sembrano disabitate e nelle quali, al posto degli essere viventi, monumentali manichini popolano lo spazio. Su
tutto sembra che regni una calma assoluta. Anche nelle nature morte, gli elementi sono rappresentati in modo
inconsueto: forme del mondo naturale ed oggetti sembrano quasi senza peso, appaiono come pure forme geometriche.
De Chirico vuole esprimere una realtà immutabile nel tempo attraverso immagini che fanno pensare alle visioni
generate dai sogni.
I principali esponenti della Metafisica sono: De Chirico, Carrà, Morandi, Casorati, Sironi, Martini, Marini, Tosi.
Surrealismo
Il Surrealismo si sviluppa negli anni Trenta del Novecento. In questo periodo si afferma la psicoanalisi, una teoria
che studia l'influenza esercitata sul nostro comportamento dai desideri e dagli impulsi istintivi. Tali desideri ed
impulsi, dei quali spesso non siamo consapevoli, si rivelano soprattutto nei sogni. Il Surrealismo ricerca il modo di
esprimere nelle immagini il mondo irreale ed a volte angoscioso che è caratteristico del sogno. Le opere di pittura e di
scultura sono composizioni di frammenti di immagini reali, disposti, accostati e combinati senza un ordine dettato
dalla logica, dalla ragione; esse creano un mondo nuovo, sconosciuto ai nostri occhi; un mondo fantastico,
stravagante, impossibile, una fusione di realtà e sogno. Oltre a questi accostamenti assurdi il ricorso alla
deformazione e l'esecuzione nitida contribuiscono a creare nelle opere surrealistiche quella tipica atmosfera
allucinante, inquietante. I Surrealisti con queste immagini intendono rappresentare non la realtà esterna, ma la realtà
interiore dell'uomo, quella più nascosta, che si trova nel più segreto dell'anima, cioè l'inconscio con i suoi desideri, le
sue frustrazioni, inquietudini, aspirazioni. Evocando o rivelando questo mondo, l'artista, e quindi l'uomo, si sente
totalmente libero di esprimersi, senza costrizioni imposta dalla società, dalla tradizione, dalla morale, dalla logica,
dalla religione. L'osservatore è libero di interpretare, di trovare significati simbolici. In questo senso il Surrealismo
riprende e sviluppa la ricerca iniziata dal Simbolismo, che vedeva nell'immagine non la rappresentazione della realtà,
ma la rivelazione di tutto ciò che nell'uomo sfugge al controllo della ragione.
I principali esponenti del Surrealismo sono: Ernst, Mirò, Arp, Masson, Tanguy, Dalí, Magritte, Delvaux.
L'arte dopo la seconda guerra mondiale
Dopo il secondo conflitto mondiale, nel generale senso di sfiducia verso quella civiltà che aveva portato guerra e
distruzione, gli artisti non sentono più il bisogno di trasmettere al futuro ciò che producono, non vogliono più lasciare
il segno del proprio operato, non vogliono più rispecchiare la società del loro tempo, perché troppo grandi sono state
le atrocità che ha prodotto. Si determina allora fra gli artisti quasi una febbrile volontà di cambiare, di sperimentare,
di ricercare vie sempre nuove di espressione, di porre in discussione o di rifiutare tutto ciò che appare consolidato ed
accettato dalla massa. Si verifica allora una totale rottura dei percorsi tradizionali dell'espressione artistica e si apre la
via ad una pluralità di ricerche, spesso anche isolate o del tutto personali che, a differenza del passato, non sono veri e
propri movimenti legati fra loro e preparatori l'uno dell'altro, ma linee di ricerca variamente orientate e conviventi
nello stesso momento. In un panorama così vasto e mutevole, le tendenze più significative, capaci di determinare via
via nuove posizioni culturali, sono state: l'Informale, la Op-art, la Pop-art, il Concettuale, e la reazione ad esso
definita Postmoderno, con la Transavanguardia. All'interno di ogni tendenza si sono sviluppate ulteriori ricerche ed
approfondimenti, tra loro anche abbastanza differenti e piuttosto libere rispetto alla linea iniziale.
Informale
Agli inizi degli anni Cinquanta del Novecento in Europa, in America ed anche in Giappone si afferma una tendenza
artistica definita Informale, che mette in evidenza un caratteristico atteggiamento di profonda sfiducia nei valori
tradizionali della razionalità e della conoscenza. Gli elementi tradizionali di espressione - linee, colori, figure -
perdono significato. Il rifiuto della ragione porta al rifiuto della forma, comunque essa sia, figurativa e non figurativa,
e l'atto creativo coincide con l'agire. L'Informale per il rifiuto dell'immagine ottenuta attraverso regole consolidate e
per la ricerca di immediatezza e istintività espressiva, si riallaccia all'Impressionismo tanto da essere definito anche
«Impressionismo astratto»; per il rifiuto della tradizione culturale, si riallaccia al Dadaismo; per l'esaltazione
dell'inconscio, al Surrealismo; per la violenza dell'immagine, all'Espressionismo. Le opere si differenziano
notevolmente le une dalle altre a seconda della personalità dei singoli artisti e dei procedimenti esecutivi adottati.
Abbiamo infatti:
- la pittura d'azione, in cui il colore è steso con gesto istintivo, quasi violento;
- la pittura segnica, fatta di motivi e segni che si richiamano a caratteri di scritture inventate;
- la pittura materica, eseguita con particolari impasti o accostamenti di materiali eterogenei.
Tali manifestazioni, varie e complesse, sono espressioni di particolari stati d'animo dell'uomo in un mondo che è stato
sconvolto dalla guerra e che è incerto sul futuro. Sembra che l'uomo attraverso l'artista, non ponendo più fiducia nella
ragione, si affidi all'istinto e al caso.
I principali esponenti dell'Informale sono: Fautrier, Dubuffet, Tapies, Burri, che indagano sull'espressività della
materia; Wols, Hartung, Michaux, Mathieu, Soulages, Vedova, Afro, Birolli, Capogrossi e Scanavino che indagano il
valore dei segni visivi come tali, senza associare al segno alcun significato descrittivo.
Action Painting
Nella linea di ricerca dell'Informale si manifesta negli Stati Uniti, intorno agli anni Cinquanta del secolo passato, una
tendenza definita Action Painting (pittura d'azione). E' una tendenza particolare della scuola di New York, che
attribuiscono al gesto del dipingere, all'azione in quanto tale, il ruolo determinante nell'esperienza dell'artista. Anche
gli artisti dell'Action Painting, come già quelli dell'Informale, si esprimono attraverso modi differenziati: Jackson
Pollock predilige la tecnica del dripping (sgocciolamento del colore); Willem De Kooning accosta colori violenti alla
maniera espressionista: la sua pittura è chiamata proprio «espressionismo astratto»; Franz Kline utilizza grandi segni
neri su fondo unicamente ed ossessivamente bianco. Le successive manifestazioni artistiche americane (New Dada e
Pop-art) hanno le loro radici nell'Action Painting.
I principali esponenti dell'Action Painting sono: Pollock, De Kooning, Kline, Tobey.
Op-art
L'Op-art si manifesta inizialmente verso la fine degli anni Cinquanta del Novecento ed il suo nome nasce dalla
contrazione dell'espressione «Optical art». La tendenza è caratterizzata dal desiderio di approfondire e riutilizzare le
ricerche visuali già condotte nell'ambito del Bauhaus, del Futurismo e del Dadaismo. Agli artisti della Op-art non
interessano più un bel paesaggio o la figura umana, ma gli infiniti stimoli prodotti dalla realtà contemporanea con il
suo dinamismo, le sue continue trasformazioni, con la sua tecnologia sempre più sofisticata, con il suo spettacolo
visivo e sonoro. E quindi inventano forme con un procedimento quasi scientifico: si servono delle tecniche industriali
per ricreare effetti di movimento ed effetti ottici. Tali effetti sono ottenuti per mezzo sia di congegni meccanici,
luminosi, elettromagnetici, sia di accostamenti di colori netti a linee, punti, forme geometriche che destano
nell'osservatore reazioni ottiche e psicologiche, sensazioni particolari, soggettive. L'osservatore pertanto viene
stimolato a completare l'opera con il suo personale intervento.
In America la Op-art fu proposta ufficialmente a New York nel 1965, nella grande mostra di arte astratta percettiva,
nella quale si evidenziò la personalità di Poons; in Europa tali ricerche iniziate da Vasarely, furono seguite da: Soto,
Agam, Munari, Gerstner e Bury.
Pop-art
All'arte informale segue la Pop-art (abbreviazione di Popular art), un movimento artistico che, nato in Inghilterra, si
sviluppa soprattutto negli Stati Uniti. È detta «popolare» nel senso che l'interesse dell'artista è rivolto alla vita
quotidiana dell'uomo contemporaneo o, meglio, a quel mondo artificiale che ha mutato l'ambiente in cui l'uomo ora si
trova a vivere: un mondo costituito dagli innumerevoli prodotti industriali d'uso comune e, in particolare, dai mezzi di
comunicazione di massa. Come elemento base dell'opera pop ci sono sempre un'immagine o un oggetto tratti dalla
vita di tutti i giorni: una bottiglia di Coca Cola, un personaggio ingrandito di un fumetto, i rottami di un'auto... Le
composizioni di tali immagini o oggetti non possono essere considerate né pittura né scultura, secondo il significato
tradizionale dei termini; sono composizioni nuove, diverse le une dalle altre per la varietà delle tecniche esecutive:
collage, ingrandimento fotografico, fotomontaggio, stampo in gesso, fusione di materiale plastico... È detta «arte
popolare» anche per un altro motivo: ama i colori pieni e vivaci, le superfici lucenti, lo smalto e la plastica; nella sua
esuberanza ama creare oggetti colorati, ideare forme di grandi dimensioni. Ogni autore si esprime affrontando in
modo ossessivo un unico aspetto della realtà: Segal ripete figure umane a grandezza naturale, realizzate in gesso,
colte nell'atto di compiere i gesti di ogni giorno, ma inserite in uno spazio irreale, totalmente vuoto. Oldemburg
propone oggetti di uso comune ingigantiti o alterati nei materiali (cibi di gesso). Rosenquist proietta sovrapposte
immagini banali (fetta di melone, sandwich) fino a farle diventare inquietanti e minacciose. Lichtenstein si esprime
attraverso un riuso delle immagini dei fumetti. Warhol riproduce con fastidiosa ripetitività lo stesso soggetto, dalla
bottiglia di Coca-cola alla Gioconda di Leonardo, fino ad annullarne il significato originario.
I principali esponenti della Pop-art sono: Dine, Oldemburg, Segal, Rosenquist, Lichtenstein, Warhol, Johns,
Rauschenberg, Wesselman.
Arte Concettuale
Alla fine degli anni Settanta, in ambito internazionale, si evidenzia una nuova linea di tendenza che considera la
produzione artistica come progetto astratto, teorico, solo formulato dal pensiero, completamente svincolato dalla
realizzazione concreta e in aperta opposizione alla produzione artistica tradizionale. Tale tendenza, che afferma il
valore primario della progettazione mentale, rispetto all'opera realizzata, prende il nome di Arte Concettuale. Essa
rifiuta la realizzazione concreta perché ogni dipinto, ogni scultura rischiano, nella nostra società, di diventare una
merce venduta a caro prezzo, considerata sul mercato un bene-rifugio che non si svaluta e succube dei meccanismi
tipici della società dei consumi. L'arte è quindi intesa come idea, come conoscenza ed espressione attraverso il
pensiero non come opera concreta. L'impostazione di pensiero del Concettuale ha influenzato, anche se con esiti
molto diversificati, larga parte della ricerca artistica seguente. Sono nate così:
- l'Arte povera, come totale rifiuto del «bel materiale», della composizione struttura secondo precise regole, chiaro
atteggiamento di ribellione verso l'arte intesa in senso tradizionale. Non si presentano più opere, ma informazioni,
progetti, operazioni sulla realtà, insomma proposte aperte, modi di essere nel mondo, piuttosto che risultati definitivi;
- la Body art: l'«opera» è costituita dal corpo umano esposto in carne ed ossa e l'intervento dell'artista è sul corpo
stesso, anche con azioni violente; tali esibizioni vengono riprese in diretta da una televisione a circuito chiuso.
L'artista si avvale abilmente del proprio corpo con azioni pubbliche, dove qualunque movimento assume particolare
significato. Gli artisti della Body art talvolta vengono anche definiti «comportamentisti». Certe loro manifestazioni
sconfinano in vere e proprie forme di teatro-performance;
- la Land art: propone interventi non sulla natura, come già avvenuto in passato, ma nella natura, non con scopi
ornamentali, ma per prendere coscienza dell'ordine naturale degli elementi, che l'uomo moderno ha completamente
sconvolto. La società tecnologica ha alterato il rapporto uomo-natura ed è l'artista, più di ogni altro, che ne vive il
profondo disagio, che ne avverte lo sconfinato pericolo.
L'Arte povera, la Body art, la Land art, si pongono indubbiamente come provocazione al meccanismo di
accaparramento da parte dei grandi collezionisti di opere d'arte che spesso, più per snobismo che per reale desiderio e
conoscenza, acquistano opere, che considerano soprattutto come valida forma di investimento.
Il gruppo promotore dell'Arte Concettuale è quello inglese dell'Arte Language, e soprattutto l'artista Kosuth. Altri
artisti di questa tendenza e delle sue derivazioni sono: Burgin, Prini, Kawara, Venet, Ramsden, Merz, Zorio,
Pistoletto, Beuys, Isgrò, Christo, Dibbets, Oppenheim, Gina Pane, Smithson.
Postmoderno
Il Postmoderno nasce alla fine degli anni Settanta ed è una vasta corrente di pensiero che investe molte espressioni
d'arte (riguarda in modo particolare l'architettura e il disegno industriale, ma si rivolge alla pittura, alla scultura, alla
letteratura ed alla poesia). Il movimento si oppone alla sperimentazione spinta all'eccesso, che caratterizza alcune
avanguardie: gli artisti postmoderni sentono il bisogno di tornare alla «normalità» delle tecniche, dei mezzi espressivi
del linguaggio visuale con i suoi elementi fondamentali. Il Postmoderno pertanto rifiuta il rigore e la purezza di forme
che caratterizzavano l'architettura dei grandi maestri moderni (Le Corbusier, Gropius), riproponendo un deciso
ritorno alla decorazione e alla ricerca di forme più libere.
Transavanguardia
A partire dalla fine degli anni Settanta, si diffonde in Europa e negli Stati Uniti una nuova tendenza, definita
Transavanguardia. Tale tendenza nasce come reazione al movimento Concettuale e si riferisce in modo particolare
alla pittura, ma rientra nel più vasto movimento culturale del Postmoderno. Gli artisti della Transavanguardia
costruiscono generalmente immagini figurative, ma non si propongono di descrivere la realtà. Le loro opere sono
caratterizzate anche da vaste zone di colore monocromo, da macchie e da sgocciolamenti di colore e da figure
capovolte o «galleggianti» nello spazio del dipinto. Nella Transavanguardia quindi, vengono riutilizzati i materiali e
gli strumenti tradizionali (pennelli, tele, colori), pur senza rifiutare le tecniche espressive delle esperienze più recenti.
Gli artisti della Transavanguardia vogliono una pittura «non più mortificata da incombenze ideologiche e da
arrovellamenti intellettuali», riscoprendo il piacere di esprimersi liberamente, senza porsi il problema di trasmettere
significati al di fuori della pittura stessa.
Gli artisti italiani più significati che aderiscono alla Transavanguardia sono: Chia, Cucchi, Clemente, N. De Maria,
Paladino.