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Alimentazione, la sfida del nuovo millennio

Il bisogno di alimentazione, di cibo, è uno dei bisogni fondamentali dell’uomo. Non a caso
l’Esposizione universale, che si è tenuta a Milano nel 2015, aveva come tema l’alimentazione
dell’uomo, come sottolineato eloquentemente dal titolo “Nutrire il pianeta, energia per la vita”.

Purtroppo, mentre la Terra produrrebbe una quantità di cibo sufficiente a nutrire la popolazione di tutto
il pianeta, la denutrizione contraddistingue ancor oggi la vita umana in vasti territori.
Si calcola che due miliardi di persone siano ancora in tutto il globo denutrite. Spesso il problema della
fame si concentra in particolari aree geografica dell’Asia e dell’Africa,

Talvolta, tuttavia, la fame si presenta in maniera preoccupante anche in ricche aree metropolitane,
causata da una crisi economica di grandi dimensioni, che ha reso i poveri ancora più poveri.
Spesso la denutrizione riguarda, più che carenze caloriche vere e proprie, carenze proteiche o di
micronutrienti.
Alla base del problema si possono elencare molte concause: interessi economici costituiti, speculazioni
finanziarie, accaparramento di terra da parte di grandi investitori, cambiamenti climatici, spreco
alimentare.
Secondo gli esperti, il problema si acuirà nei prossimi decenni. Si calcola che nel 2050 la popolazione
mondiale arriverà a 9 miliardi, mentre la produzione agricola, se non si interviene con grandi
cambiamenti, rimarrà stazionaria.

Alcune popolazioni, che fino a qualche decennio fa, assumevano una dieta povera, oggi reclamano una
dieta più ricca e varia. Si tratta di quei Paesi che hanno conosciuto un recente significativo sviluppo
economico come Cina, India, Brasile e Sud Africa.

L’affermazione, meritoria per molti versi, di sistemi agricoli industriali che fanno largo uso di
fertilizzanti, pesticidi, diserbanti, irrigazione e produzione di varietà ad alta resa, ha messo in ginocchio
le agricolture locali, impoverito la biodiversità, prodotto inquinamento, distrutto il tessuto sociale di
molte comunità. In pratica l’agricoltura industriale basata sulla produzione intensiva di poche specie
vegetali e di pochi animali si sta dimostrando un sistema non più ecosostenibile.
Si dovrà tornare a dare impulso ai piccoli agricoltori, che di certe comunità povere rappresentano la
spina dorsale, Si dovranno incoraggiare e supportare le donne, che spesso nel contesto dell'economia di
un villaggio sono il fulcro di tutto il ciclo produzione-consumo di cibo. Si dovrà promuovere
l’istruzione nei paesi più poveri e si dovrà fornire il necessario supporto tecnologico.

Opportuno sarà inoltre sviluppare la ricerca di varietà genetiche, vegetali e animali, vantaggiose dal
punto di vista nutritivo e resistenti ai cambiamenti climatici.

Malnutrizione non significa soltanto carenza di elementi nutritivi. Specialmente nel mondo occidentale
si è sviluppata una sindrome opposta e simmetrica, una vera e propria epidemia di obesità e sovrappeso,
condizione che costituisce un danno per la salute, predisponendo a gravi malattie, quali diabete,
malattie dello scheletro, ipertensione, patologie cardio-vascolari e tumorali. Sono circa due miliardi gli
esseri umani obesi o in sovrappeso in tutto il pianeta. Gli specialisti nel campo della medicina collocano
l’obesità e il sovrappeso al quinto posto tra le cause di morte di tutta la popolazione mondiale.

In questo caso sarebbe giusto diffondere l’educazione ad un’alimentazione più corretta, invitando le
persone ad un diverso e più salutare rapporto col cibo, usato spesso, come nel caso dell'assunzione del
cosiddetto "junk food" (letteralmente "cibo-spazzatura": merendine, snack, dolciumi), come lenimento
allo stress e alle frustrazioni della vita quotidiana, ed incoraggiare gli individui a praticare più attività
fisica, che compensi la sedentarietà ormai patologicamente diffusa nello stile di vita occidentale. Non si
tratta, ad ogni modo, di intervenire soltanto a livello individuale, bensì in maniera più sistemica, in
quanto le cause dell’obesità sono sovente da ricercarsi non soltanto nella dimensione individuale, ma a
livello sociale, culturale ed economico.

I disturbi del comportamento alimentare non si limitano al sovrappeso e all’obesità, ma sulla scorta dei
modelli di perfezionismo e narcisismo glamour diffusi dai media, comprendono l’anoressia (la persona
rifiuta il cibo e dimagrisce moltissimo) e la vigoressia (culto ossessivo della forma fisica e del volume
muscolare, da mantenere con diete esagerate e spesso squilibrate e con allenamenti estenuanti). Inoltre
si profila all’orizzonte una nuova patologia del comportamento alimentare, influenzata dai modelli di
vita, salute-bellezza-autostima, veicolati dalla pubblicità: l’ortoressia, vale a dire l’ossessione quasi
maniacale per una alimentazione corretta e salutare.
Fortunatamente l’alimentazione e il consumo di cibo conservano valenze che vanno al di là delle
patologie sociali e individuali. Cucinare e mangiare sono un’arte, le abitudini alimentari e la
gastronomia di ogni popolo si intrecciano con la religione, la storia e le tradizioni. L’alimentazione è
occasione di piacere, gioco, festa, incontro, amicizia. In poche parole in una società evoluta, che sappia
superare la scarsità e si sappia liberare dal bisogno, il cibo potrebbe portare alla riscoperta di una virtù e
un’abitudine di cui si sono quasi ormai perse le tracce nella nostra epoca frenetica: la convivialità, ossia
quell’atmosfera di piacere e dialogo che si sviluppa fra commensali, durante il consumo di un pasto in
comune e che fin dai tempi antichi era un’occasione per conversare amabilmente di questioni civili,
filosofiche e artistiche.

Riferimenti bibliografici:
AA.vv., Alimentazione, la sfida del nuovo millennio, Roma, Gangemi Editore, 2015