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«La psiche è estesa, non ne sa niente» - Buenos Aires

Luca Pinzolo

Premessa

Freud:
 «La psiche è estesa, non ne sa niente»
 L’io non sa nulla delle resistenze che oppone
Ossia: l’io non sa nulla delle resistenze che
 Mette in atto
 Che lo costituiscono, essendo una formazione reattiva, poco più che le
sue stesse resistenze.
Ma anche: la psiche non sa nulla del proprio essere estesa: il non-sapere va
oltre l’io e coinvolge, investe, la psiche stessa, anzi, lo “psichismo”, per usare
un’espressione più adeguata. La psiche non sa e non può sapere nulla del suo
carattere esteso, ossia
 Del suo essere spazio
 Del suo essere nello spazio
In sostanza, non sa nulla, né potrebbe, della propria struttura. Io e psiche
appaiono catturati in quello che mettono in atto (resistenze, proiezioni…) e nei loro
prodotti, o nei loro fantasmi – l’analisi deve sciogliere queste formazioni e ricostruire
la dinamica delle loro produzioni: dall’immagine cristallizzata al lavoro produttivo di
immagini.
Questo, in certa misura, è anche l’intento dichiarato di Althusser. Ma nella sua
scrittura c’è altro: la messa in scena di questo dramma – questa è una prima tesi da
dinostrare. Una lettura sintomale dello stesso Althusser, che tenterò sul primo saggio
1
di Leggere il Capitale, “Dal Capitale alla filosofia di Marx”, limitatamente ai primi
….. paragrafi, integrati con altri scritti althusseriani più o meno coevi, e che ha come
scopo quello di discutere le modalità e gli effetti della stessa lettura sintomale
althusseriana.
La sua è una scrittura performativa che produce quello che dice, e va letta su
due livelli:
1. L’enunciato: il discorso manifesto
2. L’enunciazione, in cui il dramma, il conflitto scienza ideologia viene
messo in atto attraverso l’evocazione, più che la citazione diretta e
puntuale, di concetti e autori (in particolare Merleau-Ponty e Freud) che
incarnano delle problematiche teoriche – in un gioco figura-sfondo che
riproduce il rapporto leggibilità-illeggibilità che il testo scritto enuncia.
La lettura sintomale proposta da Althusser ha poi un altro effetto, al di là di una
“psicoanalisi della conoscenza scientifica”, che dovrebbe evidenziarne il “non-detto”,
ma comporta come effetto – altra tesi che cerco di dimostrare, una decostruzione o,
meglio, una dissoluzione del soggetto della scienza, dello stesso soggetto epistemico,
che finisce col trascinarsi dietro lo stesso campo epistemico.
Questa dissoluzione duplice ha a sua volta un aspetto duplice:
1. Uno, per così dire, abbastanza pacifico, ossia la decostruzione della
possibilità che un “sapere”, inteso come fatto della mente di un soggetto,
si rinchiuda e si rifletta in una totalità che, a sua volta, rifletterebbe la
totalità storico-sociale del suo oggetto.1
2. Un secondo, invece, “problematico”, in quanto la decostruzione del
soggetto epistemico non può che
a. Problematizzare a sua volta, se così si può dire, la stessa nozione
di “problematica”, in quanto “struttura sistematica tipica” (di cui
in PM)
1
Vd. La critica alla “sezione d’essenza”, ma anche la denuncia rivolta al “giovane” Marx: «Per il giovane
Marx conoscere […] l’essenza del mondo storico umano, delle sue produzioni economiche, politiche,
estetiche, religiose – significa propriamente leggere […] a chiare lettere la presenza dell’essenza ”astratta”
nella trasparenza della sua esistenza “concreta”», LC, p. 19; tradotto nella metafora del libro (p. 20): il
discorso scritto come «trasparenza immediata del vero».
2
b. Introdurre una inquietante familiarità tra scienza e filosofia o
addirittura “non-scienza” – questo è il motivo per cui Althusser si
servirà di metafore spaziali “non scientifiche” in un discorso che
ne ammette la problematicità
c. Introdurre un’oscillazione tra pratica teorica e produzione
fantasmatica.
Queste tensioni attraversano in maniera sotterranea LC e riemergono in scritti
incompiuti e pubblicati postumi.

L’apertura del continente-storia

Tesi in LPH.
Dire che la filosofia hegelianamente è sempre in ritardo sulla scienza, ma
anche che ogni scienza si produce in un pieno filosofico: è il caso della scienza della
storia, dato che l’oggetto-storia era per lo più prerogativa dei filosofia della storia.
In LC, lo scopo è interrogare il Capitale sulla differenza specifica
 Del suo oggetto
 Del suo discorso (p. 18)
Ossia:

 Se e in che cosa l’oggetto del Capitale si differenzi:

o Dall’oggetto dell’economia classica e moderna

o Dall’oggetto delle riflessioni del giovane Marx e dei Manoscritti


economico-filosofici

 Se e in che cosa il discorso del Capitale si differenzi:

o Dal discorso dell’economia classica e moderna

o Dal discorso filosofico (ideologico) delle riflessioni del giovane


Marx e dei Manoscritti economico-filosofici (p. 18) – “ideologico”
è messo tra parentesi come sinonimo di “ideologico”.

3
4
Nella «Nota complementare sull’“umanesimo reale”»,2 Althusser osserva che
l’aggettivo «reale» in filosofia non riveste nessuna particolare funzione conoscitiva,
ma esprime una direzione. Parlando del significato della nozione di «umanesimo
reale», Althusser dice che l’aggettivo «reale» ha «una funzione positiva di
indicazione pratica».3 La definizione che viene offerta dall’umanesimo reale di uomo
come «insieme di rapporti sociali» ha infatti un contenuto di conoscenza nullo, non
spiega niente. Ma questa inadeguatezza tra «uomo» ed «insieme dei rapporti sociali»,
ha tuttavia un senso pratico: esso

designa un’azione da compiere, uno spostamento di piano da operare. Significa che per
incontrare e trovare la realtà cui si allude quando si cerca non più l’uomo astratto, ma
l’uomo reale, bisogna passare alla società e mettersi ad analizzare l’insieme dei rapporti
sociali [...], il concetto «reale» è un concetto pratico, l’equivalente di un segnale, di una
traccia, che indica quale movimento bisogna effettuare e in quale direzione e perfino in
quale luogo bisogna spostarsi per trovarsi non più nella sfera dell’astrazione ma sulla terra
reale […]. Per pensare la realtà della società, la realtà dell’insieme dei rapporti sociali,
dobbiamo effettuare uno spostamento radicale, non solo uno spostamento di luogo
(dall’astratto al concreto) ma anche uno spostamento concettuale (dobbiamo cambiare
concetti di base!).4

Marx:

«[…] si vede [allora] come la storia dell’industria e l’esistenza oggettiva già formata
dell’industria sia il libro aperto delle forze essenziali dell’uomo, la psicologia umana,
presente ai nostri occhi in modo sensibile».5

2
PM, pp.217-222.
3
Ivi, p. 218.
4
Ivi, pp. 218-219.
5
K. Marx, Manoscritti economico-filosofici del 1844, Einaudi, Torino 2004, p. 115.
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