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CÉZANNE E ZOLA

Una sincera amicizia, quella fra Paul Cézanne ed Emile Zola, che dura per circa
trent’anni. Ma poi le strade si dividono, rimangono sentimenti autentici come
l’amarezza e la compassione. Tutto testimoniato da un fitto scambio
epistolare.

Zola: arte e letteratura come riflesso di “documenti umani”


Émile Zola nacque a Parigi nel 1840. Dopo un’infanzia e un’adolescenza
trascorse in Provenza tra gravi ristrettezze economiche - causa la morte
prematura del padre, un ingegnere italiano trasferitosi in Francia per motivi di
lavoro - visse lavorando per l’editore Hachette e facendo il giornalista.
Fu spesso al centro di polemiche artistiche e politiche: difese Manet e gli
impressionisti e denunciò il complotto militarista e reazionario legato all’affaire
Dreyfus con la violenta lettera aperta pubblicata su “L’Aurore” (J’accuse), che
gli costò un anno di carcere.
Zola tentò di dare una veste teorica al naturalismo, giustificando la
trasposizione del “metodo sperimentale” dall’ambito delle scienze fisiche a
quello dei fenomeni morali e spirituali. “Se il metodo sperimentale conduce alla Cézanne: Paul Alexis legge un
manoscritto a Émile Zola, 1869-1870
conoscenza della vita fisica, deve condurre anche alla conoscenza della vita Particolare di Émile Zola

passionale e intellettuale. Non è altro che una questione di gradi lungo lo stesso
cammino, dalla chimica alla fisiologia, e quindi dalla fisiologia all’antropologia
e alla sociologia. Ed ecco il romanzo sperimentale”.
Zola si impegna a osservare col massimo scrupolo i caratteri e i comportamenti
degli individui calati in precisi contesti ambientali; a lavorare “ da scienziati
attorno al problema della vita contemporanea ”, senza limitarsi a guardare i
fatti, ma riproducendoli sperimentalmente per afferrare le leggi che li
governano. Zola bandisce l’immaginazione a favore della pura analisi per
“dare la vita a dei documenti umani, una vita propria e completa, adattata a
un ambiente”. In conclusione, il romanzo si trasforma in un “verbale di un
esperimento” ripetuto sotto gli occhi del pubblico.
Nacquero così i Rougon-Macquart il cui sottotitolo recita: “Histoire naturelle et

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sociale d’une famille sous le Seconde empire” (Storia naturale e sociale di una
famiglia sotto il Secondo impero). Il ciclo iniziò nel 1871 con La fortune des
Rougon (La fortuna dei Rougon) e si concluse in venti romanzi nel 1893 con
Docteur Pascal (Il dottor Pascal).
Nel 1880 contribuì con Maupassant, Huysmans, Paul Alexis (1847-1901), Henri
Céard (1851-1924) a Les soirées de Médan (Le serate di Médan), la raccolta di
novelle che costituì una sorta di manifesto della scuola naturalista. Dal 1894 al
1898 Zola scrisse la trilogia Trois villes (Tre città) – Lourdes (1894), Rome (1896) e
Paris (1898) – in polemica con la Chiesa cattolica e la fede religiosa. L’ultimo
progetto fu ancora un ciclo, Les quatre évangiles (I quattro vangeli), di cui
uscirono Fécondité (Fecondità, 1899), Travail (Lavoro, 1901), Vérité (Verità,
postumo, 1903); il quarto romanzo si sarebbe intitolato Justice (Giustizia), ma
non fu mai scritto. Zola morì improvvisamente nel 1902 a causa delle esalazioni
emanate da una stufa: il sospetto di un attentato non è mai stato dissipato.
“Nell’immenso affresco dei Rougon-Macquart, Zola aveva analizzato e illustrato
via via i vari aspetti della società francese, facendo figurare in ogni quadro
come protagonista un membro della suddetta famiglia: la vita provinciale, con
La fortune des Rougon (La fortuna dei Rougon); il mondo del vizio a Parigi, in
Nanà (dal nome della protagonista, donna perduta e di perdizione); la vita del
ceto operaio parigino, abbrutito dalla piaga dell’alcolismo, ne L’assommoir
(L’ammazzatoio); l’epopea dei minatori, ribelli contro la loro durissima vita, con
Germinal (dal nome rivoluzionario del mese in cui incomincia a germinare la
terra); l’avventura di un ferroviere entusiasta del suo mestiere e della sua
locomotiva, che diventa assassino suo malgrado, in La bête humaine (La
bestia umana); l’ambiente dei contadini, piccoli proprietari, di grettezze e
brutalità ferine, dipinto in La terre (La terra) con colori così crudi da
raddoppiare lo scandalo che Zola aveva incominciato a sollevare fino da
principio con le sue audacie veristiche. E ancora: la vita segreta delle famiglie
di un condominio parigino, in Potbouille (Quel che bolle in pentola); la nascita
dei grandi magazzini della capitale, con Au bonheur des dames (Il paradiso
delle signore); il grande mercato alimentare delle Halles, con Le ventre de Paris
(Il ventre di Parigi); le losche speculazioni immobiliari favorite dagli sventramenti
della capitale sotto il Secondo impero, in La curée (La cuccagna); e le grandi

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speculazioni finanziarie, con L’argent (Il denaro); gli intrighi degli ambienti
politici, in Son Excellence Eugène Rougon (Sua Eccellenza Eugène Rougon); il
mondo degli artisti, con L’oeuvre (L’opera); gli intrighi e la vita degli
ecclesiastici di provincia, in La conquête de Plassans (La conquista di Plassans)
e La faute de l’abbé Mouret (Il fallo dell’abate Mouret); la vita di uno
scienziato, il “puro” della famiglia, in Le docteur Pascal (Il dottor Pascal); fino
all’amara visione della guerra del 1870, in La débâcle (La sconfitta); oltre ad un
momento di ottimismo espresso in La joie de vivre (La gioia di vivere), e alla
storia romantica d’una passione, Une page d’amour (Una pagina d’amore)”.
[M. Bonfantini, Storia della letteratura francese, vol. III, Fabbri, 1969]

La lunga amicizia tra Paul Cezanne e Emile Zola


Orfano di padre, gracile e affetto da una forte miopia, il giovane Zola
frequenta lo stesso liceo di Cézanne. Emile è continuamente bersaglio delle
vessazioni dei compagni, finché un giorno Paul, siamo all’incirca nel 1858, un
"grande" di due classi superiori, non prende a difenderlo. L'indomani Emile
regala alcune mele al suo nuovo "protettore". Nel corso della sua ricerca
pittorica Cézanne troverà nella mela una oggetto particolarmente adatto alla
sua sperimentazione. Tuttavia la ripetuta scelta di questo frutto riveste un ruolo
anche nella lotta pittorica di Cézanne. Il rapporto che stabilisce ancora
ragazzo con Zola è da intendersi come atto di protezione del futuro pittore
riguardo il futuro scrittore. Le mele fanno la loro comparsa quando Zola ne fa
dono al compagno di scuola più grande in cambio di un favore. Cézanne ha Cézanne: Natura morta con mele ed
arance, 1899 Parigi
mostrato una senso di protezione da fratello maggiore, per non dire patema,
nei confronti di Zola, orfano di padre. In seguito ha dipinto numerose nature
morte con mele. Voleva, come disse lui stesso, "conquistare Parigi con una
mela", ovvero con un soggetto comune ma al tempo stesso caricato dalla
tradizione e dai ricordi d'infanzia di una valenza poetica. Tra i due adolescenti,
inconsapevolmente promessi a futura celebrità, nasce un'amicizia che durerà
fino al 1886. Insieme a un terzo compagno di studi, Baptistin Baille, Cézanne e
Zola formano un trio inseparabile. I giorni di riposo trascorrono lieti fra lunghe
passeggiate nella campagna intorno a Aix e nuotate nel fiume Arc.
Passeggiate che Zola, trasferitosi poi a Parigi, rievocherà con molta nostalgia.

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Cézanne predilige gli angoli più selvaggi della campagna intorno a Aix.
"Ahimè, no, non corro più per la
Quando, a distanza di anni, gli verrà domandato in un questionario quali siano campagna, non vado più a perdermi tra
le rocce del Tholonete, soprattutto non
il profumo e il passatempo da lui preferiti, risponderà "l'odore dei campi" e "il raggiungo più, con la bottiglia nel
carniere, la casa di campagna di Baille,
nuoto". Per ben due volte, nelle lettere indirizzate a Zola, evocherà lo stesso sito: memorabile casa di ebbra memoria".
Cézanne a Zola (1861)
"Ti ricordi il pino che, piantato sulla riva dell'Arc, protendeva la chioma sopra
l'abisso aperto ai suoi piedi? Quel pino che col suo fogliame ci riparava dalla
calura". Cézanne e i suoi amici liceali si distraggono anche suonando. Nella
banda musicale dei "Gais Lurons", fondata da Zola, Paul suona la cornetta ed
Emile, con risultati più modesti, il clarinetto. Zola, come gran parte degli scrittori
del suo tempo, manifesterà poi uno scarso interesse per la musica. Paul,
invece, quando andrà a vivere a Parigi porterà con sé lo strumento. Come
Manet, Renoir, Fantin Latour o Gauguin, è infatti un melomane convinto. Si
dichiara ammiratore di Wagner, quando questi è ancora mal considerato in
Francia.
L'attrazione parigina è particolarmente sentita nel mondo dell'arte, proprio quel
mondo in cui il giovane Cézanne sogna di entrare. Le scuole provinciali sono
piuttosto spente, mentre a Parigi fervono tutte le avanguardie artistiche del
momento, dal Romanticismo al Realismo. I Salon e le polemiche che
puntualmente sollevano, le importanti committenze statali, le grandi opere del
"La pittura è forse per te solo un
Secondo Impero, la personale di Courbet: l'eco dei grandi eventi parigini capriccio che è venuto a prenderti per i
capelli in un giorno di noia? È un
raggiunge largamente la provincia. È a Parigi, e solo a Parigi, che un giovane passatempo, un argomento di
conversazione, un pretesto per non
artista può formarsi e sfondare. Non è forse Parigi un polo di attrazione anche studiare il diritto? Se così fosse, capisco la
tua condotta: fai bene a non spingere le
per gli artisti stranieri? cose all'estremo e a non procurarti nuovi
guai con la famiglia. Ma se la pittura è la
Anche Cézanne, che sente la sua vocazione artistica emergere con forza, tua vocazione - ed è così che l’ho
sempre considerata - se ti senti capace
sogna di raggiungere la capitale. Alle ambizioni di pittore si somma la volontà di fare bene dopo aver ben lavorato,
allora diventi per me un enigma, una
di affrancarsi dalle costrizioni familiari. sfinge, un non so che di incomprensibile
e di tenebroso".
Zola, più giovane di lui, è a Parigi già dal 1858 e gli scrive regolarmente Zola a Cézanne (1858)

spronandolo a scegliere la strada da imboccare. In estate torna a Aix e le sue


esortazioni non sono certo estranee alla decisione di Cézanne di trasferirsi nella
capitale. Infatti nel 1862 Cézanne si stabilisce finalmente a Parigi, dove
conduce una vita tranquilla, dedita allo studio. Lavora assiduamente all'
Académie Suisse oppure a casa. Visita con molto interesse i Salon e frequenta i
musei. A partire dal 1863 ama trascorrere lunghi pomeriggi al Louvre, studiando

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i grandi maestri. Passa molto tempo all’aria aperta, talvolta a Parigi, più spesso
quando trascorre brevi periodi nei dintorni. Frequenta poco i caffè, e
comunque meno dei suoi compagni di lavoro; preferisce stare insieme agli
amici di Aix: Coste, Emperaire, Valabrègue, ma soprattutto con Zola.
Riesce in ogni caso a essere di buona compagnia e a condividere i momenti di
allegria nelle locande di campagna, come nel 1866 a Bennecourt nei pressi di
Nantes. In più occasioni si autoinvita per qualche giorno da Zola, a Médan.
"M'ingegno sempre per trovare il mio percorso pittorico" scrive Cézanne al
confidente e amico Zola, nel settembre 1879.
In questi anni i rapporti tra Zola e Cezanne sono molto frequenti.
Del 1868 è il ritratto di Zola con Paul Alexis, discepolo, e per un periodo anche
segretario di Emile. In questo dipinto, che ricorda i ritratti a due personaggi di
Manet, Cézanne ritrae Alexis nei panni del lettore. Il quadro è incompiuto, cosa
rara per Cézanne che preferiva distruggere le opere che non lo
soddisfacevano. Il dipinto venne ritrovato nella soffitta della casa dello scrittore
a molti anni dalla sua morte.
Il 31 maggio 1870 Paul è testimone di nozze di Emile Zola a Parigi; apparteneva
a Zola la pendola nera che Cezanne dipinge senza lancette, nell’opera
omonima realizzata nello stesso anno.
Sempre a Parigi in rue La Condamine, da Zola, Cézanne eseguì una delle
opere più dirompenti di questo periodo: Il Ratto. Così è intitolato il dipinto, reca
la firma e l'anno: 1876. Ha dimensioni notevoli e, pur non raggiungendo i 4 metri
per 5 che Cézanne si era proposto, ne misura in ogni caso 0,90 per 1,20.
Nel 1878 Cézanne si rifugia di nuovo all'Estaque con Hortense e il figlioletto Paul.
Continua a nascondere i suoi legami al padre, che lo costringe a rincasare
Cézanne: La pendola nera, 1870 ca.
ogni sera. Quando questi, aprendo la posta del figlio, scopre la verità, Cézanne
nega l'evidenza. Il padre gli riduce comunque la pensione e per diversi mesi
l'artista è costretto a chiedere aiuto a Zola, ormai al riparo dalle difficoltà grazie
al successo dei suoi libri.

La rottura di un antico sodalizio


Meno di dieci anni dopo, nel 1886, l'amicizia tra Cézanne e Zola si guasterà
irrimediabilmente. Paul si è rivolto in più occasioni a Emile, che lo ha sempre

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aiutato volentieri. Per Paul, Emile è insieme il compagno d'infanzia, il giovane
critico del Café Guerbois, dove intorno a Manet si difendeva la nuova pittura,
lo scrittore affermato che sostituisce per un po' il padre anticipandogli la
pensione, e infine l'amico da cui attende il riconoscimento del valore della sua
pittura.
Zola ha certo difeso Manet nel 1867, ma, eccezion fatta per la modernità dei
soggetti, sembra non aver mai compreso appieno né apprezzato l'arte degli
impressionisti e in particolare quella di Cézanne. A Parigi dà giudizi poco
lusinghieri sull'arte dell'amico. Una testimonianza: da Huysmans a
Pissarro nel.1883: "Provo grande simpatia
Tuttavia, neppure Emile Zola sembra capire il talento di Paul: l'aver staccato per la personalità di Cézanne, perché
grazie a Zola conosco i suoi sforzi, le sue
dalle pareti di casa sua i quadri degli amici - ad eccezione del ritratto di Manet disfatte mentre tenta di realizzare
un'opera".
- conferma l'orientamento delle sue scelte.
Come fa da sempre quando pubblica un nuovo romanzo, nel 1886 Zola invia
L’Oeuvre a Cézanne. I difensori di Zola sosterranno poi che l'autore non ha mai
voluto riferirsi all'amico. Ma i contemporanei di Cézanne lo riconoscono nel
ritratto di quel pittore fallito che è Claude Lantier, protagonista del racconto.
Se da parte di Zola l'identificazione è stata involontaria, è ancor più rivelatrice.
Per lo scrittore il Cézanne del 1885 è un artista fallito e un amico imbarazzante;
non va infatti dimenticato che, quando Cézanne si era recato a Médan, a
casa di Zola, aveva fatto di tutto per irritare lo scrittore, "comportandosi con
insolenza davanti agli invitati”. Dopo aver letto L’Oeuvre, Cézanne scrive
all'amico la seguente lettera di ringraziamento e mette così fine con molta
dignità alla lunga amicizia:
"Mio caro Emile, ho appena ricevuto L’Oeuvre, che hai gentilmente voluto
inviarmi. Ringrazio l'autore dei Rougon Macquart di questo caro ricordo e gli
chiedo di permettermi di salutarlo sognando gli anni passati. Con lo slancio dei
vecchi tempi, il tuo affezionatissimo Paul.”
Non si sarebbero mai più rivisti.

Intervista di Ambrosie Vollard a Zola


Per meglio comprendere le due diverse concezioni dell’arte di questi due
protagonisti della vita culturale francese di fine Ottocento- derivanti da due
visioni della realtà, che con la maturità stavano totalmente divergendo- è utile

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citare i passi fondamentali dell’intervista che Ambrosie Vollard, un giovane
mercante d’arte, dotato di un fiuto eccezionale, chiese nel 1895 al grande
romanziere francese, prima di organizzare la più importante mostra personale
dell’opera di Cezanne.
VOLLARD Le lettere che avete scritto al signor Cézanne, e che sarebbero tanto
necessarie anche a noi, per insegnarci a sentire e a pensare, quelle lettere
esistono ancora? Non ho osato parlarne al signor Cézanne, perché non volevo
destare in lui un eterno rimorso, se, non avendo conservato quei preziosi fogli,
egli si fosse reso improvvisamente conto della responsabilità in cui incorreva di
fronte ai posteri.
ZOLA Io stesso ho temuto come voi per quelle lettere, nelle quali davo il meglio
di me stesso. Ma, grazie al cielo, Cézanne, malgrado la sua negligenza, si è
preoccupato di conservare gelosamente anche i più piccoli biglietti da me
inviatigli. Quando gli chiesi di restituirmi la mia corrispondenza, pensando che
la loro pubblicazione avrebbe potuto essere preziosa per i giovani artisti, che
non avrebbero mancato di trarre profitto dai consigli che un animo fraterno, Picasso: Ritratto di Ambrosie Vollard 1909
1910
con tutto lo slancio, dava al suo amico, egli mi rese il pacchetto, da cui non
mancava neppure una lettera. Ah! perché l'amico mio non mi ha dato anche
il grande pittore nel quale facevo tanto assegnamento?
VOLLARD Quanta fiducia avevate riposta nel signor Cézanne!
ZOLA I nostri compagni lo consideravano volentieri un fallito, e io non mi
stancavo di gridar loro: "Paul ha il talento d'un grande pittore!". Ah! perché in
questa occasione non fui buon profeta?
VOLLARD Ma il signor Cézanne era un accanito lavoratore, e, inoltre, aveva
una fantasia di poeta!
ZOLA Il mio caro, grande Cézanne aveva la scintilla. Ma, se aveva il genio d'un
gran pittore, gli mancò la volontà di diventarlo. S'abbandonava troppo ai suoi
sogni; sogni che poi non si sono mai avverati. Secondo le sue stesse parole,
s'era messo a balia presso le illusioni.
VOLLARD Non avete dei quadri del signor Cézanne?
ZOLA Li avevo nascosti in campagna. Cedendo alle preghiere del signor
Mirbeau, che voleva vederli, li ho fatti portare qui. Ma non li metterò mai su una
parete. La mia casa, voi non lo ignorate, è la casa degli artisti. E voi sapete

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bene quanto essi siano giusti, ma severi, tra loro. Non voglio abbandonare al
giudizio dei suoi pari il compagno della mia giovinezza, il mio più caro amico. I
quadri di Cézanne sono chiusi, a triplice mandata, là, in quell'armadio, al riparo
dagli sguardi malevoli. Non mi chiedete di tirarli fuori, la cosa mi rattrista troppo,
quando penso a ciò che il mio amico avrebbe potuto diventare se avesse
voluto disciplinare la sua fantasia elaborando la sua forma; perché, se poeta si
nasce, artigiano si diventa.
VOLLARD Tuttavia a Cézanne non saranno mancati i vostri saggi consigli,
maestro!
ZOLA Ho fatto di tutto per galvanizzare il mio caro Cézanne, e le lettere che gli
ho scritto mi hanno dato una tale emozione che ne ho impresse nella memoria
fin le minime espressioni. È col pensiero rivolto a lui che ho composto L’Oeuvre.
Il pubblico s'appassionò a questo libro, ma il mio amico restò indifferente. Nulla
potrà mai più tirarlo fuori dai suoi sogni; egli si scosterà sempre più dal reale.
VOLLARD Ma benché non sia riuscito a realizzare la sua opera, il signor
Cézanne, nelle sue lettere, diceva almeno qualche cosa di interessante sulla
pittura?
ZOLA Tutto ciò che Cézanne scriveva, appariva inaspettato e originale: ma io
non ho conservato le sue lettere, per nulla al mondo avrei voluto che fossero
lette da altri, a causa di quella forma un po' trascurata...
VOLLARD Ancora un segno della vostra amicizia...
ZOLA Tutto questo è tanto lontano!... Ricordo tuttavia, dopo una di quelle
lettere che recavano in sé un così dolce odore di Provenza, d'aver detto al mio
amico: "Amo questi pensieri strani come zingare giovanette, dallo sguardo
indicibile, dai piedi infangati, dalla testa cinta di fiori". Ma non potei fare a
meno di aggiungere: "Il nostro signore e padrone, il Pubblico, è più difficile a
soddisfare. Disprezza le principesse con le vesti sdrucite. Per trovar grazia presso
di lui, non basta dire, bisogna dir bene".

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