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African Flower Duke Ellington

Brano inserito nell’album “Money Jungle” del 1962 (LP (1963 — United Artists Records UAJ

14017.

Duke Ellington — piano


Charles Mingus — contrabbasso
Max Roach — batteria

Aspetto formale

A A’ BB’ A’A

tempo 4/4 medium latin

la sezione A è formata da 12 battute, la sezione B da 16, la tonalità di impianto è Eb

minore, tonalità che caratterizza la sezione A, la sezione B si apre con la relativa maggiore Gb

maggiore. Come si evince dallo schema nella ripresa le due A si presentano in ordine inverso

rispetto alla loro prima comparsa.

A ed A’ si differenziano poichè in A’ la melodia è armonizzata a due voci, mentre in A è

espressa da una sola voce.

La lunghezza della A (12 battute) può suggerire una forma di blues, ed in effetti, con

qualche forzatura questa sezione può essere assimilata ad un blues minore. La sezione B

invece consta di due frasi di 8 battute ciascuna, la prima chiaramente nella tonalità di Gb

maggiore, ed anch’essa con influenze blues, la seconda, più modulante, con il compito di

riportare verso la A e la tonalità d’impianto.


Aspetto melodico-ritmico

non ritengo opportuno separare l’aspetto melodico da quello ritmico in questo brano in

quanto essi mi appaiono strettamente connessi. La chiave di lettura dell’intero brano mi sembra

essere la ripetizione di due note, la cellula motivica iniziale (due crome ripetute seguite da una

minima) genera tutta la sezione A, viene abbandonata solo nella prima metà della B, per poi

ricomparire trasformata nella seconda metà della sezione B. Volendo approfondire, tutto nasce

da due note, l’intervallo, il riff più elementare, si pensi ad uno strumento come l’agogô, originario

della Nigeria.

I due suoni base ripetuti, dapprima in maniera regolare (sezione A), poi dislocati in vari

punti della battuta con chiaro intento poliritmico (seconda metà della sezione B), assumono un

carattere eminentemente percussivo, non sono più due note, bensì due suoni, due timbri, due

tamburi, il cui compito è creare un andamento ripetitivo e quindi ipnotico. Da tutto ciò appare

chiaro il richiamo all’Africa presente nel titolo. Ancora va notato che la distanza in altezza fra i

due suoni, durante lo sviluppo del brano, va da un minimo (la seconda nella sezione A) ad un

massimo (la sesta, ed un singolo intervallo di ottava nella seconda parte della sezione B) per

poi tornare al valore minimo di partenza.

Probabilmente proprio per ottenere questo andamento fusiforme, le due A sono invertite

nella ripresa, dal momento che la sezione A’ è caratterizzata dall’intervallo di quarta. Da questo

schema è esclusa la prima metà della sezione B in quanto le note sono distanziate nel tempo in

modo tale da far perdere temporaneamente l’effetto bitonale percussivo che caratterizza il resto

del brano.

volendo riassumere con uno schema che renda più chiaro quest’ultimo aspetto:
A prevalenza di seconde

A’ prevalenza di quarte

B prevalenza di seste

B’ prevalenza di seste

A’ prevalenza di quarte

A prevalenza di seconde

Aspetto armonico

Per quanto riguarda l’aspetto armonico la caratteristica più evidente è senza dubbio data

dal fatto che nella sezione A sono presenti solo accordi minori. Questo espediente conferisce

una certa staticità a questa sezione ed un effetto di rallentamento. In ogni caso questa prima

sezione, come ho già detto, può essere assimilata ad un blues minore al quale la mancanza

di dominanti (l’accordo del V grado compare dove ce lo aspettiamo, cioè alla nona battuta, ma

è anch’esso minore) conferisce una qualità vagamente modale. La sezione B ha dei changes

leggermente più tradizionali; innanzitutto ricompaiono gli accordi di dominante, l’archetipo del

blues continua ad agire anche in questa sezione in quanto l’accordo del I grado, cioe il Gb,

ipotizzando che sia questa la tonalità prevalente della seconda sezione, spesso assume la

qualità di dominante.

Va comunque messa in evidenza l’assenza completa di relazioni del tipo II - V - I, assenza

che denota la volontà dell’autore di uscire dal terreno di riferimento armonico tipicamente

eurocolto. Ancora, oltre alla scarsa presenza di accordi di dominante in generale, che abbiamo
già messo in evidenza, va sottolineato che solo due di essi risolvono in maniera tradizionale,

sull’accordo posto una quarta sopra o una quinta sotto; inoltre che il primo di questi movimenti

armonici, quello posto fra la seconda e la terza battuta della sezione B, è più riconducibile ad

un movimento I - IV di tipica matrice blues, che non ad un movimento V7 - I. L’unico V7 - I

autenticamente cadenzale e tonale è quello fra la battuta 14 e la battuta 15 della sezione B, che

ha il compito di riportare il brano verso il tono di impianto della sezione A, cioè Eb minore.

Considerazioni finali

Da quanto sopra esposto emerge chiaramente la volontà dell’autore di connotare in

maniera ‘africana’ il brano, dal punto di vista sia melodico, che armonico, che ritmico. Ellington

vuole spostare il baricentro verso le radici africane del jazz, recuperando oltre che il blues,

prodotto già frutto di ibridazione, quegli elementi più schiettamente africani e lontani dalla

tradizione europea, primo fra tutti la prevalenza dell’aspetto ritmico e timbrico, si semplifica

l’aspetto melodico e armonico, a tutto vantaggio del ritmo, della ripetizione percussiva, della

produzione del suono come atto spontaneo, esigenza espressiva e primigenia dell’uomo.