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Riassunto Turnbull

La Vihuela e la Viola da mano


Nel rinascimento la Vihuela fu il più importante strumento della famiglia della chitarra. Questo
termine, all’inizio, venne utilizzato per indicare una serie di strumenti specifici, cioè Vihuela da arco
(suonata con l’archetto), Vihuela de penola (suonata con il plettro) e Vihuela de mano (pizzicata con
le dita). Tra di loro, nel corso del sedicesimo secolo, quello più utilizzato era quello suonato con le
dita e di conseguenza il semplice termine Vihuela indicava questa tipologia. Questo strumento era
utilizzato maggiormente in Italia e in Spagna, mentre in Francia veniva utilizzato maggiormente il
liuto che era più grande ed era a forma di testuggine. La Vihuela del quindicesimo secolo, invece,
aveva il fondo piatto simile alla chitarra moderna, tasti di budello legati attorno al manico e le corde
accordate secondo gli intervalli del liuto (quarta, quarta, terza maggiore, quarta, quarta). Per quanto
riguarda il numero delle corde e la loro corrispondenza con il numero di bischeri non ci possiamo
affidare sulle illustrazioni; in genere aveva sei cori di budello raddoppiati all’unisono, la testiera che
si fonde per un certo tratto con la tavola armonica e la paletta leggermente ricurva (quella del liuto è
ad angolo retto). Nonostante la Vihuela da mano appaia molto nell’iconografia italiana, non si
pubblicò in Italia alcuna musica per questo strumento ma musica quasi esclusivamente per liuto.
Dalla chitarra a quattro cori a quella a cinque
Esaminando le immagini antiche si può notare come la chitarra sia più piccola della vihuela. Un altro
che la differenzia rispetto alla vihuela è che, assieme a chitarre dal fondo piatto, esistono chitarre con
il fondo costruito a doghe incurvate, similmente al liuto. Strumenti di questo tipo potrebbero essere
la chitarra a sei cori costruita da Giovanni Smith a Milano nel 1646 ma, prendendo uno strumento più
antico, come la chitarra Belchior-Diaz a cinque cori, questa ha una curvatura più accentuata.
Generalmente aveva 4 cori, il primo semplice, il secondo e il terzo raddoppiato all’unisono e il quarto
all’ottava. Anche in questo caso abbiamo delle differenze nel modo inclinare la paletta (alcune simili
alla vihuela e altre uguali alle viole 18rif) e nella forma del fondo (che poteva essere piatto
generalmente, ma poteva avere una curvatura più o meno ampia similmente al liuto). Queste
differenze di costruzione influenzarono anche i vari modi di accordare la chitarra. Nel 1555, Juan
Bermudo afferma come la chitarra può avere due accordature che può essere a los viejos (i vecchi)
con intervalli di quinta, terza maggiore e quarta e a los nuevos(i nuovi) con intervalli di quarta, terza
maggiore, quarta e quarta. Un’eccezione potrebbe essere un’accordatura indicata da Alonso De
Mudarra che afferma di aver aggiunto un coro raddoppiato all’ottava bassa. La doppia influenza che
la chitarra ebbe sia dal liuto che dalla vihuela ebbe effetti molto strani: è naturale pensare che la
chitarra abbia preso delle caratteristiche dai questi nobili strumenti poiché erano i più utilizzati nelle
corti nobiliari dell’epoca, mentre la chitarra, dal suo carattere popolare, si stava ancora sviluppando
e tutto ciò fini tendenzialmente quando il liuto passò di moda e cioè quando si passò dalla chitarra a
4 cori a quella a 5 cinque cori. Questo non fu un passaggio immediato, ma quando questo si assestò
più o meno, ci furono in sostanza due accordature che differivano in base alla posizione dell’intervallo
di terza maggiore. Una con re – la – mi – do doppio – sol e un’altra mi doppio – si doppio – sol doppio
– re doppio all’ottava bassa – la doppio all’ottava bassa.
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Sicuramente la seconda accordatura è quella più simile a quella moderna infatti aggiungendo un altro
coro ad intervallo di quarta otteniamo proprio quell’accordatura. La presenza di queste due diverse
accordature per chitarra a cinque cori suggerisce anche la controversia di come si è passato da 4 a 5
cori: più fonti, poi confermate da Gaspare Sanz, riferiscono che Vincente Espinel fu colui che
aggiunse il quinto coro. Infatti Sanz afferma come la chitarra in Italia aveva quattro corde ma, a
Madrid, il Maestro Espinel, aggiunse la quinta e da quel momento la chitarra in Francia e in Italia
venne denominata chitarra spagnola. In questo senso probabilmente sparì anche l’eccezione di
raddoppiare una delle corde basse all’ottava inferiore per motivi costruttivi: la chitarra, infatti, era
cresciuta di dimensioni, e ciò suggerisce una maggiore lunghezza della corda vibrante. Di
conseguenza il raddoppio all’ottava inferiore era difficile da ottenere e per questo si passò al
raddoppio all’ottava superiore.
La collocazione dei tasti