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Puglia

Leggi di interesse sanitario

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Avvertenza

Questa raccolta, seppure estrapolata da banche dati istituzionali, non è destinata agli operatori
del diritto, ma si connota come strumento esclusivamente didattico.
Essa si propone di fornire, attraverso una selezione mirata delle disposizioni normative, un pa-
norama storico-evolutivo della legislazione regionale in materia di sanità.
Agli effetti legali, pertanto, essa non ha alcuna pretesa di ufficialità.

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Sommario
Legge regionale 20 gennaio 1975, n. 5
Erogazione dell' assistenza ospedaliera assicurata dalla Regione Puglia.
Legge regionale 15 maggio 1980, n. 46
Istituzione del Comitato oncologico regionale, dei Comitati clinici ospedalieri e del registro regionale dei tumori.
Legge regionale 5 aprile 1985, n. 14
Istituzione dell’Osservatorio Epidemiologico Regionale.
Legge regionale 30 maggio 1985, n. 51
Disciplina concernente le case di cura private.
Legge regionale 17 gennaio 1988, n. 4
Istituzione di Presidi multizonali di prevenzione.
Legge regionale 18 dicembre 1991, n. 14
Normativa in materia di medicina trasfusionale.
Legge regionale 28 dicembre 1994, n. 36
Norme e principi per il riordino del Servizio sanitario regionale in attuazione del decreto legislativo 30 dicembre
1992, n. 502 (Riordino della disciplina in materia sanitaria, a norma dell’articolo 1 della legge 23 ottobre 1992, n.
421), così come modificato dal decreto legislativo 7 dicembre 1993, n. 517.
Legge regionale 12 aprile 1995, n. 17
Diagnostica e terapia delle allergopatie presso le USL della Regione Puglia.
Legge regionale 19 aprile 1995, n. 22
Norme di tutela dei diritti del malato.
Legge regionale 16 dicembre 1998 n. 30

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Norme e principi per il funzionamento dei dipartimenti di salute mentale previsti dalla legge regionale 28 dicem-
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bre 1994, n. 36.
Legge regionale 6 settembre 1999, n. 27
Istituzione e disciplina del dipartimento delle dipendenze patologiche nelle Aziende USL.
Legge regionale 13 luglio 2001, n. 24
Istituzione dell'Agenzia regionale sanitaria pugliese.
Legge regionale 1° aprile 2003, n. 7
Istituzione del registro regionale dei donatori di midollo osseo.
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Legge regionale 28 maggio 2004, n. 8


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Disciplina in materia di autorizzazione alla realizzazione e all'esercizio, all'accreditamento istituzionale e accordi


contrattuali delle strutture sanitarie e socio-sanitarie pubbliche e private.
Legge regionale 3 agosto 2006, n. 24
Norme di organizzazione del sistema trasfusionale regionale.
Legge regionale 3 agosto 2006, n. 25
Principi e organizzazione del Servizio Sanitario Regionale.
Legge regionale 9 agosto 2006, n. 26
Interventi in materia sanitaria.
Legge regionale 15 luglio 2011, n. 16
Norme in materia di sanità elettronica, di sistemi di sorveglianza e registri.
Legge regionale 1° agosto 2014, n. 33
Introduzione di sperimentazione di medicinali da cannabinoidi attraverso la promozione di progetti pilota.

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Legge regionale 20 gennaio 1975, n. 5 – Erogazione dell’assistenza ospedaliera assicurata dalla Regione
Puglia (Articoli estratti).

Art. 1
(Criteri generali)

Fino alla completa attuazione della riforma sanitaria nazionale, la Regione Puglia assicura l'assistenza ospedaliera in
applicazione della legge 17 agosto 1974, n. 386, con i mezzi finanziari derivanti dal riparto tra le Regioni del fondo na-
zionale ospedaliero e secondo le modalità stabilite con la presente legge.

Art. 2
(Aventi diritto)

Hanno diritto all'assistenza ospedaliera assicurata dalla Regione Puglia:


– i cittadini italiani che abbiano titolo all'assistenza diretta in base ai vigenti ordinamenti dei rispettivi enti o casse mu-
tue di malattia anche aziendali;
– i cittadini italiani che abbiano titolo all'assistenza indiretta in base ai vigenti ordinamenti dei rispettivi enti o casse
mutue di malattia anche aziendali;
– i cittadini italiani non abbienti assistiti a norma dell'art. 13, ultimo comma, della legge 17 agosto 1974, n. 386;
– i cittadini italiani iscritti nel ruolo regionale di cui al successivo art. 13 della presente legge;
– i cittadini italiani non aventi posizione assicurativa, ma assistibili in base a vigenti disposizioni;
– gli stranieri non stabilmente residenti sul territorio regionale assistibili in base alle convenzioni internazionali.
Agli effetti della presente legge sono considerati non abbienti, gli iscritti negli elenchi comunali previsti dall'art. 55 del Te-

continuativa (1).

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sto Unico delle leggi sanitarie approvato con R.D. 27 luglio 1934, n. 1265, nonché i cittadini assistiti dal Comune in forma

Hanno diritto altresì all'assistenza ospedaliera assicurata dalla Regione i lavoratori in cerca di prima occupazione e quelli
che, per licenziamento, sospensione o disoccupazione, perdano temporaneamente il diritto alla assistenza ospedaliera,
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nonché i loro familiari a carico (2).

(1) Comma aggiunto dal comma 1 dell'art. 1 della legge regionale 3 giugno 1976, n. 13.
(2) Comma aggiunto dal comma 1 dell'art. 1 della legge regionale 3 giugno 1976, n. 13.

Art. 3
(Assistenza diretta)
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Ai cittadini e agli stranieri indicati al precedente art. 2 la Regione Puglia assicura l'erogazione dell'assistenza ospedaliera
in forma diretta, senza limiti di durata e con criteri di uniformità, attraverso:
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– gli ospedali dipendenti dagli enti ospedalieri aventi sede nel territorio regionale;
– le cliniche universitarie, gli istituti di ricovero e cura riconosciuti a carattere scientifico, gli istituti ed enti di cui all'art.
1, penultimo comma, della legge 12 febbraio 1988, n. 132, gli istituti ed enti di cui alla legge 28 novembre 1973, n. 817,
le case di cura private, con i quali la Regione Puglia abbia stipulato apposita convenzione ai sensi dell'art. 18, commi 1 e
2, della legge 17 agosto 1974, n. 386.

Art. 4
(Assistenza indiretta) (3)

Ai cittadini indicati al precedente art. 2 e residenti in Comuni della Puglia i quali si avvalgano della facoltà di ricoverarsi in
istituti o case di cura non convenzionati, o non convenzionati per le prestazioni da effettuarsi, la Regione Puglia rimbor-
serà una quota pari alla spesa media sostenuta dalla Regione stessa per analoghe prestazioni nelle case di cura private
convenzionate ubicate nel territorio regionale.
L'importo della suddetta spesa media è determinato con deliberazione della Giunta regionale su proposta dell'Assessore
alla Sanità.
L'ammontare del rimborso è determinato dall'Assessore regionale alla Sanità in relazione alla necessità ed alla durata
del ricovero.
Gli interessati, al fine dell'ottenimento del rimborso, sono tenuti ad inviare all'Assessorato regionale alla Sanità, entro tre
giorni dalla data del ricovero, la certificazione medica attestante la necessità del ricovero nonché, entro trenta giorni dalla
data di dimissione, la documentazione originale comprovante le spese sostenute, copia della cartella clinica e idonea
documentazione comprovante il diritto all'assistenza.
La trasmissione della predetta documentazione oltre i termini stabiliti è ammessa solo in caso di accertata effettiva im-
possibilità.
L'azione per conseguire il rimborso non è comunque più esperibile decorso il termine di novanta giorni dalla data di di-
missione.
La Regione esercita il controllo sulle persone da essa assistite a mezzo di sanitari all'uopo incaricati.
Il rifiuto di sottoporsi alle visite di controllo determina in decadenza dal diritto alle prestazioni assicurate dalla Regione.

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(3) Articolo così sostituito dal comma 1 dell'art. 1 della legge regionale 3 luglio 1976, n. 40.

Art. 5
(Convenzioni della Regione Puglia)

Le convenzioni di cui al precedente art. 3 sono deliberate dalla Giunta regionale su proposta dell'Assessore alla sanità e
sulla base degli appositi schemi che il Ministero della sanità deve predisporre a norma dell'art. 18, secondo e quarto
comma, della legge 17 agosto 1974, n. 386.

Art. 6
(Convenzioni in atto alla data dell'11 luglio 1974) (4)

L'erogazione dell'assistenza ospedaliera sulla base delle convenzioni stipulate dagli enti mutualistici ed in atto alla data
dell'11 luglio 1974 sarà assicurata dalla Regione ai cittadini aventi diritto che si ricoverino in cliniche universitarie, istituti
di ricovero e cura riconosciuti a carattere scientifico, istituti ed enti di cui all'art. 1, penultimo comma, della legge 12 feb-
braio 1968, n. 132 istituti ed enti di cui alla legge 26 novembre 1973, n. 817 e case di cura private fino alla data in cui sa-
ranno resi esecutivi gli atti di stipula delle nuove convenzioni.
La Regione provvede alla stipula delle convenzioni entro trecentosessanta giorni dalla data di pubblicazione degli schemi
di convenzione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica.
Le convenzioni vigenti decadono allo scadere del termine di cui al precedente comma ed ai cittadini residenti in Comuni
della Puglia, che si ricoverino in istituti e case di cura già convenzionati, l'assistenza ospedaliera sarà assicurata in forma
indiretta.

(4) Articolo così sostituito dal comma 1 dell'art. 2 della legge regionale 3 giugno 1976, n. 13.

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Art. 7
(Assistenza all'estero) (5)
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La Regione Puglia rimborserà alle Casse marittime gli oneri sostenuti per l'assistenza ospedaliera all'estero dei marittimi
residenti in Comuni della Puglia.
Ai cittadini indicati al precedente art. 2 e residenti in Comuni della Puglia, che si trovano all'estero per ragioni di lavoro ed
ai lavoratori o pensionati residenti all'estero che prima del trasferimento avevano l'ultima residenza anagrafica nel territo-
rio regionale, la Regione Puglia assicura l'assistenza ospedaliera negli Stati con i quali vigono accordi di sicurezza socia-
le, mediante l'assunzione dell'onere del ricovero effettuato in regime di assistenza diretta o, nel caso usufruiscano di cen-
tro non convenzionato, mediante un rimborso delle spese sostenute nella misura e secondo le modalità previste dal pre-
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cedente art. 4.
Ai cittadini indicati al precedente art. 2, residenti in Puglia che si trovano all'estero per motivi di lavoro, in Stati con i quali
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non vigono accordi internazionali in materia di sicurezza sociale, la Regione Puglia assicura l'assistenza ospedaliera nei
modi previsti dal secondo comma del presente articolo.
La Regione assicura, inoltre, l'assistenza ospedaliera in luoghi di cura al di fuori del territorio nazionale ai cittadini indicati
al precedente art. 2 e residenti in Puglia, le cui esigenze terapeutiche non potrebbero essere altrimenti soddisfatte in
modo o in tempi adeguati, mediante:
1) rilascio di autorizzazione a fruire del ricovero in regime di assistenza diretta presso ospedali convenzionati siti in
Stati con i quali vigono accordi internazionali in materia di sicurezza sociale.
Il rilascio della predetta autorizzazione è subordinato:
a) alla presentazione da parte dell'assistito all'Assessorato regionale alla sanità della domanda, corredata da ap-
posita documentazione sanitaria da cui risulti anche il titolo in base al quale ha diritto all'assistenza;
b) al parere favorevole dei sanitari della Regione che possono avvalersi della consulenza del Collegio medico di
cui al punto 2) del presente articolo;
2) concessione di un contributo, pari al 50% della spesa ospedaliera documentata, per i ricoveri effettuati in strutture
o Stati esteri non convenzionati.
La concessione del contributo è subordinata:
a) alla richiesta dell'assistito, corredata da apposita documentazione sanitaria, da cui risulti anche il titolo in base al
quale ha diritto all'assistenza e tendente ad ottenere l'autorizzazione a fruire del ricovero presso una struttura estera non
convenzionata;
b) all'intervenuta autorizzazione di cui alla precedente lettera a) rilasciata dall'Assessore regionale alla sanità, sen-
tito il parere di un collegio medico composto da tre sanitari in servizio presso la Regione. In casi particolari il collegio me-
dico può avvalersi della consulenza di un primario ospedaliero o di un docente universitario indicati dall'Assessore regio-
nale alla sanità per settore patologico (6).
c) alla presentazione all'Assessorato regionale alla sanità, entro trenta giorni dalla data di dimissione, della docu-
mentazione originale comprovante le spese sostenute nonché di copia della cartella clinica.
La concessione del contributo è deliberata dalla Giunta regionale, su proposta dell'Assessore alla sanità. La Giunta re-
gionale può inoltre deliberare di assumere integralmente l'onere del ricovero nonché delle spese di viaggio per le speda-

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lità consunte dagli assistiti indicati all'art. 1 della legge regionale 3 giugno 1976, n. 13 nonché degli assistiti che, median-
te l'esibizione di idonea documentazione, dimostrino di trovarsi in precarie condizioni economiche, o di non essere in
grado, in relazione all'entità della spesa, di sostenere l'onere.
In casi particolari la Giunta regionale può corrispondere un anticipo sul documento preventivo di spesa per i ricoveri che
siano stati già autorizzati.
Qualora il ricovero assuma la caratteristica dell'urgenza, si prescinde dalla richiesta preventiva di cui alla precedente lett.
a).
In tal caso la documentazione di cui alla stessa lett. a) deve essere inviata all'Assessorato regionale alla sanità entro
trenta giorni dalla data di ricovero ed il Collegio medico deve esprimersi anche sulla sussistenza delle ragioni di urgenza.
L'azione, per ottenere il contributo non è più esperibile decorso il termine di 120 giorni dalla data di dimissione.
Alle riunioni del Collegio medico partecipa, in qualità di segretario, un funzionario della Regione designato dall'Assessore
alla sanità.
Ai componenti il collegio medico ed ai consulenti, estranei alla Amministrazione regionale, spetta il trattamento previsto
dalla legge regionale 24 marzo 1975, n. 27.

(5) Articolo così sostituito dal comma 1 dell'art. 2 della legge regionale 3 luglio 1979, n. 40.
(6) Lettera così sostituita dal comma 1 dell'art. 5 della legge regionale 7 gennaio 1984, n. 2.

Art. 8
(Ricovero nei presidi ospedalieri)

Il ricovero nei presidi ospedalieri, pubblici o convenzionati, di cui all'art. 3 della presente legge è disposto dai rispettivi
servizi di accettazione per accertare esigenze di prestazioni ospedaliere.
Il ricovero degli aventi diritto all'assistenza ospedaliera assicurata dalla Regione non è subordinato ad alcuna autorizza-
zione ad eccezione di quello presso case di cura private convenzionate, per il quale è necessario ottenere preventiva
impegnativa di ricovero da parte dei competenti uffici regionali (7).

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Dietro richiesta da parte del medico curante dell'assistito, gli uffici regionali, esperiti i controlli ritenuti necessari, rilasce-
ranno al richiedente l'impegnativa di ricovero (7).
Apposito regolamento da approvare entro sei mesi dalla pubblicazione della presente legge, dovrà indicare le procedure
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per la richiesta dell'impegnativa e per il relativo rilascio, da parte degli uffici regionali competenti, dell'impegnativa mede-
sima (7).
Le case di cura convenzionate sono tenute a comunicare ai competenti uffici regionali la data di accettazione o di dimis-
sione dell'assistito entro tre giorni dall'avvenuto ricovero o dimissione (7).

(7) Gli attuali commi 2, 3, 4, e 5 sostituiscono l'originario comma 2, come disposto dal comma 1 dell'art. 3, legge regionale 3 giugno
1976, n. 13.
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Art. 9
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(Accertamento della necessità del ricovero)

L'accertamento dell'obiettiva esistenza della necessità del ricovero sarà effettuato dai sanitari assegnati all'accettazione
che, a tal fine, possono avvalersi di tutti i servizi diagnostici e specialistici del presidio ospedaliero, secondo le modalità
disposte dalla direzione sanitaria.

Art. 10
(Uniformità dell'assistenza)

Al fine di garantire l'uniformità dell'assistenza ospedaliera la cui erogazione è assicurata dalla Regione Puglia, per i citta-
dini indicati all'art. 2 della presente legge, sono abolite le classi speciali differenziate nei presidi indicati all'art. 3.
Il ricovero nelle camere speciali è disposto dal medico curante ospedaliero sulla base delle obiettive esigenze assisten-
ziali del paziente.
Al di fuori dell'orario ordinario è consentito al personale medico ospedaliero l'esercizio dell'attività libero-professionale
secondo le disposizioni di cui all'art. 47 del decreto del Presidente della Repubblica 27 marzo 1969, n. 130 (8).
Le prestazioni libero-professionali eventualmente richieste dal ricoverato in base alla normativa vigente non possono
svolgersi con pregiudizio del criterio dell'uniformità dell'assistenza ospedaliera la cui erogazione è assicurata dalla Re-
gione Puglia.

(8) Comma aggiunto dal comma 1 dell'art. 4 della legge regionale 3 giugno 1976, n. 13.

Art. 11
(Accertamento del titolo all'assistenza
assicurata dalla Regione Puglia)

L'ufficio spedalità del presidio ospedaliero, pubblico o convenzionato, accerta il titolo in base al quale il ricoverato abbia
diritto all'assistenza ospedaliera assicurata dalla Regione Puglia.

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Il ricoverato che non sia in grado di esibire la documentazione attestante il suo titolo all'assistenza assicurata dalla Re-
gione Puglia può sottoscrivere una dichiarazione indicante a quale categoria di aventi diritto egli appartiene.
In caso di minore età o di impedimento, la dichiarazione di cui al precedente comma può essere sottoscritta dall'accom-
pagnatore.

Art. 12
(Oneri delle prestazioni a cittadini non aventi diritto
all'assistenza assicurata dalla Regione Puglia)

Il ricoverato non avente diritto all'assistenza ospedaliera assicurata dalla Regione Puglia è tenuto a corrispondere
all'amministrazione del presidio ospedaliero il costo delle prestazioni ai sensi dell'art. 47 del decreto del Presidente della
Repubblica 27 marzo 1969, n. 130, nonché le spese di ricovero e mantenimento deliberate dalle amministrazioni dei
presidi di cui all'art. 3 della presente legge.

Art. 12-bis
(Scheda nosologica obbligatoria) (9)

Gli Enti ospedalieri, le Cliniche universitarie, gli Istituti a carattere scientifico, gli Istituti ed enti di cui all'art. 1, penultimo
comma, della legge 12 febbraio 1968, n. 132, gli Istituti ed Enti di cui alla legge 26 novembre 1973, n. 817 e gli Istituti e
Case di cura private, convenzionate e non, operanti nella Regione Puglia, sono tenute a compilare e trasmettere all'As-
sessorato regionale alla sanità, entro 10 giorni dalla dimissione del ricoverato, la «Scheda nosologica» secondo il model-
lo approvato con deliberazione della Giunta regionale.

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(9) Articolo aggiunto dal comma 1 dell'art. 6, legge regionale 3 giugno 1976, n. 13.

Art. 12-ter
(Accompagnamento materno) (10)
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Negli Enti ospedalieri è consentito, a giudizio dei sanitari, l'accompagnamento dei minori ricoverati di età non superiore
agli anni 6.
La Giunta regionale determina annualmente il rapporto di incidenza dell'accompagnamento rispetto al numero delle de-
genze godute dai minori di anni 6.
Il numero delle degenze per accompagnamento, calcolato, con il criterio di cui al comma precedente, va aggiunto, ai fini
del riparto della spesa corrente del Fondo regionale dell'assistenza ospedaliera, a quello dei minori ricoverati.
Per affezioni particolari può essere consentito, a giudizio dei sanitari, l'accompagnamento di ricoverati di età superiore
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agli anni 6, ma in tal caso il numero delle degenze per accompagnamento non avrà rilevanza ai fini del riparto della spe-
sa corrente di cui al comma precedente.
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L'onere relativo al vitto e alloggio dell'accompagnatore farà carico all'assistito, nella misura stabilita con deliberazione del
Consiglio di amministrazione.
Nelle Cliniche universitarie, negli Istituti a carattere scientifico, negli Istituti ed Enti di cui all'art. 1, penultimo comma del-
la legge 12 febbraio 1968, n. 132, negli Istituti ed Enti di cui alla legge 26 novembre 1973, n. 817 e negli Istituti e Case di
cura private convenzionate l'accompagnamento materno è regolato dalle convenzioni previste dall'art. 18 della legge 17
agosto 1974, n. 386.
Per il 1975 le rette di accompagnamento per ricovero dei minori saranno rimborsate direttamente all'interessato.

(10) Articolo aggiunto dal comma 1 dell'art. 7, legge regionale 3 giugno 1976, n. 13.

Art. 13
(Ruolo regionale)

È istituito il ruolo regionale per l'assistenza ospedaliera ai cittadini non assistibili da enti e casse mutue di malattia, anche
aziendali, ai sensi dell'art. 13 della legge 17 agosto 1974, n. 386.
Il ruolo ha validità fino all'attuazione della riforma sanitaria nazionale.

Art. 14
(Iscrizione al ruolo regionale e contributo annuale)

I cittadini residenti in Comuni della Puglia e non aventi posizione assicurativa presso alcun ente o cassa mutua di malat-
tia possono ottenere l'assistenza ospedaliera in forma diretta e senza limiti di durata a carico della Regione Puglia me-
diante iscrizione nel ruolo regionale di cui al precedente art. 13.
Possono iscriversi al ruolo regionale anche gli stranieri stabilmente residenti in un Comune della Puglia e gli apolidi.

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L'importo del contributo annuale per ciascun soggetto richiedente, da versare a norma del successivo art. 17 è pari alla
spesa media capitaria annua per l'assistenza ospedaliera rilevata in Puglia per l'anno precedente.
Per il primo anno di attuazione della presente legge l'importo del contributo è pari alla spesa media capitaria per l'assi-
stenza ospedaliera rilevata dell'INAM per l'anno 1974.

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Art. 15
(Durata e decorrenza dell'iscrizione al ruolo regionale)

L’iscrizione al ruolo regionale di cui all’art. 13 della presente legge è operante fino all’attuazione della riforma sanitaria
nazionale e decorre dal 1° gennaio dell’anno nel quale viene inoltrata la richiesta.
Per i cittadini che, nel corso dell’anno nel quale viene inoltrata la richiesta, avessero avuto ad altro titolo il diritto
all’assistenza assicurata dalla Regione Puglia, l’iscrizione decorre dal primo giorno di scopertura assicurativa.
Nei casi previsti dal precedente comma, l’importo del contributo dovuto per l’anno di iscrizione si calcola dividendo
l’ammontare del contributo stabilito al precedente art. 14 per il numero dei giorni dell’anno di iscrizione e moltiplicando il
risultato per il numero dei giorni per i quali è valida l’iscrizione al ruolo regionale.

Art. 19
(Decadenza dall'iscrizione al ruolo regionale)

Il conseguimento del diritto all'assistenza ospedaliera a diverso titolo determina la decadenza dalla iscrizione nel ruolo
regionale di cui all'art. 13 a far tempo dal giorno dal quale decorre il diritto acquisito ad altro titolo.
La comunicazione dell'avvenuto conseguimento del diritto all'assistenza a diverso titolo va fatta dall'iscritto all'assessora-
to alla sanità della Regione Puglia.
Nei casi previsti al primo comma del presente articolo il contributo di cui all'art. 14 della presente legge è dovuto fino
all'ultimo giorno di validità dell'iscrizione nel ruolo regionale.
L'assessorato alla sanità della Regione calcola, con i criteri di cui all'art. 15 della presente legge, l'ammontare del contri-
buto dovuto e ne dà comunicazione all'esattoria competente alla riscossione, diffidandola dal procedere a indebite ri-
scossioni.
Nei casi in cui, a causa di tardiva comunicazione da parte dell'iscritto dell'avvenuto conseguimento del diritto all'assisten-

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za a titolo diverso, siano state riscosse contribuzioni non dovute, l'Assessorato alla sanità della Regione comunicherà
all'interessato l'ammontare dei contributi relativi al periodo di validità dell'iscrizione nel ruolo regionale. L'interessato ri-
chiederà a suo carico, presso le amministrazioni competenti, il rimborso delle somme corrisposte ma non dovute.
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Legge regionale 15 maggio 1980, n. 46 – Istituzione del Comitato oncologico regionale, dei Comitati clinici ospedalieri
e del registro regionale dei tumori.

Art. 1
1. La presente legge disciplina l’istituzione e il funzionamento di un Comitato regionale e dei Comitati oncologici ospeda-
lieri o clinici ospedalieri allo scopo di potenziare le attività sanitarie di prevenzione, cura e riabilitazione dei tumori maligni
privilegiando la loro organizzazione interdisciplinare e dipartimentale secondo il Decreto del Ministro della Sanità 8 no-
vembre 1976.

Art. 2
1. I Comitati oncologici ospedalieri sono istituiti presso gli Ospedali regionali e presso gli Ospedali provinciali o zonali con
almeno 500 ricoveri oncologici annui.
2. L’istituzione è deliberata dall’Ente gestore dell’ospedale interessato, sentito il Consiglio dei sanitari.
3. Il Comitato è composto da sei membri rappresentanti da un patologo, un radioterapista nonché da un internista, un
chirurgo ed un clinico pediatra, particolarmente esperti in oncologia e un radiodiagnostica.
4. Di essi due vengono designati dalle Organizzazioni Sindacali del personale sanitario e quattro dal Consiglio dei sanita-
ri, scelti tra il personale di ruolo o, in mancanza, fra quello incaricato o, in mancanza ancora, fra i consulenti.
5. I Comitati possono richiedere, di volta in volta, se necessario di acquisire la competenza specialistica di sanitari di
branche diverse da quelle rappresentate nel Comitato.

Art. 3
1. Compiti del Comitato oncologico ospedaliero sono: l’organizzazione ed il miglioramento dell’attività di prevenzione ed
il miglioramento dell’attività di prevenzione, diagnosi e cura dei tumori nei singoli ospedali. Esso in particolare:

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1) elabora ed applica protocolli diagnostici per ogni tipo di neoplasia;
2) elabora, applica e controlla l’esecuzione dei piani di trattamento degli ammalati neoplasici curati in tutte le divisioni
e servizi dell’ospedale sottoponendo i pazienti a controlli periodici;
SE
3) raccoglie ed elabora i dati clinici relativi ai pazienti trattati in regime di ricovero o ambulatoriale in apposito registro;
4) predispone e coordina le attività didattiche, di qualificazione e aggiornamento in campo oncologico svolte
dall’Ospedale;
5) partecipa alle attività di assistenza, studio e aggiornamento predisposto dal Comitato oncologico regionale, o pro-
poste in campo oncologico a livello regionale, nazionale ed internazionale. Al Comitato oncologico ospedaliero sono sot-
toposti tutti i pazienti ricoverati in ospedale o ammessi agli ambulatori, che siano affetti da tumori o sospetti di esserlo,
prima che vengano sottoposti a qualunque trattamento terapeutico;
6) le funzioni di coordinatore del Comitato oncologico ospedaliero saranno affidate a rotazione annuale ad un mem-
bro del Comitato eletto dai componenti.
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2. Tale funzione potrà essere confermata.


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Art. 4
1. Con deliberazione della Giunta regionale, entro un mese dall’entrata in vigore della presente legge, sarà istituito il
Comitato oncologico regionale avente sede presso l’Assessorato regionale alla Sanità.
2. Il Comitato oncologico regionale è composto:
– dall’assessore regionale alla Sanità o da persona da lui delegata, che lo presiede;
– da un esperto designato dall’Università di Bari;
– da otto membri designati dalle maggiori organizzazioni oncologiche nazionali (Società Italiana di Oncologia, Asso-
ciazione Italiana di Oncologia Medica, Lega Nazionale per la lotta contro i tumori, Associazione Italiana Ematologia Pe-
diatrica);
– da due membri designati dal Consiglio regionale.
3. Svolge le funzioni di segretario del Comitato un funzionario dell’Assessorato.
4. Il Comitato renderà copia degli atti della propria attività alla Commissione consiliare Sanità.
5. Il Comitato regionale dura in carica per cinque anni.
6. Il Comitato si riunisce almeno tre volte l’anno e quando ne facciano richiesta la metà più uno dei componenti.
7. Ai componenti il Comitato competono le indennità di cui alla legge regionale 24 marzo 1975, n. 27 (vedi ora l’art. 4 del-
la legge regionale n. 45 del 1981).

Art. 5

1. I compiti del Comitato oncologico regionale sono:


1) elaborare proposte organiche per l’organizzazione della prevenzione, diagnosi precoce e assistenza oncologica
nel territorio regionale, privilegiando l’istituzione di centri di “depistage”, di ambulatori di terapia oncologica medica e di
strutture di assistenza oncologica diurna;

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2) elaborare proposte organiche in ordine alla istituzione e funzionamento di servizi oncologici a carattere dipartimen-
tale;
3) fornire indirizzi per la ricerca clinica e di base negli ospedali e per il miglioramento dei livelli di assistenza con ri-
guardo al trattamento specialistico che i servizi oncologici devono assicurare al malato;
4) coordinare i livelli di assistenza degli ospedali nei quali siano istituiti Comitati oncologici ospedalieri con particolare
riguardo ai trattamenti oncologici integrati;
5) formulare proposte in ordine alla formazione della qualificazione ed aggiornamento del personale medico e para-
medico destinato ad operare nella ricerca ed assistenza oncologica;
6) programmare tutte le attività attribuite alla sua competenza con gli orientamenti della riforma sanitaria e del piano
regionale sanitario.

Art. 6
1. È istituito il registro regionale dei tumori.

Art. 7
1. La Giunta regionale, sentito il Comitato oncologico regionale e previo parere della competente Commissione consilia-
re, con propria deliberazione determina le modalità di tenuta del registro.

Art. 8
1. Il sanitario, che nell’esercizio della sua professione, viene a conoscenza di un caso di neoplasia o sospetta di esserlo,
deve darne immediata comunicazione all’Assessorato regionale alla Sanità per il censimento del caso e la sua iscrizione

S
nel registro dei tumori.
i SE
Ed

10
Legge regionale 5 aprile 1985, n. 14 – Istituzione dell’Osservatorio Epidemiologico Regionale.

Art. 1
(Finalità)

La Regione Puglia istituisce l’Osservatorio Epidemiologico Regionale per l’attività di raccolta, di elaborazione e proiezio-
ne delle informazioni sullo stato di salute della popolazione in funzione della programmazione del Servizio Sanitario Re-
gionale, anche in attuazione dell’articolo 58 della legge n. 833 del 23 dicembre 1978.

Art. 2
(Compiti)

L’Osservatorio Epidemiologico Regionale è l’organizzazione tecnico-scientifica di cui si avvale la Giunta regionale per:
1) avere dati sulla incidenza delle malattie sul territorio;
2) promuovere indagini epidemiologiche;
3) individuare i fattori di rischio negli ambienti di vita e di lavoro;
4) elaborare i dati comunque raccolti attinenti a problemi di carattere socio-sanitario, per il loro utilizzo nella pro-
grammazione;
5) predisporre il programma annuale di attività per il sistema informativo;
6) predisporre la relazione annuale sullo stato sanitario della Regione.
La Giunta regionale, inoltre, può avvalersi dell’Osservatorio Epidemiologico Regionale per:
a) eseguire studi atti a fornire indicazioni per interventi urgenti su temi particolarmente rilevanti;
b) coordinare i modi e i tempi della prevenzione;
c) predisporre interventi finalizzati;

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d) valutare la compatibilità dei programmi con le risorse disponibili, nonché le specifiche attuative dei programmi;
e) valutare l’efficacia degli interventi ed i benefici prodotti in relazione alle risorse utilizzate;
f) promuovere la ricerca finalizzata alla realizzazione degli obiettivi del Servizio Sanitario Regionale.
SE
Art. 3
(Organizzazione)

L’Osservatorio Epidemiologico svolge i propri compiti attraverso:


– i presidi ed i servizi delle UU.SS.LL;
– apposita struttura dell’Assessorato regionale alla Sanità;
i

– la collaborazione delle strutture dell’Università degli Studi nel quadro dei rapporti convenzionati di cui all’art. 39 del-
Ed

la legge n. 833 del 23- 12- 1978;


– la collaborazione con altri Istituti o Enti Pubblici che svolgono attività di ricerca, attraverso apposite convenzioni.

Art. 4
(Il Comitato tecnico scientifico) (1)

All’attività dell’Osservatorio Epidemiologico presiede un comitato tecnico scientifico che si avvale di una segreteria costi-
tuita presso lo Assessorato alla Sanità.
Il Comitato tecnico è organo consultivo della Giunta regionale ed è composto da undici esperti nelle seguenti materie:
– Epidemiologia generale;
– Metodologia statistica;
– igiene ambientale;
– igiene e medicina del lavoro;
– oncologia;
– tutela materna infantile;
– Farmacologia;
– Sociologia.
Il Comitato Tecnico Scientifico, presieduto dall’Assessore regionale alla Sanità o da un suo delegato, è nominato con
provvedimento della Giunta regionale e dura in carica cinque anni.
Il Comitato Tecnico Scientifico, entro novanta giorni dalla data del suo insediamento, deve predisporre, per
l’approvazione della Giunta regionale, il piano di lavoro pluriennale ed entro il 31 marzo di ciascun anno successivo deve
predisporre, per l’approvazione della Giunta regionale, la relazione consultiva annuale della attività svolta nonché even-
tuali proposte di modifica o integrazione al piano pluriennale di lavoro. il programma di lavoro.
Il Comitato tecnico scientifico di norma si riunisce con periodicità mensile.
Ai componenti del Comitato tecnico scientifico sono corrisposte, se ne hanno diritto, le indennità di presenza e il rimbor-
so delle spese, nella misura prevista dall’art. 4 della legge regionale 12 agosto 1981, n. 45.

11
(1) Articolo già modificato dall’art. 1 della legge regionale n. 23 del 1987 e successivamente così sostituito dall’art. 1 della legge regio-
nale n. 21 del 1996.
Art. 5
(Rapporti con le Regioni e con il laboratorio epidemiologico
dell’Istituto Superiore di Sanità)

L’Osservatorio Epidemiologico Regionale per interscambi, notizie e coordinamenti di attività di interesse interregionale
curerà i collegamenti con gli Osservatori Epidemiologici delle altre Regioni e con il laboratorio epidemiologico dell’Istituto
Superiore di Sanità.

Art. 6
(Notiziario)

La Regione cura la pubblicazione di un notiziario trimestrale del sistema informativo e dell’Osservatorio Epidemiologico
regionale nel quale vengono comunicati i risultati della elaborazione dei dati raccolti.

S
i SE
Ed

12
Legge regionale 30 maggio 1985, n. 51 – Disciplina concernente le case di cura private.

Titolo I
Definizione - Autorizzazione - Requisiti

Art. 1
(Definizione, tipologia, capacità ricettiva)

Agli effetti della presente legge sono case di cura private gli stabilimenti sanitari gestiti da privati, persone fisiche o giuri-
diche che provvedono al ricovero ai fini diagnostici, curativi o riabilitativi.
La denominazione deve essere sempre preceduta o seguita dalla indicazione «casa di cura privata». È fatto divieto di
usare frasi o denominazioni atte a ingenerare confusione con ospedali o cliniche universitarie.
Per quanto si riferisce alla tipologia e alla capacità ricettiva, si fa riferimento al disposto dell'art. 3 del provvedimento ap-
provato con decreto ministeriale 5 agosto 1977, del Ministro della Sanità pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale 31 agosto
1977, n. 236.
Le case di cura private costituite da più edifici devono avere una capacità ricettiva minima e istituito, presso ciascuno di
essi, almeno un raggruppamento.
Per quanto riguarda le norme costruttive, la organizzazione, la dotazione strutturale, strumentale di personale, ogni edifi-
cio è ritenuto casa di cura autonoma. Peraltro, le case di cura private articolate in più edifici possono istituire unitaria-
mente la direzione sanitaria e i servizi di radiodiagnostica, laboratorio di analisi, di anestesia, di farmacia, di magazzino
di lavanderia, salva la presenza di ogni edificio di apparecchiatura congrua e di personale idoneo per il funzionamento
secondo le esigenze operative di ciascun edificio per i servizi sanitari e di armadio farmaceutico, deposito e dispensa
nonché guardaroba per gli altri servizi.

S
Il provvedimento di autorizzazione riporta le prescrizioni perché il complesso di edifici conservi piena funzionalità e idonei
collegamenti.

Art. 2
SE
(Autorizzazione)

Nessuno può aprire, trasformare o tenere in esercizio case di cura private senza autorizzazione.
L'autorizzazione non può essere sotto qualsiasi forma e ad alcun titolo ceduta, ancorché si tratti dell'esercizio di singole
attività ambulatoriali di diagnosi e cura.
È vietato, altresì, cedere, a qualsiasi titolo, locali compresi nella planimetria depositata all'atto della richiesta di autorizza-
zione.
Gli eredi dell'autorizzato hanno diritto di continuare l'esercizio della casa di cura privata per un periodo non superiore a
180 giorni dal decesso del titolare.
i

Il Presidente della Giunta regionale su conforme deliberazione della stessa, dispone l'autorizzazione, la sospensione, la
Ed

revoca e la chiusura delle case di cura private nei casi previsti dalla presente legge.
Chiunque intenda aprire, ampliare o trasformare una casa di cura privata deve, nella domanda indirizzata al Presidente
della Giunta regionale, dichiarare la natura dell'attività sanitaria che in essa deve essere rivolta ed il possesso di tutti i
requisiti di cui alla presente legge.
Alla domanda devono essere allegati:
– la planimetria dei locali con l'indicazione della loro destinazione di uso, nonché i progetti di costruzione approvati
anche dal Servizio di igiene pubblica dell'Unità Sanitaria Locale competente per territorio;
– il regolamento sull'ordinamento e sul funzionamento della casa di cura;
– l'autorizzazione rilasciata dal Sindaco ai sensi dell'art. 221 del Testo unico delle leggi sanitarie, approvato con regio
decreto 27 luglio 1934, n. 1265;
– ogni altro documento atto a comprovare il possesso dei requisiti.
Per l'istruttoria il Presidente della Giunta regionale si avvale dei competenti servizi tecnici e sanitari delle Unità Sanitarie
Locali e acquisisce il parere dell'Assemblea generale dell'Unità Sanitaria Locale territorialmente competente.
L'autorizzazione deve indicare la denominazione della casa di cura, la tipologia, l'articolazione e la precisa denominazio-
ne dei servizi di diagnosi e cura, con i relativi posti letto, l'organizzazione degli stessi, la dotazione del personale, i requi-
siti igienico-edilizi e le condizioni necessarie a garantire le attività d'urgenza.

Art. 3
(Sanzioni)

In caso di apertura o esercizio di una casa di cura privata senza autorizzazione ne viene disposta la chiusura.
In caso di inosservanza delle norme della presente legge o delle condizioni apposte nel provvedimento di autorizzazione
ovvero di disfunzioni assistenziali che possono essere eliminate mediante idonei interventi, la casa di cura privata è diffi-
data a provvedere.
Trascorso inutilmente il termine assegnato, o immediatamente qualora sia necessario provvedere d’urgenza, è disposta
la chiusura temporanea della casa di cura o la sospensione dell’attività che ha dato luogo ai rilievi, fino a quando non

13
vengano rimosse le cause che hanno determinato il provvedimento. La riapertura della casa di cura dovrà essere appo-
sitamente autorizzata.
In caso di ripetuta infrazione alle norme della presente legge, o alle prescrizioni apposte nel provvedimento di autorizza-
zione o di ripetute gravi disfunzioni assistenziali, viene disposta la revoca dell’autorizzazione con la preclusione ad otte-
nerla per almeno un biennio.

Art. 4
(Vigilanza)

La vigilanza e il controllo sulle case di cura private sono esercitati dalla Regione, che si avvale dei servizi tecnici e sani-
tari delle Unità Sanitarie Locali, nonché dal Comitato di gestione delle UU.SS.LL. medesime.

Art. 5
(Norme costruttive e requisiti tecnico-sanitari)

Per quanto riguarda le norme costruttive e i requisiti tecnico-sanitari delle case di cura private, si fa riferimento ai disposti
dei capitoli II e III del provvedimento approvato con il decreto ministeriale 5 agosto 1977 del Ministro della sanità, pubbli-
cato sulla Gazzetta Ufficiale 31 agosto 1977, n. 236.
Per le case di cura private autorizzate ed in esercizio alla data di entrata in vigore della presente legge si applica il di-
sposto del secondo comma dell'art. 44 del provvedimento ministeriale di cui al comma precedente.
Le unità di degenza non possono comprendere un numero di posti letto inferiore a 25 per la medicina generale e per la
chirurgia generale, a 15 per le altre specialità.
I requisiti, le attrezzature e i servizi di unità di degenza a carattere specialistico e di case di cura ad indirizzo specialistico

S
sono quelli disposti dal capitolo V del provvedimento ministeriale di cui al primo comma.
Le case di cura private con dotazione di posti letto superiore a 150 devono istituire un servizio farmaceutico, diretto da
un farmacista responsabile.
Ogni presidio dipendente da casa di cura privata deve essere dotato di armadio farmaceutico, fornito secondo le esigen-
ze dei servizi funzionanti, sotto la responsabilità del direttore sanitario ovvero, nel caso di presidi staccati, del medico re-
SE
sponsabile di raggruppamento.
Alle case di cura private convenzionate è consentito, a norma dell'art. 28 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, acquista-
re direttamente le preparazioni farmaceutiche, le specialità medicinali, i materiali e i presidi sanitari da impiegare per l'at-
tività propria della casa di cura.
La facoltà di cui al comma precedente è esercitata dalle case di cura private convenzionate prive del farmacista respon-
sabile tramite la consulenza di farmacista iscritto all'Albo professionale, che attesti che i medicinali sono destinati ai ser-
vizi sanitari per cui la casa di cura convenzionata è autorizzata.
i
Ed

Art. 6
(Direttore sanitario)

I requisiti necessari per l'esercizio della funzione di direttore sanitario responsabile sono quelli disposti dal capitolo VI del
provvedimento approvato con decreto ministeriale 5 agosto 1977 del Ministro della sanità, pubblicato sulla Gazzetta Uffi-
ciale 31 agosto 1977, n. 236.

Art. 7
(Personale)

Per quanto riguarda il personale delle case di cura private si fa riferimento ai disposti di cui al capitolo IV del provvedi-
mento approvato con decreto ministeriale 5 agosto 1977 del Ministro della sanità, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale 31
agosto 1977, n. 236.
Il disposto del secondo comma dell'art. 29 del provvedimento di cui al precedente comma si applica a decorrere dalla
data di entrata in vigore della legge regionale attuativa dell'art. 17 della legge 23 dicembre 1978, n. 833.
Il regolamento interno previsto dal primo comma dell'art. 28 del provvedimento di cui al primo comma del presente arti-
colo in particolare determina le modalità di effettuazione della guardia medica.
Sono fatte salve, in ogni caso, le disposizioni previste dal decreto del Presidente della Repubblica 20 dicembre 1979, n.
761 e dalle convenzioni stipulate a norma dell'art. 48 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, in particolare per quanto ri-
guarda incompatibilità e preclusioni.

Art. 8
(Termine per l'adeguamento)

Le case di cura private devono adeguarsi, pena la revoca dell'autorizzazione, alle prescrizioni di cui al precedente art. 7
entro il 31 dicembre 1985, alle prescrizioni di cui agli altri precedenti articoli entro il 31 dicembre 1986, salvo per quanto
riguarda le strutture edilizie che vanno adeguate entro il 31 dicembre 1987 (1).

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(1) Termini prorogati rispettivamente al 30 giugno 1986 dal primo comma dell'art. 1, legge regionale 2 maggio 1986, n. 11 e al 28 feb-
braio 1989 dal primo comma dell'articolo unico, legge regionale 24 gennaio 1989, n. 3. Da ultimo, vedi quanto disposto dal sesto com-
ma dell'art. 29, legge regionale 17 giugno 1994, n. 21.

Titolo II

Art. 9
(Convenzioni)

Il Piano Sanitario Regionale accerta la necessità di convenzionamento delle case di cura private, tenendo conto priorita-
riamente di quelle già convenzionate.
Dette convenzioni sono stipulate alla stregua dello schema-tipo di cui all'art. 44 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, e
in conformità alle prescrizioni di cui alla presente legge.
In attesa del Piano Sanitario Regionale, il Consiglio regionale approva, con le modalità e nei termini previsti dall'art. 16
della legge 22 dicembre 1984, n. 887, il programma di riorganizzazione della rete ospedaliera, delle strutture e delle atti-
vità sia pubbliche che private, secondo i principi ed i parametri del predetto art. 16. Il numero dei posti letto convenziona-
bili provvisoriamente non può, comunque, essere superiore a quello dei posti letto globalmente convenzionati alla data di
entrata in vigore della presente legge.
Alla data di entrata in vigore del piano provvisorio di cui al precedente comma cessano di diritto le convenzioni in atto
non previste dal piano.
L'onere delle prestazioni professionali di personale non compreso nell'organico della casa di cura privata, escluse le pre-
stazioni di consulenza, e a carico dell'assistito che ne abbia fatta richiesta.
Presso le case di cura private convenzionate è consentito l'esercizio della libera attività professionale dei medici iscritti
nei ruoli del personale del servizio sanitario.
Sono fatte salve, comunque, le disposizioni normative e convenzionali circa l'incompatibilità.
L'esercizio della libera attività professionale di cui ai precedenti commi non pregiudica il limite dei ricoveri, che non pos-

scun raggruppamento in cui si articola.

S
sono superare, in ogni caso, il numero dei posti letto autorizzati per tutta la casa di cura o stabilimento di essa e di cia-

Le normativa e gli indirizzi relativi all'attività ambulatoriale a regime convenzionato sono estesi alle case di cura private .
Le dotazioni di personale sanitario, para-sanitario e tecnico, nonché le dotazioni strumentali, devono essere rapportate al
SE
carico di lavoro delle singole attività, fermi gli organici e le esigenze assistenziali per i ricoverati.

Art. 10
(Sospensione e risoluzione delle convenzioni)

La sospensione o l'interruzione dei servizi di case di cura convenzionate, che pregiudichi l'attività assistenziale, determi-
na la sospensione della convenzione.
i
La convenzione è risolta se la casa di cura non comunica la sospensione o l'interruzione dei servizi.
In caso di inadempienze alla convenzione, il titolare della casa di cura privata è diffidato a rimuoverle nel termine stabilito
Ed

in relazione al tipo di inadempienza. Trascorso inutilmente il termine, o immediatamente qualora sia necessario provve-
dere d'urgenza, si procede alla sospensione della convenzione sino a quando non siano rimosse le cause che hanno
determinato il provvedimento.
In caso di revoca dell'autorizzazione all'apertura e all'esercizio della casa di cura privata, la convenzione è risolta di dirit-
to.
È disposta, altresì, la risoluzione della convenzione, oltre che nei casi previsti dalle vigenti disposizioni, per ripetute ina-
dempienze alla convenzione o nel caso che questa non venga eseguita secondo le regole della correttezza e della buo-
na fede, anche sotto il profilo amministrativo e contabile, e per la inosservanza del Contratto collettivo nazionale di lavoro
della spedalità privata.

Art. 11
(Diarie giornaliere, oneri aggiuntivi, liquidazioni e pagamenti)

Per quanto attiene la determinazione delle diarie giornaliere di degenza e degli oneri aggiuntivi anche a carico dell'assi-
stito, resta fermo quanto disposto dall'art. 4 della legge regionale 7 gennaio 1984, n. 2 (1).
Il Piano Sanitario Regionale e, in via provvisoria, il piano di cui al terzo comma del precedente art. 9 determinano le pre-
stazioni e le modalità relative che possono essere rese in regime di ricoveri diurni.
Le case di cura private convenzionate sono tenute a fornire, anche periodicamente, informazioni e dati secondo le moda-
lità stabilite dalla Giunta regionale e secondo le prescrizioni e le indicazioni stabilite a livello centrale. In caso di inadem-
pienze possono essere sospesi i pagamenti relativi alle prestazioni sanitarie effettuate.

(1) Il comma 7, lettera b) dell'art. 2 della legge regionale 5 agosto 1993, n. 13 dispone l'abrogazione alla data dell'effettivo trasferimento
alle Unità Sanitarie Locali delle funzioni richiamate nell'art. 2 della suddetta legge regionale n. 13 del 1993.

Art. 12
(Classificazione)

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La Giunta regionale classifica le case di cura private, al fine della stipulazione delle convenzioni, secondo gli indirizzi
stabiliti a livello nazionale, le prescrizioni degli schemi-tipo di cui all'art. 44 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, fermo
quanto stabilito dalle norme di cui al successivo comma, previ accertamenti eseguiti dal servizio di igiene pubblica
dell'Unità Sanitaria Locale competente per territorio, sentita una Commissione così composta:
– Assessore regionale alla sanità, o suo delegato, che la presiede;
– due sanitari di livello apicale del suolo sanitario regionale;
– due rappresentanti, di cui un sanitario, dell'associazione più rappresentativa delle case di cura private.
Oltre ai requisiti organizzativi e strutturali previsti dagli indirizzi e dalle prescrizioni di cui al comma precedente, le case di
cura private classificate alle fasce funzionali A e B devono essere dotate:
a) di tutto il personale, ivi compreso quello sanitario, ad eccezione dei soli consulenti, a rapporto di lavoro dipenden-
te;
b) di un numero di dipendenti sanitari, para-sanitari, tecnici e ausiliari di corsia secondo il rapporto di un dipendente
per ogni posto-letto per la fascia A e di 0,8 dipendenti per ogni posto-letto per la fascia B, compresi, nei posti letto, quelli
destinati a ricoveri diurni, escluso il personale, anche se dipendente, addetto ai servizi ambulatoriali;
c) di un numero di infermieri generici non superiore a un terzo rispetto a quello degli infermieri professionali.

Art. 13
(Verifica delle classificazioni, fascia transitoria)

Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, la Giunta regionale provvede alla verifica delle classifi-
cazioni in atto alla stregua delle norme di cui al precedente articolo.
Non è ammessa classificazione transitoria alla fascia D oltre il termine del 31 dicembre 1986.

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Art. 14
(Norme transitorie e di rinvio)

Fino all'approvazione del piano provvisorio di cui al terzo comma del precedente art. 9 non è consentita l'estensione del-
SE
le convenzioni in atto o la stipulazione di ulteriori convenzioni.
Il piano provvisorio per i convenzionamenti perde ogni efficacia alla data di entrata in vigore del Piano Sanitario Regiona-
le.
Per quanto non previsto dalla presente legge, si richiamano, in quanto applicabili, la normativa e le disposizioni legislati-
ve in materia ospedaliera.
i
Ed

16
Legge regionale 17 gennaio 1988, n. 4 – Istituzione di Presidi multizonali di prevenzione.

Art. 1
(Finalità)

1. In attuazione dell'art. 22 della legge 23 dicembre 1978, n. 833 la Regione con la presente legge istituisce i Presidi mul-
tinazionali di prevenzione, ne disciplina l'organizzazione e l'attività e ne definisce il coordinamento con i servizi delle
UU.SS.LL. previsti dall'art. 40, comma primo, n. 1, lett. A, della legge regionale 26 maggio 1980, n. 51.

Titolo I
Istituzione, organizzazione e funzionamento

Art. 2
(Istituzione)

1. Il Piano Sanitario Regionale, in attuazione dell'articolo 22 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, determina i Presidi
multinazionali di prevenzione, nonché le sezioni specializzate da istituire, in relazione alla ubicazione ed alla consistenza
degli impianti industriali ed alla peculiarità dei processi produttivi agricoli, artigianali e di lavoro a domicilio.
2. Nelle more dell'approvazione del Piano Sanitario Regionale è istituito un Presidio multinazionale di prevenzione in cia-
scun Comune capoluogo di Provincia.
3. I Comitati di gestione delle Unità Sanitarie Locali, individuate come sedi dei Presidi multinazionali di prevenzione,
provvedono alla loro attivazione ed organizzazione secondo le modalità della presente legge.

S
Art. 3
(Attribuzioni)
SE
1. Il Presidio multinazionale di prevenzione:
a) provvede al controllo e alla tutela dell'igiene ambientale e alla prevenzione degli infortuni sul lavoro e delle malattie
professionali, nell'ambito di quanto previsto dal piano di cui al successivo articolo 10;
b) esercita i compiti a carattere laboratoristico e tecnico impiantistico connessi all'esercizio delle funzioni prevenzio-
nali, trasferite alle Unità Sanitarie Locali, già attribuiti ai laboratori di igiene e profilassi, alle sedi periferiche dei disciolti
Ente nazionale prevenzione infortuni e Associazione nazionale per il controllo della combustione, nonché alle sezioni
mediche e chimiche e ai servizi antinfortunistici degli Ispettorati del lavoro;
i
c) svolge funzioni di supporto tecnico specialistico:
– per i servizi di igiene pubblica, di prevenzione sul territorio, di educazione sanitaria, di medicina legale e di igiene
Ed

e sicurezza del lavoro delle Unità Sanitarie Locali aventi sede nell'ambito territoriale di competenza;
– per l'esercizio delle funzioni di competenza di Enti locali in materia di inquinamento ambientale, non rientranti fra
quelle di cui all'art. 22 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, su richiesta degli stessi.
2. Il Presidio multinazionale di prevenzione partecipa all'attuazione di programmi di formazione e di aggiornamento del
personale del servizio sanitario, nonché dei programmi di ricerca e di studio nelle materie di specifica competenza.
3. Le funzioni del Presidio multinazionale di prevenzione sono svolte in stretta collaborazione con i servizi delle Unità
Sanitarie Locali comprese nell'ambito di riferimento.

Art. 4
(Organizzazione del Presidio)

1. Il Presidio multinazionale di prevenzione si articola nei seguenti settori:


a) chimico-ambientale-tossicologico;
b) micro-bio-tossicologico;
c) fisico-ambientale;
d) impiantistico-antinfortunistico.
2. Per ogni settore di attività è previsto, in pianta organica, un responsabile del livello apicale appartenente ai seguenti
profili professionali:
– "Chimici" per il settore sub a) del precedente primo comma;
– "Medici" o "Biologi" per il settore sub b);
– "fisici" o "ingegneri" o "chimici" per il settore sub c);
– "ingegneri" per il settore sub d).
3. Il Comitato di gestione affida la responsabilità del Presidio, nell'osservanza dei criteri previsti dall'art. 8 del decreto del
Presidente della Repubblica 20 dicembre 1979, n. 761, ad uno dei responsabili di settore, di posizione funzionale apica-
le, per la durata di cinque anni.

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4. Il responsabile del Presidio assicura il coordinamento tra i vari settori nei quali il servizio multinazionale di prevenzione
è articolato e fa parte dei lavori dell'ufficio di direzione dell'Unità Sanitaria Locale.
5. Per l'intero territorio regionale è istituito presso il Presidio del Capoluogo della Regione il Settore "documentazione e
informazione sui rischi e sui danni del lavoro" del quale è responsabile un Direttore amministrativo.

Art. 5
(Settori)

1. Il settore chimico-ambientale è la struttura tecnica per l'esercizio delle attività di prevenzione e di controllo:
– dell'inquinamento dell'aria, dell'acqua e del suolo;
– dell'igiene e del lavoro;
– dell'igiene della produzione e della vendita degli alimenti, delle bevande e dei mangimi dal punto di vista chimico
tossicologico e bromatologico;
– dei farmaci e dei cosmetici, sostanze psicotrope e stupefacenti nonché dei Presidi sanitari.
2. È competente, inoltre a svolgere le attività istruttorie e di controllo relative agli adempimenti previsti dalla legge 13 lu-
glio 1966, n. 615 e del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 23 marzo 1983 e della legge 10 maggio 1976,
n. 319 e successive norme di attuazione e modificazione.
3. Il settore micro-biotossicologico è la struttura tecnica per l'esercizio dell'attività di prevenzione e di controllo relativa a:
– igiene e tossicologia del lavoro;
– analisi micro-biologica degli alimenti e delle bevande e esame sierologico e siero-biologico del personale addetto
alla produzione, manipolazione e vendita degli stessi;
– analisi micro-biologica dell'ambiente;
– diagnostica e profilassi delle malattie infettive e parassitarie e delle tossinfezioni alimentari.

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4. Il settore fisico-ambientale è la struttura tecnica per l'esercizio dell'attività di prevenzione e di controllo relativa:
– all'inquinamento acustico e alle vibrazioni;
– al microclima;
– alle radiazioni;
SE
– alle ulteriori funzioni previste dall'art. 10 del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616
5. Il settore impiantistico-infortunistico è la struttura tecnica per l'esercizio dell'attività di prevenzione e di controllo relati-
vo:
– collaudi e verifiche di ascensori e montacarichi;
– verifiche connesse all'applicazione del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1955, n. 547;
– controlli sull'applicazione delle norme di sicurezza per l'impianto, l'esercizio e la sorveglianza degli apparecchi di
pressione di vapore e a gas e degli impianti di riscaldamento ad acqua calda;
– verifiche di prevenzione dei recipienti adibiti al trasporto di gas compressi, liquefatti o disciolti, e delle cisterne a
i

pressione;
Ed

– verifiche di prevenzione sulle autocisterne per il trasporto di liquidi infiammabili;


– prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali, ivi comprese le prestazioni dei servizi medici, chimici e an-
tinfortunistici degli Ispettorati del lavoro.
6. Il Settore per la documentazione e l'informazione sui rischi e sui danni da lavoro, previsto dal comma 5 del precedente
art. 4 cura:
– la raccolta e la classificazione sistematica delle informazioni in materia di prevenzione e di sicurezza in ambienti di
vita e di lavoro;
– le attività informative per problemi-soluzioni;
– la produzione di materiale per le attività formative;
– i collegamenti e i rapporti con le Università, gli Enti e gli Istituti di ricerca operanti in materia e, in particolare, con l'I-
stituto superiore di sanità e l'Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro.
7. Al Settore di cui al precedente comma hanno diritto di accesso tutti i servizi multinazionali e gli operatori addetti.
8. Gli interventi di cui ai precedenti commi del presente articolo sono svolti dai servizi delle UU.SS.LL. entro i limiti con-
sentiti dalle riserve statali di cui all'art. 6 della legge 23 dicembre 1978, n. 833.

Art. 6
(Gruppi interdisciplinari)

1. Il lavoro all'interno del servizio multinazionale di prevenzione è articolato su base interdisciplinare.


2. A tal fine il Comitato di gestione della competente Unità Sanitaria Locale costituisce, su proposta del responsabile del
Presidio, tra il personale appartenente ai vari settori, gruppi di lavoro permanente relativi alle seguenti materie:
– inquinamento dell'aria;
– inquinamento dell'acqua e del suolo;
– igiene degli alimenti e delle bevande;
– igiene e sicurezza del lavoro.

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3. Possono essere costituiti, inoltre, gruppi di lavoro finalizzati ad azioni specifiche e alla soluzione di particolari problemi.

Art. 7
(Reperibilità del personale)

1. In ciascuno dei Presidi multinazionali di prevenzione, a supporto dei servizi di igiene delle Unità Sanitarie Locali, de-
vono essere assicurati in permanenza turni prefestivi, festivi e notturni di reperibilità del personale.

Art. 8
(Conferenza di Presidio)

1. L'organizzazione del lavoro del Presidio multinazionale di prevenzione si ispira al principio della partecipazione degli
operatori, della interdisciplinarietà degli interventi e del collegamento con i servizi di igiene pubblica delle Unità Sanitarie
Locali comprese nell'ambito territoriale di riferimento del Presidio.
2. Il Coordinatore del Presidio multinazionale presiede e convoca, con cadenza almeno bimestrale, la conferenza del
Presidio, alla quale partecipano i responsabili delle sezioni e gruppi di lavoro interdisciplinari.
3. La conferenza esamina i problemi connessi alla organizzazione del lavoro, alla individuazione dei gruppi interdiscipli-
nari permanenti e temporanei ed al collegamento tra i medesimi, nonché alla formulazione di proposte di piani di inter-
vento da sottoporre al Comitato di gestione della Unità Sanitaria Locale.
4. Alla formulazione delle proposte di piano di cui al precedente comma sono invitati i responsabili dei servizi di igiene
pubblica e di igiene e sicurezza del lavoro delle Unità Sanitarie Locali comprese nell'ambito territoriale.

Art. 9

S
(Comitato tecnico)

1. Per ogni Presidio multinazionale di prevenzione è costituito un comitato tecnico composto dal responsabile del Presi-
dio e dai responsabili di settore, nonché dai responsabili dei gruppi di lavoro permanenti e dai responsabili dei servizi sa-
nitari dell'Unità Sanitaria Locale, previsti dall'art. 40, comma primo, lett. A e D della legge regionale 26 maggio 1980, n.
SE
51.
2. È presieduto dal responsabile del servizio o, in caso di assenza o di impedimento, dal responsabile di settore con
maggiore anzianità di servizio.
3. È convocato dal Presidente almeno ogni due mesi o quando ne faccia richiesta il Presidente del Comitato di gestione
o almeno due responsabili di settore.
4. Il Comitato tecnico assicura il coordinamento e l'interdisciplinarietà degli interventi e formula proposte in ordine agli
acquisti delle apparecchiature e degli strumenti, alle attività formative e informative degli operatori, alle modalità di colla-
borazione con gli Enti ed istituti di cui al precedente art. 5.
i
Ed

Art. 10
(Piano annuale di attività)

1.Su proposta del Comitato tecnico previsto dal precedente art. 9, i Comitati di gestione delle Unità Sanitarie Locali terri-
torialmente competenti definiscono entro il 31 gennaio di ogni anno il Piano di lavoro del servizio multinazionale di pre-
venzione, sentite le Unità Sanitarie Locali interessate ai sensi e con le modalità previste dall'art. 28 della legge regionale
26 maggio 1980, n. 51.
2. Il piano annuale indica, in coerenza con il Piano Sanitario Regionale, obiettivi, priorità e mezzi.
3. I Piani annuali di attività e dei servizi multinazionali di prevenzione sono trasmessi alla Regione tramite l'Assessorato
regionale alla sanità.
4. La Giunta regionale verifica la coerenza con il Piano Sanitario Regionale ed emana gli atti necessari al loro coordina-
mento.

Art. 11
(Aggiornamento permanente del personale)

1. Il Comitato di gestione dell'Unità Sanitaria Locale competente, sentito il Comitato tecnico propone, entro il 31 gennaio,
il piano annuale di aggiornamento del personale del servizio di prevenzione e del personale dei servizi sanitari di cui
all'art. 40, primo comma, lett. A e D della legge regionale 26 maggio 1980, n. 51come sostituto dell'art. 17 della legge
regionale 26 maggio 1982, n. 23 da attuarsi in collaborazione con le Università e gli Istituti di ricerca.
2. Il Consiglio regionale approva entro il 31 marzo il Piano regionale annuale di aggiornamento previsto dal precedente
comma.

Art. 12
(Attività per conto terzi)

19
1. I Presidi multinazionali di prevenzione possono eseguire accertamenti e indagini per conto di terzi, compatibilmente
con l'assolvimento dei compiti istituzionali, con oneri a completo carico dei richiedenti.
2. Le tariffe per le prestazioni, fatte salve quelle specificatamente stabilite da norma di legge, sono determinate dalla
Giunta regionale, su proposta dell'Assessore alla sanità, sentita la competente Commissione consiliare.
3. Le tariffe sono sottoposte a revisione triennale.
4. In attesa delle tariffe per le prestazioni rese per conto di terzi richiedenti, si applicano quelle vigenti alla data di entrata
in vigore della presente legge.

Art. 13
(Regolamento)

1. Le Unità Sanitarie Locali sedi di presidio multinazionale di prevenzione, entro un anno dalla data di entrata in vigore
della presente legge, approvano il regolamento del presidio stesso, sulla base di un regolamento tipo adottato dalla
Giunta regionale, sentita la competente Commissione consiliare.

Art. 14
(Gestione e finanziamento)

1. La gestione del Presidio multinazionale di prevenzione è attribuita alla Unità Sanitaria Locale nel cui territorio è ubica-
to.
2. Valgono, in quanto applicabili, le norme stabilite dalle leggi regionali sulla organizzazione, sul funzionamento e sulla
contabilità delle Unità Sanitarie Locali, in particolare per quanto concerne:
a) il collegamento funzionale ed il coordinamento con i presidi ed i servizi delle Unità Sanitarie Locali interessati;
b) gli indirizzi di gestione del Presidio e le procedure per l'acquisizione degli elementi idonei ad accertarne l'efficienza

S
operativa.
3. Presso ogni Presidio può essere istituito un fondo di cassa per esigenze economali, gestito sotto la responsabilità del
responsabile del Presidio, con obbligo di rendicontazione al competente servizio dell'Unità Sanitaria Locale.
4. Al finanziamento della gestione dei servizi multinazionali di prevenzione, sino all'approvazione della legge regionale
SE
prevista dal quarto comma dell'art. 51 della legge 23 dicembre 1978, n. 833 provvede annualmente, con delibera, il Con-
siglio regionale entro il 31 dicembre.
5. In sede di riparto del fondo sanitario, sono attribuite alle Unità Sanitarie Locali che gestiscono i Presidi multinazionali
di prevenzione, con vincolo di destinazione, quote specifiche secondo le seguenti priorità:
a) costituzione presso ciascun Presidio multinazionale di prevenzione di tutti i settori operativi;
b) graduale potenziamento degli organici, al fine di pervenire al completamento degli stessi secondo le prescrizioni
della presente legge nello arco di un triennio;
c) adeguamento delle attrezzature e delle apparecchiature tecniche necessarie per l'esercizio dei compiti istituzionali.
i

6. Ai sensi dell'art. 18 della legge 23 dicembre 1978, n. 833 l'Unità Sanitaria Locale destinataria del finanziamento è ob-
Ed

bligata alla tenuta dell'apposito conto di gestione allegato al conto generale di gestione.

Art. 15
(Attività ispettiva di controllo
in materia di igiene e sicurezza del lavoro)

1. Per quanto previsto dall'art. 27 del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977 n. 616, su proposta del Pre-
sidente della Giunta regionale, previa indicazione del Comitato di gestione, il Prefetto stabilisce quali operatori del servi-
zio di prevenzione o dei servizi di ciascuna Unità Sanitaria Locale assumono la qualifica di Ufficiale di polizia giudiziaria
in relazione alle funzioni ispettive e di controllo esercitate al fine dell'applicazione della legislazione sulla sicurezza del
lavoro.
2. In virtù dell'art. 21 della legge 23 dicembre 1978 n. 883, al personale di cui al precedente comma sono riconosciuti i
poteri di accesso e di diffida previsti dagli artt. 8 e 9 del decreto del Presidente della Repubblica 19 marzo 1955, n. 520.
3. Contro i provvedimenti adottati dal personale ispettivo nell'esercizio delle funzioni previste dal precedente comma è
ammesso ricorso al Presidente della Giunta regionale con le modalità previste dall'apposito regolamento, da approvarsi
da parte del Consiglio regionale entro 6 mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge.

Art. 16
(Funzioni di vigilanza)

1. Ciascun Presidio multinazionale di prevenzione dispone di un nucleo operativo di vigilanza ed ispezione da adibire,
unitamente al personale dei settori operativi, alla esecuzione dei compiti affidati dalla legge alla esclusiva competenza
dei Presidi.
2. L'attività di cui al precedente comma viene espletata secondo le direttive dei responsabili dei settori competenti.
3. Gli operatori dei Presidi multinazionali di prevenzione addetti alle attività di vigilanza e di ispezione in materie di igiene
ambientale e di igiene degli alimenti e bevande accedono alle private per l'esercizio delle funzioni e delle mansioni a loro

20
attribuite e hanno diritto di verificarne le condizioni e le situazioni, nonché di raccoglierne i campioni, i dati e le informa-
zioni necessarie all'espletamento dei loro compiti.
4. Gli operatori di cui al precedente comma sono muniti di tesserino di riconoscimento rilasciato dal Presidente del Comi-
tato di gestione della Unità Sanitaria Locale che gestisce il Presidio.

S
i SE
Ed

21
Art. 17
(Beni)

1. I beni e le attrezzature già appartenenti ai laboratori provinciali di igiene e profilassi, all'E.N.P.I. e all'A.N.C.C. sono
trasferiti ai Comuni nei quali hanno sede, con vincolo di destinazione alle Unità Sanitarie Locali che li utilizzano per lo
svolgimento delle funzioni e dei compiti del Servizio multinazionale di prevenzione.

Art. 18
(Norme di attuazione)

1. In attuazione della norma di cui al secondo comma del precedente art. 2, i Consigli comunali delle Città di Bari e Ta-
ranto individuano l'Unità Sanitaria Locale sede del Presidio multinazionale di prevenzione entro 30 giorni dalla entrata in
vigore della presente legge. Scaduto inutilmente il predetto termine, vi provvede la Giunta regionale, sentita la competen-
te Commissione consiliare.

Titolo
Disposizioni finali

Art. 19
(Commissione per la protezione delle radiazioni ionizzanti)

1. La Commissione per la protezione sanitaria della popolazione dalle radiazioni ionizzanti previste dall'art. 89 del decre-
to del Presidente della Repubblica 13 febbraio 1964, n. 185 è costituita presso il settore fisico ambientale dal servizio

S
multinazionale di prevenzione, con competenza per tutto l'ambito territoriale del servizio.
2. È composta dal responsabile del settore fisico-ambientale, che la presiede, e da un laureato in Medicina, specialista in
Radiologia, da un esperto, incluso nell'elenco nominativo previsto dall'art. 71 del decreto del Presidente della Repubblica
13 febbraio 1964, n. 185 e da un medico specialista in Igiene pubblica o in Medicina del lavoro o da un medico iscritto
nell'elenco dei medici autorizzati ai sensi dell'art. 76 del decreto del Presidente della Repubblica 13 febbraio 1964, n.
SE
185.
3. La Commissione è integrata di volta in volta dal responsabile del servizio di Igiene pubblica della Unità Sanitaria Loca-
le territorialmente interessata.
4. Le funzioni di Segretario sono esercitate da un dipendente amministrativo di ruolo del profilo professionale di Direttore
amministrativo.
5. La Commissione ha funzione consultiva e dura in carica tre anni. I componenti sono nominati dal Comitato di gestione
dell'Unità Sanitaria Locale competente territorialmente.
6. Espone i pareri richiesti dalla normativa vigente anche ai fini del rilascio del nulla-osta contemplato dall'art. 102 del
i

decreto del Presidente della Repubblica 13 febbraio 1964, n. 185


Ed

7. La Commissione presta ogni consulenza ai Sindaci e alle Unità Sanitarie Locali in ordine alla protezione della popola-
zione dai rischi delle radiazioni ionizzanti.

Art. 21
(Norme finali)

1. Il personale in servizio presso l'Assessorato alla sanità addetto all'esercizio delle funzioni in materia di igiene pubblica,
igiene ambientale ed igiene e sicurezza del lavoro può chiedere, entro il termine di 60 giorni dalla data di entrata in vigo-
re della presente legge, di essere iscritto nei ruoli nominativi regionali del servizio sanitario, secondo le tabelle di equipa-
razione fissate nell'allegato 2) del decreto del Presidente della Repubblica 20 dicembre 1979, n. 716 e conformemente
alle modalità di iscrizione del restante personale del servizio sanitario, sulla base della qualifica funzionale posseduta
alla data del 20 dicembre 1979.
2. Il personale che ne fa richiesta, a norma del precedente comma, è assegnato all'Unità Sanitaria Locale da cui sarà
gestito il Presidio multinazionale di prevenzione del capoluogo regionale.

Art. 22
(Diritto all'informazione in tema di ambiente e sanità pubblica)

1. Sono a disposizione dei cittadini i dati e gli elementi conoscitivi relativi all'inquinamento igienico, fisico, biologico e di
terra, acqua, aria, alimenti e bevande, nonché quelli relativi alle aziende a rilevante potenziale di rischio per la salute
pubblica, raccolti ed elaborati da organi, servizi ed uffici della Regione, dagli Enti da essa dipendenti, nonché dagli Enti
locali delegatori di funzioni amministrative regionali, nelle materie ad essi delegate.
2. La norma di cui al comma precedente non si applica agli atti coperti da segreto istruttorio o da obbligo di riservatezza
stabilito per legge ai fini del rispetto dei diritti costituzionali del cittadino.

22
23
Ed
iSE
S
Legge regionale 18 dicembre 1991, n. 14 – Normativa in materia di medicina trasfusionale (Articoli estrat-
ti).

Art. 1
(Finalità della legge)

1. La Regione persegue la finalità di coprire il fabbisogno di preparazioni ematiche e di frazioni plasmatiche per le esi-
genze di emoterapia trasfusionale del Servizio Sanitario Regionale.
2. A tale scopo, nell'ambito delle proprie attività di programmazione sanitaria, detta norme per la istituzione, organizza-
zione e coordinamento dei presidi sanitari deputati alla raccolta, frazionamento con mezzi fisici semplici, conservazione e
distribuzione del sangue umano e dei suoi componenti nelle strutture pubbliche e private operanti nel territorio regionale.
3. Per conseguire le finalità di cui al precedente comma, la Regione disciplina:
a) la tipologia delle strutture trasfusionali ed il loro riferimento territoriale;
b) l'articolazione di esse in Dipartimenti di medicina trasfusionale;
c) la promozione ed il sostegno della donazione volontaria di sangue, nonché la tutela dei donatori;
d) l'istituzione e la localizzazione di stazioni di plasmaferesi produttiva;
e) l'uso razionale della terapia trasfusionale;
f) la valutazione periodica e la previsione della qualità dell'assistenza trasfusionale;
g) la prevenzione delle malattie trasmissibili con la trasfusione;
h) l'aggiornamento e la formazione del personale, nonché la ricerca nell'ambito della medicina trasfusionale.

Art. 2
(Rilevanza sociale della donazione del sangue

S
e delle associazioni donatori volontari)

1. Le attività di raccolta si fondano sulla donazione volontaria periodica e gratuita del sangue umano.
2. La Regione riconosce e tutela la rilevanza sociale della donazione del sangue umano quale atto libero, volontario, a-
SE
nonimo e gratuito e ne promuove la propaganda, come strumento di educazione sanitaria della popolazione.
3. A tal fine, la Regione favorisce e stimola la costituzione di associazioni di donatori volontari di sangue che operino in
collegamento con il Servizio regionale di immunoematologia e trasfusione.
4. La Regione riconosce la funzione istituzionale di promozione della donazione volontaria del sangue alle associazioni il
cui statuto sia democratico ed informato ai principi sopra enunciati.

Art. 4
i
(Strutture)
Ed

1. Le strutture mediante le quali si realizzano le attività trasfusionali sono:


a) Centri di raccolta;
b) Sezioni trasfusionali;
c) Servizi di immunoematologia e trasfusione.
2. Tali strutture sono organizzate sul territorio regionale in Dipartimenti di medicina trasfusionale (DMT).

Art. 5
(Centri di raccolta - Sezioni trasfusionali)

1. I Centri di raccolta sono strutture fisse o mobili extraospedaliere preposte, previo accertamento dell'idoneità alla dona-
zione, alle operazioni di raccolta del sangue umano totale per uso trasfusionale ed al suo successivo trasferimento ai
Servizi di immunoematologia e trasfusione.
2. Le Sezioni trasfusionali hanno sede nei presidi ospedalieri in cui si svolgono attività che comportano rilevante utilizzo
di emocomponenti e in cui non risulti istituito il Servizio di immunoematologia e trasfusione.
3. Le Sezioni trasfusionali:
a) provvedono alle operazioni di raccolta di sangue umano totale per uso trasfusionale, previo accertamento dell'ido-
neità alla donazione, e al suo successivo trasferimento ai Servizi di immunoematologia e trasfusione (SIT) di riferimento;
b) conservano ed assegnano il sangue già esaminato e tipizzato messo a disposizione dal SIT di riferimento;
c) partecipano all'attività di diagnosi e cura di medicina preventiva di base in collegamento con il territorio e nell'ambi-
to del SIT di riferimento, utilizzandone le dotazioni strumentali.
4. I Centri di raccolta, fissi o mobili, e le Sezioni trasfusionali sono istituiti, sentita la Commissione di cui al successivo art.
14, con apposito provvedimento della Giunta regionale, nel rispetto dei requisiti di ambiente, di attrezzature e di persona-
le.
5. I Centri di raccolta e le Sezioni trasfusionali sono collegati al SIT di riferimento e da questo dipendono sotto il profilo
tecnico.

24
25
Ed
iSE
S
Art. 6
(Raccolta mobile)

1. La continuità del reperimento di sangue per le necessità assistenziali ospedaliere e del territorio viene favorita attra-
verso la raccolta mobile.
2. Alla raccolta mobile di sangue partecipa esclusivamente personale strutturato del Servizio Sanitario Regionale.
3. Al personale addetto, per ogni raccolta che dovesse essere eseguita, sia in giorni feriali che festivi, fuori dall'orario or-
dinario, al fine di assicurare continuità al lavoro ospedaliero, è corrisposta una indennità oraria di entità pari al lavoro
straordinario, a carico del Fondo sanitario regionale.

Art. 7
(Servizio di immunoematologia e trasfusione)

1. Il Servizio di immunoematologia e trasfusione ha il compito di organizzare e coordinare i Centri di raccolta e le Sezioni


trasfusionali di cui al precedente art. 5, nonché ogni attività connessa alla raccolta, conservazione, lavorazione, prepara-
zione, distribuzione e assegnazione del sangue umano e dei suoi componenti, con riferimento alle strutture pubbliche e
private operanti nel proprio territorio.
2. Esso svolge attività di medicina preventiva e di diagnosi e cura.
3. L'attività di medicina preventiva consiste in:
a) screening ematochimico di base sul donatore;
b) screening delle anemie, con particolare riferimento a quelle emolitiche;
c) prevenzione delle isoimmunizzazioni.
4. L'attività di diagnosi e cura consiste in:

S
a) partecipazione alla diagnosi e alla terapia delle malattie ematologiche, immunoematologiche, dell'emostasi e delle
altre malattie per le quali possa essere richiesta la terapia trasfusionale;
b) terapia trasfusionale ambulatoriale ed in day hospital.
5. L'istituzione di nuovi SIT, nonché l'eventuale soppressione o trasformazione di quelli esistenti, è autorizzata dalla
SE
Giunta regionale su proposta dell'Assessore alla Sanità, sentito il Comitato di cui al successivo art. 14.
6. Nello svolgimento dei propri compiti istituzionali il Servizio di immunoematologia e trasfusione si avvale di tutte le altre
strutture ospedaliere regionali per l'acquisizione delle prestazioni specialistiche necessarie.
7. I Servizi di immunoematologia e trasfusione devono assicurare la propria attività 24 ore su 24.

Art. 8
(Autotrasfusione - plasmaferesi – citoaferesi)
i

1. I SIT svolgono tutte le attività di medicina trasfusionale, sia produttive che terapeutiche.
Ed

Art. 9
(Dipartimento di medicina trasfusionale)

1. Per il coordinamento delle strutture trasfusionali di cui al precedente art. 4, vengono istituiti Dipartimenti di medicina
trasfusionale (DMT), aventi, di norma, un ambito territoriale compreso tra 400.000 e 600.000 abitanti.
2. I compiti del Dipartimento sono:
a) provvedere ad assicurare, nell'ambito del proprio territorio, la copertura del fabbisogno di sangue, di emocompo-
nenti e di plasmaderivati ed il conseguimento dell'autosufficienza funzionale nel campo della medicina trasfusionale;
b) coordinare tra le strutture trasfusionali coinvolte le attività di raccolta e di distribuzione del sangue e dei suoi emo-
componenti, nonché la diagnostica e la terapia di cui al precedente art. 7, nell'ottica di un impegno in comune di risorse
strumentali;
c) attivare nel proprio territorio stazioni di plasmaferesi produttiva;
d) individuare al suo interno almeno una struttura trasfusionale che esegua aferesi terapeutiche, produca plasma
congelato e crioprecipitati, sviluppi programmi di criobiologia;
e) tutelare la salute del donatore e del ricevente, anche attraverso «screening» sistematici per finalità di medicina
preventiva;
f) individuare le unità del DMT preposte alla conservazione ed al trapianto di midollo osseo;
g) programmare l'attività dei Servizi Trasfusionali coinvolgendo nella gestione sociale degli stessi le associazioni dei
donatori e degli utenti;
h) predisporre un registro dei donatori con fenotipo raro;
i) attuare la compensazione di squilibri nelle scorte di emocomponenti ed inviare le eccedenze alle aree carenti della
stessa Regione o verso altre Regioni;
l) programmare e realizzare, di concerto con le locali associazioni di donatori, attività promozionali per incrementare
gli indici di donazione del proprio territorio;
m) organizzare corsi di formazione e di aggiornamento per gli operatori del settore e promuovere iniziative culturali
per un uso razionale della terapia trasfusionale;

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n) organizzare controlli di qualità intra - e inter- laboratori e sviluppare programmi di VRQ (verifica e revisione della
qualità dell'assistenza), elaborando parametri di giudizio dell'efficienza dei servizi;
o) rilevare ed elaborare dati sulle attività svolte nelle strutture trasfusionali ricorrendo a sistemi telematici di comuni-
cazione.

Art. 10
(Comitato di dipartimento.

1. Il coordinamento territoriale delle attività di medicina trasfusionale è affidato ad un Comitato composto da:
a) i Primari dei Servizi di immunoematologia e trasfusione;
b) due rappresentanti del personale medico in posizione non apicale del Servizio trasfusionale;
c) un rappresentante del personale sanitario laureato non medico del Servizio trasfusionale;
d) due rappresentanti delle associazioni di donatori volontari di sangue col maggior numero di donazioni effettuate,
nelle strutture del Dipartimento, nell'anno solare precedente a quello della nomina dei componenti;
e) un rappresentante delle associazioni degli utenti emopatici nel territorio del Dipartimento.
2. I rappresentanti del personale medico non apicale e del personale sanitario laureato vengono espressi a maggioranza
da apposite e separate assemblee degli aventi diritto, convocate dal coordinatore e, in sede di prima applicazione della
presente legge, dal Primario con maggiore anzianità di servizio.
3. Il Comitato può riunirsi anche in mancanza di tutte le designazioni, purché siano presenti i 2/3 dei componenti previsti.
I componenti del Comitato restano in carica tre anni.

Art. 11
(Compiti del Coordinatore del Comitato di dipartimento)

S
1. Il Coordinatore del Comitato di dipartimento viene eletto a maggioranza tra i primari dei Servizi di immunoematologia e
trasfusione competenti per territorio e rimane in carica per tre anni.
2. Su richiesta motivata dei 2/3 dei componenti del Comitato, il Coordinatore può essere dichiarato decaduto.
3. Il Coordinatore coordina l’attività di tutte le strutture trasfusionali del DMT e dà corso a tutte le iniziative atte a conse-
SE
guire le finalità istitutive dello stesso e relaziona almeno una volta l’anno agli organi di gestione delle UU.SS.LL. compe-
tenti e all’Assessorato regionale alla sanità circa l’attività svolta.
4. Il Coordinatore inoltra, per gli opportuni provvedimenti, agli organi di gestione delle UU.SS.LL. competenti e
all’Assessorato regionale alla sanità le decisioni adottate in sede di Comitato.
5. In caso di inottemperanza della USL, la Giunta regionale, su proposta dell’Assessore alla sanità, è autorizzata a pro-
muovere i necessari atti sostitutivi, previa diffida e determinazione di congruo termine.
i
Art. 14
(Commissione regionale tecnico-consultiva)
Ed

1. È istituita presso l'Assessorato regionale alla sanità una Commissione tecnica per i problemi inerenti la medicina tra-
sfusionale.
2. La Commissione, costituita con decreto del Presidente della Giunta regionale su deliberazione della Giunta stessa, è
così composta:
a) dall'Assessore regionale alla sanità o da un suo delegato, con funzioni di Presidente;
b) dai Coordinatori dei dipartimenti di medicina trasfusionale;
c) da un esperto designato dall'Assessorato regionale alla sanità;
d) da un Coordinatore o direttore sanitario di ospedali sedi di SIT;
e) da un rappresentante della Sanità militare territoriale;
f) dal primario del SIT di riferimento regionale;
g) un funzionario regionale della carriera direttiva svolge le funzioni di segretario.
3. La Commissione esprime pareri in tutti i casi previsti dalla presente legge e sulle questioni attinenti la medicina trasfu-
sionale.
4. In particolare esprime parere:
a) sullo schema-tipo di convenzione di cui all'art. 17 della presente legge;
b) sull'aggiornamento del contributo per ciascuna donazione da conferire alle associazioni di volontariato;
c) sui piani di produzione del plasma e degli emoderivati;
d) sulle convenzioni con le officine di produzione delle frazioni plasmatiche cui viene conferito tutto il plasma raccolto
nel Servizio trasfusionale regionale;
e) sui costi di cessione delle unità di sangue ed emocomponenti alle strutture sanitarie private;
f) sul fabbisogno regionale di frazioni plasmatiche e sul quantitativo di plasma da destinare al frazionamento;
g) su ogni altro problema di carattere tecnico, scientifico, organizzativo, divulgativo attinente la materia in oggetto che
l'Assessorato alla sanità ritenga opportuno rimettere al suo esame.
5. Inoltre ha il compito di:
a) aggiornare e proporre direttive tecniche;

27
b) individuare le linee programmatiche di propaganda della donazione di sangue e di plasma per tutto il territorio re-
gionale e coordinare le attività promozionali delle associazioni di donatori volontari;
c) predisporre, di concerto con i Dipartimenti, i programmi dei corsi di formazione e di aggiornamento per gli operatori
del settore;
d) elaborare schemi di convenzione con le Forze Armate per favorire la donazione volontaria di sangue da parte dei
militari negli Ospedali civili.
6. La Commissione ed i suoi componenti possono essere riconfermati.
7. Essa può riunirsi anche in mancanza di tutte le designazioni, purché siano presenti i 2/3 dei componenti.
8. I Componenti della Commissione tecnico-consultiva hanno titolo al gettone di presenza ai sensi della legge regionale
12 agosto 1981, n. 45 nonché al trattamento di missione se dovuto.
9. La Commissione è integrata da due rappresentanti dell'associazione di volontariato riconosciuta e con maggior nume-
ro di donatori, limitatamente alle materie di cui al precedente quinto comma.

Art. 15
(Divieto)

1. È fatto divieto alle Associazioni di volontariato o a strutture private di istituire e gestire strutture trasfusionali di qualsia-
si livello.

Art. 16
(Servizi Trasfusionali convenzionati)

1. Le disposizioni di cui alla presente legge si applicano ai Servizi trasfusionali degli istituti e cliniche universitarie e degli
istituti ecclesiastici che esercitano l'assistenza ospedaliera, convenzionati con il Servizio Sanitario Regionale.

S
Art. 17
(Istituti di cura privati)
SE
1. La Giunta regionale, su proposta dell'Assessore alla sanità, approva lo schema-tipo di convenzione che disciplini le
modalità di cessione di sangue intero e di emocomponenti tra le UU.SS.LL. e gli Istituti di cura privati.
2. La convenzione stipulata ai sensi del comma precedente è approvata dalla Giunta regionale.
3. La convenzione ha validità triennale e può essere rinnovata.
4. La convenzione approvata dalla Regione Puglia viene recepita dalle UU.SS.LL. con apposito atto del Comitato di ge-
stione. In caso di inadempienza, su proposta dell'Assessore alla sanità, la Giunta regionale nominerà un Commissario
ad acta per il recepimento della convenzione.
i
Ed

Art. 18
(Emergenza trasfusionale pubblica)

1. Nell'emergenza trasfusionale pubblica, conseguente a catastrofi o a calamità naturali, ove non si riesca a fronteggiare
la domanda di sangue, emocomponenti ed emoderivati con i mezzi organizzativi ordinari, i coordinatori di tutti i DMT pre-
dispongono un piano di emergenza.
2. Tale piano, sottoposto all'approvazione delle autorità di protezione civile, prevederà il potenziamento della raccolta di
sangue e individuerà le sedi e i mezzi straordinari da attivare, compreso il gruppo operativo tecnico da comandare.
3. L'autorità di protezione civile, sentito l'Assessore regionale alla sanità, individua il DMT cui assegnare compiti e fun-
zioni di riferimento regionale e a cui tutti gli altri DMT dovranno inviare informazioni sulla situazione generale e sulle ne-
cessità trasfusionali, nonché richieste per l'approvvigionamento straordinario di materiali e reagenti vari.
4. In caso sia necessario lanciare appelli alla popolazione per sollecitare la donazione di sangue, l'autorità di protezione
civile, sentito l'Assessore regionale alla sanità, attiva un coordinamento con il DMT di riferimento, precedentemente indi-
viduato.
5. Il DMT di riferimento gestisce le riserve regionali e dispone il trasferimento di sangue, emocomponenti ed emoderivati
nelle sedi di utilizzo, prelevandoli anche da altre Regioni.
6. Tutte le strutture trasfusionali allertate dalle competenti autorità di protezione civile dovranno assicurare il servizio di
guardia medica 24 ore su 24.

28
Legge regionale 28 dicembre 1994, n. 36 – Norme e principi per il riordino del Servizio Sanitario Regionale
in attuazione del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 (Riordino della disciplina in materia sanitaria, a
norma dell’articolo 1 della legge 23 ottobre 1992, n. 421), così come modificato dal decreto legislativo 7 di-
cembre 1993, n. 517 (Articoli estratti).

Art. 1
(Oggetto e finalità della legge)

1. La presente legge disciplina il riordino del Servizio Sanitario Regionale ai sensi del decreto legislativo 30 dicembre
1992, n. 502, così come modificato dal decreto legislativo 7 dicembre 1993, n. 517.

TITOLO II
Aspetti istituzionali e di ordinamento

Capo I

Art. 2
(Soggetti istituzionali)

1. Sono soggetti istituzionali del Servizio Sanitario Regionale:


a) la Regione;
b) i Comuni;

S
c) le Unità Sanitarie Locali-Aziende;
d) le Università;
e) le Aziende ospedaliere.
SE
Art. 3
(Soggetti concorrenti)

1. Concorrono alle finalità del Servizio Sanitario Regionale le Comunità montane, le Province, nonché le istituzioni sani-
tarie pubbliche – ivi compresi gli ospedali militari – e private e i professionisti convenzionati.
2. Gli enti assistenziali pubblici e gli organismi di volontariato e di privato sociale e le associazioni di tutela dei cittadini
concorrono alle medesime finalità con le modalità previste dalle leggi regionali.
i

Art. 4
Ed

(Regione)

1. La Regione svolge funzioni legislative, di programmazione, di indirizzo, coordinamento e verifica nei confronti delle
Aziende sanitarie.
2. La Regione definisce i rapporti fra le Unità Sanitarie Locali e le istituzioni sanitarie pubbliche e private e i professionisti
convenzionali attraverso gli strumenti, le procedure e i vincoli della programmazione regionale.
3. La Giunta regionale vigila sull'osservanza delle disposizioni in materia di requisiti minimi e di classificazione delle strut-
ture erogatrici dell'assistenza e controlla che la gestione produca i risultati quantitativi e qualitativi prefissati nel Piano
Sanitario Regionale e nelle azioni programmatiche.
4. La Giunta regionale trasmette la proposta di Piano Sanitario Regionale alle Università e ai Comuni. Le relative osser-
vazioni sono rimesse alla Giunta regionale entro trenta giorni dal ricevimento della documentazione.

Art. 5
(Unità Sanitaria Locale)

1. L'Unità Sanitaria Locale è azienda dotata di personalità giuridica pubblica, di autonomia organizzativa, amministrativa,
patrimoniale, contabile, gestionale e tecnica.
2. L'Unità Sanitaria Locale assicura ai cittadini l'erogazione delle prestazioni previste dai livelli uniformi di assistenza sta-
biliti dal Piano Sanitario Nazionale e dal Piano Sanitario Regionale, avvalendosi delle proprie strutture, nonché delle a-
ziende e degli istituti ed enti di cui all'articolo 4 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, così come modificato
dall'articolo 5 del decreto legislativo 7 dicembre 1993, n. 517, delle istituzioni sanitarie pubbliche – ivi compresi gli ospe-
dali militari – o private, sulla base di criteri di integrazione con il servizio pubblico, e dei professionisti. A questo scopo
ogni Unità Sanitaria Locale può stipulare apposite convenzioni con altre Unità Sanitarie Locali e quindi avvalersi delle
strutture delle stesse.

29
3. L'Unità Sanitaria Locale esercita la propria autonomia aziendale nell'ambito degli indirizzi di programmazione del Pia-
no Sanitario Regionale, delle norme di organizzazione e funzionamento di cui alla presente legge, delle norme e dei
principi di contabilità della normativa regionale, nonché delle norme e delle disposizioni della Regione.
4. L'Unità Sanitaria Locale, nell'ambito degli indirizzi stabiliti dal Piano Sanitario Regionale e sulla base delle linee di indi-
rizzo regionale, elabora il piano generale attuativo triennale.
5. L'Unità Sanitaria Locale fornisce alla Regione, nei tempi e con le modalità stabiliti dal sistema informativo regionale,
tutti gli indicatori di sintesi funzionali all'attività di controllo che la Regione svolge ai sensi del precedente art. 4.

Art. 6
(Università)

1. Le Università contribuiscono, per quanto di competenza, al processo di elaborazione del Piano Sanitario Regionale.
2. La Giunta regionale e le Università, ai sensi dell'art. 6 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, così come
modificato dall'articolo 7 del decreto legislativo 7 dicembre 1993, n. 517, stipulano appositi protocolli d'intesa:
a) per regolamentare l'apporto delle Facoltà di medicina e chirurgia alle attività assistenziali del Servizio sanitario;
b) per la realizzazione degli obiettivi del Servizio Sanitario Nazionale connessi alla formazione degli specializzandi e
all'accesso ai ruoli dirigenziali del Servizio Sanitario Nazionale;
c) per l'espletamento dei corsi di formazione, per il conseguimento del diploma universitario di 1° livello, di cui all'art.
2 della legge 19 novembre 1990, n. 341.
3. La Giunta regionale, per le Aziende ospedaliere nelle quali insiste la prevalenza del corso formativo del triennio clinico
della Facoltà di medicina e chirurgia, istituisce la Commissione paritetica Regione-Università con compiti propositivi in
fase di programmazione e con funzioni di composizione in caso di contenzioso tra le suddette istituzioni.
4. La Commissione paritetica è costituita da n. 3 rappresentanti della Regione e da n. 3 rappresentanti della Università.

S
Alle riunioni della Commissione paritetica partecipa, a titolo consultivo, un rappresentante dell'Azienda ospedaliera inte-
ressata.

Art. 7
(Comuni)
SE
1. I Comuni partecipano in via consultiva al processo di programmazione regionale.
2. La Giunta regionale, entro il 10 settembre dell'ultimo anno di vigenza del piano sanitario precedente, trasmette la pro-
posta di Piano Sanitario Regionale alla consultazione dei Comuni. Il parere deve essere espresso entro e non oltre i
successivi trenta giorni dalla data di trasmissione. Nel caso di inosservanza del termine indicato, il parere si intende ac-
quisito favorevolmente a tutti gli effetti.
3. Entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, la Giunta regionale adotta un regolamento
tipo per disciplinare le modalità organizzative, di convocazione e di funzionamento della Conferenza dei sindaci o dei
i

Presidenti delle circoscrizioni di riferimento territoriale, nonché della propria rappresentanza di cui all'art. 3, comma 14,
Ed

del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, così come modificato dall'articolo 4, lettera 1), del decreto legislativo 7
dicembre 1993, n. 517.
4. La rappresentanza della Conferenza dei sindaci è l'organismo attraverso il quale i Comuni interessati esprimono al-
la Regione il proprio parere in merito al Piano Sanitario Regionale e alle proposte programmatorie. Nel caso in cui l'ambi-
to territoriale della Unità Sanitaria Locale coincida con quello del Comune, provvede direttamente il Sindaco.
5. Spetta al Sindaco o alla rappresentanza della Conferenza dei sindaci o dei Presidenti delle circoscrizioni di riferimento
territoriale:
a) definire, nell'ambito della programmazione regionale, le linee di indirizzo per l'impostazione programmatica delle
attività delle Unità Sanitarie;
b) definire le linee di indirizzo dei piani di zona dei servizi sociali;
c) esaminare il bilancio pluriennale di previsione e il bilancio di esercizio;
d) verificare l'andamento generale dell'attività dell'Unità Sanitaria Locale;
e) trasmettere le proprie valutazioni e proposte all'Unità Sanitaria Locale e alla Regione.

Art. 8
(Province, Comunità montane e organizzazioni
maggiormente rappresentative delle forze sociali)

1. Le Province, le Comunità montane, le organizzazioni maggiormente rappresentative delle forze sociali e degli operato-
ri sanitari, gli organismi di volontariato e di privato sociale e le associazioni di tutela dei diritti dei cittadini partecipano, in
via consultiva, al processo di programmazione regionale.
2. La Giunta regionale trasmette la proposta di Piano Sanitario Regionale per la consultazione delle Comunità montane,
delle Province, delle organizzazioni maggiormente rappresentative delle forze sociali e degli operatori sanitari, degli or-
ganismi di volontariato e di privato sociale e delle associazioni di tutela dei diritti dei cittadini entro il 10 settembre dell'ul-
timo anno di vigenza del piano precedente.

30
Capo II
Processo di programmazione

Art. 9
(Strumenti della programmazione)

1. Sono strumenti della programmazione sanitaria, di competenza del Consiglio regionale:


a) il Piano Sanitario Regionale;
b) i programmi di intervento di area specifica a tutela della salute;
c) i piani settoriali;
d) le azioni programmatiche.
2. Sono strumenti attuativi della programmazione regionale:
a) i piani generali attuativi delle Unità Sanitarie Locali, nonché i loro aggiornamenti annuali;
b) i singoli programmi d'intervento.
3. Il Piano Sanitario Regionale definisce, coerentemente con le indicazioni del Piano Sanitario Nazionale, gli obiettivi del-
la programmazione regionale, i modelli organizzativi e gli standards dei servizi.
4. I programmi di intervento di area specifica a tutela della salute e i piani settoriali costituiscono gli strumenti per l'attua-
zione degli obiettivi previsti dalla legge di Piano Sanitario Regionale e fissano, per i periodi non superiori al triennio, i
contenuti delle azioni finalizzate a tale situazione, le condizioni organizzative e le risorse necessarie con la previsione
delle relative fonti di finanziamento.
5. Entro il 30 settembre di ogni anno, la Giunta regionale presenta al Consiglio regionale una relazione sulla sposa sani-
taria e sullo stato sanitario della Regione che evidenzi il grado di raggiungimento degli obiettivi.
6. I piani generali attuativi delle Unità Sanitarie Locali nonché i loro aggiornamenti annuali e i singoli programmi di inter-
vento di cui al precedente comma 2, lettera b), sono approvati dalla Giunta regionale.

S
Art. 10
(Azioni strumentali della programmazione)
SE
1. Le azioni strumentali contribuiscono al perseguimento degli obiettivi di efficacia e di efficienza del sistema socio-
sanitario regionale in attuazione del Piano Sanitario Regionale.
2. Sono azioni strumentali della programmazione:
a) la realizzazione del sistema informativo;
b) l'attivazione e lo sviluppo dell'osservazione epidemiologica;
c) le attività di sperimentazione;
d) la definizione di un sistema di indicatori finalizzato al controllo di qualità;
i
e) la formazione permanente del personale.
Ed

3. Il sistema informativo sanitario è l'insieme coordinato di strutture, strumenti e procedure finalizzate all'acquisizione,
elaborazione, produzione e diffusione delle informazioni utili all'esercizio delle funzioni di programmazione, attuazione e
controllo.
4. A tal fine la Regione promuove prioritariamente:
a) l'estensione della rete informativa;
b) la qualificazione delle basi informative;
c) lo sviluppo di metodologie per il monitoraggio e la verifica dei risultati delle attività sanitarie;
d) l'ottimizzazione dell'accesso da parte degli utenti ai servizi, anche per l'attuazione di quanto previsto dall'art. 14,
comma 4, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502.
5. L 'Osservatorio epidemiologico regionale, di cui alla legge regionale 5 aprile 1985, n. 14 e successive modifiche, prov-
vede alla realizzazione del sistema di osservazione epidemiologica.
6. La Giunta regionale può promuovere sperimentazioni gestionali e organizzative, nella ricerca di più efficienti modelli di
governo per l'uso delle risorse finalizzate a conseguire gli obiettivi prefissati nell'organizzazione dell'assistenza sanitaria.
7. Il controllo di qualità è organizzato ai livelli regionali, di azienda e per singola unità operativa. La Giunta regionale indi-
vidua il sistema di controllo definendo, tra l'altro: indicatori di strutture, di procedure e di risultati, necessari, anche ai fini
dell'accreditamento di cui all'art. 10 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, così come modificato dall'art. 12 del
decreto legislativo 30 dicembre 1993, n. 517, e tali da garantire un costante miglioramento della qualità dei servizi sanita-
ri forniti.

Capo III
Integrazione tra servizi sanitari e servizi socio-assistenziali

Art. 11
(Servizi socio-assistenziali)

1. La Regione, nell'ambito della programmazione, persegue l'integrazione delle politiche sanitarie e sociali e, a tal fine,
promuove la delega da parte degli Enti locali alle Unità Sanitarie Locali della gestione dei servizi socio-assistenziali.

31
2. Le funzioni sanitarie e socio-assistenziali si integreranno attraverso accordi di programma, così come previsto dall'art.
27 della legge 8 giugno 1990, n. 142; definiranno altresì il rapporto tra personale da utilizzare e il relativo fabbisogno fi-
nanziario. Nei suddetti accordi saranno indicate:
a) le funzioni di supporto indispensabili all'attuazione di programmi di prevenzione e riabilitazione;
b) le funzioni socio-assistenziali delle unità operative;
c) le altre funzioni socio-assistenziali delegate dai Comuni.
3. La Conferenza dei sindaci approva il piano dei servizi sociali, attraverso intese di programma o convenzioni e lo tra-
smette all'Unità Sanitaria Locale.
4. Le Unità Sanitarie Locali assumono per delega la gestione dei servizi sociali da attuarsi attraverso i distretti, con con-
tabilizzazione specifica.

Capo IV
Ordinamento

Art. 12
(Organi delle Unità Sanitarie Locali)

1. Sono organi dell'Unità Sanitaria Locale:


a) il Direttore generale;
b) il Collegio dei revisori.
2. Il Direttore generale delle Aziende ospedaliere nelle quali insiste la prevalenza del corso formativo del triennio clinico
della Facoltà di medicina è nominato d'intesa con il Rettore delle rispettive Università; il Direttore generale stipula apposi-
ti accordi con la rispettiva Università al fine di regolare i rapporti in attuazione dei protocolli d'intesa di cui al precedente
art. 6, comma 2.

S
3. Al Collegio dei revisori, nominato dal Direttore generale, si applicano le norme di cui al decreto legislativo 30 dicembre
1992, n. 502 e successive modifiche.
4. Spetta al Collegio dei revisori:
a) vigilare sulla regolarità amministrativa e contabile, anche mediante verifiche periodiche sulla base di indagini cam-
SE
pionarie;
b) accertare almeno ogni trimestre la consistenza di cassa;
c) vigilare sulla gestione economico-finanziaria e patrimoniale, anche attraverso valutazioni sul grado di realizzazione
degli obiettivi di budget e sull'efficienza ed efficacia della gestione;
d) controllare il bilancio di esercizio e la relazione annuale, esprimendo pareri su tali documenti e sui criteri di forma-
zione degli stessi.
5. Per l'esercizio delle funzioni di cui al comma precedente, tutti gli atti adottati dal Direttore generale sono notificati al
Collegio dei revisori all'atto della pubblicazione nell'albo dell'Azienda. Entro quindici giorni dal ricevimento dell'atto, il Col-
i

legio dei revisori notifica al Direttore generale gli eventuali rilievi.


Ed

6. Entro dieci giorni dalla nomina, il Direttore generale provvede alla prima convocazione del Collegio dei revisori. In tale
seduta il Collegio provvede all'elezione, tra i propri componenti, del Presidente, ai sensi dell'art. 3, comma 13,
del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, così come modificato dall'art. 4, lettera i), del decreto legislativo 7 di-
cembre 1993, n. 517. Nei casi di decadenza, dimissione o decesso del Presidente del Collegio dei revisori, le sue fun-
zioni sono esercitate dal membro più anziano per età fino all'elezione di un nuovo Presidente. Entro dieci giorni dalla da-
ta in cui ne è venuto a conoscenza, il Direttore generale provvede a chiedere all'Amministrazione competente una nuova
designazione e a ricostituire il Collegio entro trenta giorni dalla data di designazione.
7. Qualora si verifichino ripetute ingiustificate assenze o altre anomalie gravi di funzionamento, il Direttore generale le
segnala ai soggetti che hanno proceduto alle designazioni dei revisori per dichiarare la conseguente decadenza e prov-
vedere alla sostituzione, ai sensi dell'art. 3, comma 13, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, così come mo-
dificato dall'art. 4, lett. i), del decreto legislativo 7 dicembre 1993, n. 517 e nei termini di cui al precedente comma 6.

Capo V
Partecipazione e tutela dei diritti dei cittadini

Art. 13
(Partecipazione e tutela dei diritti dei cittadini)

1. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, la Giunta regionale emana direttive che ga-
rantiscano la partecipazione e la tutela dei diritti dei cittadini ai sensi dell'art. 14 del decreto legislativo 30 dicembre 1992,
n. 502, così come modificato dall'art. 15 del decreto legislativo 7 dicembre 1993, n. 517, e della legge 7 agosto 1990, n.
241.
2. L'Unità Sanitaria Locale concorda con gli organismi di volontariato e le associazioni di tutela dei diritti dei cittadini le
modalità e i tempi di raccolta e valutazioni delle loro osservazioni in merito alla gestione dei servizi e all'erogazione delle
prestazioni.
3. Il Direttore generale dell'Unità Sanitaria Locale convoca, almeno una volta all'anno, l'apposita Conferenza dei servizi
quale strumento per verificare l'andamento dei servizi, ai sensi dell'art. 14 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n.

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502, così come modificato dall'art. 15 del decreto legislativo 7 dicembre 1993, n. 517. Entro novanta giorni dalla data di
entrata in vigore della presente legge, la Giunta regionale emana direttive per disciplinare le modalità organizzative e di
funzionamento della Conferenza dei servizi.

Titolo III
Aspetti organizzativi e di funzionamento

Capo I
Organizzazione generale

Art. 14
(Direttive di organizzazione)

1. L'Unità Sanitaria Locale, sulla base di un apposito regolamento approvato dalla Giunta regionale, deve essere orga-
nizzata secondo le seguenti direttive:
a) a ciascuna struttura e unità operativa devono essere assegnati compiti, obiettivi e strumenti coerenti fra loro e ri-
spondenti a logiche di organicità ed omogeneità;
b) per ciascuna struttura e unità operativa deve essere individuato un unico responsabile, in possesso di titoli specifi-
ci per le funzioni da svolgere, dal quale dipendono tutti gli operatori assegnati alla struttura o unità operativa;
c) ciascuna struttura e unità operativa deve essere individuata come centro di attività e di costo e deve essere asse-
gnataria sia di specifici obiettivi in termini quantitativi e qualitativi, sia un definito budget. Il Dirigente della struttura è re-
sponsabile del raggiungimento degli obiettivi e del rispetto del budget;
d) devono essere previsti meccanismi che assicurino il coordinamento tra strutture o unità operative che, pur nell'am-
bito della propria autonomia, devono necessariamente agire in maniera integrata.

S
Art. 15
(Articolazione dell'Unità Sanitaria Locale)
SE
1. L'Unità Sanitaria Locale si articola in:
a) direzione generale;
b) direzione operative.
2. La direzione generale dell'Unita sanitaria locale è composta dal Direttore generale, dal Direttore sanitario, dal Direttore
amministrativo e dal Coordinatore dei servizi sociali, nel caso previsto dal comma 3 dell'art. 3 del decreto legislativo 30
dicembre 1992, n. 502 e successive modificazioni. Spetta alla direzione generale assicurare i livelli uniformi di assistenza
stabiliti dal Piano Sanitario Nazionale e dal piano regionale.
i

3. Costituiscono le direzioni operative dell'Unità Sanitaria Locale le aree e le strutture sanitarie e socio-sanitarie.
Ed

4. Nell'azienda USL e nell'azienda ospedaliera sono previste obbligatoriamente le seguenti strutture complesse:
a) struttura burocratico-legale;
b) gestione tecnica;
c) gestione del personale;
d) gestione delle risorse finanziarie;
e) gestione del patrimonio;
f) unità operativa per le attività di statistica ed epidemiologia (1);
g) unità controllo di gestione (1);
h) centrale operativa provinciale del sistema di emergenza "118" (1);
i) servizi di radiologia territoriali, uno per ciascuna AUSL, purché dotati di TAC, Risonanza magnetica nucleare e Se-
nologia presenti nella stessa struttura poliambulatoriale (1);
l) servizi di pneumotisiologia, istituiti, alla data del 31 dicembre 2003, dalle aziende sanitarie sulla base delle direttive
regionali emanate con Deliberazione GR 23 luglio 1996, n. 3227 e con Deliberazione GR 16 maggio 2000, n. 614,
a seguito della soppressione dei Consorzi provinciali antitubercolari (CPA) (2).
Nell'azienda USL sono previste obbligatoriamente le seguenti strutture complesse e dipartimentali (3):
a) il dipartimento di prevenzione;
b) i distretti;
c) la struttura complessa farmaceutica territoriale;
d) il dipartimento di salute mentale;
e) la struttura complessa servizio socio-sanitario;
f) i presidi ospedalieri.
5. Le strutture e le aree dell'Unita sanitaria locale sono dirette da un dirigente apicale nominato dal Direttore generale e
si articola in unità operative sulla base dei criteri stabiliti dal precedente art. 14.
6. I dirigenti delle strutture operative sono scelti tra i dipendenti appartenenti al ruolo sanitario; i dirigenti delle aree ge-
stione del personale, gestione delle risorse finanziarie e gestione del patrimonio sono scelti tra i dipendenti appartenenti
al ruolo amministrativo; i dirigenti delle aree gestione tecnica e coordinamento dei servizi sociali sono scelti tra i dipen-

33
denti appartenenti rispettivamente al ruolo professionale e tecnico. l dirigenti dell'area gestione del servizio farmaceutico
sono scelti tra i dipendenti appartenenti al ruolo sanitario.

(1) Lettera aggiunta dall'art. 30 della legge regionale 4 agosto 2004, n. 14.
(2) Lettera aggiunta dall'art. 21 della legge regionale 12 gennaio 2005, n. 1.
(3) Comma così sostituito dall'art. 30, comma 1, lettera a) della legge regionale 7 gennaio 2004, n. 1, poi così modificato come indicato
nelle note che precedono.

Capo II
Direzione generale

Art. 16
(Direttore generale)

1. Il Direttore generale dell'Unità Sanitaria Locale esercita le funzioni di governo complessivo e di rappresentanza ai fini
del raggiungimento degli obiettivi generali assegnati dalla Giunta regionale; è responsabile del raggiungimento dei sud-
detti obiettivi ed in particolare della corretta ed economica gestione delle risorse a disposizione dell'azienda.
2. Il Direttore generale è coadiuvato, nello svolgimento delle sue funzioni, dal Direttore sanitario, dal Direttore ammini-
strativo e dal Coordinatore dei servizi sociali, nel caso previsto dal comma 3 dell'art. 3 del decreto legislativo 30 dicem-
bre 1992, n. 502 e successive modificazioni.
3. Il Direttore generale è inoltre coadiuvato dal Consiglio dei sanitari e dall'Unità controllo di gestione.
3-bis. Può essere nominato direttore generale, amministrativo o sanitario di un’azienda sanitaria locale della Regione
anche il titolare di un rapporto di lavoro dipendente con la stessa azienda sanitaria locale. In tal caso il provvedimento di
nomina determina l’applicazione del regime di aspettativa senza assegni nei termini previsti dall’articolo 3-bis, comma
11, del decreto legislativo n. 502 del 1992. In caso di inadempienza il direttore generale decade dall’incarico 3-bis. Può

S
essere nominato direttore generale, amministrativo o sanitario di un’azienda sanitaria locale della Regione anche il titola-
re di un rapporto di lavoro dipendente con la stessa azienda sanitaria locale. In tal caso il provvedimento di nomina de-
termina l’applicazione del regime di aspettativa senza assegni nei termini previsti dall’articolo 3-bis, comma 11, del de-
creto legislativo n. 502 del 1992. In caso di inadempienza il direttore generale decade dall’incarico
SE
4. Il Presidente della Giunta regionale, su conforme deliberazione della Giunta medesima, risolve il contratto dichiaran-
done la decadenza e provvede alla sostituzione del Direttore generale nei casi previsti dal decreto legislativo 30 dicem-
bre 1992, n. 502, così come modificato dal decreto legislativo 7 dicembre 1993, n. 517.

Art. 17
(Direttore sanitario)
i
1. Il Direttore sanitario è nominato dal Direttore generale con provvedimento motivato e a lui si applicano le norme di cui
al decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, così come modificato dal decreto legislativo 7 dicembre 1993, n. 517.
Ed

2. Il Direttore sanitario coadiuva il Direttore generale nel governo dell'Unità Sanitaria Locale, fornendo pareri obbligatori
sugli atti relativi alle materie di competenza, svolgendo attività di indirizzo, coordinamento e supporto nei confronti dei
responsabili delle strutture dell'Unità Sanitaria Locale, con riferimento agli aspetti organizzativi e igienico-sanitari e ai
programmi di intervento di area specifica a tutela della salute, nonché collaborando al controllo di gestione dell'Azienda e
al controllo di qualità dei servizi e delle prestazioni erogate. II Direttore sanitario, in particolare, assicura l'integrazione tra
servizi ambulatoriali ospedalieri e territoriali.
3. Per giustificati motivi, il Direttore sanitario può essere sospeso o dichiarato decaduto dal Direttore generale con prov-
vedimento motivato.

Art. 18
(Direttore amministrativo)

1. Il Direttore amministrativo è nominato dal Direttore generale con provvedimento motivato e a lui si applicano le norme
di cui al decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, così come modificato dal decreto legislativo 7 dicembre 1993, n.
517.
2. Il Direttore amministrativo coadiuva il Direttore generale nel governo dell'Unità Sanitaria Locale, fornendo pareri obbli-
gatori sugli atti relativi alle materie di competenza, svolgendo attività di indirizzo, coordinamento e supporto nei confronti
dei responsabili delle strutture dell'Unità Sanitaria Locale, con riferimento agli aspetti gestionali amministrativi, nonché
collaborando al controllo di gestione dell'Azienda.
3. La Giunta regionale emana direttive per disciplinare le modalità organizzative secondo le quali articolare i servizi, non-
ché le modalità di raccordo funzionale, all'interno dell'Unità Sanitaria Locale stessa, tra tutti gli operatori che operano nei
servizi e nelle strutture dell'Azienda.
4. Per giustificati motivi, il Direttore amministrativo può essere sospeso o dichiarato decaduto dal Direttore generale con
provvedimento motivato.

Art. 19
(Coordinatore dei servizi sociali)

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1. Il Coordinatore dei servizi sociali è nominato dal Direttore generale con provvedimento motivato e nominativo.
2. Il Coordinatore dei servizi sociali coadiuva il Direttore generale nel governo dell'Unità Sanitaria Locale fornendo Pareri
obbligatori sugli atti relativi alle materie di competenza, svolgendo attività di indirizzo e supporto nei confronti dei respon-
sabili delle Unità operative dell'Azienda per i servizi socio-sanitari e socio-assistenziali.
3. Per giustificati motivi il Coordinatore dei servizi sociali può essere sospeso o dichiarato decaduto dal Direttore genera-
le con provvedimento motivato.

Art. 20
(Consiglio dei sanitari)

1. Il Consiglio dei sanitari è organismo elettivo dell'Unità Sanitaria Locale con funzioni di consulenza tecnico-sanitaria ed
è presieduto dal Direttore sanitario. Fanno parte del Consiglio dei sanitari:
a) medici in maggioranza ed altri operatori sanitari laureati: chimici, fisici, biologi psicologi, farmacisti e sociologi, con
presenza maggioritaria della componente ospedaliera medica ai sensi dell'art. 3, comma 12, del decreto legislativo 30
dicembre 1992, n. 502, così come modificato dall'art. 4, lettera h), del decreto legislativo 7 dicembre 1993, n. 517;
b) un medico veterinario;
c) una rappresentanza del personale infermieristico;
d) una rappresentanza del personale tecnico-sanitario.
2. Nella composizione del Consiglio dei sanitari delle Aziende ospedaliere in cui insiste la prevalenza del corso formativo
del triennio clinico della Facoltà di medicina deve essere assicurata la presenza delle componenti universitarie in rappor-
to alla consistenza numerica delle stesse.
3. Entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, la Giunta regionale emana direttive per disci-
plinare le modalità di elezione e la composizione e il funzionamento del Consiglio dei sanitari.
4. Il Consiglio dei sanitari fornisce i pareri di cui all'art. 3, comma 12, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502,
così come modificato dall'art. 4, lettera h), del decreto legislativo 7 dicembre 1993, n. 517.

S
Art. 21
(Unità controllo di gestione)
SE
1. L'Unità controllo di gestione opera alle dirette dipendenze del Direttore generale e collabora con la direzione generale.
2. All'Unità controllo di gestione compete l'applicazione di metodica di budget in stretta integrazione con il controllo di ge-
stione al fine di garantire efficacia ed efficienza ai processi di acquisizione e di impiego delle risorse e di evidenziare il
principio di responsabilità economica.
3. L'Unità controllo di gestione è individuata dal Direttore generale con provvedimento che motivi il numero e le compe-
tenze degli operatori assegnati all'Unità in relazione alle attività attribuite alla stessa.
4. Sono, altresì, alle dirette dipendenze del Direttore generale la struttura burocratica legale per l'assunzione del patroci-
i
nio e la consulenza, autonoma ai sensi della legislazione professionale forense, e l'Unità operativa per le attività di stati-
stica e di epidemiologia.
Ed

Capo III
Strutture operative

Art. 22
(Dipartimento ospedaliero) (4)

1. In applicazione dell'art. 17 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, dell'art. 4, comma 3, della legge 30 dicembre 1991,
n. 412 e dell'art. 2, comma 5, della legge n. 549 del 1995, l'organizzazione interna degli ospedali deve osservare il mo-
dello dipartimentale.
2. Il Direttore generale dell'Unità Sanitaria Locale, su proposta del Direttore sanitario, sentito il Consiglio dei sanitari,
provvede alla definizione dei Dipartimenti ospedalieri.
3. Sono finalità del Dipartimento ospedaliero:
a) la gestione integrata degli spazi delle risorse umane e tecnologiche, anche attraverso la gestione della mobilità in-
terna del personale, per raggiungere il migliore servizio al costo più contenuto;
b) la sperimentazione e l'adozione di modalità organizzative che consentano il raggiungimento dei risultati attesi;
c) il coordinamento e lo sviluppo delle attività cliniche, di ricerca e di studio e sulla qualità delle prestazioni;
d) il miglioramento del livello di umanizzazione delle strutture interne del Dipartimento con particolare riferimento alla
tutela dei diritti dei cittadini, alla diffusione delle informazioni agli utenti sull'uso delle strutture, agli orari di accesso e al
confort degli utenti.
4. Il Dipartimento ospedaliero è diretto da uno dei dirigenti delle Divisioni e dei Servizi interessati, nominato dal Direttore
generale, con provvedimento motivato, su proposta del Direttore sanitario. Il responsabile del Dipartimento assicura il
raggiungimento delle finalità di cui al comma 3 e, in particolare, il coordinamento fra le unità operative che lo compongo-
no e il rispetto del budget.
5. I Dipartimenti vengono individuati nell'ambito dell'assistenza ospedaliera quale funzione unica dell'Azienda USL di cui
all'art. 23, comma 1, della legge regionale n. 36 del 1994.

35
6. La Giunta regionale detta principi sull'organizzazione dei Dipartimenti mediante l'emanazione di apposite linee-guida,
a norma dell'art. 2, comma 2, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 e successive modificazioni e integrazioni.

(4) Articolo così modificato dal comma 1 dell'art. 62 della legge regionale 6 maggio 1998, n. 14.

Art. 23
(Assistenza ospedaliera)

1. L'assistenza ospedaliera è funzione unica dell'Unità Sanitaria Locale anche se erogata da più Presidi.
2. Nei Presidi ospedalieri quali risultano dal riordino della rete ospedaliera è previsto un dirigente medico, in possesso
della idoneità di cui all'art. 17 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, come responsabile delle funzioni igienico-
organizzative, su delega del Direttore sanitario della USL, e un dirigente amministrativo per l'esercizio delle funzioni ge-
stionali e di coordinamento amministrativo, su delega rispettivamente del Direttore generale e del Direttore amministrati-
vo della USL.
3. All'Ospedale è attribuita autonomia economico-finanziaria con contabilità separata all'interno del bilancio dell'Unità
Sanitaria Locale.

Art. 24
(Dipartimento di prevenzione)

1. Il Dipartimento di prevenzione è la struttura dell'Unità Sanitaria Locale preposta all'organizzazione e alla promozione
nel territorio di competenza della tutela della salute della popolazione, attraverso azioni tendenti a conoscere, prevedere
e prevenire gli infortuni e le cause di malattia, in particolare quelle maggiormente diffuse e diffusive, sia di origine umana
che animale, in tutte le realtà in cui la salute della popolazione è sottoposta a rischio.
2. Sono finalità del Dipartimento di prevenzione:

S
a) assicurare la qualità e l'efficienza degli interventi di prevenzione;
b) assicurare l'omogeneità degli interventi di prevenzione;
c) ottimizzare l'utilizzo delle risorse a disposizione;
d) promuovere programmi di educazione alla sicurezza negli ambienti di vita e di lavoro.
SE
3. Il Dipartimento di prevenzione è articolato almeno nei seguenti Servizi:
a) igiene e sanità pubblica;
b) prevenzione e sicurezza degli ambienti di lavoro;
c) igiene degli alimenti e della nutrizione;
d) veterinari, articolati distintamente nelle tre aree funzionali della sanità animale, dell'igiene della produzione, tra-
sformazione, commercializzazione e trasporto degli alimenti di origine animale e loro derivati e dell'igiene degli alleva-
menti e delle produzioni zootecniche.
4. Le funzioni amministrative in materia di igiene e sanità pubblica e veterinaria sono trasferite al Dipartimento di preven-
i

zione. Ferme restando le attribuzioni, quali autorità sanitarie, del Sindaco e del Presidente della Giunta regionale, sono
Ed

abrogate le norme incompatibili con la presente legge.


5.-8. (Omissis) (5)

(5) Commi abrogati dall'art. 30, comma 1, lettera b), legge regionale 7 gennaio 2004, n. 1.

Art. 25
(Dipartimento di salute mentale)

1. Il Dipartimento di salute mentale è una delle strutture operative dell'Unità Sanitaria Locale.
2. Il Dipartimento di salute mentale svolge attività di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione a livello ambulatoriale,
domiciliare e ospedaliero.
3. Il Dipartimento di salute mentale è il centro di responsabilità e di spesa di tutte le prestazioni e le attività necessarie
alla popolazione del proprio ambito territoriale.
4. Ogni Dipartimento è dotato delle seguenti unità operative:
a) Centro salute mentale;
b) Servizio psichiatrico di diagnosi e cura.
5. Il Dipartimento di salute mentale è coordinato da un medico psichiatra di II livello, nominato dal Direttore generale tra
quelli in servizio nel Dipartimento in relazione ai risultati conseguiti e verificati annualmente.

Art. 26
(Distretto socio-sanitario)
1. Il Distretto assicura la tutela della salute nel territorio di competenza e l'integrazione dei servizi sanitari, socio-sanitari
e assistenziali, se delegati dai Comuni.
2. Il Distretto è, altresì, il centro di responsabilità e di spesa di tutte le prestazioni e le attività necessarie alla popolazione
del proprio ambito territoriale.

36
3. Il Distretto, in collaborazione anche con i medici e i pediatri di base, assicura un efficace filtro della domanda e orienta
la stessa garantendo la continuità terapeutica, indipendentemente dai diversi luoghi di trattamento. Il Distretto indirizza e
coordina in particolare le prescrizioni in tema di assistenza ospedaliera, assistenza specialistica e assistenza protesica e
termale. Funge da centro ordinatore per le relative prestazioni erogate dalle proprie unità operative di cui al successivo
comma 4 e dalle aziende e dagli istituti ed enti di cui all'art. 4 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, così come
modificato dall'art. 5 del decreto legislativo 7 dicembre 1993, n. 517, dalle istituzioni sanitarie pubbliche o private, sulla
base di criteri di integrazione con il servizio pubblico, e dai professionisti convenzionati.
4. Al responsabile di Distretto spetta la gestione del budget e la direzione degli operatori assegnatigli dal Direttore gene-
rale, ai fini del raggiungimento degli obiettivi prefissati. Nel distretto vengono assicurate le seguenti prestazioni, di norma
strutturate in unità operative:
a) l'informazione, la prenotazione e l'assistenza amministrativa ai cittadini per l'utilizzazione dei vari servizi sanitari e
sociali;
b) l'educazione sanitaria sociale;
c) l'assistenza medico-generica e pediatrica, ambulatoriale e domiciliare, con servizi di guardia permanente;
d) l'assistenza domiciliare-integrata;
e) l'assistenza consultoriale;
f) l'assistenza residenziale e semi-residenziale;
g) le attività socio-assistenziali delegate dagli enti locali;
h) l'assistenza specialistica poliambulatoriale, organizzata nel presidio poliambulatoriale;
i) l'assistenza riabilitativa e protesica;
l) l'assistenza psicologica;
m) la tutela della salute degli anziani;
n) l'assistenza farmaceutica.
5. A livello distrettuale sono altresì svolte attività proprie del Dipartimento di prevenzione.
6. Il Direttore generale nomina, con provvedimento motivato, il responsabile del Distretto, sentiti il Direttore sanitario e il
Direttore amministrativo.
7. (Omissis) (6)

S
8. La Giunta regionale disciplina il raccordo tra Ospedale e Distretti. Il Consiglio regionale disciplina l'organizzazione dei
servizi aventi natura sovradistrettuale e in particolare gli interventi in materia di salute mentale, di prevenzione delle tos-
SE
sicodipendenze e di assistenza riabilitativa salvaguardando la continuità terapeutica.

(6) Comma abrogato dall'art. 1, comma 2, lettera a) della legge regionale 7 febbraio 2006, n. 1.

Art. 27
(Programmi di intervento di area specifica a tutela della salute)
i
1. Il Direttore generale dell'Unità Sanitaria Locale, su proposta del Direttore sanitario, nomina i dirigenti dei programmi di
intervento di area specifica a tutela della salute, individuati con il Piano Sanitario Nazionale e regionale.
Ed

2. Ai dirigenti dei programmi di intervento di area specifica a tutela della salute spetta coadiuvare il Direttore sanitario ed
il Coordinatore dei servizi sociali nello svolgimento delle loro funzioni di sovraordinazione alla realizzazione dei pro-
grammi.
3. Il Direttore generale individua i dirigenti di cui al comma 1 del presente articolo, scegliendo fra il personale dell'Unità
Sanitaria Locale avente qualifica dirigenziale.

Capo IV
Controllo di qualità

Art. 28
(Controllo di qualità)

1. La Regione, allo scopo di garantire la qualità dell'assistenza nei confronti della generalità dei cittadini, adotta in via or-
dinaria il metodo della rettifica e revisione della qualità e della quantità delle prestazioni, nonché del loro costo.
2. La Giunta regionale, al fine di valutare la qualità dei servizi e delle prestazioni erogate, definisce un sistema di indica-
tori e di parametri di riferimento.
3. Il Direttore generale dell'Unità Sanitaria Locale assicura l'attivazione del sistema di indicatori di cui al precedente
comma 2, ferma restando la possibilità di integrarli per ulteriori analisi a livello di Unità Sanitaria Locale.

Capo V
Finanziamento del Servizio Sanitario Regionale

Art. 29
(Principi per la ripartizione delle risorse finanziarie)

37
1. La ripartizione della quota destinata al finanziamento delle spese necessarie per la gestione delle Unità Sanitarie Lo-
cali avviene, con provvedimento della Giunta regionale, in base a parametri su base capitaria riscritti alla popolazione
residente, tenendo conto di particolari condizioni ambientali ed aspetti organizzativi, per il conseguimento dei livelli uni-
formi di assistenza.
2. In sede di ripartizione della quota destinata al finanziamento delle Unità Sanitarie Locali viene accantonata una quota
di riserva destinata al graduale conseguimento del riequilibrio territoriale.
3. Le prestazioni sanitarie rese a cittadini residenti in altri ambiti territoriali sono compensate tra le Unità Sanitarie Locali,
sulla base di certificazioni definite dalla Giunta regionale, in sede di assegnazione regionale delle quote di finanziamento.
4. La ripartizione della quota destinata al finanziamento degli investimenti avviene con provvedimento della Giunta regio-
nale, che procede all'approvazione dei programmi e dei progetti di massima presentati da ciascuna Unità Sanitaria Loca-
le, in relazione alle previsioni della programmazione sanitaria regionale. I programmi ed i progetti di massima presentati
dalle Unità Sanitarie Locali devono essere accompagnati da una dettagliata analisi costo-beneficio.
5. La Giunta regionale provvede altresì a definire le quote di finanziamento ammesse per ciascun anno e per ciascun
programma approvato.

Titolo VI
Norme finali e transitorie

Art. 33
(Riorganizzazione territoriale della rete ospedaliera)

1. Il Consiglio regionale, su proposta della Giunta regionale, in attuazione delle linee programmatiche e di indirizzo e in
conformità alle prescrizioni della presente legge, provvede, previa verifica della situazione esistente, alla quantificazione
dei posti letto complessivi, distinti per area funzionale e disciplina, delle singole Unità Sanitarie Locali, così come risul-
tanti a seguito del riazzonamento previsto dall'art. 3, comma 5, lett. a), del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502,

S
e di ciascun complesso ospedaliero individuato per essere costituito in Azienda ospedaliera in attuazione del decreto le-
gislativo stesso.
2. La Giunta regionale, nel definire l'assetto organizzativo degli Ospedali, accorpa, di norma ai fini funzionali e tenuto
conto del bacino di utenza e della specificità del territorio, quelli ubicati nell'ambito della stessa Unità Sanitaria Locale,
che non siano destinati ad essere costituiti in Aziende ospedaliere, ai sensi del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n.
SE
502.
3. Nell'ambito dei provvedimenti di cui ai commi precedenti, sono stabiliti i tempi di realizzazione della riorganizzazione
territoriale della rete ospedaliera, assegnando priorità ai servizi connessi alle emergenze sanitarie.

Art. 36
(Istituti di ricovero e cura obbligatoriamente
convenzionati con il Servizio Sanitario Regionale)
i
Ed

1. I rapporti convenzionali con le istituzioni indicate agli articoli 39, 41 e 42 della legge 23 dicembre 1978, n.
833 vengono ridefiniti sulla base delle linee di programmazione e di indirizzo di cui alla presente legge.
2. L'istituzione di nuove Divisioni e Servizi universitari, ivi compresi quelli connessi ad esigenze didattiche e di ricerca,
che comportino nuovi oneri a carico del Servizio Sanitario Regionale, è attuata d'intesa tra Regione e Università,
nell'ambito del fabbisogno complessivo di Servizi ospedalieri definito ai sensi del precedente art. 32, nel rispetto della
normativa contenuta nel decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502.
3. L'istituzione di nuove Divisioni e Servizi ospedalieri da parte degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico di cui
all'articolo 42 della legge 23 dicembre 1978, n. 833 è soggetta ad autorizzazione della Giunta regionale, tenuto conto
dell'attività di ricerca scientifica biomedica svolta dagli stessi. È altresì soggetta ad autorizzazione della Giunta regionale
l'istituzione di nuove Divisioni di cui all'art. 41 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, nonché le variazioni di organico che
comportino nuovi oneri di spesa ovvero modificazioni dell'assetto organizzativo della struttura.
4. La Giunta regionale, ai fini dell'adozione dei provvedimenti di cui ai precedenti commi, è tenuta ad acquisire il parere
della competente Commissione permanente del Consiglio regionale, che si esprime entro il termine perentorio di trenta
giorni dal ricevimento della richiesta.
5. L'eventuale riconoscimento quale presidio dell'Unità Sanitaria Locale delle strutture di cui al secondo comma dell'art.
43 della legge 23 dicembre 1978, n. 833 potrà, essere previsto nell'ambito del Piano Sanitario Regionale, da emanarsi a
norma dell'art. 1, comma 5, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502.

Art. 37
(Case di cura private accreditate)

1. Le convenzioni con le Case di cura private decadono alla data di entrata in vigore della presente legge. Le stesse con-
tinuano a produrre effetti fino al termine indicato nei provvedimenti di riorganizzazione territoriale della rete ospedaliera
nei quali è indicato il fabbisogno di attività ospedaliere da accreditare, distinte per disciplina in conformità ai criteri di se-
guito indicati e comunque non oltre il 31 dicembre 1996:
a) complementarietà ed integrazione delle attività svolte dalle Case di cura private rispetto a quelle dei presidi ospe-
dalieri pubblici;

38
b) accreditamento delle Case di cura private per le quali sia stato accertato il possesso dei requisiti strutturali orga-
nizzativi e funzionali previsti dalle leggi vigenti;
c) accreditamento delle Case di cura che, per l'insieme delle tecnologie sanitarie e la presenza di più specialità, of-
frano migliori garanzie di assistenza in rapporto alle patologie da trattare.

S
i SE
Ed

39
Legge regionale 12 aprile 1995, n. 17 – Diagnostica e terapia delle allergopatie presso le USL della Regio-
ne Puglia (Articoli estratti).

Art. 1
1. La Regione Puglia riconosce le allergopatie come malattie di particolare interesse.

Art. 2
1. Ogni USL della Regione attrezza un Centro di allergologia e immunologia clinica per l’assistenza agli allergopatici.
2. In ciascuna Provincia è garantito il funzionamento di stazioni di rilevamento aerobiologico gestite dal Centro di allergo-
logia della USL del capoluogo di Provincia.
3. Nell’ambito della medicina dei servizi, i Centri di allergologia autorizzati operanti presso le USL sia in ambito ospeda-
liero sia in assistenza specialistica ambulatoriale continuano ad assicurare l’assistenza degli allergopatici, anche ai sensi
e per gli effetti della legge regionale del 14 giugno 1994, n. 18.

Art. 3
1. I centri di ciascuna USL provvedono all’erogazione diretta delle prestazioni diagnostiche e immunologiche.

S
i SE
Ed

40
Legge regionale 19 aprile 1995, n. 22 – Norme di tutela dei diritti del malato.

Titolo I
Diritti degli utenti

Art. 1
(Finalità)

1. La Regione Puglia, in attuazione dei principi e delle finalità indicati dagli artt. 2 e 32 della Costituzione e dell’art. 1 della
legge 23 dicembre 1978, n. 833, promuove la tutela dei diritti degli utenti del Servizio Sanitario Nazionale.
2. Gli Enti pubblici per i servizi sanitari assicurano la tutela dei diritti degli utenti secondo le finalità e gli obiettivi della pre-
sente legge.
3. Gli Enti pubblici per i servizi sanitari, ai fini dell'attuazione del precedente comma 2, devono adeguare i regolamenti
interni e le disposizioni organizzative, previa consultazione delle associazioni del volontariato per la tutela dei diritti degli
utenti del Servizio Sanitario Nazionale, le organizzazioni sindacali dell’area medica e di comparto e i relativi ordini pro-
fessionali e, in particolare, l’associazione “Tribunale per i diritti del malato” e altre aventi scopi simili.

Art. 2
(Tutela degli utenti: garanzie generali)

1. Ai fini dell’attuazione di quanto previsto dal precedente art. 1, nonché per garantire il rispetto della dignità, della libertà
e della personalità degli utenti, gli enti competenti, le loro strutture e quelle convenzionate sono tenuti a:
a) informare compiutamente, mediante adeguati mezzi di divulgazione, gli utenti sui loro diritti, sulle prestazioni di-

S
sponibili, sulle condizioni, sui criteri e i requisiti di accesso e sulle modalità di erogazione delle stesse, sulle possibilità di
scelta esistenti, nonché sui compiti e le responsabilità del personale sanitario, tecnico e amministrativo, in relazione alle
funzioni a esso attribuite nell’ambito dei singoli servizi e presidi;
b) assicurare, secondo i principi costituzionali, che sia rispettata la dignità personale e sociale degli utenti, che sia ga-
SE
rantito il mantenimento delle relazioni familiari e sociali, con il solo limite derivante dalle esigenze collettive e tecniche di
erogazione delle prestazioni;
c) fornire le prestazioni dovute alle condizioni e in conformità ai requisiti e agli standards stabiliti dalle leggi e dai piani
regionali e locali;
d) adottare modalità di fruizione delle prestazioni motivatamente e imparzialmente applicate e rese pubbliche me-
diante adeguati mezzi di informazione e, in particolare, rispettare le liste di attesa per l’accesso ai ricoveri ospedalieri e
alle altre prestazioni sanitarie, fatte salve le urgenze confortevoli e moderne in base alla specificità della patologia
dell’utente;
e) favorire, nei limiti oggettivi dell’organizzazione dei servizi sanitari e conformemente alla normativa vigente, la libera
i

scelta dell’utente in ordine alle diverse strutture sanitarie esistenti nell’ambito territoriale di competenza in grado di fornire
Ed

le prestazioni richieste;
f) fornire all’utente un’informazione completa sullo stato di salute, sulla diagnosi, l’indirizzo terapeutico e la prognosi
in termini chiari e comprensibili, nonché sugli esami diagnostici e gli interventi chirurgici da effettuare, cosicché, quando
questi lo ritenga, abbia la possibilità di opporsi a determinati procedimenti, fatti salvi i casi particolari altrimenti regolati
dalla legge.
2. Il personale sanitario, tecnico e amministrativo deve tenere comportamenti che non inducano in stato di soggezione
l’utente, rispettando altresì le sue convenzioni religiose, etiche e politiche secondo i principi della pari dignità umana, in-
dipendentemente dalla classe sociale di appartenenza, del sesso, dell’età, dalle disponibilità finanziarie.

Art. 3
(Comitati di partecipazione degli utenti)

1. Gli Enti pubblici per i servizi sanitari istituiscono, al fine del rispetto dei principi di cui alla presente legge, Comitati di
partecipazione degli utenti, dei loro familiari e degli operatori sanitari alla vita dei presidi e delle strutture del Servizio Sa-
nitario Nazionale o con esso convenzionati.
2. Gli Enti pubblici per i servizi sanitari locali determinano con regolamento la composizione dei Comitati di partecipazio-
ne, le modalità di funzionamento e di convocazione, anche su istanza degli utenti o degli operatori o delle associazioni
locali di tutela dei diritti degli utenti.

Art. 4
(Organizzazioni dei servizi)

1. I servizi sanitari sono organizzati in modo da erogare l’assistenza all’utente, finché possibile, nel proprio ambiente di
vita, evitando i ricoveri non necessari.

41
Art. 5
(Compatibilità degli orari con le abitudini di vita dei cittadini)

1. Gli enti competenti predispongono misure organizzative per rendere quanto più compatibili gli orari dei servizi e presidi
sanitari con le esigenze e i modi della vita civile degli utenti, fatte salve le esigenze dell’attività sanitaria.
2. A tal fine, gli enti verificano la corrispondenza delle prestazioni alle esigenze degli utenti, adottano le misure necessa-
rie a rimuovere gli ostacoli di carattere organizzativo, tecnico e amministrativo e riformano i ritmi di vita attinenti al ricove-
ro ospedaliero, ivi compresi gli orari dei pasti e del sonno, secondo gli orari della vita civile.

Art. 6
(Tutela dei minori)

1. Al fine di concorrere al mantenimento dell’equilibrio psico-affettivo del minore, i servizi delle USL garantiscono, sia nel-
le modalità organizzative che nell’attuazione dei trattamenti terapeutici e assistenziali, il rispetto delle esigenze affettive,
espressive ed educative proprie del minore stesso fino al quattordicesimo anno di età.
Tutti i diritti e le facoltà riconosciuti ai genitori, in caso di loro assenza, sono esercitati da chi si occupa del minore.
2. Gli operatori che hanno la responsabilità degli interventi sanitari e psicoterapeutici, oltre a informare costantemente i
genitori sullo stato di salute psico-fisica del minore, devono dare loro ogni informazione sugli accertamenti diagnostici,
sulle prestazioni terapeutiche e riabilitative cui il minore sarà sottoposto, sui relativi tempi di esecuzione e sul loro signifi-
cato terapeutico, facilitandone la presenza per un ruolo attivo e consapevole nell’assistenza del minore stesso.
3. Quando il genitore, nell’esercizio della sua potestà, nega il proprio consenso ad attività diagnostiche e terapeutiche o
assistenziali, l’operatore che ritiene tale scelta gravemente pregiudizievole per la salute del minore può chiedere
l’intervento del Giudice minorile, ai sensi dell’art. 333 del codice civile.

S
Art. 7
(Diritti dei minori alla ricreazione e allo studio)

1. Gli Enti pubblici per i servizi sanitari assicurano, all’interno dei reparti ospedalieri e degli altri presidi ospitanti minori, la
SE
presenza di personale idoneo a garantire lo svolgimento di attività essenziali allo sviluppo psicologico ed emotivo e a fa-
cilitare l'adattamento del minore al nuovo ambiente.
2. Per le finalità di cui al precedente comma 1 viene promossa la collaborazione delle associazioni di volontariato.
3. Gli Enti pubblici per i servizi sanitari stabiliscono intese con gli organi scolastici competenti volte a organizzare, in loca-
li idonei, attività didattiche integrative per i minori degenti al fine di agevolare il diritto allo studio e il reinserimento nella
scuola.
4. È consentita la possibilità di insegnamento a opera di docenti nominati dal Provveditore agli studi oppure scelti dai ge-
nitori. E’consentita, altresì, idoneamente regolamentata, la visita di coetanei ai minori degenti in strutture ospedaliere.
i

5. I minori ospitanti nei reparti ecc, di cui al precedente comma 1, possono usare giocattoli ovvero altri oggetti personali.
Ed

Art. 8
(Ristrutturazione dei reparti ostetrici e pediatrici)

1, Nell’ambito della programmazione sanitaria regionale deve essere prevista l’istituzione o la ristrutturazione dei reparti
ostetrici e pediatrici nell’ambito dei presidi pubblici secondo i seguenti criteri:
a) nei reparti ostetrici va assicurata la permanenza della madre accanto al proprio neonato;
b) nei reparti pediatrici vanno ristrutturati gli spazi di degenza in moduli da un posto letto con annesso posto ospite
per uno dei genitori, sempre che il tipo di affezione consenta la promiscuità con un adulto apparentemente sano;
c) vanno realizzati adeguati servizi igienici e riservati spazi a sale gioco.

Art. 9
(Assistenza dei genitori)

1. Uno dei genitori o un familiare o altro incaricato ha facoltà di accedere e permanere accanto al bambino nell’arco delle
ventiquattro ore.
2. A tale scopo, in attesa della organizzazione di cui al precedente art. 8, gli enti competenti adottano accorgimenti idonei
ad agevolare la permanenza e l’assistenza familiare, specie nelle ore notturne.
3. Al genitore o a chi lo sostituisce è assicurata la possibilità di consumare pasti in ospedale, a prezzo di costo, in am-
biente diverso da quello di degenza.

Art. 10
(Tutela delle persone anziane)

42
1. Gli Enti pubblici per i servizi sanitari garantiscono alle persone anziane ricoverate, quando non sia possibile assisterle
in strutture extraospedaliere alternative per le ridotte attività psico-motorie, livelli assistenziali di assoluta parità da parte
del personale dipendente.
2. Quando nelle persone anziane ricoverate è riconosciuta una ridotta autosufficienza, verso il recupero deve essere,
peraltro, finalizzato ogni intervento sanitario e psico-terapeutico, sarà consentita la partecipazione all'assistenza da parte
di familiari e personale volontario nelle attività vitali di alimentazione, mobilità e pulizia personale.

Art. 11
(Assistenza religiosa)

1. Le USL, in attuazione di quanto disposto dall’art.38 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, assicurano presso le struttu-
re sanitarie l’assistenza religiosa nel rispetto della volontà e della libertà di coscienza del degente.

Titolo II
Norme particolari per le condizioni di degenza
degli utenti ricoverati in ospedale

Art. 12
(Rispetto della dignità personale)

1. Al ricoverato nelle strutture ospedaliere e ai suoi accompagnatori deve essere sempre garantito il rispetto della dignità
personale e della propria sfera privata.

S
Art. 13
(Doveri dell’utente)

1. L’utente è tenuto a utilizzare le strutture sanitarie nel pieno rispetto dei diritti degli altri utenti e degli operatori, concor-
SE
rendo, con la propria disponibilità, ad assicurare un giusto uso, per sé e per gli altri, della struttura stessa.
2. In ogni caso, il comportamento sia degli utenti che degli operatori deve essere sempre ispirato a un corretto rapporto.

Art. 14
(Opuscolo informativo)

1. Per garantire agli utenti del Servizio Sanitario Nazionale il diritto alle informazioni sulle condizioni e modalità di eroga-
i

zione delle prestazioni, nonché sulle disposizioni assunte dagli enti competenti per l’attuazione della presente legge, al
momento del ricovero in un presidio ospedaliero della Regione deve essere consegnato, a cura dell’Ufficio accettazione,
Ed

a ciascun degente o suo accompagnatore un opuscolo contenente tutte le indicazioni utili sul tipo di servizi erogati,
sull’organizzazione interna degli stessi e sui diritti e doveri degli utenti.
2. L’opuscolo deve contenere informazioni su:
a) i servizi esistenti, la loro organizzazione, i responsabili delle diverse unità operative, con particolare riguardo a
quanto previsto dal successivo art. 15, le modalità di erogazione delle prestazioni e l’accesso alle stesse;
b) le norme di carattere igienico e organizzativo che devono essere osservate per il miglior svolgimento delle attività
di diagnosi, cura e riabilitazione durante il ricovero;
c) gli orari di visita e le disposizioni riguardanti i visitatori;
d) gli altri servizi di assistenza e di ausilio a disposizione dei ricoverati o loro familiari, la loro organizzazione e le rela-
tive modalità di accesso;
e) i doveri di cui al precedente art. 13.

Art. 15
(Informazioni sul personale preposto alle cure)

1. I ricoverati devono essere informati, con i mezzi più adeguati, del nome dei medici e delle altre persone preposte a
prestare loro le cure.
2. Ogni operatore sanitario, amministrativo e tecnico deve recare in modo visibile, al fine della immediata identificazione
da parte dell’utente, l’indicazione del proprio cognome, della relativa qualifica e dell’unità operativa cui è preposto o ad-
detto.

Art. 16
(Informazioni sullo stato di salute)

43
1. Le informazioni sullo stato di salute dell’ammalato devono essere fornite dai medici all’ammalato o a suo familiare o, in
mancanza, a persone designate dal paziente stesso, nel rispetto delle deontologia professionale e in modo comprensibi-
le, tenuto conto del livello culturale dei destinatari dell’informazione.
2. Presso i reparti di ogni presidio ospedaliero deve essere organizzato un servizio atto ad assicurare, in forma specifica
e in orari facilmente accessibili, le informazioni di cui al precedente comma 1.

Art. 17

(Informazioni inerenti alle indagini diagnostiche e ai trattamenti terapeutici


Diritto al rifiuto da parte degli utenti)

1. Il paziente ha diritto di essere informato su indagini e trattamenti alternativi, anche se eseguiti altrove.
2. Il malato ha diritto di dettare brevi informazioni, da inserire per iscritto in apposita cartella clinica, sullo stato di salute,
su eventuali incompatibilità con la terapia in atto o quant’altro creda opportuno, anche al fine dell'accertamento di even-
tuali responsabilità in caso di errori diagnostici e terapeutici.
3. Il trattamento e le cure prescritte ai malati devono essere preceduti da informazioni fornite da medici, se richieste.
4. Gli ammalati possono non accettare il trattamento, l’intervento o le cure che vengono loro proposte.
5. La non accettazione del trattamento, intervento o cure proposti che il medico curante ritiene indispensabili, salvo i casi
di urgenza che richiedono cure immediate, devono risultate da un documento firmato dal ricoverato che attesti il suo rifiu-
to; se il malato rifiuta di firmare tale documento, viene redatto un processo verbale dal quale risulti il rifiuto espresso in
presenza di due testimoni.

Art. 18
(Informazioni sulla degenza)

S
1. Il ricoverato ha diritto di essere informato sui tempi degli accertamenti diagnostici.
2. Se la degenza in ospedale si prolunga oltre le previsioni, il malato ha diritto di conoscere il motivo in modo esauriente.
3. Il trasferimento in altro presidio ospedaliero può avvenire solo nell’interesse del ricoverato, quando le condizioni
dell'interessato lo consentono e, salvo in caso di urgenza, quando egli ha ricevuto tutte le informazioni sulla necessità di
SE
un simile provvedimento e sulle alternative a esso.

Art. 19
(Informazioni al medico di fiducia e all’utente)

1. Il medico curante del servizio o presidio in cui l’utente è assistito è tenuto a consultare il medico di fiducia del paziente
quando ciò sia necessario per acquisire elementi di conoscenza utili alla formulazione delle diagnosi e alla prescrizione
i

delle cure; il medico di fiducia è tenuto a fornire tutti gli elementi richiesti.
Ed

2. Al momento delle dimissioni dal ricovero, il responsabile della Divisione fornisce una relazione scritta per il medico di
fiducia con ogni utile indicazione sullo stato di salute e, in particolare, sul decorso clinico, sui principali trattamenti prati-
cati e loro risultanze, sulle conclusioni di diagnosi e di prognosi e sulle eventuali indicazioni terapeutiche.
3. L’utente o un familiare o altro soggetto da lui delegato ha diritto di ottenere, successivamente alle dimissioni dal rico-
vero, copia della cartella clinica, nel tempo più breve possibile e, comunque, non oltre dieci giorni dalla richiesta.

Art. 20
(Riservatezza dei dati dei ricoverati)

1. Fermo restando l’obbligo della riservatezza a cui sono tenuti gli addetti ai servizi sanitari, i degenti o, per i minori, gli
esercenti la potestà familiare possono richiedere che nessuna indicazione venga data per telefono o per altro mezzo sul-
la loro presenza in ospedale ovvero sullo stato di salute.

Art. 21
(Visite ai ricoverati)

1. I ricoverati hanno diritto di ricevere visite private.


2. Gli orari e le modalità di visita sono stabiliti dal Direttore sanitario, sentiti i responsabili delle Divisioni e dei Servizi inte-
ressati.
3. Per i reparti che, per le loro specifiche caratteristiche, richiedono speciali cautele, la visita può essere sottoposta a re-
strizione o limitata nella fruizione, attraverso l’impiego di mezzi di comunicazione a distanza o di corridoi finestrati ovvero
altri accorgimenti similari, rivolti a tutelare la salute dei degenti e/o dei visitatori.
4. Ferme restando le norme vigenti per la tutela della salute dei ricoverati e dei minori, questi ultimi possono far visita ai
degenti presso i presidi sanitari di età inferiore ai dodici anni, i quali, comunque, devono essere accompagnati da un a-
dulto, che ne è responsabile.

44
5. I ricoverati hanno diritto di non ricevere visitatori sgraditi; a tal fine, i malati possono chiedere al personale addetto al
reparto di allontanare determinate persone da essi indicate.
6. Gli orari e le modalità di effettuazione delle visite ai ricoverati, di cui ai precedenti commi 2, 3, 4 e 5 devono essere il-
lustrati in dettaglio nell’opuscolo di cui all’art. 14 della presente legge.

S
i SE
Ed

45
Art. 22
(Visita di assistenza volontaria)

1. Su richiesta o assenso dei ricoverati, le associazioni di volontariato, previa intesa organizzativa con la Direzione sani-
taria, sono ammesse a prestare il loro sostegno socio assistenziale ai malati.

Art. 23
(Ordinamento delle visite delle associazioni)

1. Gli enti e le associazioni di tutela dei diritti del malato riconosciuti sono autorizzati a visitare gli ospedali, gli ambulatori
e, in generale, le strutture e i servizi, secondo modalità e orari concordati con il Direttore sanitario.

Art. 24
(Informazioni in caso di ricovero d’urgenza)

1. L’Amministrazione deve garantire che siano tempestivamente avvisate le famiglie dei ricoverati d’urgenza, con le mo-
dalità opportune e le dovute cautele, tenuto conto dello stato di gravità del malato.

Art. 25
(Informazioni e condizioni di degenza per ammalati gravi)

1. I familiari devono essere informati tempestivamente, con ogni mezzo possibile, sull'aggravamento delle condizioni del

S
malato.
2. Quando le condizioni dell’ammalato si sono aggravate ed egli è in pericolo di morte, è trasferito al proprio domicilio se
egli stesso e/o la sua famiglia ne esprimono il desiderio.
3. L’organizzazione dei reparti di ricovero nelle strutture ospedaliere deve essere predisposta in modo da garantire, nei
casi di grave patologia o di pericolo di morte, il necessario isolamento dagli altri ricoverati e la presenza dei familiari.
SE
4. I familiari, in casi particolari, possono essere autorizzati a trattenersi anche al di fuori degli orari di visita.

Art. 26
(Diritti del portatore di handicap)

1. Il cittadino portatore di handicap ricoverato in strutture sanitarie pubbliche ha diritto all’uso di tutti i necessari supporti
terapeutici o protesici (sedie a rotelle, ecc).
i

Egli ha, inoltre, diritto alla riserva di letti opportunamente attrezzati che ne consentano il libero movimento e ne garanti-
Ed

scano la sicurezza (letti ortopedici, cuscini e materassi antidecubito), servizi igienici adeguatamente attrezzati, ecc).

Art. 27
(Predisposizione di questionari)

1. L’Amministrazione dei presidi ospedalieri predispone un questionario da consegnare ai degenti fino alla loro dimissio-
ne, nel quale vengono raccolti apprezzamenti e osservazioni sul servizio, da restituirsi all’Amministrazione in plico sigilla-
to e in forma anonima, se il malato lo desidera.
2. La Direzione sanitaria comunica all’Amministrazione, almeno annualmente, i risultati dello spoglio dei questionari, che
devono essere protocollati e conservati per almeno tre anni; detti questionari possono essere consultati dai funzionari del
Settore igiene e sanità espressamente incaricati.

Art. 28
(Aggiornamenti e riqualificazione professionale)

1. Nei programmi regionali di formazione e aggiornamento del personale addetto al Servizio Sanitario Nazionale ai sensi
della legislazione vigente sono previste specifiche iniziative formative destinate ad approfondire aspetti di etica e deonto-
logia professionale attinenti, in particolare, i rapporti con gli utenti dei servizi sanitari.

Art. 29
(Adeguamento delle strutture)

1. Al fine di realizzare condizioni ambientali rispettose della dignità e della riservatezza personale e adatte allo svolgi-
mento delle normali attività di relazione dei pazienti, ogni Ente pubblico per i servizi sanitari predispone un programma
articolato per consentire il realizzarsi nei presidi di una degenza personalizzata attraverso spazi riservati ai ricoverati.
2. Nell’ambito della programmazione sanitaria regionale sono determinati i criteri e le modalità da osservare nella costru-
zione e nell’adeguamento delle strutture edilizie che ospitano presidi ambulatoriali, ospedalieri e specialità diurne per le

46
finalità di cui al presente articolo; a tal fine, sono altresì determinate apposite risorse da destinare al sostegno di tali ini-
ziative.

Art. 30
(Convenzioni con le associazioni di volontariato)

1. Presso i singoli presidi è utilizzato, per i fini di cui alla presente legge, l’apporto delle associazioni di volontariato, co-
munque denominato, aventi finalità di sostegno socio-assistenziale ai malati e loro familiari, sulla base di convenzioni
stipulate in conformità agli schemi-tipo approvati dalla Giunta regionale, sentita la Commissione consiliare competente.

Titolo III
Ufficio di pubblica tutela degli utenti del Servizio Sanitario Nazionale

Art. 31
(Uffici di pubblica tutela
degli utenti dei servizi sanitari)

1. Presso ciascun Ente pubblico per servizi sanitari è istituito l’Ufficio di pubblica tutela degli utenti dei servizi sanitari,
con il compito di promuovere d’ufficio, su segnalazione dei cittadini o delle associazioni di volontariato per la tutela dei
diritti degli utenti del Servizio Sanitario Nazionale, l’intervento degli enti competenti, anche per l’attuazione e l’osservanza
delle disposizioni della presente legge e di altre leggi in materia di sanità, dei piani regionali sanitari, dei regolamenti e
degli obblighi scaturenti dalle norme degli accordi collettivi nazionali di lavoro, per l’adozione di provvedimenti di compe-
tenza dell'autorità giudiziaria e nell’interesse dei minori e degli incapaci.
2. L’Ufficio ha il compito altresì di promuovere, anche su segnalazione dei cittadini, l’intervento dei servizi sanitari, non-
ché l'adozione dei provvedimenti di tutela dell’autorità giudiziaria.

altri enti pubblici.

S
3. Per l’esercizio delle proprie funzioni l’Ufficio si avvale del personale dell’Ente pubblico e di personale comandato di

4. L’Ufficio ha il libero accesso agli atti necessari allo svolgimento dei compiti di istituto per essi non può essere opposto
il segreto d’ufficio.
SE
5. Agli oneri relativi al funzionamento dell’Ufficio provvedono gli Enti pubblici locali, ferma restando l’osservanza delle
norme vigenti in materia di spesa a carico del Fondo sanitario nazionale.

Art. 32
(Responsabilità dell’Ufficio di pubblica tutela
degli utenti dei servizi sanitari)
i

1. L’Ufficio di pubblica tutela degli utenti dei servizi sanitari è composto presso ogni Ente pubblico da:
Ed

a) un componente scelto dal Direttore sanitario tra candidati in possesso di specifici requisiti professionali ed espe-
rienze in materia giuridico-amministrativa. Presidente;
b) un rappresentante medico degli operatori sanitari dell'Ente e un rappresentante del personale infermieristico;
c) tre rappresentanti di organizzazioni, comitati o associazioni che operano nel settore della tutela dei diritti del mala-
to, eletti dall’Assemblea delle persone indicate;
d) gli operatori di confessioni religiose che si occupano di assistenza ai malati e ne facciano richiesta.
2. Il Presidente convoca l’Ufficio e ne coordina l’attività.
3. L’Ufficio garantisce la tutela dei diritti degli utenti in tutti i momenti di erogazione dei servizi dell’Ente pubblico fin dal
momento della richiesta di prestazione sanitaria, indipendentemente dal tipo di prestazione richiesta, sia essa in forma
ambulatoriale, di day hospital, di ricovero o altra.
4. L’Ufficio resta in carica un triennio.
5. La carica è onoraria e gratuita.
6. L’Ufficio collegiale di direzione provvede a tutte le procedure per il rinnovo dell’Ufficio di pubblica tutela entro il termine
di tre mesi dalla scadenza, trascorso il quale infruttuosamente vi provvede, in via sostitutiva, l’Assessore regionale alla
sanità entro i successivi trenta giorni.
7. Il responsabile dell’amministrazione dell’Ente pubblico provvede alla costituzione dell’Ufficio e al suo insediamento.

Art. 33
(Regolamento)

1. L’Assessore regionale alla sanità, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, provveda,
previo parere della Commissione consiliare competente, all’emanazione di un regolamento per la disciplina del funzio-
namento dell'Ufficio di pubblica tutela degli utenti dei servizi sanitari.

47
Art. 34
(Norme procedimentali
per gli Uffici di pubblica tutela)

1. Salva restando la tutela giudiziaria e amministrativa, il cittadino che desideri segnalare un disservizio in campo sanita-
rio o che ritenga leso un proprio diritto può rivolgersi all’Ufficio di pubblica tutela per avanzare richieste o formulare re-
clami.
2. Nel momento in cui riceve la segnalazione o il reclamo, l’Ufficio provvede anche a illustrare al cittadino la possibilità di
tutela giudiziaria e/ o amministrativa offerta dalle leggi vigenti nel caso specifico, indicando altresì i termini per l’avvio del-
le relative procedure.
3. L’Ufficio provvede all’attività istruttoria, riferendone, unitamente a eventuali proposte, all’Amministratore per l’adozione
dei conseguenti provvedimenti di rispettiva competenza, da assumersi entro i successivi trenta giorni; le relative determi-
nazioni sono comunicate al cittadino.

Titolo IV
Disposizioni transitorie e finali

Art. 35
(Primi indirizzi)

1. Tutti gli obblighi derivanti dalla presente legge per gli Enti pubblici per i servizi sanitari si intendono estesi agli organi di
gestione delle strutture e dei presidi convenzionati.

S
Art. 36
(Direttive di applicazione)

1. La Giunta regionale, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, emana le relative diretti-
ve di applicazione.
i SE
Ed

48
Legge regionale 16 dicembre 1998 n. 30 – Norme e principi per il funzionamento dei dipartimenti di salute
mentale previsti dalla legge regionale 28 dicembre 1994, n. 36.

Art. 1
(Dipartimento di salute mentale)

1. L’assistenza nel campo della salute mentale è assicurata in ciascuna Azienda Unità Sanitaria Locale (AUSL) del terri-
torio regionale dal Dipartimento di Salute Mentale (DSM), in conformità degli obiettivi di tutela di salute mentale indicati
dalla legge 23 dicembre 1978, n.833, dal decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, dal decreto del Presidente della
Repubblica 7 aprile 1994, dalle leggi regionali 20 giugno 1980, n. 72 e 28 dicembre 1994, n. 36.
2. Il DSM è una delle strutture operative della AUSL, centro di responsabilità e di spesa di tutte le prestazioni e delle atti-
vità necessarie alla popolazione del proprio ambito territoriale e opera nel rispetto del principio della continuità terapeuti-
ca.
3. L’organico del DSM è unico e deve prevedere almeno un operatore ogni 1.500 abitanti. In tale rapporto sono compresi
medici psichiatri, psicologi, infermieri professionali e psichiatrici, sociologi, assistenti sociali, terapisti della riabilitazione,
educatori professionali ausiliari o operatori tecnici di assistenza (OTA) e, inoltre, personale amministrativo adeguato per
numero e qualifica. L’organico è determinato dai Direttori Generali, sulla base della verifica dei carichi di lavoro distinti
per figura professionale, tenendo conto sia dell'attività svolta sia del complesso delle attività istituzionali previste dalla
presente legge e non ancora svolte.
4. Il DSM svolge le seguenti attività:
a) prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione nel campo della salute mentale a livello ambulatoriali, domiciliare, terri-
toriale e ospedaliero in rapporto a tutte le fasce di età;
b) prevenzione del rischio attinente la salute mentale in età evolutiva;
c) attività didattico formativi, di aggiornamento professionale e riqualificazione degli operatori nonché attività di ricer-
ca;

S
d) monitoraggio delle attività svolte e delle risorse impiegate, nonché promozione del processo di miglioramento con-
tinuo della qualità e del controllo di gestione, anche attraverso la costituzione del sistema informativo di servizio
nell’ambito del sistema informativo della AUSL integrato con quello dell'Azienda ospedaliera eventualmente interessata;
SE
e) integrazione con le Unità operative ospedaliere, con i servizi socio-sanitari della AUSL, con i servizi socio-
assistenziali e con tutti gli altri servizi presenti sul territorio;
f) attuazione dei programmi di superamento degli ospedali psichiatrici nell’ambito degli indirizzi stabiliti dalla pro-
grammazione regionale.

Art. 2
(Organizzazione del DSM)
i

1. Il Direttore Generale della AUSL, su proposta dei coordinatore del DSM, delibera, entro sessanta giorni dalla data di
Ed

entrata in vigore della presente legge, l'organizzazione del DSM secondo le seguenti unità operative:
a) Centro di Salute Mentale (CSM) riferito a un bacino di utenza da 75 mila a 120 mila abitanti, determinato in rela-
zione alla concentrazione demografica del territorio, diretto da un medico psichiatra di II livello dirigenziale nominato se-
condo le procedure dell'art. 15, comma 3, del decreto legislativo n. 502 del 1992, così come integrato e modificato;
b) Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura (SPDC) diretto da un medico psichiatra di II livello dirigenziale nominato
secondo le procedure dell'art. 15, comma 3, del decreto legislativo n. 502.del 1992, così come integrato e modificato;
c) Servizio di Psicologia clinica, diretto da uno psicologo di II livello dirigenziale nominato secondo le procedure
dell'art. 15, comma 3, del decreto legislativo n. 502 del 1992, così come integrato e modificato;
d) Servizio di Neuropsichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza diretto da un neuropsichiatra infantile di II livello diri-
genziale nominato secondo le procedure dell'art. 15, comma 3, del decreto legislativo n.502 del 1992, così come integra-
to e modificato.

Art. 3
(Centro di Salute Mentale)

1. Il CSM, allocato in sede extraospedaliera, è punto di coordinamento dell'attività nel territorio, fornisce alla popolazione
assistenza medica, psicologica, sociale, infermieristica, educativa attraverso attività ambulatoriali, domiciliari e territoriali
ed è attivato per dodici ore al giorno, per sei giorni alla settimana.
2. Ogni CSM svolge le seguenti attività:
a) prevenzione primaria, compresi gli interventi di sensibilizzazione della popolazione sui temi della salute mentale,
utilizzando gli strumenti informativi più adeguati;
b) accoglienza, informazione, prenotazione ad utenti e famiglie;
c) interventi per le urgenze e le emergenze psichiatriche;
d) attività specialistiche psichiatriche e psicologiche;
e) attività psicoterapeutiche svolte dai medici e dagli psicologi per i quali i rispettivi Ordini professionali abbiano legit-
timato l'esercizio della psicoterapia ai sensi degli artt. 3 e 35 della legge 18 febbraio 1989, n. 56;

49
f) attività di servizio sociale;
g) attività in day hospital ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 14 gennaio 1997;
h) attività di centro diurno;
i) attività di riabilitazione residenziale;
j) attività di reinserimento lavorativo ai sensi della legge 8 novembre 1991, n. 381, attraverso la promozione di coope-
rative sociali.
3. È garantita la gestione dell'urgenza psichiatria nell'arco delle ventiquattro ore, secondo una programmazione diparti-
mentale che tenga conto delle caratteristiche del territorio, dell'organizzazione complessiva dei servizi e della migliore
utilizzazione delle risorse.
4. Le strutture riabilitative semiresidenziali e residenziali possono essere gestite sia direttamente dal DSM, sia tramite il
concorso del privato sociale (cooperative sociali, enti senza scopo di lucro, volontariato., associazioni di familiari, ecc.),
sia del privato imprenditoriale, sulla base di programmi terapeutico-riabilitativi definiti dai CSM competenti territorialmen-
te. I CSM sono responsabili dell'ingresso e della dimissione degli utenti.
5. Gli standard organizzativi, strutturali e funzionari delle strutture riabilitative semiresidenziali e residenziali sono quelli
stabiliti dal Consiglio regionale con deliberazione n. 244 del 16 dicembre 1997, come integrati e modificati dalla normati-
va regionale sull'accreditamento, in attuazione del decreto del Presidente della Repubblica 14 gennaio 1997.

Art. 4
(Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura)

1. I SPDC, dotati di un numero di posti letto non superiori a quindici, sono parte integrante del DSM e devono essere u-
bicati nelle Aziende ospedaliere, nei Presidi ospedalieri di AUSL con Pronto soccorso funzionante 24 ore/24 e nei policli-
nici universitari (1).
2. Essi erogano trattamenti psichiatrici in regime di ricovero volontario e di trattamento sanitario obbligatorio, esplicano

S
attività di consulenza e di pronto soccorso, gestiscono direttamente o concorrono a gestire con il CSM day hospital psi-
chiatrici.
3. Il numero complessivo di posti letto dei SPDC è individuato nella misura tendenziale di un posto ogni 14 mila abitanti
(1)
SE
4. Ogni Dipartimento nel proprio ambito territoriale deve disporre di un numero di posti letto in SPDC proporzionato alla
popolazione residente la loro dislocazione è demandata al piano regionale di riorganizzazione della rete ospedaliera.
5. I rapporti tra il DSM di cui fa parte il SPDC e l'Azienda ospedaliera in cui esso è ubicato sono regolati da convenzioni
obbligatorie tra le due Aziende. I rapporti fra il DSM e il Policlinico sono regolati in conformità dei protocolli di intesa di cui
all'art. 6, comma 1, del decreto legislativo n. 502 del 1992.

(1) Comma così modificato dal comma 2 dell’art. 30 della legge regionale n. 1 del 2004.
i

Art. 5
Ed

(Servizio di Psicologia Clinica)

1. Il Servizio di Psicologia clinica assicura le seguenti attività:


a) psicodiagnosi;
b) psicologia clinica (prevenzione; diagnosi, terapia e riabilitazione);
e) ricerca in campo psicologico e psicoterapico;
d) psicoterapia.

Art. 6
(Servizio di Neuropsichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza)

1. Il Servizio di Neuropsichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza si occupa della prevenzione,. diagnosi e cura dei disturbi
neuropsichici dell'infanzia e dell'adolescenza.
2. Ogni Servizio di Neuropsichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza svolge le seguenti attività:
a) prevenzione primaria e secondaria dei disturbi neuropsichici dell'età evolutiva;
b) prevenzione e riduzione delle sequele delle malattie neuropsichiche dell'età evolutiva;
c) attività specialistiche psichiatriche dell'età evolutiva;
d) interventi di psicoterapia per i problemi psichiatrici dell'infanzia e dell'adolescenza a salvaguardia della salute men-
tale del minore e della qualità della vita del nucleo familiare;
e) intervento specifico di supporto all’integrazione scolastica per soggetti con disturbi neuropsichici in età evolutiva;
f) tutela e risocializzazione dei pazienti degenti in istituti neuropsico-pedagogici o in istituti assistenziali favorendo la
deistituzionalizzazione.

Art. 7
(Coordinamento del DSM)

50
1. Il DSM, per lo svolgimento delle funzioni di cui all'art. 1, è coordinato da un medico psichiatra di II livello dirigenziale,
nominato dal Direttore Generale con le modalità previste dall'art. 25, ultimo comma, della legge regionale 29 dicembre
1994, n. 36 e individuato tra coloro che hanno scelto l'attività intramoenia ai sensi del decreto ministeriale 31 luglio 1997.
2. In ogni DSM il Coordinatore è coadiuvato da un Consiglio di Dipartimento composto dai dirigenti responsabili delle U-
nità operative.
Detto Consiglio è integrato, in occasione della preparazione delle relazioni di programma e di consuntivo, da un rappre-
sentante per ogni categoria professionale designato dagli stessi operatori, da un operatore per ogni Ente accreditato e
da un rappresentante per ogni Associazione di familiari e/o utenti e per ogni soggetto del privato sociale che collabori
all'attività del DSM attraverso atti formalmente assunti.

Art. 8
(Budget del DSM)

1. Il DSM, in quanto struttura operativa della AUSL, è centro di attività e, di costo e dispone, per il conseguimento degli
obiettivi previsti dal decreto del Presidente della Repubblica 7 aprile 1994, di un budget definito dal Direttore Generale.
2. Il budget del DSM viene ripartito dal Direttore Generale, su proposta del Coordinatore del DSM, tra le Unità operative
in base alle attività e ai servizi gestiti da ciascuna di esse, agli specifici obiettivi dell'anno in corso, ai bisogni dell'utenza
di ogni ambito territoriali, in forma integrata con le altre Unità operative del Dipartimento.

Art. 9
(Partecipazione dell’utenza)

1. Il DSM predispone periodiche iniziative riguardanti specifici e fondamentali aspetti della prevenzione, cura, riabilitazio-

S
ne e reinserimento sociale, con la consultazione di utenti, loro familiari e associazioni aventi finalità statutarie di tutela dei
diritti degli utenti psichiatrici.
2. Secondo modalità stabilite dal DSM i pazienti, i loro familiari e le suddette associazioni possono riunirsi all'interno di
locali del DSM per discutere i problemi che riguardano la loro condizione di utenti, l'organizzazione del servizio e pro-
muovere iniziative in merito.
SE
3. Il responsabile del DSM convoca annualmente, quale momento partecipato di verifica e programmazione degli obietti-
vi del Dipartimento, la Conferenza dei servizi di salute mentale al fine di acquisire proposte e suggerimenti dai rappre-
sentanti degli utenti, dai loro familiari e dalle associazioni di cui al comma 1.
4. Ogni cittadino utente del servizio ha diritto all'impostazione di un programma personalizzato che gli consenta di fruire
delle risorse del servizio utili a soddisfare i suoi bisogni, in base alle valutazioni del gruppo operativo che lo assume in
carico, e a conoscere i programmi di intervento nei suoi confronti e le finalità di essi.
i
Ed

51
Legge regionale 6 settembre 1999, n. 27 – Istituzione e disciplina del dipartimento delle dipendenze pato-
logiche nelle Aziende USL (Articoli estratti).

Art. 1
(Istituzione del Dipartimento)

1. Ad integrazione dell'art.15, comma 4, della legge regionale 28 dicembre 1994, n. 36, in ciascuna Azienda Unità Sani-
taria Locale (AUSL) è istituito il “Dipartimento delle dipendenze patologiche”.
2. Il Dipartimento delle dipendenze è una delle strutture operative della AUSL e svolge attività di prevenzione, cura, riabi-
litazione e reinserimento sociale, a livello ambulatoriale, territoriale, domiciliare, semiresidenziale e residenziale, di stra-
da, inerenti le tossicodipendenze, l’alcolismo e altre dipendenze patologiche.
3. La sede del Dipartimento coincide con la sede della AUSL.

Art. 2
(Sezione dipartimentale)

1. Il Dipartimento si articola in Sezioni dipartimentali (SERT), con funzioni operative e gestionali, riferite a un ambito terri-
toriale costituito da tre distretti o multiplo di tre.
2. Nel caso di AUSL con numero di distretti superiore a tre o multiplo di tre è istituita un’ulteriore Sezione dipartimentale
in presenza di frazione di multiplo non inferiore a due.
3. Sono pertanto individuate n. 25 (venticinque) Sezioni dipartimentali come da allegata tabella A).
4. La sede della Sezione dipartimentale è individuata dal Direttore generale della AUSL in relazione alle esigenze della
utenza, sentito il Consiglio dei sanitari.

S
Art. 3
(Funzioni del Dipartimento)

1. Il Dipartimento per le tossicodipendenze svolge le seguenti funzioni :


SE
a) coordina le attività di prevenzione, cura e riabilitazione delle tossicodipendenze svolte dalle Sezioni dipartimentali;
b) formula le linee-guida, con il concorso dei responsabili delle Unità operative del Dipartimento e dei dirigenti delle
Sezioni dipartimentali, per i trattamenti terapeutici, riabilitativi e per la prevenzione dei problemi droga correlati e per la
promozione della salute;
c) promuove e organizza la formazione sia degli operatori del Dipartimento, sia degli operatori socio-sanitari della
ASL, sia del volontariato e del privato sociale del territorio;
d) implementa e coordina la ricerca epidemiologica, di concerto con l'Osservatorio epidemiologico regionale e centra-
lizza le rilevazioni delle Sezioni dipartimentali;
i

e) formula progetti circa l'utilizzo del budget del Dipartimento.


Ed

Art. 6
(Unità operative)

1. Il responsabile del Dipartimento, sentiti i responsabili delle Sezioni dipartimentali, in relazione alle esigenze del territo-
rio, individua le seguenti unità operative (UO):
a) per gli interventi preventivi, di riduzione del danno e di promozione della salute;
b) epidemiologica;
c) per gli interventi in strutture penitenziarie, per le problematiche e gli interventi HIV correlati;
d) per le problematiche alcol/droga correlate.
2. Il coordinamento di ogni UO è affidato al personale del Dipartimento di profilo professionale pertinente alla funzione
dell'UO e con curriculum formativo e professionale specifico attinente al tipo di attività da svolgere.

Art. 8
(Svolgimento attività)

1. Nell'ambito della programmazione del Dipartimento le attività di prevenzione, cura, riabilitazione e reinserimento socia-
le sono garantite dal servizio pubblico sia direttamente, sia attraverso gli enti ausiliari iscritti all'Albo regionale, sia in col-
legamento con gli enti locali.

Art. 9
(Inserimento in strutture residenziali e semiresidenziali)

1. Il responsabile della Sezione dipartimentale autorizza l'inserimento in strutture residenziali e semiresidenziali.

52
2. Per detti interventi, nell'ambito del budget complessivo assegnato al Dipartimento e secondo le attività programmate, il
dirigente del Dipartimento individua una quota per ciascuna Sezione dipartimentale.

Art. 10
(Attività distrettuali)

1. Le attività della Sezione dipartimentale a livello distrettuale si integrano, secondo la strategia delle connessioni e con
metodologia a rete, con quelle svolte dagli altri servizi socio-sanitari e le altre agenzie sociali e istituzionali presenti nel
territorio.
2. In particolare a livello distrettuale, nell'ambito della programmazione dipartimentale, il raccordo e l'integrazione pro-
grammatica e operativa, anche attraverso la costituzione di unità operative, in grado di assicurare gli interventi in sede
distrettuale, riguardano:
a) gli interventi preventivi, di riduzione del danno e di educazione alla salute, con riferimento altresì all'art.104 e segg.
del decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 1990, alla medicina scolastica e agli altri servizi socio-sanitari
pubblici coinvolti, il mondo del lavoro e il privato sociale;
b) gli interventi diagnostico-terapeutici, medico farmacologici sulle tossicodipendenze e le patologie correlate, in col-
laborazione con presidi e servizi sanitari (di emergenza, specialistici, di medicina generale, medico-infermieristici, ambu-
latoriali, ospedalieri, domiciliari), secondo quanto previsto dal dpr n. 309 del 1990, dalla circolare n. 20 del 30 settembre
1994 del Ministero della sanità per i trattamenti con farmaci sostitutivi e altra normativa;
c) la rilevazione statistico-epidemiologica, la ricerca, la formazione sul fenomeno tossicodipendenze e patologie cor-
relate, attraverso sistemi informativi integrati, validati e validabili scientificamente, in collaborazione con gli altri referenti
sociali e istituzionali territoriali, per aspetti di pertinenza;
d) le attività socio-terapeutico-riabilitative a carattere semiresidenziale e residenziale, in rapporto con gli enti ausiliari
di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 1990;
e) gli interventi socio-assistenziali, delegati dagli enti locali ai sensi dell’art.3, comma 3, del decreto legislativo 30 di-

versi soggetti istituzionali e sociali coinvolti;

S
cembre 1992, n. 502, nonché quelli attivati tramite progetti specifici previsti dalla normativa vigente, in rapporto con i di-

f) prestazioni socio-sanitarie per tossicodipendenti detenuti, ai sensi dell’art. 96 del decreto del Presidente della Re-
pubblica n. 309 del 1990, che prevedono interazioni e connessioni, tramite protocollo d'intesa e convenzioni tra ente lo-
SE
cale, AUSL, Direzione penitenziaria, il mondo del lavoro e il privato sociale.

Art. 12
(Accordo di programma)

1. Per le attività di prevenzione, cura, riabilitazione dell'alcolismo, nonché per le connesse attività di studio, ricerca, do-
cumentazione, formazione, informazione e promozione della salute, possono venire stipulati appositi accordi di pro-
i
gramma tra AUSL, Aziende ospedaliere ed enti locali, ai sensi dell'art. 27 della legge 8 giugno 1990, n. 142.
2. All'espletamento delle suddette attività concorrono i diversi servizi delle ASL e delle Aziende ospedaliere di cui al de-
Ed

creto del Ministro della Sanità 3 agosto 1993 e i soggetti del privato sociale e del volontariato.

53
Legge regionale 13 luglio 2001, n. 24 – Istituzione dell'Agenzia regionale sanitaria pugliese - ARES (Artico-
li estratti).

Art. 1
(Agenzia regionale sanitaria)

1. Nella Regione Puglia è istituita, quale Azienda della Regione dotata di personalità giuridica pubblica e di autonomia
organizzativa, tecnica, amministrativa e contabile, l’Agenzia regionale sanitaria, di seguito denominata ARES.
2. L'ARES è Azienda strumentale della Regione, sottoposta alla vigilanza della Giunta regionale, con compiti di supporto
tecnico-operativo per la programmazione sanitaria regionale, per il controllo di gestione e conseguente monitoraggio
dell'equilibrio economico del Servizio Sanitario Regionale (SSR), per la valutazione comparativa dei costi e della qualità
dei servizi sanitari.
3. L'ARES è costituita con decreto del Presidente della Giunta regionale, da emanarsi entro sessanta giorni dalla data di
entrata in vigore della presente legge, su conforme deliberazione della Giunta regionale, proposta dall’Assessore alla
sanità, con la quale, oltre alla scelta del primo Direttore generale, sono anche fissate le determinazioni occorrenti per il
primo impianto.
4. L'ARES ha sede in Bari.

Art.2
(Compiti)

1. L’ARES:
a) collabora alla elaborazione delle proposte per la predisposizione del Piano Sanitario Regionale (PSR);
b) elabora la relazione annuale, da trasmettere all’Agenzia sanitaria per i servizi sanitari regionali presso il Ministero
della sanità, alla Giunta regionale per il tramite dell’Assessore alla sanità e alla Commissione consiliare competente per

sorse per l'anno successivo;

S
materia, in ordine allo stato di attuazione del PSR vigente, sui risultati di gestione del SSR e sugli orientamenti delle ri-

c) fornisce il supporto tecnico alla Regione per l’elaborazione dei principi e dei criteri per l’adozione dell’atto azienda-
le di cui all'articolo 3, comma 1-bis, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 e successive modificazioni;
SE
d) collabora con l’Osservatorio epidemiologico regionale per la valutazione dei bisogni di salute e della offerta relativi
ai servizi sanitari necessari;
e) elabora le direttive di organizzazione, di programmazione strategica, di pianificazione delle attività, di vigilanza e
controllo delle Aziende USL ed Enti del SSR per la valutazione dei risultati conseguiti che saranno proposte alla Giunta
regionale dall’Assessore alla sanità;
f) elabora le proposte per la Giunta regionale, per il tramite dell’Assessore alla sanità, ai fini dell'adozione o della re-
visione della disciplina regionale nelle materie e per le fattispecie previste dal decreto legislativo n. 502 del 1992 e suc-
cessive modificazioni, nonché dal decreto legislativo 7 dicembre 1993, n. 517 ai fini dei rapporti e dell’integrazione con le
i
Università degli studi;
g) fornisce la necessaria assistenza alle Aziende sanitarie e agli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico
Ed

(IRCCS) nello sviluppo degli strumenti e delle metodologie per il controllo di gestione;
h) determina i criteri e i parametri di finanziamento delle Aziende sanitarie, degli IRCCS, degli enti ecclesiastici e del-
le strutture sanitarie accreditate e relaziona circa il livello dei costi e dei ricavi, nonché sul raggiungimento dell'equilibrio
economico in ciascuna Azienda;
i) fornisce alla Giunta regionale, per il tramite dell’Assessore alla sanità, gli elementi necessari per le autorizzazioni,
gli accreditamenti e gli accordi di cui, rispettivamente, agli articoli 8-ter, 8-quater e 8-quinquies del decreto legislativo n.
502 del 1992 e successive modificazioni, nonché per la definizione delle funzioni assistenziali da remunerare a costo
standard;
j) esprime parere sui programmi di sperimentazione ex articolo 9-bis del decreto legislativo n. 502 del 1992 e fornisce
supporto tecnico per la elaborazione dei programmi di cui all'articolo 19-ter, comma 2;
k) definisce indirizzi per l’organizzazione delle attività e del lavoro nelle strutture territoriali e ospedaliere delle Azien-
de sanitarie regionali, anche ai fini della programmazione del fabbisogno di personale e della formazione dei piani perio-
dici di assunzione di personale;
l) coordina le iniziative per la omogenea applicazione degli istituti normo-economici dei Contratti collettivi nazionali di
lavoro del personale delle Aziende sanitarie della Regione, anche con riferimento a obiettivi di allineamento dei tempi di
applicazione degli stessi;
m). svolge funzioni di proposta, supporto e consulenza, di informazione e promozione culturale nell'ambito dei pro-
grammi di prevenzione previsti dai piani sanitari nazionale e regionale;
n) svolge attività di raccolta e di tenuta di documentazione, di osservazione e monitoraggio, di rilevazione, di studio e
ricerca, nonché di pubblicazione di documenti e opuscoli, garantendo l’accessibilità ai dati;
o) gestisce centralmente, per conto delle Aziende sanitarie, segmenti di attività con ricaduta omogenea sull'intero ter-
ritorio regionale (educazione sanitaria, prevenzione, formazione, organizzazione e politiche del personale) su delega
dell’Assessore alla sanità nonché centri di acquisto a livello regionale su mandato dell’Assessore alla sanità;
p) in relazione all'attuazione degli articoli 16 e seguenti del decreto legislativo n. 502 del 1992 e successive modifica-
zioni, collabora alla predisposizione dei programmi regionali per la formazione continua nonché alla organizzazione e
attivazione, anche a livello interregionale, dei corsi;
q) elabora direttive per la realizzazione del modello dipartimentale di organizzazione e gestione delle Aziende sanita-
rie regionali che saranno proposte alla Giunta regionale dall’Assessore alla sanità;

54
r) fornisce alla Regione supporto tecnico per la definizione dei criteri preventivi ai fini della valutazione dei Direttori
generali delle Aziende sanitarie;
s) per le funzioni di pianificazione, programmazione e realizzazione delle attività descritte nel presente comma,
l’ARES può avvalersi del parere consultivo e gratuito degli Ordini e Collegi rappresentativi delle professioni sanitarie.
2. L'ARES può, nelle materie di propria competenza, fornire servizi e consulenze remunerate a enti pubblici, aziende e
organizzazioni private.
3. Le attività previste dal comma 2 si esplicano attraverso interventi e iniziative formative e informative, gestione di ban-
che dati, gestione di centri di documentazione multimediali, realizzazione di indagini e inchieste, produzione di materiale
educativo e informativo.

Art.3
(Accordi di programma)

1. L'ARES realizza la propria attività anche mediante la partecipazione ad accordi di programma, promossi con enti pub-
blici o privati, riguardanti materie di propria competenza.
Art.4

S
i SE
Ed

55
Legge regionale 1° aprile 2003, n. 7 – Istituzione del registro regionale dei donatori di midollo osseo.

Art. 1
(Finalità)

1. La Regione recepisce la legge 6 marzo 2001, n. 52 (Riconoscimento del Registro nazionale italiano dei donatori di mi-
dollo osseo) e riconosce il Registro regionale dei donatori di midollo osseo per promuovere la ricerca di donatori non
consanguinei.

Art. 2
(Registro regionale della Puglia
dei donatori di midollo osseo)

1. Il Registro regionale dei donatori di midollo osseo è tenuto dal laboratorio regionale di riferimento per la tipizzazione
a
tissutale dell’Azienda ospedaliera universitaria “Policlinico di Bari” - U.O. di Patologia Clinica 2 - che è altresì individuato
quale struttura di coordinamento dei laboratori per la tipizzazione tissutale operanti nella Regione.

Art. 3
(Riconoscimento della rilevanza sociale
dell’ADMO di Puglia)

1. L’Associazione regionale donatori di midollo osseo di Puglia collabora con il centro di riferimento di cui all’articolo 2 e

S
con i centri di tipizzazione tissutale al fine di favorire la donazione e l’aggiornamento del relativo Registro regionale.
i SE
Ed

56
Legge regionale 28 maggio 2004, n. 8 – Disciplina in materia di autorizzazione alla realizzazione e all'e-
sercizio, all'accreditamento istituzionale e accordi contrattuali delle strutture sanitarie e socio-sanitarie pub-
bliche e private (Articoli estratti).

Capo I
Disposizioni generali

Art. 1
(Finalità)

1. La Regione garantisce, attraverso gli istituti dell'autorizzazione alla realizzazione e all'esercizio dell'attività sanitaria e
socio-sanitaria, dell'accreditamento istituzionale e degli accordi contrattuali, l'erogazione di prestazioni efficaci e sicure, il
miglioramento continuo della qualità delle strutture sanitarie e socio-sanitarie nonché lo sviluppo sistematico e program-
mato del Servizio Sanitario Regionale.

Art. 2
(Definizioni)

1. Per autorizzazione s'intendono i due distinti provvedimenti che consentono la realizzazione di strutture e l'esercizio di
attività sanitarie e sociosanitarie.
2. Per accreditamento istituzionale s'intende il provvedimento con il quale si riconosce alle strutture pubbliche e private
già autorizzate lo status di potenziali erogatori di prestazioni nell'ambito e per conto del servizio sanitario.
3. Per accordo contrattuale s'intende l'atto con il quale la Regione e le Aziende USL definiscono, con i soggetti accredita-
ti pubblici e privati, la tipologia e la quantità delle prestazioni erogabili agli utenti del Servizio Sanitario Regionale, nonché

S
la relativa remunerazione a carico del servizio sanitario medesimo, nell'ambito di livelli di spesa determinati in corrispon-
denza delle scelte della programmazione regionale.
4. Per decreto legislativo s'intende il decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 (Riordino della disciplina in materia sa-
nitaria, a norma dell'articolo 1 della legge 23 ottobre 1992, n. 421) e successive modificazioni.
SE
5. Per Aziende sanitarie s'intendono le Aziende USL e le Aziende ospedaliere. Ai soli fini della presente legge, gli istituti
di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS) e gli enti ecclesiastici sono denominati Aziende sanitarie.
6. Per strutture sanitarie e socio-sanitarie s'intendono quelle di cui all'articolo 4 del decreto del Presidente della Repub-
blica 14 gennaio 1997.
7. Per nuova realizzazione s'intende la costruzione o l'allestimento ex novo di strutture destinate all'esercizio di attività
sanitarie.
8. Per ampliamento s'intende un aumento di posti letto, posti letto-tecnici e grandi apparecchiature o l'attivazione di fun-
zioni sanitarie aggiuntive rispetto a quelle precedentemente svolte.
9. Per trasformazione s'intende la modifica strutturale e/o funzionale o il cambio d'uso, con o senza lavori, delle strutture
i

sanitarie e socio-sanitarie.
Ed

10. Per studio s'intende il luogo dove vengono erogate prestazioni sanitarie da parte di professionisti abilitati all'esercizio
della professione, in regime fiscale di persona fisica e in forma singola o associata.

Art. 3
(Compiti della Regione)

1. La Regione esercita le seguenti funzioni:


a) con regolamenti di Giunta regionale (1):
1) determina gli ambiti territoriali in cui si riscontrano carenze di strutture o di capacità produttive ai sensi dell'artico-
lo 8-ter, comma 5, lettera b), del decreto legislativo ai fini della verifica di compatibilità del progetto, propedeutica all'auto-
rizzazione alla realizzazione, nonché il fabbisogno di assistenza e gli standard per la verifica dell'attività svolta e dei risul-
tati raggiunti dalle strutture sanitarie e sociosanitarie pubbliche e private, ai fini dell'accreditamento istituzionale; ai fini di
cui al presente punto 1) procede anche, ove necessario, a eventuali rimodulazioni della rete dei presidi ospedalieri pub-
blici e privati di cui all'articolo 9 della legge regionale 25 agosto 2003, n. 19 (Assestamento e prima variazione al bilancio
di previsione per l'esercizio finanziario 2003);
2) in presenza di comprovate carenze nel decreto del Presidente della Repubblica 14 gennaio 1997 o di necessità
di integrazione dei relativi requisiti minimi, integra i requisiti di cui al citato decreto del Presidente della Repubblica per
l'autorizzazione all'esercizio;
3) stabilisce gli ulteriori requisiti per l'accreditamento istituzionale secondo i principi previsti nella presente legge;
a-bis) con deliberazione di Giunta regionale (2):
1) approva i modelli per la richiesta di autorizzazione e di accreditamento;
2) la Giunta regionale, sulla base di apposita istruttoria effettuata dal direttore dell’Area politiche per la promozione
della salute delle persone e delle pari opportunità, effettua con cadenza annuale il monitoraggio dell’attuazione della
programmazione regionale in materia di autorizzazione e accreditamento delle strutture sanitarie e attuazione delle veri-
fiche previste dalla presente legge (3);

57
b) con decreto del Presidente:
1) dispone la decadenza di cui all'articolo 10, applica le sanzioni di competenza di cui all'articolo 15 e decide sull'i-
stanza di riesame di cui all'articolo 26.

c) con determinazione dirigenziale:


1) provvede al rilascio della verifica di compatibilità ex articolo 8-ter del decreto legislativo, finalizzata al rilascio
dell'autorizzazione alla realizzazione di cui al successivo articolo 7 e dell'autorizzazione all'esercizio di propria spettanza
di cui al successivo articolo 8, comma 3;
2) esercita l'attività di vigilanza sulle strutture sanitarie e socio-sanitarie dalla stessa autorizzate, per il tramite del
Dipartimento di prevenzione dell'Azienda USL territorialmente competente;
3) esercita le attività di verifica dei requisiti di accreditamento, secondo le modalità e i tempi definiti dalla presente
legge;
4) provvede al rilascio e revoca dei provvedimenti di autorizzazione all'esercizio per le strutture sanitarie di propria
competenza e di accreditamento delle strutture sanitarie (4).

(1) Alinea così modificato dall'art. 17, comma 1, lettera a) della legge regionale 12 agosto 2005, n. 12.
(2) Lettera aggiunta dall'art. 16, comma 1, lettera a) della legge regionale 4 agosto 2004, n. 14, poi così modificata come indicato nella
nota che segue, comprendente i sottostanti numeri 1) e 2) i quali, in origine, erano i punti 4) e 5) della precedente lettera a).
(3) Numero così sostituito dall’art. 4, comma 1, lettera a) della legge regionale 25 febbraio 2010, n. 4. Il testo originario era così formula-
to: «2) provvede al rilascio e revoca dei provvedimenti di autorizzazione all'esercizio per le strutture sanitarie di propria competenza.».
(4) Numero così modificato dall’art. 4, comma 1, lettera b) della legge regionale 25 febbraio 2010, n. 4.

Art. 4
(Compiti dei Comuni)

1. Sono esercitate dai Comuni le funzioni concernenti:

S
a) il rilascio delle autorizzazioni alla realizzazione di cui all'articolo 7, previa verifica di compatibilità da parte della Re-
gione, nonché il rilascio delle autorizzazioni all'esercizio di cui all'articolo 8, comma 4;
SE
b) l'attività di vigilanza sulle strutture sanitarie e socio-sanitarie dagli stessi Comuni autorizzate, svolta per il tramite
del Dipartimento di prevenzione dell'Azienda USL territorialmente competente;
c) l'applicazione delle sanzioni di competenza di cui all'articolo 15.

Capo II
Autorizzazioni

Art. 5
i

(Autorizzazioni) (5)
Ed

1. L'autorizzazione consta di due distinti provvedimenti che consentono la realizzazione di strutture e l'esercizio di attività
sanitarie e socio-sanitarie.
a) Autorizzazione alla realizzazione di strutture.
1) Sono soggetti all'autorizzazione alla realizzazione:
1.1 le strutture che erogano prestazioni in regime di ricovero ospedaliero a ciclo continuativo e/o diurno per acuti;
1.2 le seguenti strutture sanitarie e socio sanitarie che erogano prestazioni in regime residenziale e semiresiden-
ziale non ospedaliero, a ciclo continuativo e/o diurno:
1.2.1 presidi di riabilitazione funzionale dei soggetti portatori di disabilità fisiche, psichiche, sensoriali;
1.2.2 strutture riabilitative psichiatriche residenziali e diurne;
1.2.3 strutture di riabilitazione e strutture educativo-assistenziali per i tossicodipendenti;
1.2.4 residenze sanitarie assistenziali;
1.3 i centri residenziali per cure palliative (hospice);
1.4 gli stabilimenti termali.
2) Tra le strutture e gli studi che erogano prestazioni di assistenza specialistica in regime ambulatoriale, ivi inclusi
quelli individuati ai sensi del comma 2 dell'articolo 8-ter del decreto legislativo, sono, altresì, soggetti all'autorizzazione
alla realizzazione le seguenti attività:
2.1 specialistica ambulatoriale chirurgica, ove attrezzata per l'erogazione di prestazioni comprese tra quelle indivi-
duate con apposito provvedimento di Giunta regionale;
2.2 specialistica ambulatoriale odontoiatrica, ove attrezzata per erogare prestazioni chirurgiche comprese fra quelle
individuate con apposito provvedimento della Giunta regionale;
2.3 diagnostica per immagini con utilizzo delle grandi macchine;
2.4 radioterapia;
2.5 medicina nucleare in vivo;
2.6 dialisi;
2.7 terapia iperbarica;

58
2.8 consultoriale familiare.
3) Ai sensi del combinato disposto dell'articolo 8-ter del decreto legislativo e dell'articolo 3 del decreto del Presidente
della Repubblica 14 gennaio 1997, nel regime autorizzativo per la realizzazione di nuove strutture rientrano, limitatamen-
te alle attività di cui ai precedenti punti 1) e 2), anche le seguenti fattispecie:
3.1 gli ampliamenti di strutture già esistenti e autorizzate, in essi compresi:
3.1.1 l'aumento del numero dei posti letto, posti letto tecnici e grandi apparecchiature rispetto a quelli già autorizzati;
3.1.2 l'attivazione di funzioni sanitarie e/o socio-sanitarie aggiuntive rispetto a quelle già autorizzate;
3.2 la trasformazione di strutture già esistenti e specificamente:
3.2.1 la modifica della tipologia (disciplina) di posti letto rispetto a quelli già autorizzati;
3.2.2 la modifica di altre funzioni sanitarie e/o socio-sanitarie già autorizzate;
3.2.3 il cambio d'uso degli edifici, finalizzato a ospitare nuove funzioni sanitarie o socio-sanitarie, con o senza lavori;
3.3 il trasferimento in altra sede di strutture già autorizzate.
b) Autorizzazione all'esercizio dell'attività sanitaria.
1) Sono soggetti all'autorizzazione all'esercizio:
1.1 tutte le strutture per le quali è richiesta l'autorizzazione alla realizzazione, di cui alla lettera a) del presente arti-
colo;
1.2 le strutture [e gli studi] (6) che erogano prestazioni di assistenza specialistica in regime ambulatoriale, ancorché
non soggetti all'autorizzazione alla realizzazione, così come di seguito classificati:
1.2.1 attività specialistica ambulatoriale medica;
1.2.2 attività specialistica ambulatoriale chirurgica ove non attrezzata per erogare le prestazioni individuate con i
provvedimenti di cui alla lettera a), punto 2), del presente articolo;
1.2.3 attività specialistica ambulatoriale odontoiatrica, ove non attrezzata per erogare prestazioni chirurgiche indivi-
duate con i provvedimenti di cui alla lettera a), punto 2), del presente articolo;
1.2.4 attività di medicina di laboratorio;
1.2.5 attività di diagnostica per immagini;
1.2.6 attività ambulatoriale di FKT.

S
2. Per gli studi dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta si applicano le norme di cui agli accordi col-
lettivi nazionali.
SE
3. Non sono soggetti ad autorizzazione gli studi dei medici e gli studi odontoiatrici che esercitano l'attività professionale,
con esclusione di quelle previste alle lettere a) e b) del comma 1 e gli studi per l'esercizio delle professioni sanitarie, indi-
viduate dai regolamenti ministeriali, in attuazione dell'articolo 6 del decreto legislativo (7). I predetti studi, nei quali i pro-
fessionisti esercitano l'attività in forma singola o associata, devono avere spazi e attrezzature proporzionati alla capacità
erogativa e al personale ivi operante e, in ogni caso, devono avere caratteristiche tali da non configurare l'esercizio di
attività complesse, intendendo con ciò consistenza equiparabile a quella stabilita dal decreto del Presidente della Re-
pubblica 14 gennaio 1997 per i presidi ambulatoriali. I predetti soggetti hanno comunque l'obbligo di comunicare l'apertu-
ra del proprio studio all'Azienda USL competente per territorio, corredando la comunicazione di planimetria degli ambien-
i

ti ove si svolge l'attività, di elenco delle attrezzature utilizzate e di apposita dichiarazione sostitutiva del titolo di studio
Ed

posseduto che, per quanto riguarda gli esercenti le professioni sanitarie, deve essere comunque acquisito in corsi/scuole
riconosciuti dal Ministero della salute. Il Servizio igiene pubblica del Dipartimento di prevenzione dell'Azienda USL territo-
rialmente competente, entro novanta giorni dalla comunicazione, esprime il proprio nulla osta allo svolgimento dell'attività
professionale. L'Azienda USL effettua, nei confronti degli studi ove si esercitano le professioni sanitarie, la vigilanza per
assicurare il rispetto della normativa in materia di igiene e sanità pubblica.

(5) Ai sensi dell'art. 3, comma 1, legge regionale 23 dicembre 2008, n. 45 lo studio medico privato o studio odontoiatrico privato, orga-
nizzato in forma singola o associata, in quanto studio professionale o gabinetto medico non aperto al pubblico, non è soggetto all'auto-
rizzazione di cui al presente articolo.
(6) Parole soppresse dall’art. 4, comma 1, lettera c), legge regionale 25 febbraio 2010, n. 4.
(7) Periodo così modificato dall’art. 4, comma 1, lettera d), legge regionale 25 febbraio 2010, n. 4.

Art. 6
(Requisiti per l'autorizzazione)

1. I requisiti minimi strutturali, tecnologici e organizzativi richiesti per l'autorizzazione delle strutture sanitarie e socio-
sanitarie sono quelli previsti dal decreto del Presidente della Repubblica 14 gennaio 1997 con le integrazioni individuate
dalla Giunta regionale, ai sensi dell'articolo 3, comma 1, lettera a), punto 2).
2. Nessuna struttura di ricovero per acuti può possedere capacità ricettiva inferiore a trenta posti letto, fatta eccezione
per le strutture monospecialistiche della disciplina di psichiatria (8). [Le strutture di ricovero a ciclo diurno devono essere
dotate di almeno dieci posti letto] (9).
3. Le prestazioni a ciclo diurno per acuti devono essere comunque erogate all'interno di strutture di ricovero con specifi-
ca identificazione dei posti letto dedicati e della relativa organizzazione tecnico-sanitaria.
4. La Giunta regionale aggiorna i requisiti minimi richiesti per l'autorizzazione ogni qualvolta l'evoluzione tecnologica o
normativa lo rendano necessario.

(8) Periodo così sostituito dall'art. 16, comma 1, lettera a) della legge regionale 12 gennaio 2005, n. 1. Il testo originario era così formu-
lato: «Nessuna struttura sanitaria di ricovero per acuti può possedere capacità ricettiva inferiore a trenta posti letto.».

59
(9) Periodo soppresso dall'art. 12, comma 1, lettera a) della legge regionale 9 agosto 2006, n. 26.

S
i SE
Ed

60
Art. 7
(Procedure per l'autorizzazione alla realizzazione
di strutture sanitarie e socio-sanitarie)

1. Nei casi previsti dall'articolo 5, comma 1, lettera a), i soggetti pubblici e privati inoltrano al Comune competente per
territorio istanza di autorizzazione alla realizzazione della struttura corredandola della documentazione prescritta. Il Co-
mune richiede alla Regione la prevista verifica di compatibilità, di cui all'articolo 8-ter del decreto legislativo, entro trenta
giorni dalla data di ricevimento dell'istanza. In sede di prima applicazione il Comune richiede alla Regione la prevista ve-
rifica di compatibilità successivamente alla data di pubblicazione del Registro di cui all'articolo 30 della legge regionale n.
1 del 2005 fatta eccezione per le strutture di cui alla lettera a), punto 1), numeri 1.2.2, 1.2.4, 1.3 e punto 2), numeri 2.3 e
2.4, del comma 1 dell'articolo 5 (10).
1-bis. Nelle ipotesi di modifica della disciplina dei posti letto o di funzioni che non presuppongono interventi soggetti ad
autorizzazione o concessione comunale, il procedimento di autorizzazione alla realizzazione relativa alle strutture di cui
all'articolo 5, comma 1, lettera a), numero 1, è unificato a quello relativo all'autorizzazione all'esercizio rilasciata dalla
Regione (11).
2. Il parere di compatibilità regionale è rilasciato, entro novanta giorni dalla data di ricevimento della richiesta di cui al
comma 1, con provvedimento del Dirigente del Settore sanità della Regione, sentita l’azienda sanitaria locale interessata
in relazione alla localizzazione territoriale delle strutture sanitarie e sociosanitarie della tipologia di attività richiesta già
presenti in ambito provinciale (12).
2-bis. Il parere di compatibilità di cui al comma 2 ha validità biennale a decorrere dalla data di entrata in vigore della pre-
sente legge. Scaduto tale termine, qualora il soggetto interessato non abbia fatto richiesta d’autorizzazione all’esercizio
alla Regione o all’amministrazione comunale, con determinazione del dirigente del servizio competente si procede alla
revoca, previa diffida ai sensi di legge, del parere di compatibilità e alla contestuale notifica dell’atto all’amministrazione
comunale che ha avviato la richiesta (13) (14).
2-ter. Le strutture di cui all’articolo 12 della legge regionale 9 agosto 2006, n. 26 (Interventi in materia sanitaria), qualora
non abbiano fatto richiesta di autorizzazione all’esercizio alla data di entrata in vigore della presente legge, hanno due

S
anni di tempo dalla data di entrata in vigore della presente legge per richiedere l’autorizzazione all’esercizio (15) (16).

(10) Periodo aggiunto dall'art. 17, comma 1, lettera b), legge regionale 12 agosto 2005, n. 12, poi così modificato dall'art. 12, comma 1,
lettera b), legge regionale 9 agosto 2006, n. 26.
SE
(11) Comma aggiunto dall'art. 16, comma 1, lettera b), legge regionale 12 gennaio 2005, n. 1.
(12) Comma così modificato dall’art. 4, comma 1, lettera e), legge regionale 25 febbraio 2010, n. 4.
(13) Comma aggiunto dall’art.4, comma 1, lettera f), legge regionale 25 febbraio 2010, n. 4.
(14) Per la proroga del termine indicato nel presente comma vedi l’art.41, legge regionale 30 dicembre 2011, n. 38.
(15) Comma aggiunto dall’art. 4, comma 1, lettera f), legge regionale 25 febbraio 2010, n. 4.
(16) Per la proroga del termine indicato nel presente comma vedi l’art.41, legge regionale 30 dicembre 2011, n. 38.

Art. 8
i

(Procedure per l'autorizzazione all'esercizio


Ed

delle attività sanitarie e socio-sanitarie)

1. Tutti i soggetti che intendono gestire attività sanitaria o socio-sanitaria soggetta ad autorizzazione all'esercizio sono
tenuti a presentare domanda alla Regione o al Comune.
2. Alla domanda deve essere allegato il certificato di agibilità e tutta la documentazione richiesta dall'ente competente.
3. Alla Regione compete il rilascio dell’autorizzazione all’esercizio per le strutture sanitarie e socio-sanitarie di cui
all’articolo 5, comma 1, lettera b), numero 1.1. (17).
4. Al Comune compete il rilascio dell’autorizzazione all’esercizio per le strutture sanitarie e socio-sanitarie di cui
all’articolo 5, comma 1, lettera b), numero 1.2. (18).
5. La Regione e il Comune, avvalendosi del Dipartimento di prevenzione dell'Azienda USL competente per territorio, e-
ventualmente di concerto con altre strutture competenti nell'ambito dell'attività da autorizzare, verificano l'effettivo rispetto
dei requisiti minimi di cui al Reg. reg. 13 gennaio 2005, n. 3 (Requisiti per autorizzazione e accreditamento delle strutture
sanitarie), e successive modificazioni, nonché ogni eventuale prescrizione contenuta nell'autorizzazione alla realizzazio-
ne, ove prevista (19). L'accertamento da parte del Dipartimento di prevenzione deve essere effettuato entro novanta
giorni dalla data di ricevimento della documentazione.
6. Completato l'iter istruttorio, il Dipartimento di prevenzione dell'Azienda USL inoltra gli atti degli accertamenti e il parere
conclusivo alla Regione o al Comune interessato, che, in caso di esito favorevole, rilasciano l'autorizzazione all'esercizio
dell'attività sanitaria o socio-sanitaria entro sessanta giorni dalla data di notifica degli accertamenti di cui al comma 5, fat-
ta salva l'interruzione dei termini effettuata ai sensi delle vigenti disposizioni.

(17) Comma così sostituito dall’art.4, comma 1, lettera g), legge regionale 25 febbraio 2010, n. 4. Il testo originario era così formulato:
«3. Alla Regione compete il rilascio dell'autorizzazione all'esercizio per le strutture sanitarie e socio-sanitarie di cui all'articolo 5, comma
1, lettera a), punto 1).».
(18) Comma così sostituito dall’art. 4, comma 1, lettera h), legge regionale 25 febbraio 2010, n. 4. Il testo originario era così formulato:
«4. Al Comune compete il rilascio dell'autorizzazione all'esercizio per le strutture sanitarie e socio-sanitarie di cui all'articolo 5, comma 1,
lettera a), punto 2), nonché per le strutture di cui all'articolo 5, comma 1, lettera b), punto 1.2.».
(19) Periodo così modificato dall’art. 4, comma 1, lettera i),legge regionale 25 febbraio 2010, n. 4.

61
62
Ed
iSE
S
Art. 9
(Istanza di riesame)

1. Nel caso di diniego dell'autorizzazione o nel caso la stessa contenga le prescrizioni di cui all'articolo 11, comma 1, let-
tera e), l'interessato può presentare, a pena di decadenza, entro sessanta giorni dalla data di ricevimento dell'atto mede-
simo, le proprie controdeduzioni mediante istanza di riesame.
2. La Regione o il Comune decidono sull'istanza, sentito il Dipartimento di prevenzione dell'Azienda USL competente per
territorio, nel termine di sessanta giorni dalla data di ricevimento della stessa.

Art. 10
(Decadenza dell'autorizzazione all'esercizio)

1. L'autorizzazione non è trasmissibile a un soggetto diverso da quello autorizzato, fatte salve le seguenti ipotesi, fermo
restando il possesso dei requisiti, con le conseguenti modifiche autorizzative:
1) costituzione di nuova società per fusione di società già autorizzate in ambito regionale;
2) fusione per incorporazione tra società autorizzate in ambito regionale (20);
2-bis) passaggio da aziende individuali e/o società di persone, già autorizzate all'esercizio, a società di capitale con il
vincolo della permanenza con una quota non inferiore al 51 per cento nella compagine sociale del soggetto autorizzato
all'esercizio (21);
2-ter) atti dispositivi dell’intero ramo di azienda, previa notifica all’amministrazione e subordinatamente al riscontro
della permanenza dei requisiti soggettivi e oggettivi (22)
1-bis. Limitatamente alle strutture che erogano prestazioni termali insistenti sul territorio regionale è consentito, in caso di
trasferimento della titolarità di società, continuare l'esercizio dell'attività fino al rilascio e/o conferma dell'autorizzazio-
ne (23).

S
2. In caso di decesso della persona fisica autorizzata e ferma restando la sussistenza dei requisiti, gli eredi possono con-
tinuare l'esercizio dell'attività fino al rilascio e/o conferma dell'autorizzazione, che deve avvenire entro un tempo massimo
di un anno, pena la decadenza (24).
3. L'autorizzazione decade nei casi di:
SE
a) estinzione della persona giuridica autorizzata;
b) rinuncia del soggetto autorizzato;
c) condanna passata in giudicato per reati di truffa e corruzione contro la pubblica amministrazione e associazione a
delinquere di stampo mafioso nei confronti del titolare dell'attività.

(20) Comma così modificato dall'art. 17, comma 1, lettera c) della legge regionale 12 agosto 2005, n. 12.
(21) Numero aggiunto dall'art.8, comma 1 della legge regionale 23 dicembre 2008, n. 45.
(22) Numero aggiunto dall’art. 15, lettera c), della legge regionale 30 dicembre 2013, n. 45,
i
(23) Comma aggiunto dall'art. 16, comma 1, lettera c) della legge regionale 12 gennaio 2005, n. 1.
(24) Comma così modificato dall’art. 4, comma 1, lettera j), legge regionale 25 febbraio 2010, n. 4.
Ed

Art. 13
(Responsabile sanitario - Requisiti)

1. Ogni struttura sanitaria deve avere un responsabile sanitario.


2. Nelle strutture pubbliche ed equiparate di cui all'articolo 5, comma 1, lettera a), punto 1.1, il responsabile sanitario de-
ve possedere i requisiti previsti dalla normativa vigente.
3. Nelle strutture private di cui all'articolo 5, comma 1, lettera a), punto 1.1, il responsabile sanitario deve essere in pos-
sesso dei requisiti previsti per l'incarico di direttore medico di presidio ospedaliero di struttura pubblica. Ai fini dell'attribu-
zione dell'incarico di responsabile sanitario presso tali strutture, l'anzianità di servizio maturata nella disciplina con rap-
porto di lavoro continuativo presso strutture private è equiparata a quella prestata nelle strutture pubbliche. Nelle case di
cura con meno di centocinquanta posti letto, il responsabile sanitario deve possedere la specializzazione in direzione
medica di presidio ospedaliero o equipollente ovvero l'anzianità di cinque anni nella disciplina. Anche presso tali struttu-
re, ai fini dell'attribuzione dell'incarico di responsabile sanitario, l'anzianità di servizio maturata nella disciplina con rap-
porto di lavoro continuativo presso strutture private è equiparata a quella prestata nelle strutture pubbliche.
4. Nelle strutture monospecialistiche ambulatoriali, residenziali e semiresidenziali le funzioni del responsabile sanitario
possono essere svolte anche da un medico in possesso della specializzazione nella disciplina o disciplina equipollente
rispetto a quella cui fa capo la struttura.
5. Negli ambulatori che svolgono esclusivamente attività di medicina di laboratorio, le funzioni del responsabile sanitario
possono essere svolte anche da personale sanitario di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 10 febbraio
1984.
6. Non è consentito svolgere le funzioni di responsabile sanitario in più di una struttura sanitaria, fatta eccezione per le
strutture territoriali monospecialistiche residenziali e semiresidenziali e, comunque, a condizione che il totale dei posti
letto non sia superiore a cinquanta.
7. La funzione di responsabile sanitario è incompatibile con la qualità di proprietario, comproprietario, socio o azionista
della società che gestisce la struttura sanitaria, fatta eccezione per le strutture monospecialistiche residenziali e semire-
sidenziali e per le strutture ambulatoriali.

63
7-bis. Il limite di età massimo previsto per lo svolgimento della funzione di responsabile sanitario è quello previsto dal
comma 1 dell’articolo 15-nonies del decreto legislativo n. 502 del 1992 e successive modificazioni (25).
(25) Comma aggiunto dall’art. 4, comma 1, lettera m), legge regionale 25 febbraio 2010, n. 4.

Art. 14
(Responsabile sanitario - Compiti)

1. Il responsabile sanitario cura l'organizzazione tecnico-sanitaria della struttura sotto il profilo igienico e organizzativo,
essendone responsabile nei confronti della titolarità e dell'Autorità sanitaria competente, e assicura tutte le funzioni pre-
viste dalle norme vigenti.

Art. 17
(Registro delle strutture autorizzate)

1. È istituito presso il competente Assessorato della Regione il Registro delle strutture sanitarie e socio-sanitarie autoriz-
zate all'esercizio.
2. A tale scopo il Sindaco trasmette all'Azienda USL, nel territorio della quale è ricompreso il Comune, copia di tutti gli
atti autorizzativi rilasciati nonché le pronunce di sospensione, decadenza e revoca, al fine della registrazione degli stessi
nel Sistema informativo sanitario regionale.
2-bis. È istituito presso il Comune di appartenenza l'apposito elenco degli studi odontoiatrici autorizzati con i nominativi
dei titolari abilitati all'esercizio (26).

(26) Comma aggiunto dall'art. 16, comma 1, lettera d), legge regionale 12 gennaio 2005, n. 1.

Art. 18

S
(Verifica periodica dei requisiti minimi autorizzativi e vigilanza)
SE
1. I soggetti autorizzati all'esercizio dell'attività sanitaria inviano, con cadenza quinquennale, al Dipartimento di preven-
zione dell'Azienda USL territorialmente competente una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà concernente la per-
manenza del possesso dei requisiti minimi di cui all'articolo 6, corredata di relazione tecnico-sanitaria redatta a cura del
responsabile sanitario.
2. Il Dipartimento di prevenzione, d'intesa con altre strutture in rapporto alla tipologia di prestazioni erogate dalle strutture
interessate, con cadenza almeno quinquennale e ogni qualvolta la Regione ne ravvisi la necessità, provvede a effettuare
controlli e verifiche ispettive tese all'accertamento della permanenza dei requisiti che hanno dato luogo al rilascio dell'au-
torizzazione. Di ogni verifica è redatto apposito verbale da consegnare in copia al legale rappresentante della struttura,
al responsabile sanitario, alla Regione e al Comune per gli eventuali provvedimenti di cui all'articolo 15.
i

2-bis. Al fine di assicurare il puntuale svolgimento da parte del personale del servizio igiene e sanità pubblica delle attivi-
Ed

tà derivanti da piani straordinari o periodici di verifica approvati dalla Regione, nonché da verifiche disposte in forza di
norme nazionali, i direttori generali delle ASL adottano, sulla base di apposita proposta del direttore del dipartimento di
prevenzione, gli interventi organizzativi necessari per il rispetto dei medesimi piani anche mediante l’utilizzo degli istituti
contrattuali previsti dai vigenti contratti collettivi nazionali di lavoro (CCNL) (27).

(27) Comma aggiunto dall’art.4, comma 1, lettera p), legge regionale 25 febbraio 2010, n. 4.

Art. 18-bis
(Trasferimento definitivo delle strutture autorizzate all’esercizio) (28)

1. L’autorizzazione all’esercizio si intende conferita esclusivamente al soggetto e per la sede della struttura così come
risulta dall’atto che la conferisce.
2. Il trasferimento definitivo della sede di strutture sanitarie e socio-sanitarie già autorizzate all’esercizio è consentito, ai
sensi dell’articolo 8, mediante apposita autorizzazione all’esercizio per trasferimento.
3. Le strutture sanitarie e socio-sanitarie già autorizzate all’esercizio di cui lettera a) del comma 1 dell’articolo 5 sono au-
torizzate all’esercizio per trasferimento previa acquisizione dell’autorizzazione alla realizzazione per trasferimento ai
sensi del combinato disposto di cui al punto 3.3 della lettera a) del comma 1 dell’articolo 5 e all’articolo 7. La verifica di
compatibilità regionale è eseguita secondo le modalità e i contenuti previsti dal comma 3 dell’articolo 28-bis.”.

(28) Articolo inserito dall'art. 2, comma 1, della legge regionale 17 giugno 2013, n. 14.

64
Capo III
Accreditamento delle strutture pubbliche e private eroganti prestazioni sanitarie e socio-sanitarie

Art. 20
(Accreditamento istituzionale e obbligatorietà del possesso dei requisiti)

1. L'accreditamento istituzionale deve concorrere al miglioramento della qualità del sistema sanitario, garantendo ai cit-
tadini adeguati livelli quantitativi e qualitativi delle prestazioni erogate per conto e a carico del servizio sanitario.
2. Le strutture sanitarie pubbliche, le strutture sanitarie private autorizzate in esercizio e i professionisti che intendano
erogare prestazioni per conto del Servizio Sanitario Nazionale all'interno dei vincoli della programmazione sanitaria re-
gionale devono ottenere preventivamente l'accreditamento.
3. L'autorizzazione alla realizzazione e all'esercizio non produce effetti vincolanti ai fini della procedura di accreditamento
istituzionale, che si fonda sul criterio di funzionalità rispetto alla programmazione regionale.
4. L'accreditamento, nell'ambito della programmazione regionale, è titolo necessario per l'instaurazione dei rapporti di cui
all'articolo 8-quinquies del decreto legislativo.
5. Oggetto del provvedimento di accreditamento istituzionale sono le strutture sanitarie e relative funzioni.
6. I soggetti accreditati erogano prestazioni sanitarie e socio-sanitarie per conto del Servizio Sanitario Regionale
nell'ambito dei Livelli essenziali di assistenza (LEA), nonché degli eventuali livelli aggiuntivi previsti dalla Regione.
7. Le funzioni amministrative concernenti l'accreditamento sono svolte dal Dirigente del Settore sanità del competente
Assessorato della Regione.

Art. 21
(Condizioni per l'accreditamento)

e ai requisiti di cui all'articolo 23.


2. Condizioni essenziali per l'accreditamento sono:

S
1. L'accreditamento istituzionale è rilasciato subordinatamente alla sussistenza delle condizioni di cui al presente articolo
SE
a) il possesso dei requisiti generali e specifici concernenti la struttura, le tecnologie e l'organizzazione del servizio;
b) l'accettazione del sistema di pagamento a prestazione nel rispetto del volume massimo di prestazioni e del corri-
spondente corrispettivo fissato a livello regionale e di singole Unità Sanitarie Locali e dei criteri fissati dalla Regione a
norma dell'articolo 8-quinquies, comma 1, lettera d), del decreto legislativo;
c) l'adozione di un programma interno di verifica e di promozione della qualità dell'assistenza;
d) il possesso dell'autorizzazione all'esercizio, ove preventivamente richiesta dalla normativa vigente al momento
dell'attivazione della struttura;
e) la funzionalità rispetto agli indirizzi di programmazione regionale relativamente al fabbisogno assistenziale e verifi-
ca positiva dell'attività svolta e dei risultati raggiunti in caso di accreditamento provvisorio di cui all'articolo 8-quater,
i

comma 7, del decreto legislativo;


Ed

f) la rispondenza della struttura, della funzione o del soggetto accreditando ai requisiti ulteriori di qualificazione di cui
all'articolo 23;
g) il dimensionamento massimo dei posti letto delle Unità operative (UO), per quanto riguarda i presidi ospedalieri
pubblici ed equiparati, secondo quanto indicato nel Piano Sanitario Regionale e nel collegato riordino della rete ospeda-
liera nel tempo vigente (29);
h) la rispondenza allo standard minimo di posti letto, per quanto riguarda le case di cura private, previsto dall'articolo
6;
h-bis) In sede di adozione del PRS, la Giunta regionale, in esecuzione della propria Deliberazione GR 28 settembre
2005, n. 1585, ridefinisce gli standard di posti letto per disciplina secondo criteri di efficacia ed efficienza, anche al fine di
garantire l'equa distribuzione territoriale e la riduzione della mobilità passiva extra-regionale (30);
h-ter) In sede di revisione dell'organizzazione ospedaliera, in esecuzione della Deliberazione GR n. 1385/2005, la
Giunta ridefinisce gli standard secondo criteri di efficienza ed efficacia, anche al fine di garantire l'equa distribuzione terri-
toriale delle strutture e la riduzione della mobilità passiva extra-regionale (31).
3. Le case di cura transitoriamente accreditate o autorizzate all'esercizio possono essere accreditate per un numero di
posti letto, calcolati con riferimento ai requisiti minimi strutturali per l'area di degenza fissati dalla Regione, fino al massi-
mo della dotazione in esercizio alla data del 31 ottobre 2003. L'accreditamento può essere rilasciato in maniera graduale
per unità o disciplina o settori al completamento della relativa fase istruttoria (32).
4. Fermo restando quanto fissato al comma 3 nonché ai commi 2 e 3 dell'articolo 24, le case di cura e gli altri soggetti
privati, transitoriamente accreditati, devono presentare alla Regione un piano di adeguamento ai requisiti prescritti
dal Reg. n. 31/2005, entro sei mesi dalla data di scadenza del bando di cui all'articolo 24, comma 4. Le altre strutture au-
torizzate già operanti devono essere in possesso dei requisiti prescritti al momento della presentazione della richiesta di
accreditamento (33).
4-bis. (Omissis) (34)
4-ter. Le strutture di ricovero per acuti già autorizzate e in esercizio al 31 ottobre 2003 nonché le strutture transitoriamen-
te accreditate, che sottoscrivono le preintese di cui alla Deliberazione GR 28 settembre 2005, n. 1385 (Intesa Stato-
Regioni del 23 marzo 2005. Adeguamento dello standard di posti letto), possono presentare domanda di accreditamento
entro dodici mesi dalla data di adozione delle preintese da parte della Giunta regionale. Le strutture che a seguito della
sottoscrizione delle preintese devono riconvertire posti letto per acuti in attività residenziale extra-ospedaliera o altra fat-

65
tispecie che configuri una delle condizioni previste dall'articolo 5, comma 1, lettera a), numero 3), possono presentare
domanda di accreditamento, entro lo stesso termine di cui al presente comma, per le nuove attività da assicurare presso
la stessa o diversa struttura. L'approvazione delle preintese da parte della Giunta regionale e la Deliberazione GR n.
1870/2002 costituiscono valutazione positiva di compatibilità col fabbisogno ai fini dell'autorizzazione alla realizzazione e
di funzionalità rispetto alla programmazione, in deroga alle procedure di cui all'articolo 7, intendendosi il fabbisogno de-
terminato all'esito delle suddette preintese e dalle stesse soddisfatto per quanto riguarda i posti letto per acuti. Per le at-
tività di nuova realizzazione, tali strutture sono esentate dalla presentazione del piano di adeguamento di cui al comma
4, fermo restando il possesso dei requisiti accertato secondo la procedura di verifica degli stessi (35).
5. Nei piani di cui al comma 4 devono essere previsti tempi differenziati di adeguamento ai requisiti, in relazione alla loro
complessità e funzione.
6. (Omissis) (36)
7. Sono esclusi dal processo di accreditamento le strutture che erogano prestazioni sanitarie ove si svolgono anche atti-
vità ludiche, sportive ed estetiche, fatta eccezione per gli stabilimenti termali.

(29) Lettera così modificata dall'art. 17, comma 1, lettera e), n. 1), legge regionale 12 agosto 2005, n. 12.
(30) Lettera aggiunta dall'art.12, comma 1, lettera e), legge regionale 9 agosto 2006, n. 26.
(31) Lettera aggiunta dall'art. 12, comma 1, lettera e), legge regionale 9 agosto 2006, n. 26.
(32) Periodo aggiunto dall'art. 16, comma 1, lettera f), legge regionale 12 gennaio 2005, n. 1.
(33) Comma così sostituito dall'art. 17, comma 1, lettera e), n. 2), legge regionale 12 agosto 2005, n. 12.
(34) Comma aggiunto dall'art. 17, comma 1, lettera e), n. 3), legge regionale 12 agosto 2005, n. 12, poi abrogato dall'art. 6, legge regio-
nale 19 febbraio 2008, n. 1.
(35) Comma aggiunto dall'art. 12, comma 1, lettera f), legge regionale 9 agosto 2006, n. 26.
(36) Comma soppresso dall'art. 12, comma 1, lettera g), legge regionale 9 agosto 2006, n. 26.

Art. 22

S
(Rapporti tra soggetti accreditati ed ente pubblico)

1. La Giunta regionale disciplina i rapporti di cui all'articolo 8-quinquies del decreto legislativo mediante uno schema tipo
di accordo contrattuale con il quale si stabiliscono l'indicazione delle quantità, delle tipologie di prestazioni da erogare,
delle tariffe e le modalità delle verifiche e dei controlli rispetto alla qualità delle prestazioni erogate.
SE
2. La Giunta regionale provvede alla definizione degli indirizzi per la formulazione dei piani annuali preventivi di attività,
con l'indicazione delle funzioni e delle attività da potenziare e da depotenziare nel rispetto della programmazione regio-
nale, compatibilmente con le risorse finanziarie, e dei criteri per l'individuazione dei soggetti erogatori, tra quelli accredi-
tati, con i quali stipulare i contratti.
3. La Regione e le Aziende USL definiscono accordi con le Aziende sanitarie e stipulano contratti con le strutture private
e i professionisti anche mediante intese con le relative organizzazioni rappresentative a livello regionale.
4. La qualità di soggetto accreditato non costituisce vincolo per le Aziende USL a corrispondere la remunerazione delle
prestazioni erogate al di fuori dei contratti stipulati ai sensi dell'articolo 8-quinquies del decreto legislativo.
i
Ed

Art. 23
(Definizione degli ulteriori requisiti di qualificazione per l'accreditamento)

1. I requisiti ulteriori di qualificazione ai fini dell'accreditamento fissati dalla Giunta regionale devono risultare:
a) compatibili con l'esigenza di garantire che lo sviluppo del sistema sia funzionale alle scelte di programmazione re-
gionale;
b) orientati a promuovere l'appropriatezza, l'accessibilità, l'efficacia, l'efficienza delle attività e delle prestazioni, in co-
erenza con i LEA;
c) finalizzati a perseguire l'uniformità dei livelli di qualità dell'assistenza offerta dai soggetti pubblici e privati;
d) commisurati rispetto al livello quantitativo e qualitativo di dotazioni strumentali, tecnologiche e amministrative cor-
relate alla tipologia delle prestazioni erogabili;
e) tesi a favorire il miglioramento della qualità e l'umanizzazione dell'assistenza attraverso la risultanza positiva ri-
spetto al controllo di qualità, anche con riferimento agli indicatori di efficienza e di qualità dei servizi e delle prestazioni
previsti dagli articoli 10 e 14 del decreto legislativo e dal sistema di garanzia dei LEA.
2. La Giunta regionale individua:
a) gli ambiti e strumenti per la verifica dell'attività svolta e dei risultati raggiunti ai fini della conferma dell'accredita-
mento istituzionale;
b) le modalità per le verifiche, iniziali e successive, del possesso e della permanenza dei requisiti della struttura o del
professionista accreditato.
3. La Giunta regionale aggiorna i requisiti ulteriori richiesti per l'accreditamento ogni qualvolta l'evoluzione tecnologica o
normativa lo rendano necessario.

66
Art. 24
(Procedure di accreditamento e di verifica dei requisiti)

1. Per le Aziende sanitarie, nel rispetto di quanto stabilito all'articolo 9, comma 1, lettera c), della legge regionale n. 19
del 2003, il processo di autorizzazione e accreditamento è unificato e si applicano le procedure di cui al comma 11, lette-
ra a).
2. I soggetti privati nonché i professionisti che intendono chiedere l'accreditamento istituzionale inoltrano la domanda con
la relativa documentazione al Settore sanità del competente Assessorato regionale.
2-bis. Ai fini della riduzione delle liste d'attesa, le strutture di cui all'articolo 5, comma 1, lettera a), numeri 1.2, 1.3 e a2,
numeri 2.3 e 2.4, possono presentare domande di accreditamento istituzionale unitamente alla domanda di autorizzazio-
ne, fermo restando il rispetto del fabbisogno individuato nel regolamento di cui all'articolo 3 (37).
2-ter. I centri prelievo sono permessi solo a coloro che hanno nello stesso Comune un laboratorio di analisi accredita-
to (38).
3. Ai fini della concessione dell'accreditamento, il Dirigente del Settore sanità, verificata la funzionalità della struttura in
base agli indirizzi di programmazione regionale come individuati all'atto dell'autorizzazione, in caso di esito positivo, av-
via la fase istruttoria e chiede il parere sugli aspetti tecnico-sanitari alle strutture competenti. In base alle risultanze delle
valutazioni effettuate, il Dirigente del Settore sanità, completata la fase istruttoria, predispone gli atti conseguenti. Le va-
lutazioni sulla persistenza dei requisiti di accreditamento sono effettuate con periodicità triennale e ogni qualvolta doves-
sero presentarsi situazioni che ne rendano necessaria una verifica non programmata. Gli oneri derivanti dall'attività di
valutazione sono a carico dei soggetti che richiedono l'accreditamento, secondo tariffe definite dalla Giunta regionale.
4. Le strutture e i professionisti transitoriamente accreditati ai sensi dell'articolo 6, comma 6, della legge 23 dicembre
1994, n. 724 (Misure di razionalizzazione della finanza pubblica) e ai sensi del Regolamento 27 novembre 2002, n.
7 (Regolamento regionale di organizzazione delle strutture riabilitative psichiatriche residenziali e diurne pubbliche e pri-
vate), devono presentare richiesta di accreditamento istituzionale entro sessanta giorni dalla data di pubblicazione del
bando che la Regione emanerà a seguito dell'approvazione da parte della Giunta regionale degli atti di cui all'articolo 3.

S
Scaduto inutilmente il termine previsto per la richiesta dell'accreditamento istituzionale, il Dirigente del Settore sanità
provvede alla revoca dell'accreditamento transitorio della struttura. Una nuova richiesta di accreditamento può essere
inoltrata da queste strutture dopo un anno dalla data del provvedimento di revoca.
5. Qualora il professionista accreditato, ai sensi dell'articolo 6, comma 6, della legge 23 dicembre 1994, n. 724 (Misure di
razionalizzazione della finanza pubblica), intenda continuare la propria attività in forma associata, a domanda, è consen-
SE
tito il trasferimento dell'autorizzazione e dell'accreditamento, da effettuarsi con specifico atto dell'autorità competente, a
condizione che trattasi di associazioni di persone costituite da professionisti abilitati all'esercizio professionale nella stes-
sa branca, previa verifica della sussistenza dei titoli e requisiti nonché le quantità e tipologie di prestazioni da erogare per
conto e a carico del SSR nell'ambito degli appositi rapporti, unitamente ad atto consensuale degli associati che concor-
dino preventivamente nell'eventualità di qualsivoglia recesso e per qualsiasi causa la titolarità dell'autorizzazione e
dell'accreditamento dell'associazione. In caso di scioglimento della predetta associazione o di recesso del professionista
associato, già titolare dell'autorizzazione e dell'accreditamento, rivive la titolarità originaria (39).
5-bis. La società di capitale autorizzata all'esercizio ai sensi del punto 2-bis) del comma 1 dell'articolo 10 mantiene l'ac-
i

creditamento provvisorio e/o istituzionale, qualora posseduta dall'azienda e/o dalla società di persone, previa verifica del-
Ed

la sussistenza dei titoli e dei requisiti (40).


6. Le strutture e i professionisti autorizzati già in esercizio possono presentare richiesta di accreditamento, senza limiti di
tempo, a decorrere dal primo giorno successivo alla data di scadenza del termine previsto dal bando di cui al comma 4.
Le richieste pervenute alla Regione alla data di entrata in vigore della presente legge sono, comunque, acquisite e la re-
lativa istruttoria verrà assicurata entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge (41).
7. Al termine dell'istruttoria viene rilasciato l'accreditamento istituzionale alle strutture e ai professionisti transitoriamente
accreditati nonché a quelli autorizzati all'esercizio che ne abbiano fatto richiesta entro i termini fissati. L'accreditamento è
revocato in conseguenza della verifica negativa circa il volume di attività svolta e la qualità dei risultati (42).
8. La Regione procede, ogni tre anni, per il tramite del Dirigente del Settore sanità, alla verifica della sussistenza dei re-
quisiti in possesso dei soggetti di cui al comma 7.
9. In caso di esito negativo della valutazione di cui al comma 3, il Dirigente del Settore sanità respinge la domanda e
comunica il relativo provvedimento all'interessato nel termine di otto mesi dalla data di ricevimento della richiesta di a c-
creditamento. Qualora in fase istruttoria sia stata rilevata una parziale insussistenza dei requisiti richiesti, sono comuni-
cati al richiedente le prescrizioni e il termine per l'adeguamento, alla scadenza del quale si procederà ad ulteriore valuta-
zione. In caso di diniego o di prescrizione, è data facoltà al richiedente di proporre istanza di riesame ai sensi dell'articolo
26.
10. L'accreditamento viene conferito, sospeso o revocato con determinazione del Dirigente del Settore sanità.
11. I requisiti di accreditamento devono essere posseduti entro i seguenti termini:
a) le aziende sanitarie pubbliche, gli IRCCS pubblici e privati e gli enti ecclesiastici, ivi compreso l'ex ospedale psi-
chiatrico di Bisceglie e Foggia, sono tenuti ad adeguare ai requisiti minimi e ulteriori le strutture sanitarie, ivi compresi i
presidi ospedalieri di cui alla Deliberazione GR 2 agosto 2002, n. 1087 e alla Deliberazione GR 30 settembre 2002, n.
1429, secondo le seguenti fasi:
1) entro sei mesi dalla data di scadenza del bando di cui al comma 4, le aziende gli istituti ed enti di cui sopra pre-
dispongono un piano di adeguamento ai requisiti;
2) l'attuazione del piano di adeguamento deve essere comunque garantita entro il termine massimo di quattro anni,
per quanto riguarda i requisiti strutturali, impiantistici e tecnologici, e di due anni, per quanto riguarda i requisiti organiz-
zativi generali e specifici, dalla data in cui il piano stesso è stato approvato dalla Giunta regionale; nei piani devono esse-
re previsti tempi differenziati di adeguamento ai requisiti, in relazione alla loro complessità e funzione.

67
Per l'esercizio delle attività sanitarie, le strutture di nuova realizzazione devono, comunque, essere in possesso dei
requisiti autorizzativi di cui all'articolo 9, comma 1, lettera a), della legge regionale n. 19 del 2003.
Gli IRCCS pubblici e privati e gli enti ecclesiastici hanno l'obbligo di adeguarsi alle disposizioni dell'articolo 15-
undecies del decreto legislativo entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge.
b) le case di cura e gli altri soggetti privati transitoriamente accreditati sono tenuti ad adeguarsi agli ulteriori requisiti
previsti per l'accreditamento (43):
1) ai requisiti strutturali, impiantistici e tecnologici generali e specifici: entro quattro anni dalla data di approvazione
del piano di adeguamento, come specificato al comma 12;
2) ai requisiti organizzativi generali e specifici: entro due anni dalla data di approvazione del piano di adeguamento,
come specificato al comma 12.
12. I piani di adeguamento presentati ai sensi dell'articolo 21, comma 4, devono essere approvati dalla Giunta regionale.
In caso di non approvazione, viene disposta la revoca dell'accreditamento transitorio nei confronti del soggetto richieden-
te.

(37) Comma aggiunto dall'art. 12, comma 1, lettera h),legge regionale 9 agosto 2006, n. 26.
(38) Comma aggiunto dall'art. 12, comma 1, lettera h), legge regionale 9 agosto 2006, n. 26.
(39) Comma così sostituito dall'art. 12, comma 1, lettera i), legge regionale 9 agosto 2006, n. 26.
(40) Comma così sostituito dall'art. 17, comma 1, lettera f), n. 1),legge regionale 12 agosto 2005, n. 12.
(41) Periodo così sostituito dall'art. 16, comma 1, lettera g), legge regionale 12 gennaio 2005, n. 1
(42) Numero così modificato dapprima dall'art. 16, comma 1, lettera h), legge regionale 12 gennaio 2005, n. 1e poi dall'art. 17, comma
1, lettera f), n. 2), legge regionale 12 agosto 2005, n. 12.
(43) Alinea così modificato dall'art. 17, comma 1, lettera f), n. 3), legge regionale 12 agosto 2005, n. 12.

S
Art. 25
(Accreditamento provvisorio)

1. Per l'attivazione di nuove strutture o per l'avvio di nuove attività in strutture preesistenti, ferma restando la compatibilità
di cui all'articolo 8-ter, comma 3, del decreto legislativo per l'autorizzazione alla realizzazione, i soggetti interessati, uni-
SE
tamente all'autorizzazione all'esercizio dell'attività, possono richiedere l'accreditamento istituzionale. In tal caso il sogget-
to richiedente deve essere in possesso dei requisiti minimi e ulteriori al momento della loro verifica, che sarà effettuata
congiuntamente. In caso di esito positivo della valutazione dei requisiti, sarà concessa l'autorizzazione all'esercizio e un
accreditamento provvisorio per il tempo necessario alla verifica del volume di attività svolto e della qualità dei risultati,
anche in relazione alle prestazioni erogate al di fuori dei rapporti contrattuali di cui all'articolo 8-quinquies del decreto le-
gislativo.
2. Quanto stabilito al comma 1 si applica anche ai soggetti già autorizzati alla realizzazione di nuove strutture sanitarie o
di nuove attività in strutture preesistenti.
i

2-bis. L'accreditamento provvisorio di cui al comma 1 è concesso subordinatamente alla definizione delle procedure ri-
Ed

guardanti le strutture temporaneamente accreditate e le altre già operanti di cui all'articolo 8-quater, comma 6,
del decreto legislativo n. 502 del 1992 e successive modificazioni e all'articolo 29 della presente legge (44).
3. In relazione alla conformità ai requisiti minimi e ulteriori richiesti, può essere concessa anche la sola autorizzazione
all'esercizio, con prescrizioni e termini per l'adeguamento ai requisiti mancanti per la concessione dell'accreditamento.
4. Nel caso in cui i soggetti di cui ai commi 1 e 2 intendano fare richiesta solo di autorizzazione all'esercizio, essi posso-
no richiedere l'accreditamento provvisorio dopo un anno dalla data di concessione dell'autorizzazione.
5. Le modalità per la richiesta dell'accreditamento provvisorio e le procedure per il rilascio dello stesso sono quelle previ-
ste dalla presente legge.

(44) Comma aggiunto dall'art. 16, comma 1, lettera b) della legge regionale 4 agosto 2004, n. 14.

Art. 26
(Istanza di riesame)

1. In caso di diniego dell'accreditamento o nel caso lo stesso contenga prescrizioni, l'interessato può presentare al Pre-
sidente della Giunta regionale, entro sessanta giorni dalla data di ricevimento dell'atto medesimo, le proprie controdedu-
zioni mediante istanza di riesame.
2. Il Presidente della Giunta regionale decide sull'istanza nel termine di sessanta giorni dalla data di ricevimento della
stessa.

Art. 27
(Sospensione e revoca dell'accreditamento)

1. La Regione può verificare in ogni momento la permanenza dei requisiti necessari per l'accreditamento e l'attuazione
delle prescrizioni eventualmente adottate con il provvedimento di accreditamento medesimo.
2. L’accreditamento è revocato a seguito dal venir meno delle condizioni di cui all’articolo 21 (45).

68
3. Qualora nel corso del triennio di accreditamento si verifichino eventi che possano rappresentare pregiudizio rispetto ai
livelli qualitativi dell'assistenza erogata dal soggetto accreditato, il Dirigente del Settore sanità dispone le necessarie veri-
fiche ispettive. L’accertamento di situazioni di non conformità ai requisiti di accreditamento comporta, previa formale dif-
fida, la revoca dell’accreditamento (46).
4. L'accreditamento può, altresì, essere revocato a seguito di accertamento della violazione grave e continuativa degli
accordi contrattuali di cui all'articolo 8-quinquies del decreto legislativo nonché del mancato rispetto degli accordi even-
tualmente sottoscritti con le organizzazioni rappresentative a livello regionale (47).
4-bis. In caso di mancata stipula degli accordi di cui all'articolo 8-quinquies del decreto legislativo, l'accreditamento è so-
speso fino alla stipula dei predetti accordi (48).
5. La revoca dell’accreditamento comporta la revoca degli accordi contrattuali eventualmente stabiliti con l’ASL di com-
petenza (49).
6. La revoca dell’accreditamento è altresì disposta nel caso di violazione degli standard quantitativi e qualitativi, così co-
me previsto sia per le strutture pubbliche che per le strutture private dal Regolamento regionale n. 3 del 2005, nonché in
caso di mancata applicazione agli addetti del corrispondente CCNL (50).

(45) Comma così sostituito dall’art. 4, comma 1, lettera q) della legge regionale 25 febbraio 2010, n. 4.
(46) Periodo così sostituito dall’art. 4, comma 1, lettera r) della legge regionale 25 febbraio 2010, n. 4.
(47) Comma così sostituito dall’art. 1, comma 1, lettera a) della legge regionale 1° febbraio 2013, n. 3.
(48) Comma aggiunto dall’art. 1, comma 1, lettera b) della legge regionale 1° febbraio 2013, n. 3.
(49) Comma così sostituito dall’art. 4, comma 1, lettera s) della legge regionale 25 febbraio 2010, n. 4.
(50) Comma così sostituito dall’art. 4, comma 1, lettera t) della legge regionale 25 febbraio 2010, n. 4.

Art. 28
(Anagrafe dei soggetti accreditati)

S
1. È istituito, presso il Settore sanità dell'Assessorato competente, l'elenco dei soggetti accreditati, distinti per classe di
appartenenza della struttura e per tipologia di prestazioni erogabili, il cui aggiornamento viene pubblicato nel Bollettino
ufficiale della Regione con periodicità annuale.
2. Ciascuna Azienda USL pubblica l'elenco dei soggetti accreditati con i quali ha instaurato rapporti, con l'indicazione
SE
delle tipologie delle prestazioni e i relativi volumi di spesa e di attività che ciascuno di essi eroga a carico del Servizio
Sanitario Regionale.

Art. 28-bis
(Trasferimento definitivo delle strutture accreditate) (51)

1. L’accreditamento si intende conferito esclusivamente al soggetto e per la sede della struttura così come risulta
dall’atto che lo concede.
i

2. Il trasferimento definitivo della sede di strutture sanitarie e socio-sanitarie già accreditate è autorizzato, ai fini del man-
Ed

tenimento dell’accreditamento nella nuova sede, nel termine di centottanta giorni dalla data di presentazione di apposita
istanza, dal dirigente del Servizio regionale competente, nell’ambito del distretto di appartenenza o distretto contiguo del-
la stessa Azienda Sanitaria Locale, nei casi di sopravvenuta impossibilità dello svolgimento dell’attività non addebitabile
a colpa del soggetto gestore.
3. Nei casi di cui al comma 2, il trasferimento definitivo della sede in altro Comune o distretto socio-sanitario è autorizza-
to, anche con riferimento alla localizzazione territoriale delle strutture sanitarie e socio-sanitarie della medesima tipologia
esistenti nel distretto socio sanitario o nel Comune di destinazione ed in quello di provenienza, sentito il Direttore genera-
le della ASL interessata, che si pronuncia entro e non oltre il termine di trenta giorni dalla data della richiesta. Tale verifi-
ca è effettuata ai sensi dell’articolo 8-ter del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 (Riordino della disciplina in ma-
teria sanitaria, a norma dell’articolo 1 della legge 23 ottobre 1992, n. 421) e successive modificazioni, e sostituisce la ve-
rifica di compatibilità prevista dagli articoli 7 e 24, rispettivamente, ai fini dell’autorizzazione alla realizzazione per trasfe-
rimento e del mantenimento dell’accreditamento.
4. L’autorizzazione di cui ai commi 2 e 3 costituisce titolo necessario e legittimante alla richiesta di autorizzazione alla
realizzazione per trasferimento ai sensi del combinato disposto di cui al punto 3.3 della lett. a) del comma 1 dell’articolo 5
e all’articolo 7, nonché all’autorizzazione all’esercizio per trasferimento di cui all’articolo 8.
5. La verifica dei requisiti minimi e ulteriori previsti dal regolamento regionale 13 gennaio 2005, n. 3 (Requisiti per auto-
rizzazione ed accreditamento delle strutture sanitarie), presso la nuova sede, ai fini del rilascio dell’autorizzazione
all’esercizio per trasferimento e del mantenimento dell’accreditamento, è eseguita in modo congiunto dal Dipartimento di
prevenzione individuato, ai sensi del comma 2 dell’articolo 29, su richiesta dell’Autorità competente al rilascio
dell’autorizzazione all’esercizio per trasferimento.
6. Nei casi in cui, ai sensi del comma 3 dell’articolo 8, competente al rilascio dell’autorizzazione all’esercizio sia la Re-
gione, l’autorizzazione all’esercizio per trasferimento e il mantenimento dell’accreditamento nella nuova sede sono di-
sposti con unico atto nel termine di sessanta giorni dalla data di ricevimento dell’esito positivo della verifica di cui al
comma 5. Nei casi in cui, ai sensi del comma 4 dell’articolo 8, competente al rilascio dell’autorizzazione all’esercizio sia il
Comune, questa è rilasciata nel termine di trenta giorni e nel medesimo termine trasmessa alla Regione che, nel termine
di trenta giorni dalla data di ricevimento, adotta l’atto di mantenimento dell’accreditamento nella nuova sede

(51) Articolo inserito dall'art. 3, comma 1, della legge regionale 17 giugno 2013, n. 14.

69
70
Ed
iSE
S
Legge regionale 3 agosto 2006, n. 24 – Norme di organizzazione del sistema trasfusionale regionale.

Art. 1
(Obiettivi)

1. Sono obiettivi perseguiti dal sistema trasfusionale della Puglia:


a) raggiungere e garantire, mediante una costante attività di programmazione e coordinamento del sistema trasfusio-
nale, i livelli di autosufficienza di sangue, emocomponenti ed emoderivati per le strutture sanitarie regionali pubbliche e
private;
b) concorrere al raggiungimento dell'autosufficienza nazionale;
c) favorire la promozione di specifiche iniziative di cooperazione internazionale allo scopo di soddisfare il fabbisogno
extranazionale di sangue, emocomponenti ed emoderivati;
d) promuovere e favorire il ricorso alle tecniche di raccolta del sangue autologo, del recupero perioperatorio e dell'uti-
lizzo di componenti del sangue per uso topico;
e) garantire elevati livelli di sicurezza del sangue, emocomponenti e plasmaderivati attraverso:
1) la promozione della donazione volontaria, periodica, anonima e non remunerata e associata;
2) l'utilizzo delle tecniche più avanzate per la validazione biologica delle unità raccolte;
3) l'implementazione dei sistemi di controllo di qualità nelle strutture trasfusionali;
4) la promozione del buon uso del sangue;
f) realizzare la completa informatizzazione delle strutture trasfusionali e delle associazioni e federazioni di donatori di
sangue pugliesi nonché il loro collegamento in rete con la struttura regionale competente;
g) certificare tutte le strutture trasfusionali regionali secondo le norme di riferimento del sistema di gestione della qua-
lità UNI EN ISO 9001:2000;

S
h) sostenere le associazioni e le federazioni di donatori di sangue nella promozione della donazione di sangue, emo-
componenti, midollo osseo e cellule staminali emopoietiche secondo le necessità e gli obiettivi della programmazione
regionale;
i) promuovere l'omogeneizzazione e la standardizzazione di tutte le procedure riguardanti la medicina trasfusionale
SE
garantendone la sicurezza e la tracciabilità;
j) favorire la sperimentazione e l'applicazione delle innovazioni tecnologiche che si rendono disponibili.

Art. 2
(Il volontariato)

1. La Regione riconosce il ruolo fondamentale e insostituibile del volontariato, rappresentato dalle associazioni e dalle
federazioni dei donatori volontari di sangue. A tal fine promuove il loro sviluppo, ne sostiene le iniziative e ne salvaguar-
i

da l'autonomia, valorizzandone l'apporto sia nella fase della programmazione, sia in quella della gestione per il conse-
Ed

guimento delle finalità indicate nella presente legge.


2. Con le associazioni e le federazioni dei donatori, la Regione promuove e sostiene, in particolare, iniziative volte a:
a) sensibilizzare l'opinione pubblica sui valori umani e di solidarietà che si esprimono nella donazione di sangue vo-
lontaria, periodica, non remunerata e associata;
b) promuovere l'informazione sul significato e sul contenuto delle procedure aferetiche e delle donazioni multicompo-
nent;
c) promuovere campagne per l'adesione periodica delle attività di aferesi produttiva;
d) divulgare le informazioni inerenti la prevenzione, la diagnosi e la cura delle malattie del sangue;
e) attivare iniziative per la tutela della salute dei donatori e dei pazienti omeopatici con interventi di educazione sani-
taria e di medicina preventiva a favore dei donatori e dei candidati alla donazione di sangue, di emocomponenti e di mi-
dollo;
f) promuovere e favorire i rapporti di collaborazione fra le associazioni e le federazioni di donatori di sangue e le strut-
ture trasfusionali, in tutte le attività di competenza, con particolare riguardo al servizio di chiamata dei donatori associati,
alla loro accoglienza e alle attività di raccolta dei diversi emocomponenti.
3. Con la presente legge la Regione Puglia, inoltre, intende coinvolgere attivamente gli operatori sanitari delle strutture
pubbliche e private e della medicina del territorio nelle azioni di promozione alla donazione in quanto titolari delle compe-
tenze in fatto di educazione alla salute e di medicina preventiva. Sono, pertanto, promosse a livello dipartimentale, in col-
laborazione con le associazioni e le federazioni di donatori volontari, tutte le azioni congiunte volte alla promozione della
donazione del sangue. In detta ottica sono avviate specifiche iniziative tendenti a coinvolgere direttamente, nei pro-
grammi di prevenzione e tutela della salute, nel rispetto dei criteri di sicurezza trasfusionale previsti dalle normative na-
zionali ed europee vigenti, anche le nuove comunità etniche.

Art. 3
(Organizzazione del sistema trasfusionale regionale)

1. Alla realizzazione dei contenuti della presente legge, ivi compresa l'allegata tabella A, sono deputate:

71
a) le strutture di programmazione e coordinamento;
b) le strutture trasfusionali.

2. Le strutture di programmazione e coordinamento sono:


a) il Coordinamento regionale delle attività trasfusionali (CRAT);
b) la Commissione tecnico-scientifica (CTS);
c) i Dipartimenti interaziendali di medicina trasfusionale (DIMT).
3. Le strutture che realizzano le attività di medicina trasfusionale della Regione Puglia sono:
a) il Centro regionale di coordinamento e compensazione (CRCC);
b) i Servizi di immunoematologia e medicina trasfusionale (SIMT);
c) le Sezioni trasfusionali (ST);
d) le Unità di raccolta fisse (URF) e mobili (URM).

Art. 4
(CRAT)

1. È istituito presso il Settore assistenza ospedaliera specialistica dell'Assessorato alle politiche della salute il CRAT.
2. Sono compiti e funzioni del CRAT:
a) proporre alla Giunta regionale eventuali modifiche della rete dei servizi della medicina trasfusionale nel rispetto
delle necessità assistenziali;
b) definire, avvalendosi della CTS e del CRCC, i tempi e le modalità di attuazione della presente legge;
c) definire le attività, in termini di raccolta di sangue ed emocomponenti, da attribuire ai DIMT in base a dati relativi al-
la popolazione residente, alla complessità delle strutture ospedaliere del territorio e alle necessità del sistema di sangue

S
regionale ed extraregionale;
d) dare indicazioni sugli aspetti organizzativi, economici, tecnici e scientifici inerenti i contenuti e gli obiettivi della pre-
sente legge, avvalendosi della collaborazione della CTS attraverso una periodica consultazione;
e) definire e validare protocolli operativi attraverso i quali si realizza la standardizzazione delle attività di medicina
SE
trasfusionale previste dalla presente legge;
f) proporre alla Giunta regionale lo schema tipo di regolamento per il funzionamento dei DIMT;
g) definire, in collaborazione con la CTS, i criteri per l'accreditamento delle strutture trasfusionali;
h) attivare la rete dell'emovigilanza nelle strutture trasfusionali attraverso i dati trasmessi dai DIMT al sistema infor-
mativo regionale;
i) monitorare l'attuazione della presente legge e verificare il raggiungimento degli obiettivi individuati per ciascun Di-
partimento, nel rispetto delle risorse assegnate;
j) definire le procedure, sulla base di quanto previsto dall'articolo 15, commi 1 e 5, della legge 21 ottobre 2005, n. 219
(Nuova disciplina delle attività trasfusionali e della produzione nazionale degli emoderivati), per l'espletamento della gara
i

europea per la plasmaproduzione e per il controllo della distribuzione degli emoderivati ottenuti.
Ed

3. La Giunta regionale, con apposita deliberazione da approvarsi entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del-
la presente legge, stabilisce l'organizzazione e le modalità di funzionamento del CRAT.

Art. 5
(CTS)

1. Presso l'Assessorato regionale alle politiche della salute è costituita la CTS per le attività trasfusionali.
2. La CTS è nominata con delibera della Giunta regionale ed è composta da:
a) l'Assessore regionale alle politiche della salute o suo delegato, che la presiede;
b) il responsabile del CRAT;
c) i direttori dei DMT;
d) un rappresentante della sanità militare, competente per territorio;
e) tre rappresentanti delle associazioni e federazioni di donatori di sangue che hanno effettuato il maggior numero di
donazioni nell'ultimo triennio;
f) un rappresentante designato dalle associazioni dei pazienti emopatici operanti sul territorio regionale;
g) il direttore del CRCC;
h) due esperti in medicina trasfusionale designati rispettivamente dalla Sezione regionale della Società italiana di
medicina trasfusionale (SIMTI) e dalla sezione regionale della Società italiana di emaferesi e manipolazione cellulare
(SIDEM);
i) un funzionario dell'Ufficio competente del Settore assistenza ospedaliera e specialistica, che esercita le funzioni di
segretario.
3. La Commissione si riunisce almeno una volta l'anno.
4. La Commissione svolge funzioni consultive di carattere generale e compiti propositivi nei confronti del CRAT volti
all'ottimizzazione del processo trasfusionale, nonché di collaborazione nelle attività di verifica dell'attuazione degli obiet-
tivi strategici, ponendosi quale struttura intermedia tra l'organismo di programmazione e verifica (CRAT) e i DIMT.

72
Art. 6
(CRCC)

1. Il CRCC, già istituito in attuazione dell'articolo 8 della legge 4 maggio 1990, n. 107 (Disciplina per le attività trasfusio-
nali relative al sangue umano e ai suoi componenti e per la produzione di plasmaderivati), quale organo preposto in via
prioritaria ad assicurare il raggiungimento dell'autosufficienza di sangue, plasma ed emoderivati a livello regionale, è al-
locato nel SIMT dell'Azienda ospedaliera consorziale Policlinico e svolge il ruolo di:
a) acquisizione dati sull'andamento delle raccolte degli emocomponenti e quelli relativi all'emovigilanza;
b) compensazione emocomponenti e distribuzione degli emoderivati tra i DIMT;
c) gestione della convenzione fra la Regione Puglia e l'industria di plasma produzione.
2. Le funzioni di programmazione e controllo delle attività trasfusionali sono progressivamente trasferite al CRAT e, co-
munque, entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge.

Art. 7
(DIMT)

1. I DIMT sono dipartimenti interaziendali che, sulla base degli indirizzi regionali predisposti dal CRAT, sentita la CTS,
organizzano e controllano tutte le attività delle strutture di medicina trasfusionale operanti nell'ambito territoriale di com-
petenza e sono strumenti attuativi della programmazione in termini di autosufficienza.
2. I direttori delle strutture trasfusionali che fanno parte del DIMT garantiscono e assicurano l'assetto organizzativo e
strutturale che consenta al DIMT di svolgere le funzioni di produzione secondo i volumi di raccolta definiti dal CRAT.
3. I DIMT in particolare svolgono le seguenti funzioni:
a) realizzare la standardizzazione delle procedure trasfusionali mediante protocolli operativi definiti nella conferenza

S
di dipartimento;
b) coordinare tutte le attività trasfusionali sul territorio di competenza organizzando la rete di raccolta di sangue ed
emocomponenti al fine di assicurare la propria autosufficienza, nel rispetto delle previsioni di raccolta di sangue ed emo-
componenti definite dal CRAT;
c) coordinare la compensazione di unità di sangue, emocomponenti ed emoderivati fra le strutture trasfusionali del
SE
proprio territorio di competenza;
d) collaborare con il CRCC alla realizzazione della compensazione degli emocomponenti e con il CRAT per l'even-
tuale compensazione extraregionale e internazionale;
e) organizzare, in collaborazione con le associazioni e le federazioni di donatori di sangue, l'attività di raccolta di pla-
sma da aferesi sulla base degli obiettivi stabiliti dalla programmazione regionale e delle necessità di produzione indu-
striale di plasmaderivati;
f) individuare, nell'ambito della programmazione dipartimentale, le possibilità di concentrazione delle attività di labora-
torio relative alla validazione del sangue allo scopo di realizzare economie di scala;
i

g) garantire lo sviluppo presso ogni sede ospedaliera delle attività collegate alla medicina trasfusionale, quali il buon
Ed

uso del sangue e degli emocomponenti, l'autotrasfusione, la prevenzione, diagnosi e cura delle malattie del sangue, la
consulenza trasfusionale;
h) promuovere e coordinare i corsi di formazione, aggiornamento e riqualificazione del personale.
4. Gli ambiti territoriali dei Dipartimenti coincidono con le Province, a eccezione della Provincia di Bari per la quale sono
individuati due DIMT.
5. In ogni Dipartimento è previsto almeno un servizio di immunoematologia e medicina trasfusionale.
6. Al DIMT afferiscono le strutture trasfusionali ritenute indispensabili in rapporto alla popolazione residente, al numero
delle strutture ospedaliere pubbliche e private comprese nel territorio, alla complessità delle specialità chirurgiche, alle
attività di emergenza - urgenza, ai dati di attività svolte dalle stesse nell'ultimo triennio.

Art. 8
(SIMT)

1. I SIMT sono strutture complesse e svolgono, ai sensi della legge n. 219 del 2005, le seguenti attività:
a) provvedere, ciascuno nell'ambito territoriale di propria competenza, all'organizzazione delle attività e delle funzioni
concernenti il sistema donazione-trasfusione e la prevenzione;
b) concorrere alle attività di diagnosi e cura delle omeopatie congenite, delle coagulopatie e delle malattie trasmissi-
bili con il sangue.
2. I SIMT sono responsabili di tutte le attività trasfusionali del territorio di competenza comprese quelle di seguito riporta-
te:
a) organizzazione, nel territorio di propria competenza, in accordo con le associazioni di volontariato, della raccolta di
sangue ed emocomponenti secondo le diverse tipologie di donazione e pianificazione, su base annuale, dell'attività delle
URF e delle URM, da essi strutturalmente e/o funzionalmente dipendenti;
b) realizzazione della concentrazione di tutte le attività di diagnostica di laboratorio concernenti la medicina trasfusio-
nale, allocandole di norma nella sede del SIMT. Per particolari situazioni logistiche aziendali, il Direttore generale, d'inte-

73
sa con il Direttore del SIMT, può dislocare una o più delle attività sopraccitate presso una ST del territorio, secondo i
principi dell'economicità e della produttività;
c) gestione dell'assegnazione e della consegna del sangue e degli emocomponenti alle strutture ospedaliere pubbli-
che e private presenti nel territorio di competenza allo scopo di garantire l'approvvigionamento di emocomponenti a tutte
le unità operative, con particolare riferimento a quelle facenti parte del sistema urgenza/ emergenza;
d) assicurazione della copertura delle urgenze ed emergenze trasfusionali su tutto il territorio di competenza venti-
quattro ore su ventiquattro mediante l'istituto di guardia medica attiva;
e) funzione di riferimento per il DIMT per la programmazione e l'attuazione dei meccanismi di compensazione regio-
nale e interregionale;
f) sostegno, presso le strutture ospedaliere pubbliche e private accreditate e non accreditate del territorio di propria
competenza, delle attività di servizio collegate alla medicina trasfusionale, quali il buon uso del sangue e degli emocom-
ponenti, l'autotrasfusione, gli interventi di prevenzione e la consulenza trasfusionale.

Art. 9
(ST)

1. Le ST sono strutture del DIMT presenti in presidi ospedalieri che non sono sede di SIMT e nei quali si rende necessa-
rio il decentramento delle prestazioni trasfusionali per la complessità delle unità operative preesistenti, per la presenza di
attività di emergenza/urgenza e di branche specialistiche di particolare impatto trasfusionale.
2. Le ST sono strutture semplici e autonome deputate allo svolgimento delle seguenti attività:
a) raccolta di sangue intero ed emocomponenti anche mediante procedure di aferesi multicomponent secondo la
programmazione annuale del dipartimento su cui insistono;
b) gestione dei programmi di autotrasfusione;
c) lavorazione e conservazione del sangue e degli emocomponenti;

S
d) distribuzione e assegnazione del sangue ed emocomponenti;
e) attività di consulenza trasfusionale e, ove previsto dalla programmazione dipartimentale, attività di laboratorio di
immunoematologia e di prevenzione, diagnosi e cura delle malattie del sangue e dell'emostasi.
3. Le ST devono garantire le attività di cui al comma 2 dalle ore otto alle ore venti, con presenza medica e tecnica e nelle
SE
ore notturne e festive con la pronta disponibilità.
4. Per quanto riguarda le restanti attività di medicina trasfusionale e in particolare la validazione delle unità di sangue ed
emocomponenti raccolte, le ST fanno riferimento al servizio di medicina trasfusionale del territorio del DIMT su cui insi-
stono.

Art. 10
(Unità di raccolta)
i
1. Le URF devono garantire l'apertura al pubblico tutti i giorni feriali. Le URF sono finalizzate alla raccolta di sangue inte-
ro, di plasma mediante emaferesi, alla raccolta multicomponent, nonché di emocomponenti per autodonazioni. Le strut-
Ed

ture, il personale, le attrezzature e l'organizzazione delle URF dipendono strutturalmente e funzionalmente dal SIMT ter-
ritorialmente competente salvo che, appartenendo a aziende o enti diversi, ne dipendono funzionalmente; in questo caso
le aziende disciplinano i loro rapporti mediante convenzione.
2. Le Unità di raccolta mobile o temporanea (URM) sono strutture stabili o mobili (autoemoteca) idonee allo svolgimento
delle donazioni di sangue e/o emocomponenti, aperte secondo un calendario annuale per un minimo di quattro ore per
volta. Le strutture, il personale, le attrezzature e l'organizzazione delle URM dipendono dal SIMT territorialmente compe-
tente.

Art. 11
(La sicurezza trasfusionale)

1. La sicurezza del sangue e degli emocomponenti rappresenta l'obiettivo prioritario del sistema trasfusionale e si realiz-
za mediante le seguenti misure:
a) donazione volontaria, periodica, non remunerata e associata, che si realizza creando e favorendo una disponibilità
solidale dei donatori attraverso l'incentivazione dell'associazionismo;
b) implementazione delle indagini di laboratorio e delle procedure sul sangue e sugli emocomponenti finalizzate alla
sicurezza del ricevente;
c) uso ottimale della risorsa sangue da attuarsi attraverso una costante attività di consulenza del medico trasfusioni-
sta nei confronti del clinico;
d) tracciabilità del percorso trasfusionale nell'ottica del miglioramento delle procedure sanitarie e dell'avvio di un pro-
gramma di emovigilanza.
2. In aggiunta alla ricerca diretta del virus dell'epatite C mediante tecnica NAT, allo scopo di aumentare il livello di sicu-
rezza trasfusionale degli emocomponenti trasfusi, uniformandolo su tutto il territorio regionale, viene resa obbligatoria la
ricerca mediante tecniche di biologia molecolare dei virus HIV e HBV su tutte le unità donate.
3. È confermata, nella fase iniziale di attuazione della presente legge, l'assegnazione ai dieci SIMT, già individuati con
deliberazione della Giunta regionale 14 novembre 2001, n. 1607, delle indagini di biologia molecolare per i virus HCV,

74
HIV e HBV. Al fine di realizzare economie di scala, il CRAT, sentiti i DIMT, propone alla Giunta regionale un'ulteriore
concentrazione delle strutture trasfusionali deputate alle indagini di biologia molecolare.

S
i SE
Ed

75
Art. 12
(Attività di eccellenza e nuove tecnologie)

1. Il sistema trasfusionale regionale persegue obiettivi di qualità, di miglioramento costante e di adeguamento alle inno-
vazioni tecnologiche.
2. Il raggiungimento di questi obiettivi si ottiene con lo sviluppo di un sistema regionale coordinato all'interno del quale si
renda possibile affidare la gestione delle attività di eccellenza ad alcune strutture della rete; la Giunta regionale, previo
parere del CRAT e della CTS individua, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, le strut-
ture trasfusionali cui affidare compiti di:
a) centro di riferimento per la conservazione delle cellule staminali da cordone ombelicale;
b) centro di riferimento per la banca dell'osso e dei tessuti;
c) banca regionale del sangue congelato, per le situazioni di emergenza e calamità, e del sangue raro;
d) centro regionale di riferimento per l'immunoematologia eritrocitaria e piastrinica;
e) centro regionale di riferimento per l'emostasi e la coagulazione.

Art. 13
(Gestione finanziaria del sistema trasfusionale
e controllo della spesa)

1. L'attenzione alla spesa sanitaria complessiva rende necessaria l'introduzione della contabilità analitica nelle strutture
trasfusionali al fine di acquisire informazioni univoche sui costi per la produzione degli emocomponenti ed emoderivati.
Sulla base di detta procedura, che utilizza il criterio della contabilità, basata sulle attività, per valorizzare al meglio le pre-
stazioni produttive e cliniche del servizio trasfusionale, negli annuali DIEF approvati dalla Giunta regionale viene stabilito
il Fondo regionale vincolato per le attività trasfusionali.

S
Art. 14
(Standard di personale)
SE
1. Lo standard minimo di personale per le strutture trasfusionali individuate dalla presente legge è quello previsto dal de-
creto del Presidente del Consiglio dei ministri 1 settembre 2000, n. 1196700 (Atto di indirizzo e coordinamento in materia
di requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi minimi per l'esercizio delle attività sanitarie relative alla medicina trasfu-
sionale). Lo standard deve essere congruente con gli obiettivi della presente legge.

Art. 15
(Standard strutture operative della medicina trasfusionale)
i
Ed

1. In fase di prima applicazione della presente legge e, comunque, fino all'approvazione del nuovo piano di salute, in ap-
plicazione dell'intesa della Conferenza Stato Regioni del 23 marzo 2005, i SIMT, le ST, le URF e le URM sono individua-
te nei DIMT sulla base dei seguenti criteri di valutazione:
a) popolazione residente;
b) numero di strutture ospedaliere pubbliche e private;
c) presenza di specialità chirurgiche di elevata complessità;
d) numero di unità operative di emergenza urgenza territoriali;
e) numero di emazie raccolte e distribuite.

76
Legge regionale 3 agosto 2006, n. 25 – Principi e organizzazione del Servizio Sanitario Regionale (Articoli
estratti).

Titolo I
I principi

Art. 1
(Principi ispiratori)

1. La Regione tutela e promuove la salute, intesa come benessere psicofisico e sociale, in quanto diritto fondamentale
dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce l'uguaglianza degli interventi sanitari e socio-sanitari a tutti i citta-
dini, a prescindere dalle proprie convinzioni personali e condizioni socio-economiche, nonché una facilità di accesso alla
risposta al bisogno di salute.
2. La Regione promuove e garantisce l'universalismo e la solidarietà, assicurando equità e pari opportunità di accesso ai
servizi e prestazioni all'intera collettività, superando le condizioni d'indigenza e vulnerabilità, promuovendo il recupero
delle persone disabili e non autosufficienti e tenendo conto delle specificità territoriali delle aree svantaggiate e montane.
3. La Regione assume come proprio principio per le politiche socio-sanitarie regionali la sussidiarietà orizzontale e verti-
cale, l'omogeneità e l'adeguatezza al sistema dei bisogni, la partecipazione attiva dei cittadini singoli e associati.
4. La Regione, nel promuovere la tutela della salute, individuale e collettiva, integra le politiche sanitarie e socio-sanitarie
con le politiche relative allo sviluppo economico, di tutela ambientale, dell'urbanistica, dei trasporti, dell'agricoltura, dello
sport e tempo libero, per l'impatto che le stesse hanno sullo stato di salute.
5. Il sistema delle autonomie locali concorre al perseguimento degli obiettivi di salute.

Art. 2

S
(Programmazione sanitaria e socio-sanitaria regionale)
SE
1. La programmazione sanitaria e socio-sanitaria della Regione s'ispira ai principi di cui all'articolo 1 e a quelli del decreto
legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 (Riordino della disciplina in materia sanitaria, a norma dell'articolo 1 della legge 23
ottobre 1992, n. 421) e successive modificazioni, della legge 8 novembre 2000, n. 328 (Legge quadro per la realizzazio-
ne del sistema integrato di interventi e servizi sociali), della legge regionale 10 luglio 2006, n. 19 (Disciplina del sistema
integrato dei servizi sociali per la dignità e il benessere delle donne e uomini in Puglia), nonché del Piano Sanitario Na-
zionale (PSN) e si esplica nel documento di indirizzo del Piano regionale di salute (PRS).
2. Il PRS, con riferimento ai Livelli essenziali di assistenza (LEA) di cui all'accordo Stato-Regioni e Province autonome
del 22 novembre 2001 e successive modificazioni e integrazioni, individua obiettivi di salute, strategie e azioni prioritarie
d'intervento del Servizio Sanitario Regionale (SSR) da raggiungere nel triennio di riferimento. Il PRS definisce inoltre:
i

a) la missione dei sistemi operativi del SSR e la distinzione dei ruoli e delle funzioni di governo e di gestione;
Ed

b) l'adeguatezza e l'appropriatezza allocativa delle risorse in funzione degli obiettivi di salute, in un contesto di uso
razionale delle stesse;
c) gli interventi d'integrazione e coordinamento delle politiche della salute con le politiche sociali, dell'ambiente, del
bilancio e della programmazione economica;
d) gli indirizzi per la stipula dei protocolli d'intesa tra Regione e Università, in attuazione degli articoli 6 e 6-bis del de-
creto legislativo n. 502 del 1992 e successive modificazioni, del decreto legislativo 21 dicembre 1999, n.. 517 (Disciplina
dei rapporti fra Servizio Sanitario Nazionale e Università, a norma dell'articolo 6 della legge 30 novembre 1998, n. 419),
e delle conseguenti linee guida di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 24 maggio 2001, relativi all'inte-
grazione e coordinamento delle attività di didattica e ricerca, anche post-laurea, delle Facoltà di medicina e chirurgia con
quelle di assistenza sanitaria nonché partecipazione di aziende e istituti del SSR alle attività di formazione e ricerca in
coerenza e conformità dei valori e degli assetti organizzativo-funzionali della presente legge. A tali fini e nell'ambito della
programmazione del fabbisogno di medici specialisti, la Regione può autorizzare le Aziende sanitarie a finanziare appo-
site borse di studio alle Università degli studi con sede esclusiva nel territorio regionale, limitatamente a discipline spe-
cialistiche per le quali nei protocolli d'intesa Università - Regione le strutture dell'AUSL interessata sono individuate come
sedi formative, in modo da garantire nelle suddette strutture la frequenza dei medici specializzandi. Tale autorizzazione
può essere concessa a condizione che le stesse Aziende riducano, nel periodo interessato, almeno pari importi di costi
per l'acquisizione di beni e servizi non sanitari e che le Università degli sudi garantiscano, presso le strutture sanitarie
delle Aziende medesime, la corrispondente frequenza di medici specializzandi;
e) il processo di attivazione dell'accreditamento istituzionale, ai sensi della legge regionale n. 8 del 2004 e sue modi-
ficazioni e integrazioni.
3. Il PRS orienta il sistema verso il principio della centralità del cittadino, protagonista e fruitore dei percorsi assistenziali,
al quale va garantita la partecipazione attiva alle scelte che riguardano la propria salute e l'istituzionalizzazione di pro-
cessi di valutazione continua della qualità dei servizi erogati che prevedano anche l'introiezione del punto di vista dell'u-
tente.
4. Le politiche di prevenzione sono assunte quali prioritarie e centrali nella definizione del PRS.

77
5. Il PRS prevede iniziative di screening ai fini del monitoraggio delle condizioni di salute dei giovani in età da quindici a
diciannove anni. A tal fine può essere utilizzato anche personale della continuità assistenziale mediante estensione
dell'orario di lavoro.

Art. 3
(Rapporto tra programmazione sanitaria regionale
e piani attuativi locali)

1. È istituita la Conferenza permanente per la programmazione sanitaria e socio-sanitaria regionale ex articolo 2, comma
2-bis del decreto legislativo n. 502 del 1992 e successive modificazioni, con compiti e funzioni di indirizzo, programma-
zione e controllo definiti nel successivo articolo 7, comma 1. Fanno parte della Conferenza permanente gli Assessori alle
politiche della salute e alle politiche sociali, alla trasparenza e cittadinanza attiva, all'ambiente, al bilancio e alle politiche
agroalimentari nonché i Presidenti delle Conferenze dei sindaci, i Sindaci delle città sedi di Aziende ospedaliero-
universitarie, i rappresentanti dell'ANCI, dell'UPI e dell'UNCEM e tre consiglieri regionali, di cui due in rappresentanza
della maggioranza e uno della minoranza.
2. I membri della Conferenza di cui al comma 1 sono nominati con decreto del Presidente della Giunta regionale. Le mo-
dalità di funzionamento della Conferenza sono disciplinate da apposito regolamento adottato alla Giunta regionale.
3. Per l''espletamento delle proprie funzioni la Conferenza di cui al comma 1 si avvale di un Comitato tecnico composto
da un rappresentante dell'Agenzia regionale sanitaria (ARES), un rappresentante dell'Agenzia regionale per la protezio-
ne ambientale (ARPA), un rappresentante dell'Osservatorio epidemiologico regionale, il dirigente del competente Settore
degli assessorati alle politiche della salute e alle politiche sociali nonché due tecnici nominati dalla Giunta regionale e un
rappresentante della Commissione regionale per l'integrazione socio-sanitaria.
4. Il direttore generale della ASL, avvalendosi del collegio di direzione, propone alla Giunta regionale, sulla base degli
obiettivi e degli indirizzi del Piano regionale di salute, il piano attuativo locale (PAL). Il PAL è lo strumento di pianificazio-

S
ne strategica dell'azienda e ha lo stesso periodo di vigenza del Piano regionale di salute. La Giunta regionale, acquisito il
parere della Conferenza permanente per la programmazione sanitaria e socio-sanitaria ex articolo 3, comma 1, della
legge regionale n. 25 del 2006, approva il PAL con le procedure di cui all'articolo 44 della legge regionale n. 7 del 2004.
Il direttore generale adotta il piano annuale delle attività, con riferimento al PAL approvato dalla Giunta regionale, nel ri-
spetto della disponibilità delle risorse assegnate all'azienda certificata dal direttore generale, dai direttori sanitario e am-
SE
ministrativo e dal collegio dei revisori dei conti (1).
5. Alla Conferenza permanente viene trasmesso, per l'esame, il documento annuale contenente lo stato di salute della
popolazione.

(1) Comma così sostituito dall'art. 3, comma 2 della legge regionale 19 settembre 2008, n. 23.

Art. 4
i
(La Conferenza dei sindaci)
Ed

1. La Conferenza dei sindaci è composta da tutti i Sindaci, o loro delegati, dei Comuni ricompresi nel territorio dell'AUSL.
Il suo funzionamento è definito da apposito regolamento approvato dalla Giunta regionale.
2. I Comuni, attraverso la Conferenza dei sindaci, esprimono parere obbligatorio sul PAL nonché, attraverso il Comitato
dei sindaci di distretto, sul Piano attuativo territoriale (PAT). Il parere è reso entro trenta giorni dalla data di trasmissione
dei relativi atti, decorsi i quali si deve intendere favorevolmente espresso.
3. La Conferenza dei sindaci esamina il bilancio pluriennale di previsione e l'atto aziendale dell'AUSL di cui all'articolo 3,
comma 1-bis, del decreto legislativo n. 502 del 1992 e successive modificazioni.
4. La Conferenza dei sindaci esprime parere sulla nomina del Direttore generale dell'AUSL e, sussistendone le condizio-
ni, può avanzare proposte per la revoca dello stesso a norma dell'articolo 3-bis, comma 7, del decreto legislativo n. 502
del 1992 e successive modificazioni.
5. La Conferenza dei sindaci esercita la verifica sulla gestione del PAL da parte delle AUSL e sui risultati.
6. Entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Sindaco del Comune sede dell'AUSL per la
quale è intervenuta la modifica dell'ambito territoriale, assistito dal Segretario comunale, convoca i Sindaci dei Comuni
dell'AUSL e istituisce la Conferenza.
7. Nelle more dell'approvazione del regolamento di cui al comma 1 si applica il regolamento tipo approvato con delibera-
zione della Giunta regionale 31 marzo 1995, n. 826.

Art. 5
(Integrazione socio-sanitaria e ruolo
degli enti locali nella programmazione)

1. La Regione garantisce la completa integrazione tra le diverse forme di assistenza sanitaria e tra l'assistenza sanitaria
e quella sociale, con il concorso delle istituzioni preposte, assicurando, in coerenza con il percorso attuativo del sistema
integrato dei servizi sociali, l'armonizzazione delle iniziative volte alla soluzione di problematiche sociali e sanitarie del
cittadino e coordinando gli interventi di prevenzione, cura e riabilitazione.

78
2. Nella Commissione regionale per l'integrazione socio-sanitaria è garantita la partecipazione dell'Assessorato alle poli-
tiche della salute, nel rispetto di quanto previsto dall'articolo 11, comma 3, della legge regionale n. 19 del 2006.
3. Gli Enti locali partecipano al processo di elaborazione del PRS, collaborano al PAL e, attraverso la Conferenza per-
manente per la programmazione sanitaria e socio-sanitaria regionale, procedono alla verifica della realizzazione del PAL
da parte delle Aziende ospedaliere.
4. Le Aziende sanitarie partecipano all'elaborazione, insieme agli enti locali, dei Piani sociali di zona (PSZ), nel rispetto di
quanto previsto dalla legge regionale n.19 del 2006.
5. Le strutture del SSR stipulano con le autonomie locali protocolli d'intesa per interventi di comune competenza finaliz-
zati all'integrazione socio-sanitaria, specificando i livelli di compartecipazione alla spesa.

Art. 6
(La partecipazione democratica dei cittadini)

1. In ogni AUSL è istituito il Comitato consultivo misto (CCM) ai sensi dell'articolo 13 della legge 23 dicembre 1978, n.
833 (Istituzione del Servizio Sanitario Nazionale) e dell'articolo 12 del decreto legislativo 19 giugno 1999, n. 229 (Norme
per la razionalizzazione del Servizio Sanitario Nazionale, a norma dell'articolo 1 della legge 30 novembre 1998, n. 419).
2. Il CCM è composto da utenti e operatori di servizi socio-sanitari del territorio dell'AUSL.
3. L'attività del CCM è finalizzata a:
a) contribuire alla programmazione delle attività dell'AUSL;
b) contribuire all'elaborazione dei Piani aziendali;
c) verificare la funzionalità dei servizi, la loro rispondenza alle finalità del SSN e agli obiettivi dei Piani sanitari nazio-
nali e regionali.
4. L'attività del CCM è rivolta verso tutte le strutture sanitarie e socio-sanitarie che fanno parte dell'AUSL e con essa ac-
creditate.

lari;

S
5. La Regione emana un regolamento per il funzionamento del CCM che stabilisce:.
a) l'organizzazione del CCM per distretti prevedendo la possibilità di organizzarsi per gruppi di lavoro su temi partico-

b) l'attribuzione dei compiti del CCM, tra i quali:


SE
1) proporre campagne di informazione mediante adeguati mezzi di divulgazione agli utenti (messi a disposizione
della AUSL), sui loro diritti, sui criteri e requisiti di accesso e sulle modalità di erogazione dei servizi;
2) favorire la partecipazione degli utenti e delle forze sociali mediante dibattiti e altri mezzi adeguati promuovendo
iniziative presso le comunità esistenti: scuole, fabbriche, circoli culturali, quartieri o frazioni;
3) formulare proposte in ordine:
3.1 al programma d'intervento dei servizi;
3.2 alla pubblicizzazione dell'attività relativa al funzionamento dei servizi;
i

3.3 a programmi di indagine e ricerche sui bisogni, di rispondenza dei servizi alle necessità degli utenti ed epi-
Ed

demiologiche;
4) curare la pubblicizzazione dei servizi in collaborazione con gli operatori per:
4.1 collaborare alla programmazione di piani di educazione sanitaria;
4.2 valutare annualmente, tramite una relazione, l'andamento complessivo dei servizi dell'AUSL;
c) le modalità e periodicità con cui i CCM convocano assemblee pubbliche a livello di distretto;
d) le modalità di costituzione, le articolazioni e la composizione del CCM, assicurando la presenza di due terzi a
membri provenienti dalle associazioni di cittadini impegnate nella tutela del diritto alla salute;
e) la durata in carica del CCM, la disciplina del suo funzionamento, le modalità di nomina e le attribuzioni del Presi-
dente del CCM, la decadenza, le sostituzioni e le incompatibilità dei componenti del CCM, i rapporti tra CCM e AUSL.

Art. 7
(Valutazione e controllo)

1. La Conferenza permanente per la programmazione sanitaria e socio-sanitaria regionale, sulla base dell'istruttoria as-
sicurata dal Comitato tecnico, verifica il rispetto delle priorità e la conformità al PRS degli obiettivi e dell'allocazione delle
risorse nel rispetto della compatibilità finanziaria e propone alla Regione l'approvazione dei PAL.
2. Le Direzioni generali attivano gli strumenti di controllo direzionale e operativo per la valutazione dell'efficienza, effica-
cia, economicità e appropriatezza nell'utilizzazione delle risorse assegnate ai dirigenti.
3. Il CCM di cui all'articolo 6 svolge funzioni di monitoraggio e verifica in ordine alla corretta attuazione della programma-
zione locale e di valutazione dei servizi sanitari e socio-sanitari.
4. Per le finalità di cui ai commi 2 e 3 le Aziende sanitarie adottano strumenti di misura e valutazione delle attività sanita-
rie sulla base delle linee guida regionali attraverso indicatori di processo e di esito.

Art. 8
(Le aziende e istituti del SSR)

79
1. Le Aziende e gli IRCCS del SSR sono sistemi orientati al cittadino e articolati in Presidi, Distretti, Dipartimenti e aree di
attività che governano i processi sequenziali interni con cicli continui di pianificazione e controllo per il miglioramento del-
le proprie attività/prestazioni/servizi. Le Aziende e gli IRCCS del SSR promuovono e garantiscono la qualità delle cure e
delle attività di prevenzione, l'ottimale e razionale utilizzazione delle risorse e la responsabilizzazione di tutti gli attori che
interagiscono nel sistema.
2. L'organizzazione delle Aziende e degli IRCCS e il loro funzionamento sono individuati nell'atto aziendale, deliberato
dal Direttore generale con le modalità e i processi di consultazione previsti dalle leggi e dai contratti vigenti.
3. La direzione aziendale, in attuazione del decreto legislativo n. 502 del 1992 e successive modificazioni, assume come
fondamentali i seguenti valori:
a) la responsabilità, a tutti i livelli interni, valutata attraverso lo strumento della verifica dell'operato in termini di risulta-
to;
b) l'autonomia intesa come facoltà di porre in essere decisioni ai vari livelli;
c) la trasparenza, nel senso del rispetto delle leggi e delle norme vigenti e dello sviluppo e progresso delle operativi-
tà, con modalità aperte alla valutazione di chiunque ne abbia interesse;
d) l'economicità intesa come perseguimento dell'equilibrio economico-finanziario teso alla valorizzazione e al miglior
uso delle risorse, anche attraverso la determinazione dell'appropriatezza delle prestazioni.

Titolo II
L'organizzazione

Art. 9
(Direttore sanitario e Direttore amministrativo)

S
1. Presso l'Assessorato alle politiche della salute sono istituiti gli Albi regionali degli aspiranti alla nomina a Direttore
amministrativo e Direttore sanitario delle Aziende sanitarie e degli IRCCS.
2. La Giunta regionale disciplina, con apposito atto, le modalità dei bandi per l'iscrizione agli Albi di cui al comma 1, di
presentazione delle domande e i requisiti previsti, assicurando l'aggiornamento annuale degli Albi stessi.
SE
3. I Direttori amministrativi e sanitari sono scelti dal Direttore generale fra gli iscritti agli Albi regionali di cui ai commi 1 e
2.
4. I provvedimenti di nomina sono pubblicati nel Bollettino ufficiale della Regione Puglia e nel sito internet della Giunta
regionale, in apposita sezione dedicata all'Albo regionale.
4-bis. Nelle more dell'istituzione degli Albi di cui ai commi 1 e 2, i Direttori generali procedono, per la nomina del Direttore
amministrativo e sanitario, ad affidare incarichi provvisori (2).

(2) Comma aggiunto dall'art. 3 della legge regionale 12 dicembre 2006, n. 35.
i
Ed

Art. 10
(Incarico di Direttore di struttura complessa)

1. L'incarico di Direttore di struttura complessa sanitaria è conferito dal Direttore generale nel rispetto dell'articolo 15 del
decreto legislativo n. 502 del 1992 e successive modificazioni e del decreto del Presidente della Repubblica 10 dicembre
1997, n. 484 (Regolamento recante la determinazione dei requisiti per l'accesso alla direzione aziendale e dei requisiti e
dei criteri per l'accesso al secondo livello dirigenziale per il personale sanitario del SSN), nonché nel rispetto dei criteri di
seguito indicati:
a) la selezione deve avvenire previo bando pubblicato nella Gazzetta ufficiale della Repubblica;
b) il termine di presentazione delle domande non può essere inferiore a trenta giorni dalla data di pubblicazione;
c) la Commissione costituita per la valutazione tecnica effettua una valutazione comparativa sulla base dei titoli, del
curriculum e del colloquio e individua tre nominativi, fra gli idonei, che propone al Direttore generale per la nomina entro
novanta giorni dal termine di scadenza per la presentazione delle domande;
d) il Direttore generale è tenuto a motivare la nomina di cui alla lettera c);
e) il Direttore generale deve esaurire gli adempimenti di cui alla lettera precedente entro e non oltre quindici giorni
dalla ricezione della terna degli idonei.
2. È istituito l'Osservatorio regionale sugli incarichi di Direttore di struttura complessa. Con successivo atto la Giunta re-
gionale nomina i componenti dell'Osservatorio tra personalità indipendenti di alto profilo morale e intellettuale e ne disci-
plina le funzioni.

Art. 11
(Collegio di direzione)

1. È Istituto il Collegio di direzione in ciascuna Azienda sanitaria e IRCCS pubblico.


2. Il Collegio di direzione assicura le funzioni di cui all'articolo 17 del decreto legislativo n. 502 del 1992 e successive
modificazioni.

80
3. Il Collegio di direzione è composto, oltre che dai componenti di cui all'articolo 17 del decreto legislativo n. 502 del
1992, dal responsabile dell'Unità operativa di statistica ed epidemiologia, dal responsabile aziendale degli Uffici per la
qualità e per la formazione, attivati presso la Direzione sanitaria in funzione di staff alla Direzione generale, dai Dirigenti
responsabili dei servizi infermieristici e ostetrici, tecnico-sanitari e veterinari, riabilitativi, della prevenzione nonché del
servizio sociale di cui all'articolo 14. Fa parte del Collegio di direzione uno dei tre medici di medicina generale di cui al
comma 16 dell'articolo 14 e uno dei due pediatri di libera scelta di cui al comma 16-bis dell'articolo 14 (3).
4. I Collegi di direzione sono insediati entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge. Il manca-
to adempimento costituisce grave inadempienza nella valutazione del Direttore generale ai fini della conferma o revoca
dell'incarico.

(3) Periodo così sostituito dall'art. 1, legge regionale 12 dicembre 2006, n. 35.

Art. 12
(I Dipartimenti)

1. Ai sensi dell'articolo 17-bis del decreto legislativo n. 502 del 1992 e successive modificazioni, ogni Azienda sanitaria e
IRCCS si dota del modello di organizzazione dipartimentale. La Giunta regionale, entro novanta giorni dalla data di en-
trata in vigore della presente legge, modifica il regolamento di cui alla deliberazione della Giunta regionale 23 dicembre
1998, n. 4268 (Istituto del Dipartimento ospedaliero - Linee guida ex articolo 62 della legge regionale 6 maggio 1998, n.
14. Approvazione. Costituzione struttura di progetto), con i seguenti obiettivi:
a) definire le modalità e i criteri funzionali di aggregazione delle articolazioni interne dipartimentali (strutture comples-
se e semplici) e di proposta di nuovi assetti organizzativi (strutture semplici a valenza dipartimentale) del Dipartimento
sulla base di percorsi diagnostico-terapeutici;
b) definire la composizione del Comitato di dipartimento, prevedendo, oltre ai componenti obbligatori a norma dello
stesso articolo, la partecipazione dei responsabili dipartimentali della qualità e della formazione, dei medici responsabili

S
di struttura semplice a valenza dipartimentale, di uno o più rappresentanti dei dirigenti medici nonché dei dirigenti del
Servizio infermieristico e ostetrico, del Servizio sociale e dei Servizi delle altre professioni sanitarie non mediche. Co-
munque la composizione deve garantire la presenza maggioritaria di dirigenti medici.
SE
Art. 13
(Il Dipartimento di prevenzione)

1. Il Dipartimento di prevenzione (DP) è la struttura dell'AUSL preposta all'organizzazione e alla promozione nel territorio
di competenza della tutela della salute della popolazione, attraverso azioni tendenti a conoscere, prevedere e prevenire
gli infortuni e le cause di malattia, in particolare quelle maggiormente diffuse e diffusive, sia di origine umana che anima-
le, in tutte le realtà in cui la salute della popolazione è sottoposta a rischio.
2. Sono finalità del DP, tra le altre:
i

a) assicurare la qualità e l'efficienza degli interventi di prevenzione;


Ed

b) assicurare l'omogeneità degli interventi di prevenzione;


c) ottimizzare l'utilizzo delle risorse a disposizione;
d) promuovere programmi di educazione alla sicurezza negli ambienti di vita e di lavoro.
3. Il DP è organizzato in Direzione dipartimentale, costituita dal Direttore del dipartimento e dal Comitato di dipartimento,
Servizi e Unità operative, distinte in Unità operative centrali, in posizione di staff rispetto alla Direzione di dipartimento o
alla Direzione dei servizi e in Unità operative territoriali, di norma coincidenti con gli ambiti territoriali dei Distretti socio-
sanitari.
4 Il Direttore del DP è nominato dal Direttore generale dell'AUSL, sentiti il Direttore sanitario e il Direttore amministrativo,
scelto tra i Direttori di struttura complessa responsabili di servizio secondo quanto previsto dall'articolo 7-quater e dall'ar-
ticolo 17-bis , comma 21, del decreto legislativo n. 502 del 1992 e successive modificazioni.
5. Il Comitato di dipartimento è l'organo collegiale del DP, strumento di coordinamento e d'integrazione organizzativa del
Dipartimento e di consultazione del Direttore del dipartimento. Il Comitato di dipartimento è costituito dal Direttore del di-
partimento, che lo presiede, e dai Direttori dei servizi.
6. I Direttori dei servizi del DP sono dirigenti del ruolo sanitario che assumono l'incarico di Direttore di struttura comples-
sa e svolgono, nell'ambito delle competenze istituzionali del Servizio diretto, le funzioni gestionale, tecnica e di supervi-
sione.
7. Ciascuna delle Unità operative è diretta da un Dirigente del ruolo sanitario, nominato dal Direttore generale dell'AUSL
su proposta del responsabile del Dipartimento e del responsabile del Servizio, che assume pertanto l'incarico di respon-
sabile di struttura semplice.
8. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge la Giunta regionale adotta apposito regola-
mento, previa concertazione con le parti interessate, nel rispetto dell'assetto organizzativo di cui al presente articolo,
contenente:
a) definizione dei compiti e delle funzioni della Consulta regionale dei Direttori dei DP;
b) definizione e funzioni del Dipartimento e delle sue articolazioni;
c) obiettivi e compiti del DP;
d) metodologia operativa;
e) definizione dei rapporti fra DP e Distretto;

81
f) definizione dei rapporti tra DP, ARPA, Istituto Zooprofilattico sperimentale e ripartizione competenze;
g) definizione dei rapporti tra DP e Organi istituzionali (Regioni - Provincia - Comune);
h) definizione della dotazione organica;
i) definizione delle funzioni del Direttore del DP.
9. È istituita la Consulta regionale dei Direttori dei DP.

S
i SE
Ed

82
Art. 14
(Il Distretto e le cure primarie)

1. Il Distretto è articolazione organizzativo-funzionale dell'AUSL ed è sede di erogazione di tutta l'attività sanitaria e so-
cio-sanitaria delle strutture territoriali, con l'obiettivo di garantire la presa in carico globale dell'utente per una risposta
strutturata e complessiva ai bisogni di salute.
2. Il Distretto garantisce l'assistenza sul territorio in maniera diffusa, omogenea e uniforme, attraverso un elevato livello
d'integrazione tra le diverse professionalità e tra i diversi servizi che erogano le prestazioni sanitarie e tra questi e i servi-
zi socio-assistenziali in modo da consentire una risposta coordinata, continuativa e unitaria ai bisogni di salute della po-
polazione. In tale ottica il Distretto, quale articolazione territoriale, operativa e organizzativa dell'AUSL, costituisce centro
di responsabilità e di autonomia tecnico-gestionale ed economico-finanziaria, nell'ambito degli indirizzi della direzione
strategica dell'AUSL, coerentemente con la programmazione regionale e aziendale.
3. La Direzione generale dell'AUSL assegna il budget al Distretto, individuato quale centro di responsabilità, che a sua
volta negozia il budget con le proprie articolazioni nonché, nelle forme e nei modi stabiliti dall'accordo integrativo regio-
nale, con i medici di medicina generale e pediatri di libera scelta.
4. La Regione promuove le forme associative di erogazione del servizio secondo modelli a complessità crescenti, in fun-
zione delle esigenze e delle caratteristiche del territorio, coerentemente con quanto previsto dagli accordi collettivi nazio-
nali di settore.
5. Nel Distretto sono assicurate le funzioni di seguito riportate:
a) assistenza primaria comprendente assistenza socio-sanitaria di base, continuità assistenziale, assistenza di e-
mergenza territoriale, assistenza infermieristica, assistenza domiciliare, ospedale di comunità;
b) assistenza specialistica comprendente assistenza specialistica ambulatoriale, assistenza riabilitativa, assistenza
protesica, assistenza termale nonché specialistico - riabilitativa neuropsichiatrica infantile;
c) assistenza consultoriale;
d) assistenza nelle strutture residenziali e semiresidenziali territoriali;

S
e) assistenza psicologica;
f) assistenza socio sanitaria.
6. L'individuazione e la qualificazione delle Unità operative è affidata ad apposito regolamento adottato dalla Giunta re-
gionale.
SE
7. Operano nei Distretti, integrandosi funzionalmente con la struttura di assistenza primaria, articolazioni della struttura
complessa farmaceutica territoriale. Nel Distretto si integrano, altresì, a livello funzionale, le strutture del Dipartimento di
salute mentale, delle dipendenze patologiche e del DP con particolare riferimento ai servizi alla persona. Sono svolte a
livello distrettuale le attività di riabilitazione rivolte alla disabilità fisica, psichica e neurosensoriale tramite articolazioni pe-
riferiche della struttura sovra distrettuale della riabilitazione. Nel Distretto è assicurata anche l'attività di medicina dello
sport.
8. Presso ogni Distretto è istituita un'Unità operativa complessa per l'organizzazione di tutte le funzioni di assistenza pri-
maria e intermedia e il coordinamento delle cure primarie.
i
9. La direzione della struttura di cui al comma 8 è affidata a un medico esperto in organizzazione dei servizi sanitari di
base con almeno sette anni di attività nella disciplina e che abbia frequentato un corso di formazione specifica di durata
Ed

semestrale organizzato dalla Regione. Il Direttore della struttura è componente dei Comitati consultivi aziendali previsti
dai contratti di lavoro dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta. All'interno della struttura è previs ta la
presenza di un medico di medicina generale designato dai componenti medici di medicina generale membri di diritto de-
gli Uffici di coordinamento distrettuale e di un pediatra di libera scelta.
10. La Regione, entro e non oltre il 30 giugno 2007, provvede alla nuova individuazione degli ambiti territoriali delle
AUSL e dei Distretti socio-sanitari, previo parere da parte della Commissione regionale per l'integrazione socio-sanitaria
di cui all'articolo 11 della legge regionale n. 19 del 2006, nel rispetto dei principi di economicità ed efficienza del sistema
e in osservanza del comma 2 dell'articolo 1 della presente legge; alla stessa data si darà attuazione ai commi 8 e 9 del
presente articolo. Nelle more dell'istituzione in ogni Distretto dell'Unità operativa complessa delle cure primarie e inter-
medie prevista dal comma 8, è istituita in ciascun Distretto socio-sanitario, in posizione di staff rispetto al Direttore del
Distretto, la struttura semplice denominata "U.O. cure primarie", diretta da un dirigente medico, con compiti di raccordo
operativo a livello distrettuale tra assistenza primaria e specialistica, assistenza consultoriale, assistenza domiciliare, re-
sidenziale e semiresidenziale.
11. Il Direttore del Distretto è responsabile della funzionalità, dell'organizzazione e della gestione delle attività di compe-
tenza distrettuale e dell'utilizzo delle risorse assegnate nell'ambito della programmazione regionale e aziendale. Per il
conferimento degli incarichi di Direttore di Distretto si applica l'articolo 1 della legge regionale 7 febbraio 2006, n. 1 (Affi-
damento dell'incarico di direzione dei distretti socio-sanitari). Il Direttore del Distretto risponde direttamente alla direzione
strategica aziendale ed è componente del Collegio di direzione. Al Direttore di Distretto, ai fini del raggiungimento degli
obiettivi prefissati, spetta la gestione del budget, la direzione degli operatori assegnati dal Direttore generale, il monito-
raggio dei livelli di assistenza relativi alla popolazione di riferimento, secondo le indicazioni della programmazione regio-
nale, in raccordo con l'unità Controllo di gestione dell'Azienda.
12. La lettera c) del comma 1 dell'articolo 30 della legge regionale 7 gennaio 2004, n. 1(Disposizioni per la formazione
del bilancio di previsione 2004 e bilancio pluriennale 2004-2006 della Regione Puglia), è soppressa.
13. Sono livelli organizzativi del Distretto:
a) la Direzione del Distretto;
b) la Direzione amministrativa del Distretto;
c) la Direzione delle Cure primarie;

83
d) l'Ufficio di coordinamento delle attività distrettuali;
e) l'Ufficio per la programmazione e il monitoraggio in medicina generale.
e-bis) l'Ufficio per la programmazione e monitoraggio in pediatria di libera scelta (4).
14. Il Direttore di Distretto si avvale di:
a) Ufficio di segreteria;
b) operatori del servizio aziendale delle professioni tecnico-sanitarie, di diagnostica per immagini e di diagnostica
chimico-clinica, delle professioni infermieristiche e ostetriche, delle professioni riabilitative e della prevenzione;
c) Servizio sociale professionale, quale struttura per il raccordo operativo a livello distrettuale delle UO e dei Servizi
sovradistrettuali in materia socio-sanitaria, funzionalmente collegata al Coordinatore socio-sanitario e diretta da un assi-
stente sociale con laurea specialistica o a essa equiparata; questa struttura collabora con il Coordinatore socio-sanitario
per la programmazione distrettuale in materia socio-sanitaria, per l'elaborazione del PAT e del PSZ, per la progettazione
di interventi socio-sanitari, per la promozione della cooperazione interistituzionale, per il monitoraggio e la valutazione
delle attività promosse in ambito socio-sanitario;
d) coordinamento socio-sanitario, a livello distrettuale, di tutte le attività a elevata integrazione socio-sanitaria, che
rappresenta il Direttore di Distretto in sede di coordinamento istituzionale per l'attuazione degli interventi a elevata inte-
grazione e assume le decisioni connesse sul piano organizzativo e finanziario.
15. Le funzioni amministrative proprie del Distretto nonché quelle delegate dalle Aree di livello aziendale sono espletate
dalla struttura semplice Direzione amministrativa di Distretto, diretta da un dirigente amministrativo, nominato dal Diretto-
re generale. A tale struttura compete, in particolare:
a) l'assistenza amministrativa ai cittadini;
b) la gestione economico-finanziaria, in raccordo con la struttura complessa Gestione delle risorse finanziarie, limita-
tamente al budget di Distretto;
c) la gestione del magazzino economale e dei beni mobili, in raccordo con la struttura complessa Gestione del patri-
monio;

S
d) la gestione amministrativa del personale dipendente e convenzionato, in raccordo con la struttura complessa Ge-
stione del personale;
e) la gestione dei flussi informativi aziendali e regionali, ivi compresa l'anagrafe degli assistiti, e Centro unificato di
prenotazione (CUP);
SE
f) le attività di controllo di gestione in raccordo con la struttura aziendale.
16. L'Ufficio per la programmazione e il monitoraggio delle attività in medicina generale è parte integrante della Direzione
del Distretto e la sua composizione è disciplinata dall'accordo collettivo nazionale (ACN) di settore. Il medico di medicina
generale (MMG) membro di diritto è il responsabile dell'ufficio e referente distrettuale dell'organismo aziendale per il mo-
nitoraggio e per l'appropriatezza delle cure primarie. I compiti e le funzioni sono quelli definiti dall'ACN di settore e dagli
accordi regionali.
16-bis. L'Ufficio per la programmazione e il monitoraggio delle attività in pediatria di libera scelta è parte integrante della
Direzione del Distretto e la sua composizione è disciplinata dall'Accordo collettivo nazionale (ACN) di settore. Il pediatra
i
di libera scelta membro di diritto è il responsabile dell'Ufficio e referente distrettuale dell'organismo aziendale per il moni-
toraggio e per l'appropriatezza delle cure primarie pediatriche. I compiti e le funzioni sono quelli definiti dall'ACN di setto-
Ed

re e dagli Accordi regionali (5).


17. Il Comitato dei sindaci è costituito dai Sindaci dei Comuni costituenti l'ambito territoriale del Distretto e i Presidenti
delle circoscrizioni laddove presenti. Il Comitato è presieduto da un Sindaco eletto a maggioranza assoluta. Alle sedute
del Comitato partecipa il Direttore generale o un suo delegato e il Direttore di Distretto. Il Comitato svolge
funzioni consultive e propositive sul PAT e sul livello di soddisfazione rispetto ai servizi erogati.
18. Il SSR promuove il potenziamento dell'assistenza medica e infermieristica, ivi compresa quella farmaceutica, a domi-
cilio erogata nelle forme dell'assistenza domiciliare programmata, dell'assistenza domiciliare integrata, dell'assistenza
domiciliare sanitaria. Per la realizzazione di tali obiettivi è istituito, a supporto della porta unica di accesso alle cure domi-
ciliari, il Centro di coordinamento distrettuale per le cure domiciliari, regolamentato con apposito provvedimento di Giunta
regionale, che fornisce linee guida per l'organizzazione della rete di assistenza domiciliare, in coerenza e nel rispetto del-
le competenze dei Comuni e del Distretto, e, in esso, del ruolo che gli accordi nazionali e integrativi attribuiscono ai me-
dici di continuità assistenziale. Il regolamento, inoltre, prevede un coordinamento regionale finalizzato a organizzare an-
che la formazione del personale dedicato e l'integrazione dell'assistenza domiciliare con le strutture distrettuali e la me-
dicina di base per la realizzazione della rete dei servizi territoriali omogenea su tutto il territorio regionale.
19. Le modalità di partecipazione dei medici di medicina generale agli organismi previsti negli articoli della presente leg-
ge sono definite in seno al Comitato permanente regionale per la medicina generale ex articolo 24 dell'ACN di settore e
dagli accordi regionali.

(4) Lettera aggiunta dall'art. 2, comma 1, lettera a) della legge regionale 12 dicembre 2006, n. 35.
(5) Comma aggiunto dall'art. 2, comma 1, lettera b) della legge regionale 12 dicembre 2006, n. 35.

Art. 15
(Testo unico delle leggi sanitarie regionali)

1. La Giunta regionale, entro e non oltre diciotto mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, è tenuta a pre-
disporre e approvare apposito disegno di legge avente per oggetto "Testo unico delle norme sanitarie della Regione Pu-
glia".

84
85
Ed
iSE
S
Art. 16
(Disposizioni in attuazione delle leggi 7 agosto 1990, n. 241
e 7 giugno 2000, n. 150 )

1. Ai sensi delle leggi 7 agosto 1990, n. 241 (Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di ac-
cesso ai documenti amministrativi), e 7 giugno 2000, n. 150 (Disciplina delle attività di informazione e di comunicazione
delle pubbliche amministrazioni), i Direttori generali sono tenuti a trasmettere al portale della Regione Puglia tutte le deli-
berazioni per acquisizione di personale a tempo determinato e indeterminato, tutte le deliberazioni per le convenzioni
sanitarie e non, tutte le deliberazioni delle gare d'appalto per acquisizione di beni e servizi.
2. I Direttori generali sono obbligati a trasmettere al portale della Regione Puglia di cui al comma 1 tutti i provvedimenti di
assunzione in servizio di personale a tempo determinato e indeterminato, tutti i provvedimenti di aggiudicazione delle
gare d'appalto per acquisizione di beni e servizi nonché tutti i provvedimenti che instaurano rapporti in regime di conven-
zione.
3. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 sono estese agli atti riguardanti proroghe di ogni genere, sospensioni di procedi-
menti amministrativi e revoche di atti deliberativi adottati dai Direttori generali.
4. Il Settore comunicazione istituzionale della Presidenza della Giunta regionale è tenuto a inserire, in maniera ordinata,
sul portale della Regione Puglia tutti i provvedimenti trasmessi secondo le disposizioni del presente articolo.

Art. 17
(Prestazioni assistenziali in favore della gestante, della partoriente e del neonato)

1. La Giunta regionale con il Piano regionale di salute definisce le prestazioni assistenziali in favore della gestante, della
partoriente e del neonato, tenendo presenti le seguenti priorità:
a) adeguata assistenza preventiva per la salute preconcezionale;

S
b) continuità assistenziale per tutta la durata della gravidanza, nel periodo della nascita e dopo la nascita, garantendo
l'integrazione tra territorio e strutture ospedaliere;
c) controllo del dolore nel travaglio-parto, anche mediante ricorso a tecniche avanzate di anestesia locale e di tipo e-
pidurale, allattamento materno precoce e rooming-in, anche nel quadro di una maggiore umanizzazione dell'evento na-
SE
scita;
d) dimissione precoce, protetta e appropriata della partoriente e del neonato nell'ambito dell'assistenza domiciliare in-
tegrata;
e) attivazione di centri territoriali e specialistici di riferimento per l'assistenza multidisciplinare integrata, anche al fine
del pronto riconoscimento del nato con malformazioni, malattie genetiche o menomazioni;
f) organizzazione dell'offerta sul territorio attraverso le Unità territoriali di assistenza primaria e, come punti di riferi-
mento per le patologie complesse, dei Centri regionali per l'assistenza al bambino;
g) attivazione del trasporto del neonato in emergenza, nell'ambito della rete emergenza-urgenza di cui al numero u-
nico "118" e fermo restando quanto fissato dal provvedimento che definisce i livelli essenziali di assistenza sanitaria ai
i

sensi dell'articolo 1 del decreto legislativo n. 502 del 1992 e successive modificazioni e dell'articolo 6 del decreto legge
Ed

18 settembre 2001, n. 347, convertito, con modificazioni, dalla legge 16 novembre 2001, n. 405 (Interventi urgenti in ma-
teria di spesa sanitaria).

86
Legge regionale 9 agosto 2006, n. 26 – Interventi in materia sanitaria (Articoli estratti)

Titolo I
Disposizioni diverse in materia di garanzia dei livelli essenziali di assistenza

Art. 1
(Interventi straordinari per la tutela della salute nei luoghi di lavoro)

1. Al fine di predisporre interventi straordinari per la tutela della salute nei luoghi di lavoro, in considerazione degli infor-
tuni sul lavoro che ogni anno colpiscono i lavoratori della Regione Puglia, si individuano le seguenti aree di intervento:
a) rafforzamento del sistema di sorveglianza basato sulla banca dati dei nuovi flussi informativi per la prevenzione,
INAIL - ISPESL - REGIONI, finalizzato all'individuazione dei bisogni sul versante degli infortuni sul lavoro e delle malattie
professionali, compresi i bisogni inerenti la percezione, la valutazione e la reazione adeguata al rischio, di cui vanno con-
templati anche il supporto psicologico alla persona colpita e alla famiglia;
b) potenziamento delle attività di vigilanza e controllo dei servizi di prevenzione e sicurezza degli ambienti di lavoro
delle AUSL nei settori con indici infortunistici più elevati per la sicurezza e per la salute psicofisica dei lavoratori, nonché
delle azioni di formazione alla sicurezza e di promozione della sicurezza, in collaborazione con i servizi di psicologia, per
la responsabilizzazione dei lavoratori all'uso dei mezzi di tutela della sicurezza della salute;
c) azioni di supporto di informazione e assistenza per la istituzione della rete regionale dei rappresentanti dei lavora-
tori per la sicurezza (RLS);
d) piani specifici dedicati all'informazione e assistenza delle microimprese e dell'artigianato per favorire l'integrazione
sul posto di lavoro dei lavoratori migranti;
e) coordinamento del Dipartimento di prevenzione e dell'Agenzia regionale per la protezione ambientale (ARPA) sulla
base di protocolli condivisi;

S
f) applicazione del decreto legislativo 15 agosto 1991, n. 277 (Attuazione della direttiva 80/1107/CEE, della direttiva
82/605/CEE, della direttiva 83/477/CEE, della direttiva 86/188/CEE e della direttiva 88/642/CEE, in materia di protezione
dei lavoratori contro i rischi derivanti da esposizione ad agenti chimici, fisici e biologici durante il lavoro, a norma dell'arti-
SE
colo 7 della legge 30 luglio 1990, n. 212) con la realizzazione dei registri degli esposti;
g) estensione del principio di precauzione ai lavoratori a contatto con sostanze cancerogene o presunte tali.
2. Per la realizzazione degli interventi di cui al comma 1 e a sostegno di politiche attive per la sicurezza nei luoghi di la-
voro, la Giunta regionale, all'interno del documento di indirizzo economico-funzionale (DIEF), individua apposite risorse e
fissa gli interventi strutturali e organizzativi necessari, con particolare riferimento all'implementazione delle dotazioni or-
ganiche.
i

Art. 3
Ed

(Norme in materia di servizi di emergenza-urgenza)

1. Il personale medico adibito ai servizi di emergenza sanitaria territoriale "118" di cui all'articolo 41, commi 1 e 3, del-
la legge regionale 7 marzo 2003, n. 4 (Disposizioni per la formazione del bilancio di previsione 2003 e bilancio plurienna-
le 2003-2005 della Regione Puglia), in possesso dell'attestato di idoneità all'esercizio dell'attività di emergenza sanitaria
territoriale e in servizio alla data di entrata in vigore della presente legge, può presentare domanda per l'attribuzione de-
gli incarichi a tempo indeterminato, di cui all'articolo 63 dell'Accordo collettivo nazionale 23 marzo 2005 per la disciplina
dei rapporti con i medici di medicina generale, di seguito chiamato Accordo collettivo.
1-bis. Il personale medico adibito ai Servizi di emergenza-urgenza "118" e quello adibito ai punti di primo intervento, non
iscritto nella graduatoria regionale di settore della medicina generale, in possesso dell'attestato di idoneità all'esercizio
dell'attività emergenza sanitaria di cui all'articolo 96 dell'Accordo collettivo nazionale (ACN), può presentare domanda
per l'attribuzione degli incarichi a tempo indeterminato di cui all'articolo 92 dell'ACN del 29 luglio 2009 (1).
2. Il personale di cui al comma 1, non iscritto nella graduatoria di medicina generale vigente, è inserito in un apposito e-
lenco aziendale da utilizzare per l'affidamento di incarichi a tempo indeterminato, nel limite dei posti vacanti da attribuire
ai sensi dell'Accordo collettivo e nel rispetto di quanto disposto dall'articolo22 della legge regionale 12 gennaio 2005, n.
1 (Disposizioni per la formazione del bilancio di previsione 2005 e bilancio pluriennale 2005-2007 della Regione Puglia).
3. L'elenco aziendale di cui al comma 2, è utilizzato dopo aver esaurito le procedure stabilite dall'Accordo collettivo vi-
gente.
4. I criteri per l'inserimento nell'elenco aziendale di cui al comma 2, sono stabiliti dal Comitato permanente regionale ex
articolo 24 dell'Accordo collettivo vigente.
5. Il personale medico adibito, con incarico a tempo determinato, ai servizi dell'emergenza sanitaria territoriale "118", non
in possesso dell'attestato di idoneità all'esercizio dell'attività di emergenza sanitaria territoriale, può partecipare ai corsi
formativi aziendali di cui all'articolo 96 dell'Accordo collettivo che le Aziende sanitarie devono organizzare, sulla base dei
criteri fissati a livello regionale, entro e non oltre il 30 settembre 2006.
6. Il personale di cui al comma 5, conseguito lo specifico attestato formativo, ha titolo a presentare la domanda per l'inse-
rimento negli elenchi aziendali di cui ai commi 2 e 3 nonché per il conferimento degli incarichi a tempo determinato di cui
all'articolo 63 dell'Accordo nazionale per la disciplina dei rapporti con i medici di medicina generale.

87
6-bis. Il personale convenzionato di cui al comma 1-bis, ai fini dell'attribuzione degli incarichi, deve risultare in servizio
alla data del 31 marzo 2012 (2).
6-ter. Il personale di cui al comma 6-bis è inserito in un apposito elenco aziendale da utilizzarsi per l'affidamento degli
incarichi a tempo indeterminato, a esaurimento delle procedure stabilite dall'ACN vigente, a favore dei soggetti iscritti
nella graduatoria regionale di settore della medicina generale, nel limite dei posti vacanti (2).
6-quater. Al fine dell'inserimento nella graduatoria aziendale, di cui al comma 6-ter, è valutata esclusivamente l'anzianità
di servizio maturata nel Servizio emergenza-urgenza "118". A parità di posizione in elenco, il personale è graduato
nell'ordine della (2):
a) minore età;
b) voto di laurea;
c) anzianità di laurea.
6-quinquies. L'attuazione di quanto previsto dai commi precedenti deve corrispondere agli obiettivi economico-finanziari
previsti dal Piano di rientro 2010/2012 di cui alla legge regionale 9 febbraio 2011, n. 2, atteso che trattasi di spesa già
consolidata, per incarichi di sostituzione a tempo determinato, conferiti negli esercizi 2010/2012 (2).
7. Nel servizio di emergenza territoriale "118" è assicurata la medicalizzazione delle ambulanze. La Giunta regionale, in
sede di adozione del DIEF, ridetermina la dotazione di ambulanze e il relativo organico e il piano di medicalizzazione.
8. Al personale medico adibito con incarico a tempo indeterminato, da almeno cinque anni, ai servizi di emergenza sani-
taria territoriale "118", si applica l'articolo 11 della legge regionale 4 agosto 2004, n. 14(Assestamento e prima variazione
al bilancio di previsione per l'esercizio finanziario 2004). L'inquadramento, a seguito dei giudizi di idoneità e nei limiti del-
la dotazione organica di ciascuna AUSL, è effettuato nella disciplina di medicina e chirurgia di accettazione e d'urgenza.
9. A seguito dell'inquadramento di cui al comma 8, il personale opera, secondo le esigenze aziendali, sia sui mezzi di
soccorso che nelle strutture di medicina e chirurgia di accettazione e d'urgenza, pronto soccorso e punti di primo inter-
vento territoriale.
10. Le Aziende sanitarie, nel rispetto dei limiti di dotazione organica dei posti di autisti di ambulanza, coperti con perso-
nale precario, attivano le procedure per la copertura dei posti con personale a tempo indeterminato, con applicazione dei

S
criteri previsti dalla legge regionale 12 agosto 2005, n. 12 (Seconda variazione al bilancio di previsione per l'esercizio
finanziario 2005) e dalla legge regionale 30 dicembre 2005, n. 20 (Disposizioni per la formazione del bilancio di previsio-
ne 2006 e bilancio pluriennale 2006-2008 della Regione Puglia) e successive modificazioni e integrazioni in materia di
riserva di posti per il personale precario.
SE
(1) Comma aggiunto dall’art. 1, comma 1, lettera a) della legge regionale 28 marzo 2012, n. 7.
(2) Comma aggiunto dall’art. 1, comma 1, lettera b) della legge regionale 28 marzo 2012, n. 7.

Art. 4
(Dipartimento interaziendale regionale
per l'allarme e l'emergenza sanitaria)
i

1. Dalla data di entrata in vigore della presente legge, è istituito il Dipartimento interaziendale regionale di allarme ed
Ed

emergenza sanitaria territoriale "118".


2. Il Dipartimento è struttura operativa interaziendale, trasmurale, interdipartimentale e trasversale, funzionalmente so-
vraordinata rispetto alle strutture complesse e semplici individuate nel sistema di emergenza-urgenza "118".
3. L'organizzazione del Dipartimento si articola su due livelli di direzione:
a) il Comitato del Dipartimento;
b) il Direttore del Dipartimento.
4. La sede operativa del Dipartimento è individuata nell'AUSL BA/4 di Bari.
5. Il Direttore del Dipartimento è un direttore di struttura complessa operante nell'area dell'emergenza, in servizio presso
una delle Aziende sanitarie della Regione. La nomina è disposta con provvedimento di Giunta regionale, sentiti i Direttori
generali delle Aziende sanitarie. L'incarico è conferito per un periodo di tre anni, rinnovabile. L'incarico cessa, oltre che
per mancato rinnovo alla scadenza, in caso di esito negativo della verifica sui risultati conseguiti in relazione agli obiettivi
fissati dalla Giunta regionale con il DIEF ovvero a seguito della perdita del requisito di direzione di struttura complessa
presso l'Azienda sanitaria di appartenenza. La funzione di Direttore di Dipartimento non è sostitutiva rispetto a quella di
direzione di struttura complessa di appartenenza ed è incompatibile con l'attività libero-professionale esterna.
6. Le spese per il funzionamento del Dipartimento sono individuate dalla Giunta regionale con il DIEF annuale e asse-
gnate all'AUSL BA/4.
7. La Giunta regionale, entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, adotta apposito rego-
lamento concernente il modello organizzativo e di funzionamento del Dipartimento.

Art. 6
(Norme in materia di contrasto delle dipendenze patologiche)

1. Al fine di garantire la piena operatività dei SERT e dei Dipartimenti per le dipendenze patologiche (DDP), in conside-
razione della espansione e nuova articolazione del consumo di droghe tra i giovani e gli adolescenti, nonché della croni-
cizzazione ed esclusione sociale di soggetti tossicodipendenti in trattamento, sono individuati i seguenti principi organiz-
zativi e di indirizzo:

88
a) l'articolazione delle prestazioni e della programmazione degli interventi di contrasto delle dipendenze patologiche,
intese come area primaria di interventi per la salute, deve valorizzare gli aspetti di pluriprofessionalità specialistica pro-
pria dell'offerta di servizio, l'integrazione dei vari attori che direttamente e indirettamente agiscono nell'area delle dipen-
denze patologiche, la rilevazione dei bisogni e l'ottimizzazione delle risorse;
b) i Servizi per la prevenzione, la cura e la riabilitazione degli stati di dipendenza patologica (SERT), all'interno delle
AUSL, devono necessariamente avere una corretta collocazione territoriale nell'ambito di una organizzazione diparti-
mentale che svolga funzioni di programmazione, controllo e verifica delle attività e delle azioni concretamente articolate a
livello distrettuale;
c) l'integrazione del privato sociale accreditato, del volontariato e delle cooperative sociali, nell'ambito di una organiz-
zazione dipartimentale, deve consentire di organizzare offerte di servizio che tengano conto delle risorse e dei bisogni
emergenti nel territorio per meglio rispondere alle esigenze di prevenzione primaria, cura e riabilitazione della popolazio-
ne in generale e, in particolare, di gruppi di popolazione specifica. Le aree di integrazione oggettiva possono investire
oltre alla residenzialità, la semiresidenzialità e specifici moduli organizzativi, gruppi progetto/lavoro nonché unità di stra-
da ed eventuali altri moduli (tabagismo, gambling e altre dipendenze comportamentali, inserimenti lavorativi e altro) che
si rendessero necessari e utili a rispondere a bisogni territoriali;
d) integrazione e collaborazione nell'ambito del Consiglio dipartimentale con i Comuni e con gli enti istituzionali con-
correnti (scuola, servizi sociali di tribunale adulti e minori, prefettura, forze dell'ordine, sindacati, associazioni industriali e
imprenditoriali) per lo svolgimento dei compiti previsti di prevenzione e riabilitazione in riferimento ai piani di zona in base
alla legge 8 novembre 2000, n. 328 (Legge-quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi socia-
li) e alla legge regionale 10 luglio 2006, n. 19 (Disciplina del sistema integrato dei servizi sociali per la dignità e il benes-
sere delle donne e degli uomini in Puglia).
2. La Giunta regionale, nel rispetto degli indirizzi e per le finalità di cui al comma 1, disciplina, con propri atti, i segu enti
ambiti di intervento:
a) linee di indirizzo e di promozione delle azioni di integrazione socio-sanitaria con particolare riguardo all'implemen-
tazione del Piano regionale delle politiche sociali e dei Piani di zona nell'area della prevenzione, cura e riabilitazione;

S
b) adeguamento degli organici, previa verifica e monitoraggio, con riguardo al D.M. 30 novembre 1990, n. 444 del
Ministro della sanità (Regolamento concernente la determinazione dell'organico e delle caratteristiche organizzative e
funzionali dei servizi per le tossicodipendenze da istituire presso le Unità Sanitarie Locali) e successive integrazioni, sulla
base del reale carico di pazienti e di prestazioni, al fine di garantire i livelli essenziali di assistenza (LEA) e gli obblighi
SE
istituzionali previsti dalla normativa specifica e correlata nell'area della prevenzione primaria, cura e riabilitazione delle
dipendenze patologiche;
c) formulazione di direttive regionali essenziali per realizzare una piena attuazione del decreto legislativo 22 giugno
1999, n. 230 (Riordino della medicina penitenziaria, a norma dell'articolo 5 della legge 30 novembre 1998, n. 419) al fine
di garantire un uniforme e sufficiente livello di assistenza ai detenuti tossicodipendenti;
d) passaggio definitivo e organico delle Unità Operative (UO) Carcere nelle AUSL, secondo le previsioni del decreto
legislativo n. 230 del 1999, al fine di garantire uniformi, adeguati e dignitosi livelli di assistenza ai detenuti affetti da stati
di dipendenza patologica;
i
e) adeguamento strutturale, tecnico e organizzativo dei servizi pubblici e del privato sociale accreditato secondo i cri-
teri e i requisiti strutturali, tecnologici, organizzativi per l'accreditamento come previsto dalla lettera e) dell'artico-
Ed

lo 11 della legge regionale 28 maggio 2004, n. 8 (Disciplina in materia di autorizzazione alla realizzazione e all'esercizio,
all'accreditamento istituzionale e accordi contrattuali delle strutture sanitarie e socio-sanitarie pubbliche e private) e coe-
rente uniformità sul territorio aziendale nella erogazione del servizio e delle prestazioni, al fine di consentire adeguata
accessibilità e continuità assistenziali;
f) monitoraggio periodico, dello stato della realizzazione dei requisiti di accreditamento delle strutture pubbliche e pri-
vate afferenti ai DDP;
g) dettagliata definizione degli obiettivi da perseguire e degli indicatori di qualità che permettono chiari riferimenti di
collocazione e di funzionamento per tutti gli attori coinvolti nonché definizione dei parametri tabellari delle prestazioni che
consentano una esatta costituzione del budget complessivo del Dipartimento.
3. Al fine di meglio configurare, razionalizzare e adeguare il sistema regionale delle dipendenze patologiche, la legge re-
gionale 6 settembre 1999, n. 27 (Istituzione e disciplina del dipartimento delle dipendenze patologiche della AUSL) e le
disposizioni connesse sono adeguate ai seguenti indirizzi:
a) organizzazione del DDP in maniera adeguata per rispondere alle funzioni di integrazione e di attuazione degli in-
terventi specifici;
b) a integrazione dell'articolo 6 (Unità Operative) della legge regionale n. 27 del 1999, si individua la doppia diagnosi
psichiatrica quale Unità Operativa specifica nell'ambito del DDP per meglio rispondere alle problematiche diffuse e sem-
pre più emergenti di ulteriore disagio, patologia e carico assistenziale;
c) istituzione nell'Assessorato alle politiche per la salute, di un Ufficio dipendenze patologiche che svolga funzioni di
verifica, controllo e monitoraggio delle attività svolte nei servizi dipartimentali, in attuazione degli indirizzi e delle indica-
zioni regionali. Nell'Ufficio regionale trova collocazione uno specifico Osservatorio epidemiologico a cui afferisce il siste-
ma rilevazione dati informatizzato della Regione Puglia. L'Ufficio si coordina con l'Assessorato alla solidarietà ai fini
dell'integrazione socio-assistenziale nonché della programmazione della prevenzione primaria e della riabilitazione;
d) informatizzazione dei servizi pubblici e privati, in attuazione del progetto Sesit, di cui alla Deliberazione GR 30 no-
vembre 2005, n. 1722 (Costituzione del Comitato regionale interdipartimentale sulle dipendenze - CRIDIP).
4. Le AUSL per realizzare, attuare e rendere pienamente operativi i SERT e i DDP, sono autorizzate a coprire con con-
tratti di lavoro a tempo indeterminato i posti del ruolo sanitario in organico per i profili professionali vacanti nelle dotazioni

89
organiche dei SERT. Nelle more dell'attuazione del presente comma, le AUSL prorogano i rapporti a tempo determinato
attualmente in corso.
5. Per il conseguimento di omogeneità di trattamento tra le varie figure professionali, al personale dipendente inquadrato
nei ruoli del SSN ai sensi della legge 18 febbraio 1999, n. 45 (Disposizioni per il Fondo nazionale di intervento per la lotta
alla droga e in materia di personale dei Servizi per le tossicodipendenze), ai fini giuridici, economici e previdenziali viene
riconosciuta l'anzianità del servizio prestato in regime convenzionale con riferimento all'orario settimanale svolto, secon-
do i criteri stabiliti nel decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 8 marzo 2001 (Criteri per la valutazione, ai fini
dell'inquadramento nei ruoli della dirigenza sanitaria, del servizio prestato dagli specialisti ambulatoriali, medici e delle
altre professionalità sanitarie, dai medici della guardia medica, dell'emergenza territoriale e della medicina dei servizi in
regime convenzionale) e con effetti retroattivi (3).
6. Il personale con qualifica di educatore professionale in servizio presso i SERT, in possesso dei requisiti previsti dall'ar-
ticolo 24 della legge regionale n. 1 del 2005, è equiparato alla figura professionale di collaboratore professionale esperto.
7. Per la realizzazione degli interventi di cui al presente articolo, la Giunta regionale, all'interno del DIEF, individua appo-
site risorse e obiettivi per i Direttori Generali.

(3) Comma così sostituito dall'art. 24 della legge regionale 16 aprile 2007, n. 10 .

Art. 9
(Disposizioni programmatiche per la tutela
della salute mentale)

1. Al fine di assicurare in Puglia lo sviluppo delle politiche di salute mentale, con uno o più atti della Giunta regionale, so-
no adottati interventi finalizzati ai seguenti obiettivi:
a) completa realizzazione dei Dipartimenti di salute mentale, secondo la legge regionale 16 dicembre 1998, n.

S
30 (Norme e principi per il funzionamento dei Dipartimenti di salute mentale previsti dalla legge regionale 28 dicembre
1994, n. 36), con l'adeguamento della dotazione del personale, in tutti i profili professionali previsti, così come stabilito
anche dal Progetto obiettivo "Tutela della salute mentale 1998/2000" approvato con decreto del Presidente della Repub-
blica 10 novembre 1999;
SE
b) istituzione di Centri di salute mentale (CSM) funzionanti sperimentalmente ventiquattro ore su ventiquattro, sette
giorni su sette, dotati di posti letto eccedenti quelli previsti nei servizi psichiatrici di diagnosi e cura (SPDC) con tipologia
di utenti individuata con circolare di Giunta regionale da emanarsi entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della
presente legge. Il bacino d'utenza dei CSM, di norma, deve coincidere con l'ambito territoriale del Distretto socio-
sanitario;
c) realizzazione di strutture terapeutico-riabilitative residenziali a tipologia "familiare" con caratteristiche di civile abi-
tazione e un massimo di dieci posti letto. Sono confermate le strutture residenziali con missione fortemente connotata e
semiresidenziali psichiatriche previste dal Regolamento 27 novembre 2002, n. 7(Regolamento regionale di organizza-
zione delle strutture riabilitative psichiatriche residenziali e diurne pubbliche e private) con il vincolo dell'innalzamento
i

degli standard minimi per l'accreditamento e l'istituzione di una commissione di controllo con la presenza di associazioni
Ed

di utenti e familiari;
d) realizzazione di "case per la vita" per utenti cronici, soli, ma con sufficiente capacità di autonomia, da organizzare
con regolamento nei successivi tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge;
e) sviluppo delle forme alternative alla assistenza residenziale, come l'affido eterofamiliare realizzato attraverso un
sostegno economico alle famiglie affidatarie, previo percorso per le stesse di formazione, selezione e sostegno unita-
mente a verifiche programmate nonché realizzazione di gruppi-appartamento, con caratteristiche di civile abilitazione,
attraverso l'assegnazione di una quota di alloggi dell'edilizia economica e popolare riservata ai pazienti psichiatrici se-
condo quanto previsto;
f) realizzazione di Centri diurni, con caratteristiche di Centri integrati tra sociale e sanitario, facilmente accessibili, ge-
stiti, di norma, in ambito pubblico, fino a un numero massimo di venti;
g) al fine di favorire il processo di riconversione degli ex ospedali psichiatrici "Casa della divina provvidenza" di Bi-
sceglie e Foggia, le AUSL BA/2 e FG/3 possono affidare alle Opere don Uva la gestione delle nuove strutture da attivarsi
sul territorio di cui ai commi c), d) ed f);
h) gestione, in via sperimentale di forme di autogestione di Centri diurni da parte di utenti e gruppi di self help;
i) iniziative di sostegno anche economico, alle Associazioni di utenti dei servizi psichiatrici e dei loro familiari per la
promozione della salute mentale e la lotta allo stigma;
j) organizzazione della assistenza domiciliare specialistica all'interno dell'assistenza domiciliare integrata (ADI) così
come nei compiti istituzionali dei CSM con il controllo del DSM;
k) assegnazione di risorse ai DSM per la costruzione e lo sviluppo delle reti sociali naturali e formali all'interno dei
Piani sociali di zona (PSZ), attraverso l'assegnazione di budget vincolato;
l) presa in carico da parte dei DSM dei pazienti detenuti, in attuazione del decreto legislativo n. 230 del 1999 e dei ri-
coverati in Ospedale psichiatrico giudiziario per i quali vanno realizzate forme alternative di residenzialità;
m) organizzazione da parte delle AUSL di percorsi formativi per tutti gli operatori del DSM, compresi quelli del privato
sociale, mirati a sviluppare competenze e professionalità, a partire dalla centralità territoriale degli interventi in salute
mentale; attivazione di tirocini formativi presso i CSM per gli specializzandi in psichiatria e gli studenti di medicina, psico-
logia, scienze dell'educazione, scienze sociali;

90
n) istituzione di una Commissione regionale per le iniziative di tutela della salute mentale, con la presenza di rappre-
sentanti di associazioni per la difesa dei pazienti psichiatrici, con la funzione di controllo, proposta e monitoraggio delle
problematiche e delle criticità in ambito regionale.
2. Entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, i DSM procedono alla verifica del fabbis o-
gno aziendale e alla programmazione territoriale delle strutture riabilitative nel rispetto dello standard previsto dal Reg. 2
marzo 2006, n. 3 (art. 3, comma 1, lettera a), numero 1), della legge regionale n. 8 del 2004. Fabbisogno prestazioni per
il rilascio della verifica di compatibilità e dell'accreditamento istituzionale alle strutture sanitarie e socio-sanitarie). Sulla
base dei criteri fissati dalla Giunta regionale le strutture interessate possono procedere a eventuali riconversioni di attivi-
tà eccedenti il fabbisogno in altre tipologie di strutture che dovessero risultare carenti.
3. La Giunta regionale adotta uno o più regolamenti attuativi del presente articolo e della legge regionale n. 30 del 1998
per la parte non modificata dalla presente legge.

Art. 11
(Norma di garanzia del livello essenziale di assistenza ospedaliera)

1. Al fine di fronteggiare eventuali situazioni di criticità nell'assicurazione dei LEA, collegate a chiusura temporanea di
servizi per interventi strutturali, con conseguente necessità di trasferimento degli stessi, a impossibilità logistica di ospita-
re unità operative così come previste dalla programmazione regionale e altre difficoltà rilevate nell'attuazione della pro-
grammazione stessa, nonché al fine di ridurre i tempi di attesa, fino all'adozione del nuovo PRS, fermi restando i vincoli
posti dalla programmazione sanitaria nonché dalle esigenze di equilibrio economico, i Direttori generali delle AUSL pos-
sono disporre l'attivazione di nuove attività o loro trasferimenti di sede. I relativi provvedimenti devono essere proposti
entro 10 giorni dalla loro adozione alla Giunta regionale, che si esprime entro i successivi trenta giorni.
2. Nelle more della rimodulazione della rete ospedaliera, le Aziende sanitarie provvedono all'attivazione di almeno un
modulo di quattro posti letto in ciascuna AUSL o Azienda ospedaliera di Unità di terapia intensiva pneumologica e un

S
modulo di sei posti letto di Terapia semi intensiva neurologica (stroke units).
3. Nelle Aziende ospedaliero-universitarie può essere istituita una struttura semplice amministrativa deputata alla gestio-
ne dei rapporti con l'Università.
SE
Art. 21
(Disposizioni in materia di appropriatezza)

1. Il SSR persegue l'appropriatezza clinica valorizzando prioritariamente le seguenti azioni:


a) tutela della salute agendo attraverso azioni di prevenzione (primaria, secondaria, terziaria) effettuata al fine di ri-
durre i bisogni di prestazioni;
b) governo dell'offerta incidendo sulla riorganizzazione, sull'accessibilità e sulla disponibilità di servizi;
i
c) qualificazione dei comportamenti dell'utenza attraverso azioni di comunicazione e di educazione al fine di creare
una cultura della salute e del corretto e responsabile utilizzo dei servizi pubblici;
Ed

d) responsabilizzazione dei prescrittori che traducono il bisogno di salute in domanda di prestazioni sanitarie, attra-
verso la produzione, diffusione, implementazione, valutazione e revisione di linee-guida, percorsi diagnostico-terapeutici,
protocolli clinici nonché definizione di protocolli di farmaco utilizzo finalizzati a ridurre i consumi di farmaci e a massimiz-
zare il rapporto costo/efficacia delle prescrizioni farmaceutiche;
e) formazione continua dei prescrittori e degli operatori, con particolare riferimento al governo clinico;
f) attivazione di modelli gestionali per il livello delle cure primarie mediante la progettazione di strutture organizzative
nell'ambito del distretto (unità territoriali di assistenza primaria, associazionismo MMG/PLS, budget distrettuale);
g) implementazione del sistema informativo per l'attività assistenziale erogata sul territorio.
2. Ai fini della realizzazione dell'obiettivo del buon uso del farmaco, le AUSL assicurano le seguenti iniziative:
a) i Direttori generali delle AUSL determinano annualmente, per i Distretti di competenza, i livelli di spesa farmaceuti-
ca e predispongono programmi di attività mirati a perseguire l'appropriatezza e la razionalizzazione dell'impiego delle ri-
sorse, sulla base delle attribuzioni previste per ciascuna AUSL;
b) fermo restando quanto previsto in materia dal Contratto collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti con i me-
dici di medicina generale e pediatri di libera scelta, al fine di consentire le verifiche sull'appropriatezza prescrittiva delle
componenti professionali e il governo dell'eventuale superamento del tetto di spesa programmato, periodicamente i Di-
rettori generali verificano l'andamento della spesa farmaceutica territoriale e il raggiungimento degli obiettivi assegnati. A
tal fine provvedono alla convocazione dei medici iperprescrittori per individuare le cause del superamento del tetto pro-
grammato;
c) i Direttori generali trasmettono trimestralmente dettagliata relazione all'Assessorato alle politiche della salute circa
le verifiche eseguite e i casi di superamento del tetto prefissato;
d) i Direttori generali, per il tramite dei servizi farmaceutici ospedalieri e territoriali, adottano ogni utile iniziativa fina-
lizzata alla promozione dell'utilizzo appropriato dei farmaci equivalenti;
e) i farmacisti convenzionati, ove rilevino palesi incongruenze o contraddittorietà nella prescrizione di farmaci, con
particolare riferimento alle controindicazioni del loro uso combinato, sono tenuti a segnalarle all'assistito nonché al di-
stretto territorialmente competente, nel rispetto delle norme sulla privacy.
3. È istituito l'Ufficio di coordinamento aziendale delle cure primarie, che fa parte della Direzione generale dell'AUSL.
L'Ufficio ha il compito di coordinare e monitorare le attività svolte dagli Uffici per la programmazione e il monitoraggio del-

91
le attività in medicina generale e assistenza pediatrica di base della Direzione del distretto. L'Ufficio è diretto da un medi-
co di medicina generale o da un pediatra di libera scelta indicato, di concerto, dal Comitato permanente aziendale per la
medicina generale e dal Comitato permanente aziendale per la pediatria di libera scelta, nominato dal Direttore generale
e facente parte del Collegio di direzione. Per le modalità di partecipazione si applicano le norme previste dagli Accordi
regionali (4).

(4) Comma così sostituito dall'art. 2 della legge regionale 12 dicembre 2006, n. 34.

Art. 34
(Servizio infermieristico-ostetrico e delle professioni tecnico-sanitarie,
della prevenzione e della riabilitazione)

1. Al fine di promuovere la valorizzazione e la responsabilizzazione delle funzioni e del ruolo delle professioni sanitarie e
l'attribuzione della diretta responsabilità e gestione delle attività assistenziali e delle funzioni connesse, incentivando la
revisione dell'organizzazione del lavoro attraverso modelli di assistenza personalizzata, ai sensi dell'articolo 7 della legge
10 agosto 2000, n. 251 (Disciplina delle professioni sanitarie infermieristiche, tecniche, della riabilitazione, della preven-
zione nonché della professione ostetrica) e successive modificazioni e integrazioni, presso ogni AUSL e ogni Azienda
ospedaliera è istituito il Servizio infermieristico e ostetrico ospedaliero con competenza riferita ai Presidi ospedalieri co-
me individuati dal PSR e, presso le AUSL, il Servizio infermieristico e ostetrico distrettuale e territoriale con competenza
riferita alle attività sanitarie svolte dai Distretti sanitari.
2. Sono altresì istituiti in ogni AUSL i Servizi delle professioni tecnico-sanitarie, della prevenzione e della riabilitazione
nonché il Servizio professionale sociale. Il Servizio delle professioni tecnico-sanitarie e quello della riabilitazione sono
istituiti anche nelle Aziende ospedaliere.

S
3. I Servizi di cui ai commi 1 e 2 operano in autonomia tecnico-professionale nel rispetto dei decreti ministeriali d'indivi-
duazione delle figure e dei relativi profili professionali delle professioni sanitarie non mediche, nonché nel rispetto della
legge 26 febbraio 1999, n. 42 (Disposizioni in materia di professioni sanitarie).
4. Le funzioni di direzione dei predetti Servizi sono affidate al personale in possesso della laurea specialistica disciplinare
di riferimento.
SE
5. I Direttori generali delle AUSL e delle Aziende ospedaliere di rilievo nazionale, entro novanta giorni dalla data di entra-
ta in vigore della presente legge devono adeguare i propri atti aziendali con la previsione di quanto stabilito ai commi 1 e
2.
6. I Direttori generali delle AUSL e delle Aziende ospedaliere sono autorizzati all'istituzione dei posti in organico di diri-
gente dei Servizi infermieristici, delle professioni tecnico-sanitarie, della prevenzione e della riabilitazione nonché di posti
di dirigente dei Servizi professionali sociali.
7. Il provvedimento del Direttore generale di ridefinizione della dotazione organica di cui al comma 6, da adottarsi entro
novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, è atto soggetto al controllo ai sensi dell'articolo 20,
i
comma 8, della legge regionale 5 giugno 1997, n. 16 (Bilancio di previsione per l'esercizio finanziario 1997 e bilancio plu-
riennale 1997-1999) e dell'articolo12, comma 1, della legge regionale n. 20 del 2002.
Ed

8. I Direttori generali delle Aziende sanitarie e delle Aziende ospedaliere sono altresì autorizzati a procedere alla coper-
tura a tempo indeterminato dei posti di cui ai commi 1 e 2, con le modalità di cui al comma 7 dell'articolo 15 del decreto
legislativo n. 502 del 1992 e successive modificazioni e integrazioni.

92
Legge regionale 15 luglio 2011, n. 16 – Norme in materia di sanità elettronica, di sistemi di sorveglianza e
registri.

Art. 1
(Sistema della sanità elettronica)

1. Il sistema integrato della sanità elettronica della Regione Puglia è costituito dal Sistema informativo sanitario regiona-
le, dal Sistema informativo sanitario territoriale, dal Sistema informativo sociale e dagli altri sistemi informativi regionali e
aziendali.
2. Il sistema integrato della sanità elettronica è progettato e istituito al fine di garantire:
a) sostenibilità e controllo della spesa;
b) efficienza del sistema sanitario regionale, anche al fine di promuovere e garantire l'uso appropriato delle risorse;
c) continuità assistenziale attraverso la condivisione delle informazioni e la cooperazione applicativa, agevolando an-
che l'integrazione socio-sanitaria;
d) qualità e prevenzione del rischio clinico;
e) partecipazione del cittadino;
f) semplificazione degli accessi e della fruizione dei servizi socio-sanitari.
3. Il sistema integrato di cui al comma 1 è realizzato tramite interconnessione dei sistemi informativi regionali e aziendali,
secondo le modalità e nel rispetto di quanto previsto dall'articolo 39 (Norme in materia di sistemi informativi e obblighi
informativi) della legge regionale 25 febbraio 2010, n. 4 (Norme urgenti in materia di sanità e servizi sociali) e successive
modifiche e integrazioni.
4. La Regione Puglia, gli organismi e i soggetti sanitari pubblici e privati, i medici di medicina generale e i pediatri di l ibe-
ra scelta sono i soggetti attivi che partecipano al sistema della sanità elettronica in qualità di contitolari del trattamento

S
dei dati personali, ai sensi del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196(Codice in materia di protezione dei dati perso-
nali), ciascuno per quanto riguarda i tipi di dati e le operazioni di trattamento dei dati personali di propria competenza.
5. La Regione Puglia, nell'ambito del rapporto di contitolarità del trattamento dei dati di cui al comma 4, assume il ruolo di
ente coordinatore, con il compito di promuovere e di adottare, anche nell'interesse degli organismi e dei soggetti del Ser-
vizio Sanitario Regionale (SSR) e del sistema sociosanitario, atti, documenti e adempimenti previsti dalla normativa in
SE
tema di protezione dei dati personali.

Art. 2
(Fascicolo sanitario elettronico)

1. La presente legge istituisce il Fascicolo sanitario elettronico (FSE) della Regione Puglia, autorizzando, ai sensi dell'ar-
ticolo 20 (Principi applicabili al trattamento di dati sensibili) del decreto legislativo n. 196 del 2003, il trattamento dei dati
i

personali presenti nel sistema integrato di cui all'articolo 1, per le seguenti finalità di rilevante interesse pubblico:
Ed

a) salvaguardia della vita, tutela della salute e della incolumità fisica dell'interessato in situazioni di emergenza, in as-
senza di consenso dell'interessato, nei limiti di quanto previsto al comma 4;
b) studio e ricerca scientifica in campo medico, biomedico ed epidemiologico;
c) programmazione, gestione, controllo e valutazione dell'assistenza sanitaria.
2. Il FSE della Regione Puglia contiene l'insieme dei dati e dei documenti digitali di tipo sanitario e socio-sanitario gene-
rati da eventi clinici presenti e trascorsi riguardanti l'assistito.
3. Il FSE è organizzato in sezioni, contenenti dati e informazioni nei limiti dei principi di necessità e di indispensabilità ri-
spetto alle finalità di cui al comma 1.
4. Nell'ambito dell'architettura del FSE è istituita, esclusivamente previo consenso espresso ed esplicito dell'interessato,
ai sensi dell'articolo 76 (Esercenti professioni sanitarie e organismi sanitari pubblici) del decreto legislativo n. 196 del
2003, una sezione contenente dati identificativi e dati idonei a rivelare lo stato di salute, da utilizzare per finalità di pre-
venzione, diagnosi, cura e riabilitazione, secondo le modalità tecniche e organizzative previste dalla Regione Puglia, in
qualità di ente coordinatore.
5. Il FSE è alimentato dai dati trattati nell'ambito del sistema integrato di cui all'articolo 1 della presente legge, nei limiti
previsti dal decreto legislativo n. 196 del 2003 e secondo le modalità disciplinate dall'articolo 39 della legge regionale n.
4 del 2010 e successive modifiche e integrazioni.
6. Ai fini della garanzia della tutela della salute in situazioni di emergenza, secondo quanto previsto al comma 1, lettera
a), nell'ambito del FSE è istituito il profilo sanitario sintetico (o Patient Summary), costituente un nucleo minimo di infor-
mazioni, inserite e aggiornate dai Medici di medicina generale (MMG) e dai Pediatri di libera scelta (PLS), che rappre-
sentano i dati indispensabili al supporto e all'inquadramento da parte di ciascun operatore socio-sanitario di un paziente
sconosciuto in situazioni di emergenza/urgenza. È fatta salva la facoltà, da parte degli interessati, di esercitare il diritto di
opposizione per motivi legittimi all'inserimento di dati da parte del MMG o PLS nel proprio profilo sanitario sintetico.
7. Le finalità di cui al comma 4 sono perseguite dai soggetti del SSR e del Servizio socio-sanitario regionale che prendo-
no in cura l'assistito, con il consenso esplicito da parte dell'interessato, da manifestarsi nelle forme e con le modalità pre-
viste dalla Regione Puglia. Il mancato consenso non pregiudica il diritto all'erogazione della prestazione sanitaria.
8. Il FSE può essere alimentato con dati o documenti digitali di tipo sanitario forniti direttamente dall'assistito. I dati e i
documenti direttamente inseriti non assumono il valore di documento certificato.

93
9. Le rilevanti finalità di cui alle lettere b) e c) del comma 1 sono perseguite dalla Regione Puglia nei limiti delle compe-
tenze attribuite dalla legge, senza l'utilizzo dei dati identificativi degli assistiti e dei documenti clinici presenti nel FSE, se-
condo livelli di accesso, modalità e criteri di organizzazione ed elaborazione dei dati definiti con il regolamento di cui al
comma 10, in conformità ai principi di proporzionalità, necessità e indispensabilità nel trattamento dei dati personali.
10. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, con apposito regolamento regionale sono stabiliti,
ai sensi dell'articolo 39 della legge regionale n. 4 del 2010 e successive modifiche e integrazioni, i contenuti del profilo
sanitario sintetico, l'architettura del FSE, le garanzie e le misure di sicurezza da adottare nel trattamento dei dati perso-
nali nel rispetto dei diritti dell'assistito, le modalità di accesso alle diverse sezioni del FSE da parte dei soggetti autorizzati
all'utilizzo del sistema integrato di cui all'articolo 1 e la definizione delle modalità di attribuzione di un codice identificativo
univoco dell'assistito, che non consenta l'identificazione diretta dell'interessato, nel rispetto delle regole tecniche del Si-
stema pubblico di connettività e delle norme emanate a livello nazionale in materia di FSE.
11. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico del Bilancio della Regione
Puglia.
12. Le attività previste dal presente articolo rientrano tra quelle istituzionalmente demandate agli enti, agli organismi e ai
soggetti pubblici, privati e convenzionati del SSR, i quali le svolgono con le risorse umane, finanziarie e strumentali di-
sponibili a legislazione vigente.

Art. 3
(Sistemi di sorveglianza e registri di mortalità,
di patologia e di impianti protesici)

1. I sistemi di sorveglianza e i registri di mortalità, di patologia e di impianti protesici diversi da quelli già istituti con norme
dello Stato sono istituiti dalla Regione Puglia a fini di ricerca scientifica in ambito medico, biomedico ed epidemiologico,
allo scopo di garantire un sistema attivo di raccolta sistematica di dati anagrafici, sanitari ed epidemiologici per registrare

S
e caratterizzare tutti i casi di rischio per la salute, di una particolare malattia o di una condizione di salute rilevante in una
popolazione definita.
2. Per le finalità di cui al comma 1, sono istituiti a livello regionale i seguenti registri:
a) Registro asbestosi e mesoteliomi asbesto-correlati;
SE
b) Registro broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO);
c) Registro cardiochirurgia;
d) Registro cardiorischio;
e) Registro celiachia;
f) Registro certificati assistenza al parto (Cedap);
g) Registro diabete;
h) Registro diagnosi e referti anatomo-patologiche;
i) Registro dialisi e trapianto;
j) Registro effetti indesiderati dovuti all'uso dei cosmetici;
i

k) Registro implantologia protesica ospedaliera (RIPO);


Ed

l) Registro infarto miocardico acuto;


m) Registro malattie ematologiche;
n) Registro malattie neurologiche degenerative;
o) Registro malattie rare;
p) Registro malformazioni congenite;
q) Registro mesoteliomi;
r) Registro mielolesioni;
s) Registro mortalità - Raccolta dati a fini statistici;
t) Registro referti oncologici e oncoematologici;
u) Registro rete udito;
v) Registro sclerosi laterale amiotrofica (SLA);
w) Registro screening oncologici;
x) Registro sindrome della morte improvvisa infantile;
y) Registro sorveglianza malattie infettive;
z) Registro stroke;
aa) Registro trapianti d'organo;
bb) Registro tumori di sospetta origine professionale;
cc) Registro tumori (RT);
dd) Registro vaccinati.
3. I registri di patologia di cui al comma 2 utilizzano i dati identificativi nei limiti della stretta indispensabilità e i dati idonei
a rivelare lo stato di salute, mediante interconnessione o utilizzo del sistema integrato di cui all'articolo 1, nel rispetto del-
la normativa in materia di protezione dei dati personali e della disciplina regionale.
4. Con regolamento regionale, da adottarsi entro diciotto mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, ai sen-
si dell'articolo 39 della legge regionale n. 4 del 2010 e successive modifiche e integrazioni, su proposta dell'Assessore
alle politiche della salute, acquisito il parere del Garante per la protezione dei dati personali, sono individuati, in conformi-
tà alle disposizioni di cui agli articoli 20 (Principi applicabili al trattamento di dati sensibili), 22 (Principi applicabili al trat-
tamento di dati sensibili e giudiziari) e 154 (Compiti) del codice in materia di protezione dei dati personali di cui al decreto
legislativo n. 196 del 2003, i tipi di dati sensibili, le operazioni eseguibili, le specifiche finalità perseguite da ciascuno dei

94
registri di cui al comma 1, i soggetti che possono avere accesso ai registri e i dati che possono conoscere e le misure
per la custodia e la sicurezza dei dati.
5. I contenuti del regolamento di cui al comma 4 devono in ogni caso conformarsi ai principi di pertinenza, non ecceden-
za, indispensabilità e necessità di cui agli articoli 3 (Principio di necessità nel trattamento dei dati), 11 (Modalità del trat-
tamento e requisiti dei dati) e 22 del decreto legislativo n. 196 del 2003.
6. Le attività previste dal presente articolo rientrano tra quelle istituzionalmente demandate agli enti del Servizio Sanitario
Nazionale, i quali le svolgono con le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente.

S
i SE
Ed

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Legge regionale 1° agosto 2014, n. 33 – Introduzione di sperimentazione di medicinali da cannabinoidi at-
traverso la promozione di progetti pilota.

Art. 1
(Progetto pilota)

1. La Giunta regionale, anche al fine di ridurre il costo dei medicinali cannabinoidi importati dall’estero, è autorizzata ad
avviare azioni sperimentali in forma di progetto pilota con lo stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze o con
altri soggetti autorizzati, secondo la normativa vigente, a produrre medicinali cannabinoidi.
2. Al fine di cui al comma 1 la Giunta regionale è altresì autorizzata ad attivare partnership di ricerca e valutazione, pro-
dromici alla produzione da parte di soggetti autorizzati secondo la normativa vigente, con università di Puglia, associa-
zioni degli utenti e altri soggetti portatori di interesse e/o di specifiche competenze.

Art. 2
(Centralizzazione e monitoraggio )

1. Al fine di ridurre le spese connesse all’acquisto e alla preparazione di medicinali cannabinoidi, la Giunta regionale veri-
fica, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, la possibilità di centralizzare acquisti, stoccaggio e
distribuzione alle farmacie ospedaliere abilitate, avvalendosi di strutture regionali.

Art. 3

S
(Risultati della sperimentazione )

1. La Giunta regionale, dopo un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge e per gli anni successivi, rel a-
ziona in Consiglio sui risultati della sperimentazione.
i SE
Ed

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