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Etologia

“Studio scientifico del


comportamento animale ”
Etologia dell’uomo
Etologia dell’uomo
Studio scientifico del
comportamento dell’uomo,
una (particolare) specie di
Mammifero Primate
Ovvero:
• Una scimmia nuda
(D. Morris; “La Scimmia Nuda”; 1968)
oppure
• Una terza specie di scimpanzé
(J. Diamond; “Il Terzo Scimpanzè”; 1991)
Etologia dell’uomo
"...oggi possiamo ormai dare per scontato che in linea di
massima è possibile applicare al settore del
comportamento umano quelle ipotesi di lavoro alle quali
si è giunti con lo studio del comportamento animale.

Sappiamo anche che il comportamento umano è


condizionato in una certa misura da adattamenti
filogenetici, e ciò è di enorme importanza […] per le
scienze dell’uomo: basti pensare alle implicazioni
pedagogiche e sociologiche."
I. Eibl-Eibesfeldt, 1967
Etologia

“Studio scientifico del


comportamento animale”
Disciplina zoologica,
quindi evolutiva
Etologia come disciplina zoologica

“L’etologia, o studio comparato del


comportamento […] consiste
nell’applicare al comportamento degli
animali e delle persone quei metodi
divenuti d’uso corrente e naturale in
tutti i campi della biologia dopo
Charles Darwin”
K. Lorenz, 1978
Evoluzione biologica
Cambiamento nel tempo delle
caratteristiche ereditarie di una
determinata specie, a seguito di un
successo riproduttivo differenziale dei
Charles Darwin differenti individui (selezione naturale).
• Individui con determinate caratteristiche (tratti) avranno un
maggiore successo riproduttivo: questi tratti vantaggiosi
diverranno sempre più frequenti nella popolazione/specie.
• I tratti più vantaggiosi sono quelli che garantiscono il migliore
adattamento all’ambiente (caratteristiche adattative), per cui la
specie sarà sempre meglio adattata all’ambiente stesso.
• Effetto combinato della variabilità dei tratti della popolazione
e della selezione differenziale di questi tratti (“caso e necessità”;
J. Monod, 1971): ruolo fondamentale dell’ambiente.
Evoluzione biologica
Neodarwinismo
(“sintesi moderna”; J. Huxley, 1942)

• Integrazione tra concetti dell’evoluzione e della


genetica.
• I geni codificano per le proteine, che controllano lo
sviluppo dei tratti degli organismi, incluso il
comportamento.
• Variazione nei geni a carico di processi di mutazione
(ad es. durante la replicazione del DNA) e
ricombinazione (ad es. nella meiosi).
• La selezione naturale determina nelle generazioni
una variazione nella frequenza delle forme dei singoli
geni (alleli).
Evoluzione biologica: conseguenze
• La selezione naturale agisce a livello individuale, per
massimizzare il vantaggio adattativo. Non sono note
azioni selettive a livello di gruppi (e.g. specie).
• I caratteri osservabili derivano dalla storia evolutiva
dell’organismo e quindi sono adattati all’ambiente.
Questo vale anche per i comportamenti (almeno per
quelli con forte base genetica), che sono una
manifestazione del fenotipo di un organismo.
• Le unità di selezione minime sono quindi i singoli
geni, che competeranno tra loro (tra i diversi alleli)
cercando di tramandare quante più copie possibili di sé
alle generazioni successive: concetto del “gene
egoista” (R. Dawkins, 1976).
Il gene egoista
(Richard Dawkins, 1976)
• Se i geni sono le unità di selezione,
le entità genetiche superiori (inclusi gli
individui) non sono altro che mezzi
per garantire questa sopravvivenza (e
riproduzione) dei singoli geni.
«Noi siamo macchine per la sopravvivenza, veicoli automatici
ciecamente programmati per preservare quelle molecole egoiste
conosciute come geni»
«Essi sono i replicatori e noi siamo le loro macchine per la
sopravvivenza. Quando abbiamo servito al loro scopo, siamo messi
in disparte. Ma i geni sono gli abitanti del tempo geologico: i geni
esistono per sempre.»
Il gene egoista
(Richard Dawkins, 1976)
• Se i geni sono le unità di selezione,
le entità genetiche superiori (inclusi gli
individui) non sono altro che mezzi
per garantire questa sopravvivenza (e
riproduzione) dei singoli geni.
• Questa competizione tra geni (alleli) diversi,
determina il cosiddetto egoismo del gene, finalizzato
alla sua sopravvivenza.
«..una qualità predominante che ci deve aspettare di trovare in un
gene di successo è un crudele egoismo. Questo egoismo del gene darà
origine all’egoismo del comportamento dell’individuo»
Storia dell’etologia

etologia (e-to-lo-gì-a) s.f. 1. Lo studio


comparativo dei caratteri e dei costumi
individuali o etnici. 2. Disciplina biologica,
fondata da Konrad Lorenz (1903-1989), che
studia le abitudini e i costumi degli animali, e
l’adattamento delle piante all’ambiente. Comp.
Di eto- e –logia | 1820
Devoto-Oli, 2004
Storia dell’etologia/I
• Studi isolati su animali specifici (es. studi C. Darwin su caste
sterili negli imenotteri, espressioni nei Mammiferi; J.H. Fabre
sugli insetti).

• Iniziodi studi scientifici sistematici all’inizio del ‘900:


compilazione di cataloghi comportamentali (etogrammi). Es. O.
Whitman su colombi; O. Heinroth su anatidi.

• Scuola vitalista e finalista. “Noi osserviamo l’istinto, ma non lo


spieghiamo” (J.A. Bierens de Haan, 1940).
Storia dell’etologia/II
La scuola behaviorista
• Studio del comportamento manifesto ed osservabile (ignorati i
fenomeni soggettivi, interni). Attenzione solamente agli input
(stimoli) e all’output (comportamento) dell’animale.

• Comportamento come catena di risposte a stimoli


(riflessologia) e negazione di componenti innate nel
comportamento.

• Tentativo di spiegazione meccanicistica dei fenomeni (modello


della fisica classica).

• Studi soprattutto in condizioni di laboratorio (apprendimento).

E.C. Tolman; J. Loeb; B.F. Skinner.


Skinner box

B.F. Skinner
Storia dell’etologia/III
La scuola propriamente etologica
Comportamento come carattere fenotipico, quindi derivato da
processi selettivi evolutivi durante la filogenesi e quindi
adattato all’ambiente.
Strutture nervose alla base del comportamento, ma necessità
di osservazioni e sperimentazioni anche in natura.

“Tentare di descrivere il comportamento […] in


termini dell’azione dei singoli neuroni dell’animale,
equivarrebbe a tentare di leggere una pagina di un libro
con un potente microscopio”
(A. Manning, 1985).
Storia dell’etologia/III
La scuola propriamente etologica
Comportamento come carattere fenotipico, quindi derivato da
processi selettivi evolutivi durante la filogenesi e quindi
adattato all’ambiente.
Strutture nervose alla base del comportamento, ma necessità
di osservazioni e sperimentazioni anche in natura.

Konrad Lorenz Niko Tinbergen


Storia dell’etologia/IV

Karl Von Frisch Erich Von Holst

• Desmond Morris (Oxford)


• Irenäus Eibl-Eibesfeldt (Max Planck, Seewiesen)
• W.D. Hamilton e R. Dawkins (Oxford)
• E.O. Wilson (Harvard)
• L. Pardi (Firenze)
• F. Papi (Pisa)
Approcci allo studio del comportamento
• Il comportamento degli animali comprende una vasta
gamma di fenomeni, anche molto diversi tra loro.
• Il comportamento è un’espressione della fisiologia
dell’animale, e deriva in ultima analisi soprattutto
dall’azione del sistema nervoso (e ormonale).
• Possibile studiare comportamento partendo dalla
fisiologia (approccio fisiologico)
• Auspicabile però anche studiare l’animale nel suo
insieme, sia nell’ambiente in cui vive (approccio
zoologico) che in condizioni controllate/di laboratorio
(approccio psicologico).
• Utile/necessaria l’integrazione tra i due approcci
Etologia descrittiva e sperimentale
• Necessità della descrizione accurata del
comportamento (morfologia del comportamento).
Etogramma: catalogo di tutti i moduli
comportamentali di un animale
Etologia descrittiva e sperimentale

Gabbiano reale
Larus argentatus
Etologia descrittiva e sperimentale
• Necessità della descrizione accurata del
comportamento (morfologia del comportamento).
Etogramma: catalogo di tutti i moduli
comportamentali di un animale

• Successivo approccio sperimentale tramite modifica


della situazione ambientale (etologia sperimentale).
Ad es. uso zimbelli, rimozione o introduzione stimoli (ambientali o sociali)
presenti, ecc...

Necessario per approfondire conoscenza del


comportamento ed esplorarne i vari aspetti.