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La monarchia fascista.

Sindrome diarchica
e conquista del vertice militare

lorenzo emilio mancini

1. L’anomalia del totalitarismo fascista postbellica), sia di una spinta riformatrice


destinata a tradursi, nel giro di pochi anni,
Riverire due ritratti, osservare due giura- nelle leggi costituzionali pensate e redatte da
menti, rispondere a due saluti e ascoltare due Alfredo Rocco. Tuttavia, il Fascismo fu una
inni: questa fu la paradossale situazione in rivoluzione anomala o lo fu almeno solo in
cui si trovò il popolo italiano durante gli anni parte a causa degli elementi di continuità con
del Fascismo e furono questi alcuni degli il passato che non furono riassorbiti nel cor-
effetti tangibili di quella complessa sindro- so del Ventennio, ma caratterizzarono il regi-
me istituzionale che fu la Diarchia. La Diar- me per tutta la sua durata. Tra questi, il prin-
chia – già da tali semplici esempi lo si può cipale è sicuramente rappresentato dalla
notare – non fu semplice categoria con la presenza di un «tradizionale detentore del
quale si rilesse a posteriori la storia, ma una potere» (Ornaghi-Parsi, La virtù dei miglio-
vera e propria realtà politica, sociale e ri, p. 7), vale a dire dalla monarchia.
soprattutto istituzionale vissuta nel periodo Nel momento in cui ricevette l’incarico
del Fascismo da ogni italiano, dal semplice di presidente del Consiglio dei ministri dal-
impiegato pubblico al prefetto. le mani del re, Mussolini si definì «fedele
La vastissima e non di rado addirittura servo di Vostra Maestà» (Cognasso, I Savoia,
sovrabbondante letteratura sul Fascismo si è p. 937): e non sembra di trovarsi di fronte al
spesso soffermata sull’evento dell’ascesa al puro e semplice impiego di una formula di
potere di Mussolini, sottolineandone gli etichetta. Sorgono infatti, in proposito, due
aspetti rivoluzionari e di rottura con il pas- ordini di considerazioni: il primo è che l’av-
sato; è innegabile che il Fascismo fosse dota- vento al potere del Fascismo si configura per
to sia di una certa carica iconoclasta nei con- molti aspetti, in senso strettamente costitu-
fronti del passato più recente (particolar- zionale, come la soluzione di una crisi di
mente verso la gestione politica della fase governo in termini molto vicini alla norma-

giornale di storia costituzionale n. 9 / I semestre 2005 189


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lità; il secondo riguarda la chiara professio- cipe ereditario o del Reggente durante la reg-
ne di fede monarchica da parte di Mussolini1. genza) e nel 1938 re e Duce vennero equipa-
Anche in Germania (caso frequente- rati nel grado militare con la creazione del
mente, ma non sempre in modo debito, «Primo Maresciallato dell’Impero». Pro-
paragonato a quello italiano) il Cancelliere prio quest’ultimo punto assume una rile-
Hitler aveva ricevuto l’incarico dalle mani vanza notevolissima per l’alto valore simbo-
del capo dello Stato, il presidente Paul Lud- lico della posta messa in gioco. Il rovescio
wig von Hindenburg; con la differenza che, della medaglia fu infatti costituito dall’as-
alla morte dello stesso Hindenburg, Hitler sunzione del titolo di imperatore di Etiopia
avrebbe accentrato nella propria persona le (e poi di quello di re d’Albania) da parte del
due cariche di vertice, capo dello Stato e Can- re d’Italia: ma anche in questa circostanza il
celliere, ciò che non accadde mai in Italia. Il principio diarchico fu riaffermato con chia-
“potere neutro” ipotizzato per le monarchie rezza, in quanto l’imperatore non coincide-
ottocentesche da Benjamin Constant e va con il «Fondatore dell’Impero», titolo
ripreso da Carl Schmitt nella fattispecie pre- spettante al capo del governo e Duce del
sidenziale weimariana si trasformava, così, Fascismo. Se, infatti, sul capo di Vittorio
in Führer (cfr. Schmitt, Il custode della costi- Emanuele III veniva posta – seppure figura-
tuzione, pp. 198-199; Costa, Lo “Stato totali- tamente – un’altra corona (e per di più
tario”, p. 139). imperiale), tuttavia ciò sortiva il duplice
Occorre allora non solo indagare sulla effetto di eclissare politicamente il monar-
fenomenologia della Diarchia, cioè su come ca e di mettere in luce un capo del governo
essa si manifestò, ma anche tentare di che poteva fregiarsi del suddetto appellativo
inquadrarla da un punto di vista eziologico: di Fondatore dell’Impero. Le due figure isti-
derivò cioè da un preciso calcolo mussoli- tuzionali, pur se costituzionalmente subor-
niano mirato a mantenere la Corona come dinate una all’altra, venivano, di fatto, equi-
puro ed utile simbolo o fu invece il sempli- parate fino a dare quasi l’impressione di un
ce frutto di una rivoluzione incompiuta? impero bicefalo.
Se infatti, formalmente, Vittorio Ema- Già si può notare che Mussolini, rifiu-
nuele III e Mussolini erano inizialmente l’u- tando in quell’occasione i titoli di principe o
no capo dello Stato e l’altro Primo ministro, quello di Cancelliere dell’Impero2 che gli
tuttavia fin dal 1925 questo apparente equi- venivano offerti, disse al re che la sola cosa
librio istituzionale cominciò a subire dei che contava era la «continuazione costante
notevoli contraccolpi, come mai si era veri- della nostra collaborazione». Ma se di sem-
ficato prima: il Primo ministro divenne capo plice collaborazione si fosse trattato, il ter-
del governo (con la legge 2263 del 24 dicem- mine Diarchia probabilmente non sarebbe
bre 1925 sulle attribuzioni e prerogative del mai stato coniato: anche Umberto I e Crispi
capo del governo), i reati contro la sua per- o Vittorio Emanuele II e Cavour collabora-
sona furono addirittura compresi, a norma vano! (Cfr. Colombo, Il Re d’Italia). In que-
dell’articolo 117 del Codice Penale, nella sto senso la chiave di lettura di quelle paro-
categoria della lesa maestà (fino a quel le del Duce è offerta ancora dallo stesso Mus-
momento prevista per i soli reati commessi solini, il quale, in uno dei frequenti episodi
nei confronti del re, della regina, del prin- di collera nei confronti del monarca, chiarì

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inequivocabilmente la propria peculiare te dal punto di vista sia giuridico sia istitu-
nozione di collaborazione: «Io lavoro e lui zionale: oltre al potere di nomina e revoca
firma» (Ciano, Diario, p. 120). Tuttavia, nota del Primo ministro Segretario di Stato, dal-
Roberto Martucci, la Corona partivano una serie di canali vita-
li per il fisiologico funzionamento dello Sta-
c’è una supremazia costituzionale del re, ufficiale to, primo fra tutti quello che univa la Dina-
e codificata, che irrita manifestamente il Duce,
stia e le Forze Armate (di cui il re era non per
obbligato a negoziare continuamente per ottene-
re la firma del sovrano. Non sempre tutto scorre nulla capo Supremo e dalle quali riceveva un
liscio e non sempre le udienze reali per la firma dei solenne giuramento di fedeltà).
decreti si riducono a mere formalità. Tuttavia, fu la prerogativa regia di nomi-
[Martucci, Storia costituzionale italiana, p. 233] na e revoca del capo del governo a rivelarsi
fatale per Mussolini: Vittorio Emanuele III,
La questione dei rapporti tra il capo del- nella piena osservanza della legge costitu-
lo Stato e il capo del governo fu uno dei prin- zionale sul capo del governo voluta dallo
cipali argomenti indagati dai giuristi del stesso Mussolini, solleverà nel luglio del
regime: la quantità di contributi è infatti 1943 il Duce del Fascismo dall’incarico
vastissima e tuttavia essa appare, già ad una governativo, facendo controfirmare l’atto di
prima rassegna, caratterizzata da una sostan- revoca da Pietro Badoglio. La fine di Musso-
ziale omogeneità di vedute determinata dal- lini era già stata con ogni probabilità decisa
la preoccupazione di giustificare d’innanzi da tempo: sicuramente, però, la decisione
ad eventuali istanze critiche la novità del regia funse da catalizzatore e mosse acque da
regime fascista. Alcuni giuristi (come Carlo tempo stagnanti, facendo forza su quella
Costamagna e Sergio Panunzio) sottolinea- residua prerogativa che ancora subordinava
rono in particolare che la specificità del caso il capo del governo al monarca.
fascista non poteva essere valutata con le È sostenibile, allora, la tesi del colpo di
categorie classiche della scienza giuridica, Stato regio avanzata in primis dai fascisti del-
perché sottintendeva un discorso politico l’epoca rimasti fedeli a Mussolini? La rispo-
completamente nuovo. Non era ad esempio sta non è certo immediata; a ben vedere,
più pensabile affrontare lo studio dell’allo- infatti, la fine del regime fascista fu decre-
cazione dei poteri avvalendosi della triparti- tata nell’ambito di quell’organo che, in un
zione classica di Montesquieu, dopo l’entra- eventuale scontro di natura diarchica tra
ta in vigore della legge sulla facoltà del pote- poteri dello Stato, facilmente si sarebbe
re esecutivo di emanare norme giuridiche: potuto considerare come una delle roccafor-
«Il legislativo», dirà Sergio Panunzio, ti istituzionali del Duce: il Gran Consiglio del
Fascismo. Tale organo, peraltro privo di
è, oggettivamente, chiunque, soggettivamente, poteri decisionali (se non su marginali que-
faccia le leggi più dell’esecutivo; ed il governo stes-
so quando fa le leggi o emana le norme, non è a sua
stioni riguardanti il PNF) fu, invece, l’istitu-
volta un organo dell’esecutivo, ma del legislativo. zione dello Stato che affiancò il re nella dif-
[Panunzio, Leggi costituzionali del regime, p. 32] ficile revoca di Benito Mussolini, svolgendo
quel ruolo di «supremo consulente della
In questa prospettiva anche la monarchia Corona» attribuitogli dalla dottrina (Fer-
rappresentava un problema non indifferen- racciu, La figura costituzionale del Gran Con-

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siglio, pp. 216-217). Nelle ultime ore di vita fatto – e significativamente – due distinti
del regime, nell’estate del ’43, si verifiche- capi di Stato.
ranno ad una ad una proprio tutte quelle fat- L’analisi del dato istituzionale pone allo-
tispecie prese in considerazione dal legisla- ra anche la questione della classificazione del
tore come extremae rationes difficilmente caso italiano dal punto di vista dei regimi
verificabili, data l’apparente iniziale poten- politici e in modo particolare della sua
za del regime e del suo capo. A posteriori sem- appartenenza al genus “autoritarismo” o
brano profetiche le parole di Paolo Biscaret- “totalitarismo” fino a introdurre, come noto,
ti di Ruffia: l’idea di un «totalitarismo imperfetto»
(Pedio, La cultura del totalitarismo imperfetto).
Il Gran Consiglio, solito a collaborare in diretto Sostiene Domenico Fisichella che
collegamento col Capo del Governo, entra in con-
tatto con la Corona soltanto in quegli estremi dei casi considerati, talvolta o spesso, prototipici –
momenti in cui è in gioco il destino della Nazio- vale a dire Unione Sovietica specie nel periodo sta-
ne, quando il Sovrano, supremo arbitro della liniano, Germania nazional-socialista e Italia
rispondenza di un determinato indirizzo politico fascista – i primi due si confermano, a conclusio-
alle necessità più vitali della collettività naziona- ne dell’analisi qui sviluppata, regimi totalitari.
le, deve addivenire alla nomina di un nuovo Capo Diverso, viceversa, il discorso circa il terzo caso,
del Governo. che va piuttosto classificato tra i regimi autoritari.
[Biscaretti di Ruffia, Le attribuzioni del Gran Con- [Fisichella, Analisi del totalitarismo, p. 225]
siglio del Fascismo, pp. 126-127]
Anche utilizzando come punto di parten-
Tuttavia vi è anche chi, da parte monar-
za l’indagine classica di Hannah Arendt (più
chica, ha visto nella Diarchia una sorta di
incentrata, in verità, sul caso tedesco), il
indebito sopruso fascista nei confronti del-
Fascismo mussoliniano presenta numerose
la forma di governo e della dinastia che fon-
e notevoli anomalie: «Mussolini che tanto
darono l’Italia come nazione: è la tesi della
amava il termine “Stato totalitario”, non ten-
“monarchia fascista” (Orrei, La monarchia
tò di instaurare un regime totalitario in pie-
fascista).
na regola, accontentandosi della dittatura del
Analizzare queste differenti letture del
partito unico» (Arendt, Le origini del totali-
dato storico e il loro intreccio con l’aspetto
tarismo, p. 427). Nota a tal proposito Pietro
istituzionale significa innanzitutto porsi di
Costa:
fronte a problemi di non facile soluzione,
ma anche a luoghi comuni politici e storici Non è la letteratura fascista, ma sono gli scritti dei
prodotti da soluzioni storiografiche troppo militanti antifascisti ad inventare il termine “tota-
agevoli. Analizzare il problema della Diar- litarismo”; i fascisti se ne appropriano successi-
chia vuole allora dire mettere in rilievo i vamente, trasformando un’espressione denigra-
toria nell’orgoglioso contrassegno di una nuova ed
paradossi e le aporie di un bicefalismo de
originale identità politica.
facto nell’ambito di una monarchia de iure. [Lo “Stato totalitario”: un campo semantico nella giu-
In questo senso la nascita della Repubblica spubblicistica del fascismo, p. 64]
Sociale Italiana e del Regno del Sud può
essere vista come estrema conseguenza del Per Hannah Arendt, infatti, il totalitari-
principio diarchico: il re e il suo Primo smo è una forma politica radicalmente nuo-
ministro diventano, infatti, a quel punto di va ed essenzialmente diversa dalle altre for-

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me storicamente conosciute di regime auto- re sistematicamente gli effetti istituzionali


ritario, che porta alle sue estreme conse- della rivoluzione fascista, si potrebbe arri-
guenze le caratteristiche della società di vare alla conclusione che la definizione di
massa, trasformando le classi sociali in mas- “Stato totale” di Carl Schmitt è perfetta-
se di individui, per così dire, intercambiabi- mente adattabile anche al caso italiano: “Sta-
li e sostituisce il sistema dei partiti con un to totale” per Schmitt è la cifra con cui deco-
movimento di massa. Altra questione deter- dificare la crisi irreversibile della società e
minante è, per la Harendt, il trasferimento dello Stato liberali. Lo Stato liberale è duali-
del centro di potere dall’esercito alla polizia. stico, neutrale, non interventista, legislati-
Proprio per quanto riguarda questo vo: è cioè uno Stato fondato sulla netta sepa-
aspetto, il Fascismo costituisce una anoma- razione dalla società, che non prende posi-
lia se non addirittura un processo contrario zione sulle scelte “private” (culturali, etiche,
a quello identificato dalla Harendt: nel 1924 religiose) dei cittadini e non interviene sui
la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazio- processi di produzione e di scambio, facen-
nale venne militarizzata, diventando di fat- do della legge il fondamento dei diritti. Lo
to la quarta Forza Armata ed entrando, così, “Stato totale” è invece quella realtà dove
a far parte di quell’esercito che Mussolini «Stato e società sono ormai coestensivi e i
volle sempre tenere lontano dalla longa problemi sociali sono problemi politici (e
manus del Partito Nazionale Fascista. Il Duce viceversa)» (Costa, Lo “Stato totalitario”, p.
preferiva, infatti, un diretto controllo da 71): lo Stato diventa quindi «l’auto-organiz-
parte del capo del governo che, tuttavia, non zazione della società» (Schmitt, Il custode
si attuò mai pienamente (Fisichella, Analisi della costituzione, p. 129).
del totalitarismo, pp. 229-230; Aquarone, La Lo Stato totalitario fu infatti, nell’analisi
milizia volontaria nello stato fascista, p. 109; di Alfredo Rocco, una necessità utile a por-
Aquarone, L’organizzazione dello Stato totali- re fine ad una situazione politico-istituzio-
tario, p. 291). nale in cui la maggioranza parlamentare era
E proprio la mancanza di un sistema di una «somma di minoranze» all’interno del-
terrorismo poliziesco organizzato (come la quale si scontravano concezioni diverse ed
quello della Germania nazista) è uno dei opposte dello Stato. Carlo Delcroix, nella sua
motivi che porta la Harendt a non classifica- biografia-“agiografia” su Mussolini, defini-
re l’Italia fascista fra i regimi totalitari; diver- rà, più pittorescamente, i parlamentari come
samente da quanto fanno Friedrich e Brze- «i medici omeopatici della farmacia di Mon-
zinski. Entrambi, infatti, non si soffermano tecitorio» (Delcroix, Un uomo e un popolo, p.
analiticamente sui differenti tratti distintivi 181). Era dunque necessario, come sottoli-
di carattere sociale, economico e istituziona- neava Carlo Costamagna, che il processo di
le che qualificano, per la Harendt, un regime unificazione dell’attività sociale si raggiun-
totalitario, optando piuttosto per un profon- gesse non solo mediante la «coordinazio-
do sguardo d’insieme sui sintomi della «sin- ne», ma anche – e soprattutto – mediante la
drome totalitaria» (Stoppino, Totalitarismo, «subordinazione» (Costamagna, Governo,
pp. 1191-1203, in particolare p. 1193). pp. 346-350, in particolare p. 346). «Occor-
Tuttavia, analizzando gli scritti dei giuri- re» – sosteneva da parte sua Sergio Panun-
sti che in età fascista cercarono di teorizza- zio – «un governo oltremodo accentrato,

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potente ed autoritario, rispetto al quale il te3 i deputati a Roma e questi, nel corso di
Leviathano immaginato da Hobbes è ben una loro riunione, approvarono per accla-
pallida e piccola cosa» (Panunzio, Leggi costi- mazione una proposta di legge con la quale si
tuzionali del regime, p. 14); occorreva una creava il grado di Primo maresciallo dell’Im-
nuova nozione di Stato da contrapporre a pero e lo si conferiva simultaneamente al re
quella «dell’abulico e agnostico Stato libe- e al Duce. A seguito di tale decisione si risol-
rale e democratico». se di convocare immediatamente il Senato,
Le parole di Carl Schmitt circa la nozio- allora presieduto da Luigi Federzoni.
ne di “Stato totale” sembrano allora antici- Federzoni ha lasciato nel suo diario la
pate dagli architetti istituzionali del Fasci- minuziosa cronaca del clima di quei giorni;
smo, specialmente se messe in relazione con egli nota con disappunto il comportamento
il brocardo mussoliniano «tutto nello Stato, assolutamente non rispettoso dell’iter par-
nulla fuori dello Stato, nulla contro lo Sta- lamentare e degli aspetti formali da parte
to» (Panunzio, Leggi costituzionali del regime, dei parlamentari fascisti. In qualità di pre-
pp. 7-8). sidente del Senato, Federzoni cercò di «sal-
Tuttavia il dibattito sulla classificazione vare almeno le forme», ma il carattere
del Fascismo dal punto di vista dei regimi irruento, entusiastico e cameratesco,
politici è aperto, vasto e complesso e trova «arrogante e plebeo» dei senatori del PNF
proprio nella questione della presenza della glielo permise solo in parte. Egli avrebbe,
Corona all’interno dello Stato fascista e in infatti, voluto differire la votazione almeno
quella del Comando Supremo delle Forze al giorno seguente, opponendosi anche alla
Armate due punti fondamentali dell’analisi. votazione della legge per acclamazione. Il
Proprio in questo percorso di indagine si risultato fu quello di nominare un’anomala
pone l’episodio, eloquente ed importante sia commissione parlamentare interamente
dal punto di vista della storia delle istituzio- composta da militari con l’incarico di rife-
ni sia da quello della simbologia politica, rire entro cinque minuti dalla sua costitu-
della creazione del grado di Primo mare- zione: si voleva emulare la rapidità della
sciallo dell’Impero e della sua duplice e Camera dei deputati (Federzoni, Italia di ieri
simultanea attribuzione al capo dello Stato e per la storia di domani, pp. 168-177). La tur-
al capo del governo. bolenta seduta, continuamente interrotta da
urla, acclamazioni e canti fascisti si conclu-
se, con grande disappunto del presidente,
con l’approvazione della legge. Il corteo
2. Re e Duce: due capi, una divisa fascista, legge alla mano, si divise per recar-
si a comunicare la notizia e l’esito scontato
Sul finire del Marzo 1938, il presidente del- della votazione a Mussolini a Palazzo Vene-
la Camera Costanzo Ciano e il segretario del zia e al re al Quirinale.
Partito Nazionale Fascista Achille Starace, a L’atteggiamento di cortese freddezza con
seguito di un «irruente e ottimistico discor- cui il re ricevette in seguito i presidenti dei
so sullo stato e sulle prospettive delle Forze due rami del Parlamento e la minaccia di non
Armate» (De Felice, Mussolini, p. 23) da par- apporre la propria firma a quella legge sono
te del Duce, convocarono straordinariamen- già di per se stessi un chiaro indicatore del

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deterioramento in atto dei rapporti fra capo anche se non in maniera definitiva; infatti,
dello Stato e capo del governo nell’ambito dopo una serie di insulti a Mussolini, il
della monarchia fascista (cfr. De Felice, Mus- monarca «più tardi pentito forse della par-
solini, p. 24). taccia che ha fatto al capo del governo, si reca
in pellegrinaggio a Predappio» (Mureddu,
La questione del Maresciallato dell’Impero ha Il Quirinale del Re, p. 83). Riconsiderando,
code. Pare che a Casa Reale si sia parlato dell’ille- poi, a distanza di tempo i fatti dell’aprile
galità della cosa. Mussolini ha fatto richiedere un
parere al Consiglio di Stato: tutto pienamente
1938, il re valuterà il tutto in maniera più
legale. Lo ha mandato al Re con una lettera molto blanda, affermando che «lo Statuto si svol-
secca. Mi ha detto “Basta. Ne ho le scatole piene. ge» (ibidem, p. 81). Ancora nel 1943 «il
Io lavoro e lui firma. Mi dispiace che quanto ave- monarca, tuttavia, ribadisce che “Mussolini
te fatto mercoledì sia perfetto dal punto di vista è una gran testa” e, dopo, il 25 luglio e l’8 set-
legale”. Ho risposto che potremo andare più in là
tembre del ’43, disgustato della politica irre-
alla prima occasione. Questa sarà certamente
quando alla firma rispettabile del Re si dovesse soluta e farraginosa di Badoglio, avrebbe
sostituire quella meno rispettabile del Principe. rimpianto di non averlo al suo fianco» (ibi-
Il Duce ha annuito e, a mezza voce, ha detto: “Fini- dem, p. 85).
ta la Spagna, ne parleremo...” Il monarca ebbe evidentemente timore
[G. Ciano, Diario, p. 120] che l’episodio in questione contribuisse
ulteriormente allo spostamento del vertice
Per ben inquadrare i fatti dell’aprile del
dello Stato dalla Corona al governo e non fu
1938 è utile partire proprio dai commenti di
certamente rasserenato dal parere del Con-
Federzoni e di Vittorio Emanuele III. Il pri-
siglio di Stato richiesto sul caso in questio-
mo ebbe a dire che l’attribuzione simulta-
ne da Mussolini, che, seppure con diversi
nea al Duce e al re del titolo di Primo mare-
distinguo, sanciva la piena legittimità costi-
sciallo dell’Impero rappresentava una «ulte-
tuzionale della creazione del grado di Primo
riore e insana usurpazione delle prerogative
maresciallo dell’impero e della sua duplice
della Corona» (Federzoni, Italia di ieri per la
attribuzione ai due vertici dello Stato. Il
storia di domani, p. 168). Il secondo così si
parere in questione è in realtà quello dell’al-
sarebbe espresso rivolgendosi direttamen-
lora presidente del Consiglio di Stato Santi
te a Mussolini:
Romano (S. Romano, Parere del Presidente del
dopo la legge del Gran Consiglio questa legge è un Consiglio di Stato, pp. 847-849) che, nella sua
altro colpo mortale contro le mie prerogative analisi, prende sostanzialmente in conside-
sovrane. Io avrei potuto darvi, quale segno della razione due questioni: la prima riguarda la
mia ammirazione, qualsiasi grado, ma questa legittimità di una decisione presa dalla
equiparazione mi crea una posizione insostenibi-
Camera a seguito di una convocazione d’ur-
le, perché è un’altra patente violazione dello Sta-
tuto del Regno. genza e la seconda la competenza della crea-
[De Felice, Mussolini, p. 31] zione di nuovi gradi militari.
Per quanto riguarda il primo punto del-
Certo è che la duplice attribuzione del l’analisi, sebbene – nota Romano – nessuna
grado di Primo maresciallo dell’Impero al re disposizione di legge e di regolamento con-
e al Duce incrinò in maniera sensibile i rap- templi espressamente l’ipotesi che la Came-
porti fra Vittorio Emanuele III e Mussolini, ra dei deputati sia convocata d’urgenza, tut-

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tavia si ritiene che essa possa essere con- loro mestiere» (cfr. Catania, Formalismo e
sentita dal principio generale che attribui- realismo nel pensiero di Santi Romano, pp. 17-
sce al presidente della Camera dei deputati 25; Fioravanti, Le dottrine dello Stato e della
ampi poteri discrezionali su tutto ciò che costiutuzione, pp. 443-447).
riguarda il funzionamento della Camera Anche la suprema magistratura ammini-
stessa. Quanto alla creazione di nuovi gradi strativa della nazione sembrava dunque con-
militari, il presidente Romano nota anzitut- tribuire alla legittimazione formale del prin-
to che l’ordinamento dell’esercito non è cipio diarchico; da un punto di vista simbo-
materia su cui possa legiferare il potere ese- lico il re e il Duce erano già stati sostanzial-
cutivo a norma della legge 31 gennaio 1926 mente posti sullo stesso piano, come si è
n.100, quindi la Camera era l’unico luogo visto, in occasione della proclamazione del-
istituzionale nel quale istituire un nuovo l’Impero: al fianco dell’imperatore vi era un
grado mediante legge formale. anomalo capo del governo-Fondatore del-
Da ultimo, Romano si sofferma sull’at- l’Impero; con la duplice e simultanea nomi-
tenzione del legislatore che non solo ha dis- na a Primi marescialli dell’Impero, Mussoli-
posto positivamente circa la creazione di un ni e Vittorio Emanuele III furono formal-
nuovo grado, ma anche negativamente evi- mente equiparati nel rango militare. Se, dun-
tando che tale grado possa essere conferito que, fino a quel momento era ancora abba-
anche ad altre persone; quanto alla simulta- stanza chiaro che il primato di operatività4
nea attribuzione del grado al capo dello Sta- del capo del governo rispetto al capo dello
to e al capo del governo è, per il presidente Stato era da collocare, nello spirito dello Sta-
del Consiglio di Stato, «pienamente legitti- tuto del Regno, in posizione subordinata al
mo, anche dal punto di vista costituzionale, potere della Corona, in seguito a questo epi-
per l’ovvia considerazione che tale conferi- sodio il già delicato equilibrio fra Corona ed
mento non deroga alla disposizione statuta- esecutivo subì un altro grave colpo.
ria per cui il re è il capo supremo dell’Eser- Ma quale era la ratio politica sottesa ai fat-
cito». Tale parere è da ascriversi tra quelli ti in questione? C’è chi vi ha letto le «pre-
di carattere politico che dal 1924 vennero messe per l’assunzione da parte di Mussoli-
redatti anche a titolo personale dai singoli ni del Comando Supremo di tutte le Forze
giudici, sollevando in modo lampante la que- Armate» (Mureddu, Il Quirinale del Re, p.
stione della guida politica dell’amministra- 31); già da tempo, infatti, il maresciallo Emi-
zione (Melis, Il Consiglio di Stato nella storia lio De Bono aveva suggerito al Duce di farsi
d’Italia, pp. 1-19). nominare maresciallo d’Italia. Una tale mos-
La particolareggiata e meticolosa analisi sa, però, avrebbe sortito l’effetto di porre
di Romano non sarà tuttavia per nulla Mussolini in una posizione gerarchicamen-
apprezzata da Vittorio Emanuele III, che così te inferiore a quella degli altri marescialli
commenterà l’esito dell’interrogazione al d’Italia (Badoglio, Pecori Giraldi, Caviglia,
Consiglio di Stato: «I professori di diritto Graziani e lo stesso De Bono) per via del-
costituzionale, specialmente quando sono l’anzianità nel grado; questa soluzione
dei pusillanimi opportunisti come il profes- avrebbe così portato, dal punto di vista di
sor Santi Romano, trovano sempre argo- Mussolini, ad aggiungere un altro problema
menti per giustificare le tesi più assurde: è il a quelli già esistenti. A tal proposito lo stes-

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so Mussolini fece notare che la reazione del creare gradi e/o costruire carriere militari
monarca alla creazione e alla doppia attribu- da attribuire al capo e a personaggi di spic-
zione del grado di Primo maresciallo del- co del regime. Un caso simile fu quello di
l’Impero era «quanto meno isterica» (De Hermann Goering, “numero due” del Reich
Begnac, Taccuini mussoliniani, p. 500) per hitleriano: il Führer elevò dodici ufficiali al
due motivi: il primo era che quel grado, grado di Feldmaresciallo, ma per Goering
secondo il Duce, era frutto di un «decreto creò il grado di gran maresciallo del Reich,
del Parlamento, volontà del popolo», il facendo disegnare per lui un’apposita nuo-
secondo era che il re aveva già condiviso per va uniforme; tale nomina fu corredata inol-
anni il grado di maresciallo d’Italia (istitui- tre dalla più alta onorificenza cavalleresca
to con la legge 28 maggio 1925 n. 8655) con i italiana, il Collare dell’Annunziata, che da
suddetti Diaz, Cadorna, Badoglio, Pecori tempo il generale desiderava e che gli fu
Giraldi, Giardino, Caviglia e De Bono. imposto dal Conte Galeazzo Ciano, apposi-
tamente giunto da Roma (cfr. Mosley, Her-
Perché ora si adontava se della più alta dignità mann Goering, p. 277). L’idea dominante in
militare, la massima, voluta dai rappresentanti del entrambi i regimi era quella della “Nazione
suo popolo, e non certamente da me, venivano
contemporaneamente investiti il Re e il suo primo
in armi” nella quale non vi doveva essere
ministro al quale unicamente si doveva la conqui- alcuna distinzione fra l’ambito politico e
sta dell’Impero? quello militare; tale distinzione non solo si
[De Begnac, Taccuini mussoliniani, p. 500] riteneva inopportuna, ma era anche giudi-
cata dannosa ai fini del successo bellico.
Così s’interrogava il Duce. Una risposta L’attribuzione del titolo di Primo mare-
avrebbe potuto forse già venirgli dalle carat- sciallo dell’Impero a Mussolini e al re sem-
teristiche caratteriali di Vittorio Emanuele brò dunque, in questa prospettiva, voler
III, descritte anni dopo da Domenico Barto- distinguere tra la titolarità del comando sul-
li, storico della monarchia italiana vicino agli l’Esercito spettante al re e l’effettività del
ambienti di Corte: «è un militare ma non gli comando spettante al Duce; ma – nota De
piacciono le ostentate uniformi, i gradi, le Felice (Mussolini, p. 31) – questa tesi non
gerarchie irregolari, i borghesi vestiti da sol- sembra del tutto convincente. Non era infat-
dati» (Bartoli, La fine della monarchia, p. ti necessaria per Mussolini una legittima-
170): ad un problema di natura istituzionale zione di carattere militare per giungere ai
se ne aggiungeva, dunque, un altro legato alla vertici delle Forze Armate: il problema era
formazione e al codice morale del monarca. piuttosto di ordine costituzionale e l’attri-
Nelle parole di Bartoli, che vorrebbero buzione del grado di Primo maresciallo del-
descrivere il pensiero del re, non è difficile l’Impero certamente non lo risolveva. Capo
ritrovare il profilo di molti militari, di mol- Supremo delle Forze di terra, di mare e del-
ti gerarchi e probabilmente dello stesso l’aria (dopo l’istituzione della Regia Aero-
Duce; è evidente la critica ad un certo mili- nautica Militare ad opera del maresciallo
tarismo ostentatorio tipico del Fascismo. dell’aria Italo Balbo) era, infatti, sempre e
Al di là dello specifico caso fascista, sem- comunque il monarca.
bra comunque esserci una sorta di tenden- Resterebbe piuttosto ancora da spiegare
za regolare da parte dei regimi totalitari a il perché della duplice attribuzione al re e al

197
Ricerche

capo del governo. Secondo Enrico Caviglia, Si profilava, dunque, una politicizzazio-
maresciallo d’Italia, eroe della prima guer- ne dei vertici militari, ridotti a semplici ese-
ra mondiale e già ministro della Guerra nel cutori delle «direttive politiche e strategi-
governo Orlando, «Mussolini si sente che» del capo del governo e non, si badi
maturo per assumere il comando delle trup- bene, del “governo”. Tale politicizzazione
pe in guerra e ha più fiducia nella sua stra- delle Forze Armate (Federzoni, Italia di ieri
tegia che in quella di Badoglio» (Caviglia, per la storia di domani, pp. 178-191) si era
Diario, p. 187). Lo stesso Caviglia fa notare realizzata nel corso degli anni anche con un
che i Rr.Dd. n° 866 dell’8 giugno 1925 e n° graduale tentativo di omogeneizzazione fra
68 del 6 febbraio 1927, che avevano rispet- Milizia ed Esercito: la prima veniva milita-
tivamente ordinato l’Alto Comando e isti- rizzata, il secondo “fascistizzato”.
tuito la figura del capo di Stato Maggiore
Generale, sembravano rimessi in discus- La Milizia era divenuta pertanto a poco a poco un
sione da un discorso del 30 marzo 1938 in secondo esercito o l’anti-Esercito [...]. Ed ecco
cui Mussolini così si esprimeva: che essa pretendeva perequare i propri gradi,
improvvisati e regolati quasi sempre per esclusi-
le direttive politiche e strategiche della guerra ven- vo merito politico, a quelli che gli ufficiali dell’E-
gono stabilite dal Capo del Governo; la loro appli- sercito si erano faticosamente guadagnati con
cazione è affidata al Capo del Governo; la loro ese- anni di onorato servizio. [...] Quel delicatissimo
cuzione è demandata al Capo di Stato Maggiore problema dei rapporti fra Esercito e Milizia non
Generale e agli organi dipendenti. fu mai, non che risoluto, affrontato, perché Mus-
[Caviglia, Diario, p. 188] solini non volle rinunziare a un equivoco che egli
riteneva giovevole alla conservazione e al raffor-

La legge 8 giugno 1925 n. 866 reca come titolo Generale più come un ruolo de facto ereditato dalla
«Ordinamento dell’Alto comando dell’Esercito»; la tradizione, che non come una figura militare istitu-
prima parte del testo di legge è, poi, specificamen- zionalmente collocata. Sarà la legge 6 febbraio 1927
te dedicata alla figura del Capo di Stato Maggiore n. 68 ad avere come scopo l’istituzione della carica
Generale. All’art. 1 si afferma che la carica può esse- in questione e della precisa definizione delle sue
re ricoperta esclusivamente da un ufficiale che rive- attribuzioni. In tale provvedimento di legge, tutta-
sta il grado di Maresciallo d’Italia, di Generale d’E- via, il ruolo operativo del Capo di Stato Maggiore
sercito o d’Armata. Per quanto riguarda le dipen- Generale veniva drasticamente ridotto rispetto alla
denze del Capo di Stato Maggior Generale la legge legge del 1925 fino a definirlo, all’articolo 1, «con-
sancisce che per quanto riguarda la materie ineren- sulente tecnico del Capo del Governo» dal quale,
ti la Regia Marina e la Regia Aeronautica egli dipen- ora, dipendeva direttamente anche per le materie
da direttamente dal Presidente del Consiglio; per inerenti il Regio Esercito; gli era, tuttavia, precluso,
quanto, invece, riguarda il Regio Esercito, la legge il rapporto diretto con i Capi di Stato Maggiore del-
dispone che egli dipenda dal Ministro della Guerra. le singole forze armate che doveva avvenire solo
L’articolo 2 delinea in modo abbastanza chiaro il «per il tramite dei rispettivi ministri». Per quanto
profilo operativo della nuova figura (per il testo del- riguarda, da ultimo, la sua informazione circa l’an-
la legge si veda Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia, 17 damento della politica nazionale e coloniale egli, non
giugno 1925 n. 138, pp. 2469-2470). Ma la legge 866 disponendo di un ufficio o di consiglieri ad hoc, è
aveva, come abbiamo visto, quale prima preoccupa- «tenuto al corrente» dal capo del Governo (per il
zione quella di riordinare l’assetto dell’Alto Coman- testo della legge si veda Gazzetta Ufficiale del Regno
do, trattando la figura del Capo di Stato Maggiore d’Italia, 7 febbraio 1927, n. 30, pp. 548-549).

198
Mancini

zamento del suo potere personale, anche se frat- allora «condizionata al tacito patto che egli,
tanto minava la compagine delle Forze Armate alla sua volta, rimanesse subordinato al Re»
italiane.
[Federzoni, Italia di ieri per la storia di domani, p.
come già era successo in occasione del pri-
182] mo governo Mussolini nel 1922, in cui, non
certamente a caso, ministro della Guerra e
La Milizia, che aveva preso il posto della ministro della Marina erano rispettivamen-
Guardia Regia, si configurava sempre di più te Diaz e Thaon de Revel.
come una sorta di quarta forza armata «col Mussolini ritenne che tale processo
suo stato maggiore, coi suoi organici, i suoi potesse essere ulteriormente rafforzato da
corpi tecnici, le sue numerose specialità» una capillare penetrazione del partito fra gli
(ibidem); questo quadro risultò ancora più ufficiali: dopo anni di dibattito sull’opportu-
evidente con la sua militarizzazione. Ad nità del tesseramento dei militari si comin-
un’analisi più approfondita del dato, però, ci ciò non solo a raccomandarlo caldamente ma
si accorge che, al di là dell’immagine di anche a «praticare la selezione fascista degli
potenza e di autonomia, la militarizzazione ufficiali» (De Leonardis, Monarchia, Fami-
della Milizia comportò la sua sottomissione glia Reale e Forze Armate, p. 187).
al re mediante il giuramento di fedeltà (in A tal proposito appare emblematico un
quanto forza armata), allontanando così il episodio avvenuto in uno dei luoghi consi-
pericolo che si creasse all’interno dello Sta- derati la punta di diamante dell’Esercito Ita-
to una sorta di “esercito privato” del capo del liano, cioè la Scuola Ufficiali di Pinerolo di
governo Duce del Fascismo. La Milizia cui era comandante il Generale Raffaele
Volontaria per la sicurezza nazionale, in base Cadorna; fu proprio lui a leggere agli ufficia-
ai Rr.Dd.L 14 gennaio e 8 marzo 1923, era li chiamati a rapporto la circolare inviatagli
«al servizio di Dio e della Patria italiana, ed dal Segretario del Partito circa l’invito a rac-
[...] agli ordini del capo del Governo» ed il cogliere le iscrizioni al PNF degli ufficiali.
suo giuramento era «Nel nome di Dio e del- Dopo aver dato lettura di quel testo, il gene-
l’Italia, nel nome di tutti i caduti per la gran- rale lesse anche ai presenti l’articolo 10 del
dezza dell’Italia, giuro di consacrarmi tutto e regolamento disciplinare del Regio Esercito
per sempre al bene dell’Italia». che prescriveva l’assoluto divieto per gli uffi-
Con il R.d.l. 4 agosto 1924 – come si è ciali in servizio permanente effettivo di
visto – essa entrò a far parte delle Forze appartenere a qualsiasi associazione politica.
armate dello Stato ed i suoi componenti pre- Il generale aveva così adempiuto al suo
starono quindi giuramento di fedeltà al re dovere (o meglio ai suoi doveri) di fedele
secondo la formula consueta. Nessun mem- esecutore delle disposizioni dello Stato e di
bro della MVSN si levò a difendere il regime garante della disciplina militare, che in quel-
il 25 luglio 1943 (De Leonardis, Monarchia, la particolare situazione significava creare
famiglia reale e forze armate, p. 190). un conflitto di ruoli non indifferente. In
Quanto alla fascistizzazione dell’Esercito seguito all’episodio della Scuola Ufficiali di
è da notare che tale processo si scontrava – Pinerolo, non vennero presi provvedimenti
per converso – con il problema della fedeltà disciplinari da parte del partito nei confron-
dei militari al sovrano: la subordinazione ti del generale; tuttavia si cercò di ostacola-
delle Forze Armate al capo del governo era re in tutti i modi l’avanzamento di Cadorna

199
Ricerche

a ruoli di comando più elevati e con maggior giuridicamente capo dello Stato» (ibidem,
operatività (De Leonardis, Monarchia, Fami- p. 260). Come è facile notare, l’espressione
glia Reale e Forze Armate, p. 188). si presta a diverse interpretazioni a secon-
La confusione tra l’ambito politico e da del peso dato alle parole e ai ruoli. Innan-
quello militare era altissima e ciò che avve- zitutto la forma di governo è definita come
niva da un punto di vista politico al vertice, il «regime fascista del capo del Governo»,
immancabilmente si rifletteva sulla base con ponendo in modo chiaro ed esplicito l’ac-
atti e comportamenti tra loro confliggenti e cento sul ruolo istituzionale di quest’ulti-
sintomatici del più importante conflitto isti- mo. Il re è visto «interprete del popolo e
tuzionale in atto. capo dello Stato», ma l’avverbio «giuridi-
Ad una prima lettura dei fatti analizzati è camente» si presta ad una duplice lettura: lo
difficile trovare un filo conduttore che leghi si può intendere nel senso di una piena
logicamente gli avvenimenti, quanto meno legittimazione costituzionale nell’esercizio
da un punto di vista spaziale o temporale: delle prerogative regie, ma anche come un
tuttavia, essi assumono una connotazione de jure che ne indebolirebbe l’effettività del
diversa se letti nella prospettiva di una con- ruolo: in questo secondo caso la Corona
valida del principio diarchico anche da un sarebbe concepita come semplice simbolo
punto di vista formale e in quella di un pro- dell’unità della Nazione, effettivamente gui-
gressivo orientamento del governo verso una data dal capo del governo.
profonda e radicale riforma dello Stato e del- Tali riflessioni non rimasero pure spe-
lo Statuto. Si ha infatti l’impressione che con culazioni dei giuristi, ma si tradussero in veri
la sostanziale formalizzazione del modello e propri episodi in cui il conflitto istituzio-
diarchico (realizzata, per esempio, median- nale in atto si fece pesantemente notare. Nel
te l’istituzione e la duplice attribuzione del maggio del 1938, per esempio, in occasione
Primo Maresciallato dell’Impero), esso si della visita di Hitler a Roma (che segue di
trovi già sorpassato da una nuova forma di due mesi l’istituzione del Primo Marescial-
esercizio del potere tesa alla riduzione della lato dell’Impero), si verificarono alcuni inci-
Corona a puro simbolo, se non addirittura denti di carattere protocollare nei confron-
alla graduale estromissione della figura regia ti del Führer. Il ministro degli Esteri tedesco
dalla scena politica italiana; di ciò sarebbe- Von Ribbentrop avrà a dire a Mussolini:
ro conferma le parole di Ciano, in particola- «l’unica cosa buona fatta dalla social-demo-
re quella espressione – «andare più in là alla crazia in Germania è stata di liquidare per
prima occasione» (Ciano, Diario, p. 9) – sempre la monarchia» (Ciano, Diario, p.
suggerita a Mussolini. 132). Nota a tal proposito Galeazzo Ciano:
Il caso italiano, dunque, sembra mostra-
re delle peculiarità che anche la dottrina non La Corte non ha voluto minimamente abdicare, si
ha mancato di mettere a fuoco: Sergio è rivelata di una ingombrante inutilità. All’arrivo
Panunzio lo definisce il «regime fascista del il popolo ha provato grande delusione nel vedere
che il fondatore della potenza politica italiana non
capo del Governo» (Panunzio, Il fondamen-
era al fianco del Führer nel trionfo delle vie impe-
to giuridico del fascismo, p. 248), inteso tut- riali, da lui concepite e realizzate. I tedeschi, l’han-
tavia come «sottospecie del genere Monar- no forse sentito quanto noi.
chia» in cui il re è «interprete del popolo e [Ibidem]

200
Mancini

Etiopia. Una manifestazione di coloni italiani dopo la conquista.

rivoluzioni» (Federzoni, Italia di ieri per la


Proprio in occasione di questa visita si storia di domani, p. 166) e appunto in questa
percepirà lo stridente accostamento tra i due prospettiva la questione del Primo Mare-
regimi rivoluzionari tipicamente novecen- sciallato dell’Impero può essere meglio
teschi, e una monarchia di antichissima tra- compresa e decifrata. Nel 1943 si cercherà
dizione intenta a recuperare un proprio spa- di giustificare la cobelligeranza con gli anglo-
zio vitale di fronte alla “tracimazione”poli- americani proprio fornendo questa argo-
tica, simbolica ed istituzionale del regime mentazione: l’alleanza italo-tedesca non era
fascista. un’alleanza fra Stati, ma fra rivoluzioni.
Tutto l’ambiente è ammuffito: una dinastia che è
Infatti, pochi mesi prima della visita a
vecchia di mille anni, non ama l’espressione di Roma (precisamente nel febbraio del 1938),
un regime rivoluzionario. Ad un Hitler, che per il Führer aveva assunto anche il comando del-
loro non è altro che il parvenu, preferiscono un le forze armate e ciò, chiaramente, in vista di
qualsiasi reuccio, magari di Danimarca o di Gre- un ormai imminente inizio dell’offensiva
cia, con un pezzo di corona e un numero impre-
cisato di quarti.
bellica. Ma mentre per Hitler, capo dello Sta-
[Ibidem] to e capo del governo, attribuirsi una nuova
carica o funzione non costituiva una diffi-
Lo stesso Federzoni nota a tal proposito coltà insormontabile, per Mussolini, “sem-
che tra Italia e Germania sussiste un rappor- plice” capo del governo, il problema non era
to di «indispensabile parallelismo delle due di soluzione facile e immediata. «Conveni-

201
Ricerche

va raggiungere l’obiettivo per altra via: do stati entrambi elevati a quel titolo simul-
occorrevano anzitutto un grado e un’unifor- taneamente: l’unica “superiorità” di cui il re
me» (Federzoni, Italia di ieri per la storia di poteva ancora beneficiare, seppure con dif-
domani, p. 167). ficoltà, era quella sancita dallo Statuto e dal-
Il problema fu evidente da subito anche le leggi costituzionali che si riveleranno non
in senso simbolico, in quanto il Duce pote- per nulla la chiave di volta dei fatti del 25
va ora indossare, come il suo sodale, l’uni- luglio 1943.
forme militare con le stellette e la doppia Sembra dunque corroborarsi la tesi
greca. Quello che più interessa la lettura del secondo cui la creazione del grado di Primo
dato storico non è tanto il fatto che Musso- maresciallo dell’Impero e la sua duplice
lini potesse fregiarsi del più alto grado mili- attribuzione al capo dello Stato e al capo del
tare dell’Impero con tutti i privilegi connes- governo avrebbe avuto un fine principale ed
si, quanto piuttosto che il capo del governo un effetto correlato; il fine principale sareb-
fosse ora a tutti gli effetti un militare del be stato quello di attribuire al Duce il con-
Regio Esercito con il grado più alto della trollo politico e militare delle Forze Armate
gerarchia: la guerra incalzava e il grado sim- in vista dell’imminente inizio dell’offensiva
bolico ed onorifico di Caporale d’onore del- bellica al fianco della Germania di Hitler;
la Milizia, ricoperto dal Duce, non era più l’effetto correlato sarebbe stato di portare il
sufficiente6. La confusione tra l’ambito poli- principio diarchico fino alle sue estreme
tico e quello militare risultava così via via conseguenze, mettendo in discussione
maggiore in seguito alla caduta definitiva e anche la superiorità formale del re dopo
formale del già labilissimo confine tra i due avergli già sottratto, in concreto, numerose
ambiti nel quadro del regime fascista. prerogative.
Infatti, l’attribuzione a Mussolini di un Anche nella quotidianità del Paese, l’am-
qualsivoglia alto grado esistente nell’ordi- biguità generata dalle conseguenze dell’isti-
namento militare italiano avrebbe creato tuzione del Primo Maresciallato dell’Impe-
l’ambiguità di conferirgli lo status di milita- ro non tardò a farsi notare, con risvolti tal-
re del Regio Esercito, ma di porlo, al tempo volta grotteschi: la dicitura al plurale «Pri-
stesso, in una posizione subordinata al Capo mi Marescialli dell’Impero» era impiegata
di Stato Maggiore Generale (che nella fatti- secondo Ferderzoni per «usare un riguar-
specie era, come abbiamo visto, il mare- do, del resto puramente formale al Re», in
sciallo Badoglio7) per via del grado o del- quanto in ogni pubblica manifestazione la
l’anzianità nel grado; il Capo di Stato Mag- Diarchia si era resa tangibile. Non mancò chi
giore Generale sarebbe stato a propria volta propose di commissionare ad un composi-
subordinato al capo del governo secondo tore un nuovo inno risultante dalla fusione di
quanto previsto dai già citati Regi decreti 8 quello regio, la «Marcia Reale», e di quello
giugno 1925 n. 866 e 6 febbraio 1927 n. 68. fascista, «Giovinezza» (Federzoni, Italia di
A ciò si aggiunga che il re Primo mare- ieri per la storia di domani, p. 167).
sciallo dell’Impero, da un punto di vista Rimane tuttavia senza risposta un inter-
meramente militare, non poteva argomen- rogativo dal peculiare valore sia politico, sia
tare la sua superiorità gerarchica su Musso- istituzionale, sia – ancora – simbolico: per-
lini adducendo l’anzianità nel grado, essen- ché Mussolini, nel maggio del ’38, durante la

202
Mancini

grande parata militare su Via dell’Impero, Marinetti e il futurismo, p. 576). «L’Italia uni-
non indossò l’uniforme dell’Esercito italia- co sovrano», scrisse il padre del futurismo
no con i gradi da Primo maresciallo dell’Im- nel Manifesto del Partito Futurista Italiano:
pero e il berretto d’ordinanza con la doppia la monarchia era, per dirla con le sue paro-
greca, ma la solita uniforme da Primo Capo- le, «passatista» (ibidem, pp. 152-158).
rale della Milizia con camicia nera e il fez con Doveroso punto di partenza di ogni ricer-
l’aquila imperiale? ca è in generale l’analisi di documenti rite-
nuti eloquenti circa la realtà dell’oggetto di
analisi. Esistono tuttavia campi di studio nei
quali altrettanto importanti e talvolta fonda-
3. L’«Eroe latino» e il «Mas veloce»: qualche mentali sono i “silenzi” della storia, ovvero
provvisoria conclusione ciò che deliberatamente non fu detto o non
si volle dire. La ricerca di un esauriente e
L’episodio in questione, al di là della vicen- soddisfacente profilo istituzionale della figu-
da di storia delle istituzioni militari ad esso ra regia nel periodo fascista oscilla ripetuta-
sottesa, getta luce su notevoli altri fronti di mente proprio verso questo genere di inda-
indagine, primo fra tutti quello del “proble- gine del “non detto”.
ma del capo” in epoca fascista. Certamente il A fianco di un’ingente mole di letteratu-
Fascismo attuò un processo di sacralizzazio- ra giuridica e politologica centrata sul capo
ne della politica (cfr. Gentile, Il culto del lit- del governo fascista si riscontrata, infatti,
torio), producendo tuttavia l’effetto (solo l’esistenza di una sorta di “deserto” nel
apparentemente paradossale) di desacraliz- momento in cui ci si avventuri alla ricerca di
zare ciò che di sacro vi era secondo lo Statu- fonti e documenti che, con la stessa dovizia
to del Regno: la persona del re. di particolari, affrontino il tema del capo
Durante il Fascismo si udranno rara- dello Stato. Tale situazione evidentemente
mente parole come quelle pronunciate da appare sintomatica di una precisa imposta-
D’Annunzio – e tuttavia riportate da Umber- zione da parte del regime. E le eccezioni,
to Barengo nelle colonne del Dizionario di naturalmente, appaiono proprio per questo
Politica del PNF – in occasione dell’ascesa al ancor più significative.
trono nel 1900 del giovane re Vittorio Ema- Ecco allora che Julius Evola, nel saggio
nuele III: «T’elesse il destino, all’alta impre- dal titolo Il fascismo e l’idea politica tradizio-
sa audace. Tendi l’arco, accendi la face, col- nale (in un paragrafo che dedica espressa-
pisci, illumina, eroe latino!» (Barengo, Vit- mente alla Diarchia), afferma che quella par-
torio Emanuele III, pp. 621-625). Molto più ticolare sindrome istituzionale era dopotut-
frequenti furono gli scrittori che divinizza- to caratterizzata da una specifica propria
rono la persona del Duce: tra loro il nome identità e non si poteva considerare alla stre-
più illustre è certamente quello di Filippo gua di un ibrido o di un difetto della forza
Tommaso Marinetti il quale, pur non aven- rivoluzionaria del movimento mussolinia-
do condiviso le scelte politiche dell’amico no. Rex e dux incarnavano cioè, rispettiva-
Mussolini, continuò a vedere in lui il proto- mente, il principio della sovranità sacro e
tipo dell’uomo futurista la cui volontà «fen- intangibile e colui che in particolari momen-
de la folla come un mas veloce» (Marinetti, ti della vita dello Stato esercita poteri ecce-

203
Ricerche

zionali in una posizione esposta; al dux, inol- più complete prospettive di lettura lungo le
tre, erano richieste le qualità di un indivi- migliori direttrici additate dalla collabora-
duo superiore alla norma e particolarmente zione fra storia costituzionale ed altre disci-
dotato, non dovendo egli trarre la propria pline (cfr. Ornaghi, Scienza politica e Storia
autorità da una pura funzione simbolica costituzionale, pp. 9-16).
non-agente e, per così dire, «olimpica». I molti sforzi che spesso si fanno per
Quanto mai calzante appare quest’imma- capire la mentalità politica e giuridica di
gine usata da Evola relativamente al luogo quegli anni non devono rimanere in defi-
dove gli antichi greci ritenevano abitassero le nitiva un puro esercizio di storia erudita o
divinità. Il Quirinale assumerebbe cioè in di “archeologia contemporanea” teso a
taluni frangenti i caratteri dell’Olimpo: un descrivere – seppure con precisione – i fat-
luogo magari meraviglioso, ma al quale sono ti, le istituzioni, le strutture e i sistemi di
di fatto limitate le possibilità di contatto con quel tempo. Per non commettere un simi-
la realtà politica del Paese. le errore si tratta di ricorrere a nulla più che
Si ha in sostanza l’impressione di un re un vecchissimo antidoto proprio della
talvolta ignorato dal Fascismo, talvolta ele- ricerca scientifica: rileggere vecchi argo-
vato al supremo rango di Pontifex della sovra- menti con nuovi occhi e interrogarli con
nità (come nel caso dell’acquisizione del nuove domande.
titolo di imperatore di Etiopia), ma di fatto
sempre privato di molte sue prerogative e
relegato in “spazi non decisionali” della vita
del regime: il vecchio adagio latino promo- Bibliografia
veatur ut amoveatur sembra trovare nel caso
Aquarone (A.), La milizia volontaria nello stato fascista, in A.
del re d’Italia una sua peculiare via di realiz-
Aquarone-M. Vernassa (a cura di), Il regime fascista,
zazione. Il monarca assurge persino al ruolo Bologna, Il Mulino, 1974;
di imperatore, venendo così collocato in una Aquarone (A.), L’organizzazione dello Stato totalitario, Torino,
sorta di “empireo istituzionale” dal quale Einaudi, 1965;
Arendt (H.), Le origini del totalitarismo, Torino, Edizioni di
può solo parzialmente accedere alla concre- Comunità, 1999;
ta vita politica: è il capo del governo che Barengo (U.), Vittorio Emanuele III, in PNF (a cura del), Dizio-
dovrebbe fungere da unico tramite fra il nario di Politica, Roma, Istituto dell’Enciclopedia, 1940,
vol. IV;
popolo e la Corona. Bartoli (D.), La fine della monarchia, Milano, Mondadori,
Il progetto fascista non si realizzerà però 1947;
completamente, se è vero che, proprio attra- Biloni (V.), La vita di Mussolini narrata ai fanciulli, Brescia,
Vannini, 1929;
verso la figura e l’opera del capo dello Stato, Biscaretti di Ruffia (P.), Le attribuzioni del Gran Consiglio del
al contrario, partirà e si concretizzerà l’iso- Fascismo, Milano, Giuffrè, 1940;
lamento del capo del governo culminante Catania (A.), Formalismo e realismo nel pensiero di Santi Roma-
nella sua revoca e nel suo arresto. no, in Conforti-Dini-Festa, Realismo e mito politico,
Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 1995;
Se si considerano tutti questi aspetti, Ciano (G.), Diario, Milano, Rizzoli, 2000;
emerge chiara l’esigenza di creare nuovi col- Caviglia (E.), Diario (aprile 1925-marzo 1945), Roma, Gerardo
legamenti fra argomenti abbondantemente Casini, 1952;
Cervi (M.) (a cura di), Mussolini. Album di una vita, Milano,
studiati in quanto tali, ma non sempre letti Rizzoli, 1992;
sotto una luce che ne mettesse in evidenza le Cognasso (F.), I Savoia, Milano, Dall’Oglio, 1970;

204
Mancini

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1999; no, Giuffrè, 1997;
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Ricerche

1 Guido Melis parla a tal proposito corrispondenza rispettivamente foggia militare con una «V» rove-
di «intima contraddizione di un con l’elemento «statico» e con sciata su sfondo nero e l’aquila
regime a vocazione totalitaria quello «dinamico» della nazione. imperiale sottostante, cucita sulla
costretto a svilupparsi nell’alveo Tale corrispondenza si ripropone spalla sinistra. Tale grado (con
della forma istituzionale monar- ai vertici del Regno: al capo dello relativa uniforme) sarà comunque
chica e nella vigenza dello Statuto Stato pertiene la funzione rappre- utilizzato da Mussolini anche dopo
Albertino» (Fascismo, p. 272). sentativa dello Stato medesimo, il conferimento del Primo Mare-
2 Il re manifestò, in occasione della giustapposta (o contrapposta) a sciallato dell’Impero. Si veda M.
proclamazione dell’Impero nel quella attiva e direttiva del capo del Cervi (a cura di), Mussolini. Album
1936, l’intenzione di elevare il governo. (Cfr. Rocco, pp. 195-202; di una vita, Milano, Rizzoli, 1992,
Duce al rango di principe; tale tito- Panunzio, pp. 3-13; Costamagna, in particolare le pp. 179-195.
Capo del Governo, pp. 390-392; 7 La rivalità e l’antipatia tra il mare-
lo sarebbe stato addirittura esten-
sibile a tutta la famiglia e trasmis- Costamagna, vol. II, pp. 346-350; sciallo Badoglio e Mussolini sono
sibile alla progenie. Mussolini De Francesco, Corona, vol. I, pp. abbastanza risapute: la situazione
finirà per accettare solamente il 627-628). si acuì in particolare dopo la dis-
5 La legge in questione convertì il fatta italiana sul fronte greco con la
cavalierato di Gran Croce dell’Or-
dine militare di Savoia, la più alta Regio Decreto Legge del 4 novem- conseguente sostituzione di Bado-
onorificenza delle Forze Armate bre 1924 n.108 relativo all’istitu- glio nel ruolo di capo di Stato Mag-
(cfr. Mureddu, Il Quirinale del Re, zione del grado di maresciallo d’I- giore Generale con il Generale
pp. 80-81; Corsini, Il Capo del talia per il Regio Esercito e di Cavallero. Tuttavia ancora nel 1939
Governo nello Stato fascista, pp. «Grande Ammiraglio» per la si rintracciano documenti come il
105-120). Regia Marina. Simultaneamente la R.d. 27.02.1939-XVII n. 537
3 La Camera era chiusa, ma i depu- legge in questione attribuiva al recante come titolo «Autorizza-
tati, convocati a Roma da Achille Duca della Vittoria, Generale zione di Grazzano Monferrato in
Starace, svolsero ugualmente una Armando Diaz e al Conte Genera- Provincia di Asti a modificare la
riunione a Montecitorio nella qua- le Luigi Cadorna il grado di mare- propria denominazione in Grazza-
le approvarono la proposta del sciallo d’Italia e all’Ammiraglio no Badoglio». Si tratta del paese
presidente della Camera Costanzo Paolo Tahon de Revel quello di natale del Maresciallo d’Italia,
Ciano. Sul tema della convocazio- «Grande Ammiraglio» (per il autorizzato a modificare il proprio
ne dei deputati si veda Colombo, Il testo della legge si veda Gazzetta nome includendovi il cognome del
Re d’Italia, pp. 235-249. Ufficiale del Regno d’Italia, 16 giu- suo più illustre cittadino (Raccolta
4 Dall’analisi dei concetti di «Sta- gno 1925 n. 138, p. 2430). ufficiale delle Leggi e dei Decreti del
6 Frequenti sono le immagini del Regno d’Italia, p. 481).
to» e di «governo» operata dai
giuristi del regime, emerge la loro Duce che indossa un’uniforme di

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