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1.

UNA NUOVA CLASSE DIRIGENTE:

I LIMITI DELLA POLITICA ECONOMICA DELLA DESTRA:


A quindici anni dall’ascesa al potere della Destra si era creato un grande distacco tra i gruppi
dirigenti e la società. Questo soprattutto perché la Destra non era riuscita a rappresentare gli
interessi del nuovo ceto industriale. La sua politica economica era basata prevalentemente su un
modello di sviluppo agrimanifatturiero e sul liberoscambismo, che però non andava in contro al
bisogno di migliore l’apparato produttivo e ostacolava l’investimento dei capitali nel settore
industriale.

CRISI DELLE MANIFATTURE CENTROMERIDIONALI; NUOVI CENTRI INDUSTRIALI:


La Destra operò una politica economica di tipo liberista, che da una parte aveva agevolato
l’esportazioni dei prodotti agricoli e tessili, dall’altra aveva messo in crisi il settore industriale
davanti alla concorrenza internazionale. Il settore agricolo acquisì molta importanza grazie
all’aumento di domanda internazionale dei loro prodotti. Invece nel Sud, per quanto riguarda il
settore manifatturiero, molte fabbriche (le più povere e deboli), che fino ad ora erano sopravvissute
grazie al protezionismo (dazi doganali), furono costrette a chiudere poiché non riuscirono a
competere con la concorrenza mondiale; eccezione per l’industria tessile padana. Nacquero nuovi
centri industriali, tra cui Milano, Genova e Torino, dove si svilupparono nuovi settori industriali
(chimico, alimentare,cartario).

NUOVO CETO INDUSTRIALE :


Grazie allo sviluppo delle ferrovie anche le poche fabbriche meccaniche esistenti in Italia poterono
inserirsi nel mercato dei prodotti ferrovieri. Questo sviluppo portò alla formazione di una nuova
aristocrazia finanziaria costituita da banchieri, ricchi mercanti e proprietari fondiari che si unirono
in compagnie ferroviarie volte ad investirei i propri capitali nel settore ferroviario per trarne dei
vantaggi. Insieme alla nascita di questi ceti vi fu anche quella relativa ai primi istituti bancari
moderni.

LA CRISI DELLA DESTRA:


Se nel sud le industrie erano entrate in crisi in quanto non erano state in grado di competere contro
la concorrenza, nel Nord, grazie alla formazione di un nuovo sistema industriale guidato da un
nuovo ceto sociale di imprenditori,che stavano cercando di affermare la propria identità di gruppo
sociale, le fabbriche non risentirono della pressione della concorrenza internazionale.
Successivamente questi imprenditori chiesero allo stato una politica industriale in grado di tutelarli,
infatti questi imprenditori erano realmente interessati a migliorare l’apparto produttivo, ad investire
i propri capitali nei diversi settori industriali e a cercare una manodopera qualificata ed istruita.
Tutte queste iniziative richiedevano una nuova politica economica, diversa da quella della destra,
più interessata a pareggiare il bilancio e a rispettare i principi del liberismo. Nel 1874 la
maggioranza parlamentare della Destra si era fortemente ridimensionata, così, due anni dopo,
esplose la crisi definitiva. Questo soprattutto a causa della questione delle concessioni
ferroviarie. Le concessioni che sino a quel momento avevano permesso alle compagnie ferroviarie,
create da questi banchieri e finanzieri, di gestire il sistema ferroviario italiano, erano scadute. La
proposta della destra fu quella di affidare la gestione del sistema ferroviario direttamente allo Stato,
mentre la sinistra, che rappresentava gli interessi dei banchieri e dei finanziari, non era d’accordo.
Alle elezioni la sinistra ottenne la maggioranza e questo determinò la caduta della Destra di
Marco Minghetti. A questo punto Agostino Depretis, un contadino che sino a quel momento
aveva guidato la sinistra venne nominato presidente del consiglio. Da questo momento molti
membri della destra (sconfitti) decisero di passare alla sinistra permettendo a Depretis di allargare il
numero dei suoi sostenitori.

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LE COMPONENTI SOCIALI DELLA DESTRA E DELLA SINISTRA:
I fatti che causarono la fine della Destra e l’elezione di Depretis costituiscono la cosiddetta
rivoluzione parlamentare. Oggi, quando si parla di Destra e Sinistra si intendono due movimento
molto diversi aventi ideali e programmi opposti; al tempo questa differenza non era così evidente,
infatti almeno dal punto di vista sociale gli uomini della Destra e quelli della Sinistra non erano
molto diversi. La Sinistra era costituita da tre componenti principali: i liberali moderati, i
mazziniani moderati (Zanardelli, Cairoli) e la Sinistra del Sud che rappresentava gli interessi della
stessa borghesia. La Destra invece rappresentava principalmente gli interessi degli imprenditori
agricoli, dei grandi proprietari terrieri e dei contadini, che avevano totalmente appoggiato la politica
liberista della Destra, che attraverso la libertà degli scambi commerciali aveva permesso di
esportare i loro prodotti ovunque, traendo così grandi profitti.

IL PROTEZIONISMO E IL PROGRAMMA DELLA SINISTRA:


La politica liberista, proposta dalla Destra, nel 1873 entrò in crisi; essa fu dovuta alla crisi del
capitalismo mondiale che spinse i paesi industrializzati a rinunciare alla politica liberista e ad
adottare nuove misure di sicurezza come i dazi doganali. La crisi del capitalismo fu dovuta
principalmente ad un forte squilibrio tra produzione e consumo e il mercato, infatti, non era così
grande da poter ospitare l’enorme quantità di prodotti dei vari settori. Le aziende, quindi, si
riempirono di merci invendute; molte adottarono la liquidazione totale e il prezzo dei prodotti subì
di conseguenza un calo notevole, altre fallirono e furono costrette a chiudere. L’unica soluzione per
risolvere questa crisi fu quella di adottare il protezionismo che attraverso l’imposizione dei dazi
doganali favoriva il mercato interno proteggendolo dalla concorrenza internazionale. Anche gli
industriali, che in un primo tempo erano a favore del liberismo, accettarono la politica protezionista.
La crisi, però, colpì anche le aziende agricole, le non poterono competere con i prezzi della
concorrenza (grano americano) e per questo motivo anche queste aziende dovettero accettare il
protezionismo. Quindi la Sinistra si ritrovò ad allargare la cerchia dei suoi sostenitori (industriali e
agricoltori).

2.UNA NUOVA ITALIA NEL CONTESTO INTERNAZIONE:


POLITICA RIFORMATRICE DELLA SINISTRA E ALLARGAMENTO BASI SOC STATO:
L’ASCESA DELLE CLASSI LAVORATRICI: sia i contadini che gli operai, fortemente danneggiati
dalla crisi del ’73 chiedevano maggiori salari e lavori meno precari, organizzando delle vere e
proprie lotte. Attraverso queste lotte sociali, essi sperimentavano nuove strutture organizzative. In
questo senso una delle idee principali del programma di Depretis era quella di allargare le basi
sociali dello stato. Infatti, gli esponenti della sinistra, cercarono di ottenere l’appoggio delle masse
operaie e degli artigiani attraverso numerose riforme a loro vantaggio:
1. l’abolizione della tassa sul macinato (molto odiata dai contadini);
2. l’obbligatorietà della scuola primaria (legge Coppino);
3. la creazione di una legislazione sociale, che limitava lo sfruttamento dei bambini e delle
donne nel lavoro.
Il punto più significativo della politica della sinistra fu la modificazione della legge elettorale;
ora cambiarono i requisiti per poter votare: il diritto al voto si era esteso agli uomini aventi 21 anni
compiuti, alfabetizzati, e a coloro che pagavano 20lire di tasse. Quindi il numero degli elettori al
parlamento si quadruplicò, arrivando circa a 2ML. Per la prima volta anche la piccola borghesia e i
ceti sociali più emarginati sino a quel momento, poterono partecipare alle elezioni. L’estensione
del diritto di voto provocò un cambiamento a livello dei meccanismi di rappresentanza: il deputato,
ovvero il candidato alle elezioni, poteva contare su una base di consenso più larga. In alcune zone
rurali i sistemi clientelari permisero ai diversi notabili locali di essere eletti, mentre in altre zone
l’allargamento del suffragio provocò dei grandi cambiamenti, per esempio nell’elezione di Imola
venne eletto Andrea Costa, considerato uno dei maggiori esponenti del socialismo in Italia. La sua

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elezione rendeva evidente il fatto che il movimento dei lavoratori stava assumendo un importante
ruolo all’interno della società italiana.

TRASFORMISMO: con questo termine si intende l’assenza di maggioranza e opposizione, nel


senso che non esistono più due partiti opposti, con ideali e programma differenti, ma vi è un unico
partito centrale senza un programma definito, che evidenzia l’incapacità da parte dei membri dei
partiti di prendere decisioni o di schierarsi. Nel 1882, il trasformismo si manifestò nell’accordo
stipulato tra Minghetti (destra) e Depretis (sinistra), che si unirono innanzitutto per contrastare
l’estrema sinistra, poi perché erano uniti entrambi dal desiderio di governare. In una frase di un
discorso che Depretis pronunciò in parlamento disse che lui non aveva nessuna colpa se i membri
della destra volevano passare alla sinistra e che lui non avrebbe impedito il loro cambiamento. Da
allora, questo termine designa una situazione negativa in quanto in un paese privo di schieramenti
regna la corruzione e la scarsa partecipazione dell’opinione pubblica alle vicende del paese.

OSTILITA’ FRANCIA-ITALIA: (triplice alleanza)


Dopo la sconfitta della Francia nella guerra contro la Germania, i rapporti tra Francia e Italia
cambiarono. Questo a causa di tre motivi principali:
1. L’Italia stava diventando una grande potenza economica e la Francia era preoccupata per
questo;
2. Ora che l’Italia aveva raggiunto un grande sviluppo economico non dipendeva più dalla
Francia; infatti per garantire il suo sviluppo si era servita dai capitali prestatigli dalla
Francia;
3. Come sappiamo, nell’800 la tendenza di tutte le potenze mondiali, fu quella di contendersi i
due continenti africano e asiatico. Di conseguenza la Francia e l’Italia si trovarono in
competizione.
Quest’ostilità aveva fatto sì che l’Italia si avvicinasse alla Germania di Bismarck.

DISFATTA DI DOGALI E LA CADUTA DELLA SINISTRA:


Con l’occupazione da parte della Francia della Tunisia, i rapporti tra Italia e Francia peggiorarono,
in quanto l’Italia sosteneva di possedere maggiori diritti su Tunisi. La Germania approfittò di
questo momento per chiedere all’Italia un’alleanza; infatti venne stipulata la triplice alleanza tra
Italia, Austria e Germania. Il governo italiano comprò una compagnia di navigazione italiana che
gestiva i trasporti tra l’Italia e l’Oriente (il Rubattino). Questo fatto causò l’opposizione del re
d’Abissinia e ne conseguì un sanguinoso scontro. Nel 1887, a Dogali, le flotte italiane vennero
annientate dalle truppe abissine; e così l’Italia, spaventata dalle conseguenze dello scontro, rinunciò
ad espandere il proprio dominio. Dopo questa battaglia il governo di Depretis e della Sinistra finì,
tanto che il re diede l’incarico di costituire un nuovo governo a Francesco Crispi.