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UDERE Centro Stampa Politecnico di Torino NUMERO : 6 DATA : 21/01/2011 DISPENSE PROF. : BOGLIETTI MATERIA : Macchine Elettriche ROF. BOGLIETTI N°1 02-12-10 MACCHINE ELETTRICHE ot GRANDEZZE CARATTERISTICHE DEI CAMP! MAGNETIC! Dalle Fisica II si ricordano le principali grandezze utilizzate per lo studio dei campi magnetic: Tabella 1 Grandezza Simbolo Unita di misura Tipo Induzione Magnetica B Tesla [T]= [V-sim?]=[Wb/m"} Vettoriale ‘Campo Magnetico H Alm Vettoriale Permeabilitd Magnetica Assoluta p N/A? o Him. Scalare Permeabilit Magnetica Relativa pr Adimensionale Scalare Densitd di Corrente I Alm? Vettoriale 1La permeabilita magnetica assoluta e quella relativa sono legate dalla permeabilita magnetica del ‘wuoto (ip) dalla legge: b= Ho'pe dove pg=47-107 H/m Inoltre i campi B ¢ H sono legati dalla legge: BepopeH LEGGI DEL CAMPO MAGNETICO Le leggi fisiche che legano le grandezze di Tabeila 1 possono essere espresse: @) Informa differenziale 1) VAH=J ossia Rot H=J (IV equazione di Maxwell) 2) V-B=0 ossia div B=0 (I equazione di Maxwell): equivalente alla solenoidalita del campo magnetico ¢ all’impossibiliti deil’esistenza di monopoli magnetici b) In forma integrale 3) Applicando il teorema di Stokes alla | si ottiene che la circuitazione del vettore H lungo la Tinea chiusa (1) & uguale al flusso del vettore J attraverso la superficie (s) delimitata dalla linea chiusa (1) fH-ai-[7-az 4) Applicando il teorema della divergenze alla 2 si ottiene che il flusso del vettore B che entra ‘in una sezione di un tubo di flusso deve essere uguale a quello che esce da un’altra sezione dello stesso tubo ti flusso ©=[B-ds CLASSIFICAZIONE DEI MATERIAL! DAL PUNTO DI VISTA MAGNETICO T materiali possono essere suddivisi in tre categorie in base alla loro permeabilita magnetica relativa 1) Materiali DIAMAGNETICI: ‘hanno +p,<1 2) Materieli PARAMAGNETICI: hanno p>] 3) Materiali FERROMAGNETICI: hanno “p>>>1 (10%<1,<10%) P2 I primi due tipi di materiale hanno una scarsa importanza applicativa in elettrotecnica © possono essere classificati entrambi comé materiali amagnetici, Essi sono caratterizzati dalla costanza della permeabilit2 magnetica per cui la legge che lega campo e induzione (B=yH) é lineare. Cid non accade per i materiali ferromagnetici, Ia cui permeabilita & fumzione del campo H. COMPORTAMENTO MAGNETICO DEI MATERIAL! FERROMAGNETICI Per evidenziare la dipendenza di py da H si supponga di sottoporre il materiale ad un campo magnetico crescente e diagrammare 1a variazione di B in funzione di H. Per un ciclo 0 => Hnux->0 => -Hnax => 0 si ottiene un grafico simile a quello di Figura 1 che prende nome di ciclo di:isteresi del materiale. Si evidenzia infatti un “ritardo” di B nel seguire le variazioni di H, infatti quando Hi toma a zero il ‘materiale presenta un’induzione residua B,, eliminabile solo ponendo un campo coercitivo H, di ‘verso opposto a quello che ha generato B,. aA Bsot Br Figura I L’area racchiusa dal ciclo disteresi rappresenta l’energia spesa per la magnetizzazione del ‘materiale, Cosi si classificano i materiali in: 1) Ferromagnetici DOLCI se hanno un ciclo d’isteresi stretto (H. € B, bassi) 2) Ferromagnetici DURI se hanno ciclo d’isteresi largo (H. ¢ B, alti) Un ciclo stretto rappresenta un basso attrito magnetico; il materiale ¢ quindi facilmente magnetizzabile e smagnetizzabile e ci lo rende adatto all’impiego nelle macchine elettriche. Viceversa, un materiale che presenta un ciclo largo, una volta magnetizzato, mantiene una elevata induzione residua, caratteristica che lo rende adatto alla costruzione di magneti permanenti. In genere i produttori usano classificare i materiali in base al campo coercitivo e all*induzione residua e forniscono al posto del ciclo di isteresi la curva normale di magnetizzazione, luogo dei vertici dei cicli di isteresi simmetrici (percorrendo ogni ciclo N volte con N che tende all’infinito), percorsi a corrente decrescente. RILUTTANZA Si consideri ore il tubo di flusso' di hmghezza 1 attraversato da tre conduttori percorsi dalle correnti Il, I2 ¢ 13 di Figura 2 \ La IV legge di Maxwell espressa in forma integrale (3) diventa: 1B = Sostituendo H=B/t p. di=Sn Figura 2 Si ammetta che la sezione del tubo di flusso sia fumzione della geometria del circuito, quindi funzione di 1, s=s(1), usando la legge del flusso (©=B/s(1)) si sostituisca nell’integrale: o 3 Ma il flusso & costante per cui dl os Da pud essere portato fuori dal f 1M wf seguo di integrale: De 1S) et Tl termine sotto il segno di integrale ¢ una caraiteristica dei circuito in quanto dipende dalla sua forma (dimensioni geometziche) e dai materiali di cui & costituito e prende il nome di Riluttanza ‘magnetica (Rm). Essa esprime la resistenza che il circuito oppone nel lasciarsi attraversare dal flusso magnetico. Nel caso in cui le n correnti che percorrono il circuito siano tutte uguali (in modulo e verso) vale 12 relazione: Rm =NI (Legge di Hopkinson) E’ del tutto equivalente, quindi, sostituire gli N fili con un sunico filo percorso dalla corrente I avvolto sul tubo di flusso f ‘N volte (formante cioé N spire) come in Figura 3 Il prodotto NI si dice FORZA MAGNETOMOTRICE (Emm, perché responsabile della gencrazione del flusso allinterno del circuito magnetico. Figura 3 Analizzando un caso rele si evidenzia come sia conveniente utilizzare nelle macchine elettriche materiale ferromagnetico. Dalla NI-Rin® ottengo @ = Rm Si consideri che tutto il flusso percorra la linea media (1) del cirevito. Alora la riluttanza vale: Rm=t! Hs PA Usare materiali con 1 alta significa avere riluttanza bassa ¢ di conseguenza spendere poca forza magnetomotrice per generare il flusso, CIRCUITO MAGNETICO CON TRAFERRO Si imtroduca un traferro d’aria di lunghezza 1, nel ircuito magnetic precedente,la lunghezza del percorso del flusso nel ferro si ridurra pertanto a : Tre =la—lee- Si supponga che il traferro sia sufficieatemente sottile da impedire lo sfrangiamento delle linee di flusso, che possono quindi essere considerate perpendicolari alla sezione (s), ¢ quest’ultima sia pertanto costante lungo tutto il circuito magnetico, Sotto queste ipotesi Vinduzione B & costante. E* cosi possibile studiare leffetto della presenza del traferro nel circuito magnetico. Si utilizzino, allo cope, il teoreme di Stokes e la legge del flusso. Figura 5 pa-a= ui YH -heNi 1 passaggio dall'integrale alla sommatoria é conseguente all”ipotesi di circuito magnetico costituito da tratti a sezione costante. Hi & quindi costante lungo 1;. Ne! caso considerato la sommatoria si esplicita cosi: Hrelre+ Hala =Ni sostituendo in essa Hi=By/y; e ricordando che B = @/s si ottiene: ; : T Py OL yy fe Ty OR, +R, Hre'S > aS rere) che é l’espressione del partitore di forza magnetomotrice. (u, = 47-107 H/m) L’espressione appena ricavata presenta una forte analogia con la legge di Ohm, pertanto si pud stabilire un parallelo tra reti magnetiche e reti eletiriche equivalenti; questo permetie la soluzione di problemi complessi sfruttando la teoria delle reti elettriche. Se si opera la sostituzione: ° @=1 Rm>R NisV E’ sufficiente risolvere il circuito elettrico cquivalente qui schematizzato: WWW" Daur * 3 “ Figura 6 PS ESEMPIO DI MODELLIZZAZIONE DI UNA RETE MAGNETICA CON UNA RETE ELETTRICA <—Ge2 de> ReS RIS SRe if a |, | Ge yee | Figura 7 Figura 8 PROBLEM! RELATIVI ALLA SOLUZIONE DEI CIRCUITI MAGNETICI Come gia evidenziato, nei materiali ferromagnetici la permeabilit& magnetica é funzione del campo (=u (H)); cid significa che la riluttanza di un circuito dipende anche dal flusso che lo attraversa. Ci si propone di risolvere i seguenti problemi: 2) Dato un flusso, trovare la forza magnetomotrice ( => NI) Questo problema ha soluzione diretta perché conosciuti il flusso ¢ la geomettia del sistema & possibile sovare i] campo H e la permeabilita magnetica. B=O/s H={{B) (dalla caratteristica del circuito magnetico) BaB/H b) Data la forza magaetomotrice risalire al flusso (NI => ©) Questo problema non ha soluzione diretta perché per trovare © bisogna conoscere B ricavabile da H tramite u, a sua volta funzione di ®. I problema non é quindi lineare. Si opera in questo caso una soluzione grafica determinando per punti la caratteristica magnetica del circuito. Allo scopo si impongono differenti valori di fiusso e si calcolano i rispettivi valori di NI; interpolando i punti trovati si ottiene la caratteristica. Entrando poi sul grafico con un Geterminato valore di NI si ottiene finalmente il flusso. E* importante prestare attenzione agli effetti della presenza dei traferri nel circuito magnetico. Quando si é calcolata la legge del partitore di forza magnetomotrice si é considerata costante la sezione attraversata Galle linee di flusso anche nel traferro, ma questa é una approssimazione. Poiché le correnti magnetiche, come quelle elettriche, seguono il percorso che comporta minori perdite é lecito pensare che nel ferro, data Velevata differenza tra la sua permeabilita e quella dell’aria, si concentrino tutte le linee di flusso (tubo i flusso), Nel traferzo cid non accade perché il materiale che lo circonda ha la stessa permeabilita magnetica; le linee di flusso si disporranno allora lungo la traiettoria che minimizza la riluttanza; se essa vale: Lh Ba Ss andando verso I’estemo aumentano sia 1, che s, ¢ le linee di flusso si disporranno in modo da minimizzare il valore ly/5s- R, =o PS FLUSSO CONCATENATO E FLUSSO PRINCIPALE Si definisce FLUSSO PRINCIPALE (@p) quello che circola oes nel circuito magnetico, prodotto dalla fmm. NI. : Dl FLUSSO CONCATENATO con un avvolgimento @ if prodotto del flusso attraverso una spira per il numero di spire attraversate da tale flusso cio’: ©,=0,-Ns N.B. Il flusso che circola nel circuito magnetico é sempre Figura 10 quello principale P7 COEFFICIENTE DI AUTOINDUTTANZA Si supponga di avvolgere il tubo di flusso in cui scorre Fp con Ns spire, il flusso coneatenato con tale awolgimento vale Fe = Fp» Ns ; ma se tale avvolgimento é responsabile della produzione del ‘lusso principale Ns = N ed é possibile modificare Ja legge di Hopkinson cosi : NI=OpRm Ni=OpNRm NI=OcRm Dove L il coefficiente di zutoinduttanza Si noti che l'induttanza (L = Ns /1) non é un parametro lineare per gli stessi motivi per cui non Jo é la riluttanza. Llunita di misura dell'induttanza é 'Henry [H] =[ Wb/A ]=[V-s/A] = [0°] COEFFICIENTE DI MUTUA INDUTTANZA Si supponge ora di avere un circuito magnetico in cui circoli un fiusso Op prodotto da N1 spire e di concatenare detto flusso con N2 spire di un altro avvolgimento come in figura 11 Lawolgimento di N2 spire é attraversato da un flusso principale pari a k“Dp dove k dipende dalla struttura del circuito magnetico e fornisce il rapporto tra il flusso principale prodotto de Nl e quello che interessa I'avvolgimento N2. Percid il flusso concatenato dalle N2 spire varra : Dove M21 él coefficiente di mutua induttanza del circuito 2 rispetto al cireuito 1. Si noti che, ripetendo il calcolo considerando Tewolgimento 2 come generatore del flusso principale e caicolando il flusso concatenato con I'avvolgimento 1 si ricava M12, che é numericamente uguale a M21. Questo significa che, a parita di corrente circolante nei due avvolgimenti i flussi concatenati sono uguali. PB ESEMPIO Or> Kdi> Figura 12 Quando la bobina 1 percorsa da una corrente I genera un flusso 1, ma solo una parte di esso ( KOI ) concatens le N2 spire. ( figura 12) E' importante notare che il coefficiente M (a differenza di L ) pud anche essere negativo. ‘Si supponga di alimentare la bobina 2 con una corrente 12 , il flusso da essa generato pud essere concorde 0 discorde rispetto a k®1. Per convenzione, fissati i versi delle correnti, M é positivo se i flussi sono concordi e negativo viceversa. ENERGIE | Figura 13 Llenergia per unita di volume del campo magnetico vale : Si consideri costante la sezione del circuito, considerato come tubo di flusso, cid implica B=cost e poiché B=jH l'energia vale wee 2p Nel caso in cui ( figura 13 ) nel circuito sia presente un traferro: 1B i Zu, 2h, Tpotizzando Bre = B, (ovvero trascurando Ia variazione della sezione del circuito magnetico al traferro), si ottiene: W=W,,+W, 38: BL er (ie Llespressione ricavata mette in evidenza come l'energia immagazzinata dal circuito magnetico si concentra maggiormente nei tratti costituiti da materiali a bassa permeabilité magnetica. Nel caso analizzato, dato V’elevato rapporto tra pe © {ta ( ~10° ), Tenergia @ praticamente tutta immagazzinata dal traferro. Finori si 8 ragionato in termini di energia per uniti di volume, per ottenere Ienergia totale immagazzinata & necessario integrare sul volume del circuito: 1 1 1 1 We [HB dvap fralfB as He, ge Nl Se considero che @pN = @c e che esso vale c = LI ottengo l'espressione classica dell'energia immegazzinata da un cirenito magnetico: w pur ‘Nel caso in cui il materiale costituente il circuito magnetico abbia caratteristica non lineare (Gigura 14) Yenergia pud essere espressa solo in forma integral: 3 - lw. Le La figura 14 ¢ la figura 15 rappresentano rispettivamente i] differenziale dell’energia magnetica ¢ l’energia magnetica immagazzinata nel circuito magnetico in corrispondenza de] punto (Hi, B). ‘L’area compresa tra Ja curva di magnetizzazione ¢ l’asse delle ascisse viene invece definita COENERGIA (figura 16) aa Figura 14 Figura 15 Figura 16 FORZE MAGNETICHE La presenza di energia immagezzinata nel circuito magnetico implica 1a presenza di forze scambiate tra le varie parti costituenti il circuito, Esse possono essere ricavate dalla stessa energia mediante il principio dei lavori virtual: P10 | Si consideri Yeletwocalamita di figura 17, ipotizzando (tt che tutto il cizcuito, traferci compresi, sia um tubo di fusso e che, poiché jre >>> us la rilutanza del cirexito magnetico coincida con quella dei soli traferi, Quinci Xe 1 2x1 = ha S Per effetto dell'atrezione magnetica, dopo un certo {stant la barrett si sari spostata ad una distanza X2 dal Fgwalt rmagnete modificando le dimensioni del tubo di flusso ¢ dei traferi e quindi la rifuttanza che ora varré: 1.2x2 Fn = ‘A questi due valori della riluttanza del circuito magnetico corrisponderanno due valori dell'energia magnetica W1 e W2. Come si @ detto, la variazione di energia implica la presenza di forze seambiate tra le parti di un circuito magnetico; nel nostro caso : X2-X1 I sistema, evolvendo dallistente 2 allistante 1 ha ceduto energia, infatti W2 < WI perché Rm(2) < Rm(1); questo si spiega osservando che tutti i sistemi fisici tendono ad evolvere verso stati di energia minima a cui corrisponde la massima stabiliti, LEGGE DI LENZ Si consideri una spira immersa in un flusso magnetico; se detto flusso, rispetto alla spira, varia (in modulo direzione o verso) nasce in essa tna forza elettromotrice che si oppone alla variazione: 8 (Legge di Lenz) In un circuito composto da N spire: wt.-L ao Oc at dt dt Il segno negativo nella formula di Lenz & legato al concetto fisico secondo il quale la fe-m. indotta tende a fare circolare nella spira una corrente che si oppone alla variazione di flusso, risulta pertanto: 8) spira studiata con la convenzione di segno dei generator 1 Busso & uscente dal piano dei foglio e assunto positivo (regola 900 della vite destrorsa), Si ha che: O08 a ik O69 e= ae all’aurmentare del flusso la f.e.m. indotta cerca di far circolare una +e! comrente che genera un flusso entrante nel piano del foglio, e pertanto, negativo, Figura 18 -10- ‘b)_spira studiata con Ja convenzione di segno degli utilizzatori: 1 flusso & entrante nel piano del foglio e assunto positive (regola della vite destrorsa). Si ha che: ao + dt ell’aumentare del dlusso la f.e.m, indotta cerca di opporsi alla circolazione della corrente nella spira (che produce, con le convenzioni scelte, un flusso positivo). = Figura 19 CORRENTI PARASSITE Si consideri un circuito chiuso immerso in un flusso variabile. La legge di Lenz afferma che nel cireuito nasce una forza eletiromotrice, ma poiché esso é chinso e dotato di una certa resistenza R, in esso scorrera una corrente i=e/R detta CORRENTE PARASSITA poiché il suo unico effetto é la dissipazione di potenza per effetto Joule, In generale cid non é gradito ma questo effetto pud essere struttato nei forni elettrici per la fusione dei metaili. La massa di metallo solido pud essere vista come un enome insieme di microspire che, sottoposte ed un flusso variabile, vengono percorse dalle correnti parassite, le quali dissipano in calore la potenza Py, = Ri? producendo un notevole aumento di temperatura fino a portare il metallo alla fasione. Poiché quasi tutte le machine elettriche che sono oggetto di studio di questo corso funzionano a flusso variabile © non hanno come scopo la fusione dei metalli, si considereranno le correnti pparassite sempre dannose in quanto responsabili della diminuzione del rendimento della machina. PERDITE MAGNETICHE Sostanzialmente si possono dividere le perdite di potenza nei materiali magnetici in due categorie: 1) Perdite per isteresi : sono legate alla natura del materiale magnetico e rappresentano 1a quota di energia che si spende per far percorrere al materiale il ciclo diisteresi. Dette perdite dipendono dalla frequenza, cioé dal numero di cicli percorsi nell'unita di tempo e dall'induzione massima applicabile al materiale, In generale: Pree = KEB oe Dove K é una costante che dipende dal tipo di materiale usato. 2) Perdite_per_correnti_parassite : anch'esse dipendono dal tipo di materiale, dall'induzione massima ¢ dalla frequenza che in questo caso perd gioca un ruolo maggiore poiché compare alla seconda potenza: Pons = KE*B x Ci si provonga ora di minimizzare queste perdite per sumentare il rendimento della machina. Questo significa ridutre l'intensita delle corenti parassite; poiché i-e/R ¢ il valore di e dipende strettamente dalla variazione di fusso, si pud agire solo sulla resistenza R aumentandola. Essa vale: Una scelte potrebbe essere quelle di aumentare la resistivita p dei materiele aggiungendo silicio al ferro, ma per percentuali di Si superiori al 6% la lega diventa troppo fragile creando problemi di -l1- Pi PIZ affidabilita e durata della macchina. Conviene quindi agire sui parametri geometrici I ed S di cui la resistenza & funzione. Si supponga di realizzare il nucleo magnetico sovrapponendo N lamine isolate elettricamente I'una dail'altra (figura 19) invece che per fusione (Figura 18) Figura 20 Le correnti seguono sempre il percorso che comporta la minima resistenza, ma realizzando il nucleo magnetico come pacco di lamierini si impone alle correnti di seguire un percorso obligato, che, per le evidenti caratteristiche costruttive, & dotato di una grande Iunghezza e una piccola sezione, cioé di una grande resistenza. Ovviamente, pit i lamierini sono sottili, pit vengono limitate le perdite, pitt alti sono il rendimento della machina e il suo costo. Valor tipici dello spessore dei lemierini sono: 0,65 - 0,50 mm per machine rotanti, 0,35 - 0,11 mm per trasformatori. Si definisce COEFFICIENTE DI STIPAMENTO il rapporto tra la superficie netta del solo ferro quella lorda di tutto I'impacchettamento. Si definisce inoltre CIFRA DI PERDITA del materiale la potenza persa pet unita di peso in definite condizioni standard: Bax =1T,f=50Hz © Bax=1,5T,f=50Hz con induzione sinusoidale La cifta di perdita dei materiali usualmente caps impiegati in costruzioni elettromeccaniche si Tw aggira intorno a 3,5 Wikg ka J produttori possono anche fornire un diagramma cifra di perditw/induzione misurato al banco di prova gi sul pacco di lamierini ( Figura 20 ); esso perd serve solo come termine di paragone con altri materiali poiché il processo di tranciatura del PT] materiale, necessario per ricavare la forma dei denti e delle cave nei lamierini altera le caratteristiche fisiche del materiale. Questo comporta un aumento della perdita specifica nel nucleo magnetico della macchina dal 30% al 50% (a parita di induzione) della perdita rilevata nei test di laboratorio al banco di prova. B Figura 22 Poiché le perdite dipendono dal quadrato della frequenza di lavoro, per alte frequenze si usano i vetri magnetici che hanno perdite circa 100 volte inferiori ai materiali tradizionali Sono materiali ferrosi di tipo amorfo, realizzati raffreddando bruscamente il metallo liquide (velocita di rafireddamento : ~ 1000 °C/s ); hanno caratteristiche magnetiche abbastanza buone in quanto Bsat =~1,2T (i materiali tradizionali arrivano fino a Bsat =~ 1,8T ), ma sono molto fragili e tholto costosi. -12- P13 Diploma Universitario in Ingegneria Chimica Sede di Biella Anno Accademico 1994/95 Concetti di base sulla macchina in corrente continua Prof. Aldo BOGLIETTI P14 Principio di funzionamento Per analizzare il principio di funzionamento della machina in corrente continua conviene analizzare inizialmente il comportamento di una spira in grado di ruotare in un campo magnetico uniforme come indicato in figura. Ii flusso c concatenato dalla spira avente i due lati attivi "a" e "b" si puo’ pensare in prima approssimazione espresso dalla relazione Sc=N@cos N= L numero di spire ‘© = flusso prodotto dal sistema di eccitazione (polo N ¢ polo S della figura) Nella condizione in cui la spira risulti in rotazione alla velocita’ angolare «la forza elettromotrice indotta (£.m.) nella spira "E" risulta end @cosd) _— a8 Ean GS) = - No send tt ponendo 'uguaglianza Saat con @ velocita’ angolare delia spira si ottiene: E=NO sen ot a cui si deduce che la f,e.m. E presenta un andamento di tipo sinusoidale nel tempo. La fem. Ee! essere prelevata da un sistema esterno fisso nello spazio mediate un sistema formato da due anelli rotanti connessi rispettivamente ai due conduttori autivi della spira, ¢ due spazzole fisse $1 e $2 a contatto con i due anelli Appare ovvio come una strutuura elettromagnetica di questo tipo non risuiti atta a produrre una tensione di uscita avente valore medio diverso da zero. Una soluzione del problema puo' essere trovato sostituendo ai due anelli un sistema formato da due semianelli isolati ta loro su cui poggiano le due spazzoie come indicato nella figura s J CCiascuno dei due conduttori attivi viene collegato ad uno dei due semianelli. Durante la rotazione della spira, la forza elettromottice indotta risultera’ sempre di tipo sinusoidale, ma grazie alla presenza dei due semianelli ogni spazzola risultera’ sempre a contatto con un conduttore attivo avente polarita’ costante come indicato nella figura. In questo modo Ja tensione di uscita risulta di tipo unidirezionale potendo cosi ottenere un valore medio della tensione di uscita diversa da zero. Il sistema di commutazione formato dai due semianelli viene a comportarsi esattamente come un diodo raddrizzatore di tipo meccanico. PIS PIE aw oO o z o Nella realta’ Yavvolgimento del rotore di una macchina in corrente continua viene realizzato utilizzando un numero elevato di spire opportunamente connesse tra loro ognuna delle quali risulta collegata a delle lamelle isolate che formano il sistema di commutazione meccanico chiamato collettore a lamelle. L'avvolgimento cosi'realizzato risulta di tipo chiuso a differenza degli avvolgimenti delle macchine in alternata che visultano di tipo aperto, P17 Classificazione delle macchine im corrente continua La macchina in corrente continua risulta composta da una parte rotante che prende il nome, nella terminologia comune, di armatura, ed una parte fissa che prende il nome di eccitazione, Dipendentemente dal modo in cui viene realizzata l'eccitazione della macchina e' possibile classificare i diversi ipi di macchina in continua. Machina con ta Jn questa macchina il circuito di eccitazione risulta alimentato in modo separato dalla armatura della macebina, lece o> — O° a ‘e 3 Y j | | ° ‘Macchina con eccitazione derivata Tn questa macchina il circuito di eccitazione e' connesso in parallelo alla macchina e risulta uindi alimentato dalla stessa tensione di armatura . cchina con eccitazione serie In questa macchina il cireuito di eccitazione e' connesso in serie con la macchina, per cui Ja corrente di armatura risulta anche la corrente di eccitazione. Pig Macchina a magneti permanenti Tn questa machina non esiste un circuito di eccitazione ma il flnsso viene ottenuto mediante Yutilizzo magneti permanent. Alue tipologie di macchine possono essere realizzate utilizzando contemporaneamente piu’ tecniche di eccitazione. Tutte le macchine descritte risultano reversibili, per cui possono funzionare in modo indifferente da generatore o da motore. Determinazione del modello e delle equazioni elettriche Tn queste note verra’ considerato esclusivamente il funzionamento della macchina in corrente continua come motore, in quanto I'uso delle macchine in continua come generatore (normalmente identificate con il nome di dinamo) ¢' stato in pratica del tutto abbandonato. Sulla base delle considerazioni faut sulla possibilita' di produre una tensione a valore medio non nuilo, lafe.m, prodotta dalla machina puo' essere espressa dalla relazione: B=K,0o con: Kg _costante di macchina che tiene conto del tipo di avvolgimento, del numero di spixe el numero di poli ete. i flusso prodotto di machina oa Ja velocita' angolare dell'armatura La macchina presenta ovviamente una resistenza di armatura Ra ed una induttanza di armatura La. Sulla base di questi tre elementi il circuito equivalente del motore con Te convenzioni di segno degli utilizzatori (funzionamento da motore) e' quello indicato in figura. Re la m a Lequazione elettrica associata risulta: E=-v-RI-1,4 at con V la tensione di alimentazione, In queste note verra' analizzato ii comportamento Gella macchina in regime stazionario non prendendo in esame fenomeni transitori per cui ja caduta di tensione dovuta all’ induttanza di armatura verre’ nel seguito trascurata, per cui l'equazione eletrica dell’ armatura diventa E=V-Ral Pid P20 Moltiplicando la relazione precedente per la corrente I e' possibile ottenere il bilancio delle potenze di armatura EI=VI-RP ‘VI rappresenta la potenza elettrica entrante nellarmatura Ry I? rappresenta la potenza dissipata per effetto juole nella resistenza di armatura EX rappresenta la potenza elettrica convertita in potenza meccanica Ovviamente la potenza meccanica puo' essere espressa ntilizzando le grandezze meccaniche Pa=To con T copia meccanica © —_velocita’ angolare del rotore Dall'uguaglianza tra lespressione elettrica e lespressione meccanica della potenza El=To e sostituendo I'espressione della fe.m. K,® ol =To si ricava Vespressione della coppia prodotia dalla machina T=K,01 La coppia risulta proporzionale al prodotto del flusso di machina per la corrente. Determinazione della caratteristica meccanica di un motore ad eccitazione separata Si definisce caratteristica meccanica o caratteristica di coppia di un motore la curva rappresentativa della copia prodotta dal motore al variare della velocita’. La caratteristica di coppia di un motore in corrente continua risulta fortemente dipendente dal tipo di eccitazione utilizzato, Di seguito viene ricavata la caraueristica meccanica di un metore in corrente continua con eccitazione che rappresenta il motore avente la maggior {lessibilita'in termini di gradi di liberta’, in quanto flusso e armatura risultano alimentati a sorgenti diverse. Per ottenere Ia caratteristica occorre considerare Je equazioni clettromeccaniche fondamentali della macchina E=Ko T=Ka OI V=E+R I La comente assorbita dalla macchina risulta ye¥cE Ra La copia prodotta risulta T=K,oV-E Ra sostituendo l'espressione della f.e.m. si ottiene - V-K,oo T=Kotn che puo’ essere scritta come p= KeOV _Kig’o Ra Ry La carateristica di coppia e' rappresentata da una retia con coefficiente angolare negativo Pai P22 aT Taw 20 o L'intersezione della retta con Y'asse delle copie a velocita’ nulla rappresenta la copia di avviamento Tavy, del motore Te = SV a BE in cui il rapporto Ine, = risulta la corrente assorbita nell'stante di avviamento della macchina. L'intersezione della retta con T'asse della velocita’ a coppia nulla rappresenta il punto per cui si ha Yuguaglianza V=KiO a dacui Ko La velocita’ wg rappresenta la velocita' per cui la tensione di alimentazione V eguaglia la fem. E generata dalla machina. In queste condizioni la comrente ¢ la copia prodotta risultano nulle, Nella realta’il punto di funzionamento a T= 0 e @ = @p non rappresenta un panto raggiungibile in modo naturale dalla machina, in quanto alla macchina risulta sempre applicata una coppia resistente piccola ma mai nulla dovuta all'attrito dei cuscinetti, Il punto « = ap puo' essere raggiunto esclusivamente trascinando la machina con una coppia motrice esterna. Nella realta'rispetto al grafico riportato, che non risulta in scala per ovvie ragioné tipografiche, la caratteristica di copia presenta una pendenza molto elevata in quanto la resistenza di armatura e! generalmente piccola. Conseguentemente in prima approssimazione, !a machina in corrente continua ad eccitazione separala, presenta una variazione abbasianza limitata della velocita' al variare della copia di carico. Regolazione della velocita’ nei motori in corrente continua Un motore in corrente continua con eccitavione separata presenta il vantaggio di poter regolare in modo del tutto indipendente la tensione di alimentazione V ed il flusso ®, IL flusso risulta direttamente dipendente dalla corrente di eccitazione Iece, secondo la relazione, © =Kece, lece, ‘con Kere, costante di proporzionalita' tra Lusso e corrente di eccitazione. I valore di Kece, viene a dipendere dalle carateristiche elettromagnetiche del circuito di eccitazione, dal numero di spire, dal valore di rilutanza, etc. E' bene ricordare che la tensione di alimentazione del circuito di eceitazione Veoe, puo' essere variata variando conseguentemente il flusso secondo la relazione y, © = Kece Yam Ree Re con Rec, la resistenza del circuito di eccitazione. E possibile ricavare, la variazione della velocita' al variare separatamente della tensione di alimentazione e del flusso. Regolazione della tension Al variare della tensione di alimentazione V la coppia di avviamento Tay, varia secondo la relazione Tov, Anche la velocita «9 varia proporzionalmente alla tensione di alimentazione V secondo la relazione P23 P24 La caratteristica di coppia si modifica al variare della tensione spostandosi parallelamente a se stessa come indicato in figura a o Regolazione del flusso © ~ . ‘Al variare del flusso la coppia di avviamento varia secondo la relazione K,OV Taw, = TR mentre la velocita' wp risulta dipendente dal flusso secondo la relazione m= K,® Appare evidente come la coppia di avviamento risulta dizettamente proporzionalle al flusso mentre la velocita p risulta inversamente proporzionale al flusso, per cui al variare del flusso la caratteristica di coppia viene ruotata come indicato in figura P25 Occone quindi definire quale tecnica di regolazione della velocita’ risulti piu’ indicata dipendentemente dalle prestazioni richieste al motore. Nelt'ipotesi di considerare una caratteristica di coppia resistente del carico costante al variare della velocita’, una regolazione della tensione permette una regolazione della velocita'direttamente proporzionale alla tensione V coine indicato in figura ey eg Nag Al contrario una regolazione del flusso porta ad una variazione inversamente proporzionale della velocita' come indicato in figura o Da questi risultatie' possibile trarre alcune conclusioni sulla grandezza da regolare per olienere una conseguente regolazione ottimale della velocita’. Neli'potesi di poter variare con continuita’ la tensione di alimentazione Ve la tensione i eccitazione Vece, da zero alle rispettive tensioni nominali risulta possibile esclusivamente Ja sequente regolazione delle grandezze P26 1) con macchina ferma ¢ quindi tensione di alimentazione V nulla, occorre regolare la tensione di eccitazione al valore nominale per ottenere conseguentemente il valore nominale del flusso nom, € quindi il massimo della coppia e della t.e.m. possibile; 2) la tensione di alimentazione V viene regolata per variare la velocita’ di rotazione del motore, Durante questa fase il flusso della macchina deve essere mantenuto costante pari al valore nominale. La tensione V puo' essere regolata sino a raggiungere il valore di tensione nominale del motore Vom. ‘Nella figura viene schematizzata la regolazione delle due grandezze. Raggiunta la condizione in cui la tensione di alimentazione del motore risulta pari alla tensione nominale il motore raggiunge la velocita' nominale di rotazione. Oltre a questi valori non e! possibile proseguire per non superare il valore nominale di tensione. ‘Nell'intervallo tra la velocita’ nulla e la velocita’ nominale il motore e' in grado di erogare sempre la coppia nominale assorbendo la corrente nominale. Alla velocita’ nominale con Ja coppia erogata nominale il motore viene a trovarsi nella condizione di potenza nominale erogata. Questo tipo di regolazione prende il nome di regolazione a copia costante, in quanto il motore da velocita’ nulla a velocita’ comispondente alla teusione nominale risulta in grado di erogare sempre la coppia nominale, assorbendo la corrente nominale, Un aumento della velocita’ oltwe a quella corrispondente alla tensione nominale potrebbe ancora essere fatto mediante una riduzione del flusso. Questa regolazione puo' essere efettuata solo nel caso in cui il carico tichieda un funzionamento a coppia decrescente al crescere della velocita’ oltre il limite imposio dalla tensione nominale. La riduzione della coppia di carico con la velocita’ risulta evidente in quanto una riduzione del flusso comporterebbe un aumento della corrente assorbita nel caso il carico richiedesse sempre P27 ‘una coppia costante al variare della velocita’, superando cost" i limiti di corrente nominali (con copia nominale) imposti dal motore. Questo tipo di regolazione prende il nome di regolazione a potenza costante in quanto dovendo presentare il carico una caratteristica di copia decrescente con la velocita’ la potenza richiesta dal carico risulta costante con la velocita' di rotazione. Il principio della regolazione a potenza costante e'indicato in figura v 4 nom onom ° ‘Sommando la regolazione a coppia costante e a potenza costante si ottiene Ia carateristica di regolazione completa del motore ad eccitazione seperata. come indicato in figura P28 importante a questo punto sottolineare le seguenti considerazioni: ‘a dlusso costante la corrente assorbita dalla machina dipende esclusivamente dalla copia di carico = a parita’ di flusso la velocita’ della macchina dipende esclusivamente dalla tensione applicata, nellipotesi di trascurare la caduta di tensione sulla resistenza di armatura Rg ~ _laregolazione a potenza costante puo' essere effettuata esclusivamente nei casi in cui in carico presenti realmente un funzionamento a potenza costante con coppia inversamente proporzionale alla velocita’ di rotazione. Definizione dei quadranti di funzionamento Come risulta evidente dalla caratteristica di copia del motore ad eccitazione separata la caratteristica non risulta limitata al primo quadrante (T= Tayy, € © = (9), ma la retta della caratteristica si estende anche al secondo ¢ al terzo quadrante. In particolare si possono definire i seguenti funzionamenti: velocita' a > 9 tensione V >0 Ja macchine funziona da generatore invertendo la coppia prodotta (Ja copia da motrice iventa resistente come indicato in figura > nom velocita a<0 tensione V >0 Essendo la f.e.m. cambiata di segno in quanto la velocita’ di rotazione risulta negativa, la machina assorbe comente quindi potenza dalla rete e assorbe anche potenza meccanica, questo funzionamento non e' generalmente un funzionamento naturale della macchina in quanto il motore viene ad assorbite potenza dal lato meccanico e dal lato elettrico contemporaneamente, La macchina viene infatti forzata a ruotare ad una velocita’ contraria rispetto a quella imposta dalla tensione V come indicato in figura (notare V'inversione di segno di E in quanto la velocita’ di rotazione risulta minore di segno contrario) Ui motore ad eccitazione derivata puo’ passare senza discontinuita dal funzionamento da motore al funzionamento da generatore nel caso in cui @ risulti maggiore di a9 . Ovviamente Tinversione della coppia del motore da motiice a resistente a parita’ di verso di rotazione della machina permette un automatica frenatura del motore nel caso in cui per qualsiasi motivo la tensione applicata V risulti inferiore alla fe.m. E prodotta dal motore. Ovviamente per sfruttare questa proprieta’ occorre che il sistema di alimentazione reale del motore permetta Vinversione della corrente. Se a questo concetto sommiamo il conceito gia’ visto in precedenza in cui per invertire il senso di rotazione occome invertire il segno della tensione di alimentazione V, e' possibile introdurre il conceito di azionamento del motore dipendente dalle caratteristiche del sistema di alimentazione del motore. In figura viene rappresentato il sistema di riferimento utilizzato ponendo sugli assi ortogonali coppia e velocita’ del motore, Sulla base dei quadranti di funzionamento e ticordando che la tensione di alimentazione V risulta proporzionale alla velocita’ e la corrente T alla coppia prodotta, si possono definire i seguenti azionamenti: P29 P30 Freno indietro (Generators) Motore avanti Freno avanti Motore indietro (Generatore) Acionamento ad un quadrante In questo caso il sistema di alimentazione non permette l'inversione della tensione di alimentazione V e della corrente I per cui il motore puo' ruotare solo a velocita’ positiva exogando coppia positiva (convenzioni di segno da motore). Il primo quadrante permette quindi il funzionamento della machina come motore avanti. , ; In questo caso il sistema di alimentazione permette l'inversione della conente I ma non Yinversione della tensione di alimentazione V, per cui il motore puo! funzionare sia da motore sia da generatore in fase di frenatura. I quadranti interessati risultano il primo ed in quarto permettendo il funzionamento della macchina da motore avanti e da freno avanti. Azionamento a due quadranti con @<0. ; In questo caso il sistema di alimentazione permette linversione della tensione V ma non Tinversione della corrente I, per cui il motore puo' funzionare sia da motore sia da freno a velocita’ inversa. I quadranti interessati risultano il primo ed il secondo permettendo il funzionamento della macchina da motore avanti e da freno indietro, ics ; In questo caso il sistema di alimentazione permette I'inversione della corrente ¢ della wensione indifferentemente. Essendo i quadranti interessati tutti e quattro, la macchina puo' funzionare sia come motore avanti ed indietwo, sia come fieno avanti ed indietro. P31 Problemi di avviamento I problemi di avviamento di una machina a corrente continua sorgono ogni volta che il ‘motore viene alimentato con una tensione continua di valore costante nel tempo, per cui la tensione di alimentazione non risulta regolabile. Dalle equazioni che permettono di valutare la corrente ¢ 1a coppia di avviamento (Condizione @=0) Taw. Ble K,oV Kev Tow, = RE appore evidente come-la corrente assorbita dalla machina risulti estremamente elevata nel caso in cui che la tensione di alimentazione V sia pari alla tensione nominale Vaom. - Ovwiamente questo fatto e' legato alla mancanza della fie.m. indotta E in quanto la velocita’ di rotazione risulta nulla, per cui a limitare la corvente assorbita rimane esclusivamente la resistenza di armatura Rg. Per limitare la corrente in fase di avviamento, che puo' raggiungere valori talmente elevati da danneggiare la machina ela sorgente di alimentazione, vengono inserite opportune resistenze iimitatrici che prendono il nome di resistenze di avviamento. Queste resistenze vengono cortocircuitate gradvalmente mediante oppornuni contattori come indicato in figura Ri Ro Ro Wr Wir AMY O 6 ho——olo——-04 0 Ri+Ro+Ag=Raw Fissata la corrente massima di avviamento Tay, € nota la tensione di alimentazione V, e! possibile ricavare la resistenza totale di avviamento Ravy, dalla relazione v Tavy. Ravy, P32 Ovwviamente con questo valore di resistenza inserito in serie ed il carico applicato (I =Tearieo) Ja macchina raggiungera' una velocita massima pari a co = Vo[Rat Rew) Teacica Ko Per poter incrememtare la velocita’ occorre quindi ridurre gradualmente la resistenza di avviamento cortocircuitando una parte di essa e tenendo sempre presente che la corrente dopo il corto circuito dovra' essere limitata al valore Iayy, . Questa tecnica viene ripetata piu’ volte sino alla completa eliminazione delle resistenze di avviamento condizione nella quale la machina puo' ruotare alla sua velocita’ nominale, nel caso in cui il carico sia quello nominale, In figura viene indicato in modo approssimativo Y'andamento della corrente durante la fase di avviamento del motore ipotizzando una escursione della corrente assorbita compresa tra la.corrente fay, € la corrente nomainale Thom. Durante Ia fase di esclusione delle resistenze di avviamento si e' supposta costante la velocita’ del motore, in quanto il momento d'inerzia del motore e del carico impediscono brusche variazione della velocita’ di rotazione. Ovviamente questi problemi di limitazione della corrente non sussistono tutte le volte in cui risulta disponibile una alimentazione in corrente continua regolabile tra zero ¢ la tensione nominale. La tenica di limitazione reostatica della corrente di avviamento puo' essere utilizzata in modo del tutto analogo come tecnica di regolazione della velocita’ di rotazione, in quanto Vinserimento di una resistenza in serie all'armatura produce un caduta di tensione aggiuntiva a cui corrisponde una variazione della fe.m. "E" e quindi della velocita’ di rouizione. Queste tecniche ancora utilizzate in parte per la tazione ferroviaria e tramviaria risultano estremamente poco convenienti dal punto di vista energetico in quanto la issipazione di potenza sulle resistenze puo' raggiungere valori molio elevati, Caratteristica di coppia dei motori a magneti permanenti Lacaratteristica di coppia dei motori a magneti permanenti puo' essere puo essere ottennia direttamente da quella dei motori ad eccitazione separati considerando il flusso costante pari al valore imposto dai magneti. Per cui tutte le problematiche precedentemente analizzate continuano ad essere valide con la sola limitazione di considerae il flusso come una grandezza non regolabile, Caratteristica di coppia dei motori ad eccitazione serie T motori ad eccitazione serie presentano la particolarita’ di utilizzare la corrente di carico ‘come corrente di eccitazione, In questo caso le equazioni elettriche risultano quelle gia viste in precedenza E=Koo T=K,O1 VsE+R I con V'aggiunta dell'equazione di eccitazione ®=Kece I Sostituendo il flusso e considerando il prodotto Ki= Kece, Ka siouiene E=Kol T=K 2 VsE+RI dove con R, si considera la resistenza totale in serie alla machina somma della resistenza oj armatura Rj € deila resistenza di eccitazione Rece, P33 P34 La comrente assorbita dalla machina risulta y= M:E R sostituendo I'espressione della f.e.m. "E" si ricava V-Kol I ca da cui la corrente risulta 1=—_Y_ R+Ko sostituendo.nell'equazione di coppia si ricava 1, (Rr +KeoP che rappresenta l'equazione di coppia di un motore ad eccitazione serie Appaiono evidenti immediatamente le seguenti particolarta’ la coppia e' proporzionale al quadrato della teasione ~ la coppia e' inversamente proporzionale al quadrato della velocita' di rotazione La caratteristica di copia risulta del tipo indicato in figura Motore ineare Coa coppie di carico molto basse (funzionamento a vuoto) la velocita’ di rotazione tende a valori estremamente elevati, Per questo motivo il motore in conente continua con eccitazione serie deve essere impiegato solo in applicazioni dove il funzionamento a vuoto e! impossibile; in pratica il motore deve essere collegato rigidamente con il carico applicato, In aleuni motori per limitare questo problema viene aggiunto un La caratwristica di coppia e' stata ottenuta considerando la macchina lineare ovvero considerando una variazione lineare del flusso con la corrente assorbita. Nella realta’ ole un certo valore della corrente assorbita, il flusso di eccitazione saturera' per cui per valori elevati della corrente di carico il flusso puo' essere considerato costamte al variare della conente, linearizzando cosi' la caratteristica di coppia per valori bassi di veloci Dati di targa dei motori a corrente continua Per un motore in corrente continua vengono definite le seguenti grandezze nominali Potenza nominale Ela potenza nominale meceanica erogabile del motore Corrente nominale — E' Ja corrente assorbita dalla machina quando eroga la potenza nominale, Tensione nominale Ela tensione massima applicabile alla maceaina Velocita' nominale _E’ Ja velocita di rowzione della machina quando alimentata dalla tensione nominale eroga la potenza nominale Coppia nominale —_E ottenuta dal rapporto tra potenza nominale e velocit nominale Costante di velocita’ E il rapporto tra la fie.m. "E" e la velocita’ angolare nominale Y angolare Rendimento nom. —_E’ il rendimento della machina nelle condizioni di funzionamento nominal Dipendentemente dal tipo di eccitazione vengono definiti i valori nominali del circuito di eccitazione. Perdite e rendimenti nei motori in corrente continua Nel motore in corrente continua sono presenti le seguenti voci di perdita: Pia Perdite joule di armatura calcolabili come Ry Po Perdite a vuoto somma delle perdite meccaniche nei cuseinetti e nel ferro di armamra P35 P36 Pece. Perdite di eccitazione calcolabili come il prodotto Vere. lece. * La potenza assorbita si determina dal prodotto VI. La potenza meccanica erogata si ottiene come differenza tra la potenza assorbita ¢ la somma delle perdite 1a vuoto e delle perdite joule di armatura. Occorre tenere presente anche l'effetto dell’eccitazione in tutti i casi in cui la sorgente di alimentazione dell'armatura fornisca anche Ja corrente di eccitazione (per esempio macchine ad eccitazione in serie). Perogata = VI - ZPerdite L rendimento del motore si determina come rapporto tra la potenza erogata e la somma della potenza erogata e di tutte Je perdite interne della machina. Perogata 7 ropa + Pin + Po + Pre Apprefondimento delle problematiche concernenti le macchine in corrente continua Cenni sulla struttura degli avvolgimenti di armatura La prima macchina in corrente continua ad essere stata costruita e' stata una machina ‘generatrice realizzata dallitaliano Pacinotti. Il rotore di questo tipo di machina e' noto anche come anello di Pacinotti, ed e' formato da un anello di materiale ferromagnetico intorno al quale e' avvolto un avvolgimento di rame. Le spazzole per prelevare la tensione prodotta sono disposte sull'asse interpolare della machina (asse ortogonale al piano su cui giacciono i poli magnetici). La struttura di base e’ riporiata in figura. Una analisi di questo tipo di rotore evidenzia come i conduttori interni all'anello non sultino attivi per la produzione di fe.m., ma utilizzati solo per la chiusura sell'avvolgimento intorno all'anello. Dal punto di vista dello sfruttamento del rame solo cirea il 50% del materiale ristita quindi utile alla produzione di f.e.m., P37 P38 Per ovviare a questo problema Ja struttura rotorica e' evoluta in quella che attualmente viene definito come rotore con avvolgimento a tamburo. In questo rotore i conduttori interni ali' anello vengono riportati sulla superfice dell'anello diventando attivi mediante opportuni collegamenti esterni, L'avvolgimento risulta quindi a doppio strato (2 sisterai di conduttori per cava) con una strutmura simile a quella riportata in figura. A causa della struttura costruttiva di un avvolgimento a tamburo, le spazzole risultano posizionate sul piano polare della machina. Produzione della f.e.m. e funzionamento a vuoto Ogni conduttore posto in rotazione nel campo magnetico prodotto dall'eccitazione produce una fem. pari a e=B)xI-v con BGS) induzione magnetica funzione in generale dell'angolo P39 1 Tunghezza del conduttore Vv velocita’ periferiea del conduttore In questo caso essendo tutti e tre i vettori B(B)-I-v ortogonali tra loro i prodotti vettoriali e scalazi si riducono a prodotti algebrici da cui e=B(O)lv Se si indica con N il numero dei conduttori posizionati sull'esterno del rotore ¢ con r il raggio del rotore Ja densita di conduttori per unita’ di arco di circonferenza dT” del rotore + risultera’ P40 do 2 N ar 2a dacui da = Nog Inet La f.e.m. sui dN conduttori indotta sara’ espressa dalla relazione = NS ea = BO) Iv Nor ricordando che la velocita’ periferica v risulta legata alla velocita’ angolare @ dalla relazione veor siricava = suare= pom ew = BO)lorsN_ar= BOOM ar La f.e.m, totale prodotta E risultera’ l'integrale di eyy su tutta la circonferenza -{" N E f BO)loy Ricordando che dr =rdd siicava ele Neg = oN {* ze BO) Laster dd = ax ["a(@)1r40 Lintegrale rappresenta il flusso totale & messo a disposizione dalla distibuzione di induzione B(B) per cui la fe.m. totale prodotta risulta B= ONg ~ ONein 9 2 = L integrale indica anche come la f.e.m. E non viene a dipendere dalla distribuzione dell'induzione allinterno del-trafecro della macchina ma solo dal flusso totale messo in gioco dalla distribuzione di induzione, Solo 1a tensione. prodotta da ogni singolo conduttore risultera’ dipendente dal valore di induzione puntuale B(6). Introducendo la costante di machina K pari a code, = siottiene la relazione gia utilizzata nei precedenti capitoli E=Ko® Come appare evidente nella figura, durante il funzionamento a vuoto, Ja tensione prodotta da ogni conduttore risulta di segno positivo (f.e.m. entrante) per tutta la zona di sinistra del rotore e di segno negativo (f.e.m. uscente) per tutta la zona di destra del rotore. Rispetto alle spazzole che ipotizziamo in questo caso appoggiate direttamente ai conduttori € quindi posizionate sull'asse interpolare, la machina risulta equivalente a due generatori ‘deali di tensione collegati parallelo come indicato in figura. Un generatore e'relativo alla semimacchina di destra Ey ed un generatore e' relativo alla semimacchina di sinistra Es. 1 due generatori realizzano quindi due vie interne in parallelo per le correnti generate durante il fonzionamento a carico Pat P42 La condizione analizzata e' vera per una machina a due poli, ma nel caso in cui la macchina risulti_a piu’ coppie polari vengono a prodursi fe.m.di segno concorde sotto ogni arco polare della machina come indicato in figura per una machina a 4 poli. 7S O Eq +l pe 2 + Es Es=DEs(y J Eq=DEdq) Dipendeatemente dal tipo di avvolgimento utilizzato i generatori equivalenti possono essere inseriti in parallelo o in serie parallelo come indicato in figura. Quindi Pag ipendentemente dal tipo di avvolgimento utilizzato nella machina vengono a crearsi piv’ © meno coppie di vie inteme per cui la costante K viene ad assumere la forma Pp _tumero di coppie di poli a numero di copie di vie interne Pad Funzionamento a carico della macchina in corrente continua e fenomeno di reazione di indotto Nel funzionamento della macchina a vuoto I'unico flusso agente risulta il flusso prodotto dall’eccitazione per questo considerando la machina lineare la distribuzione di fm.m.e quindi di flusso risulta di tipo uniforme. In figura le linee di campo uniformemente distribuite indicano la distribuzione uniforme del flusso prodotto dall'eccitazione della macchina Nellipotesi di allacciare un carico alle due spazzole la macchina eroghera’ una comrente La cui contribuira’ nel caso di machina due poli ogni semi avvolgimento per un valore di ¥/2, come indicato in figura. Durante il funzionamento a carico ogni conduttore risulta responsabile della produzione di una forza magnetomottice fm.m. il cui contributo sommato alla f.m.m, prodotta da tutti i conduttori produrra’ una f.m.m. totale avente come direzione l'asse interpolare della machina come indicato in figura. Questa fn.m. prende il nome di £m.m. di reazione d'indotto. Come conseguenza durante il funzionamento a carico all'interno della machina risultano antivi due fm.m.: - £m.m, dovuta all'eccitazione ~£.m.m. dovum alla reazione di indotto Le due f.m.m. interagiranno tra loro producendo all'interno della macchina un unica £.m.i., responsabile della reale distribuzione di induzione B(®). E’ possibile valutare in prima approssimazione 1a distribuzione di £m.m, nel funzionamento a carico della macchina In figura viene schematizzata la distribuzione ideale di induzione dovuta alla eccitazione della macchina al variare dell'angolo‘@ a 1 Los | 1 80088000080. ©CO0000000 1 1 | Distribuzione di f.m.m. 1 dovuta all'eccitazione 1 0 > P45, P46 In figura viene schematizzata la distribuzione di f.m.m, dovuta alla reazione di indotto al variare dell'angolo . L'ampiezza della distribuzione vale F.MMssioce = Nazi t 3 pa @QOOOGO9OOOGO0900000000000 Distribuzione di f.m.m. N. dovuta alla reazione ' Hl i indotta La somma delle due distribuzioni rappresenta la distribuzione di £.m.m. durante il funzionamento a carico della machina come indicato in figura. ~ ft @@G@SOGGGOOGO000090900000 i ' Distribuzione di f.m.m. totale a carico o Nell'ipotesi di linearita’ della machina e' possibile, in prima approssimazione, individuare nella distribuzione di f.m.m, anche la distribuzione di induzione B(®). Dalla distribuzione di f.m.m. a carico si nota in modo evidente come esista allinterno della macchina una distribuzione non uniforme dell'induzione con una sovramagnetizzazione di un como polare e una sottoeccitazione del como polare opposto. Questa situazione si ripete per ogni polo di eccitazione. Il risultato di questa distibuzione e' uno spostamento deli'asse interpolare reale di un angolo o: come indicato in figura. La distribuzione non uniforme delle linee di campo sta ad indicare il fenomeno di non uniforme distribuzione del flusso nei due poli di eccitazione della machina Nel caso di macchina lineare la distribuzione non uniforme di induzione non porta aleuna variazione del flusso prodotto complessivamente all'interno della macchina. Nel caso di machina reale e quindi con saturazione del circuito magnetico, il guadagno di induzione nel corno sovramagnetizzato non corrisponde alla perdita di induzione nel como smagnetizzato, come visualizzato in figura prendendo come esempio una caratteristica magnetica B = f(H) non lineare, Pa7 P48 Tl comportamento non lineare del circuito magnetico porta ad una distribuzione di induzione B(8) del tipo indicato in figura Bideale Tirisultato e' una smagnetizzazione della macchina con una corrispondente caduta della fem. prodotta dall'avvolgimento, La reazione di indotto produce quindi i seguenti fenomeni allinterno della macchina: = spostamento dell'asse neutro o asse interpolare reale di un angolo o: dipendentemente dal valore di corrente, per cui le spazzole dovranno essere a loro volta spostate dell stesso angolo per ottenere in uscita la massima fe.m, = smagnetizzazione della macchina a causa dei fenomeni di saturazione del circuito magnetico e perdita di capacita’ di produre f.e.m. Per contrastare i fenomeni dovuti alla reazione di indotto vengono utilizzate le seguenti due tecniche Pag ~ inserimento dei poli ausiliari sull'asse interpolare avente polarita’ ugvale a quella prodotta calla reazione di indotto come indicato in figura. I poli ausiliari tendono a compensare in modo integrale In reazione di indotto | FMM. poll ausiian ts | | Poo austin Polo ausiliario = inserzione di avvolgimenti di compensazione sulle espansioni polari che tentano di compensare in modo puntuale la reazione di indotto come indicato in figura. Awolgimenti pecan ‘di compensazione di compensazione P50 Sia i poli avsiliari che gli avvolgimenti di compensazione devono essere percorsi dalla corrente di carico in quanto i fenomeni di reazione di indotto risultano proporzionali alla corrente di machina. Fenomeno deila commutazione ¢ relativi problemi Facendo riferimento alla figura risulta evidente come i conduttori che transitano attraverso Yasse interpolare subiscano una inversione della corrente in quanto a sinistra dell'asse neutro risultano interessati da una corrente positiva, mentre a destra dell'asse neutro risultano interessati da una corrente negativa. Corrénte positiva negativa v2 = V2 otesi di assenza di fenomeni parassiti la transizione della corrente (comunemente detta commutazione) risulterebbe del tipo lineare, Nella realta’ nella spira che viene a trovarsi in corrispondenza dell'asse neutro agiscono fenomeni parassiti che tendono a ritardare l'inversione della corrente nella spira stessa. J fenomeni parassiti presenti durante la commutazione sono: - spostamento dell'asse neutro a causa della reazione di indotto - autoindu:tanza delle spire deU'avvolgimento Questi fenomeni, che contribuiscono entrambi a ritardare l'inversione della corrente, vengono in genere contrastati grazie all'uso dei poli ausiliari e degli avvolgimenti di P51 compensazione. 1 fenomeno della commutazione rappresenta il problema principale delle macchine in corrente continua in quanto commutazioni non ottimali porterebbero ad una rapida usura delle spazzole e del collettore a causa di un molto dannoso fenomeno di scintillio tra spazzole e colletiore. tempo di commutazione Commutazione lineare +02 Interruzione brusca della corrente con scintillio -W2 tempo di commutazione ‘Commutazione non lineare P52 Corso di Laurea in Ingegneria Meccanica ELETTROTECNICA / MACCHINE ELETTRICHE Temi d'esame sulle macchine in corrente continua Prof. Aldo BOGLIETTI Prof. Federico PIGLIONE Prof. Maurizio REPETTO 25 Giugno 1992 Jocomotore che deve essere alimentato alla tensione di 3000 V, & equipaggiato con 2 motori in corrente continua ad eccitazione serie con i seguenti dati di targa: P= 300KW, Vp = 1000 V, In =350A, Rj=0.15_, Rege = 0.25 _, velociti nominal: (000 xpm ado che all'avviamento tutti i motori vengono collegati in serie, calcolare: 2 resistenza del reostato di avviamento affinché la comente assorbita allo spunto imitata a 500 A; [1.2.0] 5) Ia velocita dei motori quando, escluso il reostato di avviamento, Ia corrente assorbita ® pari alle corrente nominale. (127.9 rpm] Per ottenere la massima velocit& del locomotore i motori vengono collegati in modo da ommare 4 paralleli di tre motori in serie. In queste condizioni calcolare: <) la velocita dei motori quando, essendo ancora inserito in serie al sistema cos} formato il reostato precedentemente calcolato, i motori assorbono la corrente nominale. (348.8 rpm] Jpotizzendo infine per ciascun motore un funzionamento a potenza costante pari alla potenze nominale, calcolare: ©) Ia velccita dei motori quando il flusso dei motori stessi viene ridotto della meta conocircuitando meta delle spire del/awolgimento di eccitazione (si consideri Rago proporzionale al numero di spire). [2101 rpm] P53 P54 4 Gennaio 1993 Un motore in corrente continua ad eccitazione separata per trazione ferroviaria presenta i seguenti dati di targa: 2000 V, In = 850A, Tnvy = 11008 138 _, velocita nominale = 990 rpm velocita max = 1650 rpm IL motore viene alimentato sull'indotto mediante un regolatore elettronico che permette di ottenere una regolazione continua della tensione di armatura tra zero e Ja tensione nominale. Nel campo di funzionamento tra velocita nulla e velocit’ nominale, la corrente di eccitazione viene regolata in modo automatico in modo che valga la relazione: Iece = 0.235+lindotto: Calcolare: a) la coppia nominale del motore; [15433 Nm] >) Ia tensione di alimentazione del motore quando ruota a 500 rpm ed eroga la coppia nominale; (1070 V] ©) Ia coppia erogata quando il motore assorbe una corrente pari a 500 A. (5350 Nm] Durante le fasi di frenatura il motore viene scollegato dall'alimentatore elettronico ¢ viene fatto funzionare come generatore su una resistenza, mentre la corrente di eccitazione viene mantenuta costante al valore immediatamente precedente Y'nizio della frenatura. In queste condizioni calcolare: 4) il valore della resistenza necessario per poter frenare con una corrente massinza pari a Tgyy S¢ il motore funzionava precedentemente con tensione e corrente nominali. [1.574 Q] PSB 16 Febbraio 1993, Un motore a corrente continua ad eccitazione separata avente potenza nominale di 10 KW aziona un argano alla velocitA di 600 rpm mentre & alimentato a 110 V ed assorbe una corrente di 60 A con un rendimento pati a 0.75. La resistenza di indotto vale 0.1 _. trascurando le perdite per eccitazione, calcolare: 2) la potenza erogata dal motore; [4950 W] b) le perdite joule di armatura; [360 W] c) la somma delle perdite meccaniche e nel ferro; [1290W] 4) la tensione di alimentazione necessaria per raddoppiare 1a velocité del motore quando la corrente assorbita é di 50 A. [213 V] | 300V MOTORE! a, | tJ Ipotizzando di alimentare il motore con una tensione continua di 300 V costanti tramite il parzializzatore mostrato in figura, calcolare: ¢) i] valore del tempo di conduzione a in grado di dare in uscita un valore medio di tensione pari a 200 V, considerando il periodo T dell'onda quadra pari a 2 ms. [1.33 ms] iG in ] 300V }z00v oe ‘Trascurando dal modello del motore la resistenza di indotto ma non l'induttanza L = 1 mH, calcolare V'andamento della corrente assorbita dal motore durante la fase di chiusura dell'interruttore nelle condizioni al punto precedente, sapendo che all'istante di chjusura le condizioni iniziali risultano: I = 60 A, E = 200 V. [i(t) = 60 + 105) P56 30 Agosto 1993 ‘Un motore ad eccitazione separata presenta i seguenti dati di targa: ‘Vn 120 V - In = 50 A-n.giri = 2000 rpm - Vece = 50 V- Rece. = 20 Da misure effettuate si conosce che il motore avviato cou una tensione ridotta pari a 50 ‘V assorbe 125 A. Trascurando le perdite a vuoto, calcolare: - la resistenza di armatura del motore ed il valore del coefficiente di proporzionalita’ tra forza elettromotrice e velocita’ [Ra = 0.4 93 Ky = 0.477] ~ la coppia nominale ed i rendimento nelle condizioni nominali [23.88 Nm, 0.816] = Ia velocita’ del motore con una coppia 1.5 volte la copia nominale a parita’ di tensione ed eccitazione nominale.[1800rpm] = Il valore della tensione di eccitazione per avere la coppia precedentemente calcolata alla velocita’ di 2000 rpm_{17.7 V oppure 42.38 V] 14 Settembre 1993, Un motore in corrente continua ad eccitazione serie ¢' alimentato con la tensione nominale di 1000 V. Il motore viene avviato inserendo in serie un reostato da 2,2 Q fornendo una coppia di avviamento di 7000 Nm ed assorbendo una corrente di 400 A. Calcolare - i parametri del circuito equivalente ( Rece - R ind - Ky) sapendo che la resistenza di eceitazione e ‘pari alla resistenza di armatura, ( Ke rappresenta il coefficiente di proporzionaliota’ tra E € ol) [Rece = Rind = 0-15 93 Kg = 0.0437] Disinserito il reostato di avviamento il motore fornisce in condizioni nominali una coppia di 3600 Nm. Calcolare: la velocita’ di rotazione [695.4 rpm] - la tensione di alimentazione necessaria per aumentare la velocita’ del 10% ipotizzando una coppia resistente proporzionale alla velocita’ (1144.7 V] P57 9 Maggio 1994 Un locomotore diesel elettrico e’ equipaggiato con un motore diesel e due machine in corrente continua con eccitazione separata gemelle, Il motore diesel mette in rotazione una macchina in corrente continua che viene a funzionare da dinamo. La dinamo a sua volta alimenta la seconda machina in corrente continua funzionante da motore elettrico. Dai dati di targa si conoscono i seguenti valori: Rindotto 0.25 Q Rece 12 ‘Un prova a vuoto effetmata con una macchina funzionante da motore ha fornito i seguenti dati: Vo = 2200 V =35A 19 = 900 rpm. ‘Una prova a carico sulla macchina funzionante da motore ha fornito i seguenti dati: Vatim = 2200 V Toss = 500 A. Tece = 110A Con il carico indicato le correnti di eccitazione della dinamo e del motore sono uguali e' pari a 110 A, ed uguali e costanti possono ritenersi le perdite a vuoto. Determinare: a) la velocita’ de! motore a carico [852.6 rpm] ) la coppia di carico del motore [10757 Nm] c) la forza elettromotrice prodotta dalla dinamo a carico [2325 V] 4) la potenza erogata dal motore diesel {1.240 MW] ¢) il rendimento del sistema dinamo-motore [0.65] 12 Luglio 1994 ‘Una macchina operatrice presenta le seguenti caratteristiche meccaniche: velocita’ 0 - 1000 rpm con coppia pari a 120 Nm velocita’ > 1000 rpm con coppia decrescente con la velocita’ sino ad una velocita’ massima di 4000 rpm con coppia pari a 30 Nn Determinare, nel caso che venga utilizzato un motore con le seguenti caratteristiche: Py 16 KW - V,350V -In= SOA -n,=1130 rpma flusso nominale - Rj=19 eccitazione separata - Veoc = 160 V = Ieee 3.5 A a) la coppia nominale de] motore con il flusso pari al flusso nominale [135 Nm] b) la corrente assorbita per erogare 120 Nm con flusso nominale [44.4 A] ) la tensione di alimentazione per ruotare a 1000 rpm con una copia di 120 Nm e flusso nominale [327 V] 4) la velocita’ di rotazione dimezzando la corrente di eccitazione con una tensione pari alla tensione calcolata al punto c) ed una coppia di 50 Nm [2051] e) la potenza minima di un motore in corrente continua a magneti permanenti atto a motorizzare la macchina operatrice [50 kW] f) la potenza minima di un motore in corrente continua con eccitazione separata atto a motorizzare la machina operatrice [12.5 kW] P58 19 Ottobre 1994 Un motore in corrente continua ad eccitazione separata presenta i seguenti dati nominali: Vn = 1200 V - In =500 A - on = 1600 rpm - Ri=0.35Q Vece= 180 V -Rece=3.Q Calcolare: a) la coppia nominale [3058 Nm] b) il rendimento nelle condizioni nominali [0.839] c) la velocita' di rotazione con tensione ¢ coppia nominali, quando la tensione di eccitazione viene ridotta a 150 V [1857 rpm] Nell'ipotesi di far funzionare i motore da generatore con una tensione ed una velocita’ pari ai valori nominali determinare affiche’ la potenza elettrica erogata risulti di 600 kW 4) la tensione di eccitazione {242 V] ¢) la coppia meccanica applicata [4103 Nm] 10 Febbraio 1995 Un motore in corrente continua eccitato in serie alimentato alla tensione di 380 V eroga con il carico applicato una coppia di 210 Nm alla velocita’ di 1140 rpm. Il rendimento in queste condizioni di funzionamento vale 0.85. Sapendo inoltre che le resistenza totale dei motore vale 0.4 0, calcolare: a) la corrente assorbita con il carico applicato [77.6 A] ») la resistenza del reostato di avviamento per effettuare un avviamento con coppia doppia rispetto a quella richiesta dal carico [3.06 W] ©) la velocita’ del motore con la coppia del carico applicata nel caso in cui si riduca del 10% la tensione di alimentazione [1015.7 rpm] 4) la velocita’ di rotazione della machina quando eroga una coppia pari alla meta’ della copia richiesta dal carico ede’ alimentata alla tensione di 380 V [1654 rpm] della corrente assorbita, P59 Diploma Universitario in Ingegneria Chimica Sede di Biella Anno accademico 1993/94 Principio di funzionamento dei trasformatori monofasi e trifasi Prof Aldo BOGLIETTI P60 TRASFORMATORE MONOFASE Il trasformatore e' una macchina elettrica statica (priva di componenti rotanti) il cui funzionamento e' basato sul principio della induzione elettromagnetica tra due o piu’ circuiti matwamente accoppiati di Nye N2 spire. Risulta ovvio che il trasformatore puo! funzionare esclusivamente con alimentazione variabile nel tempo ¢ quindi non in comente continua. Un nucleo magnetico realizza I'accoppiamento elettromagnetico tra un circuito primario di Nj spire collegato a una rete di alimentazione e un circuito secondario di No spire collegato ad un carico come indicato in fig.1 Ne Carico N Rete di OH alimentazione Fig. Luso di un trasformatore e' legato principalmente a: . -un adeguamento dell'alimentazione alla tensione richiesta del carico; = un isolamento galvanico di un carico della rete di alimentazione. Dati nominali o di targa J trasformatori sono identificati mediante i seguenti dati di targa stabiliti dalla normativa elettrica (CED) Potenza nominale Ay [VA] = Vin in =V20 by Tensione nominale primaria Vin P61 ‘Tensione nominale secondaria (Tensione secondaria a vuoto) Corrente nominale primaria Corrente nominale secondaria Rapporto di trasformazione ‘Trasformatore ideale E' conveniente impostare lo studio del trasformatore partendo dal concetto di trasformatore ideale in cui ~ il circuito magnetico del trasformatore presenta rilutanza nulla; = tutto i flusso prodotto risulta concatenato con l'avvolgimento primario e l'avvol- gimento secondario + Je perdite nel rame e nel ferro della macchina sono nulle, Il simbolo del trasformatore ideale e’ indicato in fig.2. o——_ Vi Ny Ne Ve oo ‘Trasformatore ideale Fig2 ‘Trasformatore ideale a wuoto (avvolgimento secondario aperto) Considerando un’alimentazione sinusoidale e' possibile scrivere le seguenti relazioni tra Je forze elettromotrict indotte al primario ed al secondario: La forza elettromotrice indota al primario risulta: P62 a %& aes x ea My ge esenat = +N oS wn ot-5) con N1 il numero di spire dell'avvolgimento primario. il valore massimo del flusso magnetico @ la polsazione elettrica La fem. e1 risulta in ritardo di 90° rispetto al flusso di machina. Utilizzando per il primario la convenzione di segno degli utilizzatori si puo' definire come forza contro elettromotrice "f.c.e.m." la fe.m. e1 cambiata di segno che indicheremo comungue con il simbolo e1 ficem. e,=-e1 che tisulta in anticipo di 90° rispetto al flusso di machina. Con una alimentazione alla frequenza f = 50 Hz e passando alla rappresentazione mediante i fasori, Ia f.c.e.m. e puo' essere seritta come: E1=j4.44£Ni O come indicato nel diagramma vettoriale di fig.3 V1 44 Ey = forza controelettromotrice Ey = 4.441 Ni O Fig3 P63 Come conseguenza, la tensione di alimentazione Vj risultera' pari alla f.c.e.m. indotta al primario Vi=E) La forza eletromotrice ¢ indotta al secondario risulta x %, , sen@t = +N,0— sen (ot-5) a ®, @) =-Np 2%. at v2 v2 in ritardo di 90° rispetto al flusso di machina. Per il secondario viene utilizzata la convenzione di segno dei generatori. Passando alla rappresentazione mediante i fasori la fem. indotta al secondario risulta Ey=j4.44£N2 Oy Ti diagramma vettoriale del trasformatore ideale a vuoto e' riportato in fig.4. Ea = 4.44 f No @ Fig4 ‘Viene definito rapporto di trasformazione "t" del trasformatore il rapporto tra la f.e.m. indotte al primario Ej ed al secondario Ea ‘Trasformatore ideale a carico Nel caso che il trasformatore abbia un carico collegato sul circuito secondario le amperspire dovute alla corrente secondaria dovranno essere bilanciate da una corrente sul cirouito primario. 11 circuito magnetico con riluttanza nulla non richiede corrente per la creazione del flusso di macchina. Nil -Nan=OR da cui il bilancio delle amperspire dovra’ risultare sempre nullo Nil - Nok =0 ‘Dalla relazione del bilancio delle amperspire si ricava la relazione iver aers h-“Ni ot che rappresenta l'espressione del rapporto di trasformazione delle correnti. Utilizzando Tespressione del rapporto di twasformazione delle tensioni e delle correnti risulta ovvia Yuguaglianza tra le potenze al primario ed al secondario del trasformazione secondo la relazione Eyl =Enla Ovwviamente per le ipotesi fatte, il trasformatore ideale presenta rendimento unitario conservando le potenze di ingresso € uscita, h t Ip Mi & Ee z Fig.5 P65 Sulla base delle convenzioni di segno utilizzate il primario si comportera’ come un carico nei confronti della reta di alimentazione, mentre il secondario si comportera’ come un generatore nei confronti di un eventuale sistema utilizzatove collegato alla macchina come indicato in fig.5. ‘Trasformatore reale Tl passaggio da trasformatore ideale a trasformatore reale puo' essere fatto considerando ‘una per volta le non idealita! presenti. Corrente magnetizzante del trasformatore In un trasformatore reale il circuito magnetico non presenta una riluttanza nulla per cui iL ‘lusso prodotto puo' essere scritto come: Ml mR Sostituendo nell'espressione la f.e.m. E) si ottione termini vettoriali Ni Nig E, = j4.44fN,O, = j2mi—z dove Ty rappresenta il valore della corente magnetizzante primaria che ha il solo compito di produrte il flusso di machina; . = R rappresenta la riluttanza del circuito magnetico. 1 rapporto 2nf MM = antl, ha le dimensioni di una reattanza che prende il nome di reattanza di magnetizzazione X. Ticireuito equivalente dopo V'inserimento della reattanza di magnetizzazione e' riportato in fig6. P66 Vi FE: Fig.6 In fig.7 viene riportato il diagramma vettoriale che interpreta il trasformatore ideale a vyuoto avendo considerando la presenza della coment magnetizzante. ° | vs | x8 ey E> ! Fig.7 ‘Trasformatore reale a carico In questo caso il bilancio delle amperspire agenti sul circuito magnetico dovra risultare Nil) - Nolo = Nay P67 Il primario deve quindi richiamare dalla rete, in combinazione con la corrente magnetizzante, una comente Ty i reazione pari a: . N heheyth ‘La corrente assorbita dal primario risultera’ quindi la somma della corrente magnetizzante e della comente di reazione Ty come indicato in fig.8 heb+r Le correnti primaria ¢ secondaria di un trasformatore in condizione di piena utilizzazione risultano normalmente molto maggiori della corrente magnetizzante, LB : Fig.8 P68 In fig.9 viene rappresentato il diagramma vettoriale che interpreta il trasformatore ideale a carico in regime sinusoidale. Perdite nel nucleo magnetico I nucleo magnetico del trasformatore sottoposto ad un flusso variabile risulta sede di perdite per istezesi e per correnti parassite (perdite nel ferro) per cui ai fini di un modello piu’ aderente alla realta’ occore modellizzare queste perdite aggiungendo una resistenza equivalente Rg in parallelo alla reattanza di magnetizzazione come indicato in fig.10. ‘o t oO Ite he Pre Xi ° oO Fig.10 Ey Ite he ° Ee Fig.1L 10 Come conseguenza il trasformatore a vuoto assorbe una corrente attiva I relativa alle perdite nel nucleo magnetico come indicato in figura, La corrente a yuoto Ip risulta la somma tra la comente magnetizzante Im ¢ la corrente relativa alle perdite nel ferro Ife come indicato in fig.11 negli avy In un tasformatore reale gli avvolgimenti presentano una resistenza non nulla per cui occore tenere presente i loro effi modificando opportunamente il circuito equivalente come indicato in fig.12. Fig.12 wwval rimario In un trasformatore il flusso di macchina non risulta perfettamente concatenato con entrambi gli avvolgimenti per cui esisteranno dei flussi dispersi che interesseranno solo uno dei due avvolgimenti senza concatenare I'altro, Nella macchina si puo' quindi identificare un flusso di avvolgimento © che risulta la somma di un flusso di macchina concatenato con tutti gli avvolgimenti ®¢ ed un flusso disperso g non concatenato con tutti gli avvolgimenti Con riferimento al primario si puo' scrivere =O + Oar derivando si ottiene P69 P70 do,=4 a an Pet Ge Oa U1 Busso disperso gy risulta proporzionale alla corrente dell! avvolgimento secondo la relazione Mh gan =Mt con Rg, la riluttanza del cireuito magnetico dei flussi dispersi La tensione Vj primaria puo' essere espressa quindi come vi HR n+ B+ gM RQ+E) +jolal flussi dispersi si comportano quindi come una reattanza induttiva Xa1 = jaar hh che provoca una caduta di tensione proporzionale alla corrente dell’ avvolgimento. Considerando in modo analogo gli effetti dei flussi dispersi del secondario e' possibile introdurre una reattanza di dispersione secondaria Xq2 ed il circuito equivalente puo! essere completato come in fig.13. Ri Xd ' Re Xdh OWT —Ww—TIT—o me Be oO oO Fig.13 [2 P71 Circuito equivalente del trasformatore reale D circuito equivalente del trasformatore reale si puo' rappresentare secondo lo schema di fig.14 Zz 2 Fig.14 in cui Z1=Ry +] Xai rappresenta limpedenza dell'avwolgimento primario Z_=Ry + iXep rappresenta l'impedenza dell awolgimento secondario Zq=Ro ll iXy _ rappresenta l'mpedenza a vuoto del trasformatore. T1diagramma vettoriale che interpreta il trasformatore reale a carico in regime sinusoidale ' rappresentato in fig.15. P72 Per motivi grafici i vettori relativi alle cadute di tensione sulle resistenze e sulle reattanze di dispersione non sono in scala con i vettori relativi alle fe.m, Modifiche al cireuito equivalente del trasformatore reale Riporto dell’ impedenza a vuoto ai morsetti del circuito primaria Tl parallelo tra l'impedenza di magnetizzazione ¢ la resistenza equivalente alla perdite nel ferro Zp presenta un valore estremamente piu’ elevato rispetto alla impedenza del primario Zy, per cui questa impedenza puo' essere spostata a monte dell'impedenza Z) senza alterazioni sensibili nelle caratteristiche del circuito. Questa spostamento puo' essere giustificato facilmente in quanto la corrente a vuoto risulta percentualmente molto basa rispetto alla corrente nominale del trasformatore (3%-7%) per cui gli effetti della corrente a vuoto sulla caduta di tensione ai capi delle impedenza Z puo’ essere a sua volta trascurato, Il nuovo circuito equivalente 'riportato in figl6. 4 Ze Fig.16 Riporto dei parametri dell'avvolgimento primario al secondario E possibile ridurre i parametri del'awolgimento primario al secondario senza modificare 4 funzionamento del modello rispetto al funzionamento reale del trasformatore. Questa modifica ¢' possibile purche’ si conservino le potenze attive ¢ reattive relative ai bipoli el cireuito equivalente secondo la relazione P73, . 2 R= I parametti dei circuito equivalente possono essere quindi riportati indifferentemente al primario o al secondario ntilizzando il rapporto di trasformazione al quadrato. er la praticita’ d'uso del circuito equivalente e' conveniente riportare limpedenza dell’ avvolgimento primario Z; al secondario. Per la resistenza dell'avvolgimento primario si puo' scrivere dove R"; rappresenta la resistenza del primario riportata al secondario. In modo analogo e' possibile riportare al secondario Ia reattanza di dispersione secondaria, Con questa modifica le impedenze Z; e Z2 risultano collegate in serie e prendono il nome di impedenaa di corto circuito Zcc del trasformatore. Si ottiene quindi il circuito equivalente normalmente utilizzato riportato in fig.17. Le Fig.17 Calcolo dei parametri del cireuito equivalente Lidentificazione dei parametri del circuito equivalente del trasformatore puo' essere fatta ‘mediante due prove: ~ Prova a vuoto a tensione nominale - Prova in corto circuito a corrente nominale P74 Provaa yuo ‘Questa prova viene effettuata con i morsetti del secondario aperti alimentando il primario con la tensione nominale e permette il calcolo della reattanza di magnetizzazione Xy e ella resistenza Rye. Durante la prova vengono misurate le seguenti grandezze: ‘Vin = tensione nominale primaria Jp =corrente a vuoto alla tensione nominale Po = potenza assorbita a vuoto alla tensione nominale Con riferimento al circuito equivalente possiamo ricavare i parametri della impedenza a vuoto Zp: La normativa stabilisce che i valori misurati durante la prova siano forniti in valore percentuale secondo le seguenti relazioni: Io To = 7100 Pog = 52100 0% = 5 ccon in aggiunta il valore del fattore di potenza a vuoto "cos 0" Questi valori percentuali permettono di svincolare il calcolo dei parametri dal lato considerato come primario o secondario del trasformatore. Prova in corto cireuito Questa prova viene effettuata collegando in corto circuito i morsetti secondari dell'avvolgimento secondario . Il primario viene alimentato con una tensione ridotta che permette la circolazione nel trasformatore in prova la corrente nominale. Questa tensione prende il nome di tensione di corto circuito V¢c. Trascurando la corrente assorbita dalla Hb PIB impedenza Zp (valore gia’ piccolo con il trasformatore alimentato alla tensione nominale), il cirenito equivalente si riduce alla unica impedenza di corto circuito Zcc. Durante la prova vengono misurate le seguenti grandezze Voc = tensione di corto circuito Joy =corrente nominale secondaria Pec = potenza di corto circuito Risulta cosi possibile ricavare i parametri dell'impedenza di corto circuito Anche in questo caso la normativa stabilisce che i valori misurati durante la prova in corto Circuito vengano fomiti come valori percentuali secondo le relazioni Voc% Poe Poo = % 100 con in aggiunta il valore del fattore di potenza di corto circuito "cos gcc” Come nel caso della prova a vuoto, questi valori percentuali permettono di svincplare i calcolo dei parametri dal lato considerato come primario o secondario del trasformatore. Caduta di tensione nei trasformatori Limpedenza di corto circuito risulta collegata in serie tra la tensione Vo ed il carico per cui provoca una caduta di tensione non trascurabile. Questa caduta di tensione puo’ essere calcolata mediante la seguente relazione proposta dalla normativa nota come caduta di tensione industriale AV =Ic (Rec cos(9c) + Xee sen(pe)) P76 Ic = corrente di carico erogata dal trasformatore (coincide con la corrente secondaria) Rec =tesistenza di corto circuito del trasformatore Xcc = reattanza di corto circuito del trasformatore ‘9c = fattore di potenza del carico Comportamento energetico Trendimento 7 di un trasformatore e’ dato dal rapporto tra la potenza erogata ¢ la potenza assorbita oP essendo la potenza assorbita la somma della potenza erogata e delle perdite complessive della macchina Pass. =Perog. + Perdite siowtiene Pero. Prog. + dy Perdite Le perdite della machina tisultano: ~ Perdite nel ferro Pje ~ petdite nel rame Pcu negli avvolgimenti primari e secondari Pou =Rec bh? con Jp corrente erogata sul carico Definito con il rapporto di carico 1g P77 si ricava Yespressione delle perdite nel rame funzione del rapporto di carico a Pou = Rec In? = Pec a? Ricordando che la potenza erogata risulta Py = V2 Izc0s 2 il rendimento della machina puo' essere scritto come Va kz 608 2 V2Ip cos 92 +Pre +Rec B ed introducendo il rapporto di carico 0: cE An COS 2 GAN cos 2 +P + Pec 0” Appare evidente come il rendimento di un trasformatore sia pesantemente legato al fattore di potenza del carico, da qui la necessita' e Vimportanza del rifasamento dei carichi. Dalla espressione del rendimento e' possibile determinare il valore dio. (ovvero di corrente erogata) per cui il rendimento risulta massimo. Derivando l'espressione del sendimento rispetto ad oced annulando il numeratore si ottiene 0? Pec =Pre dacui [Pe Pec Risulta quindi evidente come il massimo del rendimento dipenda dalla ripartizione delle perdite nel ferro Pre € delle perdite nel rame (legate alle perdite di corto circuito Pcc ). ‘Normaimente in fase di progetto della macchina le perdite vengono ripartite in modo da posizionare il massimo del rendimento intorno allo 0.75 della corrente nominale. In virtu' del fatto che la curva di rendimento risulta abbastanza piatta nell‘intomo del suo massimo, questa sceita porta ad avere un buono comportamento energetico anche a carichi minori o maggiori del carico che definisce il rendimento massimo. In termini 45 P78. assoluti il rendimento -di un trasformatore e' estremamente elevato (0.97-0.99 dipendentemente dalla potenza nominale della macchina) e’ risulta piu’ elevato al crescere della potenza nominale del trasformatore, Nonostante che il rendimento sia molto alto, le potenze assolute gestite dai grandi trasformatori di trasporto e distribuzione dell'energia eletirica (decine e centinaia di MVA) ‘isultano elevate, per cui in termini assoluti le perdite dissipate, determinabili dalla relazione 2Perdite = (1-1) Passorbita risultano altrettanto elevate. Per questo motivo i grandi trasformatori richiedono complessi sistemi di raffreddamento per la dissipazione della potenza perduta, Parallelo dei trasformatori monofasi Il parallelo di un trasformatore consiste nel suo collegamento su barre primarie e secondarie sulle quali gia’ operano altri trasformatoti La condizione di parallelo tra due trasformatori e' indicata in fig. 18. Fig.18 Per un corretto parallelo devono essere soddisfatt i seguenti requisiti: - collegamento dei morsetti della stessa polarita’ alle stesse sbarre del primario ¢ del secondario - minimizzazione della corrente di circolazione tra i trasformatori in parallelo - ripartizione del carico tra i trasformatori in proporzione alle rispettive potenze nominali.. le P79 Trascurando limpedenza a yuoto Zo il circuito equivalente dei due trasformatori in parallelo risulta quello indicato in fig.19. Zes (A) Zoe (8) ° AMT. .°) v} few [ ]ozreo E208) | tL ty ° O Fig.19 La corrente di circolazione si ottiene dalla seguente relazione 2.2 lei, = G4 *e * Zocay + Zecw) Appare evidente come piccole differenze tra i due rapporti di trasformazione porti ad elevati valori della corrente di cizcolazione in quanto limitata esclusivamente dalle impedenze di corto circuito dei due trasformatori, Nel caso che il collegamento tra i morsetti delle due machine non tisulti corretto (cambiamento di verso di una delle due fem, della figura) la corrente puo' assume valori prossimi alla reale corrente di corto circuito delle due macchine come indicato dalla seguente relazione ‘Nell'ipotesi che i rapporti di trasformazione delle due machine risultino identici (E2ca) = Enq) = F) il circuito equivalente del parallelo risulta quello indicato in fig.20 2 P80 Zoe (8) Fig.20 ‘Utilizzando i circuito equivalente di Thevenin si ottiene il circuito equivalente di Fig.21. In Zee (A) WO a ® learica Ee=E lp Fig.21 La corrente erogata dalle due macchine si ottiene facilmente nota la conrente di carico Ic utilizzando lespressione del partitore di corrente: Zccw) Ine le ¢ 20cm __ ANC Zeca) + Zoe) Zeca) Ipe le - * T Feat Loam Di diagramma vettoriale delle tre correntie'indicato in fig.22 2b Pat Fig.22 Lacorente di Io, somma vettoriale delle correnti I, ¢ Ip, Ic=Iat 5 e' soddisfatta con il minimo della corrente erogata da parte delle dve macchine nel caso in cui 1é due correnti Ip € Tp risultino in fase tra loro. Questa situazione risulta verificata esclusivamente nel caso in cui i cos@ di corto circuito delle due macchine risultano uguali 08 PCC(A) = COS CCIE) ‘Dal rapporto ua le correnti erogate dai due trasformatori I, Tp si ottiene ly .. Zeca) 5 Ta Zeca) overo Ta Zeciay= Ta Zoo) ‘Moltiplicando e dividendo ambo i membri per Se rispettive correnti nominali si ottiene q 1p Zee BME Tp Zee 8D 6 Zee yy” A 7° Ty Ricordando che il prodotto P82 Zoc In rappresenta la tensione di corto circuito 'espressione diventa y hy Voor = Voogn -B- Cc i Te) evidenziando il rapporto tra le correnti erogate e le correnti nominali si ottiene 14 _ Yeom Iw, Ip Vora) Inca ‘Da questo rapporto si deduce come per ottenere la proporzionalita’ tra le correnti erogate € le potenze nominali, le tensioni di corto circuito dei due trasformatori devono essere identiche. Dalle precedenti considerazioni si deduce quindi come un parallelo di trasformatori pao! considerarsi corretto nel caso in cui le seguenti condizioni risultino verificate: ~ uguaglianza del rapporto di trasformazione t - uguaglianza del fattore di potenza di corto circuito cos @oc ~ uguaglianza delle tensioni di corto circuito Voc ‘TRASFORMATORI TRIFASI trasformatori tifasi possono essere realizzati mediante un collegamento stella o triangolo i tre trasformatori trifasi oppure mediante la realizzazione di un nucleo magnetico trifase che alloggia le tre fasi primarie e secondarie. Dati nominali o di targa I wasformatori trifasi sono identificati mediante i seguenti dati di targa stabiliti dalla notmativa elettrica (CEI) Potenza nominale An IVA] = 13 Vin bn = V3 V29 ky ‘Tensione nominale primaria Vin. (Tensione concatenata) Teasione nominale secondaria _-Vgy_(Tensione concatenata secondaria a vuoto) Corrente nominale primaria yy — (Corrente di linea primaria) Corrente nominale secondaria Ton _ (Corrente secondaria di linea) , Vin _ law Rapporto di trasformazione '=Vie “Tho ‘A questi dati vengono aggiunti i valori percentuali ottenuti dalle prove. ‘Tutti i dati dei trasformatori vengono riferiti alle tensioni concatenate e alla correnti di linea Collegamenti delle fasi primarie e secondarie Le combinazioni dei collegamenti del primario ¢ del secondario e la presenza del neutro a terra oppure isolato condizionano il comportamento del trasformatore dal punto di vista delle armoniche ¢ da quello delle dissimmetrie di carico. I collegamento a zig-zag e! tipico dei secondari dei trasformatori di distribuzione, in quanto non pone limiti alle dissimmetrie di carico tra le diverse fasi. I collegamenti si indicano con le lettere y,d,z (stella, triangolo, zig-zag) maiuscole 0 minuscole rispettivamente per J'alta e per Ja bassa tensione. Es. Yy - Dd - Yz-Dz. Rapporti di trasformazione e rapporti spire Mentre per i trasformatori monofasi il rapporto spire risulta coincidente con il rapporto di wasformazione, nei trasformatori trifasi questo accade solo per alcuni tipi di collegamento Se si indica con til rapporto di trasformazione e K, il rapporto spire si ottiene la seguente tabella Collegamento Ks Yy t Dd t Dy t Ya t Ye t 2s P83. P84 Circuito equivalente dei trasformatori trifasi Nellipotesi di considerare esclusivamente carichi equilibrati indipendentemente dal tipo di collegamento reale del trasformatore trifase e’ possibile rappresentare il trasformatore twifase mediante un circuito equivalente monofase a stella, In questo modo l'analisi di una fase rappresenta, a meno degli sfasamenti di 120° tra le fasi, V'analisi di tutte tre le fasi. IL modello utilizzato per il trasformatore monofase risulta valido quindi anche per il trasformatore trifase ricordando che esso rappresenta Vequivalente monofase con collegamento a stella del trasformatore monofase di partenza. Con questo modello le correnti calcolate sono coincidenti con le correnti i linea del trasformatore trifase, mentre le tensioni sono le tensioni di fase e non le tensioni concatenate ai morsetti del trasformatore. Calcolo dei parametri del circuito equivalente Liidentificazione dei parametri del circuito equivalente del. trasformatore trifase puo’ essere fatia mediante le due prove gia analizzate per il rasformatore monofase: ~Prova.a vuoto a tensione nominale ~ Prova in corto circuito a corrente nominale va_a vu Questa prova viene effettuata con i tre morsetti del secondario aperti alimentando il primario con la tensione nominale. Durante la prova vengono misurate le seguenti grandezze: ‘Vin = tensione concatenata nominale primaria Ip orrente di linea a yuoto alla tensione nominale Po = potenza trifase assorbita a vuoto alla tensione nominale Con riferimento al circuito equivalente monofase possiamo ricavare i parametri della impedenza a vuoto Zo: 26 Pas X,= Powng(oy (73) Po ingtgg) Anche per i trasformatori trifasi la normativa stabilisce che i valori misurati durante la prova siano fomiti in valore percentuale secondo le seguenti relazioni: con in aggiunta il valore del fattore di potenza a vuoto “cos 99" Questi valori percentuali permestono di svincolare il calcolo dei parametri dal lato considerato come primario 0 secondario del trasformatore. Questa prova viene effetwata collegando in corto circuito i tre morsetti secondari dell'avolgimento secondario. Durante la prova vengono misurate le seguenti grandezze Voc = tensione di corto circuito Inn =corrente nominale secondaria Poc = potenza di corto circuito Risulta cosi' possibile ricavare i parametri dell'impedenza di corto circuito del circuito equivalente monofase: P, Reon 28 30 Pec tang(Poo) cc = 3 by Anche in questo caso la normativa stabilisce che i valori misurati durante la prova in corto circuito vengano forniti come valori percentuali secondo le relazioni 9% P86 con in aggiunta il valore del fattore di potenza di corto circuito “cos gcc" Come nel caso della prova a vuoto, questi valori percentuali permettono di svincolare il calcolo dei parametri dal lato considerato come primario o secondario del trasformatore. Caduta di tensione nei trasformatori Per il calcolo della caduta di tensione occorre ricordare che il cireuito equivalente rappresenia il cireuito equivalente di una fase con collegamento a stella. Questa caduta di tensione puo! essere calcolata mediante la relazione proposta per il trasformatore monofase riportando la grandezza di fase alla tensione concatenata moltiplicando la caduta i tensione di fase per 13 AVcone. = 13 Ic (Rec c0s(c) + Xec sen(c)) con Ic = corrente di linea erogata dal trasformatore Rec = resistenza di conto circuito del trasformatore Xoc = reattanza di corto circuito del trasformatore, ‘9c = fattore di potenza del carico Gruppo di appartenenza ‘Nei trasformatori wifasi puo' sussistere uno sfasamento tra la terna delle tensioni primarie € secondarie, sfasamento che nasce dalle possibili combinazioni delle connessioni primario-sccondario. Si definisce gruppo di appartenenza il rapporto tra lo sfasamento (ritardo della terna lato secondari rispetto alla tema lato primario) diviso 30°. come indicato in fig.23 P87 fs fe |e 7 ee ry Fig.23 Sono individuabili 12 gruppi disegnati come le ore sul quadrante di un orologio, ad angoli successivi di 30° Tra questi, le nonme CEI considerano gruppi normali i séguenti sruppit Gruppo _Sfasamento Collegamenti possibili 0 or Dd-Yy-Dz 6 180° Dd-Yy-Dz u 330° Dy-Yd-¥z 5 150° Dy-Yd-Yz Gii altri gruppi possono essere ricondotti ai gruppi normali effettuando una rotazione ciclica dei nomi dei morsetti in quanto questa operazione non richiede alcuna modifica fisica sui collegamenti del trasformatore. 24 P88. Parallelo dei trasformatori trifasi Il parallelo di un trasformatore trifase deve soddisfare i vincoli gia’ descritti per i trasformatori monofasi, a cui occorre aggiungere l'appartenenza allo stesso gruppo. Bilancio energetico dei trasformatori trifasi Le osservazioni faite per i trasformatori monofasi sono del tutto validi peri trasformatori twifasi. Occorre porre attenzione sul calcolo delle perdite nel rame che risultano calcolabili dalla espressione Pou =3 Rec he? Osservazioni sul concetto di potenza nominale dei trasformatori Come indicato nei precedenti capitoli la‘potenza nominale dei trasformatori risulta espressa in [VA] e non in {W] come accade per tutte le altre macchine elettriche. Questa scelta e' legata al funzionamento intrinseco della macchina il cui compito e' di trasformare esclusivamente energia elettrica in energia elettrica e non di trasformare energia elettrica in energia meccanica o viceversa. Per meglio comprendere questa questa scelta, occorre precisare che in generale la potenza nominale di una machina elettrica rappresenta la potenza alla quale la macchino puo' funzionare per un tempo indeterminato senza superare i limiti termici (temperatura interna della machina) previsti dagii isolanti utilizzati per Ia sua costruzione. Chiaramente i limiti termici raggiunti vengono determinati da due fattori le perdite prodotte ed il sistema di raffreddamento utilizzato per Ja dissipazione delle stesse. Come precedentemente analizzato il trasformatore présenta due tipi di perdite ~ perdite nel ferro - perdite nel rame Le perdite nel ferro sono in prima approssimazione rappresentabili dalla seguente relazione Pre=K 2B? 30 Pag ‘A frequenza costante queste perdite risultano proporzionali al quadrato della induzione del nucleo magnetico ¢ quindi al quadrato della tensione applicata secondo la relazione 2 2. Paake@B? = KB? = KS = Kg? = KTV She DN Le perdite nel rame risultano esprimibile dalla relazione Pew =Rec he? ‘Appare evidente quindi che le perdite della macchina dipendono dai moduli delle due ‘grandezze elettriche (tensione applicata e corrente erogata) e non dallo sfasamento tra le due grandezze. Come conseguenza la potenza di un trasformatore e’ Jegata alla potenza apparente ¢ non alla potenza attiva erogata dalla machina, In pratica un trasformatore risulta caricato alla potenza nominale anche erogando la corrente nominale con Ja tensione nominale su un carico puramente reattivo (induttanza o capacita). Per il concetto di rendimento, in queste condizioni il rasformatore presentera' un rendimento nullo. Autotrasformatore Un autotrasformatore puo' essere considerato un partitore induttivo come indicato in fig.24 M4 Ve Fig.24 Lianalisi delle prestazioni e delle caratteristiche di un autotrasformatore puo' essere fatta immaginando di connettere il primario ¢ il secondario un trasformatore in modo da realizzare un avtotrasformatore come indicato in fig.25. la Vy | Ny Ne Ve | | Fig.25 Li rapporto di trasformazione del autotrasfocmatore risulta a = Mae Vas = +e Risulta ovvio come anche cambiando il collegamento del trasformatore di partenza debba rimanere immutata la potenza di dimensionamento (ovvero la tensione ¢ la corrente) dei due avvolgimenti. La potenza del trasformatore e' data dalla seguente espressione Pyt= VIN Lin = Von bn Come deducibile dalla fig.26, la potenza dell'autotrasformatore realizzato mediante il ‘rasformatore di partenza risulta lato primario Pra = (Vin + Van) Lin lato secondario Pa= Von Gin + lan) Ja potenza nominale della machina e' aumentata di un rapporto Kp pari a Pa _ (Vin+ Van)hw _ Vint Voy 2) 42 okt) K, Pre Vin in Vin te te 32 Pot Fig.26 ‘Come conseguenza un autotrasformatore risulta economicamente pin' economico rispetto ad un trasformatore in quanto a pari materiale (ferro e rame) e' possibile ottenere un potenza nominale piu’ elevata. In modo equivalente un autrasformatore risulta di imensioni piu’ ridote di un trasformatore di pari potenza. La variazione di Kp con il rapporto di trasformazione t; per una variazione di t; da 1 a ¢'riportata in fig.27 Fig.27 33 P92 Appare evidente come un autotrasformatore risulta tanto piu’ conveniente quanto piu’ il rapporto di trasformazione ty tisulta prossimo all'unita’. La convenienza economica nell'utilizzare un autotrasformatore rispetto ad un trasformatore deve comunque essere comparata con un problema non trascurabile quale 1a perdita dell'isolamento galvanico tra primario e secondario. Per questo motivo gli autotrasformatori sono in generale utilizzati per potenze molto elevate nelle sottostazioni Gi distribuzione in alta e altissima tensione (per esempio 380 KV/220 kV) in cui un rapporto di trasformazione non troppo discosto dall'unita’ e la potenze elevate in gioco (centinaia di MVA) portano ad un notevole risparmio economico. Per contro la perdita di isolamento tra primario e secondario no rappresenta una tichiesta di primaria importanza. Al contrario gli autotrasformatori sono assolutamente evitati della distribuzione da media a bassa tensione in cui per problemi di sicurezza l'isolamento galvanico tra primario ¢ secondario risulta di fondamentale importanza. Trasformatore voltmetrico TV Ii trasformatore voltmetrico detto anche TV (fig.28) e' un trasformatore di misura ‘utilizzato per la misura di tensioni elevate (in generale > 500 V). Nella realta’ un TV non e’ niente altro che un trasformatore di potenza molto ridotta (la corrente erogata e’ pari alla. corrente assorbita dalla stramentazione di misura di tipo voltmetrico) progettato per ricondurme a tension basse (100 V) le tensioni elevate da misurare. Perle esigenze legate alla precisione della misura il rapporto di trasformazione deve risultare estremamente accurato. Fig.28 ‘Trasformatore amperometrico TA 1 trasformatore amperometrico detto anche TA e! un trasformatore utilizzato per la misura di correnti molto elevate (in generale maggiori di 10-20 A). Un TA e’ quindi un trasformatore di corrente (collegato in serie alla rete in cui e' inserito) ovvero un trasformatore la cui grandezza elettrica imposta al primario e' una corrente anziche' una. tensione. Questo tipo di funzionamento fa' si che un TA non possa funzionare con secondario aperto, Per I'uguaglianza delle amperspire primarie e secondarie in caso di apertura del secondario tutta la corrente primaria (che risulta imposta come indicato in fig.29) risulterebbe tutta comente magnetizzante portando in pesante saturazione il circuito magnetico con pericolosi danni per il TA stesso. Conseguentemente la condizione di funzionamento a vooto di un TA risulta quella di corto cireuito del secondario. Come per il TV, per le esigenze legate alla precisione della misura, il rapporto di trasformazione deve risultare estremamente accurato La potenza di dimensionamento risulta molto piccola pari alla potenza assorbita dalla strumentazione amperometrica collegata al suo secondario. eA" ——— @) Fig.29 P93, P94 Corso di Laurea in Ingegneria Meccanica ELETTROTECNICA / MACCHINE ELETTRICHE Temi d'esame sui trasformatori Prof. Aldo BOGLIETTI Prof. Federico PIGLIONE POS 26 Giugno 1991 22k/380 100m DM a CARICO 50m Un carico trifase equilibrato di tipo ohmico induttivo ad impedenza costante assorbe una potenza P = 100 kW a cos @ = 0.8 se viene alimentato a V = 380 V (concatenata). Tale carico viene collegato tramite un cavo ( 11. = 0.1 Q/km; xL = 0.2 Q/km) lungo 100 mad un trasformatore trifase con i seguenti dati di targa: VylV2 = 22 kV/ 380V An = 200 kVA Po= 700 W cos 9 0=0.35 Veet = 4.2 % Poo% = 2.15% Calcolare ~ i parametri del circuito equivalente del trasformatore ponendo al primario i parametri relativi alla prova a yuoto, al secondario quelli relativi alla prova in corto cireuito. [Ro = 691.4 kQ; Xp = 258.3 kQs Rec = 0.0155 25 Xee = 0.026 2} - la tensione concatenata sul carcio supponendo il primario del trasformatore collegato ad una rete di potenza infinita con tensione pari alla tensione nominale [364 V] Successivamente i] carcio viene alimentato anche mediante un secondo trasformatore , ‘dentico al primo, collegato pero’ mediante un cavo (con gli stessi papametri per unita’ i lunghezza del cavo gia’ impegato) lungo 50 m (schema di figura con T chiuso). calcolare -la ripartizione percentuale della corrente di carico tra i due trasformatori. Ui% = 44.07 %; 12% = 55.93 %) P96 1 Ottobre 1991 Un trasformatore trifase con i seguenti dati di targa: An = 100 KVA, t= 10 kV/400 V Veo % = 4%, 608 Bee = 0.35 alimenta, mediante una linea di induttanza trascurabile ¢ resistenza pari a SQ, un carico trifase equilibrato ad impedenza costante che presenta i seguenti dati di targa: P-=60 KW, V = 500 V, cos @ = 0.85 (induttivo) ‘Trascurando i parametri a vuoto del trasformatore calcolare: a) la tensione di alimentazione del carico; [171V] b) la corrente assorbita dal carico; (27.8 A] ©) il rendimento della linea; [0.376] d) I rendimentodel trasformatore; [0.997] ¢) il rendimento complessivo dell'impianto. [0.375] 7 Gennaio 1992 Un trasformatore trifase con i seguenti dati di targa: Ag = 100 KVA, t= 15 kV/380 V Pg =700 W, cosBg= 0.35 Veo % = 4%, Poo = 2.1% alimenta un carico trifase equilibrato ad impedenza costante che presenta i seguenti dati di targa: P= SO KW, V = 380 V, cos @ = 0.8 (induttivo) Determinare: 8) i parametri del circuito equivalente, riportando al primerio i parametri in derivazione ed al secondario quelli in serie; [Ro = 321.4 kQ; Xp = 120 kQ; Ree = 30 MO; Xe = 49.6 mO] b) la tensione di alimentazione primaria occorrente affinché il carico venga alimentato alla sua tensione di targa. (15355 V] P97 19 Febbraio 1992 Due trasformatori trifase T1 ¢ T2, con i seguenti dati di targa: 0 Kv/400 V alimentano in parallelo un carico trifase equilibrato ad impedenza costante che presenta i seguenti dati di targa: P= 180kW, V =400 V, cos = 0.85 (induttivo) Trascurando i parametri a vuoto dei trasformatori ed alimentando il primario alla tensione nominale, calcolare: 2) la tensione concatenata di alimentazione del carico; [388 V] ) Ja corrente erogata da ciascun trasformatore; (Ij = 130 A; Iz = 164 A] c) la corrente di cortocircuito trifase franco ai morsetti del carico. [7.7 kA] Tutti i valori richiesti si intendono in modulo. 11 Maggio 1992 Un trasformatore trifase con i seguenti dati di targa: An = 150 kVA, t = 10 kV/400 V Veo % = 4%, 608 Boe = 0.35 alimenta un carico trifase equilibrato ad impedenza costante ohmico-induttivo che presenta i seguenti dati di targa: P= 100 kW, V = 380 V, cos @=0.85 mediante una linea che presenta una resistenza di 2 Q ed una reattanza di 12. ‘Trascurando i parametri a vuoto del trasformatore calcolare: a) la tensione di alimentazione del carico; [140.5 V] ) Ja corrente assorbita dal carico; [66.13 A] c) il rendimento della linea; [0.343] 4d) 11 rendimentodel trasformatore; [0.995] ¢) il rendimento complessivo dell'impianto. [0.341] Pos 31 Agosto 1992, Un trasformatore trifase avente i seguenti dati nominali: An=100KVA, Vjp=20KV, Vin =400V 2 rappresentabile con il circuito monofase equivalente di fig. 1. I valori dei parametri riportati in figura sono: Ree = 40m, Xoo = 60m. Q Ro = 450k Q, Xq=230kQ Ree eee OO. OQ 3s ® oI Fig.1 Determinare: a) i dati di targa (Vec% © Poc%) relativi alla prova in cortocireuito in valore percentuale; (Vec% = 4.5% Poc% = 2.5%] ) i dati di targa (1% ¢ Po%) relativi alla prova a vuoto in valore percentuale ; Ip% = 1.95%; Pp% =0.89%] or tage —— 1 (a0) tees" 2 Fig.2 Sapendo inoltre che le fasi primarie e secondarie sono collegate secondo lo schema di fig. 2 (il + indica il riferimento positivo della tensione per ciascuna coppia di bobine), determinate: ©)il rapporto spire; [86.6] )il gruppo orario. [gruppo 5] 15 Settembre 1992 In uno stabilimento industriale un trasformatore trifase MT/BT alimenta un carico tramite una linea in cavo Iunga 300 m. Il sistema di distribuzione in BT & TN. Tl trasformatore & dotato di prese sul secondario che permettono di variare la tensione a gradini del 2% della tensione nominale. I dati relativi ai diversi componenti sono: ‘Trasformatore: Ay = Voo% = 00 kVA, t= 15 KV/380 V + 4 * ae 2.57 %, COS Bec = 0.35 Carico: P = 80 KW, V = 380 V, cos @ = 0.85 (induttivo) Linea in cavo: r= 0.191 m_fm, x= 0.074 m_/m, cavo quadripolare di quattro conduttori uguali 3 fasi + neutro Supponendo che il tasformatore sia alimentato alla sua tensione nominale primaria e ‘rascurando gli effetti che Ja variazione del rapporto di trasformazione ha sui parametri del trasfomatore: determinare a) la presa del commutatore lato BT del trasformatore che consente V'alimentazione del carico approssimativamente alla sua tensione nominale; [presa n° 3 con V20 = 408.5 V] In queste condizioni calcolare: b) Ja corrente di guasto trifase lato BT del trasformatore [3.9 kA] c) la corrente i guasto trifase ai morsetti del carico [2.1 kA] 4) la comente di guasto fase-neutro ai morsetti del carico [1.4 KA] 10 Maggio 1993 Un trasformatore trifase con i seguenti dati di targa: Ao =200KVA, Vip =20 kV; Vig = 400 V 1 €05 Gee = 0.4 dlimenta un carico trifase ad impedenza costante che presenta i seguenti dati di targa: = 100 kW Va=500V cos p= 0.85 mediante una linea che presenta una resistenza di 1 0 ed una reattanza di 2 Q Supponendo che il trasformatore sia alimentato alla sua tensione nominale trascurando i parametti a vuoto calcolare: - la tensione di alimentazione del carico [200.7 V] ~ la comrente assorbita dal carico (54.5 A] - il rendimento della linea [0.644] - jl rendimento del trsformatore [0.994] - il rendimento complessivo dell'impianto [0.64] Pag P100 21 Giugno 1993 Un trasformatore trifase con i seguenti dati di targe: alimenta mediante una linea di lunghezza pari a 600 m realizzata con un conduttore in rame di sezione 100 mmq (p = 0.0178 ohm mmg/m) ¢ avernte una rettanza di 0.18 ohm/kmn tre carichi monofasi colegati a triangolo. Ogni carico monofase assorbe un corrente di 94 A con cosg = 0.8. Determinare: 1) la variazione di tensione in V ai morsetti dell'utilizzatore quando la corrente passa da zero al valore di funzionamento [66.9 V] 2) il rendimento della linea con il carico allacciato [0.936] 3) il rendimento del trasformatore [0.919] 4) il rendimento dell'impianto [0.861] 18 Ottobre 1993 Dalla consultazione di alcuni cataloghi sono emerse tre possibilita’ di scelta per trasformatori trifasi per Walimentazione di uno stabilimento . Lo stabilimento c’ assimilabile ad un carico con i seguenti dati di targa: Vn = 380V - Pn=150kW -cosgn = 0.85 ‘dati nominali dei tre trasformatori risultano: 1) An=200kVA - t= 15000/400 V - Vec% = 4% - cosgec = 0. 2) An =210kVA - t= 15000/400 V - Voc% = 4.5 % - cosgec = 3) An=220KVA - t= 15000/400 V - Vec% =5% - cosgee Determinare: il trasformatore che minimizza la caduta di tensione [machina 1] - i] trasformatore che minimizza la corrente di corto circuito [machina 3] Ipotizzando di utilizzare i} trasformatore che minimizza la caduta di tensione e sapendo che tra trasformatore e stabilimento e’ inserito un cavo con resistenza pari a 0.05 Q calcolare: - la corrente assorbita dallo stabilimento [260 A] ~ la corrente di corto cireuito a fondo cavo [3396 A] P101 4 Gennaio 1994 Uno stabilimento vuole ampliare la potenza erogabile a 500 kVA inserendo in parallelo ad un trasformatore gia’ esistente un secondo trasformatore. Il trasformatore esistente presenta i seguenti dati di targa: 1) An=2S0KVA - t= 15000/400 V - Veo% =4 % ~ cosqec = 0.35 - gruppo 5 Dai cataloghi disponibili sono emerse le seguenti possibilita’: 1) An=230 kVA - t= 15000/400V - Vec%=4% - 2) An=260KVA - t= 15000/410 V - Vec% =4. 3) An=250KVA - t= 15000/400 V - Veo% = 3.8 % 4) An=280KVA - t= 15000/405 V - Voc% =4.1% - cosgec = 0.36 - gruppo S$ 5) An = 260 kVA - t=15000/402 V - Vee! 13% - cos@cc = 0.36 - gruppo 5 6) An=280KVA - t= 15000/400 V - Vec%=4.5 % - cosgec = 0.45 - gruppo 6 cosgec = 0.35 - gruppo 5 - cosgce = 0.4 - gruppo 5 > cosgec =0.4 - gruppo 1 Determinare ~ il trasformatore piu! adatto per il parallelo evidenziando i motivi di scarto dei ‘rasformatori ritenuti non adatti . Il parallelo deve soddisfare la richiesta di potenza e minimizzare le corrente di circolazione [trasformatore 5] ~ la corrente di circolazione tra i due trasformatori in parallelo {22.3 A] - imoduli delle correnti erogate dai due trasformatori quando lo stabilimento richiede una corrente di 650 A (trascurare la corrente di circolazione) (4 = 313.7 A; Ip = 338.8 A] - la corrente di corto circuito prima e dopo il parallelo [17.6 kA] 21 Settembre 1994 Di un trasformatore trifase sono noti seguenti dati AN=L2MVA - Vi/Vo= 15000/400 V Xm= 5000 Q -Rfe = 25000. valori riportati al primario .26 mQ - Xec= 10.66 mQ valor riportati al secondario Dai dati forniti determinare: a) la corrente assorbita a vuoto ed il cos a vuoto Ip = 1.76 A; cos Oo = 0.196] b) la tensione di corto circuito [al primario 1291 V] Nell'ipotesi che il trasformatore stia alimentando un carico equilibrato assorbendo al primario 40 A 700 kW con la tensione nominale determinare: ) i parametri del carico [R= 98.1 mQ; 4) il rendimento dei trasformatore [0.946] = 96.5 mQ] P102 27 Rebbraio 1995 Un trasformatore trifase da 100 kVA, con rapporto di tresformazione 10000/400 V, ba Je seguenti caratteristiche: f= S50Hz - Vec%=2,5% - Poc%=1,3% - Pf = 12% Supponendo che il trasformatore venga alimentato al primario con una tensione costante pari a 10 KV, ed alimenti un carico che assorbe una comente pari a 3/4 della corrente nominale con cos = 0,8 calcolare: a) la caduta di tensione da vuoto a catico [6.9 V] b) il rendimento del trasformatore [0.968] ©) la corrente di corto circuito trifase ai morsetti secondari con V1 = 10 KV [5773 A] G) Tenergia complessivamente dissipata nel trasformatore in un mese di 25 gg. supponendo che debba restare permanentemente inserito ¢ che in tutti i giomi del mese sia ad esso richiesto lo stesso servizio del tipo: ~ per 7 ore il trasformatore puo' essere considerato a pieno carico; - per 8 ore il trasformatore puo' essere considerato a meta carico; ~ per le restanti ore il trasformatore puo’ essere considerato a vuoto.{10125 kWh] P103 Anno Accademico 1994/95 Concetti di base sul campo magnetico rotante Prof. Aldo BOGLIETTI P104 CAMPO MAGNETICO ROTANTE Campo magnetico prodotto da una distribuzione spaziale di spire Si consideri una struttura magnetica del tipo indicata in figura, realizzata mediante uno statore e un rotore in materiale ferromagnetico ed una bobina di N spire avvolte diametralmente nello statore. Si supponga la bobina percorsa da una corrente continua di valore I. Nell’ipotesi di considerare la permeabilita’ relativa del materiale ferromagnetico infinita, e quindi nulla la sua caduta di forza magnetomotrice, la circuitazione di una linea qualunque dicampo ‘magnetico concatenante uno dei due conduttoririsulta 2H h=NI da cui il valore in modulo del campo magnetico nel trafero della macchina risulta a = Per quanto conceme il segno del campo magnetico al traferro si nota come per tutta la porzione superiore della machina il campo risultera’ uscente dal cotore ed entrante nello