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ECONOMIA DEI SISTEMI INDUSTRIALI (12 CFU) 22 aprile 2013

Esercizio 1
Si assuma che un’impresa operi in monopolio con costi totali di produzione nulli. Si assuma che
l’impresa possa vendere il bene prodotto in due paesi distinti, A e B. Siano rispettivamente p = 2 –
qA e p = 2 m – qB (0<m<1) le curve di domanda inversa di mercato nei paesi A e B.
a) Si assuma che il monopolista possa attuare una discriminazione dei prezzi del terzo tipo. Si
determini la scelta ottimale del monopolista (quantità, prezzi e profitti nei due paesi).
b) Si assuma ora che i consumatori del paese B possano rivendere il bene acquistato ai
consumatori del paese A (e dunque che sia possibile effettuare operazioni di arbitraggio), senza
incorrere in alcun costo aggiuntivo. Si determini la scelta ottimale del monopolista (quantità,
prezzo e profitti complessivi), in funzione del parametro m.
c) Sia ora m < 2 − 1 . Si verifichi se un contesto in cui sia consentito l’arbitraggio possa essere
considerato preferibile (dal punto di vista sia dell’impresa che dei consumatori nei due paesi)
rispetto ad un contesto in cui l’arbitraggio sia vietato.

Esercizio 2
a) Si illustrino, ricorrendo anche all’ausilio dell’analisi formale, le motivazioni per cui un
monopolista che produce e vende un bene durevole detiene un potere di mercato minore rispetto
ad un monopolista che produce e vende un bene non durevole.
b) Si descrivano sinteticamente le strategie che un monopolista di un bene durevole può adottare al
fine di accrescere il suo potere di mercato.

Esercizio 3
Si assuma che l’impresa 1 operi in condizioni di monopolio e produca un bene intermedio che
vende a due imprese “a valle”, impresa α e impresa β. L’impresa α acquista il bene al prezzo p1α ;
l’impresa β acquista il bene al prezzo p1β .
Le due imprese “a valle” operano anch’esse in condizioni di monopolio in due mercati distinti e
separati. L’impresa α rivende il bene intermedio nel mercato caratterizzato dalla funzione di
domanda qα = 60 − pα , dove qα indica la quantità e pα il prezzo fissato dall’impresa α ;
l’impresa β rivende il bene intermedio nel mercato caratterizzato dalla funzione di domanda
qβ = 50 − 2 p β dove q β indica la quantità e p β il prezzo fissato dall’impresa β.
Sia C=F+4q la funzione di costo totale dell’impresa 1; Cα = ( p1α + 2 ) qα la funzione di costo totale
dell’impresa α ; Cβ = ( p1β + 2 ) qβ la funzione di costo totale dell’impresa β.
Si ipotizzi che l’impresa 1 conosca le funzioni di costo totale delle due imprese “a valle” e le
funzioni di domanda che caratterizzano i mercati in cui operano le due imprese. Si ipotizzi, inoltre,
che l’impresa 1 imponga una tariffa in due parti ad entrambe le imprese.
a) Determinare i valori di F in corrispondenza dei quali il profitto conseguito dall’impresa 1
risulta positivo.
Si ipotizzi ora che ciascuna delle imprese α e β stia valutando la possibilità di realizzare in proprio
la produzione del bene intermedio (invece di accettare la situazione descritta in precedenza). Per
produrre il bene intermedio ciascuna impresa dovrebbe installare un impianto caratterizzato
esattamente dalla stessa funzione di costo che caratterizza l’impresa 1.
b) Determinare i valori di F in corrispondenza dei quali non risulta mai conveniente,
rispettivamente, per l’impresa α e per l’impresa β realizzare in proprio la produzione del bene
intermedio.
c) Alla luce dei risultati conseguiti nel punto b), commentare la seguente affermazione: “in
genere le imprese dovrebbero produrre, anziché acquistare, per evitare di pagare un margine
di profitto ad altre imprese indipendenti”.
Si assuma ora che F sia pari a 730 e che le 2 imprese a valle dispongano di un’opportunità
alternativa a quella di rivendere il bene prodotto dall’impresa 1. Tale opportunità consentirebbe a
ciascuna impresa di conseguire, con uguale probabilità, un profitto pari a 16, oppure 36, oppure 64,
oppure 100. Si assuma inoltre che le 2 imprese a valle siano caratterizzate dalle seguenti funzioni di
utilità: U(πα) = π α e U(πβ)= π β , dove πα indica il profitto conseguito dall’impresa α e πβ
quello conseguito dall’impresa β.
d) Determinare la tariffa in 2 parti che l’impresa 1 imporrebbe all’impresa α e quella che
imporrebbe all’impresa β.

Esercizio 4
Si assuma che due imprese, α e β, raggiungano un accordo secondo il quale l’impresa α si impegna
a fornire all’impresa β una singola unità di un bene intermedio al prezzo p. Il costo sostenuto dal
fornitore è pari a c=1/4. L’impresa α può effettuare un investimento pari a i per migliorare la qualità
del bene intermedio. L’aumento di qualità del bene intermedio incide sul livello del prezzo del bene
finale venduto dall’impresa β. Il livello del prezzo del bene finale è pari a v(i) = 3i – 0,5i2, con i<3.
Pertanto, il payoff netto per l’impresa α è πα = p – c – i; il payoff netto per l’impresa β è πβ = v(i) – p.
L’accordo prevede che le imprese α e β si spartiscano equamente il surplus complessivo lordo (al
lordo dell’investimento i) pari a v(i) – c. Quindi, si ha: v(i) – p = p – c.
a) Illustrare l’esternalità verticale che si manifesta fra le imprese α e β.
b) Individuare il livello di i scelto dall’impresa α, il “prezzo intermedio” p, il “prezzo finale” v, i
profitti conseguiti dalle imprese.
Si consideri ora una nuova situazione in cui l’accordo ex-ante (spartizione equa del surplus
complessivo lordo) può essere modificato ex post (dopo che l’impresa α ha effettuato l’investimento
i) dall’impresa β modificando il prezzo p. Inoltre, l’impresa α può vendere il bene intermedio ad
altre imprese (oltre che all’impresa β), ma l’investimento i, in tal caso, corrisponde ad un
investimento “fittizio” λi , dove 0 ≤ λ ≤ 0,5 (se λ = 0 , l’investimento i è completamente specifico
per l’impresa β, in altri termini i incide unicamente sul prezzo del bene finale venduto da β). Le
altre imprese sono disposte ad acquistare il bene intermedio al prezzo pˆ = v(λi ) .
c) Determinare la quasi-rendita associata all’investimento i.
d) Determinare il livello di i che l’impresa α sceglierebbe se fosse in grado di prevedere il
comportamento opportunistico dell’impresa β.