Sei sulla pagina 1di 12

11/10/2016

LA GRECIA, PATRIA DELLA FILOSOFIA

Raffaello, La scuola di Atene, 1509-1510, Città del Vaticano, Musei vaticani, Stanza della segnatura

«I GRECI FURONO DEI CREATORI (…)


DIEDERO ALLA CIVILTÀ
QUALCOSA CHE ESSA NON AVEVA»

(Giovanni Reale, “Il pensiero antico”, Vita e Pensiero, Milano, 2001, p. 3)

1
11/10/2016

PERCHÉ SI AFFERMA CHE LA


FILOSOFIA È NATA IN GRECIA?
1. Sono greci gli autori dei primi scritti filosofici
della storia della civiltà europea;
2. la nostra cultura ha le sue origini nel mondo
ellenico;
3. i Greci per primi si sono dedicati alla RICERCA
LIBERA e RAZIONALE, fondata sul senso critico,
caratteristica del pensiero filosofico: questo non
significa che prima di loro l’uomo non abbia mai
espresso una propria «visione del mondo» e
della vita, ma i Greci sono stati i primi a praticare
il metodo filosofico

LA FILOSOFIA:
UN PRODOTTO ORIGINALE DEI GRECI
• La peculiarità del pensiero greco si nota in contrapposizione alla
sapienza orientale, che è caratterizzata da un forte tratto religioso e
tradizionalistico:
• è patrimonio esclusivo delle caste sacerdotali che reggono la società;
• rappresenta una tradizione sacra e immutabile
• Il modo di pensare greco è invece una RICERCA RAZIONALE, che
nasce come affermazione della libertà dell’uomo di fronte a ogni
tradizione e credenza ritenute intoccabili: ai Greci si deve quella
«spregiudicatezza radicale» (Sofia Vanni Rovighi), che consiste nel
non accettare le opinioni che ci vengono dal senso comune e dal
modo ordinario di pensare, senza prima averle sottoposte al vaglio
critico della ragione
• L’uomo, in quanto «animale dotato di ragione», ha in sé la capacità
di cercare e trovare la verità: per Aristotele «tutti gli uomini tendono
per natura al sapere» e sono quindi in grado di raggiungerlo

2
11/10/2016

IL CONTESTO STORICO
• Le condizioni che favoriscono la nascita della filosofia
stanno nel NUOVO TIPO DI CIVILTÀ creato dai Greci,
diverso da quello orientale e delle società pre-
elleniche, quasi tutte governate da MONARCHIE
assolute e accentratrici, in mano a caste sacerdotali e
militari, al servizio di sovrani venerati come divinità:
sono SOCIETA’ STATICHE, che tendono a conservare, in
quanto sacri, i propri costumi e modi di pensare.
• Diverso il contesto della Grecia:
- alle antiche monarchie si sostituiscono, dall’VIII
secolo a.C., forme di governo aristocratico;
- non c’è uno Stato accentratore, ma una
costellazione di POLEIS, città politicamente autonome;
- le oligarchie aristocratiche al potere non hanno
carattere religioso: i sacerdoti, pur influenti, hanno scarso
peso sul piano politico

LA DEMOCRAZIA
• Le POLEIS si evolvono verso strutture politiche di
carattere DEMOCRATICO: le prime al mondo
• Sono fondate su due caratteristiche:
1. l’ISONOMIA = uguaglianza di diritti politici per i diversi
ceti sociali;
2. la LIBERTÀ dei cittadini di decidere in modo
autonomo, attraverso un confronto pubblico, sui
problemi che interessano la vita della comunità: non
basta più l’osservanza di una tradizione, ma servono
argomentazioni convincenti per persuadere gli altri
della propria opinione
Questa SOCIETÀ DINAMICA, disposta a mettersi in
discussione e a mutare le proprie strutture, è l’ambiente
che favorisce lo sviluppo della FILOSOFIA
come INDAGINE CRITICA, LIBERA e RAZIONALE

3
11/10/2016

LA NASCITA DELLA FILOSOFIA NELLE


COLONIE IONICHE
• Se è il dinamismo della società a creare le condizioni per la
nascita della filosofia, ciò spiega perché questa forma di
pensiero
- non si sia sviluppata nella società spartana, rigidamente
conservatrice;
- sia nata, prima ancora che nella madrepatria, nelle
COLONIE IONICHE dell’ASIA MINORE: sono luogo di scambio
commerciale e, quindi, anche di idee e visioni culturali e vedono
per prime il sorgere di libere istituzioni politiche

ATENE diverrà il cuore della filosofia greca solo nel V sec. a.C.,
quando al termine delle guerre persiane assumerà un ruolo
predominante nell’Ellade e diventerà la città DEMOCRATICA per
eccellenza

IL RETROTERRA CULTURALE DELLA


FILOSOFIA GRECA
• Le premesse del pensiero filosofico si possono
ritrovare in alcune espressioni della cultura
greca:
1. le COSMOLOGIE MITICHE;
2. la religione dei MISTERI;
3. i detti dei SETTE SAVI

4
11/10/2016

1) LE COSMOLOGIE MITICHE
• Si tratta di spiegazioni dell’origine dell’universo
attraverso il mito: la più antica cosmologia
documentata è quella presente nella «Teogonia»
(=generazione degli dei) di ESIODO, che descrive
la nascita del mondo dal caos originario
• Al problema filosofico del principio da cui la
realtà deriva si risponde in modo mitico: gli
elementi, come la terra e l’amore, che si
generano dal caos originario sono personificati in
divinità mitiche

2) LA RELIGIONE MISTERICA
• Si diffonde in Grecia dal VI secolo a.C.
• La religione dei Misteri comprende le pratiche
dell’ORFISMO, così chiamato perché è una dottrina
attribuita al trace Orfeo, disceso nell’Ade: lo scopo dei riti
religiosi è quello di purificare l’anima, per porre fine il più
presto possibile alla necessità, dovuta a una colpa
originaria, di reincarnarsi in un altro corpo alla morte
dell’individuo, andando incontro a uno stile di vita migliore
o peggiore in base alla condotta tenuta nell’esistenza
precedente. E’ questa la dottrina della METEMPSICOSI
(=trasmigrazione delle anime), che sarà ripresa da
PITAGORA e PLATONE
• E’ un’espressione culturale importante per la nascita della
filosofia, perché introduce l’idea del pensiero come di un
cammino verso la vera vita dell’uomo

5
11/10/2016

3) I SETTE SAVI
• La filosofia come guida della condotta umana
trova un suo retroterra nelle sentenze di
carattere morale ascritte ai SETTE SAVI
dell’antichità: tra loro anche TALETE di Mileto,
il primo filosofo, cui è attribuito il motto
«Conosci te stesso», iscritto all’entrata del
tempio oracolare di Delfi, e SOLONE, che
raccomanda: «Prendi a cuore le cose
importanti».

POESIA e FILOSOFIA
• I poeti preparano la strada ai filosofi perché esprimono
per la prima volta il concetto di una LEGGE che unifica
l’intero mondo degli uomini
• Nell’«Odissea» di Omero è forte il riferimento a una
legge di giustizia, garantita dagli dei, alla base di un
ORDINE PROVVIDENZIALE, che premia il giusto e
castiga l’ingiusto
• Tale ordine è personificato dalla dea DIKE, la Giustizia,
nel poema di Esiodo, che presenta la violazione di
questa legge come TRACOTANZA (HYBRIS), dovuta al
prevalere delle passioni sulla ragione
• La poesia greca individua dunque una legge al di sotto
dell’apparente disordine delle vicende umane: i primi
filosofi cercano nella natura quell’ordine che i poeti
hanno scoperto nel mondo umano

6
11/10/2016

LE FONTI PER LA CONOSCENZA DELLA


FILOSOFIA GRECA
• Le fonti della filosofia greca sono di due tipi:
1. le OPERE, soprattutto per Platone e Aristotele, e i
FRAMMENTI degli scritti dei filosofi;
2. le TESTIMONIANZE di scrittori successivi:
a) i riferimenti ai filosofi presocratici contenuti nelle
opere di PLATONE e ARISTOTELE, che nel I libro della
«Metafisica» espone la prima storia della filosofia
b) i DOXOGRAFI (= scrittori di opinioni) vissuti nel tardo
periodo della filosofia greca, che ci riportano le
posizioni dei diversi filosofi: il primo è TEOFRASTO
(IV-III secolo a.C.), discepolo di Aristotele, mentre è
fondamentale per la storia del pensiero antico l’opera
di DIOGENE LAERZIO, che scrive le «Vite e dottrine
dei filosofi», in 10 libri, tutti conservati

I «FISICI»
• I primi filosofi sono chiamati FISICI, perché identificano il
principio primo della realtà in un elemento della NATURA,
detta PHYSIS
• «La maggior parte di coloro che per primi filosofarono
ritennero che i soli princìpi di tutte le cose fossero quelli di
tipo materiale»: così scrive Aristotele, secondo il quale i
fisici ricercano la CAUSA MATERIALE.
• E’ chiaro, però, che per i primi fisici l’ARCHÈ, il principio
dell’intera realtà, non rappresenta solo ciò di cui ogni cosa
è composta, ma è principio nel senso più ampio possibile:
stando alla distinzione aristotelica, si può quindi sostenere
che sia anche
– CAUSA MOTRICE, perché è ciò da cui tutto deriva ed
è all’origine di ogni mutamento della realtà;
– CAUSA FORMALE, perché esprime l’essenza, la
natura propria di ogni cosa

7
11/10/2016

LA SCUOLA DI MILETO
• TALETE
• ANASSIMANDRO
• ANASSÌMENE
Essi ritengono che a fondamento dell’apparente molteplicità delle cose
esistenti e del loro continuo mutamento ci sia una sostanza UNICA ed
ETERNA, di cui ogni cosa è una fuggevole manifestazione
Questa realtà è chiamata per la prima volta da Anassimandro ARCHÈ=
PRINCIPIO, termine che indica:
- la MATERIA da cui tutto deriva;
- la FORZA o LEGGE che spiega la nascita, il mutamento e la
morte di ogni cosa.
La filosofia della scuola ionica presenta dunque tre caratteristiche
fondamentali:
- l’ILOZOISMO: la natura è una materia animata che possiede
in sé la causa del proprio esistere e del proprio mutamento;
- il PANTEISMO: il principio che sta alla base di ogni realtà è
divino, per cui DIO è in TUTTO;
- il MONISMO: la realtà è governata dall’archè come unica
legge

TALETE (VII – VI secolo a.C.)


• Il principio di tutte le cose è l’ACQUA, anima di
tutto e divinità, per cui «tutto è pieno di dei»
• Anche la terra galleggia sull’acqua
• Come osserva Aristotele, questo pensiero non è
un mito come quello di Omero, che pure aveva
fatto derivare tutte le cose da Oceano e Tetide, le
divinità che impersonificavano l’acqua. Talete
fonda invece il suo pensiero su ARGOMENTI
precisi, che nascono dall’OSSERVAZIONE e dal
RAGIONAMENTO:
• il nutrimento di tutte le cose è umido: l’acqua è perciò
principio della vita;
• i semi di tutte le cose sono di natura umida: l’acqua è
dunque principio della generazione di ogni realtà.

8
11/10/2016

ANASSIMANDRO (610-545 a.C. circa)


• Contemporaneo e discepolo di Talete
• Scrisse un’opera, poi intitolata «Sulla natura», di cui rimane
una citazione che riproduce un frammento originale
• Principio è l’APEIRON, termine che significa allo stesso tempo
«ILLIMITATO», «INFINITO», ma anche «INDETERMINATO»: ciò
significa che Anassimandro, pur definendolo un elemento
«più sottile dell’aria e più denso del fuoco», non intende
identificarlo con alcuna delle realtà materiali
• Tutte le cose derivano per SEPARAZIONE dall’APEIRON:
• per RAREFAZIONE il FUOCO;
• per CONDENSAZIONE progressiva l’ARIA,
l’ACQUA e la TERRA

L’APEIRON COME LEGGE DELL’UNIVERSO


E DEI RAPPORTI UMANI
• In quanto la nascita degli elementi rompe l’unità
originaria del principio, «tutti gli esseri devono,
secondo l’ordine del tempo, pagare gli uni agli altri il
fio della loro ingiustizia»: ogni cosa deve scontare
con la morte la propria nascita, ritornando così
all’armonia originaria dell’apeiron, espressione della
LEGGE di giustizia che governa l’intera realtà
• Questo spiega non solo il mondo fisico, ma anche i
rapporti tra gli uomini, regolati da CONTRASTI,
conflitti che producono nuove realtà, per esempio
nuove istituzioni politiche, causando la morte di altre

9
11/10/2016

ANASSÌMENE
• Principio è l’ARIA, che a differenza dell’apeiron è
certamente DETERMINATA, ma come l’apeiron è INFINITA
• Anche dall’aria tutto deriva per
• RAREFAZIONE: il fuoco
• CONDENSAZIONE: l’acqua e la terra
• Anche la nostra ANIMA è fatta di ARIA, che è dunque
principio di vita, secondo il significato della parola greca
PHSYCHÈ, che indica l’anima
• L’aria è anche il «SOFFIO» che abbraccia l’universo e che
Anassìmene chiama PNEUMA, con lo stesso termine che
sarà utilizzato più avanti per definire lo SPIRITO: tant’è
vero che anche la parola latina ANIMUS deriva dal greco
ANEMOS, che significa vento, aria

PITAGORA E I PITAGORICI
• Nato nell’isola di SAMO intorno al 580 a.C., Pitagora fonda a
CROTONE una comunità impegnata nello studio delle
scienze matematiche, acquistando la fama di uomo divino,
molto autorevole, al punto che i discepoli non lo chiamano
per nome, ma col pronome «Egli»: IPSE DIXIT
• I pitagorici, che mettono in comune ogni proprietà,
conducono uno stile di vita ascetico, di astinenza, per
esempio dalla carne e dalle fave e instaurano a Crotone un
regime politico aristocratico, poi rovesciato dai democratici:
così Pitagora lascia la colonia dorica per trasferirsi a
Metaponto, dove muore intorno al 490.
• A lui sono attribuiti tre scritti, «Sulla natura», «Sul governo
della città» e «Sull’educazione», diffusi dal discepolo Filolao

10
11/10/2016

I «SEGRETI» DELLA SCUOLA PITAGORICA


(per curiosità personale)
• I discepoli di Pitagora si distinguono in due
gruppi:
– MATEMATICI («ADDOTTRINATI», dal greco MATHEMA
= DISCIPLINA): conoscono la parte più approfondita
della dottrina e devono mantenerla segreta. Sembra
che Ippaso di Metaponto sia stato cacciato dalla
scuola per aver diffuso la scoperta del numero
irrazionale (forse la radice di 2, che esprime
l’incommensurabilità tra il lato e la diagonale del
quadrato)
– ACUSMATICI («UDITORI», dal verbo AKÙO =
ascoltare): conoscono solo gli aspetti più superficiali
del pensiero pitagorico

IL NUMERO COME PRINCIPIO


• Per i Pitagorici principio e sostanza di tutta la realtà è il
NUMERO: questa tesi deriva dall’osservazione che le relazioni
tra le cose possono essere espresse in forma quantitativa, per
esempio se si considerano i rapporti tra le corde, di lunghezze
diverse, della cetra oppure tra contenitori riempiti in misura
differente
• I numeri vengono ricondotti a due princìpi supremi:
– il LIMITE, da cui deriva il DISPARI, che è sinonimo di
COMPIUTEZZA E PERFEZIONE, proprio perché è
limitato: diviso per due, dà sempre l’unità di resto,
che consente anche geometricamente di ricavare
una figura chiusa;
– l‘ILLIMITATO, da cui deriva il PARI, che è sinonimo di
IMPERFEZIONE, perché non ha limite: diviso per
due non dà alcun resto.
• Da questa distinzione derivano una serie di coppie di opposti,
che esprimono i rapporti tra le varie realtà anche in senso
morale: il dispari corrisponde al BENE e il pari al MALE

11
11/10/2016

L’IMMORTALITÀ DELL’ANIMA
• I Pitagorici accolgono la dottrina orfica della
METEMPSICOSI: da qui il loro stile di vita
ascetico, che ha lo scopo di liberare l’anima dal
ciclo delle reincarnazioni
• Ciò significa che per i Pitagorici l’uomo è
composto da due realtà, l’ANIMA e il CORPO, fra
loro separabili: affermano quindi,
l’IMMATERIALITÀ e l’IMMORTALITÀ dell’ANIMA,
che sopravvive alla morte del corpo
• Tale concezione antropologica sarà ripresa da
PLATONE

12