Sei sulla pagina 1di 66

PARTE II: METODOLOGIA E TECNICHE DEL KRIYA YOGA

CAPITOLO 6
TECNICHE BASE DEL KRIYA YOGA

Importante
Le tecniche qui descritte sono esposte solamente per motivi di studio, per servire come
raffronto col lavoro di altri ricercatori. Da questa condivisione spero derivi un feedback
intelligente. Osservazioni, critiche, correzioni e aggiunte saranno ben ricevute. Prima di
cominciare a porvi tutte le domande più strane possibili e immaginabili, leggete
completamente la Parte II e III di questo libro in modo da avere una completa visione
della materia. Scoprirete che molte domande trovano risposta man mano che proseguite
con la lettura.
Tengo a precisare che questo libro non è un manuale di Kriya Yoga! Forse in
futuro ne scriverò uno e allora affronterò il problema di come dividere l'intero
argomento in diverse lezioni cercando, per ciascuna fase d’apprendimento, di fornire
tutti i consigli necessari. In ogni caso, certe tecniche non possono essere apprese
leggendo un manuale. Ci sono tecniche delicate come per esempio il Maha Mudra, il
Kriya Pranayama, il Thokar, lo Yoni Mudra che è impensabile apprendere senza l'aiuto
di un esperto che controlli la loro esecuzione. Ogni persona è diversa e nessuno può dire
a priori quali saranno gli effetti di una determinata tecnica, soprattutto se praticata in
dosi consistenti.
L'autore non si assume alcuna responsabilità nel caso di risultati negativi,
particolarmente nel caso in cui uno decida di praticare le tecniche senza aver cercato la
supervisione di un esperto. Coloro che intendono portare avanti questa pratica
dovrebbero farlo con il dovuto senso del sacro e la consapevolezza della ricchezza che
essa potrà portare nella loro vita. Sebbene ognuno ha il diritto e il dovere di controllare
il suo destino, garantirsi il consiglio o la guida di un esperto è indispensabile.

N.B. Quando ci si reca da un esperto, è necessario comunicargli l’esistenza di ogni eventuale


problema fisico, come ipertensione, problemi ai polmoni, segni di iperventilazione… Se avete
particolari problemi fisici, un esperto potrà raccomandarvi una forma delicata di Kriya
Pranayama e dei Mudra ad esso collegati – e se necessario potrebbe raccomandare di praticarli
solo mentalmente.

86
Localizzazione dei Chakra e di particolari centri nel cervello

I Chakra sono sottili organi astrali localizzati entro la spina dorsale; gradini
ideali di una scala mistica che porta la coscienza del singolo ad incontrare la più
elevata esperienza estatica. Nel Kriya non cerchiamo di visualizzare un Chakra
ma di percepire approssimativamente la sua sede. La pratica dei diversi livelli del
Kriya Yoga raffinerà questa percezione. Di certo non è possibile eliminare la
visualizzazione del tutto ma se sprecate il vostro tempo nel cercare di ricreare
internamente le immagini suggestive che trovate sui libri New Age, potreste
correre il rischio di perdere l’autentico significato delle tecniche Kriya. Al
contrario, quando certe condizioni particolari si stabiliscono – silenzio mentale,
rilassamento del corpo, intensa aspirazione dell’anima – la pratica del Kriya
Pranayama prende, per così dire, la "strada interiore" e la Realtà Spirituale si
manifesta. Percepirete allora la realtà dei Chakra nella dimensione astrale. Sarete
capaci di ascoltare le loro vibrazioni astrali come pure particolari toni di luce che
emanano dalle loro sedi. Svilupperete l'abilità di distinguere le diverse frequenze
di vibrazione di ciascun Chakra. La pratica del Kechari Mudra (spiegata in
questo capitolo) favorirà questa esperienza specialmente nei momenti in cui il
"vento" del respiro si placherà.
Perciò non siate maniacalmente precisi sulla sede di ciascun Chakra. Qui
non troverete istruzioni come: ''il terzo Chakra è localizzato presso L3 (terza
Vertebra Lombare) all'altezza dell'ombelico'' or ''il quinto Chakra è localizzato
presso C7'' …. o istruzioni su come visualizzare il loro supposto specifico colore
e il numero dei loro petali, ciascuno decorato con una lettera Sanscrita... Una
eccessiva visualizzazione "creativa" è contraria a mettere in moto il processo del
Kriya.

La natura di ciascun Chakra rivela due aspetti, uno interno e uno esterno.
L'aspetto interno di un Chakra, la sua essenza, è una vibrazione di "luce" che
attrae la tua consapevolezza verso l'alto, verso lo Spirito. L'aspetto esteriore di
un Chakra, il suo lato fisico, è una ''luce'' diffusa che desta e sostiene la vita del
corpo fisico. Ora, quando sali lungo la spina dorsale durante il Kriya Pranayama,
puoi concepire i Chakra come piccole "luci incerte" che illuminano il tubo cavo
che è la colonna spinale. Quando la consapevolezza è poi guidata verso il basso,
i Chakra sono intimamente percepiti come organi che distribuiscono energia (che
scende dall'Infinito sopra di noi) nel corpo. Raggi di luce partono dalla loro sedi,
ravvivando quella parte del corpo che si trova davanti a loro.

II primo Chakra, Muladhara è localizzato alla base della colonna spinale proprio
sopra la regione del coccige; il secondo Chakra, Swadhisthana, si trova nella
regione sacrale a metà strada tra Muladhara e Manipura; il terzo Chakra,
Manipura, è nella regione lombare all'altezza dell'ombelico. Il quarto Chakra,
Anahata, è nella regione dorsale; la sua sede può essere individuata avvicinando
le scapole e concentrandosi sui muscoli tesi tra di esse. Il quinto Chakra,
Vishuddha, si trova dove il collo si unisce alle spalle. La sua sede può essere

87
individuata oscillando la testa lateralmente, mantenendo il busto ben fermo,
concentrandoci sul punto dove si percepisce un particolare suono come di un
qualcosa che viene macinato.
Tramite la pratica del Kriya Pranayama imparerete come individuare la
sede del Midollo Allungato o Medulla (che si trova alla sommità della spina
dorsale). Rimanendo centrati nel Midollo Allungato, convergete lo sguardo
interiore verso Bhrumadhya, il punto tra le sopracciglia e osservate una debole
luce interiore in quella regione. Se venite indietro di otto centimetri dal luogo
dove appare la luce, avrete trovato la sede del sesto Chakra Ajna. Questo
Chakra è considerato la ''sede dell'anima'' ovvero la ''porta che conduce nel regno
dello Spirito.'' Trovando stabilità di concentrazione in tale zona, la luce interiore
del Bhrumadhya si espanderà nell'esperienza dell'occhio spirituale (Kutastha) un
punto luminoso nel centro di un'infinita radianza sferica. Questa esperienza è
l'entrata regale nella Coscienza Divina immanente nell'universo fisico.
Sperimenterete l'intero universo come il vostro corpo. Questa esperienza è anche
detta Kutastha Chaitanya. [Talvolta in termine Kutastha e usato al posto di
Bhrumadhya.]

L'energia che fluisce attraverso la Nadi della lingua durante il Kechari Mudra
stimola la ghiandola pituitaria. La ghiandola pituitaria, o ipofisi, è una
ghiandola endocrina della dimensione più o meno di un pisello. Essa forma una
protrusione sul pavimento dell'ipotalamo. Si dice essere la sede fisica di Ajna
Chakra.
Uno dei più grandi misteri del sentiero spirituale è il ruolo della
ghiandola pineale, o epifisi. Questa è un'altra piccola ghiandola endocrina nel
cervello. Ha la forma di una piccola pigna (simbolicamente, molte
organizzazioni spirituali, hanno usato la pigna come una icona). Essa è situata
dietro la ghiandola pituitaria, nella parte posteriore del terzo ventricolo del
cervello. Avere piena esperienza della bianca Luce spirituale in tale punto è
considerato il sommo dei raggiungimenti della propria Sadhana (pratica
spirituale.)

Nel commento alla Bhagavad Gita di Swami Pranabananda Giri troviamo un


cenno a due ulteriori centri spirituali nel cervello: Roudri e Bama. Roudri si
trova sul lato sinistro del cervello sopra l'orecchio sinistro mentre Bama si trova
sul lato destro del cervello sopra l'orecchio destro. Avremo occasione di
utilizzarli nella pratica di quei Kriya superiori che avvengono nella regione del
cervello sopra il piano ideale contenente Ajna Chakra.

Bindu è localizzato nella regione occipitale, dove l’attaccatura dei capelli forma
una specie di vortice. (È qui che alcuni Indù, con la testa rasata, mantengono una
ciocca di capelli.) Durante la prima parte del Kriya Pranayama, alla fine di
ciascuna inspirazione, la coscienza tocca il Bindu per alcuni istanti. Nelle fasi più
elevate del Kriya Pranayama, quando la consapevolezza trova la Tranquillità in
Bindu, diveniamo consapevoli della Fontanella [ci riferiamo alla Fontanella
anteriore detta anche ''Bregma'']. Sahasrara si trova alla la sommità del capo.

88
Esso è percepito come luce che si irradia dalla parte superiore del cranio.
L'ottavo Chakra è il centro spirituale più elevato di cui ci occuperemo. Esso è
situato circa trenta centimetri sopra la Fontanella.

Posizione Adatta alla Meditazione


Ci si siede rivolti ad Oriente. Secondo Patanjali, la posizione dello Yogi (Asana)
deve essere stabile e comoda.

Mezzo-loto: La maggior parte dei kriyaban si trova a proprio agio sedendo in


questa posizione che è stata utilizzata per la meditazione da tempo immemorabile
perché fornisce una posizione seduta comoda, molto facile da ottenersi. Il
segreto è di mantenere una spina dorsale eretta sedendo sul bordo di uno spesso
cuscino in modo tale che le natiche siano leggermente sollevate. Si può sedere a
gambe incrociate mentre le ginocchia stanno sul pavimento.
Sollevate il piede sinistro e portatelo verso il corpo in modo che la suola
del piede sinistro aderisca comodamente all'interno della coscia destra. Tirate il
tallone del piede sinistro il più possibile verso l'inguine. La gamba destra è
piegata al ginocchio ed il piede destro è posto comodamente sopra la coscia
sinistra o il polpaccio o entrambi. Il ginocchio destro è abbassato il più possibile
verso il pavimento.
La migliore posizione per le mani è con dita intrecciate come si può
osservare nella famosa foto di Lahiri Mahasaya. Ciò crea un buon equilibrio di
energie dalla mano destra alla sinistra e viceversa. La posizione delle mani per la
meditazione e per il Pranayama è la stessa in quanto ci si muove dal Pranayama
alla meditazione senza soluzione di continuità. Di solito nemmeno ce se ne rende
conto.
Quando ci sono problemi di salute o si verificano particolari condizioni
fisiche, può essere provvidenziale praticare il mezzo loto su una sedia, purché
non abbia braccioli e sia abbastanza grande. In questo modo, una gamba alla
volta può essere abbassata e l'articolazione del ginocchio rilassata!

Siddhasana (Posa Perfetta) è di difficoltà media. La pianta del piede sinistro è


posta contro la coscia destra mentre il tallone preme sul perineo. Il tallone destro
è posto contro l'osso pubico. Questa posizione delle gambe, abbinata al Kechari
Mudra, chiude il circuito pranico e rende il Kriya Pranayama facile e proficuo.
Si spiega che questa posizione aiuta a divenire consapevoli dei movimenti del
Prana.

Padmasana (Posizione del loto) è una posizione difficile, a volte impossibile da


sostenere oltre pochissimi minuti. Il piede destro è posto sulla coscia sinistra ed il
piede sinistro sulla coscia destra con le piante dei piedi rivolte verso l’alto. Si
spiega che, accompagnata dal Kechari e dal Shambhavi Mudra, questa posizione
crea una condizione energica nel corpo adatta a produrre l'esperienza della luce
interna che proviene da ciascun Chakra. Essa aiuta a mantenere il torso eretto
quando, con il raggiungimento del profondo Pratyahara, esso tende a piegarsi o
a cadere. Sedere in Padmasana (posizione del loto) è incomodo per un

89
principiante, le ginocchia e le caviglie danno un dolore intenso. Personalmente,
non consiglio a nessuno di eseguire questa difficile posizione. Ci sono yogi che
hanno dovuto farsi togliere la cartilagine dalle ginocchia dopo che per anni
avevano imposto alle loro membra la posizione Padmasana.

Otto Tecniche Base del Kriya Yoga


Le seguenti tecniche sono di solito condivise durante la prima iniziazione al
Kriya Yoga: Talabya Kriya, Om Japa (nei Chakra), Kriya Pranayama (spesso
indicato semplicemente come Pranayama) in tre parti, Navi Kriya, Maha Mudra,
Kriya Pranayama col respiro breve, Pranayama mentale e Yoni Mudra. 1

1. Talabya Kriya
Comincia con la lingua che si trova in posizione rilassata, con la punta che tocca
leggermente il lato interno dell'arcata superiore dei denti. Ora premi l'intero
corpo della lingua contro il palato superiore per creare un effetto ventosa.
Molti praticano il Talabya Kriya in modo sbagliato poiché volgono
istintivamente indietro la lingua (o la tengono verticale) ma questo annulla
completamente l'intero effetto. È importante far sì che la punta della lingua,
prima di essere premuta contro il palato superiore, tocchi il lato interno
dell'arcata superiore dei denti.
Mantenendo la lingua premuta sul palato superiore, abbassa la mascella
inferiore finché senti chiaramente l'allungamento del frenulo (il tessuto che
unisce la lingua alla base della bocca). Libera la lingua con uno schiocco, poi
spingila fuori dalla bocca in modo che punti verso il mento. All'inizio non
superare le 10 ripetizioni al giorno onde non sforzare troppo o produrre uno
strappo al frenulo. In seguito si raggiungono le 50 ripetizioni in circa due minuti
(110-120 secondi.)
Dopo mesi di pratica regolare del Talabya Kriya, dovrebbe essere
possibile inserire la lingua nella cavità della faringe nasale (Kechari Mudra vero
e proprio.)
Anche dopo aver padroneggiato il Kechari Mudra, il Talabya Kriya non
dovrebbe mai essere messo da parte perché crea un distinto effetto calmante sul
processo di formazione dei pensieri. Non è facile giustificare per quale motivo,
agendo sul frenulo, sia possibile riuscire a calmare il processo di formazione di
pensieri inutili. Sta di fatto che chiunque può osservare questo effetto.

Nota 1
Nei testi di Hatha Yoga ci sono diversi consigli per allungare il frenulo. Uno
molto noto è avvolgere un pezzo di tela attorno alla lingua e con l'aiuto delle
mani, tirare gentilmente (rilassando e ripetendo diverse volte) la tela sia
orizzontalmente che in su, verso la punta del naso. Lahiri Mahasaya era
assolutamente contrario al taglio del frenulo per ottenere risultati più veloci e più
facili. La tecnica del Talabya Kriya può essere arricchita massaggiando sia i
1
Mi propongo di migliorare continuamente la spiegazione delle tecniche che seguono. Potete visitare
almeno una volta all'anno il sito www.kriyayogainfo.net per controllare se ci sono dei raffinamenti
nella spiegazione delle tecniche.

90
muscoli della lingua che il frenulo con le proprie dita.

Nota 2
Talabya Kriya e Kechari Mudra sono completamente diversi! Apri la bocca
davanti ad uno specchio durante la prima parte del Talabya Kriya per vedere le
parti concave su ciascun lato del frenulum il quale appare isolato dal corpo della
lingua; invece se state praticando il Kechari Mudra, sarà l'ugola che viene in
avanti e allora solo la radice della lingua sarà visibile!

2. Om Japa nei Chakra


Cominciando col primo Chakra Muladhara, canta il Mantra "Om"
concentrandoti su di esso; poi fai lo stesso con il secondo Chakra e così via fino
al quinto Chakra (Vishuddha), e poi Bindu. Durante la salita, cerca di fare del tuo
meglio per riuscire a toccare intuitivamente il nucleo interiore di ciascun Chakra.
La discesa comincia cantando "Om" nel midollo allungato, poi nel Chakra
cervicale e così via scendendo fino al primo Chakra. Durante questa discesa
della consapevolezza, cerca di percepire la sottile radiazione di ciascun Chakra.
Una salita (Chakra 1, 2, 3, 4, 5 e Bindu) e una discesa (midollo allungato,
5, 4, 3, 2, 1) costituiscono un ciclo che dura 25-30 secondi. Fai da 6 a 12 di
questi cicli. Non prestare attenzione al respiro: respira naturalmente. Il Mantra
Om può essere cantato a voce alta durante i primi tre cicli. Nei cicli che
rimangono canta Om mentalmente.

Il Mantra Om non dovrebbe essere pronunciato: "ommm" ma "ooooong", in altre


parole una "o" abbastanza lunga che finisce in una "n" nasale. In questa
procedura "Om" è una pura vocale. Quando si pronunciano i Mantra indiani,
come Om namo bhagavate…, Om namah Shivaya…- la consonante "m" in
"Om" si sente distintamente, qui invece non si sente poiché la "o" è molto lunga
e, sul finire della pronuncia di detta vocale, la bocca non è chiusa
completamente, creando così il suono nasale "ng". Alcuni dicono che la nota
corretta di Om e il SI prima del DO centrale.
Questo esercizio, eseguito con concentrazione, fa in modo che la migliore
forma
di Kriya Pranayama avvenga durante la tua routine di meditazione. Se un ciclo
dura 25-
30 secondi, allora ciascun canto di Om dura circa 2 secondi, la qual cosa e molto
buona. Naturalmente, un ciclo più lungo per esempio di 44 secondi, come
consigliava Lahiri Mahasaya sarebbe alquanto opportuno, purché la propria
concentrazione rimanga sempre costante. La pratica ideale è quando un ciclo
dura 60 secondi. Ma questo annoia e molti kriyaban tenderebbero a saltare
questa procedura introduttiva.

91
3. Kriya Pranayama (Respirazione Spinale)
Il Kriya Pranayama è la tecnica più importante. Essa agisce direttamente
sull'energia (Prana) presente nel corpo. Gli insegnanti di Kriya hanno diverse
strategie didattiche per illustrare questa tecnica. Qui io descrivo la mia strategia
personale.

Prima parte: respiro lungo con forti suoni nella gola

Siedi rivolto verso Est. La tua posizione dovrebbe essere stabile e comoda. Tieni
la spina dorsale diritta. A questo scopo puoi utilizzare l'espediente descritto
precedentemente di sedere sul bordo di un cuscino spesso in modo che le natiche
siano leggermente sollevate. Il mento è leggermente rientrato (i muscoli del collo
e della nuca mantengono una costante leggera tensione.) Le dita sono intrecciate
come le tiene Lahiri Mahasaya nella ben nota foto.
Applica il Kechari Mudra, se sei capace di praticarlo. Altrimenti tocca con la
punta della lingua il palato superiore nel punto dove il palato duro diventa molle.
Questo basta a rendere la mente sufficientemente quieta. La consapevolezza è
tutta nel Midollo allungato.

Per poter localizzare il Midollo allungato, sollevate il mento e tendi i muscoli del
collo alla base dell'osso occipitale; concentrati sulla piccola cavità che si trova
sotto tale osso. Muoviti da tale zona verso il punto tra le sopracciglia. Ora, se
lentamente oscilli la testa lateralmente (alcuni centimetri a sinistra e poi a destra)
avendo la sensazione di un qualcosa che collega le due tempie, è possibile
identificare la sede del Midollo allungato. 2 Il Midollo allungato è situato presso
il punto di intersezione de due linee: la linea che collega la cavità sotto l'osso
occipitale con il punto tra le sopracciglia e la linea che collega le due tempie.

Ora preparati per un dolce e calmo respiro addominale. Questo significa che,
durante la inspirazione, la parte superiore del torace rimane quasi immobile. Fai
un respiro profondo, poi un altro: non preoccuparte della lunghezza della
inspirazione o della espirazione. Respira varie volte e scoprirai come il respiro si
allunga naturalmente regalandoti sempre una sensazione di rilassamento
confortevole. Immergi la tua consapevolezza nella bellezza di un profondo
respiro. Controlla di nuovo che la respirazione sia prettamente addominale.
Durante l’inspirazione, l’addome si espande e durante l’espirazione, l’addome
rientra. Durante l'inspirazione, la parte superiore dei polmoni è riempita per due
terzi. NON sollevare la cassa toracica o le spalle. Per quanto riguarda la
visualizzazione, abbiamo già sottolineato come sia sufficiente visualizzare la
spina dorsale come un tubo vuoto.

2
Degno di attenzione è il fatto che Sri Yukteswar raccomandasse di visualizzare il Midollo allungato
attribuendogli la forma del dorso di una piccola tartaruga.

92
Che cos'è un respiro Kriya?
È una profonda inspirazione attraverso il naso che produce un suono sordo nella
gola (come nell'Ujjayi Pranayama), il quale agisce come una "pompa idraulica"
per sollevare l'energia (Prana) dalla base della spina dorsale fino al midollo
allungato. Parte dell'energia arriva al Bindu (regione occipitale) ma è
perfettamente naturale che, quale principiante, tu non divieni consapevole di
questo dettaglio.
Segue una breve pausa (2-3 secondi) durante la quale il movimento
dell'aria è sospeso. Ciò favorisce la sospensione dell'attività mentale: appare uno
stato di stabilità. Ripeto: non più di 2-3 secondi.
Segue una espirazione non affrettata attraverso il naso. La sua durata è,
più o meno, la stessa dell’inspirazione. Potrebbe essere più lunga. La espirazione
accompagna il movimento di ritorno dell’energia verso la base della spina
dorsale. Durante l'ultima parte della espirazione, c'è una chiara percezione
dell'ombelico che si muove verso la spina dorsale. Raffinando questa esperienza,
accompagnando con la consapevolezza il movimento dell’ombelico verso
l’interno, si percepisce l’azione dei muscoli del diaframma e si diventa
consapevoli del calore che aumenta nell’ombelico. Tale calore sembra sorgere
dalla parte inferiore dell’addome. Ma questa percezione può richiedere settimane
o mesi prima di apparire.
Un'altra breve pausa di 2-3 secondi segue. Questa pausa è vissuta
intimamente come un momento di pace confortevole. La mente dinamica diventa
statica e si placa.

Bene, quello che abbiamo descritto è un respiro Kriya. Si raccomanda di


praticare 12 respiri Kriya – se possibile, senza interruzione. La letteratura di
riferimento dice che un Kriya Pranayama perfetto prevede che si facciano 80
respiri in un'ora – circa 45 secondi per respiro. I kriyaban possono raggiungere
questo ritmo solo durante lunghe sedute. Tu completerai 12 respiri in modo
naturale e senza fretta in circa 4-5 minuti. Col tempo completerai 12 respiri in
circa 9 minuti.

Osservazione
Il percorso seguito dall’energia si rivela gradualmente durante la pratica. Non è
necessaria alcuna complicata visualizzazione dell'energia che sale fino al midollo
allungato. Durante la pausa, l’irradiazione luminosa del Kutastha appare come
una luce indistinta o un bagliore che permea la parte frontale del cervello. C'è,
talvolta, una leggera sensazione di luce crepuscolare che permea la parte
superiore della testa. In questo dolce modo di incominciare la pratica del Kriya,
l'energia non può raggiunge né il punto tra le sopracciglia, né il Sahasrara;
questo avverrà in seguito.
Il respiro che usiamo durante il Kriya Pranayama non è un respiro libero
ma un respiro controllato che produce un suono chiaramente udibile nella gola.
Questo suono mentre si inspira è come un tranquillo schhhh… /ʃ/. Il suono è
simile a quello prodotto da un altoparlante che trasmette un rumore di fondo

93
amplificato; c'è solo un sibilo leggero durante la espirazione. Ci sono tanti video
di Ujjayi Pranayama che viene dimostrato da yogi che producono un orribile
suono durante poiché usano le loro corde vocali: questo non è corretto nel Kriya
Pranayama. Fortunatamente, ci sono anche buone spiegazioni di Ujjayi
Pranayama che segnalo sul mio sito.
Consideriamo termini come: "contrazione della laringe" or "inspirazione
che avviene contro la resistenza del canale attraverso cui avviene." Questo è un
modo chiaro di spiegare quello che avviene. Spero che non rimangano altri
motivi che potrebbero generare un equivoco.
Per essere certo che il suono è corretto, concentrati solo sull'aumentare
l'attrito dell'aria che passa attraverso la gola. Ne nasce un suono sordo e
smorzato. Aumenta la sua frequenza. Se l'ambiente è perfettamente silenzioso,
una persona riuscirà ad ascoltarlo entro un raggio di 4-5 metri – e non sentirà
nulla oltre tale distanza. Comunque non pretendiamo la perfezione del suono
adesso. Quando verrà raggiunto infine il Kechari Mudra, il suono della
espirazione sarà come quello di un flauto, Shiii Shiii. Il significato e le
implicazioni di questo suono sono discusse in seguito.

Durante la inspirazione, noi percepiamo una corrente fresca che sale attraverso la
spina dorsale. O, semplicemente, una diffusa sensazione di fresco. Questo fresco
è come il fresco dell'aria inspirata. Durante la espirazione percepiamo una
sensazione di tepore. Significa forse questo che le correnti Ida e Pingala sono
state attivate e noi le percepiamo? Il nostro scopo è che la nostra energia e
consapevolezza si muovano nel canale spirituale di Sushumna. Stiamo
praticando il Kriya di Lahiri Mahasaya e siamo orgogliosi di muovere la nostra
corrente in Sushumna ...
No, non pensare in tal modo. Sii umile ed accetta il fatto che all'inizio
l'energia non sta fluendo attraverso Sushumna. Consideri l'idea che la spina
dorsale sia come una cipolla. Mi riferisco alla sua sezione come la sezione di una
cipolla: ci sono molti strati. Noi cominciamo col muoverci lungo gli strati esterni
e lentamente, mese dopo mese, noi logoriamo uno strato dopo l'altro fino a che....
fino a che qualche cosa comincia ad accadere in Sushumna. E questo è un puro
paradiso. Molto raramente questo accade fin dall'inizio. Nelle fasi iniziali,
durante l'inspirazione Prana fluisce in Ida, e durante l'esalazione in Pingala!
Ma nella letteratura Kriya noi leggiamo che il Prana si muove in
Sushumna – bene, se vuoi pensare questo, credi in questa idea, in questa
illusione. Se questo ti ispira, Ok. Un giorno il Prana si muoverà sicuramente
attraverso Sushumna.

Se invece vuoi produrre un sicuro, tangibile progresso, cerca di praticare sempre


con uno stato d'animo sereno, direi gioioso. Goditi dunque i suoni, le sensazioni,
le pause. Per quanto concerne il valore delle pause, più divieni consapevole di
questi stati di stabilita, più profonda diviene la pratica.

Durante i primi respiri del Kriya Pranayama evita di cantare Om o un altro


Mantra nei Chakra: non disturbare l'impiego di una grande intensità mentale per

94
seguire tutti i punti precedentemente descritti. Lascia che passino un p' di
settimane o mesi prima di provare la seconda parte del Kriya Pranayama.

Seconda parte: cantare mentalmente Om in ciascun Chakra e, in


contemporanea, ascoltare i suoni interiori
Dopo alcune settimane sei pronto ad aggiungere ai tuoi 12 respiri Kriya un altro
insieme di 12 respiri che ti porteranno sempre più vicini a quello che Lahiri
Mahasaya chiamava Uttam Pranayama, un forma elevata di Kriya Pranayama. 3
In questo nuovo insieme di respiri Kriya, durante l'inspirazione, Om è cantato
mentalmente (meglio sarebbe dire "posto mentalmente") in ciascuno dei sei
Chakra dal Muladhara al Midollo Allungato. Durante la pausa pui restare senza
pensieri o cantare un ulteriore Om nel punto tra le sopracciglia. Durante
l'espirazione, canta di nuovo Om nel Midollo Allungato e in tutti gli altri Chakra
scendendo al Muladhara.
Se questo ti viene naturale, poni Om in ciascun Chakra come se
gentilmente lo "toccassi" da dietro. Quindi, mentre scendi dal Muladhara,
visualizza l'energia che fluisce verso il basso lungo la parte posteriore della apina
dorsale.
La tua attenzione è focalizzata sui suoni sottili che provengono dai Chakra e non
sul suono del respiro. Questi suoni non sono suoni fisici; non hanno niente a che
vedere coi suoni prodotti dall'aria nella gola. Essi appaiono in forme diverse
(calabrone, flauto, arpa, tamburo, ronzio come di un trasformatore elettrico,
campana.... ) e catturano la consapevolezza del kriyaban guidandolo verso
maggiori profondità senza alcuna paura di perdersi.
Ogni canto mentale delle sillaba Om dovrebbe essere permeato da una
indomita volontà di inseguire l'eco di questa vibrazione finchè diventi
consapevole di questa vibrazione. Quello che è essenziale è portare avanti una
continua volontà di ascoltare internamente. Le proprie capacità di ascolto
miglioreranno e la sensibilità ai suoni aumenterà.
Un fatto molto importante da capire è che l'evento di percepire questi
suoni non nasce dall'intensità di un unico momento di profonda concentrazione,
ma dall'accumulazione dello sforzo manifestato durante le precedenti sedute di
Kriya (lo sforzo è l'attenzione meticolosa a qualsivoglia suono interiore, non
importa quanto debole possa essere).
Coloro che non sono capaci di sentire alcun suono interiore, non
dovrebbero concludere che qualche cosa non va. Forse hanno fatto un sforzo
enorme i cui frutti saranno goduti durante la pratica del giorno successivo. Un
segnale che uno si sta muovendo verso la direzione corretta è un senso di mite
pressione, come una pace liquida sopra o intorno alla testa spesso accompagnato
da un certo ronzio nella regione occipitale.
Se la percepisci, non chiederti se questo è il vero suono di Om in quanto
probabilmente è solo un segnale che la vera esperienza si sta avvicinando.
Pazienza e costanza sono richieste. Un giorno uno si sveglia alla realizzazione
3
Quando, durante il Kriya, il Prana entra nel canale di Sushumna channel, il respiro scompare, non ci
sono più suoni nella gola e non correnti fredde o tiepide. Questo è chiamato Uttam (elevato)
Pranayama.

95
che sta davvero ascoltando un suono di ''acqua che scorre.''
Lahiri Mahasaya descrive il suono di Om come quello "prodotto da un
gran numero di persone che continuano a colpire il disco di una campana." Di
sicuro, quando ascolti il suono di acque che scorrono o ad onde che si frangono
sugli scogli, puoi essere certo che ti stati muovendo verso la giusta direzione.
Una grande esperienza consiste nell'ascoltare un suono distante, come
quello del lungo riverbero di una campana. Quando questo avviene non c'è più
distinzione tra Pranayama e lo stato più profondo della meditazione. Dimentica
quello che stai facendo, il numero dei respiri Kriya fatti o da fare e diventa
totalmente assorbito in esso. Continua ad ascoltarlo e ciascuna parte della tua
psiche ne sarà influenzata armoniosamente. Una fino ad ora mai sperimentata
Bhakti (devozione) sorgerà spontanea, attraverserà il muro della sfera psicologica
e renderà vita ed esperienza spirituale indistinguibili. La realtà apparirà come
trasfigurata – come quando d'Inverno un manto morbido di neve fa sparire ogni
asperità.

Osservazione
Sia la prima che la seconda parte del Kriya Pranayama sono importanti. Non
ignorate la prima. La prima parte è molto potente perché dedichi la tua attenzione
al suono del respiro finché produci un particolare suono di flauto. Questo stimola
Kundalini e quindi il Samadhi. E, chiaramente, non saltare la seconda parte.
Piuttosto, invece di accontentarti di 12 respiri di tale fase, goditi molti cicli di
essa.
Lahiri Mahasaya scrisse che procedere senza cantare Om in ogni Chakra,
il tuo Kriya diviene "tamasico" [di natura negativa] e ogni genere di pensieri
inutili sorge. La mente non si concentrerà sul Divino ma ti distrarrà.

Terza parte: centrare la consapevolezza nella parte superiore della testa


Questa terza parte del Kriya Pranayama può essere intrapresa solo quando avete
raggiunto un numero giornaliero di 48 respiri Kriya e, possibilmente, quando
avete raggiunto il Kechari Mudra. Cominciate sempre la vostra pratica con la
prima parte del Kriya Pranayama per almeno 12 respiri, poi passate alla seconda
fino ad aver completato 48 respiri Kriya complessivamente (12 of 1st +36 of 2nd.)

Shambhavi Mudra è definito come l'atto di concentrarsi sullo spazio tra le


sopracciglia, portando le sopracciglia verso il centro corrugando lievemente la
fronte. C'è una forma evoluta di Shambhavi Mudra che richiede palpebre chiuse
o chiuse a metà. (Lahiri Mahasaya nel suo ben noto ritratto mostra questo
Mudra.) Gli occhi guardano verso l’alto il più possibile, come se uno volesse
guardare il soffitto ma senza fare alcun movimento della testa. La leggera
tensione che è percepita nei muscoli legati ai globi oculari gradualmente
scompare e la posizione può essere mantenuta abbastanza facilmente. Chi
osserva può vedere la sclera (il bianco dell'occhio) sotto l'iride perché quasi
sempre le palpebre inferiori si rilassano. Per mezzo di questo Mudra, tutto il
proprio Prana si raccoglie in cima alla testa.
Durante questo Mudra pratica le istruzioni che riguardano la seconda

96
parte del Kriya Pranayama (canto di Om nei posti prescritti) eccetto il fatto che
ora il centro della consapevolezza è nella parte superiore della testa. Divieni
stabile in questo Mudra e completa il numero di ripetizioni che hai deciso di
praticare (60, 72 o più.)

Questa pratica è un vero gioiello, rappresenta la quintessenza della bellezza; con


essa il tempo vola senza accorgersi e quello che potrebbe sembrare un compito
spossante (108 o 144 ripetizioni per esempio) risulta essere facile come un
momento di riposo. Si nota come il respiro rallenta. Gioirai della bella
sensazione di aria fresca che sembra salire attraverso la spina dorsale perforando
ciascun Chakra, come pure del tepore dell'aria espirata che permea ciascuna zona
del corpo dall'alto in basso. Percepirai realmente questo, non sarà
immaginazione!
Il tuo atteggiamento è apparentemente passivo, in realtà pienamente
sensibile e quindi attivo in modo intelligente. Il suono del respiro è liscio e senza
interruzioni come l'olio versato da una bottiglia. La pratica raggiunge il suo
massimo potere e sembra avere una vita sua propria. A un certo momento avrete
l'impressione di attraversare uno stato mentale che assomiglia all'addormentarsi
per poi riacquistare improvvisamente la piena consapevolezza, scoprendo di star
nuotando nella luce spirituale. È come quando un aereo emerge dalle nubi nel
chiaro cielo trasparente.

[Qui finisce la spiegazione del Kriya Pranayama (Respirazione Spinale.) Riprendiamo la descrizione
delle altre tecniche (che vanno praticate dopo il Kriya Pranayama.)]

4. Navi Kriya
Con lo stesso metodo descritto nella tecnica Om Japa, lasciando che il respiro
proceda completamente libero, la consapevolezza sale lentamente lungo la spina
dorsale. Il Mantra Om è posto nei primi cinque Chakra, nel Bindu e nel punto tra
le sopracciglia. Poi il mento è abbassato sulla cavità della gola. Le mani sono
unite con le dita intrecciate, palme in basso e i polpastrelli dei pollici che si
toccano. Om è cantato 75 volte (alcune scuole consigliano 100; diciamo che un
calcolo approssimativo tra 75 e 100 va benissimo) nell'ombelico a voce o
mentalmente. I pollici premono leggermente l'ombelico assieme a ciascun canto
di Om. Man mano che si procede, si percepisce che una calma energia si
raccoglie nella parte medio bassa dell’addome (la corrente pranica che vi risiede
è chiamata Samana).
Il mento è poi sollevato – i muscoli della nuca sono leggermente contratti.
La concentrazione si sposta sul Bindu e poi sul terzo Chakra (muovendosi verso
il basso in linea retta, fuori dal corpo.) Ora le dita vengono intrecciate dietro con
il palmo delle mani rivolto verso l’alto. Om è cantato – o con la voce, o
mentalmente – approssimativamente 25 volte nel terzo Chakra. Per ciascun Om,
i pollici praticano una pressione leggera sulle vertebre lombari. Ricordiamo che
il respiro è libero, che non è in alcun modo coordinato con il canto di Om.
Completati questi canti di Om, la posizione normale del mento è ripristinata.
La posizione normale del mento è poi ripristinata e Om è cantato

97
mentalmente in ordine inverso dal punto tra le sopracciglia al Muladhara. Questo
è un Navi Kriya (dura circa 140-160 secondi). Un kriyaban ripete il Navi Kriya
quattro volte.

5. Maha Mudra
Si incomincia piegando la gamba sinistra sotto il corpo in modo tale che il
tallone sinistro sia il più possibile vicino al perineo, con la gamba destra estesa in
avanti. La posizione ideale (anche se non necessaria) è quando il tallone sinistro
riesce ad esercitare una pressione sul perineo. Questa pressione è il modo
migliore per stimolare la consapevolezza del Muladhara Chakra nella regione
coccigea alla base della spina dorsale.
Per mezzo di una profonda inspirazione l’energia è sollevata attraverso il
tubo cerebrospinale nel centro della testa (Ajna Chakra). Questa è una
sensazione semplice e facile da ottenere, non c’è bisogno di renderla troppo
complicata.
Trattenendo il respiro, ci si piega in avanti (in maniera molto rilassata) in
modo che le mani intrecciate riescano ad afferrare il pollice del piede esteso e
serrarsi attorno ad esso. In questa posizione estesa il mento è premuto sul petto in
modo naturale. Continuando a trattenere il respiro, si canta mentalmente Om nel
punto tra le sopracciglia da 6 a 12 volte. Ancora trattenendo il respiro, si ritorna
alla posizione iniziale e con una lunga espirazione, si visualizza l'energia tiepida
che scende alla base della spina dorsale.
Ripeti la procedura nella posizione simmetrica, col tallone della gamba
destra vicino al perineo e la gamba sinistra estesa frontalmente. Ripetila, tenendo
ambo le gambe estese.

Questo è un Maha Mudra; richiede circa 60-80 secondi. Pratica tre Maha Mudra
per un totale di 9 movimenti.

Osservazione
Alcune scuole insegnano, durante l’inspirazione, ad avvicinare il ginocchio della
gamba che sta per essere allungata (o entrambi i ginocchi, prima del terzo
movimento) al corpo, cosicché la parte superiore della gamba è il più possibile
vicina al petto. Le mani, con le dita intrecciate, sono poste attorno al ginocchio
ed esercitano pressione su di esso. Si spiega che questo serve a raddrizzare la
schiena e a far sì che il suono interno del Chakra Anahata divenga udibile.
Questo Mudra deve riuscire facilmente, uno non deve farsi male! Per
quanto riguarda la distensione in avanti, la maggior parte dei kriyaban non è
capace di raggiungere tale posizione senza farsi male alla schiena o al ginocchio.
Essi non dovrebbero, per alcuna ragione, tenere la gamba diritta, ma piegarla un
po’ al ginocchio nel modo più opportuno! Nella posizione estesa, trattenendo il
respiro, si mantiene una contrazione muscolare alla base della spina dorsale
mentre i muscoli addominali sono leggermente tirati in dentro in modo che
l'ombelico è premuto verso il centro lombare.
Come abbiamo visto, nella posizione estesa, l’alluce è afferrato con
fermezza. Alcune scuole ritengono che questo dettaglio sia particolarmente

98
importante. Esse spiegano che ripetendo questa azione su ciascuna gamba
l'equilibrio tra i due canali di Ida e Pingala è rafforzato. Una variante è la
seguente: l’unghia dell’alluce è premuta col pollice della mano destra mentre
l’indice e il dito medio sono dietro di esso e la mano sinistra tiene a mo’ di coppa
la pianta del piede. Quando la procedura è ripetuta con entrambe le gambe
estese, le mani allacciate afferrano entrambi i pollici. (Una variante è che i pollici
di ciascuna mano premono le unghie rispettive degli alluci mentre indice e medio
tengono l’alluce da dietro.)

Il Maha Mudra contiene tutti i tre Bandha. 4 Applicati simultaneamente con il


corpo piegato in avanti, senza usare una eccessiva contrazione, essi aiutano ad
essere consapevoli di entrambe le estremità del Sushumna e producono la
sensazione di una corrente energetica che si muove in alto nella spina dorsale.
Col tempo è possibile percepire l'intera Sushumna come un canale raggiante.

6. Kriya Pranayama col respiro breve


Le tue sopracciglia sono sollevate per facilitare l'esperienza della Luce divina. La
concentrazione è su Ajna, il centro dell'Anima. La lingua è in Kechari Mudra
oppure è piegata indietro contro il palato.
Il Pranayama col respiro breve è basati sul lasciare il respiro muoversi
liberamente, sull'osservarlo, sull'essere coscienti di ogni movimento di esso –
pause comprese – e coordinare con esso un particolare movimento dell'energia.
C'è una consapevolezza piena d'amore del respiro. Dopo avere tratto tre profondi
respiri, ciascuno che finisce con una espirazione veloce e completa come un
sospiro, il tuo respiro sarà molto calmo. Il respiro entra attraverso il naso e si
dissolve in Ajna. Se poni il tuo dito sotto entrambe le narici, il respiro che entra
ed esce toccherà appena il dito. Questo è un segnale che il respiro è
interiorizzato.
Ora, parte della tua attenzione va verso il Muladhara Chakra. Quando
diventa naturale fare una inspirazione, inspira quel poco che serve, tanto
velocemente come l'istinto vuole (circa un secondo), fermati un istante nel
secondo Chakra. Quando ti viene naturale espirare, espira, fermati nel
Muladhara. Quando ti viene naturale inspirare, inspira, fermati nel terzo Chakra.
Quando ti viene naturale espirare, espira, fermati nel Muladhara.
Continua in tal modo, ripeti la procedura tra il Muladhara e il quarto
Chakra, Muladhara e il quinto Chakra (poi Muladhara Bindu, Muladhara
midollo allungato, Muladhara quinto, Muladhara quarto, Muladhara terzo e
Muladhara secondo Chakra). Un ciclo è fatto di 10 respiri brevi. Ripeti più di
un ciclo, finché percepisci che il tuo respiro è molto calmo – quasi
impercettibile.

7. Pranayama mentale
Dimentica totalmente il respiro. Muovi la consapevolezza su e giù lungo la spina
dorsale, fermandoti in ciascun centro spinale. Comincia col primo, fermati in
esso, spostati nel secondo, fermati … e così via. Dopo essere salito al Bindu,
4
La definizione di Bandha e data nel capitolo 1

99
comincia la discesa, fermandoti nel midollo allungato, quinto Chakra, quarto
Chakra e così via. È conveniente centrare l'attenzione su ciascun Chakra per 10-
20 secondi. (Om può essere mentalmente cantato in ciascun Chakra ma è meglio
non disturbare il silenzio mentale.)
Il segreto è di porre e mantenere la consapevolezza in ciascuno di essi fin
quando si percepisce una particolare sensazione di dolcezza, come se quel
Chakra si stesse "sciogliendo". I Chakra sono come dei nodi che possono essere
sciolti "toccandoli" con la concentrazione. Oltre alla sensazione di qualcosa che
si scioglie, si può anche percepire la sottile irradiazione di ciascun Chakra nel
corpo. Fai attenzione che questo non diventi un dettaglio tecnico da applicarsi
usando forza di volontà e la concentrazione. Non disturbare la dolcezza del
processo di assorbimento. Questa è solo una realizzazione spontanea che i
Chakra stanno sostenendo la vitalità di ciascuna parte del corpo.
Il processo di salire e scendere attraverso i Chakra è portato avanti
fintanto che è confortevole. (Un giro completo dura 2-4 minuti.) Questa è la
parte più piacevole della routine. Un kriyaban non ha la sensazione di star
praticando una particolare tecnica, ma gioisce di momenti di dolce rilassamento.
Questo è il momento in cui un profondo silenzio mentale si stabilisce nella
coscienza e nel corpo. Un senso di tranquillità, "Sthir Tattwa" (Prana calmo,
statico) è sperimentato nel settimo Chakra. Lahiri Mahasaya chiamò questo stato
Paravastha or Kriyar Paravastha – "lo stato che si manifesta dopo la azione del
Kriya". Se, per mezzo del puro potere della volontà, tale stato viene richiamato
alla consapevolezza il più possibile, in mezzo alle attività della giornata, i
risultati sono straordinari.

Osservazione
C'è una sottile differenza tra le tecniche Om Japa e Pranayama mentale.
Praticare Om Japa, prima del Kriya Pranayama, serve a stimolare ciascun
Chakra. Ci si ferma in ciascun Chakra brevemente, giusto il tempo di farvi
vibrare il Mantra Om.
Nel Pranayama mentale uno assume un atteggiamento più passivo,
predisposto più a percepire che a stimolare. Le pause in ciascun Chakra sono
molto più lunghe. Quando la consapevolezza si ferma per 20 secondi su ciascun
Chakra, e tu sei rilassato, ecco che ne viene la percezione di una sensazione
dolce e piacevole e il respiro rallenta sensibilmente. Alcuni suoni interiori come
pure sfumature di luce sullo schermo del Kutastha approfondiscono il contatto
con la dimensione Omkar.
[Qui finisce la routine principale. Segue la spiegazione dello Yoni Mudra da praticare poco prima di
andare a letto.]

8. Yoni Mudra
Di notte, prima di andare a letto, incomincia la tua pratica calmando l'intero
sistema psicofisico tramite una breve routine Kriya (per esempio Om Japa nei
Chakra seguito dal Pranayama col respiro breve).
Poi, per mezzo di una profonda inspirazione solleva l’energia nella parte
centrale della testa. Se sei capace di praticare il Kechari Mudra, premi

100
fermamente la lingua sul punto più alto all’interno della faringe nasale –
altrimenti lascia che la lingua stia nella sua normale posizione rilassata.
Contemporaneamente chiudi le "aperture" della testa – gli orecchi con i pollici, le
palpebre con gli indici, le narici con i medi, le labbra con l’anulare e il mignolo.
In tal modo il Prana "illuminerà" il punto tra le sopracciglia.
Durante tutta la pratica, i gomiti sono paralleli al suolo e puntano verso
l'esterno. Non lasciare che scendano, puoi usare un sostegno per essi. Durante
questa speciale azione di osservare la luce, gli indici non devono premere, nel
modo più assoluto, sugli occhi – questo è dannoso e, in ogni caso, di nessuna
utilità! Se anche la lieve pressione esercitata dalle dita sulle palpebre è fastidiosa,
allora gli indici premono sugli angoli degli occhi – o sulla parte superiore degli
zigomi.
Trattenendo il respiro e ripetendo mentalmente diverse volte Om, osserva
l'intensificazione della luce dell’"occhio spirituale." La luce si condensa in un
anello dorato. Il respiro è trattenuto finché ciò è confortevole, finché la necessità
di espirare richiama l'attenzione. Espira, scendendo con la consapevolezza lungo
la spina dorsale. Yoni Mudra è eseguito, normalmente, una volta sola.
L'istruzione tradizionale è aumentare il numero delle ripetizioni di Om di una al
giorno, fino ad un massimo di 200. Naturalmente, non si deve mai forzare.
Dopo lo Yoni Mudra, rimani concentrato fin quando ti è possibile al punto
tra le sopracciglia cercando di percepire luce del Kutastha. Poi apri i tuoi occhi e
guarda quello che è di fronte a te senza focalizzarti su nulla in particolare.
Guarda senza guardare. Guida la tua attenzione alla fontanella. Dopo un po'
diventerai consapevole di una sottile linea di Luce bianca, ammorbidita, come
una nebbia, attorno a tutti gli oggetti. La Luce diverrà progressivamente bianca e
più grande. Evita di pensare. Mantieni lo sguardo fisso. Dopo 5 minuti chiudi i
tuoi occhi e rimani fermo un poco prima di alzarti.

Osservazione 1
Trattenere il respiro causa un senso di disagio. Per poter diminuire il disagio e
approfondire la pratica, pratica il seguente:

Alla fine di una moderata inspirazione (non la tipica del Kriya Pranayama, ma
una molto breve), si chiudono fermamente tutte le aperture della testa tranne le
narici, si lascia uscire una piccola quantità di aria, poi immediatamente si
chiudono le narici. Si rilassano i muscoli del torace come se si volesse
incominciare una nuova inspirazione: ciò dà la sensazione che il respiro sia
divenuto calmo nella zona che va dalla gola al punto tra le sopracciglia. In questa
situazione, la concentrazione sul punto tra le sopracciglia e la ripetizione di Om
per diverse volte, può essere portata avanti e goduta al meglio.

Osservazione 2
Ci sono delle scuole che affermano che lo Yoni Mudra esso non andrebbe
praticato durante il giorno. In realtà lo si può praticare! Nondimeno la tecnica è
fatta meglio nella calma profonda della notte, quando il silenzio è tutto attorno ed
uno è totalmente e perfettamente rilassato. Se la routine principale è praticata di

101
notte, puoi aggiungere semplicemente lo Yoni Mudra alla fine. Altrimenti,
durante la routine principale evita Yoni Mudra, mentre di notte crea le condizioni
speciali per godere pienamente del suo potere. Lo Yoni Mudra genera una tale
concentrazione di energia nel punto tra le sopracciglia che la qualità del sonno
seguente cambia per il meglio. In altre parole, dopo avere attraversato gli strati
del subconscio la tua consapevolezza può riuscire a raggiungere il cosiddetto
stato di "super coscienza."

ALCUNE NOTE PER AIUTARE UN PRINCIPIANTE

Se sei un principiante assoluto, incomincia col Pranayama classico


A mio avviso uno studente dovrebbe sempre mettere alla prova la sua
predisposizione per il Kriya Yoga. A tal fine, un'ottima routine è la pratica del
Nadi Sodhana Pranayama seguita da Ujjayi Pranayama (vedi Appendice al
capitolo 1, dove viene discussa in dettaglio una buona routine elementare di
Pranayama.)
Coloro che intraprendono una pratica costante di una simile routine
cominceranno a percepire il flusso d’energia che sale e scende lungo la spina
dorsale. Va da sé che se un principiante non riesce a praticare regolarmente tale
routine elementare per almeno 3-6 settimane, non dovrebbe nemmeno
considerare l'idea di praticare il Kriya Pranayama. Ujjayi è il fondamento stesso
del Kriya Pranayama. Coloro che lo praticano e pongono la dovuta attenzione ai
suoni che si formano naturalmente nella gola scopriranno che il fenomeno base
del Kriya Pranayama avviene spontaneamente.
Per molti studenti, la pratica combinata di Nadi Sodhana e di Ujjayi
diventa una tal gioiosa scoperta di benessere e di gioia da creare quasi una specie
di "dipendenza". Anche se non faranno il salto di qualità passando al Kriya, una
minima pratica di tali due tecniche farà sempre parte della loro vita.

Padroneggia il Kriya senza coltivare manie e ossessioni.


C'è una particolare frenesia che accompagna una iniziazione tradizionale al
Kriya, ove tutta l'istruzione pratica è data in fretta, in una sola lezione! Questo è
quello che avviene con le iniziazioni di massa. Alcuni giorni dopo quasi tutti i
dettagli sono dimenticati e la persona entra in crisi. L'insegnante non è più
presente e gli altri amici kriyaban rifiutano i loro doveri fraterni affermando di
non essere autorizzati a dare consigli.
Ricevere il Kriya durante un insegnamento diretto uno a uno è la migliore
alternativa. Le persone che ebbero questo privilegio ricordano le parole del loro
insegnante per tutta la vita, sentendo persino risuonare in loro quella particolare
inflessione di voce.
Se avete avuto questa benedizione, evitate di telefonare un giorno sì e un
giorno no al vostro insegnante per porre delle domande cervellotiche. Non
pensate che qualcosa di buono possa scaturire solo da una esecuzione
impeccabile della "ricetta magica" del Kriya. Realizzate quanto importante sia
gioire della pratica così come viene naturale. Perfezionate i piccoli dettagli solo

102
in un secondo tempo: la pratica stessa vi aiuterà.
Quelli che riversano nel sentiero del Kriya un impegno straordinario ma
non ottengono nulla sono quelli le cui aspettative sono uno schermo per impedire
che la genuina bellezza del Kriya possa entrare nella loro vita. Comunque, presto
si stancano di fare domande e alla fine abbandonano tutto.

Come concepire una routine Kriya semplificata


La routine completa, che abbiamo già implicitamente indicato numerando le
tecniche da 1 a 7 (+8 di notte), può essere troppo lunga e complicata per un
principiante. Puoi semplificarla ma bada che ci siano tre parti essenziali:
preparazione, parte centrale dove mantieni la tua consapevolezza in moto su e
giù nella spina dorsale e, finalmente, la fase meditativa.
Quale semplice pratica introduttiva, molti utilizzano solo il Talabya
Kriya, altri il Maha Mudra e Navi Kriya, onde evitare tecniche che richiedono
movimento dopo il Kriya Pranayama. Altri sono irremovibili nel praticare il
Nadi Sodhana Pranayama sebbene esso non faccia parte del Kriya Yoga. Quello
che è importante è provare varie tecniche e poi scegliere quelle più efficaci. Fai
anche tu lo stesso, fai degli esperimenti e poi abbi il coraggio di seguire la tua
intuizione!
La parte centrale è il Kriya Pranayama ma in particolari occasioni puoi
utilizzare al suo posto il Kriya Pranayama con respiro breve. Abbiamo spiegato
che, occasionalmente, ovvero durante una meditazione più lunga una volta alla
settimana, puoi praticare molte più ripetizione; in tale occasione, goditi anche la
terza parte del Kriya Pranayama. Che non venga l'idea di praticare soltanto la
terza parte del Kriya Pranayama! Una routine che sia basata totalmente su una
forte concentrazione sul Sahasrara non è adatta per studenti principianti o di
medio livello. Costruire un forte magnete nel Sahasrara attraverso la terza parte
di Kriya Pranayama è il modo più potente di stimolare il risveglio di Kundalini.
Questo implica che molto materiale dalla mente subcosciente è portato alla
superficie. Potresti sperimentare tutta una gamma di stati d'animo negativi.
Per quanto riguarda l'ultima parte (meditazione), essa sicuramente non
consiste nell'elaborazione di pensieri elevati sostenuti da una fervida
immaginazione. Per niente! 5
Riposa nella calma, godi della tua calma del respiro: il Pranayama Mentale
esaurisce tutto. Una buona scelta è allungare la pratica del Pranayama mentale
fino a che essa occupa 1/3 dell'intero tempo. Dare la massima importanza alla
fase distensiva e confortante del Pranayama mentale è la chiave del successo nel
Kriya.

Realizza il valore di Talabya Kriya e di Om Japa


Il valore di Talabya Kriya ed Om Japa nel calmare la mente è fantastico. Nel
Kriya di Lahiri Mahasaya le tecniche preliminari sono Talabya Kriya e il canto di
Om nei Chakra. Un kriyaban non dovrebbe mai trascurarle. Esse guidano il
kriyaban entro uno stato che è considerato una vera "benedizione." Una seduta di
5
"Su cosa mediti?'' Spesso ci viene fatta questa domanda. Le persone fanno fatica a comprendere che
il prescritto soggetto/oggetto di contemplazione nella pratica del Kriya Yoga è la realtà Omkar che si
manifesta durante il Pranayama mentale.

103
meditazione potrebbe essere composta solamente da queste due tecniche seguite
da dieci secondi di gioire della calma che tramite esse viene indotta. Anche in
questo breve intervallo di tempo, uno può sperimentare una calma molto
profonda.
Un fatto strano è che il Talabya Kriya non richiede concentrazione su
nulla, solo una pura azione fisica. Proprio come semplice tentativo di giustificare
questo, possiamo far notare come la semplice pressione della lingua contro il
palato superiore, mantenendo l'effetto di suzione sul palato per 10-15 secondi,
può, in sé e per sé, generare particolare sensibilità nell'area del Midollo
allungato, e questo avviene in poco tempo. Anche il dettaglio di estendere la
lingua gioca un ruolo importante. Quando la lingua è pienamente estesa, essa tira
con sé alcune ossa craniali e guida alla decompressione di tutta l'area.

Realizza il valore del Maha Mudra


È molto saggio che un kriyaban pratichi il Maha Mudra prima del Kriya
Pranayama. È bene far sentire ad una persona la differenza tra Kriya Pranayama
con e senza Maha Mudra. Le scuole più serie di Kriya raccomandano che per
ogni 12 Kriya Pranayama, venga eseguito un Maha Mudra – restando fermo il
fatto che tre è il numero minimo. (Tanto per capirci chi pratica 60 Kriya
Pranayama dovrebbe praticare per cinque volte il Maha Mudra, mentre chi ne
pratica 12 o 24 dovrebbe praticarne tre.) Purtroppo, avendo ascoltato vari
kriyaban, posso affermare che è un miracolo trovarne uno che pratica le tre
ripetizioni previste. Ci sono persone che s’illudono di praticare correttamente il
Kriya senza mai praticare neanche un solo Maha Mudra! È chiaro che,
privandosi permanentemente di esso e vivendo una vita sedentaria, la spina
dorsale diviene meno elastica. Col passare degli anni le condizioni peggiorano e
diviene quasi impossibile mantenere per più di alcuni minuti la posizione corretta
di meditazione – ecco perché il Maha Mudra è così importante per un kriyaban.
Ci sono resoconti di yogi che hanno raggiunto esperienze fantastiche
usando solo questa tecnica. Secondo quando dicono, la percezione di Sushumna
è aumentata enormemente. Ci sono kriyabans che hanno accantonato tutti gli
altri Kriya e stanno praticando 144 Maha Mudra al giorno divisi in due sessioni.
Essi considerano il Maha Mudra la tecnica più utile di tutto il Kriya Yoga.
Raccomando vivamente di studiare la variante del Maha Mudra che
troverete nel capitolo 9.

Sperimenta la bellezza del Pranayama col respiro breve non solo durante una
routine Kriya ma anche durante ulteriori momenti liberi della giornata
Un famoso insegnante di Kriya disse che se volete fare un notevole progresso
spirituale, dovete prendervi l'impegno di essere consapevoli di almeno 1728
respiri al giorno. Sperimentare ciò è possibile per chiunque – per lo meno una
volta alla settimana – praticando la tecnica del Pranayama col respiro breve per
circa tre ore. Questa è una grande azione che sicuramente produrrà l'esperienza
Omkar.

104
Non è necessario abbinare il Kriya con un lavoro psicologico
Alcuni kriyaban esasperano la precedente ossessione che riguarda i dettagli
tecnici, non fidandosi del puro impiego di una tecnica, anche se è praticata
correttamente, a meno che non sia accompagnata da un gigantesco lavoro
psicologico.
Vogliono costruire mattone dopo mattone, col sudore della fronte, come se
si trattasse di un progetto altamente complesso di aggiungere nuove strutture a
vecchie strutture, il maestoso edificio della loro redenzione. Pensano che solo
tormentando la loro struttura psicologica, sia possibile sradicare le cattive
abitudini profondamente radicate, nonché le stesse radici dell'iniquità e
dell'egoismo. Spesso si impongono inutili fioretti e cercano di restare fedeli a
delle innaturali rinunce. Non comprendono che cosa sia la dimensione spirituale
della vita. La loro idea è che il Divino risieda al di fuori della dimensione umana
e perciò noi possiamo progredire solo se intraprendiamo una strenua lotta contro
i nostri istinti. I condizionamenti religiosi possono essere molto forti, direi fatali
in certi casi.
Alcuni pensano seriamente di ritirarsi dalla vita attiva per poter vivere una
vita di abnegazione. I pochi che hanno l'opportunità di raggiungere ciò (non
necessariamente entrando in un convento ma per esempio abbandonando ogni
impegno lavorativo e vivendo di una piccola rendita) sono destinati a scoprire
che questo improvviso balzo in questa tanto ardentemente agognata condizione
non realizza il loro desiderio di pace perenne unita ad una ardente aspirazione
mistica. L'iniziale sensazione di totale libertà dagli impegni mondani porta buoni
risultati nella meditazione ma non così profondi come immaginato. Soffrono di
un'inspiegabile drastica diminuzione della acutezza della loro concentrazione.
Sono pienamente consapevoli di quanto sciocco sia questo, tuttavia non riescono
a giustificare come mai il loro tempo libero, invece di esser dedicato ad una
profonda pratica del Kriya o del Japa o di qualsivoglia attività spirituale loro
possano scegliere, si esaurisce in occupazione triviali.

Non importi la perfetta castità. Ci sono famosi libri sullo Yoga che descrivono
cose praticamente impossibili. Quanti sarebbe importante trovare un libro che
insegni ad usare l'intelligenza e a pensare con la propria testa!

Evita ogni processo compulsivo di autoanalisi. Non cercare di scoprire delle


ragioni precise che giustifichino le continue oscillazioni tra un senso di benessere
e allegria durante il Kriya e periodi in cui non c'è nulla di piacevole ed eccitante.
Il miglior atteggiamento è lasciare che il Kriya entri nella tua vita portandovi
tutte le benedizioni possibili e immaginabili senza tormentarti perché ti senti
indegno. Felici sono coloro che hanno la faccia tosta di andare avanti
irrevocabilmente, nonostante fallimenti e senso di inadeguatezza!
Comportati come la domestica paziente che fa il suo lavoro quotidiano
munita di pazienza e cura. Prepara ogni giorno il pasto, occupandosi di tutti i

105
dettagli, dal lavoro noioso di spellare patate all'arte di occuparsi dei ritocchi
finali. La consapevolezza di aver completato bene il proprio lavoro è la sua
gratificazione.
Prima o poi coloro che coscienziosamente praticano il Kriya troveranno
una più grande ricompensa. Un giorno qualcosa di tremendamente vasto si
manifesterà e spazzerà via ogni dicotomia di degno e indegno, puro e impuro e
così via. Non mi riferisco solamente a suoni e luci astrali, ad un senso di
espansione cosmica o all'essere pervasi da una gioia illimitata – la stessa
percezioni della Realtà cambia. Alcuni scopriranno una quasi dimenticata
potenzialità di godimento estetico (come se avessero occhi e cuore per la prima
volta); altri saranno profondamente toccati dal significato della loro famiglia, dal
valore delle amicizie che durano una vita e saranno sorpresi dall'intensità della
risposta d'amore che proviene dal loro cuore.

All'inizio del sentiero Kriya, alcuni studenti sono ben lontani dal rispettare non
solo le regole morali di Patanjali ma anche le regole più elementari che
riguardano la salute. Spesso appare un marcato scollamento tra il nuovo interesse
verso la meditazione e altre ben radicate consuetudini sociali.
È buona regole per un insegnante far finta di non vedere tanti fatti
discutibili riguardanti il comportamento dell’allievo. Indubbiamente, dopo vari
mesi di pratica, alcuni cambiamenti nell'indole del kriyaban possono apparire – è
naturale che siano instabili. Un insegnante apprezza la costanza nella pratica
della meditazione ed evita atteggiamenti censori. Spesso, per aiutare un kriyaban
a liberarsi da una dannosa abitudine, basta solo uno sguardo ed un sorriso. Il
fatto è che coloro che incominciano non riescono a comprendere di essere
schiavi di una cattiva abitudine. Prendiamo per esempio il problema del vizio del
fumo. Quanti hanno una lucida visione della situazione reale? Paradossalmente,
è più facile smettere di fumare a causa di una nuova moda ecologista piuttosto
che come risultato di una lucida visione della propria dipendenza dalla nicotina.

Come raggiungere il Kechari Mudra


Sfortunatamente alcuni kriyaban non praticano il Talabya Kriya correttamente.
Non hanno capito cosa significa far aderire la lingua al palato come una ventosa,
prima di aprire la bocca e stirare il frenulo. Talvolta, anche se glielo si mostra di
persona, non sono capaci di eseguirlo subito correttamente. Qui posso
sottolineare soltanto che il principale errore è di concentrarsi troppo su dove
porre la punta della lingua. In un corretto Talabya Kriya, la punta della lingua
non ha alcun ruolo! L'effetto ventosa si ottiene con l'intero corpo della lingua!
Ora, quando sei sicuro di praticare il Talabya Kriya correttamente, dopo
diversi mesi di pratica quotidiana di esso, prova ad ottenere il Kechari Mudra. Il
test decisivo è controllare se la punta della lingua riesce a toccare l'ugola. Se
questo avviene, allora per alcuni minuti al giorno, usate le dita per spingere la
base della lingua verso l'interno finché la punta riesce a superare l'ugola e a
toccare la faringe dietro di essa. Prosegui in tal modo per settimane.
Un giorno la punta della lingua entrerà di un centimetro (più o meno)
nella faringe nasale ma scivolerà subito fuori non appena verranno tolte le dita.

106
Dopo alcuni giorni, togliendo le dita, la punta della lingua rimarrà come
"intrappolata" in quella posizione. Questo avviene poiché il palato molle (la parte
da cui pende l'ugola) non è rigido, si muove e agisce come una fascia elastica la
quale impedisce che la lingua scivoli fuori e ritorni alla sua normale posizione.
Questo è il momento di svolta. Da quel momento in poi, sforzandosi ogni
giorno di praticare almeno 6-12 Kriya Pranayama con la lingua in questa
posizione – sebbene con qualche inconveniente come per esempio un aumento
della salivazione, inghiottire e conseguente interruzione per ripristinare la
posizione – la pratica diventa facile e confortevole. Il senso d’irritazione e
l’aumento della salivazione saranno presto superati. Dopo circa tre settimane di
pratica in questo modo, dovreste essere capaci di raggiungere la stessa posizione
senza usare le dita. La lingua riuscirà ad entrare nella cavità naso-faringea. Ci
sarà ancora spazio in tale cavità per inspirare ed espirare attraverso il naso.

Il Kechari Mudra fa sì che la forza vitale venga sottratta dal processo del
pensiero. Bypassando il sistema energetico mentale, deviando sia il percorso che
la direzione del flusso pranico, il Kechari collega la nostra consapevolezza con
la dimensione spirituale che ha la sua sede nella parte superiore del cervello. Il
chiacchiericcio interno della mente cessa; la qualità del silenzio e della
trasparenza cominciano a divenire la caratteristica della propria coscienza. La
mente lavora in modo più sobrio e gioisce di un indispensabile riposo; ciascun
pensiero diviene più preciso e concreto. Quando, durante le attività quotidiane, si
pratica il Kechari Mudra, momenti di pura calma e di silenzio mentale riempiono
l’intero essere! Talvolta il silenzio mentale diviene una pura esplosione di gioia.
L'unico problema potrebbe essere che durante le prime tre settimane di impiego
del Kechari Mudra, si può sperimentare un senso di "intontimento" dove le
facoltà mentali sembrano essere ottuse. Uno deve essere preparato a questa
eventualità e prendere in considerazione durante questo periodo delicato della
propria vita il fatto di astenersi dal guidare e da qualsiasi lavoro che implichi una
significativa percentuale di rischio.

Dopo alcuni mesi di pratica costante e indomita, la punta della lingua riesce a
toccare il punto di confluenza del passaggio nasale entro la cavità del palato. Il
tessuto soffice sopra i fori nasali nella parte interna delle narici è descritto nella
letteratura Kriya come un' "ugola sopra l'ugola". La punta della lingua tocca
questa piccola zona e ci rimane "attaccata" in modo confortevole.
La letteratura Kriya afferma che la lingua può anche essere spinta più in
alto. Come qualsiasi atlante d’anatomia può mostrare, la lingua, quando riempie
la faringe nasale, non può estendersi ulteriormente. Quella affermazione
dovrebbe essere perciò compresa come un cenno a quanto una normale persona
pensa che stia avvenendo. In effetti, estendendo la lingua al massimo limite, è
possibile sperimentare una grande forza di attrazione verso il punto tra le
sopracciglia, assieme alla sensazione di aver raggiunto, con la punta della lingua
una posizione più elevata.
La stessa letteratura afferma anche che, per mezzo del Kechari uno è
capace di percepire "Amrita", il "Nettare", l'elisir della vita – un fluido dal gusto

107
dolce che scende dal cervello sulla lingua e poi nel corpo. Per ottenere questa
esperienza, la punta della lingua dovrebbe toccare tre punti in successione:
l'ugola, una piccola asperità sul tetto della faringe nasale sotto la ghiandola
pituitaria e il tessuto molle sopra il setto nasale. La punta della lingua dovrebbe
ruotare su ciascuno di questi punti almeno per 20-30 secondi; poi facendo un
movimento con labbra e bocca come per gustare un liquido o un cibo, si
percepirà un certo particolare sapore sulla superficie della lingua. L’esercizio
dovrebbe essere ripetuto diverse volte durante il giorno. 6

Il Kechari Mudra rende il kriyaban capace di fare un passo gigantesco verso la


perfezione del Kriya Pranayama. Durante il Kriya Pranayama col Kechari
Mudra, la espirazione che sorge nella faringe nasale ha un bel suono come di un
flauto, come di un lieve fischio. Alcune scuole lo chiamano il Shakti Mantra.
Esso è stato paragonato al "flauto di Krishna. Uno può farsi una idea di come
dovrebbe essere questo suono tenendo tra le labbra il bordo di un foglio di carta e
soffiando gentilmente. "Lahiri Mahasaya lo descrisse come "simile a quando
uno soffia aria attraverso il buco della serratura." Scrive che esso è come "un
rasoio che taglia tutto ciò che è collegato con la mente". Esso ha il potere di
eliminare ogni fattore esterno di distrazione inclusi i pensieri ed appare nel
momento massimo del rilassamento. Se sopravviene distrazione o ansietà, esso
svanisce immediatamente.
Praticare il Kriya Pranayama in questo modo e gioire degli effetti che ne
conseguono, rappresenta una esperienza incantevole, uno dei migliori momenti
della vita di un kriyaban. Coltivare la perfezione di questo suono, concentrandosi
fermamente su di esso, significa creare la migliore base per far sorgere il suono
di Om in un modo più forte di quello che si può ottenere con la pratica della
seconda parte del Kriya Pranayama. La letteratura sul Kriya spiega che quando
accade questo evento, l'esperienza Omkar acquisisce l'aspetto dinamico di
Kundalini; l'anima viaggia attraverso la spina dorsale e brucia nella gioia del
Samadhi.
La modestia è sempre la benvenuta, ma quando questo risultato è
realizzato, un'euforia positiva (come se uno avesse trovato la lampada magica di
Aladino) non può essere trattenuta. Nel letteratura Kriya si dice che se uno ha
realizzato un Pranayama perfetto, può ottenere attraverso di esso qualsiasi cosa.
Bene, se vogliamo pensare ad un Kriya Pranayama ideale, senza difetti, il Kriya
Pranayama con il Kechari Mudra e il suono del flauto corrisponde al nostro
ideale.

Il valore del Pranayama mentale


Il Pranayama mentale possiede una divina bellezza. Senza il Pranayama
mentale, il Kriya Yoga rischia di divenire una auto imposta tortura, un incubo.
Scommetto che senza di esso, prima o poi, uno abbandona il Kriya Yoga, a meno
che non sia sostenuto dall'eccitazione e aspettative create in lui da un processo di
6
Per quanto riguarda l'importanza di gustare il nettare, non sono in grado di aggiungere nulla in quanto
non ne ho fatto l'esperienza e, devo ammettere, non ho nemmeno cercato di farla. Sto condividendo
questa informazione per amore della precisione e della completezza. Essa può affascinare un kriyaban
ma dopo un periodo iniziale di intensa eccitazione, è presto dimenticata.

108
indottrinamento.

Una routine di Kriya che non termina con il Pranayama mentale è come un
complesso musicale che salga sul palco, prepari tutti gli strumenti, li accordi e
poi abbandoni il palcoscenico! È questa fase che porta tutto ad unificarsi in
armonia; le increspature nel lago della mente si placano, la consapevolezza
diviene trasparente, e la Realtà Ultima è rivelata. È una calma diffusa; la mente è
placata ed in silenzio e guadagna l'energia necessaria per essere più acuta e
vigile. È come una spirale, che gradualmente e sistematicamente si prende cura
di tutti i livelli dell'essere: è un processo di guarigione.

Pochissime persone si sono lamentate di non aver ottenuto nulla da tale pratica.
Quando ho potuto verificare la ragione di tale disillusione, mi sono accorto che
essi non avevano capito il significato e lo scopo della tecnica. Continuavano ad
esercitare una pressione mentale e persino fisica su ciascun Chakra, incapaci di
rilassarsi e cogliere la dolcezza che emana da essi. Avevano abbellito la tecnica
con vari dettagli come contrarre i muscoli vicini a ciascun Chakra …. e quindi
tutta la dolcezza si era dispersa...
Se la pratica avviene con lo spirito giusto, allora essa da origine ad uno
dei rari momenti della giornata in cui puoi utilizzare l'intuizione nata dalla
meditazione per trattare in modo efficace ogni problema che sorge dalla vita.
Perciò il valore del Pranayama mentale si manifesta durante i momenti difficili
della vita quando dobbiamo prendere delle importanti decisioni. Si ha
l'impressione che nulla possa interferire e che anche le più grandi difficoltà si
dissolvano. Entro la perfetta trasparenza di un ordine interiore, tutti i problemi
sono risolti. Si nasce al Kriya proprio per mezzo di tale dolce pratica: essa ti
proietta in un vero paradiso e la sua bellezza trabocca e inonda la vita.

".... è difficile restare arrabbiati, quando c'è tanta bellezza nel mondo. A volte è
come se la vedessi tutta insieme, ed è troppo, il cuore mi si riempie come un
palloncino che sta per scoppiare... e poi mi ricordo di rilassarmi, e smetto di
cercare di tenermela stretta, e dopo scorre attraverso di me come pioggia. E io
non posso provare altro che gratitudine per ogni singolo momento della mia
stupida piccola vita. (American Beauty, film; 1999) "

109
CAPITOLO 7
INTRODUZIONE AL SECONDO KRIYA

In questo libro il Kriya Yoga è descritto in sei passi: sei Iniziazioni Kriya. I Kriya
che vengono dopo il primo sono detti anche Omkar Kriya.
Il Kriya di Lahiri è un unico processo progressivo di sintonia sempre più
profonda con la Realtà Omkar. Quando, attraverso il Kriya Pranayama, viene
creato l'equilibrio tra Ida e Pingala e la qualità grossolana del processo di
respirazione va diminuendo, allora la manifestazione Omkar del Divino aumenta
e diviene il fatto più importante in assoluto. Gli Omkar Kriya verranno spiegati
nei capitoli 7 e 8. Essi sono perfettamente coerenti: ciascun livello è
l'approfondimento del precedente. Ciascuno aumenta l'esperienza della Realtà
Omkar.
Il Capitolo presente, dove troverai la definizione del Secondo passo (o
livello) del Kriya Yoga è dedicata a quei studenti che hanno mostrato un impegno
appassionato alla pratica del Kriya Yoga. Il momento corretto per studiarlo è 6-
12 mesi dopo aver praticato il Kriya quotidianamente, quando c'è un desiderio
genuino per approfondire l'esperienza meditativa.

Il Secondo passo (o livello) del Kriya Yoga è costituito da:

Omkar Pranayama
Forma Elementare del Thokar
Forma Evoluta del Thokar

[Importanti varianti del Thokar saranno descritte nel capitolo 9]


Omkar Pranayama è una variante molto sottile della seconda parte del Kriya
Pranayama; la Forma Elementare del Thokar è una tecnica basata su dirigere,
attraverso un particolare movimento della testa il Prana calmo – raccolto nella
testa attraverso Kriya Pranayama – verso l'ubicazione del Chakra del cuore; la
Forma Evoluta del Thokar è un'accelerazione della Forma Elementare del
Thokar: l'azione del Thokar è ripetuta estendendo lo stato di Kumbhaka.
Per poter padroneggiare il tutto, è molto importante avere chiaro in mente
che cos'è il Respiro Inverso.

Introduzione al Respiro Inverso

Non trascurate la spiegazione seguente solamente perché tratta di un concetto


che è di solito discusso nel Taoismo ovvero nella Alchimia Interiore. Essa
consiste in un chiarimento che di solito noi kriyaban non riceviamo. Il punto è
che se vogliamo praticare i Kriya superiori nel migliore dei modi, dovremo
imparare un nuovo modo di respirare. Si chiama Respiro Inverso. Definiamolo in
modo chiaro.

110
Il respiro che abbiamo utilizzato nelle tre parti del Kriya Pranayama è un respiro
addominale. Chiamiamolo Respiro Naturale.
Durante l'inspirazione noi espandiamo la nostra pancia creando più spazio
per contenere aria entro i polmoni. Addome e stomaco si espandono come noi
inspiriamo, si contraggono quando espiriamo. Questo rilassa, calma la mente e
dona un aumento di energia proveniente dall'aria fresca che entra nel corpo.
L'Alchimia Interiore chiama questo respiro naturale: "Respirazione post-
natale" perché è lo schema di respirazione che usiamo dopo la nascita.
L'Alchimia Interiore dice che è bene espandere l'addome su tutti i quattro lati del
corpo riempiendo il Dantian di Prana. Quando espiriamo, contraiamo l'addome
da tutti i quattro lati e condensiamo il Prana nel Dantian. 7

Il Respiro inverso è il contrario del Respiro Normale. Addome e stomaco si


contraggono quando inspiriamo, si espandono quando espiriamo. Questo
aumenta l'elemento ''fuoco'' (è il Tattwa del terzo Chakra) nel nostro corpo.
L'Alchimia Interiore spiega che questa respirazione produce una
immissione di pura energia attraverso l'ombelico e la chiama ''Respirazione Pre-
natale." Ricevere elementi nutrienti da parte del feto dalla propria madre
attraverso il cordone ombelicale è analogo a questo processo di respirazione.
Nei Kriya superiori noi stiamo per imparare lo stesso processo. Purtroppo
è, di solito, spiegato in modo vago. L'istruzione è più o meno la seguente:
"Pratica un respiro Kriya ma durante l'inspirazione aggiungi Uddiyana Bandha.''
Qualche volta non si usa il termine Uddiyana: per esempio un'importante scuola
di Kriya quando spiega la specie di respiro utilizzato nel Thokar raccomanda di
incominciare una inspirazione Kriya ma di esercitare una continua pressione
mentale per guidare il respiro dalla parte più bassa dell'addome verso il torace.
Naturalmente questa è una istruzione chiarissima ma il problema è che noi
tendiamo a dimenticare questa istruzione, finendo a praticare il respiro
addominale. Ma questo ha un ruolo del tutto diverso. Per esempio un buon
insegnante di Kriya dovrebbe spiegare che il nodo del cuore viene aperto con la
pressione del Respiro Inverso. Se vogliamo padroneggiare il Thokar, non
abbiamo altra scelta che padroneggiare il Respiro Inverso – altrimenti il nostro
viaggio finisce con infruttuosi tentativi di affrontare la Forma Evoluta del
Thokar.

Tieni sempre in mente che:

[1] Il Kriya Pranayama deve essere sempre praticato col respiro addominale; poi
durante il Navi Kriya noi creiamo un qualcosa di particolare nella regione
dell'ombelico ed è con questo ''qualcosa'' (si parla di corrente Samana) che
praticheremo ogni eventuale Kriya superiore. Solo dopo un profondo
rilassamento ed equilibrio Prana – Apana, il percorso del Fuoco si apre durante
l'inspirazione e la sostanza che deriva dal mescolamento di Prana ed Apana entra

7
Il Dantian può essere visualizzato come una sfera di circa quattro centimetri di diametro. Il suo centro
è localizzato circa quattro centimetri sotto l'ombelico e circa otto centimetri all'interno.

111
nel Sushumna bruciando ogni ostacolo e sollevando il nostro spirito verso il
Divino.

[2] Questi due schemi respiratori non possono essere scambiati a piacere. È
sbagliato pensare che il primo si possa abbandonare per praticare solo e sempre il
secondo. Infine, il Respiro Inverso può avvenire solo dopo un certo numero di
Respiri Addominali (20 è il minimo.)

[1] OMKAR PRANAYAMA

Prima parte: col respiro frammentato


Questo è da praticarsi dopo un minimo di 24 respiri di Kriya Pranayama e dopo
il Navi Kriya.
Le mani con le dita intrecciate sono appoggiate sull'addome. Inspirazione
ed espirazione sono divise in 6 + 6 parti. Cominciando dalla posizione col mento
appoggiato al petto, inspira sollevando simultaneamente il mento con lentezza
come per accompagnare e spingere l'energia nel suo cammino verso l'alto.
Durante l'inspirazione si applica pienamente lo schema del Respiro Inverso.
L'addome e lo stomaco si contraggono.
Le sillabe del Mantra di Vasudeva (Om Namo Bhagavate Vasudevaya)
sono poste mentalmente nella sede di ciascun Chakra facendo una breve pausa in
ciascuno. Durante il primo "sorso" dell'inspirazione, la concentrazione è sul
Muladhara, dove viene idealmente "posta"la sillaba Om; durante il secondo
"sorso" la concentrazione è sul secondo Chakra, dove viene idealmente posta la
sillaba Na... e così via, finché Ba è posta nel Bindu, l'inspirazione è completata e
il mento è orizzontale.
Anche l'espirazione è divisa in sei parti ben marcate come pulsazioni.
Abbassando lentamente il mento sul petto, la consapevolezza scende lungo la
colonna spinale. La sillaba Te è posta nel midollo allungato, Va è posta nel
quinto Chakra.... e così via.... Su... De... Va, finché Ya è cantato mentalmente nel
Muladhara. 8 Scendendo, non abbiate fretta, abituatevi a sentire l'addome che si
espande.
Non appena ciò è confortevole, si aggiunge una pausa di 2-3 secondi sia
alla fine dell'inspirazione che dell'espirazione. Durante la pausa dopo
l'inspirazione, la consapevolezza fa una completa rotazione in senso antiorario
lungo la corona della testa. ["Antiorario" in questo libro è sempre inteso come
osservato dall'alto]. Durante la pausa dopo l'espirazione, la consapevolezza fa
una completa rotazione in senso antiorario attorno al Chakra Muladhara. La
rotazione in alto avviene entro il cervello, sotto l'osso cranico, cominciando dalla
regione occipitale, sopra il Bindu, e lì ritornando; la testa accompagna questo
movimento energetico con un movimento di rotazione non molto marcato
(piegandosi leggermente indietro, poi a destra, davanti, a sinistra e in fine
indietro). La rotazione attorno al Muladhara avviene nell'immobilità.
8
Di certo il lettore sa come si pronuncia il Mantra; non includo simboli fonetici. Nota che nel Bindu,
non pronunciamo Va ma Ba: questa convenzione si è stabilita nel corso degli anni.

112
Durante l'inspirazione, i muscoli alla base della colonna spinale possono
essere leggermente contratti. Questa contrazione è mantenuta non solo fino alla
fine dell'inspirazione ma anche durante la pausa che segue; poi è rilassata e
l'espirazione comincia. (Questo dettaglio dovrebbe essere introdotto
gradualmente, così che esso non disturbi l'armonia del quadro generale.)
Il tempo globale di un Omkar Pranayama dipende dall'individuo: di solito
è di circa 20-30 secondi.

Osservazione 1
Come avete notato, questa procedura è simile alla seconda parte del Kriya
Pranayama. Questa somiglianza ha spinto alcuni insegnanti a non menzionarla
neppure. Questa scelta è discutibile perché Omkar Pranayama prepara all'arte
del Thokar. Ciascun frammento di respiro crea una pressione su un diverso
Chakra. Grande beatitudine si crea ma solo se la procedura non avviene
meccanicamente.

Osservazione 2
Probabilmente hai letto da qualche parte che in un profondo Pranayama l'energia
attraversa i Chakra come il filo di una collana passa attraverso le perle. Non
cercare di forzare la visualizzazione di un simile ipotetico evento. Questo non
avviene. In realtà, il ''filo'' di energia avvolge ciascuna ''perla.'' La rotazione
antioraria della consapevolezza attorno alla corona della testa, si rimpicciolisce
scendendo, proprio come un vortice, avvolgendosi attorno al midollo allungato.
Quando comincia l'espirazione, e tu canti mentalmente Teeee, puoi usare gli
istanti iniziali della espirazione per intensificare la pressione psichica attorno al
midollo allungato. Questa azione interiore si estende in modo naturale agli altri
Chakra. Il percorso di discesa è simile ad un'elica che circonda e crea pressione
attorno a ciascun Chakra. Procedi con calma, non avere fretta, lascia dunque che
questo processo vada avanti per conto suo, col suo ritmo.

Osservazione 3
Passando da un Chakra al successivo, il kriyaban comincia a notare il
cambiamento della vibrazione luminosa nella regione tra le sopracciglia.
Rimanendo assorto nell'ascolto dei suoni astrali crea beatitudine interiore,
ponendo da parte la coscienza dell'ego. Questo è il momento in cui la Realtà
Omkar si rivela. Senza questa rivelazione, la pratica di Omkar Kriya è privata
della sua essenza.

Seconda parte: col respiro calmo


Il respiro è naturale (come nel Pranayama mentale.) In ciascun Chakra
ripeteremo mentalmente la sua sillaba relativa molte, molte volte.
Nel Muladhara ripeti Om, Om Om, Om Om... tante volte, come minimo
36. (Non usare comunque il Mala per contare – rimani immobile.) La velocità
con cui canti le sillabe è approssimativamente due ogni secondo. Visualizza tale
Chakra come un disco orizzontale del diametro di circa tre centimetri. Visualizza
queste sillabe che si muovono in senso antiorario sulla superficie del disco,

113
vicino alla circonferenza. Dopo il primo giro ne viene un altro interno al
precedente e così via ... fino a raggiungere idealmente il centro di tale disco.
Poi concentrati sul secondo Chakra dove farai esattamente la stessa
azione, utilizzando la seconda sillaba del Mantra, ovvero Na, Na, Na, Na, Na...
circa 36 volte.
Poi ti concentrerai sul terzo Chakra, ripetendo Mo, Mo, Mo, Mo,
Mo...circa 36 volte. Poi ti concentrerai sul quarto Chakra, ripetendo Bha, Bha,
Bha, Bha, Bha … poi sul quinto (Ga, Ga, Ga, Ga, Ga ....), poi su Bindu (Ba, Ba,
Ba, Ba, Ba ....). Quando ruoti la coscienza varie volte sulla corona ripeti Tee, Tee,
Tee, Tee, Tee …Lo ''stato di assorbimento'' è davvero molto forte.
Poi passerai a concentrarti sul quinto Chakra usando Va, Va, Va ….
…. poi quarto.... terzo …. secondo …. Muladhara.

Salire così dal Muladhara al Bindu e discendere poi ripetendo sempre quella
procedura costituisce un giro: il tempo richiesto è approssimativamente 4-6
minuti. Ripeti 3-4 giri e poi perditi nello stato meditativo – lo stato di
''assorbimento'' è davvero molto forte.

[2] FORMA ELEMENTARE DEL THOKAR


Thokar è praticato dopo il Kriya Pranayama e dopo il Navi Kriya, se possibile
con la lingua in Kechari Mudra. Qui io descriverò la pratica ideale che permette
risultati impossibili da concepire. Descriverò anche qual'è la pratica migliore
dopo il Thokar. Sono quando tutto questo è digerito, può uno affrontare la
Forma evoluta del Thokar.

Istruzioni pratiche
Proprio come accade nell'Omkar Pranayama, le sillabe del Vasudeva Mantra
(Om Namo Bhagavate Vasudevaya) sono poste mentalmente nella sede di
ciascun Chakra.

Con il mento abbassato sul petto, inspira sollevando la consapevolezza lungo la


colonna spinale. Tocca ciascun Chakra con le prime sei sillabe del Mantra (la
sillaba Om è posta nel primo Chakra, Na nel secondo, Mo nel terzo, Bha nel
quarto, Ga nel quinto e Ba in Bindu) Solleva il mento come a seguire il
movimento interiore. Lo schema del Respiro Inverso è applicato totalmente. Le
mani (con dita intrecciate) sono poste sopra l'area dell'ombelico come per
spingere la regione addominale verso l'alto, creando così una pressione mentale
sui primi tre Chakra. Contrai moderatamente i muscoli alla base della spina
dorsale. Il respiro produce solo un lieve, debole suono nella gola oppure non
produce affatto suono. Quando il mento è sollevato, parallelo al suolo,
l’inspirazione finisce e la consapevolezza si trova in Bindu.
Trattieni il respiro. Mantieni la contrazione dei muscoli alla base della
spina dorsale. La testa comincia la sua rotazione muovendosi verso la spalla
sinistra (l’orecchio sinistro viene avvicinato alla spalla sinistra, la faccia non si
gira né a destra né a sinistra, inoltre il movimento non prevede alcun sobbalzo);

114
Te è pensato nel midollo allungato. La testa si muove leggermente indietro e,
tracciando un arco, raggiunge la spalla destra (l’orecchio destro si avvicina alla
spalla destra), la sillaba Va è pensata nel Chakra cervicale. La rotazione
prosegue, la testa viene in avanti di poco e si muove verso sinistra finché
l’orecchio sinistro è vicino alla spalla sinistra (la faccia non è volta a sinistra).
Da questa posizione il mento va in giù diagonalmente a colpire il centro
del torace e simultaneamente Su è vibrato intensamente nel Chakra del cuore. A
causa di quest'ultimo movimento si percepisce come un colpetto nel Chakra del
cuore. La pausa che segue è breve: quanto basta per lasciarsi rapire dalla
radiazione di energia e calore che emana da tale Chakra. La contrazione alla base
della spina dorsale è rilassata; per mezzo di una lunga espirazione le rimanenti
tre sillabe sono "poste" nei primi tre Chakra -- De nel terzo, Va nel secondo, Ya
nel primo. Durante ciò la testa è tenuta abbassata. La durata di questo processo è
di circa 24 secondi. Ripeti la tecnica 12 volte. Tradizionalmente, uno comincia
con 12 ed aumenta di una al giorno fino ad un massimo di 200 ripetizioni.

Alla fine di questa pratica, rilassati e goditi 12 ripetizioni di Omkar Pranayama


(solo la prima parte) poi pratica il Pranayama mentale (facoltativamente
preceduto dal Kriya Pranayama col respiro breve.) Poi fermati e rimani a lungo
con la consapevolezza centrata sia nel Chakra del cuore che nella luce che si
manifesta nel punto tra le sopracciglia.

Osservazione 1
Non permettere che il peso della testa sia l'unica causa a spingere il mento verso
il petto: un movimento non ostacolato di pure caduta della testa sarebbe
decisamente dannoso. Serve uno sforzo fisico particolarmente attento per
abbassare il mento.
Quando si praticano più di 50 ripetizioni, i movimenti della testa
dovrebbero essere solamente accennati: il mento non si avvicina molto al petto e
il colpo sul quarto Chakra è raggiunto principalmente dal puro potere della
concentrazione mentale. Se incontri qualsivoglia difficoltà, fermati e non cercare
ad ogni costo di raggiungere le 200 ripetizioni.
La presenza di problemi fisici (le vertebre cervicali sono molto sensibili!)
può richiedere che uno pratichi a giorni alterni. È molto meglio incrementare il
numero delle ripetizioni solo dopo molto tempo, piuttosto che fronteggiare la
prospettiva di sperimentare dolore in testa e nel collo durante l’intera giornata!

Osservazione 2
Come hai letto, un kriyaban riceve il consiglio di praticare questa tecnica 12
volte al giorno, poi di aumentare gradualmente il numero delle ripetizioni di una
al giorno fino a raggiungere 200 ripetizioni.
Invece di aumentare il numero di ripetizioni di una al giorno, puoi
aggiungere sei ripetizioni per settimana. In tal modo è più facile ricordare il
numero di ripetizione che è previsto tu esegua. Durante la prima settimana
pratica 12 ripetizioni ogni giorno. Poi considera la pratica di 18 ripetizioni ogni
giorno eccetera.

115
Se ci sono problemi, pratichi un giorno sì un giorno no questa tecnica. La
terza settimana (solo fare un esempio) puoi praticare 24 ripetizioni a giorni
alternati. Non è necessario praticare ogni giorno; piuttosto è saggio lavorare in
media tre giorni per settimana. Quando raggiungi un numero consistente di
ripetizioni (più di 60) gli effetti sono molto forti. Perciò procedi con molta
cautela.

[Prima di considerare la pratica della Forma Evoluta del Thokar, consiglio ciascun kriyaban di praticare
il Japa quotidianamente con sincera dedizione. Leggi tutto quello che puoi sulla ''Preghiera del cuore''
(capitolo 11)]

[3] FORMA EVOLUTA DEL THOKAR


Nella letteratura Kriya si spiega che il nodo del cuore è colpito per mezzo della
Forma elementare del Thokar ed è poi tagliato dalla Forma evoluta del Thokar.

Istruzioni pratiche
Pratica con la lingua in Kechari Mudra, dopo il Kriya Pranayama e dopo il Navi
Kriya. Senza una piena padronanza del Respiro Inverso, l'esecuzione della
tecnica seguente è praticamente impossibile.
Dopo aver inspirato (con Om, Na, Mo, Bha, Ga, Ba) e sollevato il Prana
nella parte superiore dei polmoni, rilassa i muscoli della cassa toracica come chi
sta per cominciare una nuova inspirazione. Evita l'atto di sigillare i polmoni
(trachea) come quando si fanno delle immersioni. In questo modo rilassato, ripeti
vari cicli dei movimenti della testa ma senza fretta. Di conseguenza il canto
mentale di Te nel midollo allungato, Va nel Chakra cervicale e Su nel Chakra
del cuore viene ripetuto diverse volte (Te, Va, Su, Te, Va, Su, Te, Va, Su ...)
sempre trattenendo il respiro. Non appena senti una sensazione di disagio
interrompi le ripetizioni ed espira!
Poi lentamente espira e poni le sillabe De, Va, Ya rispettivamente nel
terzo, secondo, primo Chakra. Mentre fai questo, tieni la testa abbassata. Questa
pratica è fatta rigorosamente solo una volta al giorno. Per dare un'idea della
velocità dei movimenti, l'intero processo, inspirazione ed espirazione incluse,
con 12 ripetizioni della rotazione della testa (ciascuna rotazione si conclude con
il movimento del mento verso il petto) può durare circa 70-80 secondi.
Tradizionalmente, uno comincia con 12 cicli di movimenti della testa senza fretta
durante un solo respiro ed aumenta di uno al giorno fino a 200 ripetizioni.
Questo Kriya è considerato padroneggiato quando raggiunge le 200 rotazioni
senza interrompere lo stato di Kumbhaka.

Alla fine di questa pratica puoi seguire i consigli che vengono dati nella Forma
Elementare del Thokar oppure perderti nella delizia celestiale indotta dalla
pratica del Micro Thokar introdotto alla fine di questo capitolo.

116
Approfondimento: padroneggiare la Forma Evoluta del Thokar
Il compito di padroneggiare questa tecnica sembra impossibile. Successo con la
Forma Evoluta del Thokar significa praticare un grande numero di cicli di
movimenti della testa durante un solo respiro. In effetti, molti kriyaban arrivano
ad un certo numero di ripetizioni (nettamente al di sotto di 60) con disagio non
dichiarato e si impantanano a questo punto – incapaci di proseguire, avendo
realizzato niente, delusi. C'è un'abilità sottile che uno deve scoprire. Qui trovate
due ricette, due strategie. Vi rendono perplessi? Io vi posso garantire che
funzionano.

Prima strategia

Anzitutto, evita assolutamente ogni tentativo di fare un gran numero di rotazioni


ad alta velocità con l’ossessione di trattenere il respiro. Questa è una violenza
verso il corpo.
Inspira come hai imparato col Respiro Inverso. Riempi la parte superiore
del torace con la più grande possibile quantità di Prana – come una brocca
riempita d’acqua fino all'orlo. Semplifica la dinamica e l'intensità fisica dei
movimenti. Avvicina il mento al petto prima di avere completato la rotazione
della testa. Vale a dire, dopo avere ruotato la testa da sinistra a destra, lascia che
il mento "cada" in giù verso il torace dal lato destro, poi sollevalo verso sinistra e
prosegui con le rotazioni. Man mano che le rotazioni aumentano, i movimenti
della testa siano solo accennati, il mento non si avvicini troppo al petto.

Quando senti che hai raggiunto il limite nel trattenere il respiro, mantenendo il
torace espanso ed i muscoli addominali e il diaframma contratti e immobili,
lascia che un minimo (quasi impercettibile) sorso di aria esca ogni qualvolta il
mento è abbassato verso il torace ed un sorso impercettibile di aria entri ogni
qualvolta il mento è sollevato.
Non fare alcun atto specifico di inspirare od espirare: rilassati ed il
fenomeno prima descritto accadrà spontaneamente. La sensazione sarà sempre e
comunque quella di non respirare affatto. Grazie all'effetto di questa pratica sui
gangli che regolano la frequenza cardiaca, essa diminuisce e la pratica avviene
nelle migliori condizioni regalando grandi soddisfazioni.

[Se durante questa forma di Thokar avviene un respiro profondo, lascia che
avvenga; non è un fallimento; se sai conservare il giusto atteggiamento, sarai
ancora più vicino alla meta. Abbi fiducia, sii colmo di gioia. Naturalmente per
essere sicuro del successo devi aver completato onestamente il numero di
rotazioni richieste per la Forma Elementare del Thokar (aumentare gradualmente
il numero di respiri fino a 200.) Lo hai completato? Nel caso contrario,
riconsidera tale compito.]

117
Non c'è dubbio che siamo ancora lontani dalla pratica ideale di questa forma di
Thokar. Quello che abbiamo descritto è solo un esercizio preliminare. Tu pensi
che non vada bene (di star barando) ma se lo ripeti un numero sufficiente di volte
(di solito è questione di un paio di mesi), scoprirai che esso ha il potere di farti
provare lo stato di Antar Kevala Kumbhaka (assenza di respiro, quando il
diaframma è teso e l'aria è dentro i polmoni.) 9

Seconda strategia

Rileggi la definizione di Respiro Inverso data all'inizio di questo Capitolo.


Chiamiamolo pure: ''Respiro Inverso 1" per distinguerlo dal suo importante
sviluppo che ora stiamo per imparare. Mentre il Respiro Inverso 1 è utilizzato
nell'Omkar Pranayama e nella Forma Elementare del Thokar (e che volendo può
essere adottato anche durante il Maha Mudra e durante lo Yoni Mudra), questo
Respiro Inverso 2 è applicato nella Forma Evoluta del Thokar. (Vedremo che può
essere applicato anche nel Quarto Kriya e anche che è lo strumento più potente
per entrare istantaneamente nello stato senza respiro, con una solo inspirazione.)

Definizione di Respiro Inverso 2


Inspira con un Respiro Inverso. Senti l'energia che sale lentamente dal primo al
secondo Chakra, dal secondo al terzo. Senti la regione dell'ombelico che viene
verso l'interno. Ora la parte superiore dei polmoni è quasi riempita
completamente; la cassa toracica è espansa. Fai una pausa. Concentra la tua
attenzione sulla parte superiore della cassa toracica. Ora, restando esattamente in
questa situazione, canta mentalmente Om-Om-Om... rapidamente (circa due canti
di Om al secondo) sentendo la tua consapevolezza come un formichina, che sale
attraverso il canale più interno della spina dorsale millimetro dopo millimetro dal
Muladhara in su. Dopo non più di 4-6 secondi, avrai raggiunto il Chakra del
cuore; sali ancora ulteriormente, nella regione tra il quarto e il quinto Chakra.
Questa regione corrisponde alla parte superiore dei polmoni e del petto.
Percepirai una maggiore libertà dal respiro. Se la condizione del tuo corpo è
perfetta (se ti sei tenuto leggero col mangiare e ora lo stomaco è libero) ti godrai
un meraviglioso stato di assenza di respiro.
Il segreto è che l'azione di cantare mentalmente Om, Om, Om... attragga
realmente energia nella spina dorsale da tutto il corpo. Metti in questa azione
l'esperienza distillata di anni di Kriya. Questo è il Respiro Inverso 2.

Ora ritorniamo a noi. Non dovrebbe essere difficile capire come praticare la
Forma evoluta del Thokar utilizzando il Respiro Inverso 2.
Pratica la inspirazione del Respiro Inverso 2 – come abbiamo spiegato;
poi senza inspirare ulteriormente vibra mentalmente Om nel primo Chakra, Na
nel secondo, Mo nel terzo. Poi mentre poni Bha nel quarto, Ga nel quinto e Ba in
Bindu apri ulteriormente la cassa toracica (talvolta l'intenzione di espandere è più
importante della reale espansione) e completa l'inspirazione.
9
L'assenza di respiro con i polmoni vuoti e la cassa toracica rilassata durante l'immobilità del
Pranayama mentale si chiama Bahir Kevala Kumbhaka – come abbiamo spiegato, questo stato si
raggiunge con la pratica base del Thokar.

118
Stabile in tale condizione, senza mai lasciare che l'addome si rilassi e si espanda
o che la cassa toracica si rilassi e quindi il Prana scenda dalla parte alta dei
polmoni, scopri come sia bella, confortevole l'esperienza di ruotare la testa (con
Te, Va, Su,Te, Va, Su....) mentre il respiro è svanito del tutto, sembra congelato,
dissolto in qualche modo inesplicabile nel corpo.

Il Kriya è un'arte. Sta a te decidere se, dopo varie rotazioni, sentendo che ti sei
avvicinato al limite, vuoi anche adottando la prima strategia. È logico. Ma la
bella scoperta, incommensurabilmente bella, è scoprire che questo rimedio non è
più necessario! È una questione di realizzazione interiore – un istinto che è
scoperto nel tempo, a patto che le pratiche precedenti siano state portate avanti
onestamente e con acuta intelligenza.

Osservazione
Il suggerimento della ''formica che sale su per la spina dorsale'' proviene da una tecnica
del Kundalini Yoga. La tecnica completa è la seguente: Inspira dal terzo occhio e segui
il respiro che viene in giù attraverso i Chakra fino al Muladhara. Nel Muladhara,
trattieni il respiro, pratica Mula Bandha mentre espandi ulteriormente il petto e la cassa
toracica. A questo punto vieni in su entro la spina dorsale mentalmente ripetendo Om-
Om-Om-Om-Om-Om ... lungo tutto il percorso fino al Kutastha. Avendo in effetti
raggiunto il Kutastha, libera il Mula Bandha ed espira nello spazio del Kutastha.
Ripeti.''

INTRODUZIONE AL MICRO THOKAR


Devi sapere che c'è una meravigliosa procedura che si può praticare subito dopo
il Thokar: quella del Micro Thokar (detta anche Micro movimento.) È una
intensificazione del Pranayama mentale avendo il potere di indurre uno stato di
insuperabile interiorizzazione!
Dopo aver completato il numero previsto di rotazioni del Thokar (forma
evoluta di esso) non interrompiamo questa procedura ma rendiamola più sottile.
Anzitutto respiriamo liberamente. Poi visualizziamo il Chakra Anahata come un
disco orizzontale. Impariamo a percepire una sensazione di movimento interiore
sulla sua superficie. A tal scopo proseguiamo con più leggerezza e lentezza i
movimenti della testa. Mentre la testa si muove verso sinistra, percepiamo nel
Chakra del cuore un debole movimento interiore verso sinistra. Cantiamo
mentalmente la sillaba Teee. Quando la testa si muove verso destra, percepiamo
un movimento verso destra. Pensiamo alla sillaba Va. Quando la testa si piega in
avanti (si tratta di un movimento non pronunciato) percepiamo che il movimento
interiore raggiunge il centro del quarto Chakra. Lì vibriamo la sillaba Su.
Continuiamo a ripetere: Te Va Su, Te Va Su.... ma gradatamente facciamo sì che
ogni movimento fisico (della testa) sia solo accennato e in fine scompaia. Dopo
un paio di minuti, l'attenzione è del tutto volta verso l'interno.
Questa procedura è grande in se stessa, ma se abbiamo tempo a
disposizione, possiamo estenderla a ciascun Chakra. La percezione viene ricreata
nel terzo, secondo, primo Chakra. Poi di nuovo, primo, secondo, terzo, quarto,
quinto, sesto. Sesto di nuovo, quinto, quarto, terzo .... In ogni Chakra
percepiamo il Micro Thokar tre volte o più, come preferiamo. L'intero giro è

119
ripetuto a piacere. L'esperienza può terminare nel Chakra del cuore.

Questa esperienza può essere propriamente chiamata ''Preghiera del cuore''


secondo la definizione data dagli Esicasti. Te Va Su è un Mantra in sé e per sé
(Tat tvam asi = Tu sei quello.) Il Mantra Om Namo Bhagavate Vasudevaya è
dualistico (Namo=Mi inchino a Dio che è altro da me); il Mantra Te Va Su è non
dualistico. Mettici la tua aspirazione spirituale in questa ripetizione di Te Va Su!
Questa esperienza è il modo più sicuro per annientare l'Ego. Questa
procedura implica l'esperienza di una particolare sensazione di movimento entro
la perfetta quiete di ciascun Chakra. Questo movimento interiore incarna il più
profondo aspetto della realtà Omkar. Percepirlo significa annientare ogni forma
di dualità presente nei Chakra e quindi, nella consapevolezza. Questa esperienza
cambia ed approfondisce il modo di praticare il Kriya Pranayama. È come se il
centro tra le sopracciglia diventasse una cosa sola con ciascun Chakra,
fondendoli in un unica realtà. Questo ti porterà fuori dal tempo e dallo spazio.
Ne nasce un'aspirazione di amore bruciante verso il Divino. Tra le rovine delle
passate illusioni, tale esperienza apre le porte della realizzazione spirituale.
Solo poche scuole di Kriya hanno svelato la natura di questo micro-
movimento e rivelato la sua importanza. Sfortunatamente, molte persone
continuano a cercare freneticamente degli impossibili surrogati di esso!
Dopo che il suono di Omkar cessa di esistere
appare la Forma Rifulgente.
Nulla esiste fuor che il Sole dell'Anima.
Io, Shama Churn, sono quel Sole.
Lahiri Mahasaya 10

10
Lahiri Mahasaya è Shama Churn – Shyama Charan. Questa frase è contenuta nei diari di Lahiri
Mahasaya. Molte frasi dai diari si possono trovare nel libro Purana Purusha del Dott. Ashok Kumar
Chatterjee

120
CAPITOLO 8
KRIYA SUPERIORI OLTRE IL SECONDO

Premessa: ci sono modi diversi di denominare le varie procedure del Kriya di


Lahiri. Io ho deciso di attenermi allo schema seguente. Fra gli altri, fu adottato
da Swami Satyananda Giri.

Secondo Kriya. Come noi abbiamo visto, il Secondo Kriya è costituito da


Omkar Pranayama, Forma Elementare del Thokar e Forma Evoluta del Thokar.
Lo scopo principale del Secondo Kriya consiste nel sciogliere il nodo del cuore.

Terzo Kriya. Questo Kriya si divide in due parti. Lo scopo della prima è
completare l'azione di tagliare il nodo del cuore, quello della seconda è contattare
la regione di Prana calmo (Stir Tattwa) nella parte superiore del cervello.

Quarto Kriya. Basata sull'esperienza del Terzo Kriya, questa procedura include
l'esperienza dei diversi Chakra per sciogliere il nodo del Muladhara.

Quinto e Sesto Kriya. Queste due ultime procedure incarnano un sforzo di


entrare nella Ghiandola Pineale. Attraverso il Quinto Kriya noi consolidiamo
l'esperienza dello stato senza respiro ed abbiamo un'esperienza profonda della
Luce divina che irradia dalla Ghiandola Pineale. Per mezzo del Sesto Kriya noi
entriamo nella Ghiandola Pineale e gioiamo di quello che è chiamato Samadhi
Astrale. La Luce dell'Anima si immerge con la luce della Coscienza Cosmica.
L'Anima e lo Spirito diventano una sola realtà.

TERZO KRIYA
Quando le pratiche del Primo e del Secondo Kriya possono dirsi padroneggiate e
qualità come equanimità e silenzio mentale si manifestano nella vita attiva, è
opportuno iniziare la pratica del Terzo Kriya. Questo Kriya è in due parti
ciascuna che a sua volta si divide in due livelli di diversa intensità e difficoltà. La
prima parte è la quintessenza del Respiro Inverso. Nella seconda, uno viene
guidato a percepire un movimento circolare di energia attorno al centro del
cervello, la cosiddetta Grotta di Brahma (terzo ventricolo del cervello.)
Muovendo diverse volte la consapevolezza e il Prana attraverso le cellule del
cervello, uno sperimenta la Luce Divina che tutto pervade.
La storia di Belalsena simboleggia questo Kriya. Belalsena tagliò la sua
testa e la offrì al Signore Krishna. Il Signore Krishna pose la testa di Belalsena su
un pilastro alto nel cielo. Belalsena rimase vivo ma dimenticò il suo corpo e ogni
identificazione con i suoi doveri. Dal cielo, poteva vedere chi realmente, nel
campo di battaglia in Kurukshetra stava combattendo la guerra. In modo del tutto
simile avrai la realizzazione che la tua anima è separata dal corpo. Realizzerai
che un divino potere sta compiendo tutti i tuoi doveri inerenti alla vita
quotidiana.

121
Penso possa essere di inspirazione riportare qui le parole di due grandi maestri di
Kriya:

''La pratica del Terzo Kriya stabilisce una persona fermamente nel percorso
mistico verso la piena esperienza di Pranava, Nada il suono interiore. Il Terzo
Kriya guida una persona in modo molto preciso sul sentiero di Nada fino a fargli
gustare stabilmente tale esperienza.'' (Swami Satyananda Giri)

''Il Terzo Kriya viene detto Omkar Kriya per il fatto che, eseguendolo
diligentemente, la rivelazione del suono Omkar diviene una realtà
incontrovertibile.'' (Sri Sailendra Bejoy Dasgupta)

TERZO KRIYA – PRIMA PARTE


Il Mantra utilizzato in questa pratica è Bha-Ga-Ba-Te-Ba-Su, la parte centrale del
Mantra utilizzato nel Secondo Kriya ("Om Na Mo Bha Ga Ba Te Ba Su De Va
Ya"). Bha, Ga e Ba sono cantati mentalmente seguendo l'aria e il Prana che
scendono dal Kutastha al Manipura; Te, Va e Su sono cantati mentalmente
seguendo l'aria e il Prana che salgono dal Manipura alla Fontanelle.

Si considera che il Mantra Bha-Ga-Ba-Te-Ba-Su suoni come Bhagavan Tat


Tvam Asi, il cui significato è: ''Il Divino che hai adorato è il tuo più alto Sé. Tu
sei quel Divino!''

[a] Semplice procedura da essere aumentata gradatamente


Inspira in tre porzioni seguendo i principi del Respiro Inverso.
Per mezzo della prima porzione della inspirazione, attrai respiro ed energia dal
punto tra le sopracciglia al Vishuddha dove fai vibrare la sillaba Bha. Per mezzo
della seconda porzione della inspirazione attrai respiro ed energia da Vishuddha
in Anahata dove fai vibrare la sillaba Ga. Per mezzo della terza porzione della
inspirazione, attrai respiro ed energia da Anahata a Manipura, dove fai vibrare la
sillaba Ba.
Seguire i principi del Respiro Inverso significa che durante ciascuna parte
della inspirazione tu hai continuamente contratto l'addome. Ora fai una breve
pausa (3 secondi, trattenendo il respiro) intensificando la pressione sulla zona
ombelico-terzo Chakra (Dantian.)
Dopo la pausa, espira in tre porzioni. Durante la prima porzione della
espirazione, senti l'energia che dal Manipura sale in Anahata dove fai vibrare la
sillaba Teee. Durante la seconda porzione della espirazione, senti l'energia che si
solleva da Anahata in Vishuddha dove fai vibrare la sillaba Va. Attraverso
l'ultima porzione della espirazione guida l'energia nella Fontanella dove fai
vibrare la sillaba Su. Ripeti questa pratica 12 volte, aggiungendo 12 respiri ogni
mese, fin quando raggiungi 108 ripetizioni.

[b] Procedura intensa da essere introdotta in seguito


Pratica la seguente procedura solamente quando il respiro fluisce uniformemente
attraverso entrambe le narici.
Siedi quietamente, fai alcuni respiri, finché puoi sentire tangibilmente che

122
stai respirando energia. Inspira in tre porzioni, facendo vibrare le sillabe Bha Ga
Ba esattamente come hai fatto nella precedente pratica [a]. Mentre inspiri,
costruisci gradualmente una forte pressione energetica per mezzo del Mula
Bandha dal basso addome verso l'alto, sollevando il pavimento pelvico. Quando
finisci la tua inspirazione, aggiungi Uddiyana Bandha e Jalandhara Bandha. Il
petto è rilassato, la pressione è sulla regione ombelico-Manipura (Dantian.)
Spingi dolcemente in giù col diaframma per comprimere fermamente l'energia
portata in giù da sopra.
L'energia dell'aria è completamente imprigionata, compressa sia da sopra
che da sotto. Vai avanti trattenendo il respiro e ripetendo Om, Om, Om ... 12
volte o più finché è confortevole. Senti calore che aumenta e che trabocca nella
regione addominale circostante.
Ora, lentamente rilascia la tensione nell'addome. Incomincia una lunga,
calma espirazione (in tre parti ponendo Tee, Ba e Su nei centri relativi)
sollevando il mento. Senti la pressione del Prana che sale dolcemente attraverso
il canale centrale della spina dorsale fino al Chakra del cuore, al cervicale e da lì
direttamente al Sahasrara. Ripeti 36 volte.

Dopo dieci respiri sentirai che Anahata Chakra è caldo, pervaso dalla fiamma
interiore. Dopo circa altri dieci respiri è il Vishuddha Chakra a divenire caldo.
Dopo altri dieci respiri, il "fuoco" fonde l'Amrita (nettare) nella parte superiore
della testa. Questo nettare discende in giù lungo la spina dorsale nella regione
dell'ombelico. Esso viaggia in giù attraverso il sentiero della lingua (Kechari
Mudra), guarisce l'intero corpo e da origine ad uno stato di beatitudine. Da quel
momento in poi sentirai che una sorgente interiore di fresca energia riempie
ciascuna parte del corpo fino ad un livello cellulare. Il respiro fisico sembra
dissolversi.

Osservazione
La pratica delle procedure [a] e [b] o anche solo di [a] è quello che alcune scuole
danno come Terzo Kriya tralasciando le tecniche seguenti. Davvero essa
rappresenta un passo enorme nel tuo percorso spirituale. Naturalmente, la
procedura intensa [b], se è portata avanti in fretta e furia, senza la dovuta
preparazione, solo per sperimentare qualcosa, non farà altro che farti sentire
nervoso, come se qualche cosa non fosse andata nel verso giusto. Il potere
generato, infatti, non riesce ad essere assorbito.

TERZO KRIYA – SECONDA PARTE

[a] Procedura che richiede movimento fisico


Il respiro è naturale, non controllato. Pratica il Kechari Mudra meglio che puoi.
Piega la testa in avanti. Senti l'energia nella regione frontale della testa e vibra
mentalmente BHA in quella zona. Senza ritornare con la testa nella posizione
normale, guida lentamente la tua testa nella posizione in cui la testa è piegata
verso la spalla sinistra – come se tu cercassi di toccare la spalla sinistra con

123
l'orecchio sinistro. Senti l'energia presente sul lato sinistro del cervello, sopra
l'orecchio sinistro e vibra mentalmente GA in tale luogo. Da questa posizione
guida lentamente la testa e anche il flusso di energia verso la zona occipitale del
cervello. Mentalmente vibra BA in tale zona. Guida lentamente la testa nella
posizione successiva in cui essa è piegata verso la spalla destra – come se tu
cercassi di toccare la spalla destra con l'orecchio destro. Senti l'energia presente
sul lato destro del cervello, sopra l'orecchio destro e vibra mentalmente TEE in
tale luogo. Cerca sempre di percepire il flusso di energia che si muove da una
posizione della testa alla posizione successiva. Ora ritorna lentamente alla
posizione iniziale con la testa piegata in avanti. Senti l'energia nella regione
frontale della testa e vibra mentalmente BA in quella zona.
Ora raddrizza lentamente la testa per ritornare col mento parallelo al suolo
mentre guidi la tua attenzione indietro verso la parte centrale del cervello (la
''Grotta di Brahma; Terzo ventricolo nel centro del cervello) sotto la fontanella.
Canta mentalmente SU in tale centro. Questo completa il primo giro. Per due
settimane ripeti questa tecnica 25 volte, una volta al giorno. Poi per altre due
settimane ripetila 50 volte, una volta al giorno; poi per altre due settimane 75
volte .... e così via fino a 200 volte al giorno per due settimane. Alla fine di
ciascuna seduta, inspira profondamente, focalizza tutta la tua attenzione nella
Fontanella ed ascolta il suono interiore di Om.

Questa rotazione dell'energia è, da alcuni insegnanti, detta Thokar Kriya. La


ragione è che durante questa pratica, l'energia avanza lentamente guidata da una
pressione psichica attraverso la sostanza del cervello. Rifletti: Thokar non
possiede un unico significato, quello di ''colpo'' ma anche il significato di
''toccare con pressione.'' Questa pressione interiore, questa frizione coopera con
la manifestazione della Luce Divina. L'esperienza della Luce, abbinata a quella
del suono interiore, indirizza lo sforzo del kriyaban sul giusto, infallibile
sentiero verso la esperienza diretta del Divino.

[b] Procedura che avviene nell'immobilità


Dopo aver completato il numero richiesto di rotazioni, non è difficile passare a
questa ultima parte in cui il movimento energetico avviene nell'immobilità.
Respira naturalmente e pratica il Kechari Mudra meglio che puoi. Ripeti
mentalmente, senza fretta le sillabe Bha, Ga, Ba, Te, Ba, Su cercando di
percepire lo stesso movimento energetico che è stato indotto per mezzo dei
movimenti della testa. Quello che accade è questo: una sfera di Luce si muove in
circolo entro il cervello e, dopo un giro completo, viene internamente verso la
grotta di Brahma. La ghiandola pituitaria e la pineale sono toccate e stimolate.
Ripeti 36 volte durante ciascuna routine Kriya.
Poi approfondisci la concentrazione nella ''Grotta di Brahma.'' Questo è il
posto di ''risonanza'' con l'oceano della vibrazione cosmica Om. Quando l'anima
riposa qui senza pensieri, sperimentando la Divinità della creazione per mezzo di
Om, allora Kundalini incomincia il suo viaggio verso l'alto.
La pratica si conclude ponendo tutta l'attenzione nella Fontanella, percependo la
propria anima come separata dal corpo e fluttuante nel vuoto. Questa è la

124
meditazione inerente alla procedura del Terzo Kriya.

Conclusione facoltativa della meditazione del Terzo Kriya


Si raccomanda di praticare il Terzo Kriya come parte di una routine equilibrata
che include le tecniche del Primo e del Secondo Kriya. Se gli effetti della pratica
del Terzo Kriya ti fanno sentire non ben centrato nella realtà (vivere in uno stato
di troppa euforia, non è sempre la migliore condizione per affrontare in modo
equilibrato i problemi della vita quotidiana), allora è saggio concludere la pratica
concentrandosi sui Chakra spinali e non sulla Fontanella.

Alla fine del tuo numero scelto di rotazioni del Terzo Kriya, scendi in giù con la
tua consapevolezza in ciascun Chakra (da Ajna al Muladhara) facendo una pausa
in ciascuno.
La rotazione dell'energia sperimentata nel cervello attraverso la pratica del Terzo
Kriya può essere ora sperimentata in più piccole dimensioni in ciascun Chakra.
Visualizza pertanto ciascun Chakra come un disco orizzontale, che ha un
diametro di circa tre centimetri. Visualizza le sillabe del Mantra "Bha Ga Ba Te
Va Su" entro il Chakra in cui ti stai fermando, cominciando dalla parte frontale di
esso, poi alla sinistra, dietro, destra, davanti e nel centro. Ripeti tre volte. Poi
passa al prossimo Chakra. In questo modo scendi giù nel Muladhara e poi risali
fino ad Ajna. Ripeti il giro completo un paio di volte – se è possibile.
Questa pratica aggiungerà un'incredibile dolcezza alla tua meditazione,
arricchendo e stimolando l'esperienza Omkar. Questa pratica può ben definirsi
"provvidenziale.''

QUARTO KRIYA
La tecnica del Quarto Kriya è una forma elevata di Pranayama, concepita per
risvegliare definitivamente tutti i Chakra utilizzando la circolazione dell'energia
nel cervello portata avanti col processo del Terzo Kriya. La caratteristica
principale del Quarto Kriya è che esso ha il potere di guidarti in maniera
fortissima nello stato di Antar Kevala Kumbhaka state (che, come abbiamo visto
nel precedente capitolo, è più elevato del semplice stato di assenza di respiro.)
Tu scopri che praticando questa tecnica con pazienza, il tuo Kumbhaka
diventa senza sforzo e ciascun Chakra ti si rivela. Questo è il fattore decisivo per
sciogliere il nodo del Muladhara.

'''Il Quarto Kriya, la tecnica per raggiungere Nada, include l'esperienza dei
diversi Chakra, ciò conduce a spezzare il nodo del Muladhara.'' (Swami
Satyananda Giri)

Il Quarto Kriya è difficile; infatti, impossibile da eseguire a meno che uno non
abbia dominato l'arte del Terzo. A causa del livello supremo di dominio del
respiro che è richiesto, si richiede la padronanza del Terzo Kriya prima di passare
al Quarto.'' (Sri Sailendra Bejoy Dasgupta)

125
Procedura del Quarto Kriya
Pratica il Kechari Mudra al meglio della tua abilità. Il pieno significato del
Kechari (vagare nello spazio) sarà ora pienamente realizzato. Concentrati sul
centro del Muladhara. Inspira un respiro Kriya e solleva idealmente il Chakra
Muladhara nella parte centrale del cervello sotto Sahasrara, sopra Ajna.
Visualizzalo come un disco largo tanto quanto è largo il circuito di energia che
hai appreso col Terzo Kriya.
Senti che l'aria è spremuta dall'addome ed immagazzinata nella parte
superiore dei polmoni. (Questo avviene con la padronanza di Mula Bandha e di
Uddiyana Bandha.) Trattieni il respiro e comincia a mettere in moto la rotazione
dell'energia nella testa proprio come hai fatto nel Terzo Kriya. [''Rotazione''
significa rotazione completa. Ricorda che una rotazione completa di energia
durante la pratica del Terzo Kriya prevede che alla fine di ciascun giro, il flusso
dell'energia sia diretto internamente verso la grotta di Brahma.]
In questa tecnica non abbiamo bisogno di cantare mentalmente alcun
Mantra poiché la pratica stessa induce l'esperienza del suono Omkar e quindi ci
focalizziamo solo su esso. L'esperienza della Luce che pervade la parte centrale
del cervello ne nasce come conseguenza e noi ci apriamo totalmente ad essa.

Il numero ideale di rotazioni associate con ciascun Chakra è 36 ma un


principiante si accontenta di un numero più piccolo. Lo stato di Antar Kevala
Kumbhaka ti sorprenderà quando sarà il momento: non forzare mai lo stato di
Kumbhaka. Espira non appena senti la necessità di espirare e guida il Muladhara
Chakra alla sua ubicazione alla base della spina dorsale.
Inspira sollevando il secondo Chakra e ripeti la procedura. Ripeti la
procedura per ogni Chakra su fino ad Ajna. Ripetila di nuovo per Ajna e poi per
tutti gli altri Chakra fino al Muladhara. La pratica si chiude respirando
liberamente, ponendo l'attenzione nella Fontanella. Pace, gioia interiore, stato di
assenza di respiro, ascoltare suoni interiori, percepire Luce spirituale ... questo è
ciò di cui farai esperienza.
La tua pratica del Kriya diventerà una storia d'amore con la Bellezza
stessa. Sii certo, abbi piena fiducia che, dopo un certo periodo di tempo, una
notevole esperienza di Kundalini accadrà. Verrà a te e vincerà le tue resistenze
quando riposerai nella posizione supina. Senza provare alcun senso di sorpresa, ti
troverai trasportato da un dolce sogno ad un autentico paradiso; ritornerai alla
vita quotidiana con lacrime negli occhi – lacrime nate da un'infinita devozione.

Quando riuscirai ad eseguire bene questa procedura – quando cioè un Kumbhaka


senza sforzo si manifesterà e sarà stabile e sarai capace di sperimentare 36
(complete) rotazioni di energia nel tuo cervello per ciascun Chakra, ovvero 432
rotazioni di energia durante 12 Kumbhaka – allora percepirai l'intero universo
riempito di rifulgente Luce Divina.

126
Osservazione 1
Se, dopo un breve Kumbhaka, per esempio dopo 3-4 rotazioni di energia, tu senti
un preciso senso di disagio, molto probabilmente hai bisogno di praticare più
Kriya Pranayama e spendere più tempo a perfezionare il precedente stadio del
Terzo Kriya. Possiamo dire in generale che coloro che saltano il Terzo Kriya,
rischiano di non percepirne mai più il potere e la bellezza del Quarto Kriya.

Osservazione 2
È perfettamente naturale iniziare questa pratica muovendo leggermente la testa
(e, se ciò è d'aiuto, anche cantando le sei sillabe del Mantra.) Sebbene questo non
è richiesto, potrebbe essere utile ai principianti. Se questo avviene, cerca di
muoverti gradatamente verso l'immobilità fisica e verso l'ascolto del vero Suono
Omkar.

QUINTO KRIYA

''Quando il Quarto Kriya è padroneggiato, il kriyaban non ha più bisogno di


alcuna guida. Diviene un Kriya Yogi super esperto. Intuisce le procedure del
quinto del sesto e di altri Kriya più elevati che servono a rimanere
continuamente immersi nella quiete e negli stadi estatici. I Kriya oltre il Quarto
possono essere intuiti dal kriyaban stesso, visto che i principi che stanno alla
base di essi sono già padroneggiati, avendo completato con successo i quattro
Kriya.'' (Sri Sailendra Bejoy Dasgupta)

C'è un episodio nella Bhagavad Gita in cui il Signore Krishna mostra la Sua
forma cosmica universale ad Arjuna. La testa del Signore Krishna tocca l'alto dei
cieli (Brahmaloka) mentre i piedi toccano la terra (Bhuloka.) Nel Quinto Kriya,
un sottile respiro viene inspirato da Bhuloka a Brahmaloka ed espirato in giù a
Bhuloka. Questo è per realizzare il Signore Krishna dal più piccolo oggetto
all'infinito Brahma.

Il Quinto ed il Sesto Kriya sono praticati con piena concentrazione sull'ottavo


Chakra. L'ottavo Chakra è il sigillo del corpo astrale – la porta che ti dà il potere
di sperimentare tale dimensione. (È stato spiegato che le tecniche del Terzo e del
Quarto Kriya preparano una persona ad entrare in contatto col corpo astrale.) Il
corpo astrale consiste di impressioni ed effetti del karma da milioni di nascite
precedenti. L'ottavo Chakra aiuta a sviluppare l'abilità di essere completamente
altruista. Esso infatti è l'ingresso al nostro Sé a ciò che sorpassa il lato umano. È
il centro della compassione spirituale e l'abnegazione spirituale. Esso aiuta ad
osservare le circostanze delle nostre vite con compassione piuttosto che giudizio.
Un kriyaban che realizza l'essenza di questo Chakra, vive nella dimensione
dell'Unità da cui la compassione verso tutte le creature.

127
L'apertura dell'ottavo Chakra implica la pulizia di logori schemi
psicologici, vecchi di incarnazioni. Tali schemi sono l'ultima cosa di quello che
ci trattiene al sistema della reincarnazione.
Siate prudenti con la pratica del Quinto Kriya: potreste sentirvi alienato e
senza radicamento alla realtà quotidiana. Ne segue tanta confusione, perciò è
necessario mettere al corrente il praticante che non corre pericolo, che non sta
impazzendo!

[I] Respirare da Bhuloka a Brahmaloka


Inspira, solleva lentamente Prana e consapevolezza dal Muladhara all'ottavo
Chakra, 30 centimetri sopra la Fontanella. Durante questa azione, non
concentrarti su alcun altro Chakra nella spina dorsale. Muoviti verso l'alto
sentendo distintamente che l'energia attraversa la Fontanella e raggiunge l'ottavo
Chakra. Concentrati là e goditi lo stato di equilibrio tra l'inspirazione ed
espirazione. Espira lentamente, lasciando discendere il Prana dall'ottavo Chakra
al Muladhara. Senti distintamente che l'energia, scendendo, attraversa la
Fontanella. Nel Muladhara, concentrati sullo stato di equilibrio tra espirazione
ed inspirazione. Quando senti il bisogno di inspirare ripeti la procedura. Ripeti
tante, tante volte finché il tuo stato di coscienza è totalmente cambiato e il
respiro è molto sottile, quasi inesistente.

[II] Raggiungere lo stato di assenza di respiro


Inspira dolcemente dal Muladhara all'ottavo Chakra, sollevando respiro e Prana.
Concentrati sullo stato di equilibrio tra l'inspirazione ed espirazione. Espira
dolcemente dall'ottavo Chakra in giù lungo la spina dorsale ma non scendere
intenzionalmente fino al Muladhara. Vedrai che la corrente legata alla
espirazione raggiunge spontaneamente un certo punto nella spina dorsale. Questo
punto non è necessariamente uno dei vari Chakra. Ovunque sia questo punto, è
fondamentale sentirlo chiaramente all'interno della spina dorsale. Questo punto
diviene il punto iniziale della prossima inspirazione. Inspira quindi da esso, in su
fino all'ottavo Chakra. La corrente sale attraverso la spina dorsale: ora la
lunghezza del percorso è evidentemente più breve. Concentrati sullo stato di
equilibrio tra l'inspirazione ed espirazione. Espira dolcemente in giù lungo la
spina dorsale: probabilmente la corrente legata alla espirazione farà un percorso
ancora più corto del precedente. Ora c'è un nuovo punto iniziale. Inspira da
questa nuova posizione in su...
Ripetendo questa procedura raggiungerai una particolare condizione mentale e
fisica in cui rimarrai senza respiro con totale concentrazione sull'ottavo Chakra.
Se, dopo una lunga pausa, il respiro appare di nuovo, ripeti l'intero processo
dall'inizio, (inspirando dal Muladhara.) Prosegui in maniera paziente e
imperturbata. Si tratta di far cessare il respiro entrando in una dimensione in cui
esso non è più necessario.

[III] Circolazione della luce attorno all'ottavo Chakra


Sei nello stato senza respiro, totalmente e perfettamente residente nell'ottavo
Chakra. Riconsidera l'esperienza che hai avuto col Terzo Kriya. Qui, accade la

128
stessa circolazione di energia. Invece di avvenire attorno alla grotta di Brahma,
ora avviene attorno all'ottavo Chakra. Ora tu sei sopra il tuo corpo, nello spazio.
Tu sei là e osservi una sfera di Luce che fa una circolazione attorno all'ottavo
Chakra e poi viene internamente. Questo si ripete tante volte finché è necessario.
Non utilizzare alcun Mantra. Per due settimane ripeti questa tecnica 25 volte,
una volta al giorno. Poi per altre due settimane ripetila 50 volte, una volta al
giorno; poi per altre due settimane 75 volte .... e così via fino a 200 volte al
giorno per due settimane.

SESTO KRIYA
Dopo aver praticato con successo il Thokar, le forze che impediscono la visione
della Luce del Kutastha sono vinte. Il "Bindu" (punto) che si origina nel Chakra
del cuore è perciò stabilito nel Kutastha. Attraverso la pratica del Sesto Kriya noi
otteniamo una piena esperienza della Luce Divina. Lo stato di unità con Brahma
è raggiunto. Lo stadio di TAT TVAM ASI si manifesta: Tu ed io siamo uno, e
sempre siamo stati uno. Durante questo supremo stadio di unione, uno è privo di
coscienza fisica ed inconsapevole di ciò che lo circonda. Alle persone comuni è
uno stadio simile alla morte; per un praticante evoluto è l'estasi divina.

[I] Guidare la Luce verso il Cervelletto


Quello che abbiamo sperimentato fino ad ora è una sfera di Luce che ruota
attorno all'ottavo Chakra poi curva verso l'interno, colpendo il suo centro.
Guidiamo ora quel raggi di Luce verso il basso, verso il Cervelletto. Per mezzo
del Sesto Kriya faremo l'esperienza di come lo stato senza forma che tutto
pervade scende come un missile da Brahmaloka, come un raggio che proviene da
un proiettore di luce. Esso perfora la Fontanella e si ferma nel Cervelletto.

Dopo una rotazione di Luce attorno all'ottavo Chakra, solleva il mento [proprio
come fai con la posizione standard durante la seconda parte del Navi Kriya] e
percepisci un raggio di Luce che viene in giù attraversando obliquamente la
Fontanella, e colpisce il Cervelletto. Rimani immobile per alcuni istanti immerso
nell'intensità della Luce bianca che splende nel cervelletto. Abbassa il mento e
poi ripeti la procedura.

Per due settimane ripeti questa tecnica 25 volte, una volta al giorno. Poi per altre
due settimane ripetila 50 volte, una volta al giorno; poi per altre due settimane 75
volte .... e così via fino a 200 volte al giorno per due settimane. Vedrai che la luce
divina si stabilizza entro e attorno al Cervelletto.

[II] Entrare nelle ghiandola Pineale


Percepire costantemente la Luce Divina nel Cervelletto è uno stato molto
elevato, ma tu devi imparare come andare oltre esso: impara a localizzare la tua
Ghiandola Pineale e ad entrarci. Solleva il tuo sguardo ad un angolo di 60°.
Intuitivamente condensa tutta la Luce e dirigila verso la Ghiandola Pineale.
Sopra ma più indietro di Ajna Chakra, nella profondità del cervello, la

129
Ghiandola Pineale, bianca in colore come la schiuma del latte, ha la sua sede.
Intuitivamente dirigi tutta la Luce verso un punto che è molto vicino al
Cervelletto, ma leggermente più avanti e sopra esso, lungo una linea che forma
un angolo di 60° (con il pavimento.)
Ripetendo questa percezione, lo stato senza forma si intensifica nel
cervelletto finché riesce ad entrare nella ghiandola Pineale.
Qui l'unione suprema col Divino avviene. D'ora in avanti, avendo trasceso
i sei Chakra, la tua consapevolezza rimarrà sempre nella Ghiandola Pineale. Ci
possono volere mesi o anni per completare la pratica del Sesto Kriya ed entrare
nella Ghiandola Pineale.

130
CAPITOLO 09
PREZIOSE VARIANTI DI ALCUNE PROCEDURE KRIYA

Ho deciso di includere qui una descrizione delle varianti più utili delle tecniche
principali del Kriya Yoga. Esse hanno diverse origini. Alcune si collegano bene
con il lascito originale di Lahiri Mahasaya. Altre hanno il profumo del
Radhasoami Sant Mat, altre il potere del Kundalini Yoga, altre infine tradiscono
l'influsso della Alchimia interiore – Nei Dan, la pratica centrale del Taoismo. Lo
scopo di includere le seguenti descrizioni è sottile. Praticando qualsivoglia
variante, scoprirai il vero nucleo della tecnica, ovvero la parte che non cambia
mai. Tanto più questo nucleo immutabile diventa impresso nella tua mente, tanto
più la tua pratica del Kriya avrà un marcato miglioramento.
Quanto sto per descrivere può sembrare non importante, comunque sono
sicuro che qualche variante verrà apprezzata e adottata al posto della tecnica
standard. Come noterai, alcune varianti sono in realtà un metodo efficace per
prepararti ad eseguire con successo la tecnica standard, altre invece
rappresentano un modo per espanderne le potenzialità.

[1] VARIANTI DI OM JAPA

Altri bija Mantra invece di Om


Alcune scuole insegnano a cantare (a voce o mentalmente) Vam oppure Bam
oppure Hrom al posto di Om. In particolare Hrom (prolungato Hrooooooom)
risulta molto efficace e capace di colmare di euforia colui che pratica.

Utilizzando il respiro
Quando canti mentalmente Om in un Chakra, puoi sottolineare l'effetto di questa
azione inspirando ''entro'' esso ed espirando ''da'' esso. Per essere chiaro: dirigi la
consapevolezza sul Muladhara Chakra e respira profondamente immaginando
che l'aria entri ed esca in quel punto. Ripeti ciò per ciascun Chakra.

Con forte concentrazione nel Midollo allungato


Concentra tutta la tua consapevolezza nel Midollo allungato. Diventa
consapevole del primo Chakra, canta mentalmente Om tre volte in tale centro.
Utilizza una debole forma di Aswini Mudra. Percepirai un fremito di energia
nella sede del primo Chakra.
Dal Midollo allungato porta parte della tua consapevolezza nel secondo
Chakra. Ripeti Aswini Mudra, percependo il fremito di energia nella sede del
secondo Chakra. Fai che lo stesso avvenga nel terzo Chakra, poi nel quarto,
quinto, Midollo allungato. Poi di nuovo Midollo allungato, quinto, quarto, terzo,
secondo, primo Chakra. Questo è un ciclo. Sei cicli bastano.

131
Nota
Aswini Mudra significa contrarre ripetutamente i muscoli alla base della spina
dorsale col ritmo di approssimativamente due contrazioni al secondo. Quando il
kriyaban prova ad applicare tale consiglio, tende a contrarre e rilassare anche i
glutei, il perineo o persino l’intera regione pelvica. Col tempo, riesce a contrarre
solo i muscoli dello sfintere e questo è corretto.
Aswini Mudra è diverso da Mula Bandha. In Mula Bandha noi abbiamo
solo una lunga contrazione e non una serie di contrazione-rilassamento come
nell'Aswini Mudra. Sia in Mula Bandha che in Aswini Mudra si esercita
mentalmente una pressione sulla parte bassa della spina dorsale.

[2] VARIANTI DEL KRIYA PRANAYAMA

Lunga espirazione e Kumbhaka


Il rapporto 2:3 per inspirazione ed espirazione è molto confortevole e più
naturale di 1:1 [ 2:3 significa che se la inspirazione dura 12 secondi, allora
l'espirazione dura 18 secondi.] Col tempo si può introdurre un trattenimento del
respiro dopo l'inspirazione. Cominciando con 4 secondi si può trattenere il
respiro per un tempo che uguaglia la lunghezza della inspirazione. (Per esempio:
12 secondi per l'inspirazione, 12 per il trattenimento e 18 per l'espirazione.)
Questo dettaglio si può applicare a ciascuna delle seguenti varianti del Kriya
Pranayama.

Kriya Pranayama (prima parte) con Aswini Mudra


Una saggia procedura è praticare Aswini Mudra durante il Kriya Pranayama.
Durante l'inspirazione e l'espirazione dei primi 12 respiri Kriya, Aswini Mudra
dovrebbe essere forte; in seguito dovrebbe diminuire di intensità e divenire come
una lieve ''contrazione interna della parte inferiore della spina dorsale'' (è chiaro che
la spina dorsale non può essere contratta: questa è solo una sensazione.)
Questa pratica crea la condizione per il risveglio di Kundalini. Come è
noto, Kundalini si risveglia quando Prana ed Apana sono unite e c'è una perfetta
immobilità nel corpo. Ora, per mezzo di Aswini Mudra, si spinge dolcemente la
corrente di Apana verso l'alto nella regione dell'ombelico dove incontra Prana.
Se questa procedura appare fastidiosa e crea disturbo, è essenziale essere
irremovibili e comunque proseguire. Ad un certo punto, proseguendo
impassibilmente, si ha la certezza che qualcosa di positivo stia avvenendo. Un
brivido piacevole nella spina dorsale è percepito. Il giorno che segue questa
pratica, una gioia diffusa è percepita durante tutto il giorno. Anche la più
semplice routine Kriya, riempie uno di gioia.

Kriya Pranayama (prima parte) with Mula Bandha


Durante gli ultimi istanti dell'inspirazione di un respiro Kriya, visualizza la
corrente che raggiunge Bindu, poi la corrente "ruota" a sinistra, scende un po' ed
entra nel midollo allungato. È in questo momento che il Mula Bandha è praticato
intensamente, il respiro è trattenuto e le sopracciglia sono sollevate. La

132
sensazione è che l'energia sia spinta dal midollo allungato al Kutastha. Una
sensazione di luce interiore si diffonde dal Kutastha alla parte superiore del
cervello.
Poi l'espirazione comincia, la tensione del Mula Bandha è liberata e l'energia
scende fino al Muladhara. Il Kechari Mudra collabora con il processo: durante
l'azione del Mula Bandha la lingua (che si trova entro la faringe nasale) è spinta in
avanti e verso l'alto.

Kriya Pranayama (prima parte) con una particolare percezione dell'energia


rotante
Quello che sto per descrivere riesce molto bene a chi ha praticato il Kriya
Pranayama con le due precedenti istruzioni. Dopo alcuni giorni di pratica di
Aswini Mudra o di Mula Bandha abbinate al Kriya Pranayama, il sentiero
spinale lungo il quale l'energia si muove viene percepito come un elica. In altre
parole, partendo dalla base della spina dorsale, l'energia sale ruotando entro la
spina dorsale in senso antiorario. L'energia poi scende lungo lo stesso percorso e
quindi ruotando in senso orario. Così facendo, il kriyaban sente una forte
sensazione di immobilità fisica e percepisce la spina dorsale come una barra
d'acciaio. Un kriyaban è molto vicino allo stato di Samadhi.

Kriya Pranayama (seconda parte) con una particolare stimolazione dei


Chakra
Quanto stiamo per descrivere riguarda solo la espirazione del Kriya Pranayama
(seconda parte.) [Riesce molto facile a coloro che hanno praticato le precedenti
istruzioni.]
Durante l'espirazione realizza come non sia difficile impartire un
particolare ''colpetto'' presso la sede di ciascun Chakra. Ogni kriyaban ha tale
potere e può aumentarlo.
Quando tu dai il ''colpetto'', è impossibile dire se c'è una breve pausa del
respiro o, proprio il contrario, avviene una brevissima emissione di respiro.
Quello che si sente è una intensità di coscienza ed energia che stimola il Chakra
in oggetto. Il ''colpetto'' finale nel Muladhara che sancisce la fine della
espirazione crea una intensa ondata di gioia.
Progredendo in questa pratica è possibile raggiungere una espirazione
veramente interiorizzata. Quello che avviene è che quando si da il colpetto
iniziale nel midollo allungato, il respiro come fatto fisico scompare del tutto.
L'espirazione interiorizzata non è accompagnata dall'uscita dell'aria attraverso il
naso. Questo è uno dei fatti misteriosi del Kriya, difficile da comprendere con la
sola logica.

133
[3] VARIANTI DEL NAVI KRIYA

Cantare Om alternativamente tra Kutastha e ombelico


Tutti i dettagli della forma classica del Navi Kriya dati nel capitolo 6 fino
all'azione di piegare la testa in avanti rimangono immutati.
In questa variante (davvero molto dolce e confortevole) il Mantra Om è
mentalmente cantato alternativamente tra il punto tra le sopracciglia e l’ombelico
(Om nel punto tra le sopracciglia, Om nell’ombelico, Om nel punto tra le
sopracciglia, Om nell’ombelico… e così via).
Il modo più proficuo per fare questo è sincronizzare il respiro con il canto
di Om. Visualizza un sottile canale d'argento che esce dal punto tra le
sopracciglia si piega leggermente e scende nell'ombelico. Quando ti viene
naturale fare una inspirazione molto breve, inspira (solo quanto è necessario),
visualizza il movimento dell' aria che sale, attraverso il canale visualizzato,
dall'ombelico al punto tra le sopracciglia, soffermati un istante tanto quanto basta
per cantare Om mentalmente. Quando ti viene naturale espirare, espira,
visualizza il movimento di aria che scende, attraverso il canale visualizzato,
nell'ombelico, soffermati un istante e canta Om mentalmente nell'ombelico.
Ripetendo questo, sentirai in modo molto marcato, che il respiro comincia a
calmarsi e scomparire. Quando questo avviene, continua a cantare il Mantra Om
alternativamente tra il punto tra le sopracciglia e l'ombelico e a muovere il centro
della consapevolezza tra questi due punti, senza cessare di essere consapevole
del "canale d'argento." Prosegui.
Quando Om è cantato circa 75 volte, piega indietro la testa e ripeti una
procedura simile cantando Om alternativamente tra Bindu e il terzo Chakra.
Visualizza un altro sottile canale d'argento che collega (esternamente al corpo) il
Bindu con il terzo Chakra. Lascia che il tuo respiro – se c'è ancora una traccia di
respiro – fluisca liberamente in quel canale. Quando Om è cantato circa 25 volte,
riprendi la normale posizione del mento e canta mentalmente Om nel punto tra le
sopracciglia, midollo allungato, Chakra 5, 4, 3, 2 e 1. Questo è un Navi Kriya. Si
consiglia di praticare 4 cicli di Navi Kriya.

Navi Kriya scendendo attraverso quattro direzioni


La seguente variante del Navi Kriya è quella che molti kriyaban preferiscono.
Come avviene nella forma base del Navi Kriya, la consapevolezza del kriyaban
sale lungo la spina dorsale ponendo mentalmente la sillaba Om (ooong) nei sei
Chakra. Il mento viene avvicinato alla cavità della gola.
A questo punto si fa una breve inspirazione, seguita da una lunga
espirazione durante la quale si percepisce l’energia che scende dalla fronte lungo
un sentiero esterno al corpo verso l’ombelico, attraversa l'ombelico e si muove
verso il Dantian.
Durante questa lunga espirazione, Om è cantato mentalmente,
rapidamente, da 10 a 15 volte, seguendo la discesa dell’energia lungo il percorso.
Dopo una breve sosta nel Dantian, la testa ritorna nella posizione normale.
Tutto ora si ripete ma la discesa dell'energia avviene lungo un sentiero

134
diverso. Una breve inspirazione solleva nuovamente l’energia in testa. Poi la
testa si piega, non in avanti, ma sulla spalla sinistra, senza girare la faccia. Una
lunga espirazione (assieme al canto di Om, Om, Om…) accompagna il
movimento verso il basso dell’energia che scende dalla parte sinistra del
cervello, si muove lungo un sentiero esternamente al corpo alla sua sinistra
(come se spalla e braccio non esistessero.) L'energia scende fino alla parte
sinistra della cintura, l'attraversa e si muove verso il Dantian.
La testa ritorna nella posizione normale. Dopo una breve inspirazione, la
testa ora si piega indietro. Una lunga espirazione (assieme al canto di Om, Om,
Om…) accompagna il movimento verso il basso dell’energia che parte dalla zona
occipitale e si muove (esternamente al corpo) giù verso la cintura dove si piega,
passa attraverso il terzo Chakra Manipura e si muove verso l’interno della
regione addominale (Dantian.) La procedura è ripetuta allo stesso modo sul lato
destro.

L'ultima espirazione chiude il piccolo ciclo costituito da quattro espirazioni


accompagnate da quattro discese dell'energia verso la cintura e, attraversandola,
verso la regione del basso addome. Questo mini ciclo è ripetuto per 9 volte. In
conclusione abbiamo avuto un totale di 4x9 = 36 discese di energia. Dopo queste
espirazioni, la pratica si chiude con un canto mentale di Om in ciascun Chakra
da Ajna al Muladhara.
Tutto quanto abbiamo descritto può durare da 8 a 10 minuti ed è
equivalente alla ripetizione di 4 volte la forma base del Navi Kriya.

Osservazione
Man mano che i minuti passano e l'effetto della tecnica si fa sentire, i movimenti
della testa diventano meno marcati – il processo si interiorizza. Un fenomeno è
notevole: nello stesso momento in cui viene formulata la volontà di espirare, si
sente come se i polmoni non riuscissero a muoversi. Alcuni istanti dopo la
consapevolezza di un qualche cosa di sottile che comincia a scendere nel corpo
accompagna una espirazione molto piacevole. L'espirazione è un atto mentale,
come una pressione interiore che si estende ovunque e che produce un particolare
senso di benessere, armonia e libertà. Si ha la sensazione di poter restare così per
sempre. L’aria esce ancora dal naso ma colui che pratica giurerebbe che questo
non avvenga. Questa può essere considerata la prima timida apparizione del
Respiro interiorizzato (detto anche Kriya delle cellule) di cui parleremo nel
capitolo 12.

Navi Kriya utilizzando il Respiro Inverso


Inspira, trattieni il respiro intensificando la concentrazione sull'ombelico
utilizzando i tre Bandha (Mula Bandha, Uddiyana Bandha e Jalandhara
Bandha). In questa posizione, col mento abbassato, canta mentalmente Om 12
volte nell'ombelico esercitando una continua pressione mentale su esso. Poi
espira, sciogliendo i Bandha e sollevando il mento con una lieve tensione.
Col mento sollevato, inspira attraverso il naso. Trattenendo il respiro,

135
intensifica la concentrazione sul terzo Chakra Manipura. Canta mentalmente
Om 18 volte in Manipura esercitando una forma di pressione mentale su quel
centro. Poi espira mantenendo il mento nella normale posizione orizzontale.
Questo è un Navi Kriya. Ripeti quattro volte.

[4] VARIANTI DEL MAHA MUDRA

Geniale variante del Maha Mudra insegnata da Swami Hariharananda Giri


Prima di praticare questa variante del Maha Mudra, siedi sul pavimento nella
posizione del mezzo loto o sui talloni. Espira. Concentrati su Ajna. Diventa
consapevole del Muladhara. Per mezzo di una profonda inspirazione (non
necessariamente lunga come nel Kriya Pranayama) visualizza il respiro che
proviene dalla sede fisica del Muladhara su per la spina dorsale e arriva fino ad
Ajna. Trattieni il respiro. Piega in avanti la zona sopra la cintura e se puoi, tocca
il pavimento con la testa. (La testa è posta nella regione fra i ginocchi. Le mani
possono essere usate come più viene naturale onde raggiungere comodamente
questa posizione.)
Espira e lascia che il respiro sia libero. Dopo aver toccato con la fronte il
pavimento, piegati prima a destra avvicinando l'orecchio destro al ginocchio
destro. Usa liberamente le mani. La testa si avvicina al ginocchio destro, la
faccia è girata verso il ginocchio sinistro così che sia possibile percepire una
pressione sul lato destro della testa; una sensazione di spazio è percepita entro il
lato sinistro del cervello. Rimani in questa posizione da 3 a 30 secondi. Muovi la
testa di nuovo verso il centro fin quando la fronte tocca il terreno.
Poi ripeti lo stesso esercizio con l'altro lato del corpo, scambiando le
percezioni. La testa si avvicina al ginocchio sinistro, la faccia è girata verso il
ginocchio destro cosi che sia possibile percepire una pressione sul lato sinistro
della testa; una sensazione di spazio è percepita entro il lato destro del cervello.
Rimani in questa posizione da 3 a 30 secondi. Muovi la testa di nuovo verso il
centro fin quando la fronte tocca il terreno. Una pressione è percepita sulla
fronte. Una sensazione di spazio è percepita entro la regione occipitale.
Durante questo delicato processo tu stai respirando normalmente e la tua
consapevolezza si trova principalmente in Ajna Chakra mentre i tuoi occhi sono
focalizzati su Bhrumadhya (il punto tra le sopracciglia.) Poi sollevati con la
schiena diritta inspirando profondamente. Tramite una lunga espirazione,
l'energia è guidata in giù da Ajna Chakra al Muladhara.
Per mezzo di una profonda inspirazione visualizza il respiro che proviene
dalla sede fisica del Swadhisthana su per la spina dorsale e arriva fino ad Ajna....
Ripeti tutto il precedente processo.
Poi ripeti il processo per Manipura, Anahata, Vishuddha e Ajna Chakra. In
questo modo puoi gioire di sei piegamenti. 11

11
Ripetere questo processo per Ajna Chakra significa: stare eretto, inspirare, visualizzare il respiro che
si muove da Ajna e viene in avanti verso il Bhrumadhya, trattenere il respiro, piegarsi in avanti, porre
la fronte tra i ginocchi, lasciare il respiro libero …

136
Ora praticheremo il Maha Mudra in un modo assai particolare.
Piega la gamba sinistra sotto il corpo in modo che il tallone sinistro sia vicino al
perineo. Attrai il ginocchio destro contro il corpo in modo che la coscia sia vicina
al petto il più possibile. Le dita intrecciate sono poste proprio sotto il ginocchio e
questo aiuta ad applicare pressione ai tuoi organi interni. Prenditi da 5 a 6 respiri
molto profondi applicando una pressione moderata al ginocchio. Poi inspira
profondamente e trattieni, estendi la gamba destra, piegati in avanti, respira
normalmente e massaggia la gamba destra dal piede alla coscia e alla natica. Poi
afferra il piede destro in questo modo: la mano destra afferra le dita del piede
destro e la mano sinistra afferra il lato interno del piede destro (l'arcata del
piede). La faccia è girata verso sinistra. Percepisci una sensazione come una
pressione interna sulla parte destra della testa. Essa contrasta con la sensazione di
spazio libero nella parte sinistra del cervello. Canta Om sei volte nel punto tra le
sopracciglia. Poi inspira e trattieni, siedi di nuovo sul tuo piede sinistro col
ginocchio destro piegato e attirato verso il petto, poi espira in un respiro normale.
Pratica l'intera procedura scambiando le percezioni e la posizione di
gambe e uso delle mani. Non ripeto tutto – non dimenticare il canto di Om sei
volte nel punto tra le sopracciglia.
Ora, attira entrambi i ginocchi contro il tuo corpo. Estendi entrambe le
gambe, piegati in avanti, respira normalmente e massaggia entrambe le gambe
dai piedi a cosce ed anche. Poi afferra entrambi i piedi: mano destra per le dita
del piede destro, mano sinistra per le dita del piede sinistro. Respira
normalmente, fletta i piedi 4 o 5 volte poi rilassali con la testa in giù tanto più
vicina ai ginocchi quanto possibile. Sperimenti pressione interna sulla parte
frontale della testa. Una sensazione di spazio è percepita nella regione occipitale.
Canta Om sei volte nel punto tra le sopracciglia. Poi inspira e trattieni, sieda
diritto e massaggia le dita del piede, poi piega gambe a torace ed espira. Come
al solito, questo esercizio è ripetuto tre volte.
Dopo questa intensa forma di Maha Mudra puoi utilizzare le tue mani
come nello Yoni Mudra, chiudi l'orecchio di sinistra ed ascolta i suoni interiori.
Poi chiudi solo l'orecchio di destra ed ascolta. Poi chiudi entrambe le orecchie ed
ascolta. Poi cerca di ascoltare senza chiudere le orecchie.

Osservazione 1
Per aumentare il potere di queste due procedure (''piegamenti'' seguiti da una
forma particolare Maha Mudra), puoi trattenere il respiro quando sei giù.
Proverai una sensazione molto forte di energia che sorge e si intensifica nel punto
tra le sopracciglia. Il trattenimento del respiro è potente stimolatore di Kundalini.
Se non sei pronto per il potere generato da questa procedura, se ti senti troppo
irritabile, non trattenere il respiro.

Osservazione 2
Quando pieghi il tuo corpo a sinistra, la tua narice destra si aprirà. Quando pieghi
il tuo corpo a destra, la tua narice sinistra si aprirà. Quando ti pieghi in avanti e la
fronte è vicinissima al pavimento, ti accorgerai di un flusso uguale di respiro
nelle tue narici. Ottieni equilibrio della mente e calma nel corpo. Si aprirà il

137
passaggio che conduce entro la corda spinale.
Il canale lunare di Ida è situato al lato sinistro della spina dorsale; il canale
solare di Pingala è situato sul lato destro della spina dorsale. Entrambe le corde
si afferrano l'una all'altra. Dalla pratica ripetuta di Maha Mudra, esse sono
separate, e, come conseguenza, un passaggio cavo è aperto tra i due. L'apertura
del passaggio spirituale all'interno della spina dorsale (Sushumna) rappresenta
l'inizio della pratica della meditazione.

[5] VARIANTI DELLO YONI MUDRA

Yoni Mudra intensificando i principi del Respiro Inverso


In questa variante dello Yoni Mudra, tu crei, durante l'inspirazione, una grande
pressione mentale nella spina dorsale. Poi applichi la pressione con le dita sulle
aperture della testa (proprio come nello Yoni Mudra standard) e, mentre trattieni
il respiro, tu aumenti questa pressione applicando ogni possibile Bandha e
Mudra (Mula, Vajroli, Uddiyana, Jalandhara.)
Vajroli significa lavorare coi muscoli che controllano il passaggio della
orina. Devi prima esercitarti a sentire quali sono i muscoli che agiscono quando
l'orina sta fluendo ed improvvisamente tu fermi quel flusso. Facendo
ripetutamente questo imparerai ad esercitare solamente i muscoli giusti. Per
quanto riguarda Jalandhara Bandha, tu ruoti la faccia a sinistra e a destra e poi
abbassi il mento fin tanto che è confortevole. Durante questi movimenti, fai in
modo che le tue dita stiano al loro posto, chiudendo le aperture.
È facile sentire lo stiramento di Sushumna dal terzo occhio alla radice.
Trattieni il tuo respiro per un tempo che non crei disagio. La pressione interna
sulla spina dorsale diviene l'unico oggetto della tua concentrazione. In altre
parole tu non canti mentalmente Om Om... nel Kutastha. Durante il trattenimento
del respiro tu ti concentri su questa colonna di luce da Muladhara al quinto
Chakra. Espira agevolmente, rilassando ogni tensione, e scoprirai quanto dolce e
confortevole è la concentrazione sul Kutastha che ne viene di conseguenza.
Praticherai solamente tre di questi Yoni Mudra.

Yoni Mudra forma evoluta


Nella seguente variante dello Yoni Mudra, ciascun Chakra è sollevato
separatamente. Incomincia la tua pratica utilizzando il Mudra con le mani che
ben conosci.
Diventa consapevole del Muladhara Chakra. Contrai i muscoli vicino al
Muladhara: la parte dietro del perineo. Puoi mantenere la contrazione finché
addome e spina dorsale vibrano. Poi solleva questo Chakra per mezzo di una
inspirazione fino al punto tra le sopracciglia. Trattieni il respiro il più a lungo
possibile purché ciò non crei disagio (circa 10 -15 secondi) mentre cerchi di
percepire la particolare luce del Muladhara nel Kutastha.
Rilassa la tensione fisica ed espira. Emetti il respiro con "hah-
hahhhhhhhh" e poni idealmente il Muladhara Chakra di nuovo nella sua sede
originale. Poi fai un ''salto di consapevolezza'' al secondo Chakra Swadhisthana
e contrai i muscoli della zona sessuale e del sacro. Puoi praticare il Vajroli

138
Mudra (contrai e rilassa lo sfintere uretrale ed i muscoli della schiena vicino al
centro sacrale.) Poi fai esattamente quello che hai fatto col Muladhara Chakra...
Quando Swadhisthana è di nuovo nella sua posizione iniziale, con un
'''salto di consapevolezza'' concentrati sul terzo Chakra Manipura. Contrai i
muscoli dell'addome al livello dell'ombelico: contrai rapidamente e rilassa
l'ombelico, i muscoli addominali e l'area lombare della spina dorsale.
Poi fai esattamente quello che hai fatto con i due Chakra precedenti ...
Ripeti lo stesso schema per Anahata Chakra. Espandi il petto. Avvicina le
scapole e concentrati sulla spina dorsale, la parte vicina al cuore. Senti la
contrazione dei muscoli vicini al centro dorsale. Poi fai esattamente quello che
hai fatto con i tre precedenti Chakra...
Concentrati sul quinto Chakra Vishuddha. Muovi la testa rapidamente
destra-sinistra (senza girare il volto) un paio di volte, percependo un suono nelle
vertebre cervicali come di qualcosa che viene macinato. Questo serve solo a
localizzare il centro cervicale. Ora contrai i muscoli dietro al collo vicino alle
vertebre cervicali.
Poi, utilizzando una inspirazione, solleva questo Chakra fino al punto tra le
sopracciglia. Trattieni .... etc.
Midollo Allungato: solleva il mento, tendi i muscoli vicini al midollo
allungato (sotto la regione occipitale), serra i denti e veda la luce nel punto tra le
sopracciglia. Senti che stai offrendo il tuo centro Ajna alla luce dell'occhio
spirituale nel Bhrumadhya. Espira e libera ogni contrazione.

Per concludere la procedura, poni le palme delle mani sopra le palpebre e rimani
così a contemplare una bianca luce per 2-3 minuti. Quando la luce scompare,
abbassa le mani.

Osservazione
Molti trovano utile il seguente dettaglio: prima di sollevare un Chakra, fai che
l'inspirazione cominci idealmente dalla sua componente "frontale", venga
indietro verso la sua sede nella spina dorsale e quindi si sollevi al punto tra le
sopracciglia. Il Perineo è la componente frontale del Muladhara; la regione
pubica è la componente frontale del Swadhisthana; l'ombelico lo è per
Manipura; la regione centrale dello sterno lo è per Anahata; la parte anteriore e
superiore della gola lo è per Vishuddha.

[6] VARIANTI DEL THOKAR

Thokar con colpi molto morbidi


Questa procedura può essere utile per coloro che preferiscono un approccio
delicato.
L'inspirazione avviene con Om Na Mo Bha Ga Ba come è descritto nella
Forma Elementare del Thokar. Poi trattieni il respiro.
Il mento si piega in avanti, abbassandosi verso la cavità della gola: una
certa pressione interiore tocca la parte frontale del Chakra del cuore. La testa
ritorna nella sua posizione normale e poi si piega leggermente verso la spalla

139
sinistra, senza volgere la faccia. Avviene di nuovo la stessa esperienza: una certa
pressione interiore è sentita nella parte sinistra del Chakra del cuore. La testa
ritorna nella sua posizione normale e si piega indietro: avviene la stessa
esperienza e la pressione è sentita nella parte dietro del Chakra del cuore. La
testa ritorna nella sua posizione normale e si piega leggermente verso la spalla
destra, senza volgere la faccia: la pressione è percepita nella parte destra del
Chakra del cuore. La testa ritorna nella sua posizione normale, poi il mento si
piega in avanti, abbassandosi verso la cavità della gola... la pressione è percepita
nella parte frontale del Chakra del cuore. Poi la testa ritorna nella sua posizione
normale.
Durante questi cinque piegamenti trattenendo il respiro, nessun Mantra
viene utilizzato. Poi la espirazione guida la consapevolezza attraverso i Chakra
nel Muladhara. La sillaba Teee è posta nel midollo allungato, Va nel quinto
Chakra.... e così via.... Ya è cantato mentalmente nel Muladhara.
Il tempo impiegato per questo Thokar dipende dalla persona; di solito è di
20-25 secondi, ma può essere maggiore. La procedura è ripetuta per lo meno 12
volte. Va detto che le varie pressioni sul Chakra del cuore sono più simili ad un
apporto di energia che fluisce giù tranquillamente proveniente da una regione
sopra la testa che ai tipici colpetti del Thokar.

Thokar su tutti i Chakra, per sciogliere il nodo del Muladhara Var 1


La procedura seguente può essere chiamata ''Forma Completa del Thokar.'' Molte
scuole di Kriya non l'insegnano ma scelgono di annullarla completamente o
sostituirlo con la più dolce ''Forma Tribhangamurari del Thokar che sarà presto
discussa.

Comincia la pratica della Forma evoluta del Thokar, agendo così sul Chakra del
cuore ma solo 12 volte. Poi espira (con De, Va, Yaaa) e ripeti la procedura
precedente ma ciascuna volta che abbassi il mento, fai vibrare la sillaba Su in un
Chakra diverso, in questo ordine: terzo, secondo, primo, di nuovo primo,
secondo, terzo, quarto. Come dirigi il tuo colpo verso un Chakra, i muscoli
vicino a quel Chakra possono essere leggermente contratti, solo per aiutare il
processo.
Alla fine di queste 7 ripetizioni di Te Va Su, espira e focalizzati sulla
irradiazione che parte dal terzo Chakra quando canti De, dal secondo quando
canti Va, dal primo quando canti Yaaa.
Puoi ripetere questa variante del Thokar per un numero ragionevole di
volte. Alla fine senti come l'energia si solleva come onde di una marea che cresce
sempre di più, raggiungendo un Chakra, poi scende e poi riparte dalla base della
spina dorsale per raggiungere un centro più alto.

Osservazione
Questa procedura richiede una grande cura perché influenza il comportamento
della persona durante la vita quotidiana. Potresti reagire eccessivamente ad
impedimenti banali e comportamenti irrazionali. In breve, alcuni tratti rudi della
tua personalità possono affiorare alla superficie con una forza che in alcuni casi

140
potrebbe essere "distruttiva.'' Evidentemente, essi non appaiono dal nulla, non
sono causati dalla tecnica – esprimono quello che hai nutrito dentro di te per
lungo tempo.

Thokar su tutti i Chakra, per sciogliere il nodo del Muladhara Var 2


C'è un modo diverso di praticare questa forma completa di Thokar. Un kriyaban
esperto pratica il Thokar dirigendo ripetutamente il colpo su un Chakra FINCHÉ
ottiene un risultato definito: ovvero vedere e sperimentare il Tattwa collegato con
quel Chakra. Un buon ordine è praticare sul Chakra del cuore, poi terzo,
secondo, primo, di nuovo secondo, terzo e quarto. Lo stato di Samadhi è spesso
sperimentato alla fine della pratica, purché il kriyaban sia capace di riguadagnare
una completa immobilità mentale e fisica.

Osservazione
Spesso gli effetti di questa pratica sono difficili da metabolizzare. Il processo
mette a dura prova la tua salute psicologica (per questa ragione non è
comunemente insegnato.) Non è affatto strano che alcuni kriyaban arrivano alla
conclusione che questa procedura genera effetti che sono essenzialmente
negativi. Loro hanno anche riferito di sentirsi privati di ogni traccia di
devozione, motivazione e gioia. Alcuni accennano alla "notte oscura dell'anima''
descritta dai mistici. Questa è certamente un'esagerazione. Penso che la migliore
soluzione sia concludere la routine riprendendo la pratica del Kriya Pranayama,
seconda parte, per un grande numero, finché il respiro sembra scomparire.
Concludere col Navi Kriya, Maha Mudra e Yoni Mudra è pure consigliabile.

Thokar Tribhangamurari
La tradizione Kriya prevede che questa elevata procedura sia insegnata in tre
sedute distinte: Amantrak, Samantrak e Thokar Tribhangamurari proper. Tra la
prima e la seconda e tra la seconda e la terza dovrebbe, di solito, passare un anno.
È perciò impensabile praticare lo stadio più elevato (Thokar Tribhangamurari
proper) tanto per fare un esperimento e riuscire immediatamente ad apprezzare la
sua potenzialità. Si suppone che uno le pratichi con un respiro molto calmo che
può in certi momenti di interiorizzazione, cui la tecnica naturalmente conduce,
scomparire. In seguito discuteremo una variante dove si utilizza il respiro.

Tribhangamurari è il miglior simbolo del Kriya Yoga perché oltre a mostrare il


taglio dei tre nodi, è anche un simbolo di Sri Krishna. La forma di Krishna, come
dipinto nell'iconografia, è una forma in cui si individuano facilmente tre curve
(testa, spina dorsale e gamba piegata.) Una frase attribuita a Lahiri Mahasaya è:
"Per rendere questo corpo Tribhangamurari (simile a Krishna) tre nodi devono
essere tagliati."
Per mezzo di questa procedura, Kundalini è invitata a salire attraverso il
Sushumna. All'inizio solo una minima quantità di Prana riesce ad entrare nel
Sushumna e a muoversi verso l'alto – questo è dovuto all'irrequietezza mentale.
Ma, presto o tardi, l'energia Kundalini raggiungerà la testa. La tecnica favorisce
questo momento per il fatto che ciascun giro implica l'attraversamento dei tre

141
principali nodi (Granti): lingua/midollo allungato, cuore e coccige. Questo
avviene scendendo dalla testa al Muladhara lungo il sentiero a tre curve
Tribhangamurari (Tri-banga-murari = tre-curva-forma.)

Prima parte: Amantrak


Pratica la seguente tecnica con la lingua in Kechari Mudra, dopo la pratica del
Kriya Pranayama e del Navi Kriya. Alla fine di questa pratica rimani con la
consapevolezza centrata nella luce del Kutastha.
Dimentica completamente il respiro, lascia che segua il suo ritmo naturale.
Molto lentamente, solleva Prana e consapevolezza lungo il canale spinale, dal
Muladhara al Bindu – mezzo minuto è richiesto per fare questo. Non fare alcuna
pausa nei Chakra. Poi lascia che Prana e consapevolezza scendano lentamente
lungo il percorso Tribhangamurari e raggiungano il Muladhara. Mezzo minuto
è richiesto per fare questo.
Il percorso Tribhangamurari incomincia in Bindu, piega a sinistra, scende
nella sede del midollo allungato, ci passa attraverso e prosegue verso il lato
destro del corpo. Raggiunto un punto nella schiena (circa 5-6 centimetri più in su
dell’altezza del capezzolo destro), inverte la direzione tagliando il nodo del
cuore. Dopo aver raggiunto un punto nella schiena che è 5-6 centimetri più in
basso dell’altezza del capezzolo sinistro, cambia di nuovo direzione e punta
verso la sede dell'ultimo nodo nella regione del coccige.
Un giro completo di Amantrak (Amantrak significa: ''senza usare un
Mantra'') dura un minuto. Se ti accorgi che esso è più breve, diciamo 45/50
secondi, questo non significa che hai praticato troppo in fretta. Comunque
proponiti di raggiungere il tempo esatto.

Per due settimane ripeti questa tecnica 25 volte, una volta al giorno. Poi per altre
due settimane ripetila 50 volte, una volta al giorno; poi per altre due settimane 75
volte .... e così via fino a 200 volte al giorno per due settimane. Quindi applica la
seguente istruzione.

Seconda parte: Samantrak


La percezione della corrente Tribhangamurari è intensificata dal canto mentale
delle sillabe del Vasudeva Mantra. Om, Na, Mo, Bha, Ga sono vibrate
rispettivamente nei primi cinque Chakra e Ba in Bindu. Teeee è cantato nel
midollo allungato ma tu sei capace di percepire come il riverbero di questa
vibrazione tocchi il punto tra le sopracciglia – in tal modo tu senti Teeee anche
nel Kutastha. Le sillabe Va, Su, De e Va sono poste nei quattro nuovi centri fuori
dalla spina dorsale; Ya è vibrato nel Muladhara.
Questi quattro nuovi centri sono quattro "vortici" nel flusso principale
della corrente – non sono un nuovo insieme di Chakra. Ciascuna sillaba quando
viene fatta vibrare agisce come un Thokar mentale (colpetto): siccome la tecnica
è eseguita lentamente, c'è tutto il tempo per rendere questa stimolazione molto
efficace.

142
[Sottolineiamo che, quando pratichi la procedura Samantrak, tu stai praticando
Amantrak contemporaneamente. In seguito quando praticherai Thokar-
Tribhangamurari praticherai Amantrak e Samantrak contemporaneamente. Detto in
parole povere, la procedura di Tribhangamurari non è costituita da tre diverse tecniche
ma è in essenza una sola procedura interiore padroneggiata durante tre diversi passi.]

Abbiamo appena descritto un giro di Samantrak, che dura un minuto. Se ti


accorgi che esso è più breve, diciamo 45/50 secondi, questo non significa che hai
praticato troppo in fretta. Comunque, proponiti di raggiungere il tempo esatto.
Per due settimane ripeti questa tecnica 25 volte, una volta al giorno. Poi
per altre due settimane ripetila 50 volte, una volta al giorno; poi per altre due
settimane 75 volte .... e così via fino a 200 volte al giorno per due settimane.
Quindi applica la seguente istruzione finale.

Terza parte: Thokar Tribhangamurari


Pratica il Thokar Tribhangamurari dopo il Kriya Pranayama e dopo il Navi
Kriya. Alla fine di questa pratica, riprendi per alcuni giri (da 6 a 12) la pratica del
Primo Omkar Kriya e poi rimani con la consapevolezza centrata nella luce del
Kutastha.
Dimentica il respiro. Le mani (con dita intrecciate) sono poste sull'area
dell'ombelico così da spingere in su la regione addominale, creando così una
pressione mentale sui primi tre Chakra. Poni il mento sul petto e muovi energia e
consapevolezza molto lentamente lungo la colonna spinale dal Muladhara fino al
Bindu. Il mento sale lentamente seguendo il movimento interiore. ''Tocca''
internamente ciascun Chakra con le sillabe del Mantra (Om è posto nel primo
Chakra, Na nel secondo...). Quando energia e consapevolezza sono nel Bindu, il
mento è parallelo al suolo.

Ora comincia la discesa dell'energia. Il movimento della testa seguirà millimetro


dopo millimetro il flusso energetico lungo il sentiero Tribhangamurari, dal
Bindu al Muladhara, attraversando i tre nodi e toccando i nuovi quattro centri
situati al di fuori della spina dorsale. Tutto avverrà in modo fluido, nello spazio
di trenta secondi o meno, ma la descrizione che stiamo per dare parrà, di primo
acchito, complicata. Con un minimo di pazienza, il giusto movimento della testa
verrà appreso: basta capire che esso è stato concepito come un modo logico ed
efficace per intensificare quel particolare flusso energetico sinuoso verso il
basso. Veniamo dunque a descrivere i movimenti della testa.

Senza girare la faccia, piega la testa verso sinistra, di un paio di centimetri, poi
solleva il mento e ritorna nel mezzo. Realizza come questo semplice movimento
accompagni perfettamente la discesa dell'energia da Bindu al midollo allungato
lungo la prima curva del sentiero Tribhangamurari. Rimani solo un istante in
questa posizione col mento sollevato (i muscoli dietro del collo sono contratti)
tanto quanto basta per vibrare la sillaba Teeee nel midollo allungato. Inoltre,
come hai appreso in Samantrak, cerca di percepire anche il riverbero di questa
vibrazione nel punto tra le sopracciglia.
Poi, da questa posizione, volgi la faccia lentamente a destra (come se tu

143
volessi guardare l'area alla tua destra, il più indietro possibile.) Solo la faccia si
muove, non il tronco. Durante questo movimento LENTO (non essere
influenzato dalla dinamiche della tecnica del Thokar che abbiamo
precedentemente discusso), il flusso interno di energia si muove dal midollo
allungato all'ottavo centro.
Qui avviene il primo dei cinque colpi psico fisici: il mento tocca la spalla
destra per un istante e la sillaba Va é fatta vibrare nell'ottavo centro. La spalla
pure fa un piccolo movimento verso l'alto per rendere il contatto col mento più
facile. Ma attenzione: se senti che stai forzando, non farlo! Se non riesci a
toccare la spalla destra col mento, accontentati di avvicinarti alla spalla il più
possibile e stimola il centro ottavo con la pura forza mentale.
Poi la faccia si volge lentamente verso sinistra accompagnando,
millimetro dopo millimetro, il flusso interno di energia dall'ottavo al nono centro,
attraversando il quarto Chakra. Se possibile, il mento dovrebbe essere posto
sopra la spalla sinistra. Il secondo colpo avviene quando la sillaba Su è vibrata
nel nono centro mentre il mento tocca per un istante la spalla sinistra – la spalla
fa un piccolo movimento verso l'alto per rendere il contatto col mento più facile.
Altri due colpi avvengono quando le sillabe De e Va vengono poste nel
decimo e undicesimo centro. La modalità è la seguente: il mento si muove
lentamente verso il centro del petto, sfiorando la clavicola sinistra. Durante
questo movimento, due leggeri colpi sono dati sulla clavicola sinistra in posizioni
intermedie. I colpi, ovviamente, vengono dati nel momento in cui le sillabe del
Mantra vengono fatte vibrare. Infine, un ultimo colpo è dato sul petto (posizione
centrale) quando la sillaba Ya è fatta vibrare nel Muladhara.

L'essenza di questa particolare forma di ''Thokar'' non consiste solo nei cinque
colpi ma principalmente in una costante intensificazione della pressione mentale
lungo l'intero circuito. Considera l'azione fisica di spremere con una matita un
tubetto quasi vuoto di dentifricio per fargli uscire tutto quello che rimane.
Ebbene, questa immagine ti dà una buona idea di quello che avviene durante
questa procedura. Quando i movimenti della testa sono lenti ed arricchiti da una
grande forza di concentrazione e volontà, non c'è limite all'aumento del flusso
energetico lungo il sentiero Tribhangamurari.

Ripeti la procedura 36 volte. Dopo aver completato il numero programmato di


giri, calma il sistema per mezzo di una pratica minima di Samantrak, poi rilassati
praticando un semplice Pranayama mentale.
La supervisione di un esperto aiuta ad evitare problemi – intendo problemi
fisici di sforzo eccessivo e di dolore nelle vertebre cervicali e nei muscoli del
collo. Movimenti bruschi dovrebbero essere evitati; è possibile usare al loro
posto una grande intensità mentale di concentrazione. Per un paio di settimane
non praticare ogni giorno ma ogni due o tre giorni.
Prima possibile, comincia la routine ad incremento progressivo di questa
procedura praticando le dosi seguenti: 36x2, 36x3,….. 36x35, 36x36. Ma
attenzione: tra una tappa e la successiva lascia sempre trascorrere una settimana.

144
A chi ha tempo e buona volontà per completarla, raccomando questa
routine come importantissima. Gli effetti saranno forti e comporteranno una
grande trasformazione interiore. Un minimo di 8-10 mesi sono richiesti per
completarla.

Thokar Tribhangamurari utilizzando respiro lungo e trattenimento


Come annunciato, discuteremo qui come utilizzare il respiro per intensificare il
potere del Thokar Tribhangamurari. Faremo uso del Respiro Inverso come
abbiamo fatto con le forme di Thokar discusse nel capitolo 7.
Cominciando con mento in giù, inspira lentamente ponendo le sillabe nei
Chakra come è stato fatto nella precedente procedura del Thokar
Tribhangamurari. (Stai utilizzando il Respiro Inverso, perciò non dimenticare di
contrarre la regione ombelico - Manipura.) Alla fine della inspirazione, dopo
avere posto Ba nel Bindu, il tuo mento è in su, parallelo al suolo.
Ora trattieni il respiro e senti l'intensificazione dell'energia nella parte
superiore del torace. Allo stesso tempo controlla la contrazione della regione
ombelico - Manipura. Mentre fai esperienza di un confortevole trattenimento,
guida l'energia lungo il percorso Tribhangamurari in giù nel Muladhara. Le
istruzioni sono precisamente quelle del Thokar Tribhangamurari; l'unica
differenza è che ora stai trattenendo il respiro e l'esperienza è molto più intensa.
Mentre stai muovendo la testa [se hai dei dubbi sui movimenti, leggi di nuovo il
precedente "terza parte: Thokar Tribhangamurari "] poni le ultime sei sillabe nei
relativi centri. Solleva quindi il mento e poi, con totale concentrazione sul
Midollo allungato, espira lentamente sperimentando una discesa di fresca in tutto
il corpo (organi interni e pelle.)
Poi respira normalmente se ne hai bisogno, e quando sei calmo ripeti il
processo. Puoi ripeterlo da 12 a 36 volte.

[7] VARIANTI DEL MICRO THOKAR

Il Micro Thokar fu definito nel capitolo 7. Ne facemmo l'esperienza entro


ciascun Chakra. Possiamo anche percepirlo entro il cervello e lungo la corona
della testa. Questa è un'ottima preparazione per il Terzo Kriya (vedi capitolo 8.)

Utilizzazione del Micro Thokar per stimolare particolari centri nella testa
Inspira dal Muladhara al Midollo allungato. Trattieni il respiro. Oscilla
lentamente la testa a sinistra – destra – ritorna al centro, mantenendo il centro
della concentrazione nel midollo allungato. Canta mentalmente Te quando ti
muovi a sinistra, Va quando ti muovi a destra, Su quando ritorni al centro. Ripeti
tre volte, sempre trattenendo il respiro. Segue una calma espirazione.
Ora inspira dal secondo Chakra al Cervelletto. Trattieni il respiro. Ripeti
tre volte le stesse oscillazioni della testa con Te, Va, Su, focalizzando l'attenzione
sul Cervelletto. Espira e scendi fino alla sede del terzo Chakra.
Inspira dal terzo Chakra al Ponte di Varolio (per percepirlo, vieni in
avanti dal cervelletto verso il centro della testa, sopra il midollo allungato ma

145
due tre centimetri più avanti.) Trattieni il respiro. Ripeti tre volte la procedura
descritta sopra con Te, Va, Su, focalizzando l'attenzione su questo centro. Espira e
scendi fino al quarto Chakra.
Inspira dal quarto Chakra al Talamo. Per percepirlo, oscilla leggermente
la testa avanti e indietro. Senti una linea orizzontale che dal punto tra le
sopracciglia viene indietro. In contemporanea senti la linea verticale che scende
dalla fontanella. Il Talamo è il punto di intersezione delle due linee. Quando sei
sicuro di percepirlo, ripeti tre volte la procedura descritta sopra con Te, Va, Su.
Espira e scendi fino alla sede del quinto Chakra.
Inspira dal quinto Chakra in un punto che si trova a metà strada tra il
Talamo e la Fontanella. Per percepirlo, oscilla leggermente la testa avanti e
indietro. Senti una linea orizzontale che dal Bindu viene orizzontalmente in
avanti. In contemporanea senti la linea verticale che scende dalla fontanella.
Questo centro è il punto di intersezione delle due linee. Ripeti in quel punto tre
volte la procedura descritta sopra con Te, Va, Su. Espira e scendi fino al Midollo
allungato.
Inspira dal Midollo allungato alla Fontanella. Ripeti in quel punto tre
volte la procedura descritta sopra con Te, Va, Su. Espira restando nella
Fontanella.

Inspira nella Fontanella, espira dalla Fontanella nel punto a metà strada tra il
Talamo e la Fontanella.
Inspira nella Fontanella, espira dalla Fontanella nel Talamo.
Inspira nella Fontanella, espira dalla Fontanella nel Ponte di Varolio.
Inspira nella Fontanella, espira dalla Fontanella nel Cervelletto.
Inspira nella Fontanella, espira dalla Fontanella nel Midollo allungato.
Rimani con la consapevolezza nel Midollo allungato oppure pratica la seguente
procedura.

Osservazione
La procedura descritta crea un effetto molto forte. In maniera impietosamente
chiara diventi consapevole dei tanti espedienti dell'ego che guidano le azioni
umane. La ragione di tante decisioni errate appare con definitiva chiarezza, libera
da veli e dissimulazioni. L'ego è una struttura mentale molto complicata: non è
possibile distruggerlo, ma solo renderlo più trasparente. C'è un prezzo da pagare:
possono apparire (ore dopo la pratica) ondate inesplicabili di paura, la sensazione
di non sapere chi sei e dove sei diretto. Questa è una reazione naturale che
proviene da quei sottili strati del cervello che hai toccato.

Micro Thokar nella corona


Consideriamo la tecnica Omkar Pranayama. Abbiamo visto che alla fine
dell'inspirazione c'è una pausa dove la consapevolezza fa un giro completo, in
senso antiorario, lungo la corona della testa. Questa rotazione avviene entro il
cervello, sotto l'osso cranico. Si comincia il giro dalla regione occipitale (Bindu)
e si ritorna ad esso.

146
La sezione del cervello che contiene Bindu e si estende orizzontalmente
fino alla parte superiore della regione frontale del cervello è molto importante
nella pratica dei Kriya superiori. Nel Terzo e nel Quarto Kriya noi facciamo un
giro completo con la consapevolezza lungo lo stesso circuito. Enfasi è data a fare
esperienza dell'energia attraverso la sostanza di cervello – questo movimento
avviene con una particolare pressione interna.
Ebbene, ora sperimenteremo il Micro Thokar lungo lo stesso percorso!
L'unica differenza è che ora:
[a] non partiremo dalla parte frontale del cervello ma dalla regione occipitale.
[b] stimoleremo 8 regioni nella corona (non solo 4 come nel Terzo Kriya.)

Inspira dal Muladhara su fino alla regione occipitale del cervello (Bindu.)
Concentrati in questa parte del cervello, trattieni il respiro e fai esperienza del
Micro movimento 3 volte (ripetendo Te Ba Su 3 volte.) Espira con calma.
Inspira dal secondo Chakra alla parte adiacente, alla destra di Bindu.
Concentrati in questa parte del cervello, trattieni il respiro e fai esperienza del
Micro movimento 3 volte (ripetendo Te Ba Su 3 volte.) Espira con calma.
Inspira dal terzo Chakra alla parte della corona sopra l'orecchio destro. .. 3
volte il Micro Thokar trattenendo il respiro... Inspira dal quarto Chakra alla parte
della corona adiacente alla precedente parte, lungo la direzione antiorario del
nostro movimento. .. 3 volte il Micro Thokar trattenendo il respiro... Inspira dal
quinto Chakra nella parte della corona sopra il punto tra le sopracciglia. .. 3 volte
il Micro Thokar trattenendo il respiro... Inspira dal Midollo allungato nella parte
centrale del cervello sotto la Fontanella. ... 3 volte il Micro Thokar trattenendo il
respiro... Ripeta questa ultima azione di inspirare dal Midollo... Inspira dal
quinto Chakra nella parte della corona sopra il punto tra le sopracciglia. ... 3
volte il Micro Thokar trattenendo il respiro...
Ora muovi la consapevolezza nella parte sinistra del cervello per
completare il giro e ritornare nella regione occipitale del cervello (Bindu.)
Inspira dal quarto Chakra nella parte della corona adiacente alla precedente parte
lungo la direzione antiorario del nostro movimento. ... 3 volte il Micro Thokar
trattenendo il respiro... Inspira dal terzo Chakra nella parte della corona sopra
l'orecchio sinistro. ... 3 volte il Micro Thokar trattenendo il respiro... Inspira dal
secondo Chakra nella parte adiacente. ... 3 volte il Micro Thokar trattenendo il
respiro... Inspira da Muladhara nella regione occipitale del cervello (Bindu.) ... 3
volte il Micro Thokar trattenendo il respiro...
Questo è un giro. Dopo due o tre giri, si manifesta una beatitudine
improvvisa ed uno non è più capace di cantare mentalmente alcunché. La
procedura termina nell'assorbimento estatico.

Un modo diverso di praticare il Micro Thokar dopo l'esperienza


Tribhangamurari
Dopo una dozzina di ripetizioni di Thokar Tribhangamurari, puoi sperimentare
una variante molto efficace del Micro Thokar. Questa variante implica
l'esperienza del movimento Tribhangamurari in piccole dimensioni entro i 12
centri del percorso Macro Tribhangamurari.

147
Tramite una breve inspirazione, solleva il Prana dal Muladhara Chakra
nell'occhio spirituale tra le sopracciglia. Abbassa di poco il mento, trattieni il
respiro e guarda "in giù" il Muladhara Chakra. Visualizzalo come un dischetto
orizzontale avente un diametro di circa 2-3 centimetri. Percepisci su quel disco il
movimento Tribhangamurari in dimensioni ridotte. Non preoccuparti del tempo
richiesto: può essere breve, può essere lungo ... non importa. Esercita una
moderata ma continua pressione sul disco come se tu avessi una penna e
tracciassi il tratto con forza. Ti può venire spontaneo fare un leggerissimo
movimento della spina dorsale (avanti, sinistra, destra, sinistra, centro). Questo
movimento dovrebbe essere quasi invisibile ad un osservatore posto davanti a te.
Ripeti ancora due volte. Il respiro è trattenuto senza sforzo; il Prana rimane
totalmente in Ajna Chakra. Dopo tre percezioni del movimento completo puoi
rilassarti lasciando che il Prana scenda in basso. Avviene una sottile espirazione,
ma tu nemmeno la percepisci.

Passa al secondo Chakra e ripeti la stessa procedura. Ripetila per i Chakra 3, 4


e 5, poi per Bindu, poi per il midollo allungato, poi per i quattro centri al di fuori
della spina dorsale, e finalmente per il Muladhara.

Questo è il primo giro: pratica due ulteriori giri. Sii fedele a questa pratica per
almeno sei mesi prima di aumentare la pressione mentale tramite la ripetizione
delle sillabe del Vasudeva Mantra.

Micro Thokar Tribhangamurari utilizzando il Mantra


Poni la lingua nella posizione Kechari Mudra. Tramite una breve inspirazione,
solleva il Prana dal Muladhara Chakra nell'occhio spirituale tra le sopracciglia.
Dimentica il respiro e guarda "in giù" il Muladhara Chakra. Ripeti mentalmente
le sillabe "Om-Na-Mo-Bha-Ga-Ba-Te-Va-Su-De-Va-Ya". Fai questo Japa senza
fretta. Percepisci il micro-movimento Tribhangamurari osservando come il
canto mentale delle 12 sillabe aggiungerà una maggiore ''pressione'' ad esso.
Rimani immobile senza fare alcun movimento della colonna spinale o
della testa. Qui tutto il potere della pressione deve essere ottenuto con la pura
ripetizione delle sillabe del Mantra. Queste sillabe sono come piccole "spinte" o
"pulsazioni."
La durata di un giro è determinata dalla velocità del canto del Mantra. Per
molte persone il canto del Mantra e, di conseguenza, il micro-movimento dura
approssimativamente 10-12 secondi. Rammenta la raccomandazione di Lahiri
Mahasaya: "Non abbiate fretta!". Cerca di percepire la differenza tra andare
piano e andare velocemente. Se vai lentamente percepirai un enorme potere.
Ripeti il Vasudeva Mantra tre volte. Il Prana rimane totalmente in testa.
Dopo tre percezioni del movimento completo, ripeti la stessa procedura per i
Chakra 2, 3, 4 e 5, poi Bindu, poi midollo allungato, poi i quattro centri al di
fuori della spina dorsale e finalmente per il Muladhara. Questo è un giro: pratica
da tre a dodici giri. Alla fine di questa pratica, rimani con la consapevolezza
centrata nella luce che percepirai nella parte superiore della testa.

148
[8] VARIANTE DEL QUARTO KRIYA

Gayatri Kriya
Alcuni insegnanti di Kriya chiamano questa tecnica Quarto Kriya. In base a
quanto ho potuto accertare, questa tecnica è molto antica ed esisteva prima che
Lahiri Mahasaya iniziasse la sua missione di diffondere il Kriya. La struttura di
questa tecnica è ben nota in India ed è considerata il più sottile tra i metodi di
utilizzare il Gayatri Mantra. Con leggere varianti e ulteriori aggiunte rituali è
pubblicata in alcuni libretti. Il Gayatri Mantra è considerato essere il veicolo
supremo per ottenere l’illuminazione spirituale. La sua forma più pura è Tat
Savitur Varenyam Bhargho Devasya Dhimahi Dhiyo Yonaha Prachodayat. (Oh
grande Luce Spirituale che hai creato l'Universo noi meditiamo sulla Tua gloria.
Sei l'incarnazione della Conoscenza. Sei Cotu che elimina l'Ignoranza. Possa Tu
illuminare il nostro Intelletto e risvegliare la nostra Coscienza Intuitiva.)
Questo Mantra è preceduto o da una breve o da una lunga invocazione.
L’invocazione breve è: Om Bhur, Om Bhuvah, Om Swaha. I termini Bhur,
Bhuvah, Swaha sono delle invocazioni per onorare i piani di esistenza (fisico,
astrale e causale) e rivolgersi alle divinità che presiedono ad essi. La lunga
invocazione è: Om Bhur, Om Bhuvah, Om Swaha, Om Mahah, Om Janah, Om
Tapah, Om Satyam. Quest’invocazione è più completa in quanto riconosce che ci
sono più livelli di esistenza: i sette Loka. Mahah è il mondo mentale, il piano
dell’equilibrio spirituale; Janah è il mondo della pura conoscenza; Tapah è il
mondo dell'intuizione; Satyam è il mondo della Verità Assoluta, Finale. Possiamo
essere soddisfatti dalla spiegazione secondo la quale questi sono i sette suoni che
attivano i nostri Chakra e li mettono in contatto con i sette grandi regni spirituali
dell’esistenza. Nella nostra procedura usiamo solamente l’invocazione completa,
non tutte le componenti del Gayatri Mantra. La tradizione Kriya che stiamo qui
seguendo associa al Manipur Om Mahah e all’Anahata Om Swaha. Il motivo di
ciò è da ricercarsi nel fatto che il mondo del pensiero, evocato da Om Mahah
s'addice più alla natura del terzo Chakra, mentre il mondo causale delle idee
pure, evocato da Om Swaha è in relazione con Anahata Chakra.

[1] Pratica Elementare del Gayatri Kriya


Diventa consapevole del Muladhara Chakra. Contrai i muscoli vicino
all'ubicazione fisica del Chakra – la contrazione può essere ripetuta due-tre volte.
Tramite un'inspirazione profonda (non necessariamente lunga come nel Kriya
Pranayama) visualizza il Chakra che sale nel punto tra le sopracciglia, dove lo
percepisci come una luna piena. Il Chakra non sale ''toccando'' gli altri Chakra.
Questi ora non esistono. Trattieni il respiro e concentrati sullo "spazio interno"
tra le sopracciglia. Questo riesce facile col Kechari Mudra. 12 Sullo schermo tra
12
"Ke-chari" è letteralmente tradotto come "lo stato di coloro che volano nel cielo, nell'etere." Un
particolare "spazio" è creato nella regione tra la punta della lingua ed il punto tra le sopracciglia ed è
percepito come un "vuoto", sebbene non sia un vuoto fisico. Immergendosi in questo spazio vuoto, è

149
le sopracciglia avviene (man mano che la concentrazione si approfondisce) una
particolare esperienza di colore che è diversa per ciascun Chakra. Canta
mentalmente almeno tre volte il Mantra specifico per il Muladhara Chakra: Om
Bhur.
Infine, tramite una lunga espirazione, abbassa idealmente il Chakra dal
punto tra le sopracciglia alla sua sede nella spina dorsale. Ora sai cosa fare per
ciascuno degli altri Chakra.

I Mantra che vengono utilizzati sono:

Om Bhur per Muladhara


Om Bhuvah per Swadhisthana
Om Mahah per Manipura
Om Swaha per Anahata
Om Janah per Vishuddha
Om Tapah per Medulla

Aggiungi una concentrazione particolarmente intensa nel punto tra le


sopracciglia. Trattieni il respiro; solleva le sopracciglia, divieni consapevole della
Luce. Ripeti Om Satyam.
Ora completa il "giro" sollevando i Chakra 5, 4, 3, 2, 1, sempre
utilizzando la contrazione, il canto del Mantra, il divenire consapevole di
qualsivoglia esperienza di Luce nel Kutastha. Se possibile, ripeti la procedura da
6 a 12 volte.

Nella tradizione Kriya, i primi cinque Chakra sono ciascuno in relazione con uno
dei cinque Tattwa: terra, acqua, fuoco, aria, ed etere. Offrire ciascun Chakra e
quindi ciascun Tattwa individualmente alla Luce Divina che si raccoglie e si
intensifica nella regione tra le sopracciglia [oppure nella parte superiore del
cervello come avviene nel Quarto Kriya] è l'azione più elevata ed efficace, mai
concepita per sciogliere l'ultimo guscio dell'illusione.
L'esperienza dei colori che cambiano nell'occhio spirituale significa
percepire la vibrazione peculiare e frequenza luminosa di ciascun Chakra.
Familiarizzando con queste frequenze conduce alla realizzazione che tutto
l'universo esiste nel Kutastha.

Chi persevera (rifiutando lo scrupolo che questa procedura non sortisca alcun
effetto) incontrerà una decisa trasformazione del proprio stato di coscienza. In
qualunque molo la considerate, il contributo di essa nell'eliminare gli ultimi
ostacoli interiori che ci impediscono di entrare in Sushumna è enorme.

più facile per un kriyaban percepire i ritmi di ciascun Chakra e distinguerli uno da un altro.

150
[2] Pratica evoluta del Gayatri Kriya
Col tempo sarà possibile ripetere mentalmente ''Om Bhur" 36 volte trattenendo il
respiro. Questo permette di entrare in sintonia con il Tattwa della terra
sperimentando la particolare ''vibrazione'' del Chakra Muladhara.
Similmente, ripetendo il Mantra ''Om Bhuvah'' 36 volte sarà possibile
entrare in sintonia con il Tattwa dell'acqua che ha la sede nel secondo Chakra....
poi sarà la volta del Tattwa del fuoco...
La familiarità con lo stato di assenza di respiro ti dà l'abilità di soffermarti
su ciascun Chakra (come un'ape su un fiore), immergendoti per un tempo preciso
sul Tattwa collegato con quel Chakra. Il tempo ideale è quello necessario ad
avere 36 ripetizioni del Mantra relativo. Il numero 36 va rispettato per resistere
alla tendenza di perdersi nello stato di beatitudine che sorge da ciascun Chakra.
Il Tattwa collegato con un Chakra tende ad ''intrappolare'' l'attenzione di una
persona; in tal caso uno si ferma indefinitamente su un Chakra e non è capace di
fare altro. Le 36 ripetizioni del Mantra aiutano ad avere piena esperienza del
Tattwa ma, allo stesso tempo, andare oltre esso. Il significato del Gayatri Kriya è
precisamente questo: entrare in sintonia con ciascun Tattwa, uno dopo l'altro, su e
giù lungo la spina dorsale.

151