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Triduo Pasquale 2018 – Giovedì santo

ADORAZIONE EUCARISTICA
H 00.00 Si inizia in silenzio.
Adorare significa essere presenti, nella quiete e nella contemplazione. Fare l’adorazione eucaristica è come stare ai piedi della
Croce di Gesù, testimoniando il suo sacrificio della vita ed essendone rinnovati. Iniziamo questo momento di adorazione
recitando il Salmo 22 a due cori, il primo coro le voci maschili e il secondo le voci femminili.
Dio mio, Dio mio,
perchè mi hai abbandonato?
Lontane dalla mia salvezza Ma tu, Signore, non stare lontano,
le parole del mio grido! mia forza, vieni presto in mio aiuto.
Mio Dio, grido di giorno e non rispondi; Libera dalla spada la mia vita,
di notte, e non c’è tregua per me dalle zampe del cane l’unico mio bene.
Salvami dalle fauci del leone
Eppure tu sei il Santo, e dalle corna dei bufali.
tu siedi in trono fra le lodi d’Israele.
In te confidarono i nostri padri, Tu mi hai risposto!
confidarono e tu li liberasti; Annuncerò il tuo nome ai miei fratelli,
a te gridarono e furono salvati, ti loderò in mezzo all’assemblea.
in te confidarono e non rimasero delusi. Lodate il Signore, voi suoi fedeli,
gli dia gloria tutta la discendenza di Giacobbe,
Ma io sono un verme e non un uomo, lo tema tutta la discendenza d’Israele.
rifiuto degli uomini, disprezzato dalla gente.
Si fanno beffe di me quelli che mi vedono, Perchè egli non ha disprezzato
storcono le labbra, scuotono il capo: né disdegnato l’afflizione del povero,
«Si rivolga al Signore; lui lo liberi, il proprio volto non gli ha nascosto
lo porti in salvo, se davvero lo ama!». ma ha ascoltato il suo grido di aiuto.
Da te la mia lode nella grande assemblea:
Sei proprio tu che mi hai tratto dal grembo, scioglierò i miei voti davanti ai suoi fedeli.
mi hai affidato al seno di mia madre.
Al mio nascere, a te fui consegnato; I poveri mangeranno e saranno saziati,
dal grembo di mia madre sei tu il mio Dio. loderanno il Signore quanti lo cercano;
il vostro cuore viva per sempre!
Non stare lontano da me, Ricorderanno e torneranno al Signore
perchè l’angoscia è vicina tutti i confini della terra;
e non c’è chi mi aiuti. davanti a te si prostreranno
Mi circondano tori numerosi, tutte le famiglie dei popoli!
mi accerchiano grossi tori di Básan.
Spalancano contro di me le loro fauci: A lui solo si prostreranno
un leone che sbrana e ruggisce. quanti dormono sotto terra,
davanti a lui si curveranno
Io sono come acqua versata, quanti discendono nella polvere;
sono slogate tutte le mie ossa. ma io vivrò per lui,
Il mio cuore è come cera, lo servirà la mia discendenza.
si scioglie in mezzo alle mie viscere.
Arido come un coccio è il mio vigore, Si parlerà del Signore
la mia lingua si è incollata al palato, alla generazione che viene;
mi deponi su polvere di morte. annunceranno la sua giustizia;
al popolo che nascerà diranno:
Un branco di cani mi circonda, «Ecco l’opera del Signore!»
mi accerchia una banda di malfattori;
hanno scavato le mie mani e i miei piedi.
Posso contare tutte le mie ossa.
Essi stanno a guardare e mi osservano:
si dividono le mie vesti,
sulla mia tunica gettano la sorte.
H 00.10
Lode a Dio
Dal Vangelo secondo Luca (23, 32-49)
Insieme con lui venivano condotti a morte anche altri due, che erano malfattori. Quando giunsero sul luogo chiamato
Cranio, vi crocifissero lui e i malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. Gesù diceva: «Padre, perdona loro perchè non
sanno quello che fanno». Poi dividendo le sue vesti, le tirarono a sorte. Il popolo stava a vedere; i capi invece lo deridevano
dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto». Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano
per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui
è il re dei Giudei». Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro
invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente,
perchè riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». E disse: «Gesù,
ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso». Era già
verso mezzogiorno e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio, perchè il sole si era eclissato. Il velo del tempio
si squarciò a metà. Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Detto questo, spirò.
Visto ciò che era accaduto, il centurione dava gloria a Dio dicendo: «Veramente quest’uomo era giusto». Così pure tutta
la folla che era venuta a vedere questo spettacolo, ripensando a quanto era accaduto, se ne tornava, battendosi il petto.
Tutti i suoi conoscenti, e le donne che lo avevano seguito fin dalla Galilea, stavano da lontano a guardare tutto questo.
Lode a Dio
H 00.15
L1 Questo brano inizia con il popolo che contempla e termina con i suoi che contemplano. Il Vangelo ci propone
dall’inizio alla fine la contemplazione della croce. Nel mezzo ci sono vari modi di vederla: quello dei capi religiosi, dei
soldati, di un malfattore e dell’altro, e infine del centurione. Tutti i presenti osservano stupiti lo “spettacolo” di un Dio
che si mostra senza veli. La croce ci fa vedere ciò che mai era stato in scena: Dio, che prima era fuori dalla vista, oggi
si mostra. Aveva proibito di farsi immagini di lui, perchè ci voleva dare in prima persona questa rappresentazione di
sé, l’unica che manifesta la realtà di cui siamo immagine e somiglianza. Per questo, prima della croce, Gesù era così
restio a farsi chiamare Messia e Signore. Squarciato nel mezzo il velo del tempio, si rivela il Santo dei santi, nella sua
diversità assoluta.
Silenzio_ In questo momento di silenzio riflettiamo sull’attitudine con cui siamo venuti stasera a contemplare il Signore. Qual è
oggi il nostro sguardo verso la croce?
H 00.24
Intenzione:
SILENZIO BREVE (1 MINUTO)
L2 I capi religiosi consideravano la crocifissione impura e immonda. Per loro, Gesù è appeso sulla croce come
bestemmiatore. Se Dio non interviene in suo favore, è chiaro segno che lo disapprova – questo è il loro pensiero. Un
Dio mortale e crocifisso è il contrario delle immagini tradizionali della divinità. La croce ci mostra invece un Dio che si
mette nelle mani di tutti e serve tutti in mitezza e umiltà, un Dio che dona tutto, anche la propria vita a noi che gliela
togliamo. La croce ci salva dall’immagine di Dio che, fin dai tempi di Adamo, spinge l’uomo a fuggire da lui: quella di
un Dio padrone anziché padre. La croce segna la fine di ogni schiavitù e ribellione dell’uomo a Dio e l’inizio della libertà
di chi sa di essere amato.
L1 I soldati sono i servi asserviti al potere nella sua espressione più cruda. La loro idea di re è quella dell’uomo riuscito,
potente e libero di fare quanto vuole, ciò che ognuno vorrebbe essere. Re, per loro, è colui che comunque salva se
stesso, non importa se questa affermazione comporta che altri siano schiacciati. Il Crocifisso è invece il re che ci libera
davvero, perchè ci libera da questa falsa immagine di uomo, frutto della falsa immagine di Dio. Il Crocifisso ci dice che
l’uomo ricco e potente, quello più violento che ha distrutto gli altri, non è l’uomo realizzato. É un povero fallito, schiavo
dell’idolo dell’avere, del potere e dell’apparire. Gesù invece è davvero re, autentica immagine di Dio, perchè è
talmente libero da dare la vita per gli altri. Il Crocifisso è l’uomo nuovo, che porta sulla terra il potere di Dio: quello di
servire e non di asservire, di amare e non di spadroneggiare, di dare e non di togliere la vita.
Silenzio_ In questo momento di silenzio...
H 00.35
Intenzione:
SILENZIO BREVE (1 MINUTO)
L2 I due malfattori rappresentano tutti noi, che desideriamo salvarci dalla morte, il massimo male, sommamente
indesiderabile. Ogni uomo vorrebbe ciò che sa essere impossibile: salvarsi dal suo destino. Il male che facciamo a noi
stessi e agli altri viene proprio da questo tentativo di evitare l’inevitabile e comune sorte. Finché siamo forti, pagano
gli altri. Alla fine, quando siamo deboli, ci tocca pagare il conto delle nostre malefatte. Pretendere che Dio ci salvi
dalla morte salvando se stesso è una bestemmia contro di lui. Perchè lui ci salva non dalla morte, bensì nella morte; e
non salvando, bensì perdendo se stesso. Se lui non entrasse nella nostra morte, questa resterebbe per noi la minaccia
suprema. Ma se lui è presente nella nostra morte, essa non è più separazione, bensì comunione con la sorgente della
vita. Come dirà san Paolo, «chi ci separerà dall’amore di Cristo?».
L1 La croce è per il primo malfattore l’azzeramento dei suoi desideri. Per il secondo invece è un’incredibile novità da
comprendere. La croce rappresenta la rivelazione dell’essenza profonda di Dio: l’amore. Chi è lui, che è qui con me?
Se fosse come gli altri, sarebbe altrove. Ma lui si perde per noi, solidale con un amore più grande della vita e della
morte. La croce ci insegna che la salvezza non è scampare dalla morte, ma scoprire che essa non è il nulla che
temiamo, bensì la compagnia con lui, che ci ama e dà la vita per noi.
Silenzio_ In questo momento di silenzio proviamo a fare memoria dei momenti in cui ci siamo sentiti rivestiti dell’amore di Dio.
H 00.46
Intenzione:
SILENZIO BREVE (1 MINUTO)
L2 A parte la Madre e il discepolo amato che vegliarono con Gesù morente, anche il centurione romano che
controllava lo svolgimento della crocifissione è per noi un modello di adorazione. Probabilmente quell’ufficiale ha
tenuto d’occhio Gesù dall’arresto fino alla morte. Vedendo Gesù tradito, arrestato, accusato, umiliato, spogliato e
brutalmente inchiodato alla croce, ha sorprendentemente concluso: «Veramente quest’uomo era giusto». Già
indurito da tante crocifissioni di cui era stato il supervisore, deve aver visto qualcosa di nuovo in Gesù. Al termine di
una esecuzione di routine, in lui è fiorita una professione di fede in Gesù. Non è stata solo un’altra crocifissione, dopo
tutto, ma la manifestazione dell’innocenza e del Figlio di Dio. Dalla contemplazione del centurione apprendiamo che
il sacrificio della vita di Gesù non può essere apprezzato per quello che è veramente, se non si affronta l’orrore della
croce.
Silenzio_ Fermiamoci a riflettere sulla figura di questo centurione che ha professato la sua fede sotto la croce di Cristo. Cosa è
successo nell’animo di quest’uomo? Cosa ha visto che gli altri non vedevano? Cosa ha capito che tutti non capivano? Dal
centurione vogliamo imparare a stare di fronte a Gesù, a tenerlo sempre d’occhio, a guardarlo fisso, a contemplarlo.
Intenzione:
H 00.55
Recitiamo insieme la preghiera di don Tonino Bello.
Una croce...
(T.Bello)

Il legno della Croce,


quel “legno di fallimento”,
è divenuto il parametro vero
di ogni vittoria.
Gesù ha operato più salvezza
con le mani inchiodate sulla Croce
che con le mani stese sui malati.

Donaci, Signore,
di non sentirci costretti
nell’aiutarti a portare la Croce.
Aiutaci a vedere
anche nelle nostre croci
un mezzo per ricambiare
il tuo amore;
aiutaci a capire
che la nostra storia crocifissa
è già impregnata di risurrezione.

Se ci sentiamo sfiniti, Signore,


è perchè, purtroppo,
molti passi li abbiamo consumati
sui viottoli nostri e non tuoi,
ma proprio i nostri fallimenti
possono essere la salvezza
della nostra vita.

La Pasqua è la festa
degli ex delusi della vita,
nei cuori, all’improvviso,
dilaga la speranza.
Cambiare è possibile,
per tutti e sempre.

Padre Nostro
Canto finale:

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