Sei sulla pagina 1di 7

Contro la schizoanalisi di Deleuze e Guattari: una critica

punk e trotzkista
Ben Watson

Num. 18, giugno 2006

Ben  watson  è  poeta,  critico  musicale,  militante  del  SWP  e  membro  del  Mad  Pride.  È  autore  di  Frank
Zappa: The Negative Dialectics of Poodle Play (1993), Art, Class & Cleavage (1999), Derek Bailey and the
Story of Free Improvisation (2004)  e  del  romanzo  Shitkicks  &  Doughballs  (2003).  Pubblichiamo  una  sua
arringa contro Deleuze e Guattari, oggi riconosciuti totem pressoché universali della cultura "critica" (il loro
linguaggio  costituisce  per  molti  versi  il  gergo  ufficioso  di  tanta  parte  del  movimento  di  contestazione),  in
quanto Watson riesce a denunciarne la connivenza teoretica e pratica con l'establishment. L'antipsichiatria
filosofica di Deleuze e  Guattari  è  qui  smascherata  come  un  prodotto  di  scarto  dello  stalinismo francese,
così come la natura formalistica e accademica della loro presunta "ribellione". La critica di Watson ha un
sapore  particolare  perché  condotta  da  un  matto  vero  (Watson  è  stato  in  un  istituto  psichiatrico  all'inizio
degli  anni  '80),  da  un  ribelle  vero  (Watson  ha  scelto  il  lavoro  precario  piuttosto  che  la  cultura  ufficiale
britannica), da un conoscitore e agitatore vero delle culture antisistema (il punk e Frank Zappa in gioventù,
l'improvvisazione radicale oggi, il dada e il situazionismo...). L'articolo di Watson è però importante anche
in senso propositivo, poiché contiene alcuni elementi essenziali per una critica veramente sovversiva del
dominio:  l'antiaccademismo  e  l'antistrutturalismo  watsoniano  comportano  infatti  l'assunzione  di  un
materialismo  eretico  a  360°,  un  rivoluzionamento  formale  e  stilistico  dei  codici  che  però  non  cede
all'irrazionalismo mistico dei circoli della cultura elitaria, l'enfasi sull'irriducibilmente individuale e marginale
contro  le  vuote  generalizzazioni,  la  necessità  di  abbeverarsi  alle  fonti  sociali  subalterne  di  una  realtà
polimorfa e in divenire cui la cyber­pomo­teoria chic di oggi non può avere accesso.

Deleuze  e  Guattari  se  ne  sono  andati,  ma  il  loro  tempo  è  venuto.  I  loro  nomi  sono  sulle  bocche  degli
studenti. Come per James Dean e Jim Morrison, la morte fornisce una stella cometa per quelli in transito
dalla  famiglia  alla  società.  La  funzione  di  Deleuze  e  Guattari  è  edipica:  papà  alternativi  atti  a  scalzare
l'autorità di quello attuale. La loro funzione reintroduce così la figura che l'Anti­Edipo aveva intenzione di
abbattere.  [1]  Nell'Anti­Edipo  di  Deleuze  e  Guattari,  il  fallimento  del  post­strutturalismo  di  produrre  una
critica della società moderna si fa assalto alla realtà stessa: una medaglia d'onore per il nichilismo dark,
uno  dei  tanti  Nietzsche  da  salotto.  I  due  autori  la  chiamano  "schizoanalisi".  Dà  voce  alla  ribellione  con
lingua biforcuta e sacrifica la critica sull'altare della confusione.

Il  prestigio  di  Deleuze  e  Guattari  si  fonda  sulla  loro  soppressione  accademica  e  giornalistica  del  Marx
rivoluzionario.  Nelle  filastrocche  sedicenti  "ribelli"  di  Deluso  e  Guitteorico,  le  citazioni  da  Marx  arrivano
impacchettate in Louis Althusser, il decano della svendita del marxismo occidentale. Deleuze e Guattari si
muovono tra la mera descrizione del capitalismo e definizioni esistenziali del sociale:

"Ciò che qui è specificamente capitalista è il ruolo del denaro e l'uso del capitale come un corpo pieno in
grado di costituire il registro o la superficie iscrivente. Ma un qualche tipo di corpo pieno, quello della terra
o  del  despota,  una  superficie  di  registrazione,  un  movente  oggettivo  apparente,  un  mondo  feticistico,
pervertito, stregato sono caratteritici di ogni tipo di società come una costante di produzione sociale". [2]

Quest'idea  che  la  società  sia  necessariamente  "feticistica"  è  troppo  simile  alla  tendenza  di  Althusser  a
considerare  "l'ideologia  come  l'elemento  universale  dell'esistenza  storica"  per  non  far  sorgere  qualche
sospetto. Si tratta, alla fine, di uno stoicismo molto conveniente da un punto di vista accademico e  di  un
affronto  all'inganno  cui  sono  sottoposte  le  masse:  proprio  ciò  che  un  materialismo  critico  (abbeveratosi
all'azione punk e alla poesia delle classi subalterne) dovrebbe cercare di  spezzare.  Non  a  caso,  quando
una citazione dal Capitale è relegata alle note a pie' pagina, lì si nascondono i riferimenti agli apologeti del
comunismo  francese:  Althusser,  Pierre  Macherey  e  Etienne  Balibar.  L'apparizione  nel  testo  della
significativa  parola  "apparato"  lascia  intravedere  una  concezione  dello  stato  debitrice  del  riformismo  di
Althusser:  un'entità  indipendente  dalle  classi  che,  piuttosto  che  venir  abbattuta,  ha  bisogno  di  essere
"trasformata"  dai  rappresentanti  politici  della  classe  lavoratrice.  In  altre  parole,  questi  psichiatri  "ribelli",
sorseggiano Marx attraverso il filtro accademico­stalinista del Partito Comunista Francese.

Ecco  perché  la  Schizoanalisi  ha  bisogno  di  essere  messa  a  confronto  con  Trotsky.  La  psicologia  e
l'epistemologia di quest'ultimo non hanno mai avuto credito presso gli ottusi detentori del sapere ufficiale.
Perché non se lo possono permettere. La separazione mentale necessaria per rendere la psichiatria e la
filosofia  due  remunerate  "discipline"  è  terrorizzata  dalla  fusione  di  teoria  e  prassi  ­  di  parola  e  azione  ­
proposta da Trotsky.
Come i Doors, Deleuze e Guattari danno voce alla insoddisfazione estetica del capitalismo. Proprio come i
Doors, il loro modo parziale di attenersi alla sfera estetica, la loro incapacità di riconoscere i diritti dell'anti­
arte, rovescia l'estetica  in  un  fattore  di  arresto  dell'illuminismo.  Gli  studenti  di  oggi  affrontano  prospettive
economiche  squallide.  Per  molti  di  loro,  il  tempo  passato  all'università  è  diventato  un  gioco  d'azzardo,
basato su prestiti e lavoro part­time. L'ideologia proietta allora la famiglia come la norma sociale contro cui
l'adolescente si ribella. Comunque, persino se unicamente come oggetto di disciplina, la famiglia riconosce
almeno  l'io  soggettivo,  infantile.  Governo  e  sfruttatori,  al  contrario,  si  rivolgono  all'astratto  cittadino
borghese ­  un  modello  particolarmente  duro  cui  adattarsi  per  quelli  che  non  hanno  mezzi.  Espulsi  dalla
culla familiare, i giovani desiderano ardentemente essere rassicurati sul fatto che i loro desideri non sono
irreali.

Gli  illetterati  ottengono  questa  assicurazione  sulla  realtà  del  lato  soggettivo  attraverso  la  gratificazione
della  musica  e  delle  droghe;  ma  l'alto  prezzo  giornaliero  dovuto  per  questa  forma  distrazione  è  fuori  di
dubbio. Lo studente di filosofia, dall'altra parte, ha accesso a ideologie che "affermano la soggettività" nel
regno della teoria. Inoltre, un infinito procrastinarsi del mondo "reale" si offre a chi eccelle: quelli che sanno
padroneggiare il linguaggio pomposo vedono ammicare un posto full­time in accademia. Il materialismo di
Deleuze  e  Guattari  evita  di  criticare  la  natura  ingiusta  dei  riconoscimenti  accademici  e  dello  stardom
intellettuale.  Denunciano  il  mondo  solo  per  giustificare  se  stessi.  Come  i  romantici  del  rock  ­  i  Doors,
Springsteen,  i  Guns'n'Roses,  i  Rage  Against  The  Machine  ­  la  loro  estasi  soggettivistica  è  un  vetro
affumicato che permette i calcoli giusti per fare carriera.

Deleuze  e  Guattari  sentimentalizzano  la  psiche  infranta  dal  capitalismo  e,  al  pari  di  Friedrich  Nietzsche,
adulano l'intellettuale alienato con promesse di potere.

"Lo schizofrenico va deliberatamente in cerca dei limiti stessi del capitalismo: è la sua tendenza inerente
portata a compimento, il suo plusprodotto, il suo proletariato, il suo  angelo  sterminatore.  Confonde  tutti  i
codici ed è il trasmettitore dei flussi di desiderio decodificati". [3]

Omettono di menzionare il fatto che lo schizofrenico è anche matto e, perciò, socialmente impotente.

È vero, la schizofrenia è, in effetti, in rapporto con il sapere assoluto ­ lo smarcamento radicale dai codici
sociali  generato  da  una  cirtica  a  360°  ­  ma  Deleuze  e  Guattari  erano  troppo  impegnati  nel  racket
accademico per assaporare sia la follia che la rivolta. La loro prosa assomiglia al croon di  Jim  Morrison:
narcisistica e panciuta. Sicuramente non sono Captain Beefheart:

Going through the college college/ Going through the carnage carnage [4]

Tony Cliff  dice  agli  studenti  ribelli  di  guardare  all'attuale  classe  lavoratrice
come  la  sola  forza  sociale  capace  di  realizzare  i  loro  ideali.  Al  contrario,
Deleuze e Guattari incoraggiano la fantasia che diventare matti trasformi l'io
nel  proletariato.  Allo  stesso  tempo,  un  belato  di  giustificazione  ideologica
protegge  il  testo  da  qualunque  cosa  potrebbe  spezzare  il  groviglio
accademico  di  superiorità  letteraria;  con  esso  non  è  perciò  nemmeno
possibile ingaggiare una sfida poetica o surrealista. La schizoanalisi è una
promessa  di  una  rottura  rivoluzionaria  senza  la  sua  perpetrazione.
Diversamente  dagli  assalti  alla  coscienza  reificata  condotti  da  poeti  come
Kondrad Bayer,  Christopher  Dewdney  e  Ulli  Freer,  la  Schizoanalisi  è  un  bicchierino  di  succo  di  lampone
nella mensa universitaria.

Deleuze  e  Guattari  posano  ad  assassini  dell'intera  tradizione  di  pensiero  occidentale,  ma  in  realtà  sono
solo clown che riciclano la montagna di trucchi che ha costituito la lingua franca della filosofia attraverso le
epoche. Ad esempio  descrivono un organo come un sistema di interruzioni piuttosto che di connessioni:
l'ano  è  la  macchina  che  seziona  il  flusso  della  merda.  Ma  questa  è  la  vecchia  storiella  di  come  si
costituiscono  le  distinzioni.  Secondo Aristotele,  Talete  disse  che  ogni  cosa  nell'universo  è  fatta  d'acqua,
dando così inizio all'idea della materia, della differenziazione e degli elementi. Deleuze e Guattari dicono
che  il  mondo  è  merda  e  l'ano  sta  lì  apposta  per  tagliarla,  ma  essenzialmente  è  la  stessa  mossa:  un
affermazione di pura continuità. Ciò dovrebbe far sorgere la domanda sulla differenza qualitativa, domanda
puntualmente elusa. Il gioco sporco di Deleuze e Guattari è infatti privo di bussola, spuma sulla superficie
dell'apprendimento accademico che eternamente cucina la stessa vecchia merda. A differenza del cinismo
di Sloterdijk, la loro scatologia non si trova in opposizione di principio alla repressione idealista.

La dialettica (da Hegel ad Adorno) mette la filosofia in  concreta relazione alla società vissuta. Deleuze e
Guattari invece vogliono volarsene via liberi da tutto il casino. Parlano di desiderio e di materialismo ma,
davvero,  non  cercano  altro  che  la  trascendenza.  "Solo  la  categoria  della  molteplicità...  oltre  la  relazione
predicativa dell'Uno e dei molti... può dar notizia della produzione di desiderio". [5] Mettendosi a sradicare
l'intero  pensiero  occidentale  da  Aristotele  in  poi,  Deleuze  e  Guattari  pensano  di  poter  evadere  dalla
situazione in cui scrivono: Parigi 1972. Il "molteplice" non è una categoria del pensiero, è un'impressione,
una moralità, una concettualizzazione che aspirerebbe al non concettuale. Deluso dal fallimento del 68, il
pensiero razionale decide di girare a vuoto, di mangiare se stesso.

Michel  Focault  contribuì  all'operazione  con  una  prefazione,  affermando  che  l'Anti­Edipo  costituisce  una
"Introduzione alla vita non fascista".

"Rifiuta obbedienza alle vecchie categorie del Negativo (legge, limite, castrazione, mancanza, lacuna) che
il pensiero occidentale ha finora tenuto come sacre, come una forma di potere e un accesso  alla  realtà.
Preferisci  ciò  che  è  positivo  e  molteplice,  la  differenza  rispetto  all'uniformità,  i  flussi  rispetto  all'unità,  gli
arrangiamenti mobili rispetto ai sistemi. Credi che ciò che è produttivo non è sedentario ma nomadico". [6]

Le parole di Foucault sono state più influenti delle dense pagine dell'Anti­Edipo stesso. Dagli accademici
della New Left Review ai funzionari IT di Wired, la lista di Focault è ora familiare come il grido di battaglia
"etico" del postmodernismo. Mentre il divario tra ricchi e poveri cresce a livelli ottocenteschi, tutti ­ da Brian
Eno a Bill Gates ­ cantano lo stesso mantra. Quando il "nomadico" viene valutato meglio del "sedentario"
da quelli che occupano le sedie accademiche e le sedi decisionali, è bene domandarsi da che parte sta
l'interlocutore  rispetto  al  controllo  dell'immigrazione:  in  altre  parole,  questo  "nomadico"  senso  di  libertà,
riguarda  i  molti  della  classe  operaia  internazionale  o  è  mero  entusiasmo  per  la  libertà  del  capitale  di
emigrare  in  zone  in  cui  il  lavoro  costa  meno?  Sembra  che  queste  domande  "eccedano"  l'agenda
postmoderna.

Ciò  che  impressiona  Foucault  non  è  combattere  il  fascismo,  un  tema  di  cui  si  occupò  concretamente
Trotsky,  ma  l'idealismo  di  Deleuze  e  Guattari:  la  loro  conferma  di  precetti  che  giustificano  il  sistema  di
classe e i beneficiari della sua separazione tra lavoro intellettuale e lavoro manuale. Focault dimentica che
l'unica  ricetta  per  una  vita  non­fascista  è  scacciare  i  bastardi  via  dalle  strade  (qualcosa  che  la  sinistra
francese ha  finora  fatto  senza  molta  convinzione)  ­  ma  questo  non  è  un  argomento  destinato  ad  essere
ben accolto dai media del mondo, così intenti a venderci le "possibilità della tecnologia".

La  serie  di  ingiunzioni  prive  di  spiegazione  che  Focault  ci  propina  non  è  politica,  è  una  preghiera.  Che
accade se io credo davvero che la produzione è "nomadica" e non "sedentaria"? Significa che il mio capo
non  estrarrà  plusvalore  da  me  e  non  mi  scaricherà  appena  ha  guadagnato  abbastanza  da  comprare  la
tecnologia  che  mi  rende  inutile?  Questi  sono  i  figli  del  '68  che  non  hanno  nulla  da  dire  ai  ferrovieri  in
sciopero  nel  dicembre  1995. Alla  metà  del  diciottesimo  secolo,  Karl  Marx  iniziò  la  critica  dei  filosofi  che
pensavano che un mero "miglioramento delle idee" potesse fermare la sofferenza  del  mondo.  Il  modo  in
cui il post­strutturalismo ha fornito al capitalismo un'ideologia per la propria ristrutturazione durante gli anni
'80, è una perfetta illustrazione di come le esortazioni ai "nuovi pensieri" si limitino a vestire di bel nuovo
vecchie relazioni di potere.

Benché ti chiedano di annichilire "il nazista nella tua testa", l'assalto di Deleuze e Guattari al razionalismo li
conduce verso teorici ambigui. Poiché non riescono a tollerare la scoperta di Freud che la psicologia del
bambino  si  sviluppa  sui  concetti  di  mamma  e  papà  (quando  il  bambino  potrebbe  essere  "un  mago,  un
cowboy, un poliziotto o un ladro" [7], preferiscono l'idea di Carl Jung secondo cui il transfert psicoanalitico
può  trasformare  l'analista  in  "un  diavolo,  un  dio  o  uno  stregone".  Wilhelm  Reich  denunciò  Jung  come
precursore dei nazisti. Ancora  peggio, D. H. Lawrence e Henry Miller vengono preferiti alla psicanalisi, in
tal  modo  rinnegando  la  più  grande  scoperta  di  Freud:  l'estrazione  dell'investigazione  psicologica  dalla
casa­prigione del romanzo.

Trotsky  è  la  nemesi  di  Deleuze  e  Guattari.  Parla  delle  specificità  che  essi  sono  troppo  ignoranti  ­  o
schizzinosi ­ per maneggiare. Secondo loro: "la psicoanalisi è come la Rivoluzione Russa; non sappiamo
quando ha cominciato ad andare male. [8] Non sapere quando la rivoluzione russa è andata male significa
non  comprendere  la  tragedia  centrale  del  ventesimo  secolo.  Limitandosi  al  confronto  con  pensatori
accademicamente  certificati,  Deleuze  e  Guattari  sono  proni  rispetto  ad  ogni  "confusione"  del  Partito
Comunista  a  proposito  della  Russia,  ogni  cui  scelta  era  sostenuta  materialmente  dai  compromessi  che  i
suoi intellettuali e sostenitori facevano col capitalismo. Benché sbandierati come i profondi intellettuali che
stanno  dietro  alla  Cyber  Theory  "radicale",  Deleuze  e  Guattari  erano  piccioni  da  richiamo,  privi  di  quella
chiarezza  nel  voler  "dare  alle  fiamme  l'establishment"  che  permise  ad André  Breton  e  a  Guy  Debord  di
porre la lotta indipendente e internazionalista della classe lavoratrice come espressione sociale della loro
estetica. L'idea che Deleuze e Guattari siano "radicali" poteva venire in mente solo ai fautori  dei  cultural
studies, a chi è animato dalla stessa ambizione accademica.

Laddove i surrealisti e i situazionisti leggevano Freud in modo indipendente, per le intuizioni che il concetto
di inconscio gettava sulla vita quotidiana, Deleuze e Guattari sono attratti dalla psicanalisi come luogo di
potere  istituzionale.  Poiché  manca  loro  un  concetto  del  mutamento  sociale  che  sgorga  dalla  collettività,
Deleuze  e  Guattari  non  riescono  a  vedere  che  la  psicanalisi,  una  terapia  individuale,  può  solo  essere  il
registro dei passivi della realtà sociale. Vorrebbero farne la base per una politica anticapitalista, come se
una "nuova psicologia" potesse far scomparire d'incanto il capitale e lo sfruttamento, la famiglia e lo stato,
le forze di polizia e l'esercito. Fantasie di potere attraversano le loro visioni.

Sul  piano  ideale  in  cui  vivono  Deleuze  e  Guattari,  ogni  cosa  è  chiara  e  ordinata:  non  c'è  bisogno  di
spaccare  dialetticamente  le  categorie  per  giungere  al  reale.  "I  movimenti  di  liberazione  delle  donne
contengono, in uno stato più o meno ambiguo, ciò che appartiene della liberazione: la forza dell'inconscio
stesso, l'investimento del desiderio nel campo sociale, il disinvestimento rispetto alle strutture repressive".
[9]  Questa  formula  anarchica  pone  il  "buono"  inconscio  contro  la  "cattiva"  repressione.  Nonostante  le
geremiadi di Deleuze e Guattari contro le opposizioni "binarie" di "mamma contro papà", il loro femminismo
è  rozzamente  dualista.  La  loro  mancanza  di  dialettica,  il  rifiuto  di  occuparsi  della  realtà  di  classe  in  cui
operano le idee, significa che le loro analisi non possono spiegare ­ per esempio ­ la degenerazione del
femminismo nelle lobby censorie della destra di oggi. [10] Il modo in cui la società dei consumi manipolò i
movimenti  antirepressivi  (il  boom  della  pornografia  negli  anni  70)  e  il  ruolo  giocato  dallo  stato  nelle
richieste di regolazione morale delle idee (la censura degli anni 80), non può essere spiegata con astratte
nozioni di "buono" (il desiderio) e "cattivo" (la repressione). Senza un'analisi di classe che mostri dove è la
frattura decisiva della società, è impossibile distinguere tra donne che combattono le pin­ups oppressive in
ufficio  e  le  mogli  dei  senatori  americani  che  lottano  contro  il  rap.  [11]  Ti  perdi  nel  miasma  dell'ideale
femminino.

La  speranza  di  Deleuze  e  Guattari  di  perdersi  nell'amorfa  inclusività  totale  della  bulbosità  inconscia
raggiunge il culmine nella loro lotta a ciò che chiamano pensiero "binario". Invece della logica "o/o", loro
propongono un "o... o... o... . " (uno schema che in seguito Deleuze chiamò "rizomatico" in opposizione alla
metafora  romantica  della  "singola  radice").  Essi  detestano  "l'appiattimento  del  reale  polivoco  in  favore  di
una  realzione  simbolica  tra  due  articolazioni".  [12]  C'erano  molte  ragioni  per  lamentarsi  dell'astratto
strutturalismo di Louis Althusser e Jacques Lacan, così privo del contenuto  sociale e dell'acume critico di
un  Trotsky,  di  un  C.  L.  R.  James  o  di  Henri  Lefebvre,  ma  Deleuze  e  Guattari,  non  essendo  riusciti  a
dislocare la spaccatura di classe, hanno voltato le spalle al pensiero stesso.

Questa  è  una  reazione  di  cui  gli  studenti  soffrono  frequentemente  dopo  anni  di  inteso  studio.  Può
catapultarli verso la musica o la politica o la droga (o tutti e tre): vere immersioni nella polivocità del reale.
Forze  musicali  importanti  come  Simon  Bradley,  Jan  Kopinski,  Simon  Fell,  Billy  Bang,  Shannon  Jackson
hanno  tutti  speso  il  proprio  tempo  in  studi  accademici  sulla  società.  La  loro  decisione  di  volgersi  alla
musica ha significato abbandonare l'accademia, spesso al prezzo della sicurezza  economica.  Deleuze  e
Guattari,  d'altra  parte,  volevano  il  "reale  polivoco",  ma  mantenendo  il  proprio  status  "intellettuale",
continuando a rimestolare il tiepido porridge del compromesso accademico. Avrebbero voluto tanto essere
una "avanguardia", ma non avrebbero mai osato fare il salto nella povertà e nell'oscurità.

Il prestigio di Deleuze e Guattari (per non parlare di Derrida) ha  prodotto  orde  di  sedicenti  avanguardisti


mascherati  da  "filosofi"  e  "teorici  della  cultura".  Corrono  di  qua  e  di  là,  cercando  di  farsi  stipendiare,
portando sulle labbra delicate quesiti come "forse 'essere' è un 'colore'? ". Pinski Zoo e Shannon Jackson
abbandonando  la  stanza  del  seminario  e,  entrando  veramente  nel  reale  "polivoco",  generano  arte  che
articola  la  necessità  del  materiale  sonoro.  Facendo  questo  sfidano  i  nostri  concetti  irrigiditi  sulla
dislocazione dell'intelligenza nella gerarchia sociale. Possono non avere un cent ed essere marginalizzati,
ma  hanno  ragione  e  la  loro  arte  è  robusta.  La  schizoanalisi,  al  contrario,  è  un'ideologia  per  petulanti
arrivisti borghesi con un occhio attento al successo accademico.

La filosofia non ha accesso al reale polivoco. Il pensiero si occupa di astrazioni e di binari. Isola essenze in
modo da comprendere i processi del reale. Il positivismo considera le astrazioni il solo reale e finisce con
l'universo­orologio  di  Bertrand  Russell,  dove  tutto  quello  che  "sappiamo"  sono  le  aride  generalità  della
scienza naturale. I filosofi A.  N. Whitehead e R. G. Collingwood hanno provato a rispondere ai positivisti
ma poterono farlo solo in cattiva coscienza. Compromessi politicamente nei riguardi di una società in cui
gli  interessi  positivi  dell'  "economia  reale"  e  della  "scienza  reale"  prendono  in  realtà  le  decisioni  (in  altre
parole: gli interessi  materiali  della  borghesia),  non  hanno  mai  creduto  che  il  loro  mondo  "vero,  poetico  e
multicolore"  fosse  quello  reale.  Citavano  Benedetto  Croce  e  persino  Hegel,  ma  non  riuscirono  ad
aggiornarne  il  pensiero.  La  dialettica  era  troppo  contaminata  dalla  politica  della  classe  lavoratrice  per
essere maneggiata da professori di Oxbridge.

La dialettica insiste sul fatto che i concetti non esauriscono l'oggetto del pensiero ma non pretende che il
pensiero,  finché  resta  puro  pensiero,  possa  avere  a  che  fare  con  altro  che  concetti.  Critica  i  concetti,
cercando di piegarli e spezzarli sul terreno di prova empirico, ne saggia l'inadeguatezza. Questo è l'unico
modo in cui il pensiero possa avere informazioni sulla realtà. L'animosità dialettica verso i concetti irrigiditi
viene confusa con l'irrazionalismo da coloro che pensano che i concetti siano tutto ciò che esiste (lo stesso
errore  è  fatto  da  quelli  che  non  credono  nella  poesia  della  rivoluzione:  condannano  l'anti­arte  come
nichilista). Se i concetti sembrano immobili, la dialettica chiede il perché, e indaga le costrizioni sociali del
pensiero.  Questo  spiega  la  mia  presunta  "ossessione"  (che  qualuncue  vero  marxista  dovrebbe
condividere)  rispetto  alla  posizione  economica  degli  accademici:  questa  può  spiegare  molto  più  sulla
circolazione delle idee degli espliciti impegni ideologici di cui gli accademici fanno vanto.

Se  non  ci  fosse  alcuna  possibilità  di  una  società  basata  su  differenti  principi,  tale  "smascheramento"
materialistico non avrebbe altro esito che i perpetui versacci di un clown come Nietzsche. Ecco perché il
pensiero dialettico si concentra sempre e ancora sul problema dell'organizzazione dei lavoratori. Non per
nulla  alcuni  dei  più  chiari  saggi  di  filosofia  dialettica,  le Note  sulla  dialettica  di  C.  L.  R.  James,  erano  un
tentativo di comprendere le basi materiali del supporto riformista alla Russia staliniana.

Deleuze e Guattari presentano una protesta estetica contro la società, una protesta puramente teoretica.
L'immersione nell'attività estetica reale ­ la generazione di forme innovative ­ li spingerebbe inevitabilmente
contro  i  limiti  della  società  dei  consumi  e  farebbe  loro  guadagnare  il  suo  marchio.  Una  simile  arte  ci
informa  su  dove  ci  troviamo.  In  realtà,  Deleuze  e  Guattari  giocano  giochi  estetici  senza  rompere  il  loro
contratto  con  lo  status  quo  intellettuale.  Il  pigro  romanticismo  dei  loro  gusti  estetici  impedisce  loro  di
identificare l'arte che protesta davvero contro la funzione che il capitale le impone: artisti ribelli falliti, non
sono utili nemmeno come critici. "Leggere un testo non è mai un esercizio scolastico in cerca di ciò che è
significato,  meno  ancora  un  esercizio  esclusivamente  testuale  in  cerca  di  un  significante.  Piuttosto  è  un
uso produttivo della macchina letteraria, un montaggio di macchine desideranti, un esercizio schizoide che
estrae dal testo la sua forza rivoluzionaria". [13] Ammirabilmente impazienti con la distinzione lacaniana tra
significante  e  significato,  tendono  alla  semplice  celebrazione  dell'erba  voglio  e  nella  fede  mistica  in
qualche "forza rivoluzionaria" che non riesce però a rovesciare niente in particolare.

Durante  la  polemica  contra  la  "triangolazione"  edipica,  dicono  di  voler  preservare  la  scoperta  freudiana
dell'inconscio  ma  non  riescono  nemmeno  a  far  parlare  l'inconscio  di  un  testo  à la  Roland  Barthes:  tutto
quello  che  sentiamo  sono  generalizzazioni  su  "flussi  di  schizzi"  e  "forze  rivoluzionarie".  L'intuizione  del
mondo  reale  richiede  fermezza  politica  e  spleen  critico.  Deleuze  e  Guattari  fanno  sparire  stilemi  testuali
particolari dietro esortazioni identiche. Slogan sul desiderio e la rivoluzione rimpiazzano la spinta verso la
consapevolezza.

Questi sono i giochi verbali di una generazione sconfitta, quelli che hanno ceduto all'idea che la razionalità
è  una  riserva  delle  istituzioni  universitarie.  Poiché  manca  loro  una  critica  politica  del  pensiero  borghese,
incapaci come sono di intravedere il partito leninista o gli "intellettuali operai organici" di Gramsci, l'unico
modo  in  cui  possono  mettere  in  discussione  i  limiti  liberali  del  seminario  è  chiedere  una  poesia  del
"desiderio"  invece  della  logica  dell'illuminismo.  Comunque,  solo  la  serietà  sulla  storia  e  la  sensibilità  nei
confronti  del  materialismo  può  permettere  alla  poesia  di  divenire  una  guida  per  la  vita.  La  "forza
rivoluzionaria" estratta da Deleuze e Guattari significa invece poco o niente.

Quando  Deleuze  e  Guattari  dicono  che  l'inconscio  investigato  dalla  Schizoanalisi  è  "molecolare,
microfisico e micrologico piuttosto che molare e gregario" alcuni post­strutturalisti potrebbero essere tentati
di  includere  la  dialettica  negativa  di Adorno  sotto  una  tale  rubrica.  Comunque,  benché Adorno  protestò
contro  la  preferenza  lukacsiana  nei  confronti  della  totalità,  si  guardò  bene  dall'applicare  l'estetica
all'epistemologia.

L'illusione estetica è ciò che il solipsismo considera erroneamente la verità del mondo. Ignorando questa
differenza  cruciale  tra  l'estetica  e  la  teoria  della  conoscenza,  Luckacs  ha  portato  un  attacco  all'arte
moderna  radicale.  Questo  attacco  non  può  che  mancare  clamorosamente  il  suo  bersaglio,  in  quanto
Luckacs  continua  a  criticare  l'arte  moderna  per  i  suoi  rapporti  veri  o  presunti  con  il  solipsismo
epistemologico, senza rendersi conto che ciò che sembra essere una cosa sola ­ il solipsismo ­  sono  in
realtà due cose ben diverse. [14]

La  dialettica  negativa  associa  certamente  l'impulso  molecolare  con  il  momento  critico,  creativo  del
pensiero.  "Il  pensiero  non  irregimentato  ha  un  affinità  elettiva  con  la  dialettica  che,  in  quanto  critica  del
sistema ricorda ciò che è fuori dal sistema; e la forza che libera il movimento dialettico nel conoscere è la
stessa  che  si  ribella  al  sistema.  Entrambi  gli  atteggiamenti  della  coscienza  sono  collegati  dalla  critica
reciproca,  non  dal  compromesso".  [15]  La  razionalità  dialettica  può  scorrere  parallelamente  all'impulso
artistico ma non deve arrendersi ad esso: il punto è criticare, non straripare.

Cercando  pomposamente  di  porre  la  scintilla  molecolare  contro  la  massa  gregaria,  la  Schizoanalisi
distrugge la loro relazione dialettica, e finisce nell'anarchismo epistemologico. Quelli che cercano di isolare
il  puro  spirito  non  possono  che  diventare  idealisti.  L'inconscio  freudiano  è  ben  nominato  ­  poiché  è
inconscio  è  senza  attributo,  per  cui  caratterizzarlo  come  "molecolare"  o  "molare"  è  privo  di  senso.
Proponendo un'opzione sul valore del "molecolare" rispetto al "molare", la schizoanalisi cancella il tentativo
marxista di comprendere la società nella sua totalità. Senza un tutto sociale da cui sottrarre la forma non si
può concepire l'opposto del capitalismo. Invece di distinguere movimenti contro il capitalismo nel mondo
reale, la schizoanalisi dichiara il momento molecolare "preferibile". Questo significa fare una scelta su un
menù ideologico.

La schizoanalisi è la scelta di uno stile di vita adolescenziale in filosofia: quest'anno il nomadico è buono, il
sedentario  cattivo.  Quando  arriva  il  momento  di  ottenere  una  casa  o  un  lavoro,  i  termini  cambieranno
senza  dubbio,  e  il  discorso  virerà  sul  "fondamento"  heideggeriano.  Una  filosofia  designata  a  rispondere
alle richieste di un "gap generazionale" non sarà mai capace di criticare i rapporti di produzione capitalisti:
è parte e parcella del capitalismo stesso.

Certo, Deleuze e Guattari ci propongono infinte tirate contro il capitalismo:

"Il  paranoico  amministra  le  masse...  ma  la  follia  esplode  lo  stesso...  anche  il  suo  linguaggio  è  folle.
Ascoltate un segretario di stato, un generale, il proprietario di un'azienda, un tecnico. Ascoltate il grande
baccano  paranoico  dietro  il  discorso  della  ragione  che  parla  per  gli  altri,  in  nome  della  maggioranza
silenziosa... un amore disinteressato della macchina molare... l'intera libido è in gioco". [16]

L'ideologia "molecolare" [17] della schizoanalisi è un tentativo di tenere insieme la politica delle coalizioni ­
sinistra,  antirazzisti,  verdi,  femministi  etc.  ­  con  l'estetica  piuttosto  che  con  la  teoria  politica  e
l'organizzazione pratica. Per  Deleuze  e  Guattari  è  stata  la  "teoria"  che  ha  condotto  al  Partito  Comunista
Francese  in  tutta  la  sua  miseria  stalinizzata.  E  questo  accade  perché  non  riescono  a  immaginarsi  un
pensiero che rifiuti i protocolli del sapere ufficiale. "Tutto comincia con Marx, continua con Lenin e finisce
con  il  ritornello:  Benvenuto  Signor  Brezhnev!".[18]  In  questa  derivazione  dello  stalinismo  da  Marx,
l'opposizione di Trotzky viene omessa a bella posta. André Breton è citato solo per difendere il miagolante
Antonin  Artaud  dalla  sua  critica  definitiva.  Benjamin  Péret,  Pierre  Naville,  Guy  Debord  e  i  situazionisti
vengono accuratamente esclusi, perché la chiarezza della loro polemica, e  l'enfasi  sul  ruolo  della  classe
lavoratrice  mostrerebbe  la  schizoanalisi  per  quello  che  è:  una  pseudo­rivolta,  accademica  e
autoreferenziale.

Verso  la  fine  dell'Anti­Edipo,  stanchi  dei  loro  infiniti  "e...  e...  e...  "  e  delle  "macchine  desideranti",
l'incapacità della schizoanalisi di penetrare o spiegare il mondo fa finalmente capolino. Deleuze e Guattari
si  rivolgono  al  lettore  direttamente,  chiedendo:  "Da  dove  verrà  la  rivoluzione  e  in  che  forma  dall'interno
delle masse sfruttate? È come la morte ­ dove, quando? ... da dove verrà la nuova irruzione di desiderio?"
[19] Queste domande importanti rimangono sepolte nelle 400 pagine del testo.

La dialettica ­ che Deleuze e Guattari condannano come logica binaria ("o. . o. . ") ­ risponderebbe che al
"flusso totalitario" occorre opporre mobilitando una controcultura, un'avanguardia, un partito rivoluzionario.
La schizoanalisi, invece, può solo suggerire "e... e... e... ". In altre parole, ancora un'altra alternativa  alle
alternative  già  disponibili.  Il  postmodernismo  ha  scritto  necrologi  per  l'avanguardia  e  dichiarato  che  il
recupero  era  tutto.  Privato  del  suo  opposto  dialettico,  il  détournement,  il  concetto  situazionista  di
"recupero" divenne un cinico mezzo per celebrare, dopo l'89, la vittoria del capitalismo di mercato. Deleuze
e  Guattari  indossano  lo  stesso  abito:  avendo  abolito  la  categoria  della  totalità  sociale  non  possono
concepire l'effetto dello sfruttamento o parlare per le sue vittime. Di conseguenza non possono nemmeno
pensare qualcosa di opposto ad esso, ma solo immaginare qualcosa che vi si aggiunga.

Deleuze e Guattari prevedono la critica che verrà loro rivolta "per aver negato o minimizzato il ruolo delle
classi e la lotta di classe; per aver militato in favore dell'irrazionalismo del desiderio; per aver identificato il
rivoluzionario  con  lo  schizo".  [20]  Un  altro  esempio  della  loro  visione  politica  disperatamente  ristretta.  Il
massimo che Deleuze e  Guattari  riescono  ad  immaginarsi  è  di  venire  attaccati  dai  burocrati  ritardati  del
Partito  Comunista,  da  chi  considera  l'interesse  per  il  sesso,  la  letteratura,  lo  sperma  e  la  merda  un
"diversivo  dalla  lotta".  Ma  noi  li  attacchiamo  da  un  angolo  completamente  diverso:  quello  del  blues,  del
punk e dell'improvvisazione radicale in musica, del dadaismo e del situazionismo in arte e in politica. Il loro
tentativo di unire le forze anticapitaliste attraverso un'estetica del "molecolare" e dello scatologico ignora le
origini  di  quell'estetica  nell'esperienza  della  classe  lavoratrice.  La  schizoanalisi  perciò  oscura  il  poteziale
molare illuminato da una genuina negazione avanguardista: l'azione collettiva.

NOTE

[1] "La grande scoperta della psicoanalisi è stata quella della  produzione  del  desiderio,  della  produzione


dell'inconscio. Ma appena Edipo entrò in scena, questa scoperta fu presto sepolta da una nuova specie di
idealismo". G. Delezue ­ F. Guattari, Anti­Edipo: Capitalismo e schizofrenia, tr. ing. University of Minnesota
Press, Minneapolis 1983, p. 23.
[2] Ibid., p. 11.
[3] Deleuze ­ Guattari, cit., p. 35.
[4] Captain Beefheart, "25th Century Quaker", in Mirror Man, 1970.
[5] Deleuze ­ Guattari, cit., p. 42.
[6] M. Foucault, "Introduzione alla vita non fascista", in Deleuze ­ Guattari, cit., p. xiii.
[7] Ibid., p. 46. Questo rimpiazzo delle figure genitoriali da parte di una molteplicità di tipi maschili fu una
precognizione dei Village People, il gruppo disco­gay che esplose in classifica nel 1978 con "Y. M. C. A. ".
La casa di produzione di Jacques Morali ­ giustamente denominata Can't Stop Productions Inc. ­  fu  una
versione  da  music  business  dell'  "infinito  flusso  di  schizzi"  di  Deleuze  &  Guattari,  benché  Victor  Willis
(poliziotto),  Randy  Jones  (cowboy),  Felipe  Rose  (Indiano),  David  'Scar'  Hodo  (operaio  edile),  Glenn  M.
Huges  (l'uomo  vestito  di  pelle)  e  Alexander  Briley  (il  GI)  erano  senza  dubbio  ispirati  più  che
dall'epistemologia foucaultiana dai fumetti Marvel e dalla loro pratica di assemblare insieme i supereroi in
troupes variegate.  Come  portatori  di  una  fantasia  anti­familiare  [anti­nuclear]  i  Village  People  ebbero  un
successo incomparabilmente maggiore di  Deleuze  e  Guattari:  un  altro  esempio  della  ridondanza  di  ogni
pensiero astratto che scimmiotti le mosse dell'industria culturale.
[8] Ibid.  
 
[9] Ibid., p. 61.
 
[10] In risposta a chi obietta che questa critica a un libro scritto nel 1972 è anacronistica: Max Horkheimer
e  Theodor  Adorno  furono  in  grado  di  discernere  l'intimo  rapporto  tra  emancipazione  femminile  e
antimoralismo  trent'anni  prima,  Dialettica  dell'illuminismo,  1944,  tr.  ing.  John  Cumming,  Verso,  Londra
1979.
 
[11] Allusione alla campagna promossa da alcune mogli di senatori  USA contro le case discografiche per
far  applicare  sui  dischi,  il  cui  contenuto  era  considerato  erotico  o  pornografico,  l'etichetta  "parental
advisory: explicit lyrics". Ndr.
 
[12] Deleuze ­ Guattari, Op. cit., p. 101.
[13] Deleuze ­ Guattari, Op. cit., p. 106. 
 
[14] Th. W. Adorno, Teoria estetica, 1970, trad. ing. C. Lenhardt, Routledge & Kegan Paul, Londra 1984, p.
63.
 
[15] Th. W. Adorno, Dialettica negativa, 1966, tr. ing. E. B. Ashton, Routledge & Kegan Paul, Londra 1973,
p. 31.
 
[16] Deleuze ­ Guattari, Op. cit., p. 364.
 
[17] "Ognuno è un gruppuscolo", ibid., p. 362.
[18] Ibid., p. 375.  
[19] Ibid., p. 378. 
 
[20] Ibid., pp. 378­379.

Commenti
 [3] Marco
L'articolo parla ­ anche se magari in modo ingeneroso ­ di come Deleuze e Guattari si prestino al
gioco  del  capitale  e  quindi  andrebbe  attaccato  per  quello  che  dice  e  non  perché  l'autore  è
"marxista". Tra l'altro Ben Watson ­ come si evince dall'articolo ­ non è un marxista "ortodosso", è
membro  dell'SWP  che  è  un  partito  sì  di  ispirazione  trotzkista  (cioè  anti­stalinista)  ma  radicale  e
molto poco "leaderistico" (il teorico che ha fondato con altri l'SWP ­ Tony Cliff ­ ha criticato anche
Trotzky con un bel libro sul "capitalismo di stato" in URSS). Non credo che questo tipo di obiezioni
possano essere mosse alla prospettiva di Ben Watson. 

Imprimatur 5 anni fa Link permanente

 [2] A~A
<<azione collettiva>>

Imprimatur 5 anni fa Link permanente

 [1] A~A
E chi guiderà l'<> ? 
Un  altra  grande  personalità  (a  cui  tributare  un  culto)  come  Trotsky?  Lo  stesso  Trotsky  che  fece
ammazzare  la  gente  di  Kronštadt,  colpevole  di  mettere  in  pratica  quei  Soviet  sbandierati  dal
"partito"? 
Questo per quanto riguarda la parte politica, giusto per pungere sul vivo i Marxisti...vediamo se per
la filosofia c'è tempo (e voglia...).

Imprimatur 5 anni fa Link permanente

Num. 18 § Analisi
Contro la schizoanalisi di Deleuze e Guattari: una critica punk e trotzkista
di Ben Watson ¦ pubblicato: giugno 2006 [visita 10651 27­apr­2016 @ 16:29]

Potrebbero piacerti anche