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CORSO INTRODUTTIVO

E METODOLOGIA
JP2030
Parte metodologica

1. Progetto del corso

a) Letteratura necessaria: Indicazioni metodologiche di p. Navarrete, lezioni sul web,


Norme tipografiche di P. Meynet.
b) Dispensa dal corso solo dopo l’approvazione dell’elaborato.
c) Visita della Biblioteca, per chi lo desidera.
d) Lezioni: sono divise in due parti: esposizione teorica ed esercitazione pratica. Alla fine di
ogni lezione si riceve il compito per casa che si consegna nella lezione successiva. I compiti
sono obbligatori e fanno parte dell’esame. Se sarà necessario, ci sarà anche un commento ai
compiti della lezione precedente.
e) Esame, alla fine del semestre, sarà in forma di elaborato.
Qualora ci fossero dubbi, incertezze, sarà bene esporli subito, durante la lezione, perché
spesso possono essere di interesse comune.

I. PARTE TEORICA

2. Definizione

Il termine “metodologia” è la combinazione di due parole greche:


méthodos = metà (con, insieme) + odós (via): l=andare in traccia, ricerca, la via percorsa
insieme, il percorso della via
logos = pensiero, ragione, parola, asserzione, ragionamento, argomentazione, scienza,
conoscenza
Il significato della parola, quindi, determina anche la definizione1:
– la metodologia è la conoscenza del metodo;
– è la scienza che mostra la strada nella ricerca scientifica;

1 Cf. anche B. KURTSCHEID, De methodologia historico-iuridica, 11.

1
– è la scienza che dà delle norme, indicazioni per procedere in modo più giusto e più sicuro
nell’impegno di scoprire la verità di una certa realtà.

3. Metodologia giuridica nella storia

Il diritto non è una scienza teorico-deduttiva come la matematica o la filosofia, non è una
scienza positivo-sperimentale come la chimica, la fisica, la biologia. Per questo il metodo
giuridico non si basa sull’evidenza logica o sull’esperienza, ma sull’autorità delle fonti e in
questo è simile al metodo storico e, in certo grado, a quello della teologia2. La base, quindi, è
l’autorevolezza delle fonti, ma questo non significa che in certe occasioni, in certe situazioni
non possano (o debbano) essere usati anche diversi elementi di altri metodi.
B. Kurtscheid parla nel suo corso di metodologia di due metodi diversi:
– metodo storico (Graziano che risolve il problema della contradditorietà delle leggi con la
“concordanza delle discordanze”, “correctores romani” dopo il Concilio di Trento);
– metodo esegetico (“schola textus” che nell’interpretazione delle leggi segue l’ordine dei libri e
dei titoli; “schola Institutionum” che tratta la materia in modo sommario e sistematico)3.
Possiamo quindi concludere che per B. Kurtscheid il metodo giuridico, e quindi anche
canonico, è una sintesi dei metodi storico ed esegetico. Per essere ancora più esaustivi,
possiamo affermare che il metodo giuridico è storico-filosofico-esegetico, mentre il metodo
canonico è arricchito con gli elementi del metodo teologico, ed è quindi un metodo storico-
esegetico-filosofico-teologico.
U. Navarrete, nel suo corso di diritto sacramentario, invece, parla di cinque metodi4:
– metodo storico (lo sviluppo di un istituto giuridico vigente contemplato lungo tutta la sua
storia di elaborazione);
– metodo esegetico (ha finalità pratica, con tutti i sussidi interpretativi conduce alla
conoscenza del diritto vigente, norma per norma);
– metodo sistematico o dogmatico (si colgono gli elementi dispersi nelle singole norme, si
scopre sia il nesso fra di loro, sia la filosofia e la teologia che stanno alla loro base);
– metodo comparativo (cerca di aprirsi alla cognizione di altri ordinamenti, di compararli fra
di loro per cogliere i principi comuni, le differenze, ecc.);
– metodo pratico, di applicazione (si confronta la lettera della legge con la vita e così si
scoprono le lacune, i vantaggi e gli svantaggi di una norma).

2Cf. R. FARINA, Metodologia, 43.


3Cf. B. KURTSCHEID, De methodologia historico-iuridica, 14-19.
4 L’autore si rifà al discorso di Pio XII in occasione del IV centenario della Pontificia Università
Gregoriana, cf. AAS 45 (1953) 687-688.

2
4. Il “perché” dell’insegnamento della metodologia

Lo scopo del nostro corso di metodologia non è lo studio del metodo giuridico, del
metodo canonico. Se qualcuno è interessato di questo argomento, lo può approfondire con lo
studio di Filosofia del Diritto e di Teologia del Diritto. Il nostro compito, invece, è acquistare
(con la trasmissione delle esperienze e con le vostre esercitazioni) il metodo di lavoro che vi
permetterà a studiare con maggior efficacia e a tradurre in testo scritto (osservando le norme
tipografiche) le conclusioni dello studio.
La metodologia può essere considerata una scienza superflua: si insegnano le cose alle quali
ciascuno, lavorando, possa arrivare anche da solo. Il miglior modo di imparare la
metodologia, infatti, è l’esperienza. Tuttavia questo non significa che ciascuno debba da solo
trovare il proprio metodo di lavoro e così inutilmente ripetere gli errori già fatti prima di lui
dagli altri. Il nostro corso di metodologia, quindi, non è nient’altro che tramandare l’esperienza
del metodo raccolta da molte persone negli anni di ricerca.

5. Le norme tipografiche della PUG

Non esistono norme tipografiche universali. Questo, da un lato, dispiace, perché tante
volte l’uso di diverse norme porta alla confusione. D’altra parte, nell’assenza di un’autorità che
possa unificare le norme, la libertà nell’uso del metodo permette di adattarlo alle proprie
esigenze.
Alla Gregoriana si è cercato di unificare la normativa almeno per la pubblicazione delle tesi
della collana Tesi Gregoriana. Non possiamo dire che sono migliori delle altre (ma non
possiamo dirlo neanche per le altre, né, in generale, si può affermare che una metodologia sia
migliore di altra). Le seguiremo perché sono le norme della nostra Università. Hanno preggi e
difetti, come tutte le altre. Nella loro esposizione e nei compiti che farete cercheremo di
applicarle quanto più possibile, perché soltanto imparando ad usare un metodo fino in fondo,
nel tempo si è capaci di addattarsi a diversi metodi e scegliere quelli che portano più lontano
nella ricerca. Tuttavia, le completeremo con le Indicazioni metodologiche di P. Navarrete ed in
alcuni punti li adatteremo alle necessità del campo di diritto canonico.

3
II. PARTE PRATICA

Dopo la breve introduzione teorica possiamo affrontare gli argomenti pratici. Senza
pretese di esaurire l’argomento dedicheremo un incontro all’approccio allo studio, uno al
metodo di ricerca scientifica e gli altri alle norme tipografiche.

6. Come studiare

La metodologia può aiutare sia a studiare un argomento (comprendere e sapere) sia a fare
ricerche scientifiche (espresse nelle relazioni orali o scritte).
Brevemente ci soffermeremo sulla domanda *come studiare?+.
Nello studio di una materia è conveniente scegliere un testo-base. Se si tratta di studio per
un esame, la cosa più facile è studiare dagli appunti o dal manuale raccomandato. Il testo-base
deve essere considerato come lo strumento fondamentale. Alcuni raccomandano una triplice
lettura:
– la prima: una lettura veloce, iniziando dall’indice (nel caso il testo sia libro), per avere uno
sguardo complessivo e sintetico sul tema trattato;
– la seconda: una lettura approfondita, durante la quale si sottolineano le frasi o i capoversi
importanti oppure si copiano o si fanno brevi sintesi del contenuto;
– la terza: una lettura del testo sottolineato, con la costruzione della propria sintesi.
Dopo lo studio degli appunti o del manuale consigliato si può allargare la conoscenza della
materia con la lettura di altri testi ripresi dalla bibliografia indicata o di altre opere sullo stesso
tema. Si possono aggiungere gli appunti personali al margine del testo base.
Nel caso che si debbano studiare più materie nello stesso periodo è bene fare un progetto
della distribuzione di diversi argomenti. Ci sono più modi: alcuni acquistano la padronanza
della materia con più facilità se si dedicano completamente ad un tema per volta. Quando ne
terminano uno, ne iniziano un altro. Altri preferiscono studiare più materie insieme, e
dedicano ad ogni materia una parte della giornata. La seconda via facilita una sintesi, se le
materie sono collegate, ed è più consigliabile nell’ultima fase dello studio (cf. la terza lettura,
indicata sopra).
Nello studio che esige la memorizzazione è importante anche il tempo. Ciò che si acquista
velocemente, senza fare ripetizioni e sintesi, si perde anche velocemente. E’ importante,
quindi, avere abbastanza tempo, in modo che la materia possa essere memorizzata e, di volta
in volta, possa essere fatta una sintesi con altre materie studiate.

Esercitazione n° 1: Esempio di un progetto di studio


Compito n° 1: Fare un progetto per lo studio dell’esame finale
del primo anno

4
7. Scelta di un tema per una ricerca scritta

La stragrande parte del nostro corso sarà dedicata alla metodologia nella ricerca scritta. Il
primo compito in quest’avventura è scegliere il tema. E’ un lavoro molto importante da cui
dipende non solo l’esito finale, ma anche il modo di procedere. Per questo è necessario che il
tema:
– sia proporzionato alle capacità del ricercatore. Non si tratta soltanto delle doti naturali, ma
anche della preparazione, degli studi compiuti, della conoscenza già acquistata sull’argomento,
ecc. Se si sceglie un tema multi-disciplinare, è consigliabile conoscere bene tutte le materie
coinvolte;
– sia proporzionato ai mezzi ed alle circostanze del luogo. Uno studente americano che faccia
una ricerca sugli scavi archeologici in Asia Minore, dovrà approfondire la sua ricerca
direttamente in quei luoghi. Uno scienziato che scriva su di un argomento i cui documenti si
trovano soprattutto negli archivi del Vaticano, dovrà fare la ricerca in quegli archivi;
– sia equilibrato, né troppo esteso né troppo ristretto. Qualche volta, anche dopo la ricerca
della bibliografia, si arriva alla conclusione di dover cambiare il primo progetto: se il materiale
è eccessivo, si può limitare lo studio solo ad una parte, indicandolo nel sottotitolo dell’opera;
– dia speranze ad un progresso scientifico. Sono da evitare, quindi, gli argomenti già
abbondantemente trattati da altri5.

8. Ricerca bibliografica

Dopo la scelta del tema si procede al secondo passo: la ricerca bibliografica. Si dice che la
conoscenza della letteratura è già metà dello studio6. La regola fondamentale è procedere dalle
opere generali a quelle particolari, dalle opere più recenti a quelle più antiche7. Vediamo che
cosa consiglia R. Farina a riguardo:
Il punto di partenza per la conoscenza dello stato attuale della ricerca è la consultazione di una
enciclopedia. Da essa si ricaverà, oltre che una succinta informazione sul tema scelto, anche
l’indicazione dei manuali scientifici, delle opere generali e delle monografie che trattano il tema più
specificamente. Dopo la lettura di queste opere rimangono ancora da consultare i repertori
bibliografici e le riviste bibliografiche, a cominciare da almeno 4 o 5 anni prima della
pubblicazione dell’opera consultata (enciclopedia, manuale scientifico, opera generale,
monografia) più recente. Questa lettura, che a seconda della propria preparazione potrà essere più
o meno rapida, ci darà una visione più approfondita della problematica che stiamo per affrontare e
ci dirà, anche se non in modo del tutto definitivo, se il tema scelto è stato trattato o meno8.

5 Cf. B. KURTSCHEID, De methodologia historico-iuridica, 61-63.


6 «Notitia librorum est dimidium studiorum». M. BRLEK, Methodologia historico-iuridica, 60.
7 Cf. M. BRLEK, Methodologia historico-iuridica, 61.

8 R. FARINA, Metodologia, 54.

5
Possiamo quindi cominciare con un manuale, con una enciclopedia. Ma questo non è
l’unico modo possibile. La bibliografia di un tema si può ricavare anche dalla ricerca
approfondita di un tema simile, con una bibliografia esauriente (p.es. dissertazione dottorale).
Altra possibilità è cominciare direttamente con le notizie bibliografiche raccolte in diverse
opere bibliografiche9, pubblicate su riviste10 o a disposizione su alcuni siti internet11 o su
CD12.
Questa raccolta di vari titoli rappresenta solo la prima parte della ricerca bibliografica. Il
passo successivo sarà la lettura o almeno la consultazione delle opere di cui si è avuto notizia.
Si consiglia, per prima, la lettura attenta dell’indice che già potrà indicare se l’opera sarà utile
nella ricerca successiva.
Poiché memorizzare tutte le opere e individuarne l’importanza per l’argomento studiato è
impossibile, si rende necessario creare le schede per ogni singola opera consultata. Prima
dell’avvento dell’informatica le schede si realizzavano a mano; oggi il computer ha alleggerito
notevolmente il lavoro del ricercatore13. Se prima esistevano regole abbastanza precise su
come creare una scheda, adesso si è molto più liberi. Possiamo distinguere due tipi:
– scheda bibliografica;
– scheda di contenuto.

La scheda bibliografica del libro deve contenere:


– il nome dell’autore;
– il titolo del libro (con l’eventuale sottotitolo);
– la città e l’anno di edizione.
La scheda bibliografica dell’articolo di una rivista deve contenere:
– il nome dell’autore;
– il titolo dell’articolo;

9 Ephemerides Theologicae Lovanienses, p.es., pubblica ogni anno un intero volume di bibliografie
attinenti materie ecclesiastiche.
10 Nel campo del diritto canonico si possono consultare, p.es., bibliografie pubblicate in Revista
Española de Derecho Canonico, Commentarium pro Religiosis (sul diritto della vita consacrata), Periodica, Folia
canonica (sul diritto orientale)...
11 Cf. i link con varie bibliografie on-line sulla pagina web della Facoltà. La Biblioteca dell’Università
ha a disposizione alcune Banche dati in linea che a volte offrono il link al testo completo di articoli
elettronici o di recensioni di libri. Per i canonisti sono interessanti ATLA Religion Database e Catholic
Periodical and Literature Index Online.
12 Anche la nostra biblioteca possiede dei database bibliografici su CD-Rom in rete. Nella sezione
di diritto canonico, diritto ecclesiastico e diritto è indicata la rivista Canon Law Abstracts (1958-1999).
Inoltre, ci sono a disposizione dei testi interessanti per un canonista, p.es.: Código de Derecho Canónico
latino y oriental (ed. Fund. Clivus, Libreria Editrica Vaticana), Enciclopedia del Diritto (Giuffrè),
Enciclopedia Giuridica (Treccani), Ius Canonicum et Iurisprudentia Rotalis (2004), Magistra III (Enchiridion
Vaticanum, Enchiridion CEI, Enchiridion Oecumenicum, CIC, CCEO, Bibbia), Marriage Studies, vol.
5, Quaderni di Diritto Ecclesiale (1988-1997).
13 Esistono vari programmi per l’elaborazione delle schede, scaricabili dall’internet, p.es. super
notecard.

6
– il titolo della rivista;
– il volume e il fascicolo della rivista;
– l’anno di pubblicazione;
– pagine.
E’ consigliabile che sulla scheda si trovino anche la sigla della biblioteca e il relativo codice
del libro (se non si tratta del libro personale), la casa editrice (questa annotazione è necessaria
perché in una stessa città possono trovarsi diverse case editrici), numero di pagine e altri dati
utili. La scheda bibliografica si può fare o in files di programma di scrittura o in programmi
specializzati, p.es. ProCite o Endnote.
La scheda di contenuto: nel caso in cui non esista ancora una scheda bibliografica, è
opportuno indicare anche i dati bibliografici completi; altrimenti sarà sufficiente annotare
soltanto l’autore e il titolo o una sigla (p.es. un codice) dal quale si riconosca l’opera stessa. Se
il libro ha più autori, occorre trascrivere il nome di ciascuno e il titolo del relativo intervento.
Sono anche consigliabili alcune note sul contenuto e sull’importanza dell’opera. Potrà essere
utile anche trascrivere i citati più importanti che serviranno più tardi nella stesura del testo
(attenzione a trascrivere sempre il riferimento di pagina).

Esercitazione n° 2: esempio di una scheda


Compito n° 2: creare alcune schede

9. Schema per un lavoro scritto

L’elaborazione delle schede sarà di grande aiuto nella creazione dello schema di lavoro. Se
raccogliendo la bibliografia si è fatta una lettura rapida, si deve prima rileggere con maggiore
attenzione i testi importanti. Possono essere d’aiuto alcune regole, ad esempio: *Non credam,
nisi oculis meis viderim+14. Nel nostro caso questo significa che non possiamo fidarci delle notizie
di seconda mano. Dobbiamo attingere sempre dalle fonti, perché ogni trascrizione, ogni
citazione può contenere errori, può non essere integra, può essere tagliata dal contesto e così
permettere interpretazioni errate. Se non è possibile trovare la fonte, nel lavoro scritto questa
circostanza si deve indicare15.
Terminata la lettura, durante la quale, con l’aiuto delle schede, già si crea una sintesi, sarà
possibile fare un primo schema (che durante la stesura del testo forse dovrà essere cambiato;
eventualmente cambierà anche il titolo). Le caratteristiche di uno schema valido sono le
seguenti16:
– scopo: è importante definire e dichiarare l’oggeto e i limiti della ricerca

14 M. BRLEK, Methodologia historico-iuridica, 71.


15 Cf. M. BRLEK, Methodologia historico-iuridica, 71.
16 Cf. R. FARINA, Metodologia, 146.

7
– chiarezza: dallo schema deve risultare chiaramente la struttura del tema nella divisione dei
vari titoli17;
– convergenza verso lo scopo: ciascun titolo deve essere indirizzato allo scopo, indicato
all’inizio dello schema;
– coerenza; le varie parti devono essere collegate tra loro (la successiva deve seguire
logicamente la precedente);
– trattazione completa; per quanto possibile, il tema sia considerato da tutti i punti di vista;
– simmetria nella costruzione; certamente non si potrà parlare di struttura armonica per
un’opera che abbia capitoli brevissimi (5-10 pagine) ed altri molto più lunghi (100-200
pagine). Tuttavia non si può esasperare la regola: nella ricerca scientifica la norma principale è
la cognizione del vero. Per questo alcuni capitoli saranno più estesi, altri meno, lo stesso
argomento determinerà la larghezza della trattazione.
E. Sastre Santos elenca anche le parti necessarie dell’introduzione:
1. La genesi dell’opera. I motivi e il perché della scelta di quel tema.
2. Lo scopo e i limiti. Di notevole importanza è fissare le coordinate spazio-tempo e i limiti
tematici. Esigenza elementare di un lavoro di ricerca. Altrimenti si rischia di trattare “de omni re
scibili”. [...]
3. Lo stato della questione. L’Autore dimostra essere padrone del tema che si accinge a sviluppare.
Descrive, sia la panoramica in cui il tema s’innesta, sia i problemi sollevati e le loro soluzioni. Un
esplicito riferimento alle opere più importanti, dopo aver vagliato le varie posizioni, permette
all’Autore di ritornare sul “perché” di una nuova trattazione dello stesso tema. Una esposizione,
infine, dei problemi da risolvere conclude lo stato della questione.
4. Il metodo. «La particolare struttura logica e mentale con cui un problema viene impostato e
risolto». Per esempio: «lo studio dei canoni in questione sarà soltanto esegetico», oppure «storico e
sistematico». Trattandosi poi dell’edizione di un manoscritto si indichino i principi di edizione
adoperati. Esporre inoltre sommariamente la divisione dell’Opera18.

Lo schema deve contenere anche il titolo di lavoro. Questo sia:


– chiaro;
– esatto (deve indicare il contenuto del lavoro);
– breve. Se necessario si aggiunge il sottotitolo.

Ancora una parola sull’aspetto tipografico di titoli e sottotitoli. Non si usa mai il punto alla
fine di un titolo. Ogni capitolo comincia a pagina nuova. Il titolo si scrive in grassetto, il
numero di capitolo in maiuscoletto19.

Esempio:
CAPITOLO SECONDO
Il dibattito preconciliare

17 Le parti che non devono mai mancare sono: introduzione; corpo del lavoro, diviso
ulteriormente, secondo le necessità, alle parti, ai capitoli, titoli, sottotitoli...; conclusioni.
18 E. SASTRE SANTOS, Metodologia giuridica, 120.

19 Le spiegazioni di tipi di carattere si trovano nel sottotitolo 12.

8
All’interno di un capitolo ci sono ulteriori divisioni in sottotitoli, preceduti da numeri. Il
sottotitolo di primo grado di divisione avrà un numero seguito da un punto (tutto in tondo) e
da spazio, dopo segue il titolo in grassetto. Il sottotitolo di secondo grado avrà due numeri
divisi da un punto, ai quali segue uno spazio e il titolo in corsivo. Il sottotitolo di terzo grado
avrà tre numeri divisi da due punti, dopo segue uno spazio e titolo in tondo. E’ bene non
moltiplicare troppo o senza necessità i livelli di divisione. I sottotitoli all’interno di un capitolo
cominciano al vivo (cioè all’inizio della riga, senza il rientro).

Esempio:
1. La Chiesa – popolo di Dio [sottotitolo di primo grado]
1.1 Origine dell’immagine [sottotitolo di secondo grado]
1.1.1 Immagine nell’Antico Testamento [sottotitolo di terzo grado]
1.1.2 Immagine nel Nuovo Testamento [sottotitolo di terzo grado]

Il passaggio al sottotitolo di grado successivo ha senso soltanto se ci sono almeno due


numeri dello stesso grado.
I testi brevi (p.es. articoli di riviste, saggi di opere collettive, ecc.) vengono suddivisi con i
criteri relativi al capitolo (cf. esempio appena riportato).

10. Stesura del testo, citazioni

Dopo la stesura dello schema (se necessario approvato dall’autorità competente) si può
procedere a quella del testo. Non è sempre necessario cominciare a scrivere il primo capitolo,
dipende dal tema; ciò che piuttosto si consiglia di fare sempre alla fine del lavoro è la stesura
dell’introduzione.
Dal punto di vista metodologico-tecnico occorrono ancora alcuni chiarimenti sulle
citazioni. La citazione può essere diretta (riporta testualmente le parole di altri autori) o
indiretta (riporta, con parole proprie, concetti di altri autori).
Le citazioni dirette servono:
– per esporre una dottrina, un’opinione, un fatto con le parole esatte di un altro autore;
– per provare una propria affermazione su una dottrina, un’opinione o un fatto esposti da un
altro autore;
– per contraddire l’interpretazione di testi di un altro autore20.
Nel loro uso si deve trovare un certo equilibrio. R. Farina afferma che

la povertà di citazioni può diminuire il potere di convincimento delle proprie affermazioni e


rendere più difficile il dialogo tra autore e lettore. Il caso invece, più frequente, di citazioni troppo
numerose e lunghe frena la discussione, rende difficile la lettura, gonfia innaturalmente il lavoro

20 Cf. R. FARINA, Metodologia, 159.

9
scientifico. Ci sono degli autori, veri virtuosi delle “virgolette” i quali sanno costruire con eleganza
tutta una trattazione o un discorso con frasi prese a prestito: possono destare la nostra
ammirazione, ma non sono da imitare! Ci sono anche dei lavori, così pieni di citazioni da lasciare
nel lettore l’impressione che l’autore personalmente abbia poco da dire21.

La citazione diretta può essere riportata o nel corpo del testo o nella nota. Qui ci interessa
quella nel corpo del testo; delle citazioni nelle note parleremo più tardi.
Se la citazione originale è in una lingua diversa da quella in cui è scritto il testo, a causa
della lettura più scorrevole si usa la traduzione (se questa ancora non esiste, deve farla
l’autore; questo fatto si deve chiaramente indicare nella nota). In questo caso si riporta la
citazione in lingua originale nella nota.
Dopo il testo della citazione nella nota si deve indicare la provenienza (anche per le
citazioni indirette). Anche di questo parleremo più tardi.
La citazione diretta che non oltrepassa 4 righe si cita tra virgolette nel corpo del testo. Se è
più lunga, deve essere distinta dall’altro testo (sia prima sia dopo) con una riga, riportato con
le lettere più piccole e con rientro a sinistra22. In questo caso le virgolette non servono.
Abbiamo già detto che l’indicazione bibliografica di una citazione si riporta nella nota.
Esistono alcune eccezioni a questa regola: le indicazioni delle citazioni bibliche, dei canoni e
di alcuni documenti importanti si riportano nel corpo del testo, tra parentesi, subito dopo la
citazione.

10.1 Citazioni bibliche

Dopo il testo della citazione biblica si apre la parentesi e si indica il libro biblico (in corsivo,
secondo le sigle comuni), il capitolo e il versetto. La punteggiatura viene dopo la parentesi
chiusa.

Esempi:

Citazione diretta lunga:


Gesù stesso insegna che nella regola non è tanto importante la lettera, ma lo spirito:
Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto per abolire, ma
per dare compimento. In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non
passerà dalla legge neppure un iota o un segno, senza che tutto sia compiuto. Chi dunque
trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare
altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li
insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli. Poiché io vi dico: se la
vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli
(Mt 5,17-20).

21 R. FARINA, Metodologia, 161.


22 Cf. R. MEYNET, Norme tipografiche, 13.

10
Se, quindi, il diritto della Chiesa deve esprimere la vita della Chiesa, deve essere
attento anche a questo insegnamento di Gesù.

Citazione diretta breve:


L’amore sponsale è l’espressione dello stesso amore di Dio, come possiamo dedurre dal
racconto della creazione: *Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò;
maschio e femmina li creò+ (Gn 1,27). Se, quindi, l’amore degli sposi trova la sua radice
in Dio stesso...

Citazione indiretta:
Il comandamento di Gesù è l’amore fraterno (cf. Gv 15,12) e soltanto in esso possiamo
pienamente compiere qualsiasi legge, sia divina sia umana.

10.2 Citazione dei canoni

I canoni si citano in modo simile alla Bibbia. Le abbreviazioni sono le seguenti:


– can. canone
– cann. canoni
Dopo l’abbreviazione si mette spazio, poi il numero del canone ed, eventualmente, il segno
per il paragrafo (§), il numero di paragrafo. Se è necessaria un’ulteriore specificazione, dopo il
numero di paragrafo si mette virgola, poi spazio e il numero stesso con il segno specifico (°).

Esempi:
Can. 1649 §1, 3°;
can. 1546 §2;
cann. 1400-1403;
can. 1095, 3°.

10.3 Citazioni di documenti importanti

Anche l’indicazione di alcuni documenti importanti si riporta nello stesso corpo di testo.
Tra questi possiamo elencare i documenti del Concilio Vaticano II e i documenti papali o dei
dicasteri romani, specialmente se per la ricerca hanno una certa importanza.
Si usano le sigle comunemente accetate (in corsivo), con l’indicazione del numero da cui è
preso il testo.

Esempi:
LG 22; NEP 2; ChL 56; VC 16; MR 23b; DVe 22.

Esercitazione n° 3: altri esempi di citazioni, fatti dagli studenti

11
Compito n° 3: dagli esempi di titoli 10.2 e 10.3 fare le citazioni
come negli esempi di 10.1

11. Apparato critico

C’è ancora una parte di cui normalmente non si parla nello schema, ma indispensabile per
un lavoro scientifico, ed è l’apparato critico. Un’opera scientifica necessariamente contiene:
– note;
– indici;
– bibliografia;
– elenco di abbreviazioni e sigle (difficilmente in un ricerca queste non si usano).
Oltre a questi elementi l’apparato critico può contenere anche appendici.

12. Alcuni cenni tipografici

Prima di cominciare a trattare dettagliatamente i singoli elementi dell’apparato critico è


necessario spendere qualche parola sui diversi tipi di carattere e sui diversi segni tipografici. Di
per sé sembra una cosa superflua. Tuttavia ogni studioso serio sa quanto l’ordine nella ricerca
sia importante e quanto aiuta a procedere più facilmente e più velocemente nel lavoro. E per
creare un ordine in un’opera scritta servono anche diversi segni tipografici e diversi tipi di
carattere.

12.1 Tondo

E’ un carattere che si usa normalmente. Sua caratterristica è la perpendicolarità al rigo (di


scrittura).

Esempio:
Codice di diritto canonico

12.2 Maiuscoletto

E’ il carattere che si usa soltanto per il nome dell’autore. Si caratterizza per la scrittura delle
minuscole che hanno la forma delle maiuscole, ma conservano il formato proprio (quelle delle
minuscole normalmente). Lavorando con il computer si da il comando per il maiuscoletto e
poi si scrive con il carattere minuscolo.

Esempio:
Maiuscolo:

12
COMMISSIO CODICI IURIS CANONICI RECOGNOSCENDO
Maiuscoletto:
COMMISSIO CODICI IURIS CANONICI RECOGNOSCENDO
Tondo chiaro:
Commissio Codici Iuris Canonici Recognoscendo

12.3 Corsivo o italico

Si usa per i titoli di libri e di riviste; nel testo può marcare la parte più importante o segnare
le espressioni in una lingua straniera. Sua caratteristica e l’andamento obliquo dei caratteri
(inclinati verso destra).

Esempio:
Indicazioni metodologiche per gli studenti di Diritto Canonico

12.4 Grassetto o neretto

E’ lo stesso carattere tondo scritto con un segno più marcato. Una volta si usava per far
risaltare una parte del testo. Recentemente si cerca di evitare questo uso. Piuttosto a questo
scopo si ricorre a corsivo. Il grassetto, invece, si usa per i titoli.

Esempio:
1. Il libro primo del Codice

12.5 Sottolineato

Nei testi dattiloscritti e/o stampati non si usa più. Tuttavia può servire nella preparazione
del testo per la pubblicazione, specialmente se è scritto a mano: indica al tipografo di usare il
carattere corsivo.

Esempio:
I destinatari della potestà penale sono tutti i battezzati nella Chiesa cattolica o in essa
accolti.
––>
I destinatari della potestà penale sono tutti i battezzati nella Chiesa cattolica o in essa accolti.

12.6 Doppia sottolineatura

13
Come per il sottolineato, non si usa nei testi dattiloscritti e/o stampati. Usato nel
manoscritto indica al tipografo di adoperare il carattere maiuscoletto.

Esempio:
U. Navarrete ––> U. NAVARRETE

12.7 Virgolette

Si usano per le citazioni e per i titoli di articoli. Se un computer lo permette, si darà


precedenza alle virgolette italiane («...»), conosciute dai tipografi con il nome “caporale”. Si
possono anche usare quelle inglesi (“...”). Se c’è citazione all’interno di un’altra, le virgolette si
usano in questo modo:

Esempio:
Eugenio Zanetti nella sua tesi di dottorato scrive: «E’ significativo, infatti, che Blat
descriva chi siano i laici parafrasando il can. 87 del CIC, cioè il primo canone del “De
Personis”, il canone che descrive chi è “la persona cristiana”: “In questa terza Parte
intitolata ai laici sono considerati coloro che sono ‘costituiti persone nella Chiesa di
Cristo attraverso il battesimo con tutti i diritti e i doveri cristiani’ (can. 87), diritti e
doveri che tuttavia essi non perdono...”».

L’ordine delle virgolette è quindi il seguente:


«... “... ‘...’ ...”...»

Esercitazione n° 4: uso di vari tipi di carattere e di virgolette


Compito n° 4: Vari tipi di carattere, virgolette

13. Bibliografia

La bibliografia è di solito collocata alla fine di un lavoro scientifico, prima degli indici. Con
essa l’autore dimostra quanto vasta sia la sua conoscenza della materia. L’elenco deve
contenere tutte le opere citate nella ricerca. E’ consigliabile, tuttavia, che esso sia più esteso;
con l’indicazione di altre opere di valore, anche se non citate nella ricerca stessa, il lettore avrà
la possibilità di approfondire la conoscenza della materia o di verificare le ipotesi e le teorie,
trovate nello scritto.
Una buona opera scientifica non si può limitare alla letteratura di una o di due sole lingue.
La bibliografia è la prima ad indicare la capacità di un autore a muoversi in diverse aree
linguistiche e con questo anche le sue possibilità di seguire l’argomento nelle ricerche scritte
in varie lingue.

14
La bibliografia normalmente è divisa in parti. La Collana Tesi Gregoriana adopera la
divisione in due parti. La prima indica le fonti che sono servite come fondamento di lavoro23.
La seconda riporta (insieme) libri e articoli che trattano l’argomento. In seguito dedicheremo
la nostra attenzione a queste tre realtà bibliografiche.
L’elenco segue un certo ordine. La parte delle fonti può essere ordinata alfabeticamente,
cronologicamente o secondo incipit. La parte dei libri e articoli normalmente segue l’ordine
alfabetico. Eccezioni alla regola vengono indicate tra parentesi dopo il titolo della sezione.
Nel caso l’indicazione sia più lunga di una riga, la prima comincia al vivo, le altre rientrano
di 20 mm (cf. esempio nella parte 13.1 Libri, alla fine). Tra le singole indicazioni c’è spaziatura
di 3 punti.

13.1 Libri

Affrontiamo per prima la seconda parte della bibliografia, composta dalle indicazioni di
libri e articoli che trattano l’argomento scelto. Vediamo prima come si citano i libri.
L’indicazione contiene più elementi:
– il nome dell’autore: in maiuscoletto. Nell’elenco bibliografico, per motivi di ordinamento
alfabetico, si scrive: il cognome seguito da virgola, spazio e l’iniziale del nome. Nel caso di più
autori tra un nome e l’altro si mette il lineato breve (–) con spazi prima e dopo. Per quanto
possibile, si evita l’abbreviazione AA.VV. (= autori vari), piuttosto si indica il nome di
curatore, aggiungendo tra parentesi (in carattere tondo) “ed.” (= editor24) e simile. Se curatori
o autori sono più di tre, si riporta il nome del curatore / autore principale o dei primi tre,
aggiungendo dopo l’alineato breve “al.” (= altri) in maiuscoletto. Se i curatori non sono
menzionati, l’indicazione comincia con il titolo.

Esempi:
KOWAL, J.
MOLINARI, P. – GUMPEL, P.
DE BERTOLIS, O. – GHIRLANDA, G. – AL.
AZNAR GIL, F.R. (ed.)
GROCHOLEWSKI, Z. – CARCEL ORTI, V. (ed.)
KOWAL, J. – SUGAWARA, Y. – AL. (ed.)

– il titolo del libro: in corsivo. Il sottotitolo, in carattere corsivo, è diviso dal titolo con un
punto. Se l’opera è scritta in onore di qualche autore, al titolo si può aggiungere (in cambio di
sottotitolo) in carattere tondo Fs. (= Festschrift), indipendentemente dalle parole usate nel
titolo originale (Mélanges, Scritti in onore di..., e simili), e il nome della persona a cui è
dedicata l’opera. Il titolo e “Fs.” sono separati da una virgola.

23 Per le necessità specifiche di diritto canonico l’elenco delle fonti viene ulteriormente suddiviso
in sezioni.
24 Denominazione inglese che indica universalmente il curatore.

15
Esempio:
Nuovo Dizionario di Diritto Canonico
Uscita definitiva dall’istituto religioso dei professi di voti perpetui. Evoluzione storica e
disciplina attuale
Magister canonistarum, Fs. U. Navarrete

– luogo di pubblicazione: in tondo. Si usa il nome originale (London e non Londra; Paris e
non Parigi, ecc.) che si trova sulla copertina del libro25. Se ci sono più città, sono separate da
lineato breve, con lo spazio davanti e dopo.

Esempio:
Roma
Città del Vaticano
Cinisello Balsamo – Roma
New York

– anno di pubblicazione: cifre arabe in tondo. Nel caso ci siano più edizioni, il numero di
edizioni si scrive dopo la cifra dell’anno, in forma di “esponente” (soprascritto).

Esempio:
1997
20003

Ci sono ancora altri elementi che non si usano sempre: casa editrice (secondo la
metodologia della Gregoriana non si usa26), collana (può essere importante se si tratta di una
collana di prestigio), numero di pagine, numero di volume (nel caso ci sono più).

Come comporre tutti questi elementi? Tra il nome di autore e il titolo di libro c’è virgola,
seguita da uno spazio. Tra il titolo e il luogo ugualmente. Tra il luogo e l’anno c’è solo uno
spazio. Alla fine di indicazione mettere sempre un punto!

Esempio:
AZNAR GIL, F.R. (ed.), Magister canonistarum, Fs. U. Navarrete, Salamanca 1994.

25 La forma del nome della città può dipendere anche dalla lingua in cui è scritto il libro: spesso i
libri in latino usano la forma latina del luogo di pubblicazione, indipendentemente dalla forma del
nome usato dagli abitanti della città, p.es. Parisiis e non Paris; Romae e non Roma, ecc.
26 La ragione sarebbe quella di non fare pubblicità per i libri o per le case editrici. L’indicazione,
tuttavia, potrebbe essere utile sia nella ricerca di un libro al computer, sia per l’acquisto di un’opera
pubblicata in una città dove ci sono più case editrici.

16
CORRAL SALVADOR, C. – DE PAOLIS, V. – GHIRLANDA, G. (ed.), Nuovo Dizionario di
Diritto Canonico, Cinisello Balsamo 1993.
GHIRLANDA, G., Il diritto nella Chiesa mistero di comunione, Cinisello Balsamo – Roma
20003.
GROCHOLEWSKI, Z. – CARCEL ORTI, V. (ed.), Dilexit iustitiam, Fs. A. Card. Sabattani,
Città del Vaticano 1984.
KOWAL, J., Uscita definitiva dall’istituto religioso di voti perpetui. Evoluzione storica e
disciplina attuale, Roma 1997.
MOLINARI, P. – GUMPEL, P., Il capitolo VI *De religiosis+ della Costituzione dogmatica
sulla Chiesa. Genesi e contenuto dottrinale alla luce dei documenti ufficiali,
Milano 1985.

Esercitazione n° 5: esempi di citazione dei libri


Compito n° 5: fare un elenco bibliografico di 12 libri,
con tutte le varie caratteristiche speciali, menzionate sopra

13.2 Articoli di un’opera collettiva

Il nome dell’autore, in maiuscoletto, deve indicare il cognome seguito da virgola, spazio e


l’iniziale del nome. Il titolo dell’articolo è in tondo, tra virgolette.

Esempio:
BEYER, J., «Movimento ecclesiale»
ERDÖ, P., «La nozione dell’istituzione nel CIC (osservazioni sul can. 86)»

Segue la citazione dell’opera collettiva (che è un libro) secondo le modalità descritte in 13.1.
Ci sono, però, due differenze:
– l’indicazione del curatore si scrive con l’iniziale del nome seguita dal cognome, separati da
uno spazio [non dimenticare di aggiungere “(ed.)”!!!];
– dopo l’indicazione dell’anno e la virgola seguono le pagine dell’articolo: la prima e l’ultima,
separate da un trattino.
I dati dell’opera collettiva vengono introdotti da una virgola, uno spazio e la particella
“in”.

Esempio:
BEYER, J., «Movimento ecclesiale», in C. CORRAL SALVADOR – V. DE PAOLIS – G.
GHIRLANDA (ed.), Nuovo Dizionario di Diritto Canonico, Cinisello Balsamo
1993, 707-712.

17
BRANCHEREAU, P., «La compétence dans les causes matrimoniales», in Z.
GROCHOLEWSKI – V. CARCEL ORTI (ed.), Dilexit iustitiam, Fs. A. Card.
Sabattani, Città del Vaticano 1984, 303-319.
ERDÖ, P., «La nozione dell’istituzione nel CIC (osservazioni sul can. 86)», in F.R.
AZNAR GIL (ed.), Magister canonistarum, Fs. U. Navarrete, Salamanca
1994, 43-59.

Esercitazione n° 6: citazioni di articoli dalle opere di più autori,


dizionari, enciclopedie...
Compito n° 6: seguire le istruzioni distribuite nell’aula

13.3 Articoli di riviste

La citazione dell’autore e del titolo dell’articolo è uguale a quella degli articoli dalle opere
collettive. Dopo segue virgola e spazio.

L’indicazione della rivista contiene:


– il titolo della rivista (in corsivo);
– il numero del volume (in cifre arabe);
– l’anno di pubblicazione tra le parentesi tonde;
– la prima e l’ultima pagina dell’articolo, separate da un trattino e poi il punto.
Tra tutti questi elementi si deve sempre mettere uno spazio.

Esempio:
Vita Consacrata 34 (1998) 140-155.

Il numero di fascicolo si scrive soltanto nel caso che in un volume ogni fascicolo inizi con
pagina 1. Si possono usare due modi: subito dopo il volume oppure dopo la parentesi
dell’anno, separato dall’indicazione delle pagine con una virgola.

Esempio:
VICTORIO DE ALMEIDA, R.C., «O poder legislativo na Igreja», Direito e Pastoral 12/36
(1998) 95-112.
VICTORIO DE ALMEIDA, R.C., «O poder legislativo na Igreja», Direito e Pastoral 12
(1998) 36, 95-112.

18
Il volume significa una certa unità di fascicoli da tenere insieme. Normalmente coincide
con l’annata, cioè con l’“età”27 di una rivista. Alcune riviste distinguono tra il volume e
l’annata. La Civiltà Cattolica, p.es., pubblica ogni anno 4 volumi (un volume ogni 3 mesi);
ogni volume è diviso ulteriormente in diversi fascicoli. In questo caso si deve indicare sia
l’annata sia il volume. In quanto in un volume il numero di pagine è continuo, il fascicolo non
si deve indicare.

Esempio:
La Civiltà Cattolica 150/1 (1999) 453-465.

Il fascicolo di una rivista è una raccolta di articoli pubblicati insieme, legati in un quaderno.
L’anno riportato tra parentesi è quello astronomico in cui è avvenuta la pubblicazione.

Esempio:
DE PAOLIS, V., «Dimensione ecclesiale dei beni temporali destinati a fini ecclesiali»,
Periodica 84 (1995) 77-103.
GIULIODORI, C., «La reciprocità matrimonio-verginità: una sfida per la nuova
evangelizzazione», Vita Consacrata 34 (1998) 156-170.
MCSWEENY, A., «Charisms in the Church for the World: consecrated life today»,
Informationes SCRIS 19 (1993) 51-71.

Esercitazione n° 7: articoli di riviste. Importante: riconoscere


dalla citazione il volume, l’anno, le pagine indicate.
Compito n° 7: seguire le istruzioni distribuite nell’aula

13.4 Fonti28

Per poter comprendere meglio il discorso sulla bibliografia delle fonti occore chiarire
alcuni punti:

– cosa sono le fonti nel diritto canonico?

27 Il primo numero in assoluto della Periodica, p.es., è uscito nell’anno 1911. I fascicoli di quell’anno
sono uniti nel primo volume. I fascicoli dell’anno 1912 sono raccolti nel secondo volume, e cosi via.
Nell’anno 2009 siamo arrivati al volume 98.
28 Cf. U. NAVARRETE, Indicazioni metodologiche, 7-17.

19
Sono i documenti e le raccolte che contengono / raccolgono le norme. Le fonti che ci
interessano sono sia del diritto canonico (documenti della Chiesa universale e documenti delle
Chiese particolari) sia del diritto romano.

– in che modo cercare i documenti che ci interessano?


Il tema è molto vasto, pertanto non lo possiamo trattare in modo esauriente. Indichiamo
quindi soltanto le opere più importanti, le altre ciascuno le conoscerà nel corso della ricerca
personale. Di grande aiuto possono essere le opere di Stickler, Van Hove e Zeiger, indicate
nella bibliografia alla fine della dispensa. Durante le lezioni vedremo brevemente come
cercare le fonti del Concilio Vaticano II, del Codice e delle leggi promulgate dopo il Codice.

– la struttura delle citazioni delle fonti consta di due parti:


¾ citazione interna: contiene elementi invariabili, sempre uguali, indipendentemente
dall’edizione da cui sono presi.

Esempio:
IOANNES PAULUS II, Epistula encyclica Slavorum apostoli, 2 giugno 1985.
LEONE XIII, Enciclica Arcanum divinae sapientiae, 10 febbraio 1880.

¾ citazione esterna: elementi variabili, cioè la rivista, la collezione dove si trova il documento,
o l’edizione usata di una raccolta di documenti. Alla fine devono essere riportate anche le
pagine, le colonne o i numeri in cui il testo si trova.

Esempio:
IOANNES PAULUS II, Epistula encyclica Slavorum apostoli, 2 giugno 1985, AAS 77 (1985) 779-813; EV 9/1554-1614.
LEONE XIII, Enciclica Arcanum divinae sapientiae, 10 febbraio 1880, in DS 3142-3146.
citazione interna citazione esterna

Nell’elenco delle fonti la citazione interna è molto più importante di quella esterna29.

13.4.1 Fonti del diritto civile

Per il diritto romano la base è il Corpus Iuris Civilis (l’edizione migliore è quella di Krüger –
Schöll). Utile per un canonista è anche il Codice teodosiano (contiene alcune fonti che nel Corpus
Iuris Civilis non si trovano: le leggi da Costantino Magno fino a Teodosio II [438]).
Corpus Iuris Civilis è diviso in:
– Institutiones Inst. 1, 2, 3 (= libro 1, titolo 2 §3)30;

29L’elenco può essere in ordine cronologico o alfabetico. Per maggiore chiarezza è possibile (e a
volte raccomandabile) un’ulteriore divisione in sottotitoli.

20
– Digesta D. 1, 2, 3, 4 (= libro 1, titolo 2, legge31 3 §4)32;
– Codex C. 1, 2, 3, 4 (= libro 1, titolo 2, legge 3 §4)33;
– Novellae Nov. 1, 2, 3 (= Novella 1, capitolo 2 §3)34.
Il modo di citare riportato sopra è quello moderno e non quello di Medioevo che
riportava l’incipit dopo la sigla o abbreviazione della parte rispettiva del Corpus35.
Per chi si occuperà dello studio del Corpus Iuris Civilis ancora una informazione: esistono
anche le traduzioni italiana e inglese.

13.4.2 Corpus Iuris Canonici

Le più importanti leggi antiche e i decretali fino a Giovanni XXII si possono trovare nel
Corpus Iuris Canonici36. L’edizione migliore è quella di Friedberg.
Corpus Iuris Canonici è diviso in due parti:
– Decretum di Graziano;
– Decretales.

Il Decreto di Graziano37 è diviso in 3 parti. Non ha una sigla o una abbreviazione propria,
ma si riconosce dal modo particolare di citare38:

30 L’imperatore Giustiniano ha voluto provvedere agli studenti di diritto un libro scolastico


ufficiale secondo modello di Institutiones di Gaio. Il frutto è questa compilazione autentica che
contiene tutta la materia di diritto divisa in 4 libri, promulgata nell’anno 533.
31 Leggi a volte sono chiamate anche frammenti.

32 Giustiniano ha fatto raccogliere la giurisprudenza e il diritto “antico” nelle Digesta, chiamate


anche Pandette. La raccolta è stata promulgata nel 533 ed è divisa in 50 libri.
33 Il Codice di Giustiniano è la collezione di leggi imperiali, tratte dal Codice Gregoriano,
Ermogeniano, Teodosiano. Include anche le leggi successive, incluse quelle di Giustiniano. Ha avuto
due redazioni, la prima nel 529 e la seconda nel 534 (Codex repetitae praelectionis). Si è conservata
soltanto la redazione definitiva. Il Codice è diviso in 12 libri.
34 In questo libro sono raccolte 170 nuove (Novellae) leggi (costituzioni), emanate da Giustiniano
negli anni 535-545.
35 Il modo di citare descritto sopra si usa nelle note e nel testo della ricerca. Nell’elenco
bibliografico si da anche la citazione esterna: dopo quella interna si mette una virgola seguita da “in”,
titolo dell’opera, volume, nomi di curatori, città e anno di edizione, pagina o colonna rispettiva.
Esempio: D. 1, 2, 3, in Corpus Iuris Civilis, ed. P. Krüger – R. Schöll, I, Berolini 1922, 30.
36 Nel Corpus Iuris Canonici, è raccolto, p.es., il materiale canonistico dei concili ecumenici fino a
Clemente V.
37 Il titolo originale è Concordia discordantium canonum. L’opera è stata compilata dal monaco
camaldolese Johannes Gratianus a Bologna, probabilmente nell’anno 1140. E’ la collezione universale
e sistematica delle norme canoniche fino al momento della compilazione, giustamente chiamata
anche summa iuris (canonici). Lo stesso autore ha diviso l’opera in 3 parti:
– la prima parte è divisa in 101 distinzioni. Per primo sono trattati alcuni argomenti generali: la
nozione e la divisione del diritto, le fonti di diritto ecclesiastico, il diritto naturale, diritto
consuetudinario e il diritto positivo umano scritto, concili, decretali dei Papi, autorità, diritto romano
e diritto civile. La parte centrale (distinzioni 21-80) si occupa dei chierici. L’“epilogus”, alla fine, parla

21
D. 1, c. 2 (= distinctio 1, canon 2): indicazione del testo della prima parte del
Decreto: divisione in distinzioni e canoni, senza altre specificazioni;
C. 1, q. 2, c. 3 (= causa 1, questio 2, canon 3): citazione della seconda parte;
D. 1 de poen., c. 2 (= distinctio 1 de poenit., canon 2): indicazione del testo della seconda
parte, C. 33, q. 3; la sigla D. 1 potrebbe indurre in erronea collocazione
del testo nella prima parte; per questo è indispensabile la specificazione
“de poen.”;
D. 1 de cons., c. 1 (= distinctio 1 de consecratione, canon 1): citazione della terza parte;
anche in questo caso la specificazione “de cons.” è indispensabile.

Dicta (commentari del Decreto, aggiunti da Graziano stesso) possono stare o all’inizio (d. a.
= Dictum Gratiani ante) o alla fine delle cause (d. p. = Dictum Gratiani post):
C. 1, d. a. (= Dictum Gratiani all’inizio della causa 1);
C. 1, q. 2, d. a. (= Dictum Gratiani all’inizio della questione 2 della causa 1);
C. 1, q. 2, c. 3, d. p. (= Dictum Gratiani dopo il canone 3 della questione 2 della causa 1).

Le Decretali si dividono in 5 parti e si citano nel modo seguente:

X. 1, 2, 3 (= Liber Extra = Decretali di Gregorio IX39, libro 1, titolo 2,


capitolo 3);
VI° 1, 2, 3 (= Liber Sextus, libro 1, titolo 2, capitolo 3)40;
Clem. 1, 2, 3 (= Clementinae, libro 1, titolo 2, capitolo 3)41;

dei vescovi, della sostentazione del clero, del canto liturgico, della cura per i poveri, per le vedove, per
gli oppressi, della relazione tra il potere civile ed il potere ecclesiastico;
– la seconda parte è divisa in 36 cause e tratta di negozi ecclesiastici. All’interno della seconda parte
c’è anche il trattato De poenitentia, diviso in 7 distinzioni. Corrisponde alla questione 3 della causa 33.
Il modo di citare differisce dalla citazione di altri testi della seconda parte ed è indicato nel testo;
– la terza parte è trattato De consecratione ed è divisa in 5 distinzioni. E’ dedicata alla consacrazione,
sacramenti e sacramentali.
38 Anche per i testi del Corpus Iuris Canonici vale la regola di indicare nell’elenco bibliografico
anche la citazione esterna.
39 Il Liber Extra è stato compilato dallo spagnolo Raymondo de Peñafort, patrono dei canonisti,
negli anni 1230-1234. E’ stato promulgato da Gregorio IX il 5 settembre 1234. Il suo nome significa
tutti i testi legislativi al di fuori (extra) del Decreto di Graziano, soprattutto le decretali. L’opera segue
la divisione classica in 5 libri: il primo sui giudici (in esso si trovano anche altre norme, p.es., i titoli
sulla Trinità, sulla fede cattolica, sui tipi di documenti e leggi, sull’autorità, sui vari uffici), il secondo
sui giudizi, il terzo sui chierici, il quarto sul matrimonio e il quinto sui delitti.
40 Il Liber Sextus è stato promulgato nel 1298 da Bonifacio VIII. Lo stesso Papa gli ha dato anche il
nome con il quale voleva indicare che l’opera è la continuazione dei cinque libri del Liber Extra.
Anche questa compilazione è divisa ulteriormente in 5 libri.
41 Anche le Clementinae ossia Consitutiones Clementis V sono divise in 5 libri. Sono state redatte sotto
il Papa Clemente V nel 1314 e promulgate da Giovanni XXII nel 1317. Il nome originale, datole da
Clemente V era il Liber Septimus, quindi continuazione del Liber Sextus, tuttavia il nome non è stato
accolto né ufficialmente dal Papa Giovanni XXII né dai canonisti.

22
Extrav. Jo. XXII 1, 2 (= Extravagantes Iohannis XXII, titolo 1, capitolo 2)42;
Extrav. com. 1, 2, 3 (= Extravagantes communes, libro 1, titolo 2, capitolo 3)43.
Altre particolarità sulla citazione (anche delle glosse44 e dei commentatori) dei due Corpus si
trovano nelle Indicazioni metodologiche di p. Navarrete.
Ancora una particolarità: Il Corpus Iuris Civilis e Il Corpus Iuris Canonici hanno due
abbreviazioni uguali: D. (Digesta e Distinctio) e C. (Codex e Causa). Come riconoscere di quale
opera si tratta? Se non ci aiuta il contesto, troveremo la risposta nel modo di citare: per il
Corpus Iuris Canonici dopo l’abbreviazione sono indicate le sottodivisioni e il numero (D. 1, c.
2; C. 1, q. 2, c. 3), mentre nel Corpus Iuris Civilis, si usano solo i numeri (D. 1, 2, 3, 4; C. 1, 2, 3, 4).

Esercitazione n° 8: presentazione delle singole parti del Corpus Iuris Civilis


e Corpus Iuris Canonici, “sfogliando” le pagine
delle rispettive opere pubblicate.
Primi passi per riconoscere modi di citare queste fonti.
Compito n° 8: seguire le istruzioni distribuite nell’aula

13.4.3 Documenti della Chiesa universale

I documenti della Chiesa universale si trovano in:


– Acta Apostolicae Sedis [= AAS, Commentario ufficiale della Santa Sede45]: i documenti
recenti più importanti della Santa Sede: sia dei Papi sia dei dicasteri romani;
– Enchiridion Vaticanum [= EV]: a partire dal Concilio Vaticano II; in esso si trovano anche i
documenti non pubblicati in AAS;
– P. GASPARRI – I. SERÉDI (ed.), Codicis Iuris Canonici Fontes [= Fontes], 9 volumi, Città del
Vaticano 1926-1939: fonti del Codice del 1917, per la sola parte dei frammenti dei documenti
che servivano come fonte di canoni;
– J. OCHOA – D. ANDRÉS GUTIÉRREZ (ed.), Leges Ecclesiae post Codicem Iuris Canonici editae, 9
volumi, Roma 1966-1999: leggi universali promulgate a partire dal Codice del 1917 fino ad
oggi46;

42 Extravagantes Joannis XXII è una compilazione di 20 decretali di Giovanni XXII, creata nel 1325
e divisa in 14 titoli e 20 capitoli. La compilazione non è stata promulgata ed è, quindi, una collezione
privata.
43 Extravagantes communes è una compilazione di decretali, emanati dopo il Liber Sextus da vari papi.
Il compilatore, Johannes Chappuis ha raccolto nella prima edizione (1500) 70 decretali, nella seconda
(1503), ha aggiunto altre 4. Ha seguito classica divisione in 5 libri. La compilazione non è stata
promulgata ed è, quindi, una collezione privata.
44 Glosse sono annotazioni tra le righe o a margine di un testo della tradizione biblica o giuridica;
ma possono anche essere note interpretative.
45 Fino a 1909, la Sante Sede pubblicava, in forma di commentario non ufficiale, Acta Sanctae Sedis
(ASS).
46 In quanto i volumi si seguono a distanza di 5 anni o anche di più, nella raccolta non sempre si

23
– Bullarium Romanum;
– Acta, Insegnamenti e collezioni simili: documenti importanti di alcuni Papi;
– Thesaurus Resolutionum S.C. Concilii: 167 volumi dei documenti della Congregazione del
Concilio;
– Collectanea S. Congregationis de Propaganda Fide;
– Romanae Rotae Decisiones [= RRD]: pubblicazione di alcune cause del Tribunale che possono
aiutare per una maggiore chiarezza della legge e della dottrina;
– Enchiridion Symbolorum definitionum et declarationum in rebus fidei et morum di H. Denzinger e A.
Schönmetzer [= DS]: raccolta di vari documenti della Chiesa universale sulla fede e sulla
morale47;
– J.D. MANSI (ed.), Sacrorum Conciliorum nova et amplissima collectio. Editio novissima, Florentiae –
Venetiis – Parisiis 1759-1927, 53 volumi [= Mansi];
– Conciliorum Oecumenicorum Decreta [= COD]: in questa collezione si trova il testo completo dei
documenti;
– CONC. TRIDENTINUM, Diariorum, Actorum, Epistolarum, Tractatuum nova collectio, pubblicata
dalla Società Goerresiana: l’edizione più critica e più completa del Concilio di Trento;
– Collectio Lacensis Acta et Decreta Conciliorum recentiorum usque ad a. 1870, 7 volumi, Fribourg i.
Br. 1870-1890: il settimo volume è la migliore collezione del materiale del Concilio Vaticano I;
– la pubblicazione dei documenti del Concilio Vaticano II:
∗ Acta et Documenta Concilio Oecumenico Vaticano Secundo apparanda [= AD]: la fase
antepreparatoria e preparatoria;
∗ Acta Synodalia Sacrosancti Concilii Oecumenici Vaticani Secundi [= AS]: la fase della
celebrazione del Concilio;
∗ Schemata Constitutionum et Decretorum de quibus disceptabitur in Concilii sessionibus;
– gli atti della revisione del Codice:
∗ «Acta Commissionis», Communicationes 1- (1969-)
∗ Schemata Canonum Novi Codicis Iuris Canonici, Roma 1978 (schema 1977);
∗ Codex Iuris Canonici Schema Patribus commissionis reservatum, Roma 1980 (Schema 1980);
∗ Codex Iuris Canonici Schema Novissimum, Roma 1982 (Schema 1982);
∗ Relatio Complectens Synthesim Animadversionum, Roma 1981;
∗ Congregatio Plenaria diebus 20-29 octobris 1981 habita, Roma 1991.

13.4.4 Documenti delle Chiese particolari

I documenti delle Chiese particolari si devono cercare o in archivi o nelle gazzette ufficiali
delle diocesi. Per ciò che riguarda i concili particolari si può attingere alle diverse collezioni:
– edizioni critiche, se esistono;

trovano le leggi recenti.


47 Esistono varie edizioni e traduzioni in varie lingue. Quella italiana è curata da P. Hünermann,
pubblicata dall’EDB. La seconda edizione è dell’aprile 1996.

24
– J.D. MANSI (ed.), Sacrorum Conciliorum nova et amplissima collectio. Editio novissima, Florentiae –
Venetiis – Parisiis 1759-1927, 53 volumi [= Mansi];
– Corpus christianorum [= CC] per i concili africani e francesi;
– J. OCHOA – D. ANDRÉS GUTIÉRREZ (ed.), Leges Ecclesiae post codicem iuris canonici editae, 9
volumi, Roma 1966-1999: alcune leggi particolari a partire del Codice del 1917;
– per i concili inglesi, belgi, tedeschi, spagnoli, ungheresi, polacchi, svedesi, norvegesi cf. la
bibliografia in A.M. STICKLER, Historia iuris canonici latini. Institutiones Academicae. Historia
fontium, Torino 1950, 290-292;
– Collectio Lacensis Acta et Decreta Conciliorum recentiorum usque ad a. 1870, 7 volumi, Fribourg i.
Br. 1870-1890; per i concili dall’anno 1693 all’anno 1870.

13.4.5 Come citare le fonti

Vediamo ora come citare questi documenti.


La citazione interna: abbiamo già indicato il modo per il Corpus Iuris Civilis e Corpus Iuris
Canonici. Se si tratta di documenti di un Papa o di un dicastero romano, scrivere l’autore in
maiuscoletto, segue la virgola, il tipo di documento in tondo (può essere abbreviato) e l’incipit
(le prime parole di un documento che prendono il valore di titolo) in corsivo. Se manca
l’incipit, si scrive il titolo di documento in tondo. Al titolo, dopo la virgola, segue la data del
documento.

Esempi:
GIOVANNI PAOLO II, Esort. apost. Familiaris consortio, 22. nov. 1981.
CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Istr. sui matrimoni misti, 18 mar.
1966.

Per i documenti dei concili

bisogna avere una certa flessibilità per adattare i criteri generali ai casi concreti, in modo che
la citazione sia breve, chiara e sicura.
Per i concili ecumenici, basterà il nome del concilio in maiuscoletto, e poi il documento,
oppure la sessione e il documento [...].
Per i concili particolari si indicano natura del concilio, luogo o aggettivo che indica la regione,
anno, documento da citare [...]48.

Esempi:
CONC. TRIDENTINO, Sessione 24, De matrimonio.
CONC. PROVINCIALE DI LIONE, anno 1850, decreto 26.

48 U. NAVARRETE, Indicazioni metodologiche, 2.3 Concili ecumenici e particolari, a) Citazione interna.

25
Citazione esterna: è divisa da quella interna da una virgola. Se si tratta di un libro o di una
collezione (ma non se si tratta di una rivista), viene introdotta dalla particella “in”. La
citazione esterna si indica nello stesso modo come le riviste o come i libri , da cui sono tratti
gli articoli.

Esempi:
CONC. TRIDENTINO, Sessione 24, De matrimonio, canone 7, in DS 1807.
PIO XI, Lettera enciclica Casti connubii, 31 dicembre 1930, AAS 22 (1930) 539-592.
SACRA CONGREGAZIONE DEI VESCOVI E DEI in A.
REGOLARI, Decreto La Santa Cattolica Chiesa, settembre 1815,
BIZZARI (ed.), Collectanea in usum Secretariae Sacrae Congregationis Episcoporum et
Regularium, Roma 18852, 45-47.

Vediamo come trovare le fonti dei canoni. Si trovano nell’edizione del Codice con le fonti
e con l’indice analitico-alfabetico49. Ogni canone contiene a piè di pagina riferimenti alle fonti:
Codice del 1917, Concilio Vaticano II e vari altri documenti. Per scoprire le fonti primarie,
quindi, dobbiamo consultare anche i canoni indicati del CIC 1917 e i documenti del Concilio
Vaticano II. Il testo delle fonti usate per il Codice del 1917 si trovano nelle Fontes di Gasparri.
Le fonti del Concilio Vaticano II stanno nel COD. Alcune fonti, poi, sono pubblicate in AAS.
Le leggi, invece, pubblicate dopo la promulgazione del Codice (sia del 1917 sia del 1983) si
trovano nella collezione Leges Ecclesiae di Ochoa50.

Esercitazione n° 9:
– come indicare o trovare le citazioni dei documenti del Concilio Vaticano II,
DS, Leges Ecclesiae, Corpus Iuris Canonici;
– come trovare le fonti dei canoni.
Compito n° 9:
– scegliere 3 canoni e cercare le loro fonti;
– scegliere una di queste fonti, pubblicata in Fontes, e trascriverla. Se è
troppo lunga, trascrivere il primo e l’ultimo capoverso con il segno di
sospensione (cioè [...]).

14. Note

49 Codex iuris canonici auctoritate Ioannis Pauli PP. II promulgatus, fontium annotatione et indice analytico-
alphabetico auctus, Città del Vaticano 1989.
50 La collezione è divisa in diversi volumi. Ciascuno contiene, nell’ordine cronologico, le leggi
emanate dalla Santa Sede in un certo periodo di tempo. Nel quinto volume, p.es., sono pubblicate le
leggi emanate nel periodo 1973-1978. All’inizio del volume ci sono le leggi del periodo precedente
(1932-1973) non pubblicate nei volumi precedenti.

26
Le note possono stare o alla fine dell’opera o di un capitolo (sempre più raramente),
oppure a pié di pagina. Per una lettura più facile, usiamo quest’ultimo modo.
Ci sono diversi tipi di note51:
– note di documentazione: contengono gli elementi che servono sia a identificare sia a trovare
il passo citato nel testo;
– note di rimando: contengono gli elementi bibliografici di opere che servono a confermare le
proprie affermazioni, o di opere di cui non condividiamo il contenuto o di cui consigliamo la
lettura. Più frequentemente le note di rimando indicano dove è preso il testo riportato non
alla lettera, ma parafrasato, riassunto o accennato (N.B.: Le note di rimando sono sempre
introdotte da cf. [confer, compara, confronta]!);
– note di chiarificazione: proprie riflessioni, affermazioni, ipotesi, suggerimenti, citazioni da
fonti o da autori che sono importanti, ma, citati nel testo, potrebbero essere d’impedimento
ad una lettura scorrevole;
– note miste: risultano dalla combinazione di altri tre tipi.
Dedicheremo più tempo alle note di documentazione e di rimando. Ciò che d’ora in poi
diremo in generale, vale sia per le prime sia per le seconde. L’unica differenza è che nelle note
di rimando prima degli elementi bibliografici sta il “cf.”.
Il numero della nota nel testo sta nella posizione di esponente (soprascritto). La
punteggiatura viene dopo il numero della nota.
Nella stessa nota, riportata a piè di pagina, il numero sta nella posizione indicata.
Nelle note ci sono diversi modi di citare (li tratteremo in seguito). In confronto alla
bibliografia ci sono due importanti differenze:
– l’iniziale del nome dell’autore viene prima del cognome (perché l’ordine alfabetico non
serve si segue la regola che prevede il nome prima del cognome);
– si deve sempre citare il punto esatto del testo a cui si riferisce la nota: in alcuni casi sarà il
numero di documento, in altri sarà la pagina del libro o dell’articolo.

14.1 Note in un testo senza elenco bibliografico

In un articolo o in un saggio normalmente non c’è l’elenco bibliografico. Le note devono


quindi contenere tutte le indicazioni bibliografiche necessarie per poter identificare e trovare il
testo a cui si riferiscono. Si può, quindi, ogni volta citare l’indicazione bibliografica completa.
Ma in molte occasioni questo sarebbe uno spreco di spazio. Per questa ragione seguiremo il
seguente modo: quando si menziona un’opera per la prima volta, si usa l’indicazione
completa. Le volte seguenti si indica solo l’autore (non dimenticare mai l’iniziale del nome!) e
il titolo dell’opera, tra parentesi si aggiunge in quale nota si trova l’indicazione completa (= cf.

51 Cf. R. FARINA, Metodologia, 181-182.

27
nt. 00) e, dopo una virgola si indica anche la pagina. L’uso di Ibid. (la stessa opera) è da
evitare, eccetto per la stessa opera nella stessa nota52.

Esempio:
1 V. DE PAOLIS, *Irregolarità e sanzioni penali+, Periodica 88 (1999) 692.
2 V. DE PAOLIS, *Irregolarità e sanzioni penali+ (cf. nt. 1), 704.

Se il titolo è lungo (più di 4 o 5 parole), si citano solo le prime parole, almeno fino al primo
sostantivo (curando che il riferimento sia comprensibile), senza punti di sospensione53.
Esempio:
1 T. GALKOWSKI, Il *quid ius+ nella realtà umana e nella Chiesa, Roma 1996, 133.
2 T. GALKOWSKI, Il *quid ius+ (cf. nt. 1), 161.

Esercitazione n° 10: note di documentazione e di rimando in un articolo


Compito n° 10: seguire le istruzioni distribuite nell’aula

14.2 Note in un testo con elenco bibliografico

Se un testo è lungo (p.es. un libro, una tesi, una dissertazione), deve avere (normalmente
alla fine) un elenco bibliografico. In questo caso nelle note (anche quando la citazione appare
per la prima volta) si scrive soltanto l’autore, il titolo dell’opera e la pagina o il numero. I titoli
lunghi vanno abbreviati (cf. il paragrafo precedente).

Esempio:
1 Cf. V. DE PAOLIS, *Irregolarità e sanzioni penali+, 692.
2 T. GALKOWSKI, Il *quid ius+, 161.

Esercitazione n° 11: ancora le note di documentazione e di rimando:


sia in un articolo sia in un testo con elenco bibliografico
Compito n° 11: seguire le istruzioni distribuite nell’aula

15. Appendici

Appendici non sono un elemento obbligatorio di un’opera scientifica, tuttavia possono


essere di grande aiuto al lettore. Possono riportare il testo di documenti lunghi, importanti per

52 Cf. R. MEYNET, Norme tipografiche, 21.


53 Cf. R. MEYNET, Norme tipografiche, 19.

28
l’argomento, possono mostrare lo sviluppo di un certo testo (p.es. dei canoni), possono
indicare in modo grafico ciò che nel corpo del testo è descritto a parole, ecc.

16. Abbreviazioni e sigle

*L’abbreviazione è la riduzione di una parola ad una forma più breve mediante la


soppressione di alcune o di tutte le lettere successive alla lettera iniziale, sostituite in genere da
un punto. [...] La sigla è un gruppo di lettere, perlopiù maiuscole, usato per sostituire parole
intere le cui iniziali costituiscono in genere le lettere della sigla+54.
In un’opera scientifica molto difficilmente si eviterà il loro uso. Per questo l’elenco di
abbreviazioni e sigle in essa è obbligatorio: senza di esso il lettore non può comprendere il
significato delle abbreviazioni o delle sigle usate55.
La scelta di abbreviazioni e sigle non è libera. Nel campo della teologia e del diritto
canonico (e di altre scienze ecclesiali) per i libri e le riviste esistono abbreviazioni e sigle
convenzionali, riportate in S.M. SCHWERTNER, International glossary of abbreviations for theology and
related subjects. Periodicals, series, encyclopaedias, sources with bibliographical notes (IATG2), Berlin –
New York 1992.
Sigla in Biblioteca PUG: S.L. 1 N 51
Se l’abbreviazione o la sigla non si trovano in Schwertner, si cercano quelle normalmente
adoperate nell’ambito canonico.

17. Indici

Anche per gli indici conosciamo diversi tipi. L’indice generale non deve mai mancare56.
Altri indici possibili sono:

a. l’indice analitico: elenco dei soggetti trattati;


b. l’indice onomastico: elenco dei nomi propri, antroponimico se indica i nomi di persona,
toponimico se indica i nomi di luoghi;
c. l’indice dei manoscritti: con riferimento al luogo in cui si conservano;
d. l’indice cronologico: le date e corrispondenze temporali, necessarie per una più perfetta
conoscenza e una più facile comprensione del lavoro;
e. l’indice dei canoni che sono stati presi in considerazione lungo lo svolgimento dell’Opera57.

54 R. FARINA, Metodologia, 183.


55 Anche in caso le norme tipografiche non lo esigessero, l’obbligatorietà dell’elenco è imposta
dalla natura del lavoro scientifico. Si può evitarlo soltanto quando nell’opera non si adoperano né
abbreviazioni né sigle.
56 Cf. E. SASTRE SANTOS, Metodologia giuridica, 122.

57 E. SASTRE SANTOS, Metodologia giuridica, 123.

29
18. Frontespizio

Lo scopo di un frontespizio è di far conoscere al lettore i dati più importanti dello scritto:
l’autore, il titolo, il luogo e l’anno, ma anche l’istituzione, il tipo dell’opera e simili58. Un
modello che normalmente si usa nella nostra Università e può servire sia per le tesi di licenza
sia per le dissertazioni di dottorato si trova nell’appendice n° 1.

58 Abbiamo già visto in che modo deve essere introdotto un lavoro breve di una o di due pagine
(che non è il frontespizio). In quanto lo scritto è breve, non ha senso dedicare un’intera pagina alla
conoscenza dei suoi elementi principali. Appoggiato al margine superiore, centrato rispetto alla riga si
scrive il nome dell’università e della facoltà, poi si lascia una o due righe e, cominciando al vivo, si
scrivono i dati importanti del lavoro. Esempio:

PONTIFICIA UNIVERSITA’ GREGORIANA


Facoltà di Diritto Canonico

Seminario: JS2072 Gli impedimenti matrimoniali in specie


Anno accademico: 2000/2001
Studente: Linda Romano
Professore: Janusz Kowal, sj
Tema: L’impedimento di età

L’impedimento di età è «un impedimeneto di diritto ecclesiastico, in quanto per diritto naturale
non viene determinata alcuna età, ma viene esigito che il nubente abbia raggiunto l’età dell’uso della
ragione e possa compiere un atto libero e consapevole in ordine al consenso coniugale» (G.
GHIRLANDA, Il diritto nella Chiesa mistero di comunione, Cinisello Balsamo (MI) 1990, 349). Il can. 1083
stabilisce che l’eta minima per contrarre il matrimonio sia per l’uomo 16 anni e per la donna 14. La
conferenza episcopale italiana l’ha alzato a 18 anni…

30
Appendice n° 1

PONTIFICIA UNIVERSITA’ GREGORIANA


Facoltà di Diritto Canonico

STATI DI VITA
NELLA CHIESA COMUNIONE

Ricerca teologico-canonica
Dissertazione per la Licenza

Studente: Maria Teresa GHISONI


Moderatore: Jean BEYER, sj

Roma 2001

31
SIGLE E ABBREVIAZIONI

AAS Acta Apostolicae Sedis


AS Acta Synodalia
C. Codex (del Corpus Iuris Civilis)
C. Causa (del Decreto di Graziano)
CC Corpus Christianorum
ChL Esortazione apostolica post-sinodale Christifideles Laici
Clem. Clementinae
COD Conciliorum Oecumenicorum Decreta
D. Digesta (del Corpus Iuris Civilis)
D. Distinctio (del Decreto di Graziano)
DS H. DENZINGER – A. SCHÖNMETZER, Enchiridion Symbolorum
DVe Istruzione Donum veritatis
ed. editor
EDB Edizioni Dehoniane Bologna
Extrav. com. Extravagantes communes
Extrav. Jo. XXII Extravagantes Johanni XXII
EV Enchiridion Vaticanum
Fontes Codicis Iuris Canonici Fontes
Fs. Festschrift
Gn Genesi
Gv Vangelo di Giovanni
Inst. Institutiones
LG Costituzione dogmatica Lumen gentium
Mansi J.D. MANSI, Sacrorum Conciliorum nova et amplissima collectio
MR Note direttive Mutuae Relationes
Mt Vangelo di Matteo
NEP Nota explicativa praevia
Nov. Novellae
RRD Romanae Rotae Decisiones
SCRIS Sacra Congregazione per i Religiosi e gli Istituti Secolari
VC Esortazione apostolica post-sinodale Vita Consecrata
VI° Liber Sextus
X. Liber Extra

32
BIBLIOGRAFIA

Bibliografia obbligatoria
NAVARRETE, U., Indicazioni metodologiche per gli studenti di Diritto Canonico, Roma 1996.

Bibliografia complementare
BRLEK, M., Methodologia historico-iuridica, Romae 1958.
S.L. 80 B 40
FARINA, R., Metodologia. Avviamento alla tecnica del lavoro scientifico, Roma 19964.
Mag. 685 S 88
FERME, B.E., Introduzione alla storia del diritto canonico. I. Il diritto antico fino al Decretum di Graziano,
Roma 1998.
Mag. 80 H 131
KURTSCHEID, B., De methodologia historico-iuridica, Romae 19472.
S.L. 80 B 39
MEYNET, R., Norme tipografiche per la composizione dei testi con il computer, Roma 20108.
SASTRE SANTOS, E. , Metodologia giuridica, Roma 1985.
S.L. 80 B 65
STICKLER, A.M., Historia iuris canonici latini. Institutiones Academicae. I. Historia fontium, Augustae
Taurinorum 1950.
Mag. 80 H 15
VAN HOVE, A., Prolegomena ad Codicem iuris canonici, Mechliniae – Romae 19452.
S.L. 80 AG 60
ZEIGER, I.A., Historia iuris canonici. I. De historia fontium et scientiae iuris canonici, Romae 19472.
S.L. 80 H 1

33
INDICE

1. Progetto del corso 1

I. PARTE TEORICA
2. Definizione 1
3. Metodologia giuridica nella storia 2
4. Il “perché” dell’insegnamento della metodologia 3
5. Le norme tipografiche della PUG 3

II. PARTE PRATICA


6. Come studiare 4
7. Scelta di un tema per una ricerca scritta 5
8. Ricerca bibliografica 5
9. Schema per un lavoro scritto 7
10. Stesura del testo, citazioni 9
10.1 Citazioni bibliche 10
10.2 Citazione dei canoni 11
10.3 Citazioni di documenti importanti 11
11. Apparato critico 12
12. Alcuni cenni tipografici 12
12.1 Tondo 12
12.2 Maiuscoletto 12
12.3 Corsivo o italico 13
12.4 Grassetto o neretto 13
12.5 Sottolineato 13
12.6 Doppia sottolineatura 13
12.7 Virgolette 14
13. Bibliografia 14
13.1 Libri 15
13.2 Articoli di un’opera collettiva 17
13.3 Articoli di riviste 18
13.4 Fonti 19
13.4.1 Fonti del diritto civile 20
13.4.2 Corpus Iuris Canonici 21
13.4.3 Documenti della Chiesa universale 23
13.4.4 Documenti delle Chiese particolari 24
13.4.5 Come citare le fonti 25
14. Note 26
14.1 Note in un testo senza elenco bibliografico 27
14.2 Note in un testo con elenco bibliografico 28

34
15. Appendici 28
16. Abbreviazioni e sigle 28
17. Indici 29
18. Frontespizio 30

APPENDICE 31
SIGLE E ABBREVIAZIONI 32
BIBLIOGRAFIA 33
INDICE 34

35