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Copertina storia 22.

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Il bunker di Hitler

L
a leggenda dei tre Magi che hanno visitato la grande volta e scoperto il
centro della idea” è profondamente esoterica. Come nessuno sa chi sia lo
scrittore dell’altra leggenda meravigliosa di Hiram, nessuno conosce chi
abbia scritto questa.... Ne parliamo grazie ad un interessante articolo di
Giuseppe Di Re. Nel lontano Perù, ad una altitudine di oltre 4.000 metri, a
35 chilometri dalla città di Puna, vicino le rive del lago Titicaca, poco
distante dalla strada che conduce a Copacabana-La Paz, un antico ed enigmatico
sito è stato riportato alla luce nel 1996 da Jose Luis Delgado Mamani, una guida
turistica locale. Nella lingua locale viene chiamato “Puerta de Hayu Marca“, ma
è conosciuto anche come “La porta degli Dei” o anche “La porta delle Stelle”.
Un sito simile esiste pure a Tiahuanaco, sempre in Bolivia, vicino alle maestose
rovine megalitiche di “Puma Punku”, ed è chiamata la “Porta del Sole”. Cosa
Bimestrale - Marzo 2018 - Anno III - n°22
sono i portali e cosa rappresentano? www.glienigmi.it/enigmistoria
Conosciamo l’affascinante storia degli antichi faraoni. Tuttavia le vere origini dei
Direttore Editoriale
faraoni così come quelle dello stesso Egitto e di alcune terre leggendaria
GIULIO FASCETTI
menzionate dagli egizi stessi non vengono divulgate e la letteratura
contemporanea manca di informazioni adeguate. Una delle mitiche terre citate Direttore testata e progetto editoriale
innumerevoli volte dagli egizi e da altre culture dell’antichità – e che fu DARIO GULLI
considerata un puro mito per svariati decenni è il “Paese di Punt“, o “Terra di Direttore responsabile
Punt”. La leggendaria terra di Punt è indicata in antichi testi egizi come “la Terra EUGENIO ORTALI
degli Dei“, ed è una regione che abbondava in grandi ricchezze ed enormi Progetto grafico
risorse. Ne parliamo accuratamente in un dossier che speriamo incuriosisca voi MARCO PERSICO
tanto quanto noi.
Impaginazione grafica
Quello di Baalbek è uno dei siti archeologici più importanti presenti sul vasto
MARCO PERSICO E DANILO PERSICO
spazio terrestre. Si trova nella fertile valle della Beqa in Libano, a circa 65 km ad
est della capitale Beirut. Le monumentali rovine di Baalbek sono solitamente La redazione
attribuite all’Impero Romano, poiché per un certo periodo esso vi stanziò e vi GIANLUCA NERI, VINCENZO TRAPANI, MARCO ROSI,
costruì alcuni importanti monumenti. La storia di Baalbek però è molto più MARCO ROSI, CELINE RUSSO
antica e abbraccia vicende che si susseguirono per più di 5.000 anni. Si sa ad
Realizzazione
esempio che nel 2.000 a.C. Baalbek era abitata dai Cananei, identificati dai greci
STUDIO DG
come i Fenici, che costruirono vari monumenti tra cui un altare e un santuario officeallrightscompany@aol.com
dedicato al dio Baal. Scopriamo insieme il fascino di questo posto
misterioso.GILGAL REFA’IM è un antico monumento megalitico costituito da SERVIZIO ABBONATI E ARRETRATI
più cerchi concentrici in pietra, caratterizzati da un tumulo al centro alto circa Dal Martedì al Giovedì dalle 9:30 alle 17:30
4,5 m: è collocato sulle alture del Golan a circa 16 km dalla costa orientale del Tel:. 06.42.90.38.54 - abbonameti@zonafrancaedizioni.it
mare di Galilea, al centro di un ampio altipiano dove sono presenti numerosi
dolmen. Il monumento è composto da oltre 42.000 rocce basaltiche sistemate in
cerchi concentrici. Il sito risale alla prima età del Bronzo (3000 a.C. - 2750 a.C.).
Leggete le prossime pagine e scoprirete con noi gli enigmi che nascondo il
Editore
monumento. Zona Franca Edizioni srl - Via V. Veneto, 169 - 00187 Roma
Dario Maria Gulli
Stampa
Tuccillo Arti Grafiche - S.S. Sannitica 87 Km 11 - 80024 Cardito (Napoli)

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Press Di: Distribuzione Stampa e Multimedia Srl - 20134 Milano

Gli enigmi della Storia 3


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SOMMARIO
Tutti i contenuti della rivista

IL BUNKER DI HITLER
L’FBI RIBALTA LA STORIA DEL NAZISMO:
“HITLER NON MORÌ NEL BUNKER MA FUGGÌ CON EVA
BRAUN IN ARGENTINA” . UNA SQUADRA DIRETTA
DALL’EX CIA BOB BAER HA RIPERCORSO PER HISTORY
CHANNEL IL TRAGITTO CHE AVREBBE COMPIUTO IL
DITTATORE TEDESCO DA BERLINO A BARILOCHE, VIA
SPAGNA. DECLASSIFICATI OLTRE SETTECENTO
DOCUMENTI SULLE INDAGINI SEGRETE DEGLI AGENTI
AMERICANI DAL 1945 AL 1950.

RUBRICHE
06 La Storia in una foto
La Marcia del Sale

08 Anniversari e Storia
Tutti gli avvenimenti più importanti del passato

64 Mostre e Storia
James Nachtwey Memoria

66 Recensioni libri
Sotto il segno della bipenne

Articoli
12 Scoperte e Storia
GILGAL REFĀ’ĪM, LA CITTÀ MEGA-
LITICA COSTRUITA DAI GIGANTI
Si tratta di un antico monumento megalitico costituito da più
cerchi concentrici in pietra, caratterizzati da un tumulo al centro
alto circa 4,5 m: è collocato sulle alture del Golan a circa 16 km
dalla costa orientale del mare di Galilea, al centro di un ampio
altipiano dove sono presenti numerosi dolmen.

16 Enigmi irrisolti e Storia


L’FBI RIBALTA LA STORIA
DEL NAZISMO
Una squadra diretta dall’ex CIA Bob Baer ha ripercorso per
History Channel il tragitto che avrebbe compiuto il dittatore
tedesco da Berlino a Bariloche, via Spagna. Declassificati oltre
settecento documenti sulle indagini segrete degli agenti
americani dal 1945 al 1950.

4
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30 Territori e Storia
MADA ‘IN SALEH, MERAVIGLIA
30 DELL’ARCHITETTURA
In tempi antichi la città era abitata da Thamudeni e Nabatei, ed era
conosciuta con il nome di Hegra.

36 Culti e Storia
IL CULTO DEL TORO NEL
MEDITERRANEO ANTICO
Nell'antico bacino del Mar Mediterraneo, in un'epoca ormai
dimenticata dall'uomo, gli Dèi erano venerati, adorati e
rappresentati nelle più svariate forme e modalità.

46 Religione e Storia
LA LEGGENDA DEI TRE MAGI
SACERDOTI UNIVERSALI
Questa leggenda, tradotta dal francese, e che si chiama
“Leggenda dei tre Magi che hanno visitato la grande volta e
scoperto il centro della idea” è profondamente esoterica.

52 Tradizioni e Storia
GLI ANTICHI MAYA FACEVANO LE
46 PIRAMIDI PER INNALZARE MUSICA
AL DIO DELLA PIOGGIA
I ricercatori hanno scoperto che molte piramidi in Messico
sono state create dagli antichi Maya per creare “una caduta a
pioggia” musicale, per comunicare con il loro dio della pioggia.

54 Archeologia e Storia
L’INCREDIBILE SITO ARCHEOLOGICO
DI BAALBEK IN LIBANO

16
Baalbek in Libano è uno dei siti archeologici più importanti del
Vicino Oriente, dichiarato nel 1984 Patrimonio dell'Umanità
dall'UNESCO.

60 Luoghi e Storia
LA LEGGENDARIA PUNT,
LA TERRA DEGLI DÈI
La leggendaria terra di Punt è indicata in antichi testi egizi
come “la Terra degli Dei”, ed è una regione che abbondava in
grandi ricchezze ed enormi risorse.

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Gli enigmi della Storia 5
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La Storia in una foto

LA MARCIA DEL SALE


La Marcia del Sale fu una manifestazione non-violenta che si svolse
dal 12 marzo al 5 aprile 1930 in India ad opera del Mahatma Gandhi,
nell'ambito della Satyagraha. La manifestazione si svolse contro la
tassa sul sale, su cui vigeva un assoluto monopolio imperiale,
imposta dal governo britannico a tutti i sudditi dell'India, residenti
europei compresi. Consistette in una marcia di oltre duecento
miglia (320 km) a piedi da Ahmedabad a Dandi, nello stato del
Gujarat, sull'Oceano Indiano, con lo scopo di raccogliere una
manciata di sale dalle saline, rivendicando simbolicamente
il possesso di questa risorsa al popolo indiano.

6 Gli enigmi della Storia


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La Storia in una foto

Gli enigmi della Storia 7


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Anniversari e Storia
a cura della redazione

PASSATO PROSSIMO
Programma Apollo: la NASA lancia la
Apollo 9 per sperimentare il modulo
lunare
Apollo 9 fu una missione di volo nello spazio nell'ambito del programma Apollo. Obiettivo di questa missione fu il test del modulo lunare in condizioni reali, cioè nell'orbita terrestre.
Durante la missione vennero eseguite la manovra rendezvous nonché di aggancio tra modulo di comando e modulo lunare.
Il razzo Saturn V venne lanciato da Cape Canaveral, Florida il 3 marzo 1969 alle ore 16:00 UTC. Per semplificare la comunicazione venne usata per la prima volta un codice identificativo
per la capsula e per il modulo lunare: Gumdrop per il modulo di comando mentre per il modulo lunare venne scelto il nome di Spider. Entrambe le denominazioni si riferivano alla forma
dei rispettivi veicoli che assomigliavano ad una caramella di gomma e ad un ragno. Con ciò venne ripresa una tradizione interrotta con la missione di Gemini 3, cioè che gli astronauti
potessero scegliere un nome per i loro veicoli spaziali. La tradizione infatti era stata interrotta come reazione della NASA che non fu contenta della denominazione Molly Brown
dimostrando poca comprensione per il senso dell'umorismo che stava dietro la motivazione di tale scelta. Anche in occasione del successivo volo di Apollo 10 non sarà contenta
della scelta degli astronauti, tanto che pretenderà con insistenza una denominazione seria per la missione dell'Apollo 11.
Apollo 9 fu un pieno successo. Oltre che il modulo lunare e la tuta spaziale del programma Apollo furono validati per voli nello spazio gli ultimi oggetti dell'equipaggiamento
necessario per un allunaggio. Vennero inoltre eseguite tutte le manovre rendezvous e di aggancio necessarie per tale missione. La malattia dello spazio di Schweickart aveva sì
comportato un accorciamento della durata delle attività extraveicolari, ma tale rischio veniva valutato sostenibile. Infatti l'indisposizione venne riscontrata esclusivamente all'inizio
di un volo nello spazio, tanto che un astronauta affetto da tale inconveniente sarebbe guarito prima di giungere sulla Luna.
All'interno della NASA vennero dunque addirittura avanzate delle proposte con l'intenzione di far allunare la successiva missione Apollo 10 e pertanto di portarvi il primo uomo sulla
Luna. La direzione decise comunque di mantenere i programmi concordati, fatto che venne espressamente sottolineato il 24 marzo quando venne dato l'annuncio che la missione
successiva sarebbe stata la combinazione dei test eseguiti nelle missioni dell'Apollo 8 ed Apollo 9: un volo verso la Luna con collaudo del modulo lunare nell'orbita lunare.

8 Gli enigmi della Storia


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Anniversari e Storia

accade a marzo

1918 - Germania, Austria e Russia firmano


il Trattato di Brest-Litovsk, che pone
fine al coinvolgimento russo nella
prima guerra mondiale, e porta
all'indipendenza di Finlandia, Estonia,
Lettonia, Lituania e Polonia
Il trattato di Brest-Litovsk fu un trattato di pace stipulato tra la Russia e gli Imperi centrali il 3 marzo 1918
nell'odierna Bielorussia, presso la città di Brėst (un tempo conosciuta come "Brest-Litovsk"). Esso sancì la
vittoria degli Imperi centrali sul Fronte orientale, la resa e l'uscita della Russia dalla Prima guerra
mondiale. Anche se la fine della guerra portò a esiti diversi rispetto a quanto previsto dal trattato, esso fu,
seppur non intenzionalmente, di fondamentale importanza nel determinare l'indipendenza di Ucraina,
Finlandia, Estonia, Lettonia, Bielorussia, Lituania e Polonia. Il trattato segna il ritiro definitivo della Russia
dalla prima guerra mondiale come un nemico dei suoi co-firmatari, con condizioni durissime ed
inaspettatamente umilianti: oltre a dover pagare una cospicua indennità di guerra (circa sei miliardi di
marchi), la Russia perde la Polonia Orientale, la Lituania, la Curlandia, la Livonia, l'Estonia, la Finlandia,
l'Ucraina e la Transcaucasia; complessivamente la pace di Brest-Litovsk strappa alla Russia 56 milioni di
abitanti (pari al 32% della sua popolazione) e la priva di un terzo delle sue strade ferrate, del 73% dei
minerali ferrosi, dell'89% della produzione di carbone e di 5.000 fabbriche. A parte l'Ucraina, che
costituiva la zona più grande ed era la culla dell'impero russo, il resto dell'area strappata al precedente
Impero russo era costituita da territori che la Russia aveva assorbito e conquistato, abitato da popolazioni che non parlavano russo.

1944 - A Balvano si consuma la "Sciagura


del treno 8017", la più grave sciagura
ferroviaria italiana con oltre 500 morti
Il disastro di Balvano ebbe luogo il 3 marzo 1944 nella galleria "Delle Armi" nei pressi della stazione di
Balvano-Ricigliano, in provincia di Potenza. È anche conosciuto come "Sciagura del treno 8017" dal
numero del convoglio coinvolto. Nella tragedia morirono circa 500 persone, benché le stime siano
tuttora oggetto di discussione e il numero potrebbe essere maggiore. Il disastro di Balvano è il più grave
incidente ferroviario per numero di vittime accaduto in Italia e uno dei più gravi e misteriosi disastri
ferroviari della storia.Il bilancio della tragedia è ancora oggi impossibile da accertare e oggetto di
controversie: quello ufficiale parlava di 501 passeggeri, 8 militari e di 7 ferrovieri morti, ma, alcune
ipotesi arrivano a considerarne oltre 600. Molte vittime tra i passeggeri non vennero riconosciute.
Furono tutti allineati sulla banchina della stazione di Balvano e poi sepolti senza funerali nel cimitero del
paesino, in quattro fosse comuni. Gli agenti ferroviari invece vennero sepolti a Salerno. Molti dei
sopravvissuti riportarono lesioni psichiche e neurologiche.
È la più grave sciagura ferroviaria italiana e una delle più gravi al mondo. Le cause della tragedia furono molteplici: la giornata era poco ventosa, per cui la galleria non godeva della
normale ventilazione naturale, e l'umidità della foschia notturna aveva bagnato i binari, rendendoli scivolosi e ardui da percorrere per un treno così pesante. A questi si affiancava la
mancata vigilanza delle autorità competenti, che avevano improvvidamente tollerato il sovraccarico del treno e la presenza a bordo di viaggiatori clandestini. Inoltre, per una serie di
cause contingenti, il treno era stato composto con due locomotive in testa, invece che con una in testa e una in coda come nelle composizioni tipiche. Anche solo aver posto le
locomotive separate avrebbe potuto contribuire a evitare la tragedia. Soprattutto però la responsabilità della tragedia venne imputata alla scarsa qualità del carbone fornito dal
Comando Militare Alleato. Questo carbone, di qualità nettamente inferiore a quello tedesco usato in precedenza, conteneva molto zolfo, che genera il solfuro di carbonile quando
brucia in forte difetto d'aria e in presenza dell'ossido di carbonio. Mancando un efficiente drenaggio dei fumi, all'apertura della bocca di lupo del forno i gas ritornavano in cabina,
intossicando il personale e rendendo difficile la regolazione del forno, una situazione che poteva causare improvvisi cali di pressione alla caldaia. Senza uno stretto controllo
dell'alimentazione, la capacità di trazione scadeva notevolmente, fino a far fermare la macchina in salita e a rendere impossibile la compensazione dello slittamento sulle rotaie.

Gli enigmi della Storia 9


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Anniversari e Storia
a cura della redazione

PASSATO REMOTO
PRIMA PUBBLICAZIONE DEL TRATTATO DI ASTRONOMIA SIDEREUS NUNCIUS, SCRITTO
DA GALILEO GALILEI
Il Sidereus Nuncius (che si potrebbe tradurre in italiano Annunciatore Celeste) è un trattato di
1610
astronomia scritto da Galileo Galilei e pubblicato il 12 marzo 1610. Grazie alla sua competenza
nel fabbricare lenti, combinata con la perizia dei mastri vetrai di Murano, e grazie a un munifico
stipendio accordatogli dal Senato veneziano dopo una magistrale dimostrazione delle
potenzialità militari del "cannone occhiale" effettuata dal campanile di San Marco il 21 agosto
1609, Galileo, che allora insegnava all'università di Padova, si dedicò con eccezionale alacrità
al perfezionamento del suo "cannocchiale" e poté finalmente puntarlo verso il cielo utilizzandolo
altrettanto magistralmente in campo astronomico. Durante le notti serene dell'autunno e
dell'inverno successivi, scrutò sbalordito la volta stellata effettuando osservazioni talmente
rivoluzionarie da far crollare l'intera impalcatura dell'astronomia e della cosmologia aristote-
lico-tolemaica. Prima di tutto individuò delle rugosità (montagne e crateri) sulla superficie
della Luna, fino ad allora ritenuta completamente liscia e composta di materia celeste
incorruttibile. Poi, con l'osservazione delle luci e delle ombre proiettate dalla Terra sulla Luna,
capì il movimento relativo fra i due corpi celesti. Passando quindi all'analisi della Via Lattea, la
identificò come un enorme ammasso di stelle e corpi celesti, raggruppati a mucchi. Infine
focalizzò la sua attenzione su Giove, di cui scoprì 4 satelliti naturali battezzati prima "pianeti
cosmici" e poi "pianeti medicei" e, correlando la natura di tali satelliti a quella della Luna,
stabilì che Giove era un pianeta simile alla Terra fra altri pianeti simili. Nel suo latino asciutto e misurato, Galileo annunziò al mondo queste strabilianti scoperte nel Sidereus Nuncius.
Il suo trattato ebbe una eco immediata e vastissima divenendo un pilastro della "nuova" scienza. Già all'indomani della sua pubblicazione l'ambasciatore inglese a Venezia, sir Henry
Wotton, inviava a re Giacomo I una copia del volume anticipandogliene il contenuto ed evidenziandone la clamorosa importanza: «di queste cose, qui si discute in ogni dove... E
l'autore rischia di diventare o eccezionalmente famoso o eccezionalmente ridicolo». Nonostante qualche inevitabile polemica, Galileo vide riconosciute le sue scoperte da Keplero,
divenne famoso in tutto il mondo (perfino in Cina, dove fu conosciuto come Chia-Li-Lueh) e, dopo il ritorno in Toscana come matematico e filosofo di corte del granduca Cosimo II de'
Medici, fu accolto in pompa magna a Roma, dove entrò a far parte della prestigiosissima Accademia dei Lincei. Qui tuttavia cominciarono i suoi problemi con gli accademici, laici, dei
Lincei e con il Sant'Uffizio, la congregazione pontificia che si occupava delle eresie. I primi erano invidiosi dei successi di Galileo, erano scettici sull'affidabilità del nuovo strumento
di osservazione (il telescopio), ed erano ancorati alla teoria geocentrica, che insegnavano da anni e che era molto più semplice da verificare. Saranno questi, nella persona dello
scienziato Cesare Cremonini, a rifiutarsi di guardar dentro al telescopio, mentre i religiosi come il cardinale Roberto Bellarmino (poi Santo e Dottore della Chiesa) presero molto sul
serio le innovazioni introdotte dallo scienziato. Furono proprio gli scienziati dei Lincei a spostare la questione sul piano teologico, asserendo che se la teoria eliocentrica, attribuita a
Niccolò Copernico (1473-1543), fosse stata vera, avrebbe contrastato con il brano dell'Antico Testamento in cui si afferma che il Sole fu "fermato" da Dio per un giorno (Gs 10,12-13).

Urbano II de Châtillon, nato Ottone (o Oddone, Odo, or Eudes) de Châtillon detto di


1088 - ELEZIONE DI PAPA URBANO II Lagery (Châtillon-sur-Marne, 28 luglio 1040 circa – Roma, 29 luglio 1099), è stato il
159º papa della Chiesa cattolica dal 1088 alla morte. Nato intorno al 1040 dalla nobile
famiglia francese de Châtillon, a Lagery (nei pressi di Châtillon-sur-Marne), venne
educato nelle scuole ecclesiastiche. Studiò a Reims, dove successivamente divenne
arcidiacono, sotto la guida del suo maestro ed amico tedesco Brunone di Colonia
(San Bruno). Sotto l'influenza di Brunone, lasciò l'incarico ed entrò nell'Abbazia di
Cluny dove divenne priore. Nel 1077 fu tra gli accompagnatori dell'abate di Cluny a
Canossa presso papa Gregorio VII. Nel 1078, Gregorio VII lo convocò in Italia e lo
nominò vescovo di Ostia e Velletri, succedendo a Pier Damiani. Poi fu nominato
legato pontificio per la Germania, nella controversia tra la Santa Sede e l'imperatore
Enrico IV. In Germania Ottone si adoperò efficacemente a sostegno delle riforme
gregoriane. Ottone fu tra i pochi che Gregorio indicò come suoi possibili successori
al Soglio di Pietro. Alla morte di Gregorio VII venne eletto però Desiderio, abate di
Montecassino, che prese il nome di Vittore III.
Il pontificato durò poco e fu molto difficile, in quanto il suo potere era usurpato a
Roma dall'antipapa Clemente III, sostenuto dall'imperatore. Dopo sedici mesi, il 16
settembre 1087 Vittore III morì. Il 12 marzo 1088 nel corso di un piccolo conclave, di
circa 40 tra cardinali ed altri prelati, tenutosi a Terracina, fu eletto Papa Ottone che
assunse il nome di Urbano II. Il 3 luglio 1089entrò trionfalmente a Roma mentre
l'antipapa Clemente III fuggì a Tivoli.

10 Gli enigmi della Storia


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Anniversari e Storia

accade a marzo
camerario Manfredi Maletta; Noto, difesa valorosamente da Ugolino Callari, compare dello
stesso Federico, veniva infine a patti con Roberto d'Angiò. Messina, difesa dai Palizzi,
tuttavia resisteva all'assedio angioino e Federico riportava una notevole vittoria nella
piana di Falconara (Trapani), facendo prigioniero Filippo di Taranto. Federico III fu intimo
amico del catalano Arnaldo da Villanova, accolse alla sua corte i francescani spirituali
perseguitati e i fraticelli. Il mistico Raimondo Lullo ripose in lui molte speranze per un
rinnovamento del cristianesimo. Egli stesso interessato alla mistica, Federico fece della
sua corte un focolare di dibattiti filosofici e religiosi, nel quale interloquivano filosofi
aristotelici, pensatori ebrei, alchimisti, astrologi, e anche praticanti di magia. Anche se si
scontrò spesso con le autorità ecclesiastiche, Federico non era mosso da uno spirito
FEDERICO III DI SICILIA anticristiano, quanto piuttosto dall'ansia di acquisire conoscenze sempre nuove e dalla
convinzione che il mondo, ormai vecchio, si stava rinnovando.

Federico d'Aragona, o Federico III di Sicilia (o di Trinacria) (Barcellona, 13 dicembre 1273 o


1274 – Paternò, 25 giugno 1337), è stato reggente aragonese in Sicilia dal 1291 al 1295, Re di
Sicilia - come Federico III- dal 1296 al 1302 e poi di Re di Trinacria dal 1302 alla sua morte.
Federico riprese le guerre del Vespro e, prendendo l'iniziativa nei confronti degli Angioini,
non solo conservava la Sicilia ma portava la guerra in Calabria e nel napoletano. Allora
Bonifacio VIII, agli inizi del 1297, convocò a Roma sia Giacomo II che Carlo II d'Angiò e li
spronò a riconquistare la Sicilia secondo il trattato di Anagni; dovettero abbandonare la
Sicilia, per ordine di Giacomo, sia Giovanni da Procida che Ruggero di Lauria, che divenne
ammiraglio della flotta alleata anti-siciliana e alla fine anche la regina madre Costanza
dovette abbandonare il figlio prediletto Federico e raggiungere Giacomo a Roma. Giacomo
intervenne, a fianco degli Angioini, contro il fratello Federico e i Siciliani e con la sua flotta
aragonese affiancata da quella napoletana, a Capo d'Orlando, nel luglio del 1299, sconfisse
Federico che si riuscì a salvare con solo 17 galee. Giacomo, l'anno dopo, visto che il fratello
continuava a resistere, fece ritorno in Aragona. La guerra fu proseguita con successo da
Roberto d'Angiò, nominato da Carlo II vicario generale in Sicilia, e suo fratello Filippo I di
Taranto, con la conquista di alcuni importanti centri nella Sicilia orientale: nell'ottobre
1299 Catania, per la ribellione dei suoi nobili cittadini Virgilio Scordia e Napoleone Caputo,
passava in mano angioina; Paternò dopo un breve assedio veniva consegnata dal conte

515 a.C.
VIENE COMPLETATA LA
COSTRUZIONE DEL TEMPIO
DI GERUSALEMME

Il Tempio di Gerusalemme, o Tempio Santo, fu un insieme di strutture


site sul Monte del Tempio nella Città Vecchia di Gerusalemme, sito
attuale della Cupola della Roccia. Il Tempio, ricostruito diverse
volte nel corso dei secoli, funzionò come luogo di culto per gli
Israeliti ed infine per gli ebrei ivi stanziati, l'edificio sacro più
importante dell'ebraismo. La parola ebraica per la vera e propria
costruzione è Beit HaMikdash o Beit haMiqdash, ovvero la casa
della Santificazione, tuttavia essa è indicata nella Bibbia ebraica anche con altri nomi quali Beit A-donai, ovvero "casa di Dio" o semplicemente Beiti ovvero la Mia casa (di Dio).
Il primo tempio di Gerusalemme, secondo la Bibbia, venne edificato da re Salomone secondo il volere di re David, il quale ne aveva avuto indicazione da Dio stesso. Nonostante
il desiderio del sovrano di vedere il completamento della sua costruzione, fu appunto suo figlio, e suo successore al trono del Regno di Giuda e Israele, a vederlo ultimato.

Gli enigmi della Storia 11


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Misteri e Storia

GILGAL REFĀ’ĪM,
LA CITTÀ MEGALITICA
COSTRUITA DAI
GIGANTI
Si tratta di un antico monumento megalitico costituito da più cerchi concentrici in pietra,
caratterizzati da un tumulo al centro alto circa 4,5 m: è collocato sulle alture del Golan a circa 16
km dalla costa orientale del mare di Galilea, al centro di un ampio altipiano dove sono presenti
numerosi dolmen. Il monumento è composto da oltre 42.000 rocce basaltiche sistemate in cerchi
concentrici. Il sito risale alla prima età del Bronzo (3000 a.C. - 2750 a.C.).
12 Gli enigmi della Storia
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Misteri e Storia
di Giuseppe Di Re

G
ilgal Refā’īm (ebraico: ‫ םיִראָפְ לַּגְלִּג‬o Rogem Hiri;
in arabo Rujm el-Hiri, ‫يرهلا مجر‬, Rujm al-Hīrī) è
un sito archeologico situato in Israele. Si tratta
di un antico monumento megalitico costituito
da più anelli concentrici formati da grosse
pietre monoblocco.
Esso viene fatto generalmente risalire dagli studiosi alla
prima Età del Bronzo (3000 a.C. – 2750 a.C.).
Questi cerchi concentrici sono collocati sulle alture del Golan
a circa 16 km. dalla costa orientale del mare di Galilea, storica
regione del Vicino Oriente, al centro di un ampio altopiano in
cui sono presenti centinaia di tumuli megalitici a camera
singola denominati “dolmen“.
Il monumento è composto da oltre 42.000 rocce di basalto,
organizzate in cinque anelli concentrici, e il suo diametro
complessivo è di 155 metri, con un peso stimato di oltre
37.000 tonnellate.
Al centro di questi anelli è presente un cumulo di pietre che
misura oltre venti metri di diametro. La parte degli anelli
meglio conservata è quella esterna, la cui altezza supera i 2
metri. In questo cerchio ci sono centinaia di dolmen allineati
tra loro, dall’aspetto simile se non uguale a quelli che si
trovano nel nord della Gran Bretagna e in Francia, come nel
sito francese delle “Pietre di Carnac“.
Sono stati identificati oltre 8.500 di questi dolmen sulle
alture del Golan edificati in almeno venti differenti stili.
Le più grandi tra queste strutture megalitiche arrivano a
pesare singolarmente oltre 50 tonnellate, per oltre sette metri
di altezza. Dal momento che gli scavi hanno portato alla luce
solo pochi altri resti oltre alle pietre che caratterizzano il sito,
questo fatto ha portato alcuni archeologi israeliani a

Gli enigmi della Storia 13


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Misteri e Storia

nell’ambito del progetto di scoperta della Terra di Geshur


denominato “Rediscovered! The Land Of Geshur“.
Alcuni studiosi ritengono che gli antichi residenti del luogo
abbiano utilizzato il sito per venerare Tammuz e Ishtar,
divinità della fertilità, e per ringraziarli del buon raccolto
ricevuto durante l’anno.
Un fatto che desta grande curiosità – davvero sorprendente a
mio modo di vedere – sta nella struttura di questi monumenti
che, come si può osservare dalle immagini soprastanti,
mostrano una stupefacente somiglianza tra la disposizione a
cerchi concentrici dei resti di Gilgal Refā’īm (a destra, nella
foto) e la simulazione pittorica del mitico continente perduto
di Atlantide (a sinistra, in disegno) di cui aveva parlato
il filosofo ellenico Platone in alcuni suoi dialoghi contenuti
nel “Timeo” e nel “Crizia “(nel 360 a.C.).
Il leggendario continente perduto di Atlantide, inghiottito dal
ipotizzare che esso sia utilizzato anticamente a scopi difensivi mare a causa di un grande cataclisma, si troverebbe secondo
o abitativi, ma anche che si sarebbe potuto trattare di un la narrazione di Platone al di là delle colonne d’Ercole
centro rituale legato al culto dei morti. (l’attuale stretto di Gibilterra, tra Spagna e Marocco), dunque
Tuttavia queste ipotesi sono state respinte dalla maggior nell’Oceano Atlantico.
parte dei ricercatori poiché non è stata trovata alcuna Atlantide era uno Stato utopistico, molto civilizzato e
struttura dalle caratteristiche simili in tutto il Vicino Oriente. governato da una stirpe di Re e Regine dalle caratteristiche
Il sito è stato catalogato durante una spedizione archeologica divine, figli del dio dei mari Poseidone. Le città di Atlantide
condotta negli anni 1967-1968 dai ricercatori Shmarya erano progettate a cerchi concentrici, con un’abbondanza di
Gutman e Claire Epstein. maestosi palazzi che, secondo il racconto di Platone, erano
I geometri, per tracciare il luogo sulle carte, utilizzarono adornati di meravigliose e imponenti statue.
alcune mappe siriane e strumenti di tracciamento triangolare, Tuttavia prima della sua distruzione ebbe il sopravvento la
sempre di progettazione e produzione siriana. Dopo questi corruzione a causa dell’eccessivo lusso e del declino della
studi iniziali, negli anni Ottanta sono fatti scavi condotti dai morale.
professori israeliani Moshe Kochavi e Yoni Mizrachi, Che questo antico sito archeologico israeliano sia una
riproduzione in pietra in scala più piccola di quello che fu il
meraviglioso regno antidiluviano di Atlantide?
E soprattutto, è possibile che i costruttori di Gilgal
Refā’īm abbiano qualcosa a che vedere con i sopravvissuti
dell’evento apocalittico che – stando alla narrazione di
Platone – fu così disastroso da inghiottire il continente nelle
profondità marine addirittura in una sola notte?

LA CITTÀ DEI “REFĀ’ĪM”


Come si può facilmente intuire anche dal nome, c’è un forte
collegamento tra questa sensazionale architettura megalitica
e l’antica popolazione dei Refā’īm (da cui prende appunto il
nome), una delle famose tribù di “giganti” citati più volte
all’interno della Bibbia.
Ci sono anche molti dati che avvalorerebbero l’ipotesi

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Misteri e Storia

giganti”. La descrizione più esplicita della dimensione del


popolo di Bashan si trova in Deuteronomio 3, 11: “Poiché Og,
re di Bashan, era rimasto l’unico superstite della stirpe dei
giganti. Ecco, il suo letto era un letto di ferro (e non si trova
forse a Rabbah degli Ammoniti?). Esso misura nove cubiti di
lunghezza e quattro cubiti di larghezza, secondo il cubito
d’uomo”.
secondo cui questi resti sono testimonianze archeologiche Secondo la tradizione ebraica – e secondo alcuni esegeti
dei mitici territori in cui regnò questa leggendaria tribù di biblici – molti di questi antichi giganti avevano enormi
giganti. A tal proposito la Bibbia è ricca di notizie sul conto capacità non solo fisiche, ma anche psichiche.
dei Refā’īm. Ecco una carrellata di passi attinenti alla nostra Secondo alcuni riferimenti sparsi nella Bibbia – che possono
indagine: apparire “fantascientifici” e che per questo vengono
Genesi 14:5 afferma: “Nell’anno quattordicesimo arrivarono generalmente non considerati nell’esegesi – l’antica razza
Chedorlaomer e i re che erano con lui e sconfissero i Refaim adamitica che abitò la Terra e la prima stirpe di giganti
ad Astarot-Karnaim, gli Zuzim ad Am, gli Emim a Save- avevano capacità eccezionali, come la visione a distanza, la
Kiriataim”. capacità di controllare gli animali con il pensiero, la
Si trattava di esseri di grande statura: “Anche questo Paese possibilità di sfruttare pienamente le proprie capacità
era reputato Paese di Refaim: prima vi abitavano i Refaim e cognitive e intellettive e addirittura anche il potere della
gli Ammoniti li chiamavano Zanzummim: popolo grande, “levitazione”.
numeroso, alto di statura come gli Anakiti…” (Deut 2, 20-21). Essi avevano anche il potere di pronunciare e rimuovere
“Alla mezza tribù di Manasse diedi il resto di Galaad e tutto il maledizioni, di curare malattie e di conoscere e predire il
regno di Og in Basan: tutta la regione di Argob con tutto futuro. Erano estremamente intelligenti e sapevano tutto
Basan, che si chiamava il paese dei Refaim” (Deuteronomio sulla scienza, sull’architettura e sull’ingegneria.
3:13). E ancora, in Giosuè 12:4: “Poi il territorio di Og re di Queste antiche e precisissime indicazioni tramandate nei
Basan, uno dei superstiti dei Refaim, che abitava ad Astaroth millenni sia per iscritto che per via orale hanno portato molti
e a Edrei, e dominava sul monte Hermon, su Salca, su tutto esegeti del testo ebraico, così come altri ricercatori, a
Basan sino ai confini dei Ghesuriti e dei Maacatiti, e sulla considerare la possibilità che queste antiche razze,
metà di Galaad, confine di Sihon re di Heshbon”. combinando le loro sensazionali abilità, sarebbero state in
I Refaim dunque abitavano il luoghi chiamati “Ashtherot- grado di progettare e costruire gli antichi monumenti
Karnaim”. A soli dieci miglia di distanza dagli anelli c’era il dell’antichità che, ancor oggi, appaiono dalla progettazione
sito di un’antica città cananea chiamata Ashtherot. ed esecuzione inspiegabile agli occhi dell’uomo moderno,
In Deuteronomio 3, 13 si dice che: “e diedi alla mezza tribú di come ad esempio le grandiosi piramidi di Giza e tutti gli altri
Manasse il resto di Golan e tutto Bashan, il regno di Og (tutta meravigliosi monumenti megalitici sparsi in ogni parte del
la regione di Argob con tutto Bashan si chiamava il paese dei mondo.

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Enigmi irrisolti Morte o fuga?

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Enigmi irrisolti Morte o fuga?


di Rino Di Stefano

L’FBI ribalta
la storia del nazismo:
“Hitler non morì
nel bunker
ma fuggì con Eva
Braun in Argentina”
Una squadra diretta dall’ex CIA Bob Baer ha ripercorso per History Channel il tragitto che avrebbe
compiuto il dittatore tedesco da Berlino a Bariloche, via Spagna. Declassificati oltre settecento
documenti sulle indagini segrete degli agenti americani dal 1945 al 1950.

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di Hoover nasce anche dal fatto che il dittatore russo Stalin il 31


luglio del 1945, durante l’incontro di Postdam con il presidente
americano Harry S. Truman e con il ministro statunitense Ja-
mes F. Byrnes, presenti il primo ministro britannico Clement
Attlee e il ministro degli Esteri sovietico Vjaceslav Molotov,
aveva dichiarato con molta fermezza “Hitler non è nelle nostre
mani”. E ha detto apertamente che, secondo lui, il dittatore era
fuggito.

La storia ufficiale
Prima di passare alle indagini dell’FBI, vediamo dunque che
cosa dice la storia ufficiale circa la scomparsa di Hitler.
Quando le truppe dell’Armata Rossa, al comando del generale
Zucov, conquistarono Berlino, (300 mila morti da parte russa,
40 mila per i tedeschi), i soldati sovietici furono i primi ad en-
trare nel bunker dove Hitler e i suoi si erano rifugiati. La cro-
naca di quei giorni è raccolta in un dattiloscritto di 114 pagine,
intitolato “Dossier Hitler”, ancora oggi conservato nell’Archi-
vio del Presidente della Federazione Russa con il numero di
matricola 41Sh/2v/i. Il primo occidentale a studiare ed esami-
nare il Dossier è stato il giornalista tedesco Ulrich Volklein,
che ha poi raccontato la sua esperienza nel libro “Hitlers Tod.
Die letzten Tage im Fuhrerbunker” (La morte di Hitler. Gli ul-
timi giorni nel bunker del Fuhrer), Steidl Verlag, Gottingen
1998. Come racconta lo stesso Volklein, “presunti testimoni
oculari diffondono versioni assolutamente inconciliabili sugli
ultimi avvenimenti nella catacomba hitleriana. E, di conse-
guenza, gli storici sono tutt’altro che concordi nel ricostruire
le ultime ore del Fuhrer”. Secondo la versione più accreditata
dei fatti, nel pomeriggio del 30 aprile 1945 Hitler e sua moglie

L
a storia dovrebbe essere riscritta: nuove prove la-
sciano ben pochi dubbi sul fatto che Hitler non
sia affatto morto nel bunker sotto la Cancelleria
di Berlino. Colui che venne definito “il più grande
criminale del Novecento”, sarebbe invece riuscito
a fuggire insieme alla moglie Eva Braun e ad un
gruppo di ufficiali del Terzo Reich (tra i quali il fedele segreta-
rio Martin Bormann), prima in Spagna e poi in Argentina. Que-
sto, almeno, è quanto rivela il Federal Bureau of Investigation
(FBI), che nel 2014 ha declassificato oltre 700 documenti relati-
vi alle indagini che vennero svolte dal 1945 al 1950 sulla pre-
sunta fuga di Adolf Hitler in America Latina. La desecretazione
è avvenuta grazie alla legge Freedom of Information Act (Atto
per la libertà di informazione), emanata negli Stati Uniti il 4 lu-
glio del 1966, durante il mandato del presidente Lyndon B.
Johnson. La ricostruzione di quella fuga è stata resa pubblica
nell’autunno 2015 grazie al programma televisivo “Hunting Hi-
tler” (A caccia di Hitler) su History Channel. In otto puntate,
una squadra di professionisti ha ripercorso l’itinerario che sa-
rebbe stato seguito dal dittatore tedesco, trovando prove e te-
stimonianze che, apparentemente, non lasciano dubbi su
quanto accadde tra l’Europa e l’America Latina nei mesi suc-
cessivi alla capitolazione della Germania. Secondo quanto si
può leggere nei documenti FBI, gli Americani non hanno mai
creduto al presunto suicidio del dittatore tedesco. Come disse
Edgard Hoover, mitico direttore dell’FBI, “gli ufficiali dell’eser-
cito americano di stanza in Germania non hanno localizzato il
corpo di Hitler e non c’è alcuna fonte attendibile che possa so-
stenere definitivamente che Hitler sia morto”. La convinzione

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Enigmi irrisolti Morte o fuga?

Eva Braun (che aveva sposato appena il giorno prima) si tol-


sero la vita ingerendo una fiala di cianuro. Hitler si sarebbe
anche sparato un colpo alla testa con una delle sue pistole. La
sera del primo maggio, invece, i coniugi Joseph e Magda Go-
ebbels uccisero i loro sei figli col veleno e poi si suicidarono.
Lui era il potente ministro della Propaganda nella Germania
nazista. I cadaveri degli adulti vennero dati alle fiamme con
benzina e poi sotterrati. Quelli dei bambini, invece, furono la-
sciati sui letti.
I russi trovarono tutti i corpi, ma dovettero arrendersi di fron-
te ai problemi che le autopsie rivelarono. Vennero eseguite tra
il 7 e il 9 maggio 1945 nell’ospedale militare da campo di Ber-
linoBuch e a praticarle furono sette periti guidati dal capo
esperto di Medicina legale del fronte bielorusso, colonnello
Faust Josifovic Skaravski. Mentre non ci furono dubbi circa le
identità della famiglia Goebbels, si crearono diverse perples-
sità per quanto riguarda quelle di Hitler e di sua moglie. Par-
tiamo da quest’ultima. Per quanto non riconoscibile a causa
del corpo devastato dalle fiamme, la donna della quale si sta-
va esaminando il cadavere doveva avere tra i 30 e i 40 anni ed

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era alta circa 150 centimetri. Anche se i resti riportavano il


classico odore di mandorle amare tipico delle fiale di cianuro,
i chirurghi trovarono nel torace della donna un ampio squar-
cio intercostale e sei grosse schegge d’acciaio nei polmoni.
Quella persona, dunque, era stata colpita dai frammenti di
una granata.

Un cadavere più basso


Un altro enigma fu il corpo del presunto Hitler. Alto 165 centi-
metri, doveva avere tra i 50 e i 60 anni, era privo di un testico-
lo e, per quanto completamente sfigurato, non aveva alcun
segno visibile di gravi ferite mortali. Anche se gli impianti
dentali avevano più o meno confermato la somiglianza con
quelli dello scomparso dittatore (almeno secondo le testimo-
nianze raccolte dagli inquirenti russi, il tenente colonnello
Fedor Parparov e il maggiore Igor Saveliev, i quali però non
nascondevano le loro riserve circa quanto avevano sentito),
c’erano un paio di problemi. Prima di tutto, che fine aveva
fatto il colpo di pistola alla testa? Diversi testimoni avevano
affermato di aver visto Hitler morto con una ferita d’arma da dare il gruppo è stato Bob Baer, ex agente della CIA per 21
fuoco alla testa. Secondo punto, Hitler, era alto 172 centime- anni e uno dei più esperti investigatori di spionaggio interna-
zionale negli Stati Uniti. Avendo condotto complesse indagini
di controspionaggio durante la sua carriera, compresa la cat-
tura di Saddam Hussein, Baer ha applicato gli stessi metodi
circa la presunta fuga di Hitler, riuscendo a verificare sul cam-
po i rapporti che gli agenti dell’FBI avevano preparato nel-
l’immediato dopoguerra. Per la cronaca, il personaggio inter-
pretato da George Clooney nel film “Syriana” è basato sulla
sua vita. Insieme a Bob Baer, l’inchiesta è stata condotta an-
che dal dottor John Cencich (PhD), professore senior di Giu-
stizia criminale. Cencich è un docente di lunga esperienza ed
è stato lui che ha condotto le indagini che hanno portato al-
l’incriminazione del presidente serbo Slobodan Milosevic.
Inoltre, è anche l’unico uomo nella storia ad aver portato un
membro di governo ad affrontare un processo per crimini di
guerra. Chi lo conosce, parla della sua insuperabile abilità ad
analizzare, confrontare e mettere insieme tutte le prove circo-
stanziali, per arrivare a elaborare un caso come questo, vec-
chio ormai di 70 anni. Terzo elemento del gruppo è Tim Ken-
nedy, sergente di prima classe della 7° Unità Forze Speciali
dell’esercito americano, medaglia di bronzo per il suo valore
tri e non 165. Del resto, se guardiamo i vecchi filmati dell’epo- sotto il fuoco nemico. Kennedy, veterano del Medio Oriente
ca, quando Hitler era insieme a Mussolini, si vede chiaramen- dopo la strage dell’11 Settembre, ha partecipato alle inchieste
te la differenza d’altezza tra i due dittatori: quello italiano era contro alQaeda e Bin Laden, con esperienze operative anche
alto 168 centimetri, il tedesco 4 in più. Di chi era, allora, il cor- in Argentina. E’ dunque il caso di dire che in questa squadra
po carbonizzato? Qualcuno ipotizzò che Hitler e Eva Braun sono state messe insieme l’abilità investigativa di Bob Baer,
fossero fuggiti e che, al loro posto, fossero stati messi i corpi l’analisi comparata di John Cencich e la capacità operativa di
di altre due persone: una donna deceduta durante i bombar- Tim Kennedy.
damenti (da qui le ferite da granata) e uno dei tanti sosia di
cui Hitler si circondava. I testimoni sopravvissuti avrebbero Le indagini sul campo
volontariamente taciuto la verità per evitare che gli alleati si Il documentario inizia con il messaggio lanciato dalla radio
mettessero alla ricerca del loro capo. Qualunque sia la realtà tedesca, annunciante la morte di Hitler. Subito dopo seguono
delle cose, non si è mai riusciti a chiudere del tutto il capitolo le dichiarazioni di Edgard Hoover che, nel 1947, rivela senza
della morte del dittatore tedesco. Le rivelazioni dell’FBI apro- mezze misure che non esiste alcuna certezza circa la morte di
no dunque una nuova prospettiva sul mistero di Hitler. Hitler. A seguire, si parla della ricostruzione degli avvenimen-
ti relativi agli ultimi giorni di Hitler, citando anche l’opinione
La squadra di Hunting Hitler di Stalin riguardo la sorte di Hitler. Nel 2009 un gruppo di
Realizzato dalla Karga Seven Pictures per History Channel, il scienziati americani aveva chiesto ai russi qualche campione
documentario è basato sulle ricerche effettuate da un team di della salma del presunto Hitler, per poterlo analizzare. Ma
specialisti che ha seguito passo passo le indicazioni lasciate quello che venne consegnato, sottoposto all’esame del DNA,
dall’FBI sulle tracce di Hitler dopo la caduta di Berlino. A gui- si rivelò essere di una donna. Si arriva così al 2014, quando i

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Enigmi irrisolti Morte o fuga?

documenti dell’FBI vengono declassificati. Si tratta di rappor-


ti di agenti che rivelano come la persona di Hitler sia stata vi-
sta in giro per il mondo, subito dopo la caduta di Berlino. A
quel punto, convinto che qualcosa di concreto ci sia dietro
tutte quelle indagini, Baer mette insieme investigatori inter-
nazionali, cacciatori di nazisti, scienziati forensi, giornalisti
investigativi, militari e il dottor Cenchich, per accertare quan-
to ci sia di vero nelle indagini eseguite a suo tempo dagli
agenti dell’FBI. In una vecchia lettera di Edgar Hoover, si leg-
ge che Hitler vive in Argentina, in una grande struttura sotter-
ranea. In un altro rapporto, risalente all’11 agosto 1945, si ri-
pete che il dittatore tedesco era ospite in una vecchia struttu-
ra sotterranea, con centinaia di nazisti, a circa 1000 km a
ovest di Florianapolis, 700 km a nordnord ovest di Buenos Ai-
res. La comunità più vicina è Charata, ed è lì che Baer spedi-
sce subito Tim Kennedy insieme a Gerard Williams, giornali-
sta investigativo di ottima reputazione (BBC, Reuter, eccete-
ra) che per dieci anni si è occupato dei nazisti in Sud America.
Insieme a Kennedy e Williams c’è anche il cacciatore di nazi- una scala ben costruita, dotato di sistema di areazione a due
sti Steven Rambam: durante la sua carriera ne ha rintracciati condotti. I muri sono piastrellati e il pavimento in cemento.
170 in giro per il mondo. A quel punto le indagini del gruppo si spostano su quella che
era la tenuta di proprietà di Karl Buck. Per accertare se sotto il
Arrivo a Charata terreno ci fosse un sotterraneo, gli americani si avvalgono
dell’opera di David Kelly, compagno d’armi di Tim Kennedy
in Irak. Con un georadar, e cioè una macchina in grado di ve-
rificare la presenza di locali sottoterra, Kelly comincia a il suo
lavoro ispettivo. E qualcosa salta fuori. Infatti, ad una profon-
dità tra i 2,50 e i 3 metri, il georadar localizza una galleria sot-
terranea. Ma è una proprietà privata e non vengono concessi
permessi per scavare nella zona.

Una casa in mezzo alla jungla


Intanto, a Los Angeles, Bob Baer e il dottor Cencich scoprono
che a Misiones, altro piccolo centro dell’Argentina a 950 km da
Buenos Aires, alcuni archeologi hanno trovato una palazzina
residenziale di proprietà tedesca nel bel mezzo della jungla.
Nessuno sa perché sia stata costruita proprio lì e a che cosa ser-
visse. Tim e il suo gruppo vengono inviati immediatamente sul
posto, insieme a Philip Kiernan, esperto in archeologia tede-
sca. Dopo aver guidato per tutta la notte, Tim e Philip raggiun-
gono il campo base degli archeologi e incontrano Daniel Sha-
velzon, direttore dello scavo. Non ci sono dubbi: Shavelzon
A Charata il gruppo trova un anziano testimone che dice loro spiega che la struttura trovata risale agli anni 40 e, con ogni
come, a quei tempi, i nazisti fossero tenuti in alta considera- probabilità, serviva da rifugio ai nazisti in fuga. C’erano due ca-
zione da quelle parti. Un altro, tale Juan Alberto, li porta a ve-
dere una vecchia scuola tedesca che sorgeva nel centro di
Charata. L’ultimo direttore della scuola fu Karl Buck, cono-
sciuto dai servizi segreti americani come agente nazista. Tra
l’altro, Juan è autore di un libro che parla proprio della poco
pubblicizzata presenza dei tedeschi nella cittadina. Ed è lo
stesso Juan che rivela al gruppo di investigatori statunitensi
come nel 1970 sia stata scoperta, in una zona rurale ad est di
Charata, una cantina segreta contenente documenti, armi e
bandiere del regime nazista. Gli americani notano un’altra
cosa: la gente del posto ha ancora paura a dare informazioni
sui tedeschi. Ed è quello che succede anche quando arrivano
alla fattoria dove venne scoperta la cantina, a oltre 15 chilo-
metri dalla città. I proprietari mettono subito le mani avanti,
spiegando che a scoprirla fu il precedente proprietario. Loro
non sanno assolutamente nulla. Mostrano anche la cantina: si
tratta di un locale sotterraneo, al quale si accede attraverso

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mere da letto, una cucina e un bagno. Il pavimento è realizzato Tornando a Los Angeles, Baer e Cencich vogliono controllare
con piastrelle gialle e blu. Il direttore dello scavo mostra anche che cosa sia rimasto del bunker di Hitler e se sia possibile tro-
una scatola trovata all’interno di un muro. Tra le altre cose, vare un qualunque riferimento a come sono andate realmente
conteneva monete tedesche degli anni 40 e due fotografie: in le cose in quel giorno del 1945. Allo scopo inviano a Berlino
una c’era un ragazzo che indossava la divisa nazista, con la sva- Lenny DePaul, un cacciatore di uomini tra i più abili al mon-
stica sul braccio. L’altra era un’istantanea con Hitler e Mussoli- do. DePaul era al comando di 380 investigatori a tempo pieno
ni in primo piano. Curiose le caratteristiche della costruzione: i (US Marshall), incaricati dal Congresso degli Stati Uniti di ri-
muri erano tutti in pietra e lo stile di questa villa immersa nella cercare i peggiori criminali in fuga. Per l’occasione, DePaul ha
jungla era chiaramente europeo. C’era persino un’ampia veran- interpellato Sasha Keil, cofondatore di “Berlino Sotterranea”,
da che si affacciava sulla jungla. Come Philip Kiernan fa osser- un’organizzazione che conserva un ampio archivio di docu-
vare, se la casa fosse stata costruita in mattoni, bisognava ac- menti del Terzo Reich. Scartabellando tra le varie pagine, Keil
quistarli e farseli mandare. Dunque, in città l’avrebbero saputo trova le testimonianze del capitano della SS Heinz Linge, ca-
tutti. Se, invece, fai lavorare quattro o cinque persone nella meriere personale di Hitler, e dell’autista personale di Hitler,
jungla, senza che le autorità ne siano al corrente, nessuno sa- il soldato delle SS Erich Kempa. Ebbene, né Linge né Kempa
prà mai che cosa stai facendo. dissero di aver visto personalmente i corpi senza vita di Hitler
Il bunker di Hitler e di sua moglie. Affermarono, invece, che quei cadaveri ap-

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Enigmi irrisolti Morte o fuga?

jungla a Misiones. Il primo edificio è una residenza molto lus-


suosa. Il secondo non si capisce bene. Forse era una specie di
grande camera blindata, visto lo spessore dei muri. Ma non si
riesce a comprendere a che cosa servisse. C’è anche un terzo
edificio, probabilmente un laboratorio, con tunnel sotterra-
neo che forse serviva a incanalare l’acqua piovana. Tra le ro-
vine, diverse bottiglie di farmaci, la maggior parte dei quali
per problemi di stomaco. Dal momento che la peggiore preoc-
cupazione di Hitler era costituita dai problemi allo stomaco,
gli investigatori ipotizzano che quella struttura nascosta nella
jungla sia stata fatta apposta per nascondere un personaggio
importante come il dittatore tedesco. Non è un’idea balzana:
come si vedrà nel corso delle indagini, ben prima della fine
della guerra i tedeschi avevano realizzato in varie parti del
partenevano ad un uomo e a una donna avvolti nelle coperte mondo strutture in grado di nascondere personaggi in fuga,
e che a loro era stato detto che fossero appunto quelli del dit- in perfetta sicurezza. In altre parole, si erano già preparati ad
tatore e di Eva Braun. Il fatto poi che le varie testimonianze affrontare un’eventuale sconfitta allestendo un corridoio di
fossero di fatto contraddittorie e in diverse occasioni anche emergenza per il proprio leader. Da notare che, quando le
opposte fra loro, fa considerare al team di Hunting Hitler che strutture non servivano più, venivano subito demolite per
il caso della morte del dittatore sia davvero ancora aperto. non lasciare tracce.
Baer e Cencich giungono alla conclusione che una risposta Parlando delle ultime ore di Hitler nel bunker, Cencich spiega
alla scomparsa di Hitler può trovarsi soltanto in Argentina, che è stato in Russia dove gli hanno mostrato un teschio di-
paese che ha dato ospitalità a diverse centinaia di nazisti in cendo che era quello di Hitler. Bastò un piccolo esame per ac-
fuga. Qualcuno, come Adolf Eichmann, viveva allo scoperto certare che quel cranio era appartenuto ad una donna sulla
con il nome di Riccardo Klement, lavorando come meccanico trentina e mostrava i buchi di una pallottola. In teoria, quindi,
nella fabbrica Mercedes Benz di Buenos Aires. Fino a quando avrebbe potuto appartenere ad Eva Braun, ma non risulta che
non venne catturato dagli israeliani. la moglie di Hitler si fosse sparata. Cencich afferma che
l’ideale sarebbe poter confrontare il DNA del teschio con
Farmaci per lo stomaco quello di un parente vivente della Braun. Per ottenerlo, Lenny
Intanto Tim Kennedy e Philip Kiernan, esperto di archeologia DePaul e l’investigatore privato tedesco Stephan Schlentrich,
tedesca, esaminano la struttura trovata nel bel mezzo della si recano presso l’abitazione dell’unica parente ancora in vita

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Enigmi irrisolti Morte o fuga?

di Eva Braun, in un piccolo sobborgo della Germania sudocci- piano per far fuggire il fuhrer già due anni prima della fine
dentale. Ma viene loro sbattuta la porta in faccia: la donna della guerra. Inoltre, il 20 aprile del ’45, giorno del suo com-
non vuole avere a che fare con quella storia. pleanno, Hitler disse chiaramente che accettava di andare a
Sud. Quello fu anche l’ultimo giorno in cui gli abitanti del
La fuga dal bunker bunker videro Hitler vivo. Ma la testimonianza più straordi-
Chiusa l’opportunità della parente di Eva Braun, Baer si do- naria fu quella dell’ammiraglio nazista Karl von Puttkamer, il
manda come abbia potuto fare Hitler a fuggire dal bunker, su- quale raccontò che il 21 aprile otto o dieci aerei decollarono
perando le linee russe. Tra l’altro, nel 1999 il Fuhrerbunker è dagli aeroporti di Staaken e Tempelhof in direzione sud. L’ae-
stato riempito e interrato per costruire un parcheggio, per cui reo dell’ammiraglio decollò da Staken, tutti gli altri da Tem-
non esiste più. Christoph Neubauer, storico forense e artista pelhof. Dai registri di volo degli aerei che abbandonarono
del 3D, ha trascorso circa un decennio in cerca di prove per Berlino, risulta che, oltre ai piloti e ai militari, c’erano almeno
realizzare la ricostruzione storica in 3D del bunker di Hitler. 16 passeggeri. Il primo aereo, inoltre, era stato caricato con gli
Riesce dunque a farne una copia abbastanza attendibile. effetti personali di Hitler. Che motivo c’era di portar via quel
Il problema, però, è un altro. Come avrebbe fatto Hitler a fug- materiale, se Hitler non fosse stato su quel volo?
gire dal bunker, se la zona in cui si trovava era ormai sotto il Un altro interrogativo era la posizione dell’aeroporto di Tem-
controllo dei russi? Ne discutono Lenny DePaul e Sasha Keil, pelhof. Da un controllo, emerge che questo scalo si trovava
un esperto della Berlino di quegli anni. Le tre possibili vie di all’interno delle linee di difesa tedesche e i russi riuscirono ad
fuga erano via mare, treno o aereo. Escluse le prime due per occuparlo soltanto il 28 aprile del ’45. Quattro giorni dopo i te-
ovvi motivi logistici, non restava che l’ultima. Tanto più che deschi si arresero. Ma come avrebbe potuto Hitler raggiunge-
il 28 aprile del ’45 (due giorni prima del presunto suicidio di re l’aeroporto, se tutto intorno al bunker infuriava la batta-
Hitler) la pilota collaudatrice Hanna Reitsch, che apparteneva glia? Studiando la Berlino sotterranea, gli investigatori ameri-
al giro di Hitler, portò in volo fuoridalla Berlino assediata dai cani hanno così scoperto che un tunnel della metropolitana
russi, il generale della Luftwaffe Robert Ritter von Greim. Sa- collegava direttamente l’area del bunker con l’aeroporto di
rebbe stato dunque possibile che Hitler avesse pianificato la Tempelhof. Il cerchio si chiude: a quel punto ci sono le prove
fuga, in modo che nessuno ne sapesse nulla? Basandosi sulle che il 21 aprile avvenne l’esodo di alcuni grandi gerarchi nazi-
centinaia di ore di interrogatori ai membri della ristretta cer- sti che lasciarono Berlino via aereo. Tra di loro, poteva benis-
chia di Hitler da parte di Michael Musmanno, giudice del pro- simo esserci anche Hitler, i cui effetti personali viaggiavano
cesso di Norimberga, Keil riesce a trovare alcune dichiarazio- con lui.
ni illuminanti. Un tenente tedesco affermò che esisteva un UBoot, la via del mare

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Enigmi irrisolti Morte o fuga?

Secondo un rapporto FBI dell’epoca, sei alti ufficiali argentini


avrebbero aiutato a nascondere Adolf Hitler, giunto in Sud
America con un sottomarino. Gli UBoot tedeschi approdarono
in Argentina, lungo la penisola di Valdes, sulla costa meridio-
nale. Secondo le relazioni ufficiali, il 5 maggio del ’45 a tutti i
sottomarini tedeschi venne ordinato di entrare nel porto più
vicino per la resa. Quasi tutti i capitani ubbidirono, ma 46
UBoot non si fecero vedere. Due di questi, emersero al largo
delle coste argentine e si arresero tre mesi dopo.
Bob Baer si domanda quale distanza possa percorrere uno di
quei sottomarini, senza fare rifornimento. Il dottor Cencich
risponde 14mila km, e la distanza tra l’Europa e il Sud Ameri-
ca è di circa 12mila km. Per determinare se ci sono testimo-
nianze circa la presenza di sottomarini tedeschi in Argentina,
Baer invia Steven Ramban, cacciatore di nazisti, Tim Kenne-
dy, delle forze speciali dell’esercito USA, e Gerrard Williams,
giornalista investigativo, nel presunto approdo argentino di
Hitler. Dopo aver guidato per ore, alla fine la squadra raggiun-
ge la punta della penisola di Valdes, esattamente nel punto
preciso dell’approdo, secondo i rapporti FBI. Tuttavia, i tre si
rendono presto conto che quel posto, dotato di un faro nel bel
mezzo del nulla, è troppo scomodo da raggiungere e non sa-
rebbe stato agevole per un uomo di 56 anni, come Hitler. De-
cidono, dunque, di cercare un approdo più confortevole per
un sottomarino. Analizzando i rapporti FBI, il gruppo scopre
che la persona che faceva da punto di riferimento per i nazisti
in fuga, era un certo Geraldo Lahusen, proprietario di un’im-
portante azienda (laGerman Lahusen, molto nota nel com-
mercio della lana) con sede a San Antonio Oeste, poco distan-
te dalla penisola di Valdes. Lahusen e i suoi dipendenti erano
nazisti convinti e avevano giurato fedeltà a Hitler. Poco per
volta emerge il piano nazista in Sud America: creare una rete
di aziende floride che, all’occorrenza, avrebbero potuto finan-
ziare e sostenere i nazisti in fuga. Per la cronaca, questo in-
treccio economico è giunto sino a noi ed è esteso in tutto il
mondo. Intanto a Berlino Lenny De Paul e Sasha Keil scopro-
no che il bunker e l’aeroporto sono collegati da un tunnel del-
la metropolitana lungo 3,5 km. La galleria della linea U6, ter-
mina a 275 metri dall’aeroporto, l’unico tratto scoperto che
avrebbe dovuto percorrere Hitler nella sua fuga. Ma ci sono
alte probabilità che durante la guerra ci fosse una galleria che
univa l’uscita della metropolitana all’entrata dell’aeroporto.
La cercano con il georadar e, alla fine, la trovano. Si tratta di
un tunnel alto circa 3 metri e largo uno che portava dall’uscita
della metropolitana all’interno dell’aeroporto: i tedeschi,
dunque, avevano preparato con cura la fuga dei propri capi.

Niente, come ci si aspetta dai tedeschi, era stato lasciato al


caso. A guerra conclusa, comunque, quella galleria venne
murata.

Venti aerei per fuggire da Berlino


La scena ritorna in Argentina, dove la squadra americana sco-
pre che Lahusen era un ricco imprenditore che controllava
anche il Banco Nation, la banca locale. I tre vengono in con-
tatto con un testimone che parla loro della presenza di un sot-
tomarino tedesco nel porto di San Antonio Oeste. Non solo.
Tre mesi dopo la fine della guerra, la nave argentina Mendoza
avvista un sottomarino tedesco che operava nel loro stesso
mare. Gli americani trovano anche un vecchio subacqueo,

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Enigmi irrisolti Morte o fuga?

Tony Brochado, che per decenni ha lavorato nelle acque della poggio di non poco conto in terra spagnola. Baer invia Ger-
zona. Brochado sostiene che la presenza di sottomarini tede- rard Williams e Lenny DePaul a Vigo, per studiare l’ambiente.
schi in quell’area, dopo la guerra, è assolutamente certa. E A loro si unisce lo storico Edoardo Rolland, esperto della pre-
porta anche la testimonianza di una donna italiana, tale si- senza tedesca in Galizia. Quest’ultimo fa delle rivelazioni fon-
gnora Paesani, che dalla sua cucina aveva visto un sommergi- damentali agli amici americani. Si viene così a sapere che nel-
bile in un posto detto Caleta de los Loros. A Los Angeles, nel la baia di Vigo, sull’Atlantico, c’è sempre stata un’intensa atti-
centro comandi dal quale l’intera operazione viene seguita, vità di sottomarini tedeschi durante e dopo la guerra. Dal mo-
Baer riflette su quello che deve essere stato il piano di fuga mento che il tungsteno serve a rendere più duro l’acciaio, è si-
dei gerarchi nazisti. Studiando le carte dell’epoca, ha scoperto curo che quel sito spagnolo fosse di importanza strategica per
che i tedeschi per le ricognizioni a lungo raggio usavano i Foc- i nazisti. Ma come mai gli UBoot tedeschi continuavano a far
keWulf Condor 200, aerei dotati di serbatoi di carburante sup- scalo a Vigo a guerra conclusa, quando delle città tedesche
plementari, in grado di percorrere fino a 3200 km con un pie- non restavano ormai che fumanti macerie? Rolland spiega
no. Hitler ne aveva 20 a disposizione. Considerando la situa- che da qualche parte continuava ad esserci una centrale nazi-
zione geografica del ’45, l’unico Paese in cui i tedeschi pote- sta operativa e che Vigo veniva utilizzata per far fuggire i cri-
vano trovare aiuto in caso di fuga, era la Spagna di Francisco minali nazisti dall’Europa. Probabile destinazione: la costa
Franco. meridionale dell’Argentina. Secondo fonti storiche, pare che i
fuggitivi si travestissero da sacerdoti, con il consenso del Vati-
I nazisti e la Spagna di Franco cano. Del resto, il coinvolgimento della Croce Rossa e della
Ed è proprio in Spagna che l’esercito americano si recò in cer- Chiesa cattolica nella fuga dei nazisti venne ampiamente pro-
ca di Hitler, su segnalazione dell’FBI. La squadra americana vato nel dopoguerra.
viene così a conoscenza che il dittatore spagnolo aveva una
residenza fortificata in Galizia e vi si trasferisce. Cercano di Hitler visto nel monastero
visitarla, ma vengono cacciati in malo modo. Indagando sul posto, gli americani incontrano lo storico gali-
Tuttavia, nel vecchio cimitero di La Coruna, trovano una sva- ziano Xavier Quiroga, il quale ha scritto un libro sul monaste-
stica su una lapide che indica l’ultima dimora di un gruppo di ro di Samos, un’imponente struttura religiosa risalente al set-
soldati tedeschi. E’ la prova che la Spagna di Franco manten- timo secolo, a circa 200 km da Vigo. Dal monastero dipendo-
ne contatti aperti con la Germania nazista fino all’ultimo. Ma no oltre duecento chiese della zona. Quiroga racconta che nel
questo non è il solo elemento di congiunzione tra la Spagna 1945 il monastero era guidato dall’abate Mauro, molto vicino
franchista e la Germania nazista. Nel 1944 l’allora OSS, l’Uffi- al dittatore Franco. In quell’anno cominciarono ad arrivare di-
cio dei Servizi Strategici che dopo la guerra assumerà il nome versi nazisti, travestiti da monaci. Il monastero li ospitava e
di CIA, lanciò il progetto “Safe Haven”(Paradiso Sicuro) per forniva loro documenti falsi e nuove identità, in attesa che si
rintracciare i movimenti di oro e beni nazisti nel mondo. Nel imbarcassero sui sottomarini che li avrebbero portati in Ar-
2009 questi documenti vennero resi pubblici e si venne così a gentina. Misteriosamente, la biblioteca e l’ala del monastero
scoprire che l’intera Spagna era una partner commerciale dei dove venivano ospitati i nazisti, nel 1950 vennero distrutte da
nazisti. In particolare la Galizia. A Vigo, 294mila abitanti, era un incendio.Un vecchio della zona afferma che il primo mag-
attivissima l’esportazione di tungsteno, una sostanza molto gio del 1945 vide con i suoi occhi Hitler in persona al mona-
usata per le armi da guerra. Solo nel 1945 il commercio di tun- stero. Era il giorno dopo la presunta morte del dittatore tede-
gsteno verso la Germania risultò essere di 22,7 milioni di dol- sco. Questo testimone afferma che nel 1945 aveva 15 anni e la-
lari, pari ad un valore attuale di 299 milioni di dollari. Questa vorava insieme ad altri operai alla costruzione di tunnel se-
montagna di soldi veniva gestita da una struttura tedesca in greti all’interno del monastero. Queste opere erano state ordi-
loco. Struttura, per inciso, che restò inalterata anche dopo la nate dai tedeschi. Fu durante quei lavori, che un giorno vide
guerra. Dunque, i nazisti potevano contare su un punto d’ap- distintamente Hitler. Del resto, la presenza del Fuhrer era

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Enigmi irrisolti Morte o fuga?

nota ai residenti della zona. Secondo il racconto del vecchio


spagnolo, Hitler era atterrato con un aereo, insieme ad altre
quattro persone, in una pista nei pressi della cittadina di Còr-
neas. Da qui, poi, lo avrebbero portato al monastero. Il vec-
chio insiste sul fatto che anche altre persone avrebbero visto
il dittatore tedesco, quando era sceso dall’aereo.
Gerrard e DePaul si recano quindi a Còrneas, in cerca di nuovi
testimoni. E un altro salta fuori. All’epoca aveva 18 anni e
spiega che stava pescando nel fiume, quando vide un aereo
abbassarsi sopra la sua testa. Atterrò in un campo di patate lì
vicino e ne uscirono il pilota con quattro o cinque soldati te-
deschi. Il giornalista spagnolo Serafin Terrajorres conferma
che sul posto c’era una caserma che ospitava soldati tedeschi.
Sul tetto di questa caserma si trovava un’antenna radio di 120
metri, costruita dalla Telefunken, all’epoca una delle indu-
strie di comunicazione più importanti della Germania. In se-
guito ne costruirono altre due, che svolgevano la funzione di e vulcanico, in prossimità del mare, completamente sgombro
radiogoniometro per gli aerei in avvicinamento. In pratica, di vegetazione, nel mezzo del quale sorge la villa. Da lì gli oc-
una specie di radio faro che permetteva l’atterraggio nella cupanti potevano controllare tutta l’area intorno. Senza om-
zona. Gli americani verificano anche la grandezza del campo bra di dubbio, quella costruzione in mezzo al nulla è una for-
di atterraggio: era lungo 2.454 metri e largo 430 metri. Ad un tezza, un nascondiglio ideale. Gli americani riescono ad otte-
Condor tedesco ne bastavano 1.800 per atterrare. nere il permesso di visitarla dagli attuali proprietari, una so-
cietà di sviluppo immobiliare che vuole trasformare la villa in
Rifornimento alle Canarie un resort turistico. Oltre a diverse stanze in grado di ospitare
Si presenta un altro problema. La distanza tra la costa spa- più di dieci persone, gli americani trovano anche una specie
gnola e quella argentina, come abbiamo visto, è di circa di struttura medica, completamente piastrellata. In altre pa-
12mila km. Si tratta di un viaggio molto lungo, estenuante. role, una specie di clinica dove si potevano effettuare opera-
Particolarmente gravoso, poi, per un uomo come Hitler che zioni chirurgiche e avere assistenza. Il posto ideale dove na-
soffriva di asma e ulcera. Baer si domanda, dunque, dove un scondersi, in caso di bisogno. Soprattutto per un fuggitivo del
sottomarino possa fare tappa prima di intraprendere la pista livello di Adolf Hitler.
atlantica. La risposta è una sola: le isole Canarie, a quel tempo
territorio neutrale in quanto parte della Spagna. Dopo 1500 Destinazione: San Carlos de Bariloche
km dalla partenza, sono l’unico posto dove un UBoot si pote- Secondo i documenti dell’FBI, vi sono due ipotesi praticabili
va fermare per fare rifornimento. La squadra americana, dun- per trovare quella che fu la destinazione finale di Adolf Hitler.
que, si sposta a Las Palmas, capitale della Gran Canaria. La prima dice che il dittatore tedesco e i suoi collaboratori si
La prima persona che incontrano è Francisco Kampof, discen- fossero diretti verso le Ande meridionali, dove poi si sarebbe-
dente di una delle più grandi compagnie navali degli anni ro nascosti in un ranch. La seconda, invece, afferma che Hi-
Quaranta: la Warman House. Era stata fondata da suo nonno, tler viaggiasse verso la vasta tenuta di un tedesco in Patago-
un ingegnere. Kampof spiega che durante la guerra gli UBoot nia. Comunque sia, la strada da percorrere passa per San Car-
tedeschi facevano regolarmente scalo a Las Palmas, dove fa- los de Bariloche, la Berlino argentina. Bariloche è nota da
cevano rifornimento, riparavano eventuali guasti e caricava- anni per essere l’epicentro della fuga dei criminali tedeschi in
no siluri. A Las Palmas, infatti, si trovava una forte concentra- Argentina. Qui, Reinhard Koops, ufficiale dell’intelligence na-
zione di tecnici tedeschi, in stretto contatto con la Germania. zista, ricercato per crimini contro l’umanità, è morto all’età di
Le comunicazioni radio venivano eseguite con quattro mac- 86 anni. Sempre qui, Erich Priebke, capitano delle SS, respon-
chine Enigma, cioè con uno strumento che criptava qualun- sabile del massacro di 325 italiani alle Fosse Ardeatine, ha vis-
que messaggio inviato via etere. Solo verso la fine della guer- suto liberamente, facendo l’insegnante, fino alla sua cattura
ra un gruppo di matematici inglesi riuscì a scoprire, e a de- nel 1995. A Bariloche, per essere chiari, gli stranieri non sono
criptare, il metodo di trasmissione. graditi e nessuno vuole avere a che fare con chi dà la caccia ai
Gli armamenti dei sottomarini venivano eseguiti in tunnel criminali nazisti. Tanto per dare un’idea più precisa di che co-
sotterranei, prossimi al mare. Javier Duran, un giornalista del s’è questo posto, occorre sapere che Bariloche è un remoto
posto, rivela che nella zona ci sono circa 7000 metri quadrati paese al confine con il Cile, isolato, inaccessibile e protetto
di gallerie, con ventilazione naturale e meccanica. I tedeschi, dal resto del mondo. Una volta era la roccaforte dei nazisti in
insomma, avevano costruito una vera e propria base militare fuga, che qui hanno ricostruito un angolo di Germania. L’ar-
segreta che costituiva uno strategico punto d’appoggio nel bel chitettura è in stile bavarese e non mancano i negozi che ven-
mezzo dell’Atlantico. Continuando ad indagare, gli americani dono cioccolato e altri generi tipicamente germanici. Per farsi
scoprono che il primo tedesco ad arrivare alle Canarie fu l’in- aiutare nel difficile compito di raccogliere informazioni, la
gegnere Gustav Winter che nel 1930 si trasferì alle Canarie, squadra americana ha assunto J.P. Cervantes, berretto verde
dove costruì una villa che divenne zona militarizzata sotto il con una lunga carriera militare alle spalle. Cervantes si era ad-
regime di Franco. E da allora che i tedeschi cominciarono a destrato proprio a Bariloche con i militari argentini, i quali gli
costruire la loro base alle Canarie. Gli americani si recano sul avevano detto che negli anni Quaranta la loro missione era
posto dove sorge la villa: si parla di 17 ettari di terreno privato proprio proteggere gli ufficiali delle SS rifugiati in loco. Del re-

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sto, nessuno a Bariloche parlerebbe mai con uno straniero. messi di alcun tipo. L’area, insomma, è off limits, per cui
Indagando a livello istituzionale, gli americani scoprono che l’unico sistema per vedere la villa è avvicinarsi di nascosto.
la linea ferroviaria che raggiunge Bariloche venne costruita Tim Kennedy si dice pronto a farlo, per cui gli americani deci-
dai tedeschi già nel 1934, undici anni prima della fuga di Hi- dono di raggiungere la locazione.
tler. I treni giungono da San Antonio Oeste, altra base nazista Dopo alcune ore di viaggio in motoscafo, la squadra arriva nei
in Argentina, a 640 km di distanza. Il maggior utilizzatore pressi della piccola insenatura dove sorge la villa. Subito no-
della linea ferroviaria era il tedesco Geraldo Lahusen, che tra- tano una torre di guardia che protegge l’area in entrata e in
sportava animali e persone fino a Bariloche. Insomma, un do- uscita. Se una mitragliatrice fosse piazzata lì, impedirebbe
minio tedesco in terra argentina costruito con largo anticipo, l’accesso di qualunque natante. L’imponente struttura di Casa
rispetto alla guerra, per poter permettere una comoda via di Inalco sorge a una decina di metri dalla spiaggia, circondata
fuga, con protezione politica e finanziaria, qualora le cose si da una fittissima vegetazione alle sue spalle. Tim Kennedy
fossero messe male. conta tre comignoli, due porte d’ingresso, quindici o dicias-
sette finestre. Kennedy ferma il motoscafo dietro una delle
Casa Inalco, la villa sul lago due isolette di fronte alla villa, affinché non si possa notare
Secondo i documenti FBI, Hitler avrebbe vissuto per un certo dalla villa, e scende in acqua.
periodo di tempo in una villa protetta nei pressi di Bariloche, A nuoto arriva fino alla villa. La prima cosa che vede, toccata
la Casa Inalco. Il nascondiglio era perfetto. Si tratta, infatti, di terra, è una rampa da idrovolanti che dal lago arriva fino al-
una residenza a diversi chilometri dalla città, circondata da l’ingresso della villa.
180 ettari di fitta foresta e accessibile solo dal lago, nei pressi E’ chiaro che sia proprio quello il mezzo di trasporto più usato
del quale si trova. Due isolette ne nascondono la vista. Nessu- dai proprietari della villa. L’edificio, comunque, non è disabi-
na strada raggiunge la villa. Tutto quello che si sa è che tutto tato. Mentre Kennedy ispeziona la zona, nota una persona
quel terreno venne acquistato nel 1940 da Jorge Antonio, che esce dalla villa e si dirige verso la spiaggia. L’americano si
capo della Mercedes Benz in Argentina, uno dei primi nazisti nasconde e aspetta fino a quando il custode non rientra in
ad essersi trasferito qui. La residenza venne completata nel casa. Poi, torna a nuoto verso il motoscafo. Bob Baer, a Los
1945 e poi non se ne sentì più parlare. Il problema è che la vil- Angeles, decide che sia il caso di sapere qualcosa di più su
la ancora oggi è proprietà privata e che gli attuali proprietari, quella villa che si configura come un perfetto nascondiglio
dei quali non si sa assolutamente nulla, non rilasciano per- per un fuggitivo come Hitler. Questa volta Tim Kennedy sarà
affiancato da J.P. Cervantes e si faranno precedere da un dro-
ne, che controllerà la situazione dall’alto. Questa volta sco-
prono che, dietro la villa, c’è il sistema di areazione di un tun-
nel sotterraneo. Controllano con una microtelecamera in fi-
bra ottica, dotata di un tubo di trenta metri. Ma si accorgono
che sottoterra ci sono solo macerie.
Il tunnel è stato fatto saltare.

La testimone che vide Hitler


Proseguendo nelle loro indagini, gli americani apprendono
dai documenti FBI che Hitler sarebbe stato ospite anche del-
l’albergo Eden di La Falda, poco fuori Cordoba, a metà tra Ba-

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Enigmi irrisolti Morte o fuga?

riloche e Misiones. Vi si recano. Scoprono così che questo ho- tre, che vicino all’albergo si trovava una stazione radio dotata
tel, il più lussuoso della zona, era di proprietà di Ida e Walter di una lunga antenna che, invece di essere in verticale, era
Eichhorn, due nazisti della prima ora che si erano trasferiti in stata collocata orizzontale, forse per non essere notata dall’al-
Argentina già nel 1912. Nelle lettere, Hitler li chiamava “miei to. Per verificare l’informazione, Baer manda la sua squadra
cari amici”. A questo punto pare evidente che almeno una de- in Brasile. A Cassino gli americani incontrano Alessandra Far-
cina d’anni prima della fine della guerra, la Germania aveva hina, direttrice ed esperta della storia dell’albergo della zona,
costruito in Sud America un tessuto economicofinanziario in l’Hotel Atlantico. La donna conferma che quello è lo storico, e
grado di nascondere e sostenere finanziariamente i propri unico, albergo della zona. Ed è lo stesso molto frequentato
capi, qualora la situazione fosse precipitata da un punto di vi- dai tedeschi nel dopo guerra. Scartabellando negli archivi del-
sta militare. Quando gli americani giungono sul posto, l’Alber- la Gazzetta, un giornale locale, il giornalista Gerrard Williams
go Eden è ormai in disuso da anni. Ariel Mansoni, uno storico scopre che il 5, 6 e 7 febbraio del 1947 al Grand Hotel Atlantico
locale, spiega che la struttura a suo tempo era l’hotel più lus- di Cassino si svolse uno spettacolo di danza classica, prima
suoso dell’Argentina e aveva ospitato numerosità celebrità, ballerina Liza Cova. La notizia dell’agente francese pare dun-
come Albert Einstein. Negli anni Trenta era il punto d’incon- que confermata. Un’altra conferma arriva dalla dottoressa
tro dei nazisti della regione di Cordoba. L’aiuto di Mansoni di- Tais Capello, una storica che da anni studia la presenza dei
venta determinante per scoprire un’altra testimone che so- nazisti in Brasile. Alla Capello risulta che a Cassino risiedeva
stiene di aver visto Hitler in persona proprio in quel posto. un tedesco di nome Sanders che aveva lavorato all’installa-
Secondo questa testimonianza, Hitler non stava nell’albergo, zione di un stazione radio locale. Oggi quell’edificio non esi-
bensì nella casa degli Echhorn, a circa 150 metri dall’hotel. La ste più.
persona di cui si parla è Catalina Gamero, la quale dice che
tutti i giorni andava a portare la colazione a Hitler presso la L’ultima segnalazione: Hitler a Bogotà
residenza degli Echhorn. Secondo il racconto di questa signo- Ma c’è un altro rapporto dell’FBI che suscita l’interesse della
ra, ormai molto anziana e malata, Hitler stette per 9 o 10 gior- squadra americana. Il documento, datato 22 maggio 1948,
colloca Hitler a Bogotà, in Colombia. Secondo questa nota in-
formativa, Hitler sarebbe giunto in aereo a Bogotà insieme a
due medici tedeschi e a due piloti. Secondo l’agente dell’FBI,
il gruppo portava i piani segreti per la bomba B3 Skyrocket e
l’intera documentazione sulle armi nucleari tedesche. Una
volta atterrati, il pilota avrebbe bruciato l’aereo e sommerso i
resti nella vicina palude. Queste informazioni corrispondono
a quelle storiche in nostro possesso. Risulta, infatti, che già
nell’aprile del ’39 la Germania aveva lanciato l’Uranprojekt,
per sviluppare armi nucleari tedesche in segreto. Il missile B3
aveva una gittata di 3mila km, per cui dalla Colombia sarebbe
stato in grado di raggiungere gli Stati Uniti.
Quello del ’48 era l’ultimo rapporto FBI disponibile.
La squadra americana si è recata anche in Colombia per vede-
re se riusciva a trovare i resti dell’aereo, ma non ci è riuscita.
A questo punto non è stata più in grado di andare avanti.
Cosa resta, dunque, di questa grande e complessa indagine
internazionale? Considerando tutti gli elementi trovati, risul-
ta che la Germania ha preparato con circa dieci anni di antici-
ni a La Falda, in casa dei coniugi Echhorn. Subito dopo, il dit- po sulla Seconda Guerra Mondiale una base in America Latina
tatore si sarebbe spostato nel castello Mandl, anche questo di per favorire un’eventuale fuga dei propri capi nazisti.
proprietà tedesca. Fritz Mandl, amico di Ida e Walter Gli aerei che hanno lasciato la Germania sono giunti in Gali-
Echhorn, era conosciuto dall’FBI come il re delle munizioni zia, nella Spagna franchista; da qui i fuggitivi si imbarcavano
austriaco. Secondo gli agenti FBI, aveva convertito la sua fab- con nuovi documenti e identità sugli UBoot tedeschi; la pri-
brica di biciclette in Argentina in una fabbrica di munizioni. ma tappa era Las Palmas, alle Canarie, dove i sottomarini fa-
Un altro documento FBI, la cui fonte era un agente segreto cevano rifornimento; successivamente ripartivano verso la
francese, rivela che il 7 novembre 1944 vi fu una riunione con costa meridionale dell’Argentina; qui trovavano una rete logi-
i maggiori industriali tedeschi, i quali vennero informati che sticofinanziaria in grado di smistarli in vari centri protetti.
la guerra non poteva essere vinta, pertanto gli imprenditori Dalle prove ottenute dall’FBI, e verificate dalla squadra di
dovevano prepararsi a finanziare il partito nazista che sareb- Bob Baer, risulta che effettivamente Hitler sia fuggito dal
be stato costretto alla clandestinità. bunker e si sia rifugiato da qualche parte in America Latina.
Ovviamente, sarebbe molto meglio se questa parte della sto-
Hitler presente a un balletto in Brasile ria sconosciuta fosse indagata e studiata dagli storici di pro-
Lo stesso agente segreto di prima, avverte l’FBI che nel feb- fessione, invece che dai giornalisti. Altrimenti, come spesso
braio del 1947 a Cassino, città del Brasile a circa 800 km da succede, la realtà finisce per diventare una specie di leggenda
Misiones, durante uno spettacolo che si svolgeva al Grand metropolitana sulla quale ognuno dice la sua. A meno che, e
Hotel di Cassino, aveva riconosciuto senza ombra di dubbio questo è più probabile, non ci sia l’interesse di qualcuno per
Adolf Hitler tra il pubblico presente. L’agente riferisce, inol- lasciare tutto così com’è.

Gli enigmi della Storia 29


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Territori e Storia

Uno degli edifici caratteristici di Mada ‘In Saleh.


L’enorme masso roccioso è stato inciso all’interno
e all’esterno per ricavarci un locale che
gli archeologi dicono essere stato destinato
all’uso tombale, ipotesi frequente nel caso
di incertezza della funzione

30 Gli enigmi della Storia


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Territori e Storia
di Giuseppe Di Re

MADA ‘IN SALEH,


MERAVIGLIA
DELL’ARCHITET TURA

A R A B A
In tempi antichi la città era abitata da Thamudeni e Nabatei, ed era
conosciuta con il nome di Hegra. Fu occupata da legionari romani durante
l'espansione di Traiano nel Medioriente, nel secondo secolo d.C. Alcune
delle iscrizioni rinvenute in questo luogo sono state datate al I millennio
a.C. Tutti gli altri elementi architetturali risalgono invece al periodo dei
Thamudeni e dei Nabatei, tra il II secolo a.C. ed i II secolo d.C.
Recentemente sono state scoperte evidenze dell'occupazione romana ai
tempi di Traiano e forse di Adriano: l'area montuosa di Hijaz nell'Arabia
nordoccidentale probabilmente era parzialmente fertile e fece parte della
provincia romana dell'Arabia Petrea con capitale Petra.
Gli enigmi della Storia 31
030-035 MADA IN SALEH ENIGMI STORIA 22.qxp_Layout 1 14/02/18 16:15 Pagina 32

Territori e Storia

I
l sito archeologico di Mada’ In Saleh, possiede mura, templi, torri, tutte decorate finemente con
precedentemente conosciuto come Hegra, è il più influenze assire, egizie, fenicie ed ellenistiche, oltre che
famoso e antico sito archeologico presente in Arabia molteplici condutture d’acqua, pozzi, cisterne ed acquedotti
Saudita. È anche il primo sito archeologico presente in eseguiti con altissimo valore ingegneristico. Furono
Arabia ad essere stato incluso nella lista UNESCO dei soprattutto queste grandissime innovazioni idrologiche, che
patrimoni dell’umanità. Questo luogo è sorprendente riuscivano ad immagazzinare grandi volumi d’acqua, a
quanto poco conosciuto; l’Unesco lo descrive come “un permettere di prosperare malgrado i lunghi e prolungati
esempio eccezionale di realizzazione architettonica e di periodi di siccità.
competenza idraulica”. Mada’in Saleh era uno degli I Nabatei riuscirono anche ad ampliare sorprendentemente le
avamposti meridionali dell’antica e misteriosa tribù dei loro rotte commerciali, creando più di 2.000 insediamenti
Nabatèi, gli stessi che costruirono la magnifica città di Petra nelle zone che oggi fanno parte dei territori di Giordania, Siria
in Giordania, considerata dalla storiografia classica anche la e Arabia Saudita. Gli archeologi cercano ancora oggi di
loro antica capitale. Per edificare Mada’in Saleh gli antichi svelare la storia celata di questa civiltà dalle altissime
costruttori si avvalsero di tecniche architettoniche simili a capacità ingegneristiche, che purtroppo rimane ancora oggi
quelle che furono adoperate per scolpire la città di Petra, a avvolta nel mistero, malgrado le molte citazioni presenti
500 km di distanza. Questa misteriosa ed enigmatica cultura nelle varie culture antiche che entrarono direttamente in
era in origine una tribù nomade, e fu circa 2.500 anni fa che i contatto con loro.

Un altro degli alti monumenti; anche qui i motivi decorativi (lesene, gradoni in bassorilievo) rendono la facciata originale e leggera, oltre che esaltare l’effetto di alternanza tra spazi lisci e lavorati e roccia grezza. Si noti
anche a destra il taglio netto della roccia, ottenuto non si sa con quali tecnologie

loro insediamenti iniziarono a fiorire. Oggi è possibile osservare nelle vaste distese desertiche della
Le rovine di Mada’in Saleh vengono attribuite solitamente zona molteplici e spettacolari grandi strutture tutte
oltre che ai Nabatèi anche alla stirpe pre-islamica dei perfettamente scavate e finemente intagliate nella roccia di
Thamūdeni, e ne viene datata la costruzione tra il I secolo a.C. pura arenaria. La zona presenta molte cave che gli antichi
ed il II secolo d.C.. Questa città è una autentica meraviglia ingegneri nabatèi si dice utilizzassero per estrarre gli enormi
architettonica ed è una testimonianza inconfutabile blocchi di pietra che poi utilizzarono per portare a
dell’incredibile abilità in campo edilizio delle civiltà compimento molti dei loro meravigliosi monumenti.
costruttrici, che più di 2.000 anni fa riuscirono a incidere Questo però non riguardò gli edifici, visto che per la
splendidamente più di 131 tombe nella solida roccia, dislocate realizzazioni di questi ultimi furono utilizzati blocchi di
lungo oltre 13,4 chilometri, che necessitano di molte ore per pietra di origine differente, e non sono mai state rinvenute
essere visitate tutte con una guida esperta. L’imponente città cave simili nelle vicinanze e ancora oggi non si capisce bene

32 Gli enigmi della Storia


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Territori e Storia

da dove provenissero originariamente.


Alcuni studiosi credono che la risposta a questa domande si
trovi celata sotto le fitte sabbie del deserto, con monumenti
ancora tutti da scoprire.
Ci sono poche informazioni su Mada’in Saleh e tutto ciò che
conosciamo oggi proviene perlopiù da una cinquantina di
iscrizioni (dalle varie lingue) rinvenute nelle numerose
“tombe” e sulle facciate dei monumenti.
Una di queste iscrizioni (di origine romana) mostra che
Mada’in Saleh fu abitata almeno un secolo prima rispetto a
quello che gli studiosi pensavano fino a quel momento. Sul
sito ci sono anche circa 50 iscrizioni pre-nabatee tra cui anche
molte pitture rupestri di origine non meglio identificata.
Secondo lo studioso ellenico Strabone (60 a.C. – 20 d.C.),
anche se le persone che vivevano nella zona erano governate
da una famiglia reale, si dice che prevalesse un forte spirito
democratico, unitario, e che il pesante carico di lavoro sia
stato condiviso indistintamente da tutta la comunità.
Come gran parte delle culture del mondo antico, essi
adoravano un vasto pantheon di divinità, primo fra tutti il dio
solare Dushara e la dea Allat.
Il nome Mada’in Saleh (“città di Salih”) è associato al profeta
pre-islamico di nome Ṣāliḥ, della tribù dei Thamūd, chee
viene menzionato più volte nel Corano, il testo sacro arabo
per eccellenza.
Questa tribù è menzionata in molti versetti del Corano, per
essere stata una comunità peccatrice e malvagia che non
seguiva i precetti di Allah, che per questo motivo decise di
punirli annientandoli definitivamente.
Ancora oggi per questo motivo i numerosi resti dell’antico
sito vengono considerati dai musulmani come maledetti, e Un collage di foto dei monumenti presenti nella zona, tutti caratterizzati dalla natura a intaglio

Un altro monumento della zona

Gli enigmi della Storia 33


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Territori e Storia

Anche qui si noti la finezza nell’intaglio, oltre al gusto artistico particolare ed equilibrato, tutto teso a rispettare la natura originaria del bancone roccioso

molti moderni sauditi sconsigliano a musulmani e non di non


intraprendere pellegrinaggi verso questo luogo nonostante lo
stesso governo cerchi di incoraggiarne (del tutto
legittimamente) quanto più possibile il turismo.

La storia del profeta ṣālih e della tribù dei thamūd


Ṣāliḥ (o Saleh) è un profeta pre-islamico ed è l’equivalente del
profeta Salah citato nella Bibbia ebraica.
Era il profeta protettore della tribù dei Thamūd, discendenti
di un pronipote del mitico Noè. Tuttavia si racconta che que-
sta tribù diventò sempre più corrotta e legata ai beni materiali
e si allontanò sempre di più da Allah. A quel punto Allah de-
cise di mandare il loro profeta Ṣāliḥ per ammonirli e riportarli
sulla retta via, avvertendoli che se avessero continuato nelle
loro usanze politeiste sarebbero stati annientati.
Ṣāliḥ esclamò: “O popolo mio, adorate Allah! Non c’è dio al-
l’infuori di Lui. Vi creò dalla terra e ha fatto sì che la coloniz-
zaste. Implorate il Suo perdono e tornate a Lui. Il mio Signore
è vicino e pronto a rispondere” (Ch 11:61 Corano). I Thamūd
risposero stizziti: “O Ṣāliḥ, finora avevamo grandi speranze
su di te. [Ora] ci vorresti interdire l’adorazione di quel che
adoravano i padri nostri? Ecco che siamo in dubbio in merito
a ciò verso cui ci chiami! [il monoteismo]” (Ch 11:62 Corano).
Ṣāliḥ li avrebbe ammoniti anche di lasciare pascolare in pace
una cammella ma i Thamūd non ne vollero sapere, e sicuri di
sé loro disubbidirono, non rispettando le usanze “sacre” che
gli arabi della jāhiliyya erano tenuti a rispettare, quindi ucci-
sero l’animale suscitando così la collera di Allāh, che provocò

34 Gli enigmi della Storia


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Territori e Storia

la morte di tutte la genti che non avevano ascoltato il profeta sempre nel Corano e nella raccolta di novelle orientali “Le
che era stato mandato loro. mille e una notte” – riguardante la distruzione della mitica
“Così i terremoti li atterrirono ed essi giacevano come morti, città d’ottone di Ubar Wabar, l'”Iram delle colonne”, fondata
prostrati nelle loro case. Poi (Salih) si voltò verso di loro e dalla stirpe pre-islamica – sterminata perché considerata an-
disse: “O popolo mio! Ho trasmesso a voi il messaggio del ch’essa peccatrice – dei Banū ʿĀd. Il regno dei Nabatei infine
mio Signore e vi ho dato un buon consiglio ma voi non ap- diminuì con il cambiamento di rotte commerciali verso Pal-
prezzate i buoni consiglieri” (Ch 7: 73-79 Corano). myra in Siria e l’espansione del commercio marittimo dalla
Nel Corano, così come nella Torah ebraica, c’è da dire che penisola arabica in Egitto e durante il 4 ° secolo d.C.; essi ab-
sono abbastanza ricorrenti situazioni simili; basti ricordare ad bandonarono definitivamente la loro splendida capitale Petra
esempio il famoso evento biblico della distruzione delle “dis- per migrare verso nord, scomparendo così misteriosamente e
solute” città di Sodoma e Gomorra, oppure la storia – narrata per sempre.

Gli enigmi della Storia 35


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Culti e Storia

IL CULTO
DEL TORO NEL
MEDITERRANEO
ANTICO
Nell'antico bacino del Mar Mediterraneo, in un'epoca ormai dimenticata dall'uomo, gli Dèi erano venerati, adorati e
rappresentati nelle più svariate forme e modalità. Quasi sempre erano raffigurati in sembianze antropomorfe, cioè simili agli
uomini, altre volte in forma di animali.

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Culti e Storia
di Giuseppe Di Re

N
ell’antico bacino del Mar Mediterraneo, in
un’epoca ormai dimenticata dall’uomo, gli
Dèi erano venerati, adorati e rappresentati
nelle più svariate forme e modalità. Quasi
sempre erano raffigurati in sembianze antro-
pomorfe, cioè simili agli uomini, altre volte in
forma di animali. In questo periodo molti culti e simboli reli-
giosi cominciarono a circolare tra le culture umane, e tra questi
uno in particolare fu oggetto di venerazione e adorazione da
parte di quasi tutte le culture del Mediterraneo antico.
Si tratta del toro, considerato animale divino e sacro da quasi
tutte le culture dell’antichità, e fu anche un simbolo associato
alla Luna, alle costellazioni, alla fertilità, alla rinascita e persino
al potere dei Re. Le prime rappresentazioni dell’arte paleolitica
e l’enigmatica venerazione del toro in Anatolia (l’attuale Tur-
chia) influenzarono una varietà di culti sacri e religiosi che si
estesero in ogni luogo del mondo antico. Dal toro sacrificato
nella Creta minoica al culto del toro Apis in Egitto al ritratto sa-
crificale presente nel mitraismo romano, il toro era parte inte-
grante di moltissime e importanti tradizioni religiose e di di-
verse culture, distanziate tra loro dal tempo e dallo spazio. Pro-
ve del culto del toro sono state trovate in varie zone del mon-
do, come l’Europa, l’Africa e l’India. Il toro era oggetto di vene-
razione e il culto dedicatogli cominciò a diffondersi intorno a
15.000 anni fa, alla fine del periodo del Paleolitico superiore.
Una delle prime testimonianze archeologiche che riguardano
la raffigurazione del toro nel Paleolitico superiore la si può tro-
vare nelle pitture rupestri presenti nelle Grotte di Altamira
(18.500-14.000 anni fa), nel nord della Spagna. Il soffitto della
grotta è coperto da imponenti dipinti che rappresentano una
mandria di grossi bisonti di una razza oggi estinta. Anche se
non è stata trovata alcuna prova che possa far pensare alla pre-
senza di rituali e sacrifici riguardanti il toro ad Altamira, è inte-
ressante notare come le cerimonie iniziatiche di alcune religio-
ni dell’Asia Minore e della Grecia avvenivano proprio all’inter-
no di grotte. È possibile quindi che l’adorazione del toro abbia
avuto inizio con queste pitture presenti nelle grotte e si sia suc-
cessivamente sviluppata per migliaia di anni, influenzando le
radici dei rituali religiosi che si svolgevano nelle grotte e nei
templi. La prima testimonianza del culto del toro è stata trova-
ta nel vicino Oriente antico, a Çatal Hüyük in Anatolia, intorno
al 7000 a.C.. Pitture rappresentanti i tori sono state rinvenute
sulle pareti settentrionali dei santuari che sono assimilabili alle
Il soffitto delle grotte di Altamira raffigurante una mandria di bisonti grotte del Paleolitico. Molti dipinti raffigurano anche giovani
acrobati che giocano e saltano sulle spalle dei grossi animali.
Oltre a queste antiche pitture, nei santuari furono rinvenute
anche teste di tori realizzate in gesso. Alcuni tori sono raffigu-
rati come partoriti da una “dea” della fertilità, indicando con
ciò anche una forte connessione tra il toro e l’antico culto prei-
storico della Dea Madre. I teschi e le corna di questi animali fu-
rono usati anche per decorare i santuari dove si svolgevano i
culti. Le pitture della dèa e del toro, così come le pitture raffi-
guranti grandi avvoltoi, mostrano le credenze religiose degli
abitanti di Çatal Hüyük che si concentravano sul concetto cicli-
co di morte e di rinascita. Pitture di enormi avvoltoi indicano
una pratica religiosa in cui i corpi dei tori morti venivano la-
sciati all’aperto per poi venire scarnificati dagli uccelli, così da
lasciare solo i resti degli scheletri. La migrazione di uomini e
commercianti di Çatal Hüyük potrebbero averli portati ad
“esportare” le proprie pratiche rituali e religiose anche in altre
Teste di tori in gesso provenienti da Çatal Hüyük in Anatolia, conservate al museo di Ankara aree abitate nei millenni a seguire.

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Culti e Storia

Sfinge di toro con testa umana proveniente dalla città sumera


di Girsu, 2.140 a.C. (Museo del Louvre di Parigi)

Il culto del toro nella mezzaluna fertile rappresentano rituali in cui un toro viene pugnalato alla gola e
In Mesopotamia il toro, più che oggetto di culto e di venerazio- potrebbero costituire le prime testimonianze di sacrifici del
ne, veniva considerato come un simbolo associato ad alcune di- toro a scopo rituale. Gugalanna, “i cui piedi fanno tremare la
vinità e simboleggiava potenza e regalità. In particolar modo tra terra”, venne trafitto a morte nello scontro dalla spada di Gilga-
i sumeri esso era associato a due tra le più importanti divinità di meš e smembrato da Enkidu. La dea Inanna osservò la scena
tutto il loro vasto “Pantheon”, ossia gli Anunna ENKI ed ENLIL, dall’alto delle mura della sua imponente città ed Enkidu, sfi-
che in alcuni poemi sarebbero stati definiti anche come il “gran-
de toro”, ed erano onorati con canti e rituali. A volte Enki ed
Enlil erano ritratti anche con fattezze di toro nei sigilli e in alcu-
ne statue. Sono state trovate anche scene di sacrifici di tori inci-
se finemente su sigilli sumeri. Ci sono scene che rappresentano
rituali in cui un toro viene pugnalato alla gola e potrebbero co-
stituire le prime testimonianze di sacrifici del toro a scopo ri-
tuale. In Mesopotamia il toro, più che oggetto di culto e di vene-
razione, veniva considerato come un simbolo associato ad alcu-
ne divinità e simboleggiava potenza e regalità. In particolar
modo tra i sumeri esso era associato a due tra le più importanti
divinità di tutto il loro vasto “Pantheon”, ossia gli Anunna ENKI
ed ENLIL, che in alcuni poemi sarebbero stati definiti anche
come il “grande toro”, ed erano onorati con canti e rituali. A
volte Enki ed Enlil erano ritratti anche con fattezze di toro nei
sigilli e in alcune statue. Sono state trovate anche scene di sacri-
fici di tori incise finemente su sigilli sumeri. Ci sono scene che Sigillo sumero con la raffigurazione di tori

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Culti e Storia

A sinistra: il sigillo assiro su agata marrone del 7° secolo a.C. raffigurante Gilgamesh ed Enkidu che uccidono Gulaganna; a destra: Gilgamesh sconfigge Gulaganna

dando la dea, prese le cosce di Gugalanna e le mostrò agitando-


le dinanzi alla dea, minacciandola che avrebbe fatto lo stesso
con lei se fosse riuscito a catturarla. Per la sua empietà e sfron-
tatezza, Enkidu morirà, durante il viaggio che svolse insieme al-
l’amico di mille avventure Gilgameš, quando partirono insieme
alla ricerca dell’immortalità. Dopo questa periodo caratterizza-
to dal culto in simbiosi con quello della Dea Madre, l’adorazio-
ne del toro si è poi evoluta a comprendere i simboli della prima-
vera e della rigenerazione. Molti culti successivamente avreb-
bero usato il toro come oggetto principale dei sacrifici rituali,
specialmente quelli legati al Sole, come nel mitraismo romano.
Nelle successive culture mesopotamiche, il toro assunse signifi-
cati simbolici secondari. Il toro e il leone sono stati spesso rap-
presentati come creature alate che simboleggerebbero il potere
reale, e venivano posti solitamente a guardia dei palazzi impe-
riali. Per i babilonesi in particolare, le corna del toro venivano
messi in correlazione con il simbolo della mezzaluna. Sigillo sumero con la raffigurazione di tori

La storia biblica del vitello d’oro toro selvatico – era largamente adorato e indicato spesso come
Il vitello d’oro (in ebraico: ‫ַהגלֵע‬
ֶּ ‫הז‬
ָ ‫ב‬
ָ , ‘ēggel hazâhâv) secondo simbolo lunare (per via della forma delle corna a disegnare
la Torah Ebriaca fu un idolo fabbricato da Aronne – fratello di una U simile alla Luna in fase crescente), ed era la raffigurazio-
Mosè – con l’oro preso in Egitto dal Faraone, per compiacere ne propria di EL, la divinità suprema di tutti gli antichi popoli
gli ebrei durante l’assenza di Mosè quando questi salì sul Mon- del Medio Oriente. Nel libro dell’Esodo (cap. 32) si narra che,
te Sinai per ricevere dalla mano del dio Yahwèh le tavole della dopo l’uscita degli ebrei dall’Egitto, mentre Mosè era salito sul
legge. In ebraico l’episodio è noto come ḥēṭ’ ha‘ēggel (‫אטֵח‬ ְ Monte Sinai a parlare con il suo Dio e ricevere da esso i dieci
‫ל ֵגעַה‬
ֶּ ) o “Il peccato del Vitello”, e viene citato per la prima vol- comandamenti (Esodo 24:12-18), gli israeliti, credendo che il
ta nel libro dell’Esodo (Esodo 32:4). Il culto del toro come ab- profeta non sarebbe più sceso nell’accampamento, chiesero ad
biamo visto era comune in molte culture. In Egitto, da dove Aronne di fabbricare loro un dio per poterlo adorare (Esodo
secondo la narrazione dell’Esodo provenivano all’epoca gli 32:1): “Facci un dio che cammini alla nostra testa, perché a quel
ebrei, il Toro Apis era un simile oggetto di culto, e alcuni stu- Mosè, l’uomo che ci ha fatti uscire dal paese d’Egitto, non sap-
diosi ritengono che gli ebrei abbiano fatto rivivere questo cul- piamo che cosa sia accaduto“. Aronne dunque raccolse i loro
to nell’episodio della forgiatura del toro d’oro. Altri credono gioielli d’oro che avevano ottenuto dal Faraone prima di uscire
che Yahwèh, il Dio di Israele, fosse associato e rappresentato a dall’Egitto, li fuse assieme poi forgiando una grande statua
volte come una divinità dalle sembianze di vitello o di toro raffigurante un vitello, ed essi la adorarono dichiarando:
per via di un processo di assimilazione ad altri culti religiosi Israele, colui che ti ha fatto uscire dal paese d’Egitto!” (Esodo
presenti nello stesso periodo. Tra i popoli limitrofi agli egiziani 32:4). Aronne costruì anche un grande altare davanti al vitello
e agli ebrei nell’antico Vicino Oriente e nel Mar Egeo, l’uro – il e proclamò che il giorno successivo sarebbe stata una giornata

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Culti e Storia

Il toro nella cultura egizia veniva usato anche per rappresentare la dea Hathor che diffonde abbondanza e
benedizioni Ricostruzione delle “corna della consacrazione” nel Palazzo di Cnosso
di festa dedicata al Signore. Il giorno dopo quindi tutti si alza- cretese Minosse. Sulle pareti di quel tempio furono ritrovate,
rono presto offrendo “olocausti” e presentando sacrifici di co- dipinte, delle grandi corna di toro poi ribattezzate “Corna del-
munione. “Il popolo sedette per mangiare e bere, poi si alzò la consacrazione”. Sono stati rinvenuti anche notevoli affre-
per darsi al divertimento” (Esodo 32:6). Dio allora disse a Mosè schi in ceramica ancora perfettamente intatti – oggi custoditi
ciò che gli israeliti stavano facendo giù all’accampamento: al museo archeologico di Candia – che rappresentano scene di
“Non hanno tardato ad allontanarsi dalla via che io avevo loro giochi con i tori, processioni ecc.. I muri erano ricoperti da in-
indicata!. Ora lascia che la mia ira si accenda contro di loro e li tonaci affrescati con soggetti marini, combattimenti con tori e
distrugga. Di te invece farò una grande nazione” (Esodo 32:9- motivi geometrici datati intorno al 2.000 a.C.. Le stesse tinte
10). Mosè supplicò Il suo Dio di risparmiare gli israeliti e di accese che troviamo in questi affreschi le ritroviamo, nello
perdonarli, ed “il Signore abbandonò il proposito di nuocere al stesso periodo, sui pilastri dei vari palazzi cretesi eretti a
Suo popolo” (Esodo 32:11-14). In seguito Mosè ridiscese dal Cnosso. Famoso in questo senso è il cosiddetto “Affresco della
monte, ma vedendo il vitello d’oro andò su tutte le furie e, taurocatapsia“, un dipinto a secco su stucco raffigurante una
preso da impeto, gettò a terra le tavole della Legge su cui era- scena di taurocatapsia appunto (nome di una lotta rituale con
no incisi i comandamenti, frantumandole, e rimproverò forte- un toro che si teneva in occasione di festività in Tessaglia, a
mente Aronne e tutti gli israeliti. Mosè dunque prese il vitello, Smirne e a Sinope), risalente ad un periodo che va dal Medio
lo gettò nel fuoco bruciandolo e riducendolo in polvere, poi Minoico III al Tardo Minoico B (XVII-XV secolo a.C.); esso ven-
sparse la polvere nell’acqua e costrinse gli israeliti a berla. Infi- ne scoperto sopra un muro nel lato est del palazzo di Cnosso,
ne si mise alla porta dell’accampamento e disse: “Chi sta con il nel cortile della “bocca in pietra”. Questo affresco è esposto
Signore venga da me!”. Gli si raccolsero intorno tutti i figli di oggi al Museo Archeologico di Heraklion. Il Museo Archeologi-
Levi. Gridò loro: “Dice il Signore, il Dio d’Israele: ‘ciascuno di co di Herakleion contiene anche una collezione unica di og-
voi tenga la spada al fianco. Passate e ripassate nell’accampa- getti antichi provenienti da scavi effettuati in tutte le zone del-
mento da una porta all’altra: uccida ognuno il proprio fratello, l’isola, tra cui i siti archeologici di Cnosso, Festo, Gortina e
ognuno il proprio amico, ognuno il proprio parente’. I figli di molti altri. Gli oggetti ivi esposti provengono principalmente
Levi agirono secondo il comando di Mosè e in quel giorno pe- dal periodo preistorico minoico che prende appunto il nome
rirono circa tremila uomini del popolo” (Esodo 32:26-28). dal leggendario re di Creta Minosse. Il museo è diviso in 20
gallerie e contiene reperti di palazzi, case, tombe e grotte, di-
Il culto del toro nella creta minoica sposti in gruppi in base al periodo e alla provenienza. Tra i
Una zona in cui gli elementi del culto della Dea Madre e del tanti ritrovamenti notevoli spiccano in particolare alcune sor-
culto del Toro sono assimilabili è quella rappresentata dall’iso- prendenti asce di bronzo dall’aspetto gigantesco, rinvenute
la greca di Creta durante la dominazione di Minosse, nel se- nei pressi del sito archeologico di Megaron di Nirou, sempre a
condo millennio a.C.. Ci sono prove che Creta sia stata abitata Creta. Le doppie asce secondo la tradizione venivano utilizza-
da popoli migranti provenienti dall’Anatolia (Turchia) e forse te a Creta come strumenti “rituali” per sacrificare il toro sacro,
anche proprio dalla città già citata di Çatal Hüyük. Lo storico che appunto era il simbolo religioso principale dei Cretesi.
delle religioni e filologo tedesco Walter Friedrich Max Burkert Quello che impressiona sono le loro dimensioni gigantesche,
(Neuendettelsau, 2 febbraio 1931 – Zurigo, 11 marzo 2015) nel che potrebbero alludere all’altezza fuori norma degli utilizza-
suo libro “La religione Greca” pubblicato nel 1985 afferma che: tori delle medesime (ne abbiamo parlato nell’articolo dedicato
“i reperti ritrovati nella città neolitica di Çatal Hüyük rendono ai “giganti”). Le pratiche religiose cretesi possono affondare a
quasi impossibile dubitare che il simbolo cornuto che Evans loro volta le proprie radici nel culto della Dea dell’Anatolia,
chiamava ‘le corna della consacrazione’ derivi effettivamente come suggerisce anche l’istituzione dell’epoca della Gover-
da vere corna di toro”. L’archeologo inglese Arthur Evans ef- nante, che era prevalentemente di sesso femminile. Oltre che
fettuò importanti scavi nell’isola di Creta, riportando alla luce nelle già citate località di Çatal Hüyük e Creta, scene che raffi-
le rovine dell’antico palazzo di Cnosso, eretto dalla popolazio- gurano “giochi con i tori” possono essere osservate anche in
ne che egli stesso definì “minoica”, dal nome del mitologico re Egitto nell’antica città di Tell el-Daba’a, l’attuale città di Avaris

40 Gli enigmi della Storia


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Culti e Storia

potentissimo “Minotauro“. Le storie narrate attraverso il lin-


guaggio mitologico di “Teseo e il Minotauro”, “Teseo e il toro
di Maratona” e di Zeus ed Europa affondano le proprie radici
appunto nella cultura cretese.

Medea e il toro di maratona


L’eroe Teseo, figlio di Etra ed Egeo, divenuto adulto quando
giunse ad Atene, non volle rivelare subito la propria identità.
Medea però lo riconobbe immediatamente come figlio di Egeo
e temette che potesse sostituire suo figlio Medo – il figlio che
lei aveva dato al re di Atene – nella successione al trono, e ten-
tò così di provocare la morte di Teseo chiedendogli di sotto-
porsi ad una difficilissima prova, quella di catturare il temibile
Toro di Maratona, uno dei simboli del dominio cretese.
Teseo accettò, poiché in qualità di grande eroe e abile guerrie-
L’affresco della taurocatapsia nel Grande Palazzo di Cnosso, a Creta ro non si sarebbe mai tirato indietro di fronte ad una sfida, an-
che se questa potesse apparire quasi impossibile.
(un tempo capitale dei sovrani del popolo hyksos). Anche se il Lungo la strada che portava a Maratona Teseo trovò riparo du-
toro era chiaramente molto importante per la cultura cretese, rante una grande tempesta nella capanna di una donna anzia-
non vi è alcuna prova che vi sia stato adorato come un dio, na di nome Ecale, che giurò di fare un sacrificio in onore di
come ad esempio avveniva invece per il toro Apis in Egitto il Zeus se l’eroe fosse riuscito nella sua impresa. Teseo così si
quale, nel periodo della XX dinastia egizia nel cosiddetto mise in viaggio e sconfisse e catturò il toro ma, tornato alla ca-
“Nuovo regno”, era considerato l’incarnazione vivente del Dio panna della vecchia Ecale, la trovò morta. In suo onore allora
Ptah. A Creta, in un sarcofago situato ad Aghia Triada, sembre- l’eroe decise di dare il suo nome ad unadelle zone dell’Attica,
rebbe rappresentato un sacrificio rituale con un toro. Da un rendendo i suoi abitanti in un certo senso figli adottivi dell’an-
lato del sarcofago il toro è mostrato sdraiato su un tavolo con ziana Ecale. Quando tornò trionfante nella città di Atene ed
la gola tagliata mentre il sangue sgorga raccolto in un vaso. ebbe sacrificato il toro agli dèi, Teseo prese parte a un ban-
L’altro lato del sarcofago mostra una donna che versa quello chetto nella dimora di Egeo. Medea allora tentò di avvelenar-
che è probabilmente il sangue del toro in un altro vaso per lo, ma prima che egli potesse bere dal calice all’ultimo mo-
un’offerta. Questa scena secondo gli studiosi potrebbe rappre- mento suo padre Egeo lo riconobbe per via dei sandali e della
sentare un rituale in cui il sangue del toro fu usato come sim- particolare spada che portava sempre con sé e strappò la cop-
bolo della rinascita per un defunto. In Grecia, successivamen- pa di vino avvelenato dalle sue mani. Così padre e figlio riusci-
te continuarono alcuni aspetti del culto del toro connesso alla rono finalmente a riunirsi.
civiltà cretese.
Teseo e il minotauro
Il toro nella mitologia greca Nel mito di Teseo e del Minotauro il Re di Creta Minosse aveva
La mitologia greca abbonda di antichissime storie e tradizioni vinto la guerra contro Atene. Ordinò allora agli ateniesi che
in cui vengono citati i tori e altre figure antropomorfe dalle ca- ogni nove anni (secondo alcune versioni ogni anno) inviassero
ratteristiche ibride tra il toro e l’uomo, come il mitologico e sette fanciulli e sette fanciulle ateniesi a Creta, dove sarebbero

Teseo doma il toro di Maratona, di Charles André Van Loo

Gli enigmi della Storia 41


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Culti e Storia

o, secondo altre versioni della storia, sotto un platano. Ageno-


re il padre di Europa preoccupato mandò i suoi figli alla ricerca
della sorella. Il fratello Fenix, dopo varie e infruttuose ricer-
che, divenne il capostipite dei Fenici. Un altro fratello, Celix, si
installò in un’area sulla costa sudorientale dell’Asia Minore, a
nord di Cipro, e divenne il capostipite dei Cilici. Cadmo, il più
famoso dei fratelli, arrivò fino in Grecia dove fondò l’antica
città di Tebe. Europa divenne dunque la prima regina di Creta.
Ella ebbe da Zeus tre figli: Minosse, Radamanto e Sarpedonte,
che vennero in seguito adottati da suo marito Asterione re di

Teseo sconfigge il Minotauro e libera i giovani ateniesi

stati sacrificati al Minotauro nel Labirinto. Il leggendario eroe


Teseo, divenuto re di Atene, quando arrivò il momento di ef-
fettuare la terza spedizione sacrificale si offrì subito volontario
per fermare questo abominio ed andare ad uccidere il mostro.
Quando arrivò a Creta incontrò la bella Arianna, figlia del re
Minosse, che si innamorò subito di lui e lo aiutò a ritrovare la
via d’uscita dal labirinto donandogli una matassa di filo che,
srotolata, gli avrebbe permesso di seguire a ritroso le proprie
tracce, e una spada avvelenata che sarebbe servita all’eroe per
uccidere il terrificante mostro. Trovato il Minotauro, Teseo lo
uccise liberando così i ragazzi ateniesi che guidò fuori dal labi-
rinto.

Il mito di Zeus e Europa


Europa era la figlia di Agenore, re di Tiro, un’antica città feni-
cia. Quando Zeus arrivò a Creta la vide mentre raccoglieva fio-
ri insieme ad altre sue coetanee vicino ad una spiaggia, e se ne
innamorò. Allora il Dio inventò uno dei suoi stratagemmi: or-
dinò al dio Ermes di guidare i buoi del padre di Europa verso
quella spiaggia. Zeus quindi prese le sembianze di un bellissi-
mo toro bianco, le si avvicinò e si stese ai suoi piedi. Europa
salì sul dorso del toro, e questi la portò attraverso il mare fino
all’isola di Creta. Zeus rivelò quindi la sua vera identità e tentò
di violentarla, ma Europa resistette. Zeus si trasformò quindi
in aquila e riuscì a sopraffare la donna in un boschetto di salici
Il Bue Api presente nel Serapeum di Saqqara, in Egitto. L’animale spesso veniva raffigurato con un disco
solare tra le corna. Gli israeliti ne crearono una copia e la adorarono durante l’assenza di Mosé (episodio
narrato nell’Esodo)

Creta. Dopo la morte di Asterione, Minosse diventò re di Creta


e fu l’iniziatore della civiltà minoica. In onore del padre e della
madre di quest’ultimo, i Greci diedero il nome di “Europa” al
continente che si trova a nord di Creta. Radamanto, secondo
Omero (Odissea, IV, 563-564) dimorando nei Campi Elisi (Isole
dei Beati) divenne il Signore del mondo ultraterreno. Sarpe-
donte, dopo la morte del padre putativo Asterione, entrò in
conflitto con il fratello Minosse per la successione al trono di
Creta. Non riuscendo a divenire re di Creta, emigrò in Caria,
una regione storica nell’ovest dell’Anatolia, dove fondò l’anti-
ca città di Mileto. I riti del culto del toro nelle zone rurali gre-
che erano sacrificali e spesso avevano luogo all’interno di
grotte. Il toro era spesso identificato con un dio, di solito Dio-
niso, Zeus o Poseidone, e il sacrificio dell’animale simboleg-
giava la morte e la successiva rinascita della divinità. Dioniso
Europa e Zeus incarnato nel toro era a volte anche rappresentato in forma di uomo-toro con le

42 Gli enigmi della Storia


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Culti e Storia

corna alte in testa, e veniva onorato nelle “feste della fertili- nastia egizia. Le tombe classificate come “3504” e “3507” sco-
tà”. Un sacrificio del toro è stato incluso anche come parte in- perte nella città di Saqqara presentavano le teste dei tori che
tegrante del culto misterico Elusino di Demetra e Persefone. circondavano il perimetro della tomba. La tomba 3504 in par-
ticolare comprendeva circa 300 di queste teste. In ogni sito le
Il culto del toro nell’antico Egitto teste dei tori sono fatte di argilla, e sono state adornate con
L’antico Egitto come noto era il centro più importante per il corna vere di tori, del tutto simili alle teste in gesso trovate a
culto del toro di tutta l’antichità, e questo comprendeva Çatal Hüyük. Anche a Saqqara è stato trovato un vero cranio di
un’ampia varietà di aspetti, tra cui riti sacrificali, l’identifica- toro sepolto sotto un altare nel complesso funerario della Pira-
zione del toro con le divinità e con il simbolo del dominio del mide. Dunque Il cranio del toro aveva chiaramente un signifi-
Faraone e il suo stesso potere reale. La prima testimonianza cato speciale per gli antichi egizi della prima dinastia. Anche il
del culto del toro in Egitto risale al periodo pre-dinastico e si famoso culto del toro Apis ha origine nella città di Saqqara sia
trova in una tomba situata a Hierakonopolis. La tomba “100” – nella prima che nella seconda dinastia. L’Apis fu adorato come
purtroppo oggi distrutta – fu scoperta dall’archeologo Frede- l’incarnazione del potente dio Ptah. Lo storico greco Erodoto
rick W. Green nell’inverno del 1898 in una necropoli situata descrive così l’Apis nelle sue “Storie”: “Api è un giovane toro la
nell’antica città egizia di Nekhen chiamata successivamente cui madre non può avere altri parti; gli egiziani la credono fe-
dagli ellenici “Hierakonpolis”, ovvero la “città del falco”. condata da un raggio mandato dal cielo mediante il quale pro-
Oggi la si può osservare solo nei disegni: essa era costituita da duce Api. Il segno della divinità lo si trovava in molti dettagli:
una tomba in cui erano stati sepolti un toro, una vacca e un vi- è nero, ma ha sulla fronte una specie di triangolo bianco e sul-
tello coperti da un baldacchino.Tori selvaggi sono dipinti sulle la schiena l’immagine di un’aquila, e nella coda peli doppi e
pareti delle tombe, così come vengono rappresentate svariate l’immagine di uno scarabeo sotto la lingua”. Quando un toro
scene di caccia e di guerra, anche se – al dire il vero – non è an- Apis moriva, i sacerdoti cercavano un altro giovane toro che
cora del tutto chiaro il significato di tali disegni. Questi dipinti avesse gli stessi segni particolari; trovatolo, lo facevano diven-
sono ancor oggi dibattuti da stoici e accademici poiché i fram- tare il nuovo “Apis”. Il nuovo Apis sarebbe stato portato a
menti originali sono stati occultati e relegati in una sperduta Memphis dove sarebbe stato mantenuto nel lusso dal sacerdo-
sala al piano superiore del Museo Egizio del Cairo, lontano zio. Il toro dopo la morte e la conseguente imbalsamazione ve-
dalla vista di curiosi, visitatori e turisti appassionati, e per niva infine trasporto tramite un’imbarcazione lungo la via sa-
questo per anni non è stato possibile studiarli in maniera ap- cra di Memphis a Saqqara, per poi venire portato in processio-
profondita. Quando il leggendario sovrano egizio Narmer uni- ne e infine sepolto nel tempio sotterraneo di Serapide. Sotto i
ficò l’Alto e il Basso Egitto, il toro divenne la personificazione Tolomei – la dinastia greca dei Faraoni del III secolo a.C. –
stessa del Re e divenne un simbolo associato al suo potere rea- l’Apis fu messo in correlazione con Osiride, il dio dell’Oltre-
le. La “Tavoletta di Narmer”, chiamata anche La “Paletta dei tomba, per formare il dio ibrido antropomorfo influenzato dal
Tori” associata al re egizio Narmer, raffigura in ogni suo lato il greco Serapide. Serapide era un dio greco-egizio il cui culto fu
re come un toro che calpesta i suoi nemici. Il toro è stato uti- introdotto ad Alessandria d’Egitto da Tolomeo I, che fece co-
lizzato anche come decorazione funeraria durante la prima di- struire nella città il Serapeo, e fu adorato fino alla caduta del

Il toro Apis viene portato in processione

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Culti e Storia

paganesimo nel IV secolo a.C.. Oltre agli Apis, c’erano anche origini in Persia e successivamente divenne molto popolare tra
altre due coppie di tori adorati in Egitto. Si tratta del toro sacro i soldati romani nel primo secolo d.C.. È stato un culto misteri-
di Buchis, identificato nel dio Montu e il dio-falco della guerra, co incentrato sulla figura del dio Mitra, dove viene spesso raffi-
incarnazione della vitalità conquistatrice del Faraone, adorato gurato come colui che uccide il toro, e i credenti partecipavano
soprattutto nel distretto di Tebe, presso le attuali città di Kar- a rituali d’iniziazione tenuti in un “Mitræo”, un santuario che
nak e Luxor. Il toro veniva scelto a partire dalla XI dinastia egi- ricordava una grotta. La grotta era un aspetto importante nel
zia, il toro selvatico era bianco e col muso nero e fungeva da mitraismo poiché fu lì che il dio, secondo la tradizione, uccise
incarnazione di Buchis. Quando poi questi tori e le loro madri il toro. Il filosofo neoplatonico ellenico Porfirio (greco: Πορφύ-
(considerate personificazioni della dea Hathor) morivano di ριος; Tiro, 233-234 – Roma, 305 circa) riguardo le radici dei riti
vecchiaia, venivano mummificati e collocati in un cimitero mithraici nella caverna ebbe a dire: “non solo hanno fatto della

Mithra

speciale conosciuto come il “Bucheum”. Ci sono prove che grotta un simbolo del cosciente percorso, ma hanno anche usa-
questi tori sacri furono sepolti nel Bucheum fin dal 340 a.C.. to la grotta come simbolo di tutti i poteri invisibili in quanto le
L’altro era il toro sacro Mnevis (nella trascrizione greco-latina) grotte sono scure, e ciò è l’essenza dei poteri e dell’invisibile”.
e fu adorato nella città di Eliopoli. Mnevis era un toro nero con Molto poco si sa sui riti effettivi di questo culto. Potrebbe esse-
“spighe” sul corpo che ne costituivano i segni distintivi. Come re stato un adattamento di Mitra mentre uccide il toro, il quale
Api, possedeva una mandria sacra. Anche se questo toro era busto dell’animale copriva il tavolo su cui gli iniziati partecipa-
chiaramente fondamentale per molte pratiche religiose egizie, vano ad un banchetto. L’atto di uccidere il toro, la cosiddetta
non c’è alcuna rappresentazione di un dio come il toro così “taurotonia”, è stato raffigurato sui rilievi che si trovano in
come molti altri dèi che secondo gli egizi erano viventi e in ogni mitræo e la sua trasformazione simbolizzata. Manfred
carne e ossa, e facevano parte del loro vastissimo Pantheon. Clauss (1945), professore di Storia antica alla Johann Wolfgang
Goethe-Universität di Francoforte, nel suo libro “Il culto roma-
il culto di Mitra no di Mithra” pubblicato nel 1990, descrive così l’uccisione del
A Roma il toro era una vittima sacrificale ma anche un simbolo toro sacro da parte del dio: «Sotto la volta ad arco della grotta
di rigenerazione. Il mitraismo romano può aver avuto le sue Mithras, con una facile grazia piena di vigore giovanile, costringe

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Culti e Storia

a terra la potente bestia, inginocchiandosi in trionfo poggiando il ripercorso le origini del culto del toro, e abbiamo visto che le
ginocchio sinistro sulla schiena o sul fianco dell’animale e co- prime traccia di esso possono essere ritrovate nelle grotte
stringendo il suo tronco contro il proprio, quasi afferrando le na- dell’Europa paleolitica. Le pitture rupestri del tardo periodo
rici dell’animale con la mano sinistra e tirando la testa verso l’al- paleolitico raffiguranti mandrie di tori come quelle rinvenute
to per ridurre la sua forza; così il dio immerge il pugnale nel collo ad Altamira avrebbero trovato continuità in una forma simile
del toro con la mano destra: la gola dell’animale si ferma, la nei santuari di Çatal Hüyük. Le rappresentazioni dei giochi e
coda sbatte: esso infine muore». Nel mithraismo il toro rappre- delle battaglie che si trovano a Çatal Hüyük saranno poi sco-
senta la Luna, simbolo della morte e della rinascita. Mithra rap- perte successivamente in Egitto e nella Creta minoica. Il toro
presenta il “Sol Invictus”, il Sole invincibile, a cui il sacrificio poi avrebbe poi assunto maggiore importanza nelle tradizioni
del toro porta luce e creazione. letterarie della Mesopotamia antica, nella fattispecie

nell'”Epopea di Gilgamesh”, e successivamente nella mitolo-


Conclusione gia greca attraverso le storie narrate da Omero di Teseo, Zeus
Quindi, come possiamo vedere, il culto del toro era chiara- ed Europa. A partire da Sumer, il toro sarebbe stato associato
mente parte integrante di molte pratiche religiose nell’antico addirittura alle più importanti divinità, e questa pratica sareb-
Mediterraneo. La domanda è: perché proprio il toro tra tutti gli be poi continuata nella cultura greca ed egizia. Nella cultura
animali è rimasto un simile simbolo potente per oltre 15.000 egizia il toro raggiungerà la massima espressione del culto.
anni? Di tutti gli aspetti del culto del toro, il sacrificio era sicu- Dalle somiglianze delle decorazioni delle tombe influenzate
ramente l’evento centrale. Anche in Egitto, dove il toro Apis dal culto di Çatal Hüyük al culto del toro Apis come rappre-
era adorato e trattato con riverenza, il sacrificio era molto dif- sentazione vivente del dio Ptah, l’Egitto era senza dubbio il
fuso. Il toro era un animale molto apprezzato al punto tale da centro più importante del culto del toro nell’antico Mediterra-
venire addirittura divinizzato e veniva ucciso con l’aspettativa neo. Il sacrificio del toro è stato praticato in tutta l’antichità e
che gli dèi sarebbero stati compiaciuti e, una volta soddisfatti, il suo simbolismo era centrale anche nel Mitraismo romano. Il
avrebbero concesso loro prosperità. Spargere il sangue di que- toro divino dunque era un simbolo associato alla fertilità, alla
sto animale era un atto considerato sacro che avrebbe portato Luna e agli antichi e potenti dèi, ma soprattutto era il simbolo
rinascita e salvezza ai partecipanti al rituale. Quindi abbiamo della rinascita e della salvezza.

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Religione e Storia

LA LEGGENDA
DEI TRE MAGI
SACERDOTI
UNIVERSALI
Questa leggenda, tradotta dal francese, e che si chiama “Leggenda dei tre Magi che
hanno visitato la grande volta e scoperto il centro della idea” è profondamente esoterica.
Come nessuno sa chi sia lo scrittore dell’altra leggenda meravigliosa di Hiram, nessuno
conosce chi abbia scritto questa….
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Religione e Storia
a cura di Andrea De Pascalis

M
olto tempo dopo la morte di Hiram, di
Salomone e di tutti i loro contemporanei,
dopo che le armate di Nabucondonosor
avevano distrutto il regno di Giuda, rasa
al suolo Gerusalemme, demolito il
Tempio, condotti prigionieri tutti quelli
che erano scampati alla strage, quando il monte Sion non era
che un arido deserto ove pascolava qualche magro armento
guardato da Beduini affamati o da predoni, tre viaggiatori
giunsero, sui loro cammelli nei paraggi di quella terra
desolata. Erano dei Magi, Iniziati babilonesi, membri della
Confraternita dei Sacerdoti universali, che andavano, in
pellegrinaggio ad esplorare le rovine dell’antico Santuario che
Salomone aveva eretto all’Eterno. Dopo un pasto frugale i tre
pellegrini si misero a perlustrare il recinto rovinato. I resti
delle mura e le basi residue delle colonne permisero loro di
individuare il luogo del Tempio. Subito si misero a esaminare
i capitelli che giacevano a terra, e rivoltare le pietre per
vedere se vi fossero in esse delle iscrizioni o dei simboli.
Mentre erano intenti a questa operazione, sotto un’ala di un
muro rovesciato in mezzo a dei roveti, scoprirono una
apertura. Era situata questa a sud-est del Tempio;
cominciarono ad allargare il pertugio, e uno di loro, il più
anziano, colui che poteva sembrare il Capo, curvandosi col
ventre in terra sul margine, si mise a scrutare nell’interno. Era
l’oro di mezzogiorno, quando il Sole brilla allo Zenith, e i suoi
raggi piombavano, quasi verticalmente, su quel luogo. Un
oggetto lucentissimo investì gli occhi del pellegrino, il quale
chiamò gli altri due, che si inchinarono anch’essi a guardare.
Evidentemente vi era laggiù un oggetto degno di attenzione,
senza dubbio un gioiello sacro. I tre pellegrini decisero di
impadronirsene; si tolsero le cinture che portavano intorno
alla vita, le legarono l’un l’altro e gettarono quella specie di
corda nell’apertura; decidendo che avrebbero sostenuto colui
che sarebbe disceso in basso. Allora il Capo scivolò su questa
specie di corda e disparve nel pertugio. Mentre questi sta
effettuando la discesa, vediamo che cosa era l’oggetto che
aveva attirato l’attenzione dei pellegrini. Quando il Maestro
Hiram, alla porta d’Oriente ricevette il colpo di squadra dal
secondo cattivo compagno e fuggì per uscire dalla porta del
Sud, trovò anche questa sbarrata dal terzo compagno; allora
si tolse dal collo il gioiello che era sospeso ad una catenella
composta da 77 anelli, e lo gettò nel pozzo, che s’apriva entro
il tempio, nell’angolo dalla parte est-sud. Questo gioiello era
un Delta di puro metallo, sul quale Hiram, che era un perfetto
iniziato, vi aveva inciso il Nome ineffabile, che egli portava al
collo, con la faccia al rovescio, in maniera che nessuno poteva
vedere ciò che esso rappresentava. Mentre il pellegrino,
aiutandosi con le mani e con i piedi, scendeva nel pozzo,
constatò che le pareti di esso erano divise per zone, o anelli,
fatti con pietre di diverso colore, di un cubito circa di altezza
ciascuna. Quando giunse in basso contò quelle zone e
constatò che erano dieci. Abbassò gli occhi in terra, vide il
Nome ineffabile. E poiché gli altri suoi due compagni non
avevano ancora conquistata la perfezione iniziatica, e quindi
non potevano comprendere il significato della parola, si mise
la catena al collo, mettendo il dritto palesemente al contrario
di quanto aveva fatto il Maestro Hiram. Guardò ancora
intorno a lui e constatò che nel muro vi era una apertura, per
“… tre viaggiatori giunsero, sui loro cammelli nei paraggi di quella terra desolata. Erano la quale un uomo vi poteva benissimo entrare. E vi entrò
dei Magi, Iniziati babilonesi, membri della Confraternita dei Sacerdoti universali.” difatti camminando a tastoni nell’oscurità; le sue mani

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Religione e Storia

sentirono un ostacolo, che al contatto gli parve qualche cosa


come di bronzo. Ritornò indietro al pozzo, e avvertì che i due
compagni che tenessero ferma la corda e risalì. I due
pellegrini, vedendo il gioiello che ornava il collo del loro
Capo, si inchinarono davanti a lui, e immaginarono che essi
avrebbero ricevuta una nuova consacrazione. Egli spiegò loro
quanto aveva veduto e la porta di bronzo che aveva
incontrato. Allora pensarono che là doveva essere un mistero,
e deliberarono risolutamente di andare, tutti e tre insieme
alla scoperta dell’enigma. Legarono la corda, fatta con le loro
cinture, ad una pietra levigata che giaceva vicino al pozzo e
sulla quale si leggeva ancora la parola JAKIN, vi posero sopra
un altro pezzo di colonna, ove si leggeva la parola BOAZ, e si
assicurarono che la corda, così tenuta, sostenesse il peso di
un uomo. Due di essi si accinsero subito a sviluppare il fuoco
sacro, fregando con le mani due bacchette di legno duro e
rigirandole entro un foro di un altro pezzo di legno tenero.
Quando il legno fu acceso, vi soffiarono sopra perché
producesse la fiamma. Quindi andarono a prendere le torce di
resina, che stavano sulla groppa dei loro cammelli e che
avevano portate per difendersi contro gli animali feroci,
durante i loro accampamenti notturni, le avvicinarono alla
fiamma del legno che si era incendiato, e si infiammarono
essi stessi del medesimo fuoco sacro. Ciascuno di loro,
tenendo la propria torcia in mano, si lasciò scivolare lungo la
corda, fino in fondo al pozzo. Una volta essi scesi, dietro la
guida del loro Capo, s’inoltrarono verso la porta di bronzo.
Arrivati davanti a quella, il più anziano la esaminò
attentamente alla luce della sua torcia. Egli scoprì nel mezzo
della porta medesima, l’esistenza di un disegno in rilievo,
avente la forma di una corona reale, circondata da un cerchio
composta da 22 puntini; si concentrò in una profonda
meditazione, poi pronunciò la parola MALLAKUTH, e subito
la porta si aprì. Gli esploratori si trovarono allora di fronte ad
una scala che si inabissava nel suolo; si ripromisero, sempre
con le torce in mano, di contare gli scalini e quando ne ebbero
discesi tre, incontrarono un pilastro triangolare, alla cui
sinistra cominciava un’altra scala. Si introdussero anche in
quella, e dopo cinque scalini, trovarono un nuovo pilastro
della medesima forma e delle identiche dimensioni dell’altro.
Questa volta la scala continuava dalla parte destra, ed era
composta ancora di sette scalini. Oltrepassato anche questo
pilastro, scesero ancora nove scalini e si trovarono di fronte
ad una seconda porta di bronzo. Il vecchio pellegrino la
esaminò come aveva fatto precedentemente, e vide sulla
porta un altro disegno in rilievo, rappresentante una pietra
angolare circondata anche questa da un cerchio di 22 puntini.
Pronunciò la parola JESOD e anche questa porta si aprì. I tre
pellegrini entrarono in una grande sala concava e rotonda, le
cui pareti erano ornate da nove grandi foglie, le cui nervature,
partendo dal suolo si incontravano al punto centrale del
soffitto. Esaminarono al lume delle loro torce, facendo il giro
della sala, per vedere se vi erano altre porte, oltre quella dalla
quale erano entrati. Non trovando nulla stavano per ritirarsi,
quando il loro Capo, ritornando sui suoi passi, esaminò le Successivamente gli esploratori oltrepassarono altre cinque
foglie ad una ad una, cercò un punto di riferimento, contò le porte, ugualmente nascoste e si introdussero in una nuova
nervature, e tutto ad un tratto chiamò gli altri due pellegrini. cripta. Su ciascuna di queste porte vi erano rispettivamente i
In un angolo scuro aveva scoperto una nuova porta di bronzo. simboli di una Luna splendente, di una Testa di Leone, di una
Questa recava come simbolo un Sole raggiante, tutto Colomba leggera e graziosa, di un Regolo, di un Rotolo della
circondato da un cerchio di 22 puntini. Pronunciò la parola Legge, di un Occhio, e di una Corona Reale. Le parole
NETZAH e la porta si aprì, e apparve un a seconda scala. pronunciate furono successivamente: Hod, Tiphereth,

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Religione e Storia

Chesed, Geburah, Chochmah, Binah, Keter (1). Quando essi dall’incendio di Gerusalemme e dalla demolizione del
entrarono nella nona arcata, si arrestarono sorpresi, Tempio, non si erano mai spente, e brillavano di vivo
abbagliati, spaventati. Questa non era immersa nell’oscurità splendore, illuminando di una luce, ora dolce, ora intensa,
ma al contrario era rischiarata luminosamente. Nel centro vi tutt’intorno, tutti i dettagli della meravigliosa architettura di
erano tre lampadari, di 11 cubiti di altezza, con tre bracci quelle arcate, senza paragone, tagliate nella roccia viva. I
ciascuno. Queste lampade che erano rimaste accese dopo pellegrini si liberarono delle loro torce, di cui non avevano
tanti secoli, dalla distruzione del Regno di Giuda, più bisogno, le posero in terra presso la porta, si tolsero i loro

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Religione e Storia

calzari, si aggiustarono i capelli come se fossero in luogo avanti lo stesso diluvio. Non si conosce perciò in quale epoca
santo, e si avanzarono, inchinandosi nove volte verso i furono costruite le otto volte, e questa scalpellata nella roccia
giganteschi lampadari. Alla base del triangolo formato da viva”. Quindi i nuovi grandi iniziati distolsero l’attenzione
questi, vi era un altare a forma di cubo di marmo bianco, di dall’altare e dalla Pietra d’agata e guardarono la volta della
due cubiti di altezza. Sul davanti, in oro, riguardando la sala, che si perdeva verso un’altezza indefinita, e dalla vasta
sommità del triangolo, vi erano rappresentati gli arnesi della navata la loro voce veniva ripetuta da un’eco portentosa.
Massoneria: il Regolo, il Compasso, la Squadra, la Livella, la Giunsero, di poi, davanti ad una porta, accuratamente
Cazzuola, il Maglietto. Sulla faccia laterale sinistra vi erano le nascosta e sulla quale era ben visibile il simbolo di un Vaso
figure geometriche: il Triangolo, il Carro, la Stella a cinque incrinato. Chiamarono il loro Maestro e gli domandarono:
punte, il Cubo; sulla faccia laterale destra si leggevano i
numeri: 27, 125, 343, 729, 1331; infine sulla faccia posteriore vi
era rappresentata l’Acacia simbolica. Sull’altare vi era la Pietra
d’agata, di tre palmi per ogni angolo, e al di sopra, scritta a
caratteri d’oro, la parola ADONAI. I due magi discepoli si
inchinarono, adorando il nome di Dio, ma il loro Capo,
alzando al contrario il volto, disse loro: “E’ tempo di ricevere
l’ultimo insegnamento che farà di voi dei perfetti iniziati.
Questo nome non è che un tenue simbolo, che non esprime
realmente l’idea della conoscenza suprema”; prese allora con
le mani la Pietra d’agata, ritornò presso i due discepoli,
dicendo loro: “Guardate, ecco la conoscenza suprema. Voi
siete al centro dell’idea”. I discepoli compitarono le lettere
IOD, HE’, VAU, HE, e mentre si accingevano a pronunciare la
parola, il Capo comandò loro: “Silenzio! E’ la parola ineffabile
che non può essere pronunciata da nessuno”. Rimise
sull’altare la Pietra d’agata, si tolse dal collo il gioiello di
Hiram e mostrò loro i medesimi segni che vi si trovavano
incisi e disse loro: “Apprenderete ora che non fu Salomone a
edificare queste volte ipogee, né a costruire le altre otto che le
precedono, né a deporre la Pietra d’agata. La Pietra fu messa
da Henoch, il primo fra tutti gli iniziati, l’Iniziato degli
Iniziati, che non è morto mai attraverso i suoi discepoli
spirituali. Henoch visse molto tempo prima di Salomone,

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Religione e Storia

“Aprici ancora questa porta, vi deve essere dentro un nuovo discendendo, rappresentano le volte e gli archi della scala;
mistero”. “No, rispose loro l’anziano, non si può aprire questa l’ultima arcata corrisponde al numero UNDICI, quello che ha
porta. Un mistero vi è, ma è un mistero terribile, un mistero soffiato il vento del disastro, ed è il cielo INFINITO CON I
di morte”. E loro a lui: “Tu vuoi nasconderci qualche cosa, LUMINARI DELLA NOSTRA COSCIENZA CHE LO POPOLANO.
che serbi per te solo; ma noi vogliamo tutto conoscere, tutto I tre iniziati riguadagnarono il recinto del Tempio in rovina;
sapere, e noi stessi apriremo quella porta”. rimossero di nuovo il fusto della colonna senza rivedervi più
E si misero a ripetere tutte le parole che avevano intese la parola BOAZ; staccarono le loro cinture, se le rimisero,
pronunciare dal loro Maestro; e poiché nessuna di queste rimontarono in sella;poi, senza proferire alcuna parola,
produceva alcun effetto, pronunciarono tutte quelle che il piombati in una profonda meditazione, sotto il cielo stellato,
loro spirito suggeriva. Ed erano per rinunciarvi quando uno in mezzo al silenzio della notte, s’incamminarono al passo
di essi disse: “Noi non possiamo, peraltro, continuare lento dei loro cammelli, verso la città di Babilonia. Questa
all’infinito”. A questa parola la porta si spalancò con tale leggenda, tradotta dal francese, e che si chiama “Leggenda
violenza, che i due imprudenti furono gettati a terra, un dei tre Magi che hanno visitato la grande volta e scoperto il
vento furioso soffiò nella volta e le lampade si spensero. Il centro della idea” è profondamente esoterica. Come nessuno
Maestro si precipitò verso la porta, la puntellò con il suo sa chi sia lo scrittore dell’altra leggenda meravigliosa di
corpo, chiamò in aiuto i due discepoli, i quali, accorsi alla sua Hiram, nessuno conosce chi abbia scritto questa, come l’altra
voce, riuscirono così, uniti in uno sforzo supremo, a di profonda dottrina massonica. Mentre quella illumina il
richiudere la porta. Ma le lampade non si riaccesero più e i senso dei simboli dei misteri, questa penetra nella profondità
pellegrini rimasero prigionieri delle tenebre più profonde. Si dello spirito. Mentre quella insegna che Hiram ha costruito il
avvicinarono alla voce del Maestro che disse loro: “Questo Tempio, questa avverte di un Tempio ancora più lontano ove
avvenimento terribile era da prevedersi; era scritto che voi sono custoditi, in una luce abbagliante, i simboli della
dovevate commettere questa imprudenza. Noi corriamo Massoneria, e dove le fiaccole stanno da secoli,
grande rischio di morire in questo sotterraneo sconosciuto perennemente accese ad illuminare gli arnesi della Maestria.
dagli uomini. Tentiamo ordunque di uscirne, di traversare le Il Tempio più remoto, quindi, sorregge l’altro di Hiram; se
otto arcate e giungere al punto da dove noi siamo discesi. non fosse preferibile lasciare a ciascuno di interpretare a
Prendiamoci per mano, e così cammineremo fino a che non seconda della preparazione iniziatica del proprio intimo,
troveremo la porta di uscita. Noi rincominceremo da tutte le l’allegoria che scaturisce dalla leggenda, vi sarebbe da
sale, fintanto che saremo giunti ai piedi della scala di concludere che vi è un Tempio infinito, che non sarà mai
ventiquattro scalini. Speriamo di arrivarci”. Così fecero. distrutto, ed è quello che ognuno deve saper costruire
Passarono delle ore angosciose, ma non disperarono mai. nell’intimo della sua anima, del quale ogni pietra è l’anelito
Giunsero finalmente ai piedi della scala di 24 scalini; della propria coscienza, anelante a conoscere la certezza della
cominciarono a salire contando 9, 7, 5 e 3 e si ritrovarono in verità infinita. Molti sono i rapporti che si incontrano in
fondo al pozzo. Era mezzanotte, le stelle brillavano; la corda questo racconto, in armonia con i simboli massonici. E come
vi era ancora. questi Magi scoprono i residui dell’antico tempio di Hiram,
Prima di lasciare salire i suoi due compagni, il Maestro mostrò quando il sole brilla alto allo Zenith, così i massoni aprono i
loro il cerchio scoperto nel cielo, che si intravedeva dal pozzo loro tavoli a mezzogiorno; e quando riprendono la via del
e loro disse: “i dieci cerchi che noi abbiamo visti ritorno, terminano i loro lavori a mezzanotte.
I numeri 3, 5, 7 e 9 sono le età rispettive che il massone deve
raggiungere prima di penetrare nella cripta dei Rosa-Croce, e
le parole che manifestano il Nome Incognito le ritroverà in
seguito percorrendo i gradini della Piramide. Soltanto con lo
studio dei simboli egli può raggiungere a comprendere
l’esoterismo della dottrina massonica l’insegnamento delle
sue tavole fondamentali; le stesse parole sono dei simboli
dell’idea che si sviluppa; l’idea è il simbolo della
maturazione; la maturazione è il simbolo della perfezione; la
perfezione è il simbolo della Verità.
Nella massoneria il simbolo è perenne; si avvicina al neofita,
da subito, e lo accompagna per tutti gli sviluppi ulteriori;
perché se iniziato vuol dire messo sul cammino, l’iniziazione
non può essere se non una continua evoluzione, anche
quando sembri congiunta ad una percezione pressoché
completa. Il simbolo è un’immagine, un pensiero, è una
specie di rivelazione. Giambilico, il neo-platonico, che
concepì la filosofia come una teurgia;cioè come la scienza dei
riti e della forma, scrive: “La conoscenza del Divino non è
sufficiente per unirci a Dio … la forza inesplicabile dei simboli
ci dona l’intelligenza delle cose divine”. La massoneria non
può avvolgere nei simboli lo sviluppo della sua dottrina, per
la sua essenza esoterica, e naturalmente, e gelosa custode
della loro inalterabilità.

Gli enigmi della Storia 51


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Tradizioni e Storia

GLI ANTICHI MAYA FACEVANO LE


PIRAMIDI PER INNALZARE MUSICA
AL DIO DELLA PIOGGIA
I ricercatori hanno scoperto che molte piramidi in Messico sono state create dagli
antichi Maya per creare “una caduta a pioggia” musicale, per comunicare con il
loro dio della pioggia.

52 Gli enigmi della Storia


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Tradizioni e Storia
Fonte: ANI - Asian News International

Gli antichi maya furono una popolazione insediatasi in Mesoame-


rica dove svilupparono una civiltà nota per l'arte, per l'architettura,
per i raffinati sistemi matematici e astronomici, e per la scrittura,
l'unico sistema noto di scrittura pienamente sviluppato nelle Ame-
riche precolombiane. La civiltà maya si sviluppò in una zona che
comprende l'odierno sudest messicano, il Guatemala e il Belize,
oltre a porzioni occidentali dell'Honduras e di El Salvador. Questa
regione è costituita dalle pianure del nord, che comprendono la
penisola dello Yucatán, dagli altopiani della Sierra Madre, che si
estendono dallo stato messicano del Chiapas verso tutto il sud
del Guatemala e poi in El Salvador, e dalle pianure meridionali del
litorale del Pacifico.

fondire, Jorge Cruz della Scuola Professionale di Ingegneria


Meccanica e Ingegneria Elettrica a Città del Messico e Nico De-
clercq del Georgia Institute of Technology hanno confrontato
la frequenza dei suoni prodotti da persone che camminano su
El Castillo con quelli fatti nella Piramide della Luna, massic-
cia, con passi irregolari, a Teotihuacan nel Messico centrale. In
ogni piramide, hanno misurato i suoni sentiti vicino alla base
della piramide, mentre un ricercatore saliva verso l’alto. Ru-
mori notevolmente simili a quelli di gocce di pioggia, di fre-

quenza simile, sono stati registrati nelle piramidi, suggerendo

I
ricercatori hanno scoperto che molte piramidi in Mes- che, piuttosto che essere causati dal vuoto a El Castillo, il ru-
sico sono state create dagli antichi Maya per creare more è probabilmente causato da onde sonore che viaggiano
“una caduta a pioggia” musicale, per comunicare con attraverso i passaggi e colpiscono una superficie ondulata, e
il loro dio della pioggia. Prendete per esempio, in Mes- sono diffratti, provocando le particolarissime onde sonore a
sico, la piramide El Castillo a Chichen Itza. Quando i “gocce di pioggia” che si propagano lungo i gradini. Si ritiene
visitatori salgono la scala colossale, i loro passi inizia- generalmente che El Castillo sia stata dedicata al dio serpente
no a suonare come gocce di pioggia che cade in un secchio piumato Kukulcan, ma Cruz pensa che potrebbe anche essere
d’acqua, mentre si avvicinano alla cima. La scoperta della stato un tempio al dio della pioggia Chaac. Infatti, una ma-
“musica” a goccia di pioggia in un’altra piramide suggerisce schera di Chaac si trova nella parte superiore di El Castillo e
che almeno alcune delle piramidi del Messico siano state deli- anche nella Piramide della Luna. “Le piramidi del Messico,
beratamente costruite per tale scopo. Alcune delle strutture con una certa fantasia, possono essere considerate come stru-
consistono in una combinazione di gradini e piattaforme, menti musicali risalenti alla civiltà Maya”, ha detto Cruz, an-
mentre altre, come El Castillo, assomigliano ancora di più alle che se aggiunge che non vi è alcuna prova diretta che i Maya in
piramidi egiziane. I ricercatori avevano familiarità con i suoni realtà le facessero “suonare”. Secondo Francisco Estrada-Bel-
a goccia di pioggia emessi dalle orme di El Castillo – una pira- li, un archeologo dell’Università di Boston, Massachusetts,
mide cava sulla penisola dello Yucatan. Ma se un modo di suo- “La maggior parte se non tutte le piramidi Maya sono state
nare come questo e l’effetto fossero intenzionali è rimasto concepite come montagne sacre, che erano i luoghi in cui le
poco chiaro. Secondo un rapporto a New Scientist, per appro- nuvole si raccoglievano e la pioggia era creata.”

Gli enigmi della Storia 53


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Archeologia e Storia

L’INCREDIBILE SITO
ARCHEOLOGICO DI
BAALBEK IN LIBANO
Baalbek in Libano è uno dei siti archeologici più importanti del Vicino Oriente, dichiarato nel 1984 Patrimonio dell'Umanità
dall'UNESCO. Si trova, in linea d'aria, a circa 65 km ad est di Beirut. Oggi Baalbek è una cittadina nella valle della Beqāʿ,
capoluogo di un omonimo distretto libanese. Situata ad est delle sorgenti del fiume Leonte, ad un'altitudine di 1170 metri sul
livello del mare, Baalbek è famosa per le monumentali rovine di alcuni templi romani risalenti al II e III secolo dell'era
comune, quando Baalbek, con il nome di Heliopolis ospitava un importante santuario dedicato a Giove Eliopolitano nella
provincia romana di Siria.

54 Gli enigmi della Storia


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Archeologia e Storia
di Giuseppe Di Re

Q
uello di Baalbek è uno dei siti archeologici
più importanti presenti sul vasto spazio ter-
restre. Si trova nella fertile valle della Beqā in
Libano, a circa 65 km ad est della capitale
Beirut. Le monumentali rovine di Baalbek
sono solitamente attribuite all’Impero Roma-
no, poiché per un certo periodo esso vi stanziò e vi costruì al-
cuni importanti monumenti.
La storia di Baalbek però è molto più antica e abbraccia vicen-
de che si susseguirono per più di 5.000 anni. Si sa ad esempio
che nel 2.000 a.C. Baalbek era abitata dai Cananei, identificati
dai greci come i Fenici, che costruirono vari monumenti tra
cui un altare e un santuario dedicato al dio Baal. Baal era la
divinità principale appunto dei Fenici ed una delle più impor-
tanti in assoluto di tutto il vicino Oriente antico. Esso era Dio
della tempesta, dei tuoni, della fertilità e dell’agricoltura. Era
anche il signore indiscusso della Valle della Beqā, che è ancor
oggi una delle principali zone di agricoltura di tutto il Libano.
I Cananei erano soliti dedicare a Baal rituali di vario genere
come anche sacrifici, per aggiudicarsi i favori del dio, poiché
era comune convinzione che in questo modo Baal avrebbe in-
viato nella zona con continuità abbondanti piogge in modo da
rendere fertile e rigogliosa la valle stessa.
Nel 334 a.C. Alessandro Magno, noto anche come “Alessandro
il Grande”, conquistò Baalbek ed iniziò il processo di elleniz-
zazione dell’area. Dopo la morte di Alessandro Magno furono
i Tolomei d’Egitto ad occupare Baalbek e ribattezzarla col
nome di Heliopolis, “la Città del Sole”.
Furono proprio i Tolomei ad identificare il dio Baal con il dio
egizio Ra e il dio solare Helios, creando così una forma ibrida
di culto del dio Giove, conosciuto in quel periodo come “Gio-
ve Eliopolitano”.
I Tolomei costruirono anche un importante tempio al cui al-
l’interno veniva ospitato un santuario in cui si facevano ora-
coli a scopo di divinazione. Durante l’epoca ellenica fu co-
struito anche un podio che doveva ospitare un altro piccolo
tempio che però non venne mai portato a termine. Fu in epo-
Il secondo monolite scoperto a Baalbek negli anni 1990 e pesante 1.242 tonnellate ca romana infine che Baalbek raggiunse il suo massimo splen-
dore. Nel 47 a.C. Giulio Cesare si stabilì nella città e ordinò la
costruzione di tre grandiosi templi che furono eretti in onore
delle principali divinità del “Pantheon” romano, ovvero Gio-
ve (Dio del cielo e del tuono), Bacco (Dio dell’agricoltura e del
vino) e Venere (Dea dell’amore e della bellezza). Non troppo
lontano dalla città, sulla cima di una collina, fu installato un
piccolo tempio in onore del Dio Mercurio, divinità molto cara
ai Romani.
Uno dei più grandi misteri del sito di Baalbek riguarda le fon-
damenta che servirono d’appoggio al monumento principale,
il “Tempio di Giove”. Questo elegante e sofisticato tempio
poggia infatti su un colossale terrazzamento di circa 465.000
metri quadri, costituito da tre mastodontici blocchi di pietra
che misurano 5 metri di altezza, 20 metri di lunghezza, 3,6 di
larghezza e dal peso superiore alle 800 tonnellate ciascuno.
Lo strato di supporto in pietra presenta sotto ai tre megaliti è
costituito anch’esso da un elevato numero di blocchi dal peso
di 350 tonnellate ciascuno e larghi oltre 11 metri. Questi im-
pressionanti megaliti, tagliati e squadrati in un modo che non
trova spiegazioni logiche nemmeno oggi, sono stati posti ad
un’altezza di oltre 10 metri. Nonostante l’immane dimensio-
ne, sono stati lavorati ed uniti l’uno accanto all’altro all’inter-
no del basamento su cui è stato eretto il tempio di Giove con

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Archeologia e Storia

un livello di precisione tecnologica così alta che, se non fosse


per la presenza visibile dei tagli della pietra, sarebbe quasi
impossibile distinguere la fine di un blocco e l’inizio di un al-
tro. Il terrazzamento conosciuto come “Trilithon” è probabil-
mente opera di una civiltà dalle avanzatissime capacità tec-
nologiche in campo edilizio, la quale anticipò di svariati mil-
lenni i successivi stanziamenti operati dalle altre culture che
costruirono anch’esse i loro monumenti nel sito, così come
precedette di svariati millenni anche la costruzione dei tem-
pli (seppure anch’essi di grande impatto) costruiti dai Roma-
ni. È noto in primo luogo che i Romani non erano assoluta-
mente dotati di attrezzature tali da poter tagliare, spostare,
alzare e assemblare pietre da 800 e più tonnellate ciascuna.
In secondo luogo, è ampiamente riconosciuto che questo
grande impero nella sua millenaria storia (che a noi è ben
nota per altri e familiari motivi) non costruì mai architetture
megalitiche in nessuna parte del mondo.
I più grandi “misteri” di Baalbek però riguardano senza om-
bra di dubbio tre impressionanti blocchi di pietra che furono
scoperti nei pressi del sito a più riprese nel corso del tempo.
Uno di questi è il famosissimo blocco di pietra lavorato e
squadrato che si trova ancora parzialmente attaccato ad una
cava di calcare, dove fu abbandonato a 1 km. di distanza dal
tempio di Heliopolis, diverse migliaia di anni fa. Questo gi-
gantesco blocco, la cui lunghezza è di 22 metri e il cui peso è
all’incirca di 1000 tonnellate (ci sono stime molto differenti
tra di esse che vanno dalle 1.000 alle 2.000 tonnellate, ma di
sicuro si tratta di qualcosa di mostruosamente pesante) viene
comunemente chiamato dagli estimatori occidentali “Monoli-
to di Baalbek”, mentre per le popolazioni di lingua araba essa
è “Hajjar el-Houble”, ovvero “La roccia della partoriente”, ed

Una foto storica del Trilithon: si notino le dimensioni delle persone in posa

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Archeologia e Storia

è sicuramente uno tra i più grandi blocchi di pietra che siano


mai stati lavorati nella storia della Terra.
Nel 1990, in uno scavo archeologico condotto nella stessa
cava, fu rinvenuto un secondo monolite dalla forma perfetta-
mente rettangolare, e con un peso stimato di 1.242 tonnellate,
così da renderlo addirittura più pesante della già impressio-
nante “Roccia della partoriente”. Ma quello che ha lasciato
sbigottiti e increduli i ricercatori e più in generale gli osserva-
tori di tutto il mondo è senza dubbio il terzo monolite ritrova-
to in ordine cronologico ma non di importanza, rinvenuto
nell’estate del 2014 grazie ad una spedizione archeologica vo-
luta e organizzata dal dipartimento di orientalistica del
“Deutsches Archäologisches Institute”: questo sensazionale e
smisurato reperto chiamato “La Pietra di Janeen” è lungo 20
metri, largo 6 e profondo 5 metri, dal peso incredibile di 1.665
tonnellate, ed è ad oggi, per quanto ne sappiamo, il più gran-
de blocco di pietra esistente sulla faccia della Terra.
Purtroppo la divulgazione scientifica e la storiografia ufficiale
non sapendo come manipolare questo ed altri scomodi reper-
ti hanno affibbiato loro il termine di “misteri”, un’operazione
sicuramente abile ed astuta ma certamente alquanto scorret-
ta. La presenza dei megaliti di Baalbek, così come quella di
moltissime altre opere architettoniche sparse in ogni punto
del pianeta, sono un mistero soltanto per chi vuole ritenerli
tali, ma in realtà la presenza di reperti storici realizzati con
una tecnologia avanzata millenni prima dell’era cosiddetta
“moderna” non è affatto un mistero, bensì la prova reale e
tangibile dell’esistenza di avanzatissime società antidiluviane
che abitarono la Terra millenni prima della comparsa delle
nostre culture perfino le più antiche.
Una realtà tenacemente negata e taciuta dalla storiografia uf-

Il tempio di Bacco; anche qui, in basso a destra ci sono dei turisti

Gli enigmi della Storia 57


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Archeologia e Storia

Resti del Tempio di Giove

Un monolite, valutato nel 2014 del peso di 1.650 tonnellate

58 Gli enigmi della Storia


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Archeologia e Storia

Un’altra foto del Trilithon; si notino


le dimensioni della persona appoggiata
alle pietre di basamento della gigantesca
costruzione.

ficiale che come al solito cerca di occultare, mistificare, na- sere divisa dalla dura e faticosa ricerca sul campo.
scondere, interpretare e falsificare (vedere le tante false attri- Il risultato è che i dati di realtà – storici, archeologici, della
buzioni illogiche operate dall’Accademia stessa) per mantene- tradizione letteraria e della stessa esperienza dei siti di mo-
re a tutti i costi a galla alcuni dogmi che si dimostrano più fi- numenti – sconfessano quella stessa faticosa costruzione sto-
losofici che scientifici ma razionalmente nonché material- riografica.
mente infondati, costruiti a tavolino nel lontano Settecento Insomma, se la realtà smentisce clamorosamente la ricostru-
senza però sottoporli alla necessaria verifica che non può es- zione storica qualcosa di strano ci dev’essere.

Gli enigmi della Storia 59


060-063 LA LEGGENDARIA PUNT ENIGMI STORIA 22.qxp_Layout 1 14/02/18 16:18 Pagina 60

Luoghi e Storia

LA LEGGENDARIA
PUNT, LA TERRA
DEGLI DÈI
La leggendaria terra di Punt è indicata in antichi testi egizi come
“la Terra degli Dei”, ed è una regione che abbondava in grandi ricchezze
ed enormi risorse.
60 Gli enigmi della Storia
060-063 LA LEGGENDARIA PUNT ENIGMI STORIA 22.qxp_Layout 1 14/02/18 16:18 Pagina 61

Luoghi e Storia
di Giuseppe Di Re

Rappresentazione della spedizione egiziana a Punt durante il regno di Hatshepsut


iniziarono i dibattiti sulle origini dei faraoni e sulla localizza-
zione effettiva di questa antica, mitologica e misteriosa terra.
L’Egitto prosperò particolarmente grazie a grandi commerci
con le altre regioni costiere, che aumentarono progressiva-
mente verso l’ultima parte del periodo pre-dinastico (6000-
3150 a.C). Nel periodo dinastico (3150-2613 a.C) il commercio
era saldamente stabilito soprattutto con le antiche regioni
della Mesopotamia e della Fenicia. Al tempo della quinta di-
nastia (2498-2345 a.C) l’Egitto stava fiorendo attraverso il
commercio con queste aree e in particolare con la città fenicia
di Byblos e i paesi di Nubia e Punt. Punt non era solo un par-
tner importante nel commercio ma fu anche una fonte di in-
fluenza culturale e religiosa e una terra che gli antichi egizi
consideravano come il loro luogo di origine, un Paese abitato
addirittura dagli dèi. Una testimonianza di ciò la si può trova-
re nelle iscrizioni e nelle pitture presenti nei templi della regi-
Soldati egiziani provenienti dalla spedizione di Hatshepsut nella terra di Punt (nel 1493 a.C.) dipinti nel suo na Hatshepsut a Luxor, che rivelano come la sua divina madre
tempio a Deir el-Bahri Hathor fosse originaria di Punt, e in alcune iscrizioni trovate
in altri templi è riportato che anche Bes (la “dea del parto”)

I
turisti, gli studiosi e più in generale gli appassionati arrivò anticamente in Egitto da Punt. Questa terra è partico-
provenienti da ogni parte del mondo vengono accolti larmente nota soprattutto per la famosa spedizione fattavi
nella meravigliosa terra d’Egitto per ammirare gli an- dall’imperiosa regina Hatshepsut nel 1493 a.C. durante la
tichi templi e conoscere l’affascinante storia degli an- XVIII dinastia egizia. *Si narra che, dopo la spedizione, i sol-
tichi faraoni. Tuttavia le vere origini dei faraoni così dati egizi riportarono in Egitto e vi e impiantarono degli albe-
come quelle dello stesso Egitto e di alcune terre leg- ri, segnando il primo tentativo di successo conosciuto per il
gendaria menzionate dagli egizi stessi non vengono divulgate trapianto di flora straniera. Questo viaggio verso Punt è sicu-
e la letteratura contemporanea manca di informazioni ade- ramente il più famoso, ma ci sono molte altre prove che sug-
guate. Una delle mitiche terre citate innumerevoli volte dagli geriscono come gli egizi commerciassero con la Terra di Punt
egizi – e da altre culture dell’antichità – e che fu considerata già durante il regno del faraone Khufu, nella quarta dinastia
un puro mito per svariati decenni è il “Paese di Punt“, o “Ter- (2613-2498 a.C), e probabilmente anche prima. Infatti si pensa
ra di Punt”. La leggendaria terra di Punt è indicata in antichi che le prime spedizioni egizie per Punt iniziarono già durante
testi egizi come “la Terra degli Dei“, ed è una regione che ab- la IV dinastia dal porto di Wadi al-Jarf nel golfo di Suez. Alcu-
bondava in grandi ricchezze ed enormi risorse. Nei decenni ni bassorilievi creati durante la quarta dinastia mostrano un
successivi al momento in cui il famoso Jean-Francois Cham- abitante di Punt insieme ad uno dei figli del faraone Khufu
pollion aveva decifrato i geroglifici egizi, nel lontano 1822, gli (Cheope) e in alcuni documenti della Quinta Dinastia vengo-
studiosi occidentali cominciarono a leggere i testi egizi in cui no descritti i grandi commerci tra i due Paesi. Punt è ancora
veniva menzionata ampiamente la “terra di Punt”, e da allora citata nei geroglifici egizi posti su una parete del tempio di

Gli enigmi della Storia 61


060-063 LA LEGGENDARIA PUNT ENIGMI STORIA 22.qxp_Layout 1 14/02/18 16:18 Pagina 62

Luoghi e Storia

Amon, a Tebe – presso le attuali città di Karnak e Luxor – e ri- ovvero la regione dell’Africa orientale che va da Gibuti al
salente al regno di Seti I, secondo faraone della XIX dinastia. Capo Guardafui, e comprende Somaliland (ex Somalia britan-
Questi geroglifici descrivono nel dettaglio un viaggio navale nica), Puntland, Migiurtinia (ex Somalia Italiana) ed Ogaden
per portare oro, incenso e mirra dal “Paese di Punt” a Tebe, interno all’Etiopia. Mancando una storia scritta dell’antica
oltre ad un carico di zanne di elefante, lapislazzuli, ebano, pa- Somalia, l’identificazione è stata fatta mettendo in correlazio-
voni e scimmie. Un’iscrizione rinvenuta in una tomba del co- ne le tradizioni orali della cultura somala con le caratteristi-
mandante militare PepiNakht Heqaib – un funzionario egizio che territoriali e con i testi di altre culture che ebbero attinen-
che servì sotto il regno del faraone Pepy II (2278-2184 a.C) del- ze con il Paese di Punt. Secondo lo storico Ahmed Abdi, l’an-
la Sesta dinastia – narra che il soldato Hecalb sia stato inviato tica città somala di Opone è identica alla città di Pouen citata
nella “terra dell’Aamu” per recuperare il corpo del guardiano come parte di Punt da antiche iscrizioni. Secondo lo storico
di Kekhen. Punt era considerato un Paese semi-mitico anche arabo Abdisalam Mahamoud, l’antico nome somalo per la
per i faraoni, ma è a tutti gli effetti un luogo realmente esi- loro regione era “Bunn”, un nome citato nei testi relativi al
stente in cui avvenivano frequentemente spedizioni e com- commercio con l’Egitto come “Pwenet” o “Pwene”, la regione
merci anche nel periodo tardo del “Nuovo Regno” (1570-1069 conosciuta oggi come “Bunni”. La cultura dello stato somalo
a. C.). Durante il regno di Amenofi II (o Amenhotep II di Puntland reca moltissime somiglianze con quella dell’an-
1401/1398 a.C.) sono state accettate delegazioni da Punt, idem tico Egitto, come ad esempio il linguaggio, i vestiti cerimo-
nel regno del grande Ramses II (1303 a.C. – Pi-Ramses, niali, i balli e le arti. Gli studiosi che favoriscono l’interpreta-
luglio/agosto 1213 o 1212 a.C.) della XIX dinastia e di Ramses zione che vede nelle regioni somale l’antica “Terra di Punt”
III (1186-1155 a.C). Punt fu denominata in vari modi dagli egi- fanno generalmente affidamento ai geroglifici impressi nel
zi, sempre affascinati dalla sua esistenza, come “Terra del- tempio della regina Hatsehpsut, in cui vengono descritte nel
l’abbondanza” o “Terra dell’incenso”, ma sicuramente il dettaglio le spedizioni volute dalla regina. Dalle iscrizioni rin-
nome più famoso resta “Ta Netjer”, ovvero la “Terra degli venute nel meraviglioso tempio di Deir-el- Bahari sappiamo
Dèi“. Anche la Bibbia cita la terra di Punt, indicandola come che gli egizi viaggiavano in barca lungo il Nilo attraverso il
la regione abitata dai discendenti di Cam, figlio del mitico Wadi-Hammamet fino alla città di Copto, l’antica Kift. Ci sono
Noè, che presero il nome di Camiti, e che si stanziarono tra il prove che le imbarcazioni venivano smontate in più parti e
Nilo e il Mar Rosso, tra l’altopiano dell’Abissinia e il mare. Al- trasportate a terra attraverso il Mar Rosso, per poi venire ri-
tre dettagliate descrizioni di Punt ci pervengono dalla storia montate per proseguire il viaggio verso la “Terra di Punt”,
della Fenicia. Hiram, il re dei fenici a Tiro, era il genero del re ipotesi a cui abbiamo accennato nel nostro articolo dedicato
di Giuda e di Israele Salomone (961-922 a.C), e per conto del allo “Zep Tepi” e all’analisi dell’affresco della “tomba 100”.
suocero fece un viaggio presso il Paese di Punt, da dove ripor- Gli egizi quindi avrebbero attraversato la costa fino ad arriva-
tò grandi e abbondanti ricchezze per abbellire il grandioso re nel Corno d’Africa, lo stato attuale di Puntland in Somalia.
tempio di Salomone a Gerusalemme. Le ricchezze di Punt, se- Wilson a suo favore cita i rilievi del tempio di Hatshepsut
condo la Bibbia (Libro dei Re), consistevano in incenso, mirra, come testimonianza di quanto fossero stupiti gli abitanti di
resine, ambra, agata verde, lapislazzuli, oro, avorio, ebano ed Punt all’arrivo degli egizi, come se fossero giunti quasi ai con-
altri legni pregiati. Ma dove si trova(va) questa leggendaria fini del mondo. Wilson infatti scrive:
terra? «La gente di Punt è incredibilmente stupìta dal coraggio dei ma-
rinai egizi: “Come siete arrivati fin qui, in questa terra scono-
Localizzazione della terra di Punt sciuta agli uomini? Siete giunti scendendo dal cielo o viaggian-
La posizione esatta della terra di Punt è stata dibattuta per de- do per terra o per mare? Guardate com’è un luogo felice la “Ter-
cenni dagli storici, dagli studiosi e dagli archeologi di tutto il ra di Dio” (Punt), che ora percorrete come ha fatto a sua volta il
mondo. Nel corso della storia è stata identificata come parte dio Ra!».
dell’Arabia o con l’odierna Somalia (lo Stato della Somalia Punt è anche rappresentata come un luogo “straniero” e tran-
presente nel Corno d’Africa) o con il Sudan, o con l’Eritrea o quillo per gli egizi. Lo scrittore Marc van de Mieroop scrive a
con qualche altra regione interna dell’Africa orientale. Punt proposito: “[Gli Egiziani] raggiunsero Punt con una barca a
viene identifica dagli studiosi moderni con il Corno d’Africa, vela e trovarono un Paese molto diverso dal loro. Le rappresen-
tazioni delle case ivi presenti, degli animali e delle piante sugge-
riscono una sua collocazione in Africa nordorientale lungo la
costa del Mar Rosso, forse nella regione dell’odierna Eritrea,
sebbene sia stato suggerito anche un luogo più remoto dell’en-
troterra africano”. Alcune delle prove più convincenti che
permettono di identificare Punt con la Somalia derivano dagli
studi condotti da alcuni archeologi, come il noto archeologo
tedesco Juris Zarins, insegnante nella “Missouri State Univer-
sity”, che sosterrebbe con convinzione che gli abitanti della
Valle del Nilo popolarono la regione della Somalia durante il
periodo neolitico e che le due aree erano collegate da scambi
commerciali già nel I millennio a.C..
Antiche testimonianze architettoniche e derivazioni di natura
culturale andrebbero fortemente in direzione dell’”ipotesi so-
Rappresentazioni dal monumento mortuario di Hatshepsut che mostrano mala”. Come accennato in precedenza, la cultura dell’attuale
la spedizione a Punt stato Somalo di Puntland reca moltissime somiglianze con

62 Gli enigmi della Storia


060-063 LA LEGGENDARIA PUNT ENIGMI STORIA 22.qxp_Layout 1 14/02/18 16:18 Pagina 63

Luoghi e Storia

quella dell’antico Egitto, in particolare come vedremo a livello anche “ragazzo” o “ragazza”.
linguistico. Vediamo infatti le incredibili somiglianze tra alcu- Sia in egiziaco che in lingua Somali “Awoow” significa “non-
ni antichi termini egizi e i corrispettivi in lingua somala. no, uomo anziano”.
In antica lingua egizia “Hes” significa per esempio “canzone”, A questo punto possiamo concludere che l’antica terra di
canto eseguito con l’ausilio di strumenti musicali. Puntland o di Punt fosse un luogo di primo popolamento
in lingua somala “Hes” significa anche “canzone, canto ese- dell’Africa da parte di essere semi-divini, come si definivano
guito con strumenti musicali”. gli stessi abitanti di Punt, e che da lì un gruppo di abitanti ab-
“AAR” significa “leone” in entrambe le lingue. bia successivamente colonizzato l’Antico Egitto. Poi per moti-
L’antica parola egizia “Ra” significa “il Dio Sole”; in lingua So- vi commerciali e per l’antico legame che li spingeva a ricolle-
mali “Qor Rah” significa “il collo di Rah”. garsi alle proprie terre di origine, questi egizi hanno tentato
L’antico egizio “Haa” – “Hey” significa “lieto”, star sereni; in varie spedizioni alla ri-scoperta della terra di Punt, giungen-
Somali “Haa” – “Hey” significa lo stesso “felice”, sereno. dovi ed effettuando numerose spedizioni commerciali, come
Nell’Antico Egitto “Hun” e “Hunnu” significavano “ragazzo” quella rappresentata nel tempio di Deir e-Bahri ad opera della
o “ragazza”; in lingua Somali “Hun” e “Hunno” significano regina Hatshepsut nel 1493 a.C..

Mappa della presunta posizione di Punt e delle rotte commerciali che andavano dall’Egitto a Punt attraversando fiumi, letti asciutti e via marine. Mennefer è Memphis, Waset è
Tebe, Irem e Nemyw sono terre che presumibilmente confina(va)no con Punt

Gli enigmi della Storia 63


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Mostre e Storia

James Nachtwey, Inizio della seconda Intifada. Cisgiordania, 2000 © James Nachtwey

JAMES NACHTWEY
MEMORIA
1 Dicembre 2017 – 4 Marzo 2018
Palazzo Reale, Milano
www.palazzorealemilano.it
64 Gli enigmi della Storia
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Mostre e Storia
a cura di Stefania Veneri

James Nachtwey, Un soldato croato bosniaco spara contro i musulmani bosniaci. Mostar, Bo-
snia-Erzegovina, 1993 © James Nachtwey

James Nachtwey, Una madre accudisce il figlio malato di epatite E in un ospedale nel Darfur,
2004 © James Nachtwey

James Nachtwey, Crollo della torre sud del World Trade Center. New York, USA,
2001 © James Nachtwey

D
all’1 dicembre 2017 al 4 marzo 2018 la mostra James
Nachtwey. Memoria sarà esposta a Palazzo Reale di
Milano. L’attesissima esposizione del pluripremiato
fotografo americano, considerato universalmente
l’erede di Robert Capa, è la prima tappa internazionale
di un tour nei più importanti musei di tutto il mondo.
La mostra propone una imponente riflessione individuale e
collettiva sul tema della guerra. Curata da Roberto Koch e dal-
lo stesso James Nachtwey, Memoria rappresenta una produ-
zione originale e la più grande retrospettiva mai concepita sul pone, passando per la Romania, la Somalia, il Sudan, il Rwan-
suo lavoro. Promossa e prodotta dal Comune di Milano - Cul- da, l’Iraq, l’Afghanistan, il Nepal, gli Stati Uniti (tra cui la testi-
tura, Palazzo Reale, Civita, Contrasto e GAmm Giunti, la mo- monianza straordinaria dell’attentato delll’11 settembre 2001)
stra ha come Digital Imaging Partner Canon ed è realizzata e molti altri paesi e si conclude con un reportage oltremodo
con il supporto di Fondazione Cariplo e Fondazione Forma attuale sull’immigrazione in Europa: Memoria raccoglie gli
per la Fotografia. Organizzate in diciassette sezioni, le due- scatti con cui il fotografo racconta la crudezza della guerra, la
cento immagini esposte nelle diverse sale propongono al visi- violenza del terrorismo, lo sguardo vuoto della disperazione.
tatore un’ampia selezione dei reportage più significativi di Ja- La mostra sarà accompagnata da un libro pubblicato da Con-
mes Nachtwey. Da El Salvador a Gaza, dall’Indonesia al Giap- trasto e Giunti.

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066- La storia e il libro - Luciano Pirrotta ENIGMI STORIA 22.qxp_Layout 1 14/02/18 16:18 Pagina 66

Libri e Storia
a cura di Luciano Pirrotta

Sotto il segno
della bipenne

L’
egualitarismo democratico, riducendo tut- sioni sulla reale funzione svolta dallo schieramento ordinovista
to il genere umano ad una poltiglia inorga- permangono nebulose con vaste zone d’ombra che intersecano,
nica nella quale tendono a diluirsi diffe- di volta in volta, episodi drammatici della storia nostrana
renze di razza e di frontiera, di vita, di recente: stragismo, trame eversive, delitti eccellenti. Chi c’era
cultura e di costume, rappresenta un gi- dietro le iniziative dell’organizzazione contraddistinta dal
gantesco fenomeno di imbarbarimento simbolo dell’ascia doppia? Donde provenivano i finanziamenti
collettivo […] il «suffragio popolare» quando non è una truffa è nonché, in particolari frangenti, le temporanee ‘coperture’?
un male, perché, o permette il potere di cricche di varia natura Servizi segreti stranieri, corpi d’intelligence deviati del Belpaese,
che manovrano la cosiddetta opinione pubblica servendosi sen- apparati politico-istituzionali intenti ad avvalorare (fra depistaggi,
za scrupoli dei mezzi che in certi periodi la fabbricano, nel sen- infiltrazioni, doppiogiochismi) i teoremi degli ‘opposti estre-
so letterale del termine – con la stampa, la radio, il cinema e via mismi’ nel clima torbido di una ‘strategia della tensione’? E
dicendo – oppure apre il varco a una politica tutta soggetta alla come si inseriva tutto questo - ancorché svolgendovi ruolo
pregiudiziale e al ricatto del numero, alla ossessiva ricerca della marginale - nel più vasto scacchiere della ‘guerra fredda’ in
maggioranza quantitativa […] i partiti rompono l’unità morale atto fra le due maggiori potenze vincitrici dell’ultimo scontro
della nazione senza sostituirvi che una rissa di sporchi interessi bellico? A fornire ulteriori materiali intorno alle intricate vi-
e di basse ambizioni […] la struttura parlamentare è incapace cissitudini che caratterizzarono questa corrente radicale (poi
di contenere la tradizione dello Stato e il senso dei suoi interessi parzialmente rientrata nel MSI almirantiano) a ‘destra della
permanenti, soggetta com’è agli orientamenti mutevoli del greg- destra’ giunge ora il volume costituito soprattutto dal collage
ge elettorale […] la mancanza di un saldo potere politico priva raccordato di documenti che l’autore, Aldo Giannuli, ha tratto
la Nazione delle condizioni necessarie alla formazione di un’au- dagli archivi di vari organismi pubblici e fondazioni private
tentica classe dirigente, tutto finendo fatalmente nelle mani di (Dcpp, Sismi, Sisde, Cogeguarfi, Min. Aff. Esteri, Presid. Consiglio,
un pugno di incompetenti e faccendieri [… Acs, Isec, Ist. Gramsci, Ist. Sturzo, ecc.). Il
]”. Con queste polemiche argomenta- libro (Storia di Ordine Nuovo.
zioni, qui campionate, il discusso fon- Mimesis Edizioni), non esente
datore del movimento Ordine Nuovo da qualche approssimazione
(Pino Rauti ) stigmatizzava le conce- ed aporia (Playmen non è mai
zioni e i regimi politici instauratisi stata una testata pornografica,
all’indomani del secondo conflitto semmai di erotismo patinato;
mondiale nel ‘mondo libero’ dopo la Thriart non può essere clas-
liquidazione dei ‘fascismi europei’. sificato ora filo Nato e Usa,
Sulla genesi, le idee, le azioni di questa ora antiamericano), costitui-
significativa formazione extraparla- sce comunque un altro tas-
mentare della destra italiana del do- sello, utile a evidenziare
poguerra per quasi due decenni (1954 l’estrema difficoltà incontrata
– 1973), fino al suo forzato scioglimento da chiunque si inoltri nella
e messa al bando, varie tesi si sono inestricabile galassia dei
sviluppate, demonizzanti, parzial- ‘grandi misteri’ italiani, anche
mente colpevoliste, semi assolutorie, ad ormai parecchi anni di di-
dietrologico-complottiste, e - in stanza da personaggi, atmo-
qualche caso residuale - para apo- sfere, eventi che tuttora con-
logetiche. Resta il fatto che, nono- tinuano a sollevare più in-
stante le molte pagine scritte al ri- terrogativi di quanti riescano
guardo, le commissioni d’inchiesta, a soddisfarne.
le sentenze giudiziarie, le conclu-

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III di cop ufo.qxp_Layout 1 14/02/18 16:22 Pagina I