Sei sulla pagina 1di 9

Aree protette

Luglio 2004

Manifestazione per il Monte Bianco


La funivia del Monte Bianco, inizialmente concepita per scopi prevalentemente
militari, viene inaugurata nell'estate del 1947. Il primo tronco, dalla località La
Palud, raggiunge il Pavillon di Monte Frety a quota 2175 m; il secondo tronco
parte dal Pavillon ed arriva al rifugio Torino presso il Colle del Gigante a quota
3330, quasi duemila metri in undici minuti. E' del 1957 il prolungamento dal
Colle del Gigante fino a Punta Helbronner, quota 3462, nel cuore del ghiacciaio.
Il 22 dicembre 1959 entra in esercizio la funivia da Punta Helbronner all'Aiguille
du Midi, la cosiddetta liaison, denominata anche "funivia dei ghiacciai"; ma
questa è un'altra storia. In base alla normativa italiana, che per ragioni di
sicurezza impone un limite di sessant'anni alla vita di un impianto a fune, la
funivia dovrà cessare la propria attività nel 2007; saranno forse possibili brevi
deroghe di uno o due anni, ma il termine sarà comunque di qui a pochi anni. Il
dibattito attualmente verte sull'analisi di un progetto preliminare per il
rifacimento dell'impianto, e vale la pena di fare due conti.
La struttura: Il nuovo progetto prevede una funivia in due soli tronconi,
eliminando la fermata intermedia al rifugio Torino. La partenza viene spostata
da La Palud ad Entreves, in un'area che verrà certamente raccordata con la
costruenda autostrada che porta all'imbocco del tunnel; l'analisi progettuale
afferma che la stazione di La Palud è a rischio di movimenti franosi, mentre ad
Entreves ci sarebbe il rischio di una valanga dal Toula, "fenomeno raro ma
possibile" evidentemente sopportabile. La nuova funivia in partenza da
Entreves sorvolerà due volte la statale. Lo spostamento della partenza a
Entreves permetterà l'allestimento della nuova funivia senza interrompere il
funzionamento di quella vecchia, per consentire ai turisti di continuare ad
usufruire della maggiore attrazione della zona: ovviamente, quindi, anche la
stazione d'arrivo al Pavillion dovrà essere spostata rispetto a quella attuale.
Il secondo tronco arriva direttamente a Punta Helbronner, ed è previsto
l'utilizzo di un veicolo panoramico a cabina rotante, per attirare l'interesse del
pubblico: a tale scopo le stazioni dovranno essere di poco più larghe delle
precedenti, "ma perfettamente inseribili nel contesto ipotizzato". Data la
conformazione del territorio e lo spazio limitato, la stazione di arrivo non potrà
essere affiancata per cui si dovrà recuperare quella attuale, procedendo però
ad "opere di consolidamento".

Le infrastrutture: L'area "dismessa" di La Palud potrà essere soggetta a


riqualificazione, anche se nel prospetto economico del progetto non esiste
alcuna voce a questo proposito; tuttavia la Regione promette che se ne
occuperà. La nuova stazione di Entreves necessiterà di ampi spazi parcheggio;
la superficie necessaria per la stazione, i posteggi sia interrati che a raso e
della viabilità di raccordo è di 17.400m2.
La nuova stazione di arrivo al Pavillon prevede una sala cinematografica
scavata nella roccia per 150 posti, adibita alle proiezioni di filmati multimediali
sulla montagna e l'alpinismo ma utilizzabile anche per convegni o
intrattenimenti, spazi commerciali, bar, ristorante, terrazzo panoramico, aree e
percorsi museali (musei in quota, ci ricorda qualcosa: non è meglio farli in
valle, magari a La Palud nell'ambito della riqualificazione?); è previsto il
parziale recupero delle stazioni esistenti, con abbattimento dei piani superiori.
Totale: 2200 m2.
La stazione di Punta Helbronner, come già detto, va consolidata: si prevede un
pozzo in cemento armato del diametro interno di 5 metri e profondo 80 m, che
conterrà gli ascensori che recano al rifugio Torino. Sono previsti una grande
cupola panoramica ed un ristorante self service, separati "dallo sperone
roccioso dei 3463 m che si incunea nell'architettura fino a compenetrarsi
all'interno al centro dello spazio coperto, facendo da sfondo alla sala del
ristorante" (Sito di Interesse Comunitario). Ai piani superiori, un'altra zona
ristorante ed "una esclusiva sala riunioni".

Le portate: L'impianto attuale ha una portata massima nel primo e nel secondo
tronco di 300 persone/ora, e di 400 nel terzo tronco; considerando la capacità
di ogni vettura e la velocità delle stesse nei diversi tratti, il limite funzionale è
oggi di 1600 persone/giorno. Le presenze annuali sono passate dalle 150.000
del 1990 alle 70.000 del 2002, attribuite a diverse cause: la valanga al Pavillon
nel '92, la chiusura dello sci estivo nel '94, la chiusura del tunnel nel '99.
Partendo dal fatto che le presenze sono calate molto più al Monte Bianco che
non su altre funivie concorrenti (Aiguille du Midi, Jungfrau), i progettisti ne
deducono che le altre funivie offrono un servizio migliore e che "solo attraverso
la sostanziale riqualificazione dell'offerta è possibile porsi in concorrenza con le
realtà analoghe presenti sull'arco alpino e riconquistare quote significative di
mercato". Partendo dal presupposto che "il bacino di utenza delle Funivie del
Monte Bianco rinnovate è analogo a quello delle funivie dell'Aiguille du Midi",
dimenticando per un istante che Courmayeur non è analoga a Chamonix, il
progetto prevede una potenzialità annua di 300.000 persone/anno (più che
quadruplicate!), un limite funzionale di 3000 persone/giorno con una
conseguente portata oraria di almeno 600 persone/ora. Ecco dunque che la
nuova funivia necessita di una portata nel primo tronco di 800 persone/ora, nel
secondo di 600 persone/ora. Et voilà!

Il prospetto economico: Al febbraio 2003 la spesa stimata per la realizzazione


dell'opera consiste nella ragguardevole somma di quasi sessanta milioni di
euro, che la Regione Valle d'Aosta ha già provveduto ad accantonare
inserendoli nei propri bilanci di previsione. Con l'eliminazione di una stazione
intermedia è previsto un minor numero di addetti, che "potrà essere destinato
ad attività integrative e di servizio"; inoltre il nuovo impianto sarà più flessibile
(e con lui dovranno esserlo anche i dipendenti, ritengo) con la possibilità di
chiusura completa in alcuni periodi dell'anno e di funzionamento prolungato in
alta stagione, per razionalizzare i costi di gestione.

Alcune considerazioni finali: diverse associazioni ambientaliste hanno già


espresso la propria posizione (contraria) su questo progetto. La risposta dei
politici è, al solito, assai miope: qualcuno ha parlato addirittura di "rivoluzione
copernicana" per essere andati oltre la retorica della contrarietà agli impianti,
accusando poi gli ambientalisti di cercare furbescamente di fare proprio un
progetto finora avversato e di teorizzare una forma di turismo elitario. Chi ha
seguito le vicissitudini del Patto per la Marmolada conosce la propositività di
MW, e la capacità di intervenire nel merito delle questioni. Il nostro
atteggiamento è coerente nel tempo, ricordiamo che durante le prime
manifestazioni i protagonisti utilizzarono la funivia del Monte Bianco per salire
a Punta Helbronner (e furono scherniti per questo): l'obiettivo prioritario infatti
era e resta lo smantellamento della funivia dei ghiacciai! La funivia può avere
una sua funzione, ma non deve rappresentare il fulcro delle attrattive del
comprensorio. La Valle d'Aosta, ed il Monte Bianco in particolare, meritano
forme di promozione turistica attente a valorizzare l'unicità di questo ambiente
senza mortificarlo. La presunta elitarietà delle proposte ambientaliste è una
definizione di comodo, vogliamo invece privilegiare un turismo di qualità che
contrappone al "mordi e fuggi" una formula che si potrebbe definire "fermati ed
assapora". Turismo di qualità significa non banalizzare la montagna, non
sovraccaricarla di presenze insostenibili, offrire integrazioni culturali ad alto
livello per una maggiore conoscenza e comprensione di ciò che si presenta alla
vista. Per dirla con il nostro slogan, dunque, in montagna dalla parte della
montagna. Nel tentativo di conquistare le montagne, non abbiamo ancora
capito che deve essere la montagna a conquistare noi.

Otto giorni per difendere il Monte Bianco da nuove aggressioni ambientali e per
rilanciare la realizzazione del parco internazionale

Mountain Wilderness Italia sarà nuovamente sul Monte Bianco nella settimana
da domenica 18 a domenica 25 luglio 2004.

Durante l'intera settimana la Tenda Gialla resterà installata in quota ed ogni


giorno i suoi occupanti proporranno a chi si vorrà aggregare un'escursione in
alcune delle più belle zone del massiccio, allo scopo di promuovere la
conoscenza rispettosa del territorio offrendo valide alternative al turismo senza
fatica della funivia.
A Courmayeur si terrà una conferenza stampa sui temi della manifestazione: vi
invitiamo a seguire gli aggiornamenti dell'iniziativa sul questo sito internet,
oppure chiedendo informazioni alla nostra segreteria.
Alla conferenza sarà presente anche il famoso alpinista ed ambientalista Fausto
De Stefani, garante internazionale di MW; lo stesso De Stefani parteciperà per
due giorni all'esperienza della Tenda Gialla.
Chi desiderasse pernottare nella Tenda Gialla oppure partecipare ad una delle
escursioni giornaliere in programma, si metta in contatto sempre con la nostra
segreteria.

Documento: Il progetto per la nuova funivia


La funivia del Monte Bianco, inizialmente concepita per scopi prevalentemente
militari, viene inaugurata nell'estate del 1947.

Il primo tronco, dalla località La Palud, raggiunge il Pavillon di Monte Frety a


quota 2175 m; il secondo tronco parte dal Pavillon ed arriva al rifugio Torino
presso il Colle del Gigante a quota 3330, quasi duemila metri in undici minuti.
E' del 1957 il prolungamento dal Colle del Gigante fino a Punta Helbronner,
quota 3462, nel cuore del ghiacciaio.
Il 22 dicembre 1959 entra in esercizio la funivia da Punta Helbronner all'Aiguille
du Midi, la cosiddetta liaison, denominata anche "funivia dei ghiacciai"; ma
questa è un'altra storia. In base alla normativa italiana, che per ragioni di
sicurezza impone un limite di sessant'anni alla vita di un impianto a fune, la
funivia dovrà cessare la propria attività nel 2007; saranno forse possibili brevi
deroghe di uno o due anni, ma il termine sarà comunque di qui a pochi anni.
Il dibattito attualmente verte sull'analisi di un progetto preliminare per il
rifacimento dell'impianto, e vale la pena di fare due conti.
La struttura: Il nuovo progetto prevede una funivia in due soli tronconi,
eliminando la fermata intermedia al rifugio Torino.
La partenza viene spostata da La Palud ad Entreves, in un'area che verrà
certamente raccordata con la costruenda autostrada che porta all'imbocco del
tunnel; l'analisi progettuale afferma che la stazione di La Palud è a rischio di
movimenti franosi, mentre ad Entreves ci sarebbe il rischio di una valanga dal
Toula, "fenomeno raro ma possibile" evidentemente sopportabile.
La nuova funivia in partenza da Entreves sorvolerà due volte la statale. Lo
spostamento della partenza a Entreves permetterà l'allestimento della nuova
funivia senza interrompere il funzionamento di quella vecchia, per consentire ai
turisti di continuare ad usufruire della maggiore attrazione della zona:
ovviamente, quindi, anche la stazione d'arrivo al Pavillion dovrà essere
spostata rispetto a quella attuale.
Il secondo tronco arriva direttamente a Punta Helbronner, ed è previsto
l'utilizzo di un veicolo panoramico a cabina rotante, per attirare l'interesse del
pubblico: a tale scopo le stazioni dovranno essere di poco più larghe delle
precedenti, "ma perfettamente inseribili nel contesto ipotizzato".
Data la conformazione del territorio e lo spazio limitato, la stazione di arrivo
non potrà essere affiancata per cui si dovrà recuperare quella attuale,
procedendo però ad "opere di consolidamento".
Le infrastrutture: L'area "dismessa" di La Palud potrà essere soggetta a
riqualificazione, anche se nel prospetto economico del progetto non esiste
alcuna voce a questo proposito; tuttavia la Regione promette che se ne
occuperà.
La nuova stazione di Entreves necessiterà di ampi spazi parcheggio; la
superficie necessaria per la stazione, i posteggi sia interrati che a raso e della
viabilità di raccordo è di 17.400m2.
La nuova stazione di arrivo al Pavillon prevede una sala cinematografica
scavata nella roccia per 150 posti, adibita alle proiezioni di filmati multimediali
sulla montagna e l'alpinismo ma utilizzabile anche per convegni o
intrattenimenti, spazi commerciali, bar, ristorante, terrazzo panoramico, aree e
percorsi museali (musei in quota, ci ricorda qualcosa: non è meglio farli in
valle, magari a La Palud nell'ambito della riqualificazione?); è previsto il
parziale recupero delle stazioni esistenti, con abbattimento dei piani superiori.
Totale: 2200 m2.
La stazione di Punta Helbronner, come già detto, va consolidata: si prevede un
pozzo in cemento armato del diametro interno di 5 metri e profondo 80 m, che
conterrà gli ascensori che recano al rifugio Torino.
Sono previsti una grande cupola panoramica ed un ristorante self service,
separati "dallo sperone roccioso dei 3463 m che si incunea nell'architettura fino
a compenetrarsi all'interno al centro dello spazio coperto, facendo da sfondo
alla sala del ristorante" (Sito di Interesse Comunitario).
Ai piani superiori, un'altra zona ristorante ed "una esclusiva sala riunioni".
Le portate: L'impianto attuale ha una portata massima nel primo e nel secondo
tronco di 300 persone/ora, e di 400 nel terzo tronco; considerando la capacità
di ogni vettura e la velocità delle stesse nei diversi tratti, il limite funzionale è
oggi di 1600 persone/giorno.
Le presenze annuali sono passate dalle 150.000 del 1990 alle 70.000 del 2002,
attribuite a diverse cause: la valanga al Pavillon nel '92, la chiusura dello sci
estivo nel '94, la chiusura del tunnel nel '99.
Partendo dal fatto che le presenze sono calate molto più al Monte Bianco che
non su altre funivie concorrenti (Aiguille du Midi, Jungfrau), i progettisti ne
deducono che le altre funivie offrono un servizio migliore e che "solo attraverso
la sostanziale riqualificazione dell'offerta è possibile porsi in concorrenza con le
realtà analoghe presenti sull'arco alpino e riconquistare quote significative di
mercato".
Partendo dal presupposto che "il bacino di utenza delle Funivie del Monte
Bianco rinnovate è analogo a quello delle funivie dell'Aiguille du Midi",
dimenticando per un istante che Courmayeur non è analoga a Chamonix, il
progetto prevede una potenzialità annua di 300.000 persone/anno (più che
quadruplicate!), un limite funzionale di 3000 persone/giorno con una
conseguente portata oraria di almeno 600 persone/ora.
Ecco dunque che la nuova funivia necessita di una portata nel primo tronco di
800 persone/ora, nel secondo di 600 persone/ora. Et voilà!
Il prospetto economico: Al febbraio 2003 la spesa stimata per la realizzazione
dell'opera consiste nella ragguardevole somma di quasi sessanta milioni di
euro, che la Regione Valle d'Aosta ha già provveduto ad accantonare
inserendoli nei propri bilanci di previsione.
Con l'eliminazione di una stazione intermedia è previsto un minor numero di
addetti, che "potrà essere destinato ad attività integrative e di servizio"; inoltre
il nuovo impianto sarà più flessibile (e con lui dovranno esserlo anche i
dipendenti, ritengo) con la possibilità di chiusura completa in alcuni periodi
dell'anno e di funzionamento prolungato in alta stagione, per razionalizzare i
costi di gestione.
Alcune considerazioni finali: diverse associazioni ambientaliste hanno già
espresso la propria posizione (contraria) su questo progetto.
La risposta dei politici è, al solito, assai miope: qualcuno ha parlato addirittura
di "rivoluzione copernicana" per essere andati oltre la retorica della contrarietà
agli impianti, accusando poi gli ambientalisti di cercare furbescamente di fare
proprio un progetto finora avversato e di teorizzare una forma di turismo
elitario.
Chi ha seguito le vicissitudini del Patto per la Marmolada conosce la
propositività di MW, e la capacità di intervenire nel merito delle questioni. Il
nostro atteggiamento è coerente nel tempo, ricordiamo che durante le prime
manifestazioni i protagonisti utilizzarono la funivia del Monte Bianco per salire
a Punta Helbronner (e furono scherniti per questo): l'obiettivo prioritario infatti
era e resta lo smantellamento della funivia dei ghiacciai! La funivia può avere
una sua funzione, ma non deve rappresentare il fulcro delle attrattive del
comprensorio.
La Valle d'Aosta, ed il Monte Bianco in particolare, meritano forme di
promozione turistica attente a valorizzare l'unicità di questo ambiente senza
mortificarlo.
La presunta elitarietà delle proposte ambientaliste è una definizione di
comodo, vogliamo invece privilegiare un turismo di qualità che contrappone al
"mordi e fuggi" una formula che si potrebbe definire "fermati ed assapora".
Turismo di qualità significa non banalizzare la montagna, non sovraccaricarla di
presenze insostenibili, offrire integrazioni culturali ad alto livello per una
maggiore conoscenza e comprensione di ciò che si presenta alla vista.
Per dirla con il nostro slogan, dunque, in montagna dalla parte della montagna.
Nel tentativo di conquistare le montagne, non abbiamo ancora capito che deve
essere la montagna a conquistare noi.

Documento: Courmayeur (Ao), 20 luglio


Se si può accettare un rifacimento, una riqualificazione anche paesaggistica
dello storico impianto che da La Palud sale al Colle del Gigante, è impensabile
rimanere in silenzio davanti alla proposta di un ulteriore grave assalto
strutturale rivolto a Punta Helbronner". Lo dice Mountain Wilderness Italia che
oggi a Courmayeur ha tenuto una conferenza stampa sul nuovo impianto
funiviario.
Mountain Wilderness Italia ha così riportato l'attenzione "sulla necessità di
conservare un bene naturale di valore internazionale come il Monte Bianco".
L'iniziativa, come ha spiegato Luigi Casanova, che con Carlo Curtaz (consigliere
regionale VdA) e Carlo Aberto Pinelli (presidente di MWI) era presente alla
conferenza stampa, "ha lo scopo di far riflettere escursionisti, alpinisti, amanti
della montagna, operatori turistici e mondo politico sulla inopportunità di
potenziare la funivia che dal Pavillion salirà fino a Punta Helbronner, sito di
interesse comunitario dell'Europa".
Per raggiungere l'obiettivo un gruppo di alpinisti si è accampato con la Tenda
Gialla (famosa tenda delle lotte per la difesa del ghiacciaio della Marmolada
nelle Dolomiti) nella distesa di ghiaccio che collega il Rifugio Torino a Punta
Hellbronner, pernottando in quota fino al 25 luglio. "La cultura alpinistica - ha
spiegato Pinelli - non può sopportare ulteriori imposizioni di cemento e funi sul
Monte Bianco dove si intende costruire una funivia che trasporterebbe 600-800
persone/ora con l'abbattimento delle strutture di accoglienza del Papillon, con
la costruzione di un ulteriore grande parcheggio negli ultimi spazi liberi
presenti a Courmayeur". Secondo Curtaz "a sostegno di questa iniziativa non
sussistono ragioni culturali, ne altri sentimenti: prevale solo la logica del
profitto immediato rivolto a poche persone, saranno strutture
sovradimensionate ed economicamente ingestibili dalla comunità locale".
Spiega ancora Casanova: "noi non siamo contrari alla funivia; chiediamo il
ridimensionamento del progetto e la totale pulizia della parte di impianto e di
materiale vario dismesso, in modo da ridare agli alpinisti un Monte Bianco
pulito". (ANSA).

Ghiacciaio del Gigante, alba del 16 agosto 1988. Un'ombra si cala lungo il cavo
che regge il pilone sospeso della telecabina che collega la Punta Hallbronner
con l'Aiguille du Midi. E' Reinhold Messner, l'alpinista più famoso del mondo,
che raggiunto il pilone cala una corda in direzione del ghiacciaio. Lungo questa
fune salgono Alessandro Gogna e Roland Losso. Quando tutti e tre sono in alto,
issano un grande striscione con la scritta "Non à la télécabine. Mountain
Wilderness". In basso restano molti altri militanti dell'associazione, tra cui
moltissimi alpinisti come Michel Piola e Patrick Gabarrou, un folto gruppo di
giornalisti, una troupe della RAI.
L'immagine di quello striscione, di quelle corde, delle cabine che riprendono a
muoversi fa il giro del mondo. MW era nata appena pochi mesi prima, la
battaglia per liberare il massiccio da quel deturpante impianto inizia
ufficialmente quel giorno. , dice Gogna, , anche se tecnicamente le navicelle
della Funivia dei Ghiacciai non sono mai state bloccate neppure per un
minuto. , diceva Vittorio Bigio, guida alpina e maestro di sci,
L'anno dopo, il 1989, la seconda iniziativa ha un carattere più di massa. In fila
fin dalle sei del mattino davanti alla stazione di La Palud, guidati da Carlo
Alberto Pinelli e da Gogna con la presenza di Alexander Langer, hanno
raggiunto Punta Hellbronner in duecentocinquanta, per mettersi poi in marcia
nella nebbia legati in cordata; un'altra cinquantina, con Francois Laband in
testa, è partita dall'Aiguille du Midi. Giunti dopo un'ora e mezza nel grande
pianoro che si apre fino al granito della Pyramide du Tacul hanno preso corpo
le dieci lettere di "pour le parc" formate dai corpi dei partecipanti, ben visibili
dalle cime circostanti ma soprattutto dalle cabinette che si incrociavano sopra
il ghiacciaio.
Nel 1990 ad Annecy i tre governi di Italia, Francia e Svizzera e quelli locali della
Valle D'Aosta, dell'Alta Savoia e del Cantone del Vallese varano il primo
documento comune sui problemi del monte bianco: viene eliminata la parola
"parco", compare il termine assai più ambiguo di "spazio", a testimonianza di
una volontà iniziale che verrà confermata negli anni seguenti. Sui diversi
versanti, l'iniziativa di MW prosegue con dibattiti, discussioni, raccolte di firme:
nel 1991 anche il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga firma una
cartolina per il Parco. Viene varata la Conferenza Transfrontaliera, che però
perde l'opportunità di inserire il Monte Bianco nella legge quadro sui parchi
nazionali, la n° 394 del dicembre '91.
In Italia il Ministero per l'Ambiente non fa nulla per bloccare i cantieri
dell'autostrada, ormai giunti alle porte di Courmayeur e ai piedi del massiccio;
in Francia soprattutto continuano preoccupanti lavori di ampliamento di rifugi
come quelli del Gouter e dei Cosmiques, con conseguenti rischi di ulteriore
affollamento ad alta quota. MW assieme ad altre associazioni costituisce l'8
giugno 1991 ad Evian il CIAPM, Comitato Internazionale delle Associazioni delle
associazioni per il Monte Bianco, oggi denominato ProMontBlanc. Diverse volte
vengono organizzate cordate di parlamentari condotti sulla vetta del Bianco,
per coinvolgere il mondo politico a tutela del massiccio: ad una di queste
parteciperà anche il leghista Castelli, che una volta divenuto Ministro della
Giustizia provvederà coerentemente a depenalizzare i reati ambientali…
Mountain Wilderness vuole portare il Monte Bianco all'attenzione dei politici
distratti, degli amministratori assenti, dei cittadini disinformati. Un'attenzione
che il Monte Bianco merita per quello che è e per quello che rappresenta: non
solo la più alta vetta d'Europa, culla della storia dell'alpinismo e splendido
teatro di avventura in alta quota, ma anche il nostro più grande serbatoio di
risorse idriche per la pianura in un ambiente unico al mondo. Ogni anno MW è
stata presente, e ancora lo sarà. Solo per citare alcune iniziative, nel 1995 la
salita a piedi al Colle del Gigante dal versante francese; nel 1996 una festosa
traversata di undici giorni per un giro ad anello attorno al massiccio, replicata
parzialmente nel '98; nel 1999 i trecentomila passi per la montagna, staffetta
da Torino al Monte Bianco; nel 2002 un corso di ecoalpinismo con basi
operative in Val Ferret e Val Veny. Nel frattempo diversi avvenimenti si sono
succeduti, alcuni positivi ed altri meno. Nel 1991 una valanga travolge ed
uccide dodici sciatori sulla pista del Pavillion; è del 1994 la chiusura definitiva
(almeno sino ad oggi) dello sci estivo; nel 1999 il terribile disastro del tunnel
del Monte Bianco, che ripropone il problema del traffico pesante; nel 2002 la
Regione decide l'abbattimento del ripetitore sull'Aiguille de Trelatete, da anni
oggetto di protesta da parte di MW.
Gli obiettivi della nostra associazione sono sempre gli stessi, che possiamo
riassumere nel manifesto della campagna "Mont Blanc 2000":
Creazione di uno spazio protetto internazionale intorno al Monte Bianco con
zonazione dell'intero territorio (zone di wilderness e zone di sviluppo).
Inserimento del massiccio del Monte bianco tra i Monumenti del Mondo
dell'UNESCO come patrimonio culturale e naturale, o in alternativa creazione di
una Riserva della Biosfera che comprenda tutto il massiccio secondo il
programma dell'UNESCO "Man and the Biosphere" (MAB).
Sensibilizzazione delle popolazioni locali sui rischi di degrado del massiccio.
Promozione di un'economia agricola alpina di tipo estensivo.
Valorizzazione delle culture locali e delle tradizioni artigianali, per esempio
attraverso la commercializzazione diretta dei prodotti agricoli regionali.
Sviluppo di un turismo alpino ecosostenibile nel tempo; alloggi e rifugi alpini
allestiti e condotti come modelli di gestione ecologica, attrezzatura e
chiodatura (a pressione) delle vie di arrampicata limitata al minimo.
Nessuna apertura di nuovi comprensori attraverso strade o impianti a fune,
promozione dei mezzi pubblici di valle e riduzione del traffico di transito tramite
pedaggi o altro.
Risarcimenti ecologicamente mirati in caso di rinuncia a progetti non sostenibili
a lungo termine.
Divieto dell'eliturismo nei tre Paesi interessati.
Smantellamento e rimozione dei resti della funivia del Col du Midi,
smantellamento della cabinovia sopra la Vallée Blanche.
Maggio 2006
Funivia di Cresta Rossa, in Valle d'Aosta si puo?!
Undici mesi fa la Conferenza dei Servizi della Regione Piemonte respingeva, a
lavori già iniziati, in modo clamoroso ed inappellabile, il progetto da 15 milioni
di euro presentato dalla Società "Monterosa" di Champoluc (Aosta) che
prevedeva la costruzione di una nuova funivia sui ghiacciai del Monte Rosa per
collegare il "Passo dei Salati" alla "Cresta Rossa", a quota 3659 metri,
realizzando così la funivia più alta d'Italia.
Era il positivo epilogo di una lunga e sofferta campagna di informazione e
protesta che la nostra Associazione aveva condotto in solitudine, ma con
grande convinzione, nei mesi precedenti.
Oggi, a distanza di poco meno di un anno, ci troviamo daccapo a dover
combattere e a chiedere l'aiuto delle Comunità Montane, delle Associazioni
Ambientaliste, del CAI e di tutti gli amanti di questi luoghi per riuscire a salvare
quella zona del Monte Rosa che sembra ormai essere diventata l'oggetto di una
rivalsa quasi beffarda da parte della Società impiantistica.
Persa la battaglia in Piemonte, infatti, la Monterosa S.p.A. non si è data per
vinta ed ha semplicemente spostato il tracciato di poche decine di metri,
appena oltre il confine regionale, in modo che rientrasse interamente in
territorio valdostano.
Un gesto che noi di Mountain Wilderness consideriamo molto grave. Grave nei
confronti della montagna, dei suoi valori naturalistici e culturali; grave nei
confronti delle norme europee a tutela dell'ambiente e delle valutazioni
avanzate dalla Conferenza dei Servizi della Regione Piemonte. Valutazioni
queste, che stroncavano il progetto su tutti i fronti, facendo proprie tutte le
nostre perplessità: una funivia che arriva a quasi 3700 metri di quota all'interno
di un'area protetta ( SIC ) e ai margini di un ghiacciaio in agonia ed esposto alle
valanghe è insostenibile!
Come è possibile dunque ignorare tutto questo semplicemente spostando il
tracciato di pochi metri?
Noi speriamo e crediamo che la Regione Valle d'Aosta non avrà il coraggio di
negare questa evidenza.
Noi speriamo e crediamo che questo progetto verrà nuovamente respinto e che
la realizzazione della funivia Indren - Cresta Rossa, (per la verità ora il punto
d'arrivo previsto è il Dente di Bors), venga definitivamente abbandonata.
Qualche settimana fa abbiamo presentato le nostre osservazioni alla nuova
Valutazione di Impatto Ambientale depositata presso gli uffici della Regione
Valle d'Aosta.
L'effetto è stato quello di una "sospensiva" chiesta dal Comitato per l'Ambiente
della Regione Valle d'Aosta. Pare, infatti, che il Comitato abbia chiesto di
effettuare alcuni approfondimenti e sopralluoghi per dipanare i dubbi sorti in
tema di conservazione e compatibilità delle opere previste con le norme vigenti
a difesa delle aree protette dei SIC (Siti di Importanza Comunitaria).
E' già un buon risultato, ma avremo bisogno dell'aiuto di tutti per fermare
questa ennesima aggressione ad un ambiente naturale di grande bellezza e
fascino alpinistico come quello del “nostro” Monte Rosa.
Ci rivolgiamo perciò a tutti, istituzioni, associazioni, Guide alpine e singoli
cittadini, a tutti coloro che non amano arrivare ad un rifugio in funivia,a tutti
coloro che sanno rinunciare a una nuova pista da sci essendo consapevoli che
ciò è determinante per la conservazione di un patrimonio prezioso che è e deve
rimanere di tutti anche per il futuro.
L'anno scorso definivamo questo progetto "la vergogna più alta d'Italia", ora
non possiamo che constatare che la vergogna continua, così come il nostro
impegno a denunciarla

Interessi correlati