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Reattori ideali

Maria Cristina Annesini


27 marzo 2017

Indice

I Reattori perfettamente miscelati 2


1 Definizione e relazioni fondamentali 2

2 Calcolo di progetto e di verifica 3

3 Esempio: reattore CSTR - reazione esotermica reversibile 3

II Reattori PFR 5
4 Definizione e relazioni fondamentali 5

5 Calcolo di progetto e di verifica 6

6 Esempio: Reattori PFR adiabatici con raffreddamento intermedio 6

III Reattori batch perfettamente miscelati 10


7 Definizioni e concetti fondamentali 10
7.1 Simulazione del funzionamento di un reattore BSTR . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 10

1
Parte I
Reattori perfettamente miscelati
1 Definizione e relazioni fondamentali
• composizione e temperatura uniformi all’interno del reattore

• nel reattore a flusso, le condizioni di composizione e temperatura all’interno del reattore sono uguali a quelle della
corrente uscente

Le condizioni di perfetta miscelazione si realizzano facilmente se le dimenisoni dell’apparecchiatura sono confrontabili


e se è presente un dispositivo meccanico di agitazione che provvede a randomizzare istantaneamente la posizione degli
elementi di fluido entranti nel reattore. In queste condizioni gli elementi di fluido seguono un percorso casuale all’interno
del reattore e si ha una distribuzione di tempi di permanenza1 data da2

1 −t/τ
E (t) = e
τ
dove τ è il tempo di permanenza medio nel reattore (τ = V/3).

0.8

0.6
τE(t)

0.4

0.2

0
0 1 2 3 4 5
t/τ

Visto che le condizioni di temperatura e composizione sono uniformi all’interno del reattore, anche la velocità di
reazione è uniforme e pari a quella che si ha in corrispondenza delle condizioni della corrente uscente. Pertanto le
equazioni di bilancio di materia e di energia possono essere scritte in forma macroscopica; in stato stazionario3 :

• bilancio di materia
F A0 XA = (−rA ) V

dove (−rA ) deve essere espresso in funzione della conversione

• bilancio termico
Q̇R
c̄ pA T 0 + (−∆Hr ) XA = c̄PA T +
F A0

dove Q̇R è la potenza termica rimossa dal sistema di scambio termico eventualmente presente nel reattore. Se il
reattore è adibatico Q̇R = 0.
1 la funzione di distribuzione dei tempi di permanenza è definita in modo che
Z t2
E (t) dt = frazione di fluido uscente che è stato nel reattore un tempo compreso tra t1 e t2
t1
R∞
Ovviamente 0 E(t)dt = 1
2 la distribuzione dei tempi di permanenza dà un’informazione sulla macrofluidica all’interno del reattore, ma non sulla miscelazione del fluido;

la distribuzione dei tempi di permanenza E (t) = (1/τ) exp (−t/τ) non garantisce l’uniformità di composizione all’interno del sistema anche su scala
microscopica.
3 nel seguito per semplicità si ammette che nel reattore si abbia una sola reazione

prima bozza, 27 marzo 2017 Reattori ideali, 2


2 Calcolo di progetto e di verifica
Per il calcolo di progetto, si assumono note la temperatura di esercizio del reattore e la conversione da realizzare; si deve
determinare il volume del reattore e dimensionare, sulla base della potenza termica da sottrarre, il sistema di scambio
termico.
Si ha quindi
V XA
0
=
FA (−r A)

Nel caso di reazione senza variazione della portata volumetrica e reazione del I ordine
V 1 XA
τ= =
30 k 1 − XA
dove k è calcolato alla temperatura assegnata.
Nel calcolo di progetto, il bilancio di energia consente immediatamente di valuta Q̇R dalla
Q̇R = F A0 c̄PA (T 0 − T ) + (−∆Hr ) XA
Nel calcolo di verifica, è noto il volume del reattore; si possono quindi considerare due scenari:
• si assume che il reattore lavori in condizioni isoterme (calore di reazione trascurabile e/o sistema di controllo della
temperatura); in questo caso è sufficiente risolvere l’equazione di bilancio di materia. Nel caso di una reazione del
I ordine senza variazioni id portata volumetrica

XA =
1 + kτ
che mostra chiaramente che per avere una conversione significativa è necessario che kτ sia almeno dell’ordine di
grandezza dell’unità (o in altri termini, che il tempo di permanenza τ sia dello stesso ordine di grandezza del tempo
caratteristico della reazione, 1/k). Il termine kτ prende anche il nome di numero di Damkohler (Da = kτ)
• gli effetti termici sono rilevanti e non si può dire a priori quale è la temperatura di esercizio del reattore; in questo
caso è necessario risolvere il sistema costituito dall’equazione di bilancio di materia e di bilancio termico

3 Esempio: reattore CSTR - reazione esotermica reversibile


250 L/min di una soluzione acquosa (calore specifico costante e pari a 1 kcal/kg °C) contenente 3 mol/L di un componente
A, alla temperatura di 25°C, viene alimentata a un reattore CSTR del volume di 2 m3 (vedi figura); nel reattore ha luogo
la reazione reversibile
A
B
con un ∆Hr = −20 kcal/mol. Sono note la costante cinetica della reazione diretta e la costante di equilibrio della reazione
k1 = 3 · 107 e−5838/T min−1 K = 300 a T = 298 K

T0=25°C

1. Determinare la conversione di equilibrio a 25°C, a 100°C e l’andamento della conversione di equilibrio in funzione
della temperatura
Per la reazione considerata
Keq
XAeq = XAeq → 1 se Keq  1
1 + Keq
∆Hr 1
!
1
ln Keq (T ) = ln Keq (T 0 ) − −
R T T0

Reattori ideali, 3 prima bozza, 27 marzo 2017


(a) a 25°C Keq = 300 quindi Xeq = 0.996 ≈1 ; in queste condizioni la reazione può essere anche considerata
irreversibile
(b) a 100°C Keq = 0.33 quindi Xeq = 0.25; è necessario tener conto della reversibilità della reazione
(c) l’andamento di Xeq (T ) è riportato nella figura

1
XAeq

0.8

0.6
XA

0.4

0.2

0
300 320 340 360 380
T, K

2. Calcolare la conversione ottenuta nel reattore da 2 m3 a 25°C, a 100°C e l’andamento della conversione in funzione
della temperatura
Considerando la reazione reversibile


kτ XAeq → 1; XA =


1 + kτ



XA XAeq kτ
 
XA kτ

= !=

 
XAeq XAeq + kτ
 kτ  XAeq

 ≈
1 
XAeq < 1;
 X X
1 + kτ 1 +



 
 Aeq Aeq
Keq
 

 kτ  XAeq XA ≈ XAeq

(a) a 25°C, la reazione è praticamente irreversibile, kτ = 0.75 < 1, XA = 0.429  1 (la conversione è bassa
perchè Da è basso, la cinetica è lenta perchè la temperatura è bassa)
(b) a 100°C, è necessario considerare che la reazione è reversibile, ma la reazione è veloce (kτ = 38.5); in queste
condizioni si raggiungono praticamente le condizioni di equilibrio (XA = 0.247)
(c) l’ andamento della conversione in funzione della temperatura è riportato nella figura
1 1
XAeq XAeq
XA

0.8 0.8

0.6 0.6
XA

XA

0.4 0.4

0.2 0.2

0 0
300 320 340 360 380 300 320 340 360 380
T, K T, K

La conversione massima ottenibile è 0.777 alla temperatura di circa 60°C


3. Determinare la conversione ottenibile se il reattore funziona in condizioni adiabatiche
Si determina risolvendo il sistema delle equazioni di bilancio di materia e di bilancio termico

XA = XAeq
XAeq + kτ

prima bozza, 27 marzo 2017 Reattori ideali, 4


cP (T − T 0 ) = (−∆Hr ) XA
si ottiene una temperatura del reattore di circa 70 °C con una conversione del 77%

1
XAeq
XA

0.8

+
bilancio di materia
0.6
XA

0.4

bilancio termico

0.2

0
300 320 340 360 380
T, K

4. Determinare in quali condizioni deve operare il reattore per ottenere una conversione del 60%
La specifica si può ottenere in due condizioni

(a) a circa 36°C (è necessario raffreddare il reattore Q̇ = −6250 kcal/min)


(b) a circa 79°C (è necessario riscaldare il reattore Q̇ = 4500 kcal/min)

1
XAeq
XA

0.8

reattore raffreddato
Q<0

0.6 + +
reattore riscaldato
XA

Q>0

0.4
re
tt o

0.2
a
re

0
300 320 340 360 380
T, K

Parte II
Reattori PFR
4 Definizione e relazioni fondamentali
Nei reattori a flusso a pistone

• le condizioni di temperatura e composizione sono uniformi sulla sezione (non ci sono gradienti radiali)

• composizione e temperatura variano lungo l’asse del reattore

Reattori ideali, 5 prima bozza, 27 marzo 2017


• non c’è miscelazione tra elementi di fluido in direzione assiale
In altri termini, tutti gli elementi di fluido presenti in una sezione a distanza z dalla sezione di ingresso hanno la stessa
velocità uz (che però può variare lungo l’asse del reattore) e tutti gli elementi di fluido che escono nel reattore sono stati
all’interno del reattore lo stesso tempo. Formalmente, la funzione di distribuzione dei tempi di permanenza nel reattore è
un funzione di Dirac 



 x , 0 δ (x) = 0
E (t) = δ (t − τ) δ (x) =⇒  = 0 δ (x) → ∞


 x
 R∞
δ (x) dx = 1



−∞
Poichè all’interno del reattore si hanno gradienti di composizione e temperatura lungo l’asse del reattore, è opportuno
scrivere le equazioni di bilancio di materia e di energia in forma unidimensionale; in stato stazionario
• bilancio di materia
dXA
F A0 = −rA
dV
• bilancio di energia
F A0 c̄ pA T V + (−∆Hr ) F A0 ∆XA = F A0 c̄ pA T V+∆V + ∆Q̇R
dT dXA
F A0 c̄ pA= (−∆Hr ) F A0 − aqr
dV dV
dove qr è il flusso termico rimosso attraverso la superficie di scambio termico e a la superficie di scambio termico per
unità di volume del reattore. Se il reattore è adiabatico, l’equazione di bilancio termico può essere immediatamente
integrata ottenendo
c̄PA (T − T 0 ) = (−∆Hr ) XA

5 Calcolo di progetto e di verifica


Conviene distinguere due casi:
• reattore funzionante in condizioni isoterme: sia il calcolo di progetto che il calcolo di verifica vengono effettuati
integrando l’equazione di bilancio di materia. In generale
Z XA
V 1
= dXA
F A0 0 (−r A)

Nel caso di reazione senza variazione di volume del I ordine

−rA = kc0A (1 − XA ) kτ = − ln (1 − XA ) XA = 1 − e−kτ = 1 − e−Da

• reattore funzionante in condizioni adiabatiche: è necessario integrare l’equazione di bilancio di materia tenendo
conto del fatto che:

– la velocità di reazione varia al variare della temperatura


– la temperatura è legata alla conversione dalla relazione di bilancio entalpico;

6 Esempio: Reattori PFR adiabatici con raffreddamento intermedio


Si vogliono produrre 5 kmol/h di B a partire da un composto gassoso A, disponibile a 200°C e 12 atm, secondo la
reazione reversibile in fase gassosa
A
B
La temperatura di esercizio non può superare i 250°C, perchè oltre questa temperatura hanno inizio reazioni di
decomposizione di B
Si vuole lavorare con una conversione dell’80% di A, utilizzando A puro o diluendo A con un inerte (N2), in uno o
più reattori adiabatici, eventualmente con raffreddamento intermedio.
1. E’ necessaria, preliminarmente, un’analisi delle condizioni di equilibrio, per individuare le condizioni limite neces-
sarie per poter ottenere la specifica richiesta.
Per questa analisi, è necessario conoscere le proprietà termodinamiche dei componenti che partecipano alla reazione
e valutare, sulla base di queste, la costante di equilibrio e il calore di reazione. In questo caso si assume:
K = 1.5 a 200°C; ∆H = −13.6 · 103 J/mol c pA = 40 kJ/kmol C

prima bozza, 27 marzo 2017 Reattori ideali, 6


(a) la costante di equilibrio a 200°C è piuttosto bassa; in queste condizioni XAeq = 0.6. Pertanto non si può
considerare la reazione irreversibile nel range di temperatura di interesse
(b) si determina l’andamento della conversione di equilibrio in funzione della temperatura, calcolando
TC=[50:1:300]; T=TC+273.16; K=K0.*exp(-DH/8.31.*(1./T-1/T0)); XAeq=K./(1+K);
Si ottiene
1

0.8

0.6
XA

0.4

0.2

0
50 100 150 200 250 300
T, C

Si evidenzia che per ottenere la conversione richiesta è necessario avere in uscita dal reattore T < 95°C.
Considerato che l’alimentazione è fornita a 200°C e la reazione è esotermica, si deve necessariamente sottrarre
calore al sistema.
NB: la quantità di calore da sottrarre è determinata da un bilancio entalpio e prescinde da come si sottrae calore
al sistema (raffreddando la corrente alimentata a un unico reattore adiabatico, facendo un raffreddamento
intermedio...)

2. Si potrebbe quindi

(a) raffreddare l’alimentazione prima di inviarla a un singolo reattore adiabatico


(b) inviare l’alimentazione calda al reattore adiabatico e realizzare un raffreddamento intermedio

La seconda soluzione dovrebbe essere più conveniente perchè consente di operare nel primo reattore a temperatura
più alta, con velocità di reazione inizialmente più elevate. Si considera quindi prima questo schema, con un reattore
adiabatico, un raffreddamento intermedio e un secondo reattore adiabatico che porta fino alla conversione richiesta

3. Schema con raffreddamento intermedio.


Si considera il primo reattore, alimentato dalla corrente di A a 200°C e si valuta la conversione limite ottenibile,
sulla base del bilancio termico
−∆Hr
T − T0 = XA (6.1)
c̄ pA
e dell’andamento della conversione di equilibrio
1 1
Tmax
Tmax

0.8 0.8

XAeq XAeq

0.6 0.6
XA

XA

o
rmic

0.4 0.4
yA = cio te
0 0
.1
n
bila

0.2 0.2
ico
rm
te
cio
an
bil =1
y A0
0 0
50 100 150 200 250 300 50 100 150 200 250 300
T, C T, C

Si vede che alimentando il reattore con A puro il riscaldamento del reattore adiabatico è eccessivo: a) il primo
reattore potrebbe portare solo a una conversione di circa 15%; b) nel raffreddamento intermedio bisognerebbe
raffreddare il reattore fino a temperature molto basse. Una soluzione può essere quella di diluire l’alimentazione in
modo da sfruttare meglio il primo reattore.

Reattori ideali, 7 prima bozza, 27 marzo 2017


Utilizzando una alimentazione con una frazione molare di A pari a y0A , si ha

1 − y0A
c̄ pA = c pA + cPN2
y0A
e quindi si riduce l’entità del riscaldamento del gas nel reattore adiabatico. Nella figura è riportato il calcolo
effettuato per y0A = 0.1, che dà risultati accettabili
A questo punto si può calcolare quanto calore si deve sottrarre per ottenere in uscita una conversione dell’80% e
una temperatura di 90°C (scelta considerando che la temperatura di uscita non può superare il 95°C). Dal bilancio
termico si ottiene
FB h i
Q= c̄ pA T out − T 0 − (−∆Hr ) XA = 276 · 103 kJ/h

XA
Il bilancio entalpico del secondo reattore è quindi rappresentato dalla retta in figura. Nella figura è rappresentato un
possibile “percorso” con il primo reattore che lavora tra T 1in e T 1out , un raffreddamento del gas uscente fino a T 2in e
quindi il secondo reattore in cui il fluido si scalda fino a T 2out .

Tmax
0.8
T2out
XAeq

0.6
re 2
XA

T2in T1out
o
reatt

0.4
re 1
o
reatt

0.2

0 T1in
50 100 150 200 250 300
T, C

NOTA IMPORTANTE: fino a questo punto lo schema è stato sviluppato esclusivamente sulla base di dati termodi-
namici. La fase successiva di dimensionamento dei due reattori e scelta della conversione ottimale da realizzare nel
primo reattore richiede la conoscenza della cinetica della reazione. Per questo problema si assume che la reazione sia
del I ordine con
Ea
k1 = 3.5 s−1 a 200 °C = 5000 K
R
1. Dimensionamento dei reattori
Si tratta di due reattori PFR per i quali il bilancio di materia può essere scritto nella forma
dXA
F A0 = −rA (6.2)
dV
Si tratta quindi di esprimere la velocità di reazione in funzione della conversione. In questo caso
! !
cB XA
−rA = kcA 1 − = kcA 1 −
cA Keq (1 − XA ) Keq

FA F 0 1 − XA
cA = = A
3 3o T/T 0
!
T0 XA
−rA = kc0A 1− (6.3)
T XAeq
dove k e XAeq dipendono dalla temperatura e la temperatura varia in funzione della conversione in base al bilancio
entalpico (equazione 6.1 con T 0 la temperatura di ingresso al reattore). Si ha quindi
Vc0
Z
1 1
f (XA ) dXA = 0A f (XA ) = = " #
FA −rA T0 XA
k (T ) 1−
T XAeq (T )

Nelle figure sono riportati gli andamenti di rA e della funzione da integrare 1/rA . Si nota che:

prima bozza, 27 marzo 2017 Reattori ideali, 8


(a) nel reattore adiabatico in cui avviene una reazione esoterma, almeno all’inizio la velocità di reazione varia
poco (meno che nel caso di reattore isotermo) perchè l’aumento di temperatura in parte compensa il consumo
di reagenti; a conversioni più elevate la velocità di reazione nel reattore adiabatico tende rapidamente a zero,
con un valore limite della conversione più basso che nel reattore isotermo
(b) la f (x) è in un primo tratto quasi costante, poi tende a ∞ quando XA tende al valore di XA limite
5 5

4 4

3 3

reattore adiabatico

f(x)
ra

2 2

reattore
isotermo (200°

1 1

0 0
0 0.2 0.4 0.6 0.8 1 0 0.2 0.4 0.6 0.8 1
XA XA

Nella figura è riportato l’andamento del volume del reattore, ottenuto integrando numericamente la funzione f (x).

0.7

0.6

XAf=0.559;
0.5
XA=[0:0.001:XAf];
0.4
T=t0+(-DH)/cpmedio*XA+273.13;
INTEGRALE

K=K0.*exp(-DH/8.31.*(1./T-1/T0));
0.3
XAeq=K./(1+K); k=k0.*exp(-Ea.*(1./T-1/T0));
0.2
ra=k.*(t0+273)./T.*(1-XA./XAeq);
invra=1./ra;
0.1
V=cumtrapz(XA,invra)
0
0 0.2 0.4 0.6 0.8 1
XA

Il diagramma può essere letto anche come andamento della conversione lungo il reattore.
Il secondo reattore si dimensiona con la stessa metodologia. Nella figura è riportato l’andamento del volume
richiesto per un reattore adiabatico alimentato con una corrente al 10% di A alla temperatura di 54°C. Si nota che
nel caso in esame il reattore è alimentato con il gas uscente dal primo reattore e quindi parzialmente convertito; il
volume richiesto è quindi dato dalla differenza tra il volume necessario per raggiungere la conversione dell’80% e
il volume corrispondente alla conversione dell’alimentazione.

30

25

20
INTEGRALE

15

10

0
0 0.2 0.4 0.6 0.8 1
XA

Reattori ideali, 9 prima bozza, 27 marzo 2017


(a) Poichè il volume richiesto aumenta rapidamente quando la conversione si avvicina al valore limite, si pone
il problema di scegliere quale conversione raggiungere nel primo di reattore e quando raffredare il gas per
alimentarlo al secondo reattore. A questo scopo è sufficiente confrontare gli andamenti della f (x) per i due
100

80

60
f(x)

40

20

0
0 0.2 0.4 0.6 0.8 1
XA
reattori.

Si può concludere che conviene utilizzare il primo reattore, che risulta molto piccolo, per arrivare a una conversione
di circa il 55% (V1 = 25 L) e il secondo reattore per raggiungere l’80% di conversione (V2 = 840 L)

Parte III
Reattori batch perfettamente miscelati
7 Definizioni e concetti fondamentali
Si considerano ora reattori chiusi, inizialmente caricati con n0i moli di diversi componenti, a temperatura T 0 . Nel corso
del tempo, la composizione del sistema varia per effetto delle reazioni chimiche che evolvono nel sistema stesso, ma si
mantiene uniforme, senza differenze significative tra le diverse posizioni all’interno del reattore; analogamente varia nel
tempo anche la temperatura del sistema, sia per effetto delle reazioni che per effetto degli scambi termici.
E’ evidente, quindi, che i reattori batch lavora sempre in condizioni non stazionarie e la loro modellizzazione si fonda
sulla soluzione delle equazioni di bilancio di materia e di energia, che nel caso specifico, assumono la forma di equazioni
differenziali ordinarie.
Per la corretta impostazione della modellizzazione è necessario distinguere tra:
• reazioni in fase liquida: il volume di reazione è una frazione del volume del reattore; nella maggior parte dei casi,
la variazione di densità della miscela è modesta e si può considerare il volume di reazione costante nel tempo
• reazioni in fase gas: il volume di reazione coincide con il volume del reattore. Nel caso più frequente, il volume del
reattore (e quindi il volume di reazione) non varia nel tempo, ma, almeno nel caso più generale, la variazione del
numero di moli determinato dalla reazione e le variazioni di temperatura determinano una variazione della pressione
nel tempo. Più raro è il caso in cui il reattore operi a pressione costante con un volume variabile nel tempo.
Quanto riportato per iun reattore batch può essere facilmente esteso alla simulazione del funzionamento dei reattori
continui in stato non stazionario.

7.1 Simulazione del funzionamento di un reattore BSTR


Come di consueto, la simulazione del funzionamento del reattore – ovvero la determinazione dell’andamento della compo-
sizione e della temperatura in funzione del tempo – si basa sulla impostazione e la risoluzione delle equazioni di bilancio
di materia e di energia.
In particolare, le equazioni di bilancio di materia assumono la forma4
dni
= νi r A
dt
4 per chiarezza si fa riferimento al caso in cui avvenga una sola reazione

prima bozza, 27 marzo 2017 Reattori ideali, 10


dove rA è funzione di c e della temperatura. Esprimendo ni in funzione della conversione si ha
dXA
n0A = rA (XA , T ) V
dt
dove si è assunto che le concentrazioni
 dei diversi
 componenti siano espresse in funzione della conversione. In pratica, si
tratta di considerare ci = ni /V = n0i + νi n0A XA /V.
Se il volume è costante ci = c0i + νi XA c0A ; per reazioni in fase gassosa, è interessante valutare come varia la pressione
in funzione del tempo, il che richiede la conoscenza del comportamento volumetrico del fluido (equazione du stato). Si
ha, infatti:
zRT  X 
P= n0 1 + y0A XA νi
V
dove z è il fattore di compressibilità. Se la reazione ha luogo a temperatura costante e il gas può essere assimilato a un gas
perfetto  X 
P = P0 1 + y0A XA νi
Se si assume che la reazione abbia luogo a temperatura costante, il bilancio di materia con l’introduzione di un’oppor-
tuna espressione cinetica è sufficiente a determinare l’andamento della composizione in funzione del tempo. Se l’ipotesi
di temperatura costante non è accettabile, è necessario associare al bilancio di materia il bilancio di energia, che, in stato
non stazionario, assume la forma:
dU dV
= Q̇ + Ẇ s − P
dt dt
dove con Ẇ s si è indicato il lavoro all’albero in genere è trascurabile. L’equazione precedente può essere riscritta in
termini di entalpia come
dH dP
−V = Q̇
dt dt
La variazione di entalpia può essere ancora sviluppata considerando

∂H ∂H dP X ∂H
! ! !
dH dT dni
= + +
dt ∂T P,n dt ∂P T,n dt ∂ni P,T dt

In dettaglio i signoli termini sono espressi come:


• la variazione di entalpia con la temperatura è data da:

∂H X X 
= ni c pi = n0i + νi n0A XA c pi = M ĉ p
∂T
dove nell’ultimo termine si è indicata la massa5 presente nel reattore e con ĉ p il calore specifico della miscela per
unità di massa
• la variazione di entalpica con la pressione è data da:

∂H ∂V
!
=V −T = V (1 − αT )
∂P ∂T P

dove con α si indica il coefficiente di dilatazione termica (α = 1/V (∂V/∂T )P )


• l’ultimo termine dato dalle entalpie parziali molari dei singoli componenti. Considerato che

∂H
= H̄i ≈ Ĥi0
∂ni
 
X ∂H dni X 0  dXA dXA
= nA 
0 
Ĥi νi  = n0A ∆Hr = ∆Hr (−rA ) V
∂n

i i dt i
dt dt

Complessivamente si ha quindi
 
 
 
X X  dT dP
 ni c pi +nA XA νi c pi  − (−∆Hr ) (−rA ) V = q̇n0
 0 0
− VαT
| {z } | {z } 
 dt dt
∆c p 
 
n0 c0p
5a rigore, in questo termine deve essere incluso il termine relativo alla capacità termica dell’apparecchiatura.

Reattori ideali, 11 prima bozza, 27 marzo 2017


ovvero " #
dP 
q̇ + αT + (−∆Hr ) (−rA ) V/n0
dT dt
=
dt c0p + y0A XA ∆c p
E’ interessante considerare alcuni casi particolari:
• per reazioni in fase liquida α ≈ 0 e quindi
 
dT q̇ + (−∆Hr ) (−rA ) V/n0 q̇ + (−∆Hr ) y0A (dXA /dt)
= =
dt c0p + y0A XA ∆c p c0p + y0A XA ∆c p

se la reazione ha luogo in una soluzione diluita si può porre c0p + y0A XA ∆c p ≈ c pw .

• per reazioni in fase gas, se il comportamento volumetrico del gas può essere assimilato al comportamento del gas
perfetto α = 1/T e "  X 
dP R d (nT ) R dXA  X  dT #
= = 0
T nA νi + n0 + nA0
νi X A
dt V dt V dt dt
quindi  
 
 dT dX  dT 
 0 X  + (−∆H ) (−r ) V = q̇
 A
 X
c p + yA XA ∆c p
0 0
− R yA νi T + 1 + yA
0
νi X A r A 0
dt | {z } dt dt  | {z n}
ε dXA
y0A
dt
Raggruppando diversamente i termini

dT q̇ + (−∆Hr + RT ) (−rA ) V/n0 q̇ + (−∆Hr + RT ) y0A (dXA /dt)


=     =V    
dt c0p − R + y0A XA ∆ c p − R c0p − R + y0A XA ∆ c p − R

prima bozza, 27 marzo 2017 Reattori ideali, 12