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Aree Protette

Giugno 2005

Campagna "Aree protette e biodiversità"

2 giorni di manifestazione per la tutela e la salvaguardia del passo


della Focolaccia selvaggiamente aggredito dalle cave di marmo
Alpi Apuane - Lu -
PARTECIPANO: C.A.I. TAM, Mountain Wilderness, Legambiente Lunigiana,
W.W.F. sez. di Massa, la Pietra Vivente, Non Bruciamoci il Futuro, Tavolo per
l'Ambiente della valle del Serchio, Accademia degli Alpestri, comitato S.O.S.
Alpi Apuane
Sabato 25 giugno: alle ore 16,00 all'interno del Parco Nazionale dell'
Appennino tosco-emiliano in loc. Orecchiella di S.Romano di Garfagnana (LU)
presso il centro accoglienza visitatori sala congressi si terrà la conferenza
stampa con gli interventi delle varie associazioni, preceduta dalle immagini
sulle Alpi Apuane (la sala congressi si trova al piano terra nella struttura sulla
sinistra adiacente al laghetto). Dall' Orecchiella è ben visibile lo scempio che si
sta consumando al passo della Focolaccia (visibilità permettendo).

Domenica 26 giugno: alle ore 12.00 manifestazione presso il passo della


Focolaccia.
Ore 13,30 pranzo al sacco. Ore 15,00 inizio discesa dai vari sentieri.

Il passo della Focolaccia è raggiungibile nel versante garfagnino dal paese di


Gorfigliano in loc. Segheria incamminandosi lungo la strada che conduce al
paese di Vagli; finito il tratto in salita, sulla destra si dirama una strada
marmifera che sale fino al passo della Focolaccia.Tempo di percorrenza circa h
1,40. Dalla valle di Orto di Donna, incamminandosi lungo il sent. 178 che porta
alla Foce di Cardeto. Giunti alla foce si prosegue lungo il sent. 179 che
costeggia il monte Cavallo e si arriva agevolmente al passo della Focolaccia.
Tempo di percorrenza circa h 1,45
Dal paese di Vagli di Sopra si raggiunge la loc. Campocatino. Da qui ci si
incammina lungo il sentiero 177 che conduce fino al passo della Focolaccia.
Tempo di percorrenza circa h. 2,00.
Dal versante massese raggiunto il paese di Resceto incamminandosi lungo il
sentiero 166 si arriva al passo della Focolaccia. Tempo di percorrenza circa h .
3,00
n.b. I sentieri che conducono al passo della Focolaccia non presentano
particolari difficoltà
(indispensabili scarponi trekking/montagna, k-way o mantellina in caso di
pioggia).
Come raggiungere la zona per chi proviene da fuori: dall’autostrada
Parma-La Spezia, uscita di Aulla. Da Aulla strada reg. 445 direzione passo dei
Carpinelli e Garfagnana proseg. fino a Piazza al Serchio poi seguire indicazioni
del giono 25 per Orecchiella, del giono 26 per Gramolazzo , Gorfigliano , Orto di
Donna.
Dall’autostrada Firenze-Mare: uscite di Altopascio o Lucca. Da Lucca strada
reg. 445 in direz. Garfagnana; proseg. fino a Piazza al Serchio, poi seguire le
indicazioni del giono 25 per Orecchiella, del giorno 26 per Gramolazzo,
Gorfigliano, Orto di Donna
Avvicinamento in treno: linea ferroviaria Lucca-Aulla per la stazione di
Piazza al Serchio e seguire le indicazioni che consentono di raggiungere
agevolmente le località sopradescritte.

Strutture ricettive in loc. Orecchiella:

Centro Visitatori tel. 0583/619098


Rifugio Ristorante Orecchiella tel. 0583/619010
Ristorante la Greppia tel. 0583/619018
Rifugio Isera tel. 0583/660203
Strutture ricettive zone limitrofi al passo della Focolaccia:
Rifugio Valserenaia tel. 0583/610085
Rifugio Orto di Donna (posto sotto il passo delle pecore) tel. 0583/610085
Camping Valserenaia tel. 0583/610085
Rifugio Nello Conti posto sulle pendici del monte Tambura loc. Campaniletti
tel.0585/793059
Camping Lago Paradiso loc. la Piana Gorfigliano tel. 0583/610662
Affittacamere Il Cerro loc. Pradaccio di Nicciano tel. 0583/60366
Agriturismo Da Pasquino loc Case Sparse Minucciano tel. 0583/610295
Albergo Ristorante Mini Hotel Gramolazzo tel. 0583/6110682
Comitato S.O.S. Alpi Apuane
valentini@mountainwilderness.it
info.focolaccia@libero.it

Come e ‘ andata
Domenica 26 giugno 2005, manifestazione sulle Alpi Apuane: non è la prima,
non sarà certo l’ultima. Una tavola rotonda organizzata dal Club Alpino sul
problema delle cave di marmo, questa è invece una novità degna di nota che
salutiamo con molto piacere ed interesse.
Il saluto introduttivo ai convenuti del presidente generale Salsa, portato dal
presidente nazionale TAM Maresi, è un importante segnale che tra le linee
guida del CAI qualcosa si muove in senso positivo nei confronti della tutela
ambientale.
Ma da qui a cambiare lo stato delle cose, ce ne corre. Segno evidente di
questo: nessun rappresentante della stampa intervenuto all’incontro, nessun
rappresentante delle amministrazioni locali se si eccettuano un paio di
assessori presenti pro forma, nessun presidente delle varie sezioni CAI del
territorio. Eppure le premesse c’erano tutte, con grande informazione
trasmessa dai comitati locali veicolata anche da polemiche sui giornali locali;
sindacati scesi in campo in difesa dei posti di lavoro alle cave, rappresentanti
del Club Alpino accusati di estremismo ambientalista, politici pronti a cavalcare
l’onda per schierarsi da questa o quella parte a seconda delle proprie
convenienze. Invece alla tavola rotonda organizzata sabato 25 presso il centro
visitatori al Parco dell’Orecchiella era presente la Tutela Ambiente Montano del
CAI con tutti gli effettivi, alcune associazioni nazionali (tra cui MW), il comitato
SOS Apuane formato da diverse associazioni locali, i rappresentanti del Parco
delle Apuane; come dire che ce la siamo raccontata tra noi... un’occasione
perduta? Non direi, qualcosa di interessante è emerso ed è importante che
venga divulgato all’esterno.
Ad esempio, alcune informazioni sul tema del dibattito: la cava al passo della
Focolaccia. L’80% delle cave sulle Apuane sono all’esterno del Parco, il restante
è compreso all’interno della zona che dovrebbe essere considerata protetta; le
cave di Focolaccia e Cervaiole sono attualmente nell’obiettivo di tutela da parte
del Parco, ovvero se ne chiede la chiusura. Queste cave sono il simbolo
dell’illegalità legalizzata: la legge regionale 52 del 1994 ha di fatto condonato
le cave, le cui autorizzazioni sono state di volta in volta prorogate. Alla
Focolaccia si doveva chiudere nel 2003, poi il termine è slittato al 2008, oggi si
vuole allungare la concessione di sfruttamento fino al 2013; il direttore del
Parco oggi dice di non voler accettare più deroghe, ma quanto pesa il suo
parere? Il Parco delle Alpi Apuane è regionale, e risente fortemente degli
interessi politici ed economici locali; il suo piano di attuazione, presentato nel
2000, non è ancora stato approvato. La precedente direzione del Parco aveva
dato nel 2003 parere positivo alla compatibilità ambientale della cava.
A livello ambientale, oltre al danno alla montagna (il passo è stato abbassato di
diverse decine di metri, divorato dalla cava) le preoccupazioni vertono
sull’inquinamento dell’acquifero contenuto all’interno degli anfratti carsici del
massiccio. Dalle Apuane sgorga la più importante sorgente della Toscana, e un
interrogativo inquietante è stato posto: se per fare funzionare i macchinari di
estrazione del marmo salgono alle cave centomila litri di olio l’anno e ne
ridiscendono a valle solo ventimila, dove va a finire il resto? Secondo
interrogativo: le ricadute economiche sul territorio. A parte il fatto che dalle
entrate complessive andrebbero detratte tutte le spese causate dalle attività di
cava (sistemazione delle strade rovinate dai camion, riqualificazione del
territorio, perdita di valore del patrimonio ambientale comune), si parla delle
tasse versate nelle casse dei comuni interessati (Massa e Minucciano)
dall’impresa di sfruttamento marmifero della Focolaccia e degli stipendi agli
operatori di cava. Su quanti siano questi ultimi le cifre sono discordi: chi dice
venti persone, chi solo otto, comunque diversi non risiedono nemmeno nel
territorio e per la maggior parte dell’anno sono in regime di cassa integrazione
(pagata da chi?). Il rappresentante del comune di Minucciano una cifra precisa
l’ha fornita, nelle casse comunali entrano dalla cava 120mila euro l’anno. E ha
detto “mettiamo sul piatto la Focolaccia, se ci garantiscono gli stessi soldi e un
nuovo lavoro per i cavatori, la possiamo anche chiudere”. Della serie: la
montagna non è un valore, l’unico valore sono i soldi degli stipendi e dei bilanci
comunali.
La parola d’ordine è: riconversione. L’ha pronunciata più volte Grazia
Francescato, intervenuta per portare la propria esperienza nel progetto che
coinvolge l’ex area delle acciaierie di Bagnoli in Campania; i lavoratori si
possono riconvertire, specie se sono solo otto, e così pure i territori. Ad
esempio, nell’area della cava Barghetti di Seravezza dismessa alla fine degli
anni cinquanta ed oggi acquisita dall’amministrazione locale, con un progetto
di relativa poca spesa (11mila euro) si realizzerà un’arena per spettacoli estivi
ed un sito di cava visitabile per sei mesi all’anno. E tanto per parlare dei
lavoratori, alla manifestazione hanno aderito anche le Guide del Parco; non
sono anche loro lavoratori da tutelare? Dice il loro comunicato: “le Guide
sottolineano il grave danno arrecato al loro lavoro da una logica che distrugge
irrimediabilmente il territorio, l’unica vera risorsa per le popolazioni che lo
abitano”. Non potrebbe forse la Focolaccia diventare una sorta di museo a cielo
aperto, come all’estero sovente si realizza, con nuove ricadute occupazionali e
una maggiore tutela e promozione dell’ambiente?
Ma la nuova, grande preoccupazione sulle Apuane sono le aperture di nuove
cave per l’asportazione degli inerti; attualmente nove camion su dieci
viaggiano carichi di detriti. Sulle “montagne irripetibili” non si cercano più vene
di marmo pregiato, semplicemente le Apuane vengono macinate per la
produzione di carbonato di calcio purissimo utilizzato dalle case farmaceutiche,
oltretutto con l’utilizzo di personale a bassa specializzazione. Si badi bene, non
si recuperano i ravaneti e gli scarti delle cave già aperte, bensì se ne aprono di
nuove perché costa meno.
Le conclusioni di questa tavola rotonda, sintetizzate da Maresi, sono in tre
punti: 1) approvazione del piano del Parco entro il 2005; 2) stretta
collaborazione tra le associazioni; 3) approfondimenti tecnici e scientifici su
alcuni punti come economia del territorio e lavoro, acqua, energia. Sì, energia,
perché il discorso della riconversione apre scenari inquietanti: visto che ci sono
già le strade camionabili che portano alle cave, niente di più ovvio che
impiantare dei bellissimi parchi eolici sui crinali delle Apuane, recuperando
tanti nuovi finanziamenti e aiutando l’ambiente con la produzione di energia
pulita da fonti rinnovabili.
Siamo pronti a scommettere che nei cassetti delle amministrazioni locali sono
già pronti i progetti in tal senso, non ci sarebbe nulla di scandaloso, è
sicuramente per il bene della collettività.
Sulla manifestazione c’è poco da dire: la presenza intimidatoria di qualche
operatore di cava armato di bastone sembrava uscita da un film neorealista del
dopoguerra, quando i padroni mandavano avanti gli operai per difendere le
fabbriche accentuando i conflitti sociali. Sembra che non abbiamo imparato
proprio niente. Le forze dell’ordine hanno garantito la sicurezza, qualche
centinaio di manifestanti alla Focolaccia sotto il sole cocente, le bandiere delle
associazioni e i cartelli in difesa dei posti di lavoro, la presenza di qualche
personalità per cercare di attirare l’attenzione della stampa, tutto già visto, la
novità non sta qui.
La novità è che nonostante qualcuno sia stanco di lottare ci sono forze che non
si arrendono, si stringono nuove alleanze, si fanno ancora progetti; da qui si
parte per ridare alle Apuane e alla gente che le abita un futuro, si deve
permettere ai valligiani di vivere con qualità e dignità ma senza consumare
identità, cultura, specificità, e soprattutto senza devastare il territorio montano,
risorsa per le generazioni a venire.
valentini@mountainwilderness.it
info.focolaccia@libero.it

Agosto 2004
Alpi Apuane: lo scempio della cava della Focolaccia
La logica del profitto non conosce limiti e arriva persino a distruggere quello
che la natura ha impiegato millenni per costruire. È quanto sta avvenendo
sotto gli occhi di pochissimi addetti ai lavori nel cuore delle Apuane, dove nel
corso di un'opera devastatrice che dura da diversi anni, è stata addirittura
cancellata da una zona di grande pregio ambientale e di impareggiabile
bellezza, la cresta di un monte. Sì, la cresta di un monte che univa il Monte
Cavallo al Monte Tambura tagliata dai fili elicoidali e da moderne
apparecchiature. Qui si trova il passo della Focolaccia ad una quota di 1685
metri a cavallo del confine dei comuni di Massa a di Minucciano e che ora
risulta abbassato di oltre 50 metri.
Tale attivita' ha prodotto numerosi danni indelebili, alterazione e deturpazione
di bellezze naturali offendendo e oltraggiando l'ambiente circostante , sotto il
profilo geologico, per le imponenti modificazioni morfologiche dell'assetto
territoriale ivi compresa l'ostruzione di cavita'naturali, in zona carsica. Sotto il
profilo idrogeologico, per l'ostruzione della parte iniziale dell' aveolo del
torrente acqua bianca, ed inoltre trattandosi di una zona ad alta vulnerabilita'
degli acquiferi in stretta comunicazione con la sorgente del frigido di forno, la
piu'grande della toscana. Inoltre e' stata distrutta una dolina (un grande inbuto
naturale) che convoglia le acque piovane nelle falde acquifere
cementificandola, trasformandola in un deposito d'acqua per la cava in
questione.grave il danno al patrimonio botanico per la presenza nella zona di
numerose specie strettamente endemiche delle apuane, con la scomparsa di
una pianta relitta: l'herminium pyrenaicum a suo tempo segnalata dal
professor Erminio Ferrarini grave dissesto idrogeologico provocato dall' enorme
ravaneto sottostante (materiale di scarto) che ha comportato tra l'altro il
massacro di moltissime piante ed essendo in precario equilibrio rappresenta di
fatto una situazione di grave pericolo per le popolazioni sottostanti (paesi di
Gorfigliano e Gramolazzo) in caso di gravi calamita' naturali come quelle che si
sono verificate sul versante versiliese e garfagnino delle apuane che hanno
seminato morte e distruzione. Per ultimo ma non per importanza il grave
inquinamento acustico provocato continuamente dai rumori delle macchine
operatrici e deflagrazioni che raggiungono anche le vette circostanti dove
nidificano rapaci protetti e molto rari. Nonostante l' intervento della
magistratura nel 1992 e 1994 col sequestro della cava e la relativa condanna
dell' imprenditore per mancanza prima del vincolo paesaggistico e poi del
vincolo idrogeologico un'irresponsabile e speculativa gestione del territorio ha
pemesso a suddetta attivita' di andare avanti. Nella primavera del 2000
nell'intento di fermare qesto scempio che si sta' consumando sulle apune ben
18 associazioni hanno presentato un' espostodenuncia alla procura della
repubblica di Lucca per alterazione edeturpazione di bellezze naturali
denuciando il Parco delle Alpi Apuane e i comuni di Minucciano e Massa
responsabili di aver rilasciato le autorizzazzioni. Nonostante cio' quest' opera
devastatrice che arriva ad offendere la dignita' di essere uomini va avanti.
Pertanto nonostante i 2 interventi dell' autorita' giudiziaria le ripetute e
insistenti proteste dei cittadini e delle associazioni l'autorizzazione dell' orrore
continua a produrre devastazione e distuzione nel cuore di quel capolavoro
della natura che sono le alpi apuane, inoltre visto i danni e i rischi che suddetta
attivita' produce per la collettivita' (anche se ormai consapevole che oggigiorno
troppa gente si spaccia come garante dell' ambiente ma in realtà ci si sciacqua
solo la bocca altrimenti non si spiega come possano esistere certe brutali
aggressioni all'ambiente contiuo a sperare). Il sottoscitto insieme ad altre
persone e ad associoazioni che si battono da anni per raggiungere l'obbiettivo
si è deciso di organizzare una grande manifestazione di rilevanza nazionale al
Passo della Focolaccia agli inizi del prossimo autunno per chiederne l'
immediata cessazione e attivare un progetto di recupero ambientale
finannziato dal ministero dell' ambiente dalla regione toscana dalla provincia di
lucca dal parco delle alpi apuane dai comuni di Massa e Minucciano, potendo di
fatto creare un nuovo futuro lavorativo meno pericoloso e piu dignitoso alla
decina di lavoratori interessati e rimediare in parte agli errori del passato.
Dino Ferri
ferri53@cheapnet.it

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