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L’ecosistema

dell’innovazione
digitale: analisi critica
Angelo Luvison AEIT Il lavoro di rassegna offre un’ampia panoramica di
temi distribuiti in parti, ineguali per lunghezza e
Negli ultimi decenni, l’innova- ulteriormente articolati dove il filo del discorso di-
venta meno lineare.
zione digitale ha trasforma- Dopo un tour guidato attraverso un denso ben-
to radicalmente le vite tanto ché schematico repertorio di idee, spunti e con-
cetti, una nutrita bibliografia - oltre agli articoli
dei singoli quanto della col- pubblicati su questo stesso numero monografico
lettività. Come sarà il futuro - suggerisce ai lettori interessati la possibilità di
altri percorsi di approfondimento.
non è dato sapere, ma non Un’ultima avvertenza: per offrire una panorami-
sarà certamente eterodiret- ca ragionevolmente completa dell’“ecosistema
digitale”, l’articolo tratta molti argomenti in mo-
to, dipenderà piuttosto dai do distribuito nel testo, interrogandosi e spa-
ziando su implicazioni che vanno al di là di
comportamenti e dalle azioni quelle strettamente tecniche, pur con uno sfor-
che la specie umana saprà e zo di sintesi dei temi e di correlazione delle par-
ti. In ogni caso, al di là di un inquadramento si-
vorrà mettere in atto stemico, l’articolo non ha la pretesa di fornire
una sinossi organica e comprensiva dei punti
C’è vero progresso solo quando i vantaggi di una
trattati. Non rivendico certo di possedere pa-
nuova tecnologia diventano per tutti
dronanza assoluta su ogni argomento toccato,
(Henry Ford)
sebbene abbia letto - in modo non cursorio -
articolo intende offrire una semplice, una discreta quantità di materiale, consultando

L’ ma non semplicistica, esposizione ra-


gionata dei punti principali che ruota-
no intorno al concetto di “innovazione tecnologi-
sia le opere citate sia molte altre pubblicate ne-
gli ultimi anni. Per gli argomenti più dibattuti e
controversi (quali social network e conseguen-
ca” nel campo dell’ICT (Information and Commu- ze dell’intelligenza artificiale) adotterò il classi-
nications Technology) e dei suoi filoni strategici o co procedimento dialettico basato sull’alter-
derivati (intelligenza artificiale). In generale, al nanza di tesi, antitesi e sintesi.
concetto di innovazione vengono tradizionalmen-
te attribuiti significati diversi, ma qui ci ispiriamo,
come in [1], alla formulazione schumpeteriana L’articolo ha come origine il mio editoriale L’ecosistema digitale del-
(The Theory of Economic Development e lavori l’evoluzione tecnologica, pubblicato dalla rivista online Mondo Digi-
successivi) secondo cui l’innovazione è rivolta al- tale - Rassegna critica del settore ICT, anno XV, n. 66, novembre 2016,
pp. 1-10, http://mondodigitale.aicanet.net/2016-5/EDITORIALE.pdf.
l’individuazione di nuovi prodotti o servizi e al mi- Pur partendo da qui, il testo risulta quasi completamente nuovo, e
glioramento di quelli esistenti, all’ottimizzazione non solo rivisto e ampliato. Ringrazio l’AICA nella persona del Diret-
dei processi aziendali nonché alla definizione di tore responsabile Viola Schiaffonati per avere permesso l’utilizzazio-
nuovi modelli organizzativi e metodi di marketing ne dei contenuti dell’editoriale.
in modo da rendere un’azienda competitiva in to- Data l’articolazione e la dinamicità degli argomenti trattati, questo la-
voro è da considerare un work in progress, poco più di uno zibal-
to sul mercato1. In sintesi, innovare comporta done di idee e spunti per riflessioni successive.
soddisfare necessità, anticipare esigenze, perfi-
no creare bisogni.

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Le leggi fondamentali delle reti sociali co Claude Shannon aveva afferma-
Getting information off the Internet is like taking a drink from to che due individui qualsiasi non
the hydrant sono di solito collegati da più di tre
(Mitchell Kapor, uno dei padri del foglio elettronico) conoscenti intermedi. Aveva così
anticipato che il mondo è ancora
In un mondo incerto, indeciso, confuso, entropico - anche per- più piccolo dei sei gradi.
ché nutrito di post-verità, dove il filo tra verità e la menzogna è L’uso dello strumento dei (sei o me-
alle volte così sottile da scomparire - siamo spesso bombarda- no) gradi di separazione consente
ti e sovraccaricati da informazioni (overload cognitivo) di cui ci di rivelare reticoli di relazioni, inter-
sfugge il senso e che registriamo senza capirci granché. Non è connessioni sorprendenti e inso-
facile decifrare il mondo d’oggi e i suoi cambiamenti veloci e spettabili tra soggetti fisici o istitu-
complicati, con troppi dati da analizzare; pertanto, fare un po’ zioni politiche, sociali, economiche,
di chiarezza metodologica, obiettivo di questo paragrafo, non sulla base di legami di affinità e/o
sembra del tutto inutile. prossimità. Eventuali incroci di po-
tere si sommano usualmente ad al-
L’effetto-rete e la crescita del valore tri incroci: una volta scoperchiato il
È possibile dimostrare in modo matematicamente rigoroso [3 - vaso di Pandora, può emergere un
5] che il valore di ogni rete, incluse le sociali, cresce esponen- cortocircuito di intrecci, spesso ca-
zialmente con il numero di fruitori N, infatti, con N persone si ratterizzato da connessioni sorpren-
possono, in teoria, formare 2N - N - 1 gruppi. Il peculiare lessi- denti e poco commendevoli.
co degli economisti preferisce denotare questo fatto con la lo- Come prendono piede, si diffondo-
cuzione esoterica di “esternalità di rete”3. no e si radicano prodotti, messaggi,
Si tratta di un effetto che permette alle aziende più attente di co- contenuti, idee? E che cosa li rende
struire piattaforme ed ecosistemi, non solo prodotti, grazie a virali online? Perché certe storie,
strategie impiegate stabilmente da leader dell’alta tecnologia, bufale, dicerie - e non solo le idee
quali Bill Gates (Microsoft), Andy Grove (Intel) e Steve Jobs (Ap- buone, i “memi” positivi [4] - sono
ple) [6]. Le piattaforme di settore consentono di attivare relazio- più contagiose di altre e si replicano
ni e sinergie con altre aziende per creare prodotti e servizi com- più in fretta? La risposta è che chi
plementari, aumentando così il valore dell’ecosistema comples- entra in una rete sociale è più facil-
sivo: un passo importante verso l’economia di condivisione o mente influenzabile, pur tenendo
partecipata (sharing economy). conto dell’eterogeneità di una po-
Il secondo concetto-base, benché di semplice evidenza empi- polazione, i cui affiliati possono es-
rica, è che il mondo è piccolo nel senso che è fortemente in- sere innovatori, conservatori, resi-
terconnesso. Uno studio del 2012 [7]4, analizzando i collega- stenti al nuovo oppure refrattari a
menti tra coppie di frequentatori di Facebook, ha scoperto che qualsiasi stimolo psico-motivazio-
per ciascuna di esse vi sono mediamente meno di quattro gra- nale. In certi casi, sembra che i fatti
di di separazione, ridimensionando così la popolare legge dei non facciano breccia nelle coscien-
“sei gradi di separazione” formulata dallo psicologo Stanley ze a differenza delle storie che av-
Milgram. Questi nel 1967 aveva verificato - sia pur con un me- valorano le convinzioni già radicate
todo sperimentale poco rigoroso - che due persone scelte a o le opinioni più becere.
caso non erano collegate da più di sei passaggi. Successive si- Di fronte a questa realtà le tesi sono
stematizzazioni, dovute a studiosi quali A.-L. Barabási, S. Stro- contrapposte: i social media favori-
gatz e D.J. Watts, sono basate sulla teoria dei grafi e delle reti scono la conoscenza, allargano la
casuali. In realtà, già sul volgere degli anni Sessanta, il poliedri- visione, oppure ci isolano dietro a
tante piccole barriere virtuali? È an-
cora possibile discutere seriamente
1 Il contesto generale - sempre schumpeteriano - si riferisce alla terna lessicale “inven-
zione-innovazione-diffusione”. Sarebbe certo utile approfondire analogie e differenze tra ri- di temi importanti nell’era dei social?
cerca (di base e applicata), innovazione, invenzione, scoperta, scienza, tecnica/tecnologia, I risultati analitici della ricerca [8] sul-
ecc. [2], ma lo faremo in un’altra occasione. l’influenza nell’adozione online di
prodotti o servizi innovativi confer-
2 Questo paragrafo deriva per fusione e adattamento, e con molti aggiornamenti, da idee e
concetti già introdotti in precedenti miei lavori, in particolare [3-5], a cui rimando anche per
mano anche quantitativamente la
ulteriori approfondimenti bibliografici. percezione diffusa che, se le diver-
genze di opinione tra due individui
3 L’economista Hal Varian, dopo avere studiato l’esternalità di rete nell’economia dell’infor- sono inizialmente sotto una certa so-
mazione (data-driven economy), è diventato chief economist in Google, dove ha contribuito
glia, questi cambieranno le proprie
alla realizzazione dell’algoritmo d’asta per la pubblicità online.
idee, in caso contrario manterranno i
4 Il team di ricerca era costituito da informatici dell’Università di Milano e di Facebook. loro pareri. Anche i lavori di Walter

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Quattrociocchi e collaboratori, sintetizzati nel sag- Licia Corbolante nel suo blog Terminologia etc.)
gio [9], ne danno conto sulla base dell’analisi quan- preferisce la traduzione postfattuale; né sono da
titativa e delle dinamiche comportamentali delle trascurare altri slogan più o meno recenti: fattoidi
centinaia di migliaia di persone che stanno su Fa- (Norman Mailer), fatticci (Bruno Latour), alternati-
cebook. Il focus di [9] è in prevalenza sulle notizie ve facts (come le medicine o le energie alternati-
che ci arrivano dalle reti sociali: inaffidabili, distor- ve), pseudoscienza, ecc5.
te, quando non volutamente false e falsificate. Il C’è anche chi - per esempio Alessandro Baricco -
World Economic Forum annovera la disinformazio- considera non corretto il termine post-verità, in
ne tra le principali minacce globali, perché i social particolare, perché non è mai esistita un’epoca
media - fra cui Facebook - generano polarizzazio- della non menzogna. Inoltre, il termine sembra
ne e cristallizzano le opinioni in certezze, come la connotare lo slittamento semantico della “verità”
profezia che si autoavvera (self-fulfilling prophecy), dal significato originale - e la conseguente perdita
confermando il pregiudizio (confirmation bias) e del ruolo di prestigio da parte delle élite che ne
generando l’illusione della profondità di spiegazio- hanno detenuto finora il controllo. A proposito di
ne. “È più facile disintegrare un atomo che un pre- valenza delle parole, non si possono non ricordare
giudizio”, è un detto attribuito ad Albert Einstein. le campagne di George Orwell contro gli eufemi-
Corazzati di certezze granitiche non scalfite dal smi e il politichese. Benché il dibattito sia aggrovi-
minimo dubbio, cerchiamo le anomalie che con- gliato, Baricco ha forse qualche buona ragione nel
validano le nostre idee, l’intenzionalità dietro ogni giudicare infondata e fuorviante l’osservazione
fatto, e non ci piace abbandonare la nostra “zona “oggi viviamo nell’epoca della post-verità”. Osser-
di comfort” per navigare verso altri lidi inesplora- vazione che però completerei in “oggi, come sem-
ti. Persistiamo nell’errore cognitivo dell’“ancorag- pre, viviamo nell’epoca della post-verità”.
gio” - l’essere attaccati alle credenze pregresse - Le leggende cospiratorie risultano antiche, molto
con la tendenza ad arrestarci alla prima opinione, più antiche dell’invenzione di Internet e dell’era
più o meno meditata, facendoci influenzare da della (dis)informazione. Famosissima, ma co-
fattori o numeri eccessivamente aggregati o non struita ad arte, è la bufala di Nerone che incen-
adeguatamente elaborati. Peraltro, è noto che le diava Roma e poi suonava la cetra, ispirato dalle
nostre menti sono vincolate da retaggi di clan e fiamme. È da notare che, dopo molteplici esem-
tribali [10], per cui anche le brave persone si divi- pi nell’antichità, la menzogna venne riscoperta e
dono (si polarizzano) su questioni come morale, riformulata dalla propaganda a partire dalla Pri-
politica, religione e sport. Tutto ciò è frutto, come ma guerra mondiale. Per citare una falsità più re-
il solito, dell’evoluzione darwiniana. cente, questa volta sulla tecnologia, nella Rete
circola la voce che a Einstein, trasformato in ico-
Viviamo nell’epoca della post-verità? na popolare, risalirebbe la dichiarazione: “Temo il
Molti studiosi ritengono che i social assecondino le giorno in cui la tecnologia andrà oltre la nostra
opinioni ma non le determinino. Secondo il citato umanità: il mondo sarà popolato allora da una
studio [9], si crea, il fenomeno della “camera dell’e- generazione di idioti”. Purtroppo per i suoi affe-
co” o della “bolla dei contenuti”: l’opinione dei zionati, la veridicità di questa diceria non trova
membri diventa acritica e tutti sono d’accordo fra alcun riscontro oggettivo. Un’altra diffusa cre-
di loro preferendo la propria menzogna alla verità: denza attribuita erroneamente a varie persone,
tribù (o clan) e tabù sono strettamente connessi. incluso, come di consueto, Einstein, è che solo il
La saggezza non segue il parere della maggioran- 10% del nostro cervello sarebbe utilizzato. Da
za, così come le accuse e le calunnie non diventa- qui discende la (presumibilmente vana) speranza
no veritiere perché gridate in coro. Ma attenzione, di poter imbrigliare tutto il potenziale inespresso
rompere la bolla dei social è ancora possibile navi- per accrescere l’intelligenza o sviluppare facoltà
gando al di fuori della propria cerchia di amici ed nascoste, magari sfruttando meccanismi cere-
esercitando razionalità, pensiero critico, capacità brali legati alla teoria dei quanti.
di giudizio nell’esaminare le convinzioni sulla base È lo stesso metodo della pseudoscienza - basta
di criteri logici [5, 11]. Alle volte, un po’ di attenzio- su mediocri dottrine e ancora più labili prove -
ne e buon senso sono di per sé sufficienti. che tenta di giustificare la teoria degli antichi
Come è noto, viviamo nell’epoca della post-verità astronauti, secondo cui gli extraterrestri avrebbe-
“lessema possibile traducente di post-truth, ro raggiunto la Terra, lasciando evidenti tracce del
esploso nella nostra lingua a seguito della Brexit e
più recentemente delle elezioni americane vinte
5 Se si eliminasse il trattino di unione nel composto, post truth po-
da Trump: al 22 novembre 2016, ricercando con trebbe essere anche resa come la verità del post (cioè la verità di un
Google sulle pagine italiane del web, si contavano messaggio - il post - pubblicato sul web). Questa locuzione mi sem-
oltre 30.000 risultati” [12]. C’è invece chi (ad es., bra ancor più incisiva di post-verità.

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loro passato [13]. Fino a prova contraria, ET e gli Voce all’opinione pubblica
alieni umanoidi resteranno una proiezione celeste Dal punto di vista psicologico, tuttora importanti
dei nostri sogni, nonostante i pianeti extrasolari sono gli studi del secolo scorso di Paul Watz-
simili al nostro: che un pianeta sia abitabile non lawick [18-19] su teorie del complotto e della co-
significa che sia abitato da esseri intelligenti. O spirazione con la ricerca di capri espiatori, la die-
forse - potremmo dire scherzosamente - la prova trologia, la propaganda e le informazioni false.
che gli alieni siano intelligenti sta proprio nel fatto (Watzlawick è stato un eminente rappresentante
che sono così riottosi a farsi vedere da noi. della scuola sistemica, di cui fu ispiratore Gregory
Pseudoscienza - o meglio pseudostoria - è anche Bateson. Sul costruttivismo in psicologia [19], in-
quella di coloro che attribuiscono al genio di sieme con Heinz von Foerster e altri, sosteneva
Nikola Tesla tutti i meriti per lo sviluppo dell’era che noi vivremmo in un mondo costruito dalla
dell’elettricità. In realtà, assai raramente un’inven- percezione personale, cioè in una nostra rappre-
zione proviene dal lavoro di un uomo solo, piutto- sentazione della realtà).
sto è il frutto dell’opera di molti altri che accumu- Uno dei primi studi organici sulle dinamiche psi-
lano conoscenze incrementali anno dopo anno cologiche e sociali da un punto di vista multipola-
(per Tesla in particolare cfr. [14-15]). Anche il re in Internet e nel cyberspazio è rappresentato
grandissimo Isaac Newton, riprendendo Bernar- dal saggio [20], del quale è stata recentemente
do di Chartres, ammetteva in una lettera: “Se ho pubblicata la seconda edizione - praticamente un
visto più lontano, è perché stavo sulle spalle dei nuovo testo. Anche qui si sottolinea come le ten-
giganti”. (Nella frase, tuttavia, traspare un po’ di denze dei social media nell’uso della rete rimo-
perfidia perché contiene una allusione alla bassa dellino i comportamenti. Stiamo diventando tutti
statura del destinatario Robert Hooke). un po’ narcisisti6, soprattutto i millennials (i nati
Anche Umberto Eco si è occupato di complotti, di- dopo il 1980); cresce la necessità di validare noi
cerie e voci infondate in molteplici occasioni, per stessi con l’approvazione esterna; si radicalizza il
esempio, smontando i cliché antisemiti dell’800 ne fenomeno della polarizzazione dei gruppi. Un al-
Il cimitero di Praga. Fare un inventario sulle teorie tro lavoro pionieristico e scientificamente fondato
del complotto è perciò impresa ardua, così come circa l’impatto del web sulle nostre vite, sulla so-
le loro radici sono praticamente inestirpabili. Per la cietà e sull’economia è [21].
comunicazione ingannevole (propaganda e mani- Non è dunque nuovo il meccanismo che intreccia
polazione) l’aspetto ultimo (anche se, come diceva la realtà con la rappresentazione della realtà: attra-
Philip K. Dick, un esperto, in questo campo abbia- verso un procedimento consolidato, si isola un ele-
mo a che fare soltanto con “verità penultime o mento reale, lo si proietta in uno scenario dove di-
quasi finali”, penultimate truths) è l’abolizione della venta difficile confrontarlo con gli altri fatti, e se ne
realtà e non credere, per partito preso, nelle prove ricavano falsità modellate sugli stereotipi più ovvi e
scientifiche che consentirebbero di superare razio- su illazioni non argomentate: paradossalmente, la
nalmente il dilemma vero o falso. Si privilegia una realtà così propalata risulta tanto più credibile
realtà percepita molto diversa da quella fattuale. quanto più è deformata e autocertificata. Tuttavia,
I fatti influenzano le nostre opinioni meno di quan- rispetto al passato, fenomeni come il fattore di
to si pensi perché nel mondo reale il (non) ragio- scala o la penetrazione e la rapidità del “contagio
namento spesso parte da conclusioni prestabilite sociale” - alla velocità dei colpi di clic - risultano
o dalle cosiddette teorie del complotto [16]. Ecco oggi di gran lunga amplificati e rafforzati. Cambia-
perché la diffidenza verso i dati, la statistica e i lo- no infatti le caratteristiche di dimensione, intensità,
ro esperti è sempre più diffusa [17], quasi che i ampiezza, ubiquità, pervasività dei fenomeni, tratti
numeri fossero inutili o privi di senso. I numeri non che peraltro sono correlati alla diffusione dei Big
possono mentire, ma quale verità convogliano? Data, con conseguente sovraccarico cognitivo.
Quando in gioco ci sono percentuali, una regolet- Dal punto di vista metodologico, illuminanti e chia-
ta assai semplice, e banale per i lettori di questa rificatrici sono le osservazioni di Stefano Bartezza-
rivista, è accertarsi che la loro somma non supe- ghi, che su L’Espresso del 14 maggio 2017 scrive:
ri 100. Anche se - motteggia in maniera voluta- “Si leggono con interesse le puntualizzazioni che
mente paradossale il matematico Ian Stewart - al Elena Cattaneo, scienziata e senatrice a vita,
mondo ci sono tre tipi di persone: quelle che san- diffonde, in difesa delle ricerca e della razionalità
no contare e quelle che non sanno contare. scientifica. Ma forse il tentativo di ridare autorevo-
lezza alla «scienza» (come se ce ne fosse una sola
e come se ogni scienza fosse uguale) e alla «verità»
6 The Narcissism Epidemic è la definizione data da Jean Twenge, psico-
loga della San Diego State University.
(idem) è vano. Le scienze non conoscono verità:
conoscono però le «prove», nel loro molteplice si-
gnificato di tentativi, esperimenti, sfide e dimostra-

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zioni. E le prove sono ancora più anti-dogmatiche 129 cifre: l’obiettivo era di decrittare un messag-
dei ciarlatani, che parlano a vanvera di vaccini e gio cifrato. La conoscenza è partecipazione e tut-
scie chimiche perché vogliono diventare le nuove ti possono contribuirvi, come esemplificato nei la-
élite. Li si denuncia per insufficienza di prove, ma il vori citati. Questi aspetti saranno ripresi diffusa-
tribunale della Scienza e della Verità non riesce a mente nei paragrafi successivi.
condannarli. E lì sta il punto”. Ai vaccini e alle scie Non sempre dunque gli algoritmi che regolano le
chimiche, si potrebbero aggiungere gli organismi nostre interazioni online ci espongono a contenu-
geneticamente modificati (OGM). ti esclusivamente congruenti con la nostra visio-
ne del mondo, radicalizzandola in negativo. Os-
Valore delle reti e gradi di separazione sia, non è totalmente vero che i social network ci
Lo schema di penetrazione di una nuova tecnolo- avvicinino solo a chi ha un pensiero simile al no-
gia nel mercato segue la classica tipologia di con- stro per evitare contrapposizioni; rappresentano
sumatori: innovator (o leader), early adopter, fol- bensì una grande opportunità che consente di
lower, late adopter. Studi della McKinsey stimano creare ponti per sviluppare e divulgare scienza,
che il passaparola (word of mouth) generi più del stabilendo relazioni anche tra chi guarda al mon-
doppio delle vendite rispetto alla pubblicità tradi- do da osservatori diversi. In questo senso, diven-
zionale. L’uso di questa tecnica facilita la diffusio- tano “tessitori di comunità” e, nei casi virtuosi,
ne dell’informazione, oltre che per progettare i promuovono una vera e propria intelligenza col-
messaggi, la pubblicità e i contenuti di cui i pro- lettiva e connessa. Tutti questi risultati positivi so-
sumer (producer e consumer allo stesso tempo, no anche attribuibili a un’azione “sinergica”, che
copyright del futurologo Alvin Toffler) benefice- etimologicamente significa, appunto, lavorare in-
ranno sui social. Per sintetizzarne gli effetti, Erik sieme, benché l’espressione appaia oggi un po’
Qualman in Socialnomics [22] propone un effica- desueta e pretenziosa.
ce gioco di parole: “Word of mouth goes world of Bisogna certo sconfiggere l’“agnotologia” (o non
mouth”, purtroppo intraducibile in italiano. conoscenza) - termine coniato da Robert Neel
I due principi - effetto-rete e gradi di separazione Proctor (Stanford University) - che definisce lo
- danno ragione, quantitativamente, dei fenomeni studio del modo in cui si cerca di confondere l’o-
di imitazione, nel bene e nel male7, che, veicolati pinione pubblica, alimentando l’ignoranza (nel
dal web, si propagano velocemente, capillarmen- senso di non conoscenza) su questioni scientifi-
te e con molteplici sfaccettature. Il saggio [23] di che che coinvolgono interessi economici di rilievo,
Malcolm Gladwell, nel filone della migliore tradi- per esempio i danni alla salute prodotti dal fumo.
zione della pubblicistica scientifica nordamerica- Le regole semplici contro l’ignoranza indotta o
na, è alquanto predittivo e antesignano di molti dei prefabbricata sono: a) domandarsi sempre quale
temi fin qui trattati. Queste leggi - ricordiamolo - sia la fonte di certe affermazioni (i filologi invoche-
giustificano anche l’emergenza del crowdsour- rebbero “l’analisi critica delle fonti”); b) chiedersi
cing, “la saggezza della folla” secondo James Su- qual è la reputazione di questa fonte; c) riflettere
rowiecki [24], o “la follia della folla” per altri. (Il sot- su chi trae vantaggi dall’affermazione [27]. (Criteri
totitolo di [24] è esplicativo della tesi che un insie- simili potrebbero essere applicati ai video di You-
me di molte persone è “più intelligente” di poche). Tube, parecchi eccellenti, altri traumatizzanti).
Anche una scoperta scientifica rilevante si può Ulteriori strumenti utili per il fact-checking, cioè
raggiungere collettivamente: si chiama citizen per verificare fatti, dati e informazione con il vaglio
science; è la scienza partecipativa fatta non solo e il controllo continui, sono disponibili al sito
da specialisti. La scienza diventa così un’impresa http://verificationhandbook.com. Google e Face-
sociale che si rinforza dalla condivisione delle book hanno adottato la politica di segnalare se la
informazioni in un gran numero di discipline: la notizia letta sia attendibile e se contenga fatti ve-
biologia, la fisica, la matematica, ecc. Michael ramente avvenuti. In ogni caso, sviluppare il sen-
Nielsen descrive i passaggi dall’intelligenza sin- so critico, coltivare la fiducia nella scienza e nei
gola all’intelligenza connessa e collettiva grazie suoi metodi sono le strade obbligate. A parte gli
alla condivisione in rete dei risultati di ricerche aspetti formali di significato e traduzione del ter-
scientifiche [25]. L’esempio di coworking forse più mine, insieme al senso critico individuale, il vero
significativo è quello dei matematici che nel antidoto alla post-verità è il costante e attento
“Polymath Project”, pilotato da Tim Gowers, col- esercizio della capacità di ragionare, valutare e
laborano e si confrontano online per trovare solu-
zioni a problemi ancora insoluti. Un altro caso
7 Nel giugno 2015, Eco se ne uscì con una gemma memorabile: “I
emblematico, ricordato in [26], riguarda gli sforzi social media danno diritto di parola [e scrittura] a legioni di imbecilli
congiunti di 600 utenti e 1.600 computer connes- che prima parlavano solo al bar […]”. Il conduttore Enrico Mentana li
si per fattorizzare nel 1994 un numero primo di bolla come “webeti”, ebeti del web - cybercitrulli, secondo altri.

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giudicare (il ricordato fact-checking): la responsa- posta e studiata a fondo dal nostro Vilfredo Pare-
bilità di fare science journalism è anche di chi fa to e governa molti fenomeni, dove insieme a tan-
comunicazione scientifica per smentire, almeno in tissimi eventi piccoli coesistono pochi eventi
parte, la vivida ma pessimistica metafora di Kapor straordinariamente grandi. La proprietà principale
in esergo al paragrafo. E poi non è del tutto vero della legge è di giustificare analiticamente l’esi-
che diffondere informazioni reali non serva, con la stenza di eventi rari - come, i superricchi, i terre-
scusante che chi crede l’opposto non cambia moti di grande magnitudo, le guerre mondiali o gli
idea. Quelli prima illustrati sono i fattori che con- hub del web (Google, Amazon, Yahoo!) - rivelan-
sentono la formazione del pensiero analitico e cri- do che esisterà sempre un piccolo numero di da-
tico, unico strumento capace di produrre scienza. ti estremamente lontani dalla media. Quando un
Vediamo di sintetizzare quanto detto fin qui. Cer- fenomeno è governato da una legge di potenza,
tamente la rete permette anche lo scambio di si deve accettare la riproducibilità di casi anoma-
sciocchezze e insulti. Nel coro di The Rock - una li con una frequenza ben superiore a quella previ-
commedia musicale della quale T.S. Eliot aveva sta dalla distribuzione normale o gaussiana. Ciò
scritto i testi nel 1934 - appare questa sequenza significa che per ogni “Paperone” ci sono milioni
piramidale di versi: “Dov’è la Vita che abbiamo di poveri oppure che per ogni terremoto catastro-
perso nel vivere? Dov’è la saggezza che abbiamo fico ci sono miriadi di movimenti tellurici di poco
perso nella conoscenza? Dov’è la saggezza che conto. La legge di potenza giustificherebbe la pe-
abbiamo perso nell’informazione?”. Versi che ho raltro contestata tesi weberiana de L’etica prote-
ricordato in più di un’occasione, sia pure inte- stante e lo spirito del capitalismo per cui the rich
grandola (si parva licet) con altri: “Dov’è l’infor- get richer. Ma la situazione di diseguaglianza cre-
mazione che abbiamo perso nei dati? Dove sono scente, legata all’economia (neo)liberista, non è
i dati che abbiamo perso nel rumore? Dov’è finito affatto inevitabile se la politica, in tutti i sensi, in-
il buon senso?”. E di informazione ce n’è anche terviene con gli strumenti che le competono.
troppa nella rete, e spesso di bassa qualità per
non dire peggio: l’eccesso di informazione diven-
ta non-informazione. Ma allo stesso tempo - os-
ICT e AI: i due pilastri dell’innova-
serva Fabrizio Galimberti nella bella pagina di zione digitale
economia del Sole 24 Ore, dedicata ai ragazzi (5 Why software is eating the world
marzo 2017) - la rete permette di creare e di pro- (Marc Andreessen [29])
durre, di escogitare nuovi prodotti e servizi.
La sfera digitale, o infosfera, si sta progressivamen-
La parte per il tutto e la legge di potenza te allargando, permeando così il nostro ambiente, il
Mediante la figura retorica della sineddoche, po- nostro spazio e il nostro vissuto in modo sempre
tremmo compendiare in una formula d’effetto la più capillare e profondo. I dati generati da una mi-
legge della crescita del valore in rete con quella del riade di dispositivi smart e connessi - telefoni mo-
mondo fortemente interconnesso, dicendo che un bili, sensori, tecno-congegni ed elettrodomestici ro-
sottoinsieme di un gruppo, o comunità, è asintoti- botizzati - crescono in modo esponenziale tanto in
camente rappresentativo dell’intero insieme: volume quanto in tipologia. Tutti questi dati sono di
valore inestimabile per chi li possiede; infatti, le
N ≈ Tutto tracce e le impronte che lasciamo nella nostra flui-
da esistenza, nel nostro nomadismo digitale, dico-
È dunque probabile che i nodi di rete che benefi- no tutto di noi individui presi singolarmente [28], ma
ciano già di molti collegamenti ne attraggano altri. che, per di più, ci sveliamo ingenuamente parteci-
Il meccanismo fornisce una spiegazione sul per- pando a un gran numero di gruppi sociali.
ché i mercati di prodotti ad alto contenuto di inno- Prodotti e servizi ad alto contenuto tecnologico
vazione siano spesso dominati da un singolo come l’ICT fanno la parte del leone nell’innovazio-
player, quali Microsoft Office o Google Search: ne high tech; per esempio, le app di smartphone,
quanto più Office è usato, tanto più Office richia- tablet e smartwatch presto rimpiazzeranno i molti
ma altri potenziali utilizzatori; lo stesso vale per il bizzarri accessori e gadget specializzati, ancora
motore di ricerca. Ciò spiega perché pochi grandi disponibili sugli scaffali di negozi e outlet. Insieme
nodi di Internet raccolgano enormi moli di traffico. alla mobilità, queste vere e proprie “protesi tecno-
Di tali situazioni rende conto un terzo principio logiche” stanno disintermediando l’intera filiera di-
delle reti sociali. Dal punto di vista matematico, il stributiva, compresi gli scaffali e le casse: si può
numero di contatti in una rete logica (un grafo) se- fare la spesa con un cellulare, la si può (si potrà)
gue una “legge di potenza” [28], ossia y = cx -α, assemblare con un robot, la si potrà ricevere con
con costanti c > 0 e α > 0. La legge è stata pro- un drone (una volta superati gli impedimenti buro-

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cratici e legali, obiettivo per nulla scontato). Attenzione particolare merita il sistema wireless di
Tutto ciò accade anche a coloro che non sono quinta generazione (5G), oggetto di intensa attività
manipolatori compulsivi di smartphone, tablet e di normativa a livello internazionale. 5G si propone
altre diavolerie tecnologiche. di diventare un sistema unico capace di soddisfare
le esigenze di comunicazione, attuali e future, di
Lo scenario di rete persone, aziende, ma anche degli oggetti (IoT), sia
I principali paradigmi caratterizzanti le soluzioni fissi sia in mobilità [30]. Così si realizzerebbe final-
tecnico-sistemistiche nell’evoluzione delle reti di mente la tanto auspicata convergenza per il tra-
telecomunicazioni sono: i Big Data, l’Internet of sporto fisso-mobile. Le opinioni sul 5G sono tutto-
Things - IoT, il sistema 5G di comunicazioni fisse e ra contrastanti: sarà semplicemente un’evoluzione
mobili a larga banda, la “softwarizzazione” della re- del 4G o una rete di comunicazione completa radi-
te tramite Software-Defined Networking - SDN e calmente nuova? Tuttavia, la maggior parte degli
Network Function Virtualization - NFV, il cloud/fog specialisti ritiene che il 5G rappresenterà un cambio
networking e computing [30]. Il caso emblematico di paradigma rivoluzionario, una pietra miliare dove
dei Big Data e dell’analytics (predictive data scien- saranno possibili applicazioni completamente nuo-
ce e visualization8) è caratterizzato da velocità, vo- ve, fra le quali l’IoT e i veicoli autonomi intercon-
lumi e varietà, requisiti che le reti di pochi anni fa nessi. Si prevede che i principali settori applicativi
non potevano soddisfare. In aggiunta, il vero moto- riguarderanno l’istruzione a tutti i livelli, l’assistenza
re di Internet è la sua struttura aperta che continua sanitaria, lo sport, poiché, la sua tecnologia innova-
a produrre innovazioni dallo streaming al Bitcoin. tiva sarà in grado di fornire l’accesso ultrabroad-
Altri esempi di forze propulsive della trasformazio- band a centinaia di milioni di utilizzatori a basso co-
ne in atto sono, come già detto, la decentralizza- sto. Si ritiene che possa anche creare opportunità
zione dell’IoT e del software, la piattaforma a inter- di business per le imprese e le loro startup.
faccia aperta, la virtualizzazione delle reti. In parti- La rete 5G promette larghezza di banda e velocità
colare, l’espansione dell’IoT - settore foriero per i di dati molto più alte (100 volte) con ritardi (per lo
giovani talenti di molteplici nuove posizioni lavora- streaming) significativamente più bassi (meno del
tive - influenzerà il modus operandi di ogni impre- millisecondo), grande affidabilità e sicurezza. Per
sa desiderosa di essere competitiva nella realtà di- questo motivo, l’SDN la NFV e il Cloud Computing
gitale. Stante la loro rilevanza economica, tutti (incluso il fog della Nebbiolo Technologies, fondata
questi punti sono nel programma di attività dei da Flavio Bonomi nella Silicon Valley) vi si confor-
principali organismi di normativa e standardizza- meranno così bene. Gerhard Fettweis (Università di
zione, in particolare, dell’Institute of Electrical and Dresda) ha introdotto nel 2012 il concetto di una In-
Electronics Engineers - IEEE. A questi enti è de- ternet “tattile”, in grado cioè di offrire risposte pres-
mandato l’importante ruolo tecnico di contribuire a soché immediate nel trattare processi o oggetti -
sciogliere l’apparente ossimoro: “liberi ma connes- reali a virtuali - che si desidera percepire in tempo
si”, obiettivo ambizioso ma conseguibile in modo reale. Un altro neologismo del settore è “aptico”, in
dialettico mediante passi successivi. senso banale riferito al riconoscimento di oggetti
Marc Andreessen, uno degli inventori di Mosaic - attraverso il tatto, benché possa denotare, in modo
il primo web browser di ampia diffusione di cui Mi- più generale una percezione di “virtualità materiale”
crosoft acquistò i diritti come base per lo sviluppo (locuzione, peraltro, ossimorica): dal paradigma hi-
di Internet Explorer - in un noto articolo del 2011 gh tech si passa allo scenario high touch. Essendo
[29] sosteneva che il software “si sarebbe divora- ubiqua e resiliente, l’Internet tattile si potrà inserire
to il mondo”. Nelle reti il software si è, infatti, pro- nel quadro di riferimento offerto dal paradigma 5G,
gressivamente espanso sotto la spinta del suc- che con i nuovi usi applicativi trasformerà il modo
cesso mondiale di aziende come Google, Face- di vivere, lavorare e interagire con l’ambiente. Già in
book, Amazon, che, sfruttando gli enormi pro- tempi brevi, il 5G consentirà, oltre all’IoT, applica-
gressi dell’informatica, hanno costruito business zioni concrete quali i trasporti, le città e le case in-
basati sul web e sulla pervasività del digitale, sul- telligenti, l’assistenza sanitaria informatizzata, l’au-
le applicazioni software, su potenti data centre di- tomazione industriale, i servizi di info-trattenimento
stribuiti. Anche gli operatori di telecomunicazioni (infotainment).
stanno “softwarizzando” le reti, utilizzando tecno-
logie, soluzioni, processi di derivazione informati-
ca. Tuttavia, a causa delle limitate prestazioni di 8 Oggi, i dati rappresentano un bene aziendale, mentre la tecnologia abi-
litante è quella digitale. Perciò gli scienziati dei dati sono diventati, o stan-
affidabilità e resilienza del software in confronto
no diventando, ciò che erano gli esperti dell’IT all’inizio di questo secolo.
all’hardware, rispetto alle telecomunicazioni l’IT
deve ancora rivedere i propri criteri di progettazio- 9 Il libro è ottimamente tradotto, ma l’edizione italiana, a differenza
ne, se non, addirittura, ripensare i fondamenti. dell’originale USA, non ha l’indice degli argomenti, o analitico, bensì solo

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Sicurezza per le persone e i sistemi • evoluzionisti, che si ispirano alla biologia per
La questione della cybersecurity e della riserva- sviluppare algoritmi genetici;
tezza si pone trasversalmente rispetto a tutti i set- • bayesiani, che realizzano modelli statistico-in-
tori applicativi. Un mondo interconnesso, qual è ferenziali basati sul teorema (“regola” per i mini-
l’IoT, fornisce nuove opportunità e modelli di busi- malisti) di Bayes;
ness, ma, allo stesso tempo, mette in discussione • analogisti, che riprendono il concetto di analo-
la concezione tradizionale di cybersicurezza, gia della filosofia aristotelico-tomistica.
complicando le operazioni commerciali negli eco-
sistemi nostri e dei nostri partner. Paradossalmen- Ad esempio, l’approccio bayesiano [32] è utilizza-
te, lo stesso principio che rende l’IoT così potente to non solo in test medici o giudiziari [5, 11], ma
- la capacità di condividere dati con ognuno e con anche in algoritmi per filtrare messaggi di spam
ogni cosa - costituisce una minaccia reale per la della posta elettronica. David Heckerman, ricer-
cybersicurezza. Per una prima introduzione all’in- catore bayesiano nonché medico, ha avuto l’idea
tera problematica si rinvia all’articolo [26] con la di trattare lo spam come una malattia i cui sinto-
bibliografia annessa. mi sono le parole e i simboli presenti nel messag-
Ancora più sfidante è il nuovo obiettivo della cyber- gio: Viagra, GRATIS enfatizzato con lettere maiu-
resilienza che si realizzerà se e quando si potrà in- scole, una successione di punti esclamativi, sono
vertire il segno (oggi positivo) della differenza tra i evidenze di spam. D’altra parte, è probabile che il
costi di difesa (rendendoli decrescenti) e di attacco nome di una persona amica indichi un messaggio
(rendendoli crescenti). Per le aziende è vitale foca- valido. Per classificare una email non è dunque
lizzarsi su questi problemi e coinvolgere le migliori necessario conoscerne il contenuto preciso: ba-
risorse professionali per trovare soluzione ai rischi sta controllare la presenza, o l’assenza, di locu-
e ai pericoli insiti nell’IoT. Anche il settore automo- zioni sensibili.
tive, dove il software dei veicoli è attaccabile da Domingos suppone che l’algoritmo definitivo ri-
hacker tanto quanto i tablet o gli smartphone, pre- sulterà da una sintesi delle cinque componenti
senta problemi di vulnerabilità analoghi. I medesi- del machine learning citate; inoltre, immagina che
mi rischi di uso fraudolento e manomissione na- la maggior parte della conoscenza del mondo nel
sceranno per i servizi di consegna con i droni. futuro sarà estratta dalle macchine e risiederà
nelle stesse. Già oggi circolano fotografie con un
Intelligenza artificiale, robot, algoritmi computer e un umano vicini: la macchina, com-
Su intelligenza artificiale (Artificial Intelligence - pletamente automatizzata, funge da biologo mo-
AI), robotica, realtà virtuale immersiva e accre- lecolare che, partendo da informazioni genetiche
sciuta, algoritmi, una rassegna panoramica e ag- del tutto generali, impara a sviluppare farmaci on-
giornata è offerta da L’algoritmo definitivo di Pe- cologici personalizzati, mentre lo specialista
dro Domingos [31], dall’audace sottotitolo La umano si limita a sovraintendere al computer.
macchina che impara da sola e il futuro del nostro Una raccolta di riflessioni su AI e sua influenza in
mondo9. L’ambiziosa ipotesi centrale del saggio diversi campi applicativi si trova nel rapporto [33],
è: “Tutta la conoscenza - passata, presente e fu- primo di una serie curata da un panel di esperti di
tura - può essere derivata da un singolo algoritmo One Hundred Year Study on Artificial Intelligence
di apprendimento universale”, denominato Algo- (AI100) della Stanford University. Il numero della
ritmo Definitivo, che, alimentato da “una quantità rivista IEEE Spectrum di marzo 2017 contiene di-
sufficiente di dati del tipo giusto, scoprirà [tutta] la versi esempi aggiornati di AI, robotica spaziale,
conoscenza che vi è racchiusa” e ne svilupperà di deep learning, ecc. [34-38]. Per esempio, Cecilia
nuova [31, p. 49]. Le cinque scuole di pensiero Laschi, professoressa di biorobotica alla Scuola
del machine learning (programmi che imparano a Superiore Sant’Anna di Pisa, descrive la speri-
progettare programmi) sono: mentazione di un polpo robot (octo-bot) come
• simbolisti, che si rifanno alla logica formale e al- caso applicativo della soft robotics, realizzato
l’induzione; cioè con materiali “morbidi” o “soffici” [36]. L’oc-
• connessionisti, legati alla neuropsicologia dell’ap- to-bot, essendo privo di muscolatura rigida, muo-
prendimento con reti neurali, o deep learning10; ve gli arti grazie a molle che si allungano o si ac-
corciano secondo la corrente elettrica applicata.
Certo che ne è passato del tempo da quando si
quello degli autori. Una mancanza non da poco - purtroppo tipica della poteva ragionevolmente chiosare: “[…] un com-
saggistica italiana - in un lavoro con temi alquanto interconnessi. (Come
puter è una macchina stupida con la capacità di
di consueto, i manuali di Eco costituiscono una lodevole eccezione).
fare cose incredibilmente intelligenti, mentre i
10 La Ivy League del deep learning è costituita da Amazon, Facebook, programmatori sono persone intelligenti con la
Google con la sussidiaria DeepMind, IBM e Microsoft. capacità di fare cose incredibilmente stupide. In

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breve, insieme creano un’accoppiata di pericolo- azienda duri cent’anni?”, Martin Reeves ha trova-
sa perfezione” [39]. to la risposta nell’evoluzione del sistema immuni-
tario [41]. Con l’aiuto del biologo di Princeton, Si-
Un ecosistema di applicazioni mon Levin, ha identificato i principi che permetto-
ICT e AI forniscono le tecnologie abilitanti per i no la sopravvivenza degli organismi viventi, che,
principali settori applicativi strategici di ogni Pae- se correttamente applicati al business, possono
se industrializzato (compresa l’Italia): Smart City garantire all’azienda longevità, resilienza e robu-
(che include suggestioni dell’architetto Carlo Rat- stezza. (Nel caso specifico, con “resilienza”, cal-
ti, quali la città connessa e fluida, l’Internet delle co dell’inglese resilience, s’intende qui la resi-
“case”), sanità e medicina, smart working, rete stenza ai colpi e il loro assorbimento, l’elasticità e
elettrica (power grid), industria 4.0 (o manifattura la capacità di recupero). Come le specie biologi-
digitale)11 e automotive, istruzione continua ero- che, le organizzazioni sono “sistemi adattativi
gata mediante Massive Open Online Course - complessi” che evolvono con continuità e in mo-
MOOC12. Senza dimenticare che AICT e AI, di per do non facilmente prevedibile. I sei principi che
sé, sono eco-compatibili con un’economia verde rendono robusto un sistema naturale complesso
e con il risparmio energetico. si applicano anche alle aziende, le quali dovreb-
bero perciò:
• mantenere una certa eterogeneità (diversifica-
Complementarità e interdisciplina- zione) di persone, idee e iniziative;
rità: il valore aggiunto • acquisire una struttura modulare e debolmente
Non ha senso assumere persone brillanti e poi interconnessa nei suoi elementi componenti;
dire loro cosa fare. Noi assumiamo persone bril- • garantire una adeguata ridondanza organizzativa;
lanti e così loro ci dicono cosa fare • aspettarsi cambiamenti imprevisti ma cercare
(Steve Jobs) di ridurre l’incertezza;
• creare anelli di feedback e meccanismi adatta-
“Nella lunga storia del genere umano (nonché del tivi per assicurare la variazione, la selezione e la
genere animale) hanno prevalso coloro che hanno diffusione delle innovazioni sviluppate;
imparato a collaborare e a improvvisare con più ef- • promuovere la fiducia e la reciprocità nell’intero
ficacia”, rilevava Charles Darwin. Anche se non è ecosistema del loro business.
facile agire su larga scala, si è visto che, per crea-
re il tipo di innovazione radicale, o distruttiva, ne- Rilevazione delle onde gravitazionali
cessaria per prodotti, mercati e industrie in trasfor- A partire dagli studi pionieristici di Norbert Wiener
mazione, team di lavoratori della conoscenza de- e Claude Shannon, nella seconda metà del Nove-
vono collaborare insieme. Questa è una sfida non cento la trasformazione delle telecomunicazioni
indifferente per le organizzazioni complesse, sfida da analogiche a digitali si è dimostrata una leva
che si può affrontare ricorrendo al cross-teaming, fondamentale per la crescita di molti Paesi. Dopo
ossia a una proficua collaborazione tra professio- gli importanti sviluppi sui codici e sul filtraggio ot-
nalità intra- e infra-aziendali dotate di mentalità e timale, che consentono di distinguere ciò che è
culture diverse ma complementari. La progressiva utile (il segnale) da quanto è dannoso o di distur-
fusione tra aree scientifiche contigue favorisce lo bo (il rumore, l’interferenza, la distorsione), sono
scambio di una sorprendente mole d’informazioni, nati dispositivi e sistemi di comunicazione basati
aprendo così scenari del tutto inediti. su tecnologie sofisticatissime, quali le fibre otti-
Seguono due esempi in cui l’innovazione è stata che e la fotonica.
stimolata dalla cooperazione interdisciplinare e I dispositivi e gli apparati utilizzati per rilevare le on-
che dimostrano come i risultati concreti siano ra-
ramente frutto di un’impresa solitaria.
11 L’inchiesta “Addio al lavoro” dell’Espresso del 16 ottobre 2016 ri-
portava in copertina “Chiuso per fine industria”. Tuttavia, il discorso è
Sistema immunitario aziendale più articolato e complesso, perché non è vero che l’industria italiana
Gli investitori USA sono affezionati agli story sia scomparsa: nel bene e nel male si è profondamente trasforma-
stocks cioè a quei titoli azionari che solo perché ta; resistono, in particolare, le aziende pubbliche e dei distretti. E
godono di una storia bella e affascinante sono ve- cambierà sempre più. Perché si trasformi “bene” anziché “male”, il
nerati (e comprati). Il problema però è che, in mol- processo - repetita iuvant - va saldamente governato dalle istituzio-
ni, anche per impedire che continuino i tentativi di smantellamento
ti casi, manca un modello di business solido, che,
del sistema produttivo nazionale, che in questi anni sono andati ac-
fatto per lo più di soli annunci e comunicati, non celerando. L’Italia, pur essendo tuttora il secondo Paese manifattu-
produce risultati industriali tangibili. riero in Europa (dopo la Germania) e il settimo al mondo, manca di
Dopo decenni alla Boston Consulting Group, alla una politica industriale e tecnologica, declinata in visione strategica,
domanda “che cosa devo fare affinché la mia linee di indirizzo, piani operativi concreti. Cercando di essere un po’

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de gravitazionali impiegano tanto il filtraggio otti- si riconosce questo fatto, le decisioni prese per
male quanto le fibre. Si tratta di rilevatori in grado ottimizzare un obiettivo potranno risultare ineffi-
di percepire variazioni di distanza tra due punti caci, se non controproducenti.
molto minori del diametro di un protone. Nel suc-
cesso di questa dimostrazione, significativo esem- Il modello di know-how a “forma di T”
pio di big science, il ruolo dell’ICT è stato cruciale, Sono oggi richieste professionalità altamente
sebbene abbia avuto scarsa enfasi mediatica. qualificate portatrici di conoscenze sviluppate sia
in profondità sia in ampiezza, non solo legate a
Interdisciplinarità e complessità preparazioni ed esperienze settoriali. Un profilo
La comunità di tecnici e ingegneri dell’ICT, nella lavorativo, dotato di un know-how a “forma di T”,
seconda metà del secolo scorso, ha sviluppato in riflette un pacchetto di conoscenze e competen-
gran quantità modelli e strumenti sofisticati per le ze in un’area specifica, usualmente tecnica, as-
telecomunicazioni e l’informatica, che solo ora sociata alla capacità di interagire con le altre fun-
vengono riscoperti e applicati per trattare proble- zioni aziendali. In sintesi, una preparazione aper-
mi simili in domini diversi. Come visto, l’idea dei ta e flessibile è tanto profonda in verticale (in sen-
sistemi adattativi complessi, nata con la ciberne- so specialistico) quanto estesa in orizzontale (in
tica e poi applicata ai controlli automatici e ai si- senso relazionale). Negli USA, le scuole di inge-
stemi di telecomunicazioni (algoritmo del gra- gneria all’avanguardia propongono questo mo-
diente [42]), trova impiego nel deep learning del- dello per preparare laureati in grado di operare
l’AI, nei rilevatori interferometrici, nella sopravvi- nella realtà globale.
venza delle organizzazioni, ecc. Considerazioni In una accezione ancora più ampia, collegamenti
analoghe si possono fare per l’estrazione con fra discipline, pensiero collettivo, lavoro di squa-
tecniche di statistica bayesiana di segnali deboli dra, linguaggi e occhi nuovi sono le chiavi di vol-
annegati nel rumore [43-44]. Anche il pensiero lo- ta per innovare e progredire in un contesto cultu-
gico ha la caratteristica di essere adattativo in rale, sociale, tecnico, economico sempre più
senso probabilistico (cfr. il successivo box “Il ruo- competitivo e connesso. In altri termini, bisogna
lo della logica bayesiana). perseguire le contaminazioni tra settori e ambiti
Il coworking e l’approccio interdisciplinare con- (apparentemente) differenti, dopo che si è prova-
sentono di gestire l’eccessiva complessità della ta la labilità di confini definiti artificiosamente.
maggior parte sistemi tecnologici odierni. In pro-
posito scrive Samuel Arbesman [45] “quasi tutto
ciò che facciamo nel mondo tecnologico sembra I leader proattivi sono (anche) dei
portarci lontano dall’eleganza e dalla comprensi- visionari logici
bilità, verso complessità e imprevedibilità scon- Nel mondo nulla di grande è stato fatto senza
certanti”; l’inestricabile intreccio risultante può passione
cambiare ciò che era semplice in un qualcosa che (Hegel, “Lezioni sulla filosofia della storia”)
è irrimediabilmente complesso, cioè in un kludge Se vuoi andare veloce, corri da solo. Se vuoi an-
(o sistema mal costruito). Una conseguenza della dare lontano, corri insieme a qualcuno
complessità del sistema è il suo comportamento (Proverbio africano)
non lineare, che rende inadeguati i tradizionali
modelli lineari (bias of linear thinking), preferiti dal Il nostro tempo è caratterizzato da parole quali in-
nostro cervello cui piacciono linee semplici e di- stabilità, turbolenza, imprevedibilità, rischio e in-
ritte. Purtroppo, le relazioni tra le variabili di un si- certezza13; quindi, le imprese sono costrette a
stema complesso raramente sono lineari: se non operare in un contesto economico dove per so-
pravvivere devono saper fronteggiare l’ignoto e
ottimisti, si può riporre qualche speranza nell’Agenda Digitale Italia-
governare l’incertezza. I leader proattivi sono dun-
na (http://www.agid.gov.it/agenda-digitale/agenda-digitale-italiana) o que persone capaci di intervenire in anticipo per
nel Piano Industria 4.0 (Cfr. infra nota 18). prevenire situazioni, tendenze o problemi futuri.
L’indice di competitività di un Paese è indubbia-
12 Contrariamente a talune previsioni, si è ormai capito che i MOOC
mente legato ai suoi livelli di produzione scientifi-
non potranno cancellare le tradizionali classi de visu, né sostituire i
programmi di laurea online più strutturati e coesi [40]. Continueranno, ca e di innovazione, oltre che alla qualità e al va-
peraltro, a svolgere una funzione utilissima dando la possibilità a milio- lore del suo sistema educativo. “[Una] tara strut-
ni di studenti in tutto il mondo di seguire corsi di docenti autorevoli e turale dell’Italia investe il sistema di istruzione, ri-
competenti. cerca e innovazione. Risultati dell’apprendimento
13 In teoria, il rischio connota una situazione in cui le probabilità so- scolastico, percentuale di laureati, attrazione di
no note o misurabili, l’incertezza quando non lo sono; in pratica, i cervelli, spese per ricerca e sviluppo: in tutti que-
due termini sono (quasi) intercambiabili. sti parametri figuriamo agli ultimi posti nel mondo

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avanzato. Conseguenza di questo stato di cose ciali”, abbiamo visto come il critical thinking rap-
(ma pure causa, di nuovo in un circolo vizioso) è presenti l’antidoto più efficace all’“epoca della
la nostra specializzazione industriale, orientata sui post-verità”, i cui canali di supporto possono es-
settori a bassa-media tecnologia, più vicina a sere tutti i mezzi di comunicazione di massa - si
quella dei Paesi in via di sviluppo di cui soffriamo pensi agli sguaiati talk show televisivi e non solo
la concorrenza. La radice della nostra scarsa pro- alle biasimevoli risse o agli sproloqui di certi we-
duttività è essenzialmente questa”, così si espri- beti (troll o provocatori, hater o diffamatori, ecc.).
meva Emanuele Felice in “L’innovazione può fare Ebbene, la base del pensiero critico, il paradigma
la differenza” (La Stampa del 18 agosto 2016). logico-probabilistico (articolato in teoria e prassi),
Il quadro diventa ancora più sconfortante se si è diventato uno dei più importanti strumenti me-
aggiunge che: a) l’Italia ha la metà dei ricercatori todologici per affrontare nell’oggi e nel futuro in-
degli altri Paesi europei; b) le ricerche accademi- certezza e rischio crescenti.
che, troppo spesso, privilegiano la produzione di Il matematico e filosofo Bruno de Finetti previde
articoli anziché l’innovazione o i brevetti; c) la no- decenni fa che il probabilismo soggettivistico-
stra scuola superiore, essendo orientata più che bayesiano avrebbe fornito la cornice di riferimen-
al passato che al futuro, antepone una cultura to e di analisi per l’epoca dell’incertezza e del ri-
fondata sulle nozioni a una basata sulle azioni e schio (cfr. la prefazione all’edizione inglese ai suoi
sul fare. Negli USA, invece, il presidente Obama, due fondamentali volumi di Teoria delle probabi-
durante i suoi due mandati, non ha esitato a riba- lità [48]). Se la previsione si sta avverando [32], è
dire la necessità di una maggiore istruzione sco- anche grazie a essi, e non in piccola misura.
lare basata sulle discipline racchiuse nell’acroni- Con gli strumenti analitici e quantitativi delle pro-
mo Science, Technology, Engineering and Mathe- babilità non si potrà mutare l’incertezza in certez-
matics - STEM. Per sviluppare una working know- za, bensì si potrà controllare e trasformare l’alea-
ledge, bisognerebbe ritornare sia a “imparare ad torietà in qualcosa di meno insicuro, almeno nei
apprendere” sia ad “apprendere facendo” [46], campi in cui siano disponibili dati statistici signifi-
come sosteneva Richard Hamming, uno dei pio- cativi e affidabili. E si potranno prendere decisio-
nieri dell’ICT, magari superando le sempre più ni razionali e argomentate anche in condizioni di
stucchevoli e obsolete distinzioni e precedenze informazioni parziali secondo un processo logico
tra scienza di base (o pura) versus applicata, in- inoppugnabile: nuovi fatti consentono di migliora-
novazione tecnologica, ecc. (cfr. nota 1 e il riferi- re la stima delle probabilità che consentono di ar-
mento [2] ivi citato). La sua metodologia didattica rivare a previsioni o scelte decisionali motivate e
può essere condensata in due semplici formule: non basate su pregiudizi, pretesti, contesti altera-
“Whatever subject you are teaching is really a ti (si veda il successivo box di approfondimento).
class of learning to learn” e “the teachers should “Più argomentazione e meno narrazione” sarebbe
prepare the student for the student’s future, not il criterio da seguire per valutare l’attendibilità e
for the teacher’s past”. Secoli prima, il saggio l’efficacia delle informazioni che circolano nel
Confucio ammoniva che “Quando ascolto dimen- web. Il che vale anche per altri ambiti, inclusa la
tico, quando vedo ricordo, quando faccio impa- politica, in tutti i sensi.
ro”. A Edward de Bono dobbiamo l’illuminazione
simil-cartesiana: “ago ergo erigo”, cioè “agisco Responsabilità dei leader
quindi costruisco”. Per crescere sono necessari grandi progetti e pro-
Né si può dimenticare la lezione di David Landes grammi realizzabili in una prospettiva concreta,
[47] sulle ragioni che motivano storicamente la che evitino l’utopia (il libro dei sogni) come pure la
crescita e lo sviluppo di una nazione, ragioni le- distopia e la “retrotopia” (Zygmunt Bauman). Ogni
gate allo spread della conoscenza e, quindi, alla stakeholder, o decisore, dovrebbe quindi farsi por-
qualità delle risorse umane nei settori più strate- tatore attivo di una realistica visione di lungo pe-
gici. Il deficit di istruzione, per contro, non solo è riodo per il settore in cui opera, conscio delle im-
causa di declino tecnico-economico, ma anche di plicazioni tanto economiche quanto sociali che ne
derive populistiche in politica. possono derivare sotto la sua responsabilità (ac-
countability). Senza dimenticare che la strategia
Pensare criticamente non può fare a meno di una cultura a tutto campo,
Spesso si sente dire che, fra competizione e svi- infatti: “Culture eats strategy for breakfast” - sen-
luppo digitale, l’insicurezza domina e l’unica cer- tenziava Peter Drucker.
tezza è il cambiamento. È certamente così, ma I portatori di prospettive, atteggiamenti visionari
noi che cosa possiamo o dobbiamo fare per non sanno sognare e - pur tenendo d’occhio gli spec-
subire passivamente? chi retrovisori - sanno guardare lontano; hanno la
Nel paragrafo “Le leggi fondamentali delle reti so- capacità di traguardare obiettivi che paiono im-

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Il ruolo della logica bayesiana


La teoria della probabilità non è in fondo che il buon senso ridotto a calcolo (Pierre Simon Laplace)

Il pensiero critico, o il ragionare correttamente, poggia su due capisaldi: a) l’esercizio della logica (in tutte le sue declinazioni) e b)
il probabilismo; entrambi, peraltro, sono strettamente intrecciati o correlati (entangled direbbe un fisico quantistico). Essi insieme
costituiscono il miglior antidoto ai veleni dell’era della post-verità, inoculati a velocità spasmodica da fake news, fandonie, disinfor-
mazione, e da ogni misfatto attribuibile sia direttamente alla comunicazione stessa sia alle sue tecnologie realizzative.
In particolare, la probabilità, consentendo di analizzare situazioni caratterizzate da incertezza e rischio, rappresenta l’ambito discipli-
nare che, insieme ai fondamenti matematici (per la logica), alla relatività generale (per il cosmo), alla meccanica quantistica (per
l’estremamente piccolo) e alla struttura del DNA (per la biologia), meglio testimonia il progresso della scienza di base negli ultimi
cent’anni. En passant, anche i campi quantistici hanno una natura probabilistica, nonostante la celeberrima affermazione einstei-
niana: “Dio non gioca ai dadi”. La teoria e il calcolo delle probabilità usualmente non godono però di grande prestigio socio-cultu-
rale e risonanza mediatica. Da ciò deriva, almeno in parte, la scarsa fortuna della disciplina presso le scuole (insegnamento secon-
dario) e il pubblico (comprensione e mentalità).
Uno dei cardini della materia è il teorema (o formula o legge) di Bayes, che nella forma più semplice è:

P(A/B) = P(AB)/P(B) = P(B/A)P(A)/P(B)

Intuitivamente, questo risultato descrive la regola di come la probabilità nell’osservare l’evento A sia modificata dall’osservazione di
B. Qui si trova la sua importanza: infatti, la relazione costituisce il punto di partenza di uno degli approcci (oggi forse il principale)
all’inferenza statistica. La probabilità condizionata P(A/B) può essere maggiore, minore, o uguale a P(A), la probabilità incondizio-
nata di A. Nel caso particolare dell’eguaglianza, A e B sono, per definizione, eventi statisticamente (stocasticamente) indipendenti.
Per la diffusissima categoria di fenomeni modellabili con distribuzione gaussiana (o normale) multivariata, il professore tedesco Tho-
mas Royen ha recentemente dimostrato la congettura della Gaussian Correlation Inequality (CGI), per cui, in particolare:

P(AB) ≥ P(A)P(B)

Dalla CGI, essendo P(AB) = P(A/B)P(B), discende il risultato fondamentale per la distribuzione gaussiana che P(A/B) ≥ P(A), cioè
la probabilità gaussiana condizionata cresce grazie all’osservazione di B.
Fino a tre anni fa, prima di Royen, questa era una mera supposizione non provata, oggi invece è un teorema rigorosamente dimo-
strato. Abbastanza sorprendentemente, l’intera storia - congettura e sua verifica - è assai poco nota, anche agli esperti di probabilità
e statistica.
La logica bayesiana, il bayesianesimo, trova applicazioni praticamente illimitate nei settori più disparati, dalla teoria statistica delle co-
municazioni ai test diagnostici in medicina, dalle analisi dei sondaggi alla valutazione di prove forensi [5, 11]. Ma occorre prestare
molta attenzione: nonostante la apparente semplicità della sua espressione matematica, il teorema di Bayes non è di agevole ap-
plicazione e i fraintendimenti capitano, in particolare, quando si equivoca tra P(A/B) e P(A).
Più in generale, molti risultati del procedimento del calcolo probabilistico, benché corretti, possono sembrare paradossali e contrari
alla logica del senso comune. Non è quindi sempre vero che la probabilità è senso comune ridotto a calcolo, come sosteneva il pur
grandissimo Laplace. I lavori citati, scritti con intento divulgativo e interpretativo, testimoniano casi emblematici di questa fastidiosa
ma inevitabile discrepanza tra ragionamento rigoroso e intuizione.
Applicazioni del teorema di Bayes e della logica bayesiana al metodo clinico sono descritte in [50], senza l’ausilio di formule bensì
con illuminanti esempi esplicativi. In particolare, sono chiaramente evidenziati i ruoli delle due proprietà caratteristiche di un indica-
tore diagnostico, la sensibilità e la specificità, associato a una malattia. L’informatica, inoltre, è di grande aiuto nel metodo clinico, per
esempio, nella raccolta, memorizzazione ed elaborazione di una quantità enorme di osservazioni, informazioni e dati preziosi, non
altrimenti utilizzabili con i tradizionali mezzi cartacei.
È significativo ricordare la battaglia (persa, purtroppo!) che fece Bruno de Finetti per introdurre l’insegnamento della probabilità e
della statistica nelle nostre scuole secondarie. E andrebbe anche menzionato l’impegno di Pascal Dupont che, alcuni decenni fa,
tenne corsi e scrisse libri di aggiornamento per i docenti su come si sarebbe dovuto insegnare il calcolo delle probabilità non solo
nelle scuole medie inferiori e superiori, ma addirittura nelle elementari. L’obiettivo della proposta educativa di questi maestri, de Fi-
netti e Dupont, era di formare gli adolescenti a pensare e agire in situazioni di incertezza e rischio, tanto per apprendere gli stru-
menti di calcolo quanto, e soprattutto, per comprendere e ragionare.
Fortunatamente, per l’insegnamento universitario esistono molti manuali, introduttivi o avanzati, tuttora validissimi, sia pur risalenti agli
anni ’60 - ’70 del secolo scorso. Per nominarne alcuni, in ordine di complessità suppergiù decrescente, con riferimento agli autori es-
si sono: il Feller, il citato de Finetti [48], il Davenport, il Papoulis, il Daboni, lo Hodges & Lehmann. Si tratta di veri e propri “classici”, di
difficile reperibilità oltre che costosi, che perciò gli addetti ai lavori conservano gelosamente nelle loro librerie e consultano quando
hanno bisogno di una fonte autorevole per verificare un passaggio importante, risolvere un dubbio o rinfrescarsi la memoria.
Ricordo, infine, che lo studio (analisi, simulazione e progetto) dei sistemi di telecomunicazioni contemporanei si fonda sul metodo
statistico della disciplina denominata statistical communication theory, nata grazie ai fertili contributi di Shannon e Wiener e cre-
sciuta fino a diventare uno dei due assi portante dell’ICT (l’altro è ovviamente la computer science).

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possibili: “A volte sono le persone che nessuno Shiller - della robot tax, ossia di un’imposta per
immagina possano fare certe cose quelle che fan- colpire le attività industriali che sostituiscono i la-
no cose che nessuno può immaginare”, è uno dei voratori umani con robot14. Anche l’eurodeputata
Leitmotiv del film The Imitation Game su Alan Tu- Mady Delvaux [53] allude, sia pure nel politichese
ring. E “impossibile non è una parola francese” è dell’UE, un linguaggio ricco di eufemismi e tecni-
uno dei motti attribuiti a Napoleone. calità, a un provvedimento in tal senso: “l’introdu-
Chi ha una visione e un disegno strategico per rea- zione di una eventuale tassazione sul lavoro svol-
lizzarla è in grado di cambiare i limiti in risorse, i ri- to dai robot oppure sul loro uso e la loro diffusio-
schi in opportunità, trasformare un fatto (contin- ne dovrebbe essere presa in considerazione nel
gente o strutturale) negativo in un’occasione di mi- quadro dei finanziamenti atti a sostenere e riqua-
glioramento, in uno slancio di crescita. Un leader lificare i disoccupati i cui posti di lavoro sono di-
proattivo - questa è la sua virtù principale – deve minuiti o spariti, al fine di mantenere la coesione
avere la capacità di sognare, anticipare e reinven- e il benessere sociali”, nonché - sarebbe stato
tare il futuro, originare progetti creativi, comunicar- opportuno aggiungere - allo scopo di ridurre le di-
li e ispirare gli altri a sostenere e realizzare la sua vi- seguaglianze, non solo economiche (ad es., quel-
sione: “Il modo migliore per predire il futuro è in- le del digital divide, l’esclusione dal digitale).
ventarlo”, è una pillola di saggezza di guru del ma- In assenza di una regia mondiale, le conseguen-
nagement - da Alan Kay a Drucker – sia pure de- ze di una tassa simile potrebbero essere gravi per
clinata in modi e contesti vari. Quindi, tutti noi, an- le economie che la adottano se anche gli altri
che singolarmente, forgiando il nostro destino ne Paesi non facessero altrettanto: si pensi all’analo-
siamo artefici. A meno di accettare il percorso del ga “Tobin tax” sulle transazioni finanziarie. Può
tutto aleatorio ideato dal fantomatico uomo dei da- essere interessante ricordare l’aneddoto - forse
di - invero, piuttosto schizzato - che per ogni azio- apocrifo - che vide protagonista il fisico Michael
ne da compiere prendeva la decisione scegliendo Faraday. Al ministro che, curiosando nel suo la-
fra le sei possibilità offerte dal lancio di un dado. boratorio, gli chiedeva: “A cosa serve questa elet-
Questa singolare vicenda è magistralmente rac- tricità?”, lo scienziato replicava prontamente:
contata da Emmanuel Carrère in [49]. “Perché, sir, possa metterci presto una tassa”. I
maggiori profitti e/o i maggiori salari determinati
dall’aumento di produttività in seguito a un’inno-
Un’etica per tecnologia e algoritmi? vazione tecnologica, sono regolarmente tassati -
La conoscenza è potere ma le ricadute, non l’innovazione in sé stessa,
(Francesco Bacone) dovrebbero essere oggetto di tributi. Un’analisi
The Age of Spiritual Machines: When Computers non superficiale delle conseguenze dei risultati
Exceed Human Intelligence economici e politici di una eventuale robot tax è
(Ray Kurzweil [51]) fuori dalla portata di questo scritto, ma è sotto gli
The Singularity Is Near: When Humans Transcend occhi di tutti la responsabilità non indifferente di
Biology decisori e stakeholder.
(Ray Kurzweil [52])
Pro o contro?
L’erede a Cambridge del grande Newton, il fisico Il dibattito tra misoneisti e tecnofili
Stephen Hawking è diventato una vera e propria Nell’era della riproducibilità tecnologica, la distin-
icona pop della scienza: non soltanto è certo che zione fra naturale e artificiale sta sfumando sem-
gli alieni esistano, ma è anche convinto che do- pre più. Così, nell’aggrovigliato dibattito tra tec-
vremmo smettere di cercare di metterci in contat- no-pessimisti e tecno-ottimisti, è utile ricordare
to con loro perché questo potrebbe significare Winston Churchill che, in tempi certamente non
esporre la civiltà umana a un grave pericolo. E an- meno complessi di quelli odierni, con acume os-
cora Hawking - discettando peraltro di una mate- servava: “Un pessimista vede una difficoltà in
ria che non sembra rientrare nelle sue competen- ogni opportunità; un ottimista vede un’opportu-
ze specifiche - ha paventato che i prodotti dell’AI, nità in ogni difficoltà”. Forse senza arrivare agli
robot e algoritmi, possano soppiantare l’Homo estremi del tecno-pessimismo e del tecno-ottimi-
sapiens. “Lo sviluppo completo dell’intelligenza smo, potremmo essere semplicemente più tec-
artificiale potrebbe significare la fine della specie no-realisti. C’è poi il sociologo Evgeny Morozov
umana”, ha proclamato in un’intervista alla BBC. che sommariamente fa di tutta l’erba un fascio -
Non estranea a questa linea di pensiero è la pro-
posta - recentemente avanzata da Bill Gates e
prontamente ripresa, fra gli altri, dal politico fran- 14 Si potrebbe maliziosamente osservare che le attività imprenditoria-
cese Benoît Hamon e dall’economista Robert J. li del fondatore della Microsoft non hanno mai riguardato la robotica.

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Internet, tecnologia, Wikipedia. sharing economy, torica di apocalittici, catastrofisti e neoluddisti si


Silicon Valley [54]. Un altro campione di riferimen- trova nelle considerazioni del linguista Giuseppe
to delle Cassandre tecnofobe d’oggi è lo scritto- Antonelli [61], della quale riportiamo l’inizio: “È una
re statunitense Nicholas Carr [55-56]. vecchia storia, d’altronde. Ogni cambiamento nel-
C’è inoltre chi sostiene - come Adam Alter, pro- le tecnologie della comunicazione mette in crisi un
fessore di Psicologia e Marketing all’Università di paradigma. Già nell’antica Grecia c’era chi come
New York - che la tecnologia sia l’oppio del XXI Platone, se la prendeva con la scrittura perché
secolo a causa delle aziende high tech che attue- stava sostituendo la cultura orale basata sulla dia-
rebbero modelli di business e marketing basati su lettica. E nel Rinascimento furono in tanti a demo-
“tecnologie persuasive” per radicare la “dipen- nizzare l’invenzione della stampa, considerata una
denza comportamentale” degli ignari consumato- pericolosa innovazione rispetto alla scrittura a ma-
ri, distruggendone la capacità di autocontrollo no. L’atteggiamento apocalittico è quasi automati-
[57]. Come se le aziende non avessero mai mani- co in chi ha paura del nuovo, perché costringe a
polato i propri clienti: basta leggere il resoconto uno sforzo di comprensione e adattamento […]”.
dell’esperienza tragicomica “Persi a Cyberlandia” (Ad Antonelli va riconosciuto il digito ergo sum,
di Bill Bryson [58]. Inoltre, da alcuni anni studi e aggiornamento del ben noto aforisma cartesiano).
scoperte delle neuroscienze hanno messo in luce Oggi il sociologo Derrick de Kerckhove mette in
come il nostro cervello si sia sviluppato nel lungo guardia contro “l’amnesia digitale” da uso ecces-
corso dell’evoluzione umana, per cui le tecniche sivo di Google e smartphone, poiché la memoria
di marketing della mente (neuromarketing) per- emigra nel cloud (e nel fog). Ma sa anche che, non
mettono di studiare le risposte fisiologiche e ce- potendosi tornare indietro, è meglio cercare di
rebrali per migliorare l’efficacia delle tradizionali guardare avanti con gli occhi giusti.
tecniche di mercato.
Opposto a quello dei catastrofisti militanti è il pa- Preferiamo tornare al passato?
rere del già citato rapporto di AI100 [33] che fin Se mi è consentita una divagazione letteraria,
dai paragrafi iniziali smentisce le previsioni apo- vorrei citare di J. Rodolfo Wilcock la Sinagoga de-
calittiche e neoluddiste bollandole come non gli iconoclasti [62], una incredibile galleria di per-
scientifiche. Per un’ulteriore panoramica argo- sonaggi quanto mai bizzarri, fra cui l’utopista Aa-
mentata, equilibrata e aggiornata su questi temi ron Rosenblum, personaggio di fantasia, che nel
(macchine che imparano, robot, auto senza con- 1940 concepì l’ambizioso progetto di ricondurre
ducente, ecc.), rinviamo il lettore al dossier (ago- l’umanità indietro all’epoca elisabettiana. Lascio
sto 2016) di Le Scienze dedicato all’AI [59]. al lettore immaginare gli spassosi benché demen-
La questione dell’impatto tecnologico su società, ziali elenchi delle conquiste moderne e contem-
lavoro, occupazione e retribuzioni è più antica poranee, che sarebbero state - secondo costui -
della stessa era industriale. Ogni nuovo avanza- da abolire (ad es., “il motore, i giornali, gli Stati
mento ha scatenato il timore di una possibile so- Uniti, Newton e la gravitazione, la chirurgia, i mu-
stituzione di massa della forza lavoro. John May- sei, il weekend, l’istruzione obbligatoria…”), ovve-
nard Keynes parlava della disoccupazione tecno- ro di tutto ciò che si sarebbe dovuto ripristinare
logica come di una malattia, mentre Wassily (ad es., “la schiavitù, i roghi per le streghe, gli at-
Leontief sentenziava: “Il ruolo dell’uomo come tacchi dei bucanieri ai galeoni spagnoli, il fango e
fattore fondamentale della produzione non potrà le pozzanghere [nelle città], l’alchimia come pas-
che ridursi, proprio come il ruolo dei cavalli”. Cer- satempo, l’astrologia come scienza, l’istituto del
to è che, quando sulla rivista Internazionale [60] vassallaggio, l’ordalia nei tribunali…, insomma il
si legge che, in una logica di minore costo e passato”. Rosenblum fa venire in mente certi gu-
maggiore efficienza, molte aziende della gig eco- ru mediatici d’oggi fautori di un ritorno al passa-
nomy gestiscono i lavoratori attraverso app e to, magari di “nuovi Rinascimenti”, con visioni to-
smartphone, o che altre usano algoritmi software talizzanti che alla fine si rivelano più distopiche
per selezionare il personale, ci inquietiamo abba- che utopiche. A questo, il sociologo Zygmunt
stanza. Sullo stesso numero, il settimanale ri- Bauman usa il neologismo “retrotopia” per indi-
prende una vignetta da The New Yorker, nella care l’attacamento di chi che in un’epoca di in-
quale un programmatore comunica a un altro: certezze preferisce guardare al passato piuttosto
“Brutte notizie… alcuni ragazzi hanno appena che a un futuro migliore.
creato un’app che crea app”. Per la cibernetica - oggi intelligenza artificiale e in-
Faccio notare l’assoluta inflazione di un linguaggio dustria 4.0 - già Norbert Wiener si poneva proble-
ipereccitato e apprensivo, intriso di negatività, so- mi di carattere etico in due articoli fondamentali:
prattutto nei dibattiti mediatici più superficiali ed “The machine age” [63] e “Some moral and tech-
esaltati. Una semplice ma efficace risposta alla re- nical consequences of automation” [64], recente-

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mente riscoperti e rivalutati. In essi Wiener non so- va. Da parte loro, i robot umanoidi sono già diven-
lo preconizzava un’era dei robot ma si interrogava tati così evoluti da riuscire a suscitare sentimenti
anche sulle possibili conseguenze per l’umanità. ed emozioni artificiali negli utilizzatori umani [67],
È indubbio che nel transitorio l’AI altererà i precari esercitando, per esempio, un ruolo consolatorio.
equilibri occupazionali dell’oggi, ma, nel medio e “Alcuni filosofi, mistici e altri confabulatores noc-
lungo periodo15, come accade con ogni nuova e di- turni pontificano sull’impossibilità di arrivare a
rompente tecnologia, l’equilibrio sarà ripristinato in comprendere la vera natura della coscienza o sog-
modo diverso, non prevedibile a priori, bensì de- gettività. Eppure ci sono assai poche ragioni per
terminato dai suoi fruitori e governato dai decisori. accettare un simile argomento disfattista, e invece
I fautori di un antropocentrismo esasperato, tanti buoni motivi per aspettare il giorno, non mol-
espressione di varie categorie di pensatori quali to lontano, in cui la scienza raggiungerà una com-
filosofi della mente, psicologi, sociobiologi, critici prensione naturalizzata, quantitativa e predittiva
tout court, osservano che una persona ha bisogni della coscienza e del suo posto nell’universo”, pe-
qualitativi di relazione ed empatia e manifesta rora con una certa logica Christof Koch, presiden-
sentimenti individuali, che possono essere soddi- te e direttore scientifico dell’Allen Institute for
sfatti solo da altri esseri umani. I robot, sebbene Brain Science, su Le Scienze di novembre 2016.
dotati di capacità cognitive, non potranno dun- Si potrebbe anche osservare che la maggior par-
que sostituirci in tutte le forme e occupazioni. Sti- te di questi confabulatores nocturni ha una com-
molante è l’argomentazione tecnica di Federico petenza effettiva dell’AI alquanto limitata.
Faggin [65]: “Essendo il computer un sistema ri- Come parentesi frivola, si potrebbe ricordare che
duttivo, la sua «coscienza» non può aumentare all’alquanto disinibita eroina di bande dessinée
con il numero dei suoi componenti elementari (i Barbarella nei primi anni ’60 [68], protagonista di
transistor), e pertanto non può superare quella di bizzarre avventure spaziali, capitava di sperimen-
un transistor”. Il limite tecnico porrebbe dunque tare un piacevole incontro intimo con l’androide
un impedimento alla “singolarità” tecnologica e Diktor (diventato, forse per errore, Aiktor in italia-
antropologica. Al contrario, per Kurzweil vicino e no). Barbarella e Diktor avevano poi un elegante
ineludibile è il momento in cui l’AI è destinata a scambio di battute:
superare quella umana, perché i suoi algoritmi Barbarella: “Diktor, avete dello stile!”
stanno diventando più capaci e rapidi nel trasfor- Diktor: “Oh! La signora è troppo gentile… Cono-
mare i dati grezzi in conoscenza [51-52]. Natural- sco i miei limiti. I miei slanci hanno sempre un
mente, non a tutti questa eventualità farà piacere. qualcosa di meccanico!”
Ormai parecchi anni fa, nel 1991, Giuseppe Pon- Sul tema umano-artificiale, è d’obbligo citare - non
tiggia ironizzava sulla “ottusità […] degli avveniri- solo per motivi storici - Valentino Braitenberg, neu-
sti, felici di ripetere che le macchine sono già più ropsichiatra, cibernetico e informatico italiano, che
intelligenti di loro. E c’è da credere sulla parola”. quasi quarant’anni fa pubblicava lavori pionieristici
Sembrerebbe che i computer non sappiano (an- su veicoli pensanti [69] e tessuti intelligenti [70].
cora) imitare il pensiero perché non commettono Quanto all’oggi, è vero che il tempo in cui un com-
errori e non mostrano comportamenti ambigui. puter sarà anche capace di bluffare non è più mol-
Oppure che le macchine, anche quelle “pensanti” to lontano. Dopo gli scacchi (con Deep Blue), il Go
come i computer, “non si preoccupano”. Neanche (con AlphaGo), un algoritmo di intelligenza artificia-
gli squali, peraltro organismi pluricellulari non cer- le (DeepStack) è infatti riuscito a battere l’uomo
tamente in fondo nella scala evolutiva, si preoccu- anche nel Texas Hold’em, la variante più comples-
pano dopo aver sbranato un malcapitato [66]. sa del poker, che prevede migliaia di possibili de-
Inoltre, “la coscienza è un evento chimico-fisico cisioni [71]. I giochi a informazione imperfetta sono
evolutivo” e “diventa cosciente solo ciò che tra- un modello molto più realistico di come si affronta-
sforma la corteccia cerebrale” (così il neuroscien- no i problemi rispetto a quelli a informazione per-
ziato Arnaldo Benini). Più in generale, gli algoritmi fetta: tutti noi abbiamo una prospettiva leggermen-
non sarebbero in grado di replicare - almeno fino te diversa su ciò che sta succedendo, proprio co-
a oggi - emozioni e meccanismi cerebrali non con- me un giocatore di poker che conosce solo le pro-
sci, connessi alla parte più antica del cervello, che prie carte. Grazie a un sistema di reti neurali pro-
non sembra neanche in grado di “capire sé stes- gettate per apprendere dall’esperienza, DeepStack
so”. E osserva Antonio Damasio, un’autorità in ha progressivamente imparato a determinare la
questo settore, “non siamo macchine pensanti strategia corretta per ogni particolare situazione
che si emozionano, ma macchine emotive che
pensano”. È però ormai un fatto acquisito che la
tecnologia sta dando forme nuove a emozioni e 15 Anche se, come rilevava una fulminante osservazione di Keynes,
stati d’animo indotti dalla comunicazione interatti- “nel lungo periodo saremo tutti morti”.

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di gioco, senza doverne analizzare tutte le possi- to che sembra caratterizzare questa seconda o
bili evoluzioni. Il programma ha mostrato di saper iper-modernità per edificare quella “tecnosfera
ragionare e usare una sorta di intuizione per ri- economica globale” e quella rete avvolgente
considerare la propria strategia. che sono l’evoluzione della megamacchina,
DeepStack è ancora lontano dal poter emulare il del complesso militare-industriale e della gab-
processi decisionali umani più complessi, anche bia d’acciaio della prima modernità industriale.
se il poker - nel quale l’aspetto psicologico è com- b. Il titolo del contributo di Pozzi parafrasa L’uomo
ponente fondamentale - è certamente a un livello è antiquato, il lavoro di riflessione su tecnica, uo-
di complessità maggiore dei giochi a informazione mo e società fatto da Günther Anders nel dopo-
completa. Tuttavia, la strada per arrivare ad afferrare guerra. Ma perché ora la macchina è parados-
il disordine di un entropico mondo reale - con incli- salmente diventata antiquata? Perché è in crisi la
nazioni e pregiudizi personali - è ancora molto lunga. cultura del macchinismo riduzionista, quella che
Le ambizioni dell’AI non si limitano a quanto detto. dall’inizio della modernità ci dice che la macchi-
Il sistema di IA di DeepStack ha possibilità di appli- na è il mezzo naturale per fare cose e anche per
cazione che vanno ben al di là del tavolo da poker; rappresentare un qualsiasi sistema od organi-
potrebbe infatti essere impiegato in contesti di in- smo, compreso il vivente, fino all’uomo.
certezza, dalla scelta della terapia medica più adat- c. Se la corsa allo sviluppo e la promessa infinita
ta in casi dubbi alla pianificazione delle strategie della prima modernità ne avevano fatto trascura-
militari, fino alle situazioni, diplomatiche o commer- re le contraddizioni e i guasti, oggi la dimensione
ciali, in cui si deve intavolare un negoziato. Per re- etico-valoriale della tecnoscienza (sempre negata
stare nel campo medico, definire come colpire un in nome della conoscenza e della specializzazio-
tumore con le radiazioni è un processo lungo e la- ne e giustificata dall’ambivalenza della tecno-
borioso, ma DeepMind, la società di Google sul- scienza stessa) è collettiva e non può più essere
l’apprendimento automatico, conta che un algorit- lasciata a codici deontologici individuali o di
mo possa aiutare i medici a procedere più spedita- gruppo, ma richiede di essere governata, cioè di
mente, riducendo a poche ore il tempo necessario essere ricondotta nella politica, naturalmente del-
per pianificare la radioterapia del paziente. la politica democratica, partecipata ed informata,
Le possibilità dell’AI portano la medicina a ripen- che Edgar Morin chiama democrazia cognitiva.
sare i suoi obiettivi: solo riparare il corpo umano d. Ciò richiede l’adozione di una serie di principi e
o anche migliorarlo e potenziarlo? E se la vec- valori: responsabilità e precauzione (nell’accezio-
chiaia non fosse più ineludibile? Saremo presto ne di Hans Jonas), senso del limite, interdipen-
uomini-cyborg? Questa ardita tentazione transu- denza, fraternità contro riduzionismo (al mercato
manistica cambierebbe l’orizzonte etico, dando o a paradigmi tecnico-scientifici obsoleti), spe-
vita a riflessioni e dilemmi ben più impegnativi e cialismo (tecnocratico), dogmatismo (culturale).
complessi di quelli già in corso. Ma qui ci stiamo In quanto generali e, quindi, propedeutiche al
avventurando in un terreno non nostro e, soprat- contesto da noi considerato, le ragioni di Pozzi -
tutto, molto scivoloso: l’ontologia. controverse o condivisibili, in parte o in toto che
siano - possono fornire parecchi spunti di rifles-
Un punto di vista sociologico sione, anche dialettici, a tutti coloro che si occu-
Finemente e dottamente argomentato è il pensiero pano di questioni epistemologiche, etiche e poli-
di Pieraugusto Pozzi nel capitolo “La macchina è tiche di tecnoscienza.
antiquata” del denso saggio di Giorgio Pacifici, Le
maschere del male. Una sociologia [72]. Pozzi distil- La lettura decostruzionista “forte” à la Anders,
la una approfondita conoscenza tecnologica attra- Derrida, Foucault di ogni forma di sapere - in
verso la propria originale rilettura dei fenomeni so- quanto istituzione al pari della politica o del capi-
cioculturali e socioeconomici, con un ragionamento tale - porterebbe a identificare i saperi acquisiti e
i cui capisaldi si articolano nei punti seguenti. consolidati con i poteri egemonici e le relative éli-
a. Nella prefazione al volume, Furio Colombo te. La lettura decostruzionista non mi pare del tut-
avanza la tesi che male e potere siano da sem- to convincente, perché poco motivata e ancor
pre in rapporto: “il male è il potere in continua, meno animata da spirito critico-costruttivo. Mi
progressiva, arbitraria azione”. E oggi - sostie- sembra invece che una weberiana etica della re-
ne Pozzi - il potere è eminentemente tecnico- sponsabilità applicata alla tecnoscienza e alle sue
scientifico, anche laddove appaia integralista o conseguenze sia più che sufficiente a fronte degli
fondamentalista. In particolare, il potere eco- incomparabili vantaggi di cui abbiamo tutti bene-
nomico, che cerca egemonia, è in sintonia con ficiato, per esempio, diventando, nell’infosfera,
il potere della tecnoscienza. Anzi è la conver- prosumer che fanno informazione da semplici
genza di tecnoscienza ed economia di merca- spettatori/fruitori quali eravamo (cfr. supra).

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Coniugare il progresso con l’occupazione finito un nerd - ragiona su come le regole della
Circa l’impatto dell’IA sull’occupazione, Domin- grammatica seguano principi pressoché logico-
gos prevede baldanzoso ([31, p. 43]): “Se mai matematici: si pensi all’analisi grammaticale e lo-
scoppierà una cyberguerra, i generali saranno es- gica insegnata nelle nostre scuole secondarie.
seri umani, ma la fanteria sarà formata da algorit- Sfruttando questa idea, riesce a costruire un cal-
mi. Gli esseri umani sono troppo lenti e poco nu- colatore gigantesco in grado di “elaborare un rac-
merosi, e verrebbero spazzati via da un esercito di conto di cinquemila parole, dattiloscritto e pronto
bot. Abbiamo bisogno di un nostro esercito di per la spedizione in trenta secondi”. “Come faran-
bot, e il machine learning sarà la loro accademia, no gli scrittori a competere con lei?” (ossia con la
la nuova West Point”. Anche Robert Lucky si macchina), chiede retoricamente l’inventore. Per
chiede: “Gli ingegneri stanno progettando la loro sopravvivere, un numero crescente di autori in tut-
sostituzione con robot?” [73], ma piena di buon to il mondo si vede costretto a sottoscrivere un
senso e pragmatismo è la sua risposta: “Da inge- contratto di cessione della propria firma ai testi
gnere, penso che i compiti di più basso livello sa- prodotti dal calcolatore. Nel preoccupante e sini-
ranno demandati ai computer, conseguentemen- stro finale, anche l’autore del racconto è roso dal
te noi risaliremo nella scala del lavoro a un livello dubbio se accettare il contratto-capestro per non
più alto. E conserveremo il nostro posto”. Questo fare morire di fame i suoi figli, oppure resistere al
è lo scenario più probabile (e auspicabile), tenen- cerchio che si sta stringendo sempre di più.
do conto che il ritmo di sostituzione delle profes- Il futuro per incrementare la produttività e assicu-
sionalità in cui siano richieste elevate capacità rare il successo nel business non è né esclusiva-
cognitive e di astrazione sarà assai più sostenuto mente umano né esclusivamente artificiale: si tro-
che nel passato - peraltro, già oggi i maniscalchi va in tutti e due. La parola-chiave è “arricchimen-
e i battilastra, nonché i carrozzieri “tirabolli”, sono to” o “potenziamento” (augmentation) che sfrutta
diventati rarissimi. E forse, nel lungo termine, i no- a favore di entrambi la sinergia fra macchine e
stri (pro)nipoti non dovranno più lavorare perché umani per un lavoro migliore, più intelligente e più
lo faranno le macchine per loro. veloce [76]. Sono però urgenti grandi interventi di
Alquanto diversa la posizione del futurologo Mar- re-skilling e riqualificazione delle risorse umane.
tin Ford, secondo il quale l’innovazione salirà nel- La distinzione dello psicologo Daniel Kahneman
la scala delle competenze e toglierà lavoro non tra pensieri lenti e veloci [77] suggerisce una ri-
solo agli operai ma anche ai professionisti con flessione sul ruolo dell’AI e della robotica. I pen-
elevato livello di istruzione, quali radiologi, avvo- sieri veloci, detti intuitivi o del sistema 1, sono
cati, analisti finanziari, progettisti software [74]. quelli istintivi e portano ad azioni automatiche. Es-
Nel breve termine, non sono da escludere scenari si coinvolgono la parte più ancestrale del cervello
caratterizzati da scarsa crescita, scarsa produzio- umano: il rettiliano secondo la classificazione di
ne, scarsa automazione (ad es., ahimè, in Italia); Paul McLean. I pensieri lenti, che possono essere
oppure riallocazione dei dipendenti con l’arrivo dei definiti analitici o del sistema 2, richiedono invece
robot, in posizioni meno qualificate (ad es., negli consapevolezza e attenzione a ciò che si sta pen-
USA). Un caso emblematico è dato dall’algoritmo sando. Essi competono alla neocorteccia, la più
Heliograf, che nella redazione del Washington Po- recente parte dello sviluppo cerebrale. Venendo
st affianca i reporter scrivendo articoli di minore all’AI e alla robotica, certamente importante è la
importanza, ricercando informazioni, verificando facoltà tipica delle macchine di prendere decisio-
dati statistici, in definitiva per svolgere lavori ripe- ni assai più rapidamente di noi sfruttando proce-
titivi più noiosi per il giornalista. I risultati di Helio- dimenti euristici, mentre noi possiamo permetter-
graf nella composizione di notizie politiche, eco- ci processi decisionali più lenti implementando [mi
nomiche e sportive sono giudicati efficaci e hanno sembra che questo anglo-latinismo sia stato final-
avuto un’accoglienza positiva da parte dei lettori. mente sdoganato] meccanismi razionali e analitici.
Heliograf è ancora distante dal giornalismo narra- In questo modo si potranno coniugare sinergica-
tivo, non-fiction e documentato, di un Truman Ca- mente i due ruoli, l’umano e l’artificiale.
pote (A sangue freddo) o di un Carrère (Il caso Ro- L’interazione fra robot cognitivi ed esseri umani ri-
mand, in [49]), che scaturisce dalla necessità di disegnerà il futuro, dove, piuttosto che ritenere gli
elaborare e trasmettere informazioni fattuali inseri- algoritmi e le macchine intrusi in competizione
te in un’architettura di memoir. Anche se, già nel con noi, potremmo considerarli nostri assistenti a
1953 (un anno ormai lontano), Roald Dahl, mae- supporto dei processi decisionali e del problem
stro di storie grottesche e spiazzanti, pubblicava il solving creativo, anche quando la percentuale del-
racconto visionario Lo scrittore automatico (The le informazioni disponibili è limitata, per esempio,
Great Automatic Grammatizator) [75], nel quale un minore dell’80-90%. Anche per questo scopo, è
versatile progettista elettronico - oggi sarebbe de- stata recentemente lanciata l’organizzazione non-

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ICT

profit “Partnership on AI to Benefit People and So- L’impossibile neutralità


ciety”; fra i suoi partner figurano Google, Deep- Qui uti scit, ei bona; illi, qui non utitur recte, mala -
Mind, Facebook, Amazon, Microsoft e IBM (htt- Per chi sa utilizzarli sono dei beni, per chi
ps://www.partnershiponai.org). Gli obiettivi princi- li utilizza male sono dei mali
pali sono di instaurare un dialogo aperto a tutti gli (Terenzio)
interessati e di creare linee guida per sviluppare
macchine e sistemi di AI funzionanti secondo prin- Vediamo di sintetizzare quanto detto fin qui. La
cipi tanto etici quanto di credibilità e affidabilità. forte espansione delle reti e dell’intelligenza artifi-
Nel gennaio scorso, la Commissione giuridica del ciale solleva importanti questioni etiche per le
Parlamento Europeo ha presentato la già citata quali servirebbero più argomentate riflessioni e
bozza di relazione [53], dove si sottolinea “che l’u- meditate prese di coscienza. Peraltro, il nostro
manità si trova ora sulla soglia di un’era nella quale destino non è inesorabile né è determinato a prio-
robot, bot, androidi e altre manifestazioni dell’intel- ri, ma è messo continuamente in pericolo, perché
ligenza artificiale (AI) sembrano sul punto di avviare ciò che accade sembra imprevedibile e i cambia-
una nuova rivoluzione industriale, suscettibile di menti appaiono molto più rapidi della nostra ca-
toccare tutti gli strati sociali”. Si rende perciò “im- pacità di governarli.
prescindibile che una legislazione ne consideri le Ma il mantra mediatico che la tecnologia sia alie-
implicazioni e le conseguenze legali ed etiche, sen- nante si è ormai cristallizzato in uno stereotipo ir-
za ostacolare l’innovazione”. Considerato che “dal realistico oltre che falso, poiché deriva da un pre-
mostro di Frankenstein ideato da Mary Shelley al giudizio immotivato. Infatti, potremmo dire para-
mito classico di Pigmalione, passando per la storia frasando [20], Internet e, più in generale, le tec-
del Golem di Praga e il robot di Karel Čapek, che ha nologie ICT e AI, funzionano come protesi o
coniato la parola”16, gli esseri umani hanno fantasti- estensioni del Sé, anzi, accrescimenti del Sé. Il
cato sulla possibilità di costruire macchine intelli- Sé digitale non annulla il Sé reale, ma appunto lo
genti, spesso androidi con caratteristiche umane, si amplia. In quest’ottica i vantaggi che offre Inter-
sollecita “una serie di norme che disciplinino in par- net sono decisamente superiore ai rischi, che -
ticolare la responsabilità, la trasparenza e l’assun- come in ogni altro ambiente - possono annidarvi-
zione di responsabilità […]”. Nella relazione, si pas- si: sta a noi indirizzare i cambiamenti verso un fu-
sa da preoccupazioni molto concrete - chi pagherà turo desiderato o, almeno, auspicabile.
quando un robot o un veicolo autonomo avrà un in- Di certo pattume (riprodotto e veicolato tanto dal-
cidente? - a più speculative su quando diventerà la rete quanto dalla carta stampata e dalle TV) non
necessario designare robot autonomi intelligenti vale neanche la pena di parlare, perché appartie-
come “persone elettroniche” con identità proprie. ne a quelle cose che - come dice un proverbio
In sintesi, si auspica una robolaw europea per viennese ricordato spesso da Claudio Magris -
“consentire all’uomo un giusto controllo sul pro- non meritano nemmeno di essere ignorate, in
prio futuro, evitando che la realtà aumentata della quanto già ignorarle è troppo, rischia di conferire
tecnica corrisponda a un’umanità diminuita”. In- loro un’importanza sproporzionata. Mi riferisco a
fatti, “Diritto e tecnologia incidono l’uno sull’altro. falsificazioni della storia, incitazioni all’odio, esal-
Il primo determina le condizioni per lo sviluppo tazioni della violenza, diffamazioni, provocazioni,
tecnologico; la seconda muta il tessuto sociale, insulti, ecc. Più in generale, l’era della post-verità
creando nuove aspettative ed esigenze cui il pri- è basata su “parole e slogan virali che fanno il gi-
mo deve offrire risposte” [78]. ro della rete propagandando spesso opinioni su
In definitiva, l’introduzione dell’IA in molti settori fatti mai esistiti”, sintetizza con la consueta effica-
dell’economia, dai servizi alla persona, alla sanità, cia Antonelli in Volgare eloquenza. E in un altro
all’industria, all’agricoltura, ci lascia intravedere passo, “Prima di raccontare, bisogna fare i conti
un mondo liberato dalla fatica del lavoro ripetitivo, con i fatti. Smetterla di usare parole senza le cose.
dove ci potrà essere più spazio per coltivare co- E senza nessun senso di responsabilità”.
noscenza, cultura, interessi individuali. E dove Dal momento che la tecnologia, ogni giorno, dise-
l’aumento della produttività e la crescita non sa- gna e apre nuovi orizzonti, siano essi di rischio o di
ranno necessariamente e direttamente legati allo opportunità, condividiamo il principio, di sapore
sfruttamento dell’uomo. Parafrasando Isaac Asi- quasi Zen, formulato dallo storico Melvin Kranz-
mov, potremmo dire: “Non temo l’IA [nell’origina- berg: “La tecnologia non è né buona né cattiva;
le, i computer]. Temo di rimanere senza”. non è neanche neutrale”. Anche un coltellino sviz-
zero da prezioso utensile tuttofare può trasformar-
si in arma pericolosa. Ogni riflessione concettuale
16 Sarebbe più corretto pronunciare la parola robot, nome ceco per di carattere etico ed economico non può fare a
automa (da “lavoro forzato”), ròbot e non, alla francese, robó. meno di questo presupposto, perché l’innovazione

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tecnologica non è di certo la nostra peggior nemi- di talento, per acquisire le quali la competizione
ca; è anzi la nostra maggiore speranza, purché op- sarà sempre più dura; d) individuare i profili e le
portunamente governata e controllata. Ribadiamo competenze di leader e manager17 in grado di ge-
- come peraltro anticipato dal profetico Terenzio - stire l’incertezza e creare una visione realistica.
che la tecnologia è ambivalente, in quanto è utile Contemporaneamente, il comparto organizzativo
se la si usa bene, diventa nociva quando se ne che riporta al dirigente-capo del settore informa-
abusa o ci usa: “bisogna riscoprire l’arte del limite”, tico (Chief Information Officer - CIO) deve essere
sostiene Remo Bodei. in grado di interfacciarsi con altre funzioni interne,
È dunque probabile che anche le tre celeberrime quali marketing, logistica e supply chain manage-
leggi della robotica enunciate da Asimov nel 1950 ment per gestire e finalizzare i flussi di big data,
debbano essere aggiornate, perché un’eccessiva estraendone valore per il business aziendale con
fiducia nelle capacità sociali e morali di un robot le nuove tecniche di analytics e analisi predittiva.
potrebbe rivelarsi perlomeno azzardata. Però lo Fra le numerose applicazioni di data science al
stesso Asimov argutamente chiosava: “La disu- marketing, il manuale [79] approfondisce i princi-
manità del computer sta nel fatto che, una volta pi delle reti sociali qui brevemente discussi nel
programmato e messo in funzione, si comporta in paragrafo iniziale. Si ricordi anche che “gli scien-
maniera perfettamente onesta”. ziati dei dati sono diventati, o stanno diventando,
ciò che erano gli esperti dell’IT all’inizio di questo
secolo” (cfr. nota 8).
Conclusioni Per i giovani talenti le offerte di impiego più impe-
Faber est suae quisque fortunae - Ciascuno gnative e stimolanti - e meglio remunerate, perlo-
è artefice della propria sorte meno in USA - riguardano competenze e capa-
(Pseudo Sallustio) cità che vanno dalla scienza dei dati alla cybesi-
Le cose impossibili curezza, dai sistemi autonomi alla bioinformatica
bisogna iniziarle immediatamente del DNA (compresa l’economia che le ruota intor-
(Paavo Haavikko) no: la nuova frontiera della geneconomy). A loro
volta, le giovani menti portano innovazione, tec-
Ricapitoliamo due scenari tendenziali (imprese e nologia, fantasia e passione, punti di forza e qua-
risorse umane), già chiari in vari Paesi, ma che si lità realizzabili solo con la tenacia, lo studio e la
potranno concretizzare anche da noi se e quando pratica. Efficienza e creatività, inoltre, possono
riusciremo a ripartire, colmando lacune, deficit e andare di pari passo con curiosità e passione, le
divari che ci penalizzano e affliggono da anni. chiavi per ridefinire un futuro che arriva sempre
Dal punto di vista dell’impresa, ricerche sull’uso ef- più rapido. Con l’obiettivo di costruirselo - il futu-
ficace ed efficiente dell’ambiente di lavoro digitale ro - va perseguita la serendipità, una felice com-
hanno mostrato che troppo spesso le aziende pri- binazione di (un pizzico di) fortuna e merito, per-
vilegiano la tecnologia trascurando l’esperienza e ché “il caso aiuta solo le menti già preparate”
la professionalità dei dipendenti più qualificati, os- (Louis Pasteur). In questo quadro, diventa crucia-
sia il capitale umano con il suo know-how. Ciò fa le il modello formativo “a T” per un’educazione
nascere resistenze al cambiamento e, in ultima che prevede competenze tecniche e soft skills
istanza, impedisce di godere dei benefici delle tec- costantemente sviluppate e mantenute aggiorna-
nologie impiegate - non solo digitali - per una mag- te per tutta la vita: education is a lifelong pursuit
giore capacità produttiva. Le imprese di ogni tipo, è lo slogan strategico delle scuole di manage-
sia di vecchia data sia startup emergenti, per ave- ment più competitive e aggiornate.
re (o continuare ad avere) successo nel loro ecosi- La curiosità, legata alla consapevolezza di non
stema dovranno perciò: a) riorganizzarsi con il mi- sapere (o ignorare) è una delle vie principali verso
nimo di struttura e per il massimo di relazione, se- la creatività; questa è la tesi dell’“ignoranza crea-
condo i nuovi modelli di business legati alle piat- tiva” sostenuta dell’economista Piero Formica
taforme digitali; b) umanizzare l’ambiente di lavoro per andare oltre le conoscenze già acquisite. Il
in un contesto di smart working; c) assicurarsi e concetto richiama tanto il pensiero laterale del
mantenere le risorse professionali più qualificate e guru de Bono quanto il paradosso Zen citato dal

17 “Management is doing things right; leadership is doing the right ministro Calenda (http://www.sviluppoeconomico.gov.it/index.php/it/in-
thing”, è la sintesi magistrale di Peter Drucker, e “Digital leaders are dustria40). L’argomento, peraltro, si presta a fraintendimenti ed errate in-
made, not born” (copyright di Erik Qualman). terpretazioni. Il rischio principale è convincersi che la nuova rivoluzione
industriale significhi solamente digitalizzare, robotizzare e automatizzare
18 Data la cassa di risonanza mediatica, molti parlano, e le imprese co- le imprese, trascurando tutti gli altri fattori umani, sociali, psicologici, etici,
minciano ad interessarsene, del recente Piano Industria 4.0 varato dal organizzativi, manageriali, ecc., prima illustrati (cfr. anche [81]).

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sociologo Luca Ricolfi: “se vuoi entrare in un pen- scata: sapere, saper essere, saper fare, fare, sa-
tagono, e non ci riesci da nessuno dei cinque la- per far fare, saper comunicare.
ti, cerca il sesto”. Insomma, con cittadini in grado Dalla lettura di questo articolo, spero che il lettore
di pensare criticamente e imprenditori in grado di esca almeno con una domanda semplice, eppure
innovare, il circolo virtuoso crescita-occupazione ricca di implicazioni e ricadute sul tessuto econo-
si può conseguire anche nello scenario AI. mico, sociale, etico: “Siamo ancora in grado di
“Alla fine ciò che conta è la spinta vitale, la voglia scommettere sul futuro?”. La sfida è quindi di
di fare, le pulsioni all’intrapresa, gli «spiriti anima- guardare alla prospettiva del domani, perché parte
li» di Keynes, il via libera alla «distruzione creativa» del mondo è già digitale. L’innovazione produttiva
di Schumpeter”, ricorda Fabrizio Galimberti nel è il fulcro della leva per far crescere ogni sistema-
Sole 24 Ore del 25 settembre 2016. Solo da una Paese. Il nostro, l’Italia, sembra oggi funzionare
fase distruttiva potrà sorgere un ecosistema radi- con il freno a mano tirato; se questo fosse allenta-
calmente nuovo, senza però dimenticare che l’in- to, pure di poco, si libererebbero risorse utili per ot-
novazione può anche emergere dalla somma di tenere i risultati di cui eravamo capaci (il riferimen-
tanti piccoli cambiamenti utili. L’insieme delle to [80] ne riporta un esempio), e forse ne saremmo
qualità e dei tratti distintivi oggi richiesti a leader, tuttora18. “Il futuro digitale è ancora tutto da co-
aziende e individui può essere dunque condensa- struire, dobbiamo smettere di perdere tempo ed
to in uno slogan basato su parole-chiave sempli- energie”, raccomanda Stefano Quintarelli, nelle
ci, efficaci e facilmente memorizzabili nella ca- sue “istruzioni” per Costruire il domani [82].

BIBLIOGRAFIA
Gli strumenti e le risorse per approfondire i temi dell’articolo sono [6] D. B. Yoffie, M. A. Cusumano: Lezioni di strategia. Cinque
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scussione (forum e standard). In ogni caso, il seguente elenco di
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riferimenti è sufficientemente ampio da poter soddisfare le esigen-
of the 4th Annual ACM Web Science Conference, Evanston, Il-
ze del lettore meticoloso che desideri approfondire il percorso co-
linois, 22-24 giugno 2012, pp. 33-42, https://arxiv.org/pdf/
noscitivo prima delineato. Personalmente, ho utilizzato sia queste
fonti sia molte altre, qui non indicate in modo esplicito per non 1111.4570.pdf
appesantire inutilmente il testo. [8] M. Karsai et al.: Local cascades induced global contagion:
Dopo il completamento della bozza del manoscritto, è uscito il How heterogeneous thresholds, exogenous effects, and un-
rapporto speciale di IEEE Spectrum del giugno 2017, intitolato concerned behaviour govern online adoption spreading,
“Can we copy the brain?”, i cui articoli affrontano le questioni prin- Scientific Reports, vol. 6, pubblicato online il 7 giugno 2016,
cipali sollevate da questa domanda. L’allegato alla rivista, The In- http://www.nature.com/articles/srep27178
stitute, è dedicato a “Engineering an accessible world” e dà risalto
alle soluzioni tecnologiche per garantire accessibilità o assistenza [9] W. Quattrociocchi, A. Vicini: Misinformation. Guida alla so-
fisica a persone di ogni età affette da disabilità motorie, visive o cietà dell’informazione e della credulità, Milano, FrancoAn-
uditive, quali esempi dell’ingegneria al servizio del corpo umano. geli, 2016.
Segnalo altresì la pubblicazione del libro di Antonelli, Volgare elo- [10] J. Haidt: Menti tribali. Perché le brave persone si dividono su
quenza (Laterza, 2017), che ho trovato concettualmente e lessi- politica e religione, Torino, Codice Edizioni, 2013.
calmente, in più parti, consonante con molte delle mie idee sul-
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marzo/aprile 2017