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La tradizione dei vini di Sicilia

La storia della coltura della vite in Sicilia iniziò con l'arrivo dei coloni greci nell'isola, i
quali per primi si occuparono della nobile coltivazione e della produzione dei vini, tra
tutti perdurano ancora oggi i vini siciliani Marsala e Moscato.

La viticoltura in Sicilia risale al secondo millennio a.C., ma si deve ai Greci il merito di


aver introdotto nuovi vitigni e di aver migliorato le tecniche di coltivazione. Dopo le
invasioni barbariche gli arabi produssero l'uva passa, poichè il vino era a loro vietato.
Secoli dopo, nel 1773, un commerciante inglese spedì dalla Sicilia per Liverpool fusti di
vino liquoroso, un composto di vino di Marsala ed alcool e nel 1870 quando la fillossera
devastò i vigneti francesi e ci fu una forte domanda di vino siciliano, vennero messi a
vigneto più di 300.000 ettari, fino a quando qualche anno dopo la fillossora distrusse
parecchi vigneti anche in Sicilia.

L'uva di grande qualità ha reso l'isola un'oasi di cantine ed aziende vinicole di grande
caratura ed il successo non si conferma solo a livello nazionale ma anche a livello
internazionale grazie alle esportazioni in crescita anche in altre regioni tra cui la Puglia.
Dal punto di vista vinicolo il mercato della Sicilia è cresciuto grazie all'export verso Usa,
Germania, Gran Bretagna e poi Svizzera, Svezia, Canada, Francia, Giappone, Cina e
Russia. I sistemi di allevamento della vite più diffusi in Sicilia restano il tradizionale
Alberello e le forme a Guyot e Cordone speronato.

Il primato tutt'ora attivo della maggior produzione vinicola e del vasto patrimonio
vitivinicolo in terreni collinari (65%) si riconferma saldo in tre province della Sicilia
occidentale: Trapani, Agrigento e Palermo. Non solo l'isola dispone di 150 mila ettari di
vigneti, ma per il 77% è presente la coltivazione di uva bianca, inoltre vi sono numerosi
vini (DOCG), (D.O.C) e (IGT), la cui produzione comprende vini dolci e liquorosi, dal
Marsala, conosciuto in tutto il mondo, alla Malvasia delle Lipari, dal Moscato di Noto e
Siracusa al Passito di Pantelleria fino allo Zibibbo.

Il Nero d'Avola è tra i vini siciliani più apprezzati, segue il Bianco d'Alcamo,
direttamente dalle province di Palermo e Trapani, l'Eloro bianco e rosso, il Contessa
Entellina, il Delia Nivolelli, l'Etna, il Faro, il Menfi, il Monreale, il Riesi, il Santa
Margherita di Belice e lo Sciacca, fino ad arrivare al Sambuca di Sicilia. Distinguiamo le
produzioni isolane in:

·0 Vini con uve autoctone a bacca bianca: il Carricante, il Cataratto, il Grecanico, il


Grillo, l'Inzolia, nota anche con i nomi di Insolia o Ansonicalo Zibibbo e il
Moscato d'Alessandria;

·1 Vini con uve a bacca rossa: il Frappato, il Nerello Cappuccio o Mantelleto, il


Nerello Mascalese, il Nero d'Avola o Calabrese e Perricone o Pignatello;

·2 Vini con uve internazionali Chardonnay, Cabernet Sauvignon, Merlot, Muller


Thurgau, Pinot Nero, Syrah e varietà italiane come Trebbiano toscano, Sangiovese
e Barbera.

Con lo scopo di incrementare il turismo è nato il progetto "Le Strade del Vino", idea che
ha l'obiettivo di valorizzazione e promuovere il vino locale, attraverso la conoscenza dei
luoghi delle produzioni, dalla forte vocazione vinicola, con percorsi segnalati tramite
appositi cartelli ed indicazioni. I vigneti sono divenuti veri custodi della bellezza
dell'isola e le cantine celebrano ancora oggi la storia della regione e il Dio Bacco. Una
nuova ed originale rete turistica denominata le "Strade del vino" ha lo scopo di esplorare
attivamente la cultura e la storia enogastronomica dalla Sicilia occidentale a quella
orientale. I sette percorsi da scoprire sono:

- Strada del vino Alcamo DOC: Alcamo, Castellammare del Golfo, Calatafimi, Gibellina,
Segesta, Scopello, Salemi;

- Strada dell'Inzolia o Ansonica (vini bianchi): Agrigento, Mazara del Vallo, Menfi,
Monreale, Sambuca di Sicilia, Sciacca, Selinunte, S. Margherita;

- Strada della Malvasia delle Lipari (con essicazione su graticci di canna): isole eolie e
Milazzo;

- Strada del vino dell'Etna D.O.C. (vini rossi): Acireale, Aci Castello, Aci Trezza,
Catania, Etna, Taormina;

- Strada del Marsala e del Moscato di Pantelleria: Erice, Gibellina, Marsala, Pantelleria,
Salemi, Trapani;
- Strada del Nero d'Avola e Cerasuolo di Vittoria (vini rossi D.O.C e I.G.T.): Caltagirone,
Castelbuono, Casteldaccia, Cerda, Comiso, Modica, Piazza Armerina, Ragusa, Vallelunga
Pratameno, Valledolmo, Vittoria;

- Strada del Moscato di Noto: Noto, Pantalica e Palazzolo Acreide.

Dal 1970 in Sicilia si è dato vita a una produzione di vini di qualità provenienti dai vitigni
autoctoni come: Catarratto, Grillo, Carricante, Frappato, Nerello e soprattutto il Nero
d'Avola.

Ogni anno si celebra un'iniziativa molto importante per il mercato dei vini chiamata
"Sicilia en Primeur" organizzata da Assovini Sicilia e giunta alla sedicesima edizione. Il
programma di "Sicilia en Primeur" prevede l'analisi della produzione vinicola e attività
tra cui masterclass riservate ai partecipanti e agli addetti al settore. La Sicilia è una delle
dieci regioni che ha subito un incremento dell'export del vino grazie alla sempre più alta
qualità dei vini e all'attenzione delle aziende verso la tutela e il rispetto del territorio
siciliano.

Ogni anno l'imbottigliamento dei vini Igt e Doc in Sicilia è in aumento, la Doc Sicilia ha
registrato un incremento dell'11,05% nel 2016 ed i vini Igt Terre siciliane e Doc
territoriali hanno aumentato il volume della produzione. La Doc Sicilia, nel 2016, ha
raggiunto infatti 26,8 milioni di bottiglie.

Le politiche di incremento della filiera di imbottigliamento e il valore aggiunto delle uve


pregiate contribuiscono ogni anno al successo del vino siciliano, promuovendo i vitigni
autoctoni e antichi. A tutela della specificità enologica siciliana un passo avanti è
costituito dalla modifica disciplinare del 2016 della Doc Sicilia, la quale ha consentito la
produzione e l'imbottigliamento di Nero d'Avola e Grillo esclusivamente nel territorio
regionale. Nonostante la Sicilia sia tra le prime regioni per la produzione vinicola (dopo
Veneto, Emilia Romagna e Puglia), il rapporto tra quantità esportata e quantità prodotta
non supera l’8% .

Favorita dal clima la regione ha rilanciato le sue tradizioni secolari con gli eccellenti rossi
dell’Etna, il nerello mascalese, il Cerasuolo, il Nero d’Avola e l'Insolia. Secondo i dati del
2016 la Sicilia quindi occupa il quarto posto nella produzione regionale di vino dopo il
Veneto, la Puglia e l’Emilia Romagna, regioni del nord che godono di un'impreditoria
attrezzata dal punto di vista logistico e di un export per sdoganamento che assorbe i
successi e le vendite del Sud. Secondo i dati Istat l’export della regione Sicilia è arrivato
in nona posizione. L'esportazione di vino è condizionata da vari parametri come il
mercato di riferimento, il target, la struttura e le capacità logistiche delle aziende.

In conclusione la fortuna e la varietà delle uve isolane sono dovute ad un'alternanza di


clima mediterraneo nelle aree collinari e nelle coste tipiche, e di un clima continentale,
presente nelle zone montuose e interne, freddo e rigido in particolare sull'Etna e le
Madonie. La maturazione delle uve crea diverse vinificazioni e diverse qualità, dai vini
bianchi freschi e profumati ai vini rossi strutturati ed eleganti.

Nell'isola sono presenti diverse tipi di terreni da quelli lavici, le cui proprietà sono
favorevoli ai vitigni di Carricante, di Nerelli Mascalese e di Cappuccio, ai terreni
calcarei, idonei per la coltivazione del Vitigno Nero d'Avola, fino ai terreni argillosi che
danno vita a vini di grande intensità di colore, arrivando ad una specie di vini dolci e
dorati: Malvasia delle Lipari, Moscati di Noto e Siracusa e i Passiti di Pantelleria dei
terreni tufacei. Lo scambio di culture e il miscuglio di dominazioni succedutesi nei secoli
durante la cultura normanna, sveva, ellenica ed araba ha tradamandato una ricchezza
enogastronomica e di pietanze che non ha eguali. I benefici di tanta storia e cultura hanno
permesso l'unicità e l'originalità delle sue uve, i vini bianchi e neri vengono riconosciuti
come prodotti da tutelare e proteggere da qualsiasi contaminazione o riproduzione.

Roberta Coppolino