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Per il giorno 13 Settembre

San Giovanni Crisostomo – Omelie su Matteo, numero 3

L'UMILTA'

Non è possibile, non è possibile che si sia buoni o cattivi, oscuri o illustri per la virtù o per l'iniquità
degli antenati, ma, se si deve dire qualcosa di paradossale, si distingue maggiormente chi diventa
buono pur non discendendo da antenati virtuosi. Nessuno dunque si vanti degli antenati, ma,
pensando a quelli del Signore, deponga ogni alterigia e si vanti delle buone opere, anzi nemmeno di
queste. Così infatti il fariseo è divenuto inferiore al pubblicano. Se vuoi mostrare una grande opera,
non vantarti e così la manifesti più grande; non pensare di aver fatto qualcosa e allora realizzi tutto.
Se, quando siamo peccatori, pensando di essere quello che siamo, diventiamo giusti, come nel caso
del pubblicano, quanto di più avverrà quando, essendo giusti, pensiamo di essere peccatori? Se
l'essere umili rende giusti da peccatori, benché in questo caso non si tratti di umiltà, ma di
riconoscimento del peccato; se dunque tale riconoscimento ha una forza così grande nei peccatori,
considera che cosa non riuscirà ad operare nei giusti l'umiltà. Non rovinare dunque le fatiche, non
mandare a vuoto gli sforzi, non correre invano, vanificando ogni fatica dopo aver tanto corso. Il
Signore conosce più di te le tue opere buone. Se anche dai un bicchiere di acqua fresca, non lo
trascura; se versi un obolo, se solo levi un gemito, accoglie tutto con molta benevolenza, se ne
ricorda e stabilisce per questi gesti grandi ricompense. Perché passi in rassegna i tuoi meriti e ce li
presenti continuamente? Non sai che se ti lodi, Dio non ti loderà più, mentre se ti abbassi, non
cesserà di esaltarti davanti a tutti? Vuole che le tue fatiche non siano deprezzate, e che dico,
deprezzate? Fa di tutto e opera per premiarti anche per piccoli gesti, e va cercando motivi per cui tu
possa essere liberato dalla geenna.
Perciò anche se lavori l'undicesima ora del giorno, ti dà la ricompensa per intero: Anche se non hai
nessuna occasione di salvezza, dice, lo faccio per me, perché il mio nome non sia profanato. Anche
se solo gemi o piangi afferra subito tutto questo come pretesto per salvarti. Non vantiamoci dunque,
ma riconosciamoci inutili, per diventare utili. Se infatti ti proclami illustre, diventi inutile, anche se
sei illustre; se invece ti definisci inutile, diventi utile, anche se sei spregevole. Perciò è necessario
dimenticarsi delle proprie buone opere. Ma, si potrebbe replicare, come è possibile ignorare ciò che
conosciamo? Che dici? Quando offendi continuamente il Signore, vivi spensieratamente e ridi e non
sai che hai peccato, affidando tutto all'oblio, mentre non puoi scacciare dalla memoria le buone
opere? Eppure la paura è più forte. Ma noi facciamo il contrario; ogni giorno offendiamo Dio e non
ce lo imprimiamo in mente, mentre se diamo ad un povero un po' di denaro, ci pensiamo e
ripensiamo in ogni modo. Questa è estrema follia ed un grandissimo danno per chi raccoglie, perché
sicuro deposito delle buone opere è il loro oblio.
Come quando esponiamo in piazza le vesti e l'oro, attiriamo molti insidiatori, mentre se li
custodiamo e nascondiamo in casa, metteremo tutto al sicuro, così se continuamente teniamo nella
memoria le buone opere, irritiamo il Signore, armiamo il nemico, invitiamo alla rapina, mentre se
nessuno le conosce, tranne solo chi deve conoscerle, si troveranno al sicuro. Non ostentarle dunque
continuamente perché nessuno te le porti via, come è capitato anche al fariseo che le portava sulla
lingua; perciò il diavolo gliele ha strappate, benché egli le ricordasse con rendimento di grazie e
attribuisse tutto a Dio. Ma neppure questo gli è stato sufficiente. Non è infatti rendimento di grazie
insultare gli altri, gloriarsi per molte cose, insorgere contro i peccatori. Se rendi grazie a Dio,
accontentati solo di questo e non manifestarlo agli uomini né condannare il prossimo, perché questo
non è rendimento di grazie. Vuoi conoscere parole di ringraziamento? Ascolta i tre giovani che
dicono: “Abbiamo peccato, abbiamo commesso iniquità; sei giusto, Signore, per tutto quello che ci
hai fatto, perché tutto hai condotto con vero giudizio.” Riconoscere i propri peccati significa rendere
grazie a Dio confessandoli, il che mostra che si è responsabili di innumerevoli colpe, anche se non
si esige la giusta punizione: questi è soprattutto chi rende grazie. Guardiamoci dunque dal dire
qualcosa su di noi stessi, perché questo ci rende odiosi agli uomini e detestabili a Dio. Perciò quanto
maggiori sono le nostre buone opere, tanto meno parliamo di noi; così guadagneremo una
grandissima gloria sia presso gli uomini, sia presso Dio, anzi non solo gloria presso Dio, ma anche
premio e ricompensa grandi. Non richiedere dunque la ricompensa, per ricevere la ricompensa;
riconosci di essere salvato per grazia, perché Egli riconosca di esserti debitore non solo delle buone
opere, ma anche di un tale riconoscimento. Quando infatti compiamo opere buone, ne abbiamo
debitore solo Lui; quando poi pensiamo di non aver fatto nessuna opera buona, lo abbiamo debitore
di questo stesso atteggiamento e più delle opere buone. Sicché questo è il loro contrappeso, perché
se manca, nemmeno quelle appariranno grandi. Anche noi, se abbiamo dei servitori, li apprezziamo
soprattutto quando, facendo tutto il loro servizio con diligenza, non pensano di aver fatto nulla di
grande.
Quindi se vuoi ritenere grandi le tue buone opere, non pensare che siano grandi e allora saranno
grandi. Così anche il centurione diceva: “Non sono degno che tu entri sotto il mio tetto”; perciò
divenne degno e fu ammirato al di sopra di tutti i giudei. Così anche Paolo dice: “Non sono degno
di essere chiamato apostolo”; perciò divenne il primo di tutti. Così anche Giovanni Battista: “Non
sono degno di sciogliergli il legaccio del sandalo”; perciò era l'amico dello sposo e Cristo attirò sul
suo capo quella mano che egli diceva che era indegna dei suoi sandali. Così anche Pietro diceva:
“Allontanati da me perché sono un peccatore”; perciò divenne fondamento della Chiesa. Non c'è
niente di così gradito a Dio come annoverarsi tra gli ultimi: questo è principio di ogni filosofia.
Infatti chi si umilia ed è contrito, non sarà vanaglorioso, non si adirerà, non invidierà il prossimo,
non accoglierà nessun'altra passione. Non potremo sollevare in alto una mano spezzata, per quanti
sforzi possiamo fare; se dunque abbiamo l'anima così contrita, anche se innumerevoli passioni la
gonfiano e la eccitano, non potrà esaltarsi neppure un po'. Se infatti qualcuno, affliggendosi per le
cose terrene, allontana tutte le infermità dell'anima, molto di più chi lo fa per i peccati trarrà
vantaggio dalla filosofia. Ma, si potrebbe replicare, chi potrà rendere il suo cuore così contrito?
Ascolta David che per questo soprattutto rifulse e osserva la contrizione della sua anima. Dopo
innumerevoli successi, mentre stava sul punto di perdere la patria, la casa e la stessa vita, proprio
nel momento della sventura, vedendo un soldato, vile e abietto, insultare e oltraggiare la sua
condizione, non solo non contraccambiò le ingiurie, ma anzi, ad un generale che voleva ucciderlo,
impedì di farlo dicendo: “Lasciatelo, perché il Signore glielo ha ordinato”. E ancora, mentre i
sacerdoti credevano giusto portare in giro l'arca insieme a lui, non accettò, ma che cosa disse?
“Starò nel tempio, e se Dio mi libererà dai mali presenti, vedrò la sua gloria, ma se mi dice: Non ti
voglio, eccomi, faccia di me quello che è gradito davanti a lui”.