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INVECCHIAMENTO E RELAZIONE D’AIUTO

Dott.ssa Serena De Nitto1

Nell'anzianità e nella vecchiaia, che è una condizione umana in continua crescita


nel mondo occidentale, la psicologia clinica e la psicoterapia devono continuamente
specializzarsi per prendere in carico sanitario e sociale una popolazione in aumento
e questo va fatto in stretta coordinazione con le altre discipline coinvolte, come l'
assistenza sociale, la medicina generale e di base delle Asl, la neurologia per tutti
quei casi di demenza e patologia psico-organica e, talvolta, anche la psichiatria per i
casi di vere malattie mentali nell' anziano. (13)
Il paziente anziano depresso non differisce quantitativamente o qualitativamente
da un paziente depresso di età media e dato che la percentuale di pazienti anziani è
minore rispetto a quella della popolazione adulta o giovanile, è necessario
considerare la depressione dell'anziano nell'ambito di un momento del percorso
della vita. Per approfondire i confini e le caratteristiche distintive di questa
sintomatologia va valutata l'eventuale correlazione sintomatologica di una
depressione dell'età media con quella a esordio in un paziente più anziano. Inoltre
per affrontare quesiti prognostici nei pazienti in età avanzata è anche utile
considerare l'essere anziani non solo in qualità di un declino progressivo, ma come
una fase di apprendimenti e acquisizioni derivabili dalla rielaborazione di eventi
passati e dall'emergenza di aspetti che nell'adolescenza non si erano potuti
esprimere.(12)
Con l'anziano occorre che lo psicoterapeuta sappia intervenire in modo eclettico,
padroneggiando con grande competenza la psicoterapia, facendo ricorso alle
diverse tecniche e modelli, sia di tipo classicamente analitico, che di tipo cognitivo-
comportamentale. L' importanza e l'utilità di un intervento psicodinamico in un
paziente anziano dovrebbe essere pertanto compresa e proposta nell'ambito di una
"globalizzazione" della depressione di questo particolare paziente, quindi il rapporto
terapeutico prevede attenzioni particolari che nel paziente di età media non sono
necessarie. (31)
Un anziano depresso è da considerarsi ai limiti del processo di compenso
psicopatologico e quindi poco tollerante gli stressor e più suscettibile a scompensi.
L' utilità di sottoporre un paziente anziano alla psicoterapia dinamica è da valutare
attentamente e l'efficacia di questo intervento dipende da molte variabili quali la
motivazione alla psicoterapia, la capacità introspettiva, il tipo di patologia psichica,
l'intollerabile immagine della morte, carico fondamentale in questo periodo della
vita. Si tratta quindi di riparare il mondo interno di un paziente anziano,
danneggiato da tutte le perdite che nel corso della vita non ha mai elaborato a
livello mentale. (29)
Si devono analizzare i molteplici aspetti del lutto in tutte le sue sfaccettature, i
ricordi da quelli più remoti a quelli per i progetti che l'anziano continua a sognare
perché non in grado di realizzare, e le perdite specialmente quelle mai superate che
tendono ad aumentare col trascorrere degli anni.

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Dipartimento Scienze Psichiatriche e Psicologiche, Policlinico Umberto I

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Il paziente anziano spesso presenta, insieme al disturbo depressivo e psicologico,
un corollario di vere malattie organiche, quindi la motivazione alla psicoterapia per
un paziente anziano risulta più debole se esiste una comorbidità sul versante
somatico e, dato che la psiche al di là di una conoscenza razionale della morte non
sembra essere capace di aderire con intima e profonda condizione alla
rappresentazione mentale della propria fine, è allora possibile che si consolidino le
negazioni e gli spostamenti. (1) La vecchiaia è infatti l'età dei bilanci della vita che
difficilmente possono essere ignorati a causa dei cambiamenti di ruolo a cui le
persone vanno incontro sul piano somatico, psichico e sociale e il sommarsi di una
interferenza patofisiologica influisce nella richiesta di un sostegno psicologico. In un
rapporto terapeutico dinamico l'elaborazione dei lutti e delle perdite ha lo scopo di
eliminarne la loro concretezza, liberare i desideri dai loro aspetti di sogno per
trasformarli in rappresentazioni la cui funzione è di arricchire, rendere viva e
continuativa l'esistenza di ogni persona. (2)
La parte vecchia della personalità può essere costituita da aree della mente
congelate in un passato da cui non è facile distaccarsi, sia perché è stato
idealizzato, sia perché gli affetti che fanno rivivere i fatti della vita sono stati
reificati da un controllo di tipo ossessivo e trattati alla stregua di oggetti di cui
impossessarsi. Questo rimanda pertanto alla possibilità di analizzare la personalità
del paziente anziano senza limitarsi solamente alla realtà depressiva, ma a
rapportarla a una personalità che in età giovanile probabilmente era predisposta
all'insorgenza di questo disturbo al fine di creare un parallelo tra personalità
"vecchia" e i corrispettivi clinici di una sintomatologia simile ma vissuta in tempi
differenti.
Nella vecchiaia viene a plasmarsi l'identità sociale e viene messa a dura prova
quella personale, una buona e felice introiezione delle immagini genitoriali è
determinante e importante nella vita psichica e propone un modello soddisfacente
per una buona identificazione a livello di costituzione e di mantenimento
dell'identità psicofisica.

La relazione di aiuto all'anziano

La capacità di vivere la relazione d'aiuto con la persona anziana è strettamente


collegata a ciò che si apprende e ,sperimentato, viene accolto ed integrato alla
consapevolezza dell'esistenza. E' la disponibilità a sperimentare il motore che attiva
un processo di crescita umana e professionale, perché l'esperienza di formazione
stimola alla ridefinizione di abilità tecniche e competenze relazionali, nonché alla
ricerca di una congruenza adeguante il grado delle conoscenze preesistenti. (31)
In ogni "relazione umana di tipo terapeutico" che testimoni bisogno di aiuto e
volontà di aiutare "le caratteristiche" dei soggetti coinvolti assumono un ruolo
prioritario nel definire scopi ed obiettivi comuni . Il processo attraverso il quale si
articola il lavoro di formazione alla relazione con la persona è sorretto da valenza
psicologica ,poiché crea un potenziale setting di lavoro, nel quale assunti teorici ed
aspetti terapeutici vengono a soddisfare la necessità di interrelazione reciproca.
(33)
Entrare in relazione con l'utente anziano significa essere in grado di cogliere e
saper coniugare aspetti soggettivi (personali) ed aspetti oggettivi (professionali).
Usualmente gli aspetti personali (ad esempio ambizioni, fantasie, concetti ,bisogni,
vissuti) vengono privilegiati in un lavoro a carattere psicologico, mentre gli aspetti
professionali ( quali conoscenze, competenze ed abilità) risultano prevalere in un
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lavoro a carattere formativo, soprattutto in considerazione di una richiesta
pressante a filtrare paradigmi teorici che una sorta di obsolescenza del sapere
depriverebbe della valenza di significati.
Infatti il bisogno di una "nuova tecnologia di lavoro" (ed anche la tecnologia
stessa nel lavoro) tendono a rendere frammentario un " sistema di sapere" ,perché
sottolineano nel ruolo dell' aggiornamento e della riqualificazione una funzione non
più meramente contributoria , bensì strategica "per il presidio della qualità della
risorsa umana".
Spesso la frattura fra livelli di sapere acquisito e qualità di sapere fungibile rende
manifesta la prevalente convivenza di costellazioni tassonomiche( schemi
concettuali nella valutazione delle patologie nell'anziano e dell'anziano) e mappe
cognitive( interpretazioni legate alla condizione di invecchiamento), che assolvono
alla funzione di tradurre vissuti positivi e negativi attribuibili alla persona che
invecchia.
Percezioni e rappresentazioni personali nelle relazioni "con persone anziane"
significative "nella vita di ciascuno" finiscono, poi, per assumere un ruolo protettivo
avverso" ansie di morte, di inabilità ,di dipendenza, di impotenza" (1)
Rappresentano per lo più i sentimenti denunciati verso gli utenti ed i sentimenti
che s'intendono nutriti dagli utenti verso gli operatori. Gli operatori dei servizi
sociali ed assistenziali avvertono frequentemente l'influenza dei processi (personali)
di invecchiamento, dei processi di invecchiamento dei propri familiari e di quelli
delle persone anziane con cui lavorano.
Dunque è ciò che provano a giocare un ruolo decisivo nel determinare la qualità
nell'assistenza che intendono offrire, a prescindere dalle condizioni reali degli
utenti: infatti " pregiudizi personali e familiari possono indurre a forme di presa in
carico non corrette".
Lo stress professionale ,comunemente definito sindrome da burn-out, sembra
maggiormente presente - o maggiormente denunciato - in operatori che abbiano
tendenza a negligere, più o meno consapevolmente, il vissuto modulato dai processi
controtransferali. Si tende a vivere una relazione a fisarmonica ,anche in forma
inconsapevole.(31)
La tendenza ad ignorare nell'anziano necessità di intimità e riconsiderazione
possono indurre ad un comportamento che individua nel processo di
invecchiamento effetti per massima parte ascrivibili al rimodellamento biologico. La
possibilità di offrire aiuto , non solo un trattamento garante di efficacia, si lega,
invece, alla capacità di riconoscere nostri ed altrui sentimenti, perché il rapporto
con l'utente anziano crea ed amplifica un luogo dell'incontro simbolico,
continuamente risignificato dalla relazione nella rappresentazione della persona che
invecchia.
Essere unici ed irripetibili rappresenta una verità, ma perché questa "espressione
così nobile abbia un senso la società deve essere organizzata in modo tale che le
persone possano continuare a crescere fino all'ultimo istante della loro vita".
Nelle condizioni di lavoro strutturato , e soprattutto in quelle professioni chiamate
di presa in carico, esiste la tendenza al burn-out, sindrome che Burisch ha valutato
complessa ed " estremamente variegata ", stabilendone una più agevole descrizione
" attraverso esempi pratici" rispetto ad una definizione esaustiva "mediante drastici
modelli diagnostici". Il burn-out esprime più" di una metafora", perché include "
alcuni fenomeni complessi, più o meno affini".
Usualmente la sintomatologia da burn-out s'intende comprensiva di tipologie"
realmente diverse": già Fischer aveva operato una distinzione fra burnout (in senso
stretto) e wearout (logoramento).La sindrome da burnout interesserebbe "individui
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che si creano da soli un eccesso di stress", mentre i sintomi da wearout
sembrerebbero presenti in "soggetti passivi(..)che non sanno dire di no agli
altri".(24)
Se il locus of control è fuori, nel giudizio degli altri, la persona si considera vittima
di eventi a sé esterni. Esiste, poi, una terza categoria ,i rustout( termine che
traduce letteralmente arrostito), comprensiva di soggetti che, "per farsi compatire,
si atteggiano a vittime dello stress e delle sconfitte ,senza in realtà aver mai
dimostrato intraprendenza e valore".
Lo schema di una situazione trappola denuncia empasse al perseguimento di una
meta ed incapacità ad individuare strategie opportune per la risoluzione del
problema. Si struttura un conflitto fra attrazione e repulsione. Quando ,invece, la
persona si percepisce invischiata in una situazione - che non riesce in alcun modo a
modificare - si configura un conflitto tra repulsione e repulsione.
Spesso gli operatori dei servizi sanitari ed assistenziali dichiarano di percepire un
disagio collegato a difficoltà ritenute, per lo più , non bypassabili.
La richiesta di un corso di formazione mostra il bisogno di ottimizzare una
prestazione professionale, e ,spesso, traduce, più o meno linearmente e
consapevolmente, il desiderio di migliorare relazioni in punti avvertiti conflittuali. Le
richieste, non di rado ancorate alla necessità di informazioni in merito al
funzionamento dei servizi ed alle relative procedure, rivelano ,in corso d'opera, e
più chiaramente, quanto sia importante sentirsi meglio centrati all'interno della
relazione con la persona, non solo con l'utente assistito.
Fare "ageism" significa privilegiare una particolare ottica attributiva, che della
vecchiaia evidenzia in misura prioritaria " elementi e tratti negativi ".In questo
modo miriamo, più o meno consapevolmente, a non "scalfire la nostra autostima e
posizione nella vita da giovani" ed alimentiamo il bisogno di non essere attraversati
da "malattia ,perdita di senso nella vita e morte".
In parallelo determinate aspettative ,presenti nel sistema sociale d'appartenenza
e legate all'età biologica, vincolano ad una sorta di obbligo di congruenza con
modelli normativi che accreditano coerenza al concetto di normalità . Il significato
intrinseco all'invecchiare sottolinea complessivamente il livello di stabilità del
"movimento attraverso il ciclo vitale", della " posizione all'interno della società" e
dell' "interpretazione soggettiva dell'età biologica".
L'universo dell'anziano è "disomogeneo e polimorfo" , "percorso da inquietudine" ,
invoca presentabilità e rispetto sociale; anela a proteggere una propria dignità,
ricamata in una sorta di fragile continuità.
E' possibile definire la vecchiaia? Lo schema di inquadramento concettuale,
mutuato dalla scienza medica, sembra indulgere in un'interpretazione in chiave
prettamente organicista :risulta più agevole , dunque, individuare ed assumere
come uniche e tipiche " trasformazioni in chiave biologica". E' una modalità di
ricognizione che volge lo sguardo alla malattia , e vede nell'interlocutore malato,
per lo più, un assente giustificato dal ciclo produttivo. (19)
Lo sguardo del medico sottrae" al corpo quell'ambivalenza simbolica che la
malattia esalta, per collocarlo in quella bivalenza polare" nella quale viene a
confermarsi una scissione fra normale e patologico; non è offerta attraverso la
malattia una riflessione sulla vita ,solo "una riflessione sulla malattia" che, come
entità clinica , possiede un "decorso", un "esito", mai un "senso".
Se è (meglio) valutabile la condizione di invecchiamento, la vecchiaia risulta di
per sé "indefinibile". La condizione di invecchiamento si modula attraverso un
"processo irreversibile" nel quale, anche "in assenza di malattie, si assiste al declino
di funzioni vitali": effetti legati a malattie , incidenti, anche stress ecc. sono in
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grado di accelerarlo. Può l'invecchiamento sic et simpliciter accreditarsi come
"processo di usura" dei vari sistemi ed organi? Una spiritosa nobildonna francese di
70 anni, alla domanda" Cosa è per lei la vecchiaia?", suggerì di formulare la
domanda a qualcuno più anziano delle sue 70 primavere…Il Cardinale Lambertini
era convinto assertore dell'adagio " Il cuore non invecchia mai, gli altri organi
sì"…(20)
La domanda se in realtà volgiamo lo sguardo al passato perché il futuro, che
siamo in grado di rappresentarci, desta ansia e preoccupazione ,non mi sembra fuor
di luogo…La durata media dell'esistenza umana si è straordinariamente allungata
rispetto agli inizi del secolo scorso, tanto allungata da poterci immaginare sia
fortunati consumatori di un numero sempre più consistente d'anni sia ,nello stesso
istante, protagonisti non vitali dei medesimi. Lo slogan diffuso - dare più vita agli
anni, non solo più anni alla vita - diventa, in qualche modo, promotore di una
scommessa "possibile".
In passato la lunghezza nella vita umana "aveva rappresentato un fattore utile in
termini evoluzionistici" ; infatti dagli anziani dipendeva "la trasmissione di
informazioni ed esperienze che sarebbe stato assai vantaggioso ricostituire
direttamente di generazione in generazione". Per l'antropologa Margaret Mead
,"nelle società preistoriche, durante carestie e periodi di siccità, la salvezza di tutti
poteva essere assicurata dalla presenza di un vecchio ",in grado di rammentare un
qualche luogo ove trovare cibo e acqua; la possibilità di attingere da
quell'esperienza permetteva anche la risoluzione di problemi causati da calamità.
Quindi "il carattere vitalunga potrebbe essere stato selezionato dall'esigenza di
salvaguardia della specie, come altri fattori trasmessi geneticamente".
La psicologia sottolinea dell'invecchiamento la valenza di processo all'interno dello
sviluppo individuale, costruito lungo tutto l'arco della vita. Poiché interessa e
coinvolge il ciclo vitale della famiglia è "traiettoria costellata di eventi critici", che
rendono necessario il ricorso a nuove abilità e sollecitano il passaggio a differenti
assetti relazionali . Cambiamenti e trasformazioni sono la punteggiatura adeguante
lo scandire della nostra esistenza, perché il processo di crescita è presente
nell'intera esistenza e non contempla in assoluto "il primato(…) di un'età su
un'altra".
Ad ogni età (del vivere) corrisponde una sorta di "caleidoscopio di età funzionali e
strutturali" (età mentale, età sociale, età legata a ruoli specifici): utilizzare la
differente età biologica pura si rivela estremamente riduttivo e fuorviante.
L'esistenza di una crescente variabilità fra soggetti (con il passare degli anni)
mette in risalto l'influenza che possono giocare " il moltiplicarsi ed il differenziarsi
delle esperienze nel variare apprendimenti, stili di vita ed assetti relazionali".
Soprattutto è evidenziata la plasticità individuale ,che titola il singolo
potenzialmente in grado di sperimentare situazioni e condizioni di vita in grado di
agevolare o rallentare le sue (personali) modificazioni cognitive e comportamentali.
Acquista sempre più consenso la tesi che intende "anzianità e vecchiaia frutto di
una produzione culturale rafforzata dal peso della scansione sociale del tempo e del
ciclo dell'esistenza nell'ambito di strategie di vita e strutture di comportamento".
Sembra avere ancora molta importanza l'equazione a doppio binario che include
nella giovinezza la salute. Immagini dunque chiunque quanto possa essere
desolante la perdita della giovinezza, perché perderla può significare anche perdere
la salute.
Convincersi della possibilità di costruire un progetto di vita anche negli ultimi
giorni di un autunno molto avanzato, che preannuncia i rigori e la lucida
desolazione dell'inverno dello scontento, è condizione necessaria ,ma non
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sufficiente, per superare la solitudine, spesso denunciata dall'anziano come la
sofferenza più lancinante .
Il nuovo si presenta in maniera generale, generica, generalizzante, come
impegno forzato e forzante a recuperare "in un posto attivo" nella società "una
sorta di identità compatibile". Il condizionamento dello stereotipo che interpreta il
vecchio "inutile, asessuato ,malato ,isolato e solo" obbliga la persona che invecchia
a mutuare comportamenti e stili di vita in continuo disequilibrio fra congruenza
ipotetica ed alienazione manifesta.
Wertheimer sottolinea nell'anziano la percezione (subdola) di " una distanza tra il
mondo reale , che" la persona consuma nel vivere "ed un mondo fantastico, nel
quale" la persona che invecchia" continua ad evolvere anacronisticamente, senza
riuscire a cogliere la matrice del primo , e sentendo paradossalmente concreto il
secondo". (22) .
Se per il giovane e per l'adulto maturo il vincolo di adesione ad un'immagine
sociale adeguata impone il ripescaggio di forze propulsive per la "conquista
dell'avvenire" ( e dunque il senso dell'essere si esprime nella capacità di poter
abitare un'esistenza appieno significata) ,per l'anziano il senso di esistere nel tempo
è spesso traducibile in una modalità iterativa - anche agita - "di ritiro da impegni ed
evitamento al confronto con l'avvenire". Tutto ciò può anche leggersi come una
sorta di decisione finalizzata al recupero di " misure di autoprotezione e di
rallentamento".
L' eventuale "possibilità di proiettare su un avvenire incerto valori esistenziali
,offerti da una vita già vissuta e da esperienze già affrontate," rinforza
maggiormente una fisiologica (forse anche specie specifica) resistenza al
cambiamento. In questo senso una qualità della vita, coerente con alcuni
criteri(livelli di autosufficienza ed autonomia), può rivelarsi incongruente con
altri(qualità nel benessere psicofisico): prevale la percezione di un'esistenza "non
soddisfacente". Per non incorrere nel rischio di perdite e frustrazioni la persona che
invecchia "mobiliterà" capacità difensive non consce ,nel tentativo di contrastare "il
pericolo di fratture nella trama del proprio vissuto di individuo". Spinto alla " deriva"
dal tempo ,di cui legge e sembra patire "i segni devastanti", tenterà di "aggrapparsi
al concreto", diventando il kofon prosopon di un'esistenza immancabilmente
anacronistica "agli occhi altrui". In quest'ottica di permanenza si può leggere il
rifiuto ad assumere la terminabilità come "idea regolativa" del vivere e l'aspirazione
ad "una sospensione del passare del tempo".
In tema di assistenza alla persona anziana la consistenza di un modello
organizzativo - Assistenza domiciliare integrata - dovrebbe permettere di negoziare
fra le domande degli utenti e le risposte della struttura. E' un modulo pragmatico,
ritenuto meglio adeguato ai bisogni del singolo ,perché in grado di coniugare
necessità di corrispondenza ed obbligo di simmetria.
Nel management dei servizi sociali è continuamente messa in risalto una necessità
a modulare " competenze a differenti livelli, distinguendo correttamente tra l'area
delle conoscenze, ovvero dei sistemi di knowhow generali e specialistici, l'area delle
effettive capacità connesse al ruolo( distinguendo tra capacità operative e capacità
relazionali ed attribuendo a queste ultime un ruolo decisivo nell'identificazione della
qualità manageriale) ed infine l'area delle qualità personali e professionali".
Alla figura dell'operatore volontario, invece, non viene facilmente attribuito e
riconosciuto il possesso di uno specifico professionale ,usualmente accreditato
,invece, a figure legittimate dall'appartenenza ad ordini professionali. Il volontario si
riconosce all'interno di un gruppo (associazione) che liberamente adotta regole
deontologiche ,più o meno concordemente condivise; assembla in sé gli aspetti
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della figura che prende in carico in forma gratuita e, dunque, può diventare oggetto
di identificazioni sia da parte dell'(utente) assistito sia da parte dei soggetti che con
l'(utente)assistito interagiscono.
Questo può dare all'operatore volontario molto spazio, ma anche sminuire la
significatività dei contributi offerti, rischi nei quali è facile incorrere per la
dinamica(complessa) di proprie ed altrui aspettative.
L'identificazione rappresenta quel meccanismo ,non del tutto consapevole, col
quale l'individuo cerca di "assumere altrui qualità, tratti e caratteristiche". (5)
Sostiene un processo che coincide con il nascere della nostra attività mentale: è
ritenuto fondante e fondamentale per la salute della vita psichica. La personalità si
costituisce (e si differenzia) attraverso una serie di identificazioni. Basti pensare
come il bambino e la bambina , attraverso la relazione con i genitori, adottino
modelli per dare vita alle parti di un loro mondo interno, personaggi in cerca di
autore che troveranno ,nella dimensione adulta, regia più consona.
Attraverso il meccanismo dell'identificazione orchestriamo un processo di
cambiamento finalizzato a trarre un appagamento personale. Ritengo tu sia bello,
grande, ammirato, dotato, fortunato, potente, temibile…e quindi sarò come te .In
questo modo nulla avrò da temere da te (ed ancor meno da me stesso).Se
attraverso l'identificazione tendiamo a voler in nostro possesso gli aspetti (degli
altri)che ci piacciono, è scontato che aspetti, in noi e negli altri sgraditi ( a queste
condizioni non posso sentirti buono, sembra essere il ritornello di certe coppie..),
facciano fatica ad acquisire una qualche cittadinanza.
Quando ci si riferisce alla relazione tra persone si parla di identità: l'identità di
una persona si costruisce "all'interno di relazioni emotivamente significative". La
relazione è spazio di incontro e dialogo, " luogo emotivo e cognitivo" nel quale si
struttura il modo di vedere se stessi ,gli altri e la realtà. Ci sono persone con forti
disagi e gravi difficoltà ,non in grado di "differenziarsi dall'altro significativo" per
conquistare uno spazio mentale autoriflessivo, garante in una rappresentazione di
sé coesa e "solida". Si può supporre che nel processo di crescita non siano state
soddisfatte "sequenze evolutive" vitali per la relazione con un altro da sé vissuto
delimitato in pensieri, affetti e bisogni. Molto spesso l'altro si assimila a schermo sul
quale "proiettare parti frammentate di sé", nelle quali potersi identificare, una sorta
di copione stereotipato che impedisce cambiamenti.
La relazione significativa non è assimilabile ad "un'alleanza esplicita o ad una
collaborazione tra persone integre nei loro intendimenti". E' un rapporto di
comunicazione e riconoscimento, nutrito e garantito da "affettività, continuità e
coerenza".(5)

Abitare lo spazio della vecchiaia

La personalità rappresenta l'essenza irripetibile di ogni individuo , attraverso la


quale ,con parole, mimica ed azioni , l'essere umano si manifesta all'altro .Esprime
con flessibilità adeguante l'immagine che ognuno si costruisce riguardo a se stesso
e che a se stesso rappresenta.
La psicogerontologia ha studiato dell'invecchiamento singoli processi e persone
:ogni persona "mantiene una relativa stabilità nell'età adulta e va incontro nell'età
senile a modificazioni" che interessano la sfera biologica, psicologica e sociale.
Si ritiene che la causa di un certo grado di modificazioni nell'organismo umano,
"nel modo di essere persona nel mondo e nelle relazioni sociali", unica e diversa da
tutte le altre, possa meglio cogliersi attraverso la ricostruzione della storia della
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persona stessa. Capire i problemi che presenta l'anziano ed essere in grado di
prevedere eventuali condizioni di disadattamento permette di rafforzarne la
disponibilità all'adattamento e facilita un riadattamento compatibile.
Infatti è stato dimostrato come nel processo di invecchiamento "le persone
continuano a differenziarsi l'una dall'altra se persistono le condizioni individuali e
sociali perché ciascuna possa proseguire la realizzazione di se stessa". (17)
Quando in un gruppo di anziani si addiviene ad un'omologazione nel
"comportamento e modo di pensare dei vari componenti" ,attenuandosi fino a
scomparire "le differenze individuali", le persone risultano vittima di un "processo di
sopraffazione e di condizionamento che, emarginandoli e coartandoli nella loro
spontaneità, consente loro di sopravvivere come organismi, non di continuare a
vivere come soggetti".
"L'elevatissima variabilità" che contraddistingue coetanei in età avanzata sembra
confermare il paradosso a voler definire la psicologia del settantenne,
dell'ottantenne, del novantenne. "Nell'età senile, le persone si differenziano non
soltanto per le peculiarità che geneticamente le contraddistinguono, ma anche - e
soprattutto - per la storia "che ciascuno ha vissuto e "per la situazione nella quale
attualmente si trova". Risulta difficile definire, almeno da un punto di vista
psicologico, l'invecchiamento un processo uniforme: occorre, invece, considerare e
riconsiderare continuamente le increzioni soggettive che nel corso degli anni
mettono in luce "caratteristiche" nello stile di vita ,in funzione anche di esperienze
pregresse, di contingenti condizioni di salute e di ambienti nei quali le persone
risultano complessivamente inserite. (17)
La diversità nei due sessi appare significativa sia nell'accettare le modificazioni
connesse all'invecchiamento, che le donne patiscono meno, sia nel riconoscere, a
ridosso del pensionamento, alle funzioni di cura ed alla trasmissione di valori una
valenza ancora valida. In entrambi i sessi si registrano notevoli differenze
individuali in relazione "all'esistenza di un partner , alla vicinanza di figli e nipoti"
(l'intimità a distanza), all'atteggiamento "dei giovani nei confronti degli anziani" ed
a personali condizioni di salute e autosufficienza. Nell'uomo la percezione di
un'immagine sociale diversa, enfatizzata dal nuovo ruolo di pensionato, incide,
spesso , in negativo sul processo di invecchiamento delle funzioni biologiche e sulle
relazioni.
"Il fattore culturale influisce in modo significativo sul rendimento psichico nell'età
senile sostanzialmente attraverso le modalità di conservazione - da parte di chi
dispone di una base culturale elevata - di un più alto livello di efficienza - specie per
quanto riguarda le espressioni verbali e creative dell'intelligenza - e mantenimento
di una più spiccata variabilità interindividuale. (18).
Il primo fatto conferma da un lato il ruolo positivo esercitato sul funzionamento
mentale dal poter disporre di un materiale culturale ricco e stimolante, dall'altro, la
tendenza a conservarsi più integralmente e più a lungo in età avanzata da parte
delle attività maggiormente utilizzate negli anni precedenti: il secondo fatto
sottolinea l'influenza esercitata dalla cultura nel favorire il realizzarsi delle
potenzialità individuali e nell'ostacolare" un processo di omologazione "in termini di
appiattimento verso il basso" nei livelli "di comportamento ".
In ambito di osservazione geriatrica il medico adotta un'ottica parziale ,isolando la
malattia dalla persona malata e discostandosi da una visione (unitaria) che
contempli il contatto con bagaglio culturale, assetto relazionale, convinzioni morali
ed ideologiche dell'individuo. Questo complica il poter distinguere tra "patologia
dell'invecchiamento, ed invecchiamento stesso". Il vissuto del paziente e la sua
storia interagirebbero sulla sintomatologia, farebbero da volano ai sintomi, che si ha
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tendenza a valutare meri ed unici effetti del processo morboso. "Presso i primitivi
che conoscevano il corpo e non l'organismo, la malattia aveva un significato sociale
,e come tale, era qualcosa che si poteva scambiare nel gruppo" . Pouillon n'afferma
il " valore iniziatico" presso il popolo dei Dangaleat, ove," in segno di elezione", la
malattia" non era vissuta individualmente, ma scambiata come tutte le cose, in
quell'ordine simbolico che faceva di ogni evento una relazione sociale ricca di
senso."
Frequentemente nella presa in carico di un utente anziano la struttura dei servizi
sanitari ed assistenziali tenderebbe a patire di un imbrigliamento ,valutato come
inevitabile dal suo stesso interno, e genericamente imputabile all'apparato
burocratico : nel complesso ambirebbe offrire un'immagine di efficienza, ma
sconterebbe gli effetti di una modalità organizzativa efficace solo per parti
,considerata la dichiarata complessità delle strategie negli interventi d'assistenza
alla persona. (34)
Facilmente si alimenta nell'utente la convinzione di dialogare con un interlocutore
poco flessibile ,che manifesta margini di risicata duttilità nel fronteggiare eventuali
verifiche e riflessioni in corso d'opera. In qualche modo viene sottolineata la
discrepanza fra erogazione dei servizi e gestione delle risorse.
Le organizzazioni dei servizi alla persona, "anziché porsi al servizio del cliente"
sembrano in realtà costringere" il cliente a porsi al loro servizio (affrontando le
inefficienze nella forma suprema delle lentezze e delle lungaggini nella fornitura del
servizio; accettando di porsi in un situazione di impossibilità di dialogo e di lagnanza
circa la qualità del servizio; attivando modalità di costituzione di processi
organizzativi occulti, informali, paralleli nell'antiquata logica del baratto e della
pressione personale; pagando in definitiva il doppio per qualche cosa che vale la
metà)". (11)
La selezione degli interventi alla persona non autosufficiente e non autonoma
necessita di un modello organizzativo operativo a breve termine e funzionale a tutto
campo. Permette di pensarci vecchi attraverso immagini di altri vecchi in forma
meno desolata, non connotata da quella passività avvilente che fantasie di
dipendenza ed angosce da separazione disegnano come invivibile.(26)
Il corpo che supponiamo nostro da vecchi, con articolazioni poco flessibili ,ma
ancora in grado di fare movimenti, con la memoria che ha deficit, eppure ancora
soccorre, in presenza di organi meno brillanti , che pure assolvono, seppur in
percentuale ridotta, ad una loro funzione, reincarna la faticosa e difficile opera di
integrazione fra quanto non è più e quanto ancora può (e deve) bastare. (10)
Il sentimento più rappresentato è il bisogno di essere garantito, seguito e
rispettato ,mai abbandonato: la richiesta di miglioramento dei moduli organizzativi
maschera anche il bisogno di non essere presi alla sprovvista, magari aspirando al
possesso di un corpo immutabile.(6) Il presente rischia di essere percepito poco
attivo e ,per una sorta di compensazione, si cerca di rendere gli altri attivi ed
attivanti, anche quando ci si ritrae dalla relazione. Se viene immediato convenire
che in ognuno di noi la vecchiaia non va subita ma neppure usata come arma per
insostenibili rivendicazioni ed ancor più sottili ricatti o mascherate manipolazioni,
permane lo sconcerto quando si tratta di venire a patti con la gestione delle
condizioni di vita che sembra contraddire la proprietà della vita.
Non ho cuore ,dicono i nostri vecchi, non ho risorse, non ho un futuro che posso
sentire ancora mio ,nel quale potermi proiettare e pensare di esistere, tranne che
pezzi del mio corpo che, curati, possono ridarmi una certezza (in percentuale) che
sia ancora mio ed io possa abitarlo con la speranza realistica in una vita possibile.
(5)
9
La repentinità della morte nell'altro, la malattia cronica, anche invalidante, la
patologia inguaribile, possono innescare reazioni di prevalente inquietudine, di
paura, di ansia, di isolamento emotivo, perché la nostra inconscia e narcisistica
parte onnipotente non ammette la possibilità di affrontare la spietatezza della morte
e l'ineluttabilità nella nostra morte. (1)

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