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Le avventure

di Pinocchio
Storia di un burattino
LE AVVENTURE DI PINOCCHIO

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CAPITOLO VIII

G eppetto rifà i piedi a Pinocchio, e vende la propria


casacca per comprargli l’Abbecedario.

Il burattino, appena che si fu levata la fame, cominciò subito a bofonchiare


e a piangere, perché voleva un paio di piedi nuovi.
Ma Geppetto, per punirlo della monelleria fatta, lo lasciò piangere e dispe-
rarsi per una mezza giornata: poi gli disse:
— E perché dovrei rifarti i piedi? Forse per vederti scappar di nuovo da casa
tua?
— Vi prometto — disse il burattino singhiozzando — che da oggi in poi sarò
buono...
— Tutti i ragazzi — replicò Geppetto — quando vogliono ottenere qualcosa,
dicono così.
— Vi prometto che anderò a scuola, studierò e mi farò onore...

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LE AVVENTURE DI PINOCCHIO

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CAPITOLO X

I burattini riconoscono il loro fratello Pinocchio,


e gli fanno una grandissima festa; ma sul più bello,
esce fuori il burattinaio Mangiafoco, e Pinocchio
corre il pericolo di fare una brutta fine.

Quando Pinocchio entrò nel teatrino delle marionette, accadde un fatto che
destò una mezza rivoluzione.
Bisogna sapere che il sipario era tirato su e la commedia era già incomin-
ciata.
Sulla scena si vedevano Arlecchino e Pulcinella, che bisticciavano fra di loro
e, secondo il solito, minacciavano da un momento all’altro di scambiarsi un
carico di schiaffi e di bastonate.
La platea, tutta attenta, si mandava a male dalle grandi risate, nel sentire il
battibecco di quei due burattini, che gestivano e si trattavano d’ogni vitupero
con tanta verità, come se fossero proprio due animali ragionevoli e due per-
sone di questo mondo.

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LE AVVENTURE DI PINOCCHIO

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CAPITOLO XXV

P inocchio promette alla Fata di esser buono


e di studiare, perché è stufo di fare il burattino
e vuol diventare un bravo ragazzo.

In sulle prime, la buona donnina cominciò col dire che lei non era la pic-
cola Fata dai capelli turchini: ma poi, vedendosi oramai scoperta e non vo-
lendo mandare più in lungo la commedia, finì per farsi riconoscere, e disse
a Pinocchio:
— Birba d’un burattino! Come mai ti sei accorto che ero io?
— Gli è il gran bene che vi voglio, quello che me l’ha detto.
— Ti ricordi, eh? Mi lasciasti bambina, e ora mi ritrovi donna; tanto donna,
che potrei quasi farti da mamma.
— E io l’ho caro dimolto, perché così, invece di sorellina, vi chiamerò la mia
mamma. Gli è tanto tempo che mi struggo di avere una mamma come tutti gli
altri ragazzi!... Ma come avete fatto a crescere così presto?

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PINOCCHIO,
STORIA DI
UN FILM
TANTO
ATTESO
Milano, 8 maggio 1938. È una splendida domenica e Roy Oliver Disney, fratello di
Walt, sta uscendo dalla sua camera dell’hotel Principe di Savoia per raggiungere
una sala riservata dove lo attendono cinque professionisti pronti a stilare l’atto co-
stitutivo di una società di diritto italiano che garantirà alla Walt Disney Enterprises
il controllo diretto dei proventi derivanti dallo sfruttamento commerciale dei propri
personaggi nel nostro Paese senza più servirsi di intermediari. È un cambiamento
necessario, considerati gli introiti sempre più consistenti che giungono alla società
di famiglia dal mercato italiano dopo il successo di Biancaneve e i Sette Nani.

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• Un tour trionfale e buoni affari
È stato un processo lento che è durato quattro anni ma ora, finalmente, an- In apertura, Mickey Mouse
“invita caldamente” Walt
che in Italia come in Inghilterra tutti i contratti saranno gestiti direttamente da Disney a visitare l’Italia,
Paese che ha sempre avuto
una società di totale proprietà della famiglia, la Creazioni Walt Disney S.A.I. un rapporto privilegiato
Roy, inoltre, è particolarmente soddisfatto perché un’importantissima que- con le sue creazioni.
Illustrazione di Silvia Ziche.
stione, che angosciava i fratelli Disney e che sembrava irrisolvibile, ha trovato
una via d’uscita. Finalmente Pinocchio potrà essere portato sullo schermo.

Infatti il giorno prima, il 7 maggio, una lettera partita da Firenze a firma di En-
rico Bemporad dava definitivamente il via libera ai legali della Disney a trattare
direttamente con l’avvocato Aldo Alboretti e con l’ingegner Giuseppe Busala
nonché con i responsabili della società CAIR (Cartoni Animati Italiani Roma)
per recuperare bonariamente i diritti cinematografici de Le avventure di Pinoc- Nel 2014 Didier Ghez
ha pubblicato questo
chio che detenevano da quattro anni. Roy non usa l’ascensore dell’albergo, documentatissimo saggio
sul viaggio in Europa
preferisce servirsi delle scale per ammirare la struttura progettata dall’archi- di Roy e Walt Disney,
tetto Cesare Tenca che, inaugurata il 6 aprile 1927, si affaccia sui giardini di nell’estate del 1935.

Piazza Fiume, oggi Piazza della Repubblica.

È la seconda volta che Roy Disney visita l’Ita-


lia e i suoi ricordi vanno a quei giorni del 1935
quando aveva seguito Walt in un tour dell’Euro-
pa accompagnati dalle rispettive consorti, Edna
e Lillian, e si erano assentati dagli Studios per
due mesi. Anche per motivi di salute il viaggio in
Europa, già progettato da oltre un anno, non era
più rimandabile. Da una parte nel Vecchio Con-
tinente Walt era ansioso di trovare documenta-
zione e spunti creativi per i lungometraggi che
aveva in programma di realizzare – Biancaneve,
Pinocchio e Bambi sopra tutti – dall’altra voleva
controllare di persona quali potevano essere le
possibilità di sviluppo economico derivanti dallo
sfruttamento commerciale dei propri personaggi.

Già dai primi mesi del 1934 Walt Disney aveva


intrattenuto una fitta corrispondenza con Arnoldo
Mondadori, che stimava per le indubbie qualità
imprenditoriali e per il ricco catalogo che l’edi-
tore e tipografo veronese era riuscito a costruire
nel tempo. Nelle diverse lettere Mondadori non
nascondeva certo il concreto interesse di voler
portare nella sua casa editrice personaggi come
Topolino e Paperino, e Disney da parte sua con-
siderava il catalogo mondadoriano con autori
come Luigi Pirandello, Gabriele D’Annunzio, Da-
vid Herbert Lawrence, Antoine de Saint-Exupéry
e Thomas Mann il posto ideale dove i suoi perso-
naggi potevano trovare casa.

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In un primo momento Bambi sembrò spuntarla, ma, affascinato dalla persona-
le versione teatrale di Pinocchio portata in scena dal regista Yasha Frank al Los
Angeles’s Beaux Arts Theatre e influenzato dai suggerimenti di vari esponenti del
mondo della cultura e dello spettacolo come il giornalista francese Joseph-Marie
Lo Duca, l’attore Douglas Fairbanks, o anche l’amica di famiglia K. Evers, Walt
Disney decise che avrebbe realizzato il suo secondo lungometraggio dalla storia
scritta da Collodi. Nel giugno del 1937 Disney e il suo team creativo avevano
assistito all’anteprima della performance teatrale di Frank e, come ricorda Ben
Sharpsteen, uno dei supervisor della Disney, “Walt fu subito entusiasta per gli
spunti offerti da quella versione di Pinocchio […]. L’idea di Geppetto che viene
ingoiato da una balena e di ragazzini lavativi trasformati in asini e altre cose del
genere lo divertirono molto”. E non poteva essere diversamente vista la teatralità
del testo collodiano. Nel corso dell’anno il nome di Pinocchio circolava sempre
Sopra, una locandina del
più nei corridoi degli Studios Disney e l’avvocato Gunther Lessing si adoperò
primo Pinocchio ad azione immediatamente per verificare la disponibilità dei diritti per realizzare un film ba-
vivente realizzato dalla Cines
nel 1911 con il fantasista sato sulla storia originale di Carlo Lorenzini. In molti Paesi, compresi gli Stati Uniti,
Polidor (Ferdinand Guillaume) il racconto era di pubblico dominio e quindi poteva essere liberamente utilizzato
come protagonista.
Sotto, la silhouette del – Frank e altri registi avevano sfruttato la trama adattandola alle loro personali
Pinocchio di Ugo Amadoro
come sarebbe dovuto apparire
esigenze – ma nella maggior parte dei Paesi europei, inclusa l’Italia, i diritti per
nel film annunciato nel 1930 Pinocchio erano ancora detenuti dell’editore fiorentino Bemporad.
sulla rivista Cinematografo.
In basso, Ofuji Noburo celebre
animatore giapponese
che realizzò nel 1932
una versione animata di • Pinocchio e il cinema
Pinocchio con la tecnica
delle silhouettes.
L’idea di fare una riduzione cinematografica di Pinocchio risale agli inizi del se-
colo scorso e fu l’italiana Cines a produrre a Torino il primo film nel 1911, in-
terpretato dal clown acrobata Ferdinand Guillaume, in arte Polidor, per la regia
di Giulio Antamoro. Il cineasta fu chiaramente influenzato dai disegni di Attilio
Mussino – si nota specialmente nei costumi indossati dagli attori – ma, pur
fedele al testo collodiano, si prese alcune stravaganti libertà narrative tali da far
apparire anche quest’opera una sorta di pinocchiata. Per esempio, quando
Geppetto e Pinocchio si salvano dalle fauci della balena finiscono nientemeno
che nelle mani di una tribù di pellerossa che stanno pagaiando in canoa nei
paraggi. Pinocchio poi riesce a fuggire dal villaggio indiano e trova rifugio in
un accampamento militare nel quale i soldati lo aiutano a tornare a casa…
sparandolo con un cannone. Una seconda pellicola ad azione vivente de Le
avventure di Pinocchio fu girata dalla Cines nei primi anni Venti. Di questo film
si hanno notizie frammentarie ma l’esistenza è certa perché un contratto del 13
maggio 1923 attesta che la società anonima Unione Cinematografica Italiana,
nella quale la Cines è confluita nel 1919, detiene i diritti di ristampa non esclu-
siva di questa pellicola fino alla fine del 1927, a fronte del pagamento a Enrico
Bemporad della somma di 5.000 lire.
Alla scadenza di questo contratto l’editore fiorentino si attivò per la realizzazio-
ne di un nuovo film con Pinocchio senza ottenere risultati concreti pur avendo
in corso trattative “con importanti case italiane all’estero” non meglio specifica-
te, finché cedette, il 3 maggio 1929, i diritti cinematografici di Pinocchio all’Ente
Nazionale per la Cinematografia fino al 31 dicembre 1940. Questo contratto
non ebbe però alcuna esecuzione, tanto che Bemporad si sentì libero il 26 gen-
naio 1933 di indirizzare una lettera alla sede italiana di una major hollywoodiana

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come la Metro Goldwyn Mayer, cercando di interessarla al progetto filmico col-
lodiano. Sul piatto, oltre ai diritti internazionali per la versione ad azione vivente,
Bemporad offre: “cosa che nessuna casa cinematografica ha potuto fare,
[…] il diritto di riproduzione di questa divertentissima storia in cartoni animati,
perché essa si presta in modo mirabile a sì fatta riproduzione”. Il compenso
richiesto è di 100.000 lire, metà per l’animazione, metà per il film tradizionale.
L’attivismo di Enrico Bemporad nel cercare di spingere i diritti cinematografici
di Pinocchio si spiega facilmente con la difficile situazione finanziaria in cui
versava la Casa editrice. Pochi introiti derivati dai diritti secondari di Pinocchio
sarebbero maturati dai disegni di Mussino che alcune società avevano riutiliz-
zato per una campagna comune di raccolta promozionale di figurine.

Le figurine di Pinocchio erano inserite nei prodotti di diverse aziende: Belloni Sopra, l’album per
la raccolta delle figurine di
& C, Distillerie Donini, Elvea, La Faraona, Mira Lanza, Nestlé, Isolabella, Pasti- Pinocchio, concorso realizzato
congiuntamente da diverse
glie Leone, Polenghi Lombardo, Saiwa e Società acque gasate & affini. aziende. Quella che oggi
Da segnalare, quantomeno come curiosità, quello che intanto stava acca- chiameremmo un’operazione
di co-marketing in piena
dendo dall’altra parte del globo terrestre. Nel 1932 il maestro d’animazione regola. In alto, alcune delle
giapponese Ofuji Noburo (1900-1961) produceva un film di Pinocchio realiz- figurine della collezione.

zato con una raffinata tecnica di silhouettes che aveva messo a punto sullo
stile della regista tedesca Lotte Reiniger. Purtroppo, a quanto se ne sa, il film
è andato completamente perduto. Noburo sarà attivo anche nel dopoguerra
realizzando pellicole come Kujira (La balena, 1953) un racconto per bambini e
Yuerei sen (La nave fantasma, 1955) tratto da una leggenda nipponica.
Tornando all’Italia, nei primi mesi del 1934 Bemporad è di nuovo in trattativa,
questa volta con Alberto Roatto, ragioniere milanese con il pallino della produzione

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mille pericoli di cui è costellato il suo viaggio verso il premio finale della raggiunta
umanità. Disney e i suoi hanno praticamente riscolpito il ciocco di Geppetto
e con esso contemporaneamente plasmato una versione dell’intera storia più
adatta allo schermo, un medium con esigenze profondamente diverse da quelle
della carta stampata. Dal lancio del film avranno origine infinite e mai cessate
diatribe tra “collodiani” e “disneyani”, ma forse è una falsa prospettiva perché
quel che Pinocchio ha perso sullo schermo in complessità, texture e sfaccetta-
ture ha guadagnato in universalità diventando uno dei personaggi più amati di
tutti i tempi e a tutte le latitudini.

• Il grande giorno
Il lancio di Pinocchio, come già era avvenuto per Biancaneve, è preceduto e
supportato da un’aggressiva campagna di marketing, coordinata da Herman
“Kay” Kamen, che dal 1932 si occupa del settore licensing e merchandishing. Il
programma viene presentato a giugno 1939 durante la convention organizzata
dalla RKO. Cinquantasei licenziatari sono già al lavoro per portare sul mercato
piatti, figure in ceramica, vasellame, gioielleria, bomboniere, giocattoli di legno,
spartiti, vestiti, costumi e maschere, bambole, penne, cornici fotografiche, libri,
fermacapelli, fazzoletti, posate per bambini, bicchieri, saponette scolpite, can-
dele, cravatte per ragazzi, sciarpe e cinture, felpe, palloni, gomme da mastica-
re, lecca lecca, toppe, scatole metalliche, cartoline augurali, cristalleria, dischi,
Il 9 febbraio 1940, due giorni
benzina, olio motore, ombrelli, impermeabili e naturalmente la versione a fumetti
dopo la prima di New York, per i quotidiani, prodotta dal King Features Syndicate e affidata allo stesso
Pinocchio viene proiettato
al Pantages Theatre team che ha realizzato quella di Biancaneve e i Sette Nani: Merrill De Maris per
di Los Angeles. Le luminarie i testi e Hank Porter e Bob Grant per i disegni.
sottolineano che si tratta di
un lungometraggio in technicolor La vita cinematografica di Pinocchio, a differenza di quella che è stata per
girato con l’apparecchiatura
di ripresa multiplane.
Biancaneve, si presenta tutta in salita perché sul mercato sono presenti due
Sotto, una marionetta competitori di tutto rispetto. Da una parte c’è il produttore Max Fleischer che,
da collezione di Pinocchio
del 1939, realizzata dalla dopo avere arruolato nel suo staff alcuni degli animatori di Biancaneve come
Knickerbocker Toy Co. Grim Natwick e James Culhane, ha lavorato duramente riuscendo a portare I
in legno e vinile e con abiti
in tessuto. L’etichetta al collo Viaggi di Gulliver sullo schermo già da dicembre. La Paramount, che distribu-
recita: “Non è un giocattolo.
Per collezionisti adulti
isce il film, lo sta quindi annunciando come seguito di Biancaneve, essendo
maggiori di 14 anni”. al momento il secondo lungometraggio della storia dell’animazione. Dall’altra,
qualche settimana prima della presentazione di Pinocchio sugli schermi è ar-
rivato un kolossal come Via col Vento. Nonostante tutto questo, il 7 febbraio
1940 Pinocchio viene presentato con un’ottima accoglienza in una prima
mondiale a New York al The Center Theatre alla quale partecipano oltre 3.500
personalità tra cui Edward G. Robinson, Irving Berlin e quasi l’intero clan dei
Rockefeller. Due giorni dopo l’exploit si ripete al Pantages Theatre di Los
Angeles con la presenza di Walt e Lilly Disney e del miglior parterre hollywo-
odiano da Marlen Dietrich a Ginger Rogers, da Spencer Tracy ai Fratelli Marx
e del viceconsole italiano Alfredo Trinchieri.

Mentre negli Stati Uniti si iniziano a raccogliere i frutti del successo di Pinoc-
chio, per il resto del mondo la Disney prepara un ambizioso programma che
lascia ai vari talenti locali la massima libertà nel doppiare i dialoghi e adattare le
musiche. Svezia, Olanda e Francia sono le prime nazioni in Europa a ricevere

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i materiali necessari alla localizzazione. Seguono i doppiaggi in portoghese e A partire dal 24 dicembre
1939 (circa due mesi prima
spagnolo per i mercati del Sud America. del debutto cinematografico!)
sui giornali americani viene
Ma nel vecchio continente, da quasi un anno sconvolto dalla guerra, la situa- pubblicata in tavole domenicali
zione non è per niente facile e Roy deve purtroppo ridimensionare i progetti che la versione a fumetti di Pinocchio,
scritta da Merrill De Maris
aveva nel cassetto. A marzo 1940 la versione americana, che non ha bisogno e disegnata e inchiostrata
da Hank Porter e Bob Grant.

di doppiaggio, viene proiettata al London New Gallery. Ma i risultati non sono Sotto, l’etichetta del vinile di
“When you Wish Upon a Star”,
per niente entusiasmanti. A fine ciclo Pinocchio incasserà in Inghilterra solo nell’edizione britannica di His
Master’s Voice. La canzone,
200.000 dollari contro i due milioni di Biancaneve. composta da Leigh Harline
per i testi di Ned Washington
vinse il premio come miglior
In Italia, patria di Pinocchio dove ci sono le migliori aspettative di successo, canzone originale agli
la situazione è quanto mai incerta. Il film potrebbe essere distribuito entro pochi Academy Awards del 1941.

mesi, ma già da settembre il governo ha varato una serie di leggi protezioni-


stiche, che riducono drasticamente le importazioni dagli Stati Uniti. Eccetto
Topolino, tutti i fumetti provenienti d’oltreoceano sono al bando e scompaiono
settimana dopo settimana dai giornali per ragazzi. Anche il numero dei film d’im-
portazione si riduce in breve tempo e solo pochissime pellicole di produzione
statunitense riescono a raggiungere gli schermi italiani. A gennaio, per protesta,
le principali major hollywoodiane boicottano il mercato italiano ma senza otte-
nere alcun risultato apprezzabile. Nonostante tutto Roy è fiducioso e cerca una
soluzione per forzare la mano alla dirigenza politica.

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La Fila produce un astuccio in cartone sagomato con matite colorate, la Lenci
e la Furga preparano l’asinello in ceramica policroma e il bambolotto snodabile
di Geppetto che però raggiungono i negozi solo nel dopoguerra. La Carroccio
dei fratelli Boschi realizza la confezione Pinocchio salterino e sarà la prima a
mettere in commercio gli albi attivi Albo di costruzione Pinocchio e Il guardaroba
di Pinocchio, ripresi dalle edizioni Whitman del 1939 Pinocchio Cut-Out Book e
Pinocchio Doll Cut-Outs. A questi seguono le serie I pastelli di Pinocchio, Albo di
Pittura Pinocchio e Disegno a sorpresa Pinocchio. Il catalogo dell’editore monze-
se si arricchisce poi di altri titoli pubblicati fino al 1943 con copertine del pittore
Giacinto Galbiati come Il collega di Pinocchio, La tavolozza di Pinocchio e una
serie di decalcomanie. Tuttavia, il 10 giugno 1940 l’Italia entra in guerra contro la
Francia e la Gran Bretagna e il sogno va in frantumi. Nessun film americano verrà
più proiettato sugli schermi del Paese, nemmeno Pinocchio.

• Pinocchio Disney made in Marzocco


La Marzocco inizialmente Anche se ora c’è la certezza che il film non uscirà, la popolarità del personag-
pubblicizza il titolo dedicato
al burattino come gio è tale che i licenziatari decidono di iniziare a distribuire i propri prodotti.
La storia di Pinocchio.
Con la pubblicazione diventerà
Sull’onda del film, nel novembre 1940, esce il primo titolo Marzocco: Walt
poi Le avventure di Pinocchio Disney racconta Le avventure di Pinocchio di C. Collodi. Il testo non è quello
(sotto). Contiene quattro
tavole fuori testo a tre colori di Lorenzini, ma una libera traduzione dell’edizione Random House Walt Di-
realizzate dallo Studio IPI. sney’s Version of Pinocchio (1939). Anche parte delle illustrazioni vengono
riprese dal volume statunitense, mentre quelle a tre colori
fuori testo, come alcune di quelle interne in bianco e nero,
sono invece opera dello Studio IPI di Fabio Mauro ed Enri-
co Krasnik. Inizialmente è stata la Salani a commissionare
il lavoro allo studio milanese – come si legge sul retro delle
tavole originali – perché convinta di poter avere in licenza
questo e altri titoli da inserire nel proprio catalogo, ma sarà
Marzocco, in forza degli accordi stipulati nel 1938 con la
Disney, a pubblicare il volume, che viene poi ristampato
nel marzo 1941. Curiosa la traduzione dei nomi di alcuni
personaggi dalla versione inglese. Mentre il grillo parlante
mantiene il nome di “Jiminy”, il Gatto e la Volpe così gene-
ricamente chiamati, in una sola occasione vengono definiti
in modo più specifico: “G. Uomolosco” per “la volpe infa-
me” e “Gedeone” per “il gatto brigante”.
La mancata uscita di Pinocchio spinge la Marzocco a
puntare nuovamente sul testo collodiano ma con un occhio
attento all’iconografia disneyana per la parte illustrativa. Affi-
da quindi direttamente allo Studio IPI la realizzazione di una
serie di immagini più fedeli ai personaggi e alle situazioni del
testo originale e che non ci sono nel film.
A marzo 1941 solo una parte di queste trovano spazio sul
volume Pinocchio che propone in copertina un disegno di
Hank Porter ripreso dall’edizione Whitman Pinocchio – The
Walt Disney Children’s Library. Nonostante sotto il titolo ven-
ga strillato “illustrazioni tratte dal film Walt Disney”, le immagini

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Alcune delle edizioni
Marzocco di Pinocchio.
Da sinistra quella del 1941,
al centro e a destra due
versioni del 1949.
Le illustrazioni all’interno sono
made in Italy a cura dello
Studio IPI, nello stile lanciato
da Walt Disney con
il lungometraggio animato.

sono una libera interpretazione di Mauro e Krasnik che in stile disneyano danno
forma grafica a personaggi come maestro Ciliegia e a situazioni collodiane an-
che di estrema crudezza come – una per tutte – l’impiccagione di Pinocchio che
Disney ha ovviamente deciso di non utilizzare nel suo lungometraggio.
Le altre immagini che la Casa editrice ha commissionato allo Studio IPI, ri-
maste inedite a causa degli eventi bellici, resteranno nell’archivio Giunti per
settantacinque anni fino a vedere la luce solo ora in questo volume.
La mancanza di materiale originale che non può arrivare dagli Stati Uniti per-
Nel 1943 Le avventure di
mette allo Studio IPI di realizzarne di nuovo anche per altri editori come le Edi- Pinocchio sono ristampate
zioni Suvini Zerboni che con la Tipo-Litografia A. Berinzaghi danno alle stampe da Einaudi nella Collezione
Universale Einaudi con
Le canzoni di Pinocchio e I grandi filmi illustrati – Pinocchio. In quest’ultimo alcune delle immagini delle
pubblicazioni Marzocco.
troviamo una foto autografata di Walt Disney e le firme degli sceneggiatori e ani- L’edizione è curata
matori che hanno lavorato al film. Se da un lato non tutte le illustrazioni realizzate da Cesare Zavattini.

dallo Studio IPI vengono pubblicate, dall’altro, parte di quelle già edite nei due
volumi di Marzocco vengono ripubblicate nel 1943 nel volume Le avventure
di Pinocchio che, curato da Cesare Zavattini, esce nella Collezione Universale
Einaudi. È questa l’ultima presenza del Pinocchio in stile disneyano del periodo
bellico. Bisogna aspettare il 1946 perché Walt Disney racconta Le avventure
di Pinocchio di C. Collodi venga nuovamente ristampato da Marzocco, la ver-
sione a fumetti appaia a puntate su Topolino, e il 5 novembre 1947 perché il
film venga proiettato nei cinematografi. Finalmente il cartone tanto atteso ha
raggiunto gli schermi italiani. Molti bambini che nel 1940 hanno sperato di ve-
derlo, ora un po’ più grandi, possono esaudire il loro sogno. Tra questi anche
un giovane lettore che, folgorato da Biancaneve e deluso dalla mancata pro-
grammazione di Pinocchio, da Venezia mandava missive e disegni al giornale
Topolino. Dimostrava già eccellenti doti artistiche e voleva disegnare i cartoni
animati. Si chiamava Romano Scarpa e dopo pochi anni sarebbe diventato il
principale esponente dei Disney Italiani. Nella sua lunga carriera ha disegnato
più di quattrocento storie con i personaggi disneyani. Alcune di queste utilizza-
no Biancaneve e i Sette nani. Nessuna ha per protagonista Pinocchio.

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