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STARTUP

Per Startup nel settore economico-imprenditoriale ci si riferisce a una nuova azienda configurata su un modello
temporaneo o comunque come una società di capitali alla ricerca di un business model ripetibile e scalabile.

Era un termine inizialmente usato solo per le imprese nate e operanti nel settore Internet o per nelle tecnologie
dell’informazione, al giorno d’oggi startup viene usato in diversi ambiti.

La scalabilità è la caratteristica fondamentale per questo tipo di azienda, per start up si intende l’avvio di un’attività
legata a un nuovo tipo di business, in altre parole: avviare un’attività imprenditoriale nel settore della ristorazione,
per esempio, non significa creare una startup ma una società di tipo tradizionale.

Su PMI.it trovi tutti i bandi e le informazioni utili per avviare la tua Startup, guide e consigli utili per dare vita al tuo
sogno imprenditoriale.

Fonte: http://www.pmi.it/

STARTUP, DALL’IDEA ALLA VALIDAZIONE


Ogni startup nasce da un’idea. Ma l’idea non è ciò che nell’immaginario collettivo corrisponde al “lampo di genio”. Le
idee devono essere coltivate, crescere ed evolvere. E prima ancora bisogna piantare i semi dell’idea, e questi semi
sono “conoscenza”. Perchè le idee sono connessioni tra conoscenze nella nostra mente.

Questo slideshare è stato realizzato e condiviso da Yevgeniy Brikman, prima software engineer presso società come
Linkedin, Cisco, TripAdvisor, poi co-founder di Atomic Squirrel e autore del libro “Hello, Startup: A Programmer’s
Guide to Building Products, Technologies, and Teams,” pubblicato da O’Reilly Media.

Una presentazione molto interessante che trova spunti differenti per raccontare il processo di elaborazione dell’idea,
ma anche il lavoro di coltivazione della stessa necessario per trasformare l’idea in un prodotto. La presentazione è
ricca anche di ispirazioni, citazioni, metodi e la loro implementazione nel quotidiano, consigli.

TRA QUESTI ULTIMI: DONT’T KEEP YOUR IDEAS SECRET. IF SOMEONE COULD BEAT YOU JUST BY HEARING YOUR
IDEA, IT WASN’T A DEFENSIBLE IDEA TO BEGIN WITH.

L’ETÀ GIUSTA PER FARE STARTUP


Esiste una “giusta” età per fare startup? La parola startup richiama tipicamente alla mente un faccia da nerd
sbarbata, canonici sandali e felpa, aria assente. Anche perché esiste una Silicon Valley che preferisce investire in
questo tipo di founder, una questione da tempo dibattuta.

Ma è proprio vero che per fare startup bisogna essere giovani? Allargando l’orizzonte dalle tech company alle grandi
imprese di ogni settore, le cose cambiano un po’.

Il sito Funders and Founders, che abbiamo già citato in altre occasioni per le sue bellissime infografiche, ne ha
realizzato anche una interattiva che riporta i 100 più importanti imprenditori al mondo basata sulla lista Forbes delle
2ooo aziende più grandi al mondo, dalla quale emerge che la fascia d’età che conta più imprenditori di grande
successo è quella tra i 35 – 39 anni.

(per realizzare l’infografica sono state volutamente escluse le big company che sono state ereditate e quelle che
hanno avuto un coinvolgimento statale molto forte).

Fanno parte di questa fascia di età Gordon Moore – Intel, Amancio Ortega – Zara, Reid Hoffman – Linkedin, Masaru
Ibuka – Sony, Min Kao – Garmin, Marc Benioff – Salesforce, William Boeing – Boeing, e diversi altri.

Anche la fascia 30-34 anni però è abbastanza nutrita e comprende personaggi come Jeff Bezos – Amazon, Larry
Ellison – Oracle, Leonard Bosack – Cisco, Robin Li – Baidu; altrettanto per la fascia immediatamente successiva quella
tra i 40 e 44 anni che conta tra gli altri; Asa Candler – Coca Cola, Henry Ford – Ford, Robert Noyce – Intel, Jim Kimsey
– Aol.

La fascia di età tra i 25-29 anni è quella dei fondatori di Google Brin e Page, di Steve Wozniak – Apple, Pierre Omidyar
– eBay, Dee Hock – Visa.

Bill Gates e Steve Jobs, ma anche Walt Disney avevano circa 20 quando hanno avviato la propria startup; Zuckerberg
aveva 19 anni e nel 2007 in un discorso a Stanford ha affermato che “i giovani sono semplicemente più intelligenti”.

Ma anche andando verso la mezza età troviamo esempi notevoli: Tony Ryan – Ryanair aveva 49 anni quando ha
fondato l’innovativa compagnia aerea, così come Thomas Edison – General Electrics, o Marcus Goldman – Goldman
Sachs; oltre i 50 era già Estée Lauder dell’omonima ditta, o Gordon Bowker di Starbucks; e ben 61 anni avevano il
fondatore di Bank of America, Amedeo Giannini e Charles Flint, IBM.

Tutto questo ci dice sopratutto una cosa: non c’è un’età più giusta di un’altra, o forse non è l’età anagrafica che
incide, quanto la giovinezza interiore (nel senso di intraprendenza, audacia, spirito di sacrificio, ambizione, creatività,
vivacità intellettuale, spirito disruptive) e naturalmente “il genio” imprenditoriale. Il successo di un’azienda non è
legato a una cifra anagrafica.

Qui di seguito un’immagine statica dell’infografica, ma vi suggeriamo di cliccarla per andare alla pagina originale in
cui l’infografica è appunto interattiva.

Questo lavoro conferma quello che già nel 2014 era emerso da una ricerca (limitata agli USA) della Harvard Business
Review che andava nella stessa direzione, cioè alla ricerca della età “giusta” per fare startup e che arrivava alle stesse
conclusioni, e cioè che per quanto la maggior parte degli unicorni siano stati fondati da imprenditori 30-34 anni e 20-
24 anni, anche le altre fasce di età sono molto bene rappresentate.

La stessa ricerca evidenzia un altro fatto, forse più interessante: i Ceo e Presidenti delle società milionarie sono
spesso più “vecchi” dei loro fondatori, e non è un caso. Questo significa che a un certo punto, in genere quando si
comincia a scalare seriamente, elementi come l’esperienza della persona riacquista importanza e anche startup
fondate da outstanding founders hanno bisogno della guida esperta di dirigenti più anziani, che hanno maturato sul
campo le proprie competenze. Un esempio che possiamo citare è la chiamata alle armi da parte di Google a Eric
Schmidt nel 2001.

E IN ITALIA QUAL È L’ETÀ PER FARE START UP?


Una ricerca del 2015 condotta da Italia Startup ha evidenziato che lo startupper italiano ha nel 66% dei casi un’età
compresa fra i 30 e i 49 anni, gli under 30 e gli over 50 numericamente tendono ad equivalersi (rispettivamente
15,2% e 14,4% dei rispondenti).

Questa caratteristica mette in luce l’esistenza di un periodo nel quale l’imprenditore è stato per anni impegnato a
livello professionale o negli studi prima di creare un’impresa innovativa. Sotto il profilo della formazione accademica,
si scopre che il 33,5% dei nuovi imprenditori ha concluso un lungo percorso di studi con una laurea di secondo
livello. Il 32,9% ha conseguito un master ed è presente anche una nicchia di PhD (5,2% dei founder), un aspetto
fortemente differenziante rispetto allo stereotipo che vorrebbe lo startupper molto giovane, certamente con lumi di
genialità, ma senza esperienze.

La conclusione è che è sempre un buon momento per fondare la startup se hai una forte motivazione e un
grande progetto, non potrà essere certo l’età a frenarti.

Qui di seguito un’altra bella infografica di StartupBros che traccia l’identikit dell’imprenditore di successo, potresti
riconoscerti in molti dei suoi tratti!
COME AVVIARE UNA START UP, I TUOI PRIMI 7 PASSI
Come fare una start up? Quali sono i passi da fare?

Dando per scontato che un’idea da realizzare ce l’hai, in caso contrario leggi qui; che non ti spaventa affrontare la
dura vita dell’imprenditore qualunque sia la tua età; che conosci il lessico di base del mondo startup;

fatti prima di tutto queste domande:

• Quanto pensi di essere innovativo?


• E’ il momento giusto per fondare la tua startup?
• Sei pronto per fondare legalmente la startup?
• Sei sicuro di volerla fondare in Italia?
• Sei sicuro di avere tutte le informazioni giuste? (legali, fiscali, brevetti, ecc)
• Come ti finanzierai?
• Pensi di avere un buon co-founder e un buon team?

1 – CAPIRE COS’È L’INNOVAZIONE


Secondo l’economista austriaco Joseph Schumpeter che per primo teorizzò il concetto di “innovazione” (e se
vogliamo anche quello di disruption con la definizione di Distruzione Creatrice), l’innovazione è intrinsecamente
legata all’impresa e al sistema economico, e si sostanzia nell’introduzione nel mercato di un prodotto nuovo, o
nell’introduzione di nuovi processi, tecniche, organizzazione del lavoro che abbattono i costi di produzione o aprono
nuovi mercati. L’innovazione è quindi di prodotto o di processo, ma deve essere introdotta nel ciclo economico ed
essere capace di modificarne lo scenario e generare valore, per l’impresa stessa e per i suoi clienti. Se la creatività è
avere delle idee, l’innovazione ne è l’applicazione; un’invenzione, per quanto stupefacente, non è innovazione se
non trova una dimensione applicativa che garantisce un progresso sociale. Si veda questa pagina di Wikipedia.

Il ruolo e il dovere, anche etico dunque, di tutte le imprese è di essere innovative; le startup sono gli avamposti di
frontiera, o le punte di diamante della cultura dell’innovazione intesa in questo modo. Se ti è capitato di vedere film,
o leggere storie di grandi startupper e case history della Silicon Valley saprai che tutte le startup vogliono ” cambiare
il mondo”. E’ la missione generale, per tutti.

Andando più sul pratico, come il nostro ordinamento ha interpretato il concetto d’innovazione? Cosa richiede di
dimostrare, in questa direzione, per incasellare una società come “impresa innovativa”?

Perché possa definirsi innovativa il nostro ordinamento richiede (art.25, Decreto Crescita 2.0) che “la startup abbia
quale oggetto sociale, esclusivo o prevalente, lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o
servizi innovativi ad alto valore tecnologico”. Nel caso di “prevalenza” l’attività innovativa coesiste con altre attività
della società, può essere autocertificata dal legale rappresentante ma essere basata su fatti oggettivi, come i
fatturati raggiunti dalla startup. (fonte: Piccola guida per startupper di CorriereImpresa, pag.229-230). In questa
definizione, vediamo anche che il concetto d’innovazione è legato al valore tecnologico.

Un altro requisito che indirettamente incide sulla qualifica di innovatività è nello stesso Decreto quello che prevede
che la startup soddisfi almeno una di queste 3 condizioni:

– Spese in R&D uguali o superiori al 15% del maggior valore tra costo e valore totale della produzione;

-Impiego come dipendenti o collaboratori di almeno un determinato numero di personale qualificato da titoli di
studio

– Titolarità (o disponibilità in licenza) di un brevetto industriale funzionale all’oggetto sociale

A questi si aggiungono altri requisiti, come l’età della startup, per i quali si rimanda al sito del Registro Imprese
Innovative.

E’ chiaro che le caratteristiche scelte dal legislatore per individuare startup innovative stanno piuttosto strette a
molte società che pure innovative sono, mentre al contrario, possono rispondere a tali requisiti società che, in
definitiva, tanto innovative non sono, altrimenti non si spiegherebbe come mai 6 startup innovative su 10 del
registro imprese sono prive di un sito web.

Se vuoi approfondire il tema dell’efficacia della cosiddetta “legge sulle startup” leggi anche del report di Bankitalia.

2 – E’ IL MOMENTO GIUSTO PER LA TUA STARTUP?


L’idea non sempre conta. Ci sono idee imprenditoriali che sembrano interessanti. A volte però non è il momento
giusto per svilupparle o ci si trova in un luogo poco adatto a renderle un progetto vincente. Una tecnologia, per
esempio, non sempre giunge sul mercato con l’applicazione giusta; può anche arrivare troppo presto, quando i
potenziali utilizzatori non sono pronti, o troppo tardi, quando la competizione è eccessiva. In un progetto
imprenditoriale il tempo è tutto. Arrivare al momento giusto può fare la differenza tra successo e insuccesso, o
meglio, può generare un vantaggio non da poco.

3 – PRONTO A FONDARE LA STARTUP? ECCO IL PERCORSO DEL REGISTRO IMPRESE


La startup è, prima di tutto, un’impresa. Quindi nessun motivo osta al fatto che per darle vita legale venga seguita la
procedura prevista dal nostro ordinamento per aprire una qualsiasi impresa: scelta della forma giuridica e
costituzione di una società, apertura di una partita iva, iscrizione al registro imprese, ecc.

Essere (nella sostanza) impresa innovativa, non scaturisce dall’ iscriversi al Registro delle imprese innovative.
L’innovatività è un carattere intrinseco della startup, non un’etichetta.

Rimane tuttavia il fatto che l’iscrizione al Registro Imprese come startup innovativa serve a poter essere titolari di
determinati vantaggi di natura burocratica e fiscale, pochi a dire il vero questi ultimi, come racconta in questo video
Roberta Dell’Apa, presidente dell’Associazione Dottori Commercialisti Italiani.

Tra i vantaggi il fatto che solo con l’iscrizione al registro si può accedere al Fondo Centrale di Garanzia per ottenere
la garanzia da parte dello Stato nei confronti di un banca a cui si richiede un prestito, fatto che ha reso più semplice
anche alle startup trovare finanziamenti presso gli istituti di credito.

Dal 20 luglio 2016 chi voglia in Italia costituire una società innovativa in forma giuridica di Srl (Spa e Sapa sono
escluse) , può farlo online e senza il coinvolgimento obbligatorio di un notaio.

Chi preferisce rivolgersi al notaio (che ricordiamo, non è un mero compilatore di atti), può naturalmente farlo; ma
nel caso in cui la scelta più low cost abbia il sopravvento, oggi esiste la possibilità di costituire la propria startup in
modo semplificato e a costo irrisorio con gli strumenti messi a disposizione online dalla PA.
Basta andare alla pagina dedicata nel sito del Registro delle imprese di InfoCamere e seguire la procedura per
ottenere la generazione dello Statuto e dell’Atto Costitutivo, documenti che solitamente redige il notaio e che
servono obbligatoriamente per la costituzione della Srl.

(Si consiglia anche la consultazione della “Guida alla costituzione della startup con modello tipizzato”.)

Per chi volesse verificare il processo online (prima di registrarsi e accedere alla definitiva procedura) è possibile
entrare attraverso il link “compila” anche senza registrazione e simulare il processo, che sembra essere piuttosto
semplice e ben strutturato in campi dati corrispondenti ai vari elementi che gli atti (statuto e costitutivo) devono
presentare.

Ecco cosa viene richiesto per l’atto costitutivo:

• data e luogo
• sottoscrittori (almeno uno)
• denominazione
• sede
• capitale sociale
• conferimenti
• chiusura esercizi
• amministrazione
• spese e tasse
• allegati
• richiedente
• autentica

Dati richiesti per lo Statuto:

• denominazione
• sede
• oggetto
• durata
• capitale sociale
• aumento di capitale
• strumenti finanziari
• quote partecipazione
• trasferimento quote
• quote deceduto
• socio recesso
• esclusione socio
• modalità decisioni
• decisioni quorum
• amministrazione
• adunanze
• scioglimento
• allegati
• autentica

Vantaggi e svantaggi della rinuncia al notaio

La tipologia delle informazioni richieste, specialmente nello Statuto, come si vede, non è del tutto banale e sarebbe
bene che sia presente tra i fondatori della startup una o più persone esperte in materia; o che ci si affidi alla cura di
un commercialista che abbia già avuto esperienza in startup.

Il presunto vantaggio del risparmio del notaio è un po’ uno specchietto per le allodole: in realtà, la costituzione di
startup innovative è un business di nicchia e in verità poco redditizio per i notai (ricordiamo che i costi sono sempre
concordati con il cliente e che ci sono diverse centinaia di euro di “bolli e imposte”) che saranno sicuramente poco
preoccupati di perdere questa tipologia di clientela.

E’ importante sottolineare che, per quanto sia benvenuta la possibilità offerta da una modalità online di costituzione
della società, ciò non deve ingenerare l’idea che la burocrazia venga completamente bypassata: il modello tipizzato
consente unicamente di saltare la porta del notaio, e il relativo costo (che può arrivare a 2000 euro, secondo
la tabella realizzata da EconomyUP), ma non sottrae ad altri adempimenti richiesti dal caso come la registrazione
fiscale dei documenti (che può avvenire anch’essa online), l’apertura di conti correnti, registrazioni di contratti di
lavoro, ecc.

E’ altrettanto importante dire che nella procedura online manca completamente quel genere di controlli che il
notaio è tenuto a fare: tipicamente i controlli sulle identità delle persone e quelli per anti-riciclaggio. I rischi che si
corrono in definitiva sono, secondo i notai, i furti d’identità e la creazione di startup fasulle se non addirittura veicolo
di copertura per traffici illeciti.

4 – SEI SICURO DI VOLER FONDARE LA TUA STARTUP IN ITALIA?


Il nostro consiglio è: pensaci bene, ma in modo costruttivo. Valuta il tuo business, il tuo mercato di riferimento, la
tua organizzazione societaria, il tuo team, le tue ambizioni in termini d’investimenti.
L’Italia è un Paese in cui si investe ancora poco in startup rispetto a Paesi anche confinanti, la burocrazia e la certezza
del diritto rendono difficile la vita di un’impresa e la conquista d’investitori esteri; ma può essere il posto perfetto
per il tipo di business della tua startup o per le competenze che servono alla tua startup.

Vedi cosa dice in questo video Luca Ravagnan, fondatore e Ceo di Wise, scaleup italiana del biotech, che preferisce
tenere la sua società in Italia (in particolare la parte di ricerca e sviluppo), nonostante abbia investitori stranieri e una
sede in Germania.

Esistono addirittura startupper che se ne sono andati e che poi sono tornati per lanciare una nuova impresa,
leggi Tornare in Italia per fare startup, si può fare.

Se tuttavia vuoi farti un’idea di quali siano i migliori hub mondiali emergenti per fare startup, consulta la nostra
guida.

5 – LE INFORMAZIONI GIUSTE: E SE TI SERVISSE UN AVVOCATO?


Quando è il momento migliore per rivolgersi a uno studio legale? quando dobbiamo ancora costituire la società o
nel momento in cui arrivano gli investitori? in che modo un avvocato può aiutare la start up? Si occupa solo di
redigere i contratti o ci sono altri aspetti in cui può essere di supporto? Lo abbiamo chiesto ad Antonia Verna,
avvocato specializzato in ambito startup, partner dello Studio internazionale Portolano-Cavallo, che ha dato diverse
indicazioni preziose.

Sotto il profilo dei brevetti ti potrebbe essere utile sapere che anche in Italia con al disposizione denominata Patent
Box è ora possibile aderire alla tassazione agevolata dei redditi derivanti da opere dell’ingegno, brevetti industriali,
marchi e disegni. Per il 2015 si può dedurre da Ires e Irpef il 30%, il 40% nel 2016 e il 50% nel 2017, come puoi
leggere in questo articolo sul Patent Box.

Tra le proprietà intellettuali dell’azienda vi è anche il marchio: cos’è e come si tutela online è argomento di questo
articolo.

6 – COME TI FINANZIERAI?
Abbiamo sopra accennato come oggi sia più semplice per una startup chiedere un finanziamento in banca grazie al
Fondo Centrale di Garanzia. Ma certamente la banca non è l’unico e nemmeno il più indicato strumento di
finanziamento per una startup, che è un impresa ad alto tasso di fallimento e deve pertanto trovare forme di finanza
alternativa.

Vi sono altre fonti:

il bootstrapping, vale a dire l’autofinanziamento, che può andare avanti anche per molto tempo se la startup riesce a
fatturare e finanziare con la cassa il suo sviluppo; ma difficile che sia sufficiente e opportuno anche per fare il balzo
dello scaleup

Family, Friends & Fools (3F) – i primissimi sostenitori della startup, probabilmente non ti chiederanno nemmeno
quote della società

Business Angels – è una categoria molto ampia e variegata, che può in alcuni casi avvicinarsi ai fool della precedente
categoria e in altri ai cugini del Venture Capital. Sono spesso figure imprenditoriali o manageriali a cui piace dare un
contributo anche in termini di competenze apportate. I Business Angel spiegati nei dettagli li trovi qui.

Crowdfunding – è un’ottima soluzione sopratutto per progetti early stage b2c perché rappresenta spesso anche un
test di mercato

Venture Capitalist – il loro mestiere è fare un buon deal che generi ritorni elevati, naturalmente chiedono in cambio
una bella fetta della società e uno o più posti nel board. Ti serviranno per la crescita, perchè generalmente investono
su startup anche early stage ma con business model validato. Qui trovi tutto quello che c’è da sapere sui VC.

Premi, grant, finanziamenti pubblici – Per la loro natura, entità, modalità, in Italia possono assurgere a integrazione
di altre fonti di finanziamento. Spesso i risultati ai quali portano non valgono l’effort necessari a raggiungerli; nel
caso dei premi, attenzione al fatto che portano spesso anche visibilità mediatica che può fare bene, ma anche fare
male.
Incubatori e programmi di accelerazione – sono anche queste soluzioni utili in determinati momenti della startup,
ma il loro valore non è essere una fonte di finanziamento vera e propria (anche perché forniscono molto in servizi),
quanto un supporto per lo sviluppo dell’idea e del business model.

Se vuoi una spiegazione dello startup funding in video, clicca qui.

7 – HAI UN BUON CO-FOUNDER E UN BUON TEAM?


Il timing è tutto per una startup, abbiamo detto sopra. Ma anche il team.

E’ dal team che dipende l’execution, cioè la capacità di realizzare concretamente la missione dell’impresa, e tradurla
in successo. Il team è un’asset della startup, a cui anche gli investitori danno moltissima importanza.

Il team è composto prima di tutto da te che sei il fondatore e probabilmente il leader: abbiamo un video per indicarti
quali sono le caratteristiche vincenti di un buon leader.

Oltre a te, e insieme a te, al timone della startup potrebbe esserci il tuo socio. Se non ce l’hai ancora ti diciamo in
questo articolo, con l’aiuto di Guy Kawasaki, perché dovresti averlo e come fare a trovarlo.

Quando muove i suoi primi passi la startup è composta generalmente da 2-3 persone, ma già nel corso del primo
anno di vita potrebbe avere la necessità di nuovi collaboratori. Le assunzioni in nessuna azienda piccola o grande,
sono semplici; ma in una startup sono cruciali, poiché le persone che si cercano oltre ad avere determinate
competenze e attitudini, dovranno in qualche modo “sposare” la causa ed essere pronte a lavorare con modalità
molto differenti da quelle canoniche. Inoltre dovranno trovare armonia e sinergia con gli altri componenti della
squadra.

Nell’articolo “Team building, le prime 5 persone che devi assumere nella tua startup” avevamo parlato proprio di
questo argomento.

Un team ben strutturato e che lavora bene insieme può portare lontano la startup, è capace di tener duro sotto
pressione e non crollare nei momenti di fallimento e smarrimento. Ma un team forte, non è frutto del caso, è un
obiettivo che si può raggiungere anche adottando una buona comunicazione e coltivando specifiche abitudini che
valorizzano i super poteri di ogni talento individuale.

TEAM BUILDING, LE PRIME 5 PERSONE CHE DEVI ASSUMERE NELLA TUA


STARTUP
IL TEAM È L’ASSETT PIÙ IMPORTANTE DI UNA STARTUP.
E’ di certo molto importante l’idea , ma è cosa nota che nel cammino della maggior parte delle startup, di pivot in
pivot, si arriva alla definizione di un prodotto, servizio e business model molto differenti da ciò che era stata l’idea di
partenza.

Serve quindi un team capace di affrontare e di mantenersi efficace nei cambiamenti, dotata di flessibilità e altre skill
che si completano vicendevolmente. Un articolo di Entrepreneur può aiutare a capire 5 profili di persone (e di
qualità) che devono essere prese in considerazione nel team building della startup, che ruolo dovrebbero
ricoprire e in che modo dovrebbero collaborare.

1. IL CREATIVO: COLUI CHE ACCENDE LA MICCIA


This person is going be the sparkplug behind product inception. They have a hunch or thesis that they can solve
something through software or otherwise.

2. ORIENTATO AI DETTAGLI: TRADUCE L’IDEA DEL CREATIVO IN AZIONE, RACCOGLIE LE INFORMAZIONI NECESSARIE
In a technology company, this person would build out the specs or shell of the product. Essentially, this second person
will help provide the research and information necessary to put the first person’s idea into action.
3. ORIENTATO AI PROCESSI: NELL’AZIONE ASSICURA IL CORRETTO METODO
This is the person who will make sure that there’s a system in place to actually put the concept behind the product or
service into action.

4. IL COSTRUTTORE: IL TECNICO, COSTRUISCE MATERIALMENTE IL PRODOTTO


Especially in the technology world, this builder would be a developer or engineer.

5. L’IMPAZIENTE PROIETTATO SULLA DEADLINE: QUELLO CHE TIENE LA FRUSTA, NON SARÀ IL PIÙ SIMPATICO DEL
TEAM

This person will, for lack of a better term, hold people’s feet to the fire and hold each party accountable.

QUESTI PROFILI SI COMPLETANO RECIPROCAMENTE GENERANDO LA MAGICA SINERGIA CHE PERMETTE ALLE STARTUP
DI CRESCERE. LAVORARE INSIEME E SOTTO PRESSIONE NON È MAI FACILE, ANCHE TRA PERSONE BEN AMALGAMATE E
AFFIATATE. PER SAPERE DI PIÙ SU COME COMUNICARE BENE NEL TEAM PUOI LEGGERE QUESTO ARTICOLO.

IL SUCCESSO DI UNA STARTUP DIPENDE DAL MOMENTO GIUSTO


L’idea non sempre conta. Ci sono idee imprenditoriali che sembrano interessanti. A volte però non è il momento
giusto per svilupparle o ci si trova in un luogo poco adatto a renderle un progetto vincente. Una tecnologia, per
esempio, non sempre giunge sul mercato con l’applicazione giusta; può anche arrivare troppo presto, quando i
potenziali utilizzatori non sono pronti, o troppo tardi, quando la competizione è eccessiva.

Ecco perché in un progetto imprenditoriale il tempo è tutto. Arrivare al momento giusto può fare la differenza tra
successo e insuccesso, o meglio, può generare un vantaggio non da poco. Lo hanno imparato sulla propria pelle
Francesco Giartosio, Giorgio Ugozzoli, Enrico di Oto e Simona de Cesaris, quattro imprenditori di età ed estrazione
differente, che si sono confrontati con Federico Tonelli, investitore al Brainstorming Lounge.

IL MERCATO
L’incontro, organizzato dall’Istituto Italiano Imprenditorialità lo scorso 14 ottobre e ospitato dal Centro Agro
Alimentare di Bologna, il CAAB, in una atmosfera particolare, in quello che di giorno è uno dei mercati della frutta più
grandi e moderni d’Italia.

Innovazione in varie declinazioni: la musica improvvisata di Andrea Mangone ed Ella, e le specialità realizzate a
orario aperitivo da PizzArtist di Bologna – avventura imprenditoriale di due giovani neo-laureati che oggi ha due sedi
ed è una delle pizze più apprezzate della città felsinea. Le altre nuove idee le hanno portate Francesco e Giorgio, con
due progetti imprenditoriali a un livello avanzato di sviluppo: il primo con una tecnologia di realtà aumentata, il
secondo con i droni. E poi Enrico e Simona, due storie più recenti ma non meno affascinanti che iniziano nei
laboratori dell’ateneo bolognese passando per la Silicon Valley.

Questo Brainstorming Lounge fa parte delle iniziative di disseminazione del progetto Unibo Launch Pad ideato
dall’Istituto Italiano Imprenditorialità insieme all’Università di Bologna per stimolare l’innovazione tra i ricercatori e
dottorandi con il coinvolgimento attivo del direttore del CAAB Alessandro Bonfiglioli e della Fondazione del Monte
di Bologna e Ravenna.

IN SILICON VALLEY LA SVOLTA


Quella di Simona de Cesaris è una storia di cambiamento: da un’idea imprenditoriale nata per “valorizzare” la sua
ricerca a una startup nata per rispondere a una “necessità” non risolta (quindi partendo da un’opportunità di
mercato). L’idea iniziale di Simona era di arrivare a realizzare una tecnologia per rilevare il “rumore” fatto dai
parassiti e colpire con pesticidi solo le zone infestate del raccolto. L’intuizione nata nei laboratori universitari, ha
trovato un’applicazione in agrotech che applica la tecnologia più innovativa (robotica, biotecnologie, energie pulite)
all’agricoltura.
Fenomeno ancora irrisorio in Italia (appena 20 le realtà individuate), negli Stati Uniti le agritech startup agritech sono
circa 350 e nel 2015 hanno ricevuto finanziamenti per 4,6 miliardi di dollari . Lo sviluppo tecnologico abbinato alla
produzione agricola sta facendo passi da gigante, attirando intorno alla cosiddetta agricoltura di precisione
investimenti ed esposizione mediatica crescenti.

Il viaggio in California lo scorso luglio è stato per Simona una vera e propria rivoluzione. Ha partecipato con altri
imprenditori al Silicon Valley TVLP, Technology Venture Launch Program, organizzato a Menlo Park con l’obiettivo di
acquisire il modo di pensare e di fare tipico della Silicon Valley attraverso un programma intensivo di lezioni,
laboratori e incontri con investitori e imprenditori locali. «Temevo che il progetto non avrebbe soddisfatto le
aspettative mie e della mia socia. È stato il colloquio diretto Steven Goldberg, investitore del famoso fondo Venrock
e mentor del programma TVLP, a farmi cambiare idea» ha raccontato la giovane imprenditrice. Dalla Silicon Valley,
quindi, la rinuncia che non ha il sapore della sconfitta: «tutt’altro – ha precisato Simona – qui ho capito il vero
significato di una sconfitta, che ti dà la forza di rimetterti in pista con un nuovo progetto, con nuovi sogni e con nuovi
partner, in un settore ancora più stimolante di quello di prima».

VOLARE ALTO, QUASI PER CASO


Anche i droni di Giorgio Ugozzoli trovano applicazioni in agricoltura. Il tema dei droni autonomi è molto interessante
ed è questa la direzione verso cui stanno andando gli sforzi di innovazione del settore. Tuttavia gli ostacoli verso la
realizzazione di questi sistemi a oggi sono più di carattere normativo che tecnologico. Giorgio, durante il meeting
bolognese, ha parlato dei sui inizi come giocatore professionista di basket, in Argentina, e come consulente in
aziende di diversi settori, tra i quali le telecomunicazioni. Una carriera di oltre trent’anni passati a generare
innovazioni «quasi sempre per caso, seguendo le mie passioni» come ha spiegato.

I sui droni sono nati quando ancora il termine non era familiare a molti. Il compito della sua azienda, AeroDron, è
anticipare i tempi: lavorare a una tecnologia ora che il mercato non è ancora maturo dal punto di vista normativo e
soprattutto non sono note le applicazioni che porteranno i droni nella vita di tutti i giorni. «Immaginate se tutti
volessero la consegna della pizza con i droni come diventerebbe il cielo sopra le nostre città».

Il drone di AeroDron è una macchina leggera che come tale riesce a non rientrare nei limiti imposti dalle norme di
sicurezza vigenti così da poter volare dove tanti altri non possono.

LA TESTARDAGGINE
Altra storia di decisioni e di testardaggine è quella di Francesco Giartosio. Imprenditore seriale approda un po’ di
anni fa alla tecnologia dei “glasses”. Lo fa un attimo prima che colosso di Mountain View realizzasse Google Glasses,
un prodotto che, dopo una partenza entusiasmante, è stato messo da parte circa tre anni fa a causa di una reazione
negativa del mercato in termini di invasione di privacy per via della telecamera in dotazione. Il progetto di Google
scompare dal mercato (anche se si dice che sia portato avanti nei segretissimi laboratori Google X) mentre quello di
Francesco continua: «abbiamo progettato una tecnologia che aggiunge le informazioni a occhiali comuni
proiettandole sulla lente attraverso tecnologie ologrammatiche e, ora, nano particelle». Tanti anni di lavoro e
caparbietà, ma è un successo.

Quella di GlassUp è una della campagne di crowdfunding di maggior successo alla quale segue anche un equity
crowfunding. «I miei manager hanno comprato le azioni della nostra azienda, contribuendo alla campagna, senza
che fossi io a chiederlo» ha spiegato l’imprenditore. L’innovazione di GlassUp arriverà a metà 2017. Anche a lui il
programma di TVLP.co in Silicon Valley ha lasciato un segno indelebile, soprattutto dopo la richiesta di Plug And Play,
il grande incubatore di Sunnyvale, di presentare GlassUp ai sui investitori.

COMPETITIVITÀ
«Quando ti trovi in Italia, magari nel laboratorio assieme ai colleghi, non pensi che la tua idea possa davvero avere
successo. Poi arrivi in Silicon Valley e ti trovi a fare delle scelte e a validare il progetto in uno degli ambienti più
competitivi al mondo. Ti cambia proprio il modo di interpretare il futuro». Prima della full immersion californiana
non le avrebbe mai dette queste parole Enrico Di Oto, classe 1983, con laurea in biologia, specialistica in patologia
clinica e PhD nel 2016. Enrico è vincitore della prima edizione del programma Unibo Launchpad con la sua
invenzione, la “DoMo Genetics”. Di ritorno dal viaggio-studio americano ha dato slancio all’idea originale e ha
costituito la nuova impresa ribrandizzata “Oncology and Cytogenetic Products”, con l’obiettivo di ridurre i costi e i
tempi per la diagnostica in oncologia.

NON PERDERE TEMPO


Italiane e piene di forza sono le parole dell’investitore di IAG, Federico Tonelli. Notaio nella vita quotidiana, è un
appassionato di tecnologia e innovazione. Racconta di come timidamente si è avvicinato ai primi investimenti e di
come oggi, dopo aver visto centinaia di progetti imprenditoriali, è in grado si esprimere pareri su tecnologie e fare
previsioni di quali progetti avranno successo. Federico è stato anche mentore di Simona ed Enrico durante l’Unibo
Launch Pad e cita diverse startup di successo di Bologna alle quali ha contribuito. «Il nostro territorio ha una
profonda cultura imprenditoriale e ottime università. Dobbiamo contribuire alla sua crescita». Federico ricorda che
l’Italia ha ingegneri qualificati e cita il caso di alcune startup che dalla Silicon Valley hanno deciso di avere personale
tecnico in Italia come per esempio accade presso l’incubatore romano Luiss Enlabs con il caso di AdEspresso nata a
Mountain View.

Il tempo, visto dagli occhi di un investitore, sembra andare a una velocità diversa: «è importante non perdere tempo
e dedicarsi tutti i giorni al progetto imprenditoriale per onorare sé stessi e chi ci ha creduto al punto di scommettere
i propri capitali».

Contributor: Paolo Tomassone, Giornalista Askanews e Bruno Iafelice, Ceo TVLP

IL GLOSSARIO DELLA STARTUP E DEL VENTURE CAPITAL: TUTTE LE


PAROLE CHE DEVI CONOSCERE PER CAPIRE QUESTO MONDO.

<A>
Acceleratore. Programma di supporto allo sviluppo delle startup che ha una durata definita e che prevede il
coinvolgimento di mentor e partner industriali. Di solito ogni programma termina con un demo day in cui le startup
incontrano imprese e investitori.

Acquisition. E’ quanto avviene quando una società acquisisce completamente o (la maggioranza delle quote) di
un’altra società. Può essere “amichevole” (agreed upon) o ostile (senza accordo).

Acqui-hire. E’ l’acquisto formale da parte di una società di un’altra società (generalmente in difficoltà) con lo scopo
di acquisirne i talenti, cioè le persone che ci lavorano. Nel mondo startup, l’acqui-hire spesso è il soft landing (cioè
l’alternativa più indolore) rispetto alla chiusura della startup stessa.

Agile. E’ una metodologia nata in ambito di sviluppo software e promuove lo sviluppo incrementale del software
stesso, enfatizzando la collaborazione e l’adattabilità.

<B>
Brevetto (o patent). E’ il titolo, assegnato dagli uffici preposti, che tutela un’innovazione tecnica, oppure un
prodotto o un processo che fornisce una nuova soluzione a un determinato problema tecnico. Consente a chi ha
realizzato un’invenzione di poterla produrre e commercializzare in esclusiva nello stato in cui il brevetto è stato
richiesto. Tecnologie coperte da brevetti sono molto più difendibili sul mercato.

Business angel – Sono gli investitori cosiddetti informali, di solito singole persone con disponibilità finanziaria tipo
manager o imprenditori che si appassionano a una startup e portano a essa sia capitale sia esperienze, conoscenze,
contatti. I business angel a differenza dei fondi di investimento investono risorse proprie e spesso la loro motivazione
non è esclusivamente finanziaria. I business angel investono anche in gruppo al fine di differenziare le operazioni e
quindi distribuire il rischio. (vedi la guida per capire i business angel).
Business plan. Documento nel quale un progetto di impresa, o un piano di sviluppo, viene esposto in termini di
linguaggio aziendale, con riferimento alle variabili strategiche, tecnologiche, commerciali ed economico-finanziarie.
Esso è la base per la richiesta del capitale di rischio e quindi è, spesso, per l’imprenditore il primo strumento di
contatto con l’investitore istituzionale.

B2a, b2b, b2c, b2b2c. Sono le sigle che indicano come il modello di business intende rivolgersi al mercato: b2a
significa che si rivolge alla pubblica amministrazione, b2b che è un modello da business a business quindi i clienti
sono altre imprese, b2c indica che il cliente è consumer, quindi l’utente finale, mentre b2b2c indica che il prodotto è
pensato per l’utente finale ma che è venduto tramite altre aziende che a loro volta lo portano sul mercato al
dettaglio.

Burn Rate. La velocità con la quale la startup spende le risorse finanziarie rese disponibili dai finanziamenti. Più il
burn rate è elevato meno sarà il tempo che la startup ha a disposizione per rendere il suo progetto sostenibile sul
mercato.

Buy-out. Tecnica finanziaria diretta all’acquisizione di un’impresa mediante il ricorso prevalente al capitale di debito,
che verrà per lo più rimborsato con l’utilizzo dei flussi di cassa positivi generati dall’impresa stessa.

Buy back. Il buy back è il riacquisto da parte della startup delle quote societarie detenute da altri investitori. Non è
molto frequente, ma può avvenire quando la startup ha sufficiente liquidità per farlo, anche in previsione di nuovi
round d’investimento.

<C>
Capital Gain. Differenza tra il prezzo di acquisto di una partecipazione e il ricavo derivante dalla sua vendita.
Rappresenta la fonte di ricavo principale per un investitore nel capitale di rischio.

Cash flow. E’ il flusso di cassa, cioè la differenza tra entrate e uscite di una società in un determinato periodo. Per le
startup che generano fatturato, il cash flow rappresenta anche una componente di autofinanziamento.

Closing. Momento della conclusione di un’operazione di investimento, generalmente coincidente con la girata delle
azioni (quote) della società acquisita e il conseguente versamento del prezzo di acquisto da parte dell’investitore.

Committment. E’ l’impegno dell’investitore (rappresentata da una cifra) a portare la startup nella fase di due
diligence, che se si conclude bene, porta all’investimento effettivo.

Corporate governance. Insieme delle regole che definiscono i comportamenti da rispettare per il buon governo
dell’impresa e i rapporti tra i soci e il management.

Corporate venture capital. Fondo di venture capital derivante dalle attività di investimento di un’azienda, di solito
aziende di grandi dimensioni. Esistono anche Cvc collettivi dove più aziende fanno convergere le loro risorse per gli
investimenti.

Convertible note. Una convertible note è un veicolo di investimento spesso utilizzato dagli investitori seed che
investono in startup che desiderano rimandare la valutazione della startup al momento di un nuovo round di
finanziamento o al raggiungimento di una milestone. Sono strutturate come come prestiti , ma che possono essere
in una fase successiva convertiti in equity, cioè quote della società. Per l’investitore è dunque un prestito, per la
startup un debito. Al fine di compensare l’investitore business angel per il rischio aggiuntivo di aver già investito nel
round seed precedente, le convertible note contengono clausole aggiuntive di compensazione o sconti.

<D>
Deal. E’ l’affare, cioè la chiusura dell’operazione d’investimento.

Deal flow. Flusso delle opportunità di investimento individuate e analizzate da un investitore nel capitale di rischio.
Diluizione. La dilution è riferita alle quote societarie e consiste nella diminuzione del valore delle quote detenute
provocata dall’aumento di capitale o emissione di nuove quote o esercizio di stock options e altri eventi che incidono
sull’assetto delle quote societarie.

Direct Listing. Direct Public Offering è un metodo con il quale è possibile quotarsi in Borsa, simile all’IPO. E’ un
metodo più snello e meno costoso, forse con più rischi, rispetto all’IPO, poichè è l’azienda stessa a gestire il processo
in modo diretto senza impiegare i servizi degli intermediari finanziari, tipicamente banche di investimento; senza
compiere il roadshow per raccogliere l’impegno dagli azionisti potenziali e senza definire un prezzo di debutto
dell’azione.

Disinvestimento. Cessione, totale o parziale, della partecipazione detenuta dall’investitore al termine di


un’operazione di investimento e una volta raggiunti gli obiettivi di creazione di valore all’interno dell’azienda
partecipata.

Disruption. L’innovazione disruptive è quella che rappresenta una rottura molto decisa con il mercato o il settore nel
quale avviene: può essere una tecnologia (un prodotto), un modello di business, l’identificazione di una nuova
audience, un cambiamento radicale nei prezzi di mercato.

Down round. Si definsce tale il round d’investimento nel quale i nuovi investitori acquisiscono quote della società
dando una valutazione (della startup) inferiore a quella attribuita in precedenti round. Determina la diluizione degli
investitori pre-esistenti.

Drag along. Diritto dell’investitore nel capitale di rischio di obbligare gli altri soci alla vendita del controllo
dell’impresa, in genere qualora le previste, alternative modalità di disinvestimento da parte dell’investitore non
siano state perseguibili entro un termine concordato (definito anche Diritto di trascinamento).

Due diligence. Insieme di attività, svolte direttamente dall’investitore o per mezzo di consulenti esterni, volte ad
approfondire, preventivamente all’investimento, “lo stato di salute” dell’impresa e la corrispondenza dei contenuti
del business plan.

<E>
Early stage financing. Investimento in capitale di rischio effettuato nelle prime fasi di vita di un’impresa, comprende
sia le operazioni di seed sia quelle di startup.

Elevator pitch o semplicemente pitch. Si tratta della modalità di presentazione in cui la startup in pochi minuti
illustra a potenziali investitori e partner industriali le sue attività e il suo progetto d’impresa. Gli elevator pitch
possono avere una durata compresa tra il minuto e mezzo e gli 8-10 minuti e sono supportati da una presentazione
di poche slide denominata pitch deck o da modalità più creative e variegate, come abbiamo visto nello show tv.

Equity. Capitale proprio dell’azienda, versato, generalmente, attraverso la sottoscrizione di titoli azionari o quote. La
sua remunerazione dipende dalla redditività e dal successo dell’iniziativa, sia in termini di utile prodotto e distribuito
ai soci tramite dividendi, sia in termini di aumento di valore delle azioni. L’investitore in cambio del suo apporto
chiede una parte di equity, variabile in base a diversi elementi tra cui l’evaluation pre-money, cioè il valore della
startup prima dell’investimento.

Exit. Termine con il quale si identifica il disinvestimento, e cioè la cessione, totale o parziale, della partecipazione
detenuta dall’investitore al temine di un’operazione di investimento e una volta raggiunti gli obiettivi di creazione di
valore all’interno dell’azienda partecipata. La exit può per esempio avvenire per operazioni di acquisizione o per
quotazione in Borsa.

Expansion financing. Investimento in capitale di rischio effettuato nelle fasi di sviluppo dell’impresa, realizzato
attraverso un aumento di capitale e finalizzato a espandere (geograficamente, merceologicamente ecc.) un’attività
già esistente.
<F>
Follow on. Successivo investimento nel capitale di rischio di un’impresa già partecipata dallo stesso investitore.

Fondo d’investimento mobiliare chiuso. Strumento finanziario che raccoglie capitali presso investitori istituzionali
(quali banche, fondazioni, compagnie assicurative, fondi pensione) e presso privati, per investirli nel capitale di
rischio di imprese non quotate.

<I>
Incubatore. Si tratta di strutture che offrono alle startup i finanziamenti iniziali, lo spazio dove lavorare, il supporto di
professionisti e di mentor al fine di aiutarle a superare la fase iniziale di validazione del progetto d’impresa. Di solito
la permanenza all’interno dell’incubatore ha una durata definita.

Initial Public Offering (IPO). Offerta pubblica di vendita o di sottoscrizione di azioni di un’impresa, finalizzata ad
avviare il processo di quotazione in Borsa.

Inoptati, diritti. In occasione di nuovi aumenti di capitale la società offre agli azionisti un numero di diritti
proporzionale alle azioni già possedute, diritti che consento l’acquisto delle nuove azioni in emissione al prezzo
stabilito dell’offerta. Se questi diritti non vengono esercitati dall’azionista vengono definiti inoptati e vengono
venduti dall’emittente in un’asta che dura 5 giorni.

Investitore. Può essere di diversi tipi, nelle aziende startup generalmente investono business angel, fondi di venture
capital e investitori dal mondo industriale.

Investitore captive. Operatore nel capitale di rischio posseduto per una quota di maggioranza da un’istituzione
finanziaria o industriale che ne definisce le linee strategiche e operative e gli fornisce i capitali necessari per l’attività
di investimento. Si contrappone all’investitore indipendente.

Investitore indipendente. Operatore nel capitale di rischio non riconducibile, in termini sia di emanazione sia di
provenienza dei capitali utilizzati, a un’altra istituzione finanziaria o industriale, mantenendo, pertanto, totale
autonomia strategica e gestionale.

Investment agreement. Contratto di investimento che contiene l’insieme delle clausole che regolano l’operazione di
acquisizione della partecipazione.

Investment company. Operatore del capitale di rischio, differente dalle Sgr generaliste, specificamente dedicato
all’Italia. A partire dal 2011 tale dicitura sostituisce la precedente ‘country fund’.

IP o Intellectual Property. E’ l’insieme dei principi giuridici che regola le questioni brevettuali, la tutela del brand
(marchio, logo, ecc) e il copyright eventuale. E’ un argomento molto delicato, geograficamente variegato, e in
grande evoluzione che può richiedere, anche nella startup, la consulenza di uno professionista specializzato.

<L>
Large deal. Investimento di importo (equity) compreso tra i 150 milioni di euro e i 300 milioni di euro.

Liquidation preference. Clausola che può essere contenuta nel contratto di investimento al fine di definire una
distribuzione preferenziale per l’investitore del ricavato derivante dalla vendita della società o da altri eventi
liquidatori.

Lock-up. Accordo tra i soci di una società in base al quale tutti o parte di questi si impegnano a non cedere le proprie
partecipazioni prima di una predeterminata scadenza.

Love capital o Fff. Si tratta del capitale raccolto nella fase precedente la creazione stessa della startup, capitale che
viene raccolto presso familiari, parenti, amici. Noto anche come Family, friend and fool (Fff).
<M>
Mega deal. Investimento di importo (equity) superiore ai 300 milioni di euro.

Mentor. Sono i professionisti, esperti, manager, imprenditori che dedicano del tempo a consigliare le startup sulle
loro azioni strategiche e tattiche. Si solito i mentor sono anche business angel o operano all’interno di incubatori e
programmi di accelerazione. Ci sono mentor con competenze tecnologiche e

Milestone. Momenti di verifica del percorso di sviluppo di una iniziativa generalmente legati al raggiungimento di
dati obiettivi.

Mvp, Minimum viable product. La prima versione del prodotto che serve sia per testarne le funzionalità e
raccogliere i primi commenti dagli utenti iniziali , sia per mostrare ai potenziali investitori o partner finanziari la
capacità di realizzazione di ciò che ci si propone di fare aumentando così la credibilità del progetto.

<N>
NDA

Non-disclosure agreement. Un accordo tipico attraverso il quale due o più parti (la startup e gli investitori, p.e.) si
impegnano alla riservatezza sulle informazioni sensibili e confidenziali condivise.

<O>
Option Plan. È il piano per l’assegnazione delle opzioni, quindi i diritti di acquistare una determinata quantità di
quote o azioni a un prezzo predeterminato, fino a che non sono esercitate non generano redditto e quindi non sono
soggette a tassazione. L’option pool è il pacchetto di azioni o quote che vengono destinate ai dipendenti, manager,
collaboratori dell’azienda.

Open Innovation. Secondo il fondatore del concetto Henry Chesbrough, l’open innovation è un processo di sviluppo
di nuovo valore, innovazione e avanzamento tecnologico di un’azienda attraverso il ricorso a risorse esterne
all’azienda stessa. Nel contesto startup, questo concetto è divenuto molto importante poichè ha creato un modello
di riferimento per la collaborazione tra aziende consolidate e startup.

<P>
Pivot. Termine che deriva dal gergo del basket e che indica il cambio di strategia di una startup in relazione per
esempio al posizionamento del sui prodotto o servizio sul mercato o alle modifiche al prodotto stesso per renderlo
più interessante agli acquirenti. Il pivoting avviene dopo che la startup ha testato il suo modello originale scoprendo
che modificandolo si ottengono migliori risultati.

Portfolio company. Impresa presente nel portafoglio di un investitore nel capitale di rischio.

Private debt. Termine utilizzato per indicare, in modo generale, l’attività dell’investitore in capitale di debito.

Private equity. Termine utilizzato per indicare, in modo generale, l’attività dell’investitore nel capitale di rischio,
facendo specifico riferimento alle operazioni di investimento realizzate in fasi del ciclo di vita delle aziende
successive a quella iniziale.

<R>
Replacement capital. Investimento finalizzato alla ristrutturazione della compagine societaria di un’impresa, in cui
l’investitore nel capitale di rischio si sostituisce, temporaneamente, a uno o più soci non più interessati a proseguire
l’attività.

Round di investimento A, B, C. Sono le varie fasi di raccolta del capitale che seguono le fasi di Fff, pre-seed e seed.
Ogni nuovo round di raccolta di capitali è contrassegnato dalla lettera in modo da evidenziare la capacità della
startup di trovare finanziatori e quindi il suo percorso di crescita e sviluppo. Secondo alcuni puristi anche la
quotazione in Borsa (Ipo) è da considerarsi come round di finanziamento.

<S>
SaaS. Software as a service. Il modello di distribuzione del software oggi prevalente tra le software company,
abilitato dal cloud, che prevede che una certa applicazione venga messa a disposizione del cliente via internet e
venduta come abbonamento. E’ principalmente sviluppato per il B2B.

Scaleup. La scaleup è una società innovativa che ha già sviluppato il suo prodotto o servizio, ha definito il suo
business model (scalabile e ripetibile), opera sul mercato e presenta alcune caratteristiche di successo che le
permettono di ambire a una crescita internazionale in termini di mercato, business, organizzazione, fatturato. Sotto
il profilo finanziario, lo scopo della scaleup e della sua crescita è anche quello di ripagare i suoi investitori, attraverso
una forma di exit.

Seed. Investimento nella primissima fase di sperimentazione dell’idea d’impresa quando è ancora da dimostrare la
validità tecnica del prodotto o servizio.

Spin off. Creazione di una società indipendente ed autonoma, derivante dallo scorporo di uno o più determinati rami
d’azienda (spin-off industriale) ovvero di uno o più prodotti derivanti dall’attività di ricerca (spin-off di ricerca, o
accademico).

Stage. E’ la fase di sviluppo in cui si trova una startup. Non ci sono regole precise o indicatori fissi per stabilire in che
fase una startup sia, poichè vanno considerate diverse metriche e condizioni. Le categorie, rispetto alla raccolta di
investimenti, sono early-stage (che comprende il seed); expansion (che comprende first, second and mezzanine
financing); later stage (che viene definito anche bridge stage, se la startup va verso l’IPO).

Startup. è un’attività d’impresa innovativa nella sua fase di avvio. Può, e generalmente è, basata su una componente
tecnologica molto forte, a volte tutelabile attraverso brevetti. Per essere appetibile agli occhi dell’investitore la
startup deve essere scalabile e “fast growing”, cioè capace di crescere velocemente in diversi mercati, anche
internazionali. La definizione sintetica, coniata da Steve Blank, è oggi “La startup è un’organizzazione temporanea,
che ha lo scopo di cercare un business model scalabile e ripetibile”.

Startup financing. Investimento finalizzato all’avvio di un’attività imprenditoriale, quando non si conosce ancora la
validità commerciale del prodotto/servizio, ma esiste già almeno un prototipo.

<T>
Tag along. Diritto dell’investitore nel capitale di rischio di partecipare, pro-quota, alla vendita, nel caso in cui gli altri
soci decidano di cedere la loro partecipazione nell’impresa (definito anche Diritto di co-vendita).

Target company. Impresa oggetto di investimento da parte di un investitore nel capitale di rischio.

Term Sheet. E’ un documento preparatorio del contratto vero e proprio, firmato da startup e investitore che delinea
i punti essenziali dell’accordo e, generalmente, vincola la startup a non portare avanti trattative con altri investitori.

Traction. E’ usata con diverse accezioni, generalmente si riferisce alle metriche (KPI), cioè è l’insieme degli elementi,
per esempio numero di utenti attivi, traffico sul sito web, che consentono di valutare quanto il prodotto o servizio
trova positivo riscontro sul mercato. Spesso gli investitori li richiedono sia per comprendere meglio il modello della
startup sia perché ciò denota che è già presente il Mvp.

Trade sale. Modalità di disinvestimento, attraverso la quale la partecipazione detenuta dall’investitore nel capitale di
rischio viene ceduta ad un acquirente industriale, determinato all’acquisto in virtù di una motivazione strategica.

Tranche di investimento. Suddivisione del versamento dell’ammontare di investimento in più rate generalmente
subordinate al raggiungimento di dati obiettivi.
Turnaround financing. Operazione con la quale un investitore nel capitale di rischio acquisisce un’impresa in dissesto
finanziario al fine di ristrutturarla e renderla nuovamente profittevole.

<V>
Valuation. E’ il processo attraverso il quale il valore di una startup viene individuato e determina quindi quanto
capitale la startup può riuscire a raccogliere e cedendo quale equity. Nelle trattative tra startup e investitori è
spesso oggetto di contrasto, sopratutto nelle fasi early stage. I round d’investimento successivi al primo sono
tendenzialmente influenzati dalla valutazione nel primo investimento.

Venture Capital. Attività di investimento in capitale di rischio realizzata da operatori professionali e finalizzata alla
realizzazione di operazioni di early stage ed expansion.

<W>
Way out. Sono le modalità di disinvestimento, o exit , dall’azienda che possono prendere la forma di Ipo, trade sale,
buy back, write off.

Write off. Abbattimento totale o parziale del valore della partecipazione detenuta da un investitore nel capitale di
rischio a seguito della perdita di valore permanente della società partecipata ovvero della sua liquidazione o
fallimento con conseguente riduzione della quota detenuta o uscita definitiva dalla compagine azionaria.

Fonte: https://www.startupbusiness.it/