Sei sulla pagina 1di 76

Decreto legislativo 3 aprile 2006, n.

152
Norme in materia ambientale

(G.U. n. 88 del 14 aprile 2006)

INDICE GENERALE
Parte prima - Disposizioni comuni e principi generali

1. .............. Ambito di applicazione.


2. .............. Finalità.
3. .............. Criteri per l'adozione dei provvedimenti successivi.
3-bis. ......... Principi sulla produzione del diritto ambientale
3-ter. ......... Principio dell'azione ambientale.
3-quater. .... Principio dello sviluppo sostenibile.
3-quinquies. Principi di sussidiarietà e di leale collaborazione.
3-sexies. .... Diritto di accesso alle informazioni ambientali e di partecipazione a scopo
collaborativo.

Parte seconda - Procedure per la valutazione ambientale strategica (VAS), per la


valutazione d'impatto ambientale (VIA) e per l'autorizzazione ambientale integrata
(IPPC)

Titolo I - Norme generali

4. .............. Finalità
5. .............. Definizioni.
6. .............. Oggetto della disciplina
7. .............. Competenze
8. .............. Norme di organizzazione
8-bis. ......... Commissione istruttoria per l'autorizzazione integrata ambientale – IPPC
9. .............. Norme procedurali generali
10. ............ Norme per il coordinamento e la semplificazione dei procedimenti

Titolo II - Valutazione ambientale strategica – VAS

11. ............ Modalità di svolgimento


12. ............ Verifica di assoggettabilità
13. ............ Redazione del rapporto ambientale
14. ............ Consultazione
15. ............ Valutazione del rapporto ambientale e degli esiti i risultati della consultazione
16. ............ Decisione
17. ............ Informazione sulla decisione
18. ............ Monitoraggio

Titolo III - La Valutazione di impatto ambientale

19. ............ Modalità di svolgimento


20. ............ Verifica di assoggettabilità
21............... Definizione dei contenuti dello studio di impatto ambientale
22. ............ Studio di impatto ambientale
23. ............ Presentazione dell'istanza
24. ............ Consultazione
25. ............ Valutazione dello studio di impatto ambientale e degli esiti della consultazione
26. ............ Decisione
27. ............ Informazione sulla decisione
28. ............ Monitoraggio
29. ............ Controlli e sanzioni

Titolo III-bis. L'autorizzazione integrata ambientale

29-bis. ............Individuazione e utilizzo delle migliori tecniche disponibili


29-ter. ............Domanda di autorizzazione integrata ambientale
29-quater. .......Procedura per il rilascio dell'autorizzazione integrata ambientale
29-quinquies. ..Indirizzi per garantire l'uniforme applicazione sul territorio nazionale
29-sexies. .......Autorizzazione integrata ambientale
29-septies. ......Migliori tecniche disponibili e norme di qualità ambientale
29-octies. ........Rinnovo e riesame
29-nonies. .......Modifica degli impianti o variazione del gestore
29-decies. .......Rispetto delle condizioni dell'autorizzazione integrata ambientale
29-undecies. ...Inventario delle principali emissioni e loro fonti
29-duodecies. ..Comunicazioni
29-terdecies. ...Scambio di informazioni
29-quattuordecies. Sanzioni

Titolo IV - Valutazioni ambientali interregionali e transfrontaliere

30. ............ Impatti ambientali interregionali


31. ............ Attribuzione competenze
32. ............ Consultazioni transfrontaliere
32-bis. ....... Effetti transfrontalieri

Titolo V - Norme transitorie e finali

33. ............ Oneri istruttori


34. ............. Norme tecniche, organizzative e integrative
35. ............ Disposizioni transitorie e finali
36. ............ Abrogazioni e modifiche
37. - 52. ..... (abrogati)

Parte terza - Norme in materia di difesa del suolo e lotta alla desertificazione, di
tutela delle acque dall'inquinamento e di gestione delle risorse idriche

Sezione I - Norme in materia di difesa del suolo e lotta alla desertificazione

Titolo I - Principi generali e competenze

Capo I - Principi generali

53. ............ Finalità.


54. ............ Definizioni.
55. ............ Attività conoscitiva.
56. ............ Attività di pianificazione, di programmazione e di attuazione.

Capo II - Competenze

57............... Presidente del Consiglio dei Ministri, Comitato dei Ministri per gli interventi nel
settore della difesa del suolo.
58. ............ Competenze del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare.
59. ............ Competenze della conferenza Stato-regioni.
60. ............ Competenze dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale - APAT.
61. ............ Competenze delle regioni.
62. ............ Competenze degli enti locali e di altri soggetti.
63. ............ Autorità di bacino distrettuale.

Titolo II - I distretti idrografici, gli strumenti, gli interventi

Capo I - Distretti idrografici

64. ............ Distretti idrografici.

Capo II - Gli strumenti

65. ............ Valore, finalità e contenuti del piano di bacino distrettuale.


66. ............ Adozione ed approvazione dei piani di bacino.
67. ............ I piani stralcio per la tutela dal rischio idrogeologico e le misure di prevenzione per
le aree a rischio.
68. ............ Procedura per l'adozione dei progetti di piani stralcio.

Capo III - Gli interventi

69. ............ Programmi di intervento.


70. ............ Adozione dei programmi.
71. ............ Attuazione degli interventi.
72. ............ Finanziamento.

Sezione II - Tutela delle acque dall'inquinamento

Titolo I - Principi generali e competenze

73. ............ Finalità.


74. ............ Definizioni.
75. ............ Competenze.

Titolo II - Obiettivi di qualità

Capo I - Obiettivo di qualità ambientale e obiettivo di qualità per specifica destinazione

76. ............ Disposizioni generali.


77. ............ Individuazione e perseguimento dell'obiettivo di qualità ambientale.
78. ............ Standard di qualità per l'ambiente acquatico.
79. ............ Obiettivo di qualità per specifica destinazione.

Capo II - Acque a specifica destinazione


80. ............ Acque superficiali destinate alla produzione di acqua potabile.
81. ............ Deroghe.
82. ............ Acque utilizzate per l'estrazione di acqua potabile.
83. ............ Acque di balneazione.
84. ............ Acque dolci idonee alla vita dei pesci.
85. ............ Accertamento della qualità delle acque idonee alla vita dei pesci.
86............... Deroghe.
87. ............ Acque destinate alla vita dei molluschi.
88. ............ Accertamento della qualità delle acque destinate alla vita dei molluschi.
89. ............ Deroghe.
90. ............ Norme sanitarie.

Titolo III - Tutela dei corpi idrici e disciplina degli scarichi

Capo I - Aree richiedenti specifiche misure di prevenzione dall'inquinamento e di risanamento

91. ............ Aree sensibili.


92. ............ Zone vulnerabili da nitrati di origine agricola.
93. ............ Zone vulnerabili da prodotti fitosanitari e zone vulnerabili alla desertificazione.
94. ............ Disciplina delle aree di salvaguardia delle acque superficiali e sotterranee destinate
al consumo umano.

Capo II - Tutela quantitativa della risorsa e risparmio idrico

95. ............ Pianificazione del bilancio idrico.


96. ............ Modifiche al regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775.
97. ............ Acque minerali naturali e di sorgenti.
98. ............ Risparmio idrico.
99. ............ Riutilizzo dell'acqua.

Capo III - Tutela qualitativa della risorsa: disciplina degli scarichi

100. ........... Reti fognarie.


101. ........... Criteri generali della disciplina degli scarichi.
102. ........... Scarichi di acque termali.
103. ........... Scarichi sul suolo.
104. ........... Scarichi nel sottosuolo e nelle acque sotterranee.
105. ........... Scarichi in acque superficiali.
106. ........... Scarichi di acque reflue urbane in corpi idrici ricadenti in aree sensibili.
107. .......... Scarichi in reti fognarie.
108. .......... Scarichi di sostanze pericolose.

Capo IV - Ulteriori misure per la tutela dei corpi idrici

109. ........... Immersione in mare di materiale derivante da attività di escavo e attività di posa in
mare di cavi e condotte.
110. .......... Trattamento di rifiuti presso impianti di trattamento delle acque reflue urbane.
111. ........... Impianti di acquacoltura e piscicoltura.
112. ........... Utilizzazione agronomica.
113. ........... Acque meteoriche di dilavamento e acque di prima pioggia.
114. ........... Dighe.
115. ........... Tutela delle aree di pertinenza dei corpi idrici.
116. ........... Programmi di misure.

Titolo IV - Strumenti di tutela

Capo I - Piani di gestione e piani di tutela delle acque

117. ........... Piani di gestione e registro delle aree protette.


118. ........... Rilevamento delle caratteristiche del bacino idrografico ed analisi dell'impatto
esercitato dall'attività antropica.
119. ........... Principio del recupero dei costi relativi ai servizi idrici.
120. ........... Rilevamento dello stato di qualità dei corpi idrici.
121. ........... Piani di tutela delle acque.
122. ........... Informazione e consultazione pubblica.
123. ........... Trasmissione delle informazioni e delle relazioni.

Capo II - Autorizzazione agli scarichi

124. ........... Criteri generali.


125. ........... Domanda di autorizzazione agli scarichi di acque reflue industriali.
126. ........... Approvazione dei progetti degli impianti di trattamento delle acque reflue urbane.
127. ........... Fanghi derivanti dal trattamento delle acque reflue.

Capo III - Controllo degli scarichi

128. .......... Soggetti tenuti al controllo.


129. ........... Accessi ed ispezioni.
130. ........... Inosservanza delle prescrizioni della autorizzazione allo scarico.
131. ........... Controllo degli scarichi di sostanze pericolose.
132. ........... Interventi sostitutivi.

Titolo V - Sanzioni

Capo I - Sanzioni amministrative

133. .......... Sanzioni amministrative.


134. ........... Sanzioni in materia di aree di salvaguardia.
135. ........... Competenza e giurisdizione.
136. ........... Proventi delle sanzioni amministrative pecuniarie.

Capo II - Sanzioni penali

137. ........... Sanzioni penali


138. ........... Ulteriori provvedimenti sanzionatori per l'attività di molluschicoltura.
139. ........... Obblighi del condannato.
140. ........... Circostanza attenuante.

Sezione III - Gestione delle risorse idriche

Titolo I - I principi generali e competenze

141. .......... Ambito di applicazione.


142. ........... Competenze.
143. ........... Proprietà delle infrastrutture.
144. ............ Tutela e uso delle risorse idriche.
145. ........... Equilibrio del bilancio idrico.
146. ........... Risparmio idrico.

Titolo II - Servizio idrico integrato

147. .......... Organizzazione territoriale del servizio idrico integrato.


148. ........... Autorità d'ambito territoriale ottimale.
149. ........... Piano d'ambito.
150. .......... Scelta della forma di gestione e procedure di affidamento.
151. ........... Rapporti tra autorità d'ambito e soggetti gestori del servizio idrico integrato.
152. ........... Poteri di controllo e sostitutivi.
153. .......... Dotazioni dei soggetti gestori del servizio idrico integrato.
154. .......... Tariffa del servizio idrico integrato.
155. .......... Tariffa del servizio di fognatura e depurazione.
156. .......... Riscossione della tariffa.
157. .......... Opere di adeguamento del servizio idrico.
158. ........... Opere e interventi per il trasferimento di acqua.

Titolo III - Vigilanza, controlli e partecipazione

159. ........... Autorità di vigilanza sulle risorse idriche e sui rifiuti.


160. ........... Compiti e funzioni dell'Autorità di vigilanza.
161. ........... Osservatorio sulle risorse idriche e sui rifiuti.
162. ........... Partecipazione, garanzia e informazione degli utenti.
163. ........... Gestione delle aree di salvaguardia.
164. ........... Disciplina delle acque nelle aree protette.
165. ............ Controlli.

Titolo IV - Usi produttivi delle risorse idriche

166. .......... Usi delle acque irrigue e di bonifica.


167. .......... Usi agricoli delle acque.
168. ........... Utilizzazione delle acque destinate ad uso idroelettrico.
169. ........... Piani, studi e ricerche.

Sezione IV - Disposizioni transitorie e finali

170. .......... Norme transitorie.


171. ........... Canoni per le utenze di acqua pubblica.
172. .......... Gestioni esistenti.
173. ........... Personale.
174. ........... Disposizioni di attuazione e di esecuzione.
175. .......... Abrogazione di norme.
176. ........... Norma finale.

Parte quarta - Norme in materia di gestione dei rifiuti e di bonifica dei siti inquinati

Titolo I - Gestione dei rifiuti

Capo I - Disposizioni generali


177. .......... Campo di applicazione.
178. ........... Finalità.
179. ........... Criteri di priorità nella gestione dei rifiuti.
180. ........... Prevenzione della produzione di rifiuti.
181. .......... Recupero dei rifiuti.
181-bis. .... Materie, sostanze e prodotti secondari.
182. .......... Smaltimento dei rifiuti.
183. .......... Definizioni.
184. ........... Classificazione.185. Limiti al campo di applicazione.
186. .......... Terre e rocce da scavo.
187. ........... Divieto di miscelazione di rifiuti pericolosi.
188. ........... Oneri dei produttori e dei detentori.
189. ........... Catasto dei rifiuti.
190. .......... Registri di carico e scarico.
191. ........... Ordinanze contingibili e urgenti e poteri sostitutivi.
192. ........... Divieto di abbandono.
193. ........... Trasporto dei rifiuti.
194. ........... Spedizioni transfrontaliere.

Capo II – Competenze

195. ........... Competenze dello stato.


196. .......... Competenze delle regioni.
197. .......... Competenze delle province.
198. .......... Competenze dei comuni.

Capo III - Servizio di gestione integrata dei rifiuti

199. ........... Piani regionali.


200. ........... Organizzazione territoriale del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani.
201. ........... Disciplina del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani.
202. .......... Affidamento del servizio.
203. ........... Schema tipo di contratto di servizio.
204. ........... Gestioni esistenti.
205. ........... Misure per incrementare la raccolta differenziata.
206. ........... Accordi, contratti di programma, incentivi.
206-bis. .... Osservatorio nazionale sui rifiuti
207 ............. Autorità di vigilanza sulle risorse idriche e sui rifiuti.

Capo IV - Autorizzazioni e iscrizioni

208. .......... Autorizzazione unica per i nuovi impianti di smaltimento e di recupero dei rifiuti.
209. ........... Rinnovo delle autorizzazioni alle imprese in possesso di certificazione ambientale.
210. ........... Autorizzazioni in ipotesi particolari.
211. ........... Autorizzazione di impianti di ricerca e di sperimentazione.
212. ........... Albo nazionale gestori ambientali.
213. ........... Autorizzazioni integrate ambientali.

Capo V - Procedure semplificate

214. ........... Determinazione delle attività e delle caratteristiche dei rifiuti per l'ammissione alle
procedure semplificate.
215. ........... Autosmaltimento.
216. ........... Operazioni di recupero.

Titolo II - Gestione degli imballaggi

217. ........... Ambito di applicazione.


218. ........... Definizioni.
219. ........... Criteri informatori dell'attività di gestione dei rifiuti di imballaggio.
220. ........... Obiettivi di recupero e di riciclaggio.
221. ........... Obblighi dei produttori e degli utilizzatori.
222. ........... Raccolta differenziata e obblighi della pubblica amministrazione.
223. ........... Consorzi.
224. ........... Consorzio nazionale imballaggi.
225. ........... Programma generale di prevenzione e di gestione degli imballaggi e dei rifiuti di
imballaggio.
226. ........... Divieti.

Titolo III - Gestione di particolari categorie di rifiuti

227. ........... Rifiuti elettrici ed elettronici, rifiuti sanitari, veicoli fuori uso e prodotti contenenti
amianto.
228. ........... Pneumatici fuori uso.
229. ........... Combustibile da rifiuti e combustibile da rifiuti di qualità elevata - cdr e cdr-q.
230. ........... Rifiuti derivanti da attività di manutenzione delle infrastrutture.
231. ........... Veicoli fuori uso non disciplinati dal decreto legislativo 24 giugno 2003, n. 209.
232. ........... Rifiuti prodotti dalle navi e residui di carico.
233. ........... Consorzio nazionale di raccolta e trattamento degli oli e dei grassi vegetali ed
animali esausti.
234. ........... Consorzio nazionale per il riciclaggio di rifiuti di beni in polietilene.
235. ........... Consorzio nazionale per la raccolta e trattamento delle batterie al piombo esauste
e dei rifiuti piombosi.
236. ........... Consorzio nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli oli minerali usati.
237. ........... Criteri direttivi dei sistemi di gestione.

Titolo IV - Tariffa per la gestione dei rifiuti urbani

238. .......... Tariffa per la gestione dei rifiuti urbani.

Titolo V - Bonifica di siti contaminati

239. ........... Principi e campo di applicazione.


240. ........... Definizioni.
241. ........... Regolamento aree agricole.
242. ........... Procedure operative ed amministrative.
243. ........... Acque di falda.
244. ........... Ordinanze.
245. ........... Obblighi di intervento e di notifica da parte dei soggetti non responsabili della
potenziale contaminazione.
246. ........... Accordi di programma.
247. ........... Siti soggetti a sequestro.
248. ........... Controlli.
249. ........... Aree contaminate di ridotte dimensioni.
250. ........... Bonifica da parte dell'amministrazione.
251. ........... Censimento ed anagrafe dei siti da bonificare.
252. ........... Siti di interesse nazionale.
252-bis. ...... Siti di preminente interesse pubblico per la riconversione industriale
253. ........... Oneri reali e privilegi speciali.

Titolo VI - Sistema sanzionatorio e disposizioni transitorie e finali

Capo I – Sanzioni

254. ........... Norme speciali.


255. .......... Abbandono di rifiuti.
256. ........... Attività di gestione di rifiuti non autorizzata.
257. ........... Bonifica dei siti.
258. ........... Violazione degli obblighi di comunicazione, di tenuta dei registri obbligatori e dei
formulari.
259. ........... Traffico illecito di rifiuti.
260. ........... Attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti.
261. ........... Imballaggi.
262. ........... Competenza e giurisdizione.
263. ........... Proventi delle sanzioni amministrative pecuniarie.

Capo II - Disposizioni transitorie e finali

264. .......... Abrogazione di norme.


265. ........... Disposizioni transitorie.
266. ........... Disposizioni finali.

Parte quinta - Norme in materia di tutela dell'aria e di riduzione delle emissioni in


atmosfera

Titolo I - Prevenzione e limitazione delle emissioni in atmosfera di impianti e attività

267. .......... Campo di applicazione.


268. ........... Definizioni.
269. ........... Autorizzazione alle emissioni in atmosfera.
270. ........... Convogliamento delle emissioni.
271. ........... Valori limite di emissione e prescrizioni.
272. ........... Impianti e attività in deroga.
273. ........... Grandi impianti di combustione.
274. ........... Raccolta e trasmissione dei dati sulle emissioni dei grandi impianti di combustione.
275. ........... Emissioni di cov.
276. ........... Controllo delle emissioni di cov derivanti dal deposito della benzina e dalla sua
distribuzione dai terminali agli impianti di distribuzione.
277. ........... Recupero di cov prodotti durante le operazioni di rifornimento degli autoveicoli
presso gli impianti di distribuzione carburanti.
278. ........... Poteri di ordinanza.
279. ........... Sanzioni.280. Abrogazioni.
281. ........... Disposizioni transitorie e finali.

Titolo II - Impianti termici civili

282. .......... Campo di applicazione.


283. ........... Definizioni.
284. ........... Denuncia di installazione o modifica.
285. ........... Caratteristiche tecniche.
286. ........... Valori limite di emissione.
287. ........... Abilitazione alla conduzione.
288. ........... Controlli esanzioni.
289. ........... Abrogazioni.
290. ........... Disposizioni transitorie e finali.

Titolo III – Combustibili

291. ........... Campo di applicazione.


292. ........... Definizioni.
293. ........... Combustibili consentiti.
294. ........... Prescrizioni per il rendimento di combustione.
295. ........... Raccolta e trasmissione di dati relativi al tenore di zolfo di alcuni combustibili
liquidi.
296. ........... Sanzioni.
297. ........... Abrogazioni.
298. ........... Disposizioni transitorie e finali.

Parte sesta - Norme in materia di tutela risarcitoria contro i danni all'ambiente

Titolo I - Ambito di applicazione

299. ........... Competenze ministeriali.


300. ........... Danno ambientale.
301. ........... Attuazione del principio di precauzione
302. ........... Definizioni.
303. ........... Esclusioni.

Titolo II - Prevenzione e ripristino ambientale

304. .......... Azione di prevenzione.


305. ........... Ripristino ambientale.
306. ........... Determinazione delle misure per il ripristino ambientale.
307. ........... Notificazione delle misure preventive e di ripristino.
308. ........... Costi dell'attività di prevenzione e di ripristino.
309. ........... Richiesta di intervento statale.
310. ........... Ricorsi.

Titolo III - Risarcimento del danno ambientale

311. .......... Azione risarcitoria in forma specifica e per equivalente patrimoniale.


312. ........... Istruttoria per l'emanazione dell'ordinanza ministeriale.
313. ........... Ordinanza.
314. ........... Contenuto dell'ordinanza.
315. ........... Effetti dell'ordinanza sull'azione giudiziaria.
316. ........... Ricorso avverso l'ordinanza.
317. ........... Riscossione dei crediti e fondo di rotazione.
318. ........... Norme transitorie e finali.
Allegati:

alla Parte Seconda:

Allegato I: Informazioni da inserire nel rapporto ambientale


Allegato II: Criteri per verificare se lo specifico piano o programma oggetto di
approvazione possa avere effetti significativi sull’ambiente.
Allegati III: Progetti sottoposti a VIA.
Allegato IV: Elementi di verifica per l’assoggettamento VIA di progetti dell’Allegato III,
Elenco B, non ricadenti in aree naturali protette.
Allegato V: Informazioni da inserire nello studio di impatto ambientale

alla Parte Terza:


Allegato 1: Monitoraggio e classificazione delle acque in funzione degli obiettivi di
qualità
Allegato 2: Criteri per la classificazione dei corpi idrici a destinazione funzionale
Allegato 3: Rilevamento delle caratteristiche dei bacini idrografici e analisi dell’impatto
esercitato dall’attività antropica.
Allegato 4: Contenuti dei piani – Parte a: Piani di gestione dei bacini idrografici. Parte b:
Piani di tutela delle acque.
Allegato 5: Limiti di emissione degli scarichi idrici
Allegato 6: Criteri per la individuazione delle aree sensibili.
Allegato 7: Parte a: zone vulnerabili da nitrati di origine agricola. Parte b: zone
vulnerabili da prodotto fitosanitari
Allegato 8: Elenco indicativo dei principali inquinanti
Allegato 9: Aree protette
Allegato 10: Analisi economica
Allegato 11: Elenco indicativo delle misure supplementari da inserire nei programmi di
misure

alla Parte Quarta


Allegato A:
Allegato C:
Allegato D:
Allegato E:
Allegato F:
Allegato G:
Allegato H:
Allegato I:

ALLEGATI AL TITOLO V DELLA PARTE QUARTA

Allegato 1: Criteri generali per la valutazione del rischio sanitario ambientale sito-specifica
Allegato 2: Criteri generali per la caratterizzazione dei siti contaminati
Allegato 3: Criteri generali per la selezione ed esecuzione degli interventi di bonifica e
ripristino ambientale, di messa in sicurezza (d’urgenza, operativa o
permanente), nonché per la individuazione delle migliori tecniche d’intervento a
costi sopportabili
Allegato 4: Criteri generali per l’applicazione di procedure semplificate
Allegato 5: Valori di concentrazione limite accettabili nel suolo e nel sottosuolo riferiti alla
specifica destinazione d’uso dei siti da bonificare

Alla Parte Quinta


Allegato I: Valori do emissione e prescrizioni
Allegato II: Grandi impianti di combustione
Allegato III: Emissioni di composti organici volatili
Allegato IV: Impianti ed attività in deroga
Allegato V: Polveri e sostanze organiche liquide
Allegato VI: Criteri per la valutazione della conformità dei valori misurati ai valori limite di
emissione
Allegato VII: Operazioni di deposito della benzina e sua distribuzione dai terminali agli
impianti di distribuzione
Allegato VIII: Impianti di distribuzione di benzina
Allegato IX: Impianti termici civili
Allegato X: Disciplina dei combustibili

Alla Parte SESTA

Allegato 1
Allegato 2
Allegato 3
Allegato 4
Allegato 5
Decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152
Norme in materia ambientale
(G.U. n. 88 del 14 aprile 2006)

DEFINIZIONI
Parte seconda - Procedure per la valutazione ambientale strategica (VAS), per la
valutazione d'impatto ambientale (VIA) e per l'autorizzazione ambientale integrata
(IPPC)

Art. 5. Definizioni

1. Ai fini del presente decreto si intende per:

a) ..... valutazione ambientale di piani e programmi, nel seguito valutazione


ambientale strategica, di seguito VAS: il processo che comprende, secondo le
disposizioni di cui al titolo II della seconda parte del presente decreto, lo svolgimento di
una verifica di assoggettabilità, l'elaborazione del rapporto ambientale, lo svolgimento di
consultazioni, la valutazione del piano o del programma, del rapporto e degli esiti delle
consultazioni, l'espressione di un parere motivato, l'informazione sulla decisione ed il
monitoraggio;
b) ..... valutazione ambientale dei progetti, nel seguito valutazione d'impatto
ambientale, di seguito VIA: il procedimento mediante il quale vengono
preventivamente individuati gli effetti sull'ambiente di un progetto, secondo le
disposizioni di cui al titolo III della seconda parte del presente decreto, ai fini
dell'individuazione delle soluzioni più idonee al perseguimento degli obiettivi di cui
all'articolo 4, commi 3 e 4, lettera b);
c) ..... impatto ambientale: l'alterazione qualitativa e/o quantitativa, diretta ed indiretta, a
breve e a lungo termine, permanente e temporanea, singola e cumulativa, positiva e
negativa dell'ambiente, inteso come sistema di relazioni fra i fattori antropici, naturalistici,
chimico-fisici, climatici, paesaggistici, architettonici, culturali, agricoli ed economici, in
conseguenza dell'attuazione sul territorio di piani o programmi o di progetti nelle diverse
fasi della loro realizzazione, gestione e dismissione, nonché di eventuali
malfunzionamenti;
d) ..... patrimonio culturale: l'insieme costituito dai beni culturali e dai beni paesaggistici in
conformità al disposto di cui all'articolo 2, comma 1, del decreto legislativo 22 gennaio
2004, n. 42;
e) ..... piani e programmi: gli atti e provvedimenti di pianificazione e di programmazione
comunque denominati, compresi quelli cofinanziati dalla Comunità europea, nonché le
loro modifiche:
1) che sono elaborati e/o adottati da un'autorità a livello nazionale, regionale o locale
oppure predisposti da un'autorità per essere approvati, mediante una procedura
legislativa, amministrativa o negoziale e
2) che sono previsti da disposizioni legislative, regolamentari o amministrative;
f) ...... rapporto ambientale: il documento del piano o del programma redatto in conformità
alle previsioni di cui all'articolo 13;
g) ..... progetto preliminare: gli elaborati progettuali predisposti in conformità all'articolo 93
del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, nel caso di opere pubbliche; negli altri
casi, il progetto che presenta almeno un livello informativo e di dettaglio equivalente ai
fini della valutazione ambientale;
h) ..... progetto definitivo: gli elaborati progettuali predisposti in conformità all'articolo 93
del decreto n. 163 del 2006 nel caso di opere pubbliche; negli altri casi, il progetto che
presenta almeno un livello informativo e di dettaglio equivalente ai fini della valutazione
ambientale;
i) ...... studio di impatto ambientale: elaborato che integra il progetto definitivo, redatto in
conformità alle previsioni di cui all'articolo 22;
i-bis) ........... sostanze: gli elementi chimici e loro composti, escluse le sostanze radioattive di
cui al decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230, e gli organismi geneticamente
modificati di cui ali decreti legislativi del 3 marzo 1993, n. 91 e n. 92;
i-ter) ........... inquinamento: l'introduzione diretta o indiretta, a seguito di attività umana, di
sostanze, vibrazioni, calore o rumore o più in generale di agenti fisici o chimici,
nell'aria, nell'acqua o nel suolo, che potrebbero nuocere alla salute umana o alla
qualità dell'ambiente, causare il deterioramento dei beni materiali, oppure danni o
perturbazioni a valori ricreativi dell'ambiente o ad altri suoi legittimi usi;
i-quater) ..... impianto: l'unità tecnica permanente in cui sono svolte una o più attività elencate
nell'allegato VIII e qualsiasi altra attività accessoria, che siano tecnicamente
connesse con le attività svolte nel luogo suddetto e possano influire sulle emissioni
e sull'inquinamento;
i-quinquies) . impianto esistente: un impianto che, al 10 novembre 1999, aveva ottenuto tutte
le autorizzazioni ambientali necessarie all'esercizio, o il provvedimento positivo di
compatibilità ambientale, o per il quale a tale data erano state presentate richieste
complete per tutte le autorizzazioni ambientali necessarie per il suo esercizio, a
condizione che esso sia entrato in funzione entro il 10 novembre 2000;
i-sexies) ...... impianto nuovo: un impianto che non ricade nella definizione di impianto
esistente;
i-septies) ..... emissione: lo scarico diretto o indiretto, da fonti puntiformi o diffuse
dell'impianto, opera o infrastruttura, di sostanze, vibrazioni, calore o rumore,
agenti fisici o chimici, radiazioni, nell'aria, nell'acqua ovvero nel suolo;
i-octies) ...... valori limite di emissione: la massa espressa in rapporto a determinati
parametri specifici, la concentrazione ovvero il livello di un'emissione che non
possono essere superati in uno o più periodi di tempo. I valori limite di emissione
possono essere fissati anche per determinati gruppi, famiglie o categorie di
sostanze, indicate nel allegato X. I valori limite di emissione delle sostanze si
applicano, tranne i casi diversamente previsti dalla legge, nel punto di fuoriuscita
delle emissioni dell'impianto; nella loro determinazione non devono essere
considerate eventuali diluizioni. Per quanto concerne gli scarichi indiretti in acqua,
l'effetto di una stazione di depurazione può essere preso in considerazione nella
determinazione dei valori limite di emissione dall'impianto, a condizione di
garantire un livello equivalente di protezione dell'ambiente nel suo insieme e di non
portare a carichi inquinanti maggiori nell'ambiente, fatto salvo il rispetto delle
disposizioni di cui alla parte terza del presente decreto;
i-nonies) ..... norma di qualità ambientale: la serie di requisiti, inclusi gli obiettivi di qualità,
che sussistono in un dato momento in un determinato ambiente o in una specifica
parte di esso, come stabilito nella normativa vigente in materia ambientale;
l) ...... modifica: la variazione di un piano, programma, impianto o progetto approvato,
compresi, nel caso degli impianti e dei progetti, le variazioni delle loro caratteristiche o
del loro funzionamento, ovvero un loro potenziamento, che possano produrre effetti
sull'ambiente;
l-bis) . modifica sostanziale di un progetto, opera o di un impianto: la variazione delle
caratteristiche o del funzionamento ovvero un potenziamento dell'impianto, dell'opera o
dell'infrastruttura o del progetto che, secondo l'autorità competente, producano effetti
negativi e significativi sull'ambiente. In particolare, con riferimento alla disciplina
dell'autorizzazione integrata ambientale, per ciascuna attività per la quale l'allegato VIII
indica valori di soglia, è sostanziale una modifica che dia luogo ad un incremento del
valore di una delle grandezze, oggetto della soglia, pari o superiore al valore della soglia
stessa;
l-ter) . migliori tecniche disponibili: la più efficiente e avanzata fase di sviluppo di attività e
relativi metodi di esercizio indicanti l'idoneità pratica di determinate tecniche a costituire,
in linea di massima, la base dei valori limite di emissione intesi ad evitare oppure, ove ciò
si riveli impossibile, a ridurre in modo generale le emissioni e l'impatto sull'ambiente nel
suo complesso. Nel determinare le migliori tecniche disponibili, occorre tenere conto in
particolare degli elementi di cui all'allegato XI. Si intende per:
1) tecniche: sia le tecniche impiegate sia le modalità di progettazione, costruzione,
manutenzione, esercizio e chiusura dell'impianto;
2) disponibili: le tecniche sviluppate su una scala che ne consenta l'applicazione in
condizioni economicamente e tecnicamente idonee nell'ambito del relativo
comparto industriale, prendendo in considerazione i costi e i vantaggi,
indipendentemente dal fatto che siano o meno applicate o prodotte in ambito
nazionale, purché il gestore possa utilizzarle a condizioni ragionevoli;
3) ..... migliori: le tecniche più efficaci per ottenere un elevato livello di protezione
dell'ambiente nel suo complesso;
m) ............. verifica di assoggettabilità: la verifica attivata allo scopo di valutare, ove
previsto, se progetti possono avere un impatto significativo e negativo
sull'ambiente e devono essere sottoposti alla fase di valutazione secondo le
disposizioni del presente decreto;
m-bis) ........ verifica di assoggettabilità di un piano o programma: la verifica attivata allo
scopo di valutare, ove previsto, se piani, programmi ovvero le loro modifiche,
possano aver effetti significativi sull'ambiente e devono essere sottoposti alla fase
di valutazione secondo le disposizioni del presente decreto considerato il diverso
livello di sensibilità ambientale delle aree interessate;
m-ter) ........ parere motivato: il provvedimento obbligatorio con eventuali osservazioni e
condizioni che conclude la fase di valutazione di VAS, espresso dall'autorità
competente sulla base dell'istruttoria svolta e degli esiti delle consultazioni;
n) .............. provvedimento di verifica: il provvedimento obbligatorio e vincolante
dell'autorità competente che conclude la verifica di assoggettabilità;
o) ............... provvedimento di valutazione dell'impatto ambientale: il provvedimento
dell'autorità competente che conclude la fase di valutazione del processo di VIA. è
un provvedimento obbligatorio e vincolante che sostituisce o coordina, tutte le
autorizzazioni, le intese, le concessioni, le licenze, i pareri, i nulla osta e gli assensi
comunque denominati in materia ambientale e di patrimonio culturale secondo le
previsioni di cui all'articolo 26;
o-bis) ......... autorizzazione integrata ambientale: il provvedimento che autorizza l'esercizio
di un impianto rientrante fra quelli di cui all'articolo 4, comma 4, lettera c), o di
parte di esso a determinate condizioni che devono garantire che l'impianto sia
conforme ai requisiti di cui al titolo III-bis del presente decreto ai fini
dell'individuazione delle soluzioni più idonee al perseguimento degli obiettivi di cui
all'articolo 4, comma 4, lettera c). Un'autorizzazione integrata ambientale può
valere per uno o più impianti o parti di essi, che siano localizzati sullo stesso sito e
gestiti dal medesimo gestore;
p) .... autorità competente: la pubblica amministrazione cui compete l'adozione del
provvedimento di verifica di assoggettabilità, l'elaborazione del parere motivato, nel caso
di valutazione di piani e programmi, e l'adozione dei provvedimenti conclusivi in materia
di VIA, nel caso di progetti ovvero il rilascio dell'autorizzazione integrata ambientale, nel
caso di impianti;
q) .... autorità procedente: la pubblica amministrazione che elabora il piano, programma
soggetto alle disposizioni del presente decreto, ovvero nel caso in cui il soggetto che
predispone il piano, programma sia un diverso soggetto pubblico o privato, la pubblica
amministrazione che recepisce, adotta o approva il piano, programma;
r) ...... proponente: il soggetto pubblico o privato che elabora il piano, programma o progetto
soggetto alle disposizioni del presente decreto;
r-bis) gestore: qualsiasi persona fisica o giuridica che detiene o gestisce l'impianto oppure che
dispone di un potere economico determinante sull'esercizio tecnico dell'impianto stesso;
s) ..... soggetti competenti in materia ambientale: le pubbliche amministrazioni e gli enti
pubblici che, per le loro specifiche competenze o responsabilità in campo ambientale,
possono essere interessate agli impatti sull'ambiente dovuti all'attuazione dei piani,
programmi o progetti;
t) ...... consultazione: l'insieme delle forme di informazione e partecipazione, anche diretta,
delle amministrazioni, del pubblico e del pubblico interessato nella raccolta dei dati e
nella valutazione dei piani, programmi e progetti;
u) ..... pubblico: una o più persone fisiche o giuridiche nonché, ai sensi della legislazione
vigente, le associazioni, le organizzazioni o i gruppi di tali persone;
v) ..... pubblico interessato: il pubblico che subisce o può subire gli effetti delle procedure
decisionali in materia ambientale o che ha un interesse in tali procedure; ai fini della
presente definizione le organizzazioni non governative che promuovono la protezione
dell'ambiente e che soddisfano i requisiti previsti dalla normativa statale vigente, nonché
le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative, sono considerate come aventi
interesse.
Parte terza - Norme in materia di difesa del suolo e lotta alla desertificazione, di
tutela delle acque dall'inquinamento e di gestione delle risorse idriche

Sezione I - Norme in materia di difesa del suolo e lotta alla desertificazione

54. Definizioni

1. Ai fini della presente sezione si intende per:


a) ..... suolo: il territorio, il suolo, il sottosuolo, gli abitati e le opere infrastrutturali;
b) ..... acque: le acque meteoriche e le acque superficiali e sotterranee come di seguito
specificate;
c) ..... acque superficiali: le acque interne, ad eccezione delle sole acque sotterranee, le
acque di transizione e le acque costiere, tranne per quanto riguarda lo stato chimico, in
relazione al quale sono incluse anche le acque territoriali;
d) ..... acque sotterranee: tutte le acque che si trovano sotto la superficie del suolo nella zona
di saturazione e a contatto diretto con il suolo o il sottosuolo;
e) ..... acque interne: tutte le acque superficiali correnti o stagnanti e tutte le acque
sotterranee all'interno della linea di base che serve da riferimento per definire il limite
delle acque territoriali;
f) ...... fiume: un corpo idrico interno che scorre prevalentemente in superficie, ma che può
essere parzialmente sotterraneo;
g) ..... lago: un corpo idrico superficiale interno fermo;
h) ..... acque di transizione: i corpi idrici superficiali in prossimità della foce di un fiume, che
sono parzialmente di natura salina a causa della loro vicinanza alle acque costiere, ma
sostanzialmente influenzati dai flussi di acqua dolce;
i) ...... acque costiere: le acque superficiali situate all'interno rispetto a una retta immaginaria
distante, in ogni suo punto, un miglio nautico sul lato esterno dal punto più vicino della
linea di base che serve da riferimento per definire il limite delle acque territoriali, e che si
estendono eventualmente fino al limite esterno delle acque di transizione;
l) ...... corpo idrico superficiale: un elemento distinto e significativo di acque superficiali,
quale un lago, un bacino artificiale, un torrente, un fiume o canale, parte di un torrente,
fiume o canale, nonché di acque di transizione o un tratto di acque costiere;
m) .... corpo idrico artificiale: un corpo idrico superficiale creato da un'attività umana;
n) ..... corpo idrico fortemente modificato: un corpo idrico superficiale la cui natura, a
seguito di alterazioni fisiche dovute a un'attività umana, è sostanzialmente modificata;
o) ..... corpo idrico sotterraneo: un volume distinto di acque sotterranee contenute da una o
più falde acquifere;
p) ..... falda acquifera: uno o più strati sotterranei di roccia o altri strati geologici di porosità e
permeabilità sufficiente da consentire un flusso significativo di acque sotterranee o
l'estrazione di quantità significative di acque sotterranee;
q) ..... reticolo idrografico: l'insieme degli elementi che costituiscono il sistema drenante
alveato del bacino idrografico;
r) ...... bacino idrografico: il territorio nel quale scorrono tutte le acque superficiali attraverso
una serie di torrenti, fiumi ed eventualmente laghi per sfociare al mare in un’unica foce, a
estuario o delta;
s) ..... sottobacino o sub-bacino: il territorio nel quale scorrono tutte le acque superficiali
attraverso una serie di torrenti, fiumi ed eventualmente laghi per sfociare in un punto
specifico di un corso d'acqua, di solito un lago o la confluenza di un fiume;
t) ...... distretto idrografico: area di terra e di mare, costituita da uno o più bacini idrografici
limitrofi e dalle rispettive acque sotterranee e costiere che costituisce la principale unità
per la gestione dei bacini idrografici;
u) ..... difesa del suolo: il complesso delle azioni ed attività riferibili alla tutela e salvaguardia
del territorio, dei fiumi, dei canali e collettori, degli specchi lacuali, delle lagune, della
fascia costiera, delle acque sotterranee, nonché del territorio a questi connessi, aventi le
finalità di ridurre il rischio idraulico, stabilizzare i fenomeni di dissesto geologico,
ottimizzare l'uso e la gestione del patrimonio idrico, valorizzare le caratteristiche
ambientali e paesaggistiche collegate;
v) ..... dissesto idrogeologico: la condizione che caratterizza aree ove processi naturali o
antropici, relativi alla dinamica dei corpi idrici, del suolo o dei versanti, determinano
condizioni di rischio sul territorio;
z) ..... opera idraulica: l'insieme degli elementi che costituiscono il sistema drenante alveato
del bacino idrografico.
Parte terza - Norme in materia di difesa del suolo e lotta alla desertificazione, di
tutela delle acque dall'inquinamento e di gestione delle risorse idriche

Sezione II - Tutela delle acque dall'inquinamento

74. Definizioni

1. Ai fini della presente sezione si intende per:

a) ..... abitante equivalente: il carico organico biodegradabile avente una richiesta biochimica
di ossigeno a 5 giorni (BODS) pari a 60 grammi di ossigeno al giorno;
b) ..... acque ciprinicole: le acque in cui vivono o possono vivere pesci appartenenti ai ciprinidi
(Cyprinidae) o a specie come i lucci, i pesci persici e le anguille;
c) ..... acque costiere: le acque superficiali situate all'interno rispetto a una retta immaginaria
distante, in ogni suo punto, un miglio nautico sul lato esterno dal punto più vicino della
linea di base che serve da riferimento per definire il limite delle acque territoriali e che si
estendono eventualmente fino al limite esterno delle acque di transizione;
d) ..... acque salmonicole: le acque in cui vivono o possono vivere pesci appartenenti a specie
come le trote, i temoli e i coregoni;
c) ..... estuario: l'area di transizione tra le acque dolci e le acque costiere alla foce di un fiume,
i cui limiti esterni verso il mare sono definiti con decreto del Ministro dell'ambiente e della
tutela del territorio e del mare; in via transitoria tali limiti sono fissati a cinquecento metri
dalla linea di costa;
f) ...... acque dolci: le acque che si presentano in natura con una concentrazione di sali tale da
essere considerate appropriate per l'estrazione e il trattamento al fine di produrre acqua
potabile;
g) ..... acque reflue domestiche: acque reflue provenienti da insediamenti di tipo residenziale
e da servizi e derivanti prevalentemente dal metabolismo umano e da attività
domestiche;
h) .... acque reflue industriali: qualsiasi tipo di acque reflue scaricate da edifici od impianti in
cui si svolgono attività commerciali o di produzione di beni, diverse dalle acque reflue
domestiche e dalle acque meteoriche di dilavamento (lettera così sostituita dall'articolo 2,
comma 1, d.lgs. n. 4 del 2008);
i) ...... acque reflue urbane: acque reflue domestiche o il miscuglio di acque reflue
domestiche, di acque reflue industriali ovvero meteoriche di dilavamento convogliate in
reti fognarie, anche separate, e provenienti da agglomerato(lettera così sostituita
dall'articolo 2, comma 2, d.lgs. n. 4 del 2008);
l) ...... acque sotterranee: tutte le acque che si trovano al di sotto della superficie del suolo,
nella zona di saturazione e in diretto contatto con il suolo e il sottosuolo;
m) .... acque termali: le acque minerali naturali di cui all'articolo 2, comma 1, lettera a), della
legge 24 ottobre 2000, n. 323, utilizzate per le finalità consentite dalla stessa legge;
n) ..... agglomerato: l'area in cui la popolazione, ovvero le attività produttive, sono
concentrate in misura tale da rendere ammissibile, sia tecnicamente che economicamente
in rapporto anche ai benefici ambientali conseguibili, la raccolta e il convogliamento delle
acque reflue urbane verso un sistema di trattamento o verso un punto di recapito finale
(lettera così modificata dall'articolo 2, comma 3, d.lgs. n. 4 del 2008);
o) ..... applicazione al terreno: l'apporto di materiale al terreno mediante spandimento e/o
mescolamento con gli strati superficiali, iniezione, interramento;
p) ..... utilizzazione agronomica: la gestione di effluenti di allevamento, acque di vegetazione
residuate dalla lavorazione delle olive, acque reflue provenienti da aziende agricole e
piccole aziende agro-alimentari, dalla loro produzione fino all'applicazione al terreno
ovvero al loro utilizzo irriguo o fertirriguo, finalizzati all'utilizzo delle sostanze nutritive e
ammendanti nei medesimi contenute;
q) ..... autorità d'ambito: la forma di cooperazione tra comuni e province per l'organizzazione
del servizio idrico integrato;
r) ...... gestore del servizio idrico integrato: il soggetto che gestisce il servizio idrico
integrato in un ambito territoriale ottimale ovvero il gestore esistente del servizio pubblico
soltanto fino alla piena operatività del servizio idrico integrato;
s) ..... bestiame: tutti gli animali allevati per uso o profitto;
t) ...... composto azotato: qualsiasi sostanza contenente azoto, escluso quello allo stato
molecolare gassoso;
u) ..... concimi chimici: qualsiasi fertilizzante prodotto mediante procedimento industriale;
v) ..... effluente di allevamento: le deiezioni del bestiame o una miscela di lettiera e di
deiezione di bestiame, anche sotto forma di prodotto trasformato, ivi compresi i reflui
provenienti da attività di piscicoltura;
z) ..... eutrofizzazione: arricchimento delle acque di nutrienti, in particolare modo di composti
dell'azoto e/o del fosforo, che provoca una abnorme proliferazione di alghe e/o di forme
superiori di vita vegetale, producendo la perturbazione dell'equilibrio degli organismi
presenti nell'acqua e della qualità delle acque interessate;
aa) ... fertilizzante: fermo restando quanto disposto dalla legge 19 ottobre 1984, n. 748, le
sostanze contenenti uno o più composti azotati, compresi gli effluenti di allevamento, i
residui degli allevamenti ittici e i fanghi, sparse sul terreno per stimolare la crescita della
vegetazione;
bb) ... fanghi: i fanghi residui, trattati o non trattati, provenienti dagli impianti di trattamento
delle acque reflue urbane;
cc) .... inquinamento: l'introduzione diretta o indiretta, a seguito di attività umana, di sostanze
o di calore nell'aria, nell'acqua o nel terreno che possono nuocere alla salute umana o alla
qualità degli ecosistemi acquatici o degli ecosistemi terrestri che dipendono direttamente
da ecosistemi acquatici, perturbando, deturpando o deteriorando i valori ricreativi o altri
legittimi usi dell'ambiente;
dd) ... rete fognaria: un sistema di condotte per la raccolta e il convogliamento delle acque
reflue urbane; (lettera così sostituita dall'articolo 2, comma 4, d.lgs. n. 4 del 2008);
ee) ... fognatura separata: la rete fognaria costituita da due canalizzazioni, la prima delle
quali adibita alla raccolta ed al convogliamento delle sole acque meteoriche di
dilavamento, e dotata o meno di dispositivi per la raccolta e la separazione delle acque di
prima pioggia, e la seconda adibita alla raccolta ed al convogliamento delle acque reflue
urbane unitamente alle eventuali acque di prima pioggia;
ff) ..... scarico: qualsiasi immissione effettuata esclusivamente tramite un sistema stabile di
collettamento che collega senza soluzione di continuità il ciclo di produzione del refluo
con il corpo ricettore in acque superficiali, sul suolo, nel sottosuolo e in rete fognaria,
indipendentemente dalla loro natura inquinante, anche sottoposte a preventivo
trattamento di depurazione. Sono esclusi i rilasci di acque previsti all'articolo 114 (lettera
così modificata dall'articolo 2, comma 5, d.lgs. n. 4 del 2008)
gg) ... acque di scarico: tutte le acque reflue provenienti da uno scarico;
hh) ... scarichi esistenti: gli scarichi di acque reflue urbane che alla data del 13 giugno 1999
erano in esercizio e conformi al regime autorizzativo previgente e gli scarichi di impianti
di trattamento di acque reflue urbane per i quali alla stessa data erano già state
completate tutte le procedure relative alle gare di appalto e all'affidamento dei lavori,
nonché gli scarichi di acque reflue domestiche che alla data del 13 giugno 1999 erano in
esercizio e conformi al previgente regime autorizzativo e gli scarichi di acque reflue
industriali che alla data del 13 giugno 1999 erano in esercizio e già autorizzati;
ii) ..... trattamento appropriato: il trattamento delle acque reflue urbane mediante un
processo ovvero un sistema di smaltimento che, dopo lo scarico, garantisca la conformità
dei corpi idrici recettori ai relativi obiettivi di qualità ovvero sia conforme alle disposizioni
della parte terza del presente decreto;
ll) ..... trattamento primario: il trattamento delle acque reflue che comporti la
sedimentazione dei solidi sospesi mediante processi fisici e/o chimico-fisici e/o altri, a
seguito dei quali prima dello scarico il BODS delle acque in trattamento sia ridotto almeno
del 20 per cento ed i solidi sospesi totali almeno del 50 per cento;
mm) . trattamento secondario: il trattamento delle acque reflue mediante un processo che in
genere comporta il trattamento biologico con sedimentazione secondaria, o mediante
altro processo in cui vengano comunque rispettati i requisiti di cui alla tabella 1
dell'Allegato 5 alla parte terza del presente decreto;
nn) ... stabilimento industriale, stabilimento: tutta l'area sottoposta al controllo di un unico
gestore, nella quale si svolgono attività commerciali o industriali che comportano la
produzione, la trasformazione e/o l'utilizzazione delle sostanze di cui all'Allegato 8 alla
parte terza del presente decreto, ovvero qualsiasi altro processo produttivo che comporti
la presenza di tali sostanze nello scarico;
oo) ... valore limite di emissione: limite di accettabilità di una sostanza inquinante con
tenuta in uno scarico, misurata in concentrazione, oppure in massa per unità di prodotto
o di materia prima lavorata, o in massa per unità di tempo; i valori limite di emissione
possono essere fissati anche per determinati gruppi, famiglie o categorie di sostanze. I
valori limite di emissione delle sostanze si applicano di norma nel punto di fuoriuscita
delle emissioni dall'impianto, senza tener conto dell'eventuale diluizione; l'effetto di una
stazione di depurazione di acque reflue può essere preso in considerazione nella
determinazione dei valori limite di emissione dell'impianto, a condizione di garantire un
livello equivalente di protezione dell'ambiente nel suo insieme e di non portare carichi
inquinanti maggiori nell'ambiente;(lettera così modificata dall'articolo 2, comma 6, d.lgs.
n. 4 del 2008);
pp) ... zone vulnerabili: zone di territorio che scaricano direttamente o indirettamente
composti azotati di origine agricola o zootecnica in acque già inquinate o che potrebbero
esserlo in conseguenza di tali tipi di scarichi.

2. Ai fini della presente sezione si intende inoltre per:


a) ..... acque superficiali: le acque interne ad eccezione di quelle sotterranee, le acque di
transizione e le acque costiere, tranne per quanto riguarda lo stato chimico, in relazione
al quale sono incluse anche le acque territoriali;
b) ..... acque interne: tutte le acque superficiali correnti o stagnanti, e tutte le acque
sotterranee all'interno della linea di base che serve da riferimento per definire il limite
delle acque territoriali;
c) ..... fiume: un corpo idrico interno che scorre prevalentemente in superficie ma che può
essere parzialmente sotterraneo;
d) ..... lago: un corpo idrico superficiale interno fermo;
e) ..... acque di transizione: i corpi idrici superficiali in prossimità della foce di un fiume, che
sono parzialmente di natura salina a causa della loro vicinanza alle acque costiere, ma
sostanzialmente influenzate dai flussi di acqua dolce;
f) ...... corpo idrico artificiale: un corpo idrico superficiale creato da un'attività umana;
g) ..... corpo idrico fortemente modificato: un corpo idrico superficiale la cui natura, a
seguito di alterazioni fisiche dovute a un'attività umana, è sostanzialmente modificata,
come risulta dalla designazione fattane dall'autorità competente in base alle disposizioni
degli articoli 118 e 120;
h) ..... corpo idrico superficiale: un elemento distinto e significativo di acque superficiali,
quale un lago, un bacino artificiale, un torrente, fiume o canale, parte di un torrente,
fiume o canale, acque di transizione o un tratto di acque costiere;
i) ...... acquifero: uno o più strati sotterranei di roccia o altri strati geologici di permeabilità
sufficiente da consentire un flusso significativo di acque sotterranee o l'estrazione di
quantità significative di acque sotterranee(lettera così sostituito dall'articolo 9, comma 1,
d.lgs. n. 30 del 2009);
l) ...... corpo idrico sotterraneo: un volume distinto di acque sotterranee contenute da una o
più falde acquifere;
m) ... bacino idrografico: il territorio nel quale scorrono tutte le acque superficiali attraverso
una serie di torrenti, fiumi ed eventualmente laghi per sfociare al mare in un’unica foce, a
estuario o delta;
n) ..... sotto-bacino idrografico: il territorio nel quale scorrono tutte le acque superficiali
attraverso una serie di torrenti, fiumi e laghi per sfociare in un punto specifico di un corso
d'acqua, di solito un lago o la confluenza di un fiume;
o) ..... distretto idrografico: l'area di terra e di mare, costituita da uno o più bacini idrografici
limitrofi e dalle rispettive acque sotterranee e costiere che costituisce la principale unità
per la gestione dei bacini idrografici;
p) ..... stato delle acque superficiali: l'espressione complessiva dello stato di un corpo idrico
superficiale, determinato dal valore più basso del suo stato ecologico e chimico;
q) .... buono stato delle acque superficiali: lo stato raggiunto da un corpo idrico
superficiale qualora il suo stato, tanto sotto il profilo ecologico quanto sotto quello
chimico, possa essere definito almeno "buono";
r) ...... stato delle acque sotterranee: l'espressione complessiva dello stato di un corpo idrico
sotterraneo, determinato dal valore più basso del suo stato quantitativo e chimico;
s) buono stato delle acque sotterranee: lo stato raggiunto da un corpo idrico sotterraneo
qualora il suo stato, tanto sotto il profilo quantitativo quanto sotto quello chimico, possa
essere definito almeno "buono";
t) ...... stato ecologico: l'espressione della qualità della struttura e del funzionamento degli
ecosistemi acquatici associati alle acque superficiali, classificato a norma dell'Allegato 1
alla parte terza del presente decreto;
u) ..... buono stato ecologico: lo stato di un corpo idrico superficiale classificato in base
all'Allegato 1 alla parte terza del presente decreto;
v) ..... buon potenziale ecologico: lo stato di un corpo idrico artificiale o fortemente
modificato, così classificato in base alle disposizioni pertinenti dell'Allegato 1 alla parte
terza del presente decreto;
z) ..... buono stato chimico delle acque superficiali: lo stato chimico richiesto per
conseguire, entro il 22 dicembre 2015, gli obiettivi ambientali per le acque superficiali
fissati dalla presente sezione ossia lo stato raggiunto da un corpo idrico superficiale nel
quale la concentrazione degli inquinanti non superi gli standard di qualità ambientali
fissati per le sostanze dell'elenco di priorità di cui alla tabella 1/A della lettera A.2.6
dell'allegato 1 alla parte terza (lettera così sostituita dall'articolo 1, comma 1, d.lgs. n.
219 del 2010);
aa) .. buono stato chimico: lo stato chimico di un corpo idrico sotterraneo che risponde alle
condizioni di cui agli articoli 3 e 4 ed all'Allegato 3, Parte A (lettera così sostituito
dall'articolo 9, comma 1, d.lgs. n. 30 del 2009);
bb) ... stato quantitativo: l'espressione del grado in cui un corpo idrico sotterraneo è
modificato da estrazioni dirette e indirette;
cc) .... risorse idriche sotterranee disponibili: il risultato della velocità annua media di
ravvenamento globale a lungo termine del corpo idrico sotterraneo meno la velocità
annua media a lungo termine del flusso necessario per raggiungere gli obiettivi di qualità
ecologica per le acque superficiali connesse, di cui all'articolo 76, al fine di evitare un
impoverimento significativo dello stato ecologico di tali acque, nonché danni rilevanti agli
ecosistemi terrestri connessi;
dd) ... buono stato quantitativo: stato definito all'Allegato 3, Parte B (lettera così sostituito
dall'articolo 9, comma 1, d.lgs. n. 30 del 2009);
ee) ... sostanze pericolose: le sostanze o gruppi di sostanze tossiche, persistenti e bio-
accumulabili e altre sostanze o gruppi di sostanze che danno adito a preoccupazioni
analoghe;
ff) .... sostanze prioritarie e sostanze pericolose prioritarie: le sostanze individuate con
disposizioni comunitarie ai sensi dell'articolo 16 della direttiva 2000/60/CE;
gg) ... inquinante: qualsiasi sostanza che possa inquinare, in particolare quelle elencate
nell'Allegato 8 alla parte terza del presente decreto;
hh) ... immissione diretta nelle acque sotterranee: l'immissione di inquinanti nelle acque
sotterranee senza infiltrazione attraverso il suolo o il sottosuolo;
ii) ..... obiettivi ambientali: gli obiettivi fissati dal titolo II della parte terza del presente
decreto;
ll) ..... standard di qualità ambientale: la concentrazione di un particolare inquinante o
gruppo di inquinanti nelle acque, nei sedimenti e nel biota che non deve essere superata
per tutelare la salute umana e l'ambiente;
mm) . approccio combinato: l'insieme dei controlli, da istituire o realizzare, salvo diversa
indicazione delle normative di seguito citate, entro il 22 dicembre 2012, riguardanti tutti
gli scarichi nelle acque superficiali, comprendenti i controlli sulle emissioni basati sulle
migliori tecniche disponibili, quelli sui pertinenti valori limite di emissione e, in caso di
impatti diffusi, quelli comprendenti, eventualmente, le migliori prassi ambientali; tali
controlli sono quelli stabiliti:
1) ...... nel decreto legislativo 18 febbraio 2005, n. 59, sulla prevenzione e la riduzione
integrate dell'inquinamento;
2) ...... nella parte terza del presente decreto in materia di acque reflue urbane, nitrati
provenienti da fonti agricole, sostanze che presentano rischi significativi per
l'ambiente acquatico o attraverso l'ambiente acquatico, inclusi i rischi per le acque
destinate alla produzione di acqua potabile e di scarichi di Hg, Cd, HCH, DDT, PCP,
aldrin, dieldrin, endrin, HCB, HCBD, cloroformio, tetracloruro di carbonio, EDC,
tricloroetilene, TCB e percloroetilene;
nn) ... acque destinate al consumo umano: le acque disciplinate dal decreto legislativo 2
febbraio 2001, n. 31;
oo) ... servizi idrici: tutti i servizi che forniscono alle famiglie, agli enti pubblici o a qualsiasi
attività economica:
1) ...... estrazione, arginamento, stoccaggio, trattamento e distribuzione di acque
superficiali o sotterranee;
2) ...... strutture per la raccolta e il trattamento delle acque reflue, che successivamente
scaricano nelle acque superficiali;
pp) ... utilizzo delle acque: i servizi idrici unitamente agli altri usi risultanti dall'attività
conoscitiva di cui all'articolo 118 che incidono in modo significativo sullo stato delle
acque. Tale nozione si applica ai fini dell'analisi economica di cui all'Allegato 10 alla parte
terza del presente decreto;
qq) ... (lettera abrogata dall'articolo 2, comma 7, d.lgs. n. 4 del 2008);
rr) .... controlli delle emissioni: i controlli che comportano una limitazione specifica delle
emissioni, ad esempio un valore limite delle emissioni, oppure che definiscono altrimenti
limiti o condizioni in merito agli effetti, alla natura o ad altre caratteristiche di
un'emissione o condizioni operative che influiscono sulle emissioni;
ss) .... costi ambientali: i costi legati ai danni che l'utilizzo stesso delle risorse idriche causa
all'ambiente, agli ecosistemi e a coloro che usano l'ambiente;
tt) ..... costi della risorsa: i costi delle mancate opportunità imposte ad altri utenti in
conseguenza dello sfruttamento intensivo delle risorse al di là del loro livello di ripristino e
ricambio naturale;
uu) ... impianto: l'unità tecnica permanente in cui sono svolte una o più attività di cui
all'Allegato I del Titolo III-bis della parte seconda del presente decreto, e qualsiasi altra
attività accessoria, che siano tecnicamente connesse con le attività svolte in uno
stabilimento e possono influire sulle emissioni e sull'inquinamento; nel caso di attività non
rientranti nel campo di applicazione del Titolo III-bis della parte seconda del presente
decreto, l'impianto si identifica nello stabilimento. Nel caso di attività di cui all'Allegato I
del predetto decreto, l'impianto si identifica con il complesso assoggettato alla disciplina
della prevenzione e controllo integrati dell'inquinamento;
uu-bis) limite di rilevabilità: il segnale in uscita o il valore di concentrazione al di sopra del
quale si può affermare, con un livello di fiducia dichiarato, che un dato campione è
diverso da un bianco che non contiene l'analita;
uu-ter) limite di quantificazione: un multiplo dichiarato del limite di rilevabilità a una
concentrazione dell'analita che può ragionevolmente essere determinata con accettabile
accuratezza e precisione. Il limite di quantificazione può essere calcolato servendosi di un
materiale di riferimento o di un campione adeguato e può essere ottenuto dal punto di
taratura più basso sulla curva di taratura, dopo la sottrazione del bianco;
uu-quater) incertezza di misura: un parametro non negativo che caratterizza la
dispersione dei valori quantitativi attribuiti a un misurando sulla base delle informazioni
utilizzate;
uu-quinquies) materiale di riferimento: materiale sufficientemente omogeneo e stabile
rispetto a proprietà specificate, che si è stabilito essere idonee per un determinato utilizzo
in una misurazione o nell'esame di proprietà nominali.
(lettere da uu-bis a uu-quinquies aggiunte dall'articolo 1, comma 2, d.lgs. n. 219 del 2010)
Parte quarta - Norme in materia di gestione dei rifiuti e di bonifica dei siti inquinati

Titolo I - Gestione dei rifiuti

183. Definizioni
(articolo così sostituito dall'articolo 10 del d.lgs. n. 205 del 2010)

1. Ai fini della parte quarta del presente decreto e fatte salve le ulteriori definizioni contenute
nelle disposizioni speciali, si intende per:

a) ..... “rifiuto”: qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia l’intenzione o
abbia l'obbligo di disfarsi;
b) ..... “rifiuto pericoloso”: rifiuto che presenta una o più caratteristiche di cui all’allegato I
della parte quarta del presente decreto;
c) ..... “oli usati”: qualsiasi olio industriale o lubrificante, minerale o sintetico, divenuto
improprio all’uso cui era inizialmente destinato, quali gli oli usati dei motori a
combustione e dei sistemi di trasmissione, nonché gli oli usati per turbine e comandi
idraulici;
d) ..... "rifiuto organico" rifiuti biodegradabili di giardini e parchi, rifiuti alimentari e di cucina
prodotti da nuclei domestici, ristoranti, servizi di ristorazione e punti vendita al dettaglio e
rifiuti simili prodotti dall’industria alimentare raccolti in modo differenziato;
e) ..... “autocompostaggio”: compostaggio degli scarti organici dei propri rifiuti urbani,
effettuato da utenze domestiche, ai fini dell’utilizzo in sito del materiale prodotto;
f) ...... “produttore di rifiuti”: il soggetto la cui attività produce rifiuti (produttore iniziale) o
chiunque effettui operazioni di pretrattamento, di miscelazione o altre operazioni che
hanno modificato la natura o la composizione di detti rifiuti;
g) ..... “produttore del prodotto“: qualsiasi persona fisica o giuridica che professionalmente
sviluppi, fabbrichi, trasformi, tratti, venda o importi prodotti;
h) ..... “detentore”: il produttore dei rifiuti o la persona fisica o giuridica che ne è in possesso;
i) ...... "commerciante": qualsiasi impresa che agisce in qualità di committente, al fine di
acquistare e successivamente vendere rifiuti, compresi i commercianti che non prendono
materialmente possesso dei rifiuti;
l) ...... "intermediario": qualsiasi impresa che dispone il recupero o lo smaltimento dei rifiuti
per conto di terzi, compresi gli intermediari che non acquisiscono la materiale disponibilità
dei rifiuti;
m) .... “prevenzione”: misure adottate prima che una sostanza, un materiale o un prodotto
diventi rifiuto che riducono:
1) ...... la quantità dei rifiuti, anche attraverso il riutilizzo dei prodotti o l'estensione del loro
ciclo di vita;
2) ...... gli impatti negativi dei rifiuti prodotti sull'ambiente e la salute umana;
3) ...... il contenuto di sostanze pericolose in materiali e prodotti;
n) ..... “gestione”: la raccolta, il trasporto, il recupero e lo smaltimento dei rifiuti, compresi il
controllo di tali operazioni e gli interventi successivi alla chiusura dei siti di smaltimento,
nonché le operazioni effettuate in qualità di commerciante o intermediario;
o) ..... “raccolta”: il prelievo dei rifiuti, compresi la cernita preliminare e il deposito, ivi
compresa la gestione dei centri di raccolta di cui alla lettera “mm”, ai fini del loro
trasporto in un impianto di trattamento;
p) ..... “raccolta differenziata”: la raccolta in cui un flusso di rifiuti è tenuto separato in base
al tipo ed alla natura dei rifiuti al fine di facilitarne il trattamento specifico;
q) ..... “preparazione per il riutilizzo": le operazioni di controllo, pulizia, smontaggio e
riparazione attraverso cui prodotti o componenti di prodotti diventati rifiuti sono preparati
in modo da poter essere reimpiegati senza altro pretrattamento;
r) ...... “riutilizzo”: qualsiasi operazione attraverso la quale prodotti o componenti che non
sono rifiuti sono reimpiegati per la stessa finalità per la quale erano stati concepiti;
s) ..... "trattamento": operazioni di recupero o smaltimento, inclusa la preparazione prima del
recupero o dello smaltimento;
t) ...... “recupero”: qualsiasi operazione il cui principale risultato sia di permettere ai rifiuti di
svolgere un ruolo utile, sostituendo altri materiali che sarebbero stati altrimenti utilizzati
per assolvere una particolare funzione o di prepararli ad assolvere tale funzione,
all'interno dell'impianto o nell'economia in generale. L'allegato C della parte IV del
presente decreto riporta un elenco non esaustivo di operazioni di recupero.;
u) ..... “riciclaggio”: qualsiasi operazione di recupero attraverso cui i rifiuti sono trattati per
ottenere prodotti, materiali o sostanze da utilizzare per la loro funzione originaria o per
altri fini. Include il trattamento di materiale organico ma non il recupero di energia né il
ritrattamento per ottenere materiali da utilizzare quali combustibili o in operazioni di
riempimento;
v) ..... “rigenerazione degli oli usati”: qualsiasi operazione di riciclaggio che permetta di
produrre oli di base mediante una raffinazione degli oli usati, che comporti in particolare
la separazione dei contaminanti, dei prodotti di ossidazione e degli additivi contenuti in
tali oli;
z) ..... “smaltimento”: qualsiasi operazione diversa dal recupero anche quando l’operazione ha
come conseguenza secondaria il recupero di sostanze o di energia. L’Allegato B alla parte
IV del presente decreto riporta un elenco non esaustivo delle operazioni di smaltimento;
aa) .. “stoccaggio”: le attività di smaltimento consistenti nelle operazioni di deposito
preliminare di rifiuti di cui al punto D15 dell'allegato B alla parte quarta del presente
decreto, nonché le attività di recupero consistenti nelle operazioni di messa in riserva di
rifiuti di cui al punto R13 dell'allegato C alla medesima parte quarta;
bb) ... “deposito temporaneo”: il raggruppamento dei rifiuti effettuato, prima della raccolta,
nel luogo in cui gli stessi sono prodotti, alle seguenti condizioni:
1) ...... i rifiuti contenenti gli inquinanti organici persistenti di cui al regolamento (CE)
850/2004, e successive modificazioni, devono essere depositati nel rispetto delle
norme tecniche che regolano lo stoccaggio e l’imballaggio dei rifiuti contenenti
sostanze pericolose e gestiti conformemente al suddetto regolamento;
2) ...... i rifiuti devono essere raccolti ed avviati alle operazioni di recupero o di
smaltimento secondo una delle seguenti modalità alternative, a scelta del
produttore dei rifiuti: con cadenza almeno trimestrale, indipendentemente dalle
quantità in deposito; quando il quantitativo di rifiuti in deposito raggiunga
complessivamente i 30 metri cubi di cui al massimo 10 metri cubi di rifiuti
pericolosi. In ogni caso, allorché il quantitativo di rifiuti non superi il predetto limite
all'anno, il deposito temporaneo non può avere durata superiore ad un anno;
3) ...... il “deposito temporaneo” deve essere effettuato per categorie omogenee di rifiuti e
nel rispetto delle relative norme tecniche, nonché, per i rifiuti pericolosi, nel
rispetto delle norme che disciplinano il deposito delle sostanze pericolose in essi
contenute;
4) ...... devono essere rispettate le norme che disciplinano l'imballaggio e l'etichettatura
delle sostanze pericolose;
5) ...... per alcune categorie di rifiuto, individuate con decreto del Ministero dell'ambiente e
della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministero per lo sviluppo
economico, sono fissate le modalità di gestione del deposito temporaneo;
cc) .... “combustibile solido secondario (CSS)”: il combustibile solido prodotto da rifiuti che
rispetta le caratteristiche di classificazione e di specificazione individuate delle norme
tecniche UNI CEN/TS 15359 e successive modifiche ed integrazioni; fatta salva
l’applicazione dell’articolo 184-ter, il combustibile solido secondario, è classificato come
rifiuto speciale;
dd) ... “rifiuto biostabilizzato”: rifiuto ottenuto dal trattamento biologico aerobico o
anaerobico dei rifiuti indifferenziati, nel rispetto di apposite norme tecniche, da adottarsi
a cura dello Stato, finalizzate a definirne contenuti e usi compatibili con la tutela
ambientale e sanitaria e, in particolare, a definirne i gradi di qualità;
ee) ... “compost di qualità”: prodotto, ottenuto dal compostaggio di rifiuti organici raccolti
separatamente, che rispetti i requisiti e le caratteristiche stabilite dall'allegato 2 del
decreto legislativo 29 aprile 2010, n. 75, e successive modificazioni;
ff) ..... “digestato di qualità”: prodotto ottenuto dalla digestione anaerobica di rifiuti organici
raccolti separatamente, che rispetti i requisiti contenuti in norme tecniche da emanarsi
con decreto del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto
con il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali;
gg) ... “emissioni”: le emissioni in atmosfera di cui all'articolo 268, comma 1, lettera b);
hh) ... “scarichi idrici”: le immissioni di acque reflue di cui all'articolo 74, comma 1, lettera ff);
ii) ..... “inquinamento atmosferico”: ogni modifica atmosferica di cui all'articolo 268, comma
1, lettera a);
ll) ..... “gestione integrata dei rifiuti”: il complesso delle attività, ivi compresa quella di
spazzamento delle strade come definita alla lettera oo), volte ad ottimizzare la gestione
dei rifiuti;
mm) . “centro di raccolta”: area presidiata ed allestita, senza nuovi o maggiori oneri a carico
della finanza pubblica, per l'attività di raccolta mediante raggruppamento differenziato dei
rifiuti urbani per frazioni omogenee conferiti dai detentori per il trasporto agli impianti di
recupero e trattamento. La disciplina dei centri di raccolta è data con decreto del Ministro
dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentita la Conferenza unificata , di
cui al decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281;
nn) ... "migliori tecniche disponibili": le migliori tecniche disponibili quali definite all’articolo
5, comma 1, lett. l-ter) del presente decreto;
oo) ... spazzamento delle strade: modalità di raccolta dei rifiuti mediante operazione di
pulizia delle strade, aree pubbliche e aree private ad uso pubblico escluse le operazioni di
sgombero della neve dalla sede stradale e sue pertinenze, effettuate al solo scopo di
garantire la loro fruibilità e la sicurezza del transito ;
pp) ... “circuito organizzato di raccolta”: sistema di raccolta di specifiche tipologie di rifiuti
organizzato dai Consorzi di cui ai titoli II e III della parte quarta del presente decreto e
alla normativa settoriale, o organizzato sulla base di un accordo di programma stipulato
tra la pubblica amministrazione ed associazioni imprenditoriali rappresentative sul piano
nazionale, o loro articolazioni territoriali, oppure sulla base di una convenzione-quadro
stipulata tra le medesime associazioni ed i responsabili della piattaforma di conferimento,
o dell’impresa di trasporto dei rifiuti, dalla quale risulti la destinazione definitiva dei rifiuti.
All’accordo di programma o alla convenzione-quadro deve seguire la stipula di un
contratto di servizio tra il singolo produttore ed il gestore della piattaforma di
conferimento, o dell’impresa di trasporto dei rifiuti, in attuazione del predetto accordo o
della predetta convenzione;
qq) ... “sottoprodotto”: qualsiasi sostanza od oggetto che soddisfa le condizioni di cui
all’articolo 184-bis, comma 1, o che rispetta i criteri stabiliti in base all’articolo 184-bis,
comma 2.

Parte quarta - Norme in materia di gestione dei rifiuti e di bonifica dei siti inquinati

Titolo II - Gestione degli imballaggi

218. Definizioni

1. Ai fini dell'applicazione del presente titolo si intende per:

a) ..... imballaggio: il prodotto, composto di materiali di qualsiasi natura, adibito a contenere


determinate merci, dalle materie prime ai prodotti finiti, a proteggerle, a consentire la
loro manipolazione e la loro consegna dal produttore al consumatore o all'utilizzatore, ad
assicurare la loro presentazione, nonché gli articoli a perdere usati allo stesso scopo;
b) ..... imballaggio per la vendita o imballaggio primario: imballaggio concepito in modo
da costituire, nel punto di vendita, un'unità di vendita per l'utente finale o per il
consumatore;
c) ..... imballaggio multiplo o imballaggio secondario: imballaggio concepito in modo da
costituire, nel punto di vendita, il raggruppamento di un certo numero di unità di vendita,
indipendentemente dal fatto che sia venduto come tale all'utente finale o al consumatore,
o che serva soltanto a facilitare il rifornimento degli scaffali nel punto di vendita. Esso
può essere rimosso dal prodotto senza alterarne le caratteristiche;
d) ..... imballaggio per il trasporto o imballaggio terziario: imballaggio concepito in modo
da facilitare la manipolazione ed il trasporto di merci, dalle materie prime ai prodotti finiti,
di un certo numero di unità di vendita oppure di imballaggi multipli per evitare la loro
manipolazione ed i danni connessi al trasporto, esclusi i container per i trasporti stradali,
ferroviari marittimi ed aerei;
e) ..... imballaggio riutilizzabile: imballaggio o componente di imballaggio che è stato
concepito e progettato per sopportare nel corso del suo ciclo di vita un numero minimo di
viaggi o rotazioni all'interno di un circuito di riutilizzo.
f) ...... rifiuto di imballaggio: ogni imballaggio o materiale di imballaggio, rientrante nella
definizione di rifiuto di cui all'articolo 183, comma 1, lettera a), esclusi i residui della
produzione;
g) ..... gestione dei rifiuti di imballaggio: le attività di gestione di cui all'articolo 183, comma
1, lettera d);
h) ..... prevenzione: riduzione, in particolare attraverso lo sviluppo di prodotti e di tecnologie
non inquinanti, della quantità e della nocività per l'ambiente sia delle materie e delle
sostanze utilizzate negli imballaggi e nei rifiuti di imballaggio, sia degli imballaggi e rifiuti
di imballaggio nella fase del processo di produzione, nonché in quella della
commercializzazione, della distribuzione, dell'utilizzazione e della gestione post-consumo;
i) ...... riutilizzo: qualsiasi operazione nella quale l'imballaggio concepito e progettato per poter
compiere, durante il suo ciclo di vita, un numero minimo di spostamenti o rotazioni è
riempito di nuovo o reimpiegato per un uso identico a quello per il quale è stato
concepito, con o senza il supporto di prodotti ausiliari presenti sul mercato che
consentano il riempimento dell'imballaggio stesso; tale imballaggio riutilizzato diventa
rifiuto di imballaggio quando cessa di essere reimpiegato;
l) ...... riciclaggio: ritrattamento in un processo di produzione dei rifiuti di imballaggio per la
loro funzione originaria o per altri fini, incluso il riciclaggio organico e ad esclusione del
recupero di energia;
m) .... recupero dei rifiuti generati da imballaggi: le operazioni che utilizzano rifiuti di
imballaggio per generare materie prime secondarie, prodotti o combustibili, attraverso
trattamenti meccanici, termici, chimici o biologici, inclusa la cernita, e, in particolare, le
operazioni previste nell'Allegato C alla parte quarta del presente decreto;
n) ..... recupero di energia: l'utilizzazione di rifiuti di imballaggio combustibili quale mezzo per
produrre energia mediante termovalorizzazione con o senza altri rifiuti ma con recupero
di calore;
o) ..... riciclaggio organico: il trattamento aerobico (compostaggio) o anaerobico
(biometanazione), ad opera di microrganismi e in condizioni controllate, delle parti
biodegradabili dei rifiuti di imballaggio, con produzione di residui organici stabilizzanti o di
biogas con recupero energetico, ad esclusione dell'interramento in discarica, che non può
essere considerato una forma di riciclaggio organico;
p) ..... smaltimento: ogni operazione finalizzata a sottrarre definitivamente un imballaggio o
un rifiuto di imballaggio dal circuito economico e/o di raccolta e, in particolare, le
operazioni previste nell'Allegato B alla parte quarta del presente decreto;
q) ..... operatori economici: i produttori, gli utilizzatori, i recuperatori, i riciclatori, gli utenti
finali, le pubbliche amministrazioni e i gestori;
r) ...... produttori: i fornitori di materiali di imballaggio, i fabbricanti, i trasformatori e gli
importatori di imballaggi vuoti e di materiali di imballaggio;
s) ..... utilizzatori: i commercianti, i distributori, gli addetti al riempimento, gli utenti di
imballaggi e gli importatori di imballaggi pieni;
t) ...... pubbliche amministrazioni e gestori: i soggetti e gli enti che provvedono alla
organizzazione, controllo e gestione del servizio di raccolta, trasporto, recupero e
smaltimento di rifiuti urbani nelle forme di cui alla parte quarta del presente decreto o
loro concessionari;
u) ..... utente finale: il soggetto che nell'esercizio della sua attività professionale acquista,
come beni strumentali, articoli o merci imballate;
v) ..... consumatore: il soggetto che fuori dall'esercizio di una attività professionale acquista o
importa per proprio uso imballaggi, articoli o merci imballate;
z) ..... accordo volontario: accordo formalmente concluso tra le pubbliche amministrazioni
competenti e i settori economici interessati, aperto a tutti i soggetti interessati, che
disciplina i mezzi, gli strumenti e le azioni per raggiungere gli obiettivi di cui all'articolo
220;
aa) ... filiera: organizzazione economica e produttiva che svolge la propria attività, dall'inizio
del ciclo di lavorazione al prodotto finito di imballaggio, nonché svolge attività di recupero
e riciclo a fine vita dell'imballaggio stesso;
bb) ... ritiro: l'operazione di ripresa dei rifiuti di imballaggio primari o comunque conferiti al
servizio pubblico, nonché dei rifiuti speciali assimilati, gestita dagli operatori dei servizi di
igiene urbana o simili;
cc) .... ripresa: l'operazione di restituzione degli imballaggi usati secondari e terziari
dall'utilizzatore o utente finale, escluso il consumatore, al fornitore della merce o
distributore e, a ritroso, lungo la catena logistica di fornitura fino al produttore dell'
imballaggio stesso;
dd) ... imballaggio usato: imballaggio secondario o terziario già utilizzato e destinato ad
essere ritirato o ripreso.

2. La definizione di imballaggio di cui alle lettere da a) ad e) del comma 1 è inoltre basata


sui criteri interpretativi indicati nell'articolo 3 della direttiva 94/62/CEE, così come
modificata dalla direttiva 2004/12/CE e sugli esempi illustrativi riportati nell'Allegato E alla
parte quarta del presente decreto.

Parte quarta - Norme in materia di gestione dei rifiuti e di bonifica dei siti inquinati

Titolo V - Bonifica di siti contaminati

240. Definizioni

1. Ai fini dell'applicazione del presente titolo, si definiscono:

a) ..... sito: l'area o porzione di territorio, geograficamente definita e determinata, intesa nelle
diverse matrici ambientali (suolo, sottosuolo ed acque sotterranee) e comprensiva delle
eventuali struttore edilizie e impiantistiche presenti;
b) ..... concentrazioni soglia di contaminazione (CSC): i livelli di contaminazione delle
matrici ambientali che costituiscono valori al di sopra dei quali è necessaria la
caratterizzazione del sito e l'analisi di rischio sito specifica, come individuati nell'Allegato 5
alla parte quarta del presente decreto. Nel caso in cui il sito potenzialmente contaminato
sia ubicato in un’area interessata da fenomeni antropici o naturali che abbiano
determinato il superamento di una o più concentrazioni soglia di contaminazione, queste
ultime si a s su m o n o pari al valore di fondo esistente per tutti i parametri superati;
c) ..... concentrazioni soglia di rischio (CSR): i livelli di contaminazione delle matrici
ambientali, da determinare caso per caso con l'applicazione della procedura di analisi di
rischio sito specifica secondo i principi illustrati nell'Allegato 1 alla parte quarta del
presente decreto e sulla base dei risultati del piano di caratterizzazione, il cui
superamento richiede la messa in sicurezza e la bonifica. I livelli di concentrazione così
definiti costituiscono i livelli di accettabilità per il sito;
d) ..... sito potenzialmente contaminato: un sito nel quale uno o più valori di
concentrazione delle sostanze inquinanti rilevati nelle matrici ambientali risultino superiori
ai valori di concentrazione soglia di contaminazione (CSC), in attesa di espletare le
operazioni di caratterizzazione e di analisi di rischio sanitario e ambientale sito specifica,
che ne permettano di determinare lo stato o meno di contaminazione sulla base delle
concentrazioni soglia di rischio (CSR);
e) ..... sito contaminato: un sito nel quale i valori delle concentrazioni soglia di rischio (CSR),
determinati con l'applicazione della procedura di analisi di rischio di cui all'Allegato 1 alla
parte quarta del presente decreto sulla base dei risultati del piano di caratterizzazione,
risultano superati;
f) ...... sito non contaminato: un sito nel quale la contaminazione rilevata nelle matrice
ambientali risulti inferiore ai valori di concentrazione soglia di contaminazione (CSC)
oppure, se superiore, risulti comunque inferiore ai valori di concentrazione soglia di
rischio (CSR) determinate a seguito dell'analisi di rischio sanitario e ambientale sito
specifica;
g) ..... sito con attività in esercizio: un sito nel quale risultano in esercizio attività produttive
sia industriali che commerciali nonché le aree pertinenziali e quelle adibite ad attività
accessorie economiche, ivi comprese le attività di mantenimento e tutela del patrimonio
ai fini della successiva ripresa delle attività;
h) ..... sito dismesso: un sito in cui sono cessate le attività produttive;
i) ...... misure di prevenzione: le iniziative per contrastare un evento, un atto o un'omissione
che ha creato una minaccia imminente per la salute o per l'ambiente, intesa come rischio
sufficientemente probabile che si verifichi un danno sotto il profilo sanitario o ambientale
in un futuro prossimo, al fine di impedire o minimizzare il realizzarsi di tale minaccia;
l) ...... misure di riparazione: qualsiasi azione o combinazione di azioni, tra cui misure di
attenuazione o provvisorie dirette a riparare, risanare o sostituire risorse naturali e/o
servizi naturali danneggiati, oppure a fornire un'alternativa equivalente a tali risorse o
servizi;
m) .... messa in sicurezza d'emergenza: ogni intervento immediato o a breve termine, da
mettere in opera nelle condizioni di emergenza di cui alla lettera t) in caso di eventi di
contaminazione repentini di qualsiasi natura, atto a contenere la diffusione delle sorgenti
primarie di contaminazione, impedirne il contatto con altre matrici presenti nel sito e a
rimuoverle, in attesa di eventuali ulteriori interventi di bonifica o di messa in sicurezza
operativa o permanente;
n) ..... messa in sicurezza operativa: l'insieme degli interventi eseguiti in un sito con attività
in esercizio atti a garantire un adeguato livello di sicurezza per le persone e per
l'ambiente, in attesa di ulteriori interventi di messa in sicurezza permanente o bonifica da
realizzarsi alla cessazione dell'attività. Essi comprendono altresì gli interventi di
contenimento della contaminazione da mettere in atto in via transitoria fino all'esecuzione
della bonifica o della messa in sicurezza permanente, al fine di evitare la diffusione della
contaminazione all'interno della stessa matrice o tra matrici differenti. In tali casi devono
essere predisposti idonei piani di monitoraggio e controllo che consentano di verificare
l'efficacia delle soluzioni adottate;
o) ..... messa in sicurezza permanente: l'insieme degli interventi atti a isolare in modo
definitivo le fonti inquinanti rispetto alle matrici ambientali circostanti e a garantire un
elevato e definitivo livello di sicurezza per le persone e per l'ambiente. In tali casi devono
essere previsti piani di monitoraggio e controllo e limitazioni d'uso rispetto alle previsioni
degli strumenti urbanistici;
p) ..... bonifica: l'insieme degli interventi atti ad eliminare le fonti di inquinamento e le sostanze
inquinanti o a ridurre le concentrazioni delle stesse presenti nel suolo, nel sottosuolo e
nelle acque sotterranee ad un livello uguale o inferiore ai valori delle concentrazioni soglia
di rischio (CSR);
q) ..... ripristino e ripristino ambientale: gli interventi di riqualificazione ambientale e
paesaggistica, anche costituenti complemento degli interventi di bonifica o messa in
sicurezza permanente, che consentono di recuperare il sito alla effettiva e definitiva
fruibilità per la destinazione d'uso conforme agli strumenti urbanistici;
r) ...... inquinamento diffuso: la contaminazione o le alterazioni chimiche, fisiche o biologiche
delle matrici ambientali determinate da fonti diffuse e non imputabili ad una singola
origine;
s) ..... analisi di rischio sanitario e ambientale sito specifica: analisi sito specifica degli
effetti sulla salute umana derivanti dall'esposizione prolungata all'azione delle sostanze
presenti nelle matrici ambientali contaminate, condotta con i criteri indicati nell'Allegato 1
alla parte quarta del presente decreto;
t) ...... condizioni di emergenza: gli eventi al verificarsi dei quali è necessaria l'esecuzione di
interventi di emergenza, quali ad esempio:
1) ...... concentrazioni attuali o potenziali dei vapori in spazi confinati prossime ai livelli di
esplosività o idonee a causare effetti nocivi acuti alla salute;
2) ...... presenza di quantità significative di prodotto in fase separata sul suolo o in corsi di
acqua superficiali o nella falda;
3) ...... contaminazione di pozzi ad utilizzo idropotabile o per scopi agricoli;
4) ...... pericolo di incendi ed esplosioni.
Parte quinta - Norme in materia di tutela dell'aria e di riduzione delle emissioni in
atmosfera

Titolo I - Prevenzione e limitazione delle emissioni in atmosfera di impianti e attività

268. Definizioni

1. Ai fini del presente titolo si applicano le seguenti definizioni:(comma così modificato


dall'articolo 3, comma 2, d.lgs. n. 128 del 2010)
a) ..... inquinamento atmosferico: ogni modificazione dell'aria atmosferica, dovuta
all'introduzione nella stessa di una o di più sostanze in quantità e con caratteristiche tali
da ledere o da costituire un pericolo per la salute umana o per la qualità dell'ambiente
oppure tali da ledere i beni materiali o compromettere gli usi legittimi dell'ambiente;
b) ..... emissione: qualsiasi sostanza solida, liquida o gassosa introdotta nell'atmosfera che
possa causare inquinamento atmosferico e, per le attività di cui all'articolo 275, qualsiasi
scarico di COV nell'ambiente;
c) ..... emissione convogliata: emissione di un effluente gassoso effettuata attraverso uno o
più appositi punti;
d) ..... emissione diffusa: emissione diversa da quella ricadente nella lettera c); per le
lavorazioni di cui all'articolo 275 le emissioni diffuse includono anche i COV contenuti
negli scarichi idrici, nei rifiuti e nei prodotti, fatte salve le diverse indicazioni contenute
nella parte III dell'Allegato III alla parte quinta del presente decreto;
e) ..... emissione tecnicamente convogliabile: emissione diffusa che deve essere
convogliata sulla base delle migliori tecniche disponibili o in presenza di situazioni o di
zone che richiedono una particolare tutela;
f) ...... emissioni totali: la somma delle emissioni diffuse e delle emissioni convogliate;
g) ..... effluente gassoso: lo scarico gassoso, contenente emissioni solide, liquide o gassose;
la relativa portata volumetrica è espressa in metri cubi all'ora riportate in condizioni
normali (Nm3/ora), previa detrazione del tenore di vapore acqueo, se non diversamente
stabilito dalla parte quinta del presente decreto;
h) ..... stabilimento: il complesso unitario e stabile, che si configura come un complessivo ciclo
produttivo, sottoposto al potere decisionale di un unico gestore, in cui sono presenti uno
o più impianti o sono effettuate una o più attività che producono emissioni attraverso, per
esempio, dispositivi mobili, operazioni manuali, deposizioni e movimentazioni. Si
considera stabilimento anche il luogo adibito in modo stabile all'esercizio di una o più
attività;
i) ...... stabilimento anteriore al 1988: uno stabilimento che, alla data del 1° luglio 1988, era
in esercizio o costruito in tutte le sue parti o autorizzato ai sensi della normativa
previgente, e che è stato autorizzato ai sensi degli articoli 12 e 13 del d.P.R. 24 maggio
1988, n. 203;
i-bis) . stabilimento anteriore al 2006: uno stabilimento che è stato autorizzato ai sensi
dell'articolo 6 o dell'articolo 11 o dell'articolo 15, comma 1, lettera b), del d.P.R. 24
maggio 1988, n. 203, purché in funzione o messo in funzione entro il 29 aprile 2008;
i-ter) stabilimento nuovo: uno stabilimento che non ricade nelle definizioni di cui alle
lettere i) e i-bis);
l) ...... impianto: il dispositivo o il sistema o l'insieme di dispositivi o sistemi fisso e destinato a
svolgere in modo autonomo una specifica attività, anche nell'ambito di un ciclo più
ampio;
m) .... modifica dello stabilimento: installazione di un impianto o avvio di una attività presso
uno stabilimento o modifica di un impianto o di una attività presso uno stabilimento, la
quale comporti una variazione di quanto indicato nel progetto o nella relazione tecnica di
cui all'articolo 269, comma 2, o nell'autorizzazione di cui all'articolo 269, comma 3, o nella
domanda di adesione all'autorizzazione generale di cui all'articolo 272, o
nell'autorizzazione rilasciata ai sensi del d.P.R. 24 maggio 1988, n. 203, o nei documenti
previsti dall'articolo 12 di tale decreto; ricadono nella definizione anche le modifiche
relative alle modalità di esercizio o ai combustibili utilizzati;
m-bis) .... modifica sostanziale: modifica che comporta un aumento o una variazione
qualitativa delle emissioni o che altera le condizioni di convogliabilità tecnica delle
stesse; per le attività di cui all'articolo 275 valgono le definizioni di cui ai commi 21 e
22 del medesimo;
n) ..... gestore: la persona fisica o giuridica che ha potere decisionale circa l'installazione o
l'esercizio dello stabilimento e che è responsabile dell'applicazione dei limiti e delle
prescrizioni disciplinate nel presente decreto;
o) ..... autorità competente: la regione o la provincia autonoma o la diversa autorità indicata
dalla legge regionale quale autorità competente al rilascio dell'autorizzazione alle
emissioni e all'adozione degli altri provvedimenti previsti dal presente titolo; per le
piattaforme off-shore, l'autorità competente è il Ministero dell'ambiente e della tutela del
territorio e del mare; per gli stabilimenti sottoposti ad autorizzazione integrata ambientale
e per gli adempimenti a questa connessi, l'autorità competente è quella che rilascia tale
autorizzazione;
p) ..... autorità competente per il controllo: l'autorità a cui la legge regionale attribuisce il
compito di eseguire in via ordinaria i controlli circa il rispetto dell'autorizzazione e delle
disposizioni del presente titolo, ferme restando le competenze degli organi di polizia
giudiziaria; in caso di stabilimenti soggetti ad autorizzazione alle emissioni tale autorità
coincide, salvo diversa indicazione della legge regionale, con quella di cui alla lettera o);
per stabilimenti sottoposti ad autorizzazione integrata ambientale e per i controlli a
questa connessi, l'autorità competente per il controllo è quella prevista dalla normativa
che disciplina tale autorizzazione; per le piattaforme off-shore e per i terminali di
rigassificazione di gas naturale liquefatto off-shore l'autorità competente è il Ministero
dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e del mare, che si avvale
eventualmente dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale e del
sistema delle Agenzie ambientali, con oneri a carico del gestore. Con decreto del Ministro
dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e del mare di concerto con il Ministro
dello sviluppo economico e con il Ministro dell'economia e delle finanze da adottarsi entro
90 giorni dall'entrata in vigore della presente disposizione sono determinate e aggiornate
ogni due anni, sulla base del costo effettivo del servizio, le tariffe a carico del gestore e le
relative modalità di versamento per la copertura delle spese relative ai controlli finalizzati
alla verifica del rispetto delle condizioni stabilite dalle procedure di cui alla presente Parte
V in relazione alle piattaforme off-shore e ai terminali di rigassificazione di gas naturale
liquefatto off-shore;
q) ..... valore limite di emissione: il fattore di emissione, la concentrazione, la percentuale o
il flusso di massa di sostanze inquinanti nelle emissioni che non devono essere superati. I
valori di limite di emissione espressi come concentrazione sono stabiliti con riferimento al
funzionamento dell'impianto nelle condizioni di esercizio più gravose e, salvo
diversamente disposto dal presente titolo o dall'autorizzazione, si intendono stabiliti come
media oraria;
r) ...... fattore di emissione: rapporto tra massa di sostanza inquinante emessa e unità di
misura specifica di prodotto o di servizio;
s) ..... concentrazione: rapporto tra massa di sostanza inquinante emessa e volume
dell'effluente gassoso; per gli impianti di combustione i valori di emissione espressi come
concentrazione (mg/Nm3) sono calcolati considerando, se non diversamente stabilito
dalla parte quinta del presente decreto, un tenore volumetrico di ossigeno di riferimento
del 3 per cento in volume dell'effluente gassoso per i combustibili liquidi e gassosi, del 6
per cento in volume per i combustibili solidi e del 15 per cento in volume per le turbine a
gas;
t) ...... percentuale: rapporto tra massa di sostanza inquinante emessa e massa della stessa
sostanza utilizzata nel processo produttivo, moltiplicato per cento;
u) ..... flusso di massa: massa di sostanza inquinante emessa per unità di tempo;
v) ..... soglia di rilevanza dell'emissione: flusso di massa, per singolo inquinante, o per
singola classe di inquinanti, calcolato a monte di eventuali sistemi di abbattimento, e
nelle condizioni di esercizio più gravose dell'impianto, al di sotto del quale non si
applicano i valori limite di emissione;
z) ..... condizioni normali: una temperatura di 273,15 K ed una pressione di 101,3 kPa;
aa) ... migliori tecniche disponibili: la più efficiente ed avanzata fase di sviluppo di attività e
relativi metodi di esercizio indicanti l'idoneità pratica di determinate tecniche ad evitare
ovvero, se ciò risulti impossibile, a ridurre le emissioni; a tal fine, si intende per:
1) ...... tecniche: sia le tecniche impiegate, sia le modalità di progettazione, costruzione,
manutenzione, esercizio e chiusura degli impianti e delle attività;
2) ...... disponibili: le tecniche sviluppate su una scala che ne consenta l'applicazione in
condizioni economicamente e tecnicamente valide nell'ambito del pertinente
comparto industriale, prendendo in considerazione i costi e i vantaggi,
indipendentemente dal fatto che siano o meno applicate o prodotte in ambito
nazionale, purché il gestore possa avervi accesso a condizioni ragionevoli;
3) ...... migliori: le tecniche più efficaci per ottenere un elevato livello di protezione
dell'ambiente nel suo complesso;
bb) ... periodo di avviamento: salva diversa disposizione autorizzativa, il tempo in cui
l'impianto, a seguito dell'erogazione di energia, combustibili o materiali, è portato da una
condizione nella quale non esercita l'attività a cui è destinato, o la esercita in situazione di
carico di processo inferiore al minimo tecnico, ad una condizione nella quale tale attività è
esercitata in situazione di carico di processo pari o superiore al minimo tecnico;
cc) .... periodo di arresto: salva diversa disposizione autorizzativa, il tempo in cui l'impianto, a
seguito dell'interruzione dell'erogazione di energia, combustibili o materiali, non dovuta
ad un guasto, è portato da una condizione nella quale esercita l'attività a cui è destinato
in situazione di carico di processo pari o superiore al minimo tecnico ad una condizione
nella quale tale funzione è esercitata in situazione di carico di processo inferiore al
minimo tecnico o non è esercitata;
dd) ... carico di processo: il livello percentuale di produzione rispetto alla potenzialità
nominale dell'impianto;
ee) ... minimo tecnico: il carico minimo di processo compatibile con l'esercizio dell'attività cui
l'impianto è destinato;
ff) ..... impianto di combustione: qualsiasi dispositivo tecnico in cui sono ossidati combustibili
al fine di utilizzare il calore così prodotto:
gg) ... grande impianto di combustione: impianto di combustione di potenza termica
nominale non inferiore a 50MW. L'impianto di combustione si considera anteriore al 1988,
anteriore al 2006 o nuovo sulla base dei criteri previsti dalle lettere i), i-bis) e i-ter);
hh) ... potenza termica nominale dell'impianto di combustione: prodotto del potere
calorifico inferiore del combustibile utilizzato e della portata massima di combustibile
bruciato al singolo impianto di combustione, così come dichiarata dal costruttore,
espressa in Watt termici o suoi multipli;
ii) ..... composto organico: qualsiasi composto contenente almeno l'elemento carbonio e uno
o più degli elementi seguenti: idrogeno, alogeni, ossigeno, zolfo, fosforo, silicio o azoto,
ad eccezione degli ossidi di carbonio e dei carbonati e bicarbonati inorganici;
ll) ..... composto organico volatile (COV): qualsiasi composto organico che abbia a 293,15 K una
pressione di vapore di 0,01 kPa o superiore, oppure che abbia una volatilità
corrispondente in condizioni particolari di uso. Ai fini della parte quinta del presente
decreto, è considerata come COV la frazione di creosoto che alla temperatura di 293,15 K
ha una pressione di vapore superiore a 0,01 kPa;
mm) . solvente organico: qualsiasi COV usato da solo o in combinazione con altri agenti al
fine di dissolvere materie prime, prodotti o rifiuti, senza subire trasformazioni chimiche, o
usato come agente di pulizia per dissolvere contaminanti oppure come dissolvente,
mezzo di dispersione, correttore di viscosità, correttore di tensione superficiale,
plastificante o conservante;
nn) ... capacità nominale: la massa giornaliera massima di solventi organici utilizzati per le
attività di cui all'articolo 275, svolte in condizioni di normale funzionamento ed in funzione
della potenzialità di prodotto per cui le attività sono progettate;
oo) ... consumo di solventi: il quantitativo totale di solventi organici in uno stabilimento
utilizzato per le attività di cui all'articolo 275 per anno civile ovvero per qualsiasi altro
periodo di dodici mesi, detratto qualsiasi COV recuperato per riutilizzo;
pp) ... consumo massimo teorico di solventi: il consumo di solventi calcolato sulla base
della capacità nominale riferita, se non diversamente stabilito dall'autorizzazione, a tre
centotrenta giorni all'anno in caso di attività effettuate su tutto l'arco della settimana ed a
duecentoventi giorni all'anno per le altre attività;
qq) ... riutilizzo di solventi organici: l'utilizzo di solventi organici prodotti da una attività e
successivamente recuperati al fine di essere alla stessa destinati per qualsiasi finalità
tecnica o commerciale, ivi compreso l'uso come combustibile;
rr) .... soglia di consumo: il consumo di solvente espresso in tonnellate/anno stabilito dalla
parte II dell'Allegato III alla parte quinta del presente decreto, per le attività ivi previste;
ss) .... (abrogata)
tt) ..... impianti di distribuzione di carburante: impianti in cui il carburante viene erogato ai
serbatoi dei veicoli a motore da impianti di deposito;
uu) ... benzina: ogni derivato del petrolio, con o senza additivi, corrispondente ai seguenti
codici doganali: NC 2710 1131 - 2710 1141 -2710 1145 - 2710 1149 - 2710 1151 - 2710
1159 o che abbia una tensione di vapore Reid pari o superiore a 27,6 kilopascal, pronto
all'impiego quale carburante per veicoli a motore, ad eccezione del gas di petrolio
liquefatto (GPL);
vv).... terminale: ogni struttura adibita al caricamento e allo scaricamento di benzina in/da
veicolo-cisterna, carro-cisterna o nave-cisterna, ivi compresi gli impianti di deposito
presenti nel sito della struttura;
zz) .... impianto di deposito: ogni serbatoio fisso adibito allo stoccaggio di combustibile;
aaa).. impianto di caricamento: ogni impianto di un terminale ove la benzina può essere
caricata in cisterne mobili. Gli impianti di caricamento per i veicoli-cisterna comprendono
una o più torri di caricamento;
bbb) . torre di caricamento: ogni struttura di un terminale mediante la quale la benzina può
essere, in un dato momento, caricata in un singolo veicolo-cisterna;
ccc) .. deposito temporaneo di vapori: il deposito temporaneo di vapori in un impianto di
deposito a tetto fisso presso un terminale prima del trasferimento e del successivo
recupero in un altro terminale. Il trasferimento dei vapori da un impianto di deposito ad
un altro nello stesso terminale non è considerato deposito temporaneo di vapori ai sensi
della parte quinta del presente decreto;
ddd) . cisterna mobile: una cisterna di capacità superiore ad 1 m3, trasportata su strada, per
ferrovia o per via navigabile e adibita al trasferimento di benzina da un terminale ad un
altro o da un terminale ad un impianto di distribuzione di carburanti;
eee).. veicolo-cisterna: un veicolo adibito al trasporto su strada della benzina che comprenda
una o più cisterne montate stabilmente o facenti parte integrante del telaio o una o più
cisterne rimuovibili.

Parte quinta - Norme in materia di tutela dell'aria e di riduzione delle emissioni in


atmosfera

Titolo II - Impianti termici civili

283. Definizioni

1. Ai fini del presente titolo si applicano le seguenti definizioni:

a) ..... impianto termico: impianto destinalo alla produzione di calore costituito da uno o più
generatori di calore e da un unico sistema di distribuzione e utilizzazione di tale calore,
nonché da appositi dispositivi di regolazione e di controllo;
b) ..... generatore di calore: qualsiasi dispositivo di combustione alimentato con combustibili
al fine di produrre calore, costituito da un focolare ed eventualmente uno scambiatore di
calore; (lettera così sostituita dall'articolo 3, comma 16, d.lgs. n. 128 del 2010)
c) ..... focolare: parte di un generatore di calore nella quale avviene il processo di
combustione;
d) ..... impianto termico civile: impianto termico la cui produzione di calore è esclusivamente
destinata, anche in edifici ad uso non residenziale, al riscaldamento o alla climatizzazione
invernale o estiva di ambienti o al riscaldamento di acqua per usi igienici e sanitari;
l'impianto termico civile è centralizzato se serve tutte le unità dell'edificio o di più edifici
ed è individuale negli altri casi;(lettera così sostituita dall'articolo 3, comma 16, d.lgs. n.
128 del 2010)
e) ..... potenza termica nominale dell'impianto: la somma delle potenze termiche nominali
dei singoli focolari costituenti l'impianto;
f) ...... potenza termica nominale del focolare: il prodotto del potere calorifico inferiore del
combustibile utilizzato e della portata massima di combustibile bruciato all'interno del
focolare, espresso in Watt termici o suoi multipli;
g) ..... valore di soglia: potenza termica nominale dell'impianto pari a 0.035MW;
h) ..... modifica dell'impianto: qualsiasi intervento che sia effettuato su un impianto già
installato e che richieda la dichiarazione di conformità di cui all'articolo 7 del decreto
ministeriale 22 gennaio 2008, n. 37; (lettera così sostituita dall'articolo 3, comma 16,
d.lgs. n. 128 del 2010)
i) ...... autorità competente: l'autorità responsabile dei controlli, gli accertamenti e le ispezioni
previsti dall'articolo 9 e dall'allegato L del decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192, e
dal d.P.R. 26 agosto 1993, n. 412 o la diversa autorità indicata dalla legge regionale;
(lettera così sostituita dall'articolo 3, comma 16, d.lgs. n. 128 del 2010)
l) ...... installatore: il soggetto indicato dall'articolo 3 del decreto ministeriale 22 gennaio 2008,
n. 37; (lettera così sostituita dall'articolo 3, comma 16, d.lgs. n. 128 del 2010)
m) .... responsabile dell'esercizio e della manutenzione dell'impianto: il soggetto
indicato dall'articolo 11. comma 1, del decreto ministeriale 22 gennaio 2008, n. 37;

n) ..... conduzione di un impianto termico: insieme delle operazioni necessarie al fine di


assicurare la corretta combustione nei focolari e l'adeguamento del regime dell'impianto
termico alla richiesta di calore.

Parte quinta - Norme in materia di tutela dell'aria e di riduzione delle emissioni in


atmosfera

Titolo III – Combustibili

292. Definizioni

1 Ai fini del presente titolo si applicano, ove non altrimenti disposto, le definizioni di cui al
titolo I ed al titolo II della parte quinta del presente decreto.

2. In aggiunta alle definizioni del comma 1, si applicano le seguenti definizioni:

a) ..... olio combustibile pesante: qualsiasi combustibile liquido derivato dal petrolio del
codice NC 2710 1951 - 2710 1969 ovvero qualsiasi combustibile liquido derivato dal
petrolio, escluso il gasolio di cui alle lettere b) e d), che, per i suoi limiti di distillazione,
rientra nella categoria di oli pesanti destinati ad essere usati come combustibile e di cui
meno del sessantacinque per cento in volume, comprese le perdite, distilla a 250 °C
secondo il metodo ASTM D86, anche se la percentuale del distillato a 250° C non può
essere determinata secondo il predetto metodo;
b) ..... gasolio: qualsiasi combustibile liquido derivato dal petrolio del codice NC 2710 1945 -
2710 1949, ovvero qualsiasi combustibile liquido derivato dal petrolio che, per i suoi limiti
di distillazione, rientra nella categoria dei distillati medi destinati ad essere usati come
combustibile o carburante e di cui almeno l’ottantacinque per cento in volume, comprese
le perdite, distilla a 350 °C secondo il metodo ASTM D86;
c) ..... metodo ASTM: i metodi stabiliti dalla «American Society for Testing and Materials»
nell'edizione 1976 delle definizioni e delle specifiche tipo per il petrolio e i prodotti
lubrificanti;
d) ..... gasolio marino: qualsiasi combustibile per uso marittimo che corrisponde alla
definizione di cui alla lettera b) ovvero che ha una viscosità o densità che rientra nei limiti
della viscosità o densità definiti per i distillati marini nella tabella dell'ISO 8217 - 1996, ad
esclusione di quello utilizzato per le imbarcazioni destinate alla navigazione interna, per il
quale valgono le disposizioni di cui al decreto legislativo 21 marzo 2005, n. 66, e ad
esclusione di quello utilizzato dalle navi che provengono direttamente da un Paese non
appartenente all'Unione europea;
e) ..... navigazione interna: navigazione su laghi, fiumi, canali e altre acque interne.
f) ...... depositi fiscali: impianti in cui vengono fabbricati, trasformati, detenuti, ricevuti o
spediti i combustibili oggetto della parte quinta del presente decreto, sottoposti ad accisa;
ricadono in tale definizione anche gli impianti di produzione dei combustibili.
g) ..... combustibile sottoposto ad accisa: combustibile al quale si applica il regime fiscale
delle accise.
Parte sesta - Norme in materia di tutela risarcitoria contro i danni all'ambiente

302. Definizioni

1. Lo stato di conservazione di una specie è considerato favorevole quando:


a) ...... i dati relativi alla sua popolazione mostrano che essa si sta mantenendo, a lungo
termine, come componente vitale dei suoi habitat naturali;
b)...... l'area naturale della specie non si sta riducendo né si ridurrà verosimilmente in un
futuro prevedibile;
c) ...... esiste, e verosimilmente continuerà ad esistere, un habitat sufficientemente ampio
per mantenerne la popolazione a lungo termine.

2. Lo stato di conservazione di un habitat naturale è considerato favorevole quando:


a) ...... la sua area naturale e le zone in essa racchiuse sono stabili o in aumento;
b)...... le strutture e le funzioni specifiche necessarie per il suo mantenimento a lungo
termine esistono e continueranno verosimilmente a esistere in un futuro
prevedibile; e
c) ...... lo stato di conservazione delle sue specie tipiche è favorevole, ai sensi del comma
1.

3. Per "acque" si intendono tutte le acque cui si applica la parte terza del presente decreto.
4. Per "operatore" s'intende qualsiasi persona, fisica o giuridica, pubblica o privata, che
esercita o controlla un'attività professionale avente rilevanza ambientale oppure chi
comunque eserciti potere decisionale sugli aspetti tecnici e finanziari di tale attività,
compresi il titolare del permesso o dell'autorizzazione a svolgere detta attività.
5. Per "attività professionale" s'intende qualsiasi azione, mediante la quale si perseguano
o meno fini di lucro, svolta nel corso di un'attività economica, industriale, commerciale,
artigianale, agricola e di prestazione di servizi, pubblica o privata.
6. Per "emissione" s'intende il rilascio nell'ambiente, a seguito dell'attività umana, di
sostanze, preparati, organismi o microrganismi.
7. Per "minaccia imminente" di danno si intende il rischio sufficientemente probabile che
stia per verificarsi uno specifico danno ambientale.
8. Per "misure di prevenzione" si intendono le misure prese per reagire a un evento, un
atto o un'omissione che ha creato una minaccia imminente di danno ambientale, al fine di
impedire o minimizzare tale danno.
9. Per "ripristino", anche "naturale", s'intende: nel caso delle acque, delle specie e degli
habitat protetti, il ritorno delle risorse naturali o dei servizi danneggiati alle condizioni
originarie; nel caso di danno al terreno, l'eliminazione di qualsiasi rischio di effetti nocivi
per la salute umana e per la integrità ambientale. In ogni caso il ripristino deve consistere
nella riqualificazione del sito e del suo ecosistema, mediante qualsiasi azione o
combinazione di azioni, comprese le misure di attenuazione o provvisorie, dirette a
riparare, risanare o, qualora sia ritenuto ammissibile dall'autorità competente, sostituire
risorse naturali o servizi naturali danneggiati.
10. Per "risorse naturali" si intendono specie e habitat naturali protetti, acqua e terreno.
11. Per "servizi" e "servizi delle risorse naturali" si intendono le funzioni svolte da una
risorsa naturale a favore di altre risorse naturali e/o del pubblico.
12. Per "condizioni originarie" si intendono le condizioni, al momento del danno, delle
risorse naturali e dei servizi che sarebbero esistite se non si fosse verificato il danno
ambientale, stimate sulla base delle migliori informazioni disponibili.
13. Per "costi" s'intendono gli oneri economici giustificati dalla necessità di assicurare
un'attuazione corretta ed efficace delle disposizioni di cui alla parte sesta del presente
decreto, compresi i costi per valutare il danno ambientale o una sua minaccia imminente,
per progettare gli interventi alternativi, per sostenere le spese amministrative, legali e di
realizzazione delle opere, i costi di raccolta dei dati ed altri costi generali, nonché i costi
del controllo e della sorveglianza.
Allegato 5 alla Parte III del Decreto Legislativo 3 aprile 2006,
Norme in Materia Ambientale
LIMITI DI EMISSIONE DEGLI SCARICHI IDRICI

1. SCARICHI IN CORPI D'ACQUA SUPERFICIALI


1.1. ACQUE REFLUE URBANE
Gli scarichi provenienti da impianti di trattamento delle acque reflue urbane devono
conformarsi, secondo le cadenze temporali indicate, ai valori limiti definiti dalle Regioni in
funzione degli obiettivi di qualità e, nelle more della suddetta disciplina, alle leggi regionali
vigenti alla data di entrata in vigore del presente decreto.
Gli scarichi provenienti da impianti di trattamento delle acque reflue urbane:
- se esistenti devono conformarsi secondo le cadenze temporali indicate al medesimo articolo
alle norme di emissione riportate nella tabella 1;
- se nuovi devono essere conformi alle medesime disposizioni dalla loro entrata in esercizio.
Gli scarichi provenienti da impianti di trattamento delle acque reflue urbane devono essere
conformi alle norme di emissione riportate nelle tabelle 1 e 2. Per i parametri azoto totale e
fosforo totale le concentrazioni o le percentuali di riduzione del carico inquinante indicate
devono essere raggiunti per uno od entrambi i parametri a seconda della situazione locale.
Devono inoltre essere rispettati nel caso di fognature che convogliano anche scarichi di acque
reflue industriali i valori limite di tabella 3 ovvero quelli stabiliti dalle Regioni.

Tabella 1. Limiti di emissione per gli impianti di acque reflue urbane.

Potenzialità impianto in A.E.


2.000 - 10.000 > 10.000
(abitanti equivalenti)
Parametri (media giornaliera) [1] Concentrazione % di riduzione Concentrazione % di riduzione
BOD5 (senza nitrificazione) mg/L [2] ≤ 25 70-90 [5] ≤ 25 80
COD mg/L. [3] ≤ 125 75 ≤ 125 75
Solidi Sospesi mg/L [4] ≤ 35 [5] 90 [5] ≤ 35 90

[1] Le analisi sugli scarichi provenienti da lagunaggio o fitodepurazione devono essere


effettuati su campioni filtrati, la concentrazione di solidi sospesi non deve superare i 150
mg/L.
[2] La misurazione deve essere fatta su campione omogeneizzato non filtrato, non decantato.
Si esegue la determinazione dell'ossigeno disciolto anteriormente e posteriormente ad un
periodo di incubazione di 5 giorni a 20 °C±1 °C, in completa oscurità, con aggiunta di
inibitori di nitrificazione.
[3] La misurazione deve essere fatta su campione omogeneizzato non filtrato, non decantato
con bicromato di potassio.
[4] La misurazione deve essere fatta mediante filtrazione di un campione rappresentativo
attraverso membrana filtante con porosità di 0,45 μm ed essicazione a 105 °C con
conseguente calcolo del peso, oppure mediante centrifugazione per almeno 5 minuti
(accelerazione media di 2800-3200 g), essiccazione a 105 °C e calcolo del peso.
[5] La percentuale di riduzione del BOD5 non deve essere inferiore a 40. Per i solidi sospesi la
concentrazione non deve superare i 70 mg/L e la percentuale di abbattimento non deve
essere inferiore al 70%.

Tabella 2. Limiti di emissione per gli impianti di acque reflue urbane


recapitanti in aree sensibili

Parametri (media annua) Potenzialità impianto in A.E.


10.000 - 100.000 > 100.000
% di % di
Concentrazione Concentrazione
riduzione riduzione
Fosforo totale (P mg/L) [1] ≤2 80 ≤1 80
Azoto totale (N mg/L) [2]
≤ 15 70-80 ≤ 10 70-80
[3]

[1] Il metodo di riferimento per la misurazione è la spettrofotometria di assorbimento


molecolare.
[2] Per azoto totale si intende la somma dell'azoto Kieldahl (N. organico + NH3) + azoto
nitrico + azoto nitroso. Il metodo di riferimento per la misurazione è la spettrofotometria di
assorbimento molecolare.
[3] In alternativa al riferimento alla concentrazione media annua, purché si ottenga un analogo
livello di protezione ambientale, si può fare riferimento alla concentrazione media
giornaliera che non può superare i 20 mg/ L per ogni campione in cui la temperatura
dell'effluente sia pari o superiore a 12 gradi centigradi. Il limite della concentrazione media
giornaliera può essere applicato ad un tempo operativo limitato che tenga conto delle
condizioni climatiche locali.

Il punto di prelievo per i controlli deve essere sempre il medesimo e deve essere posto
immediatamente a monte del punto di immissione nel corpo recettore. Nel caso di controllo
della percentuale di riduzione dell'inquinante, deve essere previsto un punto di prelievo anche
all'entrata dell'impianto di trattamento. Di tali esigenze si dovrà tener conto anche nella
progettazione e modifica degli impianti, in modo da agevolare l'esecuzione delle attività di
controllo.
Per il controllo della conformità dei limiti indicati nelle tabelle 1 e 2 e di altri limiti definiti in sede
locale vanno considerati i campioni medi ponderati nell'arco di 24 ore.
Per i parametri di tabella 1 il numero di campioni, ammessi su base annua, la cui media
giornaliera può superare i limiti tabellari, è definito in rapporto al numero di misure come da
schema seguente.
Per i parametri di tabella 1 il numero di campioni, ammessi su base annua, la cui media
giornaliera può superare i limiti tabellari, è definito in rapporto al numero di misure come da
schema seguente.

campioni numero massimo campioni numero massimo


prelevati durante consentito di campioni prelevati durante consentito di campioni
l'anno non conformi l'anno non conformi

4-7 1 172-187 14
8-16 2 188 - 203 15
17 - 28 3 204 - 219 16
29 - 40 4 220 - 235 17
41 - 53 5 236 - 251 18
54 - 67 6 252 - 268 19
68 - 81 7 269 - 284 20
82 - 95 8 285 - 300 21
96 - 110 9 301 - 317 22
111 - 125 10 318 - 334 23
126 - 140 11 335 - 350 24
141 - 155 12 351 - 365 25
156 - 171 13

In particolare si precisa che, per i parametri sotto indicati, i campioni che risultano non
conformi, affinché lo scarico sia considerato in regola, non possono comunque superare le
concentrazioni riportate in tabella 1 oltre la percentuale sotto indicata:

BOD5: 100%
COD: 100%
Solidi Sospesi 150%

Il numero minimo annuo di campioni per i parametri di cui alle tabelle 1 e 2 è fissato in base
alla dimensione dell'impianto di trattamento e va effettuato dall'autorità competente ovvero dal
gestore qualora garantisca un sistema di rilevamento e di trasmissione dati all'autorità di
controllo, ritenuto idoneo da quest'ultimo, con prelievi ad intervalli regolari nel corso dell'anno,
in base allo schema seguente.

Potenzialità impianto numero campioni


12 campioni il primo anno e 4 negli anni successivi,
purché lo scarico sia conforme; se uno dei 4 campioni non
da 2.000 a 9.999 A.E:
è conforme, nell'anno successivo devono essere prelevati
12 campioni
da 10.000 a 49.999 A.E.: 12 campioni
oltre 50.000 A.E.: 24 campioni

I gestori degli impianti devono inoltre assicurare un sufficiente numero di autocontrolli (almeno
uguale a quello del precedente schema) sugli scarichi dell'impianto di trattamento e sulle acque
in entrata.
L'autorità competente per il controllo deve altresì verificare, con la frequenza minima di seguito
indicata, il rispetto dei limiti indicati nella tabella 3. I parametri di tabella 3 che devono essere
controllati sono solo quelli che le attività presenti sul territorio possono scaricare in fognatura.

Potenzialità impianto numero campioni


da 2.000 a 9.999 A.E. 1 volte l'anno
Da 10.000 a 49.999 A.E. 3 volte l'anno
oltre 49.999 A.E.: 6 volte l'anno
Valori estremi per la qualità delle acque in questione non sono presi in considerazione se essi
sono il risultato di situazioni eccezionali come quelle dovute a piogge abbondanti.
I risultati delle analisi di autocontrollo effettuate dai gestori degli impianti devono essere messi
a disposizione degli enti preposti al controllo. I risultati dei controlli effettuati dall'autorità
competente e di quelli effettuati a cura dei gestori devono essere archiviati su idoneo supporto
informatico secondo le indicazioni riportate nell'apposito decreto attuativo.
Ove le caratteristiche dei rifiuti da smaltire lo richiedano per assicurare il rispetto, da parte
dell'impianto di trattamento di acque reflue urbane, dei valori limite di emissione in relazione
agli standard di qualità da conseguire o mantenere nei corpi recettori interessati dallo scarico
dell'impianto, l'autorizzazione prevede:

a) l'adozione di tecniche di pretrattamento idonee a garantire, all'ingresso dell'impianto di


trattamento delle acque reflue, concentrazioni di inquinanti che non compromettono
l'efficienza depurativa dell'impianto stesso;
b) l'attuazione di un programma di caratterizzazione quali-quantitativa che, in relazione a
quanto previsto alla precedente lettera a), consenta controlli sistematici in entrata e in
uscita agli impianti di pretrattamento dei rifiuti liquidi e a quelli di depurazione delle
acque reflue;
c) l'adozione di sistemi di stoccaggio dei rifiuti liquidi da trattare tale da evitare la
miscelazione con i reflui che hanno già subito il trattamento finale;
d) standard gestionali adeguati del processo depurativo e specifici piani di controllo
dell'efficienza depurativa;
e) l'adozione di un sistema di autocontrolli basato, per quanto concerne la frequenza e le
modalità di campionamento, su criteri statistici o di tipo casuale, comunque tali da
rappresentare l'andamento nel tempo della/e reale/i concentrazione/i della/e sostanza/e
da misurare analiticamente e da verificare, con un coefficiente di confidenza di almeno il
90%, la conformità o meno dei livelli di emissione ai relativi limiti. I risultati degli
autocontrolli sono tenuti a disposizione delle autorità competenti per i quattro anni
successivi alla data di rilascio/rinnovo dell'autorizzazione;
f) controlli dell'idoneità o meno all'utilizzo in agricoltura dei fanghi biologici prodotti
dall'impianto di trattamento delle acque reflue in relazione a quanto disposto dal D.Lgs.
n. 99/1992.

1.2. ACQUE REFLUE INDUSTRIALI.

1.2.1 Prescrizioni generali

Gli scarichi di acque reflue industriali in acque superficiali, devono essere conformi ai limiti di
emissione indicati nella successiva tabella 3 o alle relative norme disposte dalle Regioni.
I valori limite di emissione che gli scarichi interessati non devono superare sono espressi, in
linea di massima, in concentrazione.
Tuttavia, le regioni, nell'esercizio della loro autonomia, in attuazione dei piani di tutela delle
acque, tenendo conto dei carichi massimi ammissibili, delle migliori tecniche disponibili,
definiscono i valori-limite di emissione, diversi da quelli di cui alla tabella 3 sia in concentrazione
massima ammissibile sia in quantità massima per unità di tempo.
In questo caso, i valori limite espressi in concentrazione devono essere coerenti, e comunque
non possono essere superiori, con quelli in peso dell'elemento caratteristico dell'attività ed il
relativo fabbisogno d'acqua, parametro quest'ultimo che varia in funzione dei singoli processi e
stabilimenti.
Nel caso di attività ricadenti nell'allegato I del D.Lgs. 18 febbraio 2005, n. 59 i valori limite di
emissione possono essere definiti, in alternativa, per unità di prodotto in linea con quanto
previsto con i BAT references comunitari e con le linee guida settoriali nazionali.
Anche in questa ipotesi i valori limite espressi in quantità devono essere coerenti con quelli
espressi in concentrazione, tenuto conto del fabbisogno d'acqua, parametro quest'ultimo che
varia in funzione dei singoli processi e stabilimenti.

1.2.2 Determinazioni analitiche

Le determinazioni analitiche ai fini del controllo di conformità degli scarichi di acque reflue
industriali sono di norma riferite ad un campione medio prelevato nell'arco di tre ore. L'autorità
preposta al controllo può, con motivazione espressa nel verbale di campionamento, effettuare il
campionamento su tempi diversi al fine di ottenere il campione più adatto a rappresentare lo
scarico qualora lo giustifichino particolari esigenze quali quelle derivanti dalle prescrizioni
contenute nell'autorizzazione dello scarico, dalle caratteristiche del ciclo tecnologico, dal tipo di
scarico (in relazione alle caratteristiche di continuità dello stesso), il tipo di accertamento
(accertamento di routine, accertamento di emergenza, ecc.).

1.2.3 Specifiche prescrizioni per gli scarichi contenenti sostanze pericolose

1. Tenendo conto del carico massimo ammissibile, ove definito, della persistenza,
bioaccumulabilità e della pericolosità delle sostanze, nonché della possibilità di utilizzare
le migliori tecniche disponibili, le Regioni stabiliscono opportuni limiti di emissione in
massa nell'unità di tempo (kg/mese).
2. Per cicli produttivi specificati nella tabella 3/A devono essere rispettati i limiti di emissione
in massa per unità di prodotto o di materia prima di cui alla stessa tabella. Per gli stessi
cicli produttivi valgono altresì i limiti di concentrazione indicati nelle tabella 3 allo scarico
finale.
3. Tra i limiti di emissione in termini di massa per unità di prodotto, indicati nella tabella
3/A, e quelli stabiliti dalle Regioni in termini di massa nell'unità di tempo valgono quelli
più cautelativi.
4. Ove il piano di tutela delle acque lo preveda per il raggiungimento degli standard di cui
all'allegato 1 (della parte III) del presente decreto, l'autorità competente può individuare
conseguenti prescrizioni adeguatamente motivate all'atto del rilascio e/o del rinnovo delle
autorizzazioni agli scarichi che contengono le sostanze di cui all'allegato 5 (della parte
III). Dette specifiche prescrizioni possono comportare:
a) l'adozione di misure tecniche, di progettazione, costruzione, esercizio o manutenzione
dell'impianto in grado di assicurare il rispetto di valori limite di emissione più restrittivi
di quelli fissati in tabella 3, fatto salvo il caso in cui sia accertato, attraverso
campionamenti a monte ed a valle dell'area di impatto dello scarico, che la presenza
nello scarico stesso di una o più sostanze non origina dal ciclo produttivo
dell'insediamento ovvero è naturalmente presente nel corpo idrico. Il valore limite di
emissione sarà fissato in rapporto con le priorità e le cadenze temporali degli
interventi previsti nel piano di tutela delle acque approvato dalla Regione e, in
particolare, con quanto previsto nello stesso piano per assicurare la qualità delle
acque a specifica destinazione funzionale;
b) l'adozione di un sistema di autocontrolli basato, per quanto concerne la frequenza e le
modalità di campionamento, su criteri statistici o di tipo casuale, comunque tali da
rappresentare l'andamento nel tempo della/e reale/i concentrazione/i della/e
sostanza/e da misurare analiticamente e da verificare, con un coefficiente di
confidenza di almeno il 90%, la conformità o meno dei livelli di emissione ai relativi
limiti. I risultati degli autocontrolli sono tenuti a disposizione delle autorità competenti
per i quattro anni successivi alla data di rilascio/rinnovo dell'autorizzazione.
5. le acque di raffreddamento di impianti pre-esistenti possono essere convogliate verso il
corpo idrico recettore tramite un unico scarico comune ad altre acque di scarico, a
condizione sia posto in essere un sistema di sorveglianza dello scarico che consenta la
sistematica rilevazione e verifica dei limiti a monte il punto di miscelazione.
6. i punti 4 e 5 non si applicano agli scarichi che provengono da attività commerciali
caratterizzate da modesta significatività con riferimento ai quantitativi annui di acque
reflue complessivamente scaricate e che recapitano in pubblica fognatura.

2. SCARICHI SUL SUOLO

Nei casi previsti dall'articolo 103, comma 1, punto c), gli scarichi sul suolo devono rispettare i
limiti previsti nella tabella 4.
Il punto di prelievo per i controlli è immediatamente a monte del punto di scarico sul suolo. Per
gli impianti di depurazione naturale (lagunaggio, fitodepurazione) il punto di scarico corrisponde
è quello all'uscita dall'impianto.
Le determinazioni analitiche ai fini del controllo di conformità degli scarichi di acque reflue
industriali sono di norma riferite ad un campione medio prelevato nell'arco di tre ore. L'autorità
preposta al controllo può, con motivazione espressa nel verbale di campionamento, effettuare il
campionamento su tempi diversi al fine di ottenere il campione più adatto a rappresentare lo
scarico qualora lo giustifichino particolari esigenze quali quelle derivanti dalle prescrizioni
contenute nell'autorizzazione dello scarico, dalle caratteristiche del ciclo tecnologico, dal tipo di
scarico (in relazione alle caratteristiche di continuità dello stesso), il tipo di accertamento
(accertamento di routine, accertamento di emergenza, ecc.).
Per gli impianti di trattamento delle acque reflue urbane si fa riferimento a un campione medio
ponderato nell'arco di 24 ore.
Le distanze dal più vicino corpo idrico superficiale oltre le quali è permesso lo scarico sul suolo
sono rapportate al volume dello scarico stesso secondo il seguente schema:

a) per quanto riguarda gli scarichi di acque reflue urbane:

- 1.000 metri - per scarichi con portate giornaliere medie inferiori a 500 m3
- 2.500 metri - per scarichi con portate giornaliere medie tra 501 e 5000 m3
- 5.000 metri - per scarichi con portate giornaliere medie tra 5001 e 10.000 m3

b) per quanto riguarda gli scarichi di acque reflue industriali.

- 1.000 metri - per scarichi con portate giornaliere medie inferiori a 100 m3
- 2.500 metri - per scarichi con portate giornaliere medie tra 101 e 500 m3
- 5.000 metri - per scarichi con portate giornaliere medie tra 501 e 2.000 m3
Gli scarichi aventi portata maggiore di quelle su indicate devono in ogni caso essere convogliati
in corpo idrico superficiale, in fognatura o destinate al riutilizzo.
Per gli scarichi delle acque reflue urbane valgono gli stessi obblighi di controllo e di
autocontrollo previsti per gli scarichi in acque superficiali.
L'autorità competente per il controllo deve verificare, con la frequenza minima di seguito
indicata, il rispetto dei limiti indicati nella tabella 4. I parametri di tabella 4 da controllare sono
solo quelli che le attività presenti sul territorio possono scaricare in fognatura.

Volume scarico numero controlli


sino a 2000 m3 al giorno 4 volte l'anno
oltre a 2000 m3 al giorno 8 volte l'anno

2.1 SOSTANZE PER CUI ESISTE IL DIVIETO DI SCARICO


Restano fermi i divieti di scarico sul suolo e nel sottosuolo delle seguenti sostanze:
- composti organo alogenati e sostanze che possono dare origine a tali composti nell'ambiente
idrico
- composti organo fosforici
- composti organo stannici
- sostanze che hanno potere cancerogeno, mutageno e teratogeno in ambiente idrico o in
concorso dello stesso
- mercurio e i suoi composti
- cadmio e i suoi composti
- oli minerali persistenti e idrocarburi di origine petrolifera persistenti
- cianuri
- materie persistenti che possono galleggiare, restare in sospensione o andare a fondo e che
possono disturbare ogni tipo di utilizzazione delle acque.
Tali sostanze, si intendono assenti quando sono in concentrazioni non superiori ai limiti di
rilevabilità delle metodiche di rilevamento in essere all'entrata in vigore del presente decreto o
dei successivi aggiornamenti.
Persiste inoltre il divieto di scarico diretto nelle acque sotterranee, in aggiunta alle sostanze su
elencate, di:
1.
zinco Rame nichel cromo
piombo Selenio arsenico antimonio
molibdeno Titanio stagno bario
berillio Boro uranio vanadio
cobalto Tallio tellurio argento

2. Biocidi e loro derivati non compresi nell'elenco del paragrafo precedente


3. Sostanze che hanno un effetto nocivo sul sapore ovvero sull'odore dei prodotti consumati
dall'uomo derivati dall'ambiente idrico, nonché i composti che possono dare origine a tali
sostanze nelle acque
4. Composti organosilicati tossici o persistenti e che possono dare origine a tali composti nelle
acque ad eccezione di quelli che sono biologicamente innocui o che si trasformano
rapidamente nell'acqua in sostanze innocue
5. Composti inorganici del fosforo e fosforo elementare
6. Oli minerali non persistenti ed idrocarburi di origine petrolifera non persistenti
7. Fluoruri
8. Sostanze che influiscono sfavorevolmente sull'equilibrio dell'ossigeno, in particolare
ammoniaca e nitriti.

Tali sostanze si intendono assenti quando sono in concentrazioni non superiori ai limiti di
rilevabilità delle metodiche di rilevamento in essere all'entrata in vigore del presente decreto o
dei successivi aggiornamenti.

3. INDICAZIONI GENERALI

I punti di scarico degli impianti il trattamento delle acque reflue urbane devono essere scelti,
per quanto possibile, in modo da ridurre al minimo gli effetti sulle acque recettrici.
Tutti gli impianti di trattamento delle acque reflue urbane, con potenzialità superiore a 2.000
abitanti equivalenti, ad esclusione degli impianti di trattamento che applicano tecnologie
depurative di tipo naturale quali la fitodepurazione e il lagunaggio, dovranno essere dotati di un
trattamento di disinfezione da utilizzarsi in caso di eventuali emergenze relative a situazioni di
rischio sanitario ovvero per garantire il raggiungimento degli obiettivi di qualità ambientali o gli
usi in atto del corpo idrico recettore.
In sede di approvazione del progetto dell'impianto di trattamento delle acque reflue urbane
l'autorità competente dovrà verificare che l'impianto sia in grado di garantire che la
concentrazione media giornaliera dell'azoto ammoniacale (espresso come N), in uscita
dall'impianto di trattamento non superi il 30% del valore della concentrazione dell'azoto totale
(espresso come N) in uscita dall'impianto di trattamento. Tale prescrizione non vale per gli
scarichi in mare.
In sede di autorizzazione allo scarico, l'autorità competente:
a) fisserà il sistema di riferimento per il controllo degli scarichi di impianti di trattamento
rispettivamente a: l'opzione riferita al rispetto della concentrazione o della percentuale di
abbattimento il riferimento alla concentrazione media annua; alla concentrazione media
giornaliera per il parametro «azoto totale » della tabella 2
b) fisserà il limite opportuno relativo al parametro «Escherichia coli» espresso come
UFC/100mL. Si consiglia un limite non superiore a 5000 UFC/100mL. (nota UFC=Numero di
microrganismi vitali in grado di originare una colonia visibile ad occhio nudo su un adatto terreno, alias
colony-forming units)

I trattamenti appropriati devono essere individuati con l’obiettivo di:


a) rendere semplice la manutenzione e la gestione
b) essere in grado di sopportare adeguatamente forti variazioni orarie del carico idraulico e
organico
c) minimizzare i costi gestionali.
Questa tipologia di trattamento può equivalere ad un trattamento primario o ad un trattamento
secondario a seconda della soluzione tecnica adottata e dei risultati depurativi raggiunti.
Per tutti gli agglomerati con popolazione equivalente compresa tra 50 e 2000 a.e, si ritiene
auspicabile il ricorso a tecnologie di depurazione naturale quali il lagunaggio o la
fitodepurazione, o tecnologie come i filtri percolatori o impianti ad ossidazione totale.
Peraltro tali trattamenti possono essere considerati adatti se opportunamente dimensionati, al
fine del raggiungimento dei limiti della tabella 1, anche per tutti gli agglomerati in cui la
popolazione equivalente fluttuante sia superiore al 30% della popolazione residente e laddove
le caratteristiche territoriali e climatiche lo consentano.
Tali trattamenti si prestano, per gli agglomerati di maggiori dimensioni con popolazione
equivalente compresa tra i 2000 e i 25000 a.e, anche a soluzioni integrate con impianti a fanghi
attivi o a biomassa adesa, a valle del trattamento, con funzione di affinamento.

4. METODI DI CAMPIONAMENTO ED ANALISI

Fatto salvo quanto diversamente specificato nelle tabelle 1, 2, 3, 4 circa i metodi analitici di
riferimento, rimangono valide le procedure di controllo, campionamento e misura definite dalle
normative in essere prima dell'entrata in vigore del presente decreto. Le metodiche di
campionamento ed analisi saranno aggiornate con apposito decreto ministeriale su proposta
dell'APAT.

Tabella 3. Valori limiti di emissione in acque superficiali e in fognatura (di acque


reflue industriali).

Numero Scarico in acque


PARAMETRI Unità di misura Scarico in rete fognaria (*)
parametro superficiali
1 pH 5,5-9,5 5,5-9,5
2 Temperatura °C [1] [1]
non percettibile con non percettibile con diluizione
3 colore
diluizione 1:20 1:40
non deve essere causa non deve essere causa di
4 odore
di molestie molestie
5 Materiali grossolani assenti Assenti
6 Solidi speciali totali [2] mg/L ≤80 ≤200
7 BOD5 (come O2) [2] mg/L ≤40 ≤250
8 COD (come O2) [2] mg/L ≤160 ≤500
9 Alluminio mg/L ≤1 ≤2,0
10 Arsenico mg/L ≤0,5 ≤0,5
11 Bario mg/L ≤20 -
12 Boro mg/L ≤2 ≤4
13 Cadmio mg/L ≤0,02 ≤0,02
14 Cromo totale mg/L ≤2 ≤4
15 Cromo VI mg/L ≤0,2 ≤020
16 Ferro mg/L ≤2 ≤4
17 Manganese mg/L ≤2 ≤4
18 Mercurio mg/L ≤0,005 ≤0,005
19 Nichel mg/L ≤2 ≤4
20 Piombo mg/L ≤0,2 ≤0,3
21 Rame mg/L ≤0,1 ≤0,4
22 Selenio mg/L ≤0,03 ≤0,03
23 Stagno mg/L ≤10
24 Zinco mg/L ≤0,5 ≤1,0

Cianuri totali come


25 mg/L ≤0,5 ≤1,0
(CN)
26 Cloro attivo libero mg/L ≤0,2 ≤0,3
27 Solfuri (come H2S) mg/L ≤1 ≤2
28 Solfiti (come SO3) mg/L ≤1 ≤2
29 Solfati (come SO4) [3] mg/L ≤1000 ≤1000
30 Cloruri [3] mg/L ≤1200 ≤1200
31 Fluoruri mg/L ≤6 ≤12
Fosforo totale
32 mg/L ≤10 ≤10
(come P) [2]
Azoto ammoniacale
33 mg/L ≤15 ≤30
(come NH4) [2]
Azoto nitroso (come
34 mg/L ≤0,6 ≤0,6
N) [2]
Azoto nitrico
35 mg/L ≤20 ≤30
(come N) [2]
Grassi e olii
36 mg/L ≤20 ≤40
animali/vegetali
37 Idrocarburi totali mg/L ≤5 ≤10
38 Fenoli mg/L ≤0,5 ≤1
39 Aldeidi mg/L ≤1 ≤2
Solventi organici
40 mg/L ≤0,2 ≤0,4
aromatici
Solventi organici
41 mg/L ≤0,1 ≤0,2
azotati [4]
42 Tensioattivi totali mg/L ≤2 ≤4
43 Pesticidi fosforati mg/L ≤0,10 ≤0,10
Pesticidi totali
44 mg/L ≤0,05 ≤0,05
(esclusi i fosforati) [5]
tra cui:
45 - aldrin mg/L ≤0,01 ≤0,01
46 - dicldrin mg/L ≤0,01 ≤0,01
47 - endrin mg/L ≤0,002 ≤0,002
48 - isodrin mg/L ≤0,002 ≤0,002
49 Solventi clorurati [5] mg/L ≤1 ≤2
50 Escherichia coli [4] UFC/ 100mL nota
il campione non è
il campione non e accettabile
accettabile quando do-
quando dopo 24 ore il numero
Saggio di tossicità po 24 ore il numero
51 degli organismi immobili è
acuta [5] degli organismi immo-
uguale o maggiore del 80%
bili è uguale o maggio-
del totale
re del 50% del totale

[*] I limiti per lo scarico in rete fognaria sono obbligatori in assenza di limiti stabiliti
dall'autorità competente o in mancanza di un impianto finale di trattamento in grado di
rispettare i limiti di emissione dello scarico finale. Limiti diversi devono essere resi
conformi a quanto indicato alla nota 2 della tabella 5 relativa a sostanze pericolose.
[1] Per i corsi d'acqua la variazione massima tra temperature medie di qualsiasi sezione del
corso d'acqua a monte e a valle del punto di immissione non deve superare i 3 °C. Su
almeno metà di qualsiasi sezione a valle tale variazione non deve superare 1 °C. Per i
laghi la temperatura dello scarico non deve superare i 30 °C e l'incremento di
temperatura del corpo recipiente non deve in nessun caso superare i 3 °C oltre 50 metri
di distanza dal punto di immissione. Per i canali artificiali, il massimo valore medio della
temperatura dell'acqua di qualsiasi sezione non deve superare i 35 °C, la condizione
suddetta è subordinata all'assenso del soggetto che gestisce il canale. Per il mare e per le
zone di foce di corsi d'acqua non significativi, la temperatura dello scarico non deve
superare i 35 °C e l'incremento di temperatura del corpo recipiente non deve in nessun
caso superare i 3 °C oltre i 1000 metri di distanza dal punto di immissione. Deve inoltre
essere assicurata la compatibilità ambientale dello scarico con il corpo recipiente ed
evitata la formazione di barriere termiche alla foce dei fiumi.
[2] Per quanto riguarda gli scarichi di acque reflue urbane valgono i limiti indicati in tabella 1
e, per le zone sensibili anche quelli di tabella 2. Per quanto riguarda gli scarichi di acque
reflue industriali recapitanti in zone sensibili la concentrazione di fosforo totale e di azoto
totale deve essere rispettivamente di 1 e 10 mg/L.
[3] Tali limiti non valgono per lo scarico in mare, in tal senso le zone di foce sono equiparate
alle acque marine costiere, purché almeno sulla metà di una qualsiasi sezione a valle
dello scarico non vengono disturbate le naturali variazioni della concentrazione di solfati o
di cloruri.
[4] In sede di autorizzazione allo scarico dell'impianto per il trattamento di acque reflue
urbane, da parte dell'autorità competente andrà fissato il limite più opportuno in relazione
alla situazione ambientale e igienico sanitaria del corpo idrico recettore e agli usi
esistenti. Si consiglia un limite non superiore ai 5000 UFC/ 100 m L.
[5] Il saggio di tossicità è obbligatorio. Oltre al saggio su Daphnia magna, possono essere
eseguiti saggi di tossicità acuta su Ceriodaphnia dubia, Selenastrum capricornutum,
batteri bioluminescenti o organismi quali Artemia salina, per scarichi di acqua salata o
altri organismi tra quelli che saranno indicati ai sensi del punto 4 del presente allegato. In
caso di esecuzione di più test di tossicità si consideri il risultato peggiore. Il risultato
positivo della prova di tossicità non determina l'applicazione diretta delle sanzioni di cui al
titolo V, determina altresì l'obbligo di approfondimento delle indagini analitiche, la ricerca
delle cause di tossicità e la loro rimozione.

Tabella 3/A. Limiti di emissione per unità di prodotto riferiti a specifici cicli
produttivi [**]

Quantità scaricata per unità


Media Media
Settore produttivo di prodotto (o capacità di
mensile giorno [*]
produzione)
Cadmio, estrazione dello zinco
Raffinazione del piombo e dello
zinco, industria dei metalli non
ferrosi e del cadmio metallico
Fabbricazione dei composti del g/kg grammi di Cd scaricato per
0,5
cadmio chilogrammo di Cd trattato
g/kg (grammi di Cd scaricato
Produzione di pigmenti 0,3
per chilogrammo di Cd trattato)
g/kg al (grammi di Cd scaricato
Fabbricazione di stabilizzanti 0,5
per chilogrammo di Cd trattato)
Fabbricazione di batterie primarie e g/kg al (grammi di Cd scaricato
1,5
secondarie per chilogrammo di Cd trattato)
g/kg al (grammi di Cd scaricato
Galvanostegia 0,3
per chilogrammo di Cd trattato)
Mercurio (settore dell'elettrolisi dei cloruri alcalini)
Salamoia riciclata – da applicare
all'Hg presente negli effluenti g Hg/t di capacità di produzione
0,5
provenienti dall'unità di produzione di cloro, installata
del cloro
Salamoia riciclata – da applicare al
totale del Hg presente in tutte le
g Hg/t di capacità di produzione
acque di scarico contenenti Hg 1
di cloro, installata
provenienti dall'area dello
stabilimento industriale
Salamoia a perdere – da applicare al
g Hg/t di capacità di produzione
totale del Hg presente in tutte le 5
di cloro, installata
acque di scarico contenenti Hg
provenienti dall'area dello
stabilimento industriale.
Mercurio (settori diversi da quello dell'elettrolisi dei cloruri alcalini)
Aziende che impiegano catalizzatori
all'Hg per la produzione di cloruro di g/t capacità di produzione di CVM 0,1
vinile
Aziende che impiegano catalizzatori
g/kg mercurio trattato 5
all'Hg per altre produzioni
Fabbricazione dei catalizzatori
contenenti Hg utilizzati per la g/kg al mese mercurio trattato 0,7
produzione di CVM
Fabbricazione dei composti organici
g/kg al mese mercurio trattato 0,05
ed inorganici del mercurio
Fabbricazione di batterie primarie
g/kg al mese mercurio trattato 0,03
contenenti Hg
Industrie dei metalli non ferrosi
- Stabilimenti di ricupero del
mercurio [1]
- Estrazione e raffinazione di
metalli non ferrosi [1]
Stabilimenti di trattamento dei rifiuti
tossici contenenti mercurio
Esaclorocicloesano (HCH)
Produzione HCH g HCH/t HCH prodotte 2
Estrazione lindano g HCH/t HCH trattato 4
Produzione ed estrazione lindano g HCH/t HCH prodotto 5
DDT
Produzione DDT compresa la g/t di sostanze prodotte, trattate
4 8
formulazione sul posto di DDT o utilizzate – valore mensile
Pentaclorofenolo (PCP)
Produzione del PCP Na idrolisi g/t di capacità di produzione o
25 50
dell'esaclorobenzene capacità di utilizzazione
Aldrin, dieldrin, endrin, isodrin
Produzione e formulazione di:
g/t capacità di produzione o
Aldrin e/o dieldrin e/o endrin e/o 3 15
capacità di utilizzazione
isoldrin
g HCB/t di capacità di produzione
Produzione e trattamento di HCB 10
di HCB
Esaclorobenzene (HCB)
Produzione di pereloroctilcne (PER)
g HCB/t di capacità di produzione
e di tetracloruro di carbonio 1,5
totale di PER + CC14
(CC14) mediante perclorurazione
Produzione di tricloroetilene e/o
percloetilene con altri procedimenti
[1]
Esaclorobutadiene
Produzione di percloroetilene
g HCBD/t di capacità di
(PER) e di tetracloruro di carbonio 1,5
produzione totale di PER + CC14
(CC14) mediante perclorurazione
Produzione di tricloroetilene e/o di
percloroetilene mediante altri
procedimenti [1]
Cloroformio
Produzione clorometani del
g CHC13/t di capacità di
metanolo o da combinazione di 10
produzione di clorometani
metanolo e metano
Produzione clorometani mediante g CHC13/t di capacità di
7,5
clorurazione del metano produzione di clorometani
Tetracloruro di carbonio
Produzione di tetracloruro di g CC14/ t di capacità di 30 40
carbonio mediante perclo-rurazione produzione totale di CC14 e di
- procedimento con lavaggio percloroetilene
Produzione di tetracloruro di
g CC14/t di capacità di produzione
carbonio mediante perclo-rurazione 2,5 5
totale di CC14 e di percloroetilene
- procedimento senza lavaggio
Produzione di clorometani me-
diante clorurazione del metano
(compresa la clorolisi sotto pres-
sione a partire dal metanolo) [1]
Produzione di clorofluorocarburi [1]
1,2 dicloroetano (EDC)
Unicamente produzione 1,2
g/t 2,5 5
dicloroetano
Produzione 1,2 dicloroetano e
trasformazione e/o utilizzazione
nello stesso stabilimento tranne g/t 5 10
che per l'utilizzazione nella
produzione di scambiatori di calore
Utilizzazione di EDC per lo
sgrassaggio dei metalli (in
stabilimenti industriali diversi da
quelli del punto precedente) [2]
Trasformazione di 1,2 dicloetano in
sostanze diverse dal cloruro di g/t 2,5 5
vinile
Tricloroetilene
Produzione di tricloroetilene (TRI) e
g/t 2,5 5
di pereloroetilene (PER) ([2]
Utilizzazione TRI per lo sgrassaggio
g/t
dei metalli [2]
Triclorobenzene (TCB)
Produzione di TCB per
disidroclorazione e/o g/t 10
trasformazione di TCB
Produzione e trasformazione di
clorobenzeni mediante clorazione g/t 0,5
[2]
Percloroetilene (PER)
Produzione di tricloroetilene (TRI) e
di percloroetilene (procedimenti g/t 2,5 5
TRI-PER)
Produzione di tetracloruro di
carbonio e di percloroetilene g/t 2,5 20
(procedimenti TETRA-PER) [2]
Utilizzazione di PER per lo
sgrassaggio metalli [2]
Produzione di clorofluorocarbonio
(1)

Note alla tabella 3/A

[*] Qualora non diversamente indicato, i valori indicati sono riferiti a medie mensili. Ove non
indicato esplicitamente si consideri come valore delle media giornaliera il doppio di quella
mensile.
[**] Per i cicli produttivi che hanno uno scarico della sostanza pericolosa in questione, minore
al quantitativo annuo indicato nello schema seguente, le autorità competenti
all'autorizzazione possono evitare il procedimento autorizzativo. In tal caso valgono solo i
limiti di tabella 3.
Sostanza pericolosa Quantità annua di sostanza inquinante scaricata considerata
10 Kg/anno di Cd (nel caso di stabilimenti di galvanostegia si
applicano comunque i limiti di tabella 3/A, quando la
Cadmio
capacità complessiva delle vasche di galvanostegia super a
1,5 m3
Mercurio (settore dell'elettrolisi dei
È sempre richiesto il rispetto della tabella 3/A.
cloruri alcalini)
Mercurio (settore diverse
7,5 Kg/anno di Hg
dell'elettrolisi dei cloruri alcalini)
Esaclorocicloesano (HCH) 3 Kg/ anno di HCH
DDT 1 Kg/ anno di DDT
Pentaclorofenolo (PCP) 3 Kg/anno di PCP
Aldrin, dieldrin, endrin, isodrin È sempre richiesto il rispetto della tabella 3/A.
Esaclorobenzene (HCB) 1 Kg/anno di HCB
Esaclorobutadiene (HCBB) 1 Kg/anno di HCBB
Cloroformio 30 Kg/anno di CHCL3
Tetracloruro di carbonio (TETRA) 30 Kg/anno di TETRA
1,2 dicloroetano (EDC) 30 Kg/anno di EDC
Tricloroetilene (TRI) 30 Kg/ anno di TR1
Triclorobenzene (TCB) È sempre richiesto il rispetto della tabella 3/A.
Percloroetilene (PER) 30 Kg/anno di PER

[1] Per questi cicli produttivi non vi sono limiti di massa per unità di prodotto, devono essere
rispettati, solo i limiti di concentrazione indicati in tabella 3 in relazione alla singola
sostanza o alla famiglia di sostanze di appartenenza.
[2] Per questi cicli produttivi non vengono indicati i limiti di massa per unità di prodotto, ma
devono essere rispettati, oltre ai limiti di concentrazione indicati in tabella 3 per la
famiglia di sostanze di appartenenza, i seguenti limiti di concentrazione:
Media giorno Media mese
mg/L mg/L
1,2 dicloroetano (EDC) Utilizzazione di EDC per lo
sgrassaggio dei metalli in stabilimenti industriali diversi da
0,2 0,1
quelli che producono, trasformano e/o utilizzano EDC nello
stesso stabilimento
Tricloroetilene (TRI) Produzione di tricloroetilene (TRI) e di
0,5 1
percloroetilene (PER)
Utilizzazione TRI per lo sgrassaggio dei metalli 0,2 0,2
Triclorobenzene (TCB) Produzione e trasformazione di
0,1 0,05
clorobenzeni mediante clorazione
Percloroetilene (PER) Produzione di tricloroetilene (TRI) e di
1 0,5
percloroetilene (Procedimenti TRI-PER)
Utilizzazione di PER per lo sgrassaggio metalli 0,2 0,1

Per verificare che gli scarichi soddisfano i limiti indicati nella tabella 3/A deve essere prevista
una procedura di controllo che prevede:

· il prelievo quotidiano di un campione rappresentativo degli scarichi effettuati nel giro di


24 ore e la misurazione della concentrazione della sostanza in esame;
· la misurazione del flusso totale degli scarichi nello stesso arco di tempo.
La quantità di sostanza scaricata nel corso di un mese si calcola sommando le quantità scaricate
ogni giorno nel corso del mese. Tale quantità va divisa per la quantità totale di prodotto o di
materia prima.
Tabella 4. Limiti di emissione per le acque reflue urbane ed industriali che
recapitano sul suolo
Unità di (il valore della concentrazione deve essere
misura minore o uguale a quello indicato)
1 pH 6-8
2 SAR 10
3 Materiali grossolani - assenti
4 Solidi sospesi totali mg/L 25
5 BOD5 mgO2/L 20
6 COD mgO2/L 100
7 Azoto totale mg N/L 15
8 Fosforo totale mg P/L 2
9 Tensioattivi totali mg/L 0,5
10 Alluminio mg/L 1
11 Berillio mg/L 0,1
12 Arsenico mg/L 0,05
13 Bario mg/L 10
14 Boro mg/L 0,5
15 Cromo totale mg/L 1
16 Ferro mg/L 2
17 Manganese mg/L 0,2
18 Nichel mg/L 0,2
19 Piombo mg/L 0,1
20 Rame mg/L 0,1
21 Selenio mg/L 0,002
22 Stagno mg/L 3
23 Vanadio mg/L 0,1
24 Zinco mg/L 0,5
25 Solfuri mgH2S/L 0,5
26 Solfiti mgSO3/L 0,5
27 Solfati mgSO4/L 500
28 Cloro attivo mg/L 0,2
29 Cloruri mgCl/L 200
30 Fluoruri mgF/L 1
31 Fenoli totali mg/L 0,1
32 Aldeidi totali mg/L 0,5
Solventi organici aromatici
33 mg/L 0,01
totali
Solventi organici azotati
34 mg/L 0,01
totali
Saggio di tossicità su il campione non è accettabile quando dopo
35 Daphnia magna (vedi nota 8 LC50 24h 24 ore il numero degli organismi immobili è
di tabella 3) uguale o maggiore del 50% del totale
36 Escherichia coli [] UFC/100 mL

[1] In sede di autorizzazione allo scarico dell'impianto per il trattamento di acque reflue
urbane, da parte dell'autorità competente andrà fissato il limite più opportuno in relazione
alla situazione ambientale e igienico sanitaria del corpo idrico recettore e agli usi
esistenti. Si consiglia un limite non superiore ai 5000 UFC/100 mL.

Tabella 5. Sostanze per le quali non possono essere adottati limiti meno
restrittivi di quelli indicati in tabella 3, per lo scarico in acque superficiali [1] e
per lo scarico in rete fognaria [2], o in tabella 4 per lo scarico sul suolo

1 Arsenico
2 Cadmio
3 Cromo totale
4 Cromo esavalente
5 Mercurio
6 Nichel
7 Piombo
8 Rame
9 Selenio
10 Zinco
11 Fenoli
12 Oli minerali persistenti e idrocarburi di origine petrolifera persistenti
13 Solventi organici aromatici
14 Solventi organici azotati
15 Composti organici alogenati (compresi i pesticidi clorurati)
16 Pesticidi fosforiti
17 Composti organici dello stagno
Sostanze classificate contemporaneamente «cancerogene» (R45) e «pericolose per
18 l'ambiente acquatico» (R50 e 51/53) ai sensi del decreto legislativo 3 febbraio 1997, n.
52, e successive modifiche

[1] Per quanto riguarda gli scarichi in corpo idrico superficiale, nel caso di insediamenti
produttivi aventi scarichi con una portata complessiva media giornaliera inferiore a 50
m3, per i parametri della tabella 5, ad eccezione di quelli indicati sotto i numeri 2, 4, 5, 7,
15, 16, 17 e 18 le regioni e le province autonome nell'àmbito dei piani di tutela, possono
ammettere valori di concentrazione che superano di non oltre il 50% i valori indicati nella
tabella 3, purché sia dimostrato che ciò non comporti un peggioramento della situazione
ambientale e non pregiudica il raggiungimento gli obiettivi ambientali.
[2] Per quanto riguarda gli scarichi in fognatura, purché sia garantito che lo scarico finale
della fognatura rispetti i limiti di tabella 3, o quelli stabiliti dalle regioni, l'ente gestore può
stabilire per i parametri della tabella 5, ad eccezione di quelli indicati sotto i numeri 2, 4,
5, 7, 14, 15, 16 e 17, limiti di accettabilità i cui valori di concentrazione superano quello
indicato in tabella 3.
Tabella 6 - Peso vivo medio corrispondente ad una produzione di 340 Kg di
azoto per anno, al netto delle perdite di rimozione e stoccaggio, da considerare
ai fini dell'assimilazione alle acque reflue domestiche (art. 101, comma 7,
lettera b)

Categoria animale allevata Peso vivo medio per anno


Scrofe con suinetti fino a 30 kg 3,4
Suini in accrescimento/ingrasso 3,0
Vacche da latte in produzione 2,5
Rimonta vacche da latte 2,8
Bovini all'ingrasso 4,0
Galline ovaiole 1,5
Polli da carne 1,4
Tacchini 2,0
Cunicoli 2,4
Ovicaprini 3,4
Equini 4,9
Piano Regionale di Tutela delle Acque.
(Delib. Della Giunta Regionale del 1/12/2009, n. 357)

Indici della Parte I, Parte II e Parte III


Parte I

Vincoli, Caratteri ed Obiettivi del Piano di Tutela delle Acque.


Parte II
La Risorsa Idrica.
Parte III
Azioni Strategiche ed Interventi del Piano.