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IL QUADRO STORICO E POLITICO

Le varie rivoluzioni (Industriale, Francese e Americana) unite alla diffusione delle idee
illuministiche sancirono il nuovo ruolo economico e politico della borghesia, ma fu durante
l'età napoleonica che essa divenne a tutti gli effetti la classe dominante nel contesto socio-
economico europeo. La nuova visione borghese dello stato era alla base della riorganizzazione
sociale, essa si fondava sulla creazione di una nuova classe dirigente, sull’affermazione del
principio dell'uguaglianza giuridica degli individui e sull’abolizione dei privilegi di classe,
sostituiti dal principio di equità fiscale (tutti i cittadini sono tenuti a concorrere alle spese
pubbliche secondo le loro possibilità).

Dopo la sconfitta di Napoleone si aprì il periodo della Restaurazione. Nel Congresso di Vienna
le potenze vincitrici (Austria, Prussia, Russia e Gran Bretagna) cercarono in ogni modo di
ripristinare l’ordine politico esistente prima della Rivoluzione francese e di abolire le
conquiste democratiche “esportate” nel resto del continente dalle armate napoleoniche.
Contro la teoria della sovranità popolare e contro il riconoscimento delle Costituzioni fu
riaffermata l’origine divina del potere e della società: ciò che contava non erano gli individui
coni loro bisogni e i loro desideri, ma la società, fondata su regole e princìpi eterni, in cui il
sovrano assoluto aveva il diritto di comandare e il suddito il dovere di obbedire.
La Restaurazione fu caratterizzata dalla solidarietà tra le grandi potenze (Santa alleanza), al
fine di conservare gli equilibri interni e internazionali sanciti dal Congresso di Vienna, e dal
riconoscimento del principio di legittimità (riportare sul trono i legittimi successori dei
sovrani spodestati da Napoleone). L’Italia tornava a essere un paese diviso e sottoposto,
direttamente o indirettamente, all’egemonia austriaca.

Contro il regime repressivo dei vari governi nacque la carboneria, una società segreta. In
Europa scoppiarono numerose rivolte contro la Restaurazione. Tutte le insurrezioni erano
accomunate dalla volontà di limitare il potere assoluto dei sovrani e garantire alcuni diritti
civili fondamentali attraverso le Costituzioni; nei paesi dominati da potenze straniere,
l’obiettivo principale era, invece, quello di ottenere l’indipendenza o l’unità nazionale.
Inizialmente i sovrani concessero le costituzioni ma, dopo pochi mesi, repressero militarmente
i rivoltosi. L’unica rivolta che si concluse con successo fu quella francese che permise di
ottenere una costituzione e maggiori libertà democratiche.

IL QUADRO CULTURALE

I drammatici eventi della Rivoluzione francese avevano incrinato la fiducia nella ragione,
cominciò a maturare in Europa un nuovo movimento, il Romanticismo. Esso rifiutava i principi
del razionalismo illuministico e della compostezza classica, in nome di un'arte e di una cultura
fondate sul sentimento, sulla riscoperta dell’interiorità e della dimensione spirituale,
sull'esaltazione dei concetti di “patria" e “nazione", su una nuova concezione del rapporto
uomo-natura e sulla celebrazione dell’eroe ribelle alle convenzioni borghesi, che aspirava a
vivere al di fuori di ogni limite per affermare il proprio desiderio di onnipotenza (titanismo).
Inoltre, l’età del Romanticismo coincise con la nascita e lo sviluppo del movimento
risorgimentale. Elemento peculiare della letteratura romantica italiana fu perciò l’impegno
civile, volto a ridestare nel popolo lo spirito patriottico. In Italia gli intellettuali romantici si
sentirono investiti di una vera e propria missione sociale, che aveva il suo fine nella conquista
della libertà e nella costruzione di uno stato unitario e democratico. Le nuove tematiche e i
nuovi orientamenti comportarono, il rifiuto della tradizione classica, considerata
anacronistica, e lo sforzo per il rinnovamento della lingua.

GIACOMO LEOPARDI

LA VITA

Giacomo Leopardi nacque a Recanati nel 1798. Insieme ai fratelli Carlo e Paolina, crebbe in un
ambiente familiare chiuso e privo di calore affettivo. Cominciò a studiare sin da piccolo e
distintosi ben presto per intelligenza e genialità, all’età di undici anni, proseguì da solo gli
studi nella ricchissima biblioteca paterna imparando il greco, il latino, il francese e l’ebraico.
In «sette anni di studio matto e disperatissimo», che lo avrebbero segnato per sempre nel
fisico, ma che gli consentirono di acquisire una cultura vastissima. Il 1816 fu l’anno della
«conversione letteraria» in cui Leopardi passò «dall’erudito al bello», ovvero dagli studi
eruditi alla composizione di testi poetici. Ci fu un dibattito sul romanticismo nella quale
Leopardi si schierò dalla parte dei classicisti e in quest’occasione che iniziò un intenso scambio
epistolare con il letterato piacentino Pietro Giordani, che divenne per lui una preziosa guida
sul piano intellettuale e umano. A questo periodo risalgono anche l’infatuazione per la cugina
Gertrude Cassi e l’inizio della produzione poetica.
Con il passare degli anni Leopardi cominciò a soffrire l’atmosfera chiusa e soffocante di
Recanati e dell’ambiente familiare e tentò invano la fuga dalla casa paterna. Il fallito
tentativo l'aggravarsi della malattia agli occhi, che gli impediva di dedicarsi agli studi, lo
spinsero a cupe meditazioni sull’infelicità umana e determinarono la «conversione filosofica»,
che egli definì «dal bello al vero», ossia il passaggio dalla letteratura alla filosofia e,
contemporaneamente, l'abbandono della religione in favore di una concezione materialistica, in
questo periodo compose i Piccoli Idilli e alcune canzoni di argomento filosofico.
Successivamente Leopardi riuscì finalmente a lasciare Recanati e si recò a Roma, ospite dello
zio Carlo Antici. Il soggiorno si risolse però in una cocente delusione poiché l'ambiente romano
tanto idealizzato gli si rivelò corrotto e meschino e caddero rapidamente anche le speranze di
un impiego. Costretto a tomare a Recanati, Leopardi maturò un cupo pessimismo, che lo spinse
ad abbandonare la poesia. Nel 1825, su invito dell’editore Stella, Leopardi si recò a Milano per
dirigere un’edizione di classici italiani e latini; purtroppo il clima umido e malsano aggravò le
sue condizioni di salute e in ottobre fu costretto a spostarsi a Bologna. Nel capoluogo emiliano
visse per circa un anno e mezzo, frequentando i circoli letterari della città; lì si innamorò, non
corrisposto, della contessa Teresa Carniani Malvezzi. Dopo ripetuti inviti di Giampietro
Vieusseux, direttore della prestigiosa rivista “Antologia", Leopardi si trasferì a Firenze, dove
ebbe occasione di conoscere gli intellettuali più famosi dell’epoca, fra i quali Stendhal e
Manzoni. Poi si trasferì a Pisa dove il clima mite gli restituì in parte la salute e stimolò in lui il
desiderio di dedicarsi nuovamente alla poesia infatti si ha il periodo del “risorgimento
poetico” che ha come frutto i canti che prendono il nome di Grandi Idilli.
L’aggravarsi delle condizioni di salute e privo di mezzi economici fu costretto a ritornare a
Recanati dove rimase due anni chiuso in una cupa disperazione. Grazie all’aiuto economico da
parte degli amici toscani Leopardi tornò a Firenze dove conobbe Fanny Targioni Tozzetti della
quale si innamorò non corrisposto e Antonio Ranieri che successivamente segui a Napoli e
proprio qui trascorse l’ultima parte della sua vita fino alla morte.

IL PENSIERO E LA POETICA

Leopardi sin da giovane si dedico allo studio degli autori classici acquisendo grande padronanza
delle varie lingue e vastissime conoscenze. Grazie alla biblioteca del padre le sue letture
furono ampie e un ruolo importante fu occupato dalla lettura dei testi dell’illuminismo che gli
fecero maturare un rifiuto della religione e quindi lo portarono all’ateismo, una concezione
sensistica della conoscenza e uno spirito critico e polemico che e possibile trovare in tutti i
suoi scritti. Dopo l'approdo a una concezione materialistica dell’esistenza, Leopardi maturò un
profondo pessimismo. che conobbe due fasi di evoluzione.

 ll pessimismo storico (1819-1823): In questo periodo si ha uno scontro tra natura e


ragione. La natura, madre benigna, ha creato gli uomini felici, ma con il progresso e la
modernità la ragione ha distrutto le illusioni e avviato l'umanità verso un inesorabile
destino di decadenza e infelicità; Secondo Leopardi le civiltà antiche erano felici
grazie alla loro armonia con le leggi di natura: sono stati la religione cristiana e il
pensiero illuministico, ispirato al primato della ragione, ad allontanare l’uomo dallo stato
di natura. Questa tappa iniziale del pensiero Leopardiano è sintetizzabile in tre punti
centrali:
 le età primitive erano eroiche, dominate dall’immaginazione, animate da grandi slanci
ideali, mentre l’età moderna è razionale e distrugge le illusioni;
 la natura è ispiratrice di profondi sentimenti, di azioni magnanime, di grandi illusioni e
di una poesia d’immaginazione;
 la ragione è nemica della natura, fonte di infelicità, e di una poesia sentimentale.

 ll pessimismo cosmico (1823-1830): la natura (matrigna perché prima illude gli uomini
ma poi non permette loro di realizzare le proprie aspirazioni. Leopardi giunge alla
conclusione che tutto l'universo è regolato da leggi materialistiche e meccanicistiche e
che l’uomo e tutti gli esseri viventi sono condannati a un destino di sofferenza, senza
che la natura, vista come un’implacabile forza che crea e distrugge, si curi di questo.

Negli ultimi anni Leopardi maturò un atteggiamento titanico: polemizzando contro le tesi
degli ideologi ottimisti, invitava gli uomini a unirsi in un patto solidale, in quanto coscienti
del loro destino di dolore e morte. Centrali nel pensiero e nella poetica leopardiana sono
anche la teoria del piacere e la poetica del vago e dell’indefinito. il poeta ritiene che
l'uomo sia alla continua ricerca del piacere. mai totalmente appagato, e che il piacere
coincida con l’attesa del piacere stesso o con la momentanea sospensione del dolore. Egli
sviluppa così una poetica l'ondata sulla necessità di accendere l’immaginazione attraverso
la combinazione di sensazioni uditive e visive (teoria della "doppia visione”), in cui è
fondamentale la «rimembranza». in grado di rendere poetico ciò che viene ricordato: in
poesia