Sei sulla pagina 1di 4

Splendidi giullari (17/03/2018)

Mal distribuito a scender dal mio letto


VI sono fatiche: mio vestiario sudato
Sul piastrellare della mia stanza da letto.
Ogni preghiera dettata dal clero
Non equivarrebbe la volontà mia
Di averne altr(u)i, sudare ancor di più
Per l’anima vestita di mia camicia
E null’altro. Per orgoglio di comune approccio
Che come sclero vuole
Non c è!
On this side of my bedroom door.

Ascoltavo racconti
D’ipocrisia, parola femminile
A rendersi tautologia.
....
Sinistra mano scrisse "senza un continuo"
Senza sapere cosa si dice di me.
Senza sapere chi è ora sola.
Senza render conto dell’ipotrofia
Ordine cercato è senza diagnosi...?
Di un muscolo ridotto, comparato al cervello
Un tal casino, sintomo di cervello
Esser mancino, sintomo di cervello
Di chi fa del tuo dolore gaudio novello

E chi ascolta linee vibranti


Stecche nel vento, acuirsi
Suoni tentanti tentennar retta via?

Amiche a riflettere in una ciotola di riso


Le stecche sono ora in mano, ad affrontare
Assieme le possibilità crude nel piatto
“There is always a shared sake(‘)”
Brindisi in coppia come stretta di mano.
L’intervento non è troppo piccante
Ma è proverbio giudizioso, la piccola preghiera
Che nei piani accompagna la tavola di
Gente che le promesse le mantiene:
Coloro cui auguro ogni giustizia nella vita.

Splendidi Giullari.
(Di) chi sta al fianco ai cartoni
Usati da ubriachi. In cerca di Veritas
Pecunia in entrata o in uscita, delle quali io puzzo;
A voi non toccano, grazia gratuìta
Di leggere un testo umido e ancora sporco
....
Apprezzando un qualche profumo.

Analisi:
La poesia è costruita attraverso la contrapposizione di due metà, una negativa su chi non c’è più o non c’è
ancora e una positiva su chi c’è stato e chi ci sarà (nello specifico due persone, a cui la poesia è dedicata).

Nella prima strofa si trova il poeta sul proprio letto a commentare la sua situazione. In questa strofa egli
evidenzia il disordine, comparando i suoi vestiti sparsi alle fatiche disparate in diversi settori e pensieri, di
cui assumono il simbolo. Il simbolo dei vestiti va a ricoprire anche però il desiderio del poeta, sia espresso
fisicamente (“per l’anima vestita di mia camicia”: ovvero per la sola persona che starebbe nuda sul mio
letto) sia la volontà di provare queste fatiche in onore suo (“sudare ancora di più [...] e null’altro. Per
orgoglio di comune approccio”). Questo è un sintomo fisso del poeta come si nota dalla contrapposizione
“sclero- clero” (che fa sia riferimento alla blasfemia, sia al fatto che è un pensiero molto frequente).

La seconda strofa è divise in due da una serie di 4 puntini (comune tratto del poeta). Prima di questi è
presente la fattualità comune del poeta, cioè l’ascoltare in continuazione storie in cui le donne sono sia
macchiate, sia colpevoli di tradimenti, bugie, false speranze, e dolori auto ed etero inflitti. “a rendersi
tautologia”: a concretizzarsi, come spiega la seconda parte della strofa, giocata completamente in un climax
tramite la struttura dei versi.
La somiglianza delle prime parole dei primi 4 versi (di cui 3 uguali), opposta alle ultime degli ultimi 4,
anch’esse somiglianti, le rime interne e il posizionamento ritmico degli accenti rende incalzante il ripetersi
delle situazioni così al limite dell’intolleranza per il poeta. La strofa evidenzia tre elementi di discriminazione
molto comuni: “muscolo ridotto” (l’esser nato prematuro), “esser mancino” (ripreso nel “sinistra mano” che
sta a significare “sorte malvagia”) e “un tal casino” (l’esser disordinato, già ripreso nella strofa precedente),
a cui il poeta accompagna la parola “cervello” (perché questi 3 elementi sono definiti sintomi d’intelligenza).
Tuttavia il poeta non è convinto della sua situazione, si sente senza soluzione (“ordine cercato è senza
diagnosi?”: è possibile riconoscere il vero Amore?) e si preoccupa non di sé stesso (i versi sopra descritti)
ma degli altri (“Senza sapere cosa si dice di me.”, “Senza sapere chi è ora sola” cioè chi è in solitudine, o chi
è “ora (in senso di unità di misura) sola” cioè in un breve periodo di depressione, “Senza render conto
dell’ipotrofia”, cioè di chi non è capace di provare sentimenti costanti e duraturi [contrapposto a “muscolo
ridotto”, siccome il poeta ne è invece capace]). Perciò la sua mano (la cattiva sorte) inviò un messaggio “è
finita” a chi “fa del tuo dolore gaudio novello”, cioè ti prende in giro per una noia momentanea.

La terza strofa fa da mediana, nel chiedersi “chi lo accompagna (il poeta) nella ricerca della giusta via?”. I 3
versi fanno riferimento alla rabdomanzia (il cercare qualcosa di sotterraneo o energia attraverso delle
bacchette), giocando sui significati di “linea” (la linea della vita) “vibrante” (agitata) “acuirsi” (affaticarsi)
“retta” (giustizia) e i suoni (dialoghi, discussioni).

Nella quarta strofa vengono introdotte le due destinatarie della poesia: “coloro a cui auguro ogni giustizia
nella vita”, grazie a una metafora anch’essa legata alle bacchette per tradizione. Ovvero l’amicizia assume i
caratteri di un pasto (“accompagna la tavola”, accompagna le pianificazioni di una vita) orientale
(presumibilmente giapponese, data la presenza di sakè [?]). Oltre che legarsi alle altre strofe della poesia
(“riso” e “brindisi” con la successiva, “possibilità crude” il disordine, “piccola preghiera”, “bacchette”,
“stretta di mano”), la poesia riassume in “There is always a shared sake(‘)” ([EN] “c’è sempre un interesse
condiviso”) l’emblema dell’amicizia, ripreso in “Brindisi in coppia come stretta di mano” cioè il non lasciarsi
nelle difficoltà (contrapposto all’ipocrisia precedente). Il gesto non è però dirompente (piccante) ma
equilibrato come un consiglio (proverbio giudizioso) dato da chi sa ascoltare (piccola preghiera), per poi
aiutarsi nonostante non risulti facilissimo a nessuna delle due parti (“le stecche sono ora in mano”, la
generica difficoltà di un occidentale a mangiare con le bacchette di legno). Il “Sakè” è anche metafora della
confidenza, per la presenza di Spore Koji (che fa riferimento ad un’altra opera del poeta, “Spore” ) come
ingrediente, oltre al riso e alla fermentazione (cioè la simpatia e la durata nel tempo).

Splendidi (Chiara) Giullari (Giulia) è un gioco di parole, a titolare l’opera, sui nomi delle ragazze destinatarie
che va a riprendere il “ciotola di riso” precedente, ovvero: “ci si strappa sempre un sorriso”.
“(Di) chi sta al fianco ai cartoni - Usati da ubriachi. In cerca di Veritas” rappresenta sia il lavoro (gestione di
un bar, ovvero, assieme alla contabilità [rappresentata dai cartoni buttati] anche ascoltare e accompagnare
le sventure dei clienti [ubriachi]) che la vita privata (il bere vino per tranquillizzarsi) del poeta; il “di”
distingue entrambi i casi, perché a volte le amiche lo accompagnano quando egli è sereno e ben disposto
verso gli altri, altre quando è solo ed egoisticamente desideroso di cambiare qualcosa per sé.
Gli ultimi versi fanno riferimento alla gratitudine del poeta per “l’intangibilità” di questa amicizia: a
prescindere dalle spese, dalla ricchezza o povertà (pecunia in entrata o in uscita), e dalla gente frequentata
(gli ubriachi, ma anche le persone ipocrite di cui vi erano lamentele precedenti) “delle quali io puzzo” “in
cerca di Veritas”, le destinatarie apprezzeranno sempre un qualcosa di limpido in “un testo umido e ancora
sporco” (cioè sofferente ed incompleto) quale, ad esempio, la poesia sul terminarsi.